Malaspina

Processo Miriadi. La Corte accoglie le richieste del pubblico ministero su quattro importanti telefonate

di Cronos

Parla per un’ora e diciotto minuti l’avvocato Federico Ragazzo che difende Isidoro Crea nel processo per il tentato sequestro di Carlo Malaspina.

L’avvocato conclude chiedendo per il suo assistito l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste, in subordine il patteggiamento oppure lo stralcio della posizione per legittimità costituzionale”. Richiesta identica a quella fatta dall’altro legale del Crea, l’avvocato Andrea Orabona, nel corso dell’udienza del 6 novembre (vedi Per il legale di Isidoro Crea, Giuseppe Malaspina è teste inattendibile e agente provocatore).

Quella di Ragazzo è l’ultima arringa del processo.

La presidente Letizia Brambilla accertato che non ci sono repliche da parte degli avvocati e del Pubblico Ministero, si alza, e si ritira con gli altri giudici, Emanuela Corbetta e Pier Angela Renda, in camera di consiglio.

Diciotto minuti dopo, alle 16 e 12 minuti rientra la Corte e la presidente annuncia che “ritenuta la necessità di una nuova perizia relativa alla trascrizione di quattro intercettazioni telefoniche e precisamente la n. 13 del 9 novembre 2011; n.251 del 29 novembre 2011; n.288 del 10 dicembre 2011; la n. 109 del 24 novembre 2011 si dà incarico ai periti che dovranno consegnare il lavoro entro 8 giorni”.

L’avvocato Bevilacqua che difende Vincenzo Miriadi chiede l’ammissione della dottoressa Nava come consulente di parte.

Le intercettazioni riguardano i colloqui di Vincenzo Miriadi con Pietro Squillaci (n.288) e Giuseppe Foti (n.109 su cellulare francese). Sono richieste fatte dal pubblico ministero Marcello Musso e accolte dalla Corte in virtù dell’articolo 507 relativo “all’assunzione di nuove prove”.

Veniamo nel dettaglio dell’arringa del legale di Crea che inizia così:
“La tesi dell’accusa si fonda prima sulla denuncia di Giuseppe Malaspina e poi sulle dichiarazioni dei fratelli Carlo e Antonio”.

“Dimostrerò - aggiunge - che le dichiarazoni dei tre fratelli Malaspina sono inattendibili perché non corroborate da fatti.

Inattendibile è Giuseppe Malaspina che il 3 novembre 2011 va alla Dia a denunciare l’aggressione al fratello Carlo e ci torna il 19 novembre dopo l’esplosione di colpi d’arma da fuoco alla Gimal e in entrambi i casi non denuncia Isidoro Crea come ambasciatore dei Miriadi. Di lui non parla affatto.
E ancora il 9 febbraio 2012 quando va dai carabinieri a Vimercate e integra la denuncia non menziona Crea. Sono queste le prime stranezze”.

“Chiamato a testimoniare in quest’aula Giuseppe Malaspina dà due diverse versioni: all’esame del pm il 22 aprile 2013 dichiara che Carlo subisce l’aggressione il 26 ottobre e qualche giorno dopo il suo dipendente Ernesto Giordano gli riferisce della telefonata di Giovanni Miriadi che avrebbe cambiato i lucchetti e attende una risposta sul terreno di via Principato-Pelizzari a Vimercate. I lucchetti vengono poi ritrovati davanti al giardino della casa di Antonio Malaspina ma non sono mai stati repertati. Due giorni dopo Giordano mi dice: devi dare risposta a chi tu sai. Dopo l’episodio della bottiglia incendiaria lasciata alla Progeam Isodoro Crea si presenterebbe a fare l’ambasciata. Il 10 novembre 2011 Crea va alla Gimal e chiede di potermi parlare (sempre secondo le dichiarazioni rese da Giuseppe Malaspina NdR), ogni volta ho dato ordine di cacciarlo”.

“La versione di Malaspina viene contraddetta da Ernesto Giordano nell’udienza del 1. luglio 2013.
Conferma che sì, ha ricevuto telefonata di Giovanni Miriadi che ha parlato dei lucchetti e del terreno ma mai ha riferito a Malaspina che di lì a poco sarebbe venuto per sapere la risposta.

Davanti alla Procura Giordano non dice d’aver riferito ambasciate di Crea a Malaspina.

Poi il geometra (Giuseppe Malaspina NdR) dà una seconda versione: sotto esame da parte del legale di parte civile, il collega Luca Ricci, testimonia sotto giuramento che Crea sarebbe andato a casa del fratello Carlo all’indomani del tentato sequestro, il 28 o 29 ottobre, e che in quella occasione avrebbe riferito dell’incontro con i Miriadi e Girasole e della richiesta di 8 milioni di euro per il terreno.
Poi si corregge e fa risalire a quei giorni l’ambasciata fatta da Gordano e quindi si corregge ancora e dice che no, è il contatto con il Crea che è avvenuto a fine ottobre.

Presidente - sottolinea il legale - quando chiedo conto del contatto con Isidoro Crea, Giuseppe Malaspina cosa mi risponde? “Ho ricevuto telefonata del contatto entro fine ottobre” Quindi anticipa a fine ottobre e non dopo l’attentato alla Progeam.
Quando in aula gli si contesta che il 3 novembre andando alla Dia non ha riferito delle ambasciate di Crea ci risponde: “Ero molto confuso. Non ricordo!”.

Su dati precisi Malaspina si trincera dietro il fatto che è confuso, che non ricorda. Il 3 novembre, alla Dia, Malaspina si ricorda dell’ambasciata di Giordano ma si dimentica di Crea.

Le sorprese, signore dalla Corte, non finiscono qui.

Giuseppe Malaspina ci racconta che il suo dipendente Martella lo informa che Crea spunta dopo ogni attentato.

Peccato però che Martella testimoni d’aver visto tre volte Crea alla Gimal: una volta ricevuto da Giuseppe, la seconda da Carlo e la terza quando Malaspina gli dice: "Digli che non voglio vederlo. Se chiede delle cambiali digli che è tutto a posto. Il compromesso non si fa”.

L’avvocato porta come prova il tabulato Vodafone del cellulare di Isidoro Crea da cui risulta una chiamata fattagli dalla Gimal.
“Crea ci va, Giuseppe Malaspina lo riceve e s’intrattengono effettivamente sulla questione delle cambiali.
La volta sucessiva è Crea che chiama la Gimal e prende un’ora di permesso e va per risolvere il problema della cambiale che scadeva il 30 novembre 2011. Telefona e va alla Gimal il 29 novembre. Ed è la sua terza e ultima volta che si presenta alla Gimal. Dunque non è vero che si fa vivo dopo ogni episodio estorsivo”.

“Le dicharazioni di Giuseppe Malaspina sono intrise di misteri - arringa il legale -. Mente quanto dice quel che gli avrebbe detto Giordano, mente su Crea che si presenta dopo ogni episodio, mente sulle telefonate: è la Gimal che le fa a Crea e non viceversa.

Ma le menzogne di Malaspina non finiscono qui.

Mente anche sui favori che Crea ha fatto alla famiglia Malaspina.
Abbiamo prodotto il contratto del 6 marzo 2010 con l’Immobiliare Milano. Riguarda un appartamento da 185mila euro e al momento del contratto fatto da Giuseppe Malaspina vengono consegnate cambiali per 120mila euro scadenza 30 aprile, 30 luglio, 30 novembre 2010. C’è un altro contratto sei mesi dopo.
E’ una proposta d’acquisto tra Crea e l’Immobiliare Maria di Antonio Malaspina. Crea propone l’acquisto di un secondo appartamento e il meccanismo è lo stesso: consegna 50mila euro di cambiali. La cui ultima scadenza è del 20 marzo 2012.

Dai due contratti l’imprenditore Malaspina riceve cambiali che sconta in banca per avere liquidità e pagare qualche creditore. Alla scadenza provvede al ritiro dell’effetto. Erano favori di Isidoro Crea alla famiglia Malaspina: a Giuseppe, Carlo e Antonio.

Abbiamo anche prodotto una fattura datata 20 maggio 2010 importo 57.200 euro la causale? “Prima rata pagamento appartamento a Bernareggio”.

Abbiamo anche prodotto copia dell’assegno dell’Immobiliare Maria firmato da Antonio Malaspina in favore di Isidoro Crea e l’estratto conto bancario del mio cliente da cui risulta che quell’assegno emesso dall’Immobiliare Maria è stato poi incassato dall’Immobiliare Maria. La firma è di Antonio Malaspina. Questo era il metodo dei Malaspina per finanziare le loro società! .

Isidoro Crea non ha mentito sui suoi rapporto con i fratelli. Non tergiversa.
Malaspina fatica a dirci del rapporto relativo ad un immobile della società Genziana e soltanto dopo che abbiamo prodotto visura camerale da cui risulta il nome di Isidoro Crea e un atto di cessione del fabbricato al Comune di Bernareggio ammette che sì...i rapporti ci sono stati.

Giuseppe Malaspina disconosce, anzi rimuove, il ruolo da lui avuto nel Psi. Abbiamo dovuto produrre una foto per fargli ammettere questo particolare del suo passato.
Lo stesso per la partecipazione al matrimonio di Cosimo Crea, il suo parrucchiere. Malaspina la guarda e dice di non riconoscersi.

Oppure i rapporti con la sorella di Crea, Caterina: non la conosco, non so nulla di lei. Alla fine, esibito il cartellino di lavoro, è obbligato ad ammette che l’ha assunta lui.

Abbiamo fatto fatica a fare ammettere a Malaspina i suoi rapporti col Crea.

Ci racconta menzogne su quell’atto dell’Immobiliare Milano poi però dopo averci chiesto “Beh, avvocato, lei non conosce la differenza tra assegno e cambiali?” conclude che “Isidoro Crea firmava le cambiali perché soldi non ne aveva”.
In realtà - spiega l’avvocato Ragazzo - era un modo per aiutare i Malaspina a tenere in piedi le loro società. E del resto ce l’ha detto anche Enrico Galbusera che Crea non aveva in animo di comperare appartamenti e firmava compromessi e cambiali per aiutare la famiglia Malaspina.

Giuseppe Malaspina nega l’evidenza dei fatti. Potremmo andare avanti delle ore a parlare delle menzogne di Giuseppe. Ma dobbiamo anche parlare di Carlo che dice d’essere rimasto sorpreso dall’aggressione.
A soccorrerlo ci pensa l’amico Pagani, va alla Gimal e dopo torna a casa.
Poi c’è la telefonata che Carlo fa a Crea dopo la mezzanotte ed in realtà ci racconta d’averla ricevuta dal Crea, il quale gli avrebbe detto di mettersi in contatto con gli amici ma non sa bene perché.

Poi racconta di altra telefonata del Crea il sabato dopo l’aggressione. E quindi di non aver avuto altri contatti con lui. Come il fratello, Carlo Malaspina mente sapendo di mentire.

Lo dicono i tabulati che mente.

Quella telefonata dopo la mezzanotte non esiste mentre esiste quella fatta da Carlo a Crea e durata pochissimo.
Perché Carlo ha chiamato Isidoro? La risposta è non so.
Poi si corregge: “ero preoccupato, voleva aiuto da un amico o forse avevo fame perché non avevo mangiato..”

Il 28 ottobre, due giorni dopo l’aggressione, secondo l’accusa Isidoro Crea chiama Carlo per fargli l’ambasciata per l’estorsione.
Facciamo fatica a crederlo.
I tabulati della Vodafone non riportano la telefonata

Ma le sorprese non finiscono qui perché il giorno dopo l’aggressione Isidoro va con i suoi due figli a casa di Carlo per sincerarsi delle sue condizioni di salute ed a casa di Carlo ci trova Falvo, il pensionato che fa le punture a Carlo Malaspina. Questi viene in aula e rispondendo a precisa domanda dice: “quel giorno l’astmosfera era serena e Isidoro tranquillo. Isidoro è un bonaccione”.

Ci sono poi telefonate che ci dicono che è sempre Carlo che chiama Isidoro.

E quindi? Il 26 ottobre conforta l’amico, il 27 va a casa di Carlo e il 28 Isidoro Crea impazzisce e diventa nemico dei Malaspina?

Guardate, anche Carlo assume l’identico atteggiamento del fratello Giuseppe: disconosce i rapporti famigliari e quelli col Crea ed in merito al compromesso con l’Immobiliare Maria racconta che davvero Crea era intenzionato ad acquistare l’appartamento.

Poi c’è il terzo fratello , Antonio Malaspina.
Anche lui dà due versioni e rivendica la primogenitura dell’ambasciata di Crea: dopo il 5 novembre.
Dice d’averlo riferito ai fratelli che restano sorpresi.
Se confrontiamo le dichiarazioni di Carlo e Giuseppe con quelle di Antonio dobbiamo concludere che quelle di Carlo e Giuseppe sono da buttare nel cestino. Antonio testimonia che non ha più avuto contatti col Crea e poi però ammette che in realtà l’ha visto quando questi è andato da lui in negozio per una cambiale in scadenza. Lo aveva contattato il notaio dicendogli che l’effetto stava andando in protesto.

C’è un motivo per cui ad un certo punto viene convolto Crea - spiega il legale - non c’erano prove sugli episodi ed, accecati verso i Miriadi, i Malaspina decidono di coinvolgere Crea. Così i fatti assumono una diversa rilevanza. Crea ha sempre fatto servigi ai Malaspina e loro lo utilizzano per colpire i Miriadi. Crea è la vittima sacrificale che viene immolata.

Non ci sono intercettazioni telefoniche che suffraghino le teorie dei fratelli Malaspina contro il mio cliente.

La parte civile ci deve dare una risposta: adombrano il movente che il fratello di Isidoro Crea, Cosimo (il barbiere di Giuseppe Malaspina - ndr) avesse un’esposizione debitoria con i Malaspina ma attediamo ancora i documenti che comprovino questi debiti.

Malaspina ha dichiarato d’essere il primo contribuente di Lesmo, peccato che i costi delle sue attività li fa gravare sull’intera società.
La Caronno ha un passivo di 40milioni di euro, 38 milioni chirografi.
Ci sono quindi creditori, persone, lavoratori con le loro famiglie che questi soldi non li hanno visti, è su di loro che ricade i fallimento della Caronno, sulla società intera.

Infine chi è l’imputato Isidoro Crea?
E’ una persona che non ha il carattere del traditore.
Dipendente da 30 anni della stessa azienda, quando lo arrestano spedisce ai suoi datori di lavoro una lettera dove chiede di essere messo in aspettativa.
La risposta del titolare che lo stima è: non preoccuparti, qui il posto per te ci sarà sempre.
Hanno fiducia in lui. E’ di specchiata onestà e moralità come ci ha riferito in aula l’ex comandante dei carabinieri di Vimercate, il maresciallo Domestici: “Sono stupito dal coinvolgimento di Isidoro Crea”.

La prossima udienza è fissata per lunedì 25 novembre ore 14.30.
Poi, salvo imprevisti, Camera di consiglio e la sentenza.

Nella foto gli avvocati Federico Ragazzo e Andrea Orabona

Vimercate - I cittadini pagano un avvocato per difendere l'immagine del Comune e degli amministratori

Comunicato stampa

M5S Vimercate assume posizione contraria e severamente critica nei confronti della delibera di Giunta Comunale n. 40 del 12 novembre 2013 con la quale si dispone la nomina di un legale per la tutela dell'immagine del Comune di Vimercate e della dignità dei suoi cittadini e amministratori.

M5S ritiene riprovevole e sconsiderato pagare 5.202,08 € quale compenso professionale per l'incarico di assistenza giudiziale all'avvocato Francesca Scanzi per ridare onore e credibilità alla reputazione di sindaco e amministratori.

L'immagine, l'onorabilità, la dignità di una città si assicurano e si garantiscono con buone scelte amministrative finalizzate al benessere dei cittadini, alla difesa dei loro interessi e si concretizzano nella legalità e trasparenza degli atti conseguenti.

Di certo che un giornale riporti la tesi di un pubblico ministero non va a ledere l'onorabilità di una comunità intera, ma eventualmente getta un'ombra su comportamenti di singoli funzionari o amministratori. Se questi ultimi dovessero sentirsi offesi e altrimenti minacciati da detta ombra, è loro diritto procedere legalmente come meglio credono. Di certo senza addossare i relativi costi sui cittadini.

Per il legale di Isidoro Crea, Giuseppe Malaspina è teste inattendibile e agente provocatore

di Cronos

“Lo dice la Cassazione: per una condanna occorre acquisire la certezza processuale delle responsabilità. Ed in questo processo, nel caso di Isidoro Crea, questa certezza processuale non c’è.

Giuseppe Malaspina
“La prova della colpevolezza di Crea starebbe nelle dichiarazioni dei tre fratelli Malaspina, ma Giuseppe Malaspina non è oggettivamente credibile. E’ pluripregiudicato e testimone ostile all’esame. E persona non credibile. E’ un agente provocatore”. Non fa sconti l’avvocato Andrea Orabona, difensore di Isidoro Crea che Giuseppe Malaspina definisce “ambasciatore” dei Miriadi e che - secondo l’accusa - avrebbe portato le richieste estorsive.

“Davanti al teste Carlo Vangi della Dia, Giuseppe Malaspina dice di non aver mai parlato di Crea; lo scorso luglio in quest’aula afferma “nessuno ha mai parlato di procura a vendere il terreno di Vimercate con nessun altro” e però fa cavallo di battaglia le dichiarazioni del suo dipendente o ex dipendente Ernesto Giordano (testimone accusato di falso - NdR) che racconta di lucchetti sostituiti e risposte sul terreno di via Pelizzari- Principato che dovevano essere date.

Per il geometra Malaspina Isidoro Crea avrebbe fatto l’ambasciata dopo l’effrazione della vetrina alla Progeam e la bottiglia incendiaria lasciata sulla scrivania. Poi il 10 dicembre dice al custode della Gimal, Martella, di non fare entrare il Crea. C’è poi un’ennesima versione: avrebbe riferito di richieste all’indomani del tentato rapimento di Carlo Malaspina. Eppure non c’è uno straccio di intercettazione tra il mio cliente e i fratelli Miriadi, tra il mio cliente e Girasole. Secondo Giuseppe Malspina, dopo ogni atto vandalico alla Gimal e alla Progeam, Isidoro Crea si sarebbe materializzato portando ambasciate.

In realtà i rapporti di Isidoro Crea con le società di Giuseppe Malaspina riguardavano la richiesta di riavere cambiali per 120mila euro che Malaspina aveva subito scontato in banca per ottenere credito. Ce lo ha confermato anche il teste Galbusera.

Il 29 novembre Isidoro Crea chiede un’ora di permesso al suo datore di lavoro e si reca alla Gimal perché è preoccupato per la imminente scadenza delle cambiali e vuole indietro il compromesso che ha firmato per la permuta di un appartamento.

Giuseppe Malaspina non lo riceve, gli fa dire: “digli che è tutto a posto, non gli vendo più l’appartamento”.
Dunque Isidoro Crea si reca sì alla Gimal e ci torna ancora come s’apprende dalle intercettazioni però soltanto per riavere quelle cambiali che ha firmato e Malaspina usato per avere credito dalle banche. Non è dunque la persona che fa riferimenti estorsivi per il terreno di Vimercate!

“Mi spiace per la Procura se non c’è prova della sua colpevolezza”, aggiunge il legale allargando le braccia come la statua del Cristo Redentor di Rio de Janeiro.

Giuseppe Malaspina ci ha detto “In 25 anni mai bevuto un caffè assieme a Crea e lui non è mai stato amministratore di una mia società. Abbiamo dimostrato, visura camerale alla mano che mente. Nega il rapporto d’amicizia oltre che fiduciario con Crea. Rapporti confermati anche da Galbusera e dalle difese.

Parliamo di Carlo Malaspina? Anche lui è pregiudicato, usa testimoni farlocchi che dovrebbero essere accusati di calunnia, falsa testimonianza e reticenza.

Basta acquisire i tabulati delle telefonate registrate per capire chi sono i tre fratelli Giuseppe, Carlo e Antonio Malaspina.

Carlo Malaspina
“C’è il tentativo di rapimento di Carlo e all’ospedale non si fa accompagnare da Crea ma cerca il fratello Antonio e l’amico Pagani. Però, all’indomani dell’episodio di cui è stato protagonista, gli telefona mezz’ora dopo mezzanotte. Telefonata brevissima. Che Carlo Malaspina si ostina a negare. C’è la registrazione! Carlo dirà che in quell’occasione Crea scavalca il muro di cinta della casa di Oreno e gli parla del terreno, della procura a vendere e degli 8 milioni che i Miriadi vorrebbero.

E quando Carlo Malaspina, a febbraio 2012, va in Procura a Monza a denunciare sciorina fatti ma non l’ambasciata del mio cliente che Carlo poi fa risalire a due giorni dopo il tentato rapimento”.

“Quali sarebbero i fatti di prova contro Isidoro Crea?” chiede l’avvocato Orabona rivolgendosi alla presidente Letizia Brambilla.

“E’ un tiro al bersaglio contro il mio assistito.
Carlo Malaspina s’arrampica sugli specchi. Prima nega la telefonata e s’imputa dicendo che è in realtà è stato Crea a chiamarlo. E’ la telefona del chi chiama chi, ricordate? Quindi cavalca la versione giustificandosi che avrebbe chiamato Crea perché avvisasse il pensionato Falvo di andare a fargli le punture. In realtà Falvo, portato da Galbusera, era già andato a casa di Carlo.

E allora s’inventa che ha telefonato perché non aveva da mangare…” (tre giorni dopo il tentato sequestro Carlo era stato allontanato dalla sua casa di Oreno e mandato a rifugiarsi allo Sporting di Brugherio - NdR).

“Quanta inattendibilità in questo teste”, conclude il legale che passa quindi a parlare di Antonio Malaspina: altro teste - assieme ai fratelli parte civile al processo - che Orabona definisce inattendibile.

Antonio Malaspina
“ Antonio Malaspina nega conoscenza e favori di Crea. Racconta che Isidoro è andato nel suo negozio di frutta a cercare Giuseppe e poi Carlo voleva fargli le ambasciate con la richiesta del terreno e degli 8 milioni. E però non si parla di lui né davanti a Vangi della Dia e neppure con il comandante Domestici dei carabineri di Vimercate. In sede d’esame testimoniale basato su una telefonata ben precisa, la numero 80, Antonio prima racconta che la richiesta estorsiva gli è stata fatta da Crea poi però afferma che “sì, le richieste ci sono state, ce l’ha detto Galbusera”.

La telefonata n.80 è stata contestata in aula. I fratelli Malaspina parlano calabrese stretto. Chi trascrive mette nero su bianco che parlano di “terrata” e di “bilance”. Alla fine è stato stabilito che i Malaspina non parlavano di richieste di terreni e altro.

Era la banca che chiedeva i bilanci di società a loro riferite. Società in grande sofferenza come la Maria srl i cui affari erano curati da Carlo che per ottenere credito avava fatto stipulare a Crea il compromesso per l’acquisto di un appartamento. In realtà un finto baratto per usare le cambiali firmate da Crea per ottenere contante dalla banca. C’è anche un falso assegno e una fattura a copertura di questo affare….Per una cambiale finita al protesto, preoccupato, Isidoro Crea che ha ricevuto la telefonata di un notaio, va da Antonio a chiedere spiegazioni. Ce lo dice un’intercettazione ambientale nel negozio di frutta del Malaspina.

Abbiamo testimonianze dissonanti di Antonio anche rispetto alle versioni date da Carlo e Giuseppe. Anche lui si comporta come un agente provocatore”.

Il geometra Galbusera
“E poi, relativamente al teste Galbusera la sua non credibilità è oggettiva.

Non è credibile e prende minacce da Giuseppe Malaspina durante e dopo aver testimonato in quest’aula. E’ ancora in strettissimo rapporto con i tre fratelli. In quest’aula è venuto a dirci “Io sono solo un teste di riferimento. Se dico cose inesatte sono cose come dette da Giuseppe Malaspina”.

E allora... è inattendibile Isidoro Crea o sono inattendibili Galbusera e i Malaspina?

Aggiungo un particolare. Quando Carlo Malaspina denuncia in Procura a Monza scrive che la proposta estorsiva è di 4milioni, poi ci dice che da 4 è lievitata a 8 milioni.

Andrea Orabona chiude la sua arringa chiedendo per Isidoro Crea l’assoluzione perché il fatto non sussiste. In subordine il patteggiamento a 1 anno e due mesi già chiesto e sufficientemente motivato (quando il processo era in carico al Tribunale di Milano -ndr) o il patteggiamento del marzo 2013 a due anni di reclusione e multa richiesta dal presidente Airò. E, ancora, inconsistenza dell’aggravante.

Infine stralcio della posizione di Isidoro Crea per illegittimità costituzionale degli articoli 516 e 517 del codice penale a fronte di contestazioni suplettive (vedi La corte costituzionale pone un altro tassello al ripristino della pienezza del diritto di difesa - NdR).

Lunedì 11 novembre dalle 14.30 udienza con l’arringa dell’avvocato Federico Ragazzo anche lui difensore di Isidoro Crea.
Forse ci sarà anche la camera di consiglio per decidere l’eventuale ammissione dei testi Paolo Brambilla, sindaco di Vimercate, Roberto Rampi, vice sindaco e Lara Girasole. Il 25 novembre eventuali repliche. Il pubblico ministero Marcello Musso ha già annuciato che non replicherà. 

Processo Miriadi. Il legale di Mario Girasole: “ Non è stato un sequestro di persona ma violenza privata”

di Cronos

L’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole, accusato con i fratelli Miriadi di tentato sequestro, estorsione, minacce ed altri reati, inizia la sua arringa definendo il processo in corso al Tribunale di Monza come “difficile e litigioso, dentro al quale si sono volute insinuare, o meglio introdurre, una serie di circostanze che non si sono mai verificate”.
“Questo è un processo che sembra vecchio, non un processo del 2011 ma del 1990. Nato da una sorta di ricostruzione di una saga famigliare. Ed è per questo che non parlerò di quanto avvenuto vent’anni fa perché questi fatti non c’entrano nulla con l’oggi ”.

Cronologia
“Sulla scorta di un atto trovato dai fratelli Miriadi e relativo al materiale edile in deposito sul terreno di via Pelizzari-Principato a Vimercate (materiale di proprietà del padre dei Miriadi NdR), atto che abbiamo prodotto, si deduce che tutto inizia nell’estate 2010.

Il geometra Enrico Galbusera ne parla con Giuseppe Malaspina, questi attraverso il fratello Carlo chiede d’incontrare i fratelli Miriadi attraverso la mediazione del loro zio, Antonio Malacrinò.
Nei primi di settembre l’incontro avviene a casa di Malacrinò presenti: Antonio Malacrinò, Vincenzo Miriadi, Giovanni Miriadi e Giuseppe Malaspina.

In quella occasione Giuseppe Malaspina se ne esce con la proposta di vendere il terreno ai fratelli Miriadi al prezzo da lui pagato meno un euro. Sempre a settembre Malaspina specifica che la proposta di vendita è per la cifra di 2milioni meno un euro. Proposta che cade nel vuoto e rifiutata”.

“Il 19 novembre 2010 Giuseppe Malaspina va a Milano alla Dia e dice di temere un sequestro ai suoi danni o ai danni dei suoi famigliari. Fa il nome dei fratelli Miriadi come possibili responsabili.
Di quanto dice non c’è però verbalizzazione perché Giuseppe Malaspina in quell’occasione non vuole verbalizzare”.

“Passa un anno dall’incontro in casa di Malacrinò e non ci sono altri incontri tra i protagonisti o altri fatti rilevanti”.

“Il 26 ottobre 2011 accade l’episodio commesso da Giovanni Miriadi e Mario Girasole ai danni di Carlo Malaspina (secondo l’accusa il tentato sequestro, secondo la difesa una discussione che sfocia in un’aggressione violenta NdR).
A questo punto, a quanto sostiene Malaspina, gli verrebbe fatta un’ambasciata da Isidoro Crea”.

“Il 3 novembre 2011 Giuseppe Malaspina torna alla Dia e denuncia l’estorsione e l’episodio di cui è stato vittima il fratello Carlo”.

“Il 4 novembre 2011 viene emessa la notizia di reato; il giorno dopo, 5 novembre, presso la sede di Vimercate della Progeam viene infranta la vetrina e lasciata sulla scrivania una bottiglia incendiaria. Da questo momento iniziano le intercettazioni sui telefoni dei fratelli Malaspina e dei fratelli Miriadi”.

“Il 18 novembre 2011, 6 colpi d’arma da fuoco vengono sparati contro la Gimal.
Mentre Vincenzo Miriadi torna a casa di sera, vede persone che sembrano aspettarlo. Chiama la caserma dei carabinieri di Vimercate denunciando l’accaduto ”.

“Il 24 novembre 2011 Carlo Malaspina viene dimesso: il 27 c’è l’episodio del rosmarino e dei guanti lasciati sull’auto di Antonio Malaspina parcheggiata sotto casa”.

“Il 5 gennaio 2012 la bomba carta alla Progeam e quindi il danneggiamento della recinzione del maneggio Il Boschetto (di cui è proprietaria Adriana Foti, moglie separata di Giuseppe Malaspina - NdR)”.

“Questa è la cronistoria degli accadimenti. Ricordo che il 25 luglio 2012 viene firmata l’ordinanza di custodia cautelare, che sia le parti offese (Malaspina - ndr) che gli imputati (Miriadi ndr) vengono monitorati dalla Dia e che il Tribunale di Milano archivia la posizione di Squillaci .

“Alla luce di questi dati temporali - argomenta l’avvocato Villa - veniamo all’analisi oggettiva dei fatti estorsivi. Per quanto riguarda l’episodio della bottiglia incendiaria lasciata alla Progeam se si esclude le dichiarazioni delle persone offese, i fratelli Malaspina, possiamo escludere il coinvolgimento degli imputati: sono intercettati ma non c’è alcuna telefonata che li riguardi. Alla Progeam non ci sono le telecamere...stranamente.”

“Le persone offese collegano che, dopo l’attentato, Isidoro Crea, factotum di Carlo Maspina, si sarebbe recato nel negozio di frutta e verdura di Antonio Malaspina chiedendo prima di Giuseppe e poi di Carlo dicendo che i Miriadi volevano il terreno di Vimercate e anche 8 milioni.

Attenzione però: secondo Antonio Malaspina l’intervento di Isidoro Crea viene collocato dopo l’episodio del tentato sequestro di Carlo Malaspina e poi però si corregge e sposta la cosidetta ’ambasciata” dopo la bottiglia lasciata alla Progeam.
Però, neppure nelle dichiarazioni rese c’è un chiaro collegamento tra la bottiglia alla Progeam e la richiesta del terreno e degli 8 milioni.
Antonio sostiene che della cosiddetta ambasciata né Carlo né Giuseppe sapevano nulla e che addirittura, subito dopo l’aggressione Giuseppe Malaspina si dice sorpreso”.

Le prove
“Veniamo alle prove a favore gli imputati. Quando il 18 novembre 2011 avvengono gli spari alla Gimal la telecamera fissa il passaggio della Punto bianca alle 22.40.
Si vede l’auto che passa e da cui vengono sparati due colpi, l’auto poi ripassa e altri due colpi vengono esplosi. Non viene riconosciuta nessuna persona. Carlo Vangi della Dia ha riferito che quella notte Giovanni Miriadi e Mario Girasole si trovavano in Svizzera mentre Vincenzo Miriadi è in auto con Squillaci e il Gps della loro vettura aggancia prima una cellula di Arcore, mentre all’ora presunta degli spari sono a 5 km dalla Gimal.

In quanto a Mario Girasole secondo il perito della Polizia scientifica che ha esaminato l’arma e i bossoli sequestrati a Girasole, non c’è compatibilità con i bossoli ritrovati alla Gimal sparati probabilmente con un’arma di fabbricazione russa.

Per quanto attiene alla Punto bianca siamo in grado di escludere fosse di Giovanni Miriadi.

Carlo Vangi della Dia ci ha riferito che “ da fonte confidenziale, la Punto bianca sarebbe stata bruciata successivamente all’azione, ma nessuna auto bruciata è stata ritrovata”.

C’è un altro elemento che ci consente di escludere i Miriadi da questo episodio.

Il maresciallo Carbone ha testimoniato che “chi ha agito conosceva benissimo la posizione della telecamera e sarebbe entrato da dietro, quindi era persona che frequentava il luogo”.

Il custode Martella ha aggiunto che la telecamera non era visibile dalla strada. Altro particolare: non ci sono intercettazioni degli imputati anche solo per dire, in codice, fatto!”.

“Vicenda del 22 novembre, intrusione al maneggio.
Martella che sta andando al maneggio vede una Punto bianca che lo segue. Era la stessa vista alla Gimal? Non lo so. Certo è che quella vista alla Gimal aveva la mascherina bianca, quella che segue Martella nessuno ci dice che ha la mascherina bianca. E poi quando Martella imbocca la rotonda e va al maneggio la Punto va dalla parte opposta…”

La ricostruzione fatta dall’avvocato Attilio Villa non piace a Giuseppe Malaspina che si rivolge al suo legale e scuote la testa.
L’avvocato Villa si volta verso di lui e commenta: “E’ così. Mi spiace ma è così”.

Villa prosegue l’arringa analizzando l’episodio del rosmarino e dei guanti lasciati sull’auto di Antonio Malaspina.
“Il mio assistito, Mario Girasole non era sotto controllo, la madre di Girasole ci dice che era impegnato a fare altro. Dal filmato visionato in aula ( filmato preso dalla videocamera posta davanti alla casa di Antonio Malaspina NdR) non si può dire che la persona ripresa sia Girasole.
Lui si è detto comunque disponibile a sottoporsi alla prova antropometrica…”.

Episodio del 10 dicembre 2011, l’ordigno esploso davanti alla Progeam. L’ispettore Vangi dice che i tre indagati erano in luoghi diversi: Giovanni Miriadi a Venezia, Vincenzo Miriadi a Bernareggio, Girasole a casa sua.

Gli atti di questo processo escludono nel modo più assoluto siano stati i tre imputati.
Allora si dice che a commettere l’attentato sarebbe stato Squillaci.

Squillaci è a Vimercate, la sua auto è monitorata dal Gps (installato dalla Dia - NdR), va a 10/15 Km orari, interseca via Rota quindi aumenta la velocità ed entra in tangenziale.
Secondo la testimonianza del poliziotto intervenuto sul luogo dell’esplosione quella piazzata alla Progeam non è esattamente una bomba carta. Non si lancia, c’è innesco e chi la depone l’innesco lo fa sul posto. Non c’è il telecomando. Viene posizionata in modo preciso, chi agisce accende la miccia e se ne va. La teoria secondo cui Squillaci che è in zona con una seconda persona accanto scenda dall’auto, piazzi la bomba, accenda la miccia e risalga sull’auto che va a 15 all’ora, non regge. A quella velocità sull’auto non può risalire nessuno!

Giuseppe Malaspina scuote la testa. Il legale di Girasole, rivolto a Malaspina: “Noi non facciamo show televisivi, facciamo parlare gli atti”.

“ C’è da aggiungere che Squillaci in quel momento intercettato, non alza il telefono per chiamare qualcuno e dire: pur in codice, fatto!
L’ispettore che ha deposto in aula ci ha anche detto che quella bomba esigeva un minimo di manualità. Un giusto dosaggio dell’esplosivo per creare una rosa utile al danneggiamento. É un ordigno che conteneva elementi utili ad offendere.
Per confezionarla era stata mescolata ghiaia all’esplosivo, ghiaia che non si trova nei giardini condominiali.

Si dice che dopo quell’episodio Isidoro Crea si sarebbe recato da Giuseppe Malaspina. Possiamo dimostrare che Crea era ben lungi dal recarsi alla Gimal per fare un’ambasciata: ce lo conferma indirettamente lo stesso Giuseppe Malaspina che parlando a Carlo Vangi non gli riferisce che: “L’11 dicembre Crea è venuto”.

“Passiamo all’episodio della rete tagliata al maneggio “Il Boschetto”.
Il teste Negri dichiara: “Hanno tagliato la recinzione e preso del materiale che era in deposito”. Nulla però è scritto nella denuncia presentata.
Giuseppe Malaspina ha testimoniato che ogni anno nei suoi cantieri subisce 50/100 furti…

Lo sforzo pregevole di Malaspina non regge poi sulla questione dei lucchetti tagliati del terreno di Vimercate.
Dopo gli episodi del tentato sequestro di Carlo Malaspina e della Progeam, il dipendente Ernesto Giordano per due volte riferisce a Malaspina che per entare nel terreno deve chiedere le chiavi ai Miriadi che hanno cambiato i lucchetti e che loro aspettano una risposta. Poi però ci viene a dire che dentro quel terreno si entrava senza chiavi perché il cancello era aperto e comunque le chiavi erano custodite alla Gimal.

Non c’è dunque la prova testimoniale dei lucchetti tagliati né Malaspina ha mai consegnato i lucchetti che sarebbero stati tagliati e neppure ha mai fatto denuncia su questo episodio. I processi - sottolinea il legale - si fanno con le testimonianze e qui solo Ernesto Giordano è venuto a parlarci dei Miriadi e dei lucchetti tagliati ma ci ha detto anche che la chiave dei lucchetti si trovava alla Gimal”.

Pausa di quindici minuti, dopo di che il legale di Mario Girasole continua nella sua arringa.

La retrodatazione e le tante versioni
“E ora prendiamo il cosidetto toro per le corna.
Giuseppe Malaspina è l’elemento focale delle pretese dei Miriadi.

Giuseppe Malaspina dice che attraverso il fratello Carlo lo contattano per mancanza di rispetto.

I Miriadi confermano il contatto e spiegano che vogliono avere contezza del materiale edile che era in deposito sul terreno di via Pelizzari-Principato. Dal punto di vista civilistico potrebbero vantare diritti su quel materiale.

Carlo dice che Giovanni Miriadi lo aveva contatto nel luglio 2010 per parlare col fratello Giuseppe e anche il geometra Galbusera dice che Giuseppe Malaspina lo ha contatto per sapere di quel materiale dei Miriadi in deposito.

Giuseppe Malaspina introduce una circostanza inquietante: si preoccupa di dire che i Miriadi conoscevano tale Foti Bartolo che però di fatto era dipendente di Giuseppe Malaspina ed è stato arrestato nel corso dell’Operazione Infinito. Malaspina ci racconta di aver sorpreso Bartolo Foti nascosto nella via chiusa che porta a casa sua, il quale una volta scoperto si giustifica dicendo che si sta nascondendo perché in zona i carabinieri lo cercano.
In realtà Bartolo Foti si era appartato vicino alla casa di Carlo, il quale retrodata l’accaduto al 2009”.

In aula, insofferente, Giuseppe Malaspina chiede all’avvocato Ricci di dargli carta e penna per prendere appunti.

“Questo passaggio è particolarmente pregnante - aggiunge l’avvocato Villa -. Con Vangi della Dia riferisce d’aver visto quelle persone (i Miriadi con Foti Bartolo - ndr) dentro ad un bar (di Correzzana - ndr) e che essendo stata piazzata una telecamera gli farà avere il dischetto relativo a quell’episodio.
Dischetto in realtà mai consegnato e non agli atti.

Andando oltre, Carlo non riferisce a Giuseppe dell’incontro coi Miriadi a casa sua e che in quella occasione si sarebbe parlato di “mancanza di rispetto”. Antonio non fa cenno ad alcuna mancanza di rispetto e Giuseppe Malaspina non parla di questo incontro. Anzi, dice che il contatto col geometra Galbusera e Antonio Malacrinò è del maggio-giugno 2010 e quindi si corregge dicendo che è stato a luglio e c’era anche Carlo. Quindi a quell’incontro i Miriadi non c’erano proprio.

Galbusera è li per riferire a Malacrinò delle dinamiche di quel terreno di Vimercate e della parte di materiale in deposito venduto a Carmine Novello (per 18milioni di lire - ndr). L’incontro alla Gimal, ci dice Malacrinò non è a fine luglio 2010 e in quell’occasione Malacrinò chiede a Giuseppe: perchè mi hai chiamato? La risposta è: di ai tuoi nipoti se il terreno lo vogliono acquistare. Malacrinò si limita a rispondere: Prendo atto e riferisco.

L’episodio è confermato dagli stessi imputati ma l’anomalia è del perché Antonio Malacrinò non sia stato sentito in sede di istruttoria e solo in quest’aula?

Il secondo incontro, questa volta a casa di Malacrinò che Giuseppe Malaspina fa risalire al 26-27 lulgio in realtà, come ci hanno detto Malacrinò e gli stessi Miriadi avviene una domenica, tra l’8 e il 12 settembre. Abbiamo su questo punto anche la conferma di Carlo e Antonio Malaspina.

Giuseppe Malaspina deve introdurre questo elemento, la retrodatazione dell’incontro, per far combaciare l’episodio della pistola dentro al marsupio che sarebbe stata mostrata, al particolare che, prima di andarsene Vincenzo Miriadi avrebbe chiesto notizie della casa del Malaspina a Porto Cervo.

“Ho avuto un’intrusione in quella casa, ricorda Malaspina. Glielo hanno riferito i guardiani ma non è stata fatta denuncia dell’accaduto....

L’episodio della pistola nel marsupio la racconta Malaspina, Malacrinò la nega decisamente: niente armi a casa mia. E precisa “quel giorno non è successo nulla, i miei nipoti se ne vanno e Malaspina resta ancora 15 minuti a mangiare polpette fatte da mia moglie”.

Un paio di settimane dopo Malaspina avanza la proposta di vendita del terreno a 2milioni meno un euro. L’offerta viene fatta da Giuseppe Malaspina e non dai Miriadi. Malacrinò riferisce: i Miriadi non volevano fare nulla.

Inquietante a mio avviso è il ritorno alla Dia del 19 novembre 2010.

Giuseppe Malaspina ci dice perché va, ma non convince.
Dice di temere per la sua incolumità ed un possibile sequestro.

Va alla Dia e non verbalizza e neppure riferisce dell’incontro con Malacrinò che già gli ha risposto che per quel terreno di Vimercate non se ne fa nulla.

Si badi bene, Foti Bartolo è già stato arrestato. E poi non ho mai visto un cittadino che va alla Dia…

E poi Malaspina aveva già parlato con il capitano D’Aleo di Vimercate.

Quando si reca alla Dia viene ricevuto da due capitani che lo affidano a Vangi il cui compito è trattare con i collaboratori di giustizia. Lo stesso Vangi dice che però Malaspina riferisce fatti di nessuna rilevanza penale su questo procedimento.

Passa un anno e non succede nulla. I tre fratelli Malaspina non ci dicono nulla. Poi avviene il tentato sequestro di Carlo. Carlo chiama l’amico Pagani e si fa accompagnare alla Gimal dal fratello e poi a casa. Giuseppe riferisce d’aver saputo del tentato sequestro quella sera.
E qui s’incrociano le vicende con quei lucchetti tagliati di cui racconta Giordano e dice che i Miriadi vorrebbero il terreno e 8 milioni.

Ma perchè i Miriadi avrebbero dovuto servirsi si Isidoro Crea ed Ernesto Giordano? Malaspina racconta che sta vendendo casa ai cinesi a Milano in via Spiga per 7,5milioni. “I Miriadi sono venuti a saperlo perché da me lavorano tanti lombardi ma anche tanti calabresi”.

Abbiamo tre diverse versioni sulle ambasciate di Crea.

Acredine con i Miriadi
Quando il 3 novembre 2011 Malaspina torna alla Dia invece di andare dritto da Vangi viene ricevuto da due colonelli che poi lo mandano da Vangi il quale testimoniando il 22 aprile riferisce dello schema che io chiamo della consorteria.

Quali elementi ha Malaspina per comporre la lista che consegna a Vangi?
Forse - ipotizza il legale di Girasole - torna agli episodi di 20 anni prima: non contro gli imputati ma contro l’intera famiglia .

Ce lo dicono le telefonate lette come tentativo di organizzarsi efficacemente per alzare il tiro sopra i Miriadi.

Qui sta la chiave di lettura, l’aspetto psicologico di questa inconfessata acredine contro i Miriadi.

Contraddizioni varie
Ci sono inoltre contraddizioni che vanno sottolineate.

Secondo Martella, Isidoro Crea dice cose diverse da quanto testimonia Carlo Malaspina.
Dopo il tentato sequestro Giuseppe Malaspina caccia il Crea, però Martella ci dice che vede Crea alla Gimal con Carlo Malaspina che se lo porta via.

Un’impiegata della Gimal testimonia che Crea arriva tranquillo per parlare della permuta di un appartamento.

Perchè, poi, Giuseppe Malaspina ha necessità d’avere un nuovo cellulare?
Ci ha detto di non sapere di essere intercettato però in una telefonata del 9 luglio 2011 con tal Spinelli si dicono: “Attenzione, siamo tutti intercettati”.
Inoltre perché Giuseppe Malaspina - telefonata del 22 dicembre 2011 - chiede di conoscere persona che ha una P38 e sappia sparare bene?

Non c’è oggettiva attendibilità processuale.

Paga 500mila euro per avere la scorta e non aggiorna i sistemi di sicurezza, Malaspina è soggetto che ha urlato l’incolumità dei fratelli e però non si preoccupa veramente della loro incolumità: non hanno mai avuto la scorta!

Violenza privata senza aggravanti
Non stiamo parlando di una famiglia (i Miriadi - ndr) che ha contatti con la mafia.
Non esistono elementi probatori in questo senso. In modo brillante la parte civile ha cercato di spostare la credibilità. Il Tribunale non può basarsi sulle dichiarazioni delle persone offese, ci sono altre prove: intercettazioni e rilevazioni ambientali. Se si valutano tutti gli elemento probatori non ci sono elementi atti a suffragare i capi d’imputazione più importanti.

Per quanto attiene Mario Girasole - chiosa l’avvocato Attilio Villa - non è persona connessa ai fatti di Giuseppe Malaspina. Le prove oggettive documentali escludono la presenza del mio assistito nell’episodio del rosmarino. Ha riconosciuto la partecipazione al tentato sequestro che dovrebbe essere derubricato in tentata volenza privata. Giovanni Miriadi ha detto a Carlo Malaspina “ti giuro sulle ossa di mio padre che ti torno indietro”.

Nessuno ha detto: o pagate o ci riprendiamo tuo fratello.

Anche le parti civili hanno riconosciuto che non c’è una prova certa per i Miriadi e Girasole. Chiedo venga esclusa l’aggravante dell’articolo 7 come proposto dalla pubblica accusa. E per il mio assistito chiedo le attenuanti generiche.

“Pure”, obietta il pm Musso.

“Pure - replica Villa che prosegue - Girasole ha avuo un ruolo marginale rispetto ai primi capi d’accusa. Gli si contesta il possesso di armi, lui lo spiega con coerenza. E’ vero che doveva fare denuncia ma non per questo non è meritevole di attenuanti”.

“Per Mario Girasole - conclude il legale monzese - chiedo per i reati che ha riconosciuto la condanna al minimo della pena, le attenuanti generiche e l’esclusione dell’aggravante articolo 7. L’assoluzione o non il aver commesso il fatto per gli altri reati ascritti”. 

Vimercate non è Sedriano. Il sindaco: “Nessuna inchiesta sugli amministratori. Dopo i fatti di sangue degli anni ‘80 abbiamo alzato una barriera contro le infiltrazioni mafiose”

di Cronos

L’Ammistrazione di Vimercate non ci sta ad essere sbattuta in prima pagina con l’accusa d’essere collusa con la ’ndrangheta; accumunata a quella di Sedriano, comune che il Prefetto di Milano ha sciolto per infiltrazioni mafiose.

Mercoledì sera in piazza Roma, presenti un centinaio di persone, il presidio “Per la verità e la trasparenza, forti dell’orgoglio dell’onestà” organizzato in risposta all’articolo pubblicato da il Fatto quotidiano ( Mafia al nord, la lettera del deputato Pd e il “condizionamento ambientale” in Comune)

Sul palco si sono succeduti gli amministratori cittadini, il sindaco di Bellusco e alcuni consiglieri di PD, Comunità solidale, Sel e Lega Nord ( quest’ultima partito di opposizione a Vimercate ).

“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

Cita le parole del giudice Falcone, Alfredo Somoza di SEL e collaboratore di Radio Popolare che ha ricordato come anni fa a Vimercate “si è corso il rischio d’essere contaminati dalla piovra gentile che occupa progressivamente spazi, tenta di scalare la politica locale, comprare consenso e finisce poi per dettare legge devastando il territorio e imponendo il ricatto e l’estorsione. Diventando alla fine forza d’occupazione”.

“La mafia non gira con la lupara e la coppola, ha giacche e colletti bianchi - ha messo in guardia Claudio Andreoni, consigliere della Lega Nord -. Sono persone all’apparenza rispettabili che ti mettono la mano sulla spalla e ti dicono che tua figlia è brava a danza, tuo figlio è bravo a calcio. Da quel giorno la tua libertà è limitata”.
Il suo compagno di partito Elio Brambati ha aggiunto:
“E’ giusto che la stampa informi, anzi è necessario, ma conoscendo la realtà perché essere accumunati a realtà dove fenomeni d’infiltrazione nella pubblica aministrazione sono effetivamente avvenuti è un errore enorme. Chiediamo però che sia fatta massima chiarezza e trasparenza sui fatti se c’è da fare chiarezza”.

Paolo Brambilla, primo cittadino di Vimercate si è lamentato per
“Essere finiti dentro il tritacarne mediatico, coinvolti nonostante l’insussistenza di situazioni e fatti”.
“Noi non abbiamo mai detto che la mafia, la ‘ndragheta non esistano al nord o non esistano sui nostri territori. Ultimi a poterlo dire sono gli amministratori che ne hanno piena consapevolezza.”

“Questa città ha vissuto la cronaca di fatti di sangue per mafia negli anni ‘80. E’ un patrimonio assolutamente noto - ha proseguito - e proprio perchè noto e conosciuto ha dato a questa città la capacità di alzare delle barriere di cui ancora oggi vediamo gli effetti”.
“Siamo stati capaci di costruire alleanze politiche assolutamente disassate rispetto alle maggioranze politiche del Paese, proprio per affrontare, respingere e isolare fenomeni di infiltrazione che si ravvisavano essere in corso nei confronti di alcune forze politiche che allora erano presenti nel nostro territorio”.

Il sindaco ha rivendicato le azioni amministrative per il controllo dei cantieri, degli appalti pubblici e le scelte aperte e con il coinvolgimento della cittadinanza in materia urbanistica.

Non si è tirato indietro quando, esauriti i discorsi, alcuni universitari - Il Foglio Quotidiano alla mano - lo hanno “interrogato” sulla vicenda del terreno di via Principato di proprietà del costruttore Giuseppe Malaspina e del processo in corso.

“Quell’area è, almeno dal 1984, edificabile. Abbiamo soltanto diminuito le volumetrie. Ad aprile 2011 ci è stata presentata dal costruttore Malaspina istanza formale secondo le regole del Pgt senza un metro cubo in più, a cui abbiamo risposto con una delibera di Giunta del 26 febbraio scorso in cui diciamo no, non si procede perchè ciò avrebbe comportato un’iniziativa nostra che non intendiamo prendere”.

“ Mi sono ritrovato sbattuto sui siti con inchieste in corso che coinvolgevano l’Amministrazione semplicemente perchè c’è qualcuno che si spara e si mette le bombe”.

Alla domanda se il pubblico ministero del processo contro i Miriadi ha chiesto al comune gli atti relativi al terreno, Paolo Brambilla ha così risposto:
“Il pubblico ministero non lo conosco, non l’ho mai visto e so che io non c’entro niente col processo. A me non risulta siano stati chiesti atti e non c’è in corso un’indagine sull’Amministrazione Comunale. E’ in corso un processo su fatti criminosi dei cui sviluppi processuali io non ho alcuna informazione se non quello che leggo sui giornali. Se però leggo che la volontà dell’Amministrazione era quella di concedere volumetrie che andavano e venivano, io m’incazzo perchè c’è superficialità nel prendere un’affermazione, fatta da un pubblico ministero o da altra persona non m’interessa, e pubblicarla e costruirci un teorema per cui qui a Vimercate ci sarebbero infiltrazioni come a Sedriano, senza fare un briciolo di verifica”.   

 

Processo Miriadi. Il sindaco di Vimercate e il parlamentare del Pd testimoni al processo. La richiesta della difesa

I difensori: "Il burattinaio del processo ai Miriadi è il geometra Galbusera"
di Cronos

Udienza pomeridiana tranquilla quella di lunedì scorso a Palazzo di giustizia. L’eco della lettera inviata da Marcello Musso al questore di Milano (vedi articolo de il Fatto quotidiano), per denunciare che “il processo va avanti in un clima di intimidazione e minacce”, arriva smorzato.

Inizia l’udienza l’avvocato Giambattista Colombo, difensore di Giovanni Miriadi, che deve completare la sua arringa.

Non fa giri di parole l’avvocato e denuncia:
“Il burattinaio di questo processo è Enrico Galbusera, l’Andreotti di Vimercate. E’ lui che in simbiosi con la famiglia Malaspina, ha quasi costretto Giuseppe Malaspina ad acquistare quel terreno (di via Principato - ndr) che era di sua proprietà.
E’ lui che ha aiutato Giuseppe Malaspina quando è uscito dal carcere ed è sempre Galbusera che parla e dà fondamento alla vicenda di Luigi Rosato che sarebbe stato inseguito in auto ed incaprettato dai Miriadi.
Vicenda di cui i carabinieri non hanno mai avuto notizia, come ci ha detto l’ex comandante della stazione di Vimercate.
Enrico Galbusera è il fragile supporto dell’accusa ed è per questo che chiedo al Tribunale di valutare con estrema attenzione le dichiarazioni rese da Galbusera in aula”.

Ricorda alla Corte “che quando Galbusera fu congedato dopo aver testimoniato, ricevette insulti e minacce da Giuseppe Malaspina. Insulti e minacce che abbiamo sentito pronunciare da Malaspina anche durante il controesame in questo Tribunale”. “Le vicende relative all’acquisto del terreno di Vimercate non sono andate così come Galbusera ci ha detto: Galbusera è il collante di questa vicenda. E’ soggetto privo di qualsivoglia attendibilità”.

Passa quindi, il legale, ad esaminare l’aggravante dell’articolo 7 chiesta dal pubblico ministero (art. 7 DL 152/91 aggravante per reati connessi ad attività mafiosa NdR).

“Non ho compreso perché la pubblica accusa abbia chiesto l’aggravante dell’articolo 7. I due capisaldi per cui la pubblica accusa ha contestato l’aggravante non sono elementi probatori: sono elementi di colore.

Abbiamo assistito ad una evidente, solare, contraddizione in termini, tra due appartenenti alle forze dell’ordine.
L’ispettore Carlo Vangi (della Dia - NdR) lega episodi degli Anni 60-80 accaduti quando gli odierni imputati erano poco più che decenni. Un tentativo di etichettare i nuovi fatti con i vecchi.
Dall’altra parte abbiamo la deposizione di Silvano Domestici, comandante dei carabinieri a Vimercate fino all’agosto 2012, che così ha deposto: “Escludo per quanto riguarda la mia esperienza lunga 20 anni vi sia un legame malavitoso o ’ndranghetista dei Miriadi”.
E’ un dato evidente su cui spero il Tribunale voglia tener conto”.

“Sempre relativamente all’articolo 7 - ha quindi aggiunto - le modalità assunte dal Comune di Vimercate in merito all’edificabilità dell’area di via Principato e la relazione con Lara Girasole, sorella di Mario Girasole che non ha mai avuto cariche pubbliche a Vimercate, ha solo partecipato a livello giovanile ad un Circolo politico, e quindi non poteva in alcun modo avere accesso ad una fuga di notizie relative a quel terreno che non è mai stato, ne lo è oggi, edificabile.

“Ci sembra doveroso ricordare che per quel terreno non c’è permesso a costruire. Non c’è assenso. E quindi c’è insussistenza di elementi utili di fatto ad agire degli imputati con l’aggravante dell’articolo 7”.

Il legale conclude l’arringa chiedendo l’assoluzione di Giovanni Miriadi dall’accusa di tentata estorsione per non aver commesso il fatto e l’assoluzione perché il fatto non sussiste per il tentato sequestro e per i restanti capi d’imputazione.
“Avendo il mio cliente reso ampia confessione (relativamente al possesso di una pistola con matrice abrasa- NdR) chiedo che venga condannato alla relativa pena di giustizia escludendo l’aggravante per insussistenza dell’articolo 7”.

E’ quindi la volta di Federico Bevilacqua difensore di Vincenzo Miriadi che esordisce dicendo: “Il mio cliente risponde soltanto dell’accusa relativa alla tentata estorsione. Ed in quanto al tentato sequestro non c’è neppure un briciolo indiziario. Si è messo in relazione i fatti degli Anni Novanta con quelli del 2011. I fatti di questo processo sono soltanto quelli accaduti nel 2011. C’è stata una suggestione, una provocazione dicendo che gli atti degli Anni Novanta si ripetono nel 2011! La realtà è che questo processo parte dalla suggestione di Giuseppe Malaspina che nel 2010, e quindi un anno prima che i fatti avvengano, va alla Dia.
E’ persona, il Malaspina che non si sottrae neanche a fare il conduttore del mediatore.
Ce lo dice l’avvocato Ricci (legale di parte civile - ndr). “Antonio, dice prendendo sotto braccio Antonio Malacrinò (zio dei Miriadi, contattato da Malspina per fare da mediatore - ndr), con i tuoi nipoti non voglio avere a che fare ma a te qualche appalto lo posso dare. E lui, ovviamente, li rifiuta”.

“Ci dice Malaspina che va alla Dia e parla del terreno, è la prima evidente falsità. Poi c’è il rapporto con i Miriadi, tra Giovanni Miriadi e Carlo Malaspina. Quando Giovanni si sposa invita Carlo e questi, l’8 agosto 2008, gli manda un biglietto di felicitazioni.
Malaspina dice di non aver mai avuto a che fare con i Miriadi. Il rapporto c’è ma è negato.
Dopo il tentato sequestro che è del 26 ottobre, Carlo deve fare denuncia e non vuole andare perché ci raccontano che stava male.
C’è un solo motivo perchè Carlo non vuole andare a fare denuncia - dice l’avvocato Bevilacqua - non sa perchè volevano caricarlo in auto!”. Basta sentire la telefonata che Giuseppe Malaspina fa a Carlo Vangi e gli dice: “Quel coglione di mio fratello se non va a fare la denuncia lo prendo a calci nel culo”. Poi Carlo va a fare la denuncia.
La realtà è che Carlo non sta così male tanto è vero che il 10 novembre, intercettato, dice al suo interlocutaore che gli tolgono il gesso. E l’altro, meravigliato, devi tenerlo 45 giorni. E lui: me lo tolgo, me lo tolgo”. La realtà è che davvero Carlo Malaspina non sta così male”.

“Il 24 novembre - continua il legale - dopo il tentato sequestro, la bomba incendiaria, nel bel mezzo di un momento pesante Carlo Malaspina se ne esce con questa frase: Non so perché mi volevano caricare in macchina”.

“Qua partiamo dal presupposto che l’accusa contro Vincenzo Miriadi si riferisce solo a un episodio specifico.
Vincenzo Miriadi viene coinvolto perché secondo l’accusa nel 2010 aveva una pistola nel marsupio nell’incontro a casa di Malacrinò, la fa vedere e inoltre parla dei lucchetti che chiudono il terreno di Vimercate.
La realtà è, e ce lo dice Malacrinò, alla riunione a casa sua, la pistola non c’era. E’ solo Giuseppe Malaspina che racconta: l’ha fatta vedere.
Vincenzo non aveva la pistola e non c’è stato rapporto estorsivo”.

“C’è poi il rapporto con Isidoro Crea. E’ in malafede Giuseppe Malaspina quando il 3 novembre va alla Dia e non può dire dire che non ha denunciato Crea soltanto perché si è confuso.
Dopo il tentato sequestro, non dice che Crea gli ha fatto l’ambasciata, che i Miriadi chiedono 8 milioni e hanno cambiato i lucchetti. Va alla Dia e si dimentica di questi particolari?
Ma come, se davvero il 29 ottobre, tre giorni dopo il tentato sequestro, Crea gli si presenta bianco in volto, spaventato, e fa l’ambasciata, come mai Giuseppe Malaspina si dimentica di dirlo alla Dia?

Secondo Malaspina, Crea fa l’ambasciata il sabato, il 29. In realtà l’ambasciata Isidoro Crea non l’ha mai fatta. E’ che a furia di mettersi d’accordo si fanno pasticci. E poi, secondo l’avvocato Ricci l’ambasciata, Crea l’avrebbe fatta il 27. Poi si corregge: no, è stato tre giorni dopo.

Giuseppe Malaspina non è in grado di dirci quando Carlo gli ha parlato dell’ambasciata…

Così come quei lucchetti tagliati che non sono mai stati consegnati all’autorità che indagava…

Ed Ernesto Giordano che Carlo Malaspina non sa di quale sua società è dipendente e gli riferisce d’aver ricevuto una telefonata dai Miriadi:
“Di ai Malaspina che se vogliono entrare nel terreno devono chiedere le chiavi dei lucchetti a noi”.
La realtà sul ruolo di Isidoro Crea è unicamente quella che era andato alla Gimal non a fare ambasciate ma a ritirare delle cambiali e un compromesso.

Carlo Malaspina ci dice addirittura che sarebbe stato intercettato un paio di volte ma che con lui c’era Isidoro Crea e allora nessuno ha osato intervenire. La realtà - sottolinea il legale - è che questo processo è una suggestione.

Non ci sono telefonate che accusano i Miriadi, Girasole, Crea. Piuttosto ci sono telefonate di gente che aveva rapporti di lavoro e non veniva pagata. E minacciavano.

Uno chiama e dice a Carlo Malaspina che deve pagare un terreno. “Carlo, se non paghi non arrivi a mangiare il panettone a Natale”. C’è l’ sms di Macrì e di un altro fornitore che dice a Giuseppe Malaspina “cerco i soldi per pagare gli assegni che mi tu hai fatto fare ”.
E poi quella telefonata a Giuseppe dell’aprile 2011. Chi chiama dice: paga o brucia il maneggio.
Chi è che telefona? Un creditore arrabbiato.

Insomma, i rapporti dei Malaspina con i fornitori non sono idilliaci - chiosa il legale - e del resto basta andare a leggere il documento del fallimento del Gruppo Caronno che ha accumulato debiti per 44milioni di euro di cui 36milioni per crediti chirografari (crediti non coperti da alcuna garanzia reale: pegni, ipoteche, fideiussioni - NdR) .
Come dire 36milioni di euro che i creditori non vedranno mai.
Chi era che appaltava i lavori al Gruppo Caronno?
La Gimal di Giuseppe Malaspina. Molte storie di società creditrici mai pagate. Si fermano i lavori del Villasanta Village perchè la Edil Caronno non può pagare. C’è la emblematica telefonata di Mossali del 28 novembre 2011. “Giuseppe, ho visto che hai cambiato i responsabili dentro il Gruppo Edile Caronno".... "Sai, c’erano tutti quelli che avanzano 5, 10mila euro. Adesso c’è Carlo ma quando la società va male ci mettiamo la Rossella”.

L’avvocato Bevilacqua non spiega chi è la Rossella. Rosella Nanci era la nipote dei Malaspina, nominata liquidatrice del fallito Gruppo Caronno. La donna è nel frattempo deceduta.

Il difensore di Vincenzo Miriadi conclude chiedendo per il suo assistito l’assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto.
Chiede anche che vengano sentiti il sindaco di Vimercate Paolo Brambilla, Lara Girasole (sorella di Mario Girasole) e l’ex vice sindaco Roberto Rampi,  parlamentare del Partito Democratico.
Il processo è stato aggiornato al 6 novembre ore 10. Parlerà l’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole.

Nel corso dell’udienza che durerà tutta la giornata la Corte valuterà la possibilità d’acquisizione di nuove prove secondo quanto previsto dall’articolo 507 del codice penale. In questo caso i giudici si ritireranno in Camera di Consiglio anche per decidere l’ammissione di nuove testimonianze.

Vimercate - «Qui non c’è ’ndrangheta: su di noi soltanto fango»

di Antonio Caccamo da il Giorno

«NESSUN condizionamento o pressione mafiosa. Protestiamo contro chi scrive il contrario». Forte di questa convinzione il centrosinistra di Vimercate ieri è sceso in piazza contro Il Fatto Quotidiano. Al sit-in organizzato in piazza Roma da Pd e Sel hanno partecipato circa 200 persone. Ha aderito anche la Lega Nord. Solidarietà bipartisan è arrivata dai sindaci della zona. «La cultura della legalità fa parte del nostro Dna», ha ricordato Umberto Cambiaghi, presidente del Consiglio comunale. Non se l’è sentita di manifestare Alessandro Cagliani, consigliere comunale di minoranza del gruppo Noi per Vimercate: «Sono venuto a sapere che la protesta non è contro le mafie e le ‘ndrangheta ma contro un quotidiano nazionale. Francamente, il manifestare contro un giornale, seppur lontano dalle mie idee, non rappresenta per me un’occasione per scendere in piazza».
Oggetto dello scandalo è un articolo in cui si riporta la tesi del «condizionamento ambientale» avanzata dal pm Marcello Musso nel processo che si sta celebrando a Monza contro alcuni membri della famiglia Miriadi, accusati di aver tentato di estorcere denaro all’imprenditore edile Giuseppe Malaspina, calabrese come i Miriadi. Succede che Roberto Rampi, parlamentare del Pd ed ex vicesindaco di Vimercate, dopo gli arresti scrive una lettera ai carabinieri per spiegare i suoi rapporti con Lara Girasole, militante del Pd, e sorella di Mario, uno degli imputati: «Per fornire informazioni utili alle indagini», dirà l’onorevole. Mentre invece, scrive il Fatto, secondo l’accusa la lettera sarebbe l’esempio del «condizionamento ambientale». «Solo fango», grida il centrosinistra.

Monza - L’antimafia attacca i politici Osservatorio e Comitato Beni Comuni: «Siamo preoccupati»

di Dario Crippa da il Giorno

C’È DEL MARCIO a Vimercate? La domanda appare legittima, dopo quanto sta accadendo da qualche giorno nell’operosa terra vimercatese. Dove è scoppiata una guerra scaturita dalla denuncia di un magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Milano. E che ha visto spaccarsi la sinistra: da un lato, i politici istituzionali (Pd in testa); dall’altro le associazioni antimafia, spesso costituite da persone che provengono proprio dalla sinistra. Se ne è avuta dimostrazione proprio ieri, quando l’Osservatorio Antimafie e il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza hanno allestito un presidio davanti al Tribunale di Monza di solidarietà al pm Marcello Musso, in cui non sono mancate stoccate proprio ai politici vimercatesi.

Un passo indietro. Tutto comincia da un processo, tutt’ora in corso, che ha chiamato sul banco degli imputati una serie di personaggi legati a doppio filo (a cominciare da due figli) alla famiglia di Assunto Miriadi, ucciso proprio dalla ’ndrangheta nel 1990. I problemi sorgono quando il pm Musso, che sostiene l’accusa, decide di rivolgersi alla Questura per denunciare intimidazioni e minacce ricevute nel corso delle udienze. E soprattutto quando sostiene che «una prima manifestazione dell’agire del gruppo Miriadi con metodo mafioso deve essere ravvisata come condizionamento ambientale, come turbamento di un ordinario corso amministrativo-comunale». Apriti cielo. Il mondo della sinistra, che da tempo amministra proprio quel territorio, reagisce a muso duro. Osservatorio Antimafie e Comitato Beni Comuni non ci stanno. Rimarcano come a processo «sarebbe emerso «una specie di “condizionamento ambientale” da parte della politica a Vimercate». E rilanciano: «Siamo preoccupati davanti all’ennesimo tentativo di intimidire e delegittimare la magistratura... e per l’atteggiamento tenuto dalla politica del Vimercatese che tende a minimizzare l’allarme lanciato dalla Procura». Il titolo scelto per il comunicato al vetriolo distribuito ieri è esemplificativo: «’Ndrangheta a Vimercate: la politica si nasconde dietro una malposta indignazione». E poi ci sono riferimenti precisi alle recenti inchieste «sullo smaltimento abusivo di liquami e rifiuti speciali a Vimercate» e «sul fatto che è stato conferito in maniera illegittima il Sistema Idrico Integrato a Brianzacque... esempi che denotano un comportamento incline alla pericolosa deriva dell’illegittimità... presupposto per il quale si incoraggia l’infiltrazione dell’organizzazione criminale». Perché, come recitava uno dei cartelli esposti ieri, «la mafia uccide, il silenzio pure...»
dario.crippa@ilgiorno.net

Monza - Minacce e intimidazioni nel processo ai figli del boss. Il Pm scrive al questore

di Stefania Totaro da il Giorno

IL PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano si sente minacciato e scrive al Questore di Milano Luigi Savina.
A firmare la lettera, inviata anche al comandante dei carabinieri di Monza e al dirigente del nucleo scorte, è Marcello Musso, che rappresenta la pubblica accusa al processo al Tribunale di Monza che vede i fratelli Giovanni e Vincenzo Miriadi, figli di Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate negli anni ‘90, imputati a vario titolo insieme al cugino Mario Girasole e a un altro giovane, Isidoro Crea, di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e tentata estorsione. Con l’aggravante del metodo mafioso, aggiunta proprio da Musso, che nella sua requisitoria ha chiesto condanne da 27 a 12 anni di reclusione. Un processo alle ultime battute (oggi riprendono le arringhe dei difensori degli imputati) dove la tensione si taglia a fette tra parole e atteggiamenti di pesante conflittualità tra le parti.

TANTO che già la presidente del collegio giudicante monzese Letizia Brambilla l’estate scorsa ha sospeso l’udienza e poi deciso che in aula ci fosse sempre presente un carabiniere. Nella sua missiva il pm fa ora riferimento ad «atteggiamenti se non minacciosi certamente intimidatori e provocatori posti in essere tra il numeroso pubblico composto non solo dai parenti dei detenuti ma da numerosi personaggi interessati a seguire il processo». E racconta di episodi ritenuti inquietanti, avvenuti nel piazzale fuori dal tribunale, che hanno allarmato la sua stessa scorta. L’autista e l’appuntato «hanno sentito pronunciare parole di minaccia nei confronti del pm da parte del pubblico». Gli imputati (tutti sono ancora detenuti in carcere tranne Isidoro Crea) sono stati arrestati nel dicembre scorso perché accusati di avere tentato di estorcere denaro all’imprenditore edile vimercatese Giuseppe Malaspina, un uomo dal passato tormentato da diversi conti con la giustizia poi tutti pagati e ora alle prese con una procedura di fallimento di una delle sue società. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del novembre 2011, contro il fratello Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, quattro uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. La resistenza di lui li ha fatti desistere, ma l’uomo ha riportato fratture a un braccio e a una gamba. E poi sei colpi di pistola contro la sede dell’impresa edile Gimal di Vimercate, una bottiglia di benzina lasciata sul tavolo dell’immobiliare Progeam di Vimercate, legata ai Malaspina, colpita poco dopo dall’esplosione di un ordigno.

RAGIONE della tentata estorsione, secondo la pubblica accusa, un terreno di via Pellizzari a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 per edificare. Appartenuto a una società della famiglia Miriadi, negli anni ‘90 era stato messo all’asta in seguito al fallimento dell’impresa. Ma i due fratelli Miriadi avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dagli imputati, che sostengono di non avere mai minacciato nessuno e di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro per del materiale edile rimasto nel terreno. I due fratelli si sono costituiti parti civili al processo. Giuseppe Malaspina ha dichiarato che intende devolvere l’eventuale risarcimento dei danni a Telethon.
stefania.totaro@ilgiorno.net

Processo Miriadi. L’avvocato della difesa: le intercettazioni indicano la linea che Giuseppe Malaspina voleva dare al processo

di Cronos

Giambattista Colombo, avvocato formatosi nello studio del professor Angelo Giarda, esordisce dicendo che “è difficile parlare di questo processo e non per il clima come dice la parte civile”. Va subito al sodo il legale che difende Giovanni Miriadi.
“Sgombriamo il campo dal dubbio: l’incontro di Giuseppe Malaspina con Giovanni e Vincenzo Miriadi è del 2009 o del 2010? Sicuramente del 2009. Anche se altri incontri ci sono stati. Nascondere rapporti di conoscenza familiare e frequentazioni delle famiglie a matrimoni e funerali, tra Giovanni Miriadi e Carlo Malaspina e tra Giovanni Miriadi e Mario Girasole che hanno lavorato per le società del gruppo dei costruttori Malaspina è impossibile”.

“Andiamo ai fatti. Abbiamo il soggetto, Carlo Malaspina che il 26 ottobre viene percosso. Non c’è stato tentativo di sequestro. Lui si reca all’ospedale e dice di essere stato percosso da persone a lui non note. Poi avete Carlo Malaspina che ad un mese dai fatti va al Tribunale di Monza e fa una denuncia riferendo di persone di cui conosce il nome: Giovanni Miriadi e Mario Girasole. Perchè inizialmente Carlo Malaspina disconosce i rapporti con i Miriadi ed è restio a fare denuncia? Ci sono rapporti che li legano a Vimercate ed è inspiegabile la tesi che i Malaspina hanno sostenuto.

Se ho un quadro sereno e ho rapporti con Carlo, vado e chiedo. Nella realtà delle cose è quello che Giovanni Miriadi e Mario Girasole hanno fatto”.

“Non mi interessa sapere quel che ha fatto Giuseppe Malaspina nell’82 (uccisione a Muggiò di Santo Zampaglione - ndr) né quel che Giuseppe è stato rispetto a questi atti”.

“Quand’era residente ad Arcore è stato come ci dice Luca Ricci il secondo contribuente (dopo Silvio Berlusconi - ndr) e adesso è il primo di Lesmo? Non ci interessa. Ci interessa invece sapere perchè Giuseppe Malaspina a novembre va alla Dia e non sottoscrive i fatti accaduti. Non verbalizza”.

“Le intercettazioni - come ha ricordato il collega Luca Ricci - ci danno la linea che Malaspina intendeva dare a questo processo andando alla Dia. Basta sentire l’intercettazione del 10 dicembre 2011 tra Giuseppe e Carlo, anzi, Carletto Vanci. “Carlo io se sono venuto qui un anno e mezzo fa vedi...Quando il terreno è edificabile….Avevano una spia dentro il Comune. Appena io ho presentato i progetti sono venuti all’attacco”.

“Giuseppe Malaspina parla all’ispettore Carlo Vanci della Dia del terreno su cui Assunto Miriadi aveva del materiale. Appena Assunto viene ucciso e Antonio Miriadi viene sfrattato da Enrico Galbusera, la proprietà passa a Giuseppe Malaspina”.

“Questi (Malaspina - ndr) viene in aula e dice: non sapevo chi c’era prima. Galbusera a sua volta testimonia che sì, è vero che c’era la casa di Assunto e Antonio Miriadi ma è anche vero che c’era il Circolo Ricreativo dei Calabresi. Quindi è verosimile che in quegli anni, 80/90, c’erano frequentazione tra questi soggetti.

Dovrete dirvelo, signori della Corte quando sarete in Camera di Consiglio. Appena Galbusera passa quel terreno a Malaspina, a una delle sue società, ecco nascere la cricca!

Il pubblico ministero non ha colto o ha colto troppo bene. Dal punto di vista valutativo il pubblico ministero ha liquidato i Malaspina così: sono tutti bugiardi. A noi però interessano soltanto i fatti bugiardi”.

“Si dice che Antonio Miriadi (di fatto affittuario del terreno di via Principato a Vimercate - ndr) era antipatico al geometra Ernesto Galbusera. Ma i fatti sono dell’82 e il mio assistito, Giovanni Miriadi non aveva neanche 10 anni a quel tempo.
E’ l’epoca in cui c’è il passaggio di consegne dell’edilizia a Vimercate.

Anni dopo arriva Vincenzo Miriadi e chiede dei materiali che erano su quel terreno. Galbusera, che non è un teste prezzolato o minacciato da noi, come un democristiano d’antan ce lo dice: Vincenzo viene e mi chiede del materiale. Siamo nel 2009 e fino al 2010 non succede nulla. Il problema del materiale è bypassato…”.

“Chi organizza l’incontro in Gimal con Antonio Malacrinò? Giuseppe Malaspina.

Il fatto è emerso dal dibattimento. Giuseppe Malaspina ci dice “vengo contattato da Malacrinò che ha un abboccamento”. Malacrinò testimonia: “Ho ricevuto la telefonata dalla segretaria di Malaspina e quando sono arrivato alla Gimal compaiono Carlo Malaspina e Galbusera. Si discute del materiale che c’era che ha reso 18 milioni (di vecchie lire NdR) a Galbusera. Sei milioni li ha dati a Novella e il resto Galbusera se li è tenuti. Forse come acconto per i canoni morosi. Forse”

Carlo dice al fratello Giuseppe di vendere ai Miriadi il terreno.

Ma i Miriadi avevano soltanto chiesto notizie del materiale che in deposito! Il terreno non lo hanno mai chiesto! Non gli interessava avere quel terreno dal momento che il terreno, fortemente inquinato, necessitava di una costosa bonifica.

C’è una telefonata del 10 dicembre 2011 che rivela del ricorso al Tar e che il Piano di lottizazione non è possibile farlo. Quel terreno non è edificabile. Non lo è mai stato. Ce lo ha detto il teste Silvano Domestici: è edificabile soltanto se i Malaspina acquisiscono la proprietà confinante che ha una maggior volumetria. Altrimenti niente.

La realtà - spiega l’avvocato Colombo - è che i Miriadi non hanno mai chiesto il terreno che è stato offerto loro per bocca di Giuseppe Malaspina su suggerimento di Carlo. “Mi salteranno addosso, mi salteranno addosso”, dice l’intercettato Giuseppe Malaspina. La realtà è che manca il movente.

“Ed è sempre Giuseppe Malaspina che convoca Antonio Malacrinò alla Gimal e nel settembre 2010 propone un incontro con i Miriadi. Fatto questo che Malaspina non ha mai detto: né alla Dia né a questo Tribunale. E’ lui che chiede l’incontro con i Miriadi…”

“Veniamo all’episodio della pistola. Lo dice Galbusera imbeccato da Malaspina, il costruttore dice che apre il borsello...In aula, però, si presenta Antonio Malacrinò a testimoniare. E’ adamantino. Ha stretto la mano alla presidente, si è inalberato quando a lui ho chiesto della pistola. Perchè né il pubblico ministero e neppure le parti civili su questo punto non hanno detto una parola?. Non dicono una parola perchè la minaccia non c’è stata! E poi, che senso aveva in quel contesto loro, che pensavano si trattasse d’un incontro per parlare del materiale del padre Assunto che era in deposito ed invece si sentono offrire il terreno. E’ come se alla richiesta di una tavoletta di cioccolatta ti senti proporre l’acquisto della Lindt!

Che non ci sia stata minaccia alcuna risulta da altra circostanza. Giuseppe Malaspina dice: “Dopo l’incontro io verifico i conti e li convoco per cedere il terreno a 2milioni meno un euro”

Chiedo: Convochi? Ricevi minacce e tu che hai mille impegni vai a dire a quelli che il terreno costa 2milioni meno un euro più l’Iva?”

Non ci sono altre parole da spendere. La tesi della parte civile è impossibile, non c’è appiglio logico. Così come è incredibile dal punto di vista logico che Giovanni Miriadi con Mario Girasole, prima degli spari e le bombe alla Gimal e alla Progeam, pensano di sequestrare Carlo Malaspina. Semplicemente illogico.

Come firmare anzitempo gli attentati! Ma come, Giuseppe Malaspina mi ha individuato e fornito un canale di dialogo attraverso Malacrinò e devo ricorrere a queste azioni di tipo intimidatorio?

“Abbiamo visto il filmato della Uno bianca in uso a Giovanni Miriadi e sentito la testimonianza del custode de Il Boschetto di Ornago, Antonino Martella. Dice che vengono sparati due o tre colpi e quindi l’auto fa la retro. Come nel Far West? Ha chiesto il pm.

Abbiamo visto il filmato, non si vedono mani che sporgono dal finestrino ed è emersa la incompatibilità con le pistole sequestrate a Vincenzo Miriadi e Mario Girasole.

Ma allora ci siamo chiesti: perchè Malaspina e Martella danno tanta importanza alla Uno bianca?
La risposta c’é nella telefonata che Giuseppe Malaspina fa a Carlo Vanci il 22 novembre 2011.

Giuseppe: “A me mi hanno detto che chi è venuto a sparare è Minni con la sua Uno bianca”.
Chiede Vanci: “Chi te l’ha detto?”.
“E’ persona che lavora da me. E’ lui (Giovanni Miriadi Ndr) che ci ha la Uno bianca”.

All’udienza del 1° luglio scorso Malaspina ci dice che il dipendente altri non è che è la nipote Rosella Nanci. Persona deceduta.

E allora mi domando: se il 22 novembre 2011 nell’intercettazione la fonte è un dipendente e il 1° luglio 2013 è la nipote perchè ci è stato opposto riscontro alle dichiarazioni delle persone offese quando le persone offese mentono?

Lo dice anche il pubblico ministero che (Giuseppe Malaspina - ndr) è bugiardo.
Ci dice che i Miriadi hanno fonti in Comune. E’ dimostrato che non è vero.
Parlano di lucchetti tagliati buttati nel giardino ma quei lucchetti non sono mai stati consegnati. Non sono disponibili.

A parlare dei lucchetti è Giordano che è stato dipendente della famiglia Malaspina, socio e forse anche amministratore di una società (fallita - ndr) dei Malaspina”.

L’avvocato Colombo utilizza le intercettazioni telefoniche per smontare le tesi dell’accusa e della parte civile.
Fa riferimento a quella contrassegnata dal numero 715 nella quale Carlo Vanci chiede a Giuseppe Malaspina se
“Crea con quel nome (Isidoro - ndr) è figlio di qualcuno importante”.
“Non lo so - gli risponde il costruttore di Vimercate.-. Onestamente non lo conosco. Non l’ho mai frequentato”.

E legge l’intercettazione del 10 dicembre con Malaspina che dice all’ispettore Vinci: “Prendono ordini direttamente da Bartolo Foti o da Candeloro. Per noi i tre fratelli sono troppo sicuri”.

“Ricordiamoci che Foti Bartolo è stato dipendente di Malaspina e che Giuseppe Malaspina ha avuto problemi con Foti Bartolo - aggiunge il legale -. Al di la del rapporto di parentela con Vincenzo Cotroneo (non indagato in questo processo -ndr) è Malaspina che suggestiona l’ispettore Vanci sugli incontri in carcere del Cotroneo con lo zio Bartolo Foti. Andate a leggere le intercettazioni ambientali, non c’è nulla rispetto a questo processo”

Affronta quindi il discorso sul tentativo di sequestro di Carlo Malaspina. “Manca la finalizzazione del riscatto”, argomenta l’avvocato.

“Anche prendendo per oro colato le dichiarazioni manca la condotta, la costrizione. Vincenzo Miriadi ha preso posizione su tutti i fatti. Era andato da Carlo Malaspina con Girasole per chiedergli quanto gli spettava. Il terreno di via Principato era di Giuseppe e non di Carlo, lo sapevano bene i due. L’andare a cercare Carlo era unicamente motivato dalla richiesta di riscossione di una provvigione che a loro spettava.
A ottobre 2011 Vincenzo Miriadi non pensa più al terreno. E’ stata una bella promessa che Giueppe Malaspina ha fatto ma è finita lì. Quel giorno vanno a cercare Carlo e ci vanno con una Mercedes che ha due porte, avessero voluto davvero sequestrarlo sarebbero andati con un’auto diversa. Non con una coupé! E poi erano a capo scoperto. Era sera e nessuno li ha visti se non da lontano. Qualche ombra…Carlo Malaspina nasconde, artefà, nega rapporti di natura lecita con Giovanni Miriadi e Mario Girasole.

Perchè negare ad esempio quel pestone che Demetrio Battaglia s’è preso da Mario Girasole quando con Giovanni Miriadi hanno accompagnato Carlo Malaspina che voleva farsi pagare in contanti una cambiale che neppure era in scadenza?

Ce l’ha detto qui in aula il teste Marco Campanella quali erano i rapporti tra Carlo Malaspina e Giovanni Miriadi: per Giovanni, Carlo era intoccabile!

E poi come non ricordare dell’episodio raccontato in aula da Galbusera sull’incaprettamnento di Luigi Rosato dopo un inseguimento in auto. “Escludo ci siano stati rapporti tra Rosato e i Miriadi - ha testimoniato Silvano Domestici ex comandante della caserma dei carabinieri di Vimercate.

Quello che Galbusera dice d’aver riferito al teste Falvo che incolpevole lo racconta alla Dia, ci ha detto che non era una vera confidenza di Galbusera. Il fatto è che personaggi vicini a Galbusera mettono insieme episodi di contorno per formare un quadro che non c’è”.

Concluderà la sua arringa il 28 ottobre l’avvocato Giambattista Colombo. Mentre l’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole, inizierà a parlare il 6 novembre.

Processo Miriadi - La parte civile: “Il mio cliente non è mafioso, fosse stata lotta tra famiglie mafiose sarebbe finita nel sangue”

di Cronos

Parlano per oltre tre ore gli avvocati di parte civile Luca Ricci e Gerardo Perillo che hanno iniziato la loro arringa nell’udienza del 7 ottobre e la concludono nell’udienza di lunedì 14 ottobre.
In aula ci sono i loro assistiti, Carlo e Giuseppe Malaspina. Non si fa vedere Antonio, il terzo fratello.

“Carlo Malaspina non è mafioso, non ha la mentalità mafiosa e non è per questo che ha avuto remore a denunciare il tentato sequestro, anche se la sua cultura calabrese gli consente di comprendere il clima d’intimidazione. Dopo l’accaduto il mio cliente ha un travaglio interiore, non vuole recarsi all’ospedale di Vimercate preferendo quello di Monza. Si confida con Isidoro Crea, gli riferisce quanto gli è accaduto - prosegue l’avvocato - C’è un livello di confidenza tra Crea e Carlo Malaspina. Non ha invece il medesimo atteggiamento con il geometra Enrico Galbusera che verrà a sapere del tentato rapimento soltanto giorni dopo”.

E’ Giuseppe Malaspina che in diverse occasioni sollecita il fratello Carlo a denunciare il tentato sequestro. “Quando Giuseppe Malaspina va alla Dia e parla con l’ispettore Carlo Vanci dice che non vuole essere verbalizzato. Soltanto un mese dopo ritrona alla Dia e ripete, parola per parola quanto aveva detto la prima volta”.

Il legale di parte civile insiste sul ruolo di ambasciatore di Isidoro Crea per conto dei Miriadi in merito al terreno di Via Principato a Vimercate
Riferisce, adeguando il tono della voce, la risposta del suo assistito, Giuseppe Malaspina, nella telefonata che l’impiegata Valentina della Gimal fa al proprio datore di lavoro per dirgli che Isidoro Crea è in ufficio.
“Cosa viene a fare qua? Non ho voglia di vederlo” - le parole del costruttore.
E poi, quando lo stesso, rimprovera aspramente anche il custode, Martella: “Perchè avete fatto entrare quell’individuo?”.

Aggiusta, invece, il tiro sciogliendo ogni dubbio sul ruolo di Lara Girasole (sorella di Mario, accusata di essere la persona che dall’interno del comune di Vimercate avrebbe informato il fratello e i Miriadi dell’approvazione del Piano Attuativo sul terreno conteso di via Principato - NdR) .

“Da sette anni Lara Girasole lavora in un’azienda privata e non ha mai avuto alcun rapporto con l’amministrazione vimercatese. E’ stato un errore del pubblico ministero”.

Uscita di scena la sorella di Mario Girasole, il legale porta avanti la tesi che tutto sarebbe, allora, cominciato: “ quando Giuseppe Malaspina ha trattato con un cinese la vendita di un appartamento in centro a Milano”.
L’affare da 8 milioni di euro che avrebbe spinto i fratelli Miriadi a eseguire gli atti intimidatori ai fini dell’estorsione: gli spari alla sede della Gimal, la bottiglia incendiaria lasciata alla Progeam, la bomba che manda in frantumi la vetrata dell’agenzia immobiliare.

“Secondo l’ispettore della Dia, Carlo Vanci, gli spari contro la Gimal potrebbero essere compatibili con la presenza di Vincenzo Miriadi e di Pietro Squillaci poichè quella sera il suo telefonino aggancia la cella di Arcore. Da fonte confidenziale Vanci dice d’aver saputo che i due erano in via Fiorbellina (dove ha sede la Gimal - ndr) e d’essersi poi diretti a casa di Vincenzo Miriadi a Bernareggio. E sotto casa del Miriadi hanno spento i cellulari”.

Ricorda anche l’episodio della presenza a bordo della Uno bianca di Giovanni Miriadi e Mario Girasole probabilmente con Pietro Squillaci al maneggio il Boschetto di Ornago”.

Concentra poi la sua arringa sul Gps (installato dalla Dia con autorizzazione della Procura di Monza - ndr) montato sulla Mercedes di Squillaci in uso a Mario Girasole. “il 9 e 10 dicembre Squillaci era a Venezia e l’auto veniva usata da Girasole. Il cellulare di Vincenzo Miriadi è spento la notte del 9 e 10 dicembre quando alle 2 e 01 avviene l’esplosione della bomba alla Progeam. Episodio che la Procura e il pubblico ministero hanno sottovalutato - spiega Luca Ricci - perchè il Gps localizza la Mercedes di Squillaci alle h. 21,53 in via Rota vicino alla Progeam. Ed a bordo potrebbero esserci stati Mauro Alberti, Pietro Squillaci e un Miriadi”. Alle h. 2, 00’,36’’ l’auto è localizzata a poca distanza dal parcheggio della Progeam. Quindi la Mercedes dopo aver percorso a 10-15 km/h la via Rota è in via Ronchi, percorre la rotonda e accelerando a 115 all’ora si allontana. Abbiamo le fotografie di quanto accaduto alla Progeam..”.

“Poi il 5 gennaio c’è il taglio della rete al maneggio. E’ poca cosa però è un atto che ci dice che gli imputati hanno deciso di continuare a delinquere. Non sanno che sono attenzionati. C’è la certezza, per la telefonata in caserma a Vimercate e ce lo dice la Dia, che dal 10 al 15 dicembre Giovanni Miriadi che è sotto osservazione bonifica la “cimice” dall’auto di Squillaci”.

Chiude la sua arringa Luca Ricci dicendo che “se Giuseppe Malaspina avesse saputo d’essere intercettato avrebbe sempre liquidato il suo interlocutore. Le persone offese, Carlo, Giuseppe e Antonio non sapevano d’essere intercettati”.

E così conclude: “Sento l’esigenza di dirvi nel senso interpretativo che se Giuseppe Malaspina fosse collegato a elementi mafiosi beh, la situazione non si sarebbe risolta andando alla Dia. Non si sarebbe rivolto all’autorità. Se qui c’era una famiglia mafiosa in lotta con un’altra famiglia mafiosa si sarebbe scatenata una violenta lotta di mafia. Perchè la mancanza di rispetto si paga col sangue”.

“L’aspettativa non solo del mio cliente ma della società è una pena che valuti la gravità dei fatti. Con un risarcimento danni materiali e non”. E avanza la richiesta per una provvisionale di 100mila euro. Somma che, precisa, “verrà messa per beneficienza a disposizione di Telethon”

Rivolgendosi alla Corte presieduta da Letizia Brambilla, conclude così:
“Sul piano della credibilità la storia di questo processo è convincente anche se abbiamo avuto testimoni reticenti”.

Processo Miriadi - Chiesti dal pubblico ministero Musso 77 anni di carcere per il tentato sequestro di Carlo Malaspina

di Cronos

Due ore di requisitoria del pubblico ministero Marcello Musso al processo per il tentato sequestro del costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.
Al termine la richiesta di condanna dei quattro imputati per complessivi 77 anni di carcere.

27 anni e mesi 2 a Giovanni Miriadi; 21 anni a Mario Girasole; 17 anni e 2.800 euro di multa a Vincenzo Miriadi; 12 anni e 1.500 euro di multa a Isidoro Crea.

“La verità è un viaggio che abbiamo fatto insieme con il Tribunale e con il dibattimento delle parti”, spiega il Pm che cita anche una frase di Indro Montanelli: “Le notizie non le so fino a quando non le scrivo” consegnando alla presidente del Collegio 1, Letizia Brambilla, copia con circostanziati appunti. “E’ soltanto un contributo del Pm per la ricostruzione dei fatti che vada oltre la superficie”, tiene a precisare.

“Grazie all’esposizione del teste Vanci (funzionario della Dia di Milano – ndr) ho avuto conoscenza dettagliata dei rapporti intercorsi tra le famiglie Miriadi e Malaspina. Per me questa testimonianza è stata importante, anzi fondamentale per richiedere per gli imputati l’aggravante del metodo mafioso. L’esposizione di Vanci ha attualizzato il metodo operandi degli imputati perché riguardava l’agire mafioso, le frequentazioni ’ndranghetiste tra i Miriadi, Girasole e i Malaspina.
La testimonianza di Vanci, i verbali di OCP (Osservazione Controllo Pedinamento NdR) prodotti dal teste Carboni oltre a documenti riguardanti Giuseppe Malaspina e le telefonate intercettate trascritte e non, di cui chiedo la trascrizione, formulano una prova. Il teste Vanci – aggiunge – ci ha rivelato gli incontri tra i Miriadi, i Malaspina, il geometra Galbusera e Antonio Malacrinò (zio degli imputati NdR) che sono il filo conduttore della vicenda”.

“Gli imputati fanno parte di un gruppo criminale che è armato – continua la pubblica accusa – ed ha come centro d’interesse il terreno (di via Principato a Vimercate – NdR) messo in vendita da Galbusera. C’è il tentativo d’estorsione perché il gruppo dei Miriadi cerca con la violenza di fare suo il terreno quando questo diventa edificabile e aumenta il suo valore”.

“Giudici, credetemi, sapete quando iniziano i fatti? - continua il dottor Musso - Quando Foti Bartolo e Vincenzo Cotroneo vengono messi fuori dall’azienda di Giuseppe Malaspina”.
Il pubblico ministero osserva che venuti meno i due mafiosi ( Bartolo Foti , condannato nel processo “Infinito” a 8 anni di carcere, il nipote Vincenzo Cotroneo, assolto – ndr) nell’azienda del Malaspina, si rompe il rapporto di rispetto che c’era fino a quel momento.
“I due soggetti garantiscono a Malaspina una protezione “mafiosa”, di sicuro criminale. Sì, criminale: di questo siamo certi. Che passa anche attraverso l’equilibrismo spiegatoci da Malaspina che ci racconta di appartamenti ceduti a minor costo, garage e quant’altro. Volontariamente Giuseppe Malaspina, volontariamente paga per proteggere i suoi lucrosi affari”.

“Il suono di campanella – spiega il pubblico ministero – squilla per gli inquirenti con la missiva datata 6 dicembre 2012 in cui il vice sindaco di Vimercate, Roberto Rampi, giustifica la presenza in Comune della dipendente Lara Girasole (a fine udienza Lara Girasole ha smentito d’essere mai stata dipendente del Comune di Vimercate – ndr), sorella di Mario Girasole. Sembra che il Comune volesse quasi discolparsi di qualcosa affermando (la lettera è stata inviata alla Dia di Milano – ndr) di non sapere che Lara Girasole fosse sorella o cugina delle persone arrestate”.

“All’interno del Comune – ci ha detto Vanci – qualcuno ha dato informazioni sul piano di lottizzazione del terreno di via Principato e solo a quel punto, saputo del passaggio del piano di lottizzazione sono iniziate le manovre estorsive, i colpi sparati contro la Gimal, la bottiglia incendiaria alla Progeam, ecc.
Vanci ha ricostruito i fatti e ci ha detto che a fare da ambasciatore è stato sicuramente Isidoro Crea che si è difeso parlandoci di un contratto per un appartamento, cambiali firmate che Malaspina doveva ritirare. Nossignori! Lo dicono anche quelli della Gimal che Crea portava le ambasciate e quindi va condannato”.

Torna poi sulla questione del terreno diventato edificabile “che è il succo di tutta questa vicenda. Parliamo degli atti intimidatori che coincidono con atti del Comune di Vimercate.
Il rapporto tra Girasole Lara e l’Amministrazione? Possibile.
Va detto che c’erano molti canali di comunicazione sulla procedura d’approvazione di quel terreno: i canali sono infiniti. Il pm non dice che ai Miriadi dell’approvazione del PII relativo al terreno di via Principato lo abbia detto la sorella di Girasole. Non è importante la fonte perché c’è la prova logica (la missiva di Rampi Ndr) che è stata Lara Girasole. Il pm non vuole perdere tempo. Qui c’è in ballo la mafia e l’articolo del codice dell’aggravante del metodo mafioso. Malaspina nonostante le azioni eclatanti degli ordigni e dei colpi di pistola non cede.”

“Il teste Giuseppe Malaspina – continua il pubblico accusatore – ci dice che alla presenza del suo legale e di un architetto gli era stata data assicurazione che il terreno era stato inserito nel Pgt. Poi, a seguito dei fatti delittuosi l’Amministrazione cambia opinione. C’è una svolta inspiegabile a seguito di questa turbativa in un certo senso mafiosa. Il teste Malaspina è persona certamente più idonea a comprendere, a percepire, la “mafiosità” della situazione: è un esperto di mafia!”

A questo punto il pm Marcello Musso pronuncia questa frase: “Il terreno di Vimercate non era più edificabile, qualcuno ha fatto un ricorso d’urgenza (art 700 cpc) perché si è sentito danneggiato e perché c’era stata la svolta dell’Amministrazione e qualche promessa era stata fatta… Questo ricorso produce la missiva del competente assessore che comunica il diniego alla società Martesana srl. S’impugna al Tar la delibera comunale. Malaspina ci ha detto “d’essere stato chiamato dal sindaco che era bianco e che c’era anche l’ingegner Cirant, ci è stato detto che il PII era stato cancellato. L’avvocato Santamaria ha raccolto le nostre carte e ce ne siamo andati”.
Giuseppe Malaspina è un tecnico nel raccogliere messaggi mafiosi e questo è l’indizio del metodo mafioso, una intimidazione ’ndranghetista”.

Il processo “Infinito” ha fatto luce sulle “locali” della 'ndrangheta in Brianza, senza toccare Vimercate. Ci pensa il dottor Musso che salda i rapporti tra Bartolo Foti (locale di Desio) e i Miriadi. Richiama le telefonate tra Miriadi e Cotroneo dopo l’incarcerazione di Foti, e l’intercettazione tra Vincenzo Miriadi e tale Molisano.
“Ho fatto un balzo alto così – dice la pubblica accusa alzando il braccio destro fin quasi a toccarsi i capelli – il padre del Miriadi (Assunto – ndr) aveva l’esplosivo, il figlio dice d’avere un fucile a pompa. E poi, signor Presidente, a fine udienza deposito l’intercettazione (ex art 507 cp) - su un cellulare francese - nella quale si sente Giuseppe Foti che insegna a Vincenzo Miriadi la formula dell’affiliazione alla ’ndrangheta”.

“Questa conversazione attualizza i profili ’ndraghetisti allargando a Vimercate la presenza delle locali” e quindi aggiunge “Giuseppe Foti, residente all’estero (in Francia – ndr), interviene nella vita dei Miriadi per mediare contrasti insorti nell’acquisto di una Mercedes. E ancora Vanci ci indica contrasti insorti tra i Miriadi (i nipoti sotto processo ndr) e Antonio Miriadi (li aveva consigliati di non avere rapporti con Giuseppe Malaspina NdR) “.

Non fa sconti neppure a Giuseppe Malaspina il pm quando, dopo aver ricordato la pena inflittagli per l’omicidio di Santo Zampaglione, dice: “se si mette assieme la sua mancanza di credibilità di quando fu condannato ad una pena di 14 anni di carcere e la si confronta con l’ulteriore versione data davanti a questo Tribunale il teste non è convincente nel riferire i rapporti avuti con D’Amico, Galbusera e Miriadi”.
Sottolinea però che non è a giudizio Giuseppe Malaspina che “invece in questa vicenda è la parte offesa”.

Prima della requisitoria del Pubblico Ministero sono stati visionati dai giudici gli spezzoni dei filmati registrati dalle telecamere durante l'attentato alla Gimal di Vimercate e il filmato della persona che depositò fiori, guanti e rosmarino sul tetto dell’auto di Antonio Malaspina parcheggiata sotto casa a Velate.
La Corte ha deciso che le immagini non sono utili e che non è necessaria alcuna perizia.
Il 7 ottobre la parola passa alle parti civili, gli avvocati Luca Ricci e Gerardo Perillo

Muggiò - Magic Movie e caserma. Gli errori e i favori ai costruttori della giunta Zanantoni

di Cronos

Da nove anni l’immobile del Magic Movie Park, sempre più fatiscente, è lì a deturpare il parco del Grugnotorto.

Manufatto simbolo dell’errore commesso durante il suo primo mandato dal sindaco Pietro Zanantoni. Il sindaco che aveva due sogni: dare a Muggiò la caserma dei carabinieri e il campo di calcio.
La caserma avrebbe potuto essere realtà da anni ed invece i carabinieri sono ancora dentro al “mostro”, fatiscente quasi quanto il Magic Movie Park.
In previsione dell’inverno, come soluzione di fortuna, Zanantoni ha messo a disposizione dell’Arma i locali un tempo occupati dell’ex custode della scuola Casati.

Quanto è però costato l’errore di coprire con un retino verde nel PGT l’area lungo la Monza-Saronno, destinata alla costruzione della caserma.
Invece il campo di calcio – in terra battuta – c’è, ma ha pesato sul portafoglio dei cittadini di Muggiò per oltre 1,2 milioni di euro.

Quattro volte la cifra che serviva per completare l’opera e che il costruttore di Gimal e Silene, Giuseppe Malaspina s’era detto disposto a sborsare purchè gli fosse concessa una più ampia volumetria sulla vicina area ex Fillattice.
La giunta Fossati, subentrata a quella di Zanantoni, s’era opposta rilevando un errato calcolo dei costi del campo sportivo da parte dell’architetto Francesco Fiorica.

Abbandonato il cantiere, Malaspina s’è preoccupato di vendere gli appartamenti ex Fillattice e non ha mantenuto l’impegno di costruire l’area mercato.
Zanantoni, tornato nel 2009 a Villa Casati, si è ben guardato dall’escutere la fideiussione in possesso del Comune per l’opera irrealizzata.

Un occhio di riguardo per il costruttore che ha sostenuto con 300mila euro la campagna elettorale del centrodestra e sta attraversando un difficile momento.

Il comune di Muggiò gli ha dato anche una mano nello sgombero dal materiale di scarto dell’area.
A luglio, da Villa Casati qualcuno ha dato l’ordine di mettere a disposizione di Malaspina uomini e mezzi comunali per sgombrare i detriti e portarli in discarica. Un elevato numero di viaggi da via Casati alla piattaforma ecologica, senza che Malaspina o la sua Gimal abbiano pagato un euro per il materiale scaricato.

Bontà sua, il costruttore di Vimercate ha mandato una ruspa a livellare il terreno.
A un sindaco amico che oltretutto ha acquistato casa proprio di fronte all’ex Fillattice un favore non si può certo negarlo. Anche perché pure Zanantoni ha i suoi problemi.

Ha dato la caparra all’amico e sostenitore della lista Brianza 2009 Antonio Caggia (Tecnocasa) e quando s’è scoperto che a costruire l’immobile era Simone Zaccaria, figlio di Felice Vittorio condannato in primo grado a 5 anni di carcere per il fallimento della Tornado Gest che ha costruito il Magic Movie Park (Simone Zaccaria é finito a sua volta nel fallimento delle società Palazzo dei Conti Taccona e Sviluppo Edile), pieno di debiti il Caggia ha precipitosamente abbandonato Muggiò.

E Zanantoni ancora non sa se e quando potrà prendere possesso dell’appartamento da 200 metri quadrati all’ultimo piano.

Magic Movie Park e caserma sono dunque le macchie nere dell’amministrazione Zanantoni che ha avuto più di un occhio di riguardo per i costruttori come Zaccaria e Malaspina.

Il primo già condannato per il fallimento di Tornado gest, mentre il secondo, potrebbe essere chiamato a rispondere – come amministratore di fatto - del fallimento da 44milioni (di cui 36milioni di crediti chirografari ) del Gruppo Edile Caronno SpA, e dell’ Immobiliare Caronno Prima srl dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 28 marzo 2011. Società che ha edificato palazzine residenziali a Muggiò ed aveva la sede in via Piave 9.

Tentato sequestro di Carlo Malaspina. Il 2 ottobre la requisitoria del Pm Marcello Musso

di Cronos

Deve aver passato lunghe notti insonni leggendo decine di sentenze riguardanti le sanguinose faide della ’ndrangheta calabrese in Brianza, dagli Anni Novanta ad oggi, il pubblico ministero Marcello Musso, accusa al processo per il tentato sequestro del costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.

Arriva in Tribunale col suo pesante faldone che delicatamente appoggia sul banco. Ascolta Isidoro Crea che dà lettura della sua dichiarazione spontanea in cui si dice “sbalordito e amareggiato perché frequentavo da amico Carlo Malaspina, da lui non sono mai stato cacciato e neppure ho scavalcato cancelli. E’ dall’età di 15 anni che sono dipendente di una ditta di Concorezzo che mi conserva il posto di lavoro per quando tornerò ad avere la libertà (è ancora ai domiciliari - ndr).
In quanto alle cambiali in scadenza, Malaspina mi aveva assicurato che era tutto a posto salvo poi ricevere la telefonata di un notaio che m’avvisava che c’erano problemi perchè nessuno le aveva ritirate”.

La presidente Letizia Brambilla dà la parola al pm e il dottor Musso esordisce così:
“Produce fino all’ultimo respiro il pubblico ministero”.

E dal faldone estrae un’ordinanza di custodia cauterale contro “imputati per il 416 bis e altri reati” e in particolare - segnala - per facilitare la comprensione e la lettura i nomi di Foti Bartolo e di Cotroneo Vincenzo affiliati alla locale di Desio secondo gli inquirenti, per quest’ultimo, però, il Gip dell’inchiesta Infinito aveva respinto la richiesta di custodia cautelare.

“Deponendo a questo processo il funzionario della Dia, Vanci, riferendo dichiarazioni di Giuseppe Malaspina dice che il Foti e gli odierni imputati sono amici.
Consegno al Tribunale sentenza di rito abbreviato del 19-11-2011 da cui risulta che Foti Bartolo nato a Melito Porto Salvo, accusato di associazione mafiosa ed estorsione è condannato a 8 anni di reclusione e a 3 anni di libertà vigilata. Pena confermata in appello”.

“Il pm - spiega il dottor Musso - ha avuto tardivamente la notizia della trascrizione della sentenza il 24 settembre 2013. Quindi soltanto ieri ho avuto notizia del deposito della sentenza di secondo grado che la Corte d’Appello di Milano ha confermato il 19 novembre 2011. L’avessi avuta prima l’avrei inserita nel cd che oggi deposito.
La conferma di condanna del Foti Bartolo non può non essere presa in considerazione dal Pm - aggiunge - così come l’altra sentenza con rito abbreviato del 6 dicembre 2012. Ricordo che il teste Vanci, riferendosi al processo sulla locale di Desio parla della visita di Cotroneo a Foti. C’è anche registrazione tra Cotroneo e gli imputati Miriadi e Mario Girasole e quindi si ha la prova, e sottolineo la prova, del rapporto diretto degli odierni imputati con la ‘ndrangheta, in stretto contatto con la locale di Desio”.

Non ha esaurito la sua produzione di documenti il dottor Musso e argomenta: “Rispondendo ad una domanda dell’avvocato Ricci che chiede a Giuseppe Malaspina perchè va alla Dia e non dai carabinieri di Vimercate a denunciare il tentato sequestro del fratello Carlo è perchè - spiega rivolgendosi al presidente - il bravo lettore degli atti conservati presso la caserma di Vimercate fanno riferimento a Malaspina per il sequestro Villa e il bravo lettore, il maresciallo (Silvano Domestici - ndr), poco dopo il tentato sequestro di Carlo Malaspina è andato in pensione”.

La pubblica accusa continua la sua esposizione: “Non il pm ma la difesa ci mette però una pezza. Non c’è stata, infatti, contestazione della difesa quando Giuseppe Malaspina ha detto d’aver visto in caserma a Vimercate gli atti redatti dal maresciallo riferiti ai Miriadi in cui si dice che se Ninni è mafioso e i Miriadi hanno frequentato la famiglia Malaspina loro, (i Malaspina - ndr) sono considerati mafiosi e allora decide di non andare a denunciare in caserma a Vimercate ma alla Dia”.

Per questa ragione il pubblico ministero chiede l’acquisizione dell’appunto redatto dal maresciallo Domestici il 28 novembre 2011 dove ci sono i nomi dei padri e dei figli che sono poi gli odierni imputati. A pagina 2 dell’appunto si dice che Giovanni Miriadi è probabile affilitato della ’ndrina calabrese, ha legami con i calabresi ed è in rapporti con la famiglia Malaspina che a sua volta ha rapporti con la ’ndrangheta calabrese”.

Conclusa la lunga esposizione e la consegna dei documenti l’accusa lascia spazio ai legali.

L’avvocato di parte civile Gerardo Perillo consegna la lettera dell’assessore al territorio del Comune di Vimercate che in riferimento alla delibera del 26 febbraio 2013 che nega alla società Martesana l’edificazione sul terreno di via Principato.
Documento importante a giudizio della difesa  dal momento che i Malaspina hanno testimoniato che le pretese dei Miriadi cominciarono appena il Comune aveva approvato l’edificazione.

I difensori: Gianbattista Colombo e Federico Bevilacqua si oppongono al deposito di tutti i documenti consegnati dal pm, compreso l’appunto dei carabinieri di Vimercate. Per il legale Attilio Villa “Cotroneo non è tra gli imputati di questo processo e non è stato giudicato né col rito abbreviato e neppure con l’ordinario e quindi c’è opposizione al deposito”.

In quanto poi alla notizia redatta dal maresciallo Maresciallo Domestici - aggiunge - ricordo che la legge ne vieta l’acquisizione. Se la Corte lo decide, si richiami a testimoniare il maresciallo Domestici”.

Il Collegio giudicante si ritira per decidere e quando dopo tre quarti d’ora torna in aula vengono riconsegnati al pm gli atti di Polizia Giudiziaria. Quindi la presidente Letizia Brambilla chiede al dottor Marcello Musso in merito al deposito delle registrazioni relative agli spari alla Gimal e Progeam nonchè il filmato consegnato dai Malaspina in cui compaiono fiori, rosmarino e un paio di guanti sul tetto dell’auto posteggiata sotto casa di Antonio e Carlo Malaspina.

Il pm chiama al telefono un maresciallo della Dia di Milano che lo assicura “che copia del filmato consegnato da Carlo Malaspina alla Dia e da questi fatta avere al Pm a Milano è disponibile. Così come le riprese alla Progeam della Punto bianca” (auto che sarebbe stata usata per l’attentato Ndr).

Il 2 ottobre prossimo, alle 9 - dopo aver visionato i filmati - la parola passerà al dottor Marcello Musso per la requisitoria che si concluderà con la richieste delle pene.

Processo Miriadi - L'incontro della "pistola" fu voluto da Giuseppe Malaspina

di Cronos

Gli uomini che hanno vissuto sul finire degli anni ‘80 il sanguinoso regolamento di conti ordinato dal boss dell’ndrangheta Franco Coco Trovato per mantenere il controllo sull’edilizia in Brianza, sfilano nell’aula del Tribunale di Monza. 

Sono i testimoni della difesa, parenti degli imputati accusati d’aver tentato di sequestrare il costruttore Carlo Malaspina per estorcergli denaro e tornare in possesso di un terreno in via Principato a Vimercate.

Elegante in completo grigio, camicia bianca e cravatta blu, bottiglietta d’acqua per dissetare di tanto in tanto la gola, Antonio Malacrinò, muratore dal 1985 e titolare con la moglie Grazia D’Amico di un’attività di costruzioni, in puro stile gentiluomo del Sud, dà la mano alla presidente e quindi s’accomoda.

Ascolta impassibile il pubblico ministero Marcello Musso che dà comunicazione alla Corte del deposito di un paio di sentenze .

Non si tratta di atto a sorpresa e nemmeno di un asso nella manica del pm”, tiene a precisare il dottor Musso, facendo riferimento alle sentenze depositate nella precedente udienza per l’omicidio a Muggiò di Santo Zampaglione ucciso da Giuseppe Malaspina e Carmelo D’Amico.

Le sentenze depositate in questa udienza riguardano Miriadi Antonio e i deceduti Assunto Miriadi e Carmelo D’Amico: “per detenzione d’esplosivo e incendio dell’abitazione di Galbusera a Vimercate. Nonchè - aggiunge il PM - di altra sentenza del gennaio 1996 contro Miriadi Antonio, Miriadi Assunto, Antonio Girasole per vari reati tra cui il 416 bis da cui poi sono stati assolti, ma non dal 416”(in realtà sono stati assolti anche dal 416 - ndr). E per giustificare il deposito in questo processo precisa “Dopo 15 anni ci ritroviamo con i Miriadi e i Girasole…”.

Mentre l’avvocato Luca Ricci, parte civile di Giuseppe Malaspina, consegna la sentenza passata in giudicato per una truffa da 1,1milione di euro subìta dal titolare della Gimal ad opera di due persone non coinvolte in questo processo.

Espletata la consegna degli atti, inizia la deposizione del teste Antonio Malacrinò che, senza incertezze né tentennamenti, risponde alle domande dell’avvocato Gianbattista Colombo, difensore di Giovanni Miriadi.

Racconta che da Montebello Ionico si è trasferito a Vimercate nella primavera del 1960 e che conosceva Giuseppe Malaspina perchè i suoi genitori avevano terreni confinanti ma che, a Vimercate, Giuseppe è arrivato una ventina d’anni dopo. “Ho iniziato a lavorare come muratore e non ho mai lavorato con i Malaspina. Anche se mi avevano offerto lavoro...Mia figlia che è architetto, ha lavorato alla Gimal per un anno e mezzo, tra il 2004 e il 2005. Poi si è trasferita a Lugano”.
Ha avuto occasione d’incontrarsi con Giuseppe e Carlo Malaspina e con Enrico Galbusera?”.
“Sì. A fine luglio 2012 ho ricevuto la telefonata da una donna che mi ha passato il geometra Malaspina (Giuseppe - ndr). Il quale mi ha pregato di andare da lui alla Gimal, urgentemente. Alla Gimal, ho trovato anche Carlo Malaspina ed Enrico Galbusera che conoscevo bene perchè era stato geometra di Assunto Miriadi e per Malaspina faceva i disegni. Giuseppe Malaspina ha detto a Galbusera: digli che quando ho acquistato il terreno era sgombro dal materiale. Materiale edile venduto per 18 milioni con una parte di questi soldi è stata data a Michele Novella”.

Perchè Malaspina chiede a Galbusera di spiegare del materiale?”.
“Io non avevo chiesto niente. Sono stati loro a dirmelo: i miei nipoti avanzavano richieste su quel materiale che era in deposito (in via Principato a Vìmercate - ndr).
La notizia che il terreno era vuoto, che il materiale non c’era più, doveva restare segreta?”, chiede il legale.
“No. Io la dovevo riferire ai mie nipoti. Faccio un passo indietro, Carlo Malaspina ha detto al fratello Giuseppe, perchè non gli vendi il terreno? Giuseppe ha risposto: Mah!”.

Si lasciano, Antonio Malacrinò e Giuseppe Malaspina con la promessa di risentirsi dopo le vacanze.
“Infatti Giuseppe Malaspina mi ha telefonato dicendomi se potevamo fare un incontro a casa mia con i miei nipoti: Giovanni e Vincenzo Miriadi. E l’incontro c’è stato: era settembre, una domenica. Poteva essere l’8 o il 10 settembre. Sono arrivati Ninni e Vincenzo…”.
Chiosa il pubblico ministero: “Questa è la seconda riunione…”.

“Quella domenica a casa mia prima sono arrivati Ninni e Vincenzo e ci siamo messi a mangiare qualcosa: pane e formaggio. Poi è arrivato Giuseppe Malaspina e ci siamo spostati in salotto mentre mia moglie stava in cucina, con la porta chiusa, a preparare il pranzo. Con Malaspina ci siamo salutati, aveva un’aria normale. Da persona civile. Dovevamo soltanto chiarire. Malaspina voleva vendere e loro volevano acquistare. Ad un euro in meno. Ma non sapevamo quanto voleva Malaspina”.

Chiede al teste l’avvocato Colombo: “Lei aveva un borsello? Vincenzo aveva un borsello o un marsupio?”.
“Ne io né Vincenzo!”.
Vincenzo o Giovanni avevano una pistola?”.
“Avvocato, sta scherzando?”.
Insiste il legale: “Per caso avevate coltelli?”. Altra risposta negativa.
Quindi lei, Antonio Malacrinò, non ha visto né armi da fuoco né coltelli?”. “Assolutissimamente no!”.

Restano circa 15 minuti i nipoti a casa Malacrinò. Se ne vanno e Giuseppe Malaspina chiede cosa stia cucinando Grazia, la moglie. “Polpette. Volete assaggiare?”, è la risposta.

Sulla veranda di casa il titolare della Gimal mangia polpette, poi viene accompagnato al cancello e Malaspina s’avvia a piedi verso la vicina casa del fratello Carlo.

“Verso il 20 settembre - continua a raccontare il teste - Giuseppe Malaspina mi telefona pregandomi di passare nel suo ufficio per parlare del prezzo del terreno. Ci sono andato e anche questa volta c’erano anche Carlo e il geometra Galbusera. Giuseppe Malaspina mi ha detto che il prezzo era 2milioni di euro meno 1 euro. Qualche giorno dopo ho detto a Ninni (Giovanni) la cifra richiesta. Da quel momento non ho più incontrato né Carlo né Giuseppe e neppure i miei nipoti”.

Altra domanda dell’avvocato Colombo: “Perchè Giuseppe Malaspina chiama lei per parlare coi nipoti?”.
“Con i Malaspina ci conoscevamo. Forse pensavano che io potessi sistemare le cose”.

Lei dice sistemare le cose. C’era un contratto?”.
“Ho saputo che c’era questo contratto relativo ai materiali quando sono andato per la prima volta alla Gimal. Galbusera aveva pregato Giuseppe Malaspina di acquistargli il terreno”.
Siete entrati in merito al materiale in deposito?”.
“No”.
Che motivo aveva Giuseppe Malaspina di offrire il terreno ad un euro in meno? Lei sapeva già il costo? Era forse tradizione?”.

“Non sono in grado di dare una risposta”, dice Malacrinò.

E la presidente:
Giuseppe Malaspina e i suoi nipoti erano legati da amicizia?”.
“C’era un pregresso rapporto d’amicizia tra famiglie”.
Il dottor Musso sottolinea:
Per completezza, lei riferisce di 2milioni meno un euro. Non le è stato chiesto il valore del materiale, non avete affrontato l’argomento nel luglio 2010? Galbusera lo aveva venduto. Era tanto o poco?”.
“Non so. La richiesta dei mie nipoti era un miliardo di lire, è stato venduto per 30 milioni”.
Quindi - insiste la pubblica accusa - lei sa che i nipoti domandavano?”.
“Io non so se i miei nipoti avanzavano…”.
I nipoti volevano un miliardo, Galbusera aveva recuperato 30 milioni…”, aggiunge il pm.

La presidente: “Galbusera aveva dato una cifra a Michele Novella affinchè la desse ai suoi nipoti…”.
“Sei milioni di lire”. “Lei pm non mi deve confondere - dice Malacrinò rivolto al dottor Musso.

E perchè mai dovrei confonderla? Attribuisca i ruoli giusti. Sono 30 o 18 i milioni pagati a Galbusera per il materiale?”.
“Ha venduto a 18 e 6 li ha dati a Novella”.
Senza voler confonderla, sua moglie, Grazia D’Amico è sorella di Antonio D’Amico? Prozia degli odierni imputati? Sa se Carmelo D’Amico, fratello di sua moglie ha avuto precedenti con Giuseppe Malaspina?.
“So che sono stati condannati e Carmelo è stato in carcere con Malaspina. Carmelo dopo essere stato condannato è stato assolto”.
Lei fa anche l’avvocato?”, ironizza il pm.
Il dottor Marcello Musso puntualizza le sue domande su vicende processuali della famiglia D’Amico, la presidente Letizia Brambilla interviene: “Le vicende della famiglia sono documentali”.

L’avvocato Luca Ricci domanda al teste:
La sua impresa ha lavorato per i Malaspina a Vimercate in via Tolmino?”. “Mai! Se ci sono fatture che le tirino fuori. Mi dicano dove, come e quando”, è la risposta.
Il legale: “Si lavora anche in nero”. E quindi avanza l’ipotesi che la figlia di Malacrinò abbia lavorato quattro anni alla Gimal e non uno e mezzo. Poi domanda a Malacrinò se ha parlato con qualcuno prima dell’arresto dei nipoti.

Fausto Giordano mi ha invitato a Meda in pizzeria. E lì ho trovato Gino Sclapari che mi ha fatto molte domande su Giuseppe Malaspina. Io non potevo sapere di cose che sarebbero poi successe. Dopo gli attentati e gli arresti dei miei nipoti ho certo parlato con alcune persone…”

Ad una domanda dell’avvocato di parte civile, Gerardo Perillo, risponde: “Avessi saputo che i mie nipoti erano in contrasto con i Malaspina non mi ci sarei messo di mezzo”.
Altra domanda: “I suoi nipoti hanno la capacità economica per acquistare il terreno di via Principato a Vimercate?”.
“Non so quanto è stato pagato. Si fosse trattato di 200 o 500mila euro si poteva parlarne. Con 2milioni l’argomento era chiuso”.

Congedato il teste depone Demetrio Battaglia, titolare di un bar, il cui fratello a Vimercate aveva firmato cambiali finite a Carlo Malaspina.
“Mio fratello si doveva trasferire al sud e aveva bisogno di soldi.
Mi aveva chiesto se gli firmavo alcune cambiali. Nel luglio 2006, un paio di giorni prima della scadenza Carlo Malaspina, accompagnato da due persone, (riconosce gli imputati Vincenzo Miriadi e Mario Girasole - NdR) si presenta e mi chiede di onorare la firma e di dargli soldi in contanti. Mi disse che la banca aveva detto che non avevo fondi. Cosa assolutamente non vera. Avevo il fido. A scadenza le cambiali le ho pagate, non sono state protestate. Pensavo d’essere stato chiamato oggi perchè quel giorno mentre Mario Girasole stava salendo in auto mi aveva guardato in modo interrogativo dicendomi: che vuoi? Mi ero preso un pugno e uno schiaffo. Ho denunciato l’accaduto ai carabinieri”.

Alla domanda se suo fratello avesse avuto rapporti d’affari con Carlo Malaspina risponde: “Non so. Prima di partire a me aveva detto d’aver sistemato tutto. Quel che so è che aveva bisogno di contanti e che conosceva Carlo Malaspina”.

E’ quindi la volta di Giuseppe Miriadi che prima di entrare in aula s’era trattenuto a cordiale colloquio con il pm Walter Mapelli che dopo l’uccisione di Assunto Miriadi lo aveva fatto arrestare. Professore, già vice preside di un istituto tecnico a Vimercate, Giuseppe Miriadi ha tenuto incontri sulla legalità con i magistrati Italo Ghitti e Walter Mapelli partecipando al convegno “Legalità e regole”.

L’avvocato Attilio Villa chiede al teste se sa perchè è stato ucciso suo fratello Assunto Miriadi. “Per un debito di lavoro con il gruppo dei Coco Trovato”.
Ammette di non avere “purtroppo” rapporti coi nipoti sotto processo. Da una decina d’anni. Gli viene chiesto del terreno di via Principato. “Ci andavo quando c’era il cantiere. Collaboravo coi miei fratelli facendo un secondo lavoro. Quando mio fratello nel ‘76 fu ucciso il dottor Mapelli mi imputò del 416 bis in concorso coi miei fratelli”.

L’avvocato Villa ricorda che “per il 416 bis Giuseppe Miriadi venne assolto in primo grado”.
Poi ritenuto 416 normale - interviene la pubblica accusa”.

Spiega il teste che al processo per l’uccisione del fratello Assunto non ha potuto essere parte civile e all’avvocato Luca Ricci che gli contesta il fallimento della società e la condanna per bancarotta risponde: “La proprietà era di mio fratello e di Enrico Galbusera”.
Suo fratello avrebbe dato molti soldi a Galbusera”, chiede la presidente.
“Ho parlato con Galbusera solo quando ha preso un appalto a Vimercate e la cooperativa si è trovata con un debito di 28milioni di lire. Ho allora indetto un’assemblea pubblica con i soci della cooperativa e da presidente - dopo aver esautorato il presidente in carica - ho assegnato i 40 appartamenti previsti. Il geometra Galbusera aveva assegnato al vigile Fornari un l’appartamento della cooperativa che non ha mai consegnato, prendendenosi un appartamento. Penso che per questo fatto Galbusera sia stato arrestato. Alla cooperativa Galbusera emetteva fatture utilizando un architetto. Fatture che io mi sono sempre rifiutato di pagare”.

E sul materiale in giacenza Giuseppe Miriadi dichiara: “C’era una bella attrezzatura”.
Le risulta che Galbusera fossero stati dati soldi per ottenere un appalto?”, domanda Letizia Brambilla.
“Probabilmente”. E’ la risposta.

Ultima testimonianza importante della giornata è quella di Antonio Miriadi, classe 1952. Fratello di Assunto e Maria Miriadi. Indagato col fratello Giuseppe e GiorgioAlberti per estorsione e associazione di stampo mafioso. Condannato nel 1999 a 5 anni e poi, assolto dall’associazione mafiosa.
L’8 ottobre 1999 Antonio Miriadi si costituisce al carcere di Opera proclamandosi innocente. Resta detenuto per tre anni e quindi, per buona condotta, viene ammesso all’affidamento. Poi trasferito a Crema. Era socio e collaboratore di Assunto Miriadi. “Dalla morte di Assunto nel cantiere di Vimercate non ho più messo piede. Avevamo in deposito materiale per 200/300 milioni di lire. Un giorno, venendo a trovare mia mamma, ho incontrato i nipoti, Ninni mi ha chiesto qualcosa e io gli ho detto: lasciate stare. Ho saputo che mio nipote vendeva appartamenti e li ho pregati di non immischiarsi con i Malaspina. Giravano voci che non pagavano i fornitori. Ho detto loro di stare alla larga”.

Il pm Marcello Musso chiede lumi sull’accusa di omicidio da cui è stato assolto. Spiega il teste: “Carmelo D’Amico (con Giuseppe Malaspina - ndr) era stato accusato d’aver ucciso a Muggiò, Santo Zampaglione. Poi un pentito fa il mio nome per l’omcidio di lupara bianca di Giuseppe Zampaglione, il fratello..”
Si diceva che lei avesse fatto sparire Giuseppe Zampaglione…”, interviene la presidente. “E’ stato prima condannato e poi assolto per quel reato”, ammette il pm.

Quando al teste viene chiesto del geometra Galbusera e del fatto che i Miriadi stavano in casa del geometra, Antonio Miriadi spiega: “Il contratto di locazione era intestato a me perchè avevo necessità d’avere residenza in loco dovendo portare i figli di Assunto a scuola. Ecco perchè quando Galbusera intimò lo sfratto, venne notifcato a me”.

Dopo l’intimazione di sfratto Galbusera ebbe danni all’auto, l’incendio della casa e ci fu un cambio di lucchetti al cantiere”, domanda l’avvocato Ricci.
“A meno che non siano stati gli odierni imputati…”, si oppone l’avvocato Villa.

Insiste il legale di Giuseppe Malaspina: “Il giorno dopo venne sostituito il lucchetto al cantiere. La moglie di Galbusera disse d’aver visto Giovanni Tripodi (poi ucciso con Assunto Miriadi - ndr) accompagnato da Antonio Miriadi fare la sostituzione”. Rumoreggiano dal gabbio gli imputati, la presidente li invita a “comportarsi da persone adulte”.

Tocca infine testimoniare a Cosimo Crea, fratello dell’imputato (agli arresti domiciliari) Isidoro Crea.
Parrucchiere a Vimercate, il teste riferisce d’aver rivisto il fratello soltanto cinque mesi dopo l’arresto. “Con i Malaspina e soprattutto con Carlo, Isidoro aveva un vero rapporto d’amicizia. Quando il 25 aprile 1988 mi sono sposato (viene consegnata una foto della cerimonia ), non solo Carlo e Giovanni sono venuti al matrimonio. Ma anche Santo (nel 2000 trasferitosi in Albania, ha accusato il fratello Giuseppe di volerlo fare uccidere dalla malavita albanese NdR).

Giuseppe spesso si serviva di Santo come autista, così come Isidoro spesso chiamato da Carlo.
Alla domanda dell’avvocato Andrea Orabona, difensore del fratello che gli riferisce la testimonianza di Giuseppe Malaspina
“Isidoro per un debito morale sarebbe andato dai Miriadi a fare un’ambasciata mafiosa”, il teste risponde:
“Lo escludo assolutamente. Non è mai andato da nessuno a fare ambasciate. E’ una cosa assurda.

In conclusione dell’udienza l’avvocato Giambattista Colombo chiede lumi sull’acquisizione come prova della maglia che Carlo Malaspina indossava il giorno del tentato sequestro, reperto esaminato della Dia di Milano.
“Quando è stata consegnata alla Dia?”, domanda la presidente.
“Non risulta consegnata al momento della denuncia il 26 novembre”, risponde il legale.

L’udienza del 25 settembre concluderà il dibattimento.
Requisitoria del pm Marcello Musso il 2 ottobre dalle 9,30. 

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