corse auto

Monza - La Ferrari fa volare la vendita dei biglietti per il GP d'Italia

18/07/2017

di Pier Attilio Trivulzio

La Ferrari fa scintille nella prima parte del mondiale con Sebastian Vettel davanti a Lewis Hamilton nella classifica di campionato, poi però la stupida bravata a Baku con la ruotata alla Mercedes dell'inglese e i problemi al pneumatico anteriore sinistro a Silverstone - non solo sulla sua monoposto ma anche a quella di Kimi Raikkon – vedono squagliarsi il vantaggio del tedesco da più 20 ad un solo punto.

Manca un mese e mezzo al Gran premio Heineken d'Italia di Formula 1 che si correrà a Monza il 3 settembre. Con però ancora due appuntamenti iridati in Ungheria e Belgio prima dell'arrivo del Circus della Formula 1 all'Autodromo.

Per la Ferrari la gara di Silverstone - giro di boa del mondiale - è stata una Caporetto: entrambe le monoposto frenate da problemi di gomme a pochi giri dalla conclusione. Raikkonen con un veloce pit stop è riuscito a conservare il gradino più basso del podio; Vettel è invece scivolato al settimo posto. E ora, nel mondiale piloti, ha un punto di vantaggio su Hamilton; mentre nel mondiale costruttori – il solo titolo che conta per l'amministratore di Fca Sergio Marchionne – la Mercedes è leader con 330 punti contro i 275 della Ferrari e i 174 della Red Bull.

Intanto in Sias, dal 1. aprile, i 46 dipendenti hanno il contratto della Confcommercio e non più quello dei Metalmeccanici.

Carlo Conti ha smesso di occuparsi dei conti dell'Autodromo. Il dirigente del settore amministrazione e finanza, in ACI dal 2003 e inviato dallo scorso autunno dal presidente Angelo Sticchi Damiani in missione a Monza per conoscere la reale situazione della società di gestione dell'Autodromo Nazionale, è stato nominato direttore centrale della neonata “direzione strategica per le politiche del gruppo”.

In attesa che il bando per la ricerca di un direttore amministrativo di Sias trovi persona competente a questo incarico, Sticchi Damiani ha quindi dovuto affidare ad Alfredo Scala, amministratore delegato e direttore generale di Vallelunga SpA le deleghe previste per Carlo Conti, fatta eccezione per quella relativa alla sicurezza. Scala è una garanzia per Monza e per ACI.

Scrupoloso e pignolo, documenti alla mano, Carlo Conti aveva relazionato ACI sul rischio di entrare in società con Sias. Anche in considerazione della decisione di Regione Lombardia di non acquisire quote (dopo aver annunciato la volontà di entrare col 20 per cento) ed elargire il solo contributo di 5 milioni per l'edizione 2017.

Ma in ballo c’era la firma dell'accordo con la FOM per tenere a Monza il Gran premio d'Italia, dopo che Sticchi Damiani s'era già formalmente e pubblicamente impegnato a rinnovare l'oneroso contratto con Bernie Ecclestone prima per 4 anni (fino al 2020) e poi per 3 (fino al 2019), dopo il defilarsi di Regione Lombardia che del resto aveva già disatteso l'annunciata messa a disposizione di Sias di “70 milioni in dieci anni per il rinnovo delle strutture”.

Su incarico del presidente ACI, gli ingegneri Pietro Giannattasio, Maurizio Crispino e Francesco Sylos Labini con la collaborazione di Francesco Rapisarda, il 30 aprile 2013, avevano preparato una dettagliata relazione che prevedeva le opere da eseguirsi in tre fasi tra il 2014 e il 2016 comprendenti tra l'altro la demolizione e ristrutturazione della pista, l'intervento di manutenzione straordinaria della pit lane che presenta “diverse criticità funzionali e strutturali”, lavori di adeguamento dei sovra e sottopassi, in particolare dei sottopassi del rettifilo delle tribune il cui costo era stimato in 600 mila euro e la “riqualificazione e impletamento dei bagni pubblici” con un costo di 500 mila euro; la riqualificazione della tribuna d'onore (2,8 milioni) e 2,4 milioni per riqualificazione di 25 tribune a cui dovevano aggiungersi 1,6 milioni per il paddock e 5 milioni per il nuovo ristorante-bar da realizzarsi nell'ex area Festival.

Inutile dire che non avendo Regione Lombardia mantenute le promesse, i lavori neppure sono iniziati.

Soltanto da alcuni mesi nuovi bagni pubblici sono stati realizzati dietro alla tribuna centrale ed una visita, sollecitata da Angelo Sticchi Damiani dopo una rovente telefonata del presidente Jean Todt allertato dagli organizzatori francesi di ACO (24 Ore Le Mans) agli ingegneri Giannattasio e Crispino piombati a Monza all'indomani della gara di 4 Ore ELMS sono stati deliberati i lavori dei servizi igienici dentro al paddock. Mentre opere di ammodernamento delle tribune, per renderle più comode, sono state eseguite ed a breve inizieranno anche lavori alla pista.

Lavori annunciati a marzo da Ivan Capelli, presidente dell'Automobile Club di Milano, nel corso della premiazione dei soci sportivi. “Aci Milano ha investito tutta la propria energia e determinazione per tenere a Monza il Gran premio – aveva dichiarato -. Il Gran premio 2016 ha chiuso un'era e ne apre un'altra, abbiamo davanti un futuro di nuove iniziative e migliorie per il circuito”.

Al 30 aprile l'ACI ha versato alla FOM i 22 milioni di dollari previsti dal contratto siglato il 29 novembre 2016 (fino allo scorso anno il pagamento avveniva il giorno dopo il Gran premio – ndr).

Grazie ai numeri di immatricolazioni PRA, il bilancio ACI ha chiuso con un segno positivo di 49 milioni prima del pagamento delle tasse. Mentre in negativo per 35 milioni sono state invece le attività istituzionali.

Le prestazioni della Ferrari hanno dato una bella spinta alle vendite dei biglietti del Gran premio; anche se c'è da dire che bastava acquistare la tessera ACI da 30 euro per aver diritto a biglietti di tribuna parabolica interna scontati da 250 a 140 euro (rivista ACI L'Automobile – Giugno 2017).
Sarà quindi da verificare quanto ha reso alla fine la biglietteria, tenuto conto che l'organizzazione del Gran premio richiede una cifra attorno ai 19 milioni di euro.

Finora gli incassi non hanno mai raggiunto gli 11 milioni di euro.
Quest'anno, poi, c'è un'altra voce di spesa: “spettacolarizzazione del Gran premio”, affidata a Fandango SpA.
Di cosa si tratta non si sa. Si ipotizza legata alla pubblicizzazione dell'evento Gran premio a Milano, come da accordi con Liberty Media.

Motori: 

Monza - La vittoria di Vettel in Ungheria da ossigeno all'autodromo. La nascita del mito Ferrari

di Pier Attilio Trivulzio

L'autorevole successo di Sebastian Vettel all'Hungaroring ha rappresentato un formidabile assist per la prossima quotazione (prevista entro il 13 ottobre) della Ferrari alla Borsa di New York, e un assist più immediato per Sias (Società Incremento Automobilismo e Sport), società di gestione dell'Autodromo di Monza, che può ora sperare nel tutto esaurito su tribune e prati in occasione del Gran premio d'Italia del prossimo 6 settembre così da rinnovare per altri quattro anni, dal 2017, il contratto da 20milioni di euro con la Formula One Management di Bernie Ecclestone.

Il successo di Vettel ha però una ulteriore valenza: arriva esattamente a 60 anni da quel martedì 26 luglio 1955, giorno in cui la Lancia in conseguenza della morte di Alberto Ascari a Monza, decise di chiudere il Reparto Corse e cedere tutto il suo materiale alla Ferrari.

Nell'intento di favorire il progresso tecnico della costruzione delle macchine da corsa, che costituiscono per l'automobilismo italiano una gloriosa tradizione e che apportano prestigio all'affermazione del lavoro italiano nel mondo – era scritto nel comunicato diramato ai primi di luglio dall'Automobile Club d'Italia -, il presidente dell'ACI ha preso l'iniziativa di interessare la Fiat e la Lancia ad una intesta atta a sostenere la costruzione specializzata della “Ferrari Automobili di Modena”, attività alla quale Enzo Ferrari ha dedicato la sua vita.

La Lancia offre alla Ferrari le sue macchine da corsa, già brillantemente affermatesi in competizioni internazionali.

La Fiat, che tra i più cari ricordi custodisce l'orgoglio delle vittorie sportive con i suoi grandi piloti di un tempo, offre a sua volta alla Ferrari un contributo annuo di cinquanta milioni di lire per cinque anni.

Con questo munifico apporto la Ferrari potenzierà i suoi studi e realizzazioni nell'intento di dare al Paese macchine da corsa sempre più degne della tradizione italiana.

L'ACI si augura che l'esempio della Fiat e dalla Lancia venga seguito da altri Organismi ed Enti al medesimo fine di preminente interesse nazionale”
Il materiale tecnico della Lancia e i 50 milioni annui della Fiat furono linfa vitale per la Ferrari che in quel periodo soffriva sia dal punto di vista tecnico che da quello economico”, ricorda Romolo Tavoni, all'epoca braccio destro di Enzo Ferrari e direttore sportivo sui campi di gara.

Occorre ricordare che la fabbrica, passata dalla costruzione delle macchine utensili a quella delle vetture da granturismo, richiedeva pesanti investimenti per l'approvvigionamento del materiale necessario alla costruzione della piccola serie di vetture granturismo. La vendita delle vetture sport contribuiva in parte così come i premi di partenza del Gran Premi che erano nell'ordine di 1,5 milioni di lire a monoposto a cui si aggiungevano quelli di classifica erano acqua fresca d'estate. E però la Ferrari soffriva la mancanza di liquidità. I dipendenti erano 180, di questi una quarantina seguivano le corse. Ogni mercoledì, al rientro a Maranello dai campi gara, il ragionier Carlo Benzi voleva come prima cosa sapere quanto avevano rese le trasferte per rendersi conto di quanto si poteva portare in banca. Il credito era assicurato da tre banche. La realtà è che le banche messe assieme possedevano il 47-48 per cento del valore dell'azienda. Avessero posseduto il 51 per cento se la prendevano. Spero che i tre direttori non si ritrovino assieme durante qualche riunione al ristorante e parlino di me perchè se sanno quanti soldi ho preso da loro si prendono la fabbrica”, ripeteva spesso”.

Quel contributo della Fiat fu ossigeno quanto mai necessario; le sei monoposto oltre a motori e cambi, l'arrivo di un tecnico come Vittorio Jano risolse anche l'ultimo problema: la crisi tecnica di cui la Ferrari aveva cominciato a soffrire dopo i due titoli mondiali conquistati da Ascari con la “500” quattro cilindri due litri progettata da Aurelio Lampredi e gli esigui investimenti possibili nel '54 sulla nuova monoposto.
Autorizzato da Enzo Ferrari – racconta Tavoni - , Lampredi, fautore dei motori con pochi cilindri, in previsione della nuova formula che prevedeva l'aumento della cilindrata da 2 litri a 2,5, ai primi mesi del 1954, si mise a progettare un bicilindrico. Ferrari storceva in naso ma lasciava fare. Un giorno la fabbrica fu squarciata da un botto pazzesco: per via delle vibrazioni il bicilindrico aveva strappato i supporti del banco prova e si era conficcato nel soffitto. Enzo Ferrari era nel suo studio, capì subito quel che era successo. Chiamò il portiere: “Dica all'ingegner Lampredi di portar via le sue cose e lasciare la fabbrica entro mezzogiorno”. Mestamente il progettista lasciò Maranello e però la Ferrari si ritrovò senza un valido progetto da realizzare. Tanto che per tutto il 1954 la casa del Cavallino dovette accontentarsi di due sole vittorie (Froilan Gonzales in Inghilterra, Mika Hawthorn in Spagna)”.

Zoppo fu anche l'inizio della stagione 1955 con il solo successo a Montecarlo dopo il dominio iniziale sul circuito monegasco della Mecedes di Fangio e il tuffo in mare di Ascari con la la Lancia D50. Nel corso della stagione la superiorità tecnica della Mercedes fu subito evidente. Manuel Fangio s'aggiudicò Argentina, Belgio e Olanda; Stirling Moss non ebbe rivali in Inghilterra.
Restava solo Monza. Il 26/°Gran premio d'Italia si corse l'11 settembre sul circuito di 10 chilometri interamente rinnovato grazie al mutuo della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.
Inaugurazione del nuovo tracciato alla presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che compì l'intero giro di pista ospitato sulla Maserati 2000 granturismo del presidente dell'Automobile Club di Milano, Luigi Bertett. A benedire il Nuovo Autodromo ci pensò l'arcivescovo di Milano. L'auto del cardinal Montini rallentò arrivando nel punto in cui – il 26 maggio - aveva trovato la morte Ascari.
Ascari che non fu però ricordato – com'è accaduto per esempio ieri in Ungheria per Jules Bianchi – davanti alla pit lane.

Fu un Gran premio dominato fin dal primo giro dalle Mercedes con Manuel Fangio che non compì soste per il cambio degli pneumatici Continental e andò a vincere a 206 di media con Piero Taruffi secondo a soli sette decimi. Sul podio anche Eugenio Castelloti in gara con la Ferrari “muletto” dopo aver firmato un documento nel quale dichiarava di accollarsi tutte le responsabilità.

Le Lancia-Ferrari D50 di Nino Farina e Luigi Villoresi presero parte alle prove ufficiali ma vennero ritirate. Sulla monoposto di Farina gli pneumatici Englebert dechapparono due volte ed allora da Maranello fu dato l'ordine di ritirare le vetture.

Le Lancia D50 vennero modificate e migliorate tanto da risultare competitive durante tutta la stagione 1956. Fangio, ritiratasi la Mercedes aveva firmato per il Cavallino e vinse il titolo all'ultima gara di Monza grazie alla sportività di Luigi Musso che – allora era consentito dal regolamento - gli cedette la sua vettura.

I motori di Vittorio Jano insegnarono molte cose agli ingegneri di Maranello. Enzo Ferrari non dimenticò il munifico gesto della Fiat nel luglio 1955 e quando nel 1969 decise che era venuto il momento di trovare un socio per la “Ferrari Automobili” di primo mattino salì le scale del palazzo Fiat di corso Marconi a Torino per incontrare Gianni Agnelli al quale cedette la metà dell'azienda.

 

Motori: 

Monza Rally Show - Ancora sequestri di biglietti venduti in nero. Sul podio della gara anche Valentino Rossi

    
di Pier Attilio Trivulzio

L'inchiesta penale dei giudici Walter Mapelli e Caterina Trentini (giovedì altra udienza) non ha insegnato nulla alla Sias, se è vero com'è vero che la vendita in nero di biglietti continua.
Ticket One ha denunciato alla Polizia l'acquisto di biglietti del Monza Rally Show con carte di credito clonate. Cinque persone sarebbero state individuate.


Una trentina di biglietti sequestrati agli ingressi sono stati consegnati in direzione. Mentre, giallo nel giallo, buste ritirate al centro accrediti di Autopisani contenevano biglietti falsi. Di sicuro una trentina di tagliandi fotocopiati – secondo la direzione dell'Autodromo - e pass validi due giorni che al controllo elettronico sono risultati emessi in orari impossibili: le 6 del mattino! Da chi? Mistero che dovrà essere svelato dall'inchiesta della Procura.

E veniamo alla gara.
Con una settimana d'anticipo Robert Kubica si è fatto il regalo per il trentesimo compleanno. Ha vinto – in coppia con Alessandra Benedetti con la Ford Fiesta dell'A Style Team - il Monza Rally Show battendo di 12 secondo e mezzo Valentino Rossi. Aggiudicandosi 5 delle 9 prove speciali. E al “dottore”, che questa manifestazione-spettacolo l'ha vinta tre volte ed era convinto di fare poker avemdo chiuso sabato sera la seconda tappa con un vantaggio sul polacco di 7” e 2 centesmi, è rimasta l'unica soddisfazione del successo nelle restanti quattro prove speciali.
“Lo dico apertamente, non sono amante di questo rally che, secondo me, non è tanto rally e però è una bella manifestazione.

Peccato succedano certe cose che non dovrebbero succedere; ma va bene così” è il commento di Kubica prima di partire per l'ultima speciale avendo 5 secondi di ritardo su Vale46. Con un colpo d'ala nel finale il pilota di Cracovia che sul casco ha l'immagine di papa Woytila, ribalta la situazione e s'aggiudica la vittoria.

“Le cose che non dovrebbero succede” sono quell'occho di riguardo che la direzione gara riserva da sempre a Valentino Rossi come ad esempio non conteggiare le penalità, prevista dal regolamento, per i birilli abbattuti. Cosa puntalmente verificatasi anche quest'anno. Negli anni scorsi l'occhio di riguardo non è stato soltanto per Valentino, basta ricordare l'edizione del 1999 con l'equipaggio Capello-Pirollo dichiarati vincitori. Peugeot Italia fece ricorso rivolgendosi al Tribunale Nazionale d'Appello. E sei mesi dopo il Tna ufficializzò la vittoria al team del “leone” dichiarando vincitori Travaglia-Zanella. O per Stefano D'Aste che nel 2003 aveva battuto Valentino nelle prove speciali e la direzione corse decise che la vittoria sarebbe stata attribuita al vincitore del Master. D'Aste fu escluso dalla disputa del Master Show e al suo posto Alessandro Battaglin sfidò Vale46 e il “dottore” perse la sfida.

Una consierazione penderata. La formula di questo rally-show ha mostrato la corda. Da 11 anni nessuna variante alle prove speciali ed anche l'elenco partenti è la quasi perfetta fotocopia delle precedenti edizioni. Quest'anno la novità era la presenza di Robert Kubica pilota di fornula uno dal 2006 al 2010, 76 Gran premi disputati, una pole position (2008 in Bahrein) e una vittoria (2008 Gp Canada). Quarto posto nel mondiale nel mondiale nello stesso anno dietro a Hamilon, Massa e Raikkonen. “Non considero quell'annata la mia stagione più bella – dice il pilota polacco -. Per me la migliore stagione è stato il 2010 quando dalla Bmw-Sauber sono passato a fare squadra con Fernando Alonso alla Renualt che aveva un budget ristretto eppure lottammo con i top team”.

Il brutto incidente nel febbrio 2012 mentre in gara al Rally Ronde di Andora lo costrinse a dire addio ai Gran premi. Tornò alle gare optando per i rally del mondiale vincendo subito il titolo WRC2.

In questi tre giorni con la Ford Fiesta si è divertito a Monza. “Ma non tornerò l'anno prossimo – conclude - perchè qui non si rispetta il regolamento”.

Assieme a lui e alla sua graziosa “navigatrice”, la lucchese Alessandra Benedetti, sono saliti Valentino Rossi con l'inseparabile Carlo Cassina e, terzi assoluti, i fratelli Stefano e Linda D'Aste. Giù dal podio il direttore del team Susuki che tornerà il prossimo anno in Motogp, Davide Brivio in coppia col fratello Roberto: sesto posto per il l'8 volte iridato del cross Toy Cairoli; 5° posto della classe Super 2000 per Katia Fontanesi, due mondiali cross conquistati, che a Monza ha “mavigato” Paolo Biolghini.

Primo e secondo posto della classe R5 per gli equipaggi Paolo Andreucci-Anna Andreussi e Luigi Rossetti-Chiara Bioletti.

Secondo gli organizzatori nei tre giorni spettatori 55mila. Qualche tifoso in più per vedere il campione del mondo Lewis Hamilton annunciato, di fatto arrivato in elicottero e subito ripartito senza dire una sola parola.

 

Motori: 

Motori e concerti, a prezzo scontato. Formula vincente per riportare pubblico in Autodromo

di Pier Attilio Trivulzio

Loek Bodelier, 48anni, ex motociclista finito vent'anni fa sul gradino più basso del podio nella gara mondiale della 125 al Gran premio d'Olanda, è l'uomo che ha deciso di fare concorrenza al patron della Formula Uno, Bernie Ecclestone.

Ha dato vita al Circus di Acceleration 2014, campionato in 10 tappe partito ad aprile in Portogallo ed approdato lo scorso fine settimana all'Autodromo di Monza – quarto appuntamento dopo Portimao, Navarra e Nuerburgring.

Cos'ha di diverso il Circus di Bodelier rispetto a quello consolidato a livello mondiale di Ecclestone?
Lo spettacolo della Formula Uno è assicurato da dieci team che schierano 20 monoposto.
C'è però un gap enorme tra i top team (Mercedes, Red Bull, Ferrari, Mc Laren) e gli altri.
Quindi troppo spesso, senza bagarre e con distacchi abissali tra i piloti, lo spettatore finisce con l'annoiarsi – il Gran premio del Canada di domenica col forzato rallentamento di Rosberg di cui ha subito approffittato Ricciardo a due giri dalla fine, è l'eccezione che conferma la regola.

