slot machine

Seregno - Quel gioco d'azzardo che affligge le famiglie ma piace a mafie e usurai

03/07/2016

Riceviamo e pubblichiamo la lettera sul gioco d'azzardo e il problema della ludopatia a Seregno di Luca Lissoni.
In fondo una breve risposta della redazione di infonodo.org

Gentile redazione, c’è una minaccia per la nostra città di cui siamo solo parzialmente consci, che si diffonde a macchia d’olio. Una minaccia educativa, economica, sociale nonché una minaccia alla legalità, che dobbiamo contrastare.
Mi riferisco al gioco d’azzardo, che avanza inesorabilmente a Seregno, anche in contrasto con la normativa regionale vigente. Infatti, la legge regionale prevedrebbe l’impossibilità di aprire nuove sale per il gioco d’azzardo in un raggio a discrezione della giunta comunale, fino ad un massimo di 500 m, da scuole, ospedali, strutture operanti in ambito sociosanitario, luoghi di culto, impianti sportivi e centri di aggregazione giovanile, nonché di trasferire all’interno di tale raggio attività commerciali preesistenti in cui è permesso praticare il gioco d’azzardo.

Ugualmente, non è permesso installare nuove slot machine o autorizzare la pratica del gioco in esercizi preesistenti che si trovino all’interno di tale raggio. Tuttavia, sembrerebbe che questa normativa non sia stata affatto recepita nella città di Seregno. Anzi, gli esercizi in cui è permesso giocare d’azzardo continuano ad aumentare: sono più di trenta. Se è vero che è noto il numero di giocatori e l’ammontare di tali puntate non è noto, è chiaro che un numero così alto di sale slot, centri scommesse, o bar con slot machine è sintomatico di un problema sociale che non si può non affrontare.

Una presenza così massiccia di locali dediti al gioco d’azzardo è una problematica molteplice. In primo luogo, è una questione educativa. I centri scommesse vicino ad asili, scuole elementari, scuole medie, biblioteche, fanno sì che i ragazzi crescano abituati alla presenza del gioco d’azzardo nelle loro vite. Così come coloro che sono più spesso a contatto con i fumatori tendono a diventare fumatori, coloro che sono abituati a vedere persone che giocano, cosa abbastanza facile a Seregno, considerata l’esorbitante presenza di bar con slot e centri scommesse, tenderanno a loro volta a giocare più spesso. Riguardo a ciò, non è possibile negare che anche coloro che non sono affetti dalla malattia del gioco hanno iniziato a giocare prima del compimento della maggiore età: la sorveglianza degli esercenti può anche essere buona, ma, a meno che venga sempre controllato il documento di identità (cosa che tra l’altro non avviene in tutti i casi), è fisiologico che un minorenne riesca a giocare del denaro in un contesto dove il gioco d’azzardo è di casa. Inutile dire che la questione, oltre che educativa, è anche economica. In una città dove ci sono molte slot machine la popolazione tende ad impoverirsi.

La questione più grande rimane quella sociosanitaria. Il gioco patologico è una malattia, e non è possibile contrastarla se non si limita la presenza delle slot machine. L’impatto di questa malattia non si ripercuote però solo nel malato, ma anche in coloro che gli stanno vicini: il coniuge, i figli, gli amici. Il malato, se non aiutato, può non solo arrivare a giocarsi tutto, ma anche a contrarre dei debiti di gioco, che difficilmente sarà in grado di ripagare. Inizialmente li contrae da amici e parenti, poi quando questi si fanno restii a prestargli del denaro, non di rado accade che il malato finisca per disperazione a rivolgersi agli usurai: chi altro presterebbe del denaro a qualcuno che non ha più garanzie da offrire? Rivolgersi agli strozzini, oltre che ad un rischio economico, mette anche seriamente in pericolo la vita di queste persone, dei loro cari, dei loro figli.
Poniamo adesso due brevi domande.
Chi generalmente fornisce il denaro agli usurai?
Chi potrebbe avvantaggiarsi di una massiva presenza di sale da gioco per riciclare del denaro, essendo pressoché impossibile tracciare l’origine delle puntate?

Esattamente: la mafia. Ad esempio: un bar con slot si trova in difficoltà e rischia di chiudere. Si presenta un affiliato alla criminalità organizzata e gli dice che i soldi per andare avanti ce li mette lui, purché l’esercente sia disposto a riciclare il denaro sporco tramite l’emissione di vincite. La mafia ci mette dentro centomila euro, ne ha indietro settantacinquemila, venticinque vanno all’esercente, che ci paga sopra le tasse. Chi se ne accorge? Nessuno.

Una città in cui il gioco d’azzardo è di casa è un territorio favorevole alla criminalità organizzata. Per questo, per i problemi economici, per gli enormi costi sociali che comporta, tali da rovinare alcune persone e le loro famiglie, ed infine, perché il gioco è una malattia che rischia di intaccare anche i più giovani, è necessario intervenire subito per porre un freno a questa minaccia.

Infine, lancio una sfida ai cittadini seregnesi.
Materiale necessario: cartina di Seregno, compasso, pastello rosso.
Ritenendo che la distanza di 500m fosse eccessiva, ho preferito sceglierne una più ragionevole. Facciamo 300.
Fate una crocetta con il pastello in ogni punto della cartina in cui è presente un centro scommesse, un bar in cui è possibile giocare ad una macchinetta mangiasoldi, una ricevitoria od una sala slot. Ora puntate il compasso con raggio 300m (chiaramente riportati alla scala in cui è la cartina che avete davanti) in ciascuna scuola di ogni ordine e grado, in ciascun luogo di culto, ospedale o istituto sociosanitario. Quanti ne restano fuori, sul totale?

Luca Lissoni

Una proposta interessante a cui nel nostro piccolo vorremmo dare il nostro contribuito.
I luoghi dove sono installate slot machine a Seregno sono come si scrive più di 30, per la precisione 42.
Abbiamo provato a metterli su una mappa.
Speriamo  che sia di aiuto alla riflessione e a chi vuole seguire la proposta di costruire una mappa con le distanze dalle scuole dei locali dove si gioca.

la redazione di infonodo.org

 

 

Asl Monza e Brianza: Giovani e gioco d’azzardo. L’80% punta sulle slot una volta alla settimana

di Rosella Redaelli da il Corriere della sera del 06/03

MONZA La dipendenza da gioco d’azzardo colpisce uomini, donne, ma anche moltissimi minorenni. Lo dice il recente studio «Non giochiamoci la vita», realizzato dalla Asl di Monza e Brianza con Spazio Giovani e l’ufficio scolastico Provinciale, che ha monitorato le abitudini di 500 ragazzi monzesi e brianzoli tra i 15 e i 18 anni. I risultati dicono che l’80% degli intervistati gioca almeno una volta alla settimana, il 22% abitualmente, il 30% a volte, il 48% una o due volte alla settimana. E il 60% non percepisce il rischio e pensa alle slot come ad uno svago. Le ragazze minorenni arrivano a giocare 20 euro a settimana, i loro coetanei maschi oltre i 30 euro. I giovani vanno a giocare prevalentemente nelle tabaccherie e sono spinti dagli spot in tv e sui giornali. «È una lotta impari e possiamo solo partire dai giovani per fare prevenzione», commenta Anna Martinetti, consigliere comunale a Monza (lista civica Una Monza per tutti) che da tempo si batte contro il gioco d’azzardo.

Il primo appuntamento è l’inaugurazione di una mostra «Azzardo: non chiamiamolo gioco» che apre oggi alle 10,30 nell’atrio dell’Istituto Mosè Bianchi di Monza (fino al 16 marzo) e che sarà esposta anche al palazzetto dello sport e nelle scuole della provincia che ne faranno richiesta. Attraverso il linguaggio della satira la mostra racconta ai giovani in 24 vignette di grande formato i rischi del gioco d’azzardo. All’inaugurazione saranno presenti atleti delle principali realtà sportive cittadine come Vero Volley, Saugella Team, Rugby e Scherma Monza come testimonial di una campagna che vuole passare il messaggio che l’unico vero gioco è sul campo, non certo davanti ad una macchinetta. Seguirà la presentazione del film «Una Nobile Causa» alla presenza di Emilio Briguglio, Rebecca Basso e Diego Biello. A Monza ci sono 670 slot censite, 5.600 sono in Brianza, pari a una ogni 130 abitanti. Il Comune, la scorsa estate, aveva stanziato 2 mila euro per ogni esercizio commerciale pronto a rinunciare alle macchinette: hanno risposto in due.

Concorezzo - Mappa per «schedare» le slot machine. Guerra del Comune al gioco d’azzardo

di Marco Dozio da il Giorno

«D’ORA IN AVANTI le slot machine in città potranno soltanto diminuire». La crociata della Giunta contro le macchinette mangiasoldi parte da questa frase del vicesindaco Micaela Zaninelli, che appare come uno spartiacque tra il «prima» e il «dopo», tra la proliferazione del gioco d’azzardo e l’ultima delibera approvata che solleva argini e dissemina paletti. Vietando nella sostanza la possibilità di acquisire nuove licenze sul territorio comunale. E sottoponendo a stringenti controlli i locali che ospitano le videolottery. Nei prossimi giorni gli esercenti riceveranno una lettera dall’Amministrazione, con la richiesta di dichiarare il numero di slot possedute e allegare i codici di immatricolazione. Sarà una sorta di «schedatura» agli esercizi, per poi procedere con le verifiche sul campo affidate agli uffici e alla polizia locale. «Con la missiva chiederemo un’autodichiarazione ai titolari di licenze, necessaria per capire quante macchinette sono effettivamente presenti a Concorezzo. Quindi attiveremo i controlli per stanare eventuali irregolarità. Abbiamo a disposizione una legge regionale che conferisce in materia maggiori poteri ai Comuni, vogliamo applicarla fino in fondo», aggiunge Zaninelli, ricordando che la delibera di Giunta introduce anche in città il criterio della «distanza minima» dai cosiddetti luoghi sensibili, secondo cui viene proibita l’installazione di nuove slot in un raggio di 500 metri da scuole, oratorio, biblioteca, centri d’aggregazione per giovani e anziani, asili e strutture sportive.

«ATTRAVERSO questo meccanismo, mappa alla mano, abbiamo salvaguardato tutta Concorezzo - spiega ancora Zaninelli -. Resta esclusa una piccola zona al confine con Agrate, che però ha una vocazione agricola, quindi è altamente improbabile che lì possano sorgere nuove sale da gioco». Il sindaco Riccardo Borgonovo a breve convocherà gestori e baristi per proporre incentivi anti-slot: «Parlerò con ognuno di loro. Pensiamo a uno sconto sulla tassa dei rifiuti per chi rinuncia al gioco d’azzardo. Mi rendo conto che è una battaglia difficile perché le macchinette costituiscono una forma di guadagno importante soprattutto in tempi di crisi economica. Ma ormai la situazione si è talmente aggravata che la dipendenza dalle macchinette è diventata appunto una malattia, la ludopatia, autentica piaga sociale». Tra le opere di sensibilizzazione in programma, anche una mostra alla scuola media in collaborazione con l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani. «Vogliamo fare la nostra parte con una forte azione di contrasto alla ludopatia, purtroppo diffusa anche nella nostra realtà. Ogni paziente preso in cura dall’Asl per curare questa patologia costa annualmente dai 35mila ai 40mila euro. Per non parlare di un fenomeno collaterale molto insidioso, quello dell’usura, dello strozzinaggio che circonda gli ambienti del gioco contribuendo a gettare nella disperazione chi non riesce a sconfiggere la dipendenza», conclude il sindaco.

La Brianza lancia la sfida contro le slot machine

di Diego Colombo e Rossella Galimberti da il Corriere della sera

MONZA — Lui ci ha provato a spegnere le slot machine dopo un certo orario. Ma, prima il Tar e poi il Consiglio di Stato, gli hanno dato torto. Dopo il decreto salva Italia del 2011, «bar e sale giochi — scrivono i giudici — possono e devono essere liberi di svolgere la loro attività senza limiti ingiustificati». Una sconfitta per il sindaco di Desio, Roberto Conti, che ha fatto della lotta al gioco d’azzardo uno dei punti fondamentali. È un duro colpo anche per tanti suoi colleghi della provincia di Monza e Brianza che stanno cercando di mettere un freno a un fenomeno che rischia di mandare sul lastrico centinaia di famiglie. La decisione del Consiglio di Stato non pregiudica però la scelta dei sindaci brianzoli di continuare la loro battaglia.

Da Barlassina a Meda, da Carate Brianza al Vimercatese il no alle macchinette è unanime. Il giunta di centrosinistra di Lissone ha attuato l’«area no slot» dopo l’approvazione della legge regionale dell’8 ottobre 2013: in un raggio di 500 metri da luoghi «sensibili» (scuole, biblioteche, giardini pubblici, oratori, impianti sportivi) non è possibile installare videogiochi nei locali pubblici. A Monza da un anno si batte contro le slot il consigliere comunale Anna Martinetti (Lista civica Una- Monzapertutti) che ha fondato il movimento «No slot Monza». «In città — spiega — ci sono 670 slot, 5600 in Brianza, una macchinetta per chilometro quadrato, una ogni 130 abitanti. Sono in aumento le sale da gioco e non sono rispettati i limiti previsti dalla legge regionale. Abbiamo presentato un regolamento e promuoveremo il progetto “Non gioco, vinco”, già sperimentato nelle scuole di Torino per sensibilizzare i ragazzi fin dalle medie».

La giunta Scanagatti ieri, durante un convegno al Binario 7,ha tracciato le linee di una serie di iniziative antislot. «Entro metà luglio — dice Carlo Abbà, assessore al Commercio — lanceremo un bando di 20 mila euro rivolto ai titolari dei pubblici esercizi che decideranno di smantellare le slot. Inoltre metteremo a disposizione gratuitamente un team di avvocati che aiuteranno a rescindere dai contratti stipulati. L’obiettivo è riuscire a raggiungere almeno una decina di esercenti: è una goccia nel mare ma è un segnale. Stiamo lavorando anche a un regolamento che ci metta al riparo da eventuali ricorsi al Tar». Per fare prevenzione, invece, parte da settembre un programma che riguarda le scuole superiori di Monza, mentre i Servizi sociali affronteranno le ludopatie. La struttura, che si occupa di dipendenze sul territorio di Monza e Brianza, ha affiancato ai Ser.T (Servizio Tossicodipendenze) i Ser.D (Servizio nuove dipendenze) che offre consulenza anche telefonica, supporto ai giocatori e ai loro famigliari e un soggiorno breve alla «Comunità Nuova» di Besana Brianza.

Desio - Slot machine, niente restrizioni d’orario. Liberalizzazione applicata a tutte le attività

di Laura Ballabio da il Giorno

«ABBIAMO perso una battaglia in una guerra più ampia». È sereno il commento del sindaco Roberto Corti a poche ore dalla sentenza che il Consiglio di Stato ha emesso contro la restrizione d’orario contro slot machine e gioco d’azzardo. Il Consiglio di Stato, con la sentenza emessa nei giorni scorsi, ha annullato il provvedimento restrittivo del primo cittaddino di Desio, che aveva imposto ai bar di staccare la spina delle slot machines nelle fasce orarie pomeridiane.

UNA QUERELLE amministrativa che prosegue dall’aprile 2012 quando i tre soci titolari della «Playtech» hanno impugnato di fronte al Tar della Lombardia l’ordinanza comunale numero 15 entrata in vigore su tutto il territorio desiano dal 7 febbraio 2012, con la quale il sindaco stabiliva la fascia oraria massima di apertura (ricompresa tra le 13 e le 22.30) degli esercizi autorizzati, al funzionamento degli apparecchi da gioco. «Quando abbiamo portato quest’argomento in discussione al Consiglio comunale eravamo consci del fatto che era un tema molto dibattuto: sapevamo ancora prima dell’approvazione della Legge Regionale che ci sarebbe stati dei ricorsi al Tar su questo argomento – ha poi continuato il sindaco –. Siamo comunque soddisfatti perché si parla solo della limitazione agli orari e non riguarda altre parti del regolamento che abbiamo approvato: come i 500 metri di distanza dai luoghi sensibili, come le scuole.
Attendiamo fiduciosi che arrivi una legge nazionale. Tutti i giorni sono i Comuni che devono fare i conti con queste realtà. I giocatori sperperano stipendi, pensioni e interi patrimoni, poi vengono a bussare ai Servizi sociali». Il primo cittadino stanco di «bar affollati, auto in doppia fila e ragazzi che invece di andare a scuola spendevano le loro paghette alle slot machines» aveva imposto dei limiti al funzionamento delle macchinette nelle sale giochi e nei bar proprio perché «se non regolamentati, anche sotto il profilo degli orari di funzionamento in modo che siano coerenti e funzionali con la normale vita di relazione di ciascuno, possono creare allarme sociale».

IL CONSIGLIO di Stato ha stabilito che «il regime di liberalizzazione degli orari sia applicabile indistintamente agli esercizi commerciali e a quelli di somministrazione, non preclude all’amministrazione comunale la possibilità di esercitare il proprio potere di inibizione delle attività, per comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica; tuttavia, ciò è consentito dal legislatore solo in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati. Interessi che non possono considerarsi violati aprioristicamente e senza dimostrazione alcuna». 

A Lissone 71 aree no slot. Scuole, chiese, palestre centri anziani e giovani

di Fabio Luongo da il Giorno

LÌ ATTORNO di gioco d’azzardo non ci potrà essere nemmeno l’ombra. Scuole, di ogni ordine e grado. Ma anche parrocchie e santuari, cappelle votive, chiese evangeliche e sedi dei Testimoni di Geova, la Casa Canonica e quella delle suore di San Carlo. E ancora tutte le palestre, i palazzetti, i campi da calcio, il centro sportivo, la piscina. E poi la casa di riposo, gli ambulatori psichiatrici, il centro diurno disabili, le varie cooperative sociali, l’Informagiovani e gli altri ritrovi dei ragazzi, la biblioteca civica e il Museo d’Arte Contemporanea. Ben 71 strutture identificate ufficialmente dal Comune come «luoghi sensibili per la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo». Ossia i luoghi della città nelle cui vicinanze mai potranno sorgere nuovi spazi con slot machine, videolotterie e simili.

Sono questi i posti per cui l’amministrazione lissonese ha stabilito nelle scorse settimane un’area off-limits, una sorta di «fascia di protezione» di non meno di 500 metri all’interno della quale non sarà più ammessa l’installazione di nuove apparecchiature per il gioco d’azzardo. Si concretizza così la vera e propria «area no-slot» voluta sul territorio dalla giunta del sindaco Concetta Monguzzi. Obiettivo, contrastare il gioco patologico e prevenire le ludopatie, cercando di tenere lontani dall’azzardo i soggetti più vulnerabili come giovani, anziani e persone a basso reddito. A essere tutelati in questo modo saranno i dintorