Afol

Lavoro e disabili. La Prefettura di Monza «apre» tre uffici

di Riccardo Rosa da il Corriere della sera

MONZA La Prefettura di Monza si trasforma in palestra professionale per i cittadini colpiti da disabilità. Entro la fine dell’anno, gli uffici del palazzo del Governo di via Prina ospiteranno il percorso formativo di tre disabili. Il loro inserimento professionale sarà possibile grazie a un accordo quadro firmato ieri dal prefetto, Giovanna Vilasi, e dal direttore del settore Cultura della Provincia, Erminia Zoppé.

L’intesa fa parte di un più ampio progetto avviato dalla Provincia già durante la precedente amministrazione, con la collaborazione di Afol (Agenzia Formazione Orientamento e Lavoro) Monza e Brianza, mirato appunto a favorire l’integrazione socio-lavorativa di persone con disabilità: i tre tirocini in fase di avviamento prevedono un impiego con mansioni d’ufficio. «Il complesso contesto economico nel quale viviamo impone di valorizzare ogni chance di inserimento formativo per le categorie svantaggiate — ha spiegato Gigi Ponti, neopresidente di Palazzo Grossi —. Per questo è necessario sostenere e diffondere le esperienze maturate e le buone pratiche, come questa, anche con l’obiettivo di sensibilizzare la nostra comunità».

Lombardia - Beffa sui fondi Ue fermi 178 milioni di Garanzia giovani

di Matteo Pucciarelli da la Repubblica

DOVEVA rappresentare la svolta: un grande piano a favore dei 260mila “neet” della regione, i giovani che né studiano né cercano lavoro. E invece Garanzia giovani, progetto europeo lanciato nel maggio scorso in pompa magna per il quale alla Lombardia sono stati destinati 178 milioni di euro in due anni, si sta rivelando un flop. Gli iscritti sono sotto le attese. E anche chi ci ha provato non se la passa meglio, nel senso che di risposte ne sono arrivate ben poche. Il programma è rivolto ai ragazzi tra i 15 e i 29 anni senza occupazione. Ci si iscrive sul portale dedicato, si sceglie la regione dove si vuole tentare di entrare nel mondo del lavoro e dopodiché le varie regioni danno l’opportunità di scegliere tra un operatore pubblico o privato accreditato. Il quale dovrebbe prendersi in carico il singolo iscritto e orientarlo tra offerte di stage, tirocini, apprendistati e magari contratti veri e propri. I residenti in Lombardia che si sono iscritti sono 8.136: a conti fatti, meno del 3% della platea a cui le misure sono state rivolte, cioè i famosi 260mila “neet”. Poi ci sono altri 10mila giovani che hanno scelto di optare per la Lombardia, il record fra tutte le altre regioni per scelta da parte dei fuori sede. La seconda parte del problema riguarda le chance di successo del programma in sé.

Alla Afol (il vecchio centro per l’impiego) di Milano città, ad esempio, sono arrivate 300 iscrizioni. Ad oggi nessuno dei ragazzi è mai stato chiamato per il colloquio successivo. In Lombardia la giunta ha deciso di inserire Garanzia giovani dentro uno strumento già attivato in precedenza, cioè la Dote unica lavoro. In teoria un modo per risparmiare tempo; in pratica invece il ministero del Lavoro, in attesa di dare l’assenso definitivo all’idea, non ha ancora versato un euro. E non essendoci i fondi se non sulla carta, la macchina di fatto non parte. «Mancano i decreti ministeriali per l’assegnazione degli incentivi alle aziende che assumono», conferma l’assessore regionale al Lavoro Valentina Aprea. Anche gli operatori privati non brillano: secondo Adapt, centro studi fondato da Marco Biagi, oltre il 90 per cento delle offerte di Garanzia giovani sono in realtà vecchi annunci delle agenzie interinali ripubblicati. «Chiederò ai nostri uffici — aggiunge Aprea — di mandare una nuova mail agli iscritti per assicurare che saranno tutti contattati dagli operatori. Comunque dal maggio scorso ad oggi in 1.500 hanno trovato un inserimento grazie a Dote lavoro».

Il carrozzone Afol 240 dipendenti 9 offerte di lavoro

di Matteo Pucciarelli da la Repubblica

LA SEDE centrale dell’Afol (società posseduta dalla Provincia e che mette insieme tutti i servizi pubblici per la formazione e il lavoro) è una specie di cattedrale. L’imponente edificio a metà tra via Strozzi e via Soderini, architettura avveniristica, fu ristrutturata dieci anni fa e sa ancora di nuovo: il problema è che qui – quello che una volta si sarebbe chiamato “ufficio di collocamento” – si fa molto ufficio e poco collocamento.

SECONDO il bilancio di previsione del 2014 l’Agenzia costerà alle casse pubbliche 12,5 milioni di euro, due terzi dei quali se ne vanno per pagare gli stipendi dei 242 dipendenti. E quante persone si sono riuscite a ricollocare l’anno scorso? 924. Facendo un banale calcolo matematico, ogni posto di lavoro trovato è costato 13.500 euro. In realtà la questione è molto più complessa e il problema dei centri è soprattutto uno: cioè che il 70 per cento della struttura sta in piedi per sbrigare le questioni burocratiche. Montagne di carte e faldoni, pratiche da mettere in piedi e da chiudere, adempimenti formali che però rubano tempo (e lavoro, appunto) allo scopo principale: trovare un impiego ai disoccupati. La tanto decantata integrazione tra pubblico e privato di fatto non esiste, perché ai primi tocca il lavoro “sporco”; mentre ai secondi resta tutta la fase finale e magari più gratificante, cioè mettere in contatto le domande con l’offerta. Basta dare un’occhiata alla bacheca delle proposte di impiego al terzo piano: sono una ventina, non di più, alcune delle quali già scadute da giorni. Basta andare sul sito afolmilano.it, cliccare alla fatidica domanda “cerchi lavoro?” — domanda retorica, immaginando le motivazioni che spingono un cittadino a entrarci — e scoprire che su Milano gli annunci sono 9 (per 28 posti).

Basta, infine, recarsi negli uffici e chiedere informazioni: «Qui insegniamo alle persone come si trova un lavoro», risponde con gentilezza un’impiegata. Ovvero: come scrivere un curriculum, come preparare un colloquio, in quali settore orientarsi in base alle esperienze passate e alle proprie professionalità. Poi ci sono le tre scuole professionali che hanno messo insieme 517 corsi per 7.065 allievi.

La Bauer, per la fotografia e comunicazione visiva; la Paullo, per l’acconciatura, estetica e moda; la Vigorelli, per informatica, tecnologie e linguaggi dei media, chimica e ambiente, gestione delle risorse umane. Un rullo continuo di aggiornamento e riqualificazione che però non sempre basta perché manca appunto la connessione con le aziende. Né è facile riuscire ad instaurarla, travolti come sono gli uffici dalle comunicazioni di disoccupazione: dalle 30mila persone di media su Milano negli anni precrisi alle attuali 62mila.

Se un operatore olandese (il top della “gamma”) in teoria ha a disposizione un’ora e mezzo l’anno per seguire una singola persona in cerca di un lavoro, da noi la media è di 12 minuti. Dati alla mano non è neanche vero che l’Italia spende di più per le politiche attive del lavoro. «Credo molto nel ruolo dei privati — spiega l’assessore provinciale al Lavoro Paolo Giovanni Del Nero — ma non posso fare a meno di notare che noi vi destiniamo lo 0,03 per cento del Pil, mentre in Inghilterra lo 0,34, dieci volte di più. Qui in tutto gli addetti sono 8.500, laggiù 77mila».

Si spende poco e probabilmente neanche bene, però. «Che l’Afol non sia stata gestita in modo sempre professionale è certamente vero », ammette Del Nero. Un esempio è di pochi giorni fa, cioè la condanna ad un anno e 4 mesi per l’ex direttore generale Luigi Degan: secondo la sentenza, avrebbe incassato “l’ingiusto profitto” di 132mila euro all’anno, a partire dal 2011, per il suo incarico dirigenziale ottenuto presentando nel curriculum titoli falsi. E la Corte dei Conti nel gennaio scorso non mancò di far notare alla Provincia e all’Afol «alcune problematiche circa il conferimento di incarichi di consulenza legale» e altre «funzioni dirigenziali » non contemplate. Altra questione, c’è praticamente un’Afol per tutti i gusti, ognuna con un proprio bilancio, un proprio cda, una propria struttura: Afol Nord Milano, Afol Est Milano, Afol Nord Ovest Milano, Afol Sud Milano.

Da anni si parla e si promette di riunirle tutte in un’unica azienda, ma il progetto viene puntualmente rimandato e ora si complica con il passaggio della Provincia a città metropolitana. Di sfondo poi c’è il sistema della “dote lavoro” messo in piedi dalla Regione e che consente a chi ne ha diritto di fruire di servizi al lavoro e alla formazione — erogati da un operatore accreditato (sia pubblico che privato) — per un valore massimo di 3mila euro. Al Pirellone spiegano da mesi che la parola d’ordine è “efficienza”, per cui chi fra gli operatori riuscirà a ottenere una maggiore percentuale di nuovi impieghi avrà un miglior punteggio e quindi successivamente la possibilità di accedere a una superiore ripartizione di doti.

Se non fosse che il pubblico (cioè il centro per l’impiego) per sua natura non può permettersi di “rifiutare” nessuno; mentre il privato (cioè l’agenzia interinale) trova sempre la maniera di accaparrarsi i non occupati con maggiori potenzialità, più appetibili sul mercato, lasciando alla porta i senza lavoro cronici. Risultando alla fine, giocoforza, più “efficiente”. Che Afol non funzioni, insomma, a qualcuno non dispiace troppo. Per questo i più maliziosi fanno notare che il direttore generale per la Formazione e il Lavoro dell’assessorato regionale Gianni Bocchieri fino a poco tempo fa è stato manager di punta. Di quale azienda? La Adecco.

Brianza - Afol. Il miraggio di un nuovo lavoro? Un disoccupato su tre ce la fa

di Monica Guzzi da il Giorno

ARRIVAVANO da aziende manifatturiere in crisi, servizi o cantieri chiusi. Oggi uno su tre ha trovato un nuovo lavoro come impiegato, operaio o artigiano specializzato, mentre è in continua crescita la richiesta di figure legate a servizi di welfare e cura della persona.

È IL DATO confortante che, in uno scenario di crisi, arriva dai centri per l’impiego di Monza e Brianza. I numeri del 2013 sugli sportelli lavoro e i progetti di reimpiego coordinati da Afol, l’agenzia formazione, orientamento, lavoro di Monza e Brianza, lo confermano: il 30 per cento delle persone che hanno chiesto aiuto è rientrato nel mercato del lavoro. I più (67 per cento) hanno trovato lavoro a tempo determinato, il 12 a tempo indeterminato, il 7 ha ottenuto un contratto di apprendistato, altrettanti di tirocinio. Il 55 per cento sono uomini. La fascia di età che più si è rivolta agli sportelli è quella compresa tra i 30 e i 45 anni.
A sostegno della riqualificazione Afol ha attivato lo scorso anno 55 corsi di formazione permanente o abilitante, per un totale di 2.905 ore. Diverse le tipologie dei corsi più richiesti: conduttori di generatori di vapore, conduttore di impianti termici, window e office (base e avanzato), inglese, autocad 2D e 3D, contabilità, operatore controllo numerico computerizzato, HTML 5, relazioni con il cliente, 3D studio MAX, ma anche tappezzeria, falegnameria, Web designer, tecnica motociclistica ed elementi di manutenzione meccanica. Tra i servizi offerti dagli sportelli, proposte formative, servizi di conciliazione famiglia-lavoro, accesso al sistema degli incentivi per le aziende e opportunità di partecipare a gruppi di autoaiuto per quanti hanno perso il lavoro. «Spesso il posto di lavoro è l’ultimo anello di un percorso di riqualificazione più complesso - dice l’assessore provinciale al Lavoro Enrico Elli -. Occorre affrontare il tema in modo approfondito, soprattutto per quanti sono stati espulsi dal mondo del lavoro in età avanzata».
Non a caso vengono attivati anche percorsi di accompagnamento personalizzato, soprattuttoper i soggetti svantaggiati, che costituiscono l’84 per cento dell’utenza dei centri per l’impiego. Non solo. «Con il coordinamento della Provincia i nostri centri per l’impiego hanno messo in rete associazioni datoriali e sindacali, società di outplacement e agenzie per il lavoro per un progetto mirato a favorire ulteriormente le opportunità di ricollocazione, con l’obiettivo finale - il posto di lavoro - che oggi, dopo 11 mesi dall’avvio ha raggiunto il 43 per cento di ricollocazione», conclude il presidente di Afol MB, Marco Tognini. Risultati che piazzano Afol al quinto posto su 272 operatori nella classifica regionale.

Limbiate - Una sola Afol per aiutare meglio i disoccupati

di Gabriele Bassani da il Giorno

UNIRE le forze per migliorare gli interventi sul territorio e provare a rilanciare il lavoro in vista di Expo 2015. E’ l’obiettivo della “fusione” tra le Afol, Agenzie per la formazione, l’orientamento e il lavoro di Milano e del Nord Ovest, che ha una sede proprio a Limbiate, in via Monte Grappa, dove oltre allo sportello per le pratiche trovano posto anche le aule per i corsi di formazione. Anche Limbiate, così come Solaro è tra i 15 comuni che hanno aderito al progetto presentato dal presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. L’obiettivo del piano è la creazione di un soggetto unico capace di fornire servizi centralizzati ai cittadini e alle imprese. Si tratta di un’iniziativa che punta semplificazione delle strutture locali. La scelta di dar vita a un soggetto unico sul tema del lavoro e della formazione professionale, oltre a migliorare l’erogazione dei servizi, garantirà, infatti, la formulazione di politiche unitarie. I dati 2012 riferiti alle due agenzie parlano chiaro: 36.274 acquisizioni di domande lavoro; 12.341 pratiche di iscrizione alle liste di mobilità; 2.002 tirocini formativi e di orientamento attivati; quasi 6.000 colloqui di primo livello e specialistici effettuati. 

Brianza - Centri di formazione (pubblici) a rischio. Finanziamenti in forse

di Fabio Lombardi da il Giorno

«SE NON ARRIVANO le dovute garanzie c’è il rischio che a settembre non possano partire i corsi nei Centri di formazione professionale della Brianza». È seriamente preoccupato il segretario generale della Cisl Brianza, Marco Viganò che aggiunge: «Seicento alunni rischiano di non avere più la loro scuola». Un allarme che arriva pochi giorni dopo quello lanciato dal consigliere provinciale del Pd, Domieno Guerriero sull’«incertezza del rinnovo dei contratti in scadenza» di 16 addetti di Afol, l’agenzia che si occupa di formazione e orientamento al lavoro. «Quello legato al futuro dei 16 addetti in scadenza di contratto è un problema (per coprire i posti, con altri contratti a termine di un anno, è stato indetto un bando da Afol ndr) che va indubbiamente risolto, ma la situazione è complessivamente ancora più grave. Le incertezze sul futuro della Provincia (principale finanziatore di Afol) e su quello degli stanziamenti regionali (interessati dai tagli negli ultimi anni) non danno garanzie per l’inzio dei corsi di formazione».

OLTRE ai 15 docenti di ruolo, i Centri di formazione si avvalgono della professionalità di una trentina di esperti, inquadrati principalmente con contratti a progetto. «Che destino avranno questi 30? Ci saranno i fondi e le geranzie necessarie per loro? Sono figure fondamentali per i funzionamenti dei Centri di formazione professionale, i cui corsi necessitano di specializzazioni e competenze elevate», il dubbio di Viganò che poi lancia un appello. «Chiediamo a Regione, Provincia e alle istituzioni interessate delle risposte tempestive e certe sul futuro di questi corsi e di queste persone. Sarebbe un enorme errore non investire in formazione in un momento di crisi e di profonda trasformazione del mondo del lavoro».

AFOL oltre gli sportelli per l’orientamento a lavoro e scuola (nei centri per l’impiego della Brianza) si occupa infatti dei Centri per la formazione professionale: il Pertini di Seregno, il Terragni di Meda (dove c’è un corso di restauro di altissimo livello e i cui allievi si stanno occupando anche del recupero della Villa Reale) e il Marconi di Concorezzo dove si tengono, ad esempio, corsi per tecnici per impianti fotovoltaici e per tecnici dei servizi di animazione turistico-sportiva e del tempo libero. «Si tratta di un patrimonio e di opportunità per i giovani di crearsi una professionalità e di trovare un lavoro che vanno assolutamente salvaguardate», conslude Viganò.
fabio.lombardi@ilgiorno.net

Monza - Scadono i contratti I dipendenti Afol rischiano il posto

di Monica Guzzi da il Giorno

SI OCCUPANO di corsi di formazione professionale, di orientamento e lavoro. Un compito delicato in un momento di crisi come questo, perché da loro passano i progetti di riqualificazione tanto utili per dare una chance di ricollocazione ai lavoratori che hanno perso il posto.
Ma anche loro oggi rischiano di restare a piedi. Un paradosso per i 18 dipendenti assunti con contratto determinato da Afol, l’agenzia del lavoro istituita nel 2009 dalla Provincia di Monza e Brianza. Questi contratti scadono fra luglio e agosto, ma al momento ai lavoratori non sono state fornite garanzie di una riconferma. Il loro non è un ruolo marginale: molti di contratto in contratto lavorano da anni nell’ente e i numeri dei servizi erogati nel 2012-2013 dall’Agenzia brianzola parlano da soli: 35 corsi per un totale di 700 allievi, nonché 120 corsi di formazione continua e permanente a bando per un totale di 1.513 allievi.

A DENUNCIARE il caso con un ordine del giorno che approda oggi in Consiglio provinciale è il Pd. «Afol rappresenta, soprattutto in periodi di profonde difficoltà economiche, uno snodo fondamentale per la gestione delle crisi aziendali, la formazione e la ricollocazione dei lavoratori che perdono il posto di lavoro nella nostra Provincia - premette il capogruppo del Pd Domenico Guerriero -. Un mancato rinnovo, oltre a produrre un’ulteriore riduzione di posti di lavoro e un aumento di disoccupati, crea il rischio, con i prossimi corsi di settembre, di compromettere l’anno formativo per centinaia di ragazzi e adulti che si rivolgono, in condizioni precarie, fiduciosi all’Agenzia».
Di qui l’appello rivolto a Palazzo Grossi a sbloccare i contratti, visto che eventuali autorizzazioni, si legge nell’ordine del giorno, «necessitano di passaggi formali e burocratici della Provincia».
Il documento, che verrà sottoposto al voto dell’aula, chiede al Consiglio di impegnare l’assessore alla Formazione professionale Enrico Elli e il presidente della Giunta Dario Allevi a risolvere il caso anzitutto richiedendo ad Afol «di prorogare i contratti di lavoro almeno fino a dicembre 2013 al fine di evitare disagi nel servizio», un intervento che complessivamente potrebbe costare alle casse pubbliche non più di 120-130mila euro.
Si chiede poi ad Afol di fare un ulteriore passo avanti e «predisporre i relativi bandi di concorso da tempo determinato a tempo indeterminato, anche alla luce dell’ultimo provvedimento del Governo». Infine il documento chiede all’Amministrazione provinciale e alla sua Agenzia di «agevolare e accelerare tutte le necessarie autorizzazioni burocratiche».

Provincia di Milano - Afol, mozione bipartisan in Consiglio provinciale «Passo indietro del cda»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

Il Consiglio provinciale chiede il passo indietro dei vertici di Afol, l’azienda per il lavoro di Palazzo Isimbardi. La forma scelta nella mozione approvata ieri in aula da opposizione e maggioranza lascia la responsabilità della scelta agli stessi membri del cda e del collegio sindacale: li si invita infatti a «voler assumere con un chiaro gesto di responsabilità, nell’interesse dell’azienda, l’impegno a dare la propria disponibilità al fine di agevolare un rinnovamento della governance dell’azienda stessa, secondo i tempi che verranno stabiliti nell’interesse primario della missione propria di Afol Milano, delle persone che vi lavorano e, soprattutto, di coloro che attendono da Afol un aiuto concreto per il proprio reinserimento nel mondo del lavoro».

Ormai da due mesi Afol è finita sotto i riflettori: le continue relazioni dei sindaci della società che ne denunciano la cattiva gestione, due inchieste della Procura, l’allontanamento del direttore generale, le denunce del centrosinistra, hanno portato il presidente Guido Podestà ad affidare i dossier all’Osservatorio per la Trasparenza e la Legalità che, dopo 50 giorni di lavoro, si è pronunciato solo sui due bandi per arredi scolastici, per altro già sotto inchiesta. Resta da capire quale sarà la loro valutazione in merito alla contestata gestione della presidente Silvia Sardone (foto) e della consulenza da 25 mila euro che la stessa presidente aveva avuto dal suo cda. Intanto il Consiglio sollecita il tutti a casa.

Spiega il capogruppo pd Bruno Ceccarelli: «Le nostre continue denunce finalmente hanno portato ad un risultato e anche il centrodestra ha compreso che serve un ricambio per ripartire su nuove basi». Commenta la presidente Sardone: «In questo momento il continuo conflitto con i revisori sicuramente non agevola la gestione dell’azienda e il loro attacco pare ostruzionistico. Abbiamo cose importanti da fare, condivise con la Provincia». E la richiesta di un azzeramento? «Noi la nostra disponibilità l’abbiamo già data. Aspettiamo il responso dell’Osservatorio e decideremo sulla base delle loro valutazioni».

Provincia di Milano - Afol, i saggi prendono tempo. L’opposizione: azzerare il cda

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

Avrebbe dovuto essere il giorno del responso atteso da due mesi. Ma l’Osservatorio per la Trasparenza e la Legalità incaricato dal presidente della Provincia Guido Podestà di esaminare il caso Afol, si è presentato ieri ai consiglieri provinciali e ha chiesto altro tempo limitandosi a prendere posizione sulla questione dei due bandi da 400 mila euro complessivi per l’acquisto di arredi scolastici (già al centro di un’indagine del Procuratore capo Alfredo Robledo). Le altre questioni, ricordate in apertura dal presidente della commissione Massimo Gatti, sono le relazioni dei Revisori dei Conti che mettono nel mirino la gestione dell’azienda e le scelte, anche ultime, del cda guidato dalla presidente Silvia Sardone.

Altro tema: il compenso da 25 mila euro che la stessa Sardone ha pattuito per una consulenza da Afol.
Podestà è stato categorico: «Noi rifiutiamo i processi politici e mediatici che rispondono a logiche di strumentalizzazione e quindi crediamo che si debba accertare la verità esaminando con attenzione tutti i documenti». Molto critici tutti i consiglieri di opposizione intervenuti (mentre nessuno di maggioranza ha chiesto la parola). «Sono due mesi — ha attaccato Roberto Caputo, del Pd —che leggiamo documenti dei revisori dei conti molto allarmanti sulla gestione della società e sui rapporti interni. Ci sono due inchieste della Procura, c’è la stampa che informa su quanto sta accadendo nella società. Aspettare ancora a prendere posizione è negativo sia per Afol che per la Provincia e noi chiediamo che si azzeri l’intero vertice di Afol proprio a difesa dell’onorabilità della Provincia».

Il presidente dell’Osservatorio, Giovanni Palazzi già giudice della Corte dei Conti, si è impegnato a dare risposte nel giro di 10-20 giorni. Quanto alla vicenda dei due bandi, sui quali sta indagando anche la Procura a seguito di un’interrogazione del consigliere pd Bruno Ceccarelli, Palazzi ha elencato e circostanziato le molte irregolarità della gara accertate dall’Osservatorio e ha comunicato che per una delle due forniture, che poi il cda aveva sospeso, la Provincia ha già anticipato un pagamento di 78 mila euro. Che difficilmente potrà essere recuperato.

Verano - Trovato l’accordo in Comune A giugno riaprirà lo Sportello lavoro

da il Giorno del 12/05

TORNA attivo lo sportello lavoro. È stato presentato nell’ultima seduta di consiglio comunale l’accordo con Afol, l’agenzia provinciale per la formazione e il lavoro. Da gennaio lo sportello aperto una volta alla settimana era chiuso perché Brianza Formazione, la società cooperativa che lo gestiva, era andata in liquidazione. La nuova convenzione prevede un accorto triennale e già da giugno la riattivazione del servizio. 

Provincia di Milano - Arredi pagati a peso d’oro Afol, nuova inchiesta per «turbativa d’asta»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

Un’altra inchiesta su Afol e questa volta il reato ipotizzato, a carico di ignoti, è turbativa d’asta. La Procura torna ad occupa dell’Agenzia per la Formazione, l’Orientamento e il Lavoro della Provincia già al centro di una inchiesta per la nomina del direttore generale senza requisiti. Questa volta, nel mirino del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dei sostituti Tiziana Siciliano e Paolo Filippini è la vicenda dei bandi per acquistare arredi scolastici di cui il Corriere aveva parlato nel marzo scorso.

Due gare da circa 400 mila euro complessivi che avevano insospettito il capogruppo del pd, Bruno Ceccarelli, che sul tema aveva presentato una interrogazione urgente. Molte le domande cui i magistrati stanno cercando di dare risposta: perché spendere così tanto (400 euro una sedia e 800 una scrivania, ad esempio) per arredare aule scolastiche? Perché fare un bando a chiamata rivolgendosi soltanto a tre aziende di Treviso? Perché i prezzi pagati da Afol sono più alti di quelli indicati nei listini di vendita al pubblico? Perché nelle lettere di partecipazione di due società si trovano uguali errori ortografici e di scrittura? Ieri mattina gli uomini della Procura hanno perquisito uffici e sedi delle società Adue Interni, Everest, Doimo Mis, Lafano, Zalf, Ed Contract (queste due ultime si erano aggiudicate l’appalto con un minimo ribasso dello 0,78 per cento), a diverso titolo coinvolte nella gara.

Ai vertici di Afol (decapitati, dopo che il cda ha allontanato il dg Luigi Degan) è stata ordinata la consegna in copia di tutta la documentazione relativa i due bandi, oltre a tute le note informali, gli appunti, le e-mail e quanto ancora può interessare l’indagine. Dopo l’interrogazione del Pd, il presidente della provincia Guido Podestà aveva affidato il dossier all’Osservatorio per la trasparenza e il controllo, che sta ancora lavorando sulle varie vicende aperte in Afol. Ma il Pd insiste: «È incomprensibile e inaccettabile che, a un mese dalla prima segnalazione sui bandi e con tutto quello che poi è successo su Afol, con i revisori dei conti che hanno messo sotto accusa la gestione della presidente Sardone e con l’indagine a carico del dg Degan, il presidente Podestà non abbia ancora fatto sentire la sua voce».

Afol, la sentenza su Degan «Nominato senza requisiti»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

Lo dice anche il giudice del lavoro: il direttore generale di Afol, Luigi Degan non aveva «il requisito relativo alla "qualificata e pluriennale esperienza, di almeno cinque anni, nel coordinamento direzionale di strutture tecnico-gestionali complesse, con poteri di direttiva e spiccate competenze nel ramo del lavoro e della formazione professionale" ». È stata depositata la sentenza del tribunale, firmata dal giudice Fabrizio Scarzella, che ha di fatto confermato il pronunciamento del Tar della Lombardia a suo tempo chiamato in causa, sul tema, dai consiglieri del centrosinistra della Provincia.

Afol è l’Agenzia per il lavoro, la formazione e l’occupazione che dipende totalmente da Palazzo Isimbardi. La nomina di Degan era stata contestata perché, si era detto, il nome del prescelto era già noto a bando ancora aperto e perché, appunto, non avrebbe avuto i requisiti richiesti. Al Tar si erano rivolti i consiglieri provinciali: dopo la sentenza che aveva confermato i loro dubbi, Degan era stato sospeso, ma si era appellato al Consiglio di Stato che aveva dichiarato non fosse di competenza del Tar pronunciarsi sulla materia. Nel frattempo, però, uno dei partecipanti al bando, Paolo Pinna, si era rivolto al giudice del lavoro che ha solo in parte accolto le sue istanze. La sentenza ricorda infatti che il bando «prevedeva espressamente il necessario possesso, in capo ai singoli candidati, di una professionalità altamente qualificata con svolgimento, per almeno un quinquennio anche non continuativo, di mansioni di carattere direttivo e gestionale di strutture tecnico-gestionali complesse ed elevate competenze manageriali...», e si fa riferimento esplicito sia all’esperienza al fianco di Michele Tiraboschi (stretto collaboratore di Marco Biagi) sia a quella in Confindustria di Bergamo. Ma viene considerata «infondata » la domanda di annullamento del bando e la conseguente richiesta di ripetere la selezione. Motivi per i quali Degan è rimasto saldamente al suo posto e, anche in questi giorni, lavora, manda mail, discute, decide.
Questo è un aspetto del problema.

Subito dopo la sentenza, venerdì scorso, si è riunito il cda di Afol (nella sentenza si stabilisce per altro che Afol «risulta inadempiente » nella gestione del bando) e da più parti si sarebbe cercato di convincere Degan al passo indietro: ma in Afol, mentre si stanno consumando vendette trasversali che riguardano più la politica che i temi del lavoro. Martedì intanto si è riunito l’Osservatorio sulla trasparenza al quale il presidente della Provincia, Guido Podestà, ha affidato il dossier su Afol. Un dossier che riguarda diversi temi: due bandi sospetti per l’acquisto di arredi scolastici per 400 mila euro; la relazione dei revisori dei conti di Afol che parla di un’azienda «gestita male e amministrata peggio»; la consulenza da 25 mila euro che il cda ha affidato alla presidente Silvia Sardone; il caso Degan, sul quale anche il cda ha chiesto una indicazione. Il consigliere Massimo Gatti, che per domani ha convocato il presidente dei revisori in commissione consiliare Garanzia e controllo, si augura che «il lavoro dell’Osservatorio non sia solo un paravento per il presidente e un modo per prendere tempo». E le opposizioni insistono: «Tutto il vertice del cda deve essere azzerato ».

Caso Afol, la Provincia ascolta i revisori. Nomina di Degan, oggi decide il giudice

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

Anche la commissione consiliare Garanzia e controllo si occupa del caso Afol. L’altro giorno a Palazzo Isimbardi è stata decisa la convocazione per giovedì prossimo: il presidente Massimo Gatti spiega che «abbiamo chiamato il presidente e i componenti del collegio sindacale, per avere delucidazioni sulla base della relazione che è stata diffusa nei giorni scorsi».

L’informativa urgente, datata 4 aprile e recapitata ai vertici di Palazzo Isimbardi, segnala diverse criticità contabili, organizzative e nei rapporti interni dell’Agenzia che si occupa di Lavoro e occupazione, sintetizzando che «Afol Milano è gestita male e amministrata peggio » e mettendo nel mirino in particolare la presidente Silvia Sardone. A questo proposito, la stessa Sardone auspica di essere ascoltata a sua volta, «perché sarebbe scorretto ascoltare soltanto una delle parti».

In parallelo alla commissione consiliare, continua anche il lavoro dell’Osservatorio di Controllo e Vigilanza al quale il presidente della Provincia (istituzione da cui dipende Afol), Guido Podestà ha affidato il compito di fare luce su diverse questioni emerse nelle ultime settimane: dalla relazione dei revisori dei Conti fino ai due bandi a chiamata per l’acquisto di arredi scolastici, per un importo complessivo di 400 mila euro. Bandi che, per le modalità di impostazione e per le spese sostenute, hanno insospettito il vicecapogruppo del Pd, Bruno Ceccarelli che ha presentato un’interrogazione.

Non è finita. Per oggi è attesa la sentenza del giudice del lavoro sul caso del direttore generale, Luigi Degan. Il dg era stato nominato nell’aprile 2012 con una scelta che le opposizioni avevano contestato sostenendo che, a bando ancora aperto, già era dato per sicuro il nome di chi avrebbe vinto. Inoltre, la sinistra aveva sostenuto che Degan non avesse i requisiti richiesti per ottenere l’incarico e aveva contestato il curriculum presentato dal giurista esperto di tematiche di lavoro. Il Tar aveva annullato la nomina, Degan era ricorso al Consiglio di Stato che aveva sostenuto non fosse di propria competenza esprimersi sulla materia: il fascicolo è così arrivato al giudice del lavoro che oggi dovrà deliberare.

Caso Afol, Sardone attacca «Vogliono colpire Podestà». La presidente dell’agenzia: accuse dei revisori infondate

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

«Attaccano me per attaccare il presidente Podestà». Silvia Sardone, trentenne presidente della Afol, Agenzia della Provincia sul Lavoro finita alla ribalta delle cronache per critiche feroci dei revisori dei conti al suo lavoro, ribadisce: «Io sono tranquilla e in ogni cosa ho sempre seguito indirizzi assolutamente concordati con la Provincia di Milano».

Presidente, i revisori di Afol dicono che l’azienda è amministrata male e gestita peggio. Perché?
«Intanto vorrei capire perché intervengono solo adesso. Io so che noi abbiamo trovato un’azienda con grosse difficoltà economiche e organizzative e abbiamo chiuso con un bilancio in attivo e dando grande slancio con alcune iniziative avviate».

Sempre i revisori: dal maggio 2012 i consigli vengono indetti in extremis e senza dare documenti per tempo. Perché?
«Ma guardi che proprio non è vero (cita ad esempio, verbali alla mano, la convocazione dell’ultimo consiglio, 5 giorni prima di Pasqua e un dibattuto interno su urgenza o non urgenza per la riunione successiva, ndr). E comunque faccio notare che gli stessi revisori scrivono che "gli amministratori di Afol generalmente nulla obiettano". Quindi, di cosa stiamo parlando?».

Il direttore generale Luigi Degan sostiene che lei lo abbia di fatto esautorato dalle sue mansioni. Perché?
«Nego anche questo. Abbiamo introdotto la figura del vicedirettore generale che lo stesso Degan ha portato come proposta in cda. Certo: io in questi mesi ho cercato di lavorare molto e magari ci sono state sovrapposizioni che hanno dato fastidio: ma sempre nell’interesse dell’azienda».

Lei ha una consulenza da 25 mila euro per Afol. Perché?
«Coordino come consulente la prima fase di un progetto per riordinare il sistema dei servizi al lavoro della Regione Sicilia. Il vicedirettore generale aveva chiesto il curriculum a tutti i consiglieri, perché voleva affidare l’incarico ad una persona del cda: siamo stati selezionati in due e l’altro non era interessato. Io ho accettato e credo di avere i requisiti: sono laureata a pieni voti in Bocconi con una tesi sulle politiche di lavoro, ho un dottorato di ricerca e mi sono sempre occupata di questi temi».

Quanto guadagna per la consulenza?
«Il massimo previsto per due anni era 25 mila euro, ne ho fatturati poco più di 12 mila e non so se me ne arriveranno altri».

I revisori scrivono che le abbia esercitato su di loro pressioni perché mutassero il loro parere negativo su questa consulenza. Perché?
«Io ho solo detto che non aveva senso scrivere su ogni verbale tutto questo litigio e avevo invitato i revisori ad andare in Corte dei Conti qualora rilevassero un’irregolarità ».

Si è posta il problema dell’opportunità?
«Il progetto Sicilia è un ottimo progetto e solo nella prima fase porta in cassa 1 milione e 300 mila euro. Io ho valutato questo e comunque la consulenza la paga la Regione Sicilia, non Afol che si limita ad effettuare il bonifico».

Presidente, i suoi rapporti con Podestà?
«Gli sono molto legata e ho ottimi rapporti con lui. Sono consigliere del Pdl in zona 2 e politicamente Podestà continua ad essere il mio riferimento ».

«Sardone a Pedemontana? Diremo no alla promozione della presidente di Afol»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

Più che un dubbio. «Da mesi si rincorrono voci su prossime assunzioni nelle partecipate della Provincia di Milano di componenti dei vertici di Afol. Non vorremmo che ora, dopo tutto quello che si è venuto a sapere su quella società, si utilizzasse il criterio di promuovere per rimuovere». Il consigliere provinciale pd Bruno Ceccarelli non si spinge oltre. Ma a Palazzo Isimbardi è un segreto di Pulcinella: Silvia Sardone, presidente di Afol, potrebbe approdare in Pedemontana. Di più: un curriculum della presidente di Afol sarebbe già finito sul tavolo dei vertici di Pedemontana. Ma anche le ultime vicende che hanno riguardato l’Agenzia avrebbero quanto meno rallentato la pratica e il presidente Marzio Agnoloni avrebbe già spiegato ai suoi che «imposizioni non ne accetto».

Ricapitoliamo. Afol è l’Agenzia per l’Occupazione e il Lavoro oggi al centro di diverse polemiche per appalti sospetti, per una relazione molto dura dei revisori dei conti e per una riorganizzazione interna che i sindacati contestano. Dal settembre scorso, la trentenne Silvia Sardone è presidente (essendo stata, in precedenza, uno dei rappresentanti del cda) e, come lei stessa ha fatto notare, non percepisce emolumenti per questo incarico. Come invece precisano i saggi, però, Sardone ha ottenuto una consulenza con la stessa Afol nel luglio scorso che prevede un compenso massimo di 25 mila euro e che avrebbe la durata di circa un anno. L’incarico in Pedemontana per Sardone, che è sposata a Roberto Di Stefano, consigliere Pdl a Sesto San Giovanni, già amministratore delegato di Bic la Fucina (società della Provincia in liquidazione), non sarebbe incompatibile con quello in Afol. Ammesso che le venga assegnato.

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