Senza considerare il costo proibitivo dei biglietti e il fatto che dentro al paddock entrano soltanto i Vip e dunque lo spettatore non ha alcun contatto con i piloti.
Loek Bodelier – che ha voluto con se Theo Van Kempen, 53anni da 24 nel mondo del motorsport e che per alcuni anni ha organizzato per Ecclestone il business dei sidecar che correvano con le moto le gare iridate - ha stravolto le regole: ha investito 12milioni di euro in Acceleration 2014 acquistando 30 monoposto oltre ad una ventina di Pickup e Legend, auto che negli Stati Uniti sono grandi protagoniste – con milioni di fans – delle gare di accelerazione. Per capirci sono vetture che s'impennano e fanno fumare gli enormi pneumatici.
Per correre l'intero campionato con una Legend bastano 35mila euro. Per regolamento i pneumatici si cambiano soltanto dopo 5 gare. Le Formula 1 invece fanno due o tre pit stop ogni Gran Premio!

Dunque grande spettacolo in pista e prezzi contenuti ed appena si spegne il rombo possente dei motori iniziano i concerti. Al costo di 30 euro l'appuntamento di Monza ha offerto oltre a 10 gare tra sabato e domeniche delle quattro categorie, il concerto celebrativo di David Hossenhoff conosciuto dal pubblico come “The Hoff” e sabato un party danzante con la popolare Samantha Fox che ha venduto 30milioni di dischi, e anche se non è più giovanissima è stata applauditissima dal pubblico, giovane e non, presente alla serata.

Acceleration 2014 ha poi offerto a molti spettatori un'emozione in più: porte aperte al paddock per tutti e dunque possibilità di vedere auto e piloti ma non solo. I più fortunati sono stati invitati a mettersi il casco, allacciarsi le cinture e seduti dentro a granturismo Ferrari e Porsche ma anche ad un “grintoso” e potente prototipo, hanno provato l'ebrezza del giro in pista.

Esperienza incredibile e assolutamente inaspettata – è stato il commento di Lenka Lodo, architetto di Parigi che da anni vive a Milano ed era in Autodromo con l'amico Gianluca Pisani -. Ho mancato il concerto di venerdì ma non mi sono persa lo spettacolo serale del sabato ed oltre alle gare emozionanti quell'invito al giro nel Tempio della Velocità. L'emozione è stata talmente grande che ho voluto subito condividerla con gli amici girando un filmato col cellulare che ho messo subito su Youtube scatenando l'invidia degli amici. Capita una volta nella vita di stare dentro ad un prototipo che va a 300 all'ora! Di certo tornerò a Monza anche il prossimo anno”.

Già, il prossimo anno. Quattromila presenze all'Autodromo non sono certo un record tenuto conto che per realizzare questo evento l'organizzazione ha impegnato 400 persone.
Però Loek Bodelier è ottimista e vuole far fruttare l'investimento di 12milioni di euro. “La formula è decisamente indovinata, perfetta come evento di richiamo non soltanto per i giovani ma anche per le famiglie. Dobbiamo fare maggior promozione al campionato che ricordo su alcuni circuiti comprende anche le motociclette. Sono certo che avremo successo”.

Gli ci vorrà qualche anno. Del resto per Bernie Ecclestone è stato tutto più semplice: i Gran premi si correvano già da trent'anni. Era quindi un business già ben colludato. Lui l'ha reso mondiale e visibile anche in paesi dove nessuno sapeva esistesse la formula uno grazie alla promozione con le dirette televisive.

Per completezza d'informazione diamo i vincitori: Gary Hauser con la Dallara Gp2 ha vinto a 213 di media le gare della Boss Gp alle quali è stata schierata anche la ex Benetton di Michael Schumacher. Monoposto telaio 01, finìta seconda al Gp di Spagna del '92 dietro alla Williams di Nigel Mansell. Felix Rosenqvist a 208 di media si è imposto nella FA1 e tre piloti del team bergamasco dell'ex pilota di Formula 1 Ghinzani – Bortolotti, Gonda, Campana – si sono piazzati al terzo, quarto e quinto posto.

Eoin Murray e Danny van Dongen sono stati i vincitori a 166 di media spettivamente di gara1 e 2 della categoria MW-V6 Pickup Series.
Tra le simpatiche, lillipuziane (per dimensioni ed anche prestazioni) Legend schierate nella Super Cup mattatore di tutte e tre le gare è stato il georgiano Davit Kajaia. Incidente nel corso del primo giro di questa categoria alla variante della Roggia per il brianzolo di Concorezzo Alberto Cola. La sua Legend è stata tamponata e lui ha dovuto ricorrere alle cure dei medici del San Gerardo per farsi sistemare la spalla sinistra andata fuori posto.

Motori: 

Monza - Ora nel Parco c'è Largo Vittorio Brambilla

E presto un monumento all'ingresso dall'Autodromo

di Pier Attilio Trivulzio

Quel 26 maggio di tredici anni fa era una bella e calda giornata di sole. Vittorio Brambilla che con la Formula 1 aveva vinto sotto il diluvio il Gran premio d'Austria all'Osterreichring nel '75 - suo anno magico avendo ottenuto con la March-Ford arancione sponsorizzata Beta anche la pole ad Anderstorp, in Svezia, e guidato la corsa per 16 giri – aveva approfittato del sole caldo per tagliare l'erba della villetta a Camparada di Lesmo.

All'improvviso s'era accasciato a terra. Giusto un estremo tentativo di chiedere aiuto alla moglie che non aveva però potuto fare nulla.
Se n'era andato così Brambilla “il Gorilla”, appellativo che gli avevano dato per la sua grinta e il suo modo brusco di trattare gli avversari. Di cui, comunque, aveva sempre rispetto e con cui era sempre leale.


Sabato scorso gli amici lo hanno ricordato all'Autodromo dando all'evento il titolo di “Un giorno per Vittorio Brambilla”. Una giornata iniziata con l'intitolazione di Largo Vittorio Brambilla dentro al Parco, proprio oltre Porta Vedano. Accanto all'ingresso principale dell'Autodromo Nazionale.

Alla cerimonia era presente il sindaco di Monza Roberto Scanagatti e il Consiglio dell'Automobile Club di Milano in carica. Quindi Carlo Edoardo Valli,
Michele Nappi e Bruno Longoni. C'erano anche Geronimo Antonino La Russa, Enrico Radaelli e Massimo Ciceri che con la lista “Sport e Rinnovamento” si candidano a prendere il potere in corso Venezia. Non c'era Ivan Capelli, impegnato a Montecarlo nel commento tecnico per la differita Rai del Gran premio. Non poteva certo mancare lo staff della Sias con l'amministratore delegato Fabrizio Turci, l'avvocato Federico Bendinelli e il responsabile della comunicazione Alfredo Grandi.

Sul piazzale intitolato al pilota monzese gli amici riuniti nella neonata “Associazione Culturale Vittorio Brambilla” presieduta da Carlo Bruno Brambilla con Carla Cappellin Brambill segretaria, intendono realizzare “entro settembre, per il Gran Premio” un monumento che sia “espressione visiva della competizione, della velocità, della modernità e della tecnologia”. E deve avere “un'apparenza importante e significativa essendo in prossimità dell'ingresso di uno dei più importanti circuiti del mondo”. Dovrà inoltre “essere da tutti immediatamente riconoscibile”.
Un'opera con una grande “V”, il busto del pilota monzese e una fontana richiamo diretto a quella straordinaria vittoria in Formula 1. Perchè sotto il diluvio Vittorio Brambilla gareggiò e vinse battendo di 24 secondi James Hunt che con Niki Lauda era partito dalla prima fila.
La gioia della bandiera a scacchi Vittorio la mostrò togliendo le mani dal volante, alzando le braccia. La sua March finì contro il guard rail, il musetto della monoposto finì all'asta. Oggetto di culto di un appassionato conquistato dal “Gorilla” che aveva compiuto a ritmo indiavolato gli ultimi 11 giri realizzando anche il giro più veloce a 186 di media.

Sabato al Museo dell'Autodromo, quel padiglione costruito negli Anni Sessanta con il contributo della famiglia Mazzocchi di Quattroruote, negli ultimi anni diventato area di ospitalità nei giorni del Gran premio, Nico Cereghini ex pilota e commentatore televisivo ha ricordato le imprese di Vittorio chiamando sul palco non soltanto quanti hanno gareggiato con lui che ha corso e vinto in moto, col kart, in Formula 3 e Formula 1, coi prototipi ma anche meccanici che hanno diviso gioie e delusioni per il ritiro.

Non poteva certo mancare il fratello Tino che il 30 gennaio scorso era stato festeggiato al Binario 7 in occasione dei suoi (primi) 80 anni. Tino, a cui Enzo Ferrari aveva affidato la monoposto di Formula 2 che portava il nome del figlio Dino chiedendogli di portarla al successo, cosa che puntualmente Brambilla senior fece vincendo ad Hockenheim e ripetendosi durante la Temporada Argentina, aveva anche preparato nell'officina di via della Birona a Monza un motore della Delta con cui Vittorio aveva corso e che pure Ron Dennis, titolare della Mc Laren, aveva voluto per il suo team.

Assieme Tino e Vittorio hanno corso in moto e con i kart. In Formula 3. Tino fu obbligato a rinunciare a correre con la Ferrari il Gran premio d'Italia 1969 perché la settimana prima, provando all'Autodromo la moto che Vittorio avrebbe dovuto usare era caduto e oltre ad un braccio ingessato, nello strisciare sull'asfalto, s'era spellato le chiappe. Il gesso se lo era tagliato lui col tronchesino (il medico si era rifiutato di farlo), e però non poteva stare seduto dentro la monoposto. Così la Ferrari fu dato a Pedro Rodriguez che finì sesto a giri. Su questo mancato esordio con la “Rossa” di Maranello, Tino ha sempre dato un'altra versione. “Ho rinunciato a correre perché la macchina non era competitiva e la dimostrazione sono quei due giri presi da Rodriguez. Macchè gesso tagliato e sedere spellato che mi impediva di stare seduto!”.
“Vittorio ha corso in Formula Uno semplicemente perché era bravo ed è stato bravo a trovare chi gli copriva le spese”, ha detto sabato.
Applausi a scena aperta per lui dal folto pubblico di amici ed estimatori.
Sul palco faceva bella mostra la Guzzi V7 da competizione con la quale Vittorio, che è stato pilota ufficiale della casa di Mandello del Lario, ha vinto.
In esposizione anche il prototipo Alfa Romeo 33 diviso con Arturo Merzario alla Mille Chilometri di Monza, la March-Ford di Formula 1 e fuori dal Museo alcuni esemp0lari della Fiat “Nuova 500” portate da Modica dal Club Fiat 500 dal 1998 intitolato a Vittorio Brambilla.

Motori: 

Per il Monza Rally Show l'Autodromo si trasforma in Luna Park. Lo spagnolo Dani Sordo batte Valentino Rossi

di Vanwall58

C'è la musica a palla, le ragazze che ballano, mancano la ruota panoramica, il calcinculo, il profumo dei krafen e lo zucchero filato.
Benvenuti al Monza Rally Show con il paddock-Luna Park dell'Autodromo Nazionale.

La pista dell'autoscontro è il nastro d'asfalto del circuìto dove potenti, policrome e rumorose auto WRC zigzagano come le Formula Uno durante il giro di ricognizione.

Il paddock, blindatissimo a settembre per il Gran premio d'Italia, per questa kermesse è libero, popolato da frotte di giovanissimi e meno giovani, da anziani canuti e zoppicanti che accompagnati da bimbetti vanno “in pellegrinaggio” a fare visita alle signore a quattro ruote.

Giovani e giovanissimi combattuti tra l'ospitalità tutta nera di Valentino Rossi che questa volta punta sugli occhiali da sole, e quella tutta vetri della “A Style” che s'annuncia con l'assordante musica tecno e le ragazze immagine che sculettano agitando un fazzoletto giallo.

Davanti al box di Valentino, per ore, incuranti del freddo pungente, i fans aspettano in religioso silenzio il Campione che quando si materializza è per un solo attimo (fuggente)  e neppure li degna d'uno sguardo o un autografo.

Tira diritto Vale46, scompare dietro le spalle robuste della security, s'accomoda dentro l'angusto e tecnologico abitacolo della Ford WRC sponsorizzata dal bibitaro Monster e via in pista per la speciale.
Che differenza con la prima volta di Valentino Rossi, fresco di titolo iridato della 125 Gp, al Rally di Monza.

Era il 1997  e Valentino, freschissimo di patente, gareggiò  con Piero Longhi in veste di tutor.
Longhi adesso fa coppia con Capitan Ventosa, al secolo Luca Cassol, quello che viaggia con lo sturacesso in testa.

Quell'anno la gara di Vale si chiuse subito con un'uscita di pista sulla junior brinata.

Il giorno prima della gara, il promettente giovanotto di Tavullia, fece penare per un intera giornata due ragazzine venute a vederlo da uno sperduto paesino del lago di Como.

Sveglia alle 4, in auto col padre fino a Como, in treno a Milano e quindi Monza. E poi dalla stazione a piedi fino in Autodrono. Una lunga, bella e sana passeggiata. Temperatura sotto lo zero quel giorno.
Valentino chiuso dentro l'anonima roulotte con papà Graziano, e loro, Milena e Annamaria, le minorenni, ad aspettare, pazienti fino a quando sull'Autodromo era sceso il buio.
Soltanto allora, dalla roulotte, s'era affacciato Valentino che subito aveva chiesto: “Qua la carta che vi faccio l'autografo, così la smettete di fare casino”.

Per tutta risposta la più in carne, incurante del freddo pungente, s'era slacciata bomber e camicetta e aveva porto il seno prosperoso. “Qua in mezzo, tra una tetta e l'altra voglio l'autografo. Sta tranquillo, Vale, non mi laverò più, così lo conservo”.
Mai saputo come erano riuscite a tornare a casa quelle due fans.

Ben diverso è stato il primo giorno di Tony Cairoli a Monza. “La Citroen WRC l'ho conosciuta ieri a Franciacorta ed ho cercato di prendere confidenza. Mica mi ci trovo come in sella alla Ktm con la quale ho ottenuto il settimo sigillo mondiale. E poi sono qui per divertirmi. Mica pretendo di stare davanti a gente esperta come Valentino, Capello, Sordo e agli altri che conoscono il tracciato come le loro tasche”.

Fuori dal box non ci sono bodyguard e neppure fans adoranti. E' un pluricampione ma non un'icona dei giovani,  ammirato dalle teenagers. “Tutt'al più arriva qualche ragazzotto che mi chiede l'autografo o vuole fare la foto assieme. E questo è tutto. A me però va bene così. Non sono abituato a stare sulla vetrina mediatica.
Il microfono davanti alla bocca un poco mi confonde, mi intimorisce. Dopo tutto sono un semplice ragazzo del sud cresciuto a Patti che si sente felice non appena inforca la moto e affronta dossi e campi di gara polverosi”.

Venerdì due prove speciali affrontate col buio.
La prima di 9 km la chiude 13°, nella successiva scivola al 17° “Ho cercato di dare del tu alla Citroen. Avevo paura di andare a sbattere.”, si giutifica Tony.

Le gare vengono entrambe vinte da Dani Sordo mentre Valentino ottiene un terzo e un secondo posto.

“Dindo” Capello che di Rally a Monza ne ha vinti cinque ed ha la stessa DS3 di Cairoli – sponsorizzata per 40mila euro da Sara Free - chiude secondo e quarto.

Sabato il Luna Park accende tutte le luci e le attrazioni; la giostra in pista scatena adrenalina.
E' lotta per l'assoluto tra Dani Sordo, Valentino Rossi e “Dindo” Capello.
Cairoli si piazza sempre o al 6° o al 7° posto. 

Valentino batte Sordo 3 a 2. Capello è arrabbiato perché un pezzo della Peugeot di Andreucci si è schiantato contro il parabrezza incrinandolo. “Ma quello che dà fastidio sono i doppiati che non ti danno strada”, spiega.

Luigi Pirollo, il suo “navigatore” è decisamente irritato. “Se gli organizzatori vogliono continuare con questa gara, e io dico che la devono tenere in vita, devono assolutamente prendere provvedimenti drastici arrivando ad esporre bandiera nera a quei concorrenti che non danno strada.
C'è  chi si gioca l'assoluto e non viene qui per divertirsi.
Sia chiaro, io e Dindo, puntiamo a vincere, non a divertirci. E anche quest'anno perderemo. E' la terza volta in altrettante edizioni del rally che chi va più lento intralcia la nostra marcia e ci fa perdere la gara”.

Ha ragione Pirollo, vero professionista dei rallies, che  non affronta come una tre giorni di puro divertimento  questo appuntamento di chiusura della stagione monzese che si svolge sia sulla pista stradale sia sul “catino” di velocità ormai in disuso.
“Metto l'impegno come se corressimo il Rally di Montecarlo o il Rac”, conclude.

Le ultime due prove di ieri, domenica, se le sono spartite da buoni amici Sordi e Rossi. La classifica finale vede vincitore l'equipaggio Daniel Sordo-Marc Marti (Citroen) davanti a Valentino Rossi-Carlo Cassina (Ford) e Rinaldo “Dindo Capello-Luigi Pirollo Citroen). Rossi ha perso per 10”6, Capello per 15”6.

Sulla classifica come ogni anno è giallo. E trattandosi di Giallo46, quindi di Valentino, non risulta comminata la penalità – prevista dal regolamento - di 5 secondo per aver urtato e spostato un birillo. Se gli fosse stata comminata Vale e Capello sarebbero finiti ex aequo. Ma tant'è. Inutile nemmeno prendersela. Basta leggere la firma del direttore Daniele Galbiati sotto la classifica per capire.

Per la cronaca la Ford Fiesta numero 46 di Valentino ha urtato e fatto volare il birillo alle 10.05 di ieri, domenica, alla curva a destra dopo l'allungo del rettilineo. A quell'ora c'erano soltanto una ventina di tifosi in tribuna....
Poi il Luna Park dell'Autodromo, complice anche un po' di sole, si è riempito di gente. Un bel po'. 
Niente zucchero filato, profumo di krafen e quant'altro, solo di benzina. L'urlo delle “anziane” storiche Porsche 911 e Lancia 037 hanno ipnotizzato il pubblico. Venghino, venghino signori a  gustare lo spettacolo del Monza Rally Show edizione 33.
E arrivederci all'anno prossimo.

Motori: 

Sull’asfalto bagnato di Spa-Francorchamps Lorenzo Bontempelli conquista la vittoria e torna leader


di Vanwall58

Kimi Raikkonen torna a Maranello. E Lorenzo Bontempelli, l’odontoiatra volante che ha vinto due titoli mondiali nel Challenge Ferrari, coglie - con il compagno Marco Frezza - sul velocissimo tracciato belga di Spa-Francorchamps una clamorosa vittoria assoluta in gara1 dell’International GT Open ; e un quarto posto in gara2 che lo rilancia al comando del campionato.

Sotto il diluvio, sul difficile e insidioso ma fantastico circuito delle Ardenne, sabato scorso, Bontempelli si è scatenato e con la Ferrari 458 Italia della Kessel Racing si lasciato dietro le più potenti Gt2. Sul traguardo ha preceduto di 35 secondi l’arrivo della Porsche 997 GT3-R del team Autorlando guidata da Isaac Tutumbu e Dimitris Deverikos, e di 1 minuto 07 secondi la potentissima Chevrolet Corvette 7000 di Miguel Ramos-Niki Pastorelli.

Su pista asciutta è stata tutta un’altra storia. Bontempelli-Frezza  per 8 centesimi, un batter di ciglia, hanno mancato il podio su cui sono saliti Stefano Costantini e Joel Camathias che erano alla guida di una vettura del Cavallino preparata a Chignolo d’Isola dalla Ombra Racing.

Un testa-coda nei primi giri per un contatto con una Chevrolet mi ha costretto, e ha costretto Marco Frezza, ad un impegnativo inseguimento. Ci fossero stati ancora due giri su quel podio saremmo finiti per la seconda volta noi. Forse non sul gradino più alto. Abbiamo comunque lasciato il Belgio soddisfatti dal momento che alla vigilia di Monza ci ritroviamo leader della Gt3 ”.

La vittoria assoluta di gara2 è andata alla coppia Andrea Montermini-Davide Rigon con la Ferrari 458 Italia Gt2F. Una Lamborghini Gaillardo e l’Aston Martin V12 Vintage hanno compleato il podio.

Dopo 6 gare del Campionato International GT Open, Lorenzo Bontempelli e Marco Frezza guidano la classifica della categoria GTS con tre punti sulla coppia Miguel Toril-Ranger V. der Zande e quattro su Giorgio Pantano-Rafael Hideo Suzuki.

Il 5 e 6 ottobre Lorenzo Bontempelli gareggerà in casa. Il campionato arriva infatti all’Autodromo di Monza.

Ho dedicato il successo di Spa-Francorchamps alle persone del team Kessel che hanno vissuto una bruttisma avventura in Belgio e sono finiti all’ospedale. In particolare la team manager della squadra Tiziana Borghi. Adesso sono pronto per Monza, non posso mancare la vittoria. Che può valermi un altro importante titolo”.

Motori: 

Parata rosso Alfa Romeo alla “Coppa Intereuropa”

...che celebra i 50 anni dell’Autodelta 
di Vanwall58

E’ il momento delle auto storiche. Dopo la Mille Miglia e il Concorso d’Eleganza di Villa d’Este che la scorsa domenica ha premiato – a Cernobbio, nei giardini di Villa Erba -, come auto più bella la filante Bugatti 57 SC Atlantic  del 1938 (valore 30milioni di euro) questo fine settimana vede in pista all’Autodromo di Monza la Coppa Intereuropa che festeggia i 50 anni dell’Autodelta, il reparto corse della casa del Biscione diretto dall’ingegner Carlo Chiti. Che prima di passare all’Alfa Romeo progettò per la Ferrari la prima monoposto di Formula 1 a motore posteriore che nel 1961 vinse con Phil Hill il Mondiale Piloti.
Per tornare al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este (la prima edizione è datata 1929), Bmw Group ha festeggiato i 90 anni delle sue motociclette esponendo i modelli di maggior successo. Compresi quelli utilizzati nelle competizioni di velocità, regolarità. Una sfilata di nere motociclette con motore due cilindri boxer. La cui architettura è rimasta immutata nel tempo. Anche se per il futuro la casa tedesca punta ora sul quattro cilindri che equipaggia tra l’altro le superbike che corrono il mondiale. 

Un premio è stato assegnato anche all’Alfa Romeo Discovolante interpretata dalla carrozzeria Touring che un tempo aveva sede a Nova Milanese.
Da venerdì a domenica storiche in pista all’Autodromo per la Coppa Intereuropa con 8 gare in programma e tra queste la “Mille Chilometri” con 21 partecipanti iscritti con vetture Alfa Romeo, Ferrari, Lola, Porsche, Elva, Chevron costruite tra il 1954 e il 1974. Immancabile Jason Wrigh, pilota della Scuderia del Portello presieduta dal seregnese Marco Cajani che quest’anno porterà in pista la Lola T70 Mk3B dividendo la guida con Michael Gans. Ovviamente Cajani – che è nella Commissione Sportiva dell’Automobile Club di Milano e di fatto organizza l’Intereuropa, dividerà con Arturo Merzario l’Alfa Romeo 33 TT/3, vettura ufficiale dell’Autodelta per le gare del Mondiale Marche.

Sfida al calor bianco tra le scattanti Lotus Cortina e le Alfa Romeo TI Super, GTA, Abarth 1000 TC Corsa, Mini Cooper nella gara delle turismo. Ci saranno poi le GT e GT Sport e quindi show del “Tutto Alfa” con le nozze d’oro dell’Autodelta. Una specialità di Marco Cajani che dovrà veedersela con gli altri 16 soci del “Portello”. In questa gara Cajani guiderà un’Alfa Romeo 1900  TI Super del ’54, Arturo Merzario la GTA del ’64. Luca e Rachele Somaschini saranno invece al volante di una Giulietta SV del 1960, Luigi Somaschini di una Giulietta Super Sprint del ’59. GTA 1300 e GTAm rispettivamente per Massimo Sordi (pilota abbonato alla vittoria) e per Fabio Massimo Sordi. Il monzese Eugenio Mosca farà coppia con Renato Benusiglio sulla Giulietta Sprint Veloce, mentre Alberto Bergamaschi  specialista delle gare dei Maggiolini VW - ha scelto la GTV 2000 che dividerà con Stefano Caprotti.

Una mostra scambio di oggetti e pezzi di ricambio è allestita fuori dal paddock, Porsche e Alfa Romeo avranno un loro spazio dedicato. La casa di Stoccarda celebra il sempre verde modello 911. Parate in pista di monoposto Formula Junior, Panda, auto da rally.
Prezzi d’ingresso venerdì 31 maggio 5 euro; sabato e domenica 14 euro.

Motori: 

Mille Miglia sott’acqua. Nel diluvio si esalta l’arzilla Bugatti di un equipaggio argentino

di Vanwall58

Acqua. Tanta acqua. Nubifragi. Tempo orribile. Modifica al tracciato con Vicenza tagliata fuori dalla carovana della “freccia rossa” per via dell’emergenza col Bacchiglione che esonda: sei metri d’acqua che tracima ed allora il museo viaggiante della Mille Miglia cambia strada.

Disagi per tutte le 415 auto d’epoca partite da Brescia giovedì e rientrate sabato sera nella città della Leonessa. Al traguardo di viale Venezia – un tempo viale Rebuffone - ne sono tornate 340. Vincitori gli argentini Juan Tonconogy e Guillermo Berisco con l’azzurra Bugatti T40 del 1927. A Tonconogy, grande regolarista, era stato affidato il compito di riportare in Argentina la “Coppa della Mille Miglia”. Missione compiuta.

Secondo posto per l’Alfa Romeo Grand Sport del 1933 della coppia Giordano Mozzi-Mark Gessel. Terza l’Aston Martin Le Mans  del 1933 di Giovanni Moceri e Tiberio Cavallari.
Ottavo posto per Giuliano Canè che di Mille Miglia ne ha vinte dieci e quest’anno s’era presentato con una Bugatti T37 del 1927, anni della prima Mille Miglia di velocità. Oltre ale 10 vittorie della “freccia rossa” di cui otto con la Bmw, Cané ha vinton sei volte il Trofeo Nuvolari e tre volte la Coppa d’Oro delle Dolomiti. Quest’anno ha lasciato a casa la moglie Lucia Galliani ed ha chiamato a fargli da “navigatore” Klaus Peter Reichle.

La sfida in famiglia tra le “frecce d’argento” Mercedes è stata vinta da Karl Wenglinger classificato 287°. Faceva coppia con Jochen Mass, vero specialista di questa straordinaria ed incredibile corsa che per tre giorni porta in giro per l’Italia le più belle auto d’epoca che hanno corso la gara di velocità tra il 1927 e il 1957. Anche se quest’anno gli organizzatori avevano deciso di accettare anche l’iscrizione di vetture, sempre costruite tra il ’27 e il ’57 anche se senza aver mai preso la partenza nelle edizioni di velocità.
Maylander, pilota della Mercedes Safety car nei Gran premi di Formula 1 ha chiuso 289°; David Coulthard con la 300 SL finita secondo con Juna Manuel Fangio nel 1955 ha chiuso al 329° posto. 

Motori: 

Giovedì sera parte la Mille Miglia, corsa miliardaria

422 bolidi da Brescia a Roma. Con la Merceedes c’è l’ex pilota di Formula Uno, David Coulthard

di Vanwall58

Parte giovedì sera da Brescia e torna a Brescia sabato sera la Mille Miglia. Quest’anno è record di iscritti: 422 contro i 375 degli altri anni. Speriamo con sia un’edizione come quella che in epoca fascista registrò 254 iscritti e solo 155 partenti. Quell’anno il governo aveva deciso di dare gratuitamente ai partecipanti la benzina e gli pneumatici. Era un anno di crisi su per giù come l’attuale, dunque…. E però quest’anno la “freccia rossa” tornata ad essere organizzata dall’Automobile Club di Brescia, non fa regali.

Occhi puntati su Giuliano Cané che la Mille Miglia l’ha vinta dieci volte.
Nata come gara di velocità nel 1927, dopo la tragedia a Guidizzolo (Mantova) del 1957, è tornata con la formula della regolarità. Sempre da Brescia a Brescia scendendo fino a Roma. Nel 1947 anziché le classiche mille miglia, 1600 km, era stata allungata a 1836 chilometri. Il percorso aveva toccato Milano e Torino con i concorrenti che erano entrati in autostrada da Torino a Milano e fino al traguardo di Brescia. Il record della Mille Miglia è di Stirling Moss: nel 1955 con la Mercedes 300 Slr W196 la fece tutta d’un fiato a quasi 158 di media. Dieci ore e sette minuiti da Brescia a Roma e ritorno.

Giuliano Canè, bolognese, le dieci edizioni (l’anno scorso con la Bmw 328 Roadster è arrivato secondo) le ha vinte alternandosi al volante di vetture diverse. Ha vinto un’edizione anche con la Ferrari. Quell’anno si scatenò un furioso temporale mentre i concorrenti erano in prova speciale a Modena. Professionista della regolarità Cané che solitamente corre in coppia con la moglie Lucia Galliani, quest’anno si presenta alla gara della “freccia rossa” con Klaus Peter Redichle. Niente Bmw, ha scelto la Bugatti T37 Grand Prix. Biposto già vittoriosa alla Mille Miglia.

Quand’era gara di pura velocità alla partenza della Mille Miglia si presentavano le grandi squadre e i campioni della Formula Uno. Ascari, Castelletti, Moss, Taruffi…Questa volta tra i 422 iscritti ci sono David Coulthard (Mercedes 300 Slr – n. di gara 300), Maylander, l’uomo che guida la safety car ai Gran premi, Wendlinger (si è ripreso dal brutto incidente a Montecarlo nel 1994), Roger Penske. Tutti con le frecce d’argento di Stoccarda. La Brianza sarà rappresentata dall’equipaggio Marco Cajani-Luigi Somaschini  Il seregnese presidente della Scuderia del Portello, correrà, anche se sarebbe superfluo scriverlo, con un’Alfa Romeo.

Motori: 

La Formula Junior torna a Monza. Il campione passa alla Formula Abarth

di Vanwall58

Sabino De Castro vincitore del Trofeo Corsini 2012 riservato ai Cadetti delle monoposto di Formula Junior – trofeo intitolato al pilota e costruttore di Misinto Sandro Corsini – lascia le piccole vetturette frutto dell’ingegno di appassionati costruttori e passa alla Tatuus di Formula Abarth che sarà iscritta dalla AB Motorsport.
Lo fa nell’anno che vedrà le Junior che hanno gareggiato a Monza ininterrottamente dal 1965 al 2009, tornare per un appuntamento in concomitanza con la Targa Tricolore Porsche che si correrà il 30 giugno.


A vietare le gare della formula nata a Monza per volere del presidente dell’Automobile Club di Milano Luigi Bertett era stato il dipendente dell’ufficio sportivo di Sias, Daniele Galbiati – che la Procura accusa per la vendita di biglietti in nero mentre il padre, Davide, dovrà rifondere all’Autodromo oltre 30mila euro e da qualche mese è stato allontanato.  -. Che aveva deciso di pensionare le Junior proponendo a Duilio Frosinini di realizzare una nuova monoposto. Presentata ufficialmente nel 2011 e mai decollata. Gare iscritte a calendario di Sias e di fatto annullate per mancanza di concorrenti. Clamoroso flop che ha lasciato strascichi come ordini di ricambi mai ritirati. 

A fine 2011 Frosinini ha ceduto il progetto alla Mirage che ha sbandierato la realizzazione della Junior elettrica per partecipare al Campionato Fia che partirà nel 2014. Coinvolgendo la Picchio Racing Cars di Ancorano (Teramo), solida azienda impegnata nella realizzazione di vetture da competizione, stradale - nei giorni scorsi ha presentato il progetto di piattaforma modulare con motore elettrico che verrà prodotto a Cuneo da Sonito - che ha però subito preso le distanze smentendo qualunque collegamento con la Mirage Motor Company di Spinetoli.

Motori: 

Nando Cazzaniga l’uomo del Giaguaro

di Vanwall58

Millecinquecento Jaguar vendute lo scorso anno in Italia nonostante la crisi. E la concessionaria leader è Jaguar Monza di Nando Cazzaniga. Lo dice Marco Santucci, direttore generale vendite della casa inglese da noi incontrato all’Autodromo che mercoledì e giovedì ha ospitato la manifestazione Car Company Drive. “In fatto di numeri di Jaguar immatricolate Cazzaniga è al top in Italia. E’ concessionario Jaguar e officina autorizzata assistenza Rover”.

L’arrivo sul mercato del modello con motore quattro cilindri e la sport break sta cambiando positivamente la clientela Jaguar – aggiunge -. Un tempo riservata a persone di una certa età i nostri modelli, oggi vengono acquistate anche da giovani, in alternativa a Bmw e Audi. Jaguar ha il suo punto di forza nelle finiture, in quanto a tecnologia siamo competitivi ma non innovativi come altri. Da qui a qualche anno però faremo passi da gigante. Il marchio è stato acquistato dalla indiana Tata che ha finanziato, non ha interferito sostituendo i manager ma quanto prima immetterà in Jaguar e Rover la tecnologia sviluppata dagli ingegneri indiani”.

Tecnologia coniugata al basso costo. Dopo la berlina “Nano” venduta a 1500 euro, sta prendendo forma il progetto della moto da 500 dollari. La studia Yamaha e assieme agli ingegneri giapponesi lavorano, in India, i cervelloni indiani.

Per tornare alla manifestazione in Autodromo, tutte le più importanti case di automobili erano rappresentate. Jaguar ha presentato la nuova F-Type, Mercedes le nuove Classe E e CLA. Anteprima di Skoda con la rinnovata Octavia. Giovedì è stata la volta del Gruppo Fiat che ha portato all’Autodromo l’Alfa Romeo 4C progettata dalla Dallara Automobili di Varano de’ Melegari. Nissan e Renualt hanno esposto e fatto provare le elettriche.  

Motori: 

Monza - Griglia d’altri tempi nella Granturismo. Vince la Ferrari

Bontempelli secondo nel Trofeo Gentleman

di Vanwall58

Blancpain Endurance Series, campionato internazionale con ben 60 vetture verificate e partite. Una griglia di tutto rispetto - tre volte quella della Formula 1- che ha fatto tornare alla memoria le mitiche “1000 Chilometri” portate a Monza da Romolo Tavoni, per anni segretario di Enzo Ferrari e poi ds della squadra del Cavallino fino aol 1961 e quindi passato all’ufficio sportivo dell’Automobile Club di Milano. Bei tempi.

La “1000” richiamava  in Autodromo più pubblico della Formula Uno.  Era l’epoca della sfida Ferrari-Ford con la rivoluzionaria Chaparral a fare (per qualche giro) da terzo incomodo. Le rosse P4 erano il mito così come le Ford azzurre-arancio Gulf preparate in Inghilterra da John Wyer.

Come previsto lotta tra Ferrari e Mc Laren è stata. La 458 del Cavallino, equipaggio Marc Hennerici-Xavier Maassen-Maxime Soulet, ha conquistato la prima fila accanto alla Porsche (in pole) di Alexey Basov-Alexander Skryabin-Alessandro Pier Guidi.
Nona casella per la 458 Italia GT3-2012 della Kessel Racing del lesmese Lorenzo Bontempelli-Alessandro Garofano-Beniamino Caccia qualificata col tempo di 1’49”134.

Quando poi il rombante carosello è partito è stata bagarre con Ferrari-McLaren e Aston Martin a lottare per il podio.
Dopo un’ora di gara, quarto posto e un giro di ritardo per la Ferrari “brianzola” in quel momento guidata da Beniamino , sopraffatto dalla foga, aveva commesso l’errore di girarsi subito alla prima variante, ripartendo, di fatto, 54°.

Al cambio pilota Alessandro Garofano ha rimontato fino al 29° posto primo del Gentleman Tropghy con un ritardo di due giri sulla Ferrari di Ramon-Rigon-Zampieri preparata da Kessel Racing che si è poi aggiudicata la gara.

L’ultimo decisivo turno lo ha fatto l’odontoiatra volante Lorenzo Bontempelli: un nome una garanzia. E infatti è riuscito a chiudere, secondo del Trofeo recuperando anche un giro.

Rimonta stratosferica. “Peccato per quel testa-coda che, incolpevole, ha coinvolto Caccia all’inizio, avremmo di sicuro vinto il trofeo. Comunque va bene così”, è stato il commento di Bontempelli che ha corso la gara in casa come allenamento per l’International GT Open (è stato campione del 2011) che inizia tra due domeniche al Paul Ricard.

C’è gente che parte una gara di durata di tre ore come se fosse gara sprint”, dice Beniamino Caccia sportellato da un’Audi.
Testa coda a parte, al pit stop la Ferrari ha fatto fatica a ripartire, altrimenti non ci sarebbe sfuggita la vittoria. Comunque contenti”, dichiara Alessandro Garofano alla sua prima esperienza nel Blancpain.

Come al Gran premio di Cina anche a Monza ha dunque vinto la Ferrari.
A Shangai la Mc Laren di Button è finita quarta. A Monza la McLaren MP4-12C di Leclerc-Parisy-Soucek della Art Gran Prix ha chiuso seconda davanti alla vettura gemella di Caroll-Verdonck-Bell
Niente gloria per la 17enne bergamasca Alessandra Brena che ha corso con la Lamborghini Gaillardo gara1 del Trofeo. Ha consegnato la vettura a Oscar Ortfeldt in undicesima posizione (metà schieramento), un problema meccanico ha fatto uscire di strada la vettura che, troppo danneggiata, non ha potuto schierarsi in gara2.

Motori: 

Quelli che all’Autodromo erano di casa…Oh yes!

*nella foto l'Abarth 230 Coupé all'Autodromo prima del tentativo di record, finita distrutta con alla guida Italo Varisco

di Vanwall58

Quelli di Monza che non avevano la ragazza e ogni giorno di festa si ritrovavano all’Autodromo
Oh, yes!
Quelli che non avendo la ragazza e sapendo che Marilyn Monroe andava a letto coperta da una goccia di Chanel n.5 si consolavano all’Autodromo col Castrol ricinato. Oh yes!

Quelli a cui piaceva il rumore, vedere quelli che capottavano in parabolica, restavano imbesuiti davanti alla Jaguar E verde metallizzata del Molleggiato Celentano.
Quelli che davano del tu a Giancarlo Baghetti perché correva per la Ferari ed aveva trionfato a Reims. E a Lorenzo Bandini che faceva il meccanico prima di finire alla Ferrari. E pure a Ludovico Scarfiotti, ultimo pilota italiano a vincere a Monza con la Ferrari. Quelli che hanno visto Clay Ragazzoni muovere i primi passi in pista e distruggere in un fine settimana ben tre automobili.

Quelli che per qualche tempo hanno fatto strada con il sempreverde Arturo Merzario. E si sono lasciati convincere a fare da passeggero su una Ferrari 250 GTO (valore, oggi, qualche milione di euro) lanciata a 200 all’ora nella nebbia dell’autostrada per Bergamo. Salvo saltar giù al volo arrivati al casello e rientrare a Monza in treno!

Quelli che hanno avuto la fortuna di vedere Bernie Ecclestone quando Bernie era solo l’inglese che dormiva a Biassono dal Nisciola. Quelli che aiutavano Frank Williams, sì, proprio Sir Frank Williams che ha messo in piedi il team di Formula Uno che ha conquistato 9 titoli mondiali costruttori. Frank arrivava a Monza dall’Inghilterra con la Mini carica di ricambi per le Formula Junior. Aperte le portiere, da quella Mini – incredibile ma vero - uscivano pezzi per assemblare un paio di monoposto da corsa e qualche cambio e motore di scorta!.

Quelli che si godevano gli Anni Sessanta scorazzando in “500” senza mai fare il pieno anche se la benzina costava 128 lire al litro. E per loro fare il pieno era spendere 500 lire.
Quelli che da Mauro al “ponte dei leoni” si ritrovavano tutte le sere per decidere cosa fare. Perché non avevano di meglio da fare. Ed ogni sera era uguale alla precedente. E spesso finivano a Como o in Liguria a bere il caffè. E poi, quando la<pizzeria da Mauro aveva chiuso, in battera, s’erano spostati al Bar del Centro. Ed allora avevano smesso di fare le vasche dal ponte all’Arengario, l’otto attorno alla fontana della “dona biota” e via verso il Comune.

Itinerario in notturna certificato un paio di volte dall’arrivo dei ghisa. Col Luigi fermato mentre a ruote sibilanti circumnavigava la “dona biota” e così si giustificava. “Me sghia via ul pé”. O un’altra volta con accanto Franco, il fotografo di San Fruttuoso, già allora innamorato delle Ferrari.
All’alt, Luigi, ammette che stava correndo perché, mentre stampava, il Franco s’era messo le mani sporche d’acido dello sviluppo in bocca ed allora lo sta portando di corsa al San Gerardo. E il vigile salta in sella alla moto e li scorta all’ospedale dove Franco è obbligato a stare al gioco e viene sottoposto alla lavanda gastrica.
Già, il Franco che stava tutto il giorno in Autodromo a fotografare le auto in prova e la sera a sviluppare e poi spedire in fuori sacco, dai treni della Centrale, a Milano, le foto in tutto il mondo. Il Franco che vince il premio Enzo Ferrari e giura di non aver mai incassato l’assegno; il Franco che per saltare la naia, da San Fruttuoso, andava a piedi a Milano dalla fidanzata ed una volta arrivato la salutava e rifaceva la strada a ritroso. E giunto a casa, d’estate col caldo boia s’infilava un paio di maglioni pesanti e si fiondava dentro la “500” che aveva lasciato tutto il giorno sotto il sole bruciante. E se ne stava lì, appisolato. Un’ora. Anche due.
Alla visita lo scartarono oh, sì, per via dei piedi piatti!

Il Franco che per scherzo, uno scherzo stupido e pesante, una domenica prima di lasciare l’Autodromo, smonta il volante dalla “500” di un amico, qualche anno più tardi diventato fotografo specializzato in corse d’auto d’epoca, e quello è costretto a tornare a casa appiedato. Torna il giorno dopo in Autodromo e trova la “500” cannibalizzata. Parte una denuncia.

Il Franco, fratello di Italo, gentleman di buon talento. Un solo vizio: quand’è al volante titilla sempre lo specchietto retrovisore. Corse in auto ottenendo successi con la Fiat 1100 argento dell’Arrigo Cocchetti, pilota icona per i patiti dell’Autodromo, e poi passa alla Giulietta rossa. Lo chiama Carlo Abarth per un tentativo di record sulla sopraelevata con la Fiat 230 coupé. Parte che è già buio, noi a bordo pista a contare i giri. Be’, in realtà ne fa pochi.
Sentimmo il rombo e il bolide scomparve su quel muro in pendenza paurosa. Poi un botto, scintille e lingue di fuoco che s’alzano alte nel buio.
S’era addormentato l’Italo, reti sfondate, l’auto fuori pista. Record finito anzitempo. Peccato non aver potuto sentire il commento (in tedesco-italiano) del signor Abarth.  

Storie rigorosamente vere. Di vita vissuta. Da Monza in Autodromo. Dalla Brianza all’Autodromo. Da anni la compagnia ha rotto le righe. Dispersa. Qualcuno ha lasciato Monza, la Brianza. O questo mondo.

Il Pallini, per esempio. Un artista. Suonava il piano, componeva canzoni. Imperdibile il suo battere con stizza i piedi dentro la cabina telefonica di piazza Trento mentre implorava la mamma: “A pranzo voglio le fragole, le fragole, hai capito?” Anche se non era stagione di magiostre.

O un ex assessore che per anni ha campato inventandosi la professione dell’invitato ai matrimoni. Gessato blu, sorriso sulle labbra. Immancabili forbici in tasca per il rituale taglio della cravatta. Con quel che segue. Professione ufficialmente esercitata: recupero crediti. Quando si presentava a riscuotere la sua faccia assumeva un ghigno cattivo. Esibiva le cambiali minacciando pignoramenti e sfratti. E pensare che lui una cambiale l’aveva mangiata per davvero, lasciando di stucco l’esterefatto ufficiale giudiziario.
Gran passione per i cavalli: viaggi con la MG spider a Deauville a vedere i gran premi dei purosangue. Prima auto un’Ardea verde scura. Aveva scelto il Bar del Centro perché la strada era leggermente in discesa e così l’Ardea partiva senza necessitare della spinta.
Diventato assessore, fatti i soldi, lui che da ragazzo dormiva sopra un letto fatto con i tappi di sughero, s’era permesso la Citroen-Maserati.
Innamorato perso per la mogilie di un amico la spiava stando in macchina con davanti un giornale con due fori per veder che succedeva. Una love story struggente. Finita a cena. “A wisky in faccia”, raccontava.

L’Autodromo era il centro del mondo per questi ragazzi che guadagnano 60-70mila lire al mese e sognavano un futuro da 500mila lire al mese.
Gigi Gai – oggi a Rossocorsa enclave Ferrari - abitava vicino al “Re de Sass”, piazza Citterio. In Autodromo arrivava sempre assieme a babbo Ivo. Entrambi eleganti e sportivi: vestiti di gran marca, tranch rigorosamente inglese di Burbery .

La compagnia si ritrovava in parabolica a tifare per Franco, figlio di un venditore d’arredamenti in  Brianza, che per permettersi le corse infilava nel camion, prima della merce da consegnare, i pezzi da cedere a prezzi di realizzo. Gran manico, Franco, con l’Abarth 850 TC, gloriose 600 truccate a Torino. Gli esordi in pista, la domenica, con la Fiat 1200 gran luce color panna e tetto azzurrino. Avevamo tutti subito capito che aveva stoffa. Poi un giorno gli capita l’incidente, perde conoscenza e quando torna, troppi mesi dopo, in Autodromo, un giovane lo riconosce e gli chiede di fargli da cicerone in pista con l’Abarth 850 usata che s’è appena comprato risparmiando una lira dopo l’altra col secondo lavoro.
Peccato che al primo giro l’auto capotta. Franco dava le note, però ricordava il circuito senza chicanes…. Un gran botto.

Mai come quello della Giulietta di Menco che Luigi, allora ancora senza importante palmares sportivo correndo con l’Alfa, si mise per cappello in parabolica. Mentre tutta la brigata era lì a tifare.
A Menco la Giulietta serviva per lavorare e cosi concordò che la berlina mezza distrutta sarebbe finita dal carrozziere e che nel frattempo lui avrebbe usato la “600” di Luigi .

Facciamo così – concordò – tu m’intesti la 600, fai riparare la Giulietta e mi dai la differenza”. Affare fatto a bordo pista. Con tanto di testimoni.
Menco lasciò l’Autodromo con la “600”, Luigi sul carro attrezzi con al traino quel che restava della Giulietta. Com’è finita? Trapasso subito registrato per la “600”, conto dal carrozziere pagato da Luigi che però, quando passa per ritirare l’Alfa rimessa a nuovo si sente dire che l’ha presa Menco.
E’ lui il proprietario”, gli dicono. E i carabinieri subito chiamati, verbalizzano che, di fatto, l’auto è intestata a Menco. E quindi….    

Storie di periferia. Dove l’unica donna che compare è la figlia del chimico che ha inventato i dadi per brodo della Star.
Impellicciata si materializza alla gita in pulman sulle nevi di Macugnaga. Arriva il momento di mettere le catene e l’autista s’infila la tuta grigia e s’appresta a stendersi sotto il mezzo. Fa freddo, Franco, il fotografo, ha una pensata: prende la preziosa pelliccia di Anna e la stende a terra. “Così non sente freddo alla schiena”. L’autista nicchia, poi ringrazia per la cortesia. Potete immaginare la reazione della ragazza quando la pelliccia, bagnata e lercia, viene riconsegnata. Ancora sento gli strilli. Mario, il ragazzo che poi Anna sposerà, protesta.

Anche lui è della brigata dell’Autodromo. Non ha mai corso ma si sente un potenziale Campione. A dire il vero è un po’ ciula. Insomma, poco sveglio. Vigilia di Natale sotto la neve abbondante. Alla messa di mezzanotte nella chiesetta della Villa Reale si presenta con la jeep. Gli amici gliela fanno ritrovare tra il ghiaccio della fontana.

Assiduo spettatore ad ogni inizio di tentativo di record dell’Abarth casca nel tranello di una chiamata ufficiale della casa torinese. Lettera invito per un test. Carta intestata con tanto di scorpione. Obbligo di tuta e casco. E così lui si presenta nel paddock dell’Autodromo una fredda mattina, quando ancora la brina copre tutto. In abbigliamento d’ordinanza, tuta azzurrina, casco argento con un numero incredibile di stelle dipinte. Resta in fiduciosa attesa diverse ore. Delle Abarth, ovviamente, nemmeno l’ombra. Alla spicciolata si presentano invece gli amici. Ghignanti. I moccoli volano a raffica nell’aria.  

Tra gli autori dello scherzo c’è Camillo. L’unico che in Brianza possedeva la “500 Sport”: bianca con la banda rossa e il tetto in lamiera.
Una sera sotto casa lascia l’auto aperta. Gliela riempiono di neve. Per fargli ricordare che era stato poco british a tirare palle di neve al povero operaio che la sera prima stava tornando a casa in bicicletta.

Aveva, allora, la passione per i filmati. Montecarlo è il suo regno. Ci va e filma quella ruota che vola in aria alla “rascasse” e atterra il commissario a cui lui aveva chiesto, gentilmente, di cedergli il posto affinchè potesse meglio riprendere. Vende il filmato e qualche giorno dopo il commissario passa a miglior vita. Torna nel Principato, il Gran premio sta finendo e lui dai box si sposta alla chicane del porto. E’ il 1967. Riprende lo spaventoso rogo della Ferrari di Lorenzo Bandini.

Ora non segue più le corse. Forse è per questo che la gente non muore più.  

Motori: 

Zingarate e vittorie di Tino Brambilla pilota purosangue

In pellegrinaggio da Maranello a Monza Enzo Ferrari gli affidò le sue Dino

di Vanwall58

Ernesto all’anagrafe, per tutti Tino. Il Brambilla. Quello che a Monza frequentava il Bar di Stupid vicino al campo sportivo di via Ghilini. Il Brambilla che dal Bar di Stupid si spostava per un drink in via Aliprandi, al Bar del Madella. Quel Cesare Madella che un giorno si vantò d’aver centrato a 100 all’ora lo spigolo della casa di via Cavallotti angolo Volturno dove c’era il Cigno blu. “U senti gnent. Una spulverada alla giaca e via”, raccontava.
Ricordando anche quella notte anni ’60 che tornando in “500” da Milano l’auto era rimasta senza benzina e di distributori neanche l’ombra. “C’era aperto un tabaccaio, ho comprato una brancada di fialette di benzina per l’accendisigari, le ho messe nel serbatoio e via, a casa”.
 Davanti al Bar del Madella il Tino (ma anche il fratello Vittorio), tra un brindisi e l’altro, inforcava la moto e si divertiva a percorrere il muretto costeggiante il Lambro fino al semaforo di via Lecco.

Il Brambilla che, in moto, una domenica sera, in battera con una trentina di amici, al rientro da un giro del lago di Como attraversando Carnate incrociarono la processione. “Mica abbiamo tirato via il gas, anzi. A tutta manetta ci siano fiondati dentro il corteo. La gente s’è divisa e noi in mezzo. Dovevi vedere il sacrestano che portava la croce come correva. La croce ondeggiava paurosamente e lui col corpo seguiva l’ondulazione”.

Il Brambilla che a fine gennaio ha compiuto 79 anni e che esattamente 60 anni fa, il 17 maggio, in sella alla Rumi 125 colse la prima vittoria sul circuito di Trecate. Mise subito in disparte la Rumi per la Mas 175 cogliendo tre vittorie alla Cernobbio-Bisbino in salita, a Piazzola del Brenta e a Santa Maria Capua Vetere.

La stagione d’oro del Tino fu quella del ’54 con la MV Agusta 125: 22 vittorie e il titolo italiano di terza categoria. Lo chiamata il Conte Agusta che gli offre un contratto da pilota ufficiale. Per la casa di Cascina Costa corre fino al 1959 portando a casa due titoli tricolori della 250 e il terzo posto nel Gran premio di Germania, all’esordio nel motomondiale. Classe 350. A fine 1959 rompe i rapporti con la MV Agusta e passa alla Bianchi dove contribuisce a sviluppare la bicilindrica 500. Qualche piazzamento nel mondiale, fa suo il titolo italiano Senior battendo l’ex iridato Libero Liberati e, ancora una rottura di contratto.

Chiude la stagione a Monza, Gran premio delle Nazioni, con la Moto Morini 250. E’ l’età d’oro dei kart, Tino e Vittorio cambiano specialità. E’ il 1963. Da spiriti liberi, di certo ribelli, insofferenti verso avversari che sgomitano per arrivare al vertice della categoria e giocano sporco, finiscono con l’essere squalificata.
Gara importate sulla Pista Rossa dell’Idrosacalo, Il solito avversario scorretto che non perde l’occasione di provarci a buttarli fuori pista si ritrova come il prosciutto cotto dentro il toast: Tino davanti e Vittorio dietro.
Lo bloccano, lo tirano fuori a forza dal kart e gli danno una sonora lezione. Ovvia la punizione: squalificati e licenza stracciata..

Il Tino, ha aperto l’officina in via Bellini proprio di fronte all’ingresso del viale Cavigra che attraversa il Parco di Monza, ed ha acquistato una monoposto di Formula Junior, quando deve andare in Autodromo a provare mette in moto l’auto da corsa, e per le strade del parco, passando davanti al ripetitore della Rai, con gli impiegati increduli e sbigottiti, arriva rombando fino al cancello d’ingresso pista! Altri tempi. 
Con la Brabham di Formula 3 è campione italiano nel 1966, l’anno dopo con la brianzola Birel costruita a Lissone ci riprova; ma la sua stagione finisce con l’incidente di Caserta. Gara drammatica, muoiono “Geki” Russo e “Tiger” Perdomi. Bruttissimo giorno per lo sport italiano dell’auto che un mese prima aveva visto morire Lorenzo Bandini a Montecarlo.

Anno importante per il Tino il 1968. Passa al Trofeo Europeo di F2 correndo inizialmente con la Brabham e poi con la Dino Ferrari. E’ Enzo Ferrari in persona che un giorno si presenta nella nuova officina monzese di via della Birona per dire a Tino che gli mette a disposizione la vettura e lo iscriverà alle gare. Davanti agli officina una bisarca gli scarica monoposto e motori. Il “Drake”  tratta personalmente con gli organizzatori l’ingaggio per il Tino. Non fa nomi ma dice: “Mi ero iscritto ad una gara chiedendo l’ingaggio. Mi sentii rispondere che possono darmi due lire. Ero deciso a non correre. Chiamai Enzo Ferrari ed fu lui a trattare per me. Mi danno un paio di milioni. Come aveva fatto? Semplice: dicendo: niente ingaggio? Niente Ferrari”.

Tino e Vittorio, due idoli di Monza, dei tifosi, della gente comune. Insieme in moto, sui kart e con la Formula 3. Meccanici, preparatori, anche «tecnici», se occorreva. Prima che piloti. Rivali, e al tempo stesso alleati, i fratelli Brambilla. Capaci di sacrificarsi l' uno per il successo dell' altro.

Come quel giorno del 1969 all' autodromo. Dopo qualche giro con la Paton 500 con la quale avrebbe dovuto correre a Imola, Vittorio si fermò al box dicendo: «A go cum' è l' impresiun che rischi de gripa» (“Ho l' impressione che rischio di grippare il motore; n.d.r.). Senza dire amen Tino, vestito con la sola tuta azzurra da meccanico, balzò in sella, si lanciò in pista, mise la moto in piega e... cadde al Curvone. Braccio rotto, necessità del gesso, più il sedere spellato. Un male cane tanto da non riuscire a star seduto.

Era la vigilia del Gran Premio d' Italia ed Enzo Ferrari, per premiarlo dei successi ottenuti con la Dino di Formula 2, gli aveva fatto preparare una F.1 affinché potesse correre la gara di casa. Già, ma come fare con quel braccio ingessato? Andò dal medico tre giorni dopo l' incidente, chiedendogli di toglierglielo quel gesso e poiché questi si rifiutò, provvide da solo a tagliarlo. Il venerdì si presentò alle prove della Formula 1. Il dolore lancinante e l' impossibilità di stare seduto lo costrinsero però a dare forfait, rivelando agli uomini del Cavallino cosa fosse accaduto pochi giorni prima.

Informato della rinuncia, Enzo Ferrari fece una grande sfuriata, non a Tino Brambilla, ma all' ingegner Giacomo Caliri che gli aveva dato la notizia accusandolo di averla tenuta nascosta. Prima di quella qualifica impossibile, Tino, aveva avuto un' altra occasione sulla pista di casa: nel 1963. «La Scuderia Centro Sud aveva la sede vicino alla mia prima officina - ricorda oggi Tino -. Di tanto in tanto io e Vittorio facevamo per loro qualche lavoretto, così quando Mimmo Dei mi mandò a chiamare, dicendomi che voleva iscrivermi al Gran premio con la Cooper-Maserati, ne fui lusingato. Tolsi un secondo dal tempo ottenuto da Bandini l' anno prima, però l' auto non era competitiva e mancai la qualificazione».

Rudi, generosi, un po' guasconi, con una piccola vena di follia, ma sicuramente veloci e simpatici, i fratelli Brambilla hanno anticipato di trent' anni Valentino Rossi perché si presentavano in pista con il proprio clan al seguito. Amici disposti a dare una mano in ogni occasione e a difendere sempre e comunque i propri idoli. E inventandosi qualunque cosa per farsi notare.

Emilio Sabbadini, che anni più tardi dette vita oggi al di Formula Renault chiamandolo col nome del suo cane, Toby Team, ricorda un episodio accaduto all' autodromo di Modena.

«Tino fu chiamato a provare la 512 Sport. I clienti si lamentavano e Ferrari voleva che il pilota gli desse un parere. Lui fece qualche giro poi domandò a Ferrari: "Vuole che le dica la verità o le racconto delle balle?". "La verità", rispose il costruttore modenese. "Guardi, se qui sul volante ci mette un manettino quest' auto diventa un tram". Mezz' ora dopo Ferrari convocò tutto lo staff tecnico per strigliarlo chiedendo di apportare le modifiche del caso».

«Di gelati non ce n' è più per nessuno», ripeteva invece Tino quando capiva d' aver tra le mani l'auto vincente. Mauro Forghieri, d.t. del Cavallino, non ha dimenticato le parole di Brambilla a Hockenheim, nel ' 68, quando portò la Dino F.2 alla prima vittoria. «Ingegnere, quando sono entrato nel Motodrom, ho guardato negli specchietti e non ho visto né Derek Bell né Chris Amon e mi sono detto: oggi, finalmente, il gelato lo mangio solo io».

Persa in F.1 l' occasione d' oro del 1969, per Tino il mondo dei GP continuò a costituire un miraggio. Ma quello che non era riuscito al fratello maggiore, venne realizzato da Vittorio. Vinse il titolo italiano di F.3 nel 1972 con la Birel (Tino lo aveva conquistato sei anni prima) e così il più giovane dei Brambilla passò alla F.1 nel 1974 con una March-Ford. Cogliendo una vittoria a Zeltweg l' anno successivo, sotto il diluvio. Per la gioia andò a sbattere subito dopo il traguardo per aver inopportunamente lasciato il volante in segno di giubilo. Fu quella la sua stagione più bella: oltre al successo in Austria, partì in pole in Svezia e colse un ottimo quinto posto in Spagna.

In totale Vittorio Brambilla ha disputato 74 gare iridate (dopo la March, guidò per John Surtees e l' Alfa Romeo) e per sette volte ha affrontato la corsa di casa senza mai riuscire però a finire in zona punti. In quella d' esordio, per un guasto ai freni, stampò la propria March contro il guard-rail alla prima chicane. Ma le conseguenze peggiori le riportò quattro anni più tardi, restando coinvolto nella carambola al via che costò la vita allo svedese Ronnie Peterson: colpito alla testa da una gomma finì, in coma. E all' ospedale ci restò parecchi mesi.

L' anno dopo però era di nuovo in tuta e con il casco addosso per proseguire il lavoro di collaudatore per l' Alfa. Corse due GP nel ' 79, quello di casa, e in Canada. Idem l' anno dopo: disputò Olanda e Imola che nell' 80 sostituì la «sua» Monza. In quest' ultimo Gran premio si ritirò al 4° giro per guasto.
Amava dire: «A Monza potrei girare a occhi chiusi, l' auto va da sola». Accettava scommesse; ma nessuno lo prese mai sul serio.

Chiuso con le auto, tornò al primo amore, la moto. Solo in occasione del Giro ciclistico d' Italia, però, dove faceva parte della carovana. Un infarto lo ha stroncato a maggio 2001 fa nel giardino di casa, lasciando tristi e più soli gli amanti delle brambillate.

Ernesto, per tutti Tino alla soglia degli 80 si muove per Monza in bicicletta. Soffre di labirintite e prima di mettersi in sella si fissa una sorta di maschera paraocchi. “Così non giro lo sguardo, non mi distraggo e vado dritto”.  Proprio come i Campioni purosangue. 

 

Motori: 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »