Lentate sul Seveso

Una causa legale contro Società Pedemontana

http://www.provincia.mb.it/news/dettaglio_news.html?id=16088&area=256&ti...

Monza, 28 ottobre 2015. L’annuncio è arrivato oggi, al termine del Collegio di Vigilanza convocato in Regione Lombardia: all’ordine del giorno l’apertura alla traffico della tratta B1 di Pedemontana, già fissato per il prossimo giovedì, 5 novembre, un giorno dopo il termine dei collaudi: una decisione che i Sindaci della Brianza avevano contestato da tempo, considerando le sicure gravi ripercussioni sul traffico già congestionato della Milano-Meda e della viabilità locale.
"Abbiamo atteso le risposte che ci erano dovute per troppo tempo, ma le risorse e gli interventi promessi sono ancora sulla carta e ora ci troviamo davanti al fatto compiuto - spiega il Presidente della Provincia Gigi Ponti, Sindaco di Cesano Maderno, al termine della riunione a Milano - Non ci resta che ricorrere all’ultima via a disposizione, l’azione legale contro Pedemontana”.

I Sindaci della tratta B2, pertanto, hanno attivato il percorso amministrativo per la nomina di un legale a tutela del territorio che rappresentano: si tratta dei Comuni di Lentate sul Seveso, Meda, Seveso, Barlassina, Bovisio Masciago e Cesano Maderno.
“Abbiamo provato in tutti i modi a non ricorrere alle vie legali, che a questo punto, però, sono una scelta obbligata - aggiunge Ponti - Ci eravamo appellati anche al buon senso del Presidente Maroni per impedire questa operazione: da giovedì prossimo Pedemontana sarà un’autostrada che a Lentate riversa tutto il traffico su un tratto di ex strada statale obsoleto e senza manutenzione. Nessuna opera di compensazione di quelle previste è stata eseguita”.

Nel mirino dei Sindaci il mancato rispetto dell’accordo di programma sottoscritto nel 2007 e del relativo cronoprogramma da parte della Società Pedemontana che - tra le altre cose - avrebbe dovuto prendersi in carico la tratta brianzola della Milano-Meda, pari a 9,5 km già da gennaio 2015.

"Dopo tutte le revisioni progettuali, sempre al ribasso, di quest’opera nessuna delle date indicate nei documenti risulta essere stata rispettata”, aggiunge Ponti.

Il progetto è definito ma sulla vasca anti-Seveso ora monta la protesta

di Ilaria Carra da la Repubblica

IL PROGETTO per la vasca di laminazione di Milano è pronto. Gli esperti di Metropolitana milanese hanno messo a punto il piano di lavoro per il bacino che verrà realizzato dentro al Parco Nord, uno dei tasselli del più ampio programma per contenere il Seveso. Quello, più precisamente, che servirà a gestire le piene provocate dalle immissioni del fiume maledetto a valle di Palazzolo. Il progetto complessivo per contenere le piene prevede cinque vasche di laminazione a Senago, Paderno Dugnano, Milano, Varedo e Lentate sul Seveso. Grandi conche per dar sfogo alle piene: a fine emergenza, con una rete di canali e pompe idrovore, l’acqua verrà reimmessa nel fiume. La prima, l’unica oggi finanziata, è quella a Senago. Dopo la valutazione di impatto ambientale, la vasca avrà dimensioni leggermente più contenute. Rispetto alle previsioni iniziali, sarà meno profonda — da 17 a 14 metri — e arriverà a contenere dunque come massima capienza circa 800mila metri cubi d’acqua, anziché 970mila.

Un modo, anche, per andare incontro alle richieste del territorio, da sempre ostile al progetto, anche se difficilmente placherà le proteste. I lavori, previsti in un primo momento in partenza a giugno, in realtà sono annunciati entro la fine dell’estate, e dureranno circa un anno. Il piano complessivo, da 110 milioni dei quali 30 da Comune e Regione e i restanti promessi ma non ancora versati dal governo, prevede poi la vasca di Paderno e quella di Milano. Venerdì è atteso in giunta comunale il via libera al progetto di Mm da parte di Palazzo Marino. Un piano per una vasca da circa 240mila metri cubi d’acqua e profonda dieci metri che normalmente, senza piene, apparirà come un lago di cava. Sempre venerdì sera, all’auditorium in zona Niguarda, gli assessori Granelli (Sicurezza) e Maran (Ambiente) parteciperanno a un’assemblea pubblica per spiegare ai residenti i dettagli del progetto. Ma i contrari sono già pronti a far valere le proprie ragioni, c’è già anche il Comitato “Acque pulite l’alternativa alle vasche”: «La vasca qui è uno scempio inutile che non serve e non deve essere fatta — spiegano sui loro volantini che girano sui social — è un rimedio arcaico, esistono alternative che non deturpino il territorio ». Contrari pronti a elencare altre opzioni, da piccole cisterne ai rain garden, per dire no alla vasca nel Parco Nord.

“Pedemontana, un’altra autostrada flop”

di Luca De Vito da la Repubblica del 14/03

POCHISSIME auto e l’ombra di un altro flop. Oltre all’incubo di una nuova autostrada che dopo aver mangiato terreni e foreste non raggiunge i numeri per cui era stata progettata. A certificare le cifre deludenti dei passaggi sulla Pedemontana è una rilevazione effettuata da Legambiente che ha monitorato il numero di vetture lungo i 15 km del primo tratto di autostrada inaugurato un mese e mezzo fa. Secondo l’indagine dell’associazione ambientalista, i passaggi sulla nuova arteria che al momento collega Lomazzo a Cassano Magnago non superano le 18mila vetture come dato di riferimento del giorno feriale medio.

Un dato molto inferiore rispetto ai 60 mila veicoli giornalieri che la società Pedemontana aveva dato come previsione a regime. «Un sogno che diventa realtà», diceva il governatore Roberto Maroni al momento della cerimonia del taglio del nastro, il 25 gennaio davanti a telecamere e fotografi. La realtà, però, nel caso della Pedemontana sembra molto dura da digerire. Nella fascia più critica, quella tra le otto e le nove del mattino, i volontari ambientalisti posizionati a check point di Cislago hanno contato poco meno di 2000 veicoli nei due sensi di marcia, un dato all’incirca pari al traffico sostenuto di una normale strada extraurbana e non certo un volume di passaggi da autostrada. Numeri al di sotto delle aspettative, quindi, che rischieranno di ridursi ancora quando sulla strada verrà inserito il pedaggio (il presidente della Regione Roberto Maroni ha promesso che non sarà a pagamento sicuramente fino alla fine di Expo). Gran parte degli utilizzatori della tratta A di Pedemontana, infatti, potrebbero tornare a utilizzare le strade alternative che già ci sono e che non costano niente, oppure il tracciato dell’Autolaghi, più lungo ma senza pedaggio. «I nostri dati confermano ciò che andiamo dicendo da anni — ha spiegato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia — con i soldi pubblici riversati nella gigantesca autostrada si sarebbe potuto realizzare integralmente l’infrastruttura di cui il territorio aveva bisogno: una viabilità ordinaria ed efficace, idonea a intercettare la domanda soprattutto di breve raggio, che oggi intasa i centri urbani e si imbottiglia nei nodi di traffico». Uno dei motivi per cui la Pedemontana è stata fortemente criticata è proprio il suo impatto ambientale.

Un investimento che costa oltre 40 milioni al chilometro, realizzato per il 30 per cento in gallerie naturali e artificiali e per il 41 per cento in trincea profonda. Sconvolgendo, secondo gli ambientalisti, l’idrologia della rete dei torrenti che dalla fascia prealpina convergono verso il capoluogo milanese e devastando numerosi boschi. La Pedemontana ha cancellato dalle carte geografiche foreste secolari, come il bosco della Moronera a Lomazzo, il Bosco del Battù a Lentate Sul Seveso, e grandi superfici dei boschi delle valli dell’Olona e del Lura. Danni pesantissimi che sono andati a colpire alcuni tra i boschi più preziosi della nostra Regione, ovvero quelli che sono più vicini all’area metropolitana. «È tempo di cambiare la modalità con cui si realizzano e si finanziano le infrastrutture di mobilità — ha aggiunto Di Simine — con enormi e ingiustificati investimenti di capitali che rispondono a chiamate elettorali e a interessi corporativi delle lobby dei costruttori e dei concessionari, invece che ai bisogni di riorganizzazione degli spostamenti. Per Pedemontana siamo ancora in tempo a limitare il danno, rivedendo l’intero progetto nel segno di una drastica cura dimagrante». Anche per la Pedemontana, quindi, si profila l’ombra di un flop. Proprio come per la “cugina” Brebemi, dove nei primi sette mesi di apertura i transiti sono stati 11mila al giorno. Le previsioni parlavano di 80mila passaggi stimati.

Brianza - In quattro Comuni i «volontari del vicinato»: non siamo ronde

di Diego Colombo e Rossella Redaelli da il Corriere della sera

MONZA Non fanno appostamenti nelle zone più a rischio della città. Non organizzano ronde. Non girano a gruppi con il cellulare o il walkie talkie (o armi improprie) in mano come fossero guardie notturne. E non portano addosso, sciarpe, foulard, fasce e distintivi di riconoscimento. Loro osservano: dalla casa del vicino che abita a fianco a quella subito al di là della strada, dall’appartamento del coinquilino di pianerottolo a quello della famiglia del primo o del secondo piano. E se notano qualcosa che non va, auto o persone sospette, danno l’allarme a carabinieri e polizia locale. Sono i volontari del «Controllo del vicinato», un’esperienza di tutela della sicurezza nata negli Stati Uniti negli anni Settanta e approdata ora anche in Brianza. Dove, sulla scorta dell’attività dell’associazione fondata nel 2009 da Gianfranco Caccia a Caronno Pertusella (Varese), sono già quattro i Comuni in provincia di Monza in cui un gruppo di cittadini ha deciso di stringere un patto di collaborazione per meglio garantire la sicurezza del proprio quartiere. Dopo Concorezzo, che ha fatto un po’ da battistrada, i cartelli gialli con la scritta «Zona di controllo del vicinato» sono comparsi anche a Seveso e a Desio.

L’esperienza di collaborazione tra residenti è stata raccolta anche da un gruppo di cittadini di Albiate. «Noi abbiamo attivato l’iniziativa lo scorso settembre con 35 famiglie — spiega l’assessore alla Polizia locale di Seveso, Andrea Formenti —. Per ora è limitata al quartiere Altopiano, dove operano tre gruppi di sorveglianti. Ma, a breve, dovrebbe nascerne un quarto nel centro di Seveso». E i risultati si vedono. Dal 2013 al 2014 si è registrato un calo di furti proprio al quartiere Altopiano, una zona residenziale di villette singole e palazzine spesso nel mirino dei ladri. «Non so — continua Formenti — se la contrazione sia fisiologica o dovuta alla presenza del Controllo di vicinato. Di certo, i residenti del quartiere mi hanno assicurato che da quando sono attivi i gruppi di volontari si sentono più sicuri». L’esperienza di Seveso sta facendo scuola anche in altri Comuni brianzoli. Nelle ultime settimane si sono rivolti all’amministrazione di centrosinistra i sindaci di Brugherio, Lentate sul Seveso, Caponago e Mariano Comense, interessati a stimolare la nascita di osservatori del territorio anche nelle loro città.

Alluvioni del Seveso. La Regione: mancano i fondi del governo

da il Corriere della sera

Mancano i soldi per le opere anti-esondazioni del Seveso. Meglio: mancano i soldi del governo per avviare le vasche di laminazione lungo il corso del fiume. Lo dice l’assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi: «La pioggia che in queste ore continua a scendere su Milano richiama ancora una volta l’attenzione sul silenzio assordante del governo Renzi che, dopo aver promesso da mesi i fondi necessari alle opere per la messa in sicurezza del fiume Seveso, non ha onorato gli impegni, dimenticandosi 80 milioni di euro indispensabili per evitare le ennesime esondazioni».

Per evitare che Milano finisca ancora una volta sott’acqua servono 110 milioni di euro per costruire una serie di vasche di laminazione, lungo il corso del Seveso. La prima in calendario dovrebbe essere quella di Senago, le altre a Paderno Dugnano, Lentate sul Seveso e nel Comune di Milano. «A oggi continuano a essere a disposizione solo i 10 milioni stanziati da Regione Lombardia e i 20 milioni di Palazzo Marino, utili per realizzare solo la prima vasca a Senago. Ormai da mesi — prosegue Viviana Beccalossi — il governo ha annunciato di aver risolto il problema di Milano. L’ennesima politica degli annunci, a cui preferiremmo senza ombra di dubbio un bonifico, dato che fino a oggi le uniche risorse stanziate per il Seveso sono i 30 milioni già impegnati da Regione Lombardia e Comune di Milano, utili solo per iniziare i lavori sulla prima vasca di Senago». «Faccio appello — conclude Beccalossi — anche ai parlamentari e ai consiglieri regionali, soprattutto a quelli di opposizione, sempre attenti e pronti a salire in cattedra per contrastare la giunta Maroni in tema di dissesto idrogeologico, ma che su questo tema, evidentemente, preferiscono non disturbare Renzi per chiedergli conto delle sue promesse mancate».

Pedemontana, incubo diossina. Il tracciato tra Lentate e Cesano prevede il passaggio su terreni ancora inquinati

di Diego Colombo e Marco Mologni da il Corriere della sera

SEVESO A 38 anni di distanza, la diossina fa ancora paura in Brianza. Questa volta per colpa della Pedemontana, l’autostrada che collegherà Varese a Bergamo e che attraverserà l’area inquinata dalla nube tossica fuoriuscita il 10 luglio 1976 dall’Icmesa, la fabbrica chimica del gruppo Givaudan responsabile del più grande disastro industriale d’Italia. Tra i sindaci e le associazioni ambientaliste di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Desio, Bovisio Masciago e Lentate sul Seveso cresce la paura per il rischio diossina. Quella zona, a ridosso della superstrada Milano-Meda, è stata bonificata soltanto in parte (i 4,5 ettari del Bosco delle querce, dove si trovano le due vasche col materiale e il terreno contaminato dalla sostanza tossica), mentre le aree adiacenti non sono mai state risanate. E lì, di diossina, ce n’è ancora. E tanta, se è vero che le ultime analisi effettuate hanno rilevato a distanza di oltre 30 anni lo sforamento dei limiti di legge in 56 terreni agricoli e in 10 aree industriali.

Un pericolo per le 100 mila persone che vivono a pochi passi da una bomba ecologica che gli scavi delle ruspe rischiano di riportare in superficie. Di qui la richiesta di sindaci e ambientalisti di effettuare nuovi carotaggi per rilevare le aree più a rischio. E di stanziare i fondi per la bonifica, prima di realizzare i sei chilometri d’asfalto tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. «Tra Lomazzo e Lentate — afferma il sindaco di Seveso Paolo Butti -— non sono state fatte tutte le bonifiche previste da Pedemontana. Se i risanamenti non saranno effettuati neppure tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno ci sarà un problema ulteriore. Da noi infatti c’è il pericolo incombente di riportare alla luce la diossina». La possibilità è che saltino le bonifiche. Il problema infatti è la mancanza di soldi. «Sulla tratta tra Lentate e Cesano Maderno — spiega il geologo Gianni del Pero — sono necessari almeno 40 milioni di euro per il solo smaltimento dei terreni contaminati. Un costo enorme per Pedemontana che ha già seri problemi di bilancio. Ecco perché abbiamo forti preoccupazioni che si ripeta quanto è accaduto tra Lomazzo e Lentate, dove le bonifiche non sono mai state fatte. Per questo chiediamo che prima del via ai lavori si proceda ai controlli, al piano di caratterizzazione e alla bonifica».

Il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, lo ha ripetuto nei giorni scorsi: «Le bonifiche saranno effettuate, ogni traccia di diossina verrà cancellata ». Ma le promesse di Maroni non sono rassicuranti per gli amministratori brianzoli. «Apprezziamo che anche Arpa Lombardia abbia capito la pericolosità della diossina e stia redigendo un piano di bonifica — replica Alberto Colombo, capogruppo di Sinistra e Ambiente di Meda —. Intanto però la commissione del ministero dell’Ambiente ha riscontrato il mancato rispetto di alcune prescrizioni in materia ambientale richieste dal Cipe». C’è poi il problema del traffico. «Durante i lavori, ma anche una volta ultimati — sostiene il sindaco di Bovisio Masciago Giuliano Soldà — è previsto il passaggio di decine di migliaia di automobilisti vicino ai terreni ancora contaminati dalla diossina. I rischi ci sono, eccome. E sono inaccettabili. Se le bonifiche non verranno realizzate, chiameremo i responsabili a rispondere davanti a un giudice».

Via ai cantieri salva-Seveso ma i vasconi antipiena potrebbero non bastare

di Ilaria Carra da Repubblica de il 21/11

L’UNICO dubbio, ma solo perché si sta finendo di analizzare i dati, riguarda l’ultima piena, quella di sabato scorso, che gli addetti ai lavori definiscono «terribile» e dunque probabilmente incontenibile. Tolta quella, però, la certezza degli esperti è matematica: le 18 esondazioni del Seveso degli ultimi quattro anni si sarebbero potute evitare, se tutte le quattro le vasche di laminazione previste dal progetto antipiena fossero già state realizzate. Mentre sarebbe uscito dagli argini solo quattro volte, se sul territorio fosse in funzione la metà dei bacini previsti. Sarebbero bastate tre vasche — quelle di Senago, Paderno Dugnano e Varedo — per contenere l’onda di mercoledì scorso, che ha mandato sott’acqua Niguarda e l’Isola. La rilevazione l’ha fatta l’Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po. Un calcolo che mira a convincere gli scettici della bontà del progetto antipiena che, fatto e finito, è previsto attivo solo nella seconda metà del 2016. Se si allarga il raggio temporale, in un secolo e mezzo il Seveso ha oltrepassato gli argini 350 volte, due allagamenti e mezzo all’anno di media, nove volte solo quest’anno. Oltre a causare centinaia di milioni di danni. Il progetto complessivo per contenere le piene del fiume maledetto, a firma Aipo, prevede quattro vasche di laminazione, grandi conche per dar sfogo alle piene a Senago, Varedo, Paderno Dugnano e Lentate sul Seveso. Più una a Milano.

A fine emergenza, con una rete di canali e pompe idrovore, l’acqua viene rimessa nel fiume. La prima vasca, l’unica oggi finanziata, è quella di Senago. Trenta milioni di investimento, paga il Comune (20) e la Regione (10). Il progetto definitivo è stato consegnato dall’Aipo proprio nei giorni scorsi: profonda 14 metri, ci vogliono cinque ore per riempirla e due giorni per svuotarla. In tutto questa conca ha una capacità di 970mila metri cubi d’acqua ed è divisa in tre sezioni che si riempiono “a domino”: quando l’acqua arriva alla terza significa che si è al massimo della capienza. Solo con questa vasca, che è la più osteggiata dal territorio con il Comune che da anni lotta con tro la sua realizzazione, secondo l’Aipo negli ultimi quattro anni si sarebbero evitate senz’altro nove esondazioni, forse 11 (due sono in dubbio), e negli altri casi si sarebbero comunque limiti i danni. Ma Senago non basta: dal 2010 in otto casi il Seveso avrebbe allagato comunque Milano, anche se il bacino di contenimento ci fosse stato.

Non sarebbe straripato per 15 volte se oltre a Senago avesse contribuito la vasca prevista a Paderno, ma in quattro casi non sarebbe bastato neppure questo. Solo con i lavori fatti anche a Lentate sul Seveso si sarebbero evitate certamente 18 esondazioni su 19. E l’unica in dubbio, appunto, è quella record di sabato scorso. Parte dei 30 milioni della prima vasca servono anche a rafforzare la portata del canale scolmatore di Nord Ovest in quell’area, tra i torrenti Pudiga e Garbogera. L’iter per la prima vasca è però piuttosto lungo: è partita la trafila per la valutazione d’impatto ambientale, la Via, prevista per legge, con il territorio che potrà avanzare le proprie osservazioni al progetto, poi toccherà alla conferenza dei servizi. Mesi, di fatto. Aipo spera di poter bandire le gare per le opere a febbraio, per far partire i lavori a giugno. Ci vorrà almeno un anno. Poi, da dicembre 2015, toccherà alle vasche di Paderno, Milano, Varedo e Lentate sul Seveso, in quest’ordine di priorità. Quella di Milano, prevista nel Parco Nord, secondo gli esperti servirà a gestire le piene provocate dalle immissioni del Seveso a valle di Palazzolo, il progetto lo sta realizzando Mm. Già da novembre partirà invece l’allargamento del canale scolmatore e, novità, la bonifica del fiume con nuovi depuratori — 90 milioni, entro la fine del 2015 — per migliorare la qualità dell’acqua del «fiume più inquinato d’Italia».

«I soldi delle Vie d’Acqua per il Seveso»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

I soldi delle Vie d’Acqua per finanziare (in parte) il piano antiallagamenti. Il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, ci sta pensando: «L’Expo, non so ancora in che forma, dovrà comunque portare un suo contributo anche al problema delle esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro che sta colpendo Milano». Il tema si intreccia appunto a quello delle Vie d’Acqua, che sicuramente non si concluderanno in tempo per l’apertura di Expo. È il sindaco Giuliano Pisapia, al termine dell’incontro con il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, a spingersi oltre: «Per quanto riguarda le Vie d’Acqua penso che si debba valutare l’opportunità, eventualmente anche con interventi normativi, che parte dei fondi oggi destinati a questa opera possano essere utilizzati per interventi strutturali necessari a risolvere in via definitiva le criticità idrogeologiche». Il sindaco prosegue: «Si potrebbe quindi pensare a realizzare esclusivamente la parte delle Vie d’Acqua indispensabile per garantire la messa in sicurezza del sito di Expo 2015. Ho già sottoposto la questione al sottosegretario Delrio e spero ci possa essere una decisione in tempi rapidi».

Sala, in realtà, era stato più cauto: «Il tema è che bisogna obiettivamente arrivare all’Olona per mettere in sicurezza il deflusso dell’acqua e bisogna portare poi l’acqua alla Darsena, perché altrimenti cade molto del progetto di recupero dell’antico porto di Milano». Ma, anche su questo, tutto è relativo: proprio nei giorni scorsi, la Conferenza dei servizi aveva approvato lo spezzettamento in tre parti del progetto che deve far defluire l’acqua dal sito portandola appunto alla Darsena ed è proprio su questo che si potrebbe lavorare. L’idea, fino a ieri mattina, era che si arrivasse all’Olona per far uscire l’acqua che circonderà il sito arrivando dal Villoresi attraverso un comparto di canali già realizzato a nord dell’area destinata a Expo. Da settembre si continua per congiungersi al deviatore e infine, ma non prima del 2016, si porta l’acqua alla Darsena. Oltre 50 i milioni di spesa prevista (considerando anche gli extra costi), moltissime le polemiche dei comitati di quartiere e degli ambientalisti contrari ad un progetto giudicato «inutile, invasivo e costoso».

E proprio fra i comitati ieri è partito il tam tam sui social per cantare alla, parziale e momentanea, vittoria e per insistere sulla necessità di «cambiare rotta». «Per noi questo ripensamento è un primo passo, non ci vogliamo illudere e confermiamo il corteo che faremo il 22 novembre partendo dal parco Pertini alle 15», annuncia Agostino Giroletti del comitato No Canal. In realtà, già in mattinata Sala aveva anticipato l’uscita del sindaco aggiungendo però una serie di dubbi procedurali: «Non so se potremo spostare gli investimenti previsti per questo progetto su un altro, visto che sono legati ad un decreto del governo che fissa la destinazione ». Certo, «di fronte a una emergenza del genere non si può restare indifferenti. Voglio provare a ragionarci e capire cosa si può fare: io ovviamente sono un manager e devo essere certo, dal punto di vista tecnico, della fattibilità delle cose». Nel frattempo, il sottosegretario Graziano Delrio durante un vertice in prefettura ha ribadito: «Il patto di Stabilità non sarà un problema per chi ha subito eventi catastrofici come il terremoto, o eventi drammatici come le alluvioni» e ha confermato l’inserimento di una clausola ad hoc nella legge di Stabilità. Il governatore lombardo Roberto Maroni, presente all’incontro a Palazzo Diotti, ha incalzato il governo: «Ho chiesto poteri in deroga per gestire le emergenze maltempo, perché oggi non ho poteri necessari. Su questo — ha concluso — è stato preso un preciso impegno ».

Alluvione Seveso. Il canale anti piene? Solo nel 2016

di Paolo D'Amico da il Corriere della sera

Il cantiere per il potenziamento dello scolmatore Nord Ovest, che porta le acque del Seveso al Ticino, ha già aperto i battenti. I lavori si concluderanno nel settembre del 2016. Costo dell’opera: 23 milioni di euro. Ma l’ampliamento (non il raddoppio) dello scolmatore «non è la panacea a tutti i mali, perché non si può scaricare nel Ticino che attraversa aree protette più di un tot di acqua del torrente più sporco d’Europa, il Seveso». È stato chiaro l’ingegnere Luigi Mille, di Aipo, l’agenzia interregionale per il fiume Po che lavora al progetto per la messa in sicurezza idraulica del Seveso, presentando alla commissione Ambiente in Comune, alla presenza dell’assessore Pierfrancesco Maran, lo stato dell’arte dei lavori. Avanza, intanto, il progetto per la prima vasca di laminazione di Senago: entro il 15 novembre parte la procedura di Via (valutazione impatto ambientale) del progetto definitivo.

L’avvio del cantiere è previsto per il giugno 2015 e la chiusura lavori entro un anno. I costi, 30 milioni di euro, sono coperti per due terzi dal Comune di Milano e per un terzo dalla Regione. A giorni parte anche la rimozione dei sedimenti del tratto tombinato del Seveso in città (che creano l’effetto tappo, tale da far saltare le vasche di via Valfurva, a Niguarda), per la quale il Comune ha stanziato un milione e 100 mila euro: i lavori si devono concludere entro febbraio 2015. Il presidente della commissione, Carlo Monguzzi, ha anticipato che le riunioni sul tema Seveso «saranno ripetute nel tempo, per dare la possibilità di ascoltare i sindaci dei comuni dell’hinterland interessati dalle vasche di laminazione». Si tratta di Paderno Dugnano (nell’ex Snia in parte bonificata), Varedo, Lentate sul Seveso - che, complessivamente, dovranno essere realizzate entro il dicembre 2015 e avranno una portata d’acqua pari a 4 milioni e 200 mila metri cubi. Nella riunione è stato simulato il funzionamento degli impianti. Le 3 vasche di Senago avranno un tempo di riempimento di 7 ore e 30 minuti e si svuoterà in 51 ore (due giorni e 6 ore).

In un anno ad alta piovosità come il 2014 le vasche si sarebbero riempite per 20 giorni complessivi. Il progetto prevede anche la creazione di aree golenali di esondazione nei comuni di Carimate, Vertemate con Minoprio e Cantù. Il consigliere di opposizione Luca Lepore ha chiesto la tempistica anche per quanto riguarda l’ultima vasca, quella da 150 mila metri cubi di portata che sarà collocata nel Parco Nord. Mentre Fabrizio de Pasquale ha denunciato l’assenza di interventi sulle decine di tombini rotti che Amsa non può pulire. Altri fondi sono stati stanziati con i «contratti fiume »

La colata di cemento sul bacino del Seveso

di Ilaria Carra da la Repubblica

IL COMUNE di VAREDO è uno dei casi più emblematici. Negli ultimi dieci anni la superficie urbanizzata, in questa cittadina della bassa Brianza, è cresciuta del 10 per cento, salendo così al 67. Capannoni, edifici pubblici, abitazioni private, parcheggi: in una parola, cemento. Ma nello stesso periodo, i nuovi abitanti sono aumentati “solo” del 2,5 per cento.

OGNI nuovo cittadino, cioè, ha occupato idealmente mille metri quadri di terreno, spesso per farci una villetta con giardino, che prima era libero. Una sproporzione netta, per gli esperti, tra il consumo di suolo e le esigenze demografiche. Non è un caso isolato, questo, tra i vari comuni lungo il bacino del Seveso, il fiume maledetto che in 140 anni ha causato 350 allagamenti, l’ultimo l’8 luglio portando in dono oltre venti milioni di danni anche a Milano città. E quanto si è costruito in questi comuni è tutt’altro che secondario in questa partita. Il ragionamento è questo: un terreno vuoto fa da spugna. Un dato per capire: un ettaro di prato è in grado di assorbire 3,8 milioni di litri di acqua, una quantità pari a una pioggia di 400 millimetri. Lo stesso ettaro, se urbanizzato, non solo non trattiene nulla ma produce anche un costo sociale di 6.500 euro ogni anno. Perché se l’acqua, quando piove, non s’infiltra nel terreno perché incontra ostacoli di qualsiasi natura — da un capannone a un edificio fino a un parcheggio asfaltato — il flusso scorrerà e riempirà più velocemente il fiume, nella fattispecie il Seveso, che strariperà prima. Tocca dunque alle amministrazioni governarne il flusso, ovvero farsi carico del drenaggio che non avviene in modo naturale causa cemento.

La fotografia dei livelli di urbanizzazione la scatta il Politecnico, che da anni assieme a Legambiente ha una squadra di esperti incaricata proprio di studiare gli effetti sull’ambiente del consumo di suolo. E lungo l’asse del Seveso sono visibili a ogni esondazione. È qui che si arriva a picchi di 80 per cento di territori costruiti, specialmente a valle, nei comuni verso Milano. Bresso su tutti, ma anche Bovisio Masciago, Cinisello Balsamo. Ma ci sono anche comuni del Comasco di pochi abitanti, come Montano Lucino, dove si continua a costruire ben oltre la necessità demografica. «Se i terreni attorno al bacino del Seveso vengono progressivamente impermeabilizzati, una quantità maggiore di acqua arriva nel fiume in un tempo inferiore — spiega Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico —. L’acqua va dove vuole e contribuisce alla formazione delle piene: il fiume è come un registratore, ci sono stati comportamenti urbanistici fuori controllo sia a monte sia a valle dell’asse del Seveso». Tradotto, si è costruito troppo.

Lo pensa anche il ministro all’Ambiente, Gian Luca Galletti, che tre giorni fa, dopo la presentazione del maxi progetto per contenere il Seveso per il quale il governo promette di sborsare 140 milioni, diceva che «le cause dell’attuale condizione di dissesto idrogeologico, e si pensi, per stare sull’attualità, ai fiumi Seveso, a Milano, e Bisagno, a Genova, vanno ricercate anche nell’eccessivo consumo di suolo dovuto alla speculazione edilizia e all’urbanizzazione senza regole che hanno trasformato radicalmente la morfologia dei suoli».

Il progetto delle cinque vasche di laminazione per contenere le piene lo pagano anche Comune di Milano e Regione ma soprattutto il governo. Gli esperti non sono molto d’accordo: «Oggi è lo Stato che deve mettere soldi pubblici per compensare una edificazione scellerata quando spetterebbe intervenire ai Comuni che hanno generosamente autorizzato concessioni per costruire », dice Pileri. Che aggiunge e avverte: «Oggi non c’è uno strumento urbanistico funzionante in grado di coordinare l’attività urbanistica lungo l’asse fluviale, bisogna prendere la decisione di far risalire nell’agenda la variabile ambientale, altrimenti rimarremo sempre a leccarci le ferite ».

Gli ambientalisti da tempo insistono sul legame cemento-alluvioni. «Una media del 70 per cento del territorio urbanizzato lungo il Seveso è più che sufficiente a spiegare perché il fiume sia così pericoloso — critica il presidente lombardo di Legambiente, Damiano di Simine —. Il consumo di suolo è molto maggiore nei Comuni che si trovano a valle del punto in cui parte il canale scolmatore: questo vuol dire che basta un violento temporale tra Paderno e Bresso, dove non ci sono opere che permettano di deviare le portate, a provocare un disastro a Milano ». Non solo, il futuro è nero: «Milano si prepari al peggio — avverte di Simine — le piogge di quest’estate neanche nel momento peggiore, l’8 luglio, sono state lontanamente vicine ai volumi di pioggia che si sono verificati a Genova o nell’Alessandrino ».

Lentate sul Seveso - Alluvioni Seveso. Il sindaco Rivolta: “Occasione d’oro per riqualificare il fiume e le aree”

di Ilaria Carra da la Repubblica del 21/10

ROSELLA Rivolta, sindaco di Lentate sul Seveso, lista civica di centrosinistra, è d’accordo con il progetto della vasca di laminazione nel comune che amministra?
«Noi non diciamo no a priori, se ne parla da tempo, anche perché è inutile dire di no, che è la cosa più facile. Siamo pronti a partecipare, a condividere il progetto, ma abbiamo la necessità di essere coinvolti. Il tema Seveso, ormai, è cogente. Quindi cerchiamo di farne un’opportunità».

In che modo può esserlo?
«Siamo molto attenti all’ambiente e al tema della riqualificazione del fiume. Abbiamo chiesto all’Aipo che non si realizzino soltanto delle vasche vecchio stile utili solo a contrastare le esondazioni, ma che queste aree diventino anche zone di fruizione da parte dei cittadini, che possano essere vissute anche come verde».

Che cosa ne pensano i suoi cittadini?
«Abbiamo subito anche noi l’ultima grande esondazione dell’8 luglio, ci sono stati diversi danni anche pesanti, stiamo aspettando che la Regione ci comunichi qualche informazione sui rimborsi. L’attenzione al nostro fiume è diventata per noi un tema obbligatorio, non più rimandabile. L’importante è che sia un progetto condiviso col territorio, perché il caso di Senago insegna: ci dicano presto qualcosa, così teniamo aggiornati gli abitanti».

Avete chiesto qualche modifica?
«Abbiamo chiesto un piccolo spostamento della vasca che possa includere anche una vecchia cava che già esisteva, per un miglior utilizzo di quest’area. E altri piccoli interventi più puntuali. Per noi è fondamentale il tema della depurazione delle acque».

La qualità dell’acqua del Seveso migliorerà?
«Così dice il progetto. Noi abbiamo insistito proprio su questa tema. Già partecipiamo a un programma di fitodepurazione con fondi europei. È importante che ripuliscano l’acqua così che le vasche non siano degli stagni ma luoghi piacevoli».

Partono i lavori per fermare il Seveso ma in cassa ci sono 30 milioni su 140

di Ilaria Carra da la Repubblica del 21/10

IN UN secolo e mezzo 350esondazioni, due allagamenti e mezzo all’anno di media, sei solo da gennaio. E centinaia di milioni di danni. Di mettere un argine al Seveso che sbotta e straripa si parla da decenni. Tutta la politica, sostenuta dai tecnici, giura che questa sia davvero la volta buona. C’è un progetto, ci sono scadenze e alcuni fondi certi: 30 milioni, li hanno messi il Comune (20) e la Regione (10) per far partire la prima opera idraulica nella contrarissima Senago. Ce ne vogliono almeno 110, il governo assicura che arriveranno e tutti lo sperano davvero.

E nel piano anti-Seveso spunta anche una vasca di laminazione a Milano, nel parco Nord. La studierà Mm. Il progetto complessivo per contenere le piene del fiume maledetto prevede cinque vasche di laminazione, grandi conche per dar sfogo alle piene: a fine emergenza, con una rete di canali e pompe idrovore, l’acqua verrà reimmessa nel fiume. La prima, l’unica oggi finanziata, è quella a Senago: progetto definitivo entro dieci giorni, poi la valutazione d’impatto ambientale, cantieri a giugno, un anno di lavori. Profonda 14 metri, ci vogliono cinque ore per riempirla e due giorni per svuotarla. Poi, da dicembre 2015, toccherà a quelle di Paderno Dugnano, Milano, Varedo e Lentate sul Seveso, in quest’ordine di priorità. Già da novembre partirà invece l’allargamento del bacino del canale scolmatore di Nord ovest e, novità, la bonifica del fiume con nuovi depuratori — 90 milioni, entro la fine del 2015 — per migliorare la qualità dell’acqua del «fiume più inquinato d’Italia».

Dal governo c’è convinzione: «Un nuovo inizio, si volta pagina — dice il capo Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico Erasmo D’Angelis, ieri presso la sede della Corte dei conti — . Il governo dà la garanzia della totale copertura finanziaria dei 110 milioni necessari, 50 con lo Sblocca Italia e 30 con un accordo di programma tra la Regione e il ministero dell’Ambiente». In realtà, però, servono 140 milioni, perché in corsa è stata aggiunta anche la vasca di Milano, che ne costa 30: «I fondi per Milano — dice D’Angelis — verranno inseriti nel progetto tra un mese, quando si saprà di preciso quanto costa, e se ne farà carico il governo». Tanti, difatti, temono che l’incertezza sui fondi possa pregiudicare il progetto. Se si facesse solo la vasca di Senago, avvertono i tecnici, si abbasserebbe l’onda di piena del 25 per cento, un tampone. Il sistema di difesa funziona solo a regime. Quanto alle perplessità da parte del territorio, «l’atteggiamento deve essere collaborativo, perché noi partiamo con i cantieri e non si fermano più — afferma D’Angelis — . Lo prevede lo Sblocca Italia: una volta assegnati i cantieri non si possano bloccare». Neanche se il ricorso è accettato. Un fatto non secondario.

L’Agenzia interregionale per il fiume Po, responsabile del progetto, ricorda che le vasche somiglieranno a laghetti, con verde e piste ciclabili. Ma i mugugni sul territorio restano: «La nostra vasca andrebbe allontanata dalle case — dice il sindaco di Paderno, Marco Alparone, centrodestra — e va garantita la pulizia delle acque, se no sarà difficile accettare una fogna a cielo aperto. Discutiamone, per vent’anni non s’è fatto niente, ora non è correndo che si trovano le soluzioni migliori».

La politica esulta. Per l’assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi, «senza prevaricare i territori, si passa dalle proteste e gli annunci ai fatti». Palazzo Marino, con l’assessore all’Ambiente Pierfrancesco Maran, è sicuro di «aver fissato gli impegni che faranno partire le opere per evitare le esondazioni e depurare il fiume». Sel chiede però «di tener aperto il confronto con i Comuni», e in particolare Pietro Mezzi, neoconsigliere della città metropolitana, critica: «Mancano divieti specifici per stoppare il consumo del suolo in quelle zone». Legambiente chiede che le vasche non siano l’unica opera: «Serve un piano più strutturato, come la delocalizzazione di edifici », dice il presidente lombardo, Damiano di Simine. Ed è critica Federconsumatori, per l’utilizzo di soldi pubblici: «Come sempre è Pantalone a rimediare alle carenze del nostro sistema pubblico». Cioè, i cittadini.

Vasche anti alluvione del Seveso. Il no bipartisan dei Comuni

di Andrea Senesi da il Corriere della sera del 21/10

Un paese di ventimila abitanti dove tutti sono d’accordo. Il sindaco del Pd, i leghisti, quelli di Forza Italia e persino i grillini. A Senago quella vasca di laminazione, «grande quanto venti campi da calcio», non la vuole nessuno. Quattro ordini del giorno approvati all’unanimità negli ultimi anni per dire sempre la stessa cosa, e cioè che gli interventi di drenaggio del fiume «più inquinato d’Italia » li facessero altrove. Più a valle, dove davvero ce ne sarebbe bisogno. Sindrome Nimby? «È che Senago non è nemmeno attraversata dal Seveso. L’opera idraulica andrebbe ad allacciarsi al canale scolmatore. E allora non capiamo perché debba toccare a noi ospitare la vasca. Ci hanno spiegato che il nostro è uno dei paesi meno urbanizzati dell’area e il cantiere si può aprire subito senza perdere troppo tempo con gli espropri. Perché dobbiamo pagare per altri?», chiede sconsolato Lucio Fois, il sindaco ribelle, che anche ieri ha ripetuto all’emissario del governo il no di tutto un paese.

Appena sarà possibile da Senago scatteranno i ricorsi, e pazienza se come dice Erasmo D’Angelis, l’uomo della task force governativa, i cantieri partiranno lo stesso. La resistenza di Senago è senza colori. A battersi contro la «super vasca» ci sono i partiti che raccolgono firme nei gazebo, ci sono i consiglieri regionali eletti in zona e ci sono ben due comitati di cittadini. Nel corso degli anni è stato tutto un fiorire di interventi alternativi, di piani B, di soluzioni «meno impattanti». Persino Pino Babbini, ex autista di Bossi ai tempi ruspanti della Lega delle origini, ha messo nero su bianco il suo controprogetto d’ingegneria idraulica per arginare il Seveso e per scongiurare insieme lo scempio delle gigantesche pozze di drenaggio.

Negli altri Comuni, dove più avanti dovrebbero arrivare le altre vasche, la situazione è più fluida. Il sindaco di Lentate sul Seveso, Rosella Rivolta, ieri s’è mostrata decisamente più conciliante del collega di Senago. Lungo il corso del Seveso è in corso una partita tutta politica. Sono in gioco i territori, i campanili, i voti, le preferenze. Il Pd punta il dito contro l’«inerzia» di Maroni. «Ora è lui il commissario, è lui che deve prendere in mano la situazione». Replica dal fronte opposto: «Quelli del Pd fanno il doppio gioco. I loro parlamentari spalleggiano i sindaci e preparano interrogazioni in Parlamento contro gli interventi nel Nord Milano»

Seveso, vasca anti piena a Milano «I ricorsi non fermeranno i lavori». Cantieri dal giugno 2015

di Andrea Senesi da il Corriere della sera dle 21/10

I primi lavori partiranno tra nove mesi e la novità è che non li fermeranno nemmeno i prevedibili ricorsi. Il capo dell’unità di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, Erasmo D’Angelis, è sicuro: la svolta è storica: dopo 140 anni e 350 esondazioni, il Seveso smetterà di fare danni. Il progetto è pronto. Cinque vasche di laminazione lungo il corso del fiume «più inquinato d’Italia». La prima in ordine di tempo sarà quella di Senago. Il piano ha ricevuto il via libera ufficiale i soldi sono sul tavolo: 30 milioni di euro, 20 dal Comune di Milano e 10 dalla Regione. Con buona pace delle perplessità del sindaco e del paese intero.

Lo «sblocca Italia » cambierà le regole del gioco: rivolgersi al Tar non basterà a stoppare i lavori. Che partiranno a giugno dell’anno prossimo e termineranno un anno dopo. Poi toccherà a Paderno Dugnano e quindi a Milano città. Perché la novità è che una della cinque vasche (le due rimanenti sono previste a Varedo e a Lentate) si realizzerà al Parco Nord, a due passi da Niguarda e dalle vie ciclicamente sommerse dalle piene. Si faranno confluire le acque in eccesso nelle nuove vasche, ma insieme si ripulirà l’alveo del fiume «maledetto».

Tutti soddisfatti o quasi, dopo il vertice con i sindaci dei Comuni interessati agli interventi. Dall’assessore milanese Pierfrancesco Maran («Questa è davvero la volta buona, grazie anche all’impegno concreto del governo Renzi») a quello regionale Viviana Beccalossi («Un progetto al quale hanno lavorato i migliori professionisti del settore a livello nazionale »). Anche le forze politiche esultano. Dal Pd a Fratelli d’Italia, tutti ufficialmente contenti. Rimane solo una piccola incognita legata ai finanziamenti. Sulla carta è tutto chiaro. Cinquanta milioni di euro dovrebbero arrivare da Roma dal decreto «salva Italia», gli altri sono vincolati a un accordo di programma ancora da sottoscrivere tra Regione e ministero dell’Ambiente. E rimangono ovviamente da convincere amministratori e cittadini.

Erasmo D’Angelis ne è convinto: «Sulle opere ci sarà spazio alla partecipazione degli abitanti dei Comuni interessati: verranno fornite informazioni puntuali sui progetti, sui tempi di realizzazione delle opere, sull’impatto che avranno sul territorio, su quali benefici apporteranno e quali manutenzioni saranno garantite».

Seveso, allarme piene. Piano da 110 milioni per risanare il territorio

di Andrea Senesi da il Corriere della sera del 20/10

Quattro nuove vasche di laminazione in altrettanti comuni del Nord Milano. Il piano Seveso è pronto: lo annuncerà stamani Erasmo D’Angelis, l’uomo a capo della task force di Palazzo Chigi creata per fronteggiare l’emergenza piene. Si troverà davanti una platea composta da sindaci dell’hinterland, ostili in massima parte all’ipotesi di nuove vasche di smaltimento delle acque all’interno delle loro amministrazioni. Il primo cantiere sarà, come annunciato da mesi (in realtà se ne parla da anni), quello di Senago.

Tempi strettissimi. Potrebbe essere inaugurato entro la fine dell’anno e concludersi entro il 2015. A seguire: Varedo, Lentate e Paderno Dugnano. In totale, 110 milioni di euro. Solo per Senago se ne metteranno sul tavolo trenta (20 dal Comune di Milano, 10 dalla Regione), mentre il resto dovrebbe arrivare da Roma. Nello sblocca Italia si prevede un investimento complessivo «contro il dissesto idrogeologico nazionale» di un centinaio di milioni, metà dei quali dovrebbe prendere la via del Nord Milano. I soldi insomma ci sarebbero, mancano ora da convincere gli amministratori. «È chiaro a tutti che gli interventi non possono più aspettare. Le opere che riguarderanno il Seveso e anche la depurazione delle sue acque vanno in un’unica direzione: la sicurezza dei cittadini», commenta l’assessore regionale Viviana Beccalossi.

L’opposizione del Pirellone punta però il dito contro l’«inerzia» di Maroni. «Col Salva Italia i presidenti delle Regioni hanno assunto il ruolo di commissari del governo per gli interventi sull’emergenza idrogeologica», osservano i consiglieri pd Laura Barzaghi e Fabio Pizzul: «Un commissario deve porre in atto decisioni concrete e anche il confronto con i territori non può fare a meno di tempi certi e azioni precise. È tempo che Maroni si muova e prenda sul serio il suo ruolo di commissario, la sua inerzia rischia di vanificare gli impegni fin qui presi e il lavoro di chi ha costruito un progetto che va realizzato ».

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »