Miriadi

Processo Miriadi - Per la Cassazione non era tentato sequestro. Le pene verranno ridotte

di Pier Attilio Trivulzio

Occorrerà attendere le motivazioni, ma per la Cassazione non fu tentato sequestro bensì condotta estorsiva violenta quella di Giovanni Miriadi e Mario Girasole che nell'ottobre di quattro anni fa cercarono di caricare sulla loro Mercedes il costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.

Per i giudici della 2/a sezione della Corte di Cassazione, l'azione di Miriadi e Girasole era finalizzata ad ottenere dal fratello di Carlo, Giuseppe Malaspina, con una condotta estorsiva violenta la proprietà del terreno di via Principato a Vimercate che rivendicavano quale proprietà del loro padre Assunto.

Per questo motivo, pur ritenendo valido il piano accusatorio, i giudici romani, hanno rinviato al Tribunale di Milano le sentenze di primo e secondo grado impugnate dai difensori degli imputati, vale a dire quella pronunciata il 25 novembre 2013 dal Tribunale di Monza (collegio giudicante Letizia Brambilla, Emanuela Corbetta, Pierangela Renda; pm Marcello Musso) e quella della Corte d'Appello di Milano del 17 giugno dello scorso (collegio giudicante Piero Gamacchio, Jole Milanesi, Alessandra Galli; pm Dello Russo) chiedendo che una diversa sezione di Corte d'Appello provveda a riformulare il conteggio delle pene e alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti civili.

Soprattutto i magistrati romani hanno bacchettato i colleghi milanesi “in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche” a Isidoro Crea, tuttora agli arresti domiciliari.

L'avvocato Andrea Orabona, aveva presentato istanza per la revoca del provvedimento al suo assistito Isidoro Crea nel corso dell'udienza del 17 luglio 2014 davanti al Tribunale di Monza (dopo avere inizialmente chiesto il patteggiamento) che però non era stata accolta nonostante il fatto che Crea, incensurato, aveva un lavoro stabile ed il suo datore di lavoro aveva espresso giudizi lusinghieri su di lui suo definendolo “preciso, coscienzioso e sempre presente”.

Secondo i giudici d'Appello “I pregressi rapporti di Isodoro Crea con Giuseppe Malaspina non indeboliscono, anzi esaltano gli elementi di prova”.

Proprio perché – aggiungono – prima di apportare un decisivo contributo causale all'azione intimidatoria dei Miriadi, Crea si era prestato ad aiutare i Malaspina; i fratelli (Carlo, Giuseppe e Antonio Malaspina – ndr) tenevano indenne l'odierno appellante da ogni conseguenza dopo i fatti. Davvero improvvido, dunque, risulta l'insistere delle difese sui pregressi rapporti del Crea con le persone offese. Così come improvvido è risultato da parte di Crea tentare nelle dichiarazioni spontanee rese di prendere le distanze dai Miriadi”.

In merito alla vicenda dell'ottobre 2011 che ha visto protagonista Carlo Malaspina, in Appello Giovanni Miriadi aveva riferito “che altre ragioni inerenti i propri rapporti personali con la vittima lo avevano spinto, nel caso di un incontro casuale, ad aggredirlo fisicamente”. Dunque, è scritto nella sentenza di secondo grado “non tentativo di sequestro ma dolo d'impeto di lesioni”.
Argomentano i giudici: “Il fatto però è corroborato da un vero e proprio tentativo di sequestro con l'esclusione di una semplice aggressione fisica perchè non è stata l'impressione che la vittima ha avuto. D'altra parte non è verosimile che i due imputati possano avere usato violenza fisica semplicemente con la finalità di riscuotere un presunto credito tra l'altro assai risalente nel tempo in considerazione dei rapporti amicali pregressi e pacificamente provati in atti
I testi Deni, Filippelli e Zaza non avevano parlato di percosse; era stato quell' aiuto ad entrare nella vettura che aveva focalizzato le rispettive informazioni testimoniali”. E ancora: “Nel caso di specie non è stata raggiunta la prova che la liberazione della persona offesa sarebbe stata subordinata al trasferimento della proprietà del terreno di cui si discute. Dal punto di vista delle condotte appare incontestabile, alla luce delle risultanze probatorie, che la condotta posta in essere da Giovanni Miriadi e Mario Girasole fosse destinata a privare la vittima della sua libertà personale”.

In Appello l'avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole aveva detto: “La sentenza (di primo grado – ndr) aveva escluso le finalità estorsive delle condotte qualificate come tentato sequestro. La condotta di Mario Girasole restava in buona sostanza avulsa e non conferente con l'attività relativa all'acquisizione del noto terreno di Vimercate”.

Dichiarazione che non aveva però trovato d'accordo i giudici.
Per loro: “Scatta il movente di quello che non è due spintoni e via, ma un vero tentativo di sequestro che avrebbe caratterizzato quelli che si chiamano sequestri lampo. Di lì a poco perchè il rogito (del terreno di via Principato a Vimercate – ndr) doveva essere firmato il 31 ottobre, fine mese, ed avrebbe comportato l'incasso di una rilevante somma”.

Non si può che confermare la sentenza impugnata anche in riferimento al trattamento sanzionatorio, salvo per Miriadi Vincenzo la correzione di alcuni calcoli nei quali il primo giudice è incorso e per Giovanni Miriadi gli effetti del riconoscimento del vincolo della continuazione per tutti i reati. La pena da infliggere a Vincenzo Miriadi non è quella di 12 anni e 13.500 euro di multa ma di 11 anni e 6 mesi. Non vi è motivo alcuno per la concessione delle attenuanti generiche, si aggiunge che era proprio Vincenzo Miriadi ad intrattenere rapporti con Foti Giuseppe ed altri personaggi gravitanti nell'ambiente della criminalità organizzata”.

La pena comminata a Giovanni Miriadi è stata di 14anni 9 mesi, 15.200 euro di multa; a Mario Girasole 8 anni 11 mesi e 10.000 euro di multa; Isidoro Crea, 4anni 4 mesi e 5.000 euro multa.

Per Crea Isidoro – scrivono i giudici milanesi - si è tenuto conto delle circostanze attenuanti mentre non è stato giustamente valorizzato tale elemento per la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il Tribunale ha sottolineato il causale apporto rilevante del Crea e per questo motivo il trattamento sanzionatorio applicato al Crea merita dunque di ricevere conferma”.

Questo passaggio non ha trovato d'accordo i colleghi della Corte di Cassazione che hanno rinviato gli atti a Milano. Chiedendo altresì di rivedere la liquidazione alle parti civili che in Appello erano state fissate in 3.000 euro per Giuseppe Malaspina e 3.000 euro per le restanti parti civili. In primo grado il Tribunale aveva deciso la liquidazione di 25.000 euro a Giuseppe Malaspina e 20.000 a Carlo Malaspina.

 

Vimercate - Confermata in Appello la condanna per i Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea

di Pier Attilio Trivulzio

Dieci ore di udienza martedì in Corte d'Appello a Milano (Presidente Piero Gamacchio, pubblica accusa il sostituto procuratore generale Ugo Dello Russo) e pene leggermente ridimensionate per Giovanni e Vincenzo Miriadi, Mario Girasole ed Isidoro Crea accusati “in concorso tra loro e con soggetti rimasti ignoti” del tentato sequestro di Carlo Malaspina e degli atti intimidatori contro società del gruppo Malaspina, compreso lo scoppio di un ordigno esplosivo presso la sede della Progeam, società di cui è titolare Adriana Foti, moglie separata di Giuseppe Malaspina.

Per Giovanni Miriadi e Mario Girasole anche il possesso d'armi e munizioni; rispettivamente una Beretta calibro 7,65 e una Beretta calibro 9 corto.
Il Tribunale ha, inoltre, accolto la richiesta della accusa e ha confermato l'aggravante del metodo mafioso (articolo 7).

Erano passate le 20 quando il presidente Paolo Gamacchio ha dato lettura della sentenza: pena ridotta da 16 anni e 9 mesi a 14 anni e 9 mesi per Giovanni Miriadi; da 12 anni a 11 anni e 9 mesi per Vincenzo Miriadi; da 11 anni e 7 mesi a 8 anni e 11 mesi per Mario Girasole. Nessuno sconto invece per Isidoro Crea, condannato a 4 anni e 4 mesi, che dopo il periodo di carcerazione è ora ai domiciliari.
I legali di Crea, Andrea Orabona e Federico Bevilacqua, sarebbero intenzionati a chiedere per il loro assistito soltanto l'obbligo di firma.

I difensori dei fratelli Miriadi e di Crea hanno chiesto ed ottenuto anche l'acquisizione di tutta la documentazione raccolta dalla DDA comprese le intercettazioni telefoniche e ambientali riguardanti i rapporti tra Giuseppe Malaspina e Fausto Giordano, arrestato su ordine del giudice Simone Luerti nell'ambito dell'inchiesta sulla “banca clandestina” di Seveso al cui vertice c'era Giuseppe Pensabene, originario di Montebello Jonico e co-reggete della locale 'ndrangheta di Desio.

Fausto Giordano da sempre é in affari con Giuseppe Malaspina - aveva di fatto un ufficio nella sede Gimal di via Fiorbellina a Vimercate oggetto di intercettazioni telefoniche e ambientali per quasi un anno a partire dal novembre 2011 – tanto che Malaspina si rivolge a lui non appena si fanno vivi i Miriadi con le loro richieste di denaro.

Il fratello di quello che ha sparato con il mitra...che è già andato in vacanza (in galera NdR)”, con queste parole, Fausto Giordano individua Malaspina in una conversazione con Marcel Astolfi - anche lui arrestato con la compagna Cinzia Di Mauro e in precedenza condannato a 5 anni e mezzo di reclusione dal Tribunale di Monza per la bancarotta del gruppo Metalli Preziosi/ Lares Cozzi di Paderno Dugnano. E poi riferendosi al fatto che ignoti hanno sparato contro la sede della Gimal, società di Giuseppe Malaspina, aggiunse: “perché non pagano”.

In un’altra intercettazione ambientale Giuseppe Pensabene avrebbe ricostruito in questo modo i motivi degli attentati alle società di Malaspina:
Qui c’è un paesano mio che è miliardario (Giuseppe Malaspina, NdR) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”.

Entro fine mese verrà depositata in cancelleria la sentenza d'appello, gli imputati avranno tempo fino al 31 luglio per ricorrere in Cassazione.

Vimercate - Miriadi condannati in appello

di Stefania Totaro da il Giorno del 18/06

PENE lievemente più basse ma accuse confermate, compresa l’aggravante del metodo mafioso. Questa la sentenza decisa dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di Giovanni Miriadi, del fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e del cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. Le condanne sono passate da pene tra i 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione inflitte dal Tribunale di Monza a pene tra 14 anni e 9 mesi e 8 anni e 11 mesi di reclusione. Confermata invece la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata per Isidoro Crea. Gli imputati sono accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dai Miriadi, che sostengono di avere solo voluto i soldi che spettavano loro.

A CHIEDERE nel processo al Tribunale di Monza l’applicazione dell’aggravante del metodo mafioso inizialmente non contestata era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso (che aveva però chiesto complessivamente condanne da 27 a 12 anni di reclusione) che aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori dell’aula di Giustizia. La difesa degli imputati presenterà ancora ricorso.
stefania.totaro@ilgiorno.net

Nell’inchiesta sulla banca della ‘Ndrangheta a Seveso anche la vicenda del processo Miriadi. Le frequentazioni pericolose di Giuseppe Malaspina

Nel novembre 2013, i quattro imputati sono stati condannati  a complessivi 44 anni di carcere. Il Tribunale ha accolto l’aggravante del metodo mafioso
di @nonymous

In aula, il 1. luglio dello scorso anno, durante il processo per il tentato sequestro del costruttore Carlo Malaspina venne fuori un nome: Fausto. Fu il legale di Carlo Malaspina, Gerardo Perillo, a chiedere al teste Giuseppe Malaspina delucidazioni in merito a una telefonata agli atti (n. 3571), in strettissimo dialetto calabrese, intercettata il 22 gennaio 2012 alle ore 18,15.

L'avvocato voleva sapere chi era Fausto e chi era il “pasticcere” (*vedi sotto).

“Ero abbastanza preoccupato e disperato, parlando con questo geometra, che ha lavorato per noi – risponde Malaspina- gli dico che i Miriadi mi stanno facendo continuamente angherie e attentati. Lui mi ha detto che avrebbe visto Antonio Malacrinò detto il turco, zio dei Miriadi, e mi ha chiesto se volevo che gli parlassi per intervenire. Gli ho risposto: no assolutamente. Dissi che non volevo vederlo il Malacrinò perché aveva fallito nel sistemare la cosa. Tutto qua.
Mi ha riferito (Fausto - ndr) che Malacrinò diceva di non sapere degli attentati, io ho detto che era un bugiardo perché l'avevo saputo da altri paesani di Desio che loro (i Miriadi – ndr) mi facevano queste cose contro”.

Nei giorni scorsi, su ordine del Gip Simone Luerti del Tribunale di Milano Fausto, il “mediatore” di Giuseppe Malaspina, all'anagrafe Fausto Giordano, classe 1969, nato in Svizzera e residente a Biassono, è stato arrestato assieme ad altre 43 persone, accusato del reato articolo 416bis in quanto “facente parte di un'associazione mafiosa emanazione diretta della locale di Desio e avente base e sede decisionale in Seveso dove sono localizzati i diversi uffici del capo, promotore ed organizzatore Giuseppe Pensabene di Montebello Jonico (lo stesso paese dei fratelli Malaspina e dei Miriadi - ndr). Quest’ultimo avvalendosi della sua affiliazione mafiosa risalente alla metà degli anni 80, agiva soprattutto dopo gli arresti del luglio 2010 dell'operazione Infinito come vero e proprio co-reggente della Locale di 'Ndrangheta di Desio, facendosi anche promotore assieme a Domenico Zema di una colletta a sostegno dei familiari degli arrestati”.

Fin dal giugno 2010 il “mediatore” Fausto Giordano, imprenditore edile molto vicino alla famiglia di Pio Domenico, esponente della Locale di Desio”, (tanto che “consegnava mensilmente somme di denaro a Pio Marinella, per fare fronte alle esigenze del padre detenuto Pio Domenico, esponente di spicco della ‘ndrangheta desiana”) viene in contatto – sempre secondo il Gip - con l'associazione mafiosa capeggiata da Giuseppe Pensabene che gli presta denaro.

Nel gennaio 2012, dopo aver saldato il suo debito, Giordano entra nell’organizzazione mafiosa con il compito specifico di procacciare nuovi clienti e nuovi affari.

Fausto Giordano è anche l’amico (dell’amicizia tra i due ne scrive il Gip nell’ordinanza - ndr) al quale Giuseppe Malaspina il 27 ottobre 2011, il giorno successivo il tentato rapimento del fratello Carlo, si rivolge chiedendo aiuto: “Ho bisogno di parlarti, Fausto..ho bisogno di parlarti urgentemente”.

Quando iniziano gli attentati alle società del gruppo Malaspina (05/11/2011), Giordano ne parla con Marcel Astolfi e questi con Giuseppe Pensabene che sintetizza “quelli, i Malaspina non pagano”. Parlando con l'avvocato Emanuele Sangiovanni, Pensabene dice che pur essendo economicamente benestanti i Malaspina si ostinano a non onorare i loro debiti, arrivando a non pagare gli stipendi agli operai.

Avvocato, qui c’è un paesano mio che è miliardario ( Malaspina Giuseppe - ndr) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”.

(Nel processo Miriadi é emerso che Malaspina era rincorso dai numerosi creditori. L’Immobiliare Gruppo Edile Caronno di Giuseppe Malaspina é stata dichiarata fallita dal Tribunale di Monza il 29/10/2012 dopo aver accumulato debiti per €44.106.396,00 di cui € 35.921.187,00 per crediti chirografari, cioè crediti non coperti da alcuna garanzia reale: pegni, ipoteche, fideiussioni. Nella proposta di concordato preventivo era stata prevista una percentuale di soddisfacimento dei crediti tra il 16% e il 26,88%. Un’altra società di Malaspina, la Costruzioni Caronno Prima è stata dichiarata fallita il 28/03/2013 con debiti per almeno 6,5milioni di euro. Vedi procedure Tribunale di Monza.
Secondo gli avvocati della difesa Giuseppe Malaspina avrebbe anche intestato le società a suoi parenti, tra cui la nipote Rosella Nanci poi deceduta, per sviare i creditori ).

Pochi giorni dopo l'attentato alla Progeam, Giueppe Malaspina chiama Fausto Giordano dicendogli che teme altri attentati ai cantieri. “Guarda Fausto che lì bisogna cominciare il cantiere di Besana, sennò sono rovinato”. E Giordano risponde: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Il 16 gennaio 2012 Giordano chiama Malaspina per dirgli che deve incontrare “la ragazza”. “Ti volevo dire … stasera dovrei vedere quella ragazza là, che cosa gli devo dire, cosa devo fare? … ma tu lo hai sentito a questo? Che intenzioni ha? Che cosa gli devo dire io? … inc. … incazzo, che usciamo con il resto … diciamo che vogliamo trovare una mediazione, sistemare le cose … e così lui si assume le sue responsabilità senza fare casino, sputtanamenti, e cose

In realtà non di una ragazza si tratta bensì di un uomo. Che nelle telefonate successive diventa prima “cameriere” e poi “pasticcere”*.

Il 22 gennaio Giordano chiama Malaspina per dirgli che vedrà il cameriere. “Parlagli ma senza sbilanciarti” – gli raccomanda Malaspina e Giordano: “Va bene, dai, ci penso io, vediamo cosa mi dice, se non i dice niente, gliele butto io due battute, capito?”.
Nel corso della successiva telefonata Giordano riferisce a Malaspina di aver appena finito l’incontro nel ristorante con il “pasticciere”, il quale ha negato di essere uno dei responsabili degli atti intimidatori compiuti contro Malaspina, affermando che lui ed il suo gruppo non avrebbero mai approvato gesti del genere fatti contro questo ultimo.

L'intercettazione del 14 gennaio durante la quale Giordano riferisce a Malaspina dell'incontro col “cameriere” o “pasticcere” è l'ultima registrata dalla Dda. Da quel momento Giordano e Malaspina continuano a vedersi e parlarsi alla Gimal.
Ci sono stati numerosi incontri de visu tra i due – scrive il Gip – facendo apparire che, grazie all'intervento ed alla caratura di Fausto Giordano, è stato possibile trovare una “soluzione” tra Giuseppe Malaspina e i soggetti che hanno posto in essere le azioni estorsive nei suoi confronti”.

Secondo quanto ha raccontato a Infonodo un ex dipendente di una delle società di Malaspina, Fausto Giordano passava le sue giornate alla Gimal di Vimercate ed aveva realizzato tra l'altro a Villasanta un complesso residenziale in un lotto di terreno attiguo a quello della società Della via Gramsci di Giuseppe Malaspina, società a tutt'oggi in lite col Comune per una fideiussione di 159mila euro relativa a lavori di urbanizzazione non completati.
Quando a luglio 2010 erano scattati gli arresti dell'operazione Infinito, Giordano andava dicendo con Giuseppe Malaspina: “La mucca ha finito il latte”. E per la verità da quel momento tutte le società del Malaspina (e di Giordano) sono andate in pesante sofferenza.

La causa scatenante delle estorsioni ai danni di Malspina sarebbe stato un terreno a Vimercate di una società riconducibile anche a Assunto Miriadi (padre degli imputati Vincenzo e Giovanni Miriadi), ucciso da sicari del clan Coco Trovato nel 1990 nella guerra di mafia con il clan Papalia per il controllo dell’edilizia in Brianza.
Terreno di Vimercate che Giuseppe Malaspina avrebbe acquistato “in sgarbo” alla famiglia Miriadi.
I fratelli Miriadi avrebbero iniziato le loro richieste estorsive nell’estate del 2010 chiedendo conto del materiale edile di proprietà del padre lasciato in deposito e in aggiunta pretendendo “un’indennizzo” per quel terreno che era stato del padre e successivamente era passato prima nelle mani del geometra Galbussera e poi, in due compravendite del 1993 e del 2000, in quelle di Giuseppe Malaspina.
Le richieste estorsive si sarebbero intensificate dopo alcune operazione immobiliare realizzate da Malaspina (la vendita di un appartamento in via Della Spiga a un acquirente cinese per 8 milioni di euro) e l’approvazione da parte del comune Vimercate di un Piano Attuativo inerente il terreno conteso.
Questa la tesi sostenuta dall’accusa nel processo e accolta in sede di giudizio.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna i giudici, a proposito dei rapporti tra i Miriadi, Bartolo Foti, Vincenzo Cotroneo, Pietro Squillaci, scrivono: “Tutti questi personaggi, tra cui gli imputati Miriadi, risultano provenire da Montebello Ionico, tutti sono risultati operativi nella Locale di Desio, ciò che ha indotto gli inquirenti a ritener i Miriadi legati a tale cosca, quale propaggine nel Vimercatese”.

Ma se é vero che i Miriadi erano legati alla Locale di Desio, perché Pensabene nuovo reggente della Locale di Desio, nell’intercettazione ambientale, da una versione diversa dei fatti? Non parla del conteso terreno di Vimercate ma di operai non pagati e di debiti (“non paga nessuno” - ndr). A quali debiti si riferisce Pensabene?

Giuseppe Malaspina, condannato nel 1972 a 14 anni di prigione per l’omicidio di Giuseppe Zampaglione (vedi Giuseppe Malaspina, indagato per il sequestro Villa, diventa accusatore per il tentato sequestro del fratello Carlo), durante il processo ha descritto il suo percorso imprenditoriale di indubbio successo (quando risiedeva ad Arcore è stato secondo contribuente della città dietro solo a Berlusconi; trasferitosi a Lesmo ne è diventato il primo contribuente) come riscatto da un passato criminale. Per sottolienare la lontananza dagli ambienti ‘ndranghetisti, ha parlato di sé come imprenditore lombardo che con i calabresi aveva tagliato i ponti. In realtà Malaspina ha avuto, nel tempo, rapporti di lavoro con gli stessi Bartolo Foti e Vincenzo Cotroneo (esponenti della Locale della ’ndrangheta di Desio) e come è emerso da quest’ultima inchiesta ha avuto frequentazioni di amicizia e di affari con Fausto Giordano considerato dagli inquirenti inserito nella “Nuova Mafia” di Giuseppe Pensabene.

Se nel novembre del 2010, un anno prima del tentato rapimento e degli attentati, Giuseppe Malaspina si reca alla Dia e denuncia pressioni da parte del gruppo dei Miriadi (denuncia non verbalizzata), all’indomani del tentato sequestro del fratello Carlo (27/10/2011) telefona a Fausto Giordano in cerca di aiuto, alla Dia ci andrà il 3 novembre, intanto nei mesi seguenti continua a sollecitare una mediazione da parte di Fausto Giordano e quindi da parte di ambienti criminali.

Un’altalena tra Stato e ‘Ndrangheta che forse più di ogni altro elemento fotografa come spesso le imprese edili in Brianza rispondano anche al potere di organizzazioni criminali.

In questo mare pericoloso dell’edilizia brianzola, Giuseppe Malaspina si destreggia molto bene; da del tu ed è in confidenza con uomini della Dia e dei carabinieri e allo stesso tempo é amico e chiede aiuto a uomini delle organizzazioni criminali, accumula debiti per cinquanta milioni di euro ma da grossi contributi ad AN e Forza Italia in Brianza (vedi Muggiò - Malaspina chiude le società e piange miseria. Mentre a Como è impegnato in un progetto da 150milioni di euro), ha scontato in banca cambiali di "false vendite" concordate per migliaia di euro ma si dimentica di rispettare le convenzioni con i comuni per le opere di compensazioni (vedi Muggiò e Villasanta).
 


Di seguito la parte dell’Ordinanza di arresto di Pensabene e altri  firmata dal Gip Simone Luerti in cui viene citato  Giuseppe Malaspina.

Che la situazione di crisi di liquidità delle aziende riconducibili a GIORDANO Fausto fosse ritenuta da questo ultimo soltanto momentanea e transitoria, è documentato da alcune conversazioni telefoniche intercorse tra lo stesso GIORDANO Fausto, MALASPINA Giuseppe, ed il collaboratore del primo PAVIGLIANITI Giuseppe alias “Peppino” 1, il quale proponeva agli stessi GIORDANO e MALASPINA un consistente investimento per la costruzione di aerei bimotore in Brasile. Cfr. tel. progr. n. 1336 del 02.07.2011 ore 13.19.08, progr. n. 2732 del 18.07.2011 ore 15.47.25, intercettate sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 189 alla CNR datata 20.07.2012). Nello stesso periodo, risultava che GIORDANO Fausto vantava un consistente credito nei confronti di CORAPI Pietro, soggetto in stretti rapporti con il cognato PARRAVICINI Stefano (di cui si tratterà nel successivo capitolo §7), con il quale intratteneva contatti telefonici quasi quotidiani, apparentemente motivati da ragioni lavorative, e comunque finalizzati a fissare appuntamenti “de visu” attraverso il classico invito per “un caffè”.

Le attività tecniche hanno poi permesso di delineare lo spiccato spessore criminale di GIORDANO Fausto, il quale, pure attraversando- come si è evidenziato- un periodo di crisi economica, forte dei suoi consolidati legami criminali, era solito rimproverare con toni chiaramente intimidatori alcuni suoi creditori, perché si erano rivolti a terze persone per recuperare il loro credito nei suoi confronti. Emblematica in proposito è la vicenda relativa a TONETTO Giovanni 2, quale risulta da due conversazioni telefoniche intercettate nei giorni 20 e 21 giugno 2011.

Le ulteriori attività tecniche a carico di GIORDANO Fausto hanno poi evidenziato un suo significativo intervento di mediazione tra il suo amico costruttore calabrese MALASPINA Giuseppe 3, titolare del “Gruppo Edile spa”, con sede a Vimercate (MB) in via Fiorbellina, e di altre agenzie immobiliari, ed un gruppo criminale responsabile di una serie di atti di intimidazione integranti un tentativo di estorsione ai danni di questo ultimo. Per quanto accertato, MALASPINA Giuseppe ed i suoi familiari sono stati oggetto di almeno tre episodi di intimidazione: il primo avvenuto in data 05.11.2011; il secondo in data 18.11.2011, con esplosione di sei colpi di pistola contro le vetrate della sede del “Gruppo Edile Caronno spa” sita in Vimercate (MB); il terzo in data 10.12.2011, con esplosione di un piccolo ordigno incendiario artigianale alla vetrata della porta di ingresso dell’Agenzia Immobiliare “PROGEAM srl” con sede a Vimercate (MB) in via Iginio Rota n. 4. L’intervento di GIORDANO Francesco, sollecitatogli da MALASPINA, quale mediatore rispetto agli autori della tentata estorsione ai danni di questo ultimo, si evince dalle seguenti intercettazioni telefoniche. Già in data 27.10.2011 (e cioè due settimane prima rispetto al primo degli atti intimidatori individuati), alle ore 09.39, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, che rispondeva sull’utenza cellulare n. 348.xxx, il quale gli chiedeva di passare da lui, aggiungendo: “ho bisogno di parlarti, Fausto … ho bisogno di parlarti urgentemente!”. GIORDANO lo rassicurava dicendo che lo avrebbe raggiunto subito. Cfr. tel. progr. n. 11107 del 27.10.2011 ore 09.39.25, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 220 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 12.54 del 05.11.2011 (giorno in cui avviene il primo atto di intimidazione), GIORDANO Fausto veniva chiamato da MALASPINA Giuseppe, il quale gli chiedeva di portargli urgentemente un microregistratore: “ascoltami … un meccanismo di quelli per registrare, piccolino, sensibile, etc., etc. … urgentissimamente, dai, portamelo. Dove ci possiamo vedere per darmelo?”. I due si accordavano di incontrarsi alle ore 15.00 al bar- pasticceria sito a Lesmo, frazione Peregallo (MB). E’ evidente che la richiesta di MALASPINA Giuseppe di ottenere la disponibilità di un microregistratore era finalizzata a tutelarsi durante un probabile incontro con i responsabili della tentata estorsione ai suoi danni. Cfr. tel. progr. n. 11999 del 05.11.2011 ore 12.54.24, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 15.12 dello stesso 05.11.2011, GIORDANO Fausto veniva richiamato da MALASPINA Giuseppe, che lo avvisava di trovarsi al bar- pasticceria. GIORDANO rispondeva che lo avrebbe raggiunto immediatamente. Cfr. tel. progr. n. 12006 del 05.11.2011 ore 15.12.01, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012). Il giorno dopo, 06.11.2011, alle ore 18.53, dopo avere subito il primo atto intimidatorio, MALASPINA Giuseppe chiamava GIORDANO Fausto, raccontandogli: “niente … inc. … questa notte sono andati a suonargli ancora il citofono (ndr: si riferisce evidentemente ad un componente del suo nucleo familiare) … hanno fatto, stanno facendo … inc. … siccome noi ci caschiamo nel sacco”. Da parte sua, GIORDANO minimizzava l’accaduto dicendo: “queste sono cose di bambini … ascoltami a me”. I due interlocutori restavano d’accordo di contattarsi l’indomani per fissare un incontro. Cfr. tel. progr. n. 12037 del 06.11.2011 ore 18.53.40, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012).

Nel contempo, anche PENSABENE Giuseppe risultava perfettamente al corrente degli atti di intimidazione compiuti in danno di MALASPINA Giuseppe. Lo dimostra, anzitutto, la conversazione ambientale registrata in data 17.11.2011, alle ore 12.08, all’interno del “tugurio”, ed intercorsa tra lo stesso PENSABENE ed ASTOLFI Marcel, nel corso della quale i due fanno riferimento ad un certo MALASPINA, soggetto noto ad entrambi, e che, nel prosieguo della conversazione, lo stesso ASTOLFI individua come “il fratello di quello che ha sparato con il mitra … che è già andato in vacanza”, riferendosi chiaramente al fatto che questo ultimo era stato arrestato. PENSABENE, che stava parlando con ASTOLFI del particolare momento storico e dei settori in cui nell’attualità è più conveniente investire, ha fatto riferimento al fatto che ignoti avevano sparato alla vetrina di MALASPINA “perché non pagano”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 1427 del 17.11.2011 ore 10.22.15 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 12.08), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB) in corso Isonzo n. 20/26, usato come “ufficio” da PENSABENE Giuseppe (RRIT n. 2088/2011 DDA di Milano) (cfr. allegato n. 224 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 11.18 del 28.11.2011, sempre all’interno del “tugurio”, PENSABENE Giuseppe tornava a parlare con SANGIOVANNI Emanuele del tentativo di estorsione subito dal suo paesano MALASPINA Giuseppe, attribuendo la causa degli atti intimidatori al fatto che i fratelli MALASPINA, pure essendo economicamente benestanti, si ostinavano a non onorare i loro debiti, arrivando persino a non pagare gli stipendi degli operai:avvocato, qui c’è un paesano mio che è miliardario (ndr: MALASPINA Giuseppe) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 1559 del 28.11.2011 ore 11.03.54 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 11.18), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB) in corso Isonzo n. 20/26, usato come “ufficio” da PENSABENE Giuseppe (RRIT n. 2088/2011 DDA di Milano) (cfr. allegato n. 224 alla CNR datata 20.07.2012).

Dopo l’attentato dinamitardo avvenuto nella notte del 09.12.2011, MALASPINA Giuseppe affidava a GIORDANO Fausto, proprio in considerazione del suo spessore e delle sue relazioni criminali, l’incarico di “mediare” con i soggetti ritenuti responsabili delle azioni intimidatorie poste in essere nei suoi confronti. Ciò risulta evidente dalle seguenti intercettazioni telefoniche. Alle ore 20.30 del 14.12.2011, GIORDANO Fausto veniva chiamato da MALASPINA Giuseppe. GIORDANO faceva menzione di un amico non meglio precisato del quale i due interlocutori avevano parlato la sera prima di persona, che aveva tentato di chiamarlo, avendo ricevuto il suo numero telefonico dalla madre dello stesso GIORDANO, dicendosi intenzionato ad organizzare un incontro: “ti volevo dire, quell'amico che parlavamo ieri sera, neanche a farlo a posta... inc.. che stavamo parlando, entro in macchina, guardo e vedo un numero strano, no? Che mi aveva chiamato... ho pensato che era lui, siccome gli avevo detto a mia madre che... mia madre gli ha dato il numero che se aveva bisogno di chiamarmi, ed ho pensato sicuramente questo numero è questo... però va bene, poi io non ho chiamato più, erano le 20.00 passate, sera... oggi, questa mattina mentre ero al telefono mi è arrivato un messaggio che quello stesso numero mi ha chiamato, e però ho pensato: va bene, pensavo sempre a quello. Questa sera arrivo a casa e vado a cercare mia madre, e mi dice: “vedi che così e così, ti ha chiamato, ed ha detto che non gli hai risposto, mi ha lasciato questo numero, e che lo devi chiamare tu", guardo il numero ed è quello. Ora il mattino lo chiamo”. MALASPINA interveniva raccomandandosi con l’interlocutore di non sbilanciarsi troppo con questo “amico”: “te lo avevo detto io, Fausto, te lo avevo detto io, guarda che io … ma tu fai lo gnorri, non ti sbilanciare più di tanto”. GIORDANO lo rassicurava dicendo: “no, io non gli dico niente, mi deve dire lui qualcosa a me … lui mi chiamerà con la scusa di quel documento, poi vediamo quando ci vediamo … mi dovrà dire qualcosa, ora che so che sa, dico … inc….”. MALASPINA approvava: “bravo, ascolti, ti dirà … bene, benissimo … “complimenti, complimenti”, gli devi dire … ma te l’ho detto io … allora, ti dico che è rimasto … eh, dice: “ma come, come, lui è amico suo, noi” … vedi che io sono molto più intelligente di questi, lasciamo perdere”. GIORDANO proseguiva dicendo: “sì, ma io volevo essere sicuro, se era questo sabato, o era altre volte, invece no, questo sabato scorso, proprio l’altro giorno (ndr: si rammente che proprio nella notte tra il precedente venerdì 09.12.2011 e sabato 10.12.2011 si era verificato l’attentato dinamitardo in danno della agenzia immobiliare della ex moglie di MALASPINA Giuseppe)”. MALASPINA affermava: “Fausto … inc. … quando è cominciato a ronzare lì, lui quando è cominciato a ronzare lì, è perché voleva parlare con te, hai capito? … io non sono mica scemo, figurati … quindi, allora, hai messo tutto a posto?”. GIORDANO rispondeva affermativamente. Al termine della conversazione telefonica, MALASPINA esternava il suo timore di potere subire altri attentati dinamitardi nei suoi cantieri: “guarda, Fausto, che lì bisogna cominciare il cantiere a Besana [ndr: Besana Brianza (MB)], sennò sono rovinato”. GIORDANO tentava di rassicurarlo dicendo: “eh, cominciamolo, vediamo”. Cfr. tel. progr. n. 18086 del 14.12.2011 ore 20.30.31, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 226 alla CNR datata 20.07.2012).
Dopo più di dieci giorni, alle ore 15.16 del 16.01.2012, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo che in serata avrebbe dovuto incontrarsi con “quella ragazza”, chiedendogli conferma se era autorizzato a proporre una mediazione per sistemare le cose: “ti volevo dire … stasera dovrei vedere quella ragazza là, che cosa gli devo dire, cosa devo fare? … ma ti lo hai sentito a questo? Che intenzioni ha? Che cosa gli devo dire io? … inc. … incazzo, che usciamo con il resto … diciamo che vogliamo trovare una mediazione, sistemare le cose … e così lui si assume le sue responsabilità senza fare casino, sputtanamenti, e cose”. MALASPINA approvava: “sì, sì … come ti ho detto io … bravo, bravissimo”. Occorre evidenziare, infine, che il termine “ragazza” utilizzato da GIORDANO in questa telefonata per indicare il soggetto che avrebbe dovuto incontrare poi, nel corso della stessa telefonata, diventa “questo”. Come si vedrà nelle successive telefonate del 21 e 22 gennaio 2012 diverrà prima “cameriere”, e poi “pasticciere”. Cfr. tel. progr. n. 22593 del 16.01.2012 ore 15.16.51, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 227 alla CNR datata 20.07.2012).

La mattina successiva, alle ore 12.29 del 22.01.2012, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo che in giornata sarebbe riuscito ad incontrare il “cameriere”: “sì, mi hanno chiamato in un ristorante privato ora che c’è il cameriere là oggi, capito?”. MALASPINA gli raccomandava di non sbilanciarsi: “allora, tu, una cosa: “andiamo avanti, insomma, qua che cosa è successo? … senza che ti sbilanci, capito?”. GIORDANO replicava: “va bene, dai, ci penso io, vediamo cosa mi dice, se non mi dice niente, gliele butto io due battute, capito? Ciao”. Cfr. tel. progr. n. 23578 del 22.01.2012 ore 12.29.39, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 228 alla CNR datata 20.07.2012).

Dopo l’incontro con il “cameriere”, alle ore 18.15 dello stesso 22.01.2011, GIORDANO Fausto richiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo di avere appena finito l’incontro nel ristorante con il “pasticciere”, il quale aveva negato di essere uno dei responsabili degli atti intimidatori compiuti contro MALASPINA, affermando che lui ed il suo gruppo non avrebbero mai approvato gesti del genere fatti contro questo ultimo.
Sull’argomento non sono state registrate ulteriori conversazioni, anche se tra i due sono avvenuti diversi incontri de visu, facendo apparire che, grazie all’intervento ed alla caratura criminale di GIORDANO Fausto, è stato possibile trovare una “soluzione” tra MALASPINA Giuseppe ed i soggetti che hanno posto in essere le azioni estorsive nei suoi confronti.

 

Vimercate - Intervista al difensore di Crea sulla sentenza del processo Miriadi

di Cronos

Trentotto pagine di sentenza (vedi sotto) per il processo a Vincenzo Miriadi, Giovanni Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea accusati del tentato sequestro del costruttore Carlo Malaspina e degli attentati alla Progeam e alla Gimal.
A firmare la sentenza i componenti del Collegio 1 del Tribunale di Monza, Letizia Anna Brambilla (presidente), Emanuela Corbetta e Pierangela Renda.
Abbiamo chiesto un commento all'avvocato Andrea Orabona che con il collega Federico Ragazzo ha difeso Isidoro Crea.

La sentenza è sicuramente parziale. Per quanto riguarda il mio cliente non sono stati accolti tutti i numerosi elementi che abbiamo introdotto e, se valutati, avrebbero condotto all'assoluzione con formula piena.
Il Tribunale ha assunto l’assioma che i tre testimoni, le tre persone offese che si sono anche costituite parte civile, i fratelli Giuseppe, Carlo e Antonio Malaspina avevano la massima credibilità”.

Giuseppe Malaspina va due volte alla Dda e non fa il nome di Isidoro Crea. Poi all'improvviso Crea entra nell'inchiesta, come se lo spiega?

Anche questo è un punto che ovviamente non è stato valutato all'interno della sentenza.
Quello che emerge dal processo e dalle testimonianze dei Malaspina è che è vero, Malaspina ha fatto più denunce alla Direzione Distrettuale Antimafia nella fase delle indagini preliminari, e in queste denunce dell'intervento di Isidoro Crea non si è mai parlato.
Solo quattro mesi dopo, la figura del Crea viene indicata come ambasciatore delle richieste estorsive.
Dopo quattro mesi vengono sentiti i tre fratelli Malaspina e tutti e tre rilasciano sommarie informazioni testimoniali, dichiarazioni tutte dello stesso tenore dove introducono la figura di Isidoro Crea.
A mio parere, sono le dichiarazioni fatte al momento della denuncia che dovevano essere prese in considerazione come le più veritiere perché rese nell'immediatezza dei fatti rispetto a quelle successive, forse costruite ex post per creare un collegamento tra degli episodi rimasti senza autore e le persone degli imputati”.

Dunque, secondo lei una sentenza a senso unico che sposa soltanto la versione dei fratelli Malaspina?
Assolutamente si”.

Un altro “ambasciatore” comparso in questo processo è stato Ernesto Giordano, dipendente dei Malaspina e amministratore di una fallita società dei Malaspina. Al termine della testimonianza, così com'è avvenuto con Galbussera, viene minacciato fuori dall'aula da Giuseppe Malaspina.

Sicuramente una minaccia condiziona un testimone.
Poi una minaccia fatta da una persona offesa come Giuseppe Malaspina che si è costituita parte civile può sicuramente condizionare.
La testimonianza dovrebbe avvenire senza interferenze dall'esterno e senza interferenze da parte di chi ha un interesse nel processo e da parte di chi ha rapporti coi testimoni del processo. Nel caso di Giordano c’è anche un rapporto di lavoro subordinato con Malaspina ma lo stesso discorso vale per Galbussera ”.

Venti giorni dopo il deposito della sentenza, avvenuto il 21/12/2013, a Vimercate sono scattati arresti per traffico di sostanze stupefacienti con il coinvolgimento di personaggi legati alla 'ndrangheta.

Non so e non credo ci siano rapporti tra il processo Miriadi e questi arresti. Sicuramente il Tribunale, sulla base di quello che il PM Marcello Musso ha cercato - e ripeto cercato perché non c’è riuscito - di provare, ha parlato della presenza nel vimercatese e nei paesi limitrofi di personaggi legati alla 'ndrangheta.
In questo modo avvalorando la circostanza aggravante del metodo mafioso anche nei confronti di Isidoro Crea.
Circostanza aggravante che era già stata esclusa da chi aveva fatto in precedenza le indagini e dalla DDA.
E' stata riproposta dal pubblico ministero sulla base di elementi che non sono né oggettivi né soggettivi.
E' aberrante che una parte delle motivazioni, su cui si cerca di fondare la sussistenza del metodo mafioso, si regga sulla presenza degli amici e dei parenti nel corso del processo. Durante le udienze, secondo il Tribunale, avrebbero esercitato pressioni sui testimoni per indurli a modificare le loro testimonianze e questo è aberrante perché le udienze ovviamente sono pubbliche e quindi se fosse davvero avvenuto il presidente e il pubblico ministero avrebbero avuto il dovere di procedere a porte chiuse ”.

Come si spiega che perno del processo è il terreno “conteso” di via Pelizzari a Vimercate e poi in aula Giuseppe Malaspina rileva che in realtà più che quel terreno ai Miriadi avrebbero fatto gola gli 8,5 milioni di euro che Malaspina avrebbe incassato dalla vendita ad un cinese di una casa in via della Spiga a Milano?

E' una parte della difesa che non ho trattato direttamente. Posso dire che per quanto riguarda il terreno di Vimercate, e mi riferisco alla sola parte acquistata dalla società di Giuseppe Malaspina, da quanto è stato detto al processo non era edificabile (se non acquisendo la contigua parte del terreno – NdR) ed era oltretutto da bonificare perché inquinato e dunque poco appetibile.
Alla prima udienza, fatto nuovo mai dichiarato prima né al funzionario della Dda Carlo Vangi, né davanti al magistrato della procura, Giuseppe Malaspina parla di questa presunta vendita immobiliare fatta nel corso degli episodi intimidatori subìti. Senza fornire alcun che di convincente Malaspina in aula sostiene che i Miriadi ed il mio cliente, in buona sostanza gli imputati del processo, sarebbero venuti a conoscenza del presunto affare concluso dalla società del Malaspina ed avrebbero portato avanti le richieste estorsive. Però nessuna prova a sostegno di questa presunta vendita é stata portato. Non si sa chi e se davvero Giuseppe Malaspina ha venduto l'appartamento e chi lo ha comperato. Un cinese? Un giapponese? Insomma, l'oggetto del processo è sembrato non essere più il terreno di Vimercate bensì il lussuoso appartamento di Milano. Un colpo di scena sfoderato da Malaspina nel corso della prima udienza”.

Un jolly fatto uscire dal cilindro da Malaspina appena ha intuito che la questione del terreno di Vimercate era debole?

La verità si dovrebbe esprimere nel momento delle querele non dopo.
Quando si ha la possibilità di leggere e studiare le carte del processo.
Questa circostanza, di cui siamo venuti a conoscenza sorprendentemente dopo, sembrerebbe dare una spiegazione agli episodi intimidatori.
Ma allora dovremmo considerare anche le intercettazioni dalle quali emergono le grosse difficoltà finanziarie delle società dei Malaspina. Il solo Gruppo Edile Caronno SpA è fallito lasciando debiti per 44 milioni di euro.
Le telefonate intercettate aprono a un mondo di creditori mai pagati che sollecitavano ed in qualche caso anche intimidivano.
Non vedo perché proprio il gruppo dei Miriadi e il Crea, che hanno sempre avuto buoni rapporti di rispetto e di affari con i Malaspina, debba essere stato a ordire gli episodi intimidatori. E soprattutto la sentenza non argomenta di come con assoluta certezza si possano ricondurre quegli episodi agli imputati. E' una sentenza che va ribaltata” .

Entro l'8 febbraio presenterete ricorso in Corte d’Appello. Per il suo assistito Isidoro Crea lei aveva chiesto l'assoluzione o in subordine il patteggiamento. Patteggiare è comunque un'ammissione di colpa..

Celebrare un processo è stato sicuramente un impegno economico per il nostro cliente.
La subordinata del patteggiamento che riproporremo in appello non sta a significare ammettere i fatti ma è una questione meramente di opportunità.
Isidoro Crea vuole tornare alla vita che svolgeva prima di questo processo.
Lui non ha difficoltà a difendersi ma i motivi della richiesta di patteggimento sono unicamente di carattere familiare ed economico.
Vorrebbe chiudere questa pagina e uscire dal processo”.

Monza - Sentenza processo Miriadi-Malaspina

Vimercate - «I Miriadi sono innocenti e non mafiosi». Chiesta la riforma della sentenza

di Stefania Totaro da il Giorno

I MIRIADI e i coimputati ricorrono tutti in appello contro le condanne del Tribunale di Monza, aggravate dalla contestazione del metodo mafioso.
Chiederanno alla Corte d’Appello di Milano una riforma della sentenza di primo grado che ha inflitto pene tra i 16 anni e 9 mesi e 11 anni e 7 mesi di reclusione a Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi nonché Isidoro Crea, condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata. A contestare l’aggravante del metodo mafioso era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso.
Gli imputati erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo. Sotto accusa diversi episodi.
Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima preso in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dai Miriadi, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro. «La sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Monza è il frutto di un’erronea e parziale valutazione dei numerosi elementi introdotti per evidenziare la piena innocenza ed estraneità dai fatti contestati - dichiara invece l’avvocato Andrea Orabona, difensore di Isidoro Crea -. Peraltro l’aggravante dell’aver agito con metodo mafioso è stata riconosciuta dai giudici monzesi nonostante non fosse inizialmente contestata»

Vimercate - I Miriadi legati alla cosca della ’ndrangheta. La motivazione della sentenza

di Stefania Totaro da il Giorno del 28/12

«I MIRIADI legati, quale propaggine del Vimercatese, alla cosca proveniente da Montebello Ionico risultata operativa nella Locale di ’ndrangheta di Desio». È quanto si legge nella motivazione della sentenza del Tribunale di Monza che ha condannato, con l’aggravante del metodo mafioso, a pene dai 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. A contestare l’aggravante del metodo mafioso era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso, che aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori del processo e in sua solidarietà era stato organizzato un presidio da associazioni antimafia. «I collegamenti attuali dei due fratelli Miriadi con altri soggetti in odore di mafia - si legge nella motivazione della sentenza - sono risultati essere con Vincenzo Cotroneo, emerso nel passato dall’indagine Infinito come partecipante a riunioni di ’ndrangheta come autista di Bartolo Foti, quest’ultimo arrestato e condannato per associazione mafiosa quale organico alla Locale di Desio. Entrambi avevano lavorato in passato per Giuseppe Malaspina ma erano stati allontanati per contrasti con Foti». I giudici fanno poi riferimento a una intercettazione telefonica in cui Vincenzo Miriadi riceve indicazioni sui «principi cardine dell’affiliazione mafiosa».

SECONDO i giudici l’aggravante del metodo mafioso è poi provata dalla «pretesa che ha dato causa ai fatti estorsivi, che appare di per sè indice della mentalità mafiosa degli imputati, ritenutisi parte lesa di una mancanza di rispetto asseritamente consumata in loro danno da Giuseppe Malaspina» e dal «palese clima di intimidazione» nei confronti dei testimoni al processo. Gli imputati erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo ottenendo una provvisionale sul risarcimento dei danni. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dagli imputati, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro.

L'imprenditore edile assassinato a colpi di kalashnikov nel 1990

LA MOTIVAZIONE della sentenza dei giudici del Tribunale di Monza ripercorre anche la storia dei Miriadi. «Natale Assunto Miriadi venne assassinato, attinto da numerosi colpi di kalashnikov, nel maggio 1990, da esponenti della cosca di Coco Trovato a causa di una controversia intercorsa tra i Miriadi e la famiglia mafiosa di Antonio Papalia (dichiarazione di Antonio Schettini che si autoaccusa di avere materialmente eseguito gli omicidi)». Negli anni Ottanta, poco prima della nascita di Vincenzo Miriadi, «Assunto prendeva in locazione il terreno oggetto del processo utilizzandolo come deposito di materiale edile relativo alla gestione della sua impresa edile». Nel ‘90 su quel terreno venivano scoperti «6.600 kg di esplosivo e per questo fatto venivano rinviati a giudizio, oltre a Natale Assunto Miriadi, anche Carmelo D’Amico (prosciolto con formula dubitativa), Antonio Miriadi (zio degli imputati perché fratello di Assunto e Maria Miriadi, mamma di Mario Girasole, ndr), che sarà condannato anche per associazione per delinquere e Giovanni Tripodi (assassinato insieme a Natale Assunto Miriadi)». Antonio Miriadi «sarà peraltro accusato, processato e assolto per l’omicidio di Giuseppe Zampaglione, fratello di Santo, quest’ultimo vittima del reato di omicidio commesso da Giuseppe Malaspina».

Processo Miriadi - Commenti a caldo degli avvocati dopo la sentenza

di Cronos
Conosceremo a Natale le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Monza  che ha condannato i fratelli Giovanni e Vincenzo Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea. La presidente Letizia Anna Brambilla si è data tempo 30 giorni.

Entro metà febbraio gli avvocati dovranno depositare l’appello a Milano.

“ Rispetto alle richieste del pubblico ministero è una vittoria, però è un’ingiustizia perché il mio cliente Isidoro Crea andava assolto con formula piena - dichiara l’avvocato Andrea Orabona che con il collega Federico Ragazzo difendeva l’imputato che durante tutto il processo è stato definito l’Ambasciatore -. In appello dimostreremo la sua totale estraneità ai fatti. A Crea hanno dato 4 anni e 4 mesi per non aver commesso nulla”

Per Attilio Villa, legale di Mario Girasole “La vicenda Miriadi insegna che in appello qualcosa in più si riesce a fare . E’ necessario aspettare e leggere le motivazioni perché quello che non ho capito è se c’è o no l’articolo 7 come richiesto dalla pubblica accusa. L’imputazione ascritta vuole dire che hanno già tenuto conto dell’articolo 7 e questo potrebbe giustificare la pena alta perché in realtà, una volta eliminato il tentato sequestro a scopo d’estorsione, tutti gli espisodi sono stati considerati tentata estorsione, in realtà le pene previste sono di  6 anni. Non hanno nemmeno dato agli imputati le attenuanti generiche”.

Se ne va Giuseppe Malaspina senza fare dichiarazioni, se ne vanno i suoi legali, gli avvocati Luca Ricci e Gerardo Perillo evidentemente soddisfatti.
Fuori dal Tribunale si confrontano i legali Giambattista Colombo, Attilio Villa, Federico Bevilacqua. Dice l’avvocato Bevilacqua “Parlano di tre episodi materiali e di concorrenza materiale ed invece di dire quando Crea ha fatto le ambasciate dicono che l’ha fatta, per tutti a novembre “.

Per Colombo, difensore di Giovanni Miriadi che ha avuta la pena più pesante “nel dispositivo c’è anche l’episodio dei guanti e del rosmarino lasciati sul tetto dell’auto di Antonio Malaspina. Episodio che hanno contestato a tutti, anche a Girasole il quale aveva chiesto la perizia antropometrica”.

“Non hanno fatto distinzione tra i singoli episodi, come fanno a dirci che Vincenzo Miriadi c’entra con l’episodio del rosmarino?”, puntualizza Bevilacqua.

“Perché per la Corte è il mandante”, dice Villa che poi aggiunge: “Una volta che hai qualificato qual è il mio ruolo mi devi defnire se io in quel ruolo ho partecipato. Ci sono le singole realtà. Il problema è che hanno deciso che il mio cliente Girasole ha avuto un ruolo coordinato”.

Con molto realismo il legale monzese argomenta:
“Presi singolarmente gli episodi non sono belli. Occorre comunque prima stabilire se a commetterli sono stati loro.  
Il problema qual è?
Se fai trovare la bomba nel momento in cui è accertato tu sia all’estero (Girasole la sera della bomba alla Progeam di Vimercate si trovava in Svizzera - ndr) devi qualificare il ruolo: mi devi dire che Tizio, Caio o Sempronio sono i mandanti. E poi visto che sei il mandante la Corte mi deve dire chi è il mandato. E quindi, per quanto riguarda la posizione del mio assistito, Girasole, dal momento che non sei il mandante perché non c’eri nemmeno all’origine (riunione a casa di Malacrinò - NdR) e non sei neanche quello che si avvantaggia e quindi puoi solo aver concorso nella prima riunione a casa Malacrinò ma allora perché mi devono affibiare tutti quegli anni di galera? Il mio cliente non era a casa di Malacrinò e adesso si becca anche l’episodio del rosmarino…”. “

“E si perché se devo leggere il capo d’imputazione e mi escludono solo dall’episodio de Il Boschetto significa che il rosmarino c’è. E c’è entrato come è entrato l’episodio de Il Boschetto, la Punto Bianca che passa davanti alla Gimal e spara, le chiavi che Giordano nega…

L’episodio base su cui ci aumentano la pena è la bomba alla Progeam. E questo episodio che crea la forbice molto ampia tra la condanna di Isidoro Crea che ha tre episodi e la tentata estorsione e la condanna di Vincenzo Miriadi.

Crea ha episodi di comportamento dopo il tentato sequestro. Per la pena sono partiti non già dal tentato sequestro derubricato in semplice che prevede da 1 a 5 anni, ma dalla più più grave tentata estorsione. Ma se c’è questa forbice - conclude il legale - l’episodio più grave è stato considerato la bomba alla Progeam e quindi a Crea possono dare una pena più bassa. “

“Se il dolo estorsivo nasce dalla riunione a casa di Malacrinò c’è anche il sequestro di Carlo Malaspina finalizzato all’estorsione - chiarisce l’avvocato Giambattista Colombo - Per dare 4 anni e 4 mesi a Crea vuole dire che l’episodio estorsivo è più grave. Direi che gli espisodi considerati sono stati due: la bomba alla Progeam e gli spari alla Gimal”.

 

Processo Miriadi. Tutti condannati. I Giudici però quasi dimezzano le pene richieste dal PM

di Cronos

Il pubblico ministero della Dda, Marcello Musso, aveva chiesto settantasette anni di carcere per i quattro uomini accusati di estorsione e del tentato sequestro del costruttore di Vimercate, Carlo Malaspina.

Lunedì, alle 17.06, la lettura della sentenza da parte della Presidente del Collegio, Letizia Brambilla
Gli imputati  sono stati giudicati tutti colpevoli e condannati alle seguenti pene: Giovanni Miriadi 16 anni e 9 mesi e 15.800 euro di multa; Vincenzo Miriadi 12 anni e 13.500 euro di multa: Mario Girasole 11 anni e 7 mesi e 13.300 euro di multa: Isidoro Crea 4 anni e 4 mesi e 3.000 euro di multa. 
Per un totale di 44 anni e 1 mese di carcere.

Il Collegio giudicante composto oltre che dalla presidente Brambilla dai giudici a latere Emanuela Corbetta e Pierangela Renda ha ritenuto i quattro imputati responsabili dei reati loro ascritti escluso l’episodio del 5 gennaio 2012 in danno del maneggio “Il Boschetto” di Ornago e, per il solo Mario Girasole, esclusa la riunione tenutasi a casa di Antonio Malacrinò. A Isidoro Crea è stato addebitato il concorso materiale in tre episodi.

Interdizione perpetua dai pubblici uffici per Giovanni e Vincenzo Miriadi e per Mario Girasole; interdizione di 5 anni per Isidoro Crea. Gli imputati sono stati condannati al risarcimento, da liquidarsi in separato giudizio, nei confronti delle costituite parti civili ad esclusione della società “Il Boschetto”. E’ stata però fissata la provvisionale di 25.000 euro a favore di Giuseppe Malaspina e di 20.000 a favore di Carlo nonché il pagamento in solido di 8.000 euro quali spese di costituzione in giudizio delle parti civili.

Udienza pomeridiana brevissima quella tenutasi prima nell’aula “B” e quindi, per la sola lettura della sentenza, nell’aula dedicata al giudice Improta con una buona scorta di carabinieri e polizia pronti ad intervenire nel caso di intemperanze da parte del numeroso pubblico costituito in larga parte da parenti e amici degli imputati.

Visibile il nervosismo del pubblico ministero Musso, giunto in Tribunale con largo anticipo sull’orario fissato, per il ritardo di tre quarti d’ora con il quale gli imputati detenuti: Giovanni e Vincenzo Miriadi e Mario Girasole sono arrivati col furgone cellulare. Alle 15.15 finalmente l’inizio dell’udienza. Dei tre fratelli Malaspina soltanto Giuseppe era presente in aula.
Alla domanda della presidente se ci fossero interventi il pm Musso, telegrafico: “C’è un gravissimo problema con le trascrizioni. Una in particolare ha dei problemi”.  Si riferisce alla trascrizione dell’intercettazione tra Vincenzo Miriadi con Giuseppe Foti su un cellulare francese.

“La telefonata in questione è stata trascritta in modo diverso. Produco il testo”, interviene l’avvocato di parte civile Luca Ricci.

L’avvocato Attilio Villa difensore di Girasole interviene a sua volta:
“Non ho nessuna osservazione da fare, il nostro perito (Valeria Nava - ndr) è concorde. Vincenzo Miriadi sta telefonando e sta al tempo stesso parlando con qualcuno. E’ una registrazione ambientale ma non si sa cosa dicono”.
Il pubblico ministero interviene: “Il POMPA. Lo dico io. Torni indietro, torni al punto 006 - dice rivolgendosi al tecnico che maneggia il computer -. Vuole farla risentire? 006. Il POMPA dicono i periti della Dda”.
“Sono disposta a sentire tutti”, dice la presidente.

E Il pm: “C’è un metodo d’ascolto. Sono maresciallo. Bisogna sentire la registrazione 10-100 volte ed allora si capisce…”.

Per il perito del Tribunale “Quello che si sente è: quello di Vimercate la compra…”.
La registrazione viene fatta risentire a velocità più lenta.

Il pm: “Perfetto”.

Letizia Brambilla chiede se il computer può essere portato in Camera di consiglio. E mentre il tecnico s’appresta a fare l’operazione l’avvocato Ricci dice: “Si sente:  E’ quello di Vimercate che ha il pompa” (il legale di parte civile - così come il pm Musso sono convinti che Vincenzo Miriadi stesse parlando di un fucile a pompa Ndr).

Altri sono convinti che la frase esatta sarebbe “Quello di Vimercate se la compra. Si sente distintamente la r…”.

Per l’avvocato Federico Bevilacqua: “La telefonata tra Vincenzo Miriadi e Giuseppe Foti (per l’accusa Foti recita al Miriadi la rituale formula dell’affiliazione alla ‘ndrangheta - ndr) è senza interesse, anche perché Foti Giuseppe è sconosciuto a qualunque caserma, non è affiliato alla ’ndrangheta.
Ne è la prova il documento contenuto nel faldone 2 pag 284 di questo processo che consegno alla corte”.

Il Pm chiede un attimo di pazienza per controllare se davvero l’appunto riguardante Giuseppe Foti citato dall’avvocato è agli atti. Accertatosi del fatto si chiude la fase dibattimentale del processo.

La Corte si é quindi riunita in Camera di Consiglio da cui  é emersa un'ora dopo per dare lettura della sentenza.

Sentenza - Processo Miriadi, Sequestro Carlo Malaspina

Monza - Maxi pena per estorsione sui Miriadi: fu mafia

di Stefania Totaro da il Giorno del 26/11

CONDANNATI, con l’aggravante del metodo mafioso, a pene tra i 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione.
Queste le pene decise dal Tribunale di Monza nel processo che vedeva Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. I giudici hanno ritenuto per il tentato sequestro di persona il reato semplice e non aggravato dallo scopo di estorsione, ma hanno applicato l’aggravante del metodo mafioso che era stata contestata al termine del processo dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso, arrivando così nella sua requisitoria a richieste di condanna da 27 a 12 anni di reclusione. In questo modo a Giovanni Miriadi i giudici hanno inflitto 16 anni e 9 mesi di reclusione; a Vincenzo Miriadi 12 anni di reclusione e a Mario Girasole 11 anni e 7 mesi di reclusione. Con loro era imputato anche un terzo uomo, Isidoro Crea, condannato solo per concorso materiale a 4 anni e 4 mesi di reclusione. Alla lettura della sentenza ci sono stati attimi di tensione per le reazioni dei parenti degli imputati, trattenuti e accompagnati fuori dal Tribunale a stento dai familiari, sotto il controllo di carabinieri e polizia che erano intervenuti proprio per evitare incidenti, dopo che il pm aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori del processo e in sua solidarietà era stato organizzato un presidio da associazioni antimafia.

GLI IMPUTATI erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo ottenendo una provvisionale sul risarcimento dei danni di 20mila euro. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del novembre 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro.
Tutte accuse negate dagli imputati, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro.

Processo Miriadi. La Corte accoglie le richieste del pubblico ministero su quattro importanti telefonate

di Cronos

Parla per un’ora e diciotto minuti l’avvocato Federico Ragazzo che difende Isidoro Crea nel processo per il tentato sequestro di Carlo Malaspina.

L’avvocato conclude chiedendo per il suo assistito l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste, in subordine il patteggiamento oppure lo stralcio della posizione per legittimità costituzionale”. Richiesta identica a quella fatta dall’altro legale del Crea, l’avvocato Andrea Orabona, nel corso dell’udienza del 6 novembre (vedi Per il legale di Isidoro Crea, Giuseppe Malaspina è teste inattendibile e agente provocatore).

Quella di Ragazzo è l’ultima arringa del processo.

La presidente Letizia Brambilla accertato che non ci sono repliche da parte degli avvocati e del Pubblico Ministero, si alza, e si ritira con gli altri giudici, Emanuela Corbetta e Pier Angela Renda, in camera di consiglio.

Diciotto minuti dopo, alle 16 e 12 minuti rientra la Corte e la presidente annuncia che “ritenuta la necessità di una nuova perizia relativa alla trascrizione di quattro intercettazioni telefoniche e precisamente la n. 13 del 9 novembre 2011; n.251 del 29 novembre 2011; n.288 del 10 dicembre 2011; la n. 109 del 24 novembre 2011 si dà incarico ai periti che dovranno consegnare il lavoro entro 8 giorni”.

L’avvocato Bevilacqua che difende Vincenzo Miriadi chiede l’ammissione della dottoressa Nava come consulente di parte.

Le intercettazioni riguardano i colloqui di Vincenzo Miriadi con Pietro Squillaci (n.288) e Giuseppe Foti (n.109 su cellulare francese). Sono richieste fatte dal pubblico ministero Marcello Musso e accolte dalla Corte in virtù dell’articolo 507 relativo “all’assunzione di nuove prove”.

Veniamo nel dettaglio dell’arringa del legale di Crea che inizia così:
“La tesi dell’accusa si fonda prima sulla denuncia di Giuseppe Malaspina e poi sulle dichiarazioni dei fratelli Carlo e Antonio”.

“Dimostrerò - aggiunge - che le dichiarazoni dei tre fratelli Malaspina sono inattendibili perché non corroborate da fatti.

Inattendibile è Giuseppe Malaspina che il 3 novembre 2011 va alla Dia a denunciare l’aggressione al fratello Carlo e ci torna il 19 novembre dopo l’esplosione di colpi d’arma da fuoco alla Gimal e in entrambi i casi non denuncia Isidoro Crea come ambasciatore dei Miriadi. Di lui non parla affatto.
E ancora il 9 febbraio 2012 quando va dai carabinieri a Vimercate e integra la denuncia non menziona Crea. Sono queste le prime stranezze”.

“Chiamato a testimoniare in quest’aula Giuseppe Malaspina dà due diverse versioni: all’esame del pm il 22 aprile 2013 dichiara che Carlo subisce l’aggressione il 26 ottobre e qualche giorno dopo il suo dipendente Ernesto Giordano gli riferisce della telefonata di Giovanni Miriadi che avrebbe cambiato i lucchetti e attende una risposta sul terreno di via Principato-Pelizzari a Vimercate. I lucchetti vengono poi ritrovati davanti al giardino della casa di Antonio Malaspina ma non sono mai stati repertati. Due giorni dopo Giordano mi dice: devi dare risposta a chi tu sai. Dopo l’episodio della bottiglia incendiaria lasciata alla Progeam Isodoro Crea si presenterebbe a fare l’ambasciata. Il 10 novembre 2011 Crea va alla Gimal e chiede di potermi parlare (sempre secondo le dichiarazioni rese da Giuseppe Malaspina NdR), ogni volta ho dato ordine di cacciarlo”.

“La versione di Malaspina viene contraddetta da Ernesto Giordano nell’udienza del 1. luglio 2013.
Conferma che sì, ha ricevuto telefonata di Giovanni Miriadi che ha parlato dei lucchetti e del terreno ma mai ha riferito a Malaspina che di lì a poco sarebbe venuto per sapere la risposta.

Davanti alla Procura Giordano non dice d’aver riferito ambasciate di Crea a Malaspina.

Poi il geometra (Giuseppe Malaspina NdR) dà una seconda versione: sotto esame da parte del legale di parte civile, il collega Luca Ricci, testimonia sotto giuramento che Crea sarebbe andato a casa del fratello Carlo all’indomani del tentato sequestro, il 28 o 29 ottobre, e che in quella occasione avrebbe riferito dell’incontro con i Miriadi e Girasole e della richiesta di 8 milioni di euro per il terreno.
Poi si corregge e fa risalire a quei giorni l’ambasciata fatta da Gordano e quindi si corregge ancora e dice che no, è il contatto con il Crea che è avvenuto a fine ottobre.

Presidente - sottolinea il legale - quando chiedo conto del contatto con Isidoro Crea, Giuseppe Malaspina cosa mi risponde? “Ho ricevuto telefonata del contatto entro fine ottobre” Quindi anticipa a fine ottobre e non dopo l’attentato alla Progeam.
Quando in aula gli si contesta che il 3 novembre andando alla Dia non ha riferito delle ambasciate di Crea ci risponde: “Ero molto confuso. Non ricordo!”.

Su dati precisi Malaspina si trincera dietro il fatto che è confuso, che non ricorda. Il 3 novembre, alla Dia, Malaspina si ricorda dell’ambasciata di Giordano ma si dimentica di Crea.

Le sorprese, signore dalla Corte, non finiscono qui.

Giuseppe Malaspina ci racconta che il suo dipendente Martella lo informa che Crea spunta dopo ogni attentato.

Peccato però che Martella testimoni d’aver visto tre volte Crea alla Gimal: una volta ricevuto da Giuseppe, la seconda da Carlo e la terza quando Malaspina gli dice: "Digli che non voglio vederlo. Se chiede delle cambiali digli che è tutto a posto. Il compromesso non si fa”.

L’avvocato porta come prova il tabulato Vodafone del cellulare di Isidoro Crea da cui risulta una chiamata fattagli dalla Gimal.
“Crea ci va, Giuseppe Malaspina lo riceve e s’intrattengono effettivamente sulla questione delle cambiali.
La volta sucessiva è Crea che chiama la Gimal e prende un’ora di permesso e va per risolvere il problema della cambiale che scadeva il 30 novembre 2011. Telefona e va alla Gimal il 29 novembre. Ed è la sua terza e ultima volta che si presenta alla Gimal. Dunque non è vero che si fa vivo dopo ogni episodio estorsivo”.

“Le dicharazioni di Giuseppe Malaspina sono intrise di misteri - arringa il legale -. Mente quanto dice quel che gli avrebbe detto Giordano, mente su Crea che si presenta dopo ogni episodio, mente sulle telefonate: è la Gimal che le fa a Crea e non viceversa.

Ma le menzogne di Malaspina non finiscono qui.

Mente anche sui favori che Crea ha fatto alla famiglia Malaspina.
Abbiamo prodotto il contratto del 6 marzo 2010 con l’Immobiliare Milano. Riguarda un appartamento da 185mila euro e al momento del contratto fatto da Giuseppe Malaspina vengono consegnate cambiali per 120mila euro scadenza 30 aprile, 30 luglio, 30 novembre 2010. C’è un altro contratto sei mesi dopo.
E’ una proposta d’acquisto tra Crea e l’Immobiliare Maria di Antonio Malaspina. Crea propone l’acquisto di un secondo appartamento e il meccanismo è lo stesso: consegna 50mila euro di cambiali. La cui ultima scadenza è del 20 marzo 2012.

Dai due contratti l’imprenditore Malaspina riceve cambiali che sconta in banca per avere liquidità e pagare qualche creditore. Alla scadenza provvede al ritiro dell’effetto. Erano favori di Isidoro Crea alla famiglia Malaspina: a Giuseppe, Carlo e Antonio.

Abbiamo anche prodotto una fattura datata 20 maggio 2010 importo 57.200 euro la causale? “Prima rata pagamento appartamento a Bernareggio”.

Abbiamo anche prodotto copia dell’assegno dell’Immobiliare Maria firmato da Antonio Malaspina in favore di Isidoro Crea e l’estratto conto bancario del mio cliente da cui risulta che quell’assegno emesso dall’Immobiliare Maria è stato poi incassato dall’Immobiliare Maria. La firma è di Antonio Malaspina. Questo era il metodo dei Malaspina per finanziare le loro società! .

Isidoro Crea non ha mentito sui suoi rapporto con i fratelli. Non tergiversa.
Malaspina fatica a dirci del rapporto relativo ad un immobile della società Genziana e soltanto dopo che abbiamo prodotto visura camerale da cui risulta il nome di Isidoro Crea e un atto di cessione del fabbricato al Comune di Bernareggio ammette che sì...i rapporti ci sono stati.

Giuseppe Malaspina disconosce, anzi rimuove, il ruolo da lui avuto nel Psi. Abbiamo dovuto produrre una foto per fargli ammettere questo particolare del suo passato.
Lo stesso per la partecipazione al matrimonio di Cosimo Crea, il suo parrucchiere. Malaspina la guarda e dice di non riconoscersi.

Oppure i rapporti con la sorella di Crea, Caterina: non la conosco, non so nulla di lei. Alla fine, esibito il cartellino di lavoro, è obbligato ad ammette che l’ha assunta lui.

Abbiamo fatto fatica a fare ammettere a Malaspina i suoi rapporti col Crea.

Ci racconta menzogne su quell’atto dell’Immobiliare Milano poi però dopo averci chiesto “Beh, avvocato, lei non conosce la differenza tra assegno e cambiali?” conclude che “Isidoro Crea firmava le cambiali perché soldi non ne aveva”.
In realtà - spiega l’avvocato Ragazzo - era un modo per aiutare i Malaspina a tenere in piedi le loro società. E del resto ce l’ha detto anche Enrico Galbusera che Crea non aveva in animo di comperare appartamenti e firmava compromessi e cambiali per aiutare la famiglia Malaspina.

Giuseppe Malaspina nega l’evidenza dei fatti. Potremmo andare avanti delle ore a parlare delle menzogne di Giuseppe. Ma dobbiamo anche parlare di Carlo che dice d’essere rimasto sorpreso dall’aggressione.
A soccorrerlo ci pensa l’amico Pagani, va alla Gimal e dopo torna a casa.
Poi c’è la telefonata che Carlo fa a Crea dopo la mezzanotte ed in realtà ci racconta d’averla ricevuta dal Crea, il quale gli avrebbe detto di mettersi in contatto con gli amici ma non sa bene perché.

Poi racconta di altra telefonata del Crea il sabato dopo l’aggressione. E quindi di non aver avuto altri contatti con lui. Come il fratello, Carlo Malaspina mente sapendo di mentire.

Lo dicono i tabulati che mente.

Quella telefonata dopo la mezzanotte non esiste mentre esiste quella fatta da Carlo a Crea e durata pochissimo.
Perché Carlo ha chiamato Isidoro? La risposta è non so.
Poi si corregge: “ero preoccupato, voleva aiuto da un amico o forse avevo fame perché non avevo mangiato..”

Il 28 ottobre, due giorni dopo l’aggressione, secondo l’accusa Isidoro Crea chiama Carlo per fargli l’ambasciata per l’estorsione.
Facciamo fatica a crederlo.
I tabulati della Vodafone non riportano la telefonata

Ma le sorprese non finiscono qui perché il giorno dopo l’aggressione Isidoro va con i suoi due figli a casa di Carlo per sincerarsi delle sue condizioni di salute ed a casa di Carlo ci trova Falvo, il pensionato che fa le punture a Carlo Malaspina. Questi viene in aula e rispondendo a precisa domanda dice: “quel giorno l’astmosfera era serena e Isidoro tranquillo. Isidoro è un bonaccione”.

Ci sono poi telefonate che ci dicono che è sempre Carlo che chiama Isidoro.

E quindi? Il 26 ottobre conforta l’amico, il 27 va a casa di Carlo e il 28 Isidoro Crea impazzisce e diventa nemico dei Malaspina?

Guardate, anche Carlo assume l’identico atteggiamento del fratello Giuseppe: disconosce i rapporti famigliari e quelli col Crea ed in merito al compromesso con l’Immobiliare Maria racconta che davvero Crea era intenzionato ad acquistare l’appartamento.

Poi c’è il terzo fratello , Antonio Malaspina.
Anche lui dà due versioni e rivendica la primogenitura dell’ambasciata di Crea: dopo il 5 novembre.
Dice d’averlo riferito ai fratelli che restano sorpresi.
Se confrontiamo le dichiarazioni di Carlo e Giuseppe con quelle di Antonio dobbiamo concludere che quelle di Carlo e Giuseppe sono da buttare nel cestino. Antonio testimonia che non ha più avuto contatti col Crea e poi però ammette che in realtà l’ha visto quando questi è andato da lui in negozio per una cambiale in scadenza. Lo aveva contattato il notaio dicendogli che l’effetto stava andando in protesto.

C’è un motivo per cui ad un certo punto viene convolto Crea - spiega il legale - non c’erano prove sugli episodi ed, accecati verso i Miriadi, i Malaspina decidono di coinvolgere Crea. Così i fatti assumono una diversa rilevanza. Crea ha sempre fatto servigi ai Malaspina e loro lo utilizzano per colpire i Miriadi. Crea è la vittima sacrificale che viene immolata.

Non ci sono intercettazioni telefoniche che suffraghino le teorie dei fratelli Malaspina contro il mio cliente.

La parte civile ci deve dare una risposta: adombrano il movente che il fratello di Isidoro Crea, Cosimo (il barbiere di Giuseppe Malaspina - ndr) avesse un’esposizione debitoria con i Malaspina ma attediamo ancora i documenti che comprovino questi debiti.

Malaspina ha dichiarato d’essere il primo contribuente di Lesmo, peccato che i costi delle sue attività li fa gravare sull’intera società.
La Caronno ha un passivo di 40milioni di euro, 38 milioni chirografi.
Ci sono quindi creditori, persone, lavoratori con le loro famiglie che questi soldi non li hanno visti, è su di loro che ricade i fallimento della Caronno, sulla società intera.

Infine chi è l’imputato Isidoro Crea?
E’ una persona che non ha il carattere del traditore.
Dipendente da 30 anni della stessa azienda, quando lo arrestano spedisce ai suoi datori di lavoro una lettera dove chiede di essere messo in aspettativa.
La risposta del titolare che lo stima è: non preoccuparti, qui il posto per te ci sarà sempre.
Hanno fiducia in lui. E’ di specchiata onestà e moralità come ci ha riferito in aula l’ex comandante dei carabinieri di Vimercate, il maresciallo Domestici: “Sono stupito dal coinvolgimento di Isidoro Crea”.

La prossima udienza è fissata per lunedì 25 novembre ore 14.30.
Poi, salvo imprevisti, Camera di consiglio e la sentenza.

Nella foto gli avvocati Federico Ragazzo e Andrea Orabona

Vimercate - I cittadini pagano un avvocato per difendere l'immagine del Comune e degli amministratori

Comunicato stampa

M5S Vimercate assume posizione contraria e severamente critica nei confronti della delibera di Giunta Comunale n. 40 del 12 novembre 2013 con la quale si dispone la nomina di un legale per la tutela dell'immagine del Comune di Vimercate e della dignità dei suoi cittadini e amministratori.

M5S ritiene riprovevole e sconsiderato pagare 5.202,08 € quale compenso professionale per l'incarico di assistenza giudiziale all'avvocato Francesca Scanzi per ridare onore e credibilità alla reputazione di sindaco e amministratori.

L'immagine, l'onorabilità, la dignità di una città si assicurano e si garantiscono con buone scelte amministrative finalizzate al benessere dei cittadini, alla difesa dei loro interessi e si concretizzano nella legalità e trasparenza degli atti conseguenti.

Di certo che un giornale riporti la tesi di un pubblico ministero non va a ledere l'onorabilità di una comunità intera, ma eventualmente getta un'ombra su comportamenti di singoli funzionari o amministratori. Se questi ultimi dovessero sentirsi offesi e altrimenti minacciati da detta ombra, è loro diritto procedere legalmente come meglio credono. Di certo senza addossare i relativi costi sui cittadini.

Per il legale di Isidoro Crea, Giuseppe Malaspina è teste inattendibile e agente provocatore

di Cronos

“Lo dice la Cassazione: per una condanna occorre acquisire la certezza processuale delle responsabilità. Ed in questo processo, nel caso di Isidoro Crea, questa certezza processuale non c’è.

Giuseppe Malaspina
“La prova della colpevolezza di Crea starebbe nelle dichiarazioni dei tre fratelli Malaspina, ma Giuseppe Malaspina non è oggettivamente credibile. E’ pluripregiudicato e testimone ostile all’esame. E persona non credibile. E’ un agente provocatore”. Non fa sconti l’avvocato Andrea Orabona, difensore di Isidoro Crea che Giuseppe Malaspina definisce “ambasciatore” dei Miriadi e che - secondo l’accusa - avrebbe portato le richieste estorsive.

“Davanti al teste Carlo Vangi della Dia, Giuseppe Malaspina dice di non aver mai parlato di Crea; lo scorso luglio in quest’aula afferma “nessuno ha mai parlato di procura a vendere il terreno di Vimercate con nessun altro” e però fa cavallo di battaglia le dichiarazioni del suo dipendente o ex dipendente Ernesto Giordano (testimone accusato di falso - NdR) che racconta di lucchetti sostituiti e risposte sul terreno di via Pelizzari- Principato che dovevano essere date.

Per il geometra Malaspina Isidoro Crea avrebbe fatto l’ambasciata dopo l’effrazione della vetrina alla Progeam e la bottiglia incendiaria lasciata sulla scrivania. Poi il 10 dicembre dice al custode della Gimal, Martella, di non fare entrare il Crea. C’è poi un’ennesima versione: avrebbe riferito di richieste all’indomani del tentato rapimento di Carlo Malaspina. Eppure non c’è uno straccio di intercettazione tra il mio cliente e i fratelli Miriadi, tra il mio cliente e Girasole. Secondo Giuseppe Malspina, dopo ogni atto vandalico alla Gimal e alla Progeam, Isidoro Crea si sarebbe materializzato portando ambasciate.

In realtà i rapporti di Isidoro Crea con le società di Giuseppe Malaspina riguardavano la richiesta di riavere cambiali per 120mila euro che Malaspina aveva subito scontato in banca per ottenere credito. Ce lo ha confermato anche il teste Galbusera.

Il 29 novembre Isidoro Crea chiede un’ora di permesso al suo datore di lavoro e si reca alla Gimal perché è preoccupato per la imminente scadenza delle cambiali e vuole indietro il compromesso che ha firmato per la permuta di un appartamento.

Giuseppe Malaspina non lo riceve, gli fa dire: “digli che è tutto a posto, non gli vendo più l’appartamento”.
Dunque Isidoro Crea si reca sì alla Gimal e ci torna ancora come s’apprende dalle intercettazioni però soltanto per riavere quelle cambiali che ha firmato e Malaspina usato per avere credito dalle banche. Non è dunque la persona che fa riferimenti estorsivi per il terreno di Vimercate!

“Mi spiace per la Procura se non c’è prova della sua colpevolezza”, aggiunge il legale allargando le braccia come la statua del Cristo Redentor di Rio de Janeiro.

Giuseppe Malaspina ci ha detto “In 25 anni mai bevuto un caffè assieme a Crea e lui non è mai stato amministratore di una mia società. Abbiamo dimostrato, visura camerale alla mano che mente. Nega il rapporto d’amicizia oltre che fiduciario con Crea. Rapporti confermati anche da Galbusera e dalle difese.

Parliamo di Carlo Malaspina? Anche lui è pregiudicato, usa testimoni farlocchi che dovrebbero essere accusati di calunnia, falsa testimonianza e reticenza.

Basta acquisire i tabulati delle telefonate registrate per capire chi sono i tre fratelli Giuseppe, Carlo e Antonio Malaspina.

Carlo Malaspina
“C’è il tentativo di rapimento di Carlo e all’ospedale non si fa accompagnare da Crea ma cerca il fratello Antonio e l’amico Pagani. Però, all’indomani dell’episodio di cui è stato protagonista, gli telefona mezz’ora dopo mezzanotte. Telefonata brevissima. Che Carlo Malaspina si ostina a negare. C’è la registrazione! Carlo dirà che in quell’occasione Crea scavalca il muro di cinta della casa di Oreno e gli parla del terreno, della procura a vendere e degli 8 milioni che i Miriadi vorrebbero.

E quando Carlo Malaspina, a febbraio 2012, va in Procura a Monza a denunciare sciorina fatti ma non l’ambasciata del mio cliente che Carlo poi fa risalire a due giorni dopo il tentato rapimento”.

“Quali sarebbero i fatti di prova contro Isidoro Crea?” chiede l’avvocato Orabona rivolgendosi alla presidente Letizia Brambilla.

“E’ un tiro al bersaglio contro il mio assistito.
Carlo Malaspina s’arrampica sugli specchi. Prima nega la telefonata e s’imputa dicendo che è in realtà è stato Crea a chiamarlo. E’ la telefona del chi chiama chi, ricordate? Quindi cavalca la versione giustificandosi che avrebbe chiamato Crea perché avvisasse il pensionato Falvo di andare a fargli le punture. In realtà Falvo, portato da Galbusera, era già andato a casa di Carlo.

E allora s’inventa che ha telefonato perché non aveva da mangare…” (tre giorni dopo il tentato sequestro Carlo era stato allontanato dalla sua casa di Oreno e mandato a rifugiarsi allo Sporting di Brugherio - NdR).

“Quanta inattendibilità in questo teste”, conclude il legale che passa quindi a parlare di Antonio Malaspina: altro teste - assieme ai fratelli parte civile al processo - che Orabona definisce inattendibile.

Antonio Malaspina
“ Antonio Malaspina nega conoscenza e favori di Crea. Racconta che Isidoro è andato nel suo negozio di frutta a cercare Giuseppe e poi Carlo voleva fargli le ambasciate con la richiesta del terreno e degli 8 milioni. E però non si parla di lui né davanti a Vangi della Dia e neppure con il comandante Domestici dei carabineri di Vimercate. In sede d’esame testimoniale basato su una telefonata ben precisa, la numero 80, Antonio prima racconta che la richiesta estorsiva gli è stata fatta da Crea poi però afferma che “sì, le richieste ci sono state, ce l’ha detto Galbusera”.

La telefonata n.80 è stata contestata in aula. I fratelli Malaspina parlano calabrese stretto. Chi trascrive mette nero su bianco che parlano di “terrata” e di “bilance”. Alla fine è stato stabilito che i Malaspina non parlavano di richieste di terreni e altro.

Era la banca che chiedeva i bilanci di società a loro riferite. Società in grande sofferenza come la Maria srl i cui affari erano curati da Carlo che per ottenere credito avava fatto stipulare a Crea il compromesso per l’acquisto di un appartamento. In realtà un finto baratto per usare le cambiali firmate da Crea per ottenere contante dalla banca. C’è anche un falso assegno e una fattura a copertura di questo affare….Per una cambiale finita al protesto, preoccupato, Isidoro Crea che ha ricevuto la telefonata di un notaio, va da Antonio a chiedere spiegazioni. Ce lo dice un’intercettazione ambientale nel negozio di frutta del Malaspina.

Abbiamo testimonianze dissonanti di Antonio anche rispetto alle versioni date da Carlo e Giuseppe. Anche lui si comporta come un agente provocatore”.

Il geometra Galbusera
“E poi, relativamente al teste Galbusera la sua non credibilità è oggettiva.

Non è credibile e prende minacce da Giuseppe Malaspina durante e dopo aver testimonato in quest’aula. E’ ancora in strettissimo rapporto con i tre fratelli. In quest’aula è venuto a dirci “Io sono solo un teste di riferimento. Se dico cose inesatte sono cose come dette da Giuseppe Malaspina”.

E allora... è inattendibile Isidoro Crea o sono inattendibili Galbusera e i Malaspina?

Aggiungo un particolare. Quando Carlo Malaspina denuncia in Procura a Monza scrive che la proposta estorsiva è di 4milioni, poi ci dice che da 4 è lievitata a 8 milioni.

Andrea Orabona chiude la sua arringa chiedendo per Isidoro Crea l’assoluzione perché il fatto non sussiste. In subordine il patteggiamento a 1 anno e due mesi già chiesto e sufficientemente motivato (quando il processo era in carico al Tribunale di Milano -ndr) o il patteggiamento del marzo 2013 a due anni di reclusione e multa richiesta dal presidente Airò. E, ancora, inconsistenza dell’aggravante.

Infine stralcio della posizione di Isidoro Crea per illegittimità costituzionale degli articoli 516 e 517 del codice penale a fronte di contestazioni suplettive (vedi La corte costituzionale pone un altro tassello al ripristino della pienezza del diritto di difesa - NdR).

Lunedì 11 novembre dalle 14.30 udienza con l’arringa dell’avvocato Federico Ragazzo anche lui difensore di Isidoro Crea.
Forse ci sarà anche la camera di consiglio per decidere l’eventuale ammissione dei testi Paolo Brambilla, sindaco di Vimercate, Roberto Rampi, vice sindaco e Lara Girasole. Il 25 novembre eventuali repliche. Il pubblico ministero Marcello Musso ha già annuciato che non replicherà. 

Processo Miriadi. Il legale di Mario Girasole: “ Non è stato un sequestro di persona ma violenza privata”

di Cronos

L’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole, accusato con i fratelli Miriadi di tentato sequestro, estorsione, minacce ed altri reati, inizia la sua arringa definendo il processo in corso al Tribunale di Monza come “difficile e litigioso, dentro al quale si sono volute insinuare, o meglio introdurre, una serie di circostanze che non si sono mai verificate”.
“Questo è un processo che sembra vecchio, non un processo del 2011 ma del 1990. Nato da una sorta di ricostruzione di una saga famigliare. Ed è per questo che non parlerò di quanto avvenuto vent’anni fa perché questi fatti non c’entrano nulla con l’oggi ”.

Cronologia
“Sulla scorta di un atto trovato dai fratelli Miriadi e relativo al materiale edile in deposito sul terreno di via Pelizzari-Principato a Vimercate (materiale di proprietà del padre dei Miriadi NdR), atto che abbiamo prodotto, si deduce che tutto inizia nell’estate 2010.

Il geometra Enrico Galbusera ne parla con Giuseppe Malaspina, questi attraverso il fratello Carlo chiede d’incontrare i fratelli Miriadi attraverso la mediazione del loro zio, Antonio Malacrinò.
Nei primi di settembre l’incontro avviene a casa di Malacrinò presenti: Antonio Malacrinò, Vincenzo Miriadi, Giovanni Miriadi e Giuseppe Malaspina.

In quella occasione Giuseppe Malaspina se ne esce con la proposta di vendere il terreno ai fratelli Miriadi al prezzo da lui pagato meno un euro. Sempre a settembre Malaspina specifica che la proposta di vendita è per la cifra di 2milioni meno un euro. Proposta che cade nel vuoto e rifiutata”.

“Il 19 novembre 2010 Giuseppe Malaspina va a Milano alla Dia e dice di temere un sequestro ai suoi danni o ai danni dei suoi famigliari. Fa il nome dei fratelli Miriadi come possibili responsabili.
Di quanto dice non c’è però verbalizzazione perché Giuseppe Malaspina in quell’occasione non vuole verbalizzare”.

“Passa un anno dall’incontro in casa di Malacrinò e non ci sono altri incontri tra i protagonisti o altri fatti rilevanti”.

“Il 26 ottobre 2011 accade l’episodio commesso da Giovanni Miriadi e Mario Girasole ai danni di Carlo Malaspina (secondo l’accusa il tentato sequestro, secondo la difesa una discussione che sfocia in un’aggressione violenta NdR).
A questo punto, a quanto sostiene Malaspina, gli verrebbe fatta un’ambasciata da Isidoro Crea”.

“Il 3 novembre 2011 Giuseppe Malaspina torna alla Dia e denuncia l’estorsione e l’episodio di cui è stato vittima il fratello Carlo”.

“Il 4 novembre 2011 viene emessa la notizia di reato; il giorno dopo, 5 novembre, presso la sede di Vimercate della Progeam viene infranta la vetrina e lasciata sulla scrivania una bottiglia incendiaria. Da questo momento iniziano le intercettazioni sui telefoni dei fratelli Malaspina e dei fratelli Miriadi”.

“Il 18 novembre 2011, 6 colpi d’arma da fuoco vengono sparati contro la Gimal.
Mentre Vincenzo Miriadi torna a casa di sera, vede persone che sembrano aspettarlo. Chiama la caserma dei carabinieri di Vimercate denunciando l’accaduto ”.

“Il 24 novembre 2011 Carlo Malaspina viene dimesso: il 27 c’è l’episodio del rosmarino e dei guanti lasciati sull’auto di Antonio Malaspina parcheggiata sotto casa”.

“Il 5 gennaio 2012 la bomba carta alla Progeam e quindi il danneggiamento della recinzione del maneggio Il Boschetto (di cui è proprietaria Adriana Foti, moglie separata di Giuseppe Malaspina - NdR)”.

“Questa è la cronistoria degli accadimenti. Ricordo che il 25 luglio 2012 viene firmata l’ordinanza di custodia cautelare, che sia le parti offese (Malaspina - ndr) che gli imputati (Miriadi ndr) vengono monitorati dalla Dia e che il Tribunale di Milano archivia la posizione di Squillaci .

“Alla luce di questi dati temporali - argomenta l’avvocato Villa - veniamo all’analisi oggettiva dei fatti estorsivi. Per quanto riguarda l’episodio della bottiglia incendiaria lasciata alla Progeam se si esclude le dichiarazioni delle persone offese, i fratelli Malaspina, possiamo escludere il coinvolgimento degli imputati: sono intercettati ma non c’è alcuna telefonata che li riguardi. Alla Progeam non ci sono le telecamere...stranamente.”

“Le persone offese collegano che, dopo l’attentato, Isidoro Crea, factotum di Carlo Maspina, si sarebbe recato nel negozio di frutta e verdura di Antonio Malaspina chiedendo prima di Giuseppe e poi di Carlo dicendo che i Miriadi volevano il terreno di Vimercate e anche 8 milioni.

Attenzione però: secondo Antonio Malaspina l’intervento di Isidoro Crea viene collocato dopo l’episodio del tentato sequestro di Carlo Malaspina e poi però si corregge e sposta la cosidetta ’ambasciata” dopo la bottiglia lasciata alla Progeam.
Però, neppure nelle dichiarazioni rese c’è un chiaro collegamento tra la bottiglia alla Progeam e la richiesta del terreno e degli 8 milioni.
Antonio sostiene che della cosiddetta ambasciata né Carlo né Giuseppe sapevano nulla e che addirittura, subito dopo l’aggressione Giuseppe Malaspina si dice sorpreso”.

Le prove
“Veniamo alle prove a favore gli imputati. Quando il 18 novembre 2011 avvengono gli spari alla Gimal la telecamera fissa il passaggio della Punto bianca alle 22.40.
Si vede l’auto che passa e da cui vengono sparati due colpi, l’auto poi ripassa e altri due colpi vengono esplosi. Non viene riconosciuta nessuna persona. Carlo Vangi della Dia ha riferito che quella notte Giovanni Miriadi e Mario Girasole si trovavano in Svizzera mentre Vincenzo Miriadi è in auto con Squillaci e il Gps della loro vettura aggancia prima una cellula di Arcore, mentre all’ora presunta degli spari sono a 5 km dalla Gimal.

In quanto a Mario Girasole secondo il perito della Polizia scientifica che ha esaminato l’arma e i bossoli sequestrati a Girasole, non c’è compatibilità con i bossoli ritrovati alla Gimal sparati probabilmente con un’arma di fabbricazione russa.

Per quanto attiene alla Punto bianca siamo in grado di escludere fosse di Giovanni Miriadi.

Carlo Vangi della Dia ci ha riferito che “ da fonte confidenziale, la Punto bianca sarebbe stata bruciata successivamente all’azione, ma nessuna auto bruciata è stata ritrovata”.

C’è un altro elemento che ci consente di escludere i Miriadi da questo episodio.

Il maresciallo Carbone ha testimoniato che “chi ha agito conosceva benissimo la posizione della telecamera e sarebbe entrato da dietro, quindi era persona che frequentava il luogo”.

Il custode Martella ha aggiunto che la telecamera non era visibile dalla strada. Altro particolare: non ci sono intercettazioni degli imputati anche solo per dire, in codice, fatto!”.

“Vicenda del 22 novembre, intrusione al maneggio.
Martella che sta andando al maneggio vede una Punto bianca che lo segue. Era la stessa vista alla Gimal? Non lo so. Certo è che quella vista alla Gimal aveva la mascherina bianca, quella che segue Martella nessuno ci dice che ha la mascherina bianca. E poi quando Martella imbocca la rotonda e va al maneggio la Punto va dalla parte opposta…”

La ricostruzione fatta dall’avvocato Attilio Villa non piace a Giuseppe Malaspina che si rivolge al suo legale e scuote la testa.
L’avvocato Villa si volta verso di lui e commenta: “E’ così. Mi spiace ma è così”.

Villa prosegue l’arringa analizzando l’episodio del rosmarino e dei guanti lasciati sull’auto di Antonio Malaspina.
“Il mio assistito, Mario Girasole non era sotto controllo, la madre di Girasole ci dice che era impegnato a fare altro. Dal filmato visionato in aula ( filmato preso dalla videocamera posta davanti alla casa di Antonio Malaspina NdR) non si può dire che la persona ripresa sia Girasole.
Lui si è detto comunque disponibile a sottoporsi alla prova antropometrica…”.

Episodio del 10 dicembre 2011, l’ordigno esploso davanti alla Progeam. L’ispettore Vangi dice che i tre indagati erano in luoghi diversi: Giovanni Miriadi a Venezia, Vincenzo Miriadi a Bernareggio, Girasole a casa sua.

Gli atti di questo processo escludono nel modo più assoluto siano stati i tre imputati.
Allora si dice che a commettere l’attentato sarebbe stato Squillaci.

Squillaci è a Vimercate, la sua auto è monitorata dal Gps (installato dalla Dia - NdR), va a 10/15 Km orari, interseca via Rota quindi aumenta la velocità ed entra in tangenziale.
Secondo la testimonianza del poliziotto intervenuto sul luogo dell’esplosione quella piazzata alla Progeam non è esattamente una bomba carta. Non si lancia, c’è innesco e chi la depone l’innesco lo fa sul posto. Non c’è il telecomando. Viene posizionata in modo preciso, chi agisce accende la miccia e se ne va. La teoria secondo cui Squillaci che è in zona con una seconda persona accanto scenda dall’auto, piazzi la bomba, accenda la miccia e risalga sull’auto che va a 15 all’ora, non regge. A quella velocità sull’auto non può risalire nessuno!

Giuseppe Malaspina scuote la testa. Il legale di Girasole, rivolto a Malaspina: “Noi non facciamo show televisivi, facciamo parlare gli atti”.

“ C’è da aggiungere che Squillaci in quel momento intercettato, non alza il telefono per chiamare qualcuno e dire: pur in codice, fatto!
L’ispettore che ha deposto in aula ci ha anche detto che quella bomba esigeva un minimo di manualità. Un giusto dosaggio dell’esplosivo per creare una rosa utile al danneggiamento. É un ordigno che conteneva elementi utili ad offendere.
Per confezionarla era stata mescolata ghiaia all’esplosivo, ghiaia che non si trova nei giardini condominiali.

Si dice che dopo quell’episodio Isidoro Crea si sarebbe recato da Giuseppe Malaspina. Possiamo dimostrare che Crea era ben lungi dal recarsi alla Gimal per fare un’ambasciata: ce lo conferma indirettamente lo stesso Giuseppe Malaspina che parlando a Carlo Vangi non gli riferisce che: “L’11 dicembre Crea è venuto”.

“Passiamo all’episodio della rete tagliata al maneggio “Il Boschetto”.
Il teste Negri dichiara: “Hanno tagliato la recinzione e preso del materiale che era in deposito”. Nulla però è scritto nella denuncia presentata.
Giuseppe Malaspina ha testimoniato che ogni anno nei suoi cantieri subisce 50/100 furti…

Lo sforzo pregevole di Malaspina non regge poi sulla questione dei lucchetti tagliati del terreno di Vimercate.
Dopo gli episodi del tentato sequestro di Carlo Malaspina e della Progeam, il dipendente Ernesto Giordano per due volte riferisce a Malaspina che per entare nel terreno deve chiedere le chiavi ai Miriadi che hanno cambiato i lucchetti e che loro aspettano una risposta. Poi però ci viene a dire che dentro quel terreno si entrava senza chiavi perché il cancello era aperto e comunque le chiavi erano custodite alla Gimal.

Non c’è dunque la prova testimoniale dei lucchetti tagliati né Malaspina ha mai consegnato i lucchetti che sarebbero stati tagliati e neppure ha mai fatto denuncia su questo episodio. I processi - sottolinea il legale - si fanno con le testimonianze e qui solo Ernesto Giordano è venuto a parlarci dei Miriadi e dei lucchetti tagliati ma ci ha detto anche che la chiave dei lucchetti si trovava alla Gimal”.

Pausa di quindici minuti, dopo di che il legale di Mario Girasole continua nella sua arringa.

La retrodatazione e le tante versioni
“E ora prendiamo il cosidetto toro per le corna.
Giuseppe Malaspina è l’elemento focale delle pretese dei Miriadi.

Giuseppe Malaspina dice che attraverso il fratello Carlo lo contattano per mancanza di rispetto.

I Miriadi confermano il contatto e spiegano che vogliono avere contezza del materiale edile che era in deposito sul terreno di via Pelizzari-Principato. Dal punto di vista civilistico potrebbero vantare diritti su quel materiale.

Carlo dice che Giovanni Miriadi lo aveva contatto nel luglio 2010 per parlare col fratello Giuseppe e anche il geometra Galbusera dice che Giuseppe Malaspina lo ha contatto per sapere di quel materiale dei Miriadi in deposito.

Giuseppe Malaspina introduce una circostanza inquietante: si preoccupa di dire che i Miriadi conoscevano tale Foti Bartolo che però di fatto era dipendente di Giuseppe Malaspina ed è stato arrestato nel corso dell’Operazione Infinito. Malaspina ci racconta di aver sorpreso Bartolo Foti nascosto nella via chiusa che porta a casa sua, il quale una volta scoperto si giustifica dicendo che si sta nascondendo perché in zona i carabinieri lo cercano.
In realtà Bartolo Foti si era appartato vicino alla casa di Carlo, il quale retrodata l’accaduto al 2009”.

In aula, insofferente, Giuseppe Malaspina chiede all’avvocato Ricci di dargli carta e penna per prendere appunti.

“Questo passaggio è particolarmente pregnante - aggiunge l’avvocato Villa -. Con Vangi della Dia riferisce d’aver visto quelle persone (i Miriadi con Foti Bartolo - ndr) dentro ad un bar (di Correzzana - ndr) e che essendo stata piazzata una telecamera gli farà avere il dischetto relativo a quell’episodio.
Dischetto in realtà mai consegnato e non agli atti.

Andando oltre, Carlo non riferisce a Giuseppe dell’incontro coi Miriadi a casa sua e che in quella occasione si sarebbe parlato di “mancanza di rispetto”. Antonio non fa cenno ad alcuna mancanza di rispetto e Giuseppe Malaspina non parla di questo incontro. Anzi, dice che il contatto col geometra Galbusera e Antonio Malacrinò è del maggio-giugno 2010 e quindi si corregge dicendo che è stato a luglio e c’era anche Carlo. Quindi a quell’incontro i Miriadi non c’erano proprio.

Galbusera è li per riferire a Malacrinò delle dinamiche di quel terreno di Vimercate e della parte di materiale in deposito venduto a Carmine Novello (per 18milioni di lire - ndr). L’incontro alla Gimal, ci dice Malacrinò non è a fine luglio 2010 e in quell’occasione Malacrinò chiede a Giuseppe: perchè mi hai chiamato? La risposta è: di ai tuoi nipoti se il terreno lo vogliono acquistare. Malacrinò si limita a rispondere: Prendo atto e riferisco.

L’episodio è confermato dagli stessi imputati ma l’anomalia è del perché Antonio Malacrinò non sia stato sentito in sede di istruttoria e solo in quest’aula?

Il secondo incontro, questa volta a casa di Malacrinò che Giuseppe Malaspina fa risalire al 26-27 lulgio in realtà, come ci hanno detto Malacrinò e gli stessi Miriadi avviene una domenica, tra l’8 e il 12 settembre. Abbiamo su questo punto anche la conferma di Carlo e Antonio Malaspina.

Giuseppe Malaspina deve introdurre questo elemento, la retrodatazione dell’incontro, per far combaciare l’episodio della pistola dentro al marsupio che sarebbe stata mostrata, al particolare che, prima di andarsene Vincenzo Miriadi avrebbe chiesto notizie della casa del Malaspina a Porto Cervo.

“Ho avuto un’intrusione in quella casa, ricorda Malaspina. Glielo hanno riferito i guardiani ma non è stata fatta denuncia dell’accaduto....

L’episodio della pistola nel marsupio la racconta Malaspina, Malacrinò la nega decisamente: niente armi a casa mia. E precisa “quel giorno non è successo nulla, i miei nipoti se ne vanno e Malaspina resta ancora 15 minuti a mangiare polpette fatte da mia moglie”.

Un paio di settimane dopo Malaspina avanza la proposta di vendita del terreno a 2milioni meno un euro. L’offerta viene fatta da Giuseppe Malaspina e non dai Miriadi. Malacrinò riferisce: i Miriadi non volevano fare nulla.

Inquietante a mio avviso è il ritorno alla Dia del 19 novembre 2010.

Giuseppe Malaspina ci dice perché va, ma non convince.
Dice di temere per la sua incolumità ed un possibile sequestro.

Va alla Dia e non verbalizza e neppure riferisce dell’incontro con Malacrinò che già gli ha risposto che per quel terreno di Vimercate non se ne fa nulla.

Si badi bene, Foti Bartolo è già stato arrestato. E poi non ho mai visto un cittadino che va alla Dia…

E poi Malaspina aveva già parlato con il capitano D’Aleo di Vimercate.

Quando si reca alla Dia viene ricevuto da due capitani che lo affidano a Vangi il cui compito è trattare con i collaboratori di giustizia. Lo stesso Vangi dice che però Malaspina riferisce fatti di nessuna rilevanza penale su questo procedimento.

Passa un anno e non succede nulla. I tre fratelli Malaspina non ci dicono nulla. Poi avviene il tentato sequestro di Carlo. Carlo chiama l’amico Pagani e si fa accompagnare alla Gimal dal fratello e poi a casa. Giuseppe riferisce d’aver saputo del tentato sequestro quella sera.
E qui s’incrociano le vicende con quei lucchetti tagliati di cui racconta Giordano e dice che i Miriadi vorrebbero il terreno e 8 milioni.

Ma perchè i Miriadi avrebbero dovuto servirsi si Isidoro Crea ed Ernesto Giordano? Malaspina racconta che sta vendendo casa ai cinesi a Milano in via Spiga per 7,5milioni. “I Miriadi sono venuti a saperlo perché da me lavorano tanti lombardi ma anche tanti calabresi”.

Abbiamo tre diverse versioni sulle ambasciate di Crea.

Acredine con i Miriadi
Quando il 3 novembre 2011 Malaspina torna alla Dia invece di andare dritto da Vangi viene ricevuto da due colonelli che poi lo mandano da Vangi il quale testimoniando il 22 aprile riferisce dello schema che io chiamo della consorteria.

Quali elementi ha Malaspina per comporre la lista che consegna a Vangi?
Forse - ipotizza il legale di Girasole - torna agli episodi di 20 anni prima: non contro gli imputati ma contro l’intera famiglia .

Ce lo dicono le telefonate lette come tentativo di organizzarsi efficacemente per alzare il tiro sopra i Miriadi.

Qui sta la chiave di lettura, l’aspetto psicologico di questa inconfessata acredine contro i Miriadi.

Contraddizioni varie
Ci sono inoltre contraddizioni che vanno sottolineate.

Secondo Martella, Isidoro Crea dice cose diverse da quanto testimonia Carlo Malaspina.
Dopo il tentato sequestro Giuseppe Malaspina caccia il Crea, però Martella ci dice che vede Crea alla Gimal con Carlo Malaspina che se lo porta via.

Un’impiegata della Gimal testimonia che Crea arriva tranquillo per parlare della permuta di un appartamento.

Perchè, poi, Giuseppe Malaspina ha necessità d’avere un nuovo cellulare?
Ci ha detto di non sapere di essere intercettato però in una telefonata del 9 luglio 2011 con tal Spinelli si dicono: “Attenzione, siamo tutti intercettati”.
Inoltre perché Giuseppe Malaspina - telefonata del 22 dicembre 2011 - chiede di conoscere persona che ha una P38 e sappia sparare bene?

Non c’è oggettiva attendibilità processuale.

Paga 500mila euro per avere la scorta e non aggiorna i sistemi di sicurezza, Malaspina è soggetto che ha urlato l’incolumità dei fratelli e però non si preoccupa veramente della loro incolumità: non hanno mai avuto la scorta!

Violenza privata senza aggravanti
Non stiamo parlando di una famiglia (i Miriadi - ndr) che ha contatti con la mafia.
Non esistono elementi probatori in questo senso. In modo brillante la parte civile ha cercato di spostare la credibilità. Il Tribunale non può basarsi sulle dichiarazioni delle persone offese, ci sono altre prove: intercettazioni e rilevazioni ambientali. Se si valutano tutti gli elemento probatori non ci sono elementi atti a suffragare i capi d’imputazione più importanti.

Per quanto attiene Mario Girasole - chiosa l’avvocato Attilio Villa - non è persona connessa ai fatti di Giuseppe Malaspina. Le prove oggettive documentali escludono la presenza del mio assistito nell’episodio del rosmarino. Ha riconosciuto la partecipazione al tentato sequestro che dovrebbe essere derubricato in tentata volenza privata. Giovanni Miriadi ha detto a Carlo Malaspina “ti giuro sulle ossa di mio padre che ti torno indietro”.

Nessuno ha detto: o pagate o ci riprendiamo tuo fratello.

Anche le parti civili hanno riconosciuto che non c’è una prova certa per i Miriadi e Girasole. Chiedo venga esclusa l’aggravante dell’articolo 7 come proposto dalla pubblica accusa. E per il mio assistito chiedo le attenuanti generiche.

“Pure”, obietta il pm Musso.

“Pure - replica Villa che prosegue - Girasole ha avuo un ruolo marginale rispetto ai primi capi d’accusa. Gli si contesta il possesso di armi, lui lo spiega con coerenza. E’ vero che doveva fare denuncia ma non per questo non è meritevole di attenuanti”.

“Per Mario Girasole - conclude il legale monzese - chiedo per i reati che ha riconosciuto la condanna al minimo della pena, le attenuanti generiche e l’esclusione dell’aggravante articolo 7. L’assoluzione o non il aver commesso il fatto per gli altri reati ascritti”. 

Vimercate non è Sedriano. Il sindaco: “Nessuna inchiesta sugli amministratori. Dopo i fatti di sangue degli anni ‘80 abbiamo alzato una barriera contro le infiltrazioni mafiose”

di Cronos

L’Ammistrazione di Vimercate non ci sta ad essere sbattuta in prima pagina con l’accusa d’essere collusa con la ’ndrangheta; accumunata a quella di Sedriano, comune che il Prefetto di Milano ha sciolto per infiltrazioni mafiose.

Mercoledì sera in piazza Roma, presenti un centinaio di persone, il presidio “Per la verità e la trasparenza, forti dell’orgoglio dell’onestà” organizzato in risposta all’articolo pubblicato da il Fatto quotidiano ( Mafia al nord, la lettera del deputato Pd e il “condizionamento ambientale” in Comune)

Sul palco si sono succeduti gli amministratori cittadini, il sindaco di Bellusco e alcuni consiglieri di PD, Comunità solidale, Sel e Lega Nord ( quest’ultima partito di opposizione a Vimercate ).

“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

Cita le parole del giudice Falcone, Alfredo Somoza di SEL e collaboratore di Radio Popolare che ha ricordato come anni fa a Vimercate “si è corso il rischio d’essere contaminati dalla piovra gentile che occupa progressivamente spazi, tenta di scalare la politica locale, comprare consenso e finisce poi per dettare legge devastando il territorio e imponendo il ricatto e l’estorsione. Diventando alla fine forza d’occupazione”.

“La mafia non gira con la lupara e la coppola, ha giacche e colletti bianchi - ha messo in guardia Claudio Andreoni, consigliere della Lega Nord -. Sono persone all’apparenza rispettabili che ti mettono la mano sulla spalla e ti dicono che tua figlia è brava a danza, tuo figlio è bravo a calcio. Da quel giorno la tua libertà è limitata”.
Il suo compagno di partito Elio Brambati ha aggiunto:
“E’ giusto che la stampa informi, anzi è necessario, ma conoscendo la realtà perché essere accumunati a realtà dove fenomeni d’infiltrazione nella pubblica aministrazione sono effetivamente avvenuti è un errore enorme. Chiediamo però che sia fatta massima chiarezza e trasparenza sui fatti se c’è da fare chiarezza”.

Paolo Brambilla, primo cittadino di Vimercate si è lamentato per
“Essere finiti dentro il tritacarne mediatico, coinvolti nonostante l’insussistenza di situazioni e fatti”.
“Noi non abbiamo mai detto che la mafia, la ‘ndragheta non esistano al nord o non esistano sui nostri territori. Ultimi a poterlo dire sono gli amministratori che ne hanno piena consapevolezza.”

“Questa città ha vissuto la cronaca di fatti di sangue per mafia negli anni ‘80. E’ un patrimonio assolutamente noto - ha proseguito - e proprio perchè noto e conosciuto ha dato a questa città la capacità di alzare delle barriere di cui ancora oggi vediamo gli effetti”.
“Siamo stati capaci di costruire alleanze politiche assolutamente disassate rispetto alle maggioranze politiche del Paese, proprio per affrontare, respingere e isolare fenomeni di infiltrazione che si ravvisavano essere in corso nei confronti di alcune forze politiche che allora erano presenti nel nostro territorio”.

Il sindaco ha rivendicato le azioni amministrative per il controllo dei cantieri, degli appalti pubblici e le scelte aperte e con il coinvolgimento della cittadinanza in materia urbanistica.

Non si è tirato indietro quando, esauriti i discorsi, alcuni universitari - Il Foglio Quotidiano alla mano - lo hanno “interrogato” sulla vicenda del terreno di via Principato di proprietà del costruttore Giuseppe Malaspina e del processo in corso.

“Quell’area è, almeno dal 1984, edificabile. Abbiamo soltanto diminuito le volumetrie. Ad aprile 2011 ci è stata presentata dal costruttore Malaspina istanza formale secondo le regole del Pgt senza un metro cubo in più, a cui abbiamo risposto con una delibera di Giunta del 26 febbraio scorso in cui diciamo no, non si procede perchè ciò avrebbe comportato un’iniziativa nostra che non intendiamo prendere”.

“ Mi sono ritrovato sbattuto sui siti con inchieste in corso che coinvolgevano l’Amministrazione semplicemente perchè c’è qualcuno che si spara e si mette le bombe”.

Alla domanda se il pubblico ministero del processo contro i Miriadi ha chiesto al comune gli atti relativi al terreno, Paolo Brambilla ha così risposto:
“Il pubblico ministero non lo conosco, non l’ho mai visto e so che io non c’entro niente col processo. A me non risulta siano stati chiesti atti e non c’è in corso un’indagine sull’Amministrazione Comunale. E’ in corso un processo su fatti criminosi dei cui sviluppi processuali io non ho alcuna informazione se non quello che leggo sui giornali. Se però leggo che la volontà dell’Amministrazione era quella di concedere volumetrie che andavano e venivano, io m’incazzo perchè c’è superficialità nel prendere un’affermazione, fatta da un pubblico ministero o da altra persona non m’interessa, e pubblicarla e costruirci un teorema per cui qui a Vimercate ci sarebbero infiltrazioni come a Sedriano, senza fare un briciolo di verifica”.   

 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »