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Sentenza Abu Omar. Intervista a Pollari dopo l'assoluzione: "Mai permesso sequestri, altri collaboravano con la CIA"

di Marinella Rossi da il Giorno

- Generale Nicolò Pollari, era il 17 febbraio 2003. Undici anni fa, il sequestro dell’imam radicale Abu Omar. La Cassazione ora le toglie un macigno dai mocassini: dalla condanna a dieci anni, quale vertice Sismi a supporto logistico alla rendition della Cia, all’assoluzione.
«Io, il macigno non ce l’ho mai avuto, dalla mia parte c’è sempre stata la forza della verità. Certo, ho avuto il conforto di tutti i Governi, e persino il conforto di capi di stato arabi. Ma, è innegabile, ora sono più sereno».

- I fatti. Un intrigo complesso: le condanne, il segreto di stato, i conflitti di attribuzione fra magistratura ed esecutivi, e quattro governi di marca diversa - Berlusconi, Prodi, Monti, Letta - che hanno sempre apposto sulla vicenda il segreto. Pare che lei sia più che trasversale agli schieramenti politico-istituzionali.
«È molto semplice, sia pur tenuto in relativissima considerazione: per quel che riguarda me e il Sismi da me diretto, il fatto non esiste. Per due ordini di motivi: io non ho mai consentito, per mio atteggiamento mentale e valutazione tecnica, che problemi di questo genere venissero neanche presi in considerazione dal servizio, sia sotto il profilo morale che professionale. E tutto ciò è documentato ampiamente, con date e sottoscrizioni, coperte da quel segreto apposto per ragioni che non afferiscono all’evento, al sequestro, né all’ideazione, ma per ragioni afferenti la sicurezza nazionale».

- Lei dice che un governo, anzi quattro, non potrebbero mai apporre il segreto di stato su un reato.
«È implicito che se c’è - se è stato apposto e confermato da quattro governi - il segreto di stato, non c’è stato un reato; poichè i governi non possono coprire i reati col segreto. Ne sarebbero complici. Si tratta di un fatto elementare: il rispetto della verità, che è una sola. Come sarebbe altrimenti stato possibile che esecutivi con posizioni politiche fortemente differenziate, apponessero e confermassero il segreto? Ci sarà pure un minimo comune multiplo: ed è la verità».

- L’annullamento della condanna la toglie dall’imbarazzo di un’uscita per prescrizione, che sarebbe scattata a breve.
«Nessun imbarazzo, non avrei mai accettato la prescrizione, a meno che non ci fosse stato un governo che me l’avesse formalmente ordinato. Quando gli esecutivi hanno apposto il segreto, io l’ho dovuto opporre - e non è un gioco di parole - processualmente, per non violare la legge, obbedendo a un ordine che però ledeva la possibilità di difendermi. Così ho subito un processo che non mi riguarda, ma se avessi potuto parlare, sarebbe emersa la mia assoluta estraneità, proprio da quelle carte coperte dal segreto messo per un atto politico che non mi appartiene e sul quale non ho possibilità di incidere».

- Quando Abu Omar veniva sequestrato, questi era sotto indagine della Procura di Milano, così che sarebbe stato - e con grave ritardo è avvenuto - processato (e condannato a 6 anni). Cosa pensa della scorciatoia di una rendition su generici sospettati qual era l’imam, rispetto ai principi dello stato di diritto?
«Il mio parere è semplicissimo, io aborrisco queste forme di attività. Il parere di Pollari, come uomo e come direttore del Sismi, è che i sequestri non si fanno mai, né io li ho mai permessi. Il Sismi non ha mai collaborato, ha sempre respinto approcci di tal genere. Altri collaboravano con la Cia sulla vicenda Abu Omar. Io non conosco neanche il rappresentate della Cia di Milano».

- Lei si riferisce alla Digos, ai loro rapporti col capo della Cia a Milano?
«Io non faccio illazioni; bisognerebbe chiederlo agli organismi che lavoravano con la Cia su Abu Omar».

- Però ora restano definitive solo le condanne degli 007 Cia. Come se loro avessero operato sul suolo italiano, in modo autonomo. Non è poco plausibile, oltre che sarebbe stata una gravissima violazione della sovranità nazionale?
«La Cia non lavorava con me sul caso Abu Omar e sapeva che non ero un buon partner. Io ero in modo determinato contrario a queste procedure, il fatto era notorio: le ho sempre escluse, sempre detto no a richieste di genere, sono sempre intervenuto per impedirle quando sapevo che venivano contattatate altre istituzioni. Non ho mai neppure consentito che personale del mio servizio andasse a interrogare gente a Guantanamo. Mi sono sottoposto a dieci anni di processi per senso dello stato, ma non con vocazione al martirio. E sono innocente come lo è lei».

marinella.rossi@ilgiorno.net

Il processo su Abu Omar chiuso per Pollari e Mancini. Vertici del Sismi prosciolti per il segreto di Stato

di Luigi Ferrarella da il Corriere della sera

MILANO — Proscioglimento per «non luogo a procedere» perché tra il 2007 e il 2013 è stato validamente (anche se tardivamente) apposto dai quattro diversi governi Prodi-Berlusconi- Monti-Letta il segreto di Stato sulle prove a carico o a discarico degli imputati 007 italiani, seppure legittimamente acquisite dai pm Pomarici e Spataro all’epoca in cui le avevano raccolte senza che alcuno invocasse il segreto di Stato: ieri e senza sorprese, dopo l’interpretazione del perimetro del segreto data il 13 febbraio dalla Corte costituzionale, l’ultima parola della Cassazione sul sequestro dell’estremista imam egiziano Abu Omar, rapito il 17 febbraio 2003 a Milano da agenti della Cia nel programma di extraordinary renditions antiterrorismo, e poi torturato in una prigione in Egitto.

La 1° sezione della Cassazione dichiara che, «per l’esistenza del segreto di Stato, l’azione penale non poteva essere proseguita » contro l’allora direttore del servizio segreto militare italiano Sismi, Nicolò Pollari (10 anni di pena nell’Appello del 2013 ieri annullato senza rinvio), l’allora n.3 Marco Mancini (cancellati qui 9 anni dopo che il segreto di Stato lo aveva già sottratto al processo per i dossieraggi della Security di Telecom), e gli 007 Raffale Di Troia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra (cassati 6 anni).

L’esito era scontato dopo che la Corte costituzionale, risolvendo a favore dei premier Monti e Letta il settimo conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, aveva stabilito che nel 2012 non spettava alla 5° sezione della Cassazione restringere i confini asseriti dai governi per il segreto di Stato, che è «preordinato alla salvaguardia della preminenza del supremo interesse della sicurezza dello Stato- comunità rispetto alle esigenze dell’accertamento giurisdizionale »: un segreto che, se non copre i fatti-reato come il sequestro di Abu Omar, copre però gli assetti interni degli 007 italiani e i loro rapporti con i servizi stranieri, «ancorché collegati o collegabili» a un fattoreato.

A una sola condizione: «Che gli atti e i comportamenti degli agenti siano oggettivamente orientati alla tutela della sicurezza dello Stato».
Il punto della sentenza della Consulta a rischio di tautologia, specie per future applicazioni, appare però che questa sola condizione per un uso corretto del segreto di Stato da parte dell’autorità politica (e cioè l’oggettivo orientamento dell’agire degli 007 alla tutela della sicurezza dello Stato) finisce per essere autoprodotta e autocertificata dallo stesso presidente del Consiglio che apponga quel segreto: infatti, ragiona la Corte costituzionale, siccome il segreto di Stato per legge non può coprire attività illecite extrafunzionali degli 007, allora «la ribadita e confermata sussistenza del segreto» da parte di un premier basterebbe di per sé ad «attestare la implausibilità» che il segreto copra illeciti operati a titolo personale dagli 007.

Si vedrà nei prossimi mesi se questa nozione di segreto di Stato supererà il vaglio della «Corte europea dei diritti dell’uomo » di Strasburgo, alla quale la famiglia di Abu Omar, che dalle condanne ora annullate aveva avuto 1 milione di euro di provvisionale per lui e mezzo milione per la moglie, si è rivolta lamentando la violazione da parte dell’Italia del diritto di accesso alla giustizia.

Definitive restano le condanne in Cassazione per gli americani della Cia: l’ex capocentro milanese Bob Lady (9 anni) e altri 22 latitanti 007, tra i quali il colonnello Joseph Romano (7 anni di pena) che il presidente della Repubblica il 6 aprile 2013 ha ritenuto di graziare. La Cassazione deve infine ancora giudicare l’allora capo della Cia in Italia, Jeff Castelli (7 anni in Appello), e gli agenti sotto vesti diplomatiche Ralph Henry Russomando e Betnie Medero (6 anni).

Tra gli italiani, invece, definitive sono solo le condanne dei due agenti Sismi per favoreggiamento a 2 anni e 8 mesi, Pio Pompa e Luciano Seno; i 21 mesi patteggiati nel 2007 dal carabiniere del Ros e aspirante agente Sismi, Luciano Pironi, per l’ammessa partecipazione al sequestro; e i 6 mesi, convertiti in 6.840 euro, patteggiati dal giornalista (poi parlamentare) Renato Farina per favoreggiamento.

Abu Omar, quando fu rapito nel 2003, era indagato per «terrorismo internazionale » dalla Procura di Milano: il 6 dicembre 2013, in contumacia, su richiesta del pm Maurizio Romanelli, è stato condannato in primo grado dalla giudice Stefania Donadeo a 6 anni.

lferrarella@corriere

Processo Abu Omar, dieci anni a Pollari: "Prodi, Berlusconi e Monti sanno come stanno le cose"

di Gianni Barbacetto da il Fatto quotidiano

Condannati. I vertici del servizio segreto militare (allora si chiamava Sismi) sono corresponsabili del sequestro dell’imam Abu Omar. Dieci anni di carcere per l’allora direttore del servizio, il generale Nicolò Pollari. Nove anni per il suo capo del controspionaggio, Marco Mancini. Sei anni agli ufficiali Giuseppe Ciorra, Raffaele Di Troia e Luciano Di Gregori. Secondo i giudici della quarta sezione della corte d’appel - lo di Milano sono colpevoli di aver collaborato con gli uomini della Cia, che il 17 febbraio 2003 hanno realizzato in Italia una delle tante “extraordinary renditions” nei confronti di presunti terroristi islamici ordinate nel mondo dall’am - ministrazione Usa dopo l’attentato alle Torri gemelle di New York. La giustizia italiana, unica nel mondo, ha già individuato e condannato i responsabili: 23 agenti della Cia e tre ex funzionari dell’ambasciata americana, tra cui Jeff Castelli, ex capo dell’agenzia d’intelligence in Italia. Ora è arrivata la condanna in appello anche per le loro “sponde” italiane.

Non è stata fermata dal governo Monti, che sulla vicenda non solo aveva confermato il segreto di Stato, già posto dai governi Prodi e Berlusconi, ma venerdì scorso aveva addirittura sollevato davanti alla Corte costituzionale un nuovo conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato, contro la sentenza della Cassazione che aveva ordinato di processare anche gli italiani del Sismi, superando la precedente pronuncia della Consulta sul segreto di Stato. I giudici d'appello hanno deciso di non fermare il processo in attesa della nuova decisione della Consulta e hanno pronunciato sentenza di condanna.

Ora il cerino acceso è rimasto nelle mani di Pollari e dei suoi agenti, che finora hanno detto di non poter difendersi, a causa del segreto di Stato. “Sono sconcertato, non voglio fare paragoni ma ricordo che anche Tortora fu condannato a 10 anni”. E ancora: “Io non solo sono estraneo a queste cose, ma le ho impedite. Quindi sono di più che innocente. E il segreto di Stato prova la mia innocenza, non la mia colpevolezza. Lo stesso governo, del resto, ha messo per iscritto che queste attività sono istituzionali e, quindi, sono lecite”. “La cosa che davvero mi sconcerta molto - continua il generale - è che in questo processo, segreto di Stato a parte, non sono mai stato messo in condizione di difendermi: non mi è stato consentito neanche di citare un testimone. Perchè?”. “Tutti - a cominciare da tre presidenti del Consiglio, vari ministri della Difesa, sottosegretari delegati ai servizi segreti - sanno perfettamente come stanno le cose”, continua Pollari.

“Hanno le carte e le prove. Allora abbiano il coraggio di esprimersi: dicano se sono innocente o se sono colpevole. Lo Stato non può essere assente”. Ora la sentenza definitiva è vicina e per l’ex numero uno del Sismi potrebbe significare il carcere. Gli imputati hanno, dice la Costituzione, il diritto di difendersi, anche violando il segreto di Stato. E se ora i condannati decidessero di parlare e di raccontare i retroscena politici dell'affare Abu Omar?

Milano - Sequestro Abu Omar, la procura chiede 12 anni per Pollari

di Carlo Lania da il Manifesto

Come si può classificare il «caso Abu Omar»? Per il sostituto procuratore generale di Milano Pietro De Petris non ci sono dubbi: il rapimento dell’ex imam della moschea di Milano, avvenuto nel 2003 , fu «un crimine che ha violato anche il diritto umanitario », reso possibile grazie alla collaborazione offerta alla Cia dagli uomini dell’ex Sismi (oggi Aise). Uomini che «avevano giurato sulle nostre libertà costituzionali» e che oggi vanno condannati per quello che De Petris definisce «un crimine gravissimo». Da qui le richieste avanzate ieri in aula dal sostituto pg: 12 anni per l’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari, 10 per il numero tre Marco Mancini e otto a testa per gli altri tre ex 007 imputati nel processo d’Appello che si svolge aMilano.

Secondo l’accusa tutti si sarebbero mossi «in un quadro opaco e al di fuori delle istituzioni». Si avvia alla conclusione il nuovo processo che vede sul banco degli imputati i vertici dell’ex servizio segreto militare. Solo pochi giorni fa, il 29 gennaio, la corte d’Appello di Milano ha condannato per il sequestro dell’ex imam di Milano l’ex capo della Cia in Italia Jeff Castelli e due agenti del servizio americano rispettivamente a sette e sei anni di reclusione. Il sequestro rientrava all’interno di una serie di «extraordinay rendition», e dopo essere stato prelevato per le strade di Milano Abu Omar venne trasferito in Egitto dove subì «violenze e torture ». Sul ruolo svolto dai nostri 007 in quell’operazione tre governi, Prodi e Berlusconi prima e - di recente - Monti, hanno messo il segreto di Stato, grazie al quale i vertici dell’ex Sismi sono stati prosciolti con sentenza di «non doversi procedere » in un primo processo. Sentenza annullata però a settembre del 2012 dalla Cassazione, che ha giudicato parzialmente illegittima la copertura garantita dal segreto di Stato. «L'eventuale partecipazione di agenti del Sismi al rapimento di Abu Omar - ha affermato la Cassazione - avvenne a titolo personale». Di tutt’altra tono, naturalmente, la versione della difesa, per la quale quella svolta dagli ex agenti del Sismi fu «un’attività istituzionale».

Prima che prendesse la parola il pg per la sua requisitoria, in aula sono intervenuti sia Pollari che Mancini per ribadire sostanzialmente due punti: l’estraneità loro e del Sismi ai fatti contestati e l’impossibilità, causa proprio il segreto di stato, di potersi difendere dalle accuse. E’ stata anche resa nota una lettera del direttore dell’Aise Adriano Santini nella quale si ribadisce la copertura del segreto di Stato sulla vicenda che riguarda l’ex imam, visto che i fatti in discussione nel processo sono da considerarsi «inquadrabili nel contesto delle attività istituzionale del servizio di contrasto al terrorismo internazionale di matrice islamica». C’è da registrare, infine, la richiesta avanzata dal legale di Abu Omar nei confronti dei cinque imputati, di un risarcimento di 10 milioni di euro per l’ex imam. «Il mio assistito - ha spiegato il legale - dopo il rapimento ha subito torture e vessazioni, per usare un eufemismo, che si sono spinte fino alla violenza sessuale». Mercoledì la parola passa alla difesa degli imputati, mentre la sentenza è attesa per il 12 febbraio

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