Opera

Affollamento carceri - Meno pallone e più celle: addio al campo di Opera

di Luca Fazzo da il Giornale

Pallone addio, servono celle. D’altronde cosa era FreeOpera, la squadra di calcio dei detenuti di Opera, se non - a partire dal nome- il paradosso di un impossibile progetto di evasione, per via sportiva, dalla routine carceraria? Così si prende atto dell’ineluttabile. La squadra è sparita da un pezzo, adesso sparisce anche il suo campo. D’altronde il carcere in fondo a via Ripamonti scoppia, ancor più di San Vittore. Bisogna allargarlo, e stavolta ci sono i soldi per farlo. Oltre i soldi però serve lo spazio. E l’unico spazio disponibile è quello del campo da pallone. Per cui ecco la decisione; dove finora i detenuti si sfogavano inseguendo un pallone, stanno arrivando ruspe, impalcature, calcestruzzo. Dove si incrociavano dribbling e cross, sorgerà una nuova ala del grande penitenziario, destinata a ospitare 400 detenuti in più. Per giocare a pallone, si ritaglierà forse da qualche parte uno spazio per un campo da calcetto. Roba da poco.

Nelle ultime statistiche sull’affollamento carcerario, diffuse dalla presidenza della Corte d’appello il mese scorso, la situazione di Opera è fotografata connettezza: 911 posti disponibili, ma1.285 detenuti effettivi, pari al 41,1 percentoin più della capienza. Una situazione ancora peggiore di quella di San Vittore, chesi ferma a un 29 per cento di sovraffollamento.

Certo, Opera è un carcere più moderno, e alla ressa non si aggiunge il peso delle strutture fatiscenti. Ma intervenire era inevitabile, anche perché l’Italia si trova a fronteggiare il rischio di sanzioni da parte dell’Unione Europea se continuerà a non garantire lo spazio minimo vitale a ogni detenuto. Così sta prendendo il via il progetto di ampliamento già contenuto nel «piano carceri» all’epoca del commissario straordinario Angelo Sinesio.

Del piano fa parte anche la ristrutturazione dei due bracci di San Vittore chiusi ormai da quasi dieci anni, il secondo e il quarto, a lungo dati per irrecuperabili e invece destinati a tornare a nuova vita: il cantiere è destinato ad aprire tra non molto, aumentando il numero dei posti letto, e - effetto collaterale - chiudendo forse definitivamente l’interminabile dibattito sulla chiusura di SanVittore.

La casa circondariale di piazza Filangieri resterà al suo posto per sempre, fino a quando la giustizia non inventerà un rimedio più umano della galera per mantenere l’ordine pubblico. I 400 posti che sorgeranno a Opera sull’area del campo da calcio non saranno destinati a detenuti di massima sicurezza. Del resto nel piano carceri i detenuti ad alto rischio verranno destinati soprattutto nelle strutture apposite in corso di realizzazione in Sardegna, a Sassari e Cagliari.

A Opera il reparto del cosiddetto 41bis resterà aperto, anche per appoggiarsi al centro clinico, ma con i numeri attuali. Addio, invece, agli ultimi emuli del Free Opera, utopia di libertà scontratasi con la dura realtà: anche perché in alcune inchieste è emerso che qualcuno dei reclusi approfittava di quei minuti in braghette corte per scambiarsi messaggi e accordi con i vecchi compari .

Carcere di Opera - Camorra, si uccide il capo degli «scissionisti»

da il Corriere della sera

Domenico Antonio Pagano, 46 anni, considerato uno dei capi del clan degli «scissionisti» di Secondigliano (Napoli) e detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Opera si è suicidato impiccandosi nella sua cella. Pagano, in carcere dal febbraio del 2011 per scontare 20 anni di reclusione per reati di camorra, il 15 marzo scorso è stato trovato dagli agenti di polizia penitenziaria in fin di vita dopo essersi impiccato alle sbarre della sua cella. Nonostante i soccorsi del 118 e il trasferimento immediato in un ospedale esterno alla casa di reclusione, Pagano, in gravissime condizioni, è morto giorni dopo. Ieri a Casavatore, in provincia di Napoli, si sono svolti i funerali.

Era stato arrestato della squadra mobile di Napoli, a Cicciano, nell’entroterra nolano, il 17 febbraio 2011 dopo un periodo di latitanza. In «clandestinità» si fece fotografare con il calciatore del Napoli Marek Hamsik. Sulla sua morte, come riferisce l’associazione radicale Ristretti orizzonti «è stata aperta un’inchiesta della Procura di Milano. Da inizio marzo, è il sesto suicidio nelle carceri italiane e altri tre detenuti sono deceduti per cause in corso di accertamento». Nel 2013 sono stati 44 i «morti di carcere», di cui 14 per suicidio. «La frequenza dei suicidi tra i carcerati sottoposti al regime di 41 bis —ha sottolineato Ristretti orizzonti— è di 3,5 volte superiore a quella registrata nel resto della popolazione detenuta: ben 39 casi in 21 anni in cui vige il «carcere duro». Quello di Pagano è il sesto suicidio in cella dall’inizio del mese.

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