Nerviano Medical Sciences

Nerviano, il Pirellone: «Sciumè non si dimetta fino a bilancio approvato

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

Tutti (o quasi) le volevano, ma adesso che le dimissioni di Alberto Sciumé dai vertici di Nerviano sono arrivate, al Pirellone tirano il freno: meglio aspettare l’approvazione del bilancio 2014. Così — con una lettera ufficiale — Antonio Lanzavecchia, alla guida della Fondazione per la ricerca biomedica, l’ente che controlla Nerviano per conto della Regione, chiede a Sciumé di non lasciare. Per il momento. Del resto, chi altro potrebbe mettere la firma sotto un bilancio ereditato in corsa? Il centro di ricerche è in (perenne) difficoltà. Gli ultimi conti disponibili — anche se non ancora ufficiale — sono del 2013: i debiti con Unicredit ammontano a 194 milioni, quelli verso i fornitori superano i 20 e il patrimonio netto (il capitale in garanzia per la continuità aziendale) è in negativo per 60 milioni. Per la prima volta il bilancio risulta in pareggio, ma i soldi troppo spesso non bastano neppure per pagare i 480 ricercatori. Eppure i manager incassano stipendi d’oro (quello dell’ad, Luciano Baielli, è di 450 mila euro l’anno) e vengono affidate consulenze esterne anche agli studi legali e fiscali dei vertici stessi di Nerviano (rispettivamente a quello di cui è socio Sciumé e a quello di cui è socio Marco Miccinesi, presidente dei revisori dei conti).

Non solo. Dalla Fondazione per la ricerca vengono denunciati anche problemi di trasparenza dei conti e viene deciso di porre un argine ai finanziamenti pubblici (Nerviano ha incassato 116 milioni in tre anni e, comunque, a breve arriveranno altri 18,1 milioni). In questo contesto si apre il caso politico al Pirellone, con l’auspicio di un cambio dei vertici. Così l’8 aprile Sciumé decide di mollare: «Spero che il mio passo indietro smorzi le polemiche — ha detto al Corriere —. Senza una nuova iniezione di fondi pubblici Nerviano non può andare avanti: quelli appena stanziati non bastano per garantire la continuità aziendale». Ma ora la Regione gli chiede di aspettare. Eppure con una mozione votata all’unanimità, su proposta di Umberto Ambrosoli, proprio ieri in consiglio regionale, è stato deciso di avviare una due diligence. Per ficcare il naso nei conti opachi. Paradossi della politica.

Il crac del Nerviano Medical Sciences. L’ultima illusione dell’eccellenza formigoniana

di Alessandra Corica da la Repubblica

IL PECCATO originale di Nerviano risale al 2011. Quando l’allora governatore Formigoni salvò il centro dal crac con un’operazione, sulla carta, «a costo zero». Che invece finora è costata alla Regione un centinaio di milioni. Almeno. Con il futuro che, oggi, è più che mai un punto interrogativo. Sono due le ipotesi che, in queste ore, si rincorrono per il futuro di Nerviano. Da un lato c’è lo scenario del Tribunale e del fallimento. Scenario che in tanti al Centro, soprattutto i più vicini all’attuale management, danno ormai per inevitabile. Dall’altro lato c’è l’ipotesi del mercato. E di una possibile alienazione: un’opzione, questa, che vedrebbe la Regione pronta a sfilarsi dalla partita, mantenendo solo una partecipazione minima nella compagine azionaria.

Una matassa difficile da sbrogliare. E impossibile da portare a termine senza l’appoggio delle banche. Che, nei fatti, sono ormai l’azionista di riferimento di Nerviano, con i loro oltre 190 milioni di crediti. In teoria, da restituire entro il 2023. Ma sul cui ripiano i dubbi sono tanti: l’ultima rata di fine dicembre — 13,2 milioni — non è stata pagata per mancanza di liquidità, e da allora i vertici di Nerviano e le banche sono in trattativa per ristrutturare, di nuovo, l’esposizione. Certo è che lo spettro dei libri in Tribunale è solo l’ultimo, grande, smacco che i 575 ricercatori di Nerviano devono subire. Dopo gli anni in cui, a mesi alterni, hanno dovuto rinunciare a stipendi o tredicesima. E il taglio del 22 per cento delle buste paga a cui hanno dovuto dire sì nel 2012, per evitare che si arrivasse al punto di non ritorno. Tanti sacrifici, nonostante i quali però il loro lavoro è andato avanti: il Centro in questi anni ha firmato accordi internazionali e lavorato in prima fila nella ricerca farmaceutica in campo oncologico. Una struttura all’avanguardia che, al tempo stesso, si è rivelata un pozzo senza fondo: secondo i calcoli fatti nei mesi scorsi dalla commissione dei Saggi (che hanno denunciato le troppe risorse bruciate) alla struttura sarebbero andati in questi anni un centinaio di milioni. Di provenienza regionale, ma difficili da ricostruire, tra anticipazioni finanziarie date tramite Finlombarda, finanziamenti in arrivo per il mezzo della Fondazione, soldi per progetti da sviluppare ad hoc per gli ospedali lombardi.

Una situazione economica, quella del Centro, più che mai complessa. E accompagnata da una configurazione giuridica a dir poco audace, visto che si tratta di un’azienda privata che però è finanziata con fondi pubblici al 100 per cento. Passati dal 2011 a oggi dalle casse di Palazzo Lombardia a quelle della Fondazione, fino a quelle del Centro. L’anomalia risale a quattro anni fa. Quando Roberto Formigoni, in nome dell’eccellenza lombarda, salva il centro sull’orlo del crac. Per evitare che la Regione ne sia l’azionista principale viene creata la Fondazione regionale per la ricerca biomedica. Sulla carta, un ente promotore della sperimentazione in Lombardia. Nei fatti, una fondazione di diritto privato partecipata al 100 per cento da un ente pubblico (la Regione, appunto). E, al tempo stesso, una scatola vuota, con in capo un solo dipendente, zero computer e solo uffici di rappresentanza. Sempre vuoti, poiché l’ente è nei fatti tutt’uno con l’azienda privata (Nerviano) di cui è socio unico.

Un intrico di cariche, soldi e potere difficile da districare. E legato a doppio filo al mondo di Comunione e Liberazione di cui Formigoni e il numero uno designato per l’accoppiata Fondazione- Nerviano, l’ormai dimissionario Alberto Sciumè, sono campioni in Lombardia. Il cambio delle carte in tavola risale all’anno scorso. Quando, dopo l’avvicendamento Formigoni-Maroni, la Regione sostituisce i vertici della Fondazione e li sdoppia rispetto a quelli di Nerviano, nominando due scienziati — Alberto Lanzavecchia e Aldo Tagliabue — a presidente e direttore generale di Frrb. Una decisione che, in parte, ha cambiato lo status economico della Fondazione — prima con costi irrisori per le casse regionali, adesso con una previsione di spesa per il 2015 di circa 700mila euro — ma che soprattutto ha cambiato i rapporti tra il Centro e il suo azionista. Dando inizio a una guerra prima sotterranea, ora esplicita e senza quartiere, tra i vertici di Nerviano e i neo nominati leader della Fondazione. Una lotta rinfocolata negli ultimi mesi sul piano politico, con Forza Italia (e in primis l’assessore alla Salute Mario Mantovani, che ieri ne avrebbe discusso al telefono anche con Maroni) che a tutti i costi vorrebbe un cambio di marcia. E i ciellini di Ncd (in prima linea l’assessore alla Ricerca Mario Melazzini) che tanto propensi al cambiamento invece non sono, visto che dal 2011 a oggi quello di Nerviano è stato un vero e proprio fortino di Cl.

La Lega per settimane è stata alla finestra. Fino a ieri, quando è arrivata la presa di posizione netta contro gli attuali vertici del centro di Fabio Rizzi, numero uno della commissione Sanità: un sonoro «fuori dalla balle» rivolto a Sciumè e Baielli. Due le strade possibili: azzerare solo i vertici di Nerviano (come vorrebbero i forzisti) e nominarne di nuovi in accordo con le banche, salvaguardando quelli, neo nominati, della Fondazione. Oppure fare un repulisti generale in entrambi gli enti: un’ipotesi per la quale potrebbero battersi i ciellini. Della serie: muoia Sansone con tutti i filistei.

Nerviano a un passo dal fallimento lascia anche Sciumè

di Alessandra Corica da la Repubblica

LE DIMISSIONI sono state presentate al vice presidente del consiglio di amministrazione e al presidente del collegio sindacale. E potrebbero essere ratificate già domani, durante il consiglio convocato nelle ore scorse. Fa un passo indietro Alberto Sciumè, presidente di Nerviano medical sciences. La decisione è arrivata dopo la bufera scoppiata nelle ultime settimane sul centro di ricerca, in crisi da anni e gravato da un debito con le banche da 190 milioni. E con un futuro, al momento, quanto mai incerto. Visto che il cda, salvo colpi di scena (e nuove iniezioni di liquidità) domani potrebbe certificare anche la carenza di liquidità in cassa. E, quindi, la mancanza della continuità aziendale. Che, per legge, deve essere assicurata per 12 mesi a fornitori e dipendenti. Un evento, questo, che comporterebbe in automatico la delega al collegio sindacale per portare i libri in Tribunale, e che dipende anche dall’approvazione o meno del piano annuale della fondazione previsto per venerdì in giunta. Oggi i vertici di Nerviano dovrebbero inviare ai 575 lavoratori del centro una comunicazione per spiegare la loro posizione. A partire dai costi dei contestati mega- stipendi e delle consulenze affidate in questi anni agli studi legali Sciumè e Miccinesi.

La notizia del passo indietro di Sciumè — avvocato molto vicino a Comunione e liberazione, presidente del collegio sindacale di Finlombarda gestioni e membro di quello di Anas, fino all’anno scorso guida non solo di Nerviano ma anche di Frrb, la fondazione regionale che ne controlla il 100 per cento — è iniziata a circolare ieri mattina. Dopo la bufera scoppiata 24 ore prima in seguito alla relazione fatta dall’attuale dg di Frrb, Aldo Tagliabue, alla commissione Sanità: «Abbiamo chiesto più volte i documenti relativi al bilancio 2014, il preconsuntivo 2015 e i rendiconti finanziari dei progetti. Non sono mai stati consegnati». Parole che hanno fatto scattare l’accelerazione sul piano politico, con grillini, Forza Italia e Fratelli d’Italia a raccogliere le firme per avviare una commissione d’inchiesta. E che, soprattutto, avrebbero fatto andare su tutte le furie i vertici di Nerviano: nei corridoi del centro ieri era sempre più insistente la voce che i rapporti già tesi tra il centro e Frrb adesso potrebbero trasformarsi in una guerra a colpi di denunce e ricorsi giudiziari. La decisione di Sciumè, che nei prossimi giorni potrebbe essere seguita da quella analoga dell’intero cda, è arrivata prima del previsto. Non è però inattesa: gli attuali vertici di Nerviano sono infatti già scaduti, e in carica solo per la gestione ordinaria solo fino all’ok al bilancio 2014 (e alla riapprovazione del 2013, revocato il 9 marzo). Del rendiconto ancora non ci sono notizie, se non alcuni dati diffusi con una nota dall’azienda, e che vedrebbero per l’anno scorso un attivo da un milione, e una previsione di 40 per il 2015.

Regione Lombardia - Nerviano, conti in rosso e degrado «Sì alla commissione d’inchiesta»

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

Una commissione d’inchiesta su Nerviano. Il centro di ricerche sui farmaci è finanziato da Regione Lombardia (128 milioni di euro in tre anni), ma fa i conti con gravi problemi di bilancio, scarsa trasparenza, anomalie contabili e un numero crescente di laboratori in disuso. Di ieri, la decisione del Pirellone di vederci chiaro: «Vogliamo far luce sulle cause e sulle responsabilità del grave disavanzo contratto, nonché sul ruolo futuro di Regione Lombardia — si legge nel documento di richiesta della commissione d’inchiesta, primo firmatario Fabio Altitonante di Forza Italia —. È necessario valutare le prospettive e le condizioni per la continuità aziendale». E l’istituzione di una commissione d’inchiesta ottiene l’approvazione anche dell’assessore alla Sanità, Mario Mantovani: «Emergono purtroppo elementi preoccupanti — dice —. È necessario un ricambio dei manager. Se da un lato è doveroso salvaguardare i lavoratori, non possiamo dimenticare che il Pirellone continua a erogare risorse pubbliche, soldi dei lombardi, su cui è necessaria massima tracciabilità. È importante, dunque, fare chiarezza su una gestione molto costosa e che ha portato a oggi dubbi risultati ».

Oltre che da Forza Italia, la proposta è già stata sottoscritta dal Movimento 5 Stelle (che ha lanciato l’idea settimane fa) e da Fratelli d’Italia. Nel mirino, il dissesto finanziario (con i debiti a 214 milioni, che non scendono neppure a fronte dei 128 milioni di finanziamenti pubblici) e l’opacità della guida. Dagli stipendi d’oro ai manager, ai 5 milioni di consulenze legali e fiscali finite anche agli studi del presidente Alberto Sciumé e del revisore dei conti, Marco Miccinesi. Insomma: Nerviano sta a galla solo grazie ai soldi pubblici, ma i vertici del centro di ricerca sono restii a dare spiegazioni e documenti sulla loro condotta persino alla Regione. Senza contare che interi piani dei laboratori sono ormai in stato di abbandono. Ieri l’amministratore delegato Luciano Baielli (450 mila euro l’anno di stipendio) e il presidente del cda Alberto Sciumé (175 mila) non si sono presentati in commissione Sanità, presieduta da Fabio Rizzi (Lega), che è andato su tutte le furie: «È un comportamento vergognoso e irrispettoso.

Questi signori dimenticano che il Consiglio regionale è il loro azionista unico di riferimento. Devono tornare il prima possibile da dove sono venuti perché di danni ne hanno fatti a sufficienza. Oggi è stato superato il limite della decenza ». In Regione si è presentato solo Aldo Tagliabue, il direttore generale della Fondazione biomedica per la ricerca, l’ente che controlla Nerviano per conto della Regione: «Ho sollecitato più volte, ma senza successo, i documenti sul bilancio di chiusura 2014, le previsioni per il 2015 e informazioni puntuali sugli accordi con le aziende che hanno comprato le molecole — ammette il manager tra lo stupore generale —. Mi è stato risposto che non mi era dovuto».

Va all’attacco Stefano Buffagni, consigliere del Movimento 5 Stelle: «È stata un’audizione surreale, il professor Tagliabue non è stato in grado di fornire alcun dato sulla situazione di Nerviano; tantomeno documentazione o informazioni su decine di milioni di euro di soldi pubblici inghiottiti come un buco nero». Dai grillini a Forza Italia, la condanna è unanime: «Negli ultimi anni Regione Lombardia ha investito più di cento milioni di euro — sottolinea Altitonante —. Per questa ragione, vogliamo che ci sia totale trasparenza ». L’istituzione di una commissione d’inchiesta dev’essere sottoscritta da almeno un terzo dei componenti del Consiglio regionale. Servono, dunque, 27 firme. Già ieri ne sono state raccolte venti: e, ora, risulta decisivo il centrosinistra. «Certamente, siamo favorevoli a uno strumento di indagine — dice il capogruppo Enrico Brambilla —. Scioglieremo le nostre riserve nel giro di 24 ore». E chiarezza sulla gestione è auspicata anche da Umberto Ambrosoli (Patto civico). Una volta raggiunto il quorum, la nascita della commissione d’inchiesta deve essere accettata dall’Ufficio di presidenza, guidato da Raffaele Cattaneo (Ncd). L’idea, una volta di più, è che il ripianamento dei bilanci di Nerviano non possa andare avanti a colpi di milioni di euro, tutti soldi pubblici, in assenza di garanzie sulla correttezza delle operazioni condotte.

twitter@Simona Ravizza

Indagine sul buco di Nerviano

da la Repubblica

UN’INDAGINE su Nerviano, per capire come sono stati spesi in questi anni i milioni della Regione al centro di ricerca in crisi, con un debito da 190 milioni. Ancora da stabilire se la partita sarà condotta con una commissione d’inchiesta ad hoc (richiesta da M5s e Forza Italia) o con un’indagine conoscitiva della commissione Sanità. Dove ieri il direttore della Fondazione regionale che controlla l’ente, Aldo Tagliabue, ha detto che, nonostante i finanziamenti erogati, non conosce i bilanci di Nerviano: «Abbiamo chiesto più volte i documenti del bilancio 2014, il preconsuntivo 2015 e i rendiconti finanziari dei progetti. Non sono mai stati consegnati». Assenti, invece, i vertici del centro, che hanno declinato la richiesta di audizione.

Degrado e troppi laboratori dismessi. Ecco il «Nerviano» che va in rovina

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

L’ascensore panoramico che nei tempi d’oro consentiva di vedere l’orizzonte è fermo da mesi al piano terra. Problemi di manutenzione. Del resto, salire non riserva belle sorprese: anche lì — al Palazzo 65, rimasto uno dei pochi cuori pulsanti della cattedrale della ricerca di Nerviano — due piani su sette sono nel degrado più completo. Rifiuti ovunque. Scatoloni dimenticati a terra, il materiale lasciato a marcire. Attrezzature allo sfascio. E, nel 2016, i piani vuoti diventeranno quattro su sette: Actavis, la multinazionale tra i dieci top player dell’industria farmaceutica, ora in affitto nell’immobile, ha deciso di trasferirsi di fronte, in un edificio costruito ex novo. Va anche peggio, nella Palazzina della biblioteca: ormai la frequentano, a loro rischio e pericolo, solo pochi ricercatori in cerca di riviste scientifiche specializzate in reazioni chimiche. La mensa è l’unico locale ancora utilizzato. Tutt’intorno edifici vuoti e fatiscenti. Con l’incuria che rischia di prendere il sopravvento. La metà degli spazi del centro di Nerviano ormai è inutilizzata. E abbandonata. Come l’ex immunologia, il reparto di radiochimica, i laboratori di bioanalisi.

È la cattedrale della ricerca farmaceutica che fu Farmitalia- Carlo Erba come appare nelle foto scattate la scorsa settimana per il Corriere. Un dossier che mostra in modo inequivocabile le condizioni di abbandono di gran parte del centro, che pure riceve importanti contributi pubblici: il Pirellone ha stanziato 128 milioni di euro in tre anni e altri 13,5 sono in arrivo. I manager prendono stipendi d’oro (l’amministratore delegato Luciano Baielli guadagna 450 mila euro l’anno). E nel 2013 sono stati spesi complessivamente 5 milioni in consulenze: tra i beneficiari, lo studio legale del presidente di Nerviano, Alberto Sciumé, e lo studio fiscale del revisore dei conti, Marco Miccinesi. Ma per fare la manutenzione i soldi non ci sono. Così gli spazi vuoti si sommano a quelli chiusi per risparmiare. E i ricercatori — che pur continuano a lavorare con tenacia e a produrre — lamentano un’insufficiente manutenzione persino delle attrezzature da laboratorio: quando si rompono, spesso non vengono aggiustate. Non ci sono neppure i fondi per gli abbonamenti alle riviste online.

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Nerviano in crisi, bufera sui vertici d’oro «Maxi compensi fino a 450 mila euro»

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

Nuovi venti di bufera su Nerviano, il centro di ricerca sui farmaci contro il cancro di proprietà di Regione Lombardia. A pochi giorni dalla decisione del Pirellone di stanziare altri fondi pubblici per evitare il fallimento — 3,5 milioni subito, più 13,5 per il 2015 — escono le tabelle con gli stipendi dei vertici. L’amministratore delegato, Luciano Baielli, guadagna 450 mila euro l’anno. Il presidente Alberto Sciumé 175 mila. Il vicepresidente Carlo Croce 150 mila. Mentre per i due consiglieri sono previsti 40 mila e 25 mila euro. I due posti sono stati scoperti a lungo. Ma lunedì è entrata Katia Martino, manager vicina al governatore Roberto Maroni, con un passato al ministero del Lavoro. L’altra poltrona al momento rimane scoperta.

Complessivamente Nms group, la società capogruppo, costa 850 mila euro in manager. Per le nove partecipate vengono spesi altri 512 mila euro. «La gestione operativa della società è intervenuta sul piano del contenimento dei costi — spiegano in una nota i vertici di Nerviano —. Il diverso assetto societario ha permesso di ridurre del 40% gli stipendi del management rispetto alla precedente gestione (nel bilancio 2013 risultano 2 milioni di euro l’anno di uscite per i manager, ndr), mentre l’impatto delle consulenze e prestazioni si attesta oggi intorno ai 5 milioni di euro l’anno, rispetto alla gestione del passato quando tale voce di spesa superava gli 8 milioni ». Il problema è che Nerviano non riesce a risollevarsi dalla grave crisi finanziaria che si trascina da anni. Così, tra il 2012 e il 2014, è costato alle casse pubbliche 128 milioni di euro. E altri soldi continuano a essere messi per evitare al centro di ricerca sui farmaci di portare i libri in Tribunale. E per permettergli di pagare gli stipendi ai lavoratori (quello di febbraio è arrivato solo tre giorni fa).

Ufficialmente i vertici assicurano: «Dopo circa un decennio di bilanci in perdita, il gruppo registra per la prima volta nel 2014 (dati di pre-closing) un risultato netto positivo per 1 milione di euro, mentre l’utile del 2015 raggiungerà i 40 milioni». Previsioni tranquillizzanti. Eppure sono ormai giorni che si rincorrono le voci su un imminente piano di tagli al personale. Oggi a Nerviano lavorano 500 dipendenti, tra cui 200 ricercatori. E, oltre al Movimento Cinque Stelle, adesso anche Forza Italia chiede una commissione d’inchiesta: «Bisogna capire se ci siano stati sprechi di risorse pubbliche, errori, responsabilità — dicono Claudio Pedrazzini e Fabio Altitonante —. Va data una prospettiva futura a un investimento che non attiene alle competenze di Regione Lombardia».

«A Nerviano commissione d’inchiesta»

da il Giornale

«Conclusa la commissione d’inchiesta Aler, potremmo avviarne una sul Nerviano Medical Sciences Group per capire se ci siano sprechi di risorse pubbliche e dare una prospettiva a un investimento che non attiene alla Regione ». A chiederlo i consiglieri di Fi Claudio Pedrazzini e Fabio Altitonante. «Alla luce dei tagli del governo, indirizziamo le risorse verso priorità e compiti della Regione come un piano straordinario per le case popolari. Il caso del Nerviano Medical Sciences Group, controllato dalla Regione attraverso Fondazione Nerviano, è emblematico. Il ruolo della Regione non è essere finanziatore di una società di biotecnologie che costa più di un milione di euro solo per il cda e ha dieci società controllate».

Nerviano, altri 15 milioni dalla Regione «Ma non c’è equilibrio tra costi e ricavi»

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

Sono in arrivo per il centro di ricerche di Nerviano altri 15 milioni. Tutti fondi pubblici. La notizia esce a margine dell’incontro di ieri tra l’assessore alle Attività produttive Mario Melazzini (Ncd) e i lavoratori (ancora senza stipendio). Un appuntamento fissato a seguito dell’ennesima crisi finanziaria del centro di ricerca, che fa i conti con problemi di bilancio, scarsa trasparenza e anomalie contabili. I nuovi finanziamenti sono stati promessi per il mese prossimo. Il loro stanziamento dovrà passare dal consiglio di amministrazione della Fondazione biomedica per la ricerca, l’ente attraverso il quale il Pirellone controlla Nerviano, interamente di proprietà di Regione Lombardia. L’assessore Melazzini non ha parlato di cifre. Ma per quantificare i fondi in gioco basta fare un semplice calcolo. Il Pirellone ha stanziato complessivamente per la ricerca lombarda 25 milioni. Di questi, dieci saranno messi a bando per altri progetti scientifici. La differenza — ossia i 15 milioni — è destinata a Nerviano.

È una somma elevata, ma destinata a coprire solo i costi degli studi di ricerca in corso. E se i vertici della società — oggi guidata da Alberto Sciumé (presidente) e Luciano Baielli (amministratore delegato) — non riusciranno a incassare soldi dalla vendita di molecole, i bilanci non si risolleveranno mai. I conti sono preoccupanti. Nms group, la società capogruppo, è indebitato con Unicredit per 194 milioni, i debiti verso i fornitori superano i 20 milioni e il patrimonio netto (il capitale in garanzia per la continuità aziendale) è in negativo per 60 milioni. L’obiettivo di pareggio di bilancio, ottenuto per la prima volta nel 2013, è stato raggiunto a fronte di 128 milioni di euro di finanziamenti della Regione. Ma fino a quando il Pirellone potrà andare avanti a tenere in piedi Nms? Le difficoltà economiche di Nerviano emergono anche dal report (riservato) della società di certificazione del bilancio Pr i cewa terhouseCooper s (PwC). Una relazione che è arrivata ben un mese dopo l’approvazione in extremis del bilancio (lo scorso 31 dicembre), proprio per le difficoltà ad asseverare conti che non tornano. «L’andamento economico della società è caratterizzato da una struttura di costi certi e da ricavi variabili — scrive PricewaterhouseCoopers — (...). La posizione finanziaria della società alla data di approvazione del bilancio risulta fortemente disequilibrata».

E le previsioni di incasso fatte dai vertici di Nerviano sono state smentite, per ora, dai fatti: «Il gruppo registrerà ricavi per 29 milioni di euro — specifica PricewaterhouseCoopers —. Ma tali ricavi risultano significativamente inferiori a quanto previsto nel piano industriale, pari a 44,6 milioni». È una situazione che persino Unicredit, la banca esposta per 194 milioni, inizia a non tollerare più: i ben informati assicurano che l’istituto di credito ha chiesto una revisione della governance. Le opposizioni al Pirellone sono in allerta. «Finalmente ci sono stati consegnati i documenti richiesti — dice il leader del centrosinistra Umberto Ambrosoli —. E dai bilanci emergono troppe criticità su cui vogliamo fare chiarezza. È il motivo per cui il 23 marzo abbiamo chiesto un’audizione in commissione Sanità dei vertici di Nerviano». E il Movimento Cinque Stelle spinge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta.

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Il manager della Regione chiude i rubinetti al centro di Nerviano

di Alessandra Corica da la Repubblica del 28/02

 IL RISCHIO è la revoca del bilancio 2013, approvato in extremis il 31 dicembre. Con la perdita di 40 milioni di euro che dovrebbero arrivare, entro luglio, dal ministero. E il ricorso a un commissario. È una crisi senza fine quella del Nerviano medical sciences: ieri i vertici hanno convocato per lunedì 9 l’assemblea dei soci. Ovvero, la Fondazione regionale per la ricerca biomedica (Frrb), che detiene il 100 per cento del centro, salvato dal crac nel 2011 dall’allora governatore Roberto Formigoni. Sul piatto, da un lato c’è la crisi nera che la struttura attraversa, con i 500 lavoratori incerti su quando percepiranno lo stipendio: le buste paga sono state sospese per 10 giorni. La situazione è complessa: se il bilancio 2013 è in sostanziale pareggio, pesa l’indebitamento da 194 milioni con Unicredit che Nerviano dovrebbe restituire entro il 2023. Ma la cui rata da 13,2 milioni di euro, a fine dicembre, non è stata pagata: di qui, l’avvio di nuove trattative con l’istituto di credito.

Dall’altro lato, ci sono i rapporti difficili tra i vertici del centro e quelli della Fondazione. Ovvero, il presidente Alberto Sciumè e l’ad Luciano Baielli (messi, dalla vecchia giunta, anche a capo anche della Fondazione) e il nuovo numero uno di Frrb, Aldo Tagliabue, nominato da Roberto Maroni. Oggetto del contendere, la mancata erogazione di 13,5 milioni di euro che, all’approvazione di bilancio, erano stati assicurati per il 2015 dalla Fondazione a Nerviano (come si legge nella relazione al bilancio stilata dalla società di revisione Pricewaterhouse Coopers, che anche per questo non ha dato il suo ok al rendiconto). Ma che non sono ancora stati versati. Di qui, un incontro di fuoco che si è svolto giovedì in Regione, e la decisione di convocare l’assemblea dei soci del centro, per decidere se revocare o meno il bilancio. Nerviano in questi anni ha comunque percepito ingenti fondi pubblici: solo nella relazione al bilancio si ricordano, così, 20 milioni avuti tra gennaio e febbraio 2013, e dieci tra marzo e giugno 2014.

Sanità lombarda - Nerviano, i soldi sono finiti. E spuntano le consulenze agli studi legali dei dirigenti

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

La cassa ormai è vuota. E a Nerviano, il centro di ricerca sui farmaci contro il cancro di proprietà di Regione Lombardia, sono ore convulse. Slitta il pagamento dello stipendio di febbraio ai 500 lavoratori e non ci sono i soldi per pagare i fornitori. I vertici di Nms group, la società capogruppo da cui dipende Nerviano Medical Sciences, si sono riuniti lunedì sera in consiglio di amministrazione. E ieri i ricercatori sono stati informati delle difficoltà economiche e del ritardo delle buste paga. In gioco c’è il futuro di uno dei più grandi centri di ricerca italiani. Con 500 dipendenti che scontano sulla pelle problemi di bilancio, scarsa trasparenza e anomalie contabili.

E dopo i 2 milioni di euro di costi societari, si apre il capitolo delle consulenze. Quelle legali sono state svolte dallo studio Sza di cui Alberto Sciumé, presidente di Nerviano, è socio fondatore. Quelle fiscali dallo studio Miccinesi Associati, di cui Marco Miccinesi, presidente del Collegio sindacale di Nerviano, è socio. Una situazione caotica. Il bilancio 2013 è stato approvato lo scorso 31 dicembre, sei mesi dopo i termini. Un ritardo a cui si somma un altro ritardo: non sono stati rispettati, infatti, neppure i trenta giorni per la pubblicazione. Risultato: ancora oggi i documenti contabili sono tenuti in cassaforte. Tra i motivi, anche l’assenza della relazione della società di certificazione PricewaterhouseCoopers che il 31 dicembre non ha dato il suo via libera.

Del resto i dati, che il Corriere ha visto in anteprima, sono preoccupanti: Nms è indebitato con Unicredit per 194 milioni, i debiti verso i fornitori superano i 20 milioni e il patrimonio netto (il capitale in gar anz i a pe r l a cont inui t à aziendale) è in negativo per 60 milioni. Per la prima volta da anni nel 2013 c’è un pareggio di bilancio, ma ottenuto a fronte di 128 milioni di euro di finanziamenti ricevuti dal Pirellone. In questo contesto si inseriscono i problemi di trasparenza. Ancora ieri la Fondazione biomedica per la ricerca, ossia l’ente pubblico che per conto di Regione Lombardia possiede il 100% del capitale di Nerviano, ha chiesto una serie di chiarimenti contabili. Una richiesta già fatta in passato, ma non ancora soddisfatta. Eppure è proprio la Fondazione biomedica che, come espressione del Pirellone, ha in mano il futuro di Nerviano.

L’idea è che il ripianamento dei bilanci di Nms group non possa andare avanti a colpi di milioni di euro, tutti soldi pubblici, in assenza di garanzie sulla correttezza delle operazioni condotte. È il motivo per cui al momento i finanziamenti sono stati bloccati e, per il futuro, la Fondazione biomedica è intenzionata a puntare sulla pubblicazione di bandi pubblici. Una selezione che servirà a individuare gli enti di ricerca considerati più meritevoli. L’epoca dei finanziamenti a pioggia a Nerviano appare finita. Altro nodo, i resoconti contabili. Tra i dati del bilancio visti in anteprima dal Corriere ci sono anche quelli del capitolo «prestazioni terzi/consulenze ». Si tratta, complessivamente, di cinque milioni di euro. Una cifra importante, su cui è necessario fare chiarezza.

È la convinzione di Umberto Ambrosoli, leader del centrosinistra in consiglio regionale, che ha ripetutamente chiesto di fare luce sulle consulenze legali e fiscali. Il motivo? Il presidente di Nms group è Alberto Sciumé: e proprio allo studio legale Sza, che lo vede tra i fondatori, è stata affidata una consulenza legale. Il presidente del collegio sindacale, organo superpartes che deve accertare la correttezza delle procedure, è invece Marco Miccinesi: e, come si legge nel bilancio, Nms group si è «avvalso del servizio di consulenza fiscale dello studio Miccinesi e Associati di cui il prof. Miccinesi risulta socio». Ma quanti soldi hanno incassato? E per quali consulenze? Marco Allena, partner dello studio Miccinesi, chiarisce: «Abbiamo aiutato Nerviano a risolvere una serie di problemi fiscali in un sereno confronto con l’Agenzia delle entrate. Per tale attività non abbiamo percepito nessun onorario e credo che non lo percepiremo neppure in futuro vista la crisi finanziaria del centro». Umberto Ambrosoli non usa giri di parole: «C’è una sensazione di opacità che accompagna le vicende di Nerviano. Con possibili conflitti di interesse, che riguardano proprio le figure deputate a essere un presidio di legalità all’interno della società. Come opposizione abbiamo chiesto chiarimenti all’assessore Mario Melazzini da un mese». Ma la documentazione richiesta non è ancora arrivata.

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Lombardia - Nerviano, conti in rosso e bilancio «fantasma». Paghe d’oro ai manager

di Simona Ravizza da il Corriere della sera del 21/02

L’aria è sempre più pesante. Nerviano, il centro di ricerca sui farmaci contro il cancro di proprietà di Regione Lombardia, è in una grave crisi finanziaria. Nel giro di tre anni, tra il 2012 e il 2014, è costato alle casse pubbliche 128 milioni di euro. Ma i conti sono in (profondo) rosso, tanto che il bilancio 2013 è stato approvato con un enorme ritardo e non è ancora stato reso pubblico. Un’anomalia assoluta. In compenso i manager possono vantare compensi milionari. Di norma i documenti contabili devono essere approvati entro giugno ed essere depositati dopo trenta giorni. Il bilancio di Nerviano del 2013 invece è stato approvato solo lo scorso 31 dicembre, in un consiglio di amministrazione convocato d’urgenza per non rischiare di dovere portare i libri in Tribunale. E da allora non c’è traccia della sua pubblicazione. Il motivo? I numeri che contiene, letti in anteprima dal Corriere, fanno capire che il futuro di Nerviano è drammaticamente incerto. Nms, la società capogruppo da cui dipendono Nerviano Medical Sciences e altre nove imprese minori, è ancora indebitato con Unicredit per 194 milioni: i soldi pubblici ricevuti non sono serviti a ridurre l’esposizione bancaria, ma sono stati assorbiti dai costi di funzionamento del centro.

Anche i debiti verso i fornitori sono alti, oltre 20 milioni. E il patrimonio netto, ossia il capitale in garanzia per la continuità aziendale, è in negativo per 60 milioni. L’unico dato positivo è il pareggio di bilancio, ma ottenuto con i cospicui finanziamenti del Pirellone. La continuità aziendale è una scommessa. Se Nerviano non si occupasse di ricerca sui farmaci oncologici — cosa che gli permette di avere un trattamento di favore in vista di una possibile scoperta contro il cancro — i suoi libri sarebbero già in Tribunale per il fallimento. Forse è proprio per questo che il 31 dicembre la società di certificazione PricewaterhouseCoopers non ha stilato la relazione con il suo via libera al bilancio. Un documento previsto per legge, che forse arriverà a posteriori, in presenza di un nuovo impegno del Pirellone a garantire il futuro di Nerviano a colpi di milioni di euro. Ma fino a quando potrà andare avanti a farlo? È una situazione non priva di paradossi. Nms paga i suoi manager 2 milioni di euro l’anno, ancora un’enormità nonostante i rilievi della Corte dei Conti. I più pagati — per oltre un milione di euro — sono proprio i cinque componenti del cda di Nms, guidato da Alberto Sciumé (con la carica di presidente e tra i fedelissimi dall’ex governatore Roberto Formigoni) e da Luciano Baielli (amministratore delegato). Dei cinque, tra l’altro, due si sono dimessi e non sono stati rimpiazzati.

Tutte le altre nove società valgono l’altro milione di euro e vedono alla guida per lo più un amministratore unico. I vertici di Nms confermano: «Il deposito del bilancio non si è verificato nei trenta giorni previsti perché il fascicolo è incompleto. Il centro di ricerca è in attesa di indicazioni sugli impegni finanziari che la Regione, tramite la Fondazione biomedica per la ricerca, vuole assumere. Ma siamo riusciti a vendere nuove molecole e, dunque, non manca l’ottimismo ». E gli stipendi d’oro? «Oggi la cifra è circa la metà». Ma bisogna fidarsi sulla parola. Di dati ufficiali non ce ne sono.

Nerviano, dalla Regione 80 milioni in tre anni. Il Pd: aprirsi ai privati ma tutelare i lavoratori

da il Corriere della sera

Negli ultimi tre anni Regione Lombardia ha «aiutato » il Nerviano Medical Center con finanziamenti per 80 milioni di euro. Il dato è emerso nel corso dell’audizione in commissione sanità del Pirellone dei vertici societari del centro di ricerca. La situazione finanziaria di Nerviano, dove tuttora lavorano 500 persone, segna un debito di 200 milioni nei confronti degli istituti di credito. Il presidente Alberto Sciumè ha però rassicurato sulla tenuta dei conti: con le banche «la trattativa è difficile ma si è comunque trovato un accordo che prevede un piano di rientro decennale».

Nell’audizione si è anche parlato di personale. Secondo i vertici aziendali il piano industriale non prevede in alcun modo riduzioni o tagli di posti di lavoro. «A dire il vero — ha detto invece Carlo Borghetti del Pd — ci aspettavamo che il management desse qualche elemento di conoscenza in più rispetto al piano industriale, la cui robustezza dipende certo dal sostegno della Regione, ma anche dalle prospettive di commesse private che Nerviano saprà acquisire nei prossimi anni, anche grazie a investimenti che ne rinforzino l a competitività, ma dei quali oggi non ci è stato detto nulla. Ritengo in ogni caso positivo che sia stato assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali per il prossimo triennio». Anche la vicepresidente dell’aula del Pirellone, Sara Valmaggi, ha espresso più d’una perplessità rispetto alla relazione dei manager della società e al piano industriale presentato: «L’obiettivo non è quello di risolvere problemi finanziari e urbanistici ma deve essere quello di potenziare la ricerca e la cura in Lombardia».

C’è un dato però che racconta meglio di ogni altro l’eccellenza del centro medico: dal 2004 ad oggi Nerviano ha messo a punto più di 900 brevetti. «Il centro ha tutte le potenzialità per portare avanti la ricerca pubblica con produzione di molecole il cui brevetto farebbe arrivare nelle casse regionali importanti risorse e offrirebbe una ricerca più indipendente rispetto alle grandi multinazionali del farmaco », ha ribadito il presidente Sciumè.

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