Interfila

Chiuso lo stabilimento di Limbiate, Intercos tenta la quotazione in Borsa ma non trova acquirenti

di k.ts.

Niente quotazione in Borsa per Intercos, la società che nel maggio dell’anno scorso ha chiuso lo stabilmento di Limbiate dove lavoravano 146 dipendenti.

L’avventura borsistica per la multinazionale milanese della cosmesi, è terminata alle 15,30 di ieri. In serata la società guidata da Dario Ferrari ha diramato una nota in cui spiega il ritiro dell’offerta pubblica di acquisto (Ipo), apertasi il 29 settembre e conclusasi il 9 ottobre e che in caso di successo avrebbe visto la società quotata al mercato Star della Borsa di Milano dal 14 ottobre.

Si legge nella nota : "Nonostante l'ampio interesse e l'apprezzamento manifestato dagli investitori istituzionali italiani ed esteri nel corso del roadshow e pur considerando la qualita' ed il numero delle adesioni ricevute (corrispondenti ad una richiesta di azioni di poco inferiore al quantitativo massimo offerto), la societa' ha ritenuto che le condizioni dei mercati finanziari, deterioratesi repentinamente nel corso degli ultimi giorni, non consentano di ottenere una valutazione che rifletta fedelmente il reale valore intrinseco e le potenzialita' della societa”.

Che la società non ce l’avrebbe fatta a trovare gli investitori istituzionali per collocare il 44,18% del suo capitale sociale lo si era capito intorno a mezzogiorno di ieri, quando la Reuters ha battuto un’agenzia in cui spiegava che, a poche ore dalla chiusura dell'Ipo, solo tre quarti delle azioni erano state prenotate e al valore più basso della forchetta di prezzo ipotizzata. Forchetta fissata tra i 3,5 e i 4,5 euro (vedi Intercos, book coperto oltre tre quarti, atteso prezzo a minimo ).

La quotazione in Borsa, Intercos l’aveva tentata già nel luglio 2006, ma anche allora la società aveva ritirato l’Ipo e rinunciato al progetto di quotazione “ a causa delle condizioni dei mercati finanziari”.
In quel frangente advisor dell’operazione erano state Caboto e Jp Morgan.

Nel maggio dello stesso anno era stata quotata in Borsa la Saras della famiglia Moratti con il coinvolgimento sempre di Jp Morgan.
La quotazione di Saras era stata al centro di un’inchiesta giudiziaria, conclusasi nel 2011 con l’archiviazione, perché si sospettava che la società, coperta da debiti, fosse stata quotata a un prezzo molto superiore per consentire alle banche creditrici di rientrare dalla forte esposizione (vedi Il tracollo in Borsa di Saras). Durante l’inchiesta era emersa una mail in cui Federico Imbert, allora numero uno di JP Morgan Italia, scriveva: “Parlato a lungo con Miccichè di Intesa. È contento del lavoro fatto insieme su SARAS e Intercos. È personalmente a disposizione per stimolare forza vendita specialmente su SARAS. Chiede di informarlo se vediamo problemi o sgranature. Tiene ovviamente molto al successo data l'esposizione sua e di Passera con i Moratti. È stato da lui Galeazzo Pecori Giraldi di Morgan Stanley consigliando di non esagerare sul prezzo” (vedi Italian bankster a culo scoperto!”.

In questi giorni del 2014 è stata invece Rothshild l’advisor della quotazione di Intercos, mentre coordinatori dell’offerta: Banca Imi, Merryl Linch e UBS.

Banca Imi è esposta per 38 milioni di euro con Intercos, mentre BNP Paribas, che ha giocato anch’essa un ruolo nella tentata quotazione di Intercos, è esposta per 18 milioni di euro.
Complessivamente Intercos aveva al 30 giugno 2014 debiti finanziari per circa 225 milioni di euro (vedi tabella sotto).

Il debito con le banche in scadenza 2015-2016 è stato in parte rimborsato a fine luglio e poi rinegoziato con scadenze più lunghe. Al momento Intercos ha debiti finanziari per 208milioni di euro.

L’indebitamento è frutto del finanziamento da 250milioni di euro concesso a partire dal 2007 a Intercos dal pool di banche costituito da: Banca Imi (Intesa San Paolo), BNP Paribas, Credit Agricole, Nataxis, Banca Popolare Emilia Romagna, Banco Popolare Lodi, BNL, UBI e Unicredit.
A pegno del finanziamento, le banche detengono tutte le quote azionarie di Intercos oltre alle ipoteche sugli immobili e sui macchinari della società, e negli accordi sono previste diverse limitazioni alla libertà d’azione del management.
I proventi della quotazione sarebbero serviti alla proprietà a pagare i debiti con le banche.

Secondo il prospetto informativo depositato e approvato dalla Consob, unico impianto libero da ipoteche e gravami è quello di Limbiate, chiuso a seguito dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo comunicato dall’azienda ai lavoratori nel marzo del 2013.

La vicenda dei 146 lavoratori dello stabilimento di Limbiate (in maggioranza donne), aveva raccolto, lo scorso anno, la solidarietà e l’interesse di diversi esponenti politici (in una foto al presidio al di fuori dell’azienda era comparsa anche la biassonese Alessia Mosca, al tempo onorevole vicina a Enrico Letta, poi diventata europarlamentare del PD, vedi il comunicato stampa: Crisi Interfila, le azioni messe in campo dal PD) e lo stesso PD di Limbiate aveva concesso l’area, dove era solito organizzare la festa del partito, ai dipendenti Interfila che avevano gestito una festa, per l’occasione denominata: La fabbrica della speranza, raccogliendo 20mila euro (vedi sito: Interfila, la fabbrica della speranza). 

Speranza di breve durata perché il 10 luglio 2013, le rappresentanze sindacali della fabbrica, assistite dalle organizzazioni sindacali territoriali firmavano il licenziamento collettivo per i 146 dipendenti dello stabilimento di Limbiate, con il ricorso per due anni alla cassa integrazione guadagni straordinaria, prima della mobilità.
Al momento dei 146 dipendenti: 38 sono stati ricollocati all’interno del gruppo, 14 sono stati licenziati, 93 sono in cassa integrazione e uno risulta dimesso, secondo quanto si legge nelle due pagine che il prospetto informativo di Intercos dedica alla chiusura dello stabilimento di Limbiate e che riportiamo sotto.

Al 30 giugno 2014, il gruppo milanese Intercos, contava 2.834 dipendenti di cui 841 in Italia ( tra i quali i 93 in cassa integrazione di Limbiate) e 1.993 all’estero, in gran parte nei tre stabilimenti cinesi: i due di Suzhou e  quello di Shangai. Un altro stabilimento sempre a Suzhou è in costruzione e diventerà operativo dal febbraio 2015.

 

Intercos_Limbiate

Limbiate - Corsi di formazione e autostima per combattere la disoccupazione e aiutare chi è «rimasto fuori»

di Gabriele Bassani da il Giorno

SPAZI gratuiti per i corsi di formazione e riqualificazione dei lavoratori dell’azienda chiusa, oltre a un gruppo di «mutuo-aiuto» per sostenere le persone rimaste senza lavoro: due progetti distinti che vedono l’intervento diretto del Comune di Limbiate per cercare di rendere meno difficile la situazione di numerosi residenti alle prese con il dramma della mancanza di occupazione.

LO STABILIMENTO Interfila, dopo 50 anni di attività sul territorio con la produzione di matite cosmetiche e dopo una lunga vertenza sindacale, ha definitivamente chiuso i battenti e l’azienda ha proposto ai lavoratori l’opportunità di partecipare a corsi finalizzati al ricollocamento sul mercato, mentre il Comune ha offerto gratuitamente l’utilizzo dell’aula consiliare in Villa Mella.
I corsi, tenuti da formatori esperti, si terranno due giorni al mese, con inizio il 28 marzo, e si concluderanno a giugno. L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie all’interessamento dell’Università delle Tre Età. Dalla prossima settimana invece, partiranno i lavori del Gruppo di mutuo aiuto per cittadini disoccupati.
Il progetto, denominato «Amalav», è finanziato dalla Provincia di Monza e Brianza e dal Comune di Monza e vede coinvolti, in qualità di partner attivi, Afol di Monza e Brianza e la cooperativa Aeris. «Riceviamo ogni settimana molti cittadini che si trovano in situazioni di emergenza lavorativa - commenta l’assessore alle Politiche sociali, Franca Basso -. Sono tutte persone che stanno male e che vedono il futuro con grande pessimismo. È vero che questi gruppi non ti aiutano a trovare un lavoro, ma sono utili a provocare quello scatto d’orgoglio necessario per apprezzarsi al di là del lavoro».
L’idea nasce dall’esperienza di gruppi costituiti all’interno di aziende in crisi del territorio che hanno dato risultati incredibili e inaspettati. «Da qui - spiega Paola Fontana, coordinatrice del progetto Amalav - l’input per attivare simili strumenti, che ci auguriamo potranno diventare patrimonio delle Politiche Attive del Lavoro, anche fuori dalle aziende, rendendo partecipi i Comuni».
A Limbiate si comincia lunedì 31 marzo, alle 10, nel centro civico comunale di piazza Aldo Moro: ogni due settimane (per un totale di 18 incontri da due ore circa ciascuno), il gruppo si riunirà e, con il supporto di un facilitatore, i partecipanti potranno parlare delle difficoltà del momento, confrontarsi e magari esternare indicazioni ed intendimenti che possono poi rivelarsi utili anche per gli altri.

Limbiate - il PD consegna ai lavoratori di Interfila 20.000 euro

Limbiate, 16 novembre 2013
Comunicato stampa

FABBRICA DELLA SPERANZA, il PD di Limbiate consegna ai lavoratori Interfila oltre 20.000 euro

Con una simpatica cerimonia davanti ad un buon caffè ed alla presenza della stampa locale, nella mattinata di sabato 16 novembre il PD di Limbiate, rappresentato dal suo Segretario Pietro Cuppari e da quello in carica al tempo Sandro Archetti, ha consegnato un simbolico assegno ai lavoratori dell'Interfila a sostentamento della loro lotta in difesa del lavoro, frutto dell'utile della festa del luglio scorso e interamente gestita dagli stessi lavoratori in lotta.
Si dice tutte le cose abbiano un inizio ed una fine. Ma il progetto INTERFILA, Fabbrica della Speranza, che ha avuto inizio nel mese di maggio, non può avere fine perché è come il seme, citato nella splendida poesia di Ottaviano Menato:“Semina, semina, l'importante è seminare, … Semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita”. E quale battaglia ha più dignità oggi di quella per il lavoro? Per noi del PD di Limbiate, la FABBRICA DELLA SPERANZA non può essere liquidato come un semplice progetto, più invece come una tappa di un processo che ambisce ad innescare un cambiamento lento nelle relazioni tra la politica attiva e la società, rappresentata in questo caso, da un cospicuo insieme di lavoratori. Un processo sperimentale per il quale è arrivato il momento di un primo parziale bilancio, per rimanere nella metafora della semina, misurare i risultati del primo raccolto.
Con la FABBRICA DELLA SPERANZA, non abbiamo mai avuto la presunzione di “salvare” da un destino segnato da logiche di globalizzazione dei mercati, quella che va considerata una fabbrica storica per il territorio limbiatese, ma abbiamo avuto:
la volontà di amplificare sul territorio la conoscenza sulla situazione di crisi aziendale;
il desiderio di sostenere l’azione sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori di Interfila Spa per la difesa del loro posto di lavoro;
l’impegno di favorire l’apertura di spazi relazionali con gli enti locali quali Regione, Provincia di Monza e Brianza, e Comune di Limbiate;
la speranza di alleviare, laddove e per quanto possibile, il disagio economico delle lavoratrici e dei lavoratori a rischio di mobilità, cassa integrazione e licenziamento.
Tra le tante iniziative messe in campo spicca, non solo per l’alto valore simbolico della rinuncia dopo ben 38 anni dell’annuale Festa Democratica organizzata dal PD limbiatese, la festa FABBRICA DELLA SPERANZA, che si è tenuta quest’estate e che ha visto molte lavoratrici e lavoratori, insieme a nostri volontari, dedicare del tempo per la gestione operativa della cucina e del ristorante, ed il PD di Limbiate, che non ha risparmiato energie nel coordinare la fase organizzativa e gestionale.
Tra gli scopi della festa anche quello di raccogliere fondi da destinare ai lavoratori dell’Interfila.
Il PD di Limbiate, coerentemente con l’impegno che si era assunto, ha infatti “restituito” la cifra di 20.037,68 euro, corrispondente all’utile netto della festa.
Sebbene il Circolo PD di Limbiate abbia declinato ogni responsabilità sulle modalità con cui avveniva la distribuzione delle quote individuali, non possiamo negare che la formula scelta, vale a dire i buoni spesa da consumare presso la Cooperativa di Consumo e Agricola A.R.L di Limbiate, ci trova sensibilmente d’accordo perché oltre ad incrementare la quota totale, favorisce il ritorno sul territorio che le ha generate, delle risorse economiche ricavate, aiutando così il commercio locale.

Il Circolo del PD di Limbiate

Licenziamenti e cassa. La terribile estate della Brianza Valleyc

di Marco Dozio da il Giorno del 27/07

MIGLIAIA di lavoratori a rischio. Nella Silicon Valley e non solo. La crisi in Brianza picchia ancora duro. Tra tagli annunciati e minacciati, casse integrazioni vicine alla scadenza, serrate di imprese piccole ma un tempo vitali, per non parlare delle multinazionali in fuga, il quadro generale resta drammatico.
A Vimercate centinaia di lavoratori sono in ansia per il destino della Alcatel-Lucent, in procinto di delocalizzare le attività di ottica nel Nord America: solo nel sito di via Trento rischiano il posto almeno 400 persone.
A qualche centinaio di metri, nell’area di via Lecco, resta critica la situazione di 270 dipendenti Ibm interessati da una nuova procedura di mobilità insieme alla filiale di Segrate: per i sindacati si tratta di un ulteriore passo verso la definitiva chiusura del sito vimercatese già decimato negli anni da un programma di dismissioni e trasferimenti, che ha generato il dramma di Bames e Sem, aziende eredi del settore produttivo Ibm andate progressivamente alla deriva dopo la cessione ai canadesi di Celestica nel 2000.

A POCHI chilometri di distanza, a Concorezzo e Agrate, si consuma il dramma della Linkra, impresa specializzata nella produzione di ponti radio con 300 lavoratori in cassa integrazione, 150 dei quali potrebbero ricevere la lettera di licenziamento già a novembre, quando si esaurirà l’ultimo periodo coperto dagli ammortizzatori sociali. I sindacati per scongiurare l’ondata di tagli chiedono l’introduzione dei contratti di solidarietà, sulla scia di quanto avvenuto nei mesi scorsi alla Peg Perego di Arcore, dove l’accordo sulla «solidarietà» ha contribuito a salvare il posto a un centinaio di operai.

TEMPI difficili anche per i lavoratori della Star di Agrate, dopo l’apertura di una procedura di mobilità per 15 dipendenti che va ad appesantire il clima di incertezza che regna nei reparti (molti dei quali ormai semivuoti) dello stabilimento alimentare acquisito dal gruppo spagnolo di Gallina Blanca. Mentre a Limbiate ci sono 86 famiglie disperate per i licenziamenti annunciati da Interfila, che chiuderà la storica filiale brianzola alla fine dell’anno per delocalizzare in Cina la produzione di matite cosmetiche: si salveranno i 60 lavoratori che accetteranno il trasferimento nelle fabbriche di Agrate e di Dovera in provincia di Cremona.

Limbiate - Chiude l'Interfila. In 60 si trasferiranno per salvare il posto di lavoro

di Gabriele Bassani da il Giorno del 13/07

HANNO firmato, seppur a malincuore, prendendo atto della volontà espressa in assemblea da lavoratori e lavoratrici dell’Interfila: i rappresentanti sindacali hanno accettato l’ultima proposta dell’azienda per una chiusura consensuale della vertenza che porterà alla messa in mobilità di 86 dipendenti sugli attuali 146 e, soprattutto, alla chiusura definitiva della storica fabbrica di via Dei Mille, dove da 51 anni si producono matite per la cosmesi.

HANNO FATTO di tutto per cercare di far cambiare idea alla proprietà, la multinazionale Intercos, con sede centrale ad Agrate Brianza, ma pare che sia impossibile impedire il trasferimento della produzione in Cina, mantendendo solo una parte di lavoro in Italia, negli altri stabilimenti del gruppo. Avevano persino scritto ai più grandi marchi della moda, per i quali hanno prodotto fino a oggi le loro matite e si sono anche inventati una festa speciale, tutt’ora in corso a Mombello, denominata la «Fabbrica della speranza», con lavoratori e lavoratrici dietro i fornelli e a servire ai tavoli per non fare calare l’attenzione sulla loro vicenda. Ma alla fine hanno firmato. «Ce l’hanno chiesto i nostri colleghi, 84 voti a favore in assemblea, accettando l’ultima offerta dell’azienda», spiega Alessandra Malanca, delegata Rsu che con Samanta Napoli e Mauro Boniardi hanno formalizzato l’intesa con l’azienda. Saranno in totale 60 i lavoratori che si «salveranno» con un trasferimento, per 10 ad Agrate Brianza e per 50 a Dovera, in provincia di Cremona. Gli altri 86 avranno a disposizione 2 anni di cassa integrazione e poi la mobilità. Per chi invece sceglierà volontariamente di uscire dall’azienda ci sarà un incentivo all’esodo di 20mila euro fino a 10 anni di anzianità, che sale poi a 21 o 22mila a seconda se gli anni in azienda sono stati tra i 10 e i 20 oppure oltre i 20.

«ABBIAMO chiesto anche un anticipo del Tfr almeno del 40% e l’azienda ha accettato per somme che non superino comunque i 6000 euro», aggiunge la delegata Rsu. Ma si ha l’impressione che la parte più dolorosa possa arrivare ora, con la selezione tra i lavoratori che avranno diritto al trasferimento. «Alla fine li sceglierà l’azienda, pur con una serie di criteri che sono stati concordati, ma naturalmente il rischio di creare delle delusioni e delle rivalità interne è elevato, visto che, nonostante la distanza della sede di Cremona (oltre 60 km) quelli disposti a trasferirsi pur di mantenere il lavoro sono molti di più rispetto ai 60 posti disponibili». Un destino che i lavoratori conosceranno nelle prossime settimane, fino ad arrivare a fine anno, data della definitiva chiusura dello stabilimento limbiatese.

Limbiate - Interfila, gli operai si appellano alle grandi firme della cosmesi

di Gabriele Bassani da il Giorno del 03/07

UNA LETTERA alle grandi firme della cosmesi per invitarle a preferire ancora il «made in Italy» e un ruolo da protagoniste per quella che da «Festa democratica» si è trasformata in «Fabbrica della speranza»: i lavoratori di Interfila le stanno provando tutte per evitare la chiusura dell’azienda di Limbiate, dove sono occupati in 146. Nei giorni scorsi sono partite da Limbiate le lettere indirizzate ai maggiori marchi della moda mondiale, di cui è fornitrice Intercos (gruppo di cui fa parte Interfila) per quanto riguarda il settore «legno» (ovvero le matite per cosmesi). «Abbiamo la consapevolezza - scrivono i dipendenti di Interfila - che in questi anni il successo di molti vostri make up sia dipeso almeno per una piccola parte anche dal nostro lavoro. L’azienda ci ha comunicato di voler chiudere lo stabilimento per delocalizzare le produzioni in Cina. Ci chiediamo e vi chiediamo: davvero qualche centesimo in meno di costo di una matita fanno la differenza del vostro successo?». Intanto gli stessi lavoratori hanno dato vita alla «Fabbrica della speranza» con la festa allestita nell’ex Cral Antonini di Mombello, dove fino al 23 luglio cucineranno e serviranno ai tavoli, per portare avanti anche in questo modo originale la loro battaglia.

Agrate Brianza - Intercos assorbe 60 licenziati

di Marco Dozio da il Giorno del 29/06

DIECI LICENZIATI della Intercos di Limbiate, che chiuderà i battenti lasciando a casa 146 persone, potrebbero essere ricollocati nella sede di Agrate. Mentre altri 50 dipendenti potrebbero prendere la strada dello stabilimento di Dovera in provincia di Cremona. Per un totale di 60 ricollocamenti interni. Ma i sindacati ne chiedono almeno 90: «Chi si sposterà lo farà a scapito dei lavoratori somministrati. Per questo motivo, e non solo, il numero delle ricollocazioni deve essere innalzato sensibilmente», spiegano i referenti di Filctem Cgil e Femca Cisl. Altro punto nodale, l’incentivo all’esodo per chi perderà il posto. Le parti sono ancora distanti: «Quello proposto dall’azienda è insufficiente». 

Limbiate - La festa del pd «gestita» dai dipendenti a rischio di Interfila

di Gabriele Bassani da il Giorno

PER QUASI un mese, dal prossimo 27 giugno e fino al 21 luglio, i lavoratori Interfila di Limbiate prenderanno in «autogestione» quella che avrebbe dovuto essere la Festa del Partito democratico. Lo faranno per raccogliere fondi a sostegno della loro battaglia contro la chiusura annunciata della fabbrica di via Dei Mille, dove da 50 anni si producono matite per la cosmesi. La sezione limbiatese del Pd ha deciso di rinunciare al proprio appuntamento annuale per concedere gli spazi della festa, nell’ex Cral Antonini di via Monte Grappa a Mombello, ai 146 lavoratori il cui futuro occupazionale è fortemente a rischio.

«L’idea è venuta a seguito dell’appello affidato alla rete web, da parte dei rappresentanti sindacali di Interfila», spiega Sandro Archetti, segretario della sezione limbiatese del Pd. «Ci sentiamo sempre più impotenti e piccoli, di fronte alla proprietà» scrivono i lavoratori di Interfila, che hanno già aperto anche un blog su Internet per diffondere le loro iniziative.

«Le nostre azioni non sono sufficienti a definire un futuro dignitoso. Vorremmo avere le risorse per permetterci una azione sindacale forte. Chiediamo a tutti di aiutarci, di sostenerci economicamente, ai partiti di aiutarci a raccogliere fondi. La vogliamo vincere questa battaglia». I primi a farsi avanti con una proposta concreta e decisamente fuori dall’ordinario sono stati quelli del Pd: «Abbiamo deciso di rinunciare, per la prima volta dopo 38 anni, alla tradizionale festa democratica (ex festa dell’Unità) per mettere a disposizione dei lavoratori Interfila, i nostri spazi, le nostre attrezzature e la grande esperienza in termini organizzativi, per autogestire la 1° edizione de “La fabbrica della sperenza”, una festa del lavoro e della speranza, aperta a tutti, cittadini e associazioni. Dopo l’impegno profuso a sostegno dei lavoratori Interfila, da parte di tutti i livelli del Pd, la nostra scelta dimostra la capacità di un partito di fare politica con azioni concrete». 

Limbiate - Mamme, papà e bimbi in piazza per far cambiare idea all’Interfila

di Gabriele Bassani da il Giorno

HANNO provato la «carta» dei figli, nel tentativo di far riflettere la proprietà dell’azienda, ma finora senza risultati: per i 146 lavoratori dell’Inferfila di Limbiate, azienda di via dei Mille che da oltre 50 anni produce matite per la cosmesi (gruppo Intercos), il destino sembra segnato. L’azienda ha deciso di chiudere lo stabilimento limbiatese entro fine anno e trasferire la produzione, in parte in Cina, in parte in altra sede del gruppo, in provincia di Cremona. L’altro giorno le lavoratrici hanno cercato di far leva sul proprietario Dario Ferrari portanto anche i loro figli, i quali hanno letto un comunicato riferendo ciò che hanno percepito da questa situazione particolarmente delicata, poi hanno cantato una canzone. Cori anche da parte delle mamme e dei papà che hanno di fronte la prospettiva di perdere il posto di lavoro. La trattativa in corso ha finora portato a un incentivo all’esodo di circa 20mila euro uguale per tutti, la possibilità di trasferire 60 dipendenti a Crema con un pullman giornaliero in partenza da Limbiate, pagato dall’azienda almeno per i primi due anni. Ma la battaglia sindacale, che ha trovato appoggio nelle istituzioni locali, a cominciare dal Comune, prosegue con l’obiettivo dichiarato di ottenere una retromarcia della proprietà. 

Agrate Brianza - Intercos, la protesta arriva anche da Limbiate

da il Giorno

DA LIMBIATE ad Agrate per gridare la propria rabbia sotto gli uffici della Intercos, il colosso dei cosmetici che vuole chiudere lo stabilimento limbiatese per delocalizzare in Cina. Ieri mattina decine di lavoratori hanno inscenato un presidio di protesta vicino alla rotonda dell’autostrada, dopo aver proclamato uno sciopero di otto ore: si lotta per salvare 146 i posti di lavoro a rischio.
Anche i colleghi di Agrate, all’interno della sede centrale di via Marconi, hanno indetto un’assemblea per solidarizzare con i manifestanti. Forse memori del precedente del 2009, quando il sito agratese fu interessato dal taglio di 55 dipendenti. Questa volta il piano di ristrutturazione punta ad azzerare la storica filiale di Limbiate, la più antica del gruppo fondato negli anni Settanta da Dario Ferrari. Un gazebo affollatissimo, striscioni, slogan. Tante donne, che rappresentano l’80% della forza lavoro. Eliana Schiadà, sindacalista della Filctem Cgil: «Le condizioni presentate dall’azienda sono semplicemente inaccettabili. La mobilitazione prosegue, vogliamo convincere la controparte ad abbandonare il progetto di trasferire la produzione in Cina. E’ inaccettabile che abbiano anche rifiutato la nostra proposta di attivare i contratti di solidarietà». Davide Martorelli, sindacalista della Femca Cisl: «Proseguendo la lotta avremo dei benefici sulla trattativa. L’obiettivo è arrivare a un accordo, ma sulla base di queste premesse non è ancora possibile».

INTERCOS FINORA ha messo sul piatto un indennizzo di 7mila euro lordi e due anni di cassa integrazione. Rosy Mosca e Alessandra Malanca, delegati sindacale: «Siamo distrutti, demoralizzati, ci vogliono chiudere dopo aver dato l’anima per questa azienda. E stiamo parlando di una realtà in salute». Circola una lettera indirizzata a Ferrari. L’hanno scritta le lavoratrici: «Le chiediamo di ripensarci: per Lei chiudere il sito significa aumentare un profitto già consolidato, mentre per noi significa restare senza reddito, senza un futuro per sé e per le proprie famiglie». Domani riparte la trattativa in Confindustria.

Limbiate - Crisi Interfila. Le azioni messe in campo dal PD (comunicato stampa)

Da oltre un mese il Circolo del Partito Democratico di Limbiate è impegnato ad affiancare i lavoratori dell’Interfila di Limbiate. Concreto è stato il nostro impegno, rafforzato dall’idea che questa storica fabbrica abbia ancora molto da dire nel mercato della matita cosmetica, un mercato che chiede ancora, e con insistenza, il prodotto italiano di qualità.

Per evitare la delocalizzazione della produzione in Cina sono necessari interventi soprattutto a livello regionale e nazionale, ed è per questo che non ci siamo rassegnati ed abbiamo lavorato per coinvolgere tutti i nostri referenti in Parlamento e in Regione, alcuni dei quali hanno potuto incontrare le lavoratrici e i lavoratori di Interfila in sciopero, proprio questa mattina davanti ai cancelli dello stabilimento.
Ne è uscito un incontro appassionante, a tratti toccante, dove l’onorevole Alessia Mosca, deputata del Partito Democratico, ha annunciato di aver preparato una interrogazione urgente al Ministro del lavoro e a quello delle Attività produttive, che presenterà già nel pomeriggio di oggi, dopo che da alcune settimane è in costante contatto con le rappresentanze sindacali.

Laura Barzaghi ed Enrico Brambilla, Consiglieri regionali del PD, già il 21 maggio scorso, presso il palazzo della Regione Lombardia, insieme all’altro consigliere Onorio Rosati, avevano incontrato i rappresentati sindacali di Interfila, offrendo tutta la loro disponibilità a cercare soluzioni, sottolineando che l’obiettivo principale è quello di portare al tavolo della contrattazione la proprietà e non suoi delegati, e attivandosi da subito per coinvolgere la Giunta regionale, per definire la possibilità di un’audizione in commissione attività produttive e per promuovere l’intervento dell’agenzia ARIFIL, per vagliare l’eventuale interesse di altri imprenditori.
L’assessore del Comune di Limbiate, Andrea Pellegata, ha invece ribadito che l’Amministrazione comunale non ha lesinato il suo impegno straordinario per Interfila, presenziando a tutti i tavoli che si sono tenuti in Provincia.

Rispetto agli obiettivi che il Circolo del PD intende perseguire, prioritaria è la volontà di bloccare eventuali possibili speculazioni sull’area, impedendo, in ambito di PGT, di accogliere eventuali richieste di cambio di destinazione d’uso del sito su cui si trova la fabbrica.
Il Circolo del PD di Limbiate sta valutando la possibilità di promuovere iniziative di raccolta fondi da mettere disposizione delle lavoratrici di Interfila e sostenerne le difficoltà che in questa fase sono molto accentuate.

Sandro Archetti, segretario Circolo PD di Limbiate

Limbiate - Crisi Interfila. Appello: non chiudete la nostra azienda

di Gabriele Bassani da il Giorno

È UN TENTATIVO DISPERATO quello che ancora ieri lavoratrici (per la maggior parte) e lavoratori della Intercos hanno fatto per cercare di far cambiare idea alla proprietà dell’azienda la quale ha comunicato l’intenzione di chiudere entro fine anno la fabbrica di matite cosmetiche di Limbiate dove oggi sono occupate 146 persone. Dopo un primo incontro in Provincia lo scorso 21 maggio, le delegazioni sindacali si sono presentate ieri per un confronto con l’azienda, sperando di incontrare direttamente la proprietà ma dovendosi «accontentare» dell’amministratore delegato che ha comunque raccolto l’appello lanciatogli, oltre che dai lavoratori, anche dal presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi e dall’assessore comunale Riccardo Alberti. «La nostra battaglia è per cercare di evitare la chiusura del sito produttivo storico di Cesate, con 50 anni di vita e presenza sul territorio» spiegano le rappresentanze sindacali.

«Alla richiesta di tornare sulle decisioni prese, l’amministratore delegato ha detto che lo farà, ma la disponibilità è sembrata più una risposta di cortesia che non la volontà di esperire soluzioni alternative alla chiusura limbiatese» si legge nel comunicato emesso alla fine dell’incontro dalle segreterie di Femca Cisl e Filctem Cgil. Da tre giorni però è stata avviata ufficialmente la procedura di messa in mobilità che ha fatto scattare il «conto alla rovescia» dei 75 giorni a disposizione tra le parti per trovare un accordo. Già questa mattina la trattativa si aprirà formalmente con l’incontro nella sede monzese di Confindustria dove, a sostenere la delegazione sindacale al tavolo, ci sarà un presidio di lavoratori fuori dalla sede, come avvenuto ieri in Provincia. Samanta Napoli, a nome della Rsu interna, ha consegnato una lettera rivolta al proprietario Dario Ferrari: «Da quando i nostri destini si cono incrociati, anche il nostro lavoro è diventato parte del suo successo.

La differenza - si legge nella lettera - è che per Lei chiudere questo sito significa aumentare un già consolidato profitto, per i lavoratori del sito di Limbiate significa trovarsi senza un reddito, senza futuro per sé e per le proprie famiglie». 

Limbiate - Chiusura Interfila. Prove di dialogo tra azienda e sindacato

di Gabriele Bassani da il Giorno del 23/05

CONFERMATA la volontà di chiudere entro fine anno ma, perlomeno, si comincia a dialogare tra lavoratori e proprietà di Interfila, l’azienda del gruppo Intercos che dal 1962 produce matite per cosmetica in via Dei Mille. L’altro giorno, nella sede di Confindustria a Monza, il primo confronto tra le parti, con una folta delegazione di dipendenti della fabbrica impegnata in un presidio sotto la sede. Sul tavolo il futuro dei 150 dipendenti, in gran parte donne tra i 40 e i 50 anni. Solo per 60 di loro ci sarebbe la possibilità di un trasferimento nella sede produttiva di Dovera, vicino a Crema, per il quale l’azienda sarebbe disponibile a mettere a disposizione un autobus con partenza quotidiana da Limbiate. Per gli altri 90 c’è lo spettro della disoccupazione solo parzialmente ammortizzato dalla cassa integrazione, almeno per due anni. Le richieste dei lavoratori sono innanzitutto quelle di evitare la chiusura del sito di Limbiate o almeno di raddoppiare il servizio autobus per chi accetterà il trasferimento a Dovera, oltre a incentivi economici a chi uscirà dall’azienda. Ieri i lavoratori della Interfila hanno incontrato il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi e il consigliere regionale Onorio Rosati, i quali hanno manifestato l’intenzione di chiedere un incontro con la proprietà per invitarla ad un ripensamento.
Il 31 maggio è già fissato un nuovo incontro a Monza, a giorni potrebbe partire la procedura formale che farà scattare i 75 giorni di tempo per raggiungere un accordo tra le parti. 

Limbiate - L’Interfila chiude e si sposta in Cina: 90 licenziamenti

di Gabriele Bassanida il Giorno

IN STRADA sotto il diluvio, ieri mattina i circa 150 dipendenti della Interfila, hanno manifestato la loro rabbia e la loro disperazione di fronte all’ennesima azienda brianzola che trasferisce la produzione in Cina. Un copione ormai imparato a memoria: ristrutturazione, taglio dei costi, economie di mercato globale e l’azienda che dal 1962 produce matite in legno per cosmetici lungo la via Dei Mille, la strada affiancata dei binari del tram, a fine anno chiuderà i battenti. Il quadro presentato ai lavoratori è di quelli da non far dormire di notte: per 60 di loro la possibilità di un trasferimento nello stabilimento del gruppo Intercos a Dovera, vicino a Crema, 65 chilometri da Limbiate, per gli altri 90 la mobilità, ovvero la perdita del posto di lavoro.

A FARNE le spese un organico composto per due terzi da donne soprattutto tra i 40 e i 50 anni, in buona parte residenti a Limbiate o nelle immediate vicinanze, con ovvi ed evidenti difficoltà al trasferimento. «È una tragedia annunciata perchè negli ultimi anni l’azienda ha progressivamente diminuito la produzione in questo sito per aumentarla contemporaneamente in Cina», spiegano i delegati delle rappresentanze sindacali unitarie. «Nel 2011 abbiamo prodotto 45 milioni di pezzi, nel 2012 siamo scesi a 25 milioni e le previsioni del 2013 sono di 14 milioni di pezzi», dice Samanta Napoli. «Eravamo in un periodo di cassa integrazione, con il fermo della produzione nella giornata di lunedì, ma da qualche settimana la cassa è stata interrotta e abbiamo ripreso a lavorare anche il primo giorno della settimana per rispondere agli ordinativi in aumento, anche urgenze, ma di fronte a questo annuncio abbiamo deciso un presidio per tutta la giornata fuori dallo stabilimento».

«IL TRASFERIMENTO a Crema - aggiunge Alessandra Malanca - è impossibile per molti di noi, abbiamo chiesto all’azienda di venirci incontro mettendo a disposizione almeno un pullman per ogni turno, ma non c’è disponibilità, neanche per degli incentivi economici all’esodo volontario». «Vogliamo che l’azienda apra un dialogo con i lavoratori coinvolgendo anche le rappresentanze sindacali di categoria ma al momento questa disponibilità non c’è, per questo proseguiremo con le iniziative di protesta», aggiunge Mauro Boniardi. Questa sera una delegazione di lavoratori dell’Interfila interverrà in consiglio comunale a Limbiate: messaggi e presenze di solidarietà sono stati manifestati ieri da diverse forze politiche locali.


Il colosso mondiale dei cosmetici che ama sempre meno la Brianza
di Antonio Caccamo da il Giorno

PIÙ DI TREMILA dipendenti sparsi nel mondo, tre stabilimenti in Italia e altri otto all’estero in Svizzera, Stati Uniti, Cina, Malesia. Circa 300 milioni di fatturato nel 2012, più di 600 milioni di pezzi prodotti tra rossetti, ombretti, mascara, fondotinta, ciprie, matite per occhi e per labbra ogni anno ed esportati in ogni parte della terra e commercializzati dai principali marchi del settore. Questa è la realtà del gruppo Intercos, colosso internazionale del make up con sede ad Agrate in via Marconi. Interessato nell’autunno 2009 a una riorganizzazione che ha coinvolto 90 dei 466 dipendenti. L’avventura industriale è cominciata nel 1972 quando Dario Ferrari decise di fondare la Intercos Bbc srl. Il gruppo è diventato uno dei colossi mondiali per la creazione e sviluppo di cosmetici per conto terzi. La sede cinese, oprativa dal 2004, è all’interno del Suzhou Industrial Park (a circa un’ora di guida da Shangai), in prossimità dei maggiori produttori di packaging locali. A Suzhou, come si legge sul sito internet aziendale, sono realizzate le fasi di conversione del bulk e del confezionamento; in particolare sono realizzate: la compattatura polveri, il colaggio rossetti, il colaggio e riempimento emulsioni, il confezionamento e l’assemblaggio finali. Riguardo all’attuale riorganizzazione l’azienda non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »