Formula 1

Hamilton umilia la Ferrari. Stona la propaganda leghista per il referendum

04/09/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Sebastian Vettel lascia l'Autodromo di Monza perdendo la leadership del mondiale. Pesantissima batosta quella rifilata dalle Mercedes alla casa di Maranello, dopo l'allucinante sabato (per i tifosi che dal mattino presto alle 16.40 hanno atteso di vedere girare in pista le monoposto ed hanno visto soltanto la safety car di Maylander), in cui Lewis Hamilton, ha rifilato sull'asciutto ben 36 secondi a Sebastian Vettel e qualcosa come 60 secondi a Kimi Raikkonen la cui monoposto è stata letteralmente svernicata dalla Red Bull di Daniel Ricciardo all'inseguimento di Vettel. Vattlery Bottas è finito secondo staccato dal compagno di squadra di soli 4 secondi dal compagno di squadra.

Dalle tribune le giubbe rosse di Maranello hanno esultato quando Raikkonen al primo giro ha superato Bottas, subito però risuperato sul rettilineo; e quando Vettel ha superato Raikonen, Stroll (Williams-Mercedes) e Ocon (Force India). Poi zitti zitti. Avevano già capito come sarebbe finita.

Bisogna togliere il sorriso a questi qui (gli uomini di Maranello – ndr) mi hanno fatto girare le balle”, è stato il pesantissimo dell'amministratore delegato di Fca al termine della gara, che Hamilton ha vinto a oltre 243 di media, mentre Ricciardo è stato autore del giro più veloce a 250,174 km di media, Hamilton è risultato secondo – sul giro più veloce a 249,793.

La massima velocità raggiunta sul rettilineo dei box è stata di Verstappen: 338,7 km, Hamilton 326, Vettel 324, Raikkonen 322,8.

Secondo i dati forniti con un comunicato ufficiale diffuso in sala stampa, in totale nel week end a Monza sono arrivati 185.000 spettatori.
Così le presenze: 12.000 giovedì, 34.000 venerdì, 46.000 sabato sotto la pioggia battente e 93 domenica. Da noi intervistato il presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani ha invece “sparato”, solo per oggi, 125.000 spettatori. Aspettiamo comunicazione sull'incasso.

Dopo pole e stratosferica gara Hamilton merita un 110 e lode, anche perché quando l'Autodromo piano piano si stava svuotando si è presentato ai suoi tifosi (nessuna divisa rossa) lanciandosi a pesce sul nutrito gruppo: un bel gesto.
Centodieci a Ricciardo, vero leone in pista.

Se Raikkonen merita un 5 per la gara un 110 lo merita per essere andato giovedì sera in albergo a salutare un tifoso bergamasco malato di Sla che aveva vissuto, seguito da medico e ambulanza, l'intera giornata dedicata agli autografi in corsia box. Gesto decisamente da apprezzare che dimostra il cuore del finlandese. Abbiamo già detto che Vettel ha perso per 3 punti la leadership del campionato mondiale piloti; nel mondiale costruttori la Mercedes ha 62 punti di vantaggio sulla Ferrari e la Red Bull è terza forza staccata di 223 lunghezze.

Veniamo ora a parlare di quello che proprio non c'è piaciuto. Anzitutto il mega striscione della Regione Lombardia sotto il podio della premiazione che invitava a votare SI al referendum del 22 settembre piazzato dopo il Cuore della passione rossa. Con le bandiere della Lega Nord a fare da valletti.
Militanti leghisti fin dal mattino hanno “aggredito” con insistenza gli spettatori fermandoli per spiegare l'obiettivo del referendum che costerà ai contribuenti lombardi tra i 40 e i 50 milioni.
Più di uno è stato allontanato a male parole. “Siamo qui le vedere la gara, il referendum proprio non ci interessa”, è stata la frase più gentile. Si sono sprecati i “Maroni deve dimettersi”.

E per quanto riguarda la spettacolarizzazione della cerimonia sotto il podio non abbiamo apprezzato i “capelli d'angelo” tricolori sparati da un cannone che hanno oscurato la telecamera mobile della corsia box, e i troppi fumogeni rossi che hanno impestato l'aria per una decina di minuti.

Domanda maliziosa, chi li ha fatti arrivare in Autodromo ha dribblato i controlli col metal detector?

L'effetto “nuvola tricolore” che ha sovrastato gli spettatori sembra sia stata un'idea suggerita a Sias – che dovrà pagare la fattura – da qualcuno di Fratelli d'Italia. E' sperabile che la fattura non sia salata come il video di due minuti che ha aperto la conferenza stampa di presentazione del Gran Premio, “video emozionale” da 100.000 euro realizzato dalla Film Master di Roma.

Motori: 

Hamilton stratosferico nelle prove. Pubblico lasciato senza informazioni

03/09/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Nessun rispetto per il pubblico pagante. Nessuna informazione agli sportivi che al Monza ENI Circuit – da oggi il comunicato dell'ACI formalizza ufficialmente la cancellazione della denominazione di Autodromo Nazionale di Monza – avevano preso posto sulle tribune e nei prati fin dalle 7 del mattino. Pazientemente, senza momenti di isterismo collettivo, che sarebbero stati in ogni caso più che giustificati, hanno atteso l'attuazione del programma previsto. Vale a dire qualifiche della Formula Uno, Gp3 e Porsche, nonché gara 1 della Gp2.
Certo la pioggia ha disturbato, a tratti è venuta giù abbondante. Però gli organizzatori si sono nascosti.
Nessun annuncio per dire: il programma cambia, abbiate pazienza.

Alle 15,43 “the Voice” Gigi Vignando ha aperto il microfono per dire alle giubbe rosse di Maranello: “Esce Vettel, fatevi sentire”. A quel punto dalla tribuna fronte box è partita un'ovazione. Peccato che sulla soglia del box Ferrari non è apparso Sebastian bensì Giancarlo Fisichella. Il pubblico è tornato a sedersi. A quel punto si è davvero materializzato Vettel che con la mano ha salutato. Un batter di ciglia ed è scomparso nel garage. Forse per proseguire un summit con Sergio Marchionne e Piero Ferrari.
Pubblico da 110 e lode. In attesa di sapere cosa verrà deciso in modo particolare per le qualifiche della Formula Uno previste alle 14. In realtà dopo l'interminabile carosello della safety car con Maylander alla guida che cercava di capire se l'asfalto drenava la pioggia e i piloti del Circus potevano affrontare in sicurezza le qualifiche, è stata aperta la pit lane e 9 monoposto hanno affrontato la prima variante, la Roggia, la variante Ascari e la parabolica. Grojean con la HASS motorizzata Ferrari ha subito sbattuto, nove monoposto entrate in pista e tra questi Vettel, Raikkonen, Hamilton e Bottas sono state fatte rientrare. Ed è ripresa l'allucinante attesa.
Hanno trovato l'accordo – m'informa il tre volte campione del mondo Jackie Stewart -. Le qualifiche iniziano tra pochi minuti. E' meglio per i piloti, le squadre, gli organizzatori. Non si può rimandare a domani il programma. Sarebbe il caos, biglietti da rimborsare per chi oggi è rimasto in attesa dello spettacolo”.

Il pilota scozzese, il 4 agosto 1968 corse e vinse il Gran premio di Germania con la Matra-Ford. Il circuito era il vecchio Nuerburgring, taboga di 22 km nella Foresta Nera. “Ho corso per due ore con la pioggia, la nebbia e la neve. Si, anche la neve. Quel giorno Graham Hill, mio compagno in BRM quando esordii in formula Uno vincendo a Monza il Gran premio ritardando la frenata a parabolica, arrivò dopo quattro minuti. Dietro di lui Rindt e Ickx, staccato di 5 minuti. Realizzai anche il giro più veloce”.
Altri tempi Jackie, altri piloti, altre monoposto...”.
Certo. Su quel circuito la formula uno non corre più. E poi con le potenze dei motori di oggi e i pneumatici extralarge occorre tenere bene in considerazione la sicurezza”.

Alle 16,40 accordo trovato. Scattano le qualifiche con Bottas nel Q1 davanti a Hamilton, Vettel, Verstappen, Stroll e Raikonen. Q2 miglior tempo di Vettel. Q3 fantastico ed emozionantissimo con Lewis Hamilton che sfodera tutta la sua classe e sul circuito bagnato si prende la pole rifilando oltre 1 secondo a Verstappen. Seconda fila: Ricciardo e Stroll; terza fila Bottas e Ocon; quarta fila Raikkonen e Vettel; quinta fila Massa e Vandoorne.

Per effetto delle penalità sulle power unit Renault sostituite sulle Red Bull di Verstappen e Ricciardo il giovane Lance Strole (Williams-Mercedes) partirà in prima fila al fianco di Hamilton. Vertappen è retrocesso 17°; Ricciardo, scatterà dall'ultima fila.

Dunque male le Rosse del Cavallino, peggior qualifica della stagione.
Oggi è previsto sole. Il popolo ferrarista spera comunque in un miracolo.

Motori: 

Mercedes davanti alle Ferrari. Personaggi del giorno Kubica e Hakkinen

02/09/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Com'era prevedibile è stata subito sfida in pista tra Ferrari e Mercedes con Lewis Hamilton in pole nelle libere del mattino a 255,770 di media e Valtteri Bottas a 256,182 al pomeriggio.
Il finlandese ha staccato di 56 millesimi il compagno di squadra.
Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, rispettivamente terzi e quarti in entrambe le sezioni, hanno rimediato distacchi contenuti: 140 e 398 millesimi. Seguono le Red Bull di Daniel Ricciardo e Mark Verstappen. Settima, a sorpresa, la Mc Laren-Honda di Stoffel Vandoorne davanti alla monoposto gemella di Fernando Alonso.

Detto del risultato della pista veniamo al personaggio del giorno: Robert Kubica. Polacco che quando correva in formula uno con la Sauber Bmw teneva la foto di papa Woytila sul cruscotto e, per sua ammissione “Mi ha salvato dallo spaventoso incidente avuto in Canada nel 2009 durante il Gran premio”. Due anni dopo, febbraio 2011, durante il Rally Ronde di Andora incappa in un altro incidente e questa volta davvero grave: perde l'uso del braccio destro. Cure mediche e forza di volontà lo aiutano a superare il brutto momento. Nei giorni scorsi è tornato al volante della Renualt F1 per capire se può superare il test FIA ed essere dichiarato abile a prendere parte al mondiale. E' fiducioso, potremmo già rivederlo il prossimo anno sulla monoposto gialla della casa francese.

E' stato il più gettonato del paddock. O meglio il gettonato del paddock monzese dal momento che davvero oggi la passerella non l'ha fatta nessun Vip, tutti assenti.

Vera disdetta dei fotografi che hanno dovuto accontentarsi dell'ex iridato (con la Mc Laren) Mika Hakkinen, anche lui un miracolato. Episodio accaduto nel novembre 1995 ad Adelaide per lo scoppio di un pneumatico durante le prove, dopo un paio di settimane giorni di coma si risvegliò, cinque mesi tornò al volante a Barcellona finendo 5°.

Nel 1999 diventò campione del mondo e due anni dopo si ritirò. E' rimasto negli annali il sorpasso mozzafiato a 300 all'ora fatto a Spa-Francorchamps a Michael Schumaher e Sergio Zonta che gli valse la vittoria.
Sono venuto a Monza per rivedere alcuni amici. Il ricordo che ho? Non bello: la pole conquistata, 29 giri al comando e il ritiro per un guasto al motore. Piansi”.
 

Motori: 

Monza Circuit - L'autodromo cambia nome, la Ferrari spera nella vittoria

31/08/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Un'annata positiva per la Ferrari che arriva a Monza con Sebatian Vettel, leader del mondiale, con 7 punti di vantaggio su Lewis Hamilton.
La casa di Maranello celebrerà i suoi primi 70 anni, sperando di cogliere la ventesima vittoria nel Gran Premio di casa.
Lo scorso anno l'incasso dell'Heineken Gran Premio d'Italia è stato di 10.875.545 euro, 1.448.527 euro provenienti dalla vendita dei 19.000 biglietti di prato, mentre la promozione mirata per i soci delle Scuderie Ferrari Club portò il modesto
introito di 99.882 euro e soli 176 biglietti venduti.


In quell’occasione anche la casa di Maranello aveva girato le spalle a Sias preferendo l'hospitality del Paddock Club di Bernie Ecclestone.

Entrata col 75 per cento nel capitale di Sias, l'ACI ha deciso una massiccia campagna promozionale sull'avvenimento Gran premio d'Italia con la produzione di un “video emozionale” di 2 minuti costato 100 mila euro, un temporary manager per la comunicazione retribuito con 160 mila euro e 150 mila euro per produzione, monitoraggio e verifica del posizionamento dei banner del Gran Premio su Google.

Sarà da vedere a conti fatti a quanto ammonterà l'incasso, tenuto conto che ACI ha messo in vendita a prezzi speciali per i soci posti di tribuna e che alla vigilia dell'evento sono ancora disponibili diversi abbonamenti 3 giorni e biglietti per sabato e domenica per le tribune prima e seconda variante, sull'alta velocità a 450 euro, all'Ascari a 360 euro e per la tribuna coperta della curva parabolica, 255 per la parabolica interna che da quest'anno ha aggiunto altri 1000 posti.

Ma ciò che rende perplessi è (vedi www.monzanet.it F1 ticket) che a quattro giorni dal Gran Premio esiste la totale disponibilità dei posti all'Ascari della tribuna Amici dell'Autodromo con prezzi di 360 euro per l'abbonamento 3 giorni, 340 euro domenica e 120 euro sabato.
A giugno l'ACI ha fatto pervenire all'Associazione Amici dell'Autodromo una lettera nella quale in buona sostanza diceva: “troviamo un accordo”. Poiché l'accordo non è stato trovato, così, metà dei 450 posti è stata lasciata comuqnue agli Amici che hanno venduto i biglietti validi 3 giorni a 150 euro – riscuotendo l'incasso a titolo di quota associativa - con l'obbligo però di abbinarli all'acquisto del circolare prato.

Sarebbe intenzione di ACI, per l’anno prossimo, di sfrattare di fatto gli Amici dell'Autodromo, associazione nata dopo l'annuncio dell'Amministrazione di Elio Malvezzi che “a fine 1978 la convenzione con Sias non sarebbe stata rinnovata”.
Gli Amici la tribuna l'hanno costruita e pagata e dicono “è una operazione destinata a farci scomparire”.
Già, scomparire, così come la definizione di Autodromo Nazionale che
una sponsorizzazione da due milioni di euro l'anno (fino al 2019) ha cancellato, il nuovo nome è adesso Monza Circuit.

Se vogliamo dirla tutta l'impianto motoristico brianzolo torna alle origini.
Infatti, realizzato nel 1922 dentro al parco di Monza dopo soli 100 giorni di lavoro, per la gente era “il circuito”, il terzo nel mondo dopo Indianapolis e Brookland. L'unico impianto fisso in Italia alternativo alle gare automobilistiche, e motociclistiche, in salita.
Negli Anni Sessanta “il circuito” diventa per tutti “l'Autodromo” e qualche anno più tardi l'Autodromo Nazionale.
Da pochi giorni, grazie all'ENI, società di cui il Ministero del Tesoro detiene il pacchetto di maggioranza, l'Autodromo Nazionale diventa Monza Circuit .
Con il cane a sei zampe con la lingua infuocata, logo Agip che accoglie gli appassionati in arrivo al cancello di Porta Vedano.

Una sponsorizzazione che solleva un poco ACI dall'impegno triennale da 68 milioni di dollari firmato il 28 novembre dello scorso anno dal presidente Angelo Sticchi Damiani con FOMWC anche per via dello stato di crisi finanziaria in cui versa l'Automobile Club Milano (ACM), che, a marzo, obbliga l'ACI, ad acquisire la maggioranza della Società Incremento Automobilismo e Sport (Sias, valore del pacchetto azionario 550.000 euro) col 75 per cento delle azioni pagate 921.000 euro e presta ad ACM (socio al 25 per cento di Sias) due fideiussioni emesse dalla Banca Nazionale del Lavoro per 2,8 milioni di euro a favore del Comune di Monza per chiudere, con uno sconto del 30 per cento ed il pagamento dilazionato in 5 anni, il contenzioso per i tributi IMU e ICI relativi agli anni 2009-2016. Oneri finanziari dell'operazione a carico di Sias nell'ordine dell'1 % annuo sul capitale garantito.

Tra le clausole del contratto che regola il rapporto ACI-ACM, con Sias, a cui compete l'organizzazione del Gran premio d'Italia, è previsto entro il 30 giugno 2009 il diritto di ACI di rivendita all'Automobile Club di Milano delle azioni.

Alla luce della relazione della società di revisione Trevor srl - (che ha svolto la due diligence di Sias – ndr) è scritto nel contratto – il valore complessivo di Sias è stato stimato in misura pari ad euro 1.228.000 sul presupposto, tra l'altro, che Sias realizzi, per quanto riguarda l'annualità 2017, un reddito normalizzato (EBIT) al netto dei risultati relativi all'organizzazione e alla gestione del Gran premio pari ad euro 828.000, che ACI rimborsi a Sias i costi relativi al Gran Premio e che il patrimonio netto contabile di euro 700 mila di Sias rilevato nell'ultimo bilancio disponibile al 31 dicembre 2015 e rimanga invariato al 31 dicembre 2016. Il prezzo di rivendita delle azioni sarà rettificato in diminuzione o in aumento applicando la formula del metodo del valore medio all'EBIT di Sias del 2019 riferito alle attività diverse da quelle relative al Gran Premio di Formula Uno rispettivamente inferiori o superiori ad euro 828.000 e che ciò non dipenda dal mancato svolgimento di iniziative che abbiano marginalità positiva inserite nel budget di Sias 2017 già approvate”. Mentre nel caso in cui “all'atto della rivendita il costo del personale di Sias dovesse aumentare oltre il tetto di 2,75 milioni di euro è previsto un indennizzo pari al doppio del costo del personale”.

ACM tranquillizza ACI su alcune clausole previste dalla convenzione con il Comune di Monza. A tutto il 2014 sono stati realizzati lavori per 9.502.953 euro ed opere per 1.188.395 euro negli anni successivi.

In quanto all’indebitamento con Unicredit, Sias ha il debito di 1 milione di euro che scadrà a maggio 2020 e dal prossimo mese di novembre dovrà corrispondere gli interessi.
Inoltre, per effetto di sentenza definitiva emessa dal Tribunale di Milano dovrà pagare ad Agriverde 718.000 euro ed è in atto presso il Tribunale di Reggio Emilia il contenzioso di 77.000 euro chiesto da Jarno Zaffelli per l'aggiudicazione della gara indetta da Sias quando presidente era Andrea Dell'Orto per il progetto – irrealizzato - di una nuova pista per riportare a Monza il Mondiale Superbike.

Altra causa pendente quella di un cliente Porsche a cui è stata rubata nel paddock, sorvegliato da personale e da videocamere, una 924 durante un evento della casa tedesca.

Martedì 29 agosto prima riunione del Consiglio d'amministrazione di Sias composto da Giuseppe Redaelli (presidente di Sias), Giuseppina Fusco (vice presidente di ACI), Cristina Pagliara (presidente ACI Gorizia), Alberto Dossi (in rappresentanza dei Comuni di Monza e Milano), Enrico Radaelli (Automobile Club Milano).

Giovedì dalle 19 i piloti partecipanti al Gran Premio faranno passerella al Castello Sforzesco di Milano al volante di prestigiose auto d'epoca.
Parte anche a Monza Gp Green con manifestazioni di supporto in piazza Trento e Trieste e vie del centro.
Venerdi prove libere. Sabato qualifiche e domenica alle 14 partenza dell'Heineken Gran Premio d'Italia sulla distanza di 52 giri.

Motori: 

Monza - Un giro di pista per Jackie Stewart in ricordo della leggendaria vittoria all'ultima curva

di Pier Attilio Trivulzio

Cinquant'anni vissuti velocemente. Cinquant'anni da vincente. Cinquant'anni con il ricordo della prima vittoria. A Monza.
Vittoria conquista con uno straordinario sorpasso al compagno di squadra Graham Hill alla parabolica, l'ultima curva prima del traguardo. Primo con 3 secondi e 3 centesimi su Hill. 
Era il 12 settembre 1965. Jackie Stewart, scozzese classe 1939, arrivò per la prima volta all'Autodromo. Era stato ingaggiato dalla BRM per correre in Formula Uno dopo la brillante stagione 1964 con la Cooper-BMC della Ecurie Ecosse, il team di Ken Tyrrel.
“Ho vinto e a dire il vero non so neppure io come ho fatto a fare lo sgambetto a Graham all'ultima curva”. Fu questa la sua prima dichiarazione.

Sembrava sorpreso mentre saliva su quel podio con i tre gradini di legno che gli addetti alla pista avevano collocato davanti al cancello principale. Mentre gli mettevano al collo una enorme corona d'alloro e gli consegnavano la coppa minuscola.

Festeggiò a cena la sera con la moglie Helen e pochi altri nella modesta trattoria di “Nisciola” a Biassono.  Sopra la trattoria c'erano un paio di camere dove per anni passò le notti Bernie Ecclestone allora non ancora ricco. Cenammo con risotto e ossobuco. Pagò lui, scozzese, le 3000 lire del conto.

Alla vittoria all'Autodromo ne seguirono altre 26. Tre titoli mondiali conquistati con la Tyrrel nel 1969, 1971 e 1973, la sua ultima stagione.

Ha ottenuto 17 pole e per 42 volte è partito in prima fila; 11 volte è arrivato 2° e 5 volte terzo. Nel suo brullante palmares anche 15 volte il giro più veloce del Gran premio. Ritirato 8 volte per incidente.

“Ho provato cos'è la paura quando ebbi l'incidente a Spa-Francorchamps. Era il primo giro e sul circuito all'improvviso s'era scatenato un forte temporale. Ero dentro la Brm capovolta e sentivo la benzina inondare l'abitacolo. La tuta inzuppata. Pensai, una scintilla ed è il rogo. Non potevo uscire perché ero incastrato. Furono minuti di vera paura. Per questo mi sono poi battuto dando vita all'associazione dei piloti impegnati per la sicurezza”.

La vittoria più bella di Sir John Young “Jackie” Stewart?
Quel Gran premio di Germania sul circuito del Nuerburgring lungo 22 chilometri e 835 metri da percorrere 14 volte, con il volo della monoposto sulle quattro ruote.
“Jackie Ickx con la Ferrari ottenne la pole. Le Ferrari erano andate forte, Amon era dietro di lui. La mia partenza fu buona ma non eccezionale e però cercai subito di farmi largo perché pioveva forte, in qualche punto c'era nebbia e poi venne anche a nevicare. Rimasi concentrato e non commisi errori. Quando vidi il direttore di gara sventolare la bandiera dissi tra me: finalmente la gara è finita. Cominciai a respirare. A godermi il successo. Ero arrivato primo battendo come a Monza quattro anni prima Graham (Hill – ndr). Questa volta però lui arrivò dopo 4 minuti”.

“La prima vittoria è come il primo amore: davvero, non si dimentica. E io Monza non l'ho dimenticata. L'ho sempre nel cuore. Ecco perché dico: Monza non può sparire dal calendario del mondiale. Non deve sparire. Bernie Ecclestone deve trovare un accordo. E del resto dico che negli scorsi anni anche Silverstone ha rischiato di sparire. C'erano da fare investimenti del circuito. Bernie mise a disposizione 20mla sterline per i lavori...”.

Oggi, per ricordare quel suo primo successo Sir Jackie Stewart ha girato all'Autodromo con la BRM del 1965. Gli hanno regalato una coppa. Così come avvenne dieci anni fa. A consegnargliela nel 2005 fu Bernie Ecclestone. 

Stewart è stato il primo pilota a strappare un contratto milionario. La Rolex gli firmò il primo assegno da 100milioni di lire. E ancora oggi Jackie è testimonial Rolex.  La Ford lo ha ancora come consulente e gli ha dato il supporto finanziario per la monoposto Stewart di Formula 1 che ha corso tre stagioni ottenendo una vittoria e una pole. Poi la squadra diventò Jaguar.  

 

Motori: 

Monza - Qualifiche GP d'Italia, Raikkonen con la Ferrari in prima fila al fianco di Hamilton

di Pier Attilio Trivulzio

Arriva Sergio Marchionne e in qualifica la Ferrari di Kimi Raikkonen artiglia la prima fila a fianco della “freccia d'argento” Mercedes di Lewis Hamilton leader del mondiale che conquista la pole a 250 km/h di media.
L'altra Rossa, con Sebastian Vettel, fa meglio della Mercedes di Nico Rosberg, facendo esultare i tifosi del Cavallino.

La cura Marchionne che l'anno scorso proprio in occasione di Monza tuonò contro la stagione negativa della Ferrari mentre in mondovisione la Rossa di Fernando Alonso esalava l'ultimo respiro fermandosi ammutolita proprio sul rettilineo del traguardo, ha funzionato.

Quest'anno l’amministratore delegato di FCA ha messo a disposizione della casa di Maranello un extra budget di 100milioni di euro chiedendo il riscatto. Le due vittorie di Vettel oltre ai podi e alla qualifica odierna sono il segno che a Maranello hanno lavorato sodo e bene, anche se va detto che le Mercedes al momento hanno ancora un discreto margine di vantaggio.

La doppietta nelle qualifiche a cui la casa di Stoccarda teneva molto a livello d'immagine per accostarla a quella storica del Gran Premio d’Italia del 1955 di Juan Manuel Fangio e Stirling Moss – sul circuito di 10 km con il “catino d'alta velocità” - nel rinnovato Autodromo Nazionale non è riuscita.

Vedremo domani se in partenza, come in Ungheria, Vettel saprà scattare meglio e insediarsi subito davanti a tutti facendo da lepre e forzando Hamilton all'errore.
O se sarà Raikkonen a “bruciare” l'inglese rovinando il sogno tedesco.
Se la doppia manovra riuscisse sarebbe una sorta di riscatto, sessant'anni dopo, a quel Gran premio d'Italia con una sola Ferrari “ufficiale” alla partenza che il Drake decise all'ultimo momento d'affidare ad Eugenio Castellotti che finì terzo sul podio, a fianco di Fangio e Taruffi. Nel corso delle qualifiche ci fu la moria di pneumatici Englebert montati sulle Lancia-Ferrari che sul “catino d'alta velocità” dechappavano.

Una situazione simile a quella verificatasi due settimane fa a Spa-Franchamps con le Pirelli montate da Rosberg e Vettel.

Per completezza d'informazione è giusto dire che i tecnici della casa italiano, dopo attenta analisi della coperture di Rosberg e Vettel, hanno imputato il dechappamento, nel caso di Rosberg, ai detriti raccolti in pista mentre per Vettel la squadra aveva deciso il rischio di una sola sosta contro le due degli altri team. La copertura, purtroppo, ha ceduto quando mancavano meno di due giri alla bandiera a scacchi.

Per tornare al risultato delle qualifiche odierne la terza fila vede affiancate le Williams-Martini di Massa e Bottas, in quarta Perez con la Sahara Force India e la Lotus di Grosjean.

Clamorose le posizioni delle Infiniti-Red Bull di Kvyat e Ricciardo, rispettivamente 14° e 15°.
Ha fatto meglio il giovane promettente Carlos Sainz con la “cugine” Toro Rosso motorizzata Ferrari qualificato 13° mentre due campioni del mondo, Jenson Button e Fernando Alonso con la McLaren-Honda occupano la penultima fila. Purtroppo la squadra di Ron Dennis sta soffrendo per colpa dei problemi di gioventù del motore giapponese.  

Photo credits: Giorgio Aroldi

Motori: 

Gran premio d'Italia a Monza. La Ferrari non scalda i tifosi. Alonso 7°, Raikkonen 11°

di Pier Attilio Trivulzio

Non è certamente a rischio d'infarto il cuore rosso dei ferraristi. Fernando Alonso soltanto settimo, Raikkonen, dodicesimo nella qualifica2 e quindi escluso da quella decisiva, la Q3. Domani partirà dalla sesta fila sullo stallo destinato al pilota russo della Toro Rosso Daniil Kvyat qualificato undicesimo e che però, avendo esaurito la provvigione del cambio di sei motori, secondo il regolamento che appunto ne prevede solo 6 per l'intera stagione, subirà la penalizzazione dell'arretramento di dieci posizioni. Partirà in undicesima e ultima fila a fianco alla verde Caterham dello svedese Marcus Ericsson.
Pole di Lewis Hamilton e prima fila tutta d'argento Mercedes con Nico Rosberg staccato di 274 millesimi; seconda fila monopolizzata dalle Williams-Mercedes di Valtteri Bottas che ha fatto meglio del compagno ex ferrarista Felipe Massa; terza fila con il danese Kevin Magnussen e l'inglese Jenson Button con le McLaren-Mercedes e quindi, finalmente, la Ferrari di Fernando Alonso che per 51 millesimi ha avuto la meglio sul quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel con la Red Bull-Renault.

Monza, Tempio della velocità, ha visto svettare Nico Rosberg nella speciale classifica delle monoposto più veloci: 353,9 all'ora alla speed trap, poi Bottas a 353, Perez 351,1 e Hamilton 350,8. Poi Massa con 350,6 e Alonso con 350,1. Raikkonen non è andato oltre i 348,2. Velocità ancora molto distanti dai 370,1 orari fatti segnare dalla McLaren-Mercedes nel 2006. Che costituisce il record assoluto.
Dunque il Cavallino non scalda i cuori dei fans e del resto lo si vede dalle tribune. Ci fosse stata una pole strepitosa (e inattesa) di Alonso come quella di Jean Alesi vent'anni fa, allora sì che da tutta Italia si sarebbero mosse verso l'Autodromo le truppe rosse.

Nessuno si fa illusioni sul risultato di oggi, che vivrà certamente sulla suspence del vedere se Hamilton e Rosberg giocheranno duro dopo il fattaccio di Spa-Franchorchamps.

Certo, sono stati avvisati da Wolf e da Lauda, Rosberg ha avuto una pesante multa; ma da che mondo è mondo, la Formula 1 ci ha abituato a duelli a muso duro. Come non ricordare la feroce rivalità tra Alain Prost e Ayrton Senna in McLaren? E gli scontri tra Hamilton e Alonso qundo correvano per Ron Dennis. E ancora, proprio a Monza, la rivalità tra Alonso e Vettel. Con Vettel che nel 2011 “accompagnò” al curvone la Ferrari di Alonso (e subì la penalizzazione da parte dei commissari sportivi) e l'anno dopo Alonso restituì il “favore”. Domani partiranno l'uno accanto all'altro. Saranno ancora una volta scintille? Tutto lo lascia prevedere.

Non facciamo comunque illusioni per una “remuntada” rossa. Mercedes e Williams, soprattutto, ma anche le Mc Laren aggiornate e migliorate, tutte mosse da motore e power unit Mercedes sono nettamente più veloci delle Ferrari.

Stamattina, attorniato da uno stuolo di cameramen e microfoni è arrivato Luca Montezemolo. Ha parlato ma non ha confermato la sua dipartita da Maranello. Nessuno s'aspettava l'annuncio che, forse, verrà dato in occasione dell'ultima gara di campionato ad Abu Dhabi.

Quest'anno a Monza sono arrivati quasi tutti i vincitori (viventi) del Gran Premio d'Italia. John Surtees, unico campione a vincere il titolo iridato in moto e in auto (con la Ferrari) si muove nel paddock col passo di un ragazzino. Vinse all'Autodromo nel 1964 e a fine stagione conquistò il titolo anche grazie all'aiuto di Lorenzo Bandini. Bissò la vitoria tre anni dopo con la Honda ; Damon Hill (vinse con la Williams nel '93 e '94) e Johnny Herbert (nel '95 con la Benetton, edizione a cui non partecipò Michael Schumacher) sono qui in veste di cronisti televisivi; Alan Prost (nell'85 e 1989 con la Mc Laren), Juan Pablo Montoya, irriconoscibile data la sua enorme stazza, lo vinse nel 2001.

Si attende Jackie Stewart che proprio qui ottenne la sua prima vittoria battendo il compagno Graham Hill infilandolo all'ultimo giro in parabolica. E poi l'immancabile Niki Lauda ora uomo strategico della squadra Mercedes trionfò nel 1978 con la Brabham-Alfa, si ripetè nell'84 con la Mc Laren. E Heinz Harald Frentzen che nel 1999 portò al trionfo la Jordan-Mugen e l'anno dopo fu coinvolto nella carabola al primo giro alla variante della Roggia.

La ruota della sua Jordan si staccò e colpì, uccidendolo, Paolo Gislimberti, volontario pompiere della Cea. Nel paddock si sono visti anche i rallisti Carlos Sainz e Markku Allen.
In quanto a Mario Andretti a Monza ha fatto toccata e fuga; è già negli States ad occuparsi della trasferta americana della Formula 1 sul circuito di Austin.

Motori: 

Monza - Mario Andretti: "Correre a Monza con la Ferrari, la squadra del cuore, è stato coronare un sogno"


di Pier Attilio Trivulzio

Cappello nero texano col logo del circuito di Austin sulla cui pista si correrà il diciassettesimo appuntamento del mondiale di Formula Uno, arriva a Monza Mario Andretti, per tutto il Circus “Piedone”.

Mancava da Monza dal 1982.
La prima gara della sua vita l’ha vissuta da ragazzo nel 1954.

Avevo quattordici anni – ricorda -. In pole position c'era la Mercedes d'argento di Juan Manuel Fangio, il mio idolo per cui stravedevo, Alberto Ascari, con la Ferrari era accanto a lui in prima fila. Il mio ricordo è della lotta furibonda di Ascari con l'altra Mercedes di Stirling Moss. Lotta furibonda fino a quando la sua Ferrari non fu costretta al ritiro. E anche Moss dovette abbandonare. Mio padre che ci aveva portati a vedere il Gran premio a quel punto voleva che tornassimo a casa. Io e Aldo, mio fratello gemello, cominciammo a fare i capricci e quindi restammo fino a quando Fangio non ci passò davanti salutando.

Tornai a Lucca dove c'eravamo trasferiti da qualche anno (da Montona d'Istria - ndr) gasatissimo. Anche se Ascari non avevo vinto io ero comunque contento, davo di gomito a Aldo, il mio fratello gemello. Poi mi addormentai e mio padre ci portò a letto. Eravano stanchi ma felici. Io più felice di Aldo che s'era preso una cotta per il britannico, Mike Hawthorn, che era salito sul podio, secondo, con la Ferrari. E sa perchè teneva a Hawthorn? Semplicemente perchè Alberto Ascari aveva tradito Enzo Ferrari passando alla Lancia. Gianni Lancia che gli garantiva un lautissimo ingaggio. Lo sa, Ascari corse a Monza con la Ferrari perché la Lancia non era ancora pronta”.

Non lo ricorda, siamo noi a dirgli che quell'anno, il Gran premio si corse il 5 settembre.
Davvero? - chiede - Allora sono sessantanni domani che sono venuto qui a vedere la mia prima gara. Però Ascari qualche mese prima l'avevo visto correre e vincere la Mille Miglia con la Lancia sport. L'anno dopo morì proprio qui a Monza dopo essere finito in mare a Montecarlo con la Lancia. Mi creda, piansi a dirotto. E piansi ancora tanto qualche giorno dopo quando mio padre ci disse: andiamo tutti in America. Ci hanno concesso il visto”.

Quali altri ricordi ha di Monza?
Indelebile il Gran premio dell'82 la mia ultima gara con la Ferrari. Ricordo bellissimo. Correre a Monza il Gran premio con la Ferrari era coronare il sogno con la squadra vicina al cuore”.

Eppure quell'anno non vinse. Il titolo iridato fu suo nel 1978. Quand'era alla Lotus. Una stagione con sei vittorie, 8 pole position e 3 giri veloci. Vinse ma non festeggiò. Fu un'edizione tragica. Morì il compagno di squadra Ronnie Peterson. Tre anni dopo la Ferrari lo chiama verso fine stagione per sostituire l'infortunato Didier Pironi. A Monza finì terzo contribuendo così a far vncere il Mondiale Costruttori alla casa del Cavallino.

Una domanda sul Mondiale con Rosberg e Hamilton il lotta per il titolo.
Non credevo fosse così interessante. Anzi, interessantissimo. Però, mi creda, anche se la Mercedes ha un vantaggio avendo due piloti che possono vincere il titolo credo che anche altre squadre e altri piloti saranno della partita. Penso alla Williams. Mi fa piacere vedere che anche la squadra di Frank, con la quale io ho corso proprio nell'82 a Long Beach, è pronta a lottare con Mercedes e Red Bull. E poi attenzione a Botas e Ricciardo...”

Monza ha un contratto con Bernie Ecclestone che scadrà nel 2016. Ci sono voci che il Gran premio potrebbe finire al Mugello...
Monza deve assolutamente restare sede del Gran premio d'Italia. I Gran premi sono nati qui. E' un circuìto troppo importante per essere abbandonato... Quando arrivi qui ti prende un brivido. Sì, un brivido. Com'è avvenuto a me appena ho varcato il cancello... E' un posto magico. Questo è il posto dove la Formula Uno è nata. La tradizione è importantissima, non dev'essere cancellata”.

Negli Stati Uniti la Formula 1 ha vagato da Long Beach a Indianapolis...
Era come una zingara – risponde -. Adesso però con la pista di Austin nel Texas vediamo chiaramente il futuro. Un futuro che vedrà, ne sono certo, sarà stabile”.

Nel 2015 in Formula 1 entrerà una nuova squadra, il Team Hass.
Io con Carl Haas ho corso due stagioni. La squadra era la Newmann-Hass. Si, quella di Paul Newmann. Nell'84 ha vinto il titolo americano con questo team. In Formula 1, è stata, poi, coinvolta nel progetto purtroppo non buono della Lola Beatrice”.

Adesso “Piedone” si gode la vita facendo da Ambasciatore.
Continua, comunque, a seguire l'attività del figlio Michael, impegnato nelle gare di Formula Indy con cinque piloti, che, a suo dire, va avanti bene. “Oltre a tenere sotto controllo il nipote Marco e il figlio del mio gemello Aldo".

E' la terza generazione degli Andretti impegnati in pista” conclude stringendoci la mano prima di lasciare l'Autodromo, eludendo la nostra ultima domanda: “Non voglio dirti nulla su quale pilota è il più forte tra Hamilton e Alonso. La risposta io la conosco, è qui nella mia testa”.

Domani mentre le monoposto cominceranno a girare per le prove libere, Andretti s'imbarcherà per gli States. Buon viaggio “Piedone”. Arrivederci, Campione dal piede pesante, o meglio, pesantissimo.

 

Motori: 

Vettel vince a Monza e vola verso il poker mondiale. Ad Alonso il solito podio

di Vanwall58

Michael Schumacher ha sbancato cinque volte Monza. Sebastian Vettel è arrivato a quota tre.

E’ sulla buona strada il tedesco della Red Bull nato a Heppenheim, comune poco distante da  Hermulhem, paese natale di Michael Schumacher e da Horrem, città dove è nato Wolfgang Alexander Albert Edward Maximilian Reichsgraf Berghe Von Trips, per tutti soltanto Wolfgang Von Trips.

Il talentuoso pilota della Ferrari che nel 1961 arrivò a Monza in testa al mondiale e vi trovò la morte. 
A poche decine di metri dalla curva parabolica dopo che la sua Ferrari, al primo giro, era stata tamponata dalla Lotus di Jim Clark.

Da Wolfgang Von Trips a Sebastian Vettel passando per Michael Schumacher. Storie di Campioni.

Vettel imprendibile, oggi.

Primo a passare sotto la bandiera a scacchi sventolata dal direttore di corsa Daniele Galbiati che aveva il braccio sinistro rotto dopo che sabato sera era stato investito da un automobilista mentre in bicicicletta lasciava il circuito.

Il tedesco della Red Bull è stato leader fin dalla partenza. Alonso ha guadagnato una posizione su Massa che lo aveva beffato in qualifica nel corso dell’8° giro ed è quindi andato all’assalto di Webber. Raggiunto il secondo posto la Ferrari ha continuato a rincorrere.

Ma sempre troppo lontana. Gap tecnico. Certo. Alonso deve accontentarsi della F138, Vettel può contare sul missile Red Bull progettata da quel genio di Adrian Newey che nell’epoca della più sofisticata tecnologia disegna le monoposto ancora a matita su cartoncini.

Ai podi dell’asturiano Alonso ci abbiamo fatto l’abitudine. Così come alle vittorie a ripetizione di Vettel, ai recuperi di Webber, alle gare incolori di Massa, ai funambolici giri record di Hamilton. Finito, purtroppo, soltanto nono con solo due punti guadagnati. E’ lui che ha dato spettacolo. Uno spettacolare sorpasso a Raikkonen al “curvone” dove si va a 300 orari.

Ci ha provato fino all’ultimo l’inglese della Mercedes a braccare il podio. Ha dovuto però arrendersi al difetto della “freccia d’argento” che consuma gli pneumatici come il pane. Per lui due pit stop. Uno solo per gli altri.
Scattato dalla sesta fila con il 16° tempo - perchè ostacolato da Sutil nel suo giro buono - ha rimontato fino al 5°.

Ma lo hanno richiamato al box per la seconda sostituzione degli pneumatici ed è rientrato al 14° posto. Non si è perso d’animo, e come una furia ha inanellato sorpassi che hanno fatto tornare alla mente il grande Ayrton Senna. E come Ayrton nell’88 (però il brasiliano perse la sicura vittoria per una incomprensisone con Schlesser lasciando il successo alle Ferrari) Hamilton ha compiuto una sbavatura alla prima variante nel tentativo di guadagnare una posizione su Grojean. A lui è rimasto il giro più veloce ed il terzo posto nella classifica provvisoria del mondiale. E la sua squadra, la Mercedes, anche grazie al 6°posto di Rosberg è seconda nel mondiale costruttori con 17 punti in vantaggio sulla Ferrari. 

Tra i giovani si sono messi in luce Nico Hulkenberg, 5° con la Sauber, e Daniel Ricciardo.
Button ha raccolto un solo punto chiudendo con la Mc Laren al 10° posto. Ron Dennis che sabato sera aveva festeggiato i 50 anni dell’azienda, attorniato da molti suoi ex piloti, e regalando a tutti i collaboratori una coppola rossa, si aspettava decisamente di più.   

Motori: 

Gran Premio di Monza - Le prove del sabato incoronano Vettel


di Vanwall58

La festa rossa è rimandata. A domani, forse. Se la pioggia annunciata sarà forte tanto da scompigliare le carte.
E però, attenzione, Sebastian Vettel sotto la pioggia è un fulmine: Monza 2009 fu sua dall’inizio dalla fine. Prima vittoria iridata con la Toro Rosso costruita a Faenza.

La pioggia è annunciata. Non si sa però se arriverà a tratti durante il Gran premio d’Italia o prima che la gara - inizio ore 14 - cominci.
Se farà un semplice scroscio o un uragano.

In ogni caso è ancora tutta blu Red Bull la prima fila. Con Sebastian Vettel, autore della pole, e Mark Webber. Terzo il tedesco Nico Hulkenberg  che ha messo le ruote della Sauber (motore Ferrari) davanti alle Rosse di Felipe Massa e Fernando Alonso. Particolare non da poco: Hulkenberger è destinato a sostituire Massa in Ferrari il prossimo anno. Perchè è vero che c’è in stand-by Kimi Raikkonen. Ma la Lotus, che ha problemi economici - a dire il vero in via di risoluzione- è ben motivata a tenersi Iceman.

Alonso è stato beffato da Massa e, via radio, l’ha fatto sapere in mondovisione. “Siete sc…”. Ha gridato la prima volta e quindi altro messaggio: “Siete veramente dei geni”. Luca di  Montezemolo che, al muretto, ascoltava i messaggi in cuffia, ha avuto un motto di stizza. Altra polemica dopo quella di poche settimane fa quando Alonso disse “Vorrei avere la macchina degli altri” (riferimento alla Red Bull).

Si vince e si perde insieme” è stato il laconico commento del presidente.

In conferenza stampa lo spagnolo ha dato la colpa ai giornalisti che travisano le parole ed ha corretto il tiro dando alla frase il senso: “la squadra è stata impeccabile”.

Ha poi giurato che domani, per la prima volta, potrà stare attaccato all’alettone di Vettel. Insomma, dice: “Potremo vincere. Anche perchè la Mercedes che si gioca il mondiale (quella di Hamilton che ostacolato da Sutil partirà in sesta fila - ndr) non è entrata in Q3 e l’altra (Rosberg, 6° - ndr) l’ho messa dietro. Idem le due Lotus”.
Ieri, venerdì, giorno di prove libere, 21mila tifosi presenti; oggi, per le qualifiche 45mila.

Cifre ufficiali.

Curiosità dal paddock: c’è anche un tifoso non vedente. Si chiama Eddin, è francese e segue quasi tutte le gare del mondiale. Impressionante come col suo bastone bianco riesce a muoversi nel paddock superaffollato. Si concede una battuta: “Vengo per sentire il Gran premio, non per vederlo. Così lo vivo più intensamente

Durante la giornata é stato festeggiato John Surtees, unico pilota a vincere 7 titoli iridati in moto con la MV-Agusta e uno in Formula 1. Nel 1964. Ha trionfato a Monza due volte: nel 1964 con la Ferrari e tre anni dopo con la Honda. 

Nella foto Sebastian Vettel

Motori: 

Autodromo, vita nel paddock, lungo il viale dei passi perduti

di Vanwall58

A Monza il viale dei passi perduti è quella striscia d’asfalto battuta dagli addetti ai lavori del Gran Premio: piloti, tecnici, meccanici, uomini delle pubbliche relazioni, belle ragazze, miss, e gli immancabili entusiasti impegnanti a inquadrare negli smartphone chiunque vesta abbigliamento ufficiale delle squadre del Circus messo in piedi da Bernie Ecclestone.

Che resiste anno dopo anno anche se, negli ultimi tempi, ha visto ridotti al minimo sindacale i Vip: attrici e veline, giocatori di calcio e altleti famosi.

Con i giornalisti d’assalto, che, sempre in gruppo, sempre affiancati da uno stuolo di fotografi e cineoperatori, pronti a lanciare in diretta le immagini in mondovisione, percorrono avanti e indietro centinaia di volte ogni giorni il viale dei passi perduti in cerca di notizie e gossip.

Ecco, questo è il paddock dell’Autodromo che vive quattro giorni l’anno, a cui s’accede strisciando il pass magnetico che non si può comperare.

Dlin dlon, compare la tua fotografia e il tornello si sblocca. E ti si apre davanti il Circus che è poi l’infilata dei van che hanno portato a Monza le monoposto che corrono, i lussuosi uffici mobili dove si tengono le riunioni tra tecnici e piloti.

Allineati all’entrata dei box che danno sulla pista. Rigorosamente sistemati in senso inverso alla classifica del mondiale costruttori dell’anno prima. Con la sola eccezione della Ferrari che pur essendo finita seconda nella classifica dietro alla Red Bull guadagna la virtuale leadership del paddock. Un riconoscimento per la squadra che a Monza gioca in casa, ed è l’unica ad aver corso tutti i Mondiali dal 1950 ad oggi: 862 Gran premi disputati, 221 vittorie ottenute e 15 mondiali marche.

Così, per arrivare alla Ferrari devi farti tutto il lungo viale dei passi perduti. Superi la McLaren che qui a Monza festeggia i primi 50 anni e sull’enorme vetro a specchio c’è l’immagine dei piloti diventati campioni del mondo guidando le monoposto inglesi che, originariamente, erano arancioni e son poi diventate nere e argento.

E quindi quella sorta di hotel-ristorante con veranda affacciata sul viale dei passi perduti che i bibitari della Red Bull si portano in giro e, finalmente, arrivi ai motorhome rossi di Maranello.

Non puoi non vederli. Per via dell’assembramento di gente che staziona perennemente. Un’orda pronta a muoversi appena appare l’ombra di Alonso o di Massa. Teleobiettivi puntati. Scatti a mille.

Hamilton arriva nel paddock portando al guinzaglio il bulldog (identico a quello di Valentino Rossi); e giù scatti.

La presenza femminile ora che Flavio Briatore non frequenta più è in profonda calata.

In un venerdì che ha visto brillare Lewis Hamilton e Sebastian Vettel nei due turni di prove libere con la Rosse come sempre a inseguire, i rappresentanti della carta stampata, più che sui piloti, in attesa dell’arrivo di Luca Cordero di Montezemolo, accerchiano Lapo Elkan.

Abbronzato, barbetta appena accenata, pantaloni tasmania fumo di Londra, giacca doppiopetto blu, camicia blu botton down e il solo  colletto scozzese, cravatta blu con il tricolore (che ha pure tatuato sul braccio sinistro) dice d’essere solo un tifoso e non risponde alle domande sul futuro  della squadra Alonso-Raikkonen. “Ho vissuto 11 anni in Brasile, parlo la loro lingua ed ho ammirato Ayrton Senna. Non ho altri idoli”.

In Autodromo si è presentato guidando una 500 verniciata “pied de poule”.

C’è anche John Surtees l’unico pilota a vincere titoli iridati in moto e in Formula 1 (con la Ferrari nel 1964); immancabile, poi, Jackie Stewart che a Monza ha vinto la sua prima gara nel 1965 battendo il compagno di squadra Graham Hill inflandolo alla curva parabolica. E’ uomo immagine.

Eddy Jordan che si vide scippare la vittoria da Michael Schumacher e da Briatore dopo un interminabile sabato, il 7 settembre di 22 anni fa, lavora per la televisione inglese e così Johnny Herbert che il Gran premio dentro al parco l’ha vinto con la Benetton nel ‘95. 
Edizione che non vide Schumacher al via, causa squalifica.

Mentre giornalisti lanciano nell’etere le notizie in tutto il mondo, nei box vietatissimi una équipe di tecnici dialoga via computer con Maranello,  Woking, Hinwill. 

I meccanici smontano dalla prima all’ultima vite, controllano particolari.
I tifosi in tribuna silenziosi a guardare.

Tifosi che oggi  prima giornata di prove libere, sono davvero venuti in tanti.

Anche grazie a Groupon che ha svenduto a 20 euro l’ingresso; oggi, per le prove ufficiali, arriverà il secondo esercito (970 tifosi) che si sono aggiudicati a 59 euro il ticket di accesso a tutte le tribune del circuito, esclusa quella centrale. Prezzi di saldo a cui Sias non ha potuto replicare ed anzi si è ritrovata con un bel numero di ticket invenduti. E’ sperabile che l’attento controllo dei dirigenti Alfredo Scala, Fabrizio Turci e Federico Bendinelli facciano saltare il meccanismo del riciclo al giro dei bagarini napoletani. Arrivati, nonostante la presenza in forze della Guardia di finanza, carabinieri e polizia già attivi sia all’ingresso di Vedano al Lambro sia a quello di Biassono.

In tribuna il gigantesco “cuore rosso” col Cavallino è stato fatto palpitare per una decina di minuti e quindi arrotolato.

Lo rivedremo domenica sotto il podio rotondo, se sopra, a festeggiare, ci sarà, come sperano i tifosi, i piloti della Ferrari. 

Motori: 

Monza, Formula 1. Fernando Alonso e la Ferrari si giocano il mondiale

di Vanwall58

Tris rosso a Monza per Fernando Alonso? Diciannovesima vittoria della casa di Maranello nel Tempio della Velocità? Mai dire mai. Perchè da sempre sul circuito di casa le monoposto del Cavallino hanno espresso doti di competitività che su altri tracciati erano mancate.

Questa volta la Scuderia ha un motivo in più per cercare il successo: è il 25° anniversario della morte di Enzo Ferrari e se torniamo indietro con la memoria ricordiamo che proprio ad un mese dalla scomparsa del “Drake” (agosto 1988) le Rosse di Gerhard Berger e Michele Alboreto colsero un successo da nessuno previsto dato che quell’anno il mondiale era stato totalmente dominato dalla McLaren che era arrivata a Monza con undici vittorie (8 di Senna, 3 di Prost) ottenute in undici Gran premi.

Altre quattro vittorie sarebbero arrivate dopo lo stop in terra brianzola.
In quel Gran premio dell’88 Ayrton Senna era andato al comando fin dal primo giro; a due tornate dalla fine mentre s’apprestava a doppiare Jean Louis Schlesser alla prima variante, per una incomprensione col francese, finì contro la Williams, lasciando campo libero alla Ferrari di Berger.

Ci vollero ore per avere l’omologazione del risultato che arrivò soltanto a tarda sera perchè le verifiche tecniche furono molto accurate. Alla fine sul podio, assieme a Berger e Alboreto, salì l’americano di Roma Eddie Cheever.

Chissà se anche questa volta la sorte aiuterà la Ferrari. I tifosi si augurano comunque che Fernando Alonso riesca, senza aiuti esterni, a dominare il Gran Premio e a ridurre il gap di 46 punti che lo dividono da Sebastian Vettel. Soltanto così potrà ancora tenere aperto il mondiale che finora ad Alonso e alla Ferrari ha dato la soddisfazione di due vittorie (Cina e Spagna) contro le cinque della Red Bull di Sebastian Vettel (Malesia, Bahrain, Canada, Germania, Belgio).
Due vittorie anche Nico Rosberg vittorioso con la Mercedes a Monaco e Inghilterra; un successo ciascuno per Kimi Raikkon (con la Lotus) in Australia e Lewis Hamilton in Ungheria.

Tra i top team è finora mancato l’acuto della McLaren che proprio a Monza festeggerà i suoi primi 50 anni e che per 10 volte si è aggiudicata il Gran premio d’Italia: primo successo con Dennis Hulme nel 1968, l’ultimo lo scorso anno con Lewis Hamilton.

Alla vigilia della gara dovremmo finalmente sapere chi la casa del Cavallino metterà al fianco di Alonso l’anno prossimo.
Felipe Massa ha deluso e se la Rossa dall’Ungheria ha fatto il passo del gambero nel mondiale costruttori ed ora si trova sul gradino più basso del podio provvisorio a 94 punti dalla Red Bull ed a 17 dalla Mercedes, è anche perchè Massa ha spesso mancato le qualifiche e si è perso in gara.

La Ferrari non può permettersi di tenere in squadra un pilota che ha perso lo smalto. Ricordiamo che a Massa suggì per un solo punto il titolo mondiale nel 2008 quando già stava festeggiando sul circuito di casa, a San Paulo, la vittoria del Gran premio.
Sotto il diluvio Lewis Hamilton chiuse al quinto posto ottenendo quel punto prezioso che lo laureò iridato. Tagliò il traguardo quattro secondi prima di Timo Glock che era in crisi di pneumatici. Ci furono basse speculazioni su quell’arrivo. La realtà è che nessuno aveva barato per far vincere l’inglese.
La pioggia torrenziale era stato un pesante handicap per la Toyota di Glock che montava pneumatici slick,  e Hamilton non fece fatica a passarla poche curve prima del traguardo.

Vero è che Massa non ha saputo adattarsi alla F 138.

Nei giorni scorsi si è fatto il nome di Kimi Raikkon che tornerebbe a Maranello al fianco di Alonso dopo la separazione a fine 2009 e il successivo anno sabbatico che il finlandese trascorse correndo i rallies. Per la verità senza tanti risultati.
Tornato in Formula 1 con la Lotus lo scorso anno, ha concluso il mondiale al terzo posto classificandosi quinto al Gran premio a Monza dietro alle Ferrari di Alonso e Massa.

All’ultima gara a Spa-Francorchamps Kimi non ha brillato per problemi alla monoposto e nella classifica mondiale Iceman è retrocesso dal secondo al quarto posto. Forse l’Autodromo non è la pista più adatta alla Lotus, però se farà molto caldo vedremo la monoposto volare.

Così come la Mercedes che ottiene le migliori prestazioni quando l’asfalto è bollente. Le “frecce d’argento” con Nico Rosberg e Lewis Hamilton puntano a ripetere i successi di Juan Manuel Fangio nelle edizioni del 1954 e del 1955. Di certo sarà difficile togliere a una Mercedes la pole position.

Così come fermare l’arrembante mondiale di Sebastian Vettel e della Red Bull. A meno che Vettel e Alonso, in lizza per il titolo, non vogliamo rifarsi i dispetti al “curvone di Biassono”.
E sì perchè due anni fa Vettel passò Alonso alla “variante della Roggia” dopo che questi lo aveva stretto al “curvone di Biassono” che si affronta a 290 orari (dato Brembo - ndr); lo scorso anno il tedesco pensò bene di rifarsi spingendo la Ferrari di Alonso con tutte e quattro le ruote sull’erba.
L’asturiano senza scomporsi tenne giù il piede e rientrò senza danni in pista.

A scorrere l’elenco dei vincitori delle 82 edizioni del Gran premio d’Italia che si sono disputate a Monza (nel 1980 la Formula 1 corse a Imola) soltanto una volta la gara è andata ad una squadra - considerata dal Circus - di serie B. Ci riferiamo al 2008 quando sotto il diluvio il quasi sconosciuto Sebastian Vettel scattato dalla pole portò alla vittoria la Toro Rosso. Lo scorso anno si è messo in luce il giovane messicano Sergio Perez con la Sauber. Finito secondo sul podio e subito arruolato dalla McLaren per affiancare Jenson Button. Finora però, Perez, anche a causa della poca competitività della monoposto di Woking, i soli punti un po’ pesanti (8) li ha presi in Bahrein.

La squadra che potrebbe invece dare fastidio ai quattro team di punta è la Force India accreditata di punte velocistiche interessanti e di piloti come l’inglese Paul di Resta e il tedesco Adrian Sutil.
Va considerato eccellentissimo outsider anche il francese Romain Grosjean punito dalla Fia lo scorso anno per aver tamponato in partenza la Ferrari di Alonso. Due podi, in Bahrein e Germania li ha portati a casa.

Ricordiamo che il Gran premio di quest’anno è il primo organizzato dal pool di dirigenti di Sias composto dall’amministratore delegato Fabrizio Turci, dal direttore e procuratore Alfredo Scala e dal consulente Federico Bendinelli.

I tre hanno lavorato con impegno, senza contare le ore e il caldo torrido, per ricostruire la mappa delle società ammesse a fornire servizi indispensabili alla riuscita del Gran premio. Va sottolineato che Alfredo Scala è diventato operativo soltanto tre mesi fa ed ha dovuto dividersi tra Monza e Vallelunga dove continua a ricoprire la carica di amministratore delegato.

E che Fabrizio Turci ha dovuto contemporaneamente ocuparsi della direzione dell’Automobile Club di Milano e delle società collegate.

Domani nel corso della conferenza stampa di presentazione del Gran premio sapremo dal presidente Angelo Sticchi  Damiani quale sarà l’impegno dell’Automobile Club d’Italia per tenere a Monza la formula uno. 

Motori: 

Cinquant’anni fa a Monza Jim Clark e la Lotus vinsero Gran premio e titolo iridato

di Vanwall58

Quando cinquant’anni fa la verde Lotus di Jim Clark tagliò vittoriosa il traguardo del Gran premio d’Italia, Colin Chapman, progettista della monoposto, con un gesto abituale, lanciò in aria il cappello.
Appena lo scozzese tornò al box salì sulle sospensioni posteriori assieme al capo meccanico di Clark e in precario equilibrio, tenendo ben alta la coppa del vincitore, percorse, circondato da una folla di fotografi, i pochi metri che lo separavano dal traguardo.

Era l’8 settembre 1963, e a quei tempi il podio era sul terrazzino tra le due colonne d’ingresso pista.
I tifosi lasciarono l’autodromo senza aver potuto festeggiare John Surtees che con la Ferrari aveva ottenuto la pole ed era rimasto in testa alla gara per tredici giri prima di abbandonare per guasto al motore. Graham Hill con la Brm era passato, allora, in testa alla gara ma anche lui si era dovuto fermare per un guasto. Così, per aggiudicarsi il Gran premio, s’erano messi a battagliare due americani: lo spilungone con fisico da cow boy, Dan Gurney con la Brabham e il lentigginoso connazionale Richie Ginther con la Brm.

Clark li seguiva come un’ombra. E quando la Brabham di Gurney accusò problemi, lo scozzese ruppe gli indugi, inanellò giri veloci e andò a vincere tagliando il traguardo con un minuto e trentacinque secondi su Ginther e dopo aver doppiato la Cooper di Bruce McLaren e dato due giri a Innes Ireland e Jack Brabham.

Jim Clark non vinse solo il Gran premio d’Italia ottennendo anche il giro più veloce a 209 orari che era il nuovo record del circuito: si laureò Campione del mondo con tre gare d’anticipo. Mentre alla Lotus andò il titolo costruttori.

Ci è sembrato giusto ricordare quel Gran premio d’Italia di cinquant’anni fa per far capire quant’era diversa la Formula 1.

I meccanici lavoravano in box angusti, le prove cominciavano il giovedì e i turni duravano fino a tarda sera e, in gara, i distacchi erano talvolta abissali.

Al Nuerburgring, nel 1968, Jackie Stewart vinse con quattro minuti di vantaggio su Graham Hill. Un’eccezione fu il Gran premio d’Italia del 1971 che vide Peter Gethin davanti a Ronnie Peterson per un centesimo e nello spazio di 61 centesimi altri tre piloti: Francois Cevert, Mike Hailwood e Howden Ganley.

Negli anni sessanta e per quasi vent’anni, il rito a Monza dopo la pole position era la serata di gala nella villa del Conte Lurani Cernuschi a Cernusco Lombardone, in Brianza. L’ultimo party in villa il 9 settembre 1978. L’indomani, la carambola alla partenza era costata la vita a Ronnie Peterson e il ricovero in ospedale di Vittorio Brambilla, colpito al capo da una ruota. La Formula 1 stava cambiando.
L’evento party fu cancellato ed a ricordarlo sono rimaste le firme vergate sul muro; le ore di prova ridotte, i piloti stavano divendo più professionisti.

L’avvento di Bernie Ecclestone che nel frattempo aveva dato vita alla Foca (Associazione dei costruttori) ha dato origine all’attuale Campionato Mondiale. Con un numero sempre maggiori d’eventi, l’arrivo delle case costruttrici, attirate dalla visione mondiale dei Gran premi, e gli sponsor a contendersi gli spazi migliori.

Però in questo momento di crisi anche gli sponsor si stanno allontanando. Così a Monza, per la prima volta, dopo quindici anni, il Gran premio è senza sponsorizzazione.
Quest’anno Bernie Ecclestone guadagnerà di meno. Speriamo che anche la Sias che organizza l’evento mondiale non chiuda i suoi conti in profondo rosso. C’è da sperare che i tifosi del Cavallino, galvanizzati dalla fulminea partenza di Fernando Alonso a Spa-Francorchamps, decidano di invadere l’Autodromo dentro al Parco. Acquistando i biglietti dai venditori ufficiali e non dai bagarini.

Motori: 

Maurizio Flammini, l’uomo che ha inventato la Superbike..

..e voleva scippare il Gran premio d’Italia a Monza 

di Vanwall58

Pilota di eccellente livello arrivato fino alla soglia della Formula Uno, Maurizio Flammini si confessa. E’ l’uomo che tre anni fa ha creato un caso con Monza perché voleva portare il Gran premio d’Italia a Roma. Ben sapendo che la regola è un solo Gran premio per nazione, aveva proposto a Bernie Ecclestone di fare correre sulle strade della Capitale le monoposto di Formula Uno. Scippando la manifestazione a Monza che da 90 anni la organizza. Chiedendo l’Inserimento nel calendario Fia del Gran premio d’Italia a Roma si era attirato le antipatie, di brianzoli e non, perché la Formula Uno a Roma avrebbe provocato il collasso dei conti dell’Autodromo di Monza. Poi, per la verità sui conti della società che gestisce l’impianto ha indagato e indaga la procura. Ma questa è un’altra storia.

Al progetto del Gran premio Roma ho lavorato tre anni e mezzo coinvolgendo 35 dipendenti tra cui 10 dirigenti e consulenti – rivela -. Ho dato lavoro a 200 persone e questa è la parte che mi ha fatto più piacere. Meno piacere l’ha avuto il mio portafoglio”. Progetto sfumato, assicura Flammini, “A causa della burocrazia romana che ha portato a incredibili lungaggini. In questo senso Roma, e forse non soltanto Roma, è unica. Solo la burocrazia non ci ha consentito di dare vita al Gran premio per le strade attorno all’Eur”.

C’è dunque da aspettarsi che anche il Gran premio Roma di ‘Formula E’, annunciato quale prova del nuovo campionato Fia riservato alle monoposto elettriche previsto per il 2014 non si faccia?
Ho dato una mano dall’esterno per questo evento ma resto convinto che la burocrazia avrà il sopravvento. Troppe sono le difficoltà che dovranno essere superate. Difficilmente il Gran premio…elettrico ed ecologico si farà

Il primo approccio di Maurizio Flammini con l’Autodromo di Monza risale al 1970. “Correvo con la Formula 850 e tra i miei avversari c’era Giorgio Francia – racconta -. Ero in testa e all’ultimo giro, in parabolica, ruppi la frizione. L’anno dopo sono tornato con la Formula 3 e mi sono trovato a lottare con Vittorio Brambilla e Fontanaesi. Mi sono qualificato ottavo e rimontando sono arrivato alle spalle di Brambilla, l’ho superato e lui subito mi ha ripassato facendomi segno di mettermi dietro. Devo dire che mi ha insegnato a guidare. All’ultimo giro mi sono dimenticato di frenare, Vittorio è andato dritto, io mi sono rimesso in pista ed ho vinto

La mia carriera sportiva è finita nel 1976. Avevo corso e vinto a Vallelunga con la March-Bmw formula 2 ufficiale e a fine stagione ebbi tre proposte per passare alla Formula Uno: con Minardi che era la squadra appoggiata dalla Ferrari grazie a Eugenio Dragoni che aveva parlato bene di me a Enzo Ferrari; con la March e la Brabham. Avrei dovuto guidare la terza monoposto del team esterno a cui Bernie Ecclestone aveva ceduto la vettura. Purtroppo un mese prima dell’inizio del mondiale il mio sponsor si eclissò e io restai a piedi. Con la Brabham corsero Carlos Reuteman e Carlos Pace. Io che avevo avviato l’attività col Motor Show a Roma appesi il casco al chiodo. Anche se poi nell’80 tornai a Monza e con la Ralt di Formula 2 realizzai il giro più veloce di cui ho ancora il record, così come quello del Superturismo realizzato con la Ford da 600 cavalli e con la Formula 3”.
    
Maurizio Flammini, dal Motor Show di Roma al mondiale superbike da te inventato nel 1988 che dopo 25 anni è passato alla Dorna…
Ho creato la superbike e l’ho venduta tre volte. La prima nel 1993, quindi me la sono ripresa e rivenduta alla Interpublic, ora alla Dorna. Non è detto che un giorno non la riprenda. Vorrei spiegare perché questo campionato è finito alla Dorna. Sette anni fa la Bridgepoint ha rilevato la Dorna e due anni fa ha rilevato Infront. Ovvio che la superbike finisse alla Dorna che organizza la Motogp. Unendo l’organizzazione dei due mondiali hanno risparmiato un bel po’ di milioni di dollari…

Quali sono stati gli anni migliori e peggiori del mondiale superbike?
I migliori? Dal 1997 al 2000 e il 2007-2009. I peggiori 2001, 2002 e 2003 quando la Federazione Internazionale ci ha di fatto “rubato” il regolamento dei motori 1000 a 4 tempi varando le nuove regole del 4 tempi 1000 per la Motogp. Noi aveva creato il brand del 4 tempi poiché nella Motogp 125,250 e 500 erano 2 tempi…Era dall’89 che nel nostro mondiale correvano solo moto con motori a quattro tempi. A livello mediatico nel 1997 e 1998 la superbike ha battuto la MotoGp. Le case erano contente: con la MotoGp promuovevano il brand, con la Superbike il prodotto. Cambiato il regolamento con la MotoGp 1000 il brand non è stato promosso e quindi i costruttori hanno deciso di tornare in massa in Superbike. Abbiamo avuto 7 case presenti in pista. Sono stati anni di un mondiale stratosferico”.

Ha perso la Superbike, da dieci anni ha dato vita alla serie Superstars…
La Superstars è Flammini al cento per cento. Presentata come concetto a Montecarlo nel 2000, prima gara a Imola nel 2004 con sole 5 vetture alla partenza. In dieci anni ne abbiamo fatta di strada. L’obiettivo è far diventare la Superstars un campionato mondiale. Pensiamo ad avvenimenti in America del Nord e del Sud, in Asia. Aggiungere ogni anno un avvenimento ed essere presenti entro il 2016 in tre continenti”.

Monza resterà tappa della Superstars anche l’anno prossimo?
Rinnoviamo il contratto anno dopo anno. Direi però di sì. Impossibile un campionato senza una tappa a Monza. E poi visto il pubblico che siamo riusciti a portare quest’anno ci troviamo d’accordo col presidente Carlo Edoardo Valli che ho incontrato e mi ha detto d’avere una grande voglia di rilanciare l’Autodromo. Ha idee interessanti, vuole fare vivere l’impianto tutti i fine settimana riempiendo gli spazi di famiglie. Certo, ha detto che dovranno essere rifatti i servizi, avere una ristorazione che funziona. Vuole che l’Autodromo sia sempre pieno di gente e noi con la Superstars, anche grazie al free ticket, di gente ne abbiamo portata. E tanta”.

Motori: 

Alboretro, mio fratello Michele. Dodici anni dopo un libro ricorda il pilota della Ferrari

di Vanwall58

Sono già passati dodici anni da quel tragico 25 aprile 2001. Eppure a chi scrive sembra ieri.
Ero appena rientrato da una giornata di sole passata nel parmense a mangiare pane e salame. Il telefono squilla e dall’altro capo del filo mi dicono: “Gira voce che è morto Michele Albereto. Puoi controllare?”.
So che Michele è a provare l’Audi per Le Mans al Lausitzring. In Germania. Ho il numero del suo cellulare ma neppure provo a vedere se qualcuno mi risponde. Formo il numero di Rinsaldo “Dindo” Capello che so dovrebbe sostituire Michele nei test. Risponde. “Sono in Germania, appena arrivato in aeroporto. Sì, purtroppo è vero. L’ho appena saputo”. Ho la conferma, l’agenzia può lanciare la tragica notizia.

La stessa cosa accade un mese dopo (26 maggio). Sto percorrendo il lungoparma, un amico chiama per comunicarmi che il figlio di Vittorio Brambilla, meccanico impegnato a Silverstone con la superbike sta tornando dall’Inghilterra. “Sembra sia morto Vittorio”. Chiamo la moglie di Vittorio. Singhiozzando dice: “Vittorio non c’è. E’ morto. Stava tagliando l’erba, s’è accasciato a terra…”. Anche questa volta ho la conferma. E il mondo viene a sapere che il vincitore del Gran premio d’Austria del 1975, “l’Orso”, è morto. Mentre falciava il prato della sua villetta a Camparada, frazione di Lesmo.

Vengono in mente questi ricordi mentre mi accingo a leggere “Alboretro”, il libro che il fratello di Michele Albereto, Ermanno ha scritto per i tipi di “Fucina”. Un libro di ricordi personali che inizia così. “La mia famiglia, in cerca di un’esistenza più vivibile lontana dal caos e dall’inquinamento, si trasferì dal cuore di Milano in un nuovo insediamento abitativo situato alla sua periferia. Rozzano, una volta piccolo borgo alle porte della grande Milano…”  Ermanno si chiede “che cosa può esserci di più eccitante per un ragazzino se non giocare con le macchine da corsa? Michele ha amato le macchine fin dalla prima infanzia e, come per altri bambini, giocare alle automobiline era il suo passatempo preferito”.

Un amore – scrive Ermanno – probabilmente tramandato da nostra madre: la sua famiglia ha sempre lavorato nel settore della meccanica, soprattutto nostro nonno e nostro zio. Tante mani sporche di grasso e olio motore! Una passione che ha spinto alcuni cugini che vivono in Sud America a fondare una squadra corse”.

Le pagine di “Alboretro” raccontano di Michele e del suo periodo in Ferrari; di quella stagione col titolo sfumato per colpa di noie tecniche che il Commendatore, con un sospiro, commentò: “Noi a quel ragazzo gli dobbiamo un mondiale”.

Lo ricorda, nella prefazione, Ezio Zermiani telecronista Rai, grande amico di Michele, che con l’arrivo di Albereto a Maranello inaugurò la rubrica televisiva “ROSSO 27”. Alberto Ascari (1955), Eugenio Castellotti (1957), Luigi Musso (1958), Lorenzo Bandini (1967) erano morti al volante delle vetture di Maranello ed allora la stampa aveva pesantemente attaccato Enzo Ferrari. Già i commenti all’incidente della Mille Miglia del 1955 con la potente Ferrari Sport di De Portago che falcia il pubblico prima di ribaltandosi nel fosso, manda in crisi il Drake. “Mai più piloti italiani in squadra”, dichiara. Fa la prima eccezione con Bandini. Si ricrede con Albereto. Che finisce alle spalle del compagno Gerhard Berger al Gran premio d’Italia a Monza del 1988. Doppietta rossa per ricordare il “Drake” che era morto a ferragosto…

Ermanno Albereto, meccanico e pilota, in questa occasione  scrittore, ricorda la vicenda dell’Autodromo che si vide cancellare il Gran premio. E il ruolo determinante di Michele che lancia la proposta di ridurre la velocità delle auto alla seconda di Lesmo modificando la curva. Ci sono dichiarazioni di piloti che hanno corso con Albereto: Dindo Capello, Emanuele Pirro. Giacomo Agostini, 15 titoli mondiali con la MV Agusta e Yamaha: “Ho conosciuto Michele a Monza. Io e Michele avevano un certo rispetto per il nostro datore di lavoro, lui Enzo Ferrari, io il Conte Agusta – dice Ago -. Avevamo capito che dovevamo essere riconoscenti e che dovevamo anche rispettare le loro decisioni”.

Curioso il ricordo di Mario Acquati che gestisce la Libreria dell’Autodromo a ridosso della direzione. “Nel libro c’è una vecchia foto di Michele che indossa una tuta gialla. La storia di quella tuta è presto raccontata: noi allora confezionavamo e vendevamo le tute. Michele, che di soldi ne aveva pochi, ci chiese se potevamo regalargliene una. Alla fine decidemmo che sì, avremmo fatto una strappo alla regola. C’era la stoffa gialla che nessuno voleva e così gli preparammo la tuta di quel colore. Molti anni dopo la tuta gialla l’indossarono Schumacher, Piquet…”. Lo sponsor Camel la imponeva…

Adriano Salvati fondatore dell’omonima scuderia per cui corse Albereto agli inizi con la Formula Junior rivela: “Dopo aver vinto il primo Gran premio con la Ferrari passò dal mio negozio e con mia grande sorpresa mi regalò l’orologio che veniva dato al vincitore del Gran premio. L’unico rimpianto che ho è quello che avrei voluto spronarlo a credere di più nelle sue capacità per poter diventare un vero numero uno. Perché la stoffa c’era”.

Albereto aveva mosso i primi passi a Monza e all’Autodromo ha disputato la sua ultima gara. Con la Lamborghini. Quella domenica dopo essere salito sul podio era passato in sala stampa a rivelarci il suo progetto di monoposto che non doveva costare più di 50 milioni (di lire). “Così potranno correre e se hanno doti, farsi notare. L’Autodromo Nazionale gli deve l’intitolazione di una curva. Avevamo dato una mano a Enzo Dell’Orto del Ferrari Club Milano perché ciò avvenisse. Il direttore Enrico Ferrari non ne voleva sapere. Del resto quando partì la richiesta di intitolare l’Autodromo al grande Alberto Ascari dichiarò:”Macchè intitolazione. E’ già troppo avere una curva a lui intitolata”.

Tonino Ascari, figlio del pilota che aveva portato a Maranello il primo titolo mondiale lo chiamò levandogli la pelle.

L’ultima richiesta per la curva Alboreto è stata fatta dal presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani che ha girato al Consiglio di ACM la lettera ricevuta da un socio. Il Consiglio l’ha mandata alla Sias. Chissà, forse è finita nel cestino della carta.

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