Limbiate

FRANCESCO MAGNANO, CONDANNATO PER FALSO IN ATTO PUBBLICO, È STATO ELETTO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI BRIANZACQUE. COME È POSSIBILE?

Il reato di falso in atto pubblico può incidere sulla valutazione della moralità professionale di chi lo ha commesso. Per questo l’art. 38 del Codice dei Contratti Pubblici, in alcuni casi, preclude alle imprese che abbiano nella compagine sociale rappresentanti a carico dei quali risulti tale reato, la possibilità di partecipare a gare di appalto. Il Consiglio di Amministrazione di Brianzacque, invece, con un membro condannato per falso in atto pubblico, potrà assumere decisioni che determineranno la sorte di procedure di appalto alle quali, per molte imprese che hanno rappresentanti risultanti aver commesso lo stesso identico reato, viene impedita la partecipazione dal Codice dei Contratti. Come è possibile? Tutto ciò può avvenire perché, in Italia, il livello minimo di moralità che viene imposto dalla normativa per sottoscrivere contratti pubblici è più elevato di quello richiesto agli esponenti politici. Certo, in un paese civile non dovrebbe essere necessaria una norma che impone alla politica di estromettere personaggi condannati per reati di questo tipo. Ma in Italia questa semplice regola di civile convivenza non vale e qualsiasi vuoto normativo viene sfruttato dai partiti per piazzare sempre e comunque i propri rappresentanti in posti chiave. La vicenda avvenuta per le nomine in Brianzacque appare in questo senso emblematica e sconcertante. Nel silenzio assordante del Partito Democratico, di altre formazioni politiche che si definiscono di sinistra e delle organizzazioni sindacali che Francesco Magnano è stato eletto. Eppure i Comuni amministrati da Sindaci del PD, o di liste collegate, possiedono la stragrande maggioranza del capitale sociale di Brianzacque e avrebbero potuto sicuramente opporsi. Gli strilli della Lega, poi, non traggano in inganno. Questi piagnistei sono un insulto all’intelligenza dei Cittadini perché la Lega aveva i numeri sufficienti per avanzare una propria candidatura in contrapposizione a quella di Forza Italia. Visto che non lo ha fatto vi è da chiedersi se non sia intervenuto un accordo tra le parti. Cos’altro potrebbe essere rientrato in questo accordo? Forse la scelta del Direttore Generale? La verità è che siamo di fronte a una classe politica che governa in modo compatto al solo fine di salvaguardare le proprie posizioni di vantaggio. Se, come ci auguriamo, queste valutazioni sono errate dobbiamo aspettarci che PD e Lega intervengano per evitare che si dia corso all’elezione di Francesco Magnano. Come Comitato Beni Comuni, intanto, non possiamo che esprimere la più grande preoccupazione per questa vicenda che indica come un’attenta gestione dell’Acqua non sia certo la priorità di chi ci governa. In relazione a quanto su espresso, auspichiamo quindi che tale decisione venga azzerata e sia dia luogo a una operazione di grande trasparenza, etica ed amministrativa, ponendo in essere una selezione pubblica, con l’obbiettivo di scegliere persone che abbiano curricula limpidi e grande esperienza nella gestione del Bene Comune Acqua. Invitiamo quindi le associazioni politiche estranee a queste logiche di potere, le associazioni sindacali, tutte le associazioni della società civile a prendere posizione per esprimere forte indignazione nei confronti di questo ennesimo fatto accaduto nella martoriata Brianza.

Comitato Beni Comuni di MB “Placido Rizzotto”
Monza 10 dicembre 2015

Limbiate - Lega Nord: Colpo di spugna del Governo sulla tramvia Milano-Limbiate. Dal PD ennesima promessa non mantenuta

Oggetto: comunicato su tramvia Milano Limbiate
 
Galli : “Colpo di spugna del Governo sulla tramvia Milano-Limbiate. Dal PD ennesima promessa non mantenuta”
“L’ipotesi circolava già da tempo e purtroppo ora ha anche i crismi dell’ufficialità: il Governo, con apposito provvedimento, ha tolto le risorse destinate alla riqualificazione della linea tramviaria Milano–Limbiate.” Così Cinzia Gallicapogruppo del Carroccio in Consiglio comunale a Limbiate, interviene in merito alla prosecuzione dell’iter di rinnovamento della storica tramvia.  “Un’opera attesa da anni e che avrebbe avuto importanti conseguenze  sul decongestionamento del traffico viabilistico, rischia ora di non vedere più la luce a causa dello sconsiderato atteggiamento del governo Renzi che, fino a pochi mesi fa, rassicurava sul finanziamento della metro-tranvia. Le risorse destinate alla Milano-Limbiate sono state dirottate, in pratica, per la copertura del debito che l’Area Metropolitana aveva ancora in corso con la società EXPO.” “Il colpo di spugna su questa infrastruttura – continua Galli - rappresenta un brutto colpo per il Trasporto Pubblico Locale in quell’area della Brianza e nel nord milanese. PD e sinistra, che a parole difendono l’importanza del trasporto pubblico e promettono in continuazione di metterlo al centro della propria azione politica, nei fatti poi non si fanno scrupoli nel cancellare un’opera così importante per il territorio.” “E la provincia di Monza e Brianza che fa? Cosa pensa di fare il presidente Gigi Ponti su questo fronte? Questa vicenda sta a dimostrare, una volta di più, che gli esponenti provinciali del PD non hanno nessun peso politico nelle scelte fatte a Roma dai loro compagni di partito” “L’assessore Archetti, delegato al tram, che cantava vittoria e aveva già messo questo fiore al suo occhiello, quale storia ci racconterà ora ??”

Limbiate, 24 novembre 2015

Limbiate - Due giorni di incontri su mafie, corruzione e cultura della legalità

comunicato stampa

Venerdì 13 marzo ,
ore 20,30 Aula consiliare "Falcone-Borsellino"
Incontro pubblico per la presentazione del libro "Nostro Onore" scritto dal magistrato Marzia Sabella (Commissione Nazionale Antimafia) e la giornalista Serena Uccello.

MARZIA SABELLA:
« Quando interrogai Provenzano capii che il vero boss, nella forma, non era lui. Lo era nella sostanza e lo dimostrano i pizzini con cui dava ordini agli affiliati di tutti i mandamenti. »

Marzia Sabella è stata l'unica donna del pool di magistrati che nel 2006 hanno coordinato la cattura di Bernardo Provenzano.
Altre indagini:
Il 1º luglio 2011  è stato arrestato Gaetano Riina, fratello di Salvatore, dopo tre anni indagini (Operazione Apice) condotte dalla Dda di Palermo, dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dalla stessa Marzia Sabella; l'operazione ha portato all'arresto anche di Alessandro Correnti e Giuseppe Grizzafi, pronipoti del boss di Corleone, e Giovanni Durante, che ha risposto di estorsione.
Marzia Sabella è, inoltre, uno dei Pm sulle tracce di Matteo Messina Denaro.
Attualmente è consulente della "Commissione Nazionale Antimafia"

SERENA UCCELLO:
giornalista della redazione Imprese e Territori de «Il Sole-24 ore», coordina la sezione dedicata al mondo del lavoro e dell'occupazione. Ha svolto inchieste sull'economia criminale.
Per Einaudi ha pubblicato, con Nino Amadore,  L'isola civile. Le aziende siciliane contro la mafia  (2009) e, con Marzia Sabella,  Nostro Onore. Una donna magistrato contro la mafia  (2014).

Sabato 14 Marzo,
ore 10 ITC "Elsa MORANTE", via Bonaparte n°2

incontro con Daniela Bauduin

che presenterà il suo libro: "L'economia sommersa e lo scandalo dell'evasione fiscale"

Daniela BAUDUIN:
Nata a Napoli, si laurea con lode in Giurisprudenza, presso l’Università degli Studi Federico II.
Dopo la pratica forense presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino, vince la borsa di studio Robert Schumann presso la Direzione Generale della Comunicazione (Ufficio di Milano) del Parlamento Europeo.
E' avvocato e giornalista pubblicista.

Pubblica, con Ediesse, i saggi "L’economia sommersa e lo scandalo dell’evasione fiscale" (2012) e "Glossario dei diritti in divenire" (2013), collabora, sempre per Ediesse, al saggio “Contro il reato di immigrazione clandestina” (2010) ed al rapporto "L'articolo 3" di cui firma il capitolo "Protezione dell'ambiente e vita buona" (2014).

L' Incontro,  partendo dai  costi sociali ed economici dell’evasione/elusione fiscale, introdurrà riflessioni che si estendono anche ai danni prodotti dalle mafie e dalla corruzione.

La finalità è ragionare sul rapporto tra i cittadini e le regole, sui danni prodotti dalla criminalità economica e  sul principio di “convenienza della legalità”.

http://www.ediesseonline.it/catalogo/saggi/l-economia-sommersa-e-lo-scan...
Nel video sotto, l'intervento dell'avvocato Daniela Bauduin a Roma, il 5 Dicembre nella Sala della Piccola Protomoteca, P.zza Campidoglio -- CONVEGNO "UNA NUOVA SFIDA PER GLI ENTI LOCALI: IL CONTRASTO DIRETTO ALL'EVASIONE E ALL'ELUSIONE FISCALE"
https://www.youtube.com/watch?v=ScSxGI_p62s

Sbloccati 60 milioni. Il governo ha riassegnato alla città metropolitana i fondi promessi per la Milano-Limbiate

di Alessia Gallione da la Repubblica del 21/02

ERANO diventati un tormentone, l’eterna questione da risolvere. Soldi mai versati dalla Provincia. Soldi attesi e promessi da tempo dal governo. Che adesso, dopo un percorso burocratico a ostacoli, sono arrivati. La cifra che ancora mancava a Expo è stata stanziata durante l’ultima riunione del Cipe (il Comitato per la programmazione economica e finanziaria): 58,9 milioni di euro per l’esattezza, assegnati alla Città metropolitana. Anzi, riassegnati. I fondi che serviranno per coprire la quota di Palazzo Isimbardi, infatti, arrivano dal finanziamento della linea tranviaria Milano-Limbiate: un’opera per ora congelata che aveva perduto le risorse per non aver avviato in tempo i cantieri. Con questo passaggio, si mette in moto una partita di giro che dovrà portare all’obiettivo: dare ossigeno a Expo. La società di gestione, invece, dovrà fare a meno di altri 60 milioni di Camera di Commercio.

Ma da Roma è arrivata anche un’altra notizia attesa. Il Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha deciso: per scegliere l’università che dovrà studiare il progetto per il post-2015, Arexpo (la società che possiede i terreni in cui Comune e Regione sono soci di maggioranza) dovrà fare una gara. È la strada indicata dall’Anac, nessuna possibilità di imboccare corsie veloci e affidare in modo diretto l’incarico. Dopo il flop del bando per vendere l’area, infatti, le istituzioni locali avrebbero voluto che a indicare entro aprile il disegno per i terreni fossero Politecnico e Statale. L’ateneo di via Festa del Perdono, per altro, si era già chiamato fuori visto che è interessato a presentare un progetto autonomo per costruire a Rho-Pero una cittadella universitaria. Adesso, Arexpo dovrà mettere in campo il “piano B”. Che a questo punto, però renderà più lunga l’attesa e farà slittare alla fine di maggio-inizio di giugno la soluzione del rebus. Per coinvolgere le università e magari anche qualche altro centro studi, la società dovrà pensare a un bando lampo che rimanga aperto non più di un mese. Poi serviranno altri due mesi perché il vincitore metta insieme le proposte già arrivate, dalla Statale alla Silicon Valley di Assolombarda.

Sul piatto c’è un incarico che non dovrebbe superare i 100mila euro. «È veramente importante che la comunità milanese ragioni e in tempi rapidi decida perché per il dopo Expo ci sia una grande cittadella universitaria e della ricerca e dell’innovazione insieme a un grande parco», dice il sindaco Giuliano Pisapia. Anche il percorso per i fondi della Provincia non è stato né breve né semplice. Ma ora il ministro con delega a Expo Maurizio Martina dice: «Dopo un serio lavoro tecnico di preparazione abbiamo mantenuto anche questo impegno. È un’ulteriore conferma della grande attenzione del governo a Expo e al territorio milanese». Per Pisapia, l’arrivo dei 60 milioni era «un atto dovuto». Il sindaco ha parlato anche di un altro fronte aperto che riguarda l’Esposizione. Dal governo sono arrivati meno fondi per garantire la preparazione della città all’arrivo dei turisti. Solo per Atm mancano all’appello 17 milioni (la differenza tra i 52 necessari e i 35 dell’esecutivo arrivati), che il Comune potrebbe compensare in qualche modo. Assicura il sindaco: «Stiamo discutendo sulle somme aggiuntive per i sei mesi di Expo — ha spiegato — . e cercheremo di dare il nostro contributo per quanto possibile».

Milano-Limbiate, Milano-Seregno. Quei due tram finiti sul binario morto

di Diego Colombo e Marco Molognida il Corriere della sera del 15/02

MONZA Scippati da Expo. I 60 milioni di euro (dei 100 necessari per portare a termine l’opera) che il ministero delle Infrastrutture aveva stanziato per l’ammodernamento della tramvia Milano-Limbiate non ci sono più. Il ministro Lupi ha deciso di dirottarli al polo fieristico di Rho-Pero per il completamento dei lavori in vista dell’inaugurazione dell’Esposizione universale. Decisione che giovedì il Cipe ha ratificato. Un colpo di mano che ha lasciato con un palmo di naso i sindaci di Cormano, Paderno Dugnano, Senago, Varedo e Limbiate attraversati dagli 11,6 chilometri della tratta che ogni giorno è utilizzata da 7 mila passeggeri. Una doccia fredda. Un’altra, dopo che anche il progetto della tramvia di 14,3 chilometri tra Milano Niguarda e Seregno (costo 233 milioni) è fermo per mancanza di finanziamenti. I lavori dovevano partire lo scorso maggio ma finora sono stati soltanto eliminati i vecchi binari e la rete elettrica. Altro non è stato fatto. E gli amministratori di Seregno, Desio, Nova Milanese, Limbiate, Paderno Dugnano e Cusano Milanino, che speravano nel nuovo tracciato per creare un collegamento su ferro tra la Brianza e il capoluogo lombardo proprio in vista di Expo, non sanno più a che santo votarsi. Neppure la minaccia di bloccare gli stanziamenti a carico dei Comuni è servita a rilanciare l’opera.

I cantieri sono fermi da mesi e la prospettiva di aspettare ancora anni prima di riprendere i lavori è tutt’altro che campata per aria. «Sono deluso — dice Raffaele De Luca, sindaco di Limbiate —. Mi chiedo come si possa dare una simile risposta alla crescente fame di mobilità che viene dalla Brianza. C’è bisogno di lavoro e dunque di mezzi rapidi ed efficienti. Ma da troppi anni la politica non offre che rinvii sempre più imbarazzanti e ingiustificabili». Sul piede di guerra c’è anche Michele Reggiani, rappresentante dei pendolari: «Non siamo disposti a sopportare un ulteriore rinvio. Aspettare dopo la fine di Expo significherebbe restare ancora per molti anni con un tram inadeguato. Con il rischio che l’opera non venga realizzata».

Gli stessi problemi li ha la linea Milano-Seregno. L’annuncio che i lavori sarebbero partiti nel maggio 2014 sono rimasti lettera morta. Qualche intervento è stato anche fatto, poi di colpo il cantiere si è fermato. Per mancanza di fondi, è la motivazione ufficiale. La stessa che ha portato Lupi a spostare i 60 milioni del governo verso Expo. «La Milano-Seregno è essenziale per un’area congestionata come la Brianza — afferma il sindaco di Seregno, Giacinto Mariani —. A questo punto, liberi tutti: il governo trasferisce sull’Esposizione universale le risorse della Milano- Seregno; bene, allora io utilizzerò lo stanziamento del Comune per la tramvia per asfaltare tutte le strade della città».

La Tramvia Milano-Limbiate e Milano-Seregno-Carate nacque nel 1882 come tram interurbano a trazione a cavallo per il collegamento di Milano con Affori (poi dal troncone unico arrivarono le biforcazioni per Limbiate e Seregno). Era gestita dalla Sao (Società anonima omnibus), poi dalla Edizon e quindi dalla Stel. Nel 1939 la gestione passò all’Atm. Nel 1959 nacque il progetto delle «linee celeri della Brianza» il cui obiettivo era di sostituire le tranvie per Limbiate e per Carate con moderne metrotranvie. Nel 1961 la Milano- Bruzzano fu classificata come tranvia urbana. Nei primi anni 70 fu completata anche la linea celere dell’Adda (Milano - Gorgonzola). Negli anni 70 inizia il declino. Tra il 1978 e il 1982 fu soppressa la tranvia tra Gorgonzola e Vaprio d’Adda e la Milano- Vimercate. Nel 2011 fu chiusa la Milano-Desio (da tempo era già chiuso il tratto di Seregno). Nel maggio 2012 fu soppressa anche la Milano-Limbiate ma nell’ottobre dello stesso anno fu riattivata a causa delle proteste. Il progetto di rinnovamento delle due linee risale al 1996, ma dopo quasi vent’anni il risultato è (purtroppo) sotto gli occhi di tutti.

Brianza - L’invasione degli studenti stranieri. Bilanci in crisi, mancano i mediatori

di Diego Colombo e Rossella Redaelli da il Corriere della sera del 19/10

MONZA Sono appena arrivati in Italia e sono già sui banchi. Arrivano in maggioranza da Bangladesh, Cina, Marocco, Egitto, Sri Lanka. Non parlano una parola di italiano. Gli alunni stranieri nelle classi di Monza e della Brianza sono una realtà sempre più in aumento e le risorse per accoglierli e favorire la loro integrazione all’interno delle classi sono sempre meno. La fotografia scattata dall’ufficio statistica del Comune di Monza dice che gli stranieri nelle scuole in città sono 1.869 di cui 514 solo nelle materne, in crescita di 1.400 negli ultimi 13 anni. Alla scuola primaria sono triplicati: erano 274 nel 2000, sono 768 oggi; quadruplicati alla secondaria di primo grado (da 121 a 430).

«Non navighiamo nell’oro — conferma l’assessore all’Istruzione Rosario Montalbano —, ma riusciremo a garantire gli interventi di mediazione culturale con un grosso sacrificio di bilancio. Sono prioritari per prevenire casi di disadattamento e di abbandono scolastico ». Ad anno scolastico iniziato da più di un mese i mediatori sono in classe da qualche giorno, ma l’ufficio scolastico sta ancora raccogliendo nuove richieste di bambini arrivati in queste settimane. «Lo scorso anno — spiega Antonio Coccia, responsabile dell’Offerta educativa e promozione del successo formativo — sono stati stanziati 30 mila euro per 1200 ore a 25 euro all’ora. Abbiamo garantito un sostegno a 58 studenti di 18 Paesi diversi e 13 diverse lingue. Per quest’anno abbiamo ricevuto richieste già per 36 alunni nel solo primo mese di scuola e il trend è in aumento: dovremmo arrivare a 2.000 ore».

Anche negli altri comuni della Brianza la situazione è simile, con un record a Limbiate dove nelle 71 classi delle elementari gli stranieri sono 267 su 1.566 (17%), mentre nelle 42 classi delle medie sono 162 su 969 (16,7%). Poco meno a Cesano Maderno, dove nelle elementari gli stranieri sono 230 su 1626 (14%), la stessa percentuale che si riscontra alle medie: su 930 iscritti, 130 non hanno nazionalità italiana. A Seregno su 8.583 iscritti alle scuole materne, elementari e medie sono 702, l’8,1% del totale. Le scuole con un numero maggiore di stranieri sono le Nobili (infanzia) con 45 e le Cadorna (elementari) con 28 stranieri. Per tutti sono previsti programmi di prima e seconda alfabetizzazione per favorire l’integrazione. A Desio gli alunni non italiani iscritti alle scuole primarie sono 199 (9,95%), quelli che frequentano le scuole medie sono 148 (12,9%). Una situazione simile si registra nelle scuole dell’obbligo di Lentate sul Seveso. Alle materne su 419 iscritti, gli stranieri sono 56 (13,3%), nelle elementari sono 73 su 516 (14,1%), mentre alle medie sono soltanto il 7,6% (24 su 312).

Sono il l 9,6 % gli iscritti stranieri nelle scuole superiori dei 50 comuni della provincia: su 26.020 studenti sono 2472, di cui 1.222 iscritti in un istituto tecnico, 922 nei professionali e 328 nei licei. Per loro non ci sono interventi previsti dalla Provincia, ma le scuole che hanno almeno il 10% di iscritti stranieri ricevono un finanziamento ministeriale per attivare corsi di italiano.

Mafia, ritorna in appello il processo al clan Valle

da il Corriere della sera

Cade l’aggravante mafiosa per i reati commessi prima del novembre 2008. La Cassazione ha annullato con rinvio in appello buona parte della sentenza di condanna del clan Valle di Cisliano. Caduta una confisca di beni per il patriarca Francesco Valle, difeso dall’avvocato Amedeo Rizza.

Chiuso lo stabilimento di Limbiate, Intercos tenta la quotazione in Borsa ma non trova acquirenti

di k.ts.

Niente quotazione in Borsa per Intercos, la società che nel maggio dell’anno scorso ha chiuso lo stabilmento di Limbiate dove lavoravano 146 dipendenti.

L’avventura borsistica per la multinazionale milanese della cosmesi, è terminata alle 15,30 di ieri. In serata la società guidata da Dario Ferrari ha diramato una nota in cui spiega il ritiro dell’offerta pubblica di acquisto (Ipo), apertasi il 29 settembre e conclusasi il 9 ottobre e che in caso di successo avrebbe visto la società quotata al mercato Star della Borsa di Milano dal 14 ottobre.

Si legge nella nota : "Nonostante l'ampio interesse e l'apprezzamento manifestato dagli investitori istituzionali italiani ed esteri nel corso del roadshow e pur considerando la qualita' ed il numero delle adesioni ricevute (corrispondenti ad una richiesta di azioni di poco inferiore al quantitativo massimo offerto), la societa' ha ritenuto che le condizioni dei mercati finanziari, deterioratesi repentinamente nel corso degli ultimi giorni, non consentano di ottenere una valutazione che rifletta fedelmente il reale valore intrinseco e le potenzialita' della societa”.

Che la società non ce l’avrebbe fatta a trovare gli investitori istituzionali per collocare il 44,18% del suo capitale sociale lo si era capito intorno a mezzogiorno di ieri, quando la Reuters ha battuto un’agenzia in cui spiegava che, a poche ore dalla chiusura dell'Ipo, solo tre quarti delle azioni erano state prenotate e al valore più basso della forchetta di prezzo ipotizzata. Forchetta fissata tra i 3,5 e i 4,5 euro (vedi Intercos, book coperto oltre tre quarti, atteso prezzo a minimo ).

La quotazione in Borsa, Intercos l’aveva tentata già nel luglio 2006, ma anche allora la società aveva ritirato l’Ipo e rinunciato al progetto di quotazione “ a causa delle condizioni dei mercati finanziari”.
In quel frangente advisor dell’operazione erano state Caboto e Jp Morgan.

Nel maggio dello stesso anno era stata quotata in Borsa la Saras della famiglia Moratti con il coinvolgimento sempre di Jp Morgan.
La quotazione di Saras era stata al centro di un’inchiesta giudiziaria, conclusasi nel 2011 con l’archiviazione, perché si sospettava che la società, coperta da debiti, fosse stata quotata a un prezzo molto superiore per consentire alle banche creditrici di rientrare dalla forte esposizione (vedi Il tracollo in Borsa di Saras). Durante l’inchiesta era emersa una mail in cui Federico Imbert, allora numero uno di JP Morgan Italia, scriveva: “Parlato a lungo con Miccichè di Intesa. È contento del lavoro fatto insieme su SARAS e Intercos. È personalmente a disposizione per stimolare forza vendita specialmente su SARAS. Chiede di informarlo se vediamo problemi o sgranature. Tiene ovviamente molto al successo data l'esposizione sua e di Passera con i Moratti. È stato da lui Galeazzo Pecori Giraldi di Morgan Stanley consigliando di non esagerare sul prezzo” (vedi Italian bankster a culo scoperto!”.

In questi giorni del 2014 è stata invece Rothshild l’advisor della quotazione di Intercos, mentre coordinatori dell’offerta: Banca Imi, Merryl Linch e UBS.

Banca Imi è esposta per 38 milioni di euro con Intercos, mentre BNP Paribas, che ha giocato anch’essa un ruolo nella tentata quotazione di Intercos, è esposta per 18 milioni di euro.
Complessivamente Intercos aveva al 30 giugno 2014 debiti finanziari per circa 225 milioni di euro (vedi tabella sotto).

Il debito con le banche in scadenza 2015-2016 è stato in parte rimborsato a fine luglio e poi rinegoziato con scadenze più lunghe. Al momento Intercos ha debiti finanziari per 208milioni di euro.

L’indebitamento è frutto del finanziamento da 250milioni di euro concesso a partire dal 2007 a Intercos dal pool di banche costituito da: Banca Imi (Intesa San Paolo), BNP Paribas, Credit Agricole, Nataxis, Banca Popolare Emilia Romagna, Banco Popolare Lodi, BNL, UBI e Unicredit.
A pegno del finanziamento, le banche detengono tutte le quote azionarie di Intercos oltre alle ipoteche sugli immobili e sui macchinari della società, e negli accordi sono previste diverse limitazioni alla libertà d’azione del management.
I proventi della quotazione sarebbero serviti alla proprietà a pagare i debiti con le banche.

Secondo il prospetto informativo depositato e approvato dalla Consob, unico impianto libero da ipoteche e gravami è quello di Limbiate, chiuso a seguito dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo comunicato dall’azienda ai lavoratori nel marzo del 2013.

La vicenda dei 146 lavoratori dello stabilimento di Limbiate (in maggioranza donne), aveva raccolto, lo scorso anno, la solidarietà e l’interesse di diversi esponenti politici (in una foto al presidio al di fuori dell’azienda era comparsa anche la biassonese Alessia Mosca, al tempo onorevole vicina a Enrico Letta, poi diventata europarlamentare del PD, vedi il comunicato stampa: Crisi Interfila, le azioni messe in campo dal PD) e lo stesso PD di Limbiate aveva concesso l’area, dove era solito organizzare la festa del partito, ai dipendenti Interfila che avevano gestito una festa, per l’occasione denominata: La fabbrica della speranza, raccogliendo 20mila euro (vedi sito: Interfila, la fabbrica della speranza). 

Speranza di breve durata perché il 10 luglio 2013, le rappresentanze sindacali della fabbrica, assistite dalle organizzazioni sindacali territoriali firmavano il licenziamento collettivo per i 146 dipendenti dello stabilimento di Limbiate, con il ricorso per due anni alla cassa integrazione guadagni straordinaria, prima della mobilità.
Al momento dei 146 dipendenti: 38 sono stati ricollocati all’interno del gruppo, 14 sono stati licenziati, 93 sono in cassa integrazione e uno risulta dimesso, secondo quanto si legge nelle due pagine che il prospetto informativo di Intercos dedica alla chiusura dello stabilimento di Limbiate e che riportiamo sotto.

Al 30 giugno 2014, il gruppo milanese Intercos, contava 2.834 dipendenti di cui 841 in Italia ( tra i quali i 93 in cassa integrazione di Limbiate) e 1.993 all’estero, in gran parte nei tre stabilimenti cinesi: i due di Suzhou e  quello di Shangai. Un altro stabilimento sempre a Suzhou è in costruzione e diventerà operativo dal febbraio 2015.

 

Intercos_Limbiate

Limbiate - Dalla Regione 60mila euro contro le esondazioni

di Gabriele Bassani da il Giorno del 05/10

SONO ARRIVATI dalla Regione Lombardia i 60mila euro necessari alla pulizia e alla messa in sicurezza delle griglie di protezione del torrente Garbogera, che attraversa Limbiate e la cui esonsazione, nel luglio aveva creato non pochi disagi in città.
Proprio nei giorni scorsi è arrivata la conferma dell’avvenuto finanziamento da parte della Regione Lombardia, che ha deciso di delegare la manutenzione della griglia posta nel centro della città, dietro la piazza Tobagi, direttamente all’Amministrazione comunale, fornendole i mezzi finanziari adeguati. «Questa pulizia – spiega l’assessore all’Ambiente Sandro Archetti – spetta alla Regione, ma noi ci siamo offerti di provvedere con nostri interventi in cambio di un contributo di 60.000 euro necessari alla realizzazione di una griglia completamente automatizzata, che ci consentirebbe di evitare il ricorso, che sarebbe troppo oneroso, a ditte specializzate». Ottenuti i fondi, la griglia automatizzata dovrebbe essere realizzata entro la prossima primavera.
Fin dallo scorso mese di giugno erano stati avviati degli incontri tra Comune e Regione per tenere sotto controllo la situazione del torrente Garbogera, bisognoso di frequenti interventi di pulizia per rimuovere arbusti, rami e pietre trascinati dalla corrente ma talvolta anche rifiuti gettati nell’alveo, che finiscono con l’impedire il regolare flusso dell’acqua, aumentando il rischio di esondazioni.

Limbiate - Metrotramvie, il caso approda in Parlamento

di Gabriele Bassani da il Giorno del 04/10

SI TORNA ad interpellare il Parlamento sul futuro delle metroramvie di Limbiate e Seregno, che sembrano ancora una volta “accantonate” per i ritardi, le incertezze economiche ed ora anche quelle legate alle nascenti nuove province e all’Area metropolitana di Milano. È la parlamentare del Pd Eleonora Cimbro a rivolgersi ancora una volta al ministro per le infrastrutture, Maurizio Lupi, lo stesso a cui fu evidenziato il problema già nel luglio del 2013 e dal quale vennero rassicurazioni sulla finanzibilità dell’opera, alle quali però dovette far seguito un emendamento in extremis alla Legge di Stabilità, di alcuni deputati Pd lombardi. Di qui l’iniziativa dell’onorevole Cimbro che si sarebbe dovuta discutere ieri mattina alla Camera, ma che è stata rimandata.

«IL RITARDO nella gara d’appalto, oltre che la poco chiara competenza della nascente Città Metropolitana, che andrà a sostituire la Provincia come ente aggiudicatore, richiedono un rinnovato impegno da parte del Governo, e degli enti istituzionali, per assicurare la regolare partenza dei lavori», ha spiegato la parlamentare Pd. Nell’interrogazione si ripercorre tutte la tormentata storia del progetto di riqualificazione della metrotramvia Milano-Limbiate, fino ad arrivare agli accordi del 2012, che indicavano il progetto di massima, predisponevano il piano dei finanziamenti dei vari enti coinvolti e, soprattutto, fissavano il termine per bandire la gara di appalto per l’affidamento dei lavori, che è scaduto il 30 giugno scorso. A questo punto, venuta meno la Provincia di Milano che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di ente aggiudicatore, si chiede al ministero di «organizzare un incontro con gli enti interessati per approdare quanto prima alla definizione dell’iter procedurare per garantire la partenza dei lavori come da accordi». 

Limbiate - Buttato giù dal letto, salva il bilancio

di Gabriele Bassani da il Giorno

UN NUOVO salvataggio in extremis per la maggioranza di Limbiate, che l’altra sera ha rischiato seriamente di capitolare (ancora una volta) sulla ricognizione di bilancio, scadenza obbligatoria di fine settembre che impone di verificare il corretto stato dei conti. A far vacillare la maggioranza di centrosinistra è stato un emendamento, all’apparenza innocuo, proposto da Sinistra e partecipazione, che chiedeva di destinare 10mila euro al fondo degli incentivi per i dipendenti comunali per cercare di riportare un po’ di sereno rispetto allo stato di agitazione tra i lavoratori del Comune che perdura ormai da mesi. L’emendamento viene dichiarato inammissibile ed è probabilmente questa la molla che fa scattare una reazione da parte della componente più a sinistra della coalizione, al momento in cui si deve votare per gli equilibri di bilancio. Ci sono tanti assenti da entrambi gli schieramenti e questo da una parte è un problema per la maggioranza ma dall’altra si rivelerà poi anche l’ancora di salvezza.
Al voto, infatti, finisce incredibilmente pari: 9 favorevoli e 9 astenuti, con il presidente del consiglio, Carlo Schieppati, che deve sospendere la seduta e consultare a fondo il regolamento per capire come uscirne, mentre il sindaco Raffaele De Luca si alza e abbandona l’aula visibilmente contrariato, prendendosela in maniera plateale con i consiglieri della sua stessa maggioranza. Qualcuno intanto si preoccupa di correre ai ripari e, nonostante l’ora tarda (si era già oltre la mezzanotte) chiama Edoardo Brami, consigliere Pd assente e lo invita «caldamente» a correre in aula, dove invece il sindaco non farà più ritorno. La soluzione trovata dal presidente Schieppati è contemplata nel regolamento specifico del consiglio comunale di Limbiate e prevede di far rivotare la delibera. «Una cosa del genere non era mai capitata nella storia del consiglio comunale di Limbiate, ci siamo trovati spiazzati», spiega. Quando la delibera di bilancio viene messa di nuovo ai voti, i pochi consiglieri di minoranza che erano presenti (Scelta civica e Lega Nord) decidono di non partecipare al voto e così la delibera supera lo scoglio del consiglio, pur con l’astensione di alcuni esponenti del gruppo Sinistra partecipazione e liberta. Si evita così il commissariamento d’ufficio che scatta se non si approva il bilancio, ma tra pochi giorni approderà in aula il Pgt ed è facile immaginare nuovi mal di pancia. 

Limbiate, immobile comunale. Lo scomodo «vicino di casa» che potrebbe cadergli addosso

di Gabriele Bassanida il Giorno

IL COMUNE, è il peggior vicino di casa che gli potesse capitare. Niente rumori molesti nel cuore della notte o la domenica, nessun’auto sotto la finestra o in mezzo al passaggio, ma forse persino di peggio: una casa che rischia di cadergli addosso. È la storia di Giuseppe Di Trinco, pensionato limbiatese che non sa proprio più a che santo votarsi per cercare di uscire da una situazione paradossale dovuta al sostanziale disinteresse mostrato dal Comune per un immobile di proprietà municipale, che si trova proprio addosso ai locali in cui abita Di Trinco con la sua famiglia.

UNA VICENDA già segnalata qualche tempo fa e ancora senza soluzioni: «Non mi posso permettere avvocati e periti, ma vorrei che si rispettasse la mia proprietà e, soprattutto, il mio diritto a vivere in sicurezza». Di Trinco vive in via Valgardena 25: appoggiato alla sua abitazione c’è un vecchio stabile, di proprietà del Comune che sta letteralmente cadendo a pezzi.
In passato vi fu anche un intervento dei vigili del fuoco che verificarono lo stato di precarietà dell’immobile: la struttura comunale venne quindi rinforzata con alcuni piantoni esterni. Di Trinco, nel tempo ha cercato di proporre delle soluzioni: ha proposto al Comune di vendergli lo stabile decrepito, di permutarlo con uno dei suoi terreni o di demolirlo. Oggi rischia di perdere l’agibilità di casa sua per colpa dello stato di incuria in cui si trova uno stabile comunale.

«VIVO di una pensione di circa 800 euro, non so più come richiamare l’attenzione su questa situazione. Il rischio che possa accadere una tragedia è molto alto». Nei giorni scorsi è stata effettuata una nuova verifica sul posto da parte di uno dei tecnici del Comune.

«LO STABILE di proprietà comunale sito in via Valgardena 25 e confinante con l’immobile che il signor Di Trinco ha usucapito - spiega una nota del Comune - è stato sottoposto a una verifica strutturale due anni fa ed è risultato ‘non pericoloso’. In quell’occasione sono stati effettuati interventi di rinforzo della soletta ed è stato posizionato un sismografo per la rilevazione di eventuali cedimenti strutturali. Nel 2014 è in programma una nuova verifica».

«RECENTEMENTE - prosegue il comunicato - la giunta ha valutato l’opportunità di intervenire sullo stabile: se si dovesse procedere, i lavori dovrebbero essere effettuati su tutta la struttura e quindi ripartiti tra il Comune e il signor Di Trinco, in ragione della quota di proprietà».

«L’AMMINISTRAZIONE è anche disponibile a una permuta con il proprietario: lo stabile comunale potrebbe essere ceduto in cambio di un terreno a verde all’interno del Parco delle Groane», concludono dal Comune.

Limbiate - Ex manicomio gratis alle associazioni. Ma è già polemica sul bando pubblico

di Gabriele Bassani da il Giorno del 28/09

GLI EDIFICI vuoti dell’ex manicomio assegnati gratis ai progetti ritenuti più interessanti: l’azienda ospedaliera Salvini di Garbagnate ha pubblicato il bando che potrebbe finalmente dare una svolta allo stato di degrado del parco di Mombello. Una mossa che ha provocato però la reazione contrariata dell’associazione limbiatese che per prima aveva avanzato una proposta di riutilizzo di uno degli immobili abbandonati, quello delle ex lavanderie. Ora quell’edificio, insieme ad altri 10, tutti contenuti nello stesso enorme complesso (di cui fanno parte anche altri immobili di proprietà della Provincia e dell’Asl) rientra tra quelli che saranno assegnati col bando, in scadenza il prossimo 17 novembre.

A CRITICARE il bando e le modalità di partecipazione, è innanzitutto l’Associazione Brucaliffo, che a fine giugno aveva presentato pubblicamente il progetto «Nuovi sPazzi», proprio con l’obiettivo di recuperare l’immobile dell’ex lavanderia per farne una realtà sociale che ospiti corsi di formazione, laboratori, spazi d’incontro rivolti prevalentemente ai giovani. «Il merito di questo bando - spiegano da Brucaliffo - è in grande parte di Nuovi-sPazzi, che ha attirato l’attenzione sugli immobili, ha sensibilizzato la cittadinanza, mobilitato diverse realtà del territorio verso il suo progetto, fatto pressione sul Comune, fno a incontrare la proprietà stessa per chiedere lo spazio». Ma il progetto di Brucaliffo ha trovato la resistenza di un’altra realtà operante all’interno dell’ex Antonini, la comunità «Alba di Bacco», che a sua volta ha chiesto di poter utilizzare lo stesso immobile. «Ora dopo anni di disinteresse è stato fatto un bando unico per 11 edifici, premiando i progetti che coinvolgono la superficie maggiore e garantiscono il maggiore investimento economico, col rischio di escludere realtà piccole ed economicamente limitate come la nostra, ma legate al territorio», commenta Leonora Barbieri, presidente di Brucaliffo. «Non vorremmo che quello che è un patrimonio di Limbiate finisca in mano a realtà distanti». Dalla direzione dell’azienda Salvini spiegano che nell’assegnazione di un bene pubblico, il bando è una strada obbligatoria per legge. 

Limbiate - Ci sono le aule ma mancano gli arredi. Agraria, nuova sede solo per tre classi

di Gabriele Bassani da il Giorno

PER IL MOMENTO sono solo tre le classi che hanno trovato posto nella nuova sede dell’Istituto agrario Castiglioni, realizzata dalla Provincia di Monza e Brianza all’interno del parco di Mombello. Tutte le altre 31 classi sono ancora all’interno della Villa Crivelli Pusterla, gioiello architettonico del Settecento ma sempre meno adatta ad ospitare una scuola superiore che però, anche a trasloco completato, manterrà comunque un presidio al piano terra. «Quest’anno abbiamo accolto due classi in più, sapendo di poter contare almeno sul primo edificio della nuova scuola - spiega il dirigente scolastico Maria Costanza Scarpini - Purtroppo al momento ci sono le aule, che sono belle e funzionali, ma non gli arredi e per questo motivo il trasloco deve essere fatto in maniera graduale». Ad essere ufficialmente consegnato alla scuola di agraria è stato il primo dei due plessi della nuova sede, il secondo è in fase di ultimazione e dovrebbe essere disponibile nel giro di qualche settimana. «Ci siamo dati l’obiettivo di completare tutto il trasloco prima dell’avvio del secondo quadrimestre - conferma la preside, evidenziando i vantaggi della nuova scuola - Finalmente un ambiente più idoneo ad ospitare attività didattica, spazi maggiori e più sicuri, non ci sono più i vecchi termosifoni in ghisa, ma un moderno impiano di climatizzazione, non ci sono più gli estintori appesi alle pareti ma un impianto antincendio, un sistema antintrusione, serramenti insonorizzati e con isolamento termico. Resta comunque il problemadell’ambiente circostante ormai terra di nessuno». Sul degrado a Mombello, il comitato Più Limbiate meno cemento bacchetta la Provincia: «La nuova scuola doveva essere pronta già due anni fa, i lavori dovevano durare 540 giorni e siamo a 1730 senza che l’opera sia terminata e non c’è ancora la strada di accesso».

Province nuove, problemi vecchi. Limbiate rischia di perdere il tram

di Gabriele Bassani da il Giorno del 21/09

NUOVE province e problemi vecchi: che fine hanno fatto i progetti di riqualificazione della linea tramviaria Milano-Limbiate e Milano-Seregno? Ce li hanno tra gli obiettivi i candidati alla guida dell’Area Metropolitana di Milano e della Provincia di Monza e Brianza? Se lo chiedono e chiedono loro di esprimersi pubblicamente i componenti dei diversi comitati civici che da anni si battono per veder rilanciato in tempi rapidi il collegamento tramviario tra la Brianza e il capoluogo lombardo. «A causa di problematiche di vario tipo su cui sorvoliamo stiamo seriamente rischiando di perdere il finanziamento statale di 60 milioni di euro per il primo lotto della metrotranvia Milano-Limbiate». Lo scrivono Mauro Anzani, dell’Associazione utenti del trasporto pubblico, Salvatore Miletta del Comitato per il tram, Michele Reggiani del gruppo «Salviamo il tram della Comasina» Marco Longoni del gruppo mobilità Monza e Brianza e Matteo Mambretti, rappresentante dei Viaggiatori alla Conferenza regionale del trasporto pubblico locale. Sono loro gli autori di una nota congiunta inviata a tutti i sindaci e i consiglieri comunali delle amministrazioni coinvolte nei progetti, dal Limbiate a Seregno, da Desio a Varedo, passando per Paderno Dugnano, Bresso e gli altri. «Chiediamo che il voto ai candidati per questi nuovi organismi sia vincolato a un loro impegno a fare tutto ciò che sarà necessario per agevolare e accelerare l’iter relativo alla realizzazione delle due metrotranvie, in particolare la Milano-Limbiate che è in una situazione di pericolosissimo stallo».

INSOMMA, dai comitati arriva la richiesta di votare solo coloro che garantiscono di adoperarsi affinché la Regione Lombardia intervenga per risolvere i problemi finanziari che hanno bloccato l’iter che porterà alla gara d’appalto e il Ministero dei Trasporti di mantenga il finanziamento di 60 milioni.
«La Milano-Limbiate - spiegano i promotori dell’iniziativa - sarà innanzitutto una linea dell’Area Metropolitana milanese. Il nuovo ente la deve considerare una propria priorità. Anche la Provincia di Monza e Brianza, di cui fanno parte i comuni di Varedo e Limbiate, dovrà dare il proprio fattivo contributo. Crediamo che i nuovi consiglieri eletti dai rappresentanti dei cittadini di queste zone abbiano il dovere di impegnarsi attivamente per vedere realizzata questa opera indispensabile per il territorio».

LA PREOCCUPAZIONE dei comiati è soprattutto quella che nel passaggio di consegne tra vecchia e nuova provincia (o Area metropolitana) si perda altro tempo prezioso, a scapito della possibilità di veder realizzata l’opera. «Noi cittadini, in questo caso, non votiamo ma osserviamo», ricordano i pendolari aggiungendo il monito: «Voteremo in seguito di conseguenza». 

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