Form

Villasanta - Intervista al nuovo proprietario dell’azienda: «Abbiamo investito su Form e vogliamo restare in Italia»

di Marco Dozio da il Giorno

COME fosse Davide che mangia Golia. L’azienda piccina, a conduzione familiare, che cresce fino a diventare la più grande del Paese nel settore di competenza, quello della pressofusione in alluminio. Una rarità. Come vedere, di questi tempi, un imprenditore manifatturiero che per sconfiggere la crisi sceglie di investire, pure molto, in Italia. Senza delocalizzare. Marco De Angelis, 54 anni, milanese, è l’amministratore delegato, di fatto proprietario insieme al fratello Luca, della Albertini Cesare Spa, 36 lavoratori a Turate. Che a partire da oggi, dopo la firma dal notaio, ingloberà la Form, colosso della componentistica per auto con tre stabilimenti (Villasanta, Cormano, Quero) e 660 addetti. I sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil hanno scelto De Angelis, con il benestare del Ministero, in quanto unico acquirente a garantire la riassunzione di tutto il personale. Mentre le altre due offerte in campo, quella del fondo Vei Capital e dei Raicam, avrebbero puntato sulle fabbriche «sane» di Villasanta e Quero prospettando però 200 licenziamenti a Cormano. In Brianza il 70% dei 260 lavoratori Form ha firmato una petizione contraria ad Albertini, considerata troppo fragile per’un’operazione così corposa.

De Angelis, cosa si sente di dire ai villasantesi che hanno contestato l’acquisizione?
«Che ora dobbiamo ragionare come un’unica azienda. La parte commerciale e l’ufficio tecnico sono in comune: alcuni pezzi possono essere prodotti soltanto con i macchinari di Cormano. Non sono sicuro che
Villasanta, pur essendo una fabbrica-gioiello, sarebbe potuta andare avanti da sola».

Nel caso dovesse licenziare qualcuno, comincerebbe dai firmatari della petizione?
«Assolutamente no. La lista di chi ha firmato non l’ho vista e non la voglio vedere. Col tempo gli addetti di Cormano saranno trasferiti negli altri stabilimenti. Sappiamo che ci sono stati duri contrasti tra lavoratori. Riportare armonia tra le maestranze sarà la sfida più difficile».

Ci sono speranze per i 20 operai precari di Villasanta?
«Purtroppo no, il loro posto sarà preso dai dipendenti di Cormano».

Il fatturato della Albertini è in calo. Con quali risorse gestirà un gruppo così grande?
«Siamo scesi da 50 a 36 dipendenti, il fatturato è diminuito da 12 a 6 milioni. Ma per vincere la crisi abbiamo deciso di investire, a me non piace l’idea di delocalizzare. Abbiamo trovato gli affidamenti bancari necessari: ora che abbiamo vinto il bando, le banche ci danno fiducia».

Che fine ha fatto la voragine debitoria della Form?
«Se l’è accollata lo Stato che ha tappato un buco da 160 milioni di euro. Ereditiamo un’azienda risanata, senza debiti, che fattura 100 milioni di euro. Vogliamo riportarla ai 140 milioni di qualche anno fa».

Perché i dipendenti di Villasanta, abituati a fare gli straordinari, dovranno subire un periodo di cassa integrazione a rotazione?
«Perché ora siamo tutti Albertini, non ha più_ senso considerare le varie fabbriche come entità indipendenti».

Per quale motivo la vostra offerta fu esclusa dal primo bando di vendita?
«Dovrebbe chiederlo al commissario. Le nostre condizioni non sono cambiate da allora. Rimasi molto sorpreso nel vedere il numero di esuberi prospettati da Vei Capital. Noi vogliamo guadagnare, siamo imprenditori. Ma vogliamo anche salvaguardare i posti di lavoro. E abbiamo le giuste competenze per fare bene».


La ditta fondata nel ’36 dal padre di Albertini l’ex sindaco di Milano
di Marco Dozio da il Giorno

L’IMPRESA metalmeccanica di Turate è stata fondata nel 1932 da Cesare Albertini, padre dell’ex sindaco di Milano, attuale senatore, Gabriele. Nel 2007 il passaggio di consegne ai fratelli De Angelis. Che ora dovranno gestire i rapporti con clienti del calibro di Bmw, Volkswagen e Mercedes. A Villasanta, per esempio, si produce lo sterzo della Golf.
«Abbiamo già avuto riscontri postivi dalla clientela Form. Noi stessi, come Albertini, siamo abituati a trattare con colossi internazionali: lavoriamo con Siemens, tanto per fare un nome - spiega Marco De Angelis -. Form opera nel settore dell’automotive, noi in quello delle telecomunicazioni, ma produciamo sostanzialmente gli stessi prodotti, l’aspetto tecnico è identico, così come sono identici i fornitori».
marco.dozio@ilgiorno.net 

Villasanta - Form salva con stipendi tagliati ai dirigenti

di Marco Dozio da il Giorno

UN TAGLIO agli stipendi più corposi per salvare la Form. Nell’accordo per la vendita alla Cesare Albertini spa, firmato ieri mattina all’Agenzia regionale del lavoro di Milano, è contenuta una clausola che alleggerisce la busta paga di capi e dirigenti. Per chi guadagna 45mila euro all’anno la decurtazione sarà del 5%, che sale al 10% per chi ha un reddito di 80mila euro, mentre i manager retribuiti con 120mila euro annui avranno una riduzione del 15%. «Questo specifico provvedimento non ci piace, ma va inserito nel quadro di una salvaguardia dei posti di lavoro e di una tutela dei redditi più bassi, garantiti dall’intesa con Albertini», spiega il segretario regionale della Fim Cisl, Nicola Alberta, globalmente soddisfatto per la chiusura di una vertenza difficile, segnata dalla contrapposizione tra gli stabilimenti di Villasanta e Cormano: i primi favorevoli alle altre due offerte in campo, di Vei Capital e Raicam, i secondi aggrappati all’azienda comasca come unica possibilità per scongiurare i licenziamenti: «Ora si apre un cammino altrettanto impegnativo per il rilancio del nuovo gruppo che conterà oltre 700 addetti, rappresentando una realtà significativa anche a livello europeo».
Dopo la firma di ieri, la nuova Form targata Albertini ripartirà ufficialmente venerdì, giorno del passaggio di consegne con l’attuale amministrazione straordinaria. Che ha ereditato il Gruppo nel marzo 2012, con un debito sul groppone di 180 milioni. Luciano Bruschi, segretario della Fiom Cgil: «I problemi non sono interamente risolti: per consentire l’integrazione del gruppo e la ripresa piena dell’attività ci sarà un anno di cassa integrazione straordinaria». Che riguarderà soprattutto la fabbrica dell’hinterland, mentre in Brianza il destino sembra segnato per i 20 interinali a cui non sarà rinnovato il contratto per far posto ai colleghi in arrivo da Cormano.

«ATTUEREMO una sinergia tra i diversi stabilimenti», assicura l’amministratore delegato di Albertini spa, Marco De Angelis, dal 1 novembre alla guida del colosso di via Nino Bixio dove lavorano 260 persone sulle 660 dell’ormai ex Form. Circa 40 i dipendenti della «casa madre» con sede a Turate.
marco.dozio@ilgiorno.net

La Form di Villasanta al Gruppo Albertini

di Marco Dozio da il Giorno

IL VIA LIBERA ministeriale chiude la partita. Gli stabilimenti Form saranno ceduti alla Cesare Albertini di Turate, l’unico potenziale compratore che ha garantito l’assunzione di tutti i 660 lavoratori del Gruppo, distribuiti tra Villasanta, Cormano e Quero. «Il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato l’articolo 47 per il trasferimento dell’azienda. Adesso Albertini dovrà assicurare l’attuale livello occupazionale e rilanciare la produzione», spiega Giuseppe Mansolillo, segretario della Fim Cisl. Restano ancora alcuni passaggi formali: poi i nuovi proprietari, presumibilmente dai primi di novembre, potranno iniziare a gestire questa grande impresa metalmeccanica, dal marzo dello scorso anno in amministrazione controllata. Nei prossimi giorni è previsto un vertice per il cambio della guardia. È la conclusione di un periodo travagliato, dove non sono mancati aspri conflitti tra le diverse fabbriche. Un dualismo che ha riguardato soprattutto Villasanta e Cormano. La prima economicamente sana. La seconda economicamente disastrata. Tanto che le altre due offerte in campo, quella dei vicentini Vei Capital e dei pescaresi Raicam, puntavano a rilevare il sito brianzolo prospettando circa 170 licenziamenti su Cormano. Una «guerra tra poveri» degenerata a luglio, quando l’opposizione della componente cormanese fu decisiva per far saltare la vendita a Vei Capital. Poi il contesto è cambiato. Davanti alla prospettiva di un salvataggio complessivo, dunque esteso anche ai lavoratori dell’hinterland milanese, i sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil a metà settembre hanno scelto di firmare un accordo preliminare con Albertini. A nulla è valsa la petizione contraria ad Albertini firmata dal 70% dei 260 lavoratori di Villasanta. Pochissime speranze anche per i 20 operai interinali di via Nino Bixio. Hanno il destino è segnato: il loro posto verrà preso dai colleghi di Cormano ricollocati in Brianza.

Villasanta - Form, un altro passo decisivo verso la vendita alla Albertini

di Marco Dozio da il Giorno

ORA che il Comitato di sorveglianza ha dato il via libera all’accordo con la Cesare Albertini di Turate, ora che il benestare del Ministero appare quasi scontato, nello stabilimento Form di Villasanta domina il sentimento della rassegnazione. Almeno tra quel 70% di lavoratori (sui 260 complessivi) che un mese fa aveva firmato la petizione per sostenere le altre due offerte in campo, quella del fondo vicentino Vei Capital e quella del colosso pescarese Raicam, pronti a investire sul sito brianzolo prospettando però circa 200 licenziamenti sullo stabilimento di Cormano. Fim Cisl e Fiom Cgil il 14 settembre scorso avevano optato per Albertini, il solo potenziale acquirente disposto a riassumere tutti i 660 dipendenti del Gruppo Form, in amministrazione controllata dal marzo dello scorso anno. «Dispiace non essere stati ascoltati dai sindacati principali. Qualcuno ha deciso contro la nostra volontà. Continuiamo a pensare che Albertini sia un’impresa troppo piccola per sostenere un investimento di tale portata, continuiamo a pensare che sarebbe stato meglio affidarci a Vei o Raicam. Ma ormai non ha più importanza, siamo rassegnati», spiega un rappresentante dei «dissidenti», prima di assicurare l’impegno di sempre ai futuri proprietari: «Naturalmente nessuno di noi si tirerà indietro, continueremo a fare il nostro dovere come abbiamo sempre fatto. Garantiamo la nostra professionalità a chiunque dovesse subentrare alla guida dell’azienda». Che resta il fiore all’occhiello del Gruppo, capace di attrarre commesse e clienti importanti: in via Nino Bixio si produce componentistica per Bmw, Renault e Volkswagen. Il pronunciamento definitivo del Ministero è atteso per la fine della settimana. 

Villasanta - Crisi Form. I sindacati difendono la scelta bocciata dai lavoratori

di Marco Dozio da il Giorno

«VOGLIO rassicurare i lavoratori Form di Villasanta: nessuno intende penalizzarli. Al contrario, l’accordo con Albertini rafforzerà la fabbrica villasantese».

NICOLA Alberta è il numero uno della Fim Cisl in Lombardia. In prima persona, insieme ai colleghi della Fiom Cgil, ha condotto le trattative che hanno portato all’intesa con la Cesare Albertini di Turate. Intesa contestata dal 70 per cento dei 260 dipendenti dello stabilimento brianzolo (che produce componentistica per Renault, Bmw e Volkswagen), firmatari di una petizione favorevole alle altre due offerte, quelle dei vicentini Vei e dei pescaresi Raicam, disposti a investire sui siti di Villasanta e Quero prospettando però 200 licenziamenti a Cormano. Mentre Albertini ha garantito l’assunzione di tutti i 660 lavoratori del gruppo. Tensioni tra operai villasantesi e cormanesi, minacce ai promotori della raccolta firme, clima avvelenato.
«Si è creata una contrapposizione tra stabilimenti, è mia intenzione riportare serenità spiegando che abbiamo firmato un accordo con l’impresa che ha fornito garanzie specifiche. Il piano industriale di Albertini è stato vagliato da una società esterna specializzata nelle analisi economiche e finanziarie, che ne ha certificato la sostenibilità. Vei e Raicam non hanno nemmeno presentato un piano industriale approfondito», spiega il segretario generale della Fim lombarda, assicurando di non sottovalutare la posizione di contrarietà maggioritaria. «Il messaggio dei lavoratori è stato chiaro, non buttiamo via questa istanza legittima, ma riteniamo di aver svolto il nostro ruolo di sindacalisti in modo serio e rigoroso. Siamo tranquilli rispetto a ciò che abbiamo firmato. Con la dismissione di Cormano, programmata nei prossimi due anni, saranno potenziati i siti di Villasanta, Quero e Turate. Il nostro obiettivo è salvaguardare l’occupazione e il patrimonio industriale di Form. Come avremmo potuto privilegiare chi vuole cancellare 200 posti di lavoro?». I firmatari della petizione alla «piccola» Albertini avrebbero preferito due giganti: uno finanziario come Vei, legata al Gruppo Palladio, l’altro produttivo, affidandosi al colosso del settore Raicam: «È vero, Albertini è un’impresa di dimensioni ridotte, ma assumerà tutti i dipendenti garantendo un rilancio industriale dell’azienda».
Tocca al Ministero scrivere la parola definitiva. Intanto il leader della Fim solidarizza col delegato del Sinpa (Sindacato padano) Dario De Gennaro che ha subito telefonate minatorie. «Il mio giudizio di condanna è drastico: tutti devono poter liberamente esprimere le proprie opinioni, naturalmente compresi i delegati che non appartengono ai sindacati confederali. Stiamo lavorando per abbassare il livello della tensione. Chi alza la voce, sia da una parte che dall’altra, sta commettendo un errore».


Il no degli operai arriverà  sul tavolo del Ministero
di Marco Dozio da il Giorno

LA PETIZIONE dei lavoratori contrari all’accordo con Albertini finirà sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, che a novembre dovrà pronunciarsi sulla vendita di Form.
Lo assicura il commissario straordinario, Alessandro Triscornia, scrivendo ai delegati sindacali che si sono fatti portavoce della protesta. «La Vostra posizione verrà prontamente e compiutamente rappresentata agli organi ministeriali».
Formalmente la partita è ancora aperta. Vei e Raicam hanno presentato le proprie offerte nei tempi previsti dalla legge. Ma gli spiragli sono minimi, perché il bando ministeriale vincola le proposte d’acquisto al benestare dei sindacati principali, che il 14 settembre scorso hanno scelto Albertini. «Le attività di valutazione delle offerte ricevute e della loro conformità alle regole di gara proseguiranno nei prossimi giorni e non escludo di richiedere al ministero dello Sviluppo Economico un’audizione delle sigle sindacali sui temi da voi sollevati», aggiunge Triscornia, prima di ripercorrere le fasi calde della precedente trattativa con Vei, naufragata per il no di Cormano: «Nella mia veste di commissario straordinario ho purtroppo dovuto prendere atto dell’indisponibilità di parte del sindacato alla sottoscrizione di un accordo che avrebbe consentito, sin dal luglio scorso, di garantire alla Form un’opportunità di stabilizzazione e rilancio, con il salvataggio immediato del 70 per cento della forza lavoro e con la prospettiva di un ulteriore assorbimento di forza lavoro nei mesi a venire. Il nuovo bando di gara si iscrive in questa situazione emergenziale, ed è ovvio che la scelta delle sigle sindacali di rifiutare il proprio accordo a soggetti che pure erano in possesso di valide e convincenti credenziali ha in effetti precise conseguenze nel contesto della gara». 

Villasanta, la «rivolta» dei lavoratori Form. Il 70% contrario all’accordo di salvataggio

di Marco Dozio da il Giorno

PAREVA una fronda, rispettabile, ma pur sempre marginale. E invece è cresciuta, fino a diventare maggioritaria. Fino a conquistare il 70% dei 260 lavoratori Form di Villasanta. Contrari all’accordo siglato 3 settimane fa da Fim Cisl e Fiom Cgil, quello che apre le porte alla Cesare Albertini di Turate, l’unico potenziale acquirente disposto a rilevare i 3 siti del gruppo attualmente in amministrazione controllata (Villasanta, Cormano e Quero) senza licenziare nessuno dei 660 dipendenti. Un dissenso messo nero su bianco attraverso una petizione che ha fatto il pieno di firme. Raccogliendo l’adesione del 70% delle maestranze villasantesi, preoccupate per una presunta fragilità economica di Albertini. E quindi orientate verso le offerte dei vicentini Vei e dei pescaresi Raicam, interessati a investire su Villasanta e Quero.

ANCORA una volta si profila una guerra tra operai cormanesi e villasantesi che già a luglio ha fatto naufragare l’ipotesi di vendita a Vei, all’epoca l’unico interlocutore ritenuto credibile dal Ministero. Poi è successo che sono cambiate le condizioni del bando, che il Governo ha reso possibile lo «spacchettamento», l’acquisizione della singola fabbrica. Ma i sindacati più rappresentativi, Fim e Fiom, hanno condotto una trattativa privilegiando il compratore che sulla carta garantisce gli attuali livelli occupazionali. Il loro assenso è vincolante ai fini del benestare ministeriale, così prescrive il bando. Dario De Gennaro, sindacalista del Sinpa (Sindacato Padano) è uno dei 2 rappresentanti della Rsu, insieme a un dissidente della Fim, che ha sostenuto la raccolta firme. Racconta di aver subito minacce telefoniche dopo l’articolo de «Il Giorno» uscito il 4 ottobre, quello che ha descritto l’esistenza della fronda: «Abbiamo chiesto a Fim e Fiom di sottoscrivere le 3 offerte, Albertini, Vei e Raicam, per consentire al commissario e al Ministero di valutare la migliore proposta. Il parere dei lavoratori del sito di Villasanta è stato ignorato. Un gruppo finanziario come Vei e una solida azienda come Raicam avrebbero assicurato ben altre garanzie economiche». La tensione è alta, in fabbrica e durante gli incontri con i colleghi di Cormano: «Sono stato insultato, ma noi andremo avanti. Va detto che Fim Fiom non ci hanno fatto votare sull’accordo con Albertini, sapendo come sarebbe finita». Gabriele Fiore della Fim ed Elena Dorin della Fiom, difendono l’operato dei rispettivi sindacati: «L’accordo può essere firmato con una sola azienda e come organizzazioni sindacali abbiamo il dovere di privilegiare chi propone una salvaguardia di tutti i posti di lavoro. Il piano industriale di Albertini è stato verificato. Abbiamo dovuto guardare al quadro generale, ragionando sui complessivamente sui 3 stabilimenti». 

Villasanta - Form, il piano salvezza divide i dipendenti

di Marco Dozio da il Giorno

UNA SPACCATURA tra i dipendenti villasantesi della Form. Una fronda interna. Nata per contestare l’accordo firmato da Fim Cisl e Fiom Cgil, quello che 2 settimane fa ha aperto le porte alla Cesare Albertini di Turate, l’unica azienda disposta a rilevare i 3 siti del Gruppo (Villasanta, Cormano e Quero nel Bellunese) garantendo gli attuali livelli occupazionali. Una fronda promossa dal Sinpa, il Sindacato Padano che all’interno della fabbrica di via Nino Bixio può contare su un delegato eletto nella Rsu, le rappresentanze sindacali interne. Una fronda che ha messo nero su bianco il proprio dissenso avviando una raccolta firme tra le maestranze. Nella speranza di convincere il commissario (Form è in amministrazione controllata da marzo), e in seconda battuta il Ministero, a tenere in considerazione l’offerta della società Vei, pronta ad acquisire lo stabilimento di Villasanta, fiore all’occhiello del Gruppo, prospettando però la chiusura del sito produttivo di Cormano, da tempo in evidente affanno.

UN TENTATIVO di riproporre la contrapposizione tra villasantesi e cormanesi, che ha caratterizzato lunghe fasi della trattativa, nel timore che Albertini non sia in grado di sostenere finanziariamente la gestione delle 3 fabbriche. «Date le condizioni, pensiamo di aver firmato il miglior accordo possibile. Rispettiamo sinceramente le opinioni di tutti i lavoratori, ma non abbiamo alcuna intenzione di tornare indietro», spiega Elena Dorin della Fiom Cgil, che sta seguendo la vertenza insieme a Gabriele Fiore della Fim Cisl. L’intesa con Albertini ha incassato il parere positivo del commissario. L’ultima parola spetta al Ministero dello Sviluppo economico, che dovrebbe pronunciarsi entro i primi di Novembre. Formalmente, l’opzione Vei resta in campo. La società vicentina, legata al gruppo finanziario Palladio, ha presentato la propria offerta nei termini previsti. Mentre il terzo potenziale acquirente, il colosso pescarese Raicam, non ha concretizzato l’interessamento iniziale. Occorre a questo punto attendere il pronunciamento definitivo del Governo.

SULLA CARTA, però, la partita sembra già decisa: il bando ministeriale vincola la vendita a un preventivo accordo con i sindacati più rappresentativi. Quindi per Vei i margini di manovra paiono davvero ridotti. In ballo ci sono complessivamente 660 posti di lavoro. Di cui 267 a Villasanta, dove si produce componentistica per le più importanti case automobilistiche. Da Bmw a Renault, fino a Volkswagen. «Il piano finanziario presentato da Albertini è stato attentamente approfondito - spiegano Fim e Fiom - Ed esistono garanzia sui salari dei lavoratori».
marco.dozio@ilgiorno.net 

Villasanta - La Form non chiuderà i battenti salve tutte le fabbriche del gruppo

di Marco Dozio da il Giorno

SALVATAGGIO compiuto. La Form non chiuderà i battenti. I 267 dipendenti della fabbrica di via Nino Bixio non perderanno il posto di lavoro, continueranno a produrre componentistica per le migliori case automobilistiche europee, come Bmw, Volkswagen e Renault. I sindacati hanno raggiunto un accordo con la Cesare Albertini di Turate, l’unico potenziale acquirente disposto a rilevare i tre siti del gruppo: Villasanta, Quero nel Bellunese e Cormano, per un totale di 660 addetti. «La società ha fornito le garanzie occupazionali richieste e si è impegnata ad acquisire tutti gli stabilimenti, assumendo i lavoratori», si legge in una nota diramata da Fim Cisl, Fiom Cgil e delegati sindacali interni. L’intesa con le parti sociali era un requisito fondamentale per procedere con l’acquisizione del gruppo, finito in amministrazione controllata nel marzo di quest’anno nonostante gli utili generati dallo stabilimento villasantese. Florido, ambito, con numerose commesse incassate nell’ultimo periodo. Mentre la consorella cormanese navigava da tempo in cattive acque. Altre due società avevano presentato un’offerta, limitata però ai siti produttivi di Villasanta e Quero: i vicentini di Vei e i pescaresi di Raicam. Alla fine la scelta dei sindacati è caduta sulla comasca Albertini.
«IL CONFRONTO di questi giorni è servito a discutere le strategie di rilancio contenute nel piano industriale consegnato alle rappresentanze sindacali il 4 settembre scorso», spiegano i sindacati. Permanevano perplessità sulla tenuta finanziaria di una società che conta una trentina di dipendenti. Dubbi evidentemente fugati dall’analisi dei documenti: «Il piano finanziario è stato attentamente approfondito, anche con l’ausilio di un istituto specializzato che ha predisposto una relazione, poi allegata all’accordo. Sono state definite la garanzie contrattuali e salariali in favore dei lavoratori, mentre sono previste misure di contenimento del costo del lavoro».
Paiono dunque superate le divisioni interne tra «villasantesi» e «cormanesi», che avevano caratterizzato una lunga fase della trattativa. Quella che a fine luglio aveva visto sfumare l’ipotesi di una vendita a Vei, pronta a salvare Villasanta prospettando però una chiusura per lo stabilimento di Cormano. L’ultima parola spetta al Ministero. «Fim, Fiom e le RSU, ritengono positivo l’accordo in quanto tutela l’occupazione. Si pongono quindi le premesse del rilancio. Il sindacato insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, hanno svolto appieno e con serietà la propria parte, occorre ora che l’Amministrazione straordinaria e il Ministero dello sviluppo economico effettuino con urgenza la valutazione della situazione e assumano le giuste scelte per consentire una prospettiva positiva della realtà industriale della Form».

Tre acquirenti per la Form di Villasanta ma solo uno salverebbe anche Cormano

di Marco Dozio da il Giorno

SI AVVICINA il momento della verità per i 267 lavoratori della Form villasantese, ancora in bilico tra salvataggio e fallimento. Ieri i sindacati hanno concluso il giro di incontri con i 3 potenziali acquirenti del sito: i gruppi Vei, Raicam e Albertini. E ora hanno pochi giorni di tempo per valutare i rispettivi piani industriali. Alla ricerca, spulciando tra le carte, di quella solidità finanziaria indispensabile per garantire il futuro di un’azienda leader a livello europeo, capace di fornire componentistica per auto a colossi del calibro di Renault, Volkswagen e Bmw.

LA PARTITA resta delicata. Per i 660 lavoratori del gruppo occorre trovare una soluzione entro la fine del mese, altrimenti l’amministratore nominato dal Ministero sarà costretto ad avviare le procedure di fallimento, dopo aver già messo in cassa integrazione 16 dipendenti di via Nino Bixio. La vicenda è complicata perché confliggono interessi divergenti. Da un lato lo stabilimento di Villasanta, appetibile, fiore all’occhiello del gruppo, in grado di incamerare nuove commesse. Dall’altro la fabbrica Cormano, da tempo in grave difficoltà, su cui aleggia lo spettro di corposi licenziamenti.
A fine luglio fu proprio l’opposizione dei lavoratori cormanesi a far saltare il tavolo con la Vei, che aveva ipotizzato un taglio di 170 operai nell’hinterland milanese, salvaguardando le tute blu villasantesi e quelle di Quero nel Bellunese, terzo sito Form. Ma ora che il Ministero ha rimodulato il bando di vendita, prevedendo la possibilità di uno «spacchettamento», ovvero di acquistare i singoli stabilimenti, lo scenario cambia. Ad oggi i vicentini di Vei, legati al gruppo finanziario Palladio, e i pescaresi di Raicam, padroni di un impero da 500 dipendenti sull’asse italo-inglese, hanno presentato offerte per rilevare Villasanta e Quero. Mentre solo i comaschi di Albertini si dicono pronti all’acquisto in blocco delle 3 fabbriche.

GLI INTERROGATIVI, a sentire le maestranze, riguardano la capacità di investimento dei possibili acquirenti, che dopo aver rilevato i siti dovranno saper assicurare una continuità produttiva. In ogni caso il bando ministeriale vincola l’acquisto a un accordo tra sindacati e futuri proprietari. Si riparte dunque dai faldoni che contengono i piani industriali, le prospettive, le garanzie economiche. Fim Cisl e Fiom Cgil intanto hanno dato vita a un coordinamento nazionale per gestire la vertenza. E appianare possibili contrasti tra «villasantesi» e «cormanesi». «Stiamo mettendo in campo tutte le risorse necessarie», assicura Elena Dorin, sindacalista Fiom.
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Villasanta - Alla Form occhi puntati sulle offerte di salvataggio. Spunta un terzo nome

di Marco Dozio da il Giorno

IL DESTINO dello stabilimento Form di Villasanta e dei suoi 267 lavoratori resta in bilico tra speranza e angoscia. Tra la possibilità di risorgere dalla crisi, attraverso l’arrivo di un nuovo acquirente, e lo spettro del fallimento.

L’AMMINISTRAZIONE straordinaria, obbligata ad abbattere i costi, ha appena messo in cassa integrazione 16 dipendenti. «Chiediamo di applicare il meccanismo della rotazione», spiega Elena Dorin, sindacalista Fiom Cgil, impegnata nella difesa di un’eccellenza del territorio. Perché in via Nino Bixio il lavoro c’è, le commesse non mancano. Si produce componentistica per le migliori case automobilistiche europee, per Bmw, Volkswagen e Renault, solo per citare qualche nome. Eppure il colosso della meccanica rischia il tracollo, la scadenza è serrata: occorre trovare un compratore entro il 30 settembre, altrimenti il commissario nominato dal Ministero sarà costretto a mettere tutti in cassa e a dichiarare la chiusura definitiva. Per inquadrare la vicenda bisogna riavvolgere il nastro e tornare a fine luglio, quando l’unico interlocutore in campo, la società vicentina Vei, si ritira dalla trattativa per l’opposizione della «componente cormanese». Il Gruppo Form ha tre stabilimenti lungo la penisola: a Cormano, Villasanta e Quero in provincia Belluno, per un totale di 660 lavoratori. I veneti avevano deciso di puntare sul sito brianzolo, prospettando 170 esuberi per la fabbrica dell’hinterland milanese. Da qui l’impossibilità di arrivare a un accordo, anche perché il bando ministeriale imponeva l’acquisto in blocco delle tre unità produttive. Nel frattempo le carte in tavola sono cambiate, il Ministero ha rimodulato le condizioni di vendita prevedendo l’opzione dello «spacchettamento». In sostanza il miglior offerente, quello ritenuto più affidabile, potrà rilevare Villasanta senza accollarsi Cormano. E dunque è rinata la speranza. Si sono fatte avanti due società, tra cui la stessa Vei, che giovedì scorso ha incontrato i sindacati, mentre mercoledì è previsto un vertice con la seconda società, interessata a rilevare tutti e tre gli stabilimenti, e un terzo operatore interessato a Villasanta e Quero si è fatto avanti per un summit il giorno successivo.

«C’È TEMPO fino al 15 settembre per presentare le offerte», precisa Elena Dorin, che in ogni caso preferisce mantenere un profilo prudente. «Si è aperto uno spiraglio, ma la situazione resta molto delicata. Il tempo stringe, non ci sono altre risorse a disposizione e in questa fase non è consentito creare debiti». Le parti sociali porranno condizioni chiare ai possibili acquirenti. Sul mantenimento dell’attuale livello occupazionale, ma non solo. «Vogliamo garanzie sulla solidità finanziaria, chi è interessato al sito deve assicurare un piano industriale fatto di investimenti».

Villasanta - Salta l’accordo con Vei. Form, il fallimento è vicino

di Marco Dozio da il Giorno del 28/07

UNO STABILIMENTO competitivo, che sopravvive di slancio alla crisi, in grado di produrre componentistica per le migliori case automobilistiche europee, dalla Bmw alla Renault alla Volkswagen. Competitivo, florido, con sei importanti commesse incassate nelle ultime settimane. Eppure, paradossalmente, lo storico stabilimento Form di Villasanta è vicino al fallimento. Rischiano di perdere il posto in 267. Che già a partire da lunedì potrebbero ricevere le lettere per l’avvio della cassa integrazione. La situazione è precipitata venerdì sera, quando è saltato il tavolo tra le parti e si è ritirato l’unico acquirente che il Ministero riteneva credibile, ovvero la società vicentina Vei legata al gruppo finanziario Palladio. Ma per capire il contesto occorre fare un passo indietro. E ricordare che la Form, colosso da 660 dipendenti con sedi a Villasanta, Cormano e Quero in provincia di Belluno, da tempo è in amministrazione straordinaria, guidata da un commissario che ha il compito di trovare imprenditori disposti a rilevare il gruppo per scongiurare il fallimento. Delle tre società che si sono fatte avanti, solo la Vei secondo il Ministero avrebbe le carte in regola. Ma il piano di ristrutturazione presentato dai veneti, che avevano deciso di puntare su Villasanta e Quero, ha mandato su tutte le furie sindacati e maestranze dello stabilimento di Cormano, dove erano previsti 170 esuberi a fronte dei 9 per il sito brianzolo. E così, per l’opposizione della «componente cormanese», la trattativa è definitivamente sfumata. Col risultato che ora anche le tute blu villasantesi sono finite sull’orlo del baratro.

ELENA DORIN, della Fiom Cgil di Monza, avverte: «Il rischio concreto è che adesso ben 660 persone restino coinvolte in un fallimento, compresi i lavoratori di Villasanta». E per il momento non s’intravedono vie d’uscita. Se non arriveranno altre offerte, il commissario dovrà procedere con il fallimento dopo aver messo in cassa integrazione tutti i dipendenti. Dorin definisce la situazione «drammatica». E in pericoloso stallo. «Nessun altro incontro è stato convocato». In via Nino Bixio cresce la paura.
marco.dozio.@ilgiorno.net

Villasanta - Form sempre più in crisi. Arrivano i licenziamenti

di Marco Dozio da il Giorno del 03/07

CRISI FORM, arrivano i licenziamenti anche per lo stabilimento brianzolo. Tra il sito di Villasanta e quello di Quero in provincia di Belluno, saranno lasciate a casa 19 persone. L’ha annunciato la proprietà, la società Vei di Vicenza, durante il vertice che si è tenuto ieri al Ministero dello Sviluppo economico. Ancora non è chiaro il numero esatto di licenziati per la fabbrica di via Nino Bixio, che si occupa di produrre componentistica per auto impiegando circa 250 lavoratori. Un colosso finito in amministrazione straordinaria e affidato attraverso un bando ministeriale alla Vei, che ha presentato un piano di riorganizzazione contestato dai sindacati. Piano che prevede il licenziamento di circa 200 dipendenti, la gran parte impiegata nella filiale di Cormano, decimata dai tagli: 180 gli esuberi annunciati nella fabbrica dell’hinterland milanese. Elena Dorin, sindacalista della Fiom Cgil, lancia l’allarme: «Anche Villasanta viene interessata dalla dichiarazione di esubero. E in ogni caso il destino dei 3 stabilimenti non può essere considerato singolarmente». Ieri giornata di sciopero nel sito villasantese con presidio a Cormano, dove le maestranze hanno bloccato per qualche minuto la circolazione del tram sulla Comasina.

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