Seregno

Seregno - Walter Todaro lascia l'ufficio stampa del comune e va a Desio

06/11/2017

di k.ts.

Cambio nell’ufficio stampa del comune di Seregno.
Se ne va Walter Todaro, coordinatore dell’ufficio dalla sua costituzione nel 2011, che approda al Comune di Desio, vincitore di un bando di mobilità volontaria per addetto stampa in cui era l’unico candidato.

Entrato in municipio a Seregno diciotto anni fa, era passato dall’ufficio relazioni con il pubblico al settore comunicazione, diventando da dipendente comunale prima pubblicista ( tessera ODG n° 102739 data iscrizione del 19/01/2004) e poi giornalista professionista (tessera ODG n° 077192, data iscrizione del 4/12/2013).
Molto vicino al cesanese Aurelio Biassoni (addetto dell’ufficio stampa del Consiglio Regionale, presidente dell’associazione Brianza Protagonista di Fabrizio Sala, tesoriere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, in precedenza “portaborse in Regione in quota a Forza Italia”, così lo definì qualche anno fa Marco Pirola sull’Esagono), Walter Todaro ha iniziato dal 2014 un’intensa attività da conferenziere, entrando nel gruppo di lavoro degli uffici stampa dell’Odg, gruppo coordinato da Aurelio Biassoni.

Orgoglioso inventore del TGweb (peraltro molto simile al già esistente notiziario locale di Seregno tv), Todaro ha visto la messa in liquidazione della sua creatura nel 2016 (vedi editoriale di addio sul Tgweb del 26 aprile 2016).

Chiusura o cambio di strategia - secondo i punti di vista - contestuale all’intervento di Tiziano Mariani (Noi per Seregno) che sollevò in consiglio comunale dubbi sull’obiettività, l’utilizzo, l’efficacia e i costi del TgWeb, prodotto in uno studio appositamente allestito negli uffici comunali.

Per capire meglio le questioni sollevate, riproponiamo la bozza di intervento che Tiziano Mariani lesse (parzialmente) in consiglio comunale, come replica alla risposta scritta dell’allora sindaco Edoardo Mazza.

Ho letto la risposta scritta alla mia interrogazione sul Tgweb e non mi ha per nulla soddisfatto, dandomi lo spunto per ulteriori domande che qui vi pongo.

Mi si risponde che il Tgweb è una rubrica dell’agenzia di stampa comunale Seregno Notizie, registrata presso il Tribunale di Monza (n.1996 del 05/07/2010).

Mi spiega, signor sindaco, perché il comune di Seregno ha un’agenzia di stampa che a quanto capisco diffonde dei semplici comunicati del comune?
A cosa serve un’agenzia di stampa comunale visto che nessun comune ce l’ha, nemmeno il comune di Milano?
Quanto è stato il costo della sua registrazione e quanto costa il suo mantenimento nel registro, considerato, in aggiunta, che il Comune di Seregno aveva già un’altra testata registrata presso il Tribunale, Seregno Inform@ (reg. 1289 del 29/07/2007)?
Perché il comune ha adesso due testate registrate?

Leggo nella delibera di Giunta n° 174/2010 con cui è stata costituita l’agenzia di stampa che: “ Atteso che l’Agenzia Stampa comunale sarà denominata “Seregno Notizie”, avrà una periodicità quotidiana”.
Vedo, però, che sul sito di Seregno Inform@, cliccando su Seregno Notizie, le notizie pubblicate sono circa dieci/quindici al mese e zero in agosto.
Vorrei sapere quante sono effettivamente le notizie prodotte dall’agenzia di stampa Seregno Notizie, tenendo ben separato il lavoro normale di contatto e di scambio di email con i giornalisti, cioè il lavoro proprio dell’ufficio stampa.

A proposito dell’ufficio stampa, leggo nella delibera 183/2011:
Considerato che l'Amministrazione intende formalizzare l'istituzione di un ufficio stampa al fine di coordinare e valorizzare le attività di informazione e comunicazione istituzionale, individuando nel dott. Walter Todaro, in possesso dei requisiti previsti dal D.P.R. 422/2001, l'incarico specifico di coordinatore dello stesso, assegnandole, conseguentemente, le seguenti mansioni:
redazione dei comunicati riguardanti sia l'attività dell'amministrazione e del suo vertice politico, sia quella di informazione e promozione dei servizi del Comune;
organizzazione conferenze stampa;
redazione del periodico comunale online "Seregno Inform@" (Registrazione Tribunale di Monza n. 1289 del 29.7.2007);
redazione e conduzione del tiggì comunale TGweb prodotto dall’agenzia stampa “Seregno Notizie” (istituita con delibera di Giunta Comunale n. 174 del 25/06/2010); Firma autografa su originale (conservato presso il Comune) Proposta GC – 100 – 2011
direzione dell’agenzia stampa “Seregno Notizie” (Registrazione Tribunale di Monza n. 1996 del 05.7.2010)”.

Mi spiega, signor sindaco, la differenza tra la mansione: “redazione dei comunicati riguardanti l’attività dell’amministrazione” e “la direzione dell’agenzia di stampa Seregno Notizie”?
Mi spiego meglio: che differenza c’è tra un comunicato stampa del comune e una notizia e un comunicato pubblicati da Seregno Notizie? A leggere la determina sono due mansioni diverse. Lo sono veramente? In che cosa consiste la differenza?

Visto che tra i compiti del responsabile dell’ufficio stampa c’è la redazione del periodico comunale “Seregno Inform@”, perché l’ultimo numero prodotto dall’ufficio stampa comunale è del giugno 2013?

Sul costo del Tgweb mi rispondete che è a costo zero, con un investimento per l’attrezzatura di seimila e seicento euro. A parte che mi chiedo perché, avendo già investito una simile cifra, l’attrezzatura non venga utilizzata per riprendere il consiglio comunale e mandarlo in streaming, come avviene in molti comuni della zona, dando la possibilità a tutti cittadini di assistere in diretta o in registrata alle sedute. Questo sì che sarebbe un uso istituzionale dell’attrezzatura nel rispetto della norma che voi mi citate - la legge 150/2000 - su cui tornerò e che recita sui compiti dell’ufficio stampa al punto b) : “illustrare le attività delle istituzioni e del loro funzionamento”. Quale miglior modo di illustrare le funzioni e il funzionamento del consiglio comunale che riprenderlo e trasmetterlo?

Detto questo, il costo per la produzione del Tgweb non è ovviamente zero, visto che impiega due persone.
Io sono un editore e di ogni trasmissione radiofonica conosco quante ore uomo impiega, quanto mi costa e quanto mi rende in pubblicità.
Mi aspetto che per la stessa logica di buona gestione economica, anche il comune di Seregno sappia quante ore uomo impiega per girare e montare il Tgweb e quanto alla fine venga a costare questo prodotto.

Visto che la troupe del Tgweb è in giro per Seregno e spesso in giro per la Brianza o a Milano, vorrei anche sapere se questi spostamenti avvengono in orario di lavoro (e, se sì, anche questo va nel conteggio dei costi ore/uomo) e se per raggiungere, ad esempio, l’Arengario di Monza per la mostra fotografica di Doisneau i due dipendenti comunali che hanno realizzato l’ultimo Tgweb lo hanno fatto con mezzi propri o con mezzi del comune e, se sì, anche questo va calcolato nelle spese.

Veniamo adesso ai contenuti.
Perché il comune di Seregno manda due persone, due dipendenti comunali pagati dai cittadini, a Monza all’Arengario a girare un servizio sulla mostra di Doisneau? (vedi Tgweb 4 aprile 2016)
Che cosa c’entra il comune di Seregno con l’Arengario di Monza?
Fra l’altro, questa mostra è organizzata da un privato, a quanto mi risulta.
Ma il comune di Seregno deve fare pubblicità a una mostra organizzata da un privato a Monza?
E qui vorrei coinvolgere il segretario comunale che deve controllare il lavoro dei dipendenti comunali.
E’ questo il compito istituzionale di un ufficio stampa secondo la legge 150/2000 e secondo la carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa?
Che a quanto leggo hanno questi obiettivi:
I principali obiettivi dell’ufficio stampa sono in sintesi:

•  ottenere la maggiore visibilità possibile costante e mirata sui media
•  certificare ed avvallare la credibilità dei messaggi divulgati dall’Ente
•  veicolare messaggi complessi per cui la pubblicità è inadeguata
•  creare un flusso continuo di informazioni
•  interessare i giornalisti
creare un’immagine positiva dell’ente
•  prevenire e risolvere situazioni pericolose e dannose per l’Ente (Comunicazione di crisi)
accreditare il proprio Ente come fonte indispensabile su specifiche tematiche”

Vorrei sapere come questi obiettivi possano venire raggiunti facendo un servizio su una mostra a Monza?
Ripeto la domanda: che cosa c’entra il comune di Seregno in tutto questo?
Due settimane fa ho visto un servizio del Tgweb alla Villa Reale di Monza sul quadro di Caravaggio “La flagellazione di Cristo” (vedi Tgweb 21 marzo 2016), mostra organizzata dal gruppo editoriale del Cittadino di Monza e Brianza.
Nei mesi precedenti ho visto una ripresa su una mostra di Gianni Corrado, uno dei due dipendenti del comune di Seregno che realizzano il Tgweb, mostra tenuta alle cucine della Villa Reale di Monza (vedi video Tgweb 2 febbraio 2015). Praticamente il Tgweb è servito a promuovere una mostra fatta a Monza da chi fa materialmente il Tgweb.
Ma è questo il significato di informazione istituzionale, è questo il lavoro dell’ufficio stampa?
Fare servizi su mostre realizzate in gallerie private fuori Seregno? O a Seregno nella galleria di Andrea Cajani, poi capolista di Amare Seregno (in appoggio al sindaco Mazza) e figlio dell’ex assessore e consigliere Marco Cajani? (vedi Tgweb 19 settembre 2014)

Nell’edizione del TGweb del 18 gennaio 2016 (vedi link) si vede Matteo Salvini che partecipa a un presidio organizzato dalla Lega Nord a Birone di Giussano per protestare per gli alloggi dati ai profughi. Salvini viene intervistato dal capo ufficio stampa Walter Todaro per il Tgweb e parla anche delle imminenti elezioni a Milano, nelle riprese si vede anche il vicesindaco Giacinto Mariani.
Qui siamo al limite del peculato ai sensi dell’art. 314 del codice penale, cioè l’uso a fini privati di beni pubblici, in questo caso l’attrezzatura per le riprese video e il personale comunale: Todaro che fa le interviste e Corrado che riprende.
Perché non è giustificabile che materiale e dipendenti comunali vengano utilizzati per riprendere un presidio di un partito politico, fra l’altro fatto a Giussano.
E non è la prima volta che un caso del genere avviene: di tournée milanesi o in giro per la Brianza della redazione del Tgweb, con l’intervista di rito a Fabrizio Sala, ce n’è più d’una.
Una per tutte quella del Tgweb del 02 febbraio 2015 (vedi video) quando il politico del Pdl Fabrizio Sala lancia a Lissone la sua associazione, Brianza Protagonista e la troupe del Tgweb, pagata dai soldi dei contribuenti seregnesi, si precipita a documentare l’evento.
Di questo uso distorto dei mezzi pubblici e dei dipendenti comunali dell’ufficio stampa vorrei investire il sindaco, in qualità di responsabile editoriale del Tgweb, e il segretario comunale, in qualità di responsabile del personale.
Controllate e verificate se c’è stato un uso al di fuori della legge ed eventualmente segnalatelo alla Procura.
Nel fare questi controlli, vorrei sapere dal segretario comunale (che non so se ha mai visto il tgweb) se compito di un organo di stampa istituzionale di un comune è seguire la cronaca locale. Gradirei a questa precisa domanda una risposta scritta.
Mi spiego meglio, il Tgweb, organ house del comune di Seregno, sottolineo pagato dai cittadini di Seregno, si deve occupare dell’incendio di una palazzina davanti al Duomo di Monza? Con tanto di riprese video dell’intervento dei pompieri? (vedi Tgweb 21 marzo 2016)
Si deve occupare della nuova sede del Partito Liberale a Seregno (edizione 30 novembre 2015), di intervistare a Monza, altra trasferta, il direttore dell’Asl Matteo Stocco (edizione del 30 novembre 2015)? Della nascita della nuova associazione imprenditoriale Obiettivo Brianza che a quanto mi risulta non sta facendo niente con il comune (sempre edizione 30 novembre 2015)? Di una cena e premiazione a Desio per il Diamond of Fame (sempre edizione 30 novembre 2015)? Della mostra I cuori di Daniela Forcella alle cucine della Villa Reale di Monza (sempre edizione del 30 novembre 2015)?

Io non so quante ore Todaro e Corrado hanno impiegato per andare a Seregno alle sedi del Partito Liberale e di Obiettivo Brianza, a Desio alla cena per il Diamond of Fame, a Monza per intervistare Stocco e Daniela Forcella, questo dovreste dirmelo voi; so, però, che questa puntata del 30 novembre 2015 (che credo con tutte queste trasferte sia costata un bel po’ ai cittadini seregnesi) ha avuto 42 visualizzazioni, me compreso. Ho fotografato la pagina, ve l’allego così non ci sono dubbi. Se mi dite quanto è costata in termini di spostamenti e di impegno lavorativi dei due dipendenti del comune, dividiamo per 42 e calcoliamo quanto è costata ogni visualizzazione di questa puntata del Tgweb.

Cioè, qui non soltanto l’ufficio stampa con il Tgweb si occupa di cronaca locale che non credo sia il suo compito istituzionale, smentitemi se non è così, ma poi i risultati sono assolutamente ridicoli e mediocri, anche in termini di raggiungimento dei cittadini di Seregno. Fra l’altro non sappiamo nemmeno se quelle 42 visualizzazioni sono di cittadini di Seregno, oppure di Monza, o di Desio, visto che metà del Tgweb è stato girato fuori da Seregno, in trasferta.

E’ stata citata, nella risposta che mi avete dato, la legge 150/2000 che è una legge generale che riguarda tutti gli enti, dai Ministeri in giù.
Ma è chiaro che la comunicazione di un ente come il comune di Seregno non può avere l’ampiezza geografica di compiti dell’ufficio stampa di un Ministero e neanche quello di una Provincia o di una Regione. E quindi non ha senso che il Tgweb si occupi di quello che succede a Monza, a Desio, a Milano, ecc… a meno che la questione non coinvolga direttamente anche l’istituzione comune di Seregno.
A Stocco l’intervista a Monza gliela deve fare l’ufficio stampa dell’Asl, non l’ufficio stampa del comune di Seregno, smentitemi se sbaglio.
Per non parlare delle mostre a Monza che non hanno nessun rapporto con l’istituzione Comune di Seregno.
Circoscritti i limiti geografici, passiamo all’oggetto in sé.

Ci viene in aiuto la DIRETTIVA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA 7 febbraio 2002 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 marzo 2002, n. 74.
In cui leggiamo
1. Gli obiettivi.
Le pubbliche amministrazioni, attraverso gli uffici stampa, i portavoce e gli Urp e le analoghe strutture, devono:
1) garantire un'informazione trasparente ed esauriente sul loro operato;
2) pubblicizzare e consentire l'accesso ai servizi promuovendo nuove relazioni con i cittadini;
3) ottimizzare l'efficienza e l'efficacia dei prodotti-servizi attraverso un adeguato sistema di comunicazione interna.

Questo dice la legge che deve fare l’ufficio stampa, e vale, ovviamente, anche per il comune di Seregno.
Invece, se guardo il Tgweb del 23 novembre 2015 (vedi link), vedo il capo ufficio stampa del Comune di Seregno che parla degli attentati di Parigi, utilizzando filmati di televisioni nazionali e internazionali (spero che vi siate, almeno, cautelati dal punto di vista di eventuali violazioni del copyright) e intervista un parlamentare: Stefano Dambruoso.
A parte che tutti sappiamo a chi - di questa e della passata Giunta - è vicino Dambruoso. Ma al di là di questo, mi chiedo e vi chiedo se è corretto che un dipendente del comune di Seregno nel suo orario di lavoro si occupi di mettere assieme un servizio sugli attentati di Parigi.
Che cosa c’entra l’istituzione comune di Seregno con Parigi?

 

Il problema politico a Seregno: corruzione e 'ndrangheta

24/10/2017
di k. ts.

"........e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraqua. Pochissimi gli uomini; i mezzi uomini pochi, che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezzi uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, perché la loro vita non ha più senso e più espressione delle anatre”.

(Il giorno della civetta - L.Sciascia)

Il problema politico a Seregno, in questi ultimi dodici anni di amministrazioni di centrodestra guidate prima da Giacinto Mariani e poi da Edoardo Mazza, è stato la corruzione e il rapporto di alcuni esponenti delle istituzioni con personaggi vicini e contigui alla criminalità organizzata, in particolare con quella di stampo ‘ndranghetista.
Questo “sistema” Seregno, noi di infonodo.org, negli anni, abbiamo cercato di raccontarlo, facendone una battaglia giornalistica e politica, e ponendo la questione nel silenzio di gran parte dell’opinione pubblica e dei partiti cittadini.

Altri, come lo zio del film “Johnny Stecchino”, hanno preferito pensare che il problema fosse il “traffico”, cioè nella versione seregnese: le panchine del parco, le buche nelle strade, lo sfalcio dell’erba nei parchi comunali, ecc.. i famosi “veri problemi della gente”.

L’esempio perfetto di un invito a pensare al “traffico” lo fornisce l’ex vicesindaco, Giacinto Mariani, nel primo consiglio comunale dopo le elezioni del giugno 2015.
Il mio auspicio, caro Edoardo, è solo questo, che si possa portare un po' di serenità all'interno di questo Consiglio Comunale, perché ai cittadini, guardate, che noi litighiamo, che voi dite che sono un bandito, non gliene frega niente, il cittadino ha bisogno di serietà, di serenità, di trovargli un posto di lavoro, di sistemargli le buche e risolvergli i problemi del sentirsi sicuro, non che un marocchino accoltelli una persona al parco, e non è questa la città di Seregno che noi conosciamo e che noi vogliamo. Edo, ti faccio i miei migliori auguri, il mio migliore in bocca al lupo a te ovviamente ed a tutti voi, a tutti i Consiglieri di maggioranza e di opposizione, sperando che dopo questa sera, che c'è lo sfogo iniziale, ci si possa confrontare sui temi di interesse della città e non sulle cattiverie, viva Seregno, Seregno non è la città della ‘ndrangheta!”.

La patente di essere stati quelli che hanno sollevato la questione, gettando ombre sulla sua amministrazione, ce l’ha data lo stesso Giacinto Mariani che in quel consiglio comunale aggiungeva: “Sono stato onorato, sono onorato di aver rappresentato la città di Seregno onestamente, senza nessun rinvio a giudizio, senza nessun avviso di garanzia, senza nessuna ombra, se non ombre alzate in forma anonima da siti anonimi“.

Fantasmi e sito anonimo è come ci ha definito per anni Giacinto Mariani e la sua parte politica: proibito parlarci, proibito ai consiglieri comunali e ai dipendenti del comune leggere i nostri articoli o farne menzione, proibito finanche fare il nome di Infonodo. Così si arriva al paradosso di Giacinto Mariani che, nel giorno dello scrutinio (elezioni 2015), immortalato dalle videocamera di Seregno tv, fa delle dichiarazioni apparentemente senza senso: “spero che il sito anonimo che è andato via stasera, muoia perché se lo merita [...] siti anonimi gestiti da animali, da banditi, da ladri e da schifosi, perché queste persone non sono degne di essere chiamate persone” (vedi Lo sfogo di Giacinto Mariani dopo la vittoria di Mazza).
Ma per chi era là in quella sala ad applaudire ( fra gli altri Lugarà e i suoi sodali) quelle parole erano perfettamente sensate e riconducibili a un sito, Infonodo, e a una persona, Michele Costa.

Noi avevamo precisato, già nel 2009, che anonimi non lo eravamo affatto:
Abbiamo notato che sui giornali il nostro sito viene indicato come anonimo. Non è corretto dire questo, in realtà i nostri articoli non vengono firmati con nome e cognome perché abbiamo deciso di usare degli pseudonimi. L'uso degli pseudonimi in letteratura e nel giornalismo è pratica storicamente consolidata e rispettabile. Da Wu Ming a Ghino di Tacco, da Trilussa a Geronimo, gli esempi sono innumerevoli sia nel passato sia nel presente.
Per evitare personalismi, per mettere in maggiore risalto il lavoro collettivo, perché storicamente in tempi bui, come riteniamo siano questi, si è fatto maggior ricorso agli pseudonimi, per queste ragioni abbiamo optato per questa scelta. Altra cosa è l'anonimato o la lettera anonima. Noi anonimi non lo siamo affatto. Il nostro sito è ovviamente regolarmente registrato con tanto di nome e cognome del responsabile” (vedi Una risposta (In)degna, poi, a seguito delle innumerevoli querele, promosse dall’amministrazione Mariani e da ambienti contigui, è stato cambiato responsabile e il sito è stato registrato all’estero).

Nel 2010, dopo sette anni di attività, abbiamo spiegato l’idea che ci guidava con queste parole:
Idealmente facciamo nostro il celebre aforisma di George Orwell : “«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E non si può raccontare un territorio e dire la verità se non si fanno nomi. Un'altra urgenza presente nel 2003 e che ci ha spinto a costruire infonodo.org era la distanza tra quello che questo territorio pensava e ancora in parte pensa di essere e quello che era ed è veramente”.

La distanza, ad esempio, che esiste tra il Pietro Amati di oggi che dopo l’arresto del sindaco vibra di sdegno antimafia (vedi I cittadini scendono in piazza per un presidio per la legalità) e il Pietro Amati del 2011, quando era capogruppo del Pd. Allora chiedeva esplicitamente in consiglio comunale che Infonodo venisse querelato dopo la pubblicazione di un articolo in cui accostavamo alcuni esponenti della giunta Mariani a personaggi appartenenti alla ‘ndrangheta, come Paolo De Luca.

Amati (2011): “Si chiede se l’Amministrazione Comunale è a conoscenza di tale articolo, se intende smentirne i contenuti e, per quanto la riguarda, nella mia convinzione e nella speranza che si riveli una tra virgolette “bolla di sapone”, si chiede se il Sindaco e l’Amministrazione Comunale abbiano già provveduto a tutelare il proprio nome e il nome della propria Città. Grazie”.

E quando Giacinto Mariani rispondeva di aver già provveduto in tal senso e che Seregno correva un grosso pericolo, quello della visibilità crescente di Infonodo: “ Il fatto però che il numero dei contatti stia salendo, e questo mi fa preoccupare, vuol dire che c’è questa voglia di sapere i pettegolezzi, delle cattiverie, del litigio, che è una cosa vergognosa ed è un’offesa alle istituzioni, che io oggi rappresento, ma è un’offesa soprattutto nei miei confronti”;

la replica dell’allora capogruppo del Pd, è stata di questo tenore:

Sì grazie. Per quanto riguarda l’aspetto formale non ho bisogno di risposta scritta e per quanto riguarda il contenuto, in sostanza credo di averle fatto un servizio Sig. Sindaco, perché io per due motivi ho fatto questa interpellanza, il primo perché il termine ’ndrangheta io credo di deve avere comunque sempre il coraggio di esporlo e di dirlo; qui ci siamo presi tutti quanti impegno di parlare di questo tema nel momento in cui ne fosse uscita in qualsiasi forma qualcosa che facesse riferimento. È questa la ragione per cui per esempio, quanto scrive Infonodo nei casi precedenti assolutamente non mi interessa e condivido la sua posizione, chi dice qualcosa deve mettere la propria faccia, come io in questo momento non mi faccio portavoce certo di Infonodo, Dio me ne scampi. Però non posso tacere, questo è il secondo motivo, che essendomi stato detto che c’era questo articolo, sono andato a leggerlo due volte e la prima volta c’erano 300 o 400 contatti, ieri o l’altro ieri c’erano più di 1.800. Da questo punto di vista è evidente che sono preoccupato. La terza ragione è perché comunque e spero che mi si creda, io sono profondamente convinto del valore e della dignità dell’istituzione, che venga rappresentata da un Consigliere, da un Assessore, da un Sindaco e dato che qui si parla di Seregno, a me dà fastidio come seregnese vedere, immagino Lei che è il Sindaco ancora di più, mi dà fastidio che ci vengano fatti attacchi senza che uno non ci possa difendere e quindi capisco la sua posizione, ma seconda cosa che anche con tutti i richiami che si possono leggere, non c’è documentazione o certezza. Allora quello che io chiedo è, uno, il ripristino della verità, due, l’assoluta tutela che il Comune deve farsi; io in sostanza che cosa l’invitavo a fare? A fare espressamente un intervento di autotutela perché come ho detto nella fine, a me interessava questo sì o questo no, perché comunque ci va di mezzo il nome della nostra Città e a me questo dà fastidio. Poi sicuramente non voglio, rispetto alle persone che sono citate in quell’articolo, avanzare nessun tipo di illazione, però in sostanza meno se ne parla e più voce si dà oggi al web. Quando il web invece viene fatto emergere e si dice: quello che è scritto non corrisponde al vero, credo che si faccia un servizio alla verità; stare invece in silenzio e fare finta di niente sperando il web diminuisca nei contatti invece che aumenti, credo che non si faccia né un buon servizio alle istituzioni e si faccia invece un buon servizio a chi ci scrive senza mettere il proprio nome. In questo senso ritengo e spero di avere fatto un piccolo servizio anche all’istituzione Comune. Poi la verità io dico sempre che viene a galla e come ho scritto nell’interpellanza sono sicuro che qui dentro ci sia, tra virgolette, ”una bolla di sapone”, però è giusto parlarne. Grazie”.

Il giochino della salvaguardia del “buon nome di Seregno” e delle querele come risposta a chi, come noi, cercava di raccontare il sistema Seregno, è andato avanti per anni. Le opposizioni inerti spettatrici, come se la questione dei contatti tra esponenti della maggioranza, costruttori e personaggi legati alla ‘ndrangheta non fosse affare loro.
A loro interessava solo la salvaguardia del buon nome di Seregno, insomma che non si parlasse male di Seregno.

Ovviamente non era affare loro e non riguardava il “buon nome di Seregno” parlare della ricandidatura di Francesco Gioffrè nelle file di Forza Italia, dopo che, nell’ordinanza Ulisse del 2013, lo stesso era stato definito al limite della contiguità con la ‘ndrangheta. Non era affare loro parlare dello spot di Giacinto Mariani nella panetteria Tripodi (vedi da Repubblica Ndrangheta a Seregno, il vicesindaco indagato chiede il voto al ritmo di "Happy" nel bar delle cosche), tanto è vero che per tutta la campagna elettorale del 2015 non ne hanno fatto menzione.

La campagna elettorale del 2015 si è accesa solo quando il Fatto quotidiano ha pubblicato la foto che immortalava Mazza, Gatti, Lugarà e Mantovani nel bar Tripodi. Tutto questo in un articolo che raccontava le frequentazioni tra politici, costruttori e personaggi contigui alla ‘ndrangheta che sono poi emerse nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Edoardo Mazza (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio ). A fare da “cicerone” al giornalista venuto da Milano, a spiegargli i rapporti, a mostrargli i video, le sentenze, i documenti, non c’erano membri dell’opposizione, ma un redattore di Infonodo.

Mazza e Mariani questo l’hanno capito benissimo e nella serata dello spoglio, durante il celebre “sfogo” in cui Mariani augurava ai redattori di Infonodo di morire, si rivolgeva alle opposizioni con queste parole: “Chiediamo oggi alle opposizioni di stanare chi paga il sito anonimo perché è ora di finirla con queste cattiverie”, ben sapendo che qualche “piglianculo” dell’opposizione, magari punto sul vivo da un nostro articolo, era ben disposto a dar credito alle sue parole.

Infonodo, per chi l’ha fatto in questi anni è stato solo un costo: di tempo, di fatica, di soldi (sia per il mantenimento, sia in legali per difendersi dalle querele, ma non è ancora finita visto che Alessandro Pepè, il magistrato che ha condotto il processo Talice, ha chiesto persino il sequestro del sito. La querela da cui è scaturita la richiesta del magistrato è ora sub judice presso il Tribunale di Milano).
Nessuno ci ha versato un euro, nemmeno di sottoscrizione, però, qualcosa l’abbiamo guadagnato: l’orgoglio di non inginocchiarci davanti al sistema, come hanno fatto molti altri. Noi quel sistema l’abbiamo irriso, punzecchiato, svergognato, siamo diventati la sua ossessione.

Le opposizioni con in testa il Pd dov’erano?
A fare una commissione antimafia che si è riunita due volte, una di queste per eleggere il presidente? Come, peraltro, in modo irridente ha ricordato Giacinto Mariani in consiglio comunale.

Questa la storia della prima commissione. La seconda commissione antimafia richiesta come misura risolutiva dal Pd, dopo che la Prefettura aveva chiuso nel febbraio 2016 il bar Tripodi, si è installata 7 mesi dopo, il 27 settembre 2016, presidente il capogruppo del Pd, William Viganò.
Da allora non si sa quante volte si sia riunita e nemmeno che cosa abbia prodotto, se si esclude l’accodarsi al Festival di idee per i beni confiscati alla mafia di Regione Lombardia (vedi link).
Ma per fare solo questo, serviva istituire una commissione antimafia?

Il fatto è che queste commissioni sono servite alla maggioranza come strategia di immagine nei momenti di crisi: nel 2013, quando Gioffré viene indicato come al limite della connivenza con la ‘ndrangheta e nel 2016, quando viene chiuso per pericolo di infiltrazioni mafiose il bar Tripodi dove Mazza aveva partecipato a un momento elettorale.
Alle minoranze le commissioni sono servite per poter dire che non sono state con le mani in mano.
Non si che cosa fare e non si vuole far niente: per uscire dall’imbarazzo e voltare pagina in fretta si costituisce una commissione antimafia che però resta drammaticamente una scatola vuota.

Ma il voltare la pagina in fretta è ancora oggi la prima esigenza di molti e non solo di quelle forze politiche che hanno rappresentanti coinvolti direttamente nelle indagini.
Ma come si può voltare pagina se prima non si capisce il come e il perché dell’irresistibile ascesa, anche a Seregno, della borghesia mafiosa? (vedi a proposito Seregno - Borghesia mafiosa e capitale sociale della ‘ndrangheta).

 

Seregno - Borghesia mafiosa e capitale sociale della 'ndrangheta

24/10/2017

di k.ts.

È indispensabile che l’opinione pubblica faccia un salto di qualità nella comprensione di mafia e ‘ndrangheta.
A questo scopo ci è sembrato interessante pubblicare l’analisi su borghesia mafiosa e capitale sociale della ‘ndrangheta che compare in un breve paragrafo dell’ordinanza parallela a quella che ha portato in carcere il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e dove vengono esplicitati i rapporti tra il costruttore Antonino Lugarà e alcuni soggetti ‘ndranghetisti.


Dall’Ordiananza Calabrò e altri, del settembre 2017, firmata dal Gip del Tribunale di Milano, dott. Marco Del Vecchio.

Il “capitale sociale” della ‘ndrangheta

È stato già evidenziato come negli ultimi anni, la struttura della 'ndrangheta abbia subito una profonda trasformazione e si sia evoluta ampliando il proprio raggio d’azione, elevando i propri progetti criminali comprendedovi il controllo di attività economiche ed imprenditoriali lecite.
In particolare, va focalizzata l'attenzione su ciò che è ormai comunemente definito "capitale sociale", rappresentato dalla rete reIazionale dell'associazione che si estenda ad imprenditori, professionisti, pubblici funzionari, appartenenti alle Forze dell'Ordine e politici, il che costituisce il principale asset delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.
Il consolidarsi e l'ampliarsi delle cellule 'ndranghetiste a livello locale ha fatto sì che i loro rappresentanti divenissero interlocutori appetibili per esponenti politici anche per garantirsi voti in occasione di competizioni elettorali. In effetti, la sostanziale unitarietà della struttura garantisce ai soggetti interessati la possibilità di acquisire voti sicuri, senza la necessità di convincere l'elettorato, essendo sufficiente venire a patti con la "persona giusta" che può garantire voti in ogni contesto territoriale, a prescindere dalla zona di propria diretta influenza.
Secondo le definizioni più accreditate il capitale sociale consiste nell'insieme di risorse di cui un soggetto dispone in quanto inserito in relazioni sociali. L'esito delle indagini più recenti hanno posto in evidenza come alcuni appartenenti all'associazione mafiosa cercano e ottengano rapporti con il mondo imprenditoriale, politico e con esponenti della pubblica amministrazione.
lnvero ciò che connota e distingue la criminalità mafiosa da quella comune è dato dalla capacità della criminalità mafiosa di fare sistema, di creare un medesimo blocco sociale con esponenti della classe dirigente locale costruendo con questi ultimi rapporti di reciproca convenienza.
Si tratta di legami strumentali, poco stabili, privi contenuto affettivo (a differenza dei legami che si instaurano tra gli appartenenti all'associazione), ma che creano obbligazioni reciproche estremamente vincolanti.
Tali rapporti si riconducono al concetto di "amicizia strumentale ", caratterizzata da scambio di risorse tra "gli amici ", continuità nello scambio e dalla natura aperta di tale amicizia, nel senso che ciascuno degli amici agisce come "ponte" per altri "amici ".

Del resto gli appartenenti a sodalizi di stampo mafioso hanno interesse a instaurare questi rapporti i quali consentono loro:
- di aumentare il proprio capitale sociale (e di conseguenza anche quello dell'associazione); - di entrare a far parte della rete di rapporti del soggetto, con ulteriore incremento della rete di rapporti;
- di porsi come punto di raccordo tra le reti di rapporti facenti capo ai van individui con cui entrano in contatto, esercitando una sorta di mediazione tra ambienti sociali.

L'importanza del "capitale sociale" del sodalizio mafioso è stata ampiamente stigmatizzata da recente giurisprudenza di legittimità, la quale ha affermato che normalmente, anche per la maggiore facilità dell'onere probatorio gravante sull'organo inquirente, l'attenzione si concentra sull'aspetto più cruento dell'associazione mafiosa ossia sui reati fine (estorsioni, usura, omicidi, traffico di stupefacenti ecc.) che vengono assunti ad indice del fenomeno associativo che sta a monte.
Non meno importante, tuttavia, ai fini del raggiungimento degli scopi associativi, è tutta quell'attività che serve all'associazione per infiltrarsi nella società civile dove si presenta con il volto di personaggi insospettabili i quali, avvalendosi di specifiche competenze professionali, avvantaggiano l'associazione favorendola nel rafforzamento del potere economico, nella protezione dei propri membri, nell'allargamento delle conoscenze e dei contatti con altri membri influenti della società civile (cd. borghesia mafiosa).
Questi soggetti devono ritenersi far parte a pieno titolo (come concorrenti interni) all'associazione mafiosa quando rivestano, nell'ambito della medesima, una precisa e ben definita collocazione, uno specifico e duraturo ruolo - per lo più connesso e strumentale alle funzioni ufficialmente svolte - finalizzato, per la parte di competenza, al soddisfacimento delle esigenze dell'associazione.

In questi casi, ove l'attività svolta da questa particolare categoria di soggetti presenti caratteri della specificità e continuità e sia funzionale agli interessi e alle esigenze dell'associazione alla quale fornisce un efficiente contributo causale, la partecipazione dev'essere equiparata a quella di un intraneus tanto più ove il soggetto, per la sua stabile attività, consegua vantaggi e benefici economici o altre utilità.
Pertanto riveste il ruolo di partecipe il soggetto (appartenente alle categorie suddette) che si sia messo a disposizione del sodalizio assumendo, nell'ambito dell'organizzazione, il ruolo stabile di collegamento tra i membri del sodalizio criminale e ambienti istituzionali, politici e imprenditoriali. Trattasi di un ruolo non meno rilevante di quello attribuito ad altri partecipi - dediti ai reati fine di estorsione, usura, riciclaggio ecc. - anzi ancor più essenziale per l’esistenza e il rafforzamento dell'associazione poiché il creare - o comunque favorire ed ampliare - le reti di relazione dei capi dell'associazione con soggetti pubblici, permette di moltiplicare la forza di espansione e di penetrazione del sodalizio criminale.

Il contributo di questi soggetti della c.d. borghesia mafiosa è per l'associazione fonte di potere, relazioni, contatti (cfr. Casso 18797/12; Casso 49757/12: Casso 17894/2014).

Analogamente i giudici di legittimità hanno affermato che è lecita quell'attività professionale, in cui il professionista, senza lasciarsi coinvolgere nell'attività del cliente, si limiti a fornirgli consigli, pareri, assistenza che si mantengano nell'ambito del lecito e del consentito dalle leggi vigenti.
Diversamente, nel caso in cui il professionista si lasci coinvolgere in prima persona nell'attività del cliente mafioso, abdicando al suo ruolo, diventa un socio in quell'attività.

La Corte ha infatti affermato che "tutti i sistemi di elusione, di riciclaggio e di infiltrazione mafiosa nella società civile, sono resi possibili solo grazie alle sofisticate consulenze di questi oscuri consigliori ai quali la mafia - spesso per motivi dovuti proprio alla mancanza delle necessarie competenze tecniche, siano esse giuridiche, economiche o finanziarie, per trattare e gestire in modo formalmente irreprensibile grossi affari - si rivolge e che, in cambio di facile ricchezza, sono pronti a colludere e tradire la propria professione, contribuendo, quindi, in modo determinante a far raggiungere alle cosche mafiose gli obiettivi di rinforzarsi e penetrare nei gangli vitali della società civile ". (Cass. n. 17894/2014).

Bmovies organizza: Serata "Il cinema di Luca Ferri"

27/10/2017 - 21:30 to 23:30

L'Associazione Culturale BMovies, organizzatrice del Brianza Film Corto Festival
Venerdì 27 ottobre 2017 alle ore 21.30 presso il cinema Roma in Seregno
presenta:

Il cinema di Luca Ferri.

Il regista bergamasco Luca Ferri ( http://www.ferriferri.com ), accompagnato da Matteo Marelli (UZAK, Film Tv) e Giulio Sangiorgio (direttore Film Tv), sarà presente al Cinema Roma di Seregno per presetare quattro dei suoi cortometraggi più importanti del suo cinema:

- Cane Caro
- Caro Nonno
- Colombi
- Colombi Un' Espansione

Una importante ed imperdibile occasione per vedere le sue opere che sono, per dirla con Alberto Libera: “Una danza surrealista che gratifica l’occhio e provoca l’intelletto”.

Ingresso gratuito.

ufficiostampa@brianzafilmcorto.it
www.brianzafilmcorto.it
https://www.facebook.com/BFCFestival/
https://www.facebook.com/AssociazioneBmovies

Seregno - Luca Talice assolto anche in appello. Si chiude una vicenda durata 7 anni

05/10/2017

di k.ts.

La Corte di Appello di Milano ha emesso, stamattina, sentenza di assoluzione per Luca Talice, già assolto in primo grado dal Tribunale di Monza.

La sentenza di primo grado del giugno 2013 era stata appellata dalla Procura di Monza per il solo reato di atti osceni in luogo pubblico: l’accusa di aver consumato un rapporto sessuale con il consigliere della Lega Nord, Federica Forcolin, nella cabina delle fototessere del Municipio, durante un consiglio comunale.
Questa circostanza è contenuta nella querela che venne presentata dalla donna, il 23 ottobre 2010, nei confronti di Luca Talice, accusato da lei e da un altro querelante, il consigliere comunale della Lega Davide Giannobi, di averli violentati per anni grazie allo stato di soggezione psicologica in cui li avrebbe indotti Talice.

Si chiude così, oggi, una vicenda giudiziaria durata sette anni che ha avuto pesanti ripercussioni politiche a Seregno, ma in generale in Brianza.
Luca Talice, nel momento in cui fu raggiunto dall’inchiesta, era consigliere comunale della Lega Nord a Seregno e Assessore provinciale alla sicurezza della Provincia di Monza e Brianza.
Carica da cui Talice si dimise dopo che l’11 gennaio 2011 il settimanale Esagono, diretto da Marco Pirola, con indagini della Procura ancora in corso, diede notizia delle pesanti accuse rivolte a Talice dai due consiglieri comunali.
Luigi Peronetti, legale di Talice, presentò una querela contro il giornale per violazione del segreto istruttorio, querela affidata ad Alessandro Pepè, lo stesso magistrato che condusse l’inchiesta e sostenne, in primo grado, l’accusa contro Talice.

Un processo per violenza sessuale che vide come protagonisti molti politici, tra i testi dell’accusa: Giacinto Mariani, vicesindaco dimissionario raggiunto dall’inchiesta che ha portato l’arresto del sindaco Mazza per corruzione in materia urbanistica, e Attilio Gavazzi, assessore all’urbanistica e vicesindaco della prima Giunta guidata da Giacinto Mariani, a processo per corruzione a Monza, sempre per vicende urbanistiche.
Lunedì scorso il PM ha chiesto per Gavazzi una condanna a tre anni e mezzo di reclusione.

Proprio le vicende urbanistiche di Seregno e le lotte tra le diverse posizioni sul PGT che contrapponevano Talice da una parte e Giacinto Mariani e Attilio Gavazzi dall'altra, vennero attentamente valutate dal collegio giudicante nella sentenza di assoluzioni di primo grado.

Valutazioni che alla luce degli arresti di questi ultimi giorni e dell'assoluzione definitiva di Talice, vale la pena rileggere.

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La Memoria de Seregn

27/09/2017

di Marco Tagliabue

(da wikipedia) Lo zerbino o stuoino è un piccolo tappeto, normalmente di forma rettangolare, posizionato immediatamente fuori o dentro l'ingresso di una casa o di un edificio, per consentire alle persone di pulirsi le suole delle scarpe prima di entrare.

È quello che ha fatto l’Ndrangheta a Seregno. Si è pulita le scarpe e poi è entrata. Lo zerbino, secondo il procuratore di Monza Bellomo, è il sindaco Edoardo Mazza, oggi agli arresti. Si sono puliti le suole delle scarpe sporche. Di fango e di sangue e violenza, sono entrati e non se ne sono più andati. “Determinanti i voti dell’Ndrangheta” dicono i magistrati. Determinanti anche i voti dei seregnesi, che hanno votato per uno zerbino, sapendo che lo era. Sì, perché ora in città tanti diranno che sapevano o sospettavano. Ora si passerà ai distinguo e di nuovo, si stringeranno le mani e si esprimerà la solidarietà ed in attesa del terzo grado di giudizio, ci si appellerà alla presunzione di innocenza.

Intanto altre suole di scarpe verranno ripulite sui tanti zerbini seregnesi. Intanto gli aperitivi si continueranno a bere nel bar chiuso per mafia, riaperto chissà perché ed immortalato nella fotografia che farà parte per sempre della “Memoria de Seregn”: Mantovani, Lugarà, Gatti, Mazza, in un abbraccio elettorale che ha portato tutti in galera. “Un sistema” dice la procuratrice antimafia Bocassini. Ma il puzzle è incompleto. Aspettiamo solo altri elicotteri che rompano il silenzio apatico dei seregnesi.

Seregno - Mazza: "Ogni promessa è debito". L'intercettazione con Lugarà che incastra il sindaco

26/09/2017

di k.ts.

Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, è stato arrestato questa mattina per corruzione.
In cambio dei voti garantitagli dall'imprenditore edile Antonino Lugarà, un passato nella DC, gambizzato negli anni '90 nell'ambito di una faida di 'ndrangheta che contrapponeva la famiglia Miriadi ai boss Peppe Flachi e Coco Trovato, il sindaco avrebbe facilitato le pratiche per la trasformazione dell'area ex pulman Dell'Orto, area di cui Lugarà era diventato proprietario.
L'imprenditore, anch'esso arrestato, è considerato contiguo alle organizzazioni mafiose di stampo 'ndranghetista.
Il comando dei Carabinieri ha diffuso un video in cui si vedono prima a colloquio Mazza e Lugarà, poi si sentono le intercettazioni tra lo stesso Lugarà e un consigliere di maggioranza, Stefano Gatti di Forza Italia.
Infine l'intercettazione tra lo stesso Lugarà e Mazza.
Lugarà: “La prima pratica che doveva andare dopo la campagna elettorale, era la mia. La prima”.
A cui il sindaco di Seregno risponde così: “Ogni promessa è debito, no?”.

I tre, Mazza, Gatti e Lugarà, erano stato fotografati durante la campagna elettorale del maggio 2015, insieme a Mario Mantovani anche lui indagato, poi arrestato nell'ottobre del 2015 per tangenti nella sanità lombarda, durante un rinfresco elettorale nella panetteria Tripodi di Antonino Tripodi, arrestato nel 2010 nell'inchiesta Infinito sulla presenza della 'ndrangheta in Lombardia e condannato per l'arsenale di armi che occultava nel suo garage (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio).

La panetteria era stata chiusa nel gennaio del 2016 per ordine della Prefettura perché considerata contigua con la 'ndrangheta (vedi Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti).

Il video delle intercettazioni.

Seregno - Imprenditore legato alla 'ndrangheta ha favorito l'elezione del sindaco. Arresti in corso

LEGIONE CARABINIERI “LOMBARDIA”
Comando Provinciale di Milano

Comunicato Stampa
 
MILANO – MAXI BLITZ DEI CARABINIERI CONTRO ‘NDRANGHETA, TRAFFICO INTERNAZIONALE DI STUPEFACENTI E CORRUZIONE. 27 MISURE CAUTELARI IN CORSO DI ESECUZIONE
 
 
È in corso, dalle prime ore dell’alba, nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Pavia e Reggio Calabria, una vasta operazione di contrasto alla ‘ndrangheta condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, in esecuzione di 3 provvedimenti applicativi di misure cautelari personali emessi nei confronti di 27 soggetti dal G.I.P. del Tribunale di Milano – Dott. Marco Del Vecchio, su richiesta delle Dottoresse Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Sara Ombra della locale Procura Distrettuale Antimafia, e dal G.I.P. del Tribunale di Monza – Dottoressa Pierangela Renda, su richiesta dei Dott. Luisa Zanetti, Salvatore Bellomo e Alessandra Rizzo della Procura della Repubblica di Monza.


I destinatari delle misure cautelari (21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio) sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.
L’attività trae origine dagli approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Milano sui noti summit di ‘ndrangheta tenutisi a Legnano (MI) e a Paderno Dugnano (MI), già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito”. L’investigazione ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate (MB) e di individuare un sodalizio dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, con base nel comasco, composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca (RC), legati a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale. Nel corso delle investigazioni è inoltre emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno (MB), che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi. In tale contesto, in particolare, è stato altresì accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione dell’attuale Sindaco di Seregno, facendo emergere come l’intercessione fosse legata al proprio interesse di ottenere, da parte degli organi istituzionali dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.
 
Ulteriori dettagli saranno divulgati nel corso della conferenza stampa prevista per le ore 11.30 presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, in via della Moscova n. 21, alla presenza dei vertici delle Procure della Repubblica di Milano e Monza e Brianza.
 
Milano, 26 settembre 2017

Seregno - La lettera di dimissioni dell'assessore all'Urbanistica Barbara Milani

31 maggio 2017

Pubblichiamo in esclusiva la lettera di dimissione dell’assessore all’Urbanistica e all’Edilizia privata, Barbara Milani, indirizzata al sindaco Edoardo Mazza, per conoscenza al segretario comunale Francesco Motolese e inviata in copia anche a tutti i consiglieri comunali.

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Seregno - Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell'assessore Milani

31 maggio 2017

di k.ts.

Qualche anno fa avevamo scritto di Emilio Giussani, il proprietario della Giussani Scavi e di Brianza Inerti, molto vicino all’attuale sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e al vicesindaco Giacinto Mariani.
Avevamo raccontato della sua capacità di aggiudicarsi i lavori del comune battendo la concorrenza con ribassi di poche centinaia di euro su appalti che valevano centinaia di migliaia di euro (vedi Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), come se possedesse la sfera di cristallo e riuscisse a guardare nel futuro. 
Emilio Giussani, cavatore, scavatore, stradino, costruttore e immobiliarista, ha recentemente affinato le sue capacità “magiche” e ha fatto sparire dalla sede operativa della sua azienda quello che aveva tutta l’aria di essere un distributore abusivo di gasolio, giusto 24 ore prima che i tecnici comunali ispezionassero il luogo per verificarne l’effettiva presenza.

La storia inizia qualche mese fa, quando Gussani presenta al comune la richiesta di costruire un distributore di carburanti ad uso privato interno, cioè per il rifornimento dei soli mezzi della ditta, presso la sede della sua società in via Macallè.
La richiesta viene da prassi inoltrata allo Sportello Unico Attività Produttive. 

Il Suap, esplicate le pratiche di sua competenza, chiede all’ufficio urbanistica se esistono cause che impediscono il rilascio dell’autorizzazione.
Un problema in effetti c’è, il distributore ricade nella fascia di rispetto di un pozzo della rete idrica di Seregno e quindi, secondo quanto prevede la normativa, il distributore di carburanti lì non si può mettere.

Per il funzionario dell’ufficio urbanistica, però, il pozzo è dismesso da anni, nonostante sia stato inserito nel PGT entrato in vigore nel gennaio del 2015.
Non sarebbero, quindi, quindici, ma uno in meno, i pozzi che soddisfano per l’80% il fabbisogno idrico dei seregnesi (Seregno è in deficit idrico e il 20% del suo fabbisogno gli viene fornito dai pozzi nel comune di Meda).
Bisogna, quindi, prenderne atto e modificare il PGT.


Ogni modifica al Piano di Governo del Territorio prevede l’approvazione in consiglio comunale.
La presentazione della proposta spetta all’assessore competente, nel caso Barbara Milani, assessore all’Urbanistica, che, per preparare la relazione da portare in consiglio, vuole sapere perché e da chi è stato chiuso il pozzo. E qui iniziano i problemi.

Brianzacque, il gestore unico del sistema idrico nella Provincia di Monza e Brianza, quel pozzo dice di non averlo mai gestito. Nel 2007, infatti, quando la società riceve il patrimonio idrico da varie aziende municipalizzate tra cui Aeb - la società che fino ad allora aveva gestito il servizio idrico a Seregno - il pozzo non compare nella dote.
L’assessore chiede di vedere le analisi che hanno portato alla chiusura del pozzo.
Ma non le hanno gli uffici comunali, non le ha Aeb, non le ha Brianzacque (forse il pozzo era gestito da Alsi, l’Azienda Alto Lambro, poi confluita in Brianzacque; almeno così sembra dall’intestazione che compare nel sistema Sif della Provincia di Monza e Brianza, vedi documento).

Si fanno, invece, avanti i vertici di Reti+ (società del gruppo Aeb-Gelsia) convinti che il pozzo sia in disuso da trent’anni, perché inquinato dai nitriti.
Ma anche Reti+ non ha le analisi delle acque.
Insomma si rimane nel vago, di analisi nemmeno l’ombra e di certezze poco o niente.

Intanto, mentre si cerca di dipanare la matassa del pozzo fantasma, arriva sulla scrivania dell’assessore la foto di quello che sembra a tutti gli effetti un distributore di carburante già funzionante sull’area della Giussani srl. Un distributore con tanto di struttura di contenimento, tettoia contro gli agenti atmosferici, estintore e segnale di pericolo di incendio.

La Milani gira la foto ai funzionari del comune, invitandoli ad attivarsi. Giussani ha pure precedenti di abusivismo, è stato, infatti, pizzicato ad allargare la sua cava del 40% rispetto all’area autorizzata, invadendo alcuni terreni agricoli ricadenti nel Plis (Parco locale d’interesse sovracomunale).
Anche in quel caso è stato lo zelo della Milani a far emergere l’abuso, superando lentezze e ritrosie. Il precedente assessore all’Urbanistica, l’attuale sindaco Edoardo Mazza che ha lavorato alla stesura del PGT non si era accorto di nulla, anche se l’allargamento di ben 23mila metri quadri al di fuori del perimetro autorizzato è chiaramente visibile anche su google earth, almeno dal 2014 (nella foto, solo l’area marroncina è quella autorizzata, mentre si vede che la cava occupa anche alcune aree tratteggiate appartenenti al Plis)

Passa un mese, ma i funzionari responsabili non si muovono, la Milani preme e sollecita, alla fine dagli uffici si rassegnano e chiamano Giussani.

- “Dovremo fare un’ispezione.”
- “Questa settimana non ci sono, venite venerdì.”
- “Va bene, a venerdì.”

Giovedì pomeriggio, nella sede della Giussani srl, l’attività è febbrile, i camionisti sono in fila a riempire di gasolio i serbatoi dei mezzi, mentre gli operai scavano (nella foto si vede la montagnola di terra davanti al distributore).
La sera la colonnina del distributore non c’è più, spariti e sigillati i tubi della pompa, il cartello di pericolo incendio finisce poco più in là, rimane la struttura in muratura e sul suolo la sagoma rettangolare di uno scavo che sembra proprio corrispondere a quella di una cisterna interrata rimossa.

Il venerdì mattina passano i tecnici comunali per il controllo: tutto a posto, il distributore di carburanti non c’è.
Giussani è salvo. Rischiava una denuncia penale oltre che per abusivismo, per mancanza del Certificato di Prevenzione Incendi dei Vigili del Fuoco, cosa che ovviamente quel distributore non poteva avere.

L’assessore, allora, dice basta e se ne va.
Sarà colpa degli uffici che percepisce neghittosi soprattutto quando c’è da tenere la schiena dritta davanti ai costruttori, sarà una Giunta che non l’apprezza e scambia la sua meticolosità per pedanteria, o sarà il vice sindaco che adesso fa fuoco e fiamme e prima l’aveva voluta in Giunta - ma se la sarà immaginata una velina da manovrare - e invece Barbara Milani (che ha pure partecipato a Miss Padania e fatto un po’ di televisione) è un avvocato ed ha anche il dottorato; insomma ne sa più di Giacinto Mariani che non ha brillato neanche a prendere il diploma da ragioniere.

Ieri Barbara Milani ha rassegnato la dimissioni, le sono bastati due anni per capire com’è l’andazzo a Seregno, chiamatela scema.

 

Migrazioni ed integrazione in Brianza. Spettacoli e incontri organizzati dalle Acli

22 febbraio 2017

Conosciamo le varie problematiche che interessano la Nostra provincia e una, non tra le ultime, è quella sempre più emergenziale dell'immigrazione.

Prima di affrontare operativamente occorre cercare di capire per informare e condividere meglio problemi e soluzioni ribadendo quei valori di solidarietà, accoglienza, integrazione e collaborazione che sia il Vangelo e la Costituzione riportano.

Le iniziative che si svolgeranno rientrano in un Progetto Territoriale organizzato e coordinato dai Circoli ACLI “Alta Brianza” che vogliono approfondire la tematica delle migrazioni e delle integrazioni al fine di affrontare, con il “contributo alternativo” dell'attore senegalese Mohamed Ba, la complessità dell'evento con ragion di causa, senza pregiudizi o cadere in facili populismi.

Il Coordinamento ACLI Alta Brianza ritiene di offrire, anche così, alla Cittadinanza un'opportunità per aiutare a capire meglio l'evento epocale che sta avvenendo.

Venerdì 24 febbraio 2017 – ore 21 – a Meda Presso il salone polifunzionale dell’oratorio S. Crocefisso - Via General Cantore 1.
Ne parleremo con il dott. Giambattista Armelloni, già presidente regionale delle Acli Lombardia.

Giovedì 16 marzo 2017 – ore 21- a Triuggio Presso il salone teatro dell’oratorio S. Luigi - via Marconi 1
Rappresentazione teatrale il Riscatto di e con Mohamed Ba

Giovedì 6 aprile 2017 – ore 21- Seregno Presso il teatro S. Valeria - Via Wagner 85
Rappresentazione teatrale gli Invisibili di e con Mohamed Ba Seregno 19 Febbraio 2017 Il Coordinamento ACLI Alta Brianza

Monza - L'ingombrante presenza della moglie del boss nel bar della Provincia

14 febbraio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

Anna Saladino, moglie di Pio Candeloro boss della 'ndrangheta, arrestato a Seregno nel giugno 2010 (Ordinanza Infinito) e condannato in via definitiva ad una pena di 20 anni, dal marzo 2015 lavora a Monza in via Grigna, sede della Provincia di Monza e Brianza.
Sta dietro al banco del bar, si occupa della ristorazione, batte scontrini ed incassa. E' stata assunta dalla Cooperativa sociale MAR Multiservizi che ha sede operativa a Gallarate ed è amministrata da Paola Oliva Lonelli.


Direttore operativo e responsabile degli inserimenti del personale della MAR Multiservizi, il napoletano Quintino Magarò, consigliere comunale a Gallarate della DC a metà anni 80, nel 2001 torna in consiglio comunale con il CDC-CDU, nel 2006 con l’Udc e nel 2011 con la lista di destra “Mucci Orgoglio Gallaratese”, quando ottiene il record di preferenze (385).

Nella veste di direttore generale della Cooperativa Primavera, Quintino Magarò riesce a far aggiudicare la gara d'appalto del comune di Gallarate da 1,3 milioni “per attività integrative scolastiche per gli anni 2010-2012” alla sua cooperativa che non ha né i necessari requisiti tecnici né quelli finanziari. L'esposto della esclusa Cooperativa Eurotrend accende i fari su Magarò che viene condannato con rito abbreviato per associazione a delinquere e truffa allo Stato a 3 anni di carcere. La pena viene confermata in secondo grado.
Dal 2009 al 2012 truccando con un software i cedolini di 1750 soci e lavoratori occasionali la Cooperativa Primavera ha sottratto ai lavoratori 500 mila euro di contributi INPS, evaso 1,4 milioni di Irpef ed altri 1,5 milioni di evasione contributiva. La Guardia di finanza ha posto sotto sequestro 18 immobili e quote societarie per il valore di 3 milioni.
Le vicende giudiziarie convincono, nel dicembre 2015, Quintino Magarò a rassegnare le dimissioni dal consiglio comunale di Gallarate, dopo tre anni di sospensione.

A marzo 2015, MAR Multiservizi firma il contratto quinquennale con la Provincia di Monza e Brianza, lo scorso settembre Magarò era a Mantova a brindare per l'appalto triennale del bar-bouvette del Tribunale.
La Cooperativa si è anche aggiudicata la gestione del bar della Sogemi all'Ortomercato di Milano (in passato pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta), e ancora il bar del Comando Carabinieri di Brescia, dell'IRIS Versari di Cesano Maderno, un bar a Monza ed un altro a Milano.
Qualcuno comincia, giustamente, a preoccuparsi. La presenza di Anna Saladino che trova lavoro in Provincia, assunta da un condannato per associazione a delinquere e truffa allo Stato, desta preoccupazione e origina l’esposto che finisce in Procura.

Il curriculum della donna vanta quattro anni in società con la zia, Sebastiana Saladino, nella gestione del Tricky Bar di Seregno di proprietà del comune di Seregno, gestione ceduta in fretta e furia quando il marito Pio Candeloro, Tony per gli amici, venne arrestato.

Nel luglio del 2010, mentre a Seregno in giunta ci sono pareri discordanti sulla proposta per la “concessione del patrocinio con l'utilizzo del logo e altri interventi alla società Tricky Bar per l'iniziativa Calabresella mia”, nonostante il bar abbia maturato sei mesi di affitto non pagato al comune - che verranno poi rateizzati e saldati dalle tre gestioni che si succederanno -, arriva la notizia dell’arresto di Pio Candeloro a chiudere la questione e ad evitare un maggiore imbarazzo dopo che il comune aveva già concesso al bar il patrocinio per una serata di preselezione di Miss Italia.

Forse per questo la lettera del dicembre 2010 inviata al comune, proprietario dei muri, da Sebastiana Saladino per comunicare l’avvenuta cessione della gestione a terzi del bar di piazza Liberazione, si chiude con la frase emblematica: “Sicuri d'avervi fatto cosa gradita”.

L’esposto sulla presenza della Saladino nel bar della Provincia e la successiva indagine che è stata aperta, arrivano in un momento in cui le istituzioni manifestano una maggior attenzione in Brianza sulle licenze commerciali e sul pericolo che queste finiscano in mano e personaggi legati alla criminalità organizzata.
In particolare c’è da ricordare le misure prese dalla Prefettura di Monza nei confronti di alcuni bar di Seregno ( Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti) e della Dylangroup di Cesano Maderno (vedi Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli).

La presidente della cooperativa Mar Multiservizi, Paola Leonelli, ha dichiarato alla stampa che “nulla sapeva che la signora Saladino, in possesso dell’invalidità, fosse coniugata con il Sig. Candeloro, condannato per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso” e ha aggiunto che la Saladino è stata assunta all’interno delle quota riservata alle persone svantaggiate che la legge prescrive per le cooperative sociali: un terzo dei dipendenti.

La famiglia di Pio Candeloro e Anna Saldino è ben integrata nella realtà sociale brianzola, con amicizie un tempo importanti che non sono venute a mancare anche in tempi recenti, come quella con Massimo Ponzoni, l’ex assessore regionale per anni uomo di punta di Forza Italia in Brianza, condannato per bancarotta.
Mai rinviato a giudizio, ma più che sfiorato dal sospetto di una vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti, Ponzoni venne definito dal Gip Gennari “capitale sociale della ‘ndrangheta”, in un capitolo dell’ordinanza che il magistrato dedicò ad alcuni politici e che inizia così: “È chiaro che, se l’obiettivo dei nostri (gli ‘ndranghetisti - ndr) è quello di mettere le mani su appalti pubblici, avere ottimi rapporti con esponenti politici rappresenta un capitale aggiunto di notevole valore e considerevole interesse”. La sorella di Massimo, Laura Ponzoni, è stata arrestata nel febbraio del 2016, insieme al marito, il costruttore Argentino Cocozza, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga che ha visto coinvolto anche Carmelo Pio, nipote di Candeloro.

Naturalmente ci sono anche le amicizie delle coppia Candeloro Pio- Anna Saladino con personaggi del mondo della ‘ndrangheta, come Arturo Sgrò medico chirurgo al Niguarda di Milano, arrestato nel gennaio dell’anno scorso e vicino alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, clan di appartenza dello stesso Pio Candeloro, e Paolo De Luca, il “boss invisibile”, arrestato a novembre dell’anno scorso e vicino agli Stagno, collegati ai clan Galati e Mancuso di Vibo Valentia così coma la famiglia Cristello, un tempo potenti e ricchi esponenti della ‘ndrangheta a Seregno, grazie alla gestione privilegiata del canale di traffico della droga, adesso fortemente in declino dopo i tanti arresti e l’uccisione nel 2008, in una faida interna al clan Cristello-Stagno, di Rocco Cristello.

La famiglia Pio-Saladino si intreccia poi con altre famiglie, quella di Tripodi che gestisce l’omonimo bar-panetteria chiuso per ordine della Prefettura nel gennaio dell’anno scorso (Antonino Tripodi ha sposato la nipote di Pio Candeloro), e la famiglia Conti, di origine siciliana, proprietaria di vari locali pubblici, le pizzerie Aldo e Aldo2 e il bar Mosquito a Barlassina, la birreria The Stone a Seveso, le pizzerie Aldo3 e Aldo4, rispettivamente a Meda e a Seregno, tutti locali che vennero posti sotto sequestro cautelativo quando nell’ottobre 2015, nell’ambito dell’Operazione July, venne sgominata un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al cui vertice c'era Aldo Conti, personaggio dal noto passato criminale. In quella indagine sono emersi collegamenti, oltre che con un’organizzazione criminale albanese, anche con esponenti della ‘ndrangheta.

ps: nella foto Pio Candeloro e Anna Saladino al Tricky Bar di Seregno poco prima degli arresti del luglio 2010.

La Compagnia Anfiteatro di Seregno debutta all'Out Off con lo spettacolo ARIA

07/02/2017

ARIA, una fiaba sulla libertà
Debutto domenica 19 febbraio ore 16 – Teatro OUT OFF , Via Mac Mahon, Milano.
Per prenotazioni teatrooutoff.it  tel. 02 3453 2140

È al debutto il nuovo spettacolo della compagnia ANFITEATRO con Naya Dedemailan, scritto da Francesco Niccolini, diretto da Roberto Aldorasi, con le scenografie di Antonio Panzuto, premio “Maschere del Teatro 2016”.

“ARIA” è una fiaba moderna sulla libertà di espressione, sulla fuga dall’oppressione, dalla dittatura, dai divieti, sul rapporto padre e figlia. Un’opera intensa, dura ma ironica al tempo stesso in cui la penna di Niccolini ha saputo affrescare personaggi profondi e lacerati dal proprio bisogno di realizzazione. La metafora della mancanza di “ARIA” , che è anche il nome della protagonista adolescente, è un monito a tutti noi di guardare oltre il mare che ci divide da un mondo dove la libertà è una conquista o da dove si fugge per cercarla, mettendo a rischio la propria vita.


In scena Naya Dedemailan che con intensità e rigore restituisce la vivida realtà di un’umanità in cerca della propria identità, alternando i personaggi con estrema naturalezza e facendoci emozionare, sorridere, sognare e condividere con loro il percorso difficile della fuga per la libertà
“Non è affatto scontato per chi vive alle nostre latitudini saper apprezzare il sapore della libertà. Io stessa sulla mia pelle ho sperimentato cosa significa vivere in un paese dove la libertà è una parola vuota perché la libertà non esiste.– dice l’attrice Naya Dedemailan originaria di Cuba dove ha lavorato al Conjunto Dramatico de Camaguey per 10 anni – Una libertà che tutti sognano e allo stesso tempo ne hanno paura. E’ lacerante decidere di lasciare il proprio paese ed i propri affetti ma altrettanto difficile prendere consapevolezza che esiste un mondo diverso dove tu puoi essere te stessa senza paura”
“ARIA” è destinato un pubblico giovane, dal primo ciclo delle scuole medie alle superiori, ma la messa in scena e lo sviluppo lo rendono adatto ad una platea universale. 

SINOSSI
Una mattina apri la porta di casa e trovi un regalo inatteso. Un regalo enorme, bellissimo. Troppo bello per essere vero. Per essere capitato proprio a te. È quello  che accade a Liguor, il protagonista di questa storia: un piccolo uomo che vive su di un'isola triste, piena di divieti, compreso ridere e nuotare in mare. Chi sgarra fa una brutta fine. Ma oggi è il giorno fortunato di Liguor: dietro la porta di casa trova una bambina appena nata. Bella, sorridente, tranquilla e così leggera che deciderà di chiamarla Aria. È la prima cosa bella che accade nella vita di Liguor. Anzi, la seconda, ma la prima non ha avuto il coraggio di dirla a nessuno: al lavoro Liguor ha incontrato una donna di cui si è innamorato. Che lavoro sia, nessuno lo sa. Per questa donna Liguor farà una cosa grandissima e meravigliosa. Neanche questa cosa Liguor la vuole raccontare a nessuno. Gli anni passano, Aria diventa una ragazzina e finalmente un giorno Liguor prende una grande, difficile e importantissima decisione, che cambierà per sempre le loro vite...

NOTE DELL’AUTORE
«Ci sono delle parole che vanno pronunciate con cautela e rispetto. Perché sono compromettenti: da certe parole dette non si torna indietro. Una di queste è PROMESSA.  Altre parole invece ci ricordano l'imprevedibilità delle nostre vite e degli incontri. Parole come DESTINO, FORTUNA, ATTESA. Ci  poi sono parole che hanno un prezzo duro da pagare. Sono parole che hanno anche un valore immenso, e spesso dimenticato, la più bella e sorprendente di tutte è: LIBERTA’. Ecco, ora prendiamo tutti questi pensieri e le parole importanti di prima, mischiamoli, curiamoli e coltiviamoli: noi vorremmo costruirci una fiaba, un po' magica un po' comica un po' surreale. Una fiaba così non può che essere leggera come “ARIA”».

NAYA DEDEMAILAN, attrice www.anfiteatro.eu
Diplomata al Cojunto Dramatico de Camaguey , una delle più importanti compagnie teatrali di Cuba e vincitrice nel 2001 e 2003 del premio Arte Escenica, per le sue interpretazioni in Don Juan, La Mandragora e Un Shakespeare para Dos Ofelias. Ha lavorato con i registi Adriana Quesada, Lourdes Gomez e Mario Junquera (Odin Theater), svariando tra Moliere, Shakespeare, Garcia Lorca e Macchiavelli. Per ANFITEATRO che ha fondato nel 2014 ha interpretato  Gaya - Hip – Un dito contro i bulli – Family Story scritti e diretti da Giuseppe Di Bello.

FRANCESCO NICCOLINI, drammaturgo http://www.francesconiccolini.eu/
Nato ad Arezzo il primo giugno 1965, si è laureato in Storia dello Spettacolo all'Università di Firenze. Diplomato in Patafisica Involontaria al Collegium Pataphysicum Mediolanense.
Attraverso il suo lavoro di drammaturgo, vigila sul malessere dell'umanità. Ha vinto il Premio Flaiano 2016, il premio Persefone con I Duellanti e premio Teatro Nudo Teresa Pomodoro con Paladini di Francia. Nel 2015 con André e Dorine il festival Festebà, e con Corrispondenze e con Per Obbedienza il festival dei Teatri del Sacro. Con La Grande Foresta ha vinto il premio Eolo 2013 come migliore novità. Con Paladini di Francia ha vinto il Premio della Critica 2009, il Premio Eolo 2009; con Vita d'Adriano il premio Enriquez per la drammaturgia 2009; con Canto per Falluja il premio Enriquez per il teatro civile 2009; con Doctor Frankenstein il premio al miglior attore protagonista al festival internazionale Fadjr di Teheran.

ROBERTO ALDORASI , regista
Ha studiato e lavorato in Danimarca, all’Odin Teatret.
Con  “Questi Fantasmi & Sons” la compagnia fondata insieme a Mira Noltenius nel 2008, ha realizzato progetti in Danimarca, Svezia, Germania, Brasile, Regno Unito, Siria e Libano.  Ha lavorato con The Jasonites e il Laboratorio di Altamira agli spettacoli Don Giovanni e Il Giardino, all’interno dei corsi di teatro dell'Università di Ferrara. 
Con Giorgio Barberio Corsetti dal 2012 ha collaborato per Don Carlos al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, e per La Sonnambula al Teatro Petruzzelli di Bari.
E' stato suo assistente ne La Guerra di Kurukshetra ed insieme hanno diretto Pier Paolo! Nel 2013 ha lavorato a Educazione Siberiana di Nicolai Lilin, prodotto da Teatro Stabile di Torino e con Francesco Niccolini ha diretto Kater e Andrè e Dorine. Nel 2015 come coreografo, vince il premio I Teatri del Sacro con lo spettacolo Corrispondenze e ha debuttato al Festival dei Due Mondi di Spoleto con I  Duellanti, con Alessio Boni e Marcello Prayer.

ANTONIO PANZUTO, scenografo http://www.antoniopanzuto.it/
Pittore, scenografo, scultore, Antonio Panzuto è un artista della scena che sfugge alle etichette con sorridente discrezione. Le sue macchine teatrali sono abitate da oggetti e figure azionate a vista tramite grovigli di fili: mescolando legni e metalli, corde e tessuti, produce visioni secondo i segreti dettami di una drammaturgia pittorica che procede per affinità e corrispondenze più che per nessi logici o narrativi. Inventa originali spettacoli teatrali con oggetti, macchine, sculture e pitture di assemblaggio con motori o oggetti di scarto, espulsi dalla nomenclatura del bello, con pezzi di ferro saldati, incollati, accostati apparentemente a caso, inchiodati con vecchie tavole, dipinte a pennellate larghe e incostanti. Nelle sue scenografie crea ambienti nei quali l’arte visiva scommette su come possa diventare scena, luogo di luce e di movimento creando particolari ambienti, set cinematografici sul palcoscenico e realizzando un particolare uso della video animazione.

INFO + 39 338 3722 657
micheleanfiteatro@gmail.com
anfiteatrosede@gmail.com
www.anfiteatro.eu

Le ragioni del sì e del no. Studenti a lezione di dibattito politico

Due ore e quindici minuti: tanto è durato l’avvincente incontro “Le ragioni del sì e del no al Referendum” svoltosi presso la Sala Gandini di Seregno giovedì 24 novembre. Un incontro di forti contenuti e grande partecipazione che ha coinvolto una platea di oltre 150 studenti maggiorenni dell’Istituto Primo Levi di Seregno.   Chiari, appassionati e attenti a rispettare regole e tempi del dibattito politico, i due relatori Aldo Giannuli, professore di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, e l’avvocato Giuseppe Arconzo, ricercatore di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano hanno illustrato ragioni ed effetti delle modifiche proposte nella Riforma della Carta costituzionale promossa dal Governo. 

Alla presentazione delle ragioni del sì e del no sono seguite le domande degli studenti, interessati ad approfondire aspetti legati a procedure – come l’elezione del Presidente della Repubblica – costi e funzioni, in particolare di Regioni e Cnel.

 “L’incontro mi è servito molto. Prima di partecipare al dibattito ero molto confusa e non avevo capito esattamente le implicazioni della proposta di riforma” –  spiega Carol Zappalà. Aggiunge Alberto Veronese: “Credo sia stato un evento davvero unico: non capita tutti i giorni di avere ‘a disposizione’ due docenti universitari del calibro dei relatori intervenuti”.
D’accordo sull’utilità dell’incontro e sulla necessità di riproporre il format anche in futuro, gli studenti Federica Barbagallo e Marco Donetti, che aggiunge: “In occasione di altre votazioni, proporrei un incontro di questo tipo anche per favorire gli studenti che, per il corso di studio scelto, non hanno occasione di studiare diritto fino al quinto anno”. Gli fa eco Diarra Cisse: “Spesso ci suggeriscono di informarci leggendo i giornali o seguendo i telegiornali, ma la verità è che la maggior parte di noi non lo fa”.

Soddisfatte anche le organizzatrici dell’evento, le docenti di diritto ed economia Fiorella Brambilla e Argentina Losurdo: “L’idea di questo incontro nasce dall’esigenza di fornire ai nostri studenti gli strumenti per esercitare consapevolmente il diritto di voto, in un’occasione così importante come il referendum costituzionale. Abbiamo così organizzato un percorso che si è articolato in due momenti: il primo di presentazione dei contenuti della riforma tenuto presso la nostra scuola da noi docenti e il secondo di approfondimento affidato a due personalità di alto profilo per la presentazione del le ragioni del sì e del no. È stata un’importante occasione di confronto in  cui i ragazzi hanno dimostrato  che, in presenza di stimoli adeguati, sono in grado di rispondere con maturità e  consapevolezza”.
 

Seregno - +Energy e Pgt, due vicende che corrono parallele ma si intrecciano almeno per alcuni protagonisti

05/10/2016

di Brianzabeat

+Energy e l’approvazione del Pgt sono due vicende che corrono parallele, ma che in qualche modo si intrecciano, almeno in alcuni dei suoi protagonisti.
Infatti il PGT su cui lavorava l’amministrazione guidata da Giacinto Mariani, socio di fatto di +Energy, prevedeva la trasformazione urbanistica da industriale a commerciale con conseguente valorizzazione delle aree di proprietà della Effebiquattro e della Immobiliare Stefania di Mario Barzaghi, a sua volta socio di +Energy.
Per dare una misura approssimativa della valorizzazione dell'area Effebiquattro  qualora il PGT fosse stato approvato così come era stato proposto, si consideri che per quella specifica zona di Seregno, un metro quadro di un negozio e di un ufficio valgono dalle tre alle cinque volte un metro quadro di un magazzino o di un capannone industriale (vedi sito).

L’accostamento tra le due vicende non è stato considerato diffamatorio da tutti e tre i giudici del Tribunale di Monza (vedi Seregno - Le prime verità giudiziarie sul caso +Energy: Giacinto Mariani e Luigi Spenga coinvolti nella società) che hanno valutato le richieste di risarcimento danni nei confronti di Gatti e dell’Espresso presentate da Giacinto Mariani, Luigi Spenga e Mario Barzaghi.

Vale la pena, quindi, stilare una breve cronologia per i nostri lettori che non conoscono le vicende.


11 agosto 2009 - L’architetto incaricato Giorgio De Wolf deposita in comune, con protocollo riservato, il nuovo PGT.
Sull’area dove sorge lo stabilimento Effebiquattro di Mario Barzaghi e sulle aree confinanti è previsto un intervento urbanistico di 121mila metri quadrati di superficie edificabile e la costruzione di un edificio di 65 metri di altezza.

30 Marzo 2010 - Alle elezioni Giacinto Mariani viene confermato sindaco di Seregno e nello stesso giorno il consigliere regionale Massimo Ponzoni riceve un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta.
Il 3 dicembre 2009 la Guardia di Finanza aveva sequestrato in casa di Sergio Pennati, commercialista di Ponzoni, un documento in cui lo stesso Pennati descrive, tra le altre cose, l’influenza di Ponzoni sui PGT di Desio, Seregno, Monza, Lentate.
A Seregno Pennati dedica solo una frase, ma significativa: “ Il suo uomo è Attilio Gavazzi che con il genero Andrea Attolini sta predisponendo il PGT, sempre con il Ponzoni che dà il benestare delle aree che a lui interessano”.
Nello stesso documento Sergio Pennati scrive che alcuni giornalisti sono sul libro paga di Massimo Ponzoni, tra questi anche il direttore dell’Esagono, Marco Pirola.

Nell’aprile del 2010 si forma la nuova giunta Mariani, Attilio Gavazzi viene sostituito come assessore all’Urbanistica da Edoardo Mazza, conserva però la carica da vicesindaco e gli viene assegnato l’assessorato ai Servizi Sociali.

Mentre il PGT rimane fermo e i suoi contenuti non vengono divulgati, nel giugno del 2010 Giacinto Mariani e Luigi Spenga, tramite la Aperta Fiduciaria, costituiscono, con l’Immobiliare Stefania (società della famiglia Barzaghi), la società +Energy.
Da subito +Energy opera in collaborazione con la Simec controllata, secondo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, da elementi della camorra.

All’interno della maggioranza e in particolare della Lega Nord di Seregno si consuma una dura spaccatura sul PGT e sulla gestione dell’urbanistica.
Scrivono i giudici del Tribunale di Monza nella sentenza che ha assolto Luca Talice dall’accusa di aver commesso violenza sessuale nei confronti di Federica Forcolin e Davide Giannobi:
Sta di fatto che all’interno della maggioranza alla guida del comune di Seregno era in atto una vera e propria guerra dal settembre 2010, quando era stata resa nota la bozza del PGT (Piano di Governo del Territorio). La maggioranza si era, infatti, divisa in due fazioni, la prima schierata con Talice che si opponeva radicalmente alla trasformazione delle aree verdi in edificabili, la seconda facente capo al sindaco sostenitore della bozza contemplante appunto dette trasformazioni urbanistiche. Dalle intercettazioni è dato capire che, con il sindaco Giacinto Mariani erano schierati, oltre al vicesindaco Attilio Gavazzi, Maria Teresa Viganò, Marco Berizzi, Marco Formenti, Forcolin e Giannobi, quest’ultimi distanziatisi dalla “corrente” di Talice ben prima che divenissero pubblici i fatti per cui è a processo e dunque, non in conseguenza dell’isolamento che avrebbero subito a causa delle loro denunce, ma per scelta autonoma propria. Scelta, peraltro, artatamente tenuta nascosta, in quanto i due avrebbero dovuto fingere di rimanere sostenitori delle idee portate avanti da Talice ” (vedi sentenza Talice).

Un fatto inedito, sempre riferibile a quel periodo, viene raccontato da Luca Talice nel libro sulla sua vicenda giudiziaria di prossima pubblicazione.

Ai primi di settembre del 2010, un mese e mezzo prima della denuncia di Forcolin e Giannobi, il senatore della Lega Nord, Cesarino Monti, si propone come mediatore tra la posizione della sezione della Lega Nord e quella del sindaco Giacinto Mariani e mi invita a un “pranzo della pace”.
Per avere un testimone, per evitare di essere messo in mezzo e perché non mi fido, mi presento con l’assessore e amico Riccardo Liviero. Mangiamo la pizza e parliamo di tutto ma non di urbanistica. A fine pranzo, Giacinto Mariani si alza per andare in bagno, il senatore Monti arriva al nocciolo della questione senza troppi preamboli: “In politica - mi dice - bisogna accettare compromessi, anch’io in Senato ho votato cose che non mi piacevano. Voi dovete approvare questo PGT. Siamo d’accordo?”.
Io e Liviero lo guardiamo stupiti, ma non diciamo una parola.
La pizzata della pace è fallita, Giacinto Mariani non ha ottenuto la promessa di votare un PGT a scatola chiusa, che non ci piace, visto che a una prima occhiata, è molto lontano da quel consumo zero di suolo che era l’obbiettivo della sezione della Lega Nord di Seregno. A mio e a parere della maggioranza della sezione è un PGT dei costruttori e non della città.
La rottura tra noi e loro si è consumata in silenzio, ma è evidente”.

Fine settembre, primi di ottobre del 2010 Federica Forcolin e Davide Giannobi raccontano a Giacinto Mariani e a Marco Formenti le presunte violenze sessuali da parte di Luca Talice.
Al processo il teste Giacinto Mariani ricorda così il momento della rivelazione:
Abbiamo fatto una cena fuori Seregno, fine settembre - primi di ottobre 2010, adesso la data sinceramente non me la ricordo, siamo andati in pizzeria, ci siamo seduti, abbiamo ordinato, poi dopo abbiamo cominciato a parlare della sezione. Marco ha cominciato a dire: “Ci sono dei problemi in sezione sugli indirizzi politici, su determinati comportamenti”, io a quel punto ho detto: “scusate, vado in bagno”, sono andato in bagno, quando sono rientrato dalla toilette c’era il Marco Formenti bordeaux, i due ragazzi che piangevano”.

11 gennaio 2011 - Il settimanale Esagono, diretto da Marco Pirola, rivela l’inchiesta che vede Luca Talice accusato di violenze sessuali ai danni di Davide Giannobi e Federica Forcolin.

Nel Marzo del 2011 Fabio Mascheroni viene sostituito come amministratore da Mario Barzaghi e la sede legale di +Energy viene trasferita in via Leonardo da Vinci 55 a Meda, dove c'è la sede operativa e legale della Aben's Professional, i cui soci dal 2004 sono Giacinto Mariani e Marco Formenti.
Tra il settembre del 2009 e il luglio del 2012 compare come socio di Aben's Professional anche Vito Potenza, assessore al Bilancio del comune di Seregno e coordinatore provinciale dell'Associazione Nazionale Carabinieri.

Nella primavera del 2011 la Guardia di Finanza si presenta diverse volte nell’ufficio tecnico del comune di Seregno per acquisire documenti.

Scriverà Laura Ballabio su il Giorno nel febbraio 2013, all’indomani della notizia dell’inchiesta che vedrà Attilio Gavazzi imputato per corruzione. “Seregno, il suo Pgt e i suoi progetti urbanistici sono nel mirino della Procura di Monza dalla primavera del 2011, quando, tra maggio e giugno, furono ben quattro le visite agli uffici comunali, in particolare all’ufficio tecnico in via XXIV Maggio. Anche in quel caso la lente era puntata sull’urbanistica cittadina e sull’allora bozza del Piano di governo del territorio” (vedi articolo).

30 maggio 2011 - Attilio Gavazzi viene estromesso dalla Giunta Mariani dove ricopriva il ruolo di assessore ai Servizi Sociali e di vicesindaco.

10 Giugno 2011 - Giorgio De Wolf, l’estensore del PGT, incontra la Commissione consiliare Territorio del comune di Seregno per presentare il suo lavoro. A domanda del consigliere dell’UDC, Piergiorgio Borgonovo, su chi siano stati i suoi referenti risponde:
Un professionista non definisce gli indirizzi dello sviluppo di una città, ma cerca di tradurre nel concreto gli obiettivi che gli vengono sottoposti. Nella prima fase del mio lavoro, non ho mai avuto la possibilità di incontrare la commissione ed anche con l'ufficio tecnico ho potuto lavorare solo in seconda battuta. I miei referenti sono stati il sindaco (Giacinto Mariani) e l'assessore (Attilio Gavazzi)” (vedi Seregno Pgt, l'estensore De Wolf: «Referenti, sindaco e Gavazzi») .

12 luglio 2011 - In una seduta convulsa viene cancellato il progetto di PGT (vedi delibera di Consiglio comunale). Viene, quindi, affidato allo stesso De Wolf l’incarico di redigere un nuovo PGT.

Nel dicembre 2011 vengono sequestrate a Pasquale Pirolo, uomo legato alla camorra, carte relative alla Simec, società che ha stretto un rapporto commerciale con +Energy.

16 gennaio 2012 - Viene spiccato mandato di arresto nei confronti di Massimo Ponzoni. Diventa di dominio pubblico il memoriale di Sergio Pennati nel quale l’ex socio e commercialista di Massimo Ponzoni indica Attilio Gavazzi e il genero Andrea Attolini come gli uomini attraverso i quali lo stesso Ponzoni influenza le scelte urbanistiche a Seregno.

24 settembre 2012 - Viene costituita la Eco Art di Cesano Maderno, riconducibile alla moglie di Cincotto. Scriveranno gli inquirenti quando a gennaio 2013 sequestrano anche la Eco Art dopo aver sequestrato qualche mese prima la Simec: “Ciò che colpisce, inoltre, è la data della sua costituzione (il 24 settembre del 2012) proprio in prossimità della emissione, da parte di questo Tribunale, del decreto di sequestro (11 ottobre 2012) in estensione che avrebbe colpito – di lì a pochi giorni – il gruppo di società (SIMEC – CTIDA – BERKELEY) che le indagini svolte dalla DIA di Napoli e dalla Questura di Caserta avevano consentito di individuare come società ‘infiltrate’ dalla camorra casertana attraverso l’amicizia sorta tra Pasquale Pirolo, Del Vecchio Gaetano ed alcuni imprenditori e tecnici del nord Italia tra cui, appunto, Cincotto Ugo Ersilio e Zanardi Federico”.

15 ottobre 2012 - Il nuovo PGT viene depositato all’Ufficio tecnico ed è pubblicamente visionabile. La trasformazione urbanistica sull’area Effebiquattro che nella prima stesura del PGT era presentata come un tutt’uno viene spezzata in quattro ambiti di trasformazione economica Ate 1, 2 , 3 , 4. L’ambito di trasformazione Ate 3 insiste sullo stabilimento Effebiquattro, gli altri su aree limitrofe (vedi documento). Alcuni elementi, ad esempio l’altezza delle costruzioni e la percentuale dell’area da cedere ad uso pubblico vengono demandati a successivi piani attuativi.

5 novembre 2012 - Esce la notizia del sequestro della Simec di Cesano Maderno, su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ritiene “l’attività di detta società riconducibile a Pasquale Pirolo (uomo del clan Bardellino ndr), in società di fatto con il Cincotto”.

21 dicembre 2012 - Mario Barzaghi rileva tutte le quote di +Energy , tra queste anche quelle coperte da fiduciaria e riferibili di fatto a Giacinto Mariani e a Luigi Spenga.

Il 9 aprile 2013 alle ore 16, secondo quanto riportato nell’atto notarile, Mario Barzaghi si reca dal notaio e mette in liquidazione +Energy (l’atto viene registrato in Camera di Commercio il 17 aprile 2013).
Qualche ora dopo, la mattina del 10 aprile 2013, Fabrizio Gatti si presenta nella sede dell’Effebiquattro per intervistare Mario Barzaghi su +Energy, sul suo assetto societario e sui rapporti tra +Energy e Simec (vedi Giornalista io ti ammazzo), un’inchiesta su cui sta lavorando da settimane..

18 aprile 2013 - Viene pubblicata su l’Espresso e su infonodo.org l’inchiesta su +Energy. Si dimettono sei consiglieri della Lega Nord e un assessore.

19 aprile 2013 - Giacinto Mariani indice una conferenza stampa sul caso +Energy nella quale nega il suo coinvolgimento nella società e attribuisce l’inchiesta giornalistica de l’Espresso e di infonodo.org ai tentativi della mafia di screditarlo.
La mia persona che cerca sempre di mettere la propria faccia nel contrasto alla criminalità da fastidio, perché a questo punto tre indizi fanno una prova, e i giornalisti o presunti tali costruiscono delle questioni inesistenti, io faccio uno più uno fa due e quindi questa è la situazione attuale”.

12 dicembre 2013 - Il Consiglio Comunale adottata il nuovo PGT , sull’area dove sorge l’Effebiquattro è sempre prevista una trasformazione urbanistica.

25 febbraio 2014 - L’Immobiliare Stefania e la Effebiquattro presentano ricorso al Tar della Lombardia contro il PGT dalla Giunta guidata da Giacinto Mariani e adottato dal consiglio comunale. Viene anche richiesto al comune di Seregno un risarcimento per presunti danni subiti.

28 giugno 2014 - Il PGT viene approvato dal Consiglio comunale. Le quattro aree di trasformazione economica, tra cui quella dell’Effebiquattro, vengono tutte cancellate.

 

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