Malaspina

Le aziende di Malaspina cedute a una società di cartolizzazione. Deserta l'asta per il Villasanta Village

18/10/2016

di Pier Attilio Trivulzio

L'ingombrante edificio di nove piani, alto 29 metri, che da otto anni toglie la visuale delle Alpi agli abitanti delle vie Fieramosca e Leonardo da Vinci rischia di diventare un'altra cattedrale nel deserto come, da un decennio, lo “scatolone” del Magic Movie, multiplex a 15 schermi costruito dentro il parco Grugnorto. Nessuna offerta è, infatti, pervenuta al curatore fallimentare Marco Cordaro per l'immobile e le aree della società Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Andata deserta la prima gara del 27 settembre, il giudice del Tribunale di Monza, Giovanni Battista Nardecchia, ha fissato la seconda gara per per il 6 dicembre alle ore 12.
La base d’asta scende da 6 a 5,5 milioni di euro con rilancio minimo di 50mila euro.

Il piano presentato nel 2006 da Brianza Progetti - la società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano lo scorso febbraio - prevedeva la costruzione su di un'area di 52.605 metri quadrati (ubicata nella zona nord-est del comune di Villasanta) di un hotel 5 stelle, un residence in parte da cedere a studenti universitari, un ristorante, un centro fitness a tariffe agevolate per i residenti, un centro commerciale, autorimesse e parcheggi.
Erano anche previsti, la realizzazione di un “Centro Polivalente per i servizi alla comunità” e il rifacimento della piazzetta Sant'Alessandro, più altri interventi.
La convenzione firmata dal comune nel 2006 con Brianza Progetti, amministrata da Mirella Pauletig, venne subito ceduta alla Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Per questo progetto la società ha ottenuto finanziamenti per complessivi 34 milioni di euro da BNL, Mediocreval, Centrobanca e Monte Paschi. Sugli immobili in via di costruzione sono state iscritte ipoteche a garanzia dei finanziamenti per 20,5 milioni di euro in due tranche da 18,7 e 1,8 milioni.

I primi due permessi di costruire, il n. 20 e il 21, vengono rilasciati nel 2008 dal Comune rispettivamente per il residence e l'hotel; un terzo permesso (n. 32) riguarda le opere primarie e secondarie da realizzarsi a scomputo.
Subito partono i lavori per il residence e l'hotel, non quelli per le opere da realizzarsi a scomputo.
Secondo la convenzione firmata dalla società e dal Comune, parte dei posti nel residence vengono riservati a lavoratori temporanei e a studenti dell'Università di Monza, mentre le aree a standard sono cedute per la formazione di un parco agricolo e per la costruzione della palestra, infine parte dei parcheggi a raso restano a disposizione dell'Amministrazione.

Settembre-ottobre 2009. L'avvocato calabrese Mario Giglio compie un viaggio al nord. Dopo aver visionato a Milano un terreno nella zona di via Ripamonti che ha già ottenuto l'edificabilità a cui è interessato il boss della ‘ndrangheta, Giulio Giuseppe Lampada, si sposta ad Arcore per vedere la villa di via Keplero di Giuseppe Malaspina. Infine si reca assieme ad Adolfo Mandelli a visionare il cantiere di via Fieramosca a Villasanta dove gli operai della Picenni di Comun Nuovo (Bergamo) hanno già eseguito gli scavi e s'apprestano a posare le fondamenta per l'hotel-residence-centro fitness-centro commerciale del Villasanta Village.

Di questo sopralluogo ne parla (intercettato) al telefono con Giuseppe Stefano Tito Liuzzo il 22 ottobre. “A MILANO...VOGLIO DIRE...CI SARA' L'EXPO, CI SARA' IL BOOM....ALLORA AVERE LA CAPACITA' IN VIRTU' DELE AMICIZIE CHE SI RITROVA...(Giulio Giuseppe Lampada – ndr) E NELLA SERIETA' , CREARE ANCHE UNA CORDATA, SE CI SONO LE PERSONE DI CUI SI PUO' CREARE LA CORDATA...”.
Il riferimento sarebbe a Giuseppe Malaspina che Adolfo Mandelli (classe 1961), nato a Vimercate ben conosce avendolo frequentato per anni. Sembra, ma non è certo, che Giglio e Mandelli si rechino alla Gimal in via Fiorbellina ed abbiamo anche un lungo colloquio con il costruttore di Montebello Jonico.

Pochi mesi dopo quella visita, Malaspina chiede al Comune una revisione della convenzione “in considerazione della grave crisi finanziaria del settore” delegando a rappresentarlo Giuseppe Spinelli.

Stranamente però le richieste nulla hanno a che fare con la crisi del settore.
Tra l'altro è bene ricordare che proprio in quel periodo Malaspina ha da poco concluso l'acquisto dell'hotel 5 stelle Ca' Sagredo a Venezia per 33,6 milioni di euro, sempre a Venezia dalla società San Giobbe l'area dell'ex Orto Botanico 10 mila metri a verde, 15mila residenziale (120-140 appartamenti). Un'operazione costata circa 30 milioni di euro e la promessa di Malaspina di riportare “nell'orto piante secolari”. Ora invece il luogo è ridotto in uno stato di completo abbandono.

La richiesta di revisione della convenzione riguarda “la ridistribuzione delle edificazioni che rimarranno di proprietà privata con una maggiore destinazione alberghiera di 8.262 mq e 3.213 mq con destinazione d'uso centro benessere ed acquatico e 3.156 mq per la parte residence. Scende a 365 mq la destinazione d'uso commerciale”.

In ragione dell'importanza dell'intervento – continua il documento che il Consiglio approva il 12 gennaio con 13 voti a favore, 6 contrari e 1 astenuto -, tenuto conto della riduzione di dimensioni del centro acquatico e benessere che dovrà costituire oggetto di agevolazioni tariffarie da applicare a particolari tipologie di utenti l'operatore Vullasanta Village prende l'obbligo di versare 400mila euro a titolo di ulteriore contributo al Piano dei Servizi”.

Dopo la stipula della convenzione modificata Giuseppe Malaspina disattende gli obblighi presi, edifica due piani in più dell'immobile costringendo il Comune a rivolgersi al Tar per farglieli demolire. Le compagnie di assicurazioni si rifiutano di pagare le fideiussioni.

Il sindaco Luca Ornago che ha ereditato dalla precedente amministrazione la patata bollente del Villasanta Village assieme all’Eco City di Villasanta degli Addiamano e alla vicenda della Lombarda Petroli (è attesa la sentenza della Cassazione), ha dichiarato: “Tra un anno scade il piano attuativo e si fa tabula rasa di tutto quanto previsto dal punto di vista urbanistico”.

Già, ma se nessun imprenditore dovesse presentarsi? All'amministrazione resterà soltanto la possibilità di incassare la fideiussione di 2,5 milioni della Allianz. Mentre l'area di via Fieramosca-Leonardo da Vinci resterebbe deturpata dall'ecomostro.

Intanto dal 13 giugno con un annuncio sulla Gazzetta Ufficiale “le società Gimal Hotel, San Giobbe, Ca' Sagredo Hotel, Immobiliare Pirsani, Della Via Gramsci, Delfina Lucia, Ideo, Gruppo Edile Caronno, D'Adda Busca, S.A.G.I., Oberdan Immobiliare, Silene, Mariuccia, Immobiliare Milano, Gestione immobili Alberghieri, Martesana, Gritti non sono più di proprietà di Giuseppe Malaspina. In forza di un contratto di cessione di rapporti giuridici individuabili in blocco , la società unipersonale UTAH SPV ha acquistato pro solution da Unicredit SpA tutti i crediti garantiti e chirografari, diritti ed obblighi”.
UTAH SPV è una società veicolo di cartolizzazione dei crediti.

A breve, quando il pubblico ministero Salvatore Bellomo chiuderà le indagini, avviate col fallimento del Gruppo Edile Caronno e sviluppate dalla Guardia di finanza, Giuseppe Malaspina, che ha già ricevuto l'avviso di garanzia,
verrà probabilmente rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ma altri pesanti capi d'imputazione potrebbero aggiungersi.

Ecco i dettagli della perizia estimativa redatta dall'architetto Fabrizio Bonafede per il Villasanta Village
I 4.528 mq del fabbricatoA1 destinato a hotel (80 camere) di 9 piani più due interrati di 1.521 mq è di 3.593.736 euro; il fabbricatoA2 con destinazione residence 5.668 mq e 796 mq di commerciale vale 4.374.975 euro; fabbricato A3, posti auto e autorimesse di 4.853 mq di cui 4.627 mq da cedere ad uso pubblico valgono 1.302.472 euro.
Valore complessivo di mercato dei corpi 9.271.183, 50 euro.
Decurtazioni ed adeguamenti del valore del lotto:
vizi e difetti -99.400 euro;
Peso convenzionale derivante dall'importo garantito da fideiussioni nel complessivo valore degli impegni convenzionali -1.822.400 euro;
Oneri notarili e catastali -15.000 euro;
Valore di vendita giudiziaria 1.833.595,80 euro
Valore di vendita giudiziaria al netto delle decurtazioni 5.500.787,63 euro.

 

Villasanta - L'ecomostro del Village di Malaspina messo all'asta. Il 27 settembre si aprono le buste

13 settembre 2016

di Pier Attilio Trivulzio

Giuseppe Malaspina presentò all’Expo Italia Real Estate del maggio 2006 tre progetti immobiliari: a Monza, sull'area ex Enel di via Pacinotti, a Como, sui 26.000 metri quadrati del Consorzio Agrario Interprovinciale di Como e Lecco, e a Villasanta.

Cinque mesi dopo, il Comune di Villasanta stipula la convenzione con Brianza Progetti srl per il piano di lottizzazione del “Comparto speciale a destinazione prevalentemente terziaria del Prg in località Sant'Alessandro”.
Intervento significativo sia in termini di riqualificazione urbana che di nuove realizzazioni – annuncia l'assessore all'urbanistica Guido Battistini -. Il sacrificio di un'area libera deciso dall'Amministrazione è giustificato dall'importate ritorno in termini di funzioni e servizi. E' il caso della piscina con annesso centro benessere che sarà oggetto di convenzione mirata, e della palestra di proprietà comunale che dovrebbe essere disponibile per il 2009”.

Dieci anni dopo la piscina, il centro benessere e la palestra promesse da Malaspina non ci sono.
A ridosso delle statali Monza-Lecco e Arcore-Vimercate si erge, però, un ecomostro da 14mila metri quadrati di cemento.

La società Brianza Progetti srl che aveva presentato il piano di lottizzazione, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 29 febbraio scorso con debiti per 1,6 milioni di euro. La Villasanta Village srl di Giuseppe Malaspina, che a ottobre 2007 aveva firmato la convenzione, è fallita il 24 novembre del 2015 con sentenza del Tribunale di Monza.

Il prossimo 27 settembre alle ore 12 nell'ufficio del giudice Giovanni Battista Nardecchia presso il Tribunale di Monza, presente il curatore Marco Cordaro, ci sarà l'apertura delle buste con le offerte per rilevare l'immobile.

L'architetto Fabrizio Bonafede che ha redatto la perizia estimativa, ha fissato il valore di mercato degli immobili a 7,3milioni di euro e quello di vendita giudiziaria a 5,5 milioni.
Il curatore fallimentare ha deciso che le offerte eventuali dovranno partire da 6 milioni di euro.
E' prevista la possibilità di un'opzione per verificare con l'Amministrazione comunale una variante di piano.

Siamo aperti a discutere con l'eventuale acquirente per arrivare ad una veloce risoluzione – dice il sindaco Luca Ornago -. La data del 19 ottobre 2017 è l'uscita dal tunnel del piano attuativo: scadendo il piano si fa tabula rasa di tutto quello che è previsto dal punto di vista urbanistico. Da due anni a questa parte sono perfettamente conscio che non sarà un percorso breve perché nel frattempo è subentrato il fallimento che non c'era quando siamo arrivati noi ad amministrare. Da una parte ha rallentato le cose, ma dall'altra, per lo meno, ha tracciato una carreggiata sulla quale muoverci. Adesso abbiamo un interlocutore col quale ci stiamo rapportando”.

Per Villasanta Village abbiamo in mano due fideiussioni: 2,5milioni dell'Allianz per la palestra di Sant'Alessandro e di 734mila euro della Vittoria Assicurazioni per il completamento delle opere pubbliche sulla piazzetta Sant'Alessandro – aggiunge il primo cittadino -. Lo scorso anno abbiamo chiesto l'escussione ma le assicurazioni si sono opposte. Con l'altra società di Giuseppe Malaspina anch'essa fallita, (la Della via Gransci -ndr) siamo per vie legali. Ci siamo ritrovati che le opere di urbanizzazione che prevedevano parcheggio, laghetto sull'area ora a verde e a bosco erano state eseguite e siamo a buon punto; ma c'è di mezzo la bonifica del terreno e quindi la cessione dello stesso su cui devono essere fatte le operazioni di bonifica. Abbiamo una fideiussione di 159.418 euro già escussa che però non possiamo utilizzare essendo in corso la procedura di cessione del terreno bonificato sul quale devono essere eseguiti i lavori”.
Nel corso di incontri dell'Amministrazione con il curatore fallimentare Marco Cordaro è stata presa la decisione pur mantenendo l'impianto planovolumetrico del progetto in convenzione di dare la possibilità al futuro acquirente di trasformare la destinazione d'uso di parte dell'hotel e del residence in residenza libera mantenendo intatta la quota dello spazio commerciale”.

C'è da dire che l'iter del Villasanta Village è stato fin dall'inizio un percorso ad ostacoli. Da subito vengono presentate richieste di modifica del progetto. Nel 2009, infatti Studio Associato A33 dell'architetto Duccio Battistoni chiede “una nuova minor pavimentazione del centro acquatico e benessere nonché del residence a favore dell'hotel”. Le nuove volumetrie richieste sono: 8.262 mq per l'hotel di cui 5.857 mq per il fabbricato1; 2.404 mq per il fabbricato2 con il centro benessere di 3.213 mq ed il residence di 3.156.
Poiché il centro acquatico e quello benessere prevedevano in convenzione con agevolazioni tariffarie a particolari tipologie di utenti, Villasanta Village, s'impegna a riconoscere la cifra di 400 mila euro da rateizzare tra aprile e ottobre 2010.
E' scontro sull'altezza dell'immobile fissata a 28,90 metri. L'impresa appaltante, su evidente specifica richiesta del Malaspina, innalza l'edificio oltre i 9 piani previsti. Dopo varie opposizioni e costi legali i due piani fuorilegge vengono abbattuti.

Ci sembra giusto ricordare che tutte le Amministrazione che si sono rapportate con le società del Malaspina hanno avuto problemi e sono state obbligate a rivolgersi ai legali per rincorrere ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e alle assicurazioni che ponevano problemi all'escussione di fideiussioni.
Nativo di Montebello Jonico trapiantato in Brianza, base operativa in via Forbellina a Vimercate, il costruttore calabrese viene così descritto dalla rivista Economia Immobiliare uscita nel maggio 2006: “Costruire è un'arte antica che richiede forza, impegno, fatica e tanta passione. Una passione che fin da ragazzo Giuseppe Malaspina ha coltivato con tenacia e costanza....Come ditta artigianale nel 1978 nasce Gimal, nel 1992 espande gli orizzonti dell'azienda rivolgendosi anche al settore pubblico. Oggi Gimal é una solida holding con grandi idee, pronta a misurarsi con gli sviluppi futuri del suo territorio concorrendo alla realizzazione di grandi interventi di riqualificazione urbana e di rinnovo delle periferie con l'obiettivo di partecipare ad un razionale e funzionale sviluppo delle aree abitative”.
La realtà è purtroppo ben diversa. Di quei tre progetti presentati a Expo Italia Real Estate nel 2006 ha avuto esecuzione solo il progetto dell'ex area Enel di via Pacinotti a Monza.
I lavori di costruzione del Villasanta Village iniziati nel 2007 e che avrebbero dovuto essere consegnati nel 2009, hanno lo stop nel 2010 quando le aziende che hanno avuto l'appalto da Malaspina non essendo state pagate abbandonano il cantiere.
Dal 2011 con il fallimento dell'Immobiliare Caronno Prima, seguito nel 2012 dal Gruppo Edile Caronno e nel 2013 dalla Costruzioni Caronno Prima a catena finiscono sotto la lente del Tribunale fallimentare di Monza le altre società: S.A.G.I: a gennaio 2015; Silene a luglio 2015; Halesia, Immobiliare Milano, Immobiliare Mariuccia, D'Adda Busca e Oberdan Immobiliare ad agosto; Delfina Lucia a ottobre; Ideo a novembre; San Giobbe e Immobiliare Pirsani a dicembre.
Lo scorso luglio i giudici fallimentari sono stati impegnati a tempo pieno per le udienze di verifica dei debiti accumulati delle società di Giuseppe Malaspina. Un report di Banca Leonardo del 2011 indicava in 500 milioni di euro l'esposizione bancaria del gruppo Gimal.
In Procura il pubblico ministero Salvatore Bellomo è in attesa delle relazioni conclusive della Guardia di finanza di Monza per decidere in merito ai capi d'accusa da contestare al costruttore calabrese.
 

Brianza - ‘Ndrangheta & edilizia. La telefonata dell’avvocato del clan De Stefano in cui si parla di Malaspina

02/07/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Referente del clan De Stefano per i grandi investimento al Nord, l'avvocato Mario Giglio - condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 8 anni – nell'ottobre 2009 compie un viaggio in Lombardia.
Dopo alcuni appuntamenti a Milano per vedere un terreno di via Ripamonti che Giulio Lampada sta acquistando da Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia nel '97 a palazzo Marino, raggiunge Cologno Monzese e s'incontra con Angelo Raffaele Cantalupo assessore ai lavori pubblici, ecologia e ambiente, leader della lista dei Riformisti (area socialista).

Alle elezioni di giugno in appoggio al sindaco del Pd Mario Soldano aveva candidato Leonardo Vallepersona – per i carabinieri - con precedenti o pregiudizi per associazione mafiosa, estorsione e usura” che aveva raccolto soltanto 83 voti.
Cantalupo gli parla del costruttore Giuseppe Malaspina che ha in atto un progetto di riqualificazione dell'area ex legatoria Torriani: 39mila metri quadrati edificati su 91mila metri cubi.

Il Comune é disposto a consentire alla società Delfina Lucia di Malaspina fino a 110mila metri cubi di edificabilità residenziale in cambio di numerosi benefit: nuova sede comunale, nuova piazza pubblica, 18mila metri quadrati di verde, parcheggio sotterraneo da 600 posti, 63 alloggi popolari, appartamento di 120 mq attrezzato a disposizione delle persone diversamente abili e una palazzina per i servizi sanitari.

Fatti i conti – dice Cantalupo all'avvocato Giglio dopo avergli raccontato che in vista di Expo 2015 Malaspina sta costruendo un mega albergo a Villasantaincasseremo benefici quantificabili in 28milioni di euro. Oltre agli oneri di urbanizzazione”.

Mario Giglio si fa un giro ad Arcore, vede la villa di Berlusconi e la residenza di via Keplero del Malaspina.
Tornato a Reggio Calabria, il 22 ottobre 2009 – intercettato - chiama il pregiudicato mafioso Giuseppe Stefano Livio Liuzzo (condannato a 14 anni e 6 mesi). Parlano di terreni e di quanto serve per l'urbanizzazione. Liuzzo: “...300 al metro, su 10.000 sono 3 milioni”. Giglio: “..voglio dire, ma può anche fare una fideiussione assicurativa, uno lo trova...ci vuole la forza, oggi un'impresa seria...Il gioco vale la candela....Malaspina nipote di Santo Malaspinaovvero iPIO di fossato”,....OMISSIS....ci sono anche imprese di qua che uno potrebbe contattare a chiedere soldi....

MALASPINA.....OMISSIS....il nipote di SANTO MALASPINA (in realtà il fratello - ndr), ….OMISSIS....LO SAPETE CHE HANNO? NON LO SAPETE...OMISSIS..., no, no, no, no, lo dovete vedere negli occhi, dove sta lui, MALASPINA, AD ARCORE, LA VILLA DI BERLUSCONI OMISSIS....UN SOLO APPALTO CHE HA PRESO A COLOGNO MONZESE, che me l'ha detto CANTALUPI (in realtà Cantalupo - ndr), L'ASSESSORE DEI LAVORI PUBBLICI, 28,4 MILIONI DI EURO, per fare,....OMISSIS...MALASPINA E QUEGLI ALTRI, I PIO DI FOSSATO (inteso come quelli che hanno saltato il fosso - ndr), Dio ci liberi, ti spaventi quando vedi questa villa, dici “ma veramente questo è partito da Fossato e si é combinato là?”.

Dunque, sette anni, fa il nome di Giuseppe Malaspina entra ufficialmente in una indagine della DDA. Ora il pubblico ministero Salvatore Bellomo é da due anni impegnato a tempo pieno ad indagare su di lui e le sue società fallite, ma nel 2009 stava completando il puzzle che darà vita a luglio 2010 all'ordinanza “Il Crimine-Infinito” con l'arresto tra gli altri, di Pio Candeloro e Pio Domenico.

Ritroviamo il nome di Malaspina nell'ordinanza Tibet per i rapporti con il cugino immobiliarista Fausto Giordano entrato a far parte dell'associazione di Giuseppe Pensabene, quello della “banca della ‘ndrangheta” di Seveso nel giugno 2011.

Guarda, Fausto, che li bisogna cominciare il cantiere a Besana sennò sono rovinato”, dice il preoccupato Malaspina a Giordano dopo l'ordigno lanciato contro la Progeam di Vimercate della ex moglie Adriana Foti. Giordano: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Degli atti intimidatori contro le società del Malaspina, Giuseppe Pensabene ne parla con Emanuele Sangiovanni “...avvocato, qui c'è un paesano mio che è miliardario (Malaspina Giuseppe)...questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli....solamente ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all'ospedale, gli hanno sparato nelle vetrine, ma tu, una persona così ti puoi permettere a fare questa vita qui? Ci sono calabresi che sono malati dentro....E' inutile che poi per inculare 20-30-50mila euro, vai a perdere nell'arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l'amicizia...c'é gente....chi non é capace , e chi ce l'ha nella pancia, nell'anima che devono essere proprio...devono fottere, e basta”.

Il ritratto che Pensabene fa dell'immobiliarista di Montebello Jonico trasferitosi in Brianza è a tinte forti, a lui interessa “Fottere e basta”.
Ne sanno qualcosa le amministrazioni brianzole (e non solo visto che un grosso bidone l'ha tirato anche a Venezia con la società San Giobbe ) che hanno avuto a che fare con lui e hanno riversato sui contribuenti gli errori d'aver rilasciato a società del Malaspina, messe in liquidazione o finite in fallimento, permessi a costruire.

I muggioresi hanno dovuto sborsare oltre 1,2milioni di euro per quel campo di calcio lasciato incompiuto dalla Selenia srl. Malaspina chiedeva maggior volumetria sull'area residenziale ex Fillattice per completare lavori stimati in ulteriori 300mila euro. Ha inoltre disatteso l'obbligo di realizzare l'area mercato annessa al residenziale creando al Comune di Muggiò un danno di oltre 500 mila euro.

A Muggiò nel 2003 era stata l'amministrazione di destra col sindaco (pdl) Pietro Stefano Zanantoni a trattare con Giuseppe Malaspina la convenzione per l'area ex Fillattice-Cinema Mignon ed a chiedergli di realizzare il campo sportivo sull'area ex Star; nel 2008 a Correzzana un'altra amministrazione di destra, quella di Mario Corbetta, sindaco e assessore all'Urbanistica firma, con la Delfina Lucia, la convenzione per il progetto d'intervento integrato per le vie Principale, Ferrari, Galilei e Sant'Anna che prevede anche la realizzazione del Polifunzionale e un asilo a Villa Teresa.

Mentre le case sono finite e già vendute la realizzazione del Polifunzionale, che avrebbe dovuto essere completato entro la data del 28 novembre 2009, langue.

La giunta concede al costruttore 18 mesi di proroga senza però modificare il termine di ultimazione convenzionalmente previsto, però solo a marzo 2013 il responsabile tecnico geometra Pierluigi Vimercati firma il permesso a costruire e il 22 maggio 2014 certifica che lo stato avanzamento lavori (SAL) che serve per alleggerire le fideiussioni, é dell'11 per cento.

Siamo a un mese dalle elezioni comunali, l'impresa FAV del geometra Lorenzo Favetta riprende a lavorare qualche settimana nel cantiere. Mentre Mario Corbetta di Uniti per Correzzana, torna a sedersi sulla poltrona riservata al primo cittadino. Il 21 luglio l'architetto Fabrizio Amoretti, direttore dei lavori della Delfina Lucia – nel frattempo messa in liquidazione volontaria - chiede all'amministrazione di sottoscrivere un avanzamento lavori del Polifunzionale del 50,1 per cento. E' stato lui stesso a redigere il verbale del sopralluogo al cantiere ed a constatare lo stato di avanzamento; l'ufficio tecnico, supinamente, a sua volta certifica.

Qualcosa però non torna e i due soggetti attuatori anziché pagare aprono un contenzioso con la Delfina Lucia.

Il 16 febbraio 2015 altro sopralluogo e, strano ma vero, la costruzione anziché progredire è più spoglia.
Il SAL certificato scende infatti al 40 per cento. Il balletto di cifre riserva l'ennesima sorpresa a dicembre quando, in vista della pratica di escussione della fideiussione contestata dalla Vittoria Assicurazioni, il solito architetto e direttore dei lavori, Fabrizio Amoretti, allega la documentazione preliminare al collaudo certificando che il SAL non é né 11, né 50,1, e neppure del 40 per cento bensì nel 28,5%.

Insomma, un gran pasticcio che porta ad una sola considerazione: qualcuno ha deliberatamente voluto dare – due volte - una mano a Giuseppe Malaspina. Prima ritardando la consegna del permesso a costruire del Polifunzionale, non già del residenziale, senza modificare il termine di consegna dell'opera previsto dalla convenzione; e poi aiutandolo con dati relativi al SAL. Il tecnico comunale? Il sindaco Mario Corbetta che di Malaspina è amico da anni ed a Correzzana è stato assessore all'Urbanistica?.
Se sarà davvero così lo dirà la Procura di Monza.

Contro la gestione dell'amministrazione Corbetta la lista Correzzana Viva ha inviato due esposti alla Corte dei Conti della Lombardia consegnati anche alla Procura di Monza. Nel secondo esposto i consiglieri di Correzzana Viva denunciano “la grave situazione di diffusa illegalità che, continuativamente, fin dal maggio 2010, grava sull'operato dell'Amministrazione di Correzzana che alla luce di nuove e più gravi evidenze contabili sempre connesse ai rapporti con le società del Gruppo Malaspina supera ormai abbondantemente il milione di euro....Mancato accertamento dal 2010 ad oggi delle tasse dovute dalla Caronno Prima per 54.272 euro.

Nel 2010 Caronno Prima versò solo 2.224 euro di ICI omettendo poi il saldo e di fatto “scomparendo” dall'anagrafica comunale dell'ufficio tributi....Soggetto fantasma come la Delfina Lucia per la quale erano state accertate IMU e ICI impagate per gli anni 2012 e 2013 notificate alla società soltanto ad inizio 2014.
“Tali gravi omissioni ed occultamenti anche nei bilanci comunali per anni – scrivono i consiglieri di Correzzana Viva – hanno riguardato solo le società riferibili al Malaspina”.

I documenti allegati alla denuncia – ricevuti dopo regolare accesso agli atti - sono privi di data, hanno numero di protocollo consequenziale e una numerazione di avviso non progressiva per uno dei due accertamenti.

I consiglieri hanno poi scoperto che tutti i documenti portano la data del 10 maggio 2016, otto giorni prima della richiesta d'accesso agli atti da loro fatta e la stessa del giorno in cui sono stati consegnati dall'ufficio tributi. Alla stessa data l'Amministrazione ha inviato a mezzo di posta certificata ad Affatato Cristina, curatore fallimentare della società Delfina Lucia e a Nelso Tilatti e Renzo Bucci curatori della Costruzioni Caronno Prima l'insinauzione tardiva per 52.000 euro.

Correzzana Viva ha sottoposto alla Corte dei Conti anche la questione della convenzione per la gestione degli impianti sportivi per nove anni con la società EMMECI Snc di Emanuele Milano al canone di 100 (cento) euro al mese anziché di 20/22 mila euro anno. In totale il Comune ha incassato in 9 anni 10.800 euro mentre ESSECI trattiene il corrispettivo dell'affitto dai campi da tennis e della sala riunioni nonché, ovviamente, i guadagni del bar.

 

Edilizia predona in Brianza. La Malaspina nel fianco di Correzzana

di Pier Attilio Trivulzio

Nel marzo di quattro anni fa Correzzana finì per la prima volta sulle prime pagine dei giornali nazionali quando un gruppo di aderenti dell'associazione lecchese no profit Freccia 45 presidiò la sede della multinazionale americana Harlan Laboratories che aveva appena ricevuto dalla Cina 104 macachi destinati alla vivisezione.
Le denunce presentate alla Procura della Repubblica di Monza da Freccia 45 che ha raccolto 24.000 firme contro la vivisezione degli animali, le proteste dell'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla e dell'oncologo Umberto Veronesi portano, a maggio 2014, “alla revoca dell'autorizzazione all'allevamento e allo stabilimento fornitore di primati rilasciata il 21 aprile 2009 e aggiornata al 24 agosto 2011”.


La conferma arriva dal vice sindaco Mario Corbetta, al quale non pare vero di ricevere, grazie a questa vicenda, un (insperato) assist in più per le imminenti elezioni, che infatti lo vedono, con la lista civica Uniti per Correzzana,  eletto sindaco dopo 5 anni da vice, con 840 voti contro i 704 di Ada Giuseppina Civitani (Lista civica Correzzana Viva).

Quella manciata di voti in più gli arrivano proprio dai residenti delle palazzine di via Fermi, confinanti con i capannoni della Harlan, e di via Majorana che sta alle spalle.
La poltrona di sindaco, il dottor Corbetta l'aveva già avuta per dieci anni dal 1999 al 200. Dopo che per legge deve abbandonarla e passa i seguenti cinque anni a fare il vicesindaco e assessore all'Urbanistica  finalmente può riaccomodarsi sulla poltrona di primo cittadino tenendosi anche l'assessorato al Bilancio e dal gennaio 2016, a seguito di rimpasto di Giunta, si riprende anche la delega all'Urbanistica.
Chi meglio di lui può infatti occuparsi di urbanistica dal momento che é il business di famiglia, con la SER.DE.CO srl (sede alle Torri Bianche di Vimercate) che a Correzzana – tra il 2005 e il 2010 - ha costruito a ridosso del Municipio, in via don Grisostomo, 14 appartamenti.
In quegli anni di grande consumo del territorio corezzanese a costruire abitazioni nel paese che conta 2.878 abitanti erano la SER.DE.CO. della famiglia brianzola dei Corbetta e la Delfina Lucia del calabrese di Montebello Jonico, Giuseppe Malaspina. Quest’ultimo un gigante se confrontato con i Corbetta, anche se é poi Mario Corbetta, direttore della Salmilano, a tenere le redini dell’urbanistica. 

Malaspina realizza i complessi residenziali I Pioppi, ville a schiera da 200 a 400 mq (anche con piscina) in vendita da 530 mila euro, Al Parco in via Majorana angolo via Principale, e Corabella, bi-tri-quadri locali da 60 a 130 mq e uffici da 120 mila euro in su.

Concentriamoci sulle palazzine Corabella realizzate dalla società Delfina Lucia e messe in vendita dalla Progeam che è sempre di Giuseppe Malaspina.
La convenzione prevedeva la realizzazione di un poliambulatorio e di un asilo.
Il poliambulatorio è ancora da completare, l'asilo si è dissolto perché a Correzzana sembra non nascano più bambini.
É proprio di pochi giorni fa la decisione presa dalla Giunta di escutere la fideiussione con la Vittoria Assicurazioni non già per 797.735 euro come previsto bensì accettando una cifra inferiore ai 600 mila euro.
Al Corabella la Progeam vende nove appartamenti comprese le mansarde che a lui, a Malaspina, piacciono tanto. Il perché è molto semplice.
In sede di costruzione alza la cubatura prevista dal piano integrato d'intervento approvato e quando l'amministrazione gli contesta l'illecito – e lo trascina in Tribunale come ha fatto l'architetto Vittoria Giglio per il complesso di Besana Brianza, area ex stabilimento Salmilano, s'appella al Tar, va fino al Consiglio di Stato per allungare i tempi ed intanto blocca i lavori delle opere di urbanizzazione.
Giochino già fatto anni prima a Muggiò sull'area ex Fillattice dove ha bloccato i lavori del campo sportivo previsto in convenzione per una controversia di 300 mila euro: pretendeva in cambio cubatura aggiuntiva che gli avrebbe fatto guadagnare 2 milioni di euro. L'amministrazione del sindaco Carlo Fossati gli ha risposto un secco no e allora, per ripicca, non soltanto ha stoppato i lavori del campo ma anche l'area mercato annessa al complesso residenziale e l'amministrazione comunale (col sindaco Pietro Stefano Zanantoni succeduto a Fossati) ha poi usato 1,2 milioni di euro dei contribuenti per completare il campo di via 1. Maggio e l'attuale sindaco, Maria Arcangela Fiorito, ha finalmente potuto escutere soltanto pochi mesi fa, la fideiussione di 375 mila euro.
Ma intanto i lavori per completare l'area mercato richiederebbe l'aggiunta di almeno 500 mila euro.
A Villasanta uguale storia con la società Della via Gramsci e problemi con la Villasanta Village per l'albergo mai completato, realizzato con due piani in più che ancora non sono stati abbattuti. L'eco mostro è lì, immagine dell'azienda di Giuseppe Malaspina che ha decine di altre società messe in liquidazione e prossime al fallimento.

Il Gruppo Edile Caronno con debiti per oltre 44 milioni e un'irrisoria percentuale di crediti chirografari, é il primo dei fallimenti finiti sul tavolo del pubblico ministero Salvatore Bellomo assieme a migliaia di documenti e intercettazioni autorizzate dall'Autorità giudiziaria negli ultimi quattro anni. Alcune molto compromettenti e che rivelano i rapporti di Malaspina con personaggi già condannati nelle inchieste Infinito e Tibet sulla presenza della ‘ndrangheta in Brianza e Lombardia.Ma questa è una storia che approfondiremo.

Ma torniamo al complesso residenziale Corabella di Corezzana dove nove famiglie di condòmini hanno dovuto rivolgersi alla magistratura, vincere la causa con la Delfina Lucia e quindi insinuarsi nel fallimento per oltre 45 mila euro “Da quattro anni e mezzo aspettiamo che l'ascensore venga messo in funzione, abbiamo i pannelli solari ma non servono a nulla perché la caldaia non è stata completata e sul tetto non possiamo mandare il carpentiere mancando il dispositivo salva vita. A nostre spese ci sono stati agganciati i contatori dell'elettricità: ogni richiesta alla Delfina Lucia d'avere il contatore personale è stata disattesa fino a quando, stanchi di restare agganciati al contatore del cantiere, non ci siamo rivolti alla magistratura che ci ha dato ragione; così anche per le spese condominiali che da due anni la società non paga e quindi siamo stati noi condòmini a doverle anticipare... Vogliamo parlare del lavoro di gestione delle acque? Fatto male tanto che basta un forte acquazzone e i box s'allagano ed in quanto al cancello d'ingresso è pericoloso. Eppure Delfina Lucia per anni ci ha chiesto la divisione delle spese condominiali . Guardi, qui al Corabella la maggior parte degli appartamenti sono invenduti e molti neppure completati”, racconta a Infonodo una condomina giustamente arrabbiata che conclude: “Non voglio andarmene, ma se decidessi di vendere non potrei. L'appartamento è invendibile avendo l'immobile mille difetti”.
Un architetto che ha acquistato direttamente da Giuseppe Malaspina
si lamenta con lui. “Guarda Giuseppe che mi hai venduto un bilocale facendomi pagare la casa come trilocale e da quattro anni pago un 4 per cento di millesimi in più di spese”.
I metri quadrati di un appartamento o i millesimi in più conteggiati sono un vero e proprio cavallo di battaglia delle società del Malaspina. Basta leggere quanto scritto nella delibera della III sezione del Tribunale civile di Monza (presidente Alida Paluchowski) del 19 settembre 2012 che revoca l'ammissione al concordato del Gruppo Edile Caronno e dichiara il fallimento: “...adozione metodologicamente sbagliata nella stima dei beni, quali il calcolo delle parti comuni (in taluni casi fatti in metri quadrati piuttosto che con l'attribuzione di millesimi); il calcolo delle metrature di alcuni immobili (risultate dai rilievi in loco con superfici inferiori rispetto a quelle dichiarate in perizia); il calcolo dei coefficienti di abitabilità (non essendo stato applicato il coefficiente ridotto per l'altezza media nelle mansarde sottotetto)...”
Insomma, qualche appartamento venduto aveva metrature gonfiate. La società guadagnava di più, l'acquirente ci perdeva e s'accorgeva dell’inghippo soltanto quando aveva deciso di vendere, cioè troppo tardi.
Per la cronaca, oltre alle citate Gruppo Edile Caronno e Delfina Lucia i dossier giacenti in Tribunale riguardano queste società in liquidazione o in attesa di concordato del gruppo di Giuseppe Malaspina: D'Adda Busca, Gestione Immobili Alberghieri, Villasanta Village, Immobiliare Pirsani, Della via Gramsci, San Giobbe, Ideo, Silene.

Processo Miriadi - Per la Cassazione non era tentato sequestro. Le pene verranno ridotte

di Pier Attilio Trivulzio

Occorrerà attendere le motivazioni, ma per la Cassazione non fu tentato sequestro bensì condotta estorsiva violenta quella di Giovanni Miriadi e Mario Girasole che nell'ottobre di quattro anni fa cercarono di caricare sulla loro Mercedes il costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.

Per i giudici della 2/a sezione della Corte di Cassazione, l'azione di Miriadi e Girasole era finalizzata ad ottenere dal fratello di Carlo, Giuseppe Malaspina, con una condotta estorsiva violenta la proprietà del terreno di via Principato a Vimercate che rivendicavano quale proprietà del loro padre Assunto.

Per questo motivo, pur ritenendo valido il piano accusatorio, i giudici romani, hanno rinviato al Tribunale di Milano le sentenze di primo e secondo grado impugnate dai difensori degli imputati, vale a dire quella pronunciata il 25 novembre 2013 dal Tribunale di Monza (collegio giudicante Letizia Brambilla, Emanuela Corbetta, Pierangela Renda; pm Marcello Musso) e quella della Corte d'Appello di Milano del 17 giugno dello scorso (collegio giudicante Piero Gamacchio, Jole Milanesi, Alessandra Galli; pm Dello Russo) chiedendo che una diversa sezione di Corte d'Appello provveda a riformulare il conteggio delle pene e alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti civili.

Soprattutto i magistrati romani hanno bacchettato i colleghi milanesi “in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche” a Isidoro Crea, tuttora agli arresti domiciliari.

L'avvocato Andrea Orabona, aveva presentato istanza per la revoca del provvedimento al suo assistito Isidoro Crea nel corso dell'udienza del 17 luglio 2014 davanti al Tribunale di Monza (dopo avere inizialmente chiesto il patteggiamento) che però non era stata accolta nonostante il fatto che Crea, incensurato, aveva un lavoro stabile ed il suo datore di lavoro aveva espresso giudizi lusinghieri su di lui suo definendolo “preciso, coscienzioso e sempre presente”.

Secondo i giudici d'Appello “I pregressi rapporti di Isodoro Crea con Giuseppe Malaspina non indeboliscono, anzi esaltano gli elementi di prova”.

Proprio perché – aggiungono – prima di apportare un decisivo contributo causale all'azione intimidatoria dei Miriadi, Crea si era prestato ad aiutare i Malaspina; i fratelli (Carlo, Giuseppe e Antonio Malaspina – ndr) tenevano indenne l'odierno appellante da ogni conseguenza dopo i fatti. Davvero improvvido, dunque, risulta l'insistere delle difese sui pregressi rapporti del Crea con le persone offese. Così come improvvido è risultato da parte di Crea tentare nelle dichiarazioni spontanee rese di prendere le distanze dai Miriadi”.

In merito alla vicenda dell'ottobre 2011 che ha visto protagonista Carlo Malaspina, in Appello Giovanni Miriadi aveva riferito “che altre ragioni inerenti i propri rapporti personali con la vittima lo avevano spinto, nel caso di un incontro casuale, ad aggredirlo fisicamente”. Dunque, è scritto nella sentenza di secondo grado “non tentativo di sequestro ma dolo d'impeto di lesioni”.
Argomentano i giudici: “Il fatto però è corroborato da un vero e proprio tentativo di sequestro con l'esclusione di una semplice aggressione fisica perchè non è stata l'impressione che la vittima ha avuto. D'altra parte non è verosimile che i due imputati possano avere usato violenza fisica semplicemente con la finalità di riscuotere un presunto credito tra l'altro assai risalente nel tempo in considerazione dei rapporti amicali pregressi e pacificamente provati in atti
I testi Deni, Filippelli e Zaza non avevano parlato di percosse; era stato quell' aiuto ad entrare nella vettura che aveva focalizzato le rispettive informazioni testimoniali”. E ancora: “Nel caso di specie non è stata raggiunta la prova che la liberazione della persona offesa sarebbe stata subordinata al trasferimento della proprietà del terreno di cui si discute. Dal punto di vista delle condotte appare incontestabile, alla luce delle risultanze probatorie, che la condotta posta in essere da Giovanni Miriadi e Mario Girasole fosse destinata a privare la vittima della sua libertà personale”.

In Appello l'avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole aveva detto: “La sentenza (di primo grado – ndr) aveva escluso le finalità estorsive delle condotte qualificate come tentato sequestro. La condotta di Mario Girasole restava in buona sostanza avulsa e non conferente con l'attività relativa all'acquisizione del noto terreno di Vimercate”.

Dichiarazione che non aveva però trovato d'accordo i giudici.
Per loro: “Scatta il movente di quello che non è due spintoni e via, ma un vero tentativo di sequestro che avrebbe caratterizzato quelli che si chiamano sequestri lampo. Di lì a poco perchè il rogito (del terreno di via Principato a Vimercate – ndr) doveva essere firmato il 31 ottobre, fine mese, ed avrebbe comportato l'incasso di una rilevante somma”.

Non si può che confermare la sentenza impugnata anche in riferimento al trattamento sanzionatorio, salvo per Miriadi Vincenzo la correzione di alcuni calcoli nei quali il primo giudice è incorso e per Giovanni Miriadi gli effetti del riconoscimento del vincolo della continuazione per tutti i reati. La pena da infliggere a Vincenzo Miriadi non è quella di 12 anni e 13.500 euro di multa ma di 11 anni e 6 mesi. Non vi è motivo alcuno per la concessione delle attenuanti generiche, si aggiunge che era proprio Vincenzo Miriadi ad intrattenere rapporti con Foti Giuseppe ed altri personaggi gravitanti nell'ambiente della criminalità organizzata”.

La pena comminata a Giovanni Miriadi è stata di 14anni 9 mesi, 15.200 euro di multa; a Mario Girasole 8 anni 11 mesi e 10.000 euro di multa; Isidoro Crea, 4anni 4 mesi e 5.000 euro multa.

Per Crea Isidoro – scrivono i giudici milanesi - si è tenuto conto delle circostanze attenuanti mentre non è stato giustamente valorizzato tale elemento per la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il Tribunale ha sottolineato il causale apporto rilevante del Crea e per questo motivo il trattamento sanzionatorio applicato al Crea merita dunque di ricevere conferma”.

Questo passaggio non ha trovato d'accordo i colleghi della Corte di Cassazione che hanno rinviato gli atti a Milano. Chiedendo altresì di rivedere la liquidazione alle parti civili che in Appello erano state fissate in 3.000 euro per Giuseppe Malaspina e 3.000 euro per le restanti parti civili. In primo grado il Tribunale aveva deciso la liquidazione di 25.000 euro a Giuseppe Malaspina e 20.000 a Carlo Malaspina.

 

Vimercate - Confermata in Appello la condanna per i Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea

di Pier Attilio Trivulzio

Dieci ore di udienza martedì in Corte d'Appello a Milano (Presidente Piero Gamacchio, pubblica accusa il sostituto procuratore generale Ugo Dello Russo) e pene leggermente ridimensionate per Giovanni e Vincenzo Miriadi, Mario Girasole ed Isidoro Crea accusati “in concorso tra loro e con soggetti rimasti ignoti” del tentato sequestro di Carlo Malaspina e degli atti intimidatori contro società del gruppo Malaspina, compreso lo scoppio di un ordigno esplosivo presso la sede della Progeam, società di cui è titolare Adriana Foti, moglie separata di Giuseppe Malaspina.

Per Giovanni Miriadi e Mario Girasole anche il possesso d'armi e munizioni; rispettivamente una Beretta calibro 7,65 e una Beretta calibro 9 corto.
Il Tribunale ha, inoltre, accolto la richiesta della accusa e ha confermato l'aggravante del metodo mafioso (articolo 7).

Erano passate le 20 quando il presidente Paolo Gamacchio ha dato lettura della sentenza: pena ridotta da 16 anni e 9 mesi a 14 anni e 9 mesi per Giovanni Miriadi; da 12 anni a 11 anni e 9 mesi per Vincenzo Miriadi; da 11 anni e 7 mesi a 8 anni e 11 mesi per Mario Girasole. Nessuno sconto invece per Isidoro Crea, condannato a 4 anni e 4 mesi, che dopo il periodo di carcerazione è ora ai domiciliari.
I legali di Crea, Andrea Orabona e Federico Bevilacqua, sarebbero intenzionati a chiedere per il loro assistito soltanto l'obbligo di firma.

I difensori dei fratelli Miriadi e di Crea hanno chiesto ed ottenuto anche l'acquisizione di tutta la documentazione raccolta dalla DDA comprese le intercettazioni telefoniche e ambientali riguardanti i rapporti tra Giuseppe Malaspina e Fausto Giordano, arrestato su ordine del giudice Simone Luerti nell'ambito dell'inchiesta sulla “banca clandestina” di Seveso al cui vertice c'era Giuseppe Pensabene, originario di Montebello Jonico e co-reggete della locale 'ndrangheta di Desio.

Fausto Giordano da sempre é in affari con Giuseppe Malaspina - aveva di fatto un ufficio nella sede Gimal di via Fiorbellina a Vimercate oggetto di intercettazioni telefoniche e ambientali per quasi un anno a partire dal novembre 2011 – tanto che Malaspina si rivolge a lui non appena si fanno vivi i Miriadi con le loro richieste di denaro.

Il fratello di quello che ha sparato con il mitra...che è già andato in vacanza (in galera NdR)”, con queste parole, Fausto Giordano individua Malaspina in una conversazione con Marcel Astolfi - anche lui arrestato con la compagna Cinzia Di Mauro e in precedenza condannato a 5 anni e mezzo di reclusione dal Tribunale di Monza per la bancarotta del gruppo Metalli Preziosi/ Lares Cozzi di Paderno Dugnano. E poi riferendosi al fatto che ignoti hanno sparato contro la sede della Gimal, società di Giuseppe Malaspina, aggiunse: “perché non pagano”.

In un’altra intercettazione ambientale Giuseppe Pensabene avrebbe ricostruito in questo modo i motivi degli attentati alle società di Malaspina:
Qui c’è un paesano mio che è miliardario (Giuseppe Malaspina, NdR) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”.

Entro fine mese verrà depositata in cancelleria la sentenza d'appello, gli imputati avranno tempo fino al 31 luglio per ricorrere in Cassazione.

Vimercate - Miriadi condannati in appello

di Stefania Totaro da il Giorno del 18/06

PENE lievemente più basse ma accuse confermate, compresa l’aggravante del metodo mafioso. Questa la sentenza decisa dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di Giovanni Miriadi, del fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e del cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. Le condanne sono passate da pene tra i 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione inflitte dal Tribunale di Monza a pene tra 14 anni e 9 mesi e 8 anni e 11 mesi di reclusione. Confermata invece la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata per Isidoro Crea. Gli imputati sono accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dai Miriadi, che sostengono di avere solo voluto i soldi che spettavano loro.

A CHIEDERE nel processo al Tribunale di Monza l’applicazione dell’aggravante del metodo mafioso inizialmente non contestata era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso (che aveva però chiesto complessivamente condanne da 27 a 12 anni di reclusione) che aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori dell’aula di Giustizia. La difesa degli imputati presenterà ancora ricorso.
stefania.totaro@ilgiorno.net

Muggiò - Lo Stile Zanantoni. La gestione urbanistica del candidato sindaco che corre per il terzo mandato

di Pier Attilio Trivulzio

Tra Ici non pagata e ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, il “cubo di cemento” fatto costruire dall'amministrazione Zanantoni dentro al parco del Grugnotorto alla società Tornado Gest di Felice Vittorio Zaccaria - dichiarata fallita dal Tribunale di Monza nel gennaio 2010 con debiti per 56milioni di euro - è finora costato ai muggioresi oltre 2,5milioni di euro, ma il conto finale rischia d'essere ancor più salato.

Per il fallimento della Tornado Gest, Zaccaria è stato condannato in primo grado a 5 anni, la moglie, Aldina Stagnati, amministratrice della società, a 4 annni.

Saverio Lo Mastro, subentrato alla Stagnati nella proprietà - di fatto trasformando il multisala in una lavatrice della ’ndrangheta - e Stefano Firmano che a Lo Mastro aveva ceduto le quote societarie, hanno patteggiato rispettivamente a 4 e a 3 anni di reclusione.

Assolto invece il cinese Song Zhicai che a Zaccaria aveva versato 2,6 milioni di euro, primo anticipo per entrare nella proprietà dell’immobile trasformato nel frattempo in un Cinamercato.
In autunno è previsto a Milano il processo d’appello.

Storia lunghissima quella della costruzione del multisala, immaginato da Felice Zaccaria (procuratore della società) già nel 1990 dopo aver acquistato da Bozzi e Falsone i terreni agricoli che erano stati dei marchesi Casati Stampa.

All’inizio il multisala doveva avere 5 sale cinematografiche che diventano 9, sei anni dopo, quando Tornado Gest chiede al Dipartimento dello Spettacolo il parere per la realizzazione.
Il 9 maggio 1997 il direttore Cristina Criscuolo risponde che “è stato espresso in via preliminare parere favorevole, limitando a 1500 il numero dei posti autorizzabili” e aggiunge “[..] entro il termine non prorogabile di fine febbraio 1998, Tornado Gest dovrà presentare istanza al Comune di Muggiò ed inviarne copia al Dipartimento”.

Il 30 luglio 1997, Zaccaria presenta la richiesta in comune per realizzare sull'area del Grugnotorto “strutture finalizzate ad un centro sportivo, culturale con multisala cinematografica, piscina con spazi per il benessere e il tempo libero annessi con l'utilizzo del verde per l'attività all'aperto quali minigolf, percorsi vita, tennis e calcetto, con la dotazione dei necessari servizi e strutture inerenti”.

Il 14 maggio 1998, il sindaco Stefano Rijoff scrive alla Tornado Gest che “la Commissione edilizia riunitasi il 15 marzo 1998 ha espresso parere contrario al rilascio della concessione edilizia”.
Zaccaria non ci sta e dà mandato all'avvocato Bruno Santamaria di ricorrere al Tar della Lombardia.
Il tribunale si esprime (sentenza n. 4151 del 2000) pochi mesi dopo la vittoria elettorale (con i voti di An e Forza Italia) di Pietro Stefano Zanantoni, dando ragione al costruttore.

Da allora, il neo sindaco Zanantoni avrà buon gioco nel raccontare che il Tar “lo ha obbligato” a far costruire il multisala.
La realtà è un po’ diversa. Quello che Zanantoni non dice é che Felice Vittorio Zaccaria ha vinto soltanto perché scrive il Tar: “L'affermazione errata circa la possibilità di utilizzazione delle aree fatta dalla società ricorrente (Tornado Gest – ndr) non è stata smentita nemmeno dalla difesa comunale e, conseguentemente, il Tar non ha potuto che giungere alla conclusione di cui alla sentenza”.

Precisano i giudici amministrativi che “la zona (sulla quale avrebbe dovuto essere costruita la multisala – ndr) è destinata a parco pubblico territoriale. Essa sarà realizzata secondo modalità stabilite a livello consortile. In attesa della costituzione dell'apposito Consorzio vi è consentita l'utilizzazione agricola con esclusione di qualsiasi utilizzo a scopo residenziale”.

Il legale della Regione, Graziano Dal Molin, al quale Zanantoni si rivolge chiedendo un parere, il 5 settembre 2000 scrive che il Comune di Muggiò “può impugnare davanti al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale la sentenza prospettando in maniera completa quanto avrebbe dovuto essere esplicitato e soprattutto illustrando la normativa che vieta, in attesa della formale costituzione del Consorzio, un utilizzo delle aree diverso da quello agricolo”.
Dal Molin non nasconde che “la riforma della sentenza in esame è un obiettivo difficile da raggiungere, con l'ulteriore rischio di esporre l'Amministrazione Comunale ad un maggior danno”, ma aggiunge: “Quanto sopra affermato non giustifica comunque l'assunzione di un atteggiamento passivo e acquiescente”.

L'opposizione – che aveva raccolto 3.000 firme contro la realizzazione del cinema multisala - chiederà alla Giunta Zanantoni di andare al Consiglio di Stato, Zanantoni farà spallucce non intervenendo nemmeno quando verrà a sapere che nel luglio 2001 Zaccaria ha falsamente dichiarato con un'autocertificazione inviata al Dipartimento Generale per il Cinema, Divisione IV del Ministero per i beni e le Attività Culturali, d'essere in possesso della licenza edilizia.

Intanto, dentro al parco del Grugnorto, Tornado Gest ha già scavato un’enorme buca non per costruite 5 o 9 sale, ma 15.
Già, 15 e proprio Zanantoni gli ha da una mano raccontando in consiglio comunale d'aver letto su Il Sole24 Ore che soltanto il multisala con tante sale può economicamente stare in piedi. In realtà il quotidiano riportava un'inchiesta che affermava esattamente il contrario. I lavori senza autorizzazione vengono comunque bloccati.

Dopo una movimentata serata di consiglio, il 28 febbraio 2002, la costruzione del multiplex passa. Ai consiglieri che chiedono se la votazione riguarda 5, 9 o 15 sale nessuno risponde.
L'assessore Sandro Sisler ripete, invece, come un mantra “stasera andiamo a votare l'acquisizione di 330 metri quadri di verde e la manutenzione per 10 anni”. E Zanantoni invita tutti ad una biciclettata per ammirarare i lavori una volta finiti. Sono passati 12 anni da quella sera.. Qualcuno potrebbe prima delle elezioni invitare Zanantoni e i muggioresi a farsi un giro attorno alla zona di parco deturpato.

Il piano integrato d'intervento per le 15 sale viene approvato il 2 maggio 2002. La convenzione è stata preparata dal notaio Luigi Andrea Falce e prevede nel caso di “inadempimento di una qualunque delle obbligazioni assunte o il mancato rispetto dei termini, la risoluzione di diritto del presente contratto”.
L'operatore – scrive l'architetto Vittoria Di Giglio alla Giunta – ha dato inizio ai lavori mentre ha disatteso l'obbligo previsto nella clausola risolutoria espressa comportando automaticamente la decadenza della convenzione e l'abuso edilizio costituito dall'esecuzione dei lavori in assenza di titolo. E' stata quindi emessa ordinanza di sospensione dei lavori e con la decadenza della convenzione l'operatore non ha più titolo per edificare”.

Il 4 giugno 2003 la Giunta Zanantoni decide la risoluzione della convenzione con Tornado Gest, poi però, inspiegabilmente, tornerà sui suoi passi firmando la nuova convenzione pochi mesi prima delle elezioni 2004.

Mentre la Tornado Gest scava per costruire il multisala, Zaccaria propone un Programma Integrato d'Intervento per un’altra sua proprietà, il Palazzo Taccona Bertoglio d’Adda.
Il Piano prevede per l’antico edificio “una destinazione parte residenziale, parte commerciale e uffici, mediante svuotamento della parte centrale del palazzo dal primo al terzo piano e traslazione del relativo volume a sud dove è prevista la realizzazione di un nuovo edificio residenziale a tre piani”, come scrive in una lettera inviata il 5 aprile 2001 al comune di Muggiò, l'allora l'amministratore della società Stefano Firmano.

Otto mesi dopo (16 dicembre 2001) avviene il crollo parziale della facciata del Palazzo Taccona.
Il comune chiama l'ingegner Mauro Cattaneo e gli affida la relazione tecnica sul crollo. Cattaneo scriverà: “Secondo le affermazioni dei rappresentanti della proprietà, raccolte direttamente dallo scrivente, a far tempo dalla fine dello scorso mese di luglio 2001 ogni opera connessa ai lavori in corso è stata sospesa in ragione delle precarie condizioni di stabilità dell'immobile [...]
A malincuore, in ragione del significato storico dell'immobile e del suo valore di testimonianza per la comunità di Muggiò e non solo, ritengo quindi di poter suggerire solo un intervento di abbattimento”.

Di altro tenore la valutazione della Soprintendenza che era, nel frattempo, scesa in campo per tutelare l’edificio vincolando l’edificio nel gennaio del 2002.

Il 4 febbraio 2002 la Soprintendente Carla Di Francesco che ha ricevuto la relazione dell'ingegner Lorenzo Jurina scrive, infatti, al sindaco Zanantoni invitandolo ad “emanare una nuova ordinanza che revochi la precedente del 19 dicembre 2001 e disponga invece l'esecuzione delle opere di messa in sicurezza dell'edificio”.

A mio giudizio – è scritto nella relazione di Lorenzo Jurina - il crollo è un fatto locale che poco ha a che vedere col grado di stabilità globale dell'edificio. La stabilità di Palazzo Taccona, per tutto quanto ho osservato, resta nella norma degli edifici coevi [...] La demolizione non è la soluzione da suggerire tenuto conto del valore storico dell'edificio. Ritengo che si possa – o aggiungerei che si debba - pensare ad un intervento di messa in sicurezza e successivo consolidamento e restauro conservativo”.

L'intervento diretto della Soprindentenza ha consentito la conservazione dell’antica dimora alla quale la società di Zaccaria voleva come dire, cambiare i connotati.

Infatti è scritto nel documento inviato da Firmano al comune “la nostra proposta di Piano integrato è determinata dalla constatazione che il Progetto di Restauro e Risanamento conservativo in corso di realizzazione, conforme alle prescrizioni del Prg ha avuto un impatto negativo con il mercato”.

Insomma, restaurare e risanare Palazzo Taccona secondo le prescrizioni del Prg sarebbe stato troppo oneroso. Meglio quindi stravolgere il progetto originario, demolire tre piani ed edificare una costruzione aggiuntiva sul retro.

A compensare la mancata distruzione di Palazzo Taccona, Zanantoni verrà in soccorso del “povero” costruttore “mettendogli a disposizione” l'area di via Leoncavallo dove da un paio di mesi è stato inaugurato il nuovo mercato in precedenza previsto in via Casati a fianco dell'ex Fillattice, area recuperata come residenziale da Giuseppe Malaspina.

Non si è ben capito se a suo tempo il progetto delle villette a schiera di via Leoncavallo finì in Regione e poi si è perso o cosa sia accaduto. Quel che è certo è che Zaccaria iniziò a vendere sulla carta intascando gli anticipi. Le villette però non furono mai realizzate. In tanti in questi anni si sono rivolti in Comune chiedendo ai funzionari informazioni sull'esistenza del progetto e su come recuperare gli anticipi versati per quelle villette fantasma, qualcuno quei soldi ancora li aspetta.

Ma la storia dei due mandati di Zanantoni non è ancora completa.
C'è, ad esempio, la questione del campo sportivo di via 1. Maggio legato alla realizzazione dell'ex Fillattice con quella fideiussione di 375mila euro per le opere di urbanizzazione dell'area mercato annessa al residenziale di via Casati che il sindaco Zanantoni a distanza di dieci anni non ha ancora escusso da Giuseppe Malaspina per le difficoltà finanziarie in cui si trova il costruttore.

Una delle sue tante società, il Gruppo Edile Caronno SpA è stata, infatti, dichiarata fallita con un buco di 44milioni di euro.

Il 25 febbraio di quest’anno, dopo lunghissima attesa, la Giunta Zananatoni ha preso la decisione di “attivare procedimento di escussione fideiussoria ed azioni di recupero crediti per somma residua non coperta”. Nel frattempo però il costo di sistemazione dell'area ormai ex mercato di via Casati è lievitata a 850mila euro.

L'area mercato è al tempo stesso una comodità e un disagio (rumore all'alba degli ambulanti) per i residenti. Se poi il mercato è previsto sull'area che fronteggia una palazzina di due piani in costruzione nella quale – febbraio 2009 – il sindaco Zanantoni ha acquistato un appartamento da 200 metri quadri firmando l’atto nell’ufficio Tecnocasa dell’amico Antonio Caggia all'epoca candidato della lista “Brianza 2009 per il bene di Muggiò”, è bene che lo si decentri in un altro luogo. Come effettivamente è stato fatto spostandolo nell’area di via Leoncavallo.
La stessa che il funzionario di banca e sindaco di Muggiò Pietro Stefano Zanantoni aveva verbalmente (?) concesso a Felice Vittorio Zaccaria.

L'immobile di via Casati, ora venduto come Residenza Victoria, è ancora da ultimare. La società Edilizia & Ambiente che lo stava costruendo, dichiarata fallita dal Tribunale di Monza, era amministrata da Franco Quitadamo che possedeva la metà delle quote, l'altra metà era della moglie di Andrea Simone Zaccaria,(figlio di Felice Vittorio) che lavorava nel cantiere. Quando compare sulla stampa la notizia che la casa la sta costruendo Zaccaria, Zanantoni, immediatamente, oscura il suo sito web “Brianza 2009”.

Troppo lunga sarebbe raccontarvi la storia di questo immobile e per questo vi rimandiamo all'articolo pubblicato da infonodo.org nell’aprile 2012 (vedi La casa di Zanantoni la costruiva Zaccaria ).

Qualche particolare interessante però lo aggiungo.

Ad acquistare i terreni su cui è in costruzione la Residenza Victoria è stato Fabio Stellittano ex proprietario del Bar Italia che, ceduto il bar alla FA.MAR Sas di Stella Zannino, ha aperto un locale di fronte, su via Gatribaldi. Che prima di diventare l'attuale Good Morning è stata sede di “Brianza 2009”.

Se ne deduce che Pietro Zanantoni conosce molto bene Fabio Stellittano e del resto questi il 1. ottobre 2007 dove va chiedere i quattro assegni circolari di 110.833 euro ciascuno intestati rispettivamente a Cassina Angela, Cassina Luigia, Cassina Rinaldo e Colzani Paolo Emilio che servono per acquistare da il terreno di via Casati? Alla sede di Milano della Banca Popolare di Sondrio dove lavora come funzionario Pietro Stefano Zanantoni. Solo una combinazione?

Quando poi il 7 febbraio 2008 (delibera n.7) il Consiglio va a votare la variante per la riperimentazione di una zona piccola dell'area, Zanantoni si astiene. Quando invece vengono votate le osservazioni esce dall'aula.

Fabio Stellittano acquista anche tre appartamento a Cascina Faipò.
Vi chiederete che c'è di strano. Lo strano è che gli appartamenti avrebbero dovuto essere prima proposti agli inquilini residenti.

Non esiste alcun documento ufficiale che provi che è stata comunicata loro l'offerta d'acquisto.

E ancora: dove sono finiti i soldi introitati per quei 3 appartamenti ed altri venduti e gli affiti incassati, che per legge devono essere impiegati unicamente per la manutenzione del patrimonio immobiliare Erp? Certamente dentro il bilancio, si, ma sotto quale voce? Quale documentazione relativa è stata inviata alla Regione? Le ultme notizie riferiscono di un nuovo sistema contabile in forma sperimentale legato al patto di stabilità che prevede per i Comuni uno sconto di oltre il 50 per cento se vengono sforati i 600mila euro. In questo caso si eliminano i residui a bilancio e anche le somme impegnate, non spese, vengono azzerate. Cosichè altri 260mila euro contegiati per la manutenzione degli stabili Erp resterebbero in cassa.

Sarebbe ancora lungo il quaderno delle doglianze sull'Amministrazione Zanantoni tra il 1999 e il 2004 e tra il 2009 e il 2014.

Sorvoliamo sulla questione della caserma dei Carabinieri e delle centinaia di migliaia di euro anche in questo caso spesi per progetti (quello commissionato da Zanantoni alla E.T.S. di Villa d'Almé) e ricorsi al Tar.

E sorvoliamo anche sul campo sportivo che avrebbe dovuto costruire la Silene di Giuseppe Malaspina il quale invece bloccò i lavori chiedendo in cambio altre volumetrie per l'ex Fillattice rifiutandosi di eseguire lavori per 300mila euro.

Col risultato che tornato a Villa Casati a giugno 2009 Zanantoni spinse sull'acceleratore la costruzione del campo di via 1. maggio con fondo in asfalto costato ai contribuenti muggioresi quasi 1milione di euro e molte sbucciature alle ginocchia dei giovani calciatori con conseguenti proteste dei genitori.

E che dire del “pollaio” in vetroresina al cimitero?
Non c'era più spazio per le sepolture e allora l'amministrazione Fossati decise di far preparare un progetto ottenendo anche il finanziamento.

Carlo Fossati perse le elezioni e Pietro Zanantoni tornò a sedersi sulla poltrona di sindaco.
Come prima cosa chiese al funzionario di essere ragguagliato sull'urgenza relativa al cimitero. Avuto il report dalla funzionaria De Martini, lo mise in un cassetto per diversi mesi decidendo poi (la Giunta) di acquistare dalla ditta Bosisio i loculi in vetroresina. Costo pattuito 78mila euro che diventano 112mila quando sette mesi dopo i loculi vengono consegnati. Col tempo, per rendere decente “il pollaio” vengono spesi altri soldi per un totale di circa 150mila euro.

Ci sarebbe poi da parlare dell’area di via Marx che avrebbe dovuto restare a verde secondo “Stile”, il programma elettorale 2009 di Zanantoni, e invece stanno scomparendo gli orti per fare posto ai palazzi che sostituiranno il “Cubotto” Aler nonchè le 5 villette che costruirà l’impresa monzese che ha vinto l’appalto.

Infine del rifacimento di piazza Garibaldi con l'asfalto rosso.
Spesa prevista sotto i 100mila euro poi però viene presa la decisione di far asfaltare alla ditta che si è aggiudacata i lavori, la Colombo Strade, anche il raccordo con la piazza del Burghet e la Giunta approva una delibera integrativa per altri 99mila euro. Tutto regolare?

Presentandosi nei giorni scorsi ai suoi elettori, speranzoso di ottenere il terzo mandato, Pietro Stefano Zanantoni ha esordito con lo slogan “Il meglio deve ancora venire”.

Allora, incrociamo le dita e tocchiamo ferro.

Nell’inchiesta sulla banca della ‘Ndrangheta a Seveso anche la vicenda del processo Miriadi. Le frequentazioni pericolose di Giuseppe Malaspina

Nel novembre 2013, i quattro imputati sono stati condannati  a complessivi 44 anni di carcere. Il Tribunale ha accolto l’aggravante del metodo mafioso
di @nonymous

In aula, il 1. luglio dello scorso anno, durante il processo per il tentato sequestro del costruttore Carlo Malaspina venne fuori un nome: Fausto. Fu il legale di Carlo Malaspina, Gerardo Perillo, a chiedere al teste Giuseppe Malaspina delucidazioni in merito a una telefonata agli atti (n. 3571), in strettissimo dialetto calabrese, intercettata il 22 gennaio 2012 alle ore 18,15.

L'avvocato voleva sapere chi era Fausto e chi era il “pasticcere” (*vedi sotto).

“Ero abbastanza preoccupato e disperato, parlando con questo geometra, che ha lavorato per noi – risponde Malaspina- gli dico che i Miriadi mi stanno facendo continuamente angherie e attentati. Lui mi ha detto che avrebbe visto Antonio Malacrinò detto il turco, zio dei Miriadi, e mi ha chiesto se volevo che gli parlassi per intervenire. Gli ho risposto: no assolutamente. Dissi che non volevo vederlo il Malacrinò perché aveva fallito nel sistemare la cosa. Tutto qua.
Mi ha riferito (Fausto - ndr) che Malacrinò diceva di non sapere degli attentati, io ho detto che era un bugiardo perché l'avevo saputo da altri paesani di Desio che loro (i Miriadi – ndr) mi facevano queste cose contro”.

Nei giorni scorsi, su ordine del Gip Simone Luerti del Tribunale di Milano Fausto, il “mediatore” di Giuseppe Malaspina, all'anagrafe Fausto Giordano, classe 1969, nato in Svizzera e residente a Biassono, è stato arrestato assieme ad altre 43 persone, accusato del reato articolo 416bis in quanto “facente parte di un'associazione mafiosa emanazione diretta della locale di Desio e avente base e sede decisionale in Seveso dove sono localizzati i diversi uffici del capo, promotore ed organizzatore Giuseppe Pensabene di Montebello Jonico (lo stesso paese dei fratelli Malaspina e dei Miriadi - ndr). Quest’ultimo avvalendosi della sua affiliazione mafiosa risalente alla metà degli anni 80, agiva soprattutto dopo gli arresti del luglio 2010 dell'operazione Infinito come vero e proprio co-reggente della Locale di 'Ndrangheta di Desio, facendosi anche promotore assieme a Domenico Zema di una colletta a sostegno dei familiari degli arrestati”.

Fin dal giugno 2010 il “mediatore” Fausto Giordano, imprenditore edile molto vicino alla famiglia di Pio Domenico, esponente della Locale di Desio”, (tanto che “consegnava mensilmente somme di denaro a Pio Marinella, per fare fronte alle esigenze del padre detenuto Pio Domenico, esponente di spicco della ‘ndrangheta desiana”) viene in contatto – sempre secondo il Gip - con l'associazione mafiosa capeggiata da Giuseppe Pensabene che gli presta denaro.

Nel gennaio 2012, dopo aver saldato il suo debito, Giordano entra nell’organizzazione mafiosa con il compito specifico di procacciare nuovi clienti e nuovi affari.

Fausto Giordano è anche l’amico (dell’amicizia tra i due ne scrive il Gip nell’ordinanza - ndr) al quale Giuseppe Malaspina il 27 ottobre 2011, il giorno successivo il tentato rapimento del fratello Carlo, si rivolge chiedendo aiuto: “Ho bisogno di parlarti, Fausto..ho bisogno di parlarti urgentemente”.

Quando iniziano gli attentati alle società del gruppo Malaspina (05/11/2011), Giordano ne parla con Marcel Astolfi e questi con Giuseppe Pensabene che sintetizza “quelli, i Malaspina non pagano”. Parlando con l'avvocato Emanuele Sangiovanni, Pensabene dice che pur essendo economicamente benestanti i Malaspina si ostinano a non onorare i loro debiti, arrivando a non pagare gli stipendi agli operai.

Avvocato, qui c’è un paesano mio che è miliardario ( Malaspina Giuseppe - ndr) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”.

(Nel processo Miriadi é emerso che Malaspina era rincorso dai numerosi creditori. L’Immobiliare Gruppo Edile Caronno di Giuseppe Malaspina é stata dichiarata fallita dal Tribunale di Monza il 29/10/2012 dopo aver accumulato debiti per €44.106.396,00 di cui € 35.921.187,00 per crediti chirografari, cioè crediti non coperti da alcuna garanzia reale: pegni, ipoteche, fideiussioni. Nella proposta di concordato preventivo era stata prevista una percentuale di soddisfacimento dei crediti tra il 16% e il 26,88%. Un’altra società di Malaspina, la Costruzioni Caronno Prima è stata dichiarata fallita il 28/03/2013 con debiti per almeno 6,5milioni di euro. Vedi procedure Tribunale di Monza.
Secondo gli avvocati della difesa Giuseppe Malaspina avrebbe anche intestato le società a suoi parenti, tra cui la nipote Rosella Nanci poi deceduta, per sviare i creditori ).

Pochi giorni dopo l'attentato alla Progeam, Giueppe Malaspina chiama Fausto Giordano dicendogli che teme altri attentati ai cantieri. “Guarda Fausto che lì bisogna cominciare il cantiere di Besana, sennò sono rovinato”. E Giordano risponde: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Il 16 gennaio 2012 Giordano chiama Malaspina per dirgli che deve incontrare “la ragazza”. “Ti volevo dire … stasera dovrei vedere quella ragazza là, che cosa gli devo dire, cosa devo fare? … ma tu lo hai sentito a questo? Che intenzioni ha? Che cosa gli devo dire io? … inc. … incazzo, che usciamo con il resto … diciamo che vogliamo trovare una mediazione, sistemare le cose … e così lui si assume le sue responsabilità senza fare casino, sputtanamenti, e cose

In realtà non di una ragazza si tratta bensì di un uomo. Che nelle telefonate successive diventa prima “cameriere” e poi “pasticcere”*.

Il 22 gennaio Giordano chiama Malaspina per dirgli che vedrà il cameriere. “Parlagli ma senza sbilanciarti” – gli raccomanda Malaspina e Giordano: “Va bene, dai, ci penso io, vediamo cosa mi dice, se non i dice niente, gliele butto io due battute, capito?”.
Nel corso della successiva telefonata Giordano riferisce a Malaspina di aver appena finito l’incontro nel ristorante con il “pasticciere”, il quale ha negato di essere uno dei responsabili degli atti intimidatori compiuti contro Malaspina, affermando che lui ed il suo gruppo non avrebbero mai approvato gesti del genere fatti contro questo ultimo.

L'intercettazione del 14 gennaio durante la quale Giordano riferisce a Malaspina dell'incontro col “cameriere” o “pasticcere” è l'ultima registrata dalla Dda. Da quel momento Giordano e Malaspina continuano a vedersi e parlarsi alla Gimal.
Ci sono stati numerosi incontri de visu tra i due – scrive il Gip – facendo apparire che, grazie all'intervento ed alla caratura di Fausto Giordano, è stato possibile trovare una “soluzione” tra Giuseppe Malaspina e i soggetti che hanno posto in essere le azioni estorsive nei suoi confronti”.

Secondo quanto ha raccontato a Infonodo un ex dipendente di una delle società di Malaspina, Fausto Giordano passava le sue giornate alla Gimal di Vimercate ed aveva realizzato tra l'altro a Villasanta un complesso residenziale in un lotto di terreno attiguo a quello della società Della via Gramsci di Giuseppe Malaspina, società a tutt'oggi in lite col Comune per una fideiussione di 159mila euro relativa a lavori di urbanizzazione non completati.
Quando a luglio 2010 erano scattati gli arresti dell'operazione Infinito, Giordano andava dicendo con Giuseppe Malaspina: “La mucca ha finito il latte”. E per la verità da quel momento tutte le società del Malaspina (e di Giordano) sono andate in pesante sofferenza.

La causa scatenante delle estorsioni ai danni di Malspina sarebbe stato un terreno a Vimercate di una società riconducibile anche a Assunto Miriadi (padre degli imputati Vincenzo e Giovanni Miriadi), ucciso da sicari del clan Coco Trovato nel 1990 nella guerra di mafia con il clan Papalia per il controllo dell’edilizia in Brianza.
Terreno di Vimercate che Giuseppe Malaspina avrebbe acquistato “in sgarbo” alla famiglia Miriadi.
I fratelli Miriadi avrebbero iniziato le loro richieste estorsive nell’estate del 2010 chiedendo conto del materiale edile di proprietà del padre lasciato in deposito e in aggiunta pretendendo “un’indennizzo” per quel terreno che era stato del padre e successivamente era passato prima nelle mani del geometra Galbussera e poi, in due compravendite del 1993 e del 2000, in quelle di Giuseppe Malaspina.
Le richieste estorsive si sarebbero intensificate dopo alcune operazione immobiliare realizzate da Malaspina (la vendita di un appartamento in via Della Spiga a un acquirente cinese per 8 milioni di euro) e l’approvazione da parte del comune Vimercate di un Piano Attuativo inerente il terreno conteso.
Questa la tesi sostenuta dall’accusa nel processo e accolta in sede di giudizio.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna i giudici, a proposito dei rapporti tra i Miriadi, Bartolo Foti, Vincenzo Cotroneo, Pietro Squillaci, scrivono: “Tutti questi personaggi, tra cui gli imputati Miriadi, risultano provenire da Montebello Ionico, tutti sono risultati operativi nella Locale di Desio, ciò che ha indotto gli inquirenti a ritener i Miriadi legati a tale cosca, quale propaggine nel Vimercatese”.

Ma se é vero che i Miriadi erano legati alla Locale di Desio, perché Pensabene nuovo reggente della Locale di Desio, nell’intercettazione ambientale, da una versione diversa dei fatti? Non parla del conteso terreno di Vimercate ma di operai non pagati e di debiti (“non paga nessuno” - ndr). A quali debiti si riferisce Pensabene?

Giuseppe Malaspina, condannato nel 1972 a 14 anni di prigione per l’omicidio di Giuseppe Zampaglione (vedi Giuseppe Malaspina, indagato per il sequestro Villa, diventa accusatore per il tentato sequestro del fratello Carlo), durante il processo ha descritto il suo percorso imprenditoriale di indubbio successo (quando risiedeva ad Arcore è stato secondo contribuente della città dietro solo a Berlusconi; trasferitosi a Lesmo ne è diventato il primo contribuente) come riscatto da un passato criminale. Per sottolienare la lontananza dagli ambienti ‘ndranghetisti, ha parlato di sé come imprenditore lombardo che con i calabresi aveva tagliato i ponti. In realtà Malaspina ha avuto, nel tempo, rapporti di lavoro con gli stessi Bartolo Foti e Vincenzo Cotroneo (esponenti della Locale della ’ndrangheta di Desio) e come è emerso da quest’ultima inchiesta ha avuto frequentazioni di amicizia e di affari con Fausto Giordano considerato dagli inquirenti inserito nella “Nuova Mafia” di Giuseppe Pensabene.

Se nel novembre del 2010, un anno prima del tentato rapimento e degli attentati, Giuseppe Malaspina si reca alla Dia e denuncia pressioni da parte del gruppo dei Miriadi (denuncia non verbalizzata), all’indomani del tentato sequestro del fratello Carlo (27/10/2011) telefona a Fausto Giordano in cerca di aiuto, alla Dia ci andrà il 3 novembre, intanto nei mesi seguenti continua a sollecitare una mediazione da parte di Fausto Giordano e quindi da parte di ambienti criminali.

Un’altalena tra Stato e ‘Ndrangheta che forse più di ogni altro elemento fotografa come spesso le imprese edili in Brianza rispondano anche al potere di organizzazioni criminali.

In questo mare pericoloso dell’edilizia brianzola, Giuseppe Malaspina si destreggia molto bene; da del tu ed è in confidenza con uomini della Dia e dei carabinieri e allo stesso tempo é amico e chiede aiuto a uomini delle organizzazioni criminali, accumula debiti per cinquanta milioni di euro ma da grossi contributi ad AN e Forza Italia in Brianza (vedi Muggiò - Malaspina chiude le società e piange miseria. Mentre a Como è impegnato in un progetto da 150milioni di euro), ha scontato in banca cambiali di "false vendite" concordate per migliaia di euro ma si dimentica di rispettare le convenzioni con i comuni per le opere di compensazioni (vedi Muggiò e Villasanta).
 


Di seguito la parte dell’Ordinanza di arresto di Pensabene e altri  firmata dal Gip Simone Luerti in cui viene citato  Giuseppe Malaspina.

Che la situazione di crisi di liquidità delle aziende riconducibili a GIORDANO Fausto fosse ritenuta da questo ultimo soltanto momentanea e transitoria, è documentato da alcune conversazioni telefoniche intercorse tra lo stesso GIORDANO Fausto, MALASPINA Giuseppe, ed il collaboratore del primo PAVIGLIANITI Giuseppe alias “Peppino” 1, il quale proponeva agli stessi GIORDANO e MALASPINA un consistente investimento per la costruzione di aerei bimotore in Brasile. Cfr. tel. progr. n. 1336 del 02.07.2011 ore 13.19.08, progr. n. 2732 del 18.07.2011 ore 15.47.25, intercettate sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 189 alla CNR datata 20.07.2012). Nello stesso periodo, risultava che GIORDANO Fausto vantava un consistente credito nei confronti di CORAPI Pietro, soggetto in stretti rapporti con il cognato PARRAVICINI Stefano (di cui si tratterà nel successivo capitolo §7), con il quale intratteneva contatti telefonici quasi quotidiani, apparentemente motivati da ragioni lavorative, e comunque finalizzati a fissare appuntamenti “de visu” attraverso il classico invito per “un caffè”.

Le attività tecniche hanno poi permesso di delineare lo spiccato spessore criminale di GIORDANO Fausto, il quale, pure attraversando- come si è evidenziato- un periodo di crisi economica, forte dei suoi consolidati legami criminali, era solito rimproverare con toni chiaramente intimidatori alcuni suoi creditori, perché si erano rivolti a terze persone per recuperare il loro credito nei suoi confronti. Emblematica in proposito è la vicenda relativa a TONETTO Giovanni 2, quale risulta da due conversazioni telefoniche intercettate nei giorni 20 e 21 giugno 2011.

Le ulteriori attività tecniche a carico di GIORDANO Fausto hanno poi evidenziato un suo significativo intervento di mediazione tra il suo amico costruttore calabrese MALASPINA Giuseppe 3, titolare del “Gruppo Edile spa”, con sede a Vimercate (MB) in via Fiorbellina, e di altre agenzie immobiliari, ed un gruppo criminale responsabile di una serie di atti di intimidazione integranti un tentativo di estorsione ai danni di questo ultimo. Per quanto accertato, MALASPINA Giuseppe ed i suoi familiari sono stati oggetto di almeno tre episodi di intimidazione: il primo avvenuto in data 05.11.2011; il secondo in data 18.11.2011, con esplosione di sei colpi di pistola contro le vetrate della sede del “Gruppo Edile Caronno spa” sita in Vimercate (MB); il terzo in data 10.12.2011, con esplosione di un piccolo ordigno incendiario artigianale alla vetrata della porta di ingresso dell’Agenzia Immobiliare “PROGEAM srl” con sede a Vimercate (MB) in via Iginio Rota n. 4. L’intervento di GIORDANO Francesco, sollecitatogli da MALASPINA, quale mediatore rispetto agli autori della tentata estorsione ai danni di questo ultimo, si evince dalle seguenti intercettazioni telefoniche. Già in data 27.10.2011 (e cioè due settimane prima rispetto al primo degli atti intimidatori individuati), alle ore 09.39, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, che rispondeva sull’utenza cellulare n. 348.xxx, il quale gli chiedeva di passare da lui, aggiungendo: “ho bisogno di parlarti, Fausto … ho bisogno di parlarti urgentemente!”. GIORDANO lo rassicurava dicendo che lo avrebbe raggiunto subito. Cfr. tel. progr. n. 11107 del 27.10.2011 ore 09.39.25, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 220 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 12.54 del 05.11.2011 (giorno in cui avviene il primo atto di intimidazione), GIORDANO Fausto veniva chiamato da MALASPINA Giuseppe, il quale gli chiedeva di portargli urgentemente un microregistratore: “ascoltami … un meccanismo di quelli per registrare, piccolino, sensibile, etc., etc. … urgentissimamente, dai, portamelo. Dove ci possiamo vedere per darmelo?”. I due si accordavano di incontrarsi alle ore 15.00 al bar- pasticceria sito a Lesmo, frazione Peregallo (MB). E’ evidente che la richiesta di MALASPINA Giuseppe di ottenere la disponibilità di un microregistratore era finalizzata a tutelarsi durante un probabile incontro con i responsabili della tentata estorsione ai suoi danni. Cfr. tel. progr. n. 11999 del 05.11.2011 ore 12.54.24, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 15.12 dello stesso 05.11.2011, GIORDANO Fausto veniva richiamato da MALASPINA Giuseppe, che lo avvisava di trovarsi al bar- pasticceria. GIORDANO rispondeva che lo avrebbe raggiunto immediatamente. Cfr. tel. progr. n. 12006 del 05.11.2011 ore 15.12.01, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012). Il giorno dopo, 06.11.2011, alle ore 18.53, dopo avere subito il primo atto intimidatorio, MALASPINA Giuseppe chiamava GIORDANO Fausto, raccontandogli: “niente … inc. … questa notte sono andati a suonargli ancora il citofono (ndr: si riferisce evidentemente ad un componente del suo nucleo familiare) … hanno fatto, stanno facendo … inc. … siccome noi ci caschiamo nel sacco”. Da parte sua, GIORDANO minimizzava l’accaduto dicendo: “queste sono cose di bambini … ascoltami a me”. I due interlocutori restavano d’accordo di contattarsi l’indomani per fissare un incontro. Cfr. tel. progr. n. 12037 del 06.11.2011 ore 18.53.40, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012).

Nel contempo, anche PENSABENE Giuseppe risultava perfettamente al corrente degli atti di intimidazione compiuti in danno di MALASPINA Giuseppe. Lo dimostra, anzitutto, la conversazione ambientale registrata in data 17.11.2011, alle ore 12.08, all’interno del “tugurio”, ed intercorsa tra lo stesso PENSABENE ed ASTOLFI Marcel, nel corso della quale i due fanno riferimento ad un certo MALASPINA, soggetto noto ad entrambi, e che, nel prosieguo della conversazione, lo stesso ASTOLFI individua come “il fratello di quello che ha sparato con il mitra … che è già andato in vacanza”, riferendosi chiaramente al fatto che questo ultimo era stato arrestato. PENSABENE, che stava parlando con ASTOLFI del particolare momento storico e dei settori in cui nell’attualità è più conveniente investire, ha fatto riferimento al fatto che ignoti avevano sparato alla vetrina di MALASPINA “perché non pagano”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 1427 del 17.11.2011 ore 10.22.15 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 12.08), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB) in corso Isonzo n. 20/26, usato come “ufficio” da PENSABENE Giuseppe (RRIT n. 2088/2011 DDA di Milano) (cfr. allegato n. 224 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 11.18 del 28.11.2011, sempre all’interno del “tugurio”, PENSABENE Giuseppe tornava a parlare con SANGIOVANNI Emanuele del tentativo di estorsione subito dal suo paesano MALASPINA Giuseppe, attribuendo la causa degli atti intimidatori al fatto che i fratelli MALASPINA, pure essendo economicamente benestanti, si ostinavano a non onorare i loro debiti, arrivando persino a non pagare gli stipendi degli operai:avvocato, qui c’è un paesano mio che è miliardario (ndr: MALASPINA Giuseppe) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 1559 del 28.11.2011 ore 11.03.54 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 11.18), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB) in corso Isonzo n. 20/26, usato come “ufficio” da PENSABENE Giuseppe (RRIT n. 2088/2011 DDA di Milano) (cfr. allegato n. 224 alla CNR datata 20.07.2012).

Dopo l’attentato dinamitardo avvenuto nella notte del 09.12.2011, MALASPINA Giuseppe affidava a GIORDANO Fausto, proprio in considerazione del suo spessore e delle sue relazioni criminali, l’incarico di “mediare” con i soggetti ritenuti responsabili delle azioni intimidatorie poste in essere nei suoi confronti. Ciò risulta evidente dalle seguenti intercettazioni telefoniche. Alle ore 20.30 del 14.12.2011, GIORDANO Fausto veniva chiamato da MALASPINA Giuseppe. GIORDANO faceva menzione di un amico non meglio precisato del quale i due interlocutori avevano parlato la sera prima di persona, che aveva tentato di chiamarlo, avendo ricevuto il suo numero telefonico dalla madre dello stesso GIORDANO, dicendosi intenzionato ad organizzare un incontro: “ti volevo dire, quell'amico che parlavamo ieri sera, neanche a farlo a posta... inc.. che stavamo parlando, entro in macchina, guardo e vedo un numero strano, no? Che mi aveva chiamato... ho pensato che era lui, siccome gli avevo detto a mia madre che... mia madre gli ha dato il numero che se aveva bisogno di chiamarmi, ed ho pensato sicuramente questo numero è questo... però va bene, poi io non ho chiamato più, erano le 20.00 passate, sera... oggi, questa mattina mentre ero al telefono mi è arrivato un messaggio che quello stesso numero mi ha chiamato, e però ho pensato: va bene, pensavo sempre a quello. Questa sera arrivo a casa e vado a cercare mia madre, e mi dice: “vedi che così e così, ti ha chiamato, ed ha detto che non gli hai risposto, mi ha lasciato questo numero, e che lo devi chiamare tu", guardo il numero ed è quello. Ora il mattino lo chiamo”. MALASPINA interveniva raccomandandosi con l’interlocutore di non sbilanciarsi troppo con questo “amico”: “te lo avevo detto io, Fausto, te lo avevo detto io, guarda che io … ma tu fai lo gnorri, non ti sbilanciare più di tanto”. GIORDANO lo rassicurava dicendo: “no, io non gli dico niente, mi deve dire lui qualcosa a me … lui mi chiamerà con la scusa di quel documento, poi vediamo quando ci vediamo … mi dovrà dire qualcosa, ora che so che sa, dico … inc….”. MALASPINA approvava: “bravo, ascolti, ti dirà … bene, benissimo … “complimenti, complimenti”, gli devi dire … ma te l’ho detto io … allora, ti dico che è rimasto … eh, dice: “ma come, come, lui è amico suo, noi” … vedi che io sono molto più intelligente di questi, lasciamo perdere”. GIORDANO proseguiva dicendo: “sì, ma io volevo essere sicuro, se era questo sabato, o era altre volte, invece no, questo sabato scorso, proprio l’altro giorno (ndr: si rammente che proprio nella notte tra il precedente venerdì 09.12.2011 e sabato 10.12.2011 si era verificato l’attentato dinamitardo in danno della agenzia immobiliare della ex moglie di MALASPINA Giuseppe)”. MALASPINA affermava: “Fausto … inc. … quando è cominciato a ronzare lì, lui quando è cominciato a ronzare lì, è perché voleva parlare con te, hai capito? … io non sono mica scemo, figurati … quindi, allora, hai messo tutto a posto?”. GIORDANO rispondeva affermativamente. Al termine della conversazione telefonica, MALASPINA esternava il suo timore di potere subire altri attentati dinamitardi nei suoi cantieri: “guarda, Fausto, che lì bisogna cominciare il cantiere a Besana [ndr: Besana Brianza (MB)], sennò sono rovinato”. GIORDANO tentava di rassicurarlo dicendo: “eh, cominciamolo, vediamo”. Cfr. tel. progr. n. 18086 del 14.12.2011 ore 20.30.31, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 226 alla CNR datata 20.07.2012).
Dopo più di dieci giorni, alle ore 15.16 del 16.01.2012, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo che in serata avrebbe dovuto incontrarsi con “quella ragazza”, chiedendogli conferma se era autorizzato a proporre una mediazione per sistemare le cose: “ti volevo dire … stasera dovrei vedere quella ragazza là, che cosa gli devo dire, cosa devo fare? … ma ti lo hai sentito a questo? Che intenzioni ha? Che cosa gli devo dire io? … inc. … incazzo, che usciamo con il resto … diciamo che vogliamo trovare una mediazione, sistemare le cose … e così lui si assume le sue responsabilità senza fare casino, sputtanamenti, e cose”. MALASPINA approvava: “sì, sì … come ti ho detto io … bravo, bravissimo”. Occorre evidenziare, infine, che il termine “ragazza” utilizzato da GIORDANO in questa telefonata per indicare il soggetto che avrebbe dovuto incontrare poi, nel corso della stessa telefonata, diventa “questo”. Come si vedrà nelle successive telefonate del 21 e 22 gennaio 2012 diverrà prima “cameriere”, e poi “pasticciere”. Cfr. tel. progr. n. 22593 del 16.01.2012 ore 15.16.51, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 227 alla CNR datata 20.07.2012).

La mattina successiva, alle ore 12.29 del 22.01.2012, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo che in giornata sarebbe riuscito ad incontrare il “cameriere”: “sì, mi hanno chiamato in un ristorante privato ora che c’è il cameriere là oggi, capito?”. MALASPINA gli raccomandava di non sbilanciarsi: “allora, tu, una cosa: “andiamo avanti, insomma, qua che cosa è successo? … senza che ti sbilanci, capito?”. GIORDANO replicava: “va bene, dai, ci penso io, vediamo cosa mi dice, se non mi dice niente, gliele butto io due battute, capito? Ciao”. Cfr. tel. progr. n. 23578 del 22.01.2012 ore 12.29.39, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 228 alla CNR datata 20.07.2012).

Dopo l’incontro con il “cameriere”, alle ore 18.15 dello stesso 22.01.2011, GIORDANO Fausto richiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo di avere appena finito l’incontro nel ristorante con il “pasticciere”, il quale aveva negato di essere uno dei responsabili degli atti intimidatori compiuti contro MALASPINA, affermando che lui ed il suo gruppo non avrebbero mai approvato gesti del genere fatti contro questo ultimo.
Sull’argomento non sono state registrate ulteriori conversazioni, anche se tra i due sono avvenuti diversi incontri de visu, facendo apparire che, grazie all’intervento ed alla caratura criminale di GIORDANO Fausto, è stato possibile trovare una “soluzione” tra MALASPINA Giuseppe ed i soggetti che hanno posto in essere le azioni estorsive nei suoi confronti.

 

Vimercate - Intervista al difensore di Crea sulla sentenza del processo Miriadi

di Cronos

Trentotto pagine di sentenza (vedi sotto) per il processo a Vincenzo Miriadi, Giovanni Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea accusati del tentato sequestro del costruttore Carlo Malaspina e degli attentati alla Progeam e alla Gimal.
A firmare la sentenza i componenti del Collegio 1 del Tribunale di Monza, Letizia Anna Brambilla (presidente), Emanuela Corbetta e Pierangela Renda.
Abbiamo chiesto un commento all'avvocato Andrea Orabona che con il collega Federico Ragazzo ha difeso Isidoro Crea.

La sentenza è sicuramente parziale. Per quanto riguarda il mio cliente non sono stati accolti tutti i numerosi elementi che abbiamo introdotto e, se valutati, avrebbero condotto all'assoluzione con formula piena.
Il Tribunale ha assunto l’assioma che i tre testimoni, le tre persone offese che si sono anche costituite parte civile, i fratelli Giuseppe, Carlo e Antonio Malaspina avevano la massima credibilità”.

Giuseppe Malaspina va due volte alla Dda e non fa il nome di Isidoro Crea. Poi all'improvviso Crea entra nell'inchiesta, come se lo spiega?

Anche questo è un punto che ovviamente non è stato valutato all'interno della sentenza.
Quello che emerge dal processo e dalle testimonianze dei Malaspina è che è vero, Malaspina ha fatto più denunce alla Direzione Distrettuale Antimafia nella fase delle indagini preliminari, e in queste denunce dell'intervento di Isidoro Crea non si è mai parlato.
Solo quattro mesi dopo, la figura del Crea viene indicata come ambasciatore delle richieste estorsive.
Dopo quattro mesi vengono sentiti i tre fratelli Malaspina e tutti e tre rilasciano sommarie informazioni testimoniali, dichiarazioni tutte dello stesso tenore dove introducono la figura di Isidoro Crea.
A mio parere, sono le dichiarazioni fatte al momento della denuncia che dovevano essere prese in considerazione come le più veritiere perché rese nell'immediatezza dei fatti rispetto a quelle successive, forse costruite ex post per creare un collegamento tra degli episodi rimasti senza autore e le persone degli imputati”.

Dunque, secondo lei una sentenza a senso unico che sposa soltanto la versione dei fratelli Malaspina?
Assolutamente si”.

Un altro “ambasciatore” comparso in questo processo è stato Ernesto Giordano, dipendente dei Malaspina e amministratore di una fallita società dei Malaspina. Al termine della testimonianza, così com'è avvenuto con Galbussera, viene minacciato fuori dall'aula da Giuseppe Malaspina.

Sicuramente una minaccia condiziona un testimone.
Poi una minaccia fatta da una persona offesa come Giuseppe Malaspina che si è costituita parte civile può sicuramente condizionare.
La testimonianza dovrebbe avvenire senza interferenze dall'esterno e senza interferenze da parte di chi ha un interesse nel processo e da parte di chi ha rapporti coi testimoni del processo. Nel caso di Giordano c’è anche un rapporto di lavoro subordinato con Malaspina ma lo stesso discorso vale per Galbussera ”.

Venti giorni dopo il deposito della sentenza, avvenuto il 21/12/2013, a Vimercate sono scattati arresti per traffico di sostanze stupefacienti con il coinvolgimento di personaggi legati alla 'ndrangheta.

Non so e non credo ci siano rapporti tra il processo Miriadi e questi arresti. Sicuramente il Tribunale, sulla base di quello che il PM Marcello Musso ha cercato - e ripeto cercato perché non c’è riuscito - di provare, ha parlato della presenza nel vimercatese e nei paesi limitrofi di personaggi legati alla 'ndrangheta.
In questo modo avvalorando la circostanza aggravante del metodo mafioso anche nei confronti di Isidoro Crea.
Circostanza aggravante che era già stata esclusa da chi aveva fatto in precedenza le indagini e dalla DDA.
E' stata riproposta dal pubblico ministero sulla base di elementi che non sono né oggettivi né soggettivi.
E' aberrante che una parte delle motivazioni, su cui si cerca di fondare la sussistenza del metodo mafioso, si regga sulla presenza degli amici e dei parenti nel corso del processo. Durante le udienze, secondo il Tribunale, avrebbero esercitato pressioni sui testimoni per indurli a modificare le loro testimonianze e questo è aberrante perché le udienze ovviamente sono pubbliche e quindi se fosse davvero avvenuto il presidente e il pubblico ministero avrebbero avuto il dovere di procedere a porte chiuse ”.

Come si spiega che perno del processo è il terreno “conteso” di via Pelizzari a Vimercate e poi in aula Giuseppe Malaspina rileva che in realtà più che quel terreno ai Miriadi avrebbero fatto gola gli 8,5 milioni di euro che Malaspina avrebbe incassato dalla vendita ad un cinese di una casa in via della Spiga a Milano?

E' una parte della difesa che non ho trattato direttamente. Posso dire che per quanto riguarda il terreno di Vimercate, e mi riferisco alla sola parte acquistata dalla società di Giuseppe Malaspina, da quanto è stato detto al processo non era edificabile (se non acquisendo la contigua parte del terreno – NdR) ed era oltretutto da bonificare perché inquinato e dunque poco appetibile.
Alla prima udienza, fatto nuovo mai dichiarato prima né al funzionario della Dda Carlo Vangi, né davanti al magistrato della procura, Giuseppe Malaspina parla di questa presunta vendita immobiliare fatta nel corso degli episodi intimidatori subìti. Senza fornire alcun che di convincente Malaspina in aula sostiene che i Miriadi ed il mio cliente, in buona sostanza gli imputati del processo, sarebbero venuti a conoscenza del presunto affare concluso dalla società del Malaspina ed avrebbero portato avanti le richieste estorsive. Però nessuna prova a sostegno di questa presunta vendita é stata portato. Non si sa chi e se davvero Giuseppe Malaspina ha venduto l'appartamento e chi lo ha comperato. Un cinese? Un giapponese? Insomma, l'oggetto del processo è sembrato non essere più il terreno di Vimercate bensì il lussuoso appartamento di Milano. Un colpo di scena sfoderato da Malaspina nel corso della prima udienza”.

Un jolly fatto uscire dal cilindro da Malaspina appena ha intuito che la questione del terreno di Vimercate era debole?

La verità si dovrebbe esprimere nel momento delle querele non dopo.
Quando si ha la possibilità di leggere e studiare le carte del processo.
Questa circostanza, di cui siamo venuti a conoscenza sorprendentemente dopo, sembrerebbe dare una spiegazione agli episodi intimidatori.
Ma allora dovremmo considerare anche le intercettazioni dalle quali emergono le grosse difficoltà finanziarie delle società dei Malaspina. Il solo Gruppo Edile Caronno SpA è fallito lasciando debiti per 44 milioni di euro.
Le telefonate intercettate aprono a un mondo di creditori mai pagati che sollecitavano ed in qualche caso anche intimidivano.
Non vedo perché proprio il gruppo dei Miriadi e il Crea, che hanno sempre avuto buoni rapporti di rispetto e di affari con i Malaspina, debba essere stato a ordire gli episodi intimidatori. E soprattutto la sentenza non argomenta di come con assoluta certezza si possano ricondurre quegli episodi agli imputati. E' una sentenza che va ribaltata” .

Entro l'8 febbraio presenterete ricorso in Corte d’Appello. Per il suo assistito Isidoro Crea lei aveva chiesto l'assoluzione o in subordine il patteggiamento. Patteggiare è comunque un'ammissione di colpa..

Celebrare un processo è stato sicuramente un impegno economico per il nostro cliente.
La subordinata del patteggiamento che riproporremo in appello non sta a significare ammettere i fatti ma è una questione meramente di opportunità.
Isidoro Crea vuole tornare alla vita che svolgeva prima di questo processo.
Lui non ha difficoltà a difendersi ma i motivi della richiesta di patteggimento sono unicamente di carattere familiare ed economico.
Vorrebbe chiudere questa pagina e uscire dal processo”.

Monza - Sentenza processo Miriadi-Malaspina

Vimercate - «I Miriadi sono innocenti e non mafiosi». Chiesta la riforma della sentenza

di Stefania Totaro da il Giorno

I MIRIADI e i coimputati ricorrono tutti in appello contro le condanne del Tribunale di Monza, aggravate dalla contestazione del metodo mafioso.
Chiederanno alla Corte d’Appello di Milano una riforma della sentenza di primo grado che ha inflitto pene tra i 16 anni e 9 mesi e 11 anni e 7 mesi di reclusione a Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi nonché Isidoro Crea, condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata. A contestare l’aggravante del metodo mafioso era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso.
Gli imputati erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo. Sotto accusa diversi episodi.
Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima preso in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dai Miriadi, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro. «La sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Monza è il frutto di un’erronea e parziale valutazione dei numerosi elementi introdotti per evidenziare la piena innocenza ed estraneità dai fatti contestati - dichiara invece l’avvocato Andrea Orabona, difensore di Isidoro Crea -. Peraltro l’aggravante dell’aver agito con metodo mafioso è stata riconosciuta dai giudici monzesi nonostante non fosse inizialmente contestata»

Vimercate - I Miriadi legati alla cosca della ’ndrangheta. La motivazione della sentenza

di Stefania Totaro da il Giorno del 28/12

«I MIRIADI legati, quale propaggine del Vimercatese, alla cosca proveniente da Montebello Ionico risultata operativa nella Locale di ’ndrangheta di Desio». È quanto si legge nella motivazione della sentenza del Tribunale di Monza che ha condannato, con l’aggravante del metodo mafioso, a pene dai 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. A contestare l’aggravante del metodo mafioso era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso, che aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori del processo e in sua solidarietà era stato organizzato un presidio da associazioni antimafia. «I collegamenti attuali dei due fratelli Miriadi con altri soggetti in odore di mafia - si legge nella motivazione della sentenza - sono risultati essere con Vincenzo Cotroneo, emerso nel passato dall’indagine Infinito come partecipante a riunioni di ’ndrangheta come autista di Bartolo Foti, quest’ultimo arrestato e condannato per associazione mafiosa quale organico alla Locale di Desio. Entrambi avevano lavorato in passato per Giuseppe Malaspina ma erano stati allontanati per contrasti con Foti». I giudici fanno poi riferimento a una intercettazione telefonica in cui Vincenzo Miriadi riceve indicazioni sui «principi cardine dell’affiliazione mafiosa».

SECONDO i giudici l’aggravante del metodo mafioso è poi provata dalla «pretesa che ha dato causa ai fatti estorsivi, che appare di per sè indice della mentalità mafiosa degli imputati, ritenutisi parte lesa di una mancanza di rispetto asseritamente consumata in loro danno da Giuseppe Malaspina» e dal «palese clima di intimidazione» nei confronti dei testimoni al processo. Gli imputati erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo ottenendo una provvisionale sul risarcimento dei danni. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dagli imputati, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro.

L'imprenditore edile assassinato a colpi di kalashnikov nel 1990

LA MOTIVAZIONE della sentenza dei giudici del Tribunale di Monza ripercorre anche la storia dei Miriadi. «Natale Assunto Miriadi venne assassinato, attinto da numerosi colpi di kalashnikov, nel maggio 1990, da esponenti della cosca di Coco Trovato a causa di una controversia intercorsa tra i Miriadi e la famiglia mafiosa di Antonio Papalia (dichiarazione di Antonio Schettini che si autoaccusa di avere materialmente eseguito gli omicidi)». Negli anni Ottanta, poco prima della nascita di Vincenzo Miriadi, «Assunto prendeva in locazione il terreno oggetto del processo utilizzandolo come deposito di materiale edile relativo alla gestione della sua impresa edile». Nel ‘90 su quel terreno venivano scoperti «6.600 kg di esplosivo e per questo fatto venivano rinviati a giudizio, oltre a Natale Assunto Miriadi, anche Carmelo D’Amico (prosciolto con formula dubitativa), Antonio Miriadi (zio degli imputati perché fratello di Assunto e Maria Miriadi, mamma di Mario Girasole, ndr), che sarà condannato anche per associazione per delinquere e Giovanni Tripodi (assassinato insieme a Natale Assunto Miriadi)». Antonio Miriadi «sarà peraltro accusato, processato e assolto per l’omicidio di Giuseppe Zampaglione, fratello di Santo, quest’ultimo vittima del reato di omicidio commesso da Giuseppe Malaspina».

Processo Miriadi - Commenti a caldo degli avvocati dopo la sentenza

di Cronos
Conosceremo a Natale le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Monza  che ha condannato i fratelli Giovanni e Vincenzo Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea. La presidente Letizia Anna Brambilla si è data tempo 30 giorni.

Entro metà febbraio gli avvocati dovranno depositare l’appello a Milano.

“ Rispetto alle richieste del pubblico ministero è una vittoria, però è un’ingiustizia perché il mio cliente Isidoro Crea andava assolto con formula piena - dichiara l’avvocato Andrea Orabona che con il collega Federico Ragazzo difendeva l’imputato che durante tutto il processo è stato definito l’Ambasciatore -. In appello dimostreremo la sua totale estraneità ai fatti. A Crea hanno dato 4 anni e 4 mesi per non aver commesso nulla”

Per Attilio Villa, legale di Mario Girasole “La vicenda Miriadi insegna che in appello qualcosa in più si riesce a fare . E’ necessario aspettare e leggere le motivazioni perché quello che non ho capito è se c’è o no l’articolo 7 come richiesto dalla pubblica accusa. L’imputazione ascritta vuole dire che hanno già tenuto conto dell’articolo 7 e questo potrebbe giustificare la pena alta perché in realtà, una volta eliminato il tentato sequestro a scopo d’estorsione, tutti gli espisodi sono stati considerati tentata estorsione, in realtà le pene previste sono di  6 anni. Non hanno nemmeno dato agli imputati le attenuanti generiche”.

Se ne va Giuseppe Malaspina senza fare dichiarazioni, se ne vanno i suoi legali, gli avvocati Luca Ricci e Gerardo Perillo evidentemente soddisfatti.
Fuori dal Tribunale si confrontano i legali Giambattista Colombo, Attilio Villa, Federico Bevilacqua. Dice l’avvocato Bevilacqua “Parlano di tre episodi materiali e di concorrenza materiale ed invece di dire quando Crea ha fatto le ambasciate dicono che l’ha fatta, per tutti a novembre “.

Per Colombo, difensore di Giovanni Miriadi che ha avuta la pena più pesante “nel dispositivo c’è anche l’episodio dei guanti e del rosmarino lasciati sul tetto dell’auto di Antonio Malaspina. Episodio che hanno contestato a tutti, anche a Girasole il quale aveva chiesto la perizia antropometrica”.

“Non hanno fatto distinzione tra i singoli episodi, come fanno a dirci che Vincenzo Miriadi c’entra con l’episodio del rosmarino?”, puntualizza Bevilacqua.

“Perché per la Corte è il mandante”, dice Villa che poi aggiunge: “Una volta che hai qualificato qual è il mio ruolo mi devi defnire se io in quel ruolo ho partecipato. Ci sono le singole realtà. Il problema è che hanno deciso che il mio cliente Girasole ha avuto un ruolo coordinato”.

Con molto realismo il legale monzese argomenta:
“Presi singolarmente gli episodi non sono belli. Occorre comunque prima stabilire se a commetterli sono stati loro.  
Il problema qual è?
Se fai trovare la bomba nel momento in cui è accertato tu sia all’estero (Girasole la sera della bomba alla Progeam di Vimercate si trovava in Svizzera - ndr) devi qualificare il ruolo: mi devi dire che Tizio, Caio o Sempronio sono i mandanti. E poi visto che sei il mandante la Corte mi deve dire chi è il mandato. E quindi, per quanto riguarda la posizione del mio assistito, Girasole, dal momento che non sei il mandante perché non c’eri nemmeno all’origine (riunione a casa di Malacrinò - NdR) e non sei neanche quello che si avvantaggia e quindi puoi solo aver concorso nella prima riunione a casa Malacrinò ma allora perché mi devono affibiare tutti quegli anni di galera? Il mio cliente non era a casa di Malacrinò e adesso si becca anche l’episodio del rosmarino…”. “

“E si perché se devo leggere il capo d’imputazione e mi escludono solo dall’episodio de Il Boschetto significa che il rosmarino c’è. E c’è entrato come è entrato l’episodio de Il Boschetto, la Punto Bianca che passa davanti alla Gimal e spara, le chiavi che Giordano nega…

L’episodio base su cui ci aumentano la pena è la bomba alla Progeam. E questo episodio che crea la forbice molto ampia tra la condanna di Isidoro Crea che ha tre episodi e la tentata estorsione e la condanna di Vincenzo Miriadi.

Crea ha episodi di comportamento dopo il tentato sequestro. Per la pena sono partiti non già dal tentato sequestro derubricato in semplice che prevede da 1 a 5 anni, ma dalla più più grave tentata estorsione. Ma se c’è questa forbice - conclude il legale - l’episodio più grave è stato considerato la bomba alla Progeam e quindi a Crea possono dare una pena più bassa. “

“Se il dolo estorsivo nasce dalla riunione a casa di Malacrinò c’è anche il sequestro di Carlo Malaspina finalizzato all’estorsione - chiarisce l’avvocato Giambattista Colombo - Per dare 4 anni e 4 mesi a Crea vuole dire che l’episodio estorsivo è più grave. Direi che gli espisodi considerati sono stati due: la bomba alla Progeam e gli spari alla Gimal”.

 

Processo Miriadi. Tutti condannati. I Giudici però quasi dimezzano le pene richieste dal PM

di Cronos

Il pubblico ministero della Dda, Marcello Musso, aveva chiesto settantasette anni di carcere per i quattro uomini accusati di estorsione e del tentato sequestro del costruttore di Vimercate, Carlo Malaspina.

Lunedì, alle 17.06, la lettura della sentenza da parte della Presidente del Collegio, Letizia Brambilla
Gli imputati  sono stati giudicati tutti colpevoli e condannati alle seguenti pene: Giovanni Miriadi 16 anni e 9 mesi e 15.800 euro di multa; Vincenzo Miriadi 12 anni e 13.500 euro di multa: Mario Girasole 11 anni e 7 mesi e 13.300 euro di multa: Isidoro Crea 4 anni e 4 mesi e 3.000 euro di multa. 
Per un totale di 44 anni e 1 mese di carcere.

Il Collegio giudicante composto oltre che dalla presidente Brambilla dai giudici a latere Emanuela Corbetta e Pierangela Renda ha ritenuto i quattro imputati responsabili dei reati loro ascritti escluso l’episodio del 5 gennaio 2012 in danno del maneggio “Il Boschetto” di Ornago e, per il solo Mario Girasole, esclusa la riunione tenutasi a casa di Antonio Malacrinò. A Isidoro Crea è stato addebitato il concorso materiale in tre episodi.

Interdizione perpetua dai pubblici uffici per Giovanni e Vincenzo Miriadi e per Mario Girasole; interdizione di 5 anni per Isidoro Crea. Gli imputati sono stati condannati al risarcimento, da liquidarsi in separato giudizio, nei confronti delle costituite parti civili ad esclusione della società “Il Boschetto”. E’ stata però fissata la provvisionale di 25.000 euro a favore di Giuseppe Malaspina e di 20.000 a favore di Carlo nonché il pagamento in solido di 8.000 euro quali spese di costituzione in giudizio delle parti civili.

Udienza pomeridiana brevissima quella tenutasi prima nell’aula “B” e quindi, per la sola lettura della sentenza, nell’aula dedicata al giudice Improta con una buona scorta di carabinieri e polizia pronti ad intervenire nel caso di intemperanze da parte del numeroso pubblico costituito in larga parte da parenti e amici degli imputati.

Visibile il nervosismo del pubblico ministero Musso, giunto in Tribunale con largo anticipo sull’orario fissato, per il ritardo di tre quarti d’ora con il quale gli imputati detenuti: Giovanni e Vincenzo Miriadi e Mario Girasole sono arrivati col furgone cellulare. Alle 15.15 finalmente l’inizio dell’udienza. Dei tre fratelli Malaspina soltanto Giuseppe era presente in aula.
Alla domanda della presidente se ci fossero interventi il pm Musso, telegrafico: “C’è un gravissimo problema con le trascrizioni. Una in particolare ha dei problemi”.  Si riferisce alla trascrizione dell’intercettazione tra Vincenzo Miriadi con Giuseppe Foti su un cellulare francese.

“La telefonata in questione è stata trascritta in modo diverso. Produco il testo”, interviene l’avvocato di parte civile Luca Ricci.

L’avvocato Attilio Villa difensore di Girasole interviene a sua volta:
“Non ho nessuna osservazione da fare, il nostro perito (Valeria Nava - ndr) è concorde. Vincenzo Miriadi sta telefonando e sta al tempo stesso parlando con qualcuno. E’ una registrazione ambientale ma non si sa cosa dicono”.
Il pubblico ministero interviene: “Il POMPA. Lo dico io. Torni indietro, torni al punto 006 - dice rivolgendosi al tecnico che maneggia il computer -. Vuole farla risentire? 006. Il POMPA dicono i periti della Dda”.
“Sono disposta a sentire tutti”, dice la presidente.

E Il pm: “C’è un metodo d’ascolto. Sono maresciallo. Bisogna sentire la registrazione 10-100 volte ed allora si capisce…”.

Per il perito del Tribunale “Quello che si sente è: quello di Vimercate la compra…”.
La registrazione viene fatta risentire a velocità più lenta.

Il pm: “Perfetto”.

Letizia Brambilla chiede se il computer può essere portato in Camera di consiglio. E mentre il tecnico s’appresta a fare l’operazione l’avvocato Ricci dice: “Si sente:  E’ quello di Vimercate che ha il pompa” (il legale di parte civile - così come il pm Musso sono convinti che Vincenzo Miriadi stesse parlando di un fucile a pompa Ndr).

Altri sono convinti che la frase esatta sarebbe “Quello di Vimercate se la compra. Si sente distintamente la r…”.

Per l’avvocato Federico Bevilacqua: “La telefonata tra Vincenzo Miriadi e Giuseppe Foti (per l’accusa Foti recita al Miriadi la rituale formula dell’affiliazione alla ‘ndrangheta - ndr) è senza interesse, anche perché Foti Giuseppe è sconosciuto a qualunque caserma, non è affiliato alla ’ndrangheta.
Ne è la prova il documento contenuto nel faldone 2 pag 284 di questo processo che consegno alla corte”.

Il Pm chiede un attimo di pazienza per controllare se davvero l’appunto riguardante Giuseppe Foti citato dall’avvocato è agli atti. Accertatosi del fatto si chiude la fase dibattimentale del processo.

La Corte si é quindi riunita in Camera di Consiglio da cui  é emersa un'ora dopo per dare lettura della sentenza.

Sentenza - Processo Miriadi, Sequestro Carlo Malaspina

Monza - Maxi pena per estorsione sui Miriadi: fu mafia

di Stefania Totaro da il Giorno del 26/11

CONDANNATI, con l’aggravante del metodo mafioso, a pene tra i 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione.
Queste le pene decise dal Tribunale di Monza nel processo che vedeva Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. I giudici hanno ritenuto per il tentato sequestro di persona il reato semplice e non aggravato dallo scopo di estorsione, ma hanno applicato l’aggravante del metodo mafioso che era stata contestata al termine del processo dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso, arrivando così nella sua requisitoria a richieste di condanna da 27 a 12 anni di reclusione. In questo modo a Giovanni Miriadi i giudici hanno inflitto 16 anni e 9 mesi di reclusione; a Vincenzo Miriadi 12 anni di reclusione e a Mario Girasole 11 anni e 7 mesi di reclusione. Con loro era imputato anche un terzo uomo, Isidoro Crea, condannato solo per concorso materiale a 4 anni e 4 mesi di reclusione. Alla lettura della sentenza ci sono stati attimi di tensione per le reazioni dei parenti degli imputati, trattenuti e accompagnati fuori dal Tribunale a stento dai familiari, sotto il controllo di carabinieri e polizia che erano intervenuti proprio per evitare incidenti, dopo che il pm aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori del processo e in sua solidarietà era stato organizzato un presidio da associazioni antimafia.

GLI IMPUTATI erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo ottenendo una provvisionale sul risarcimento dei danni di 20mila euro. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del novembre 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro.
Tutte accuse negate dagli imputati, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro.

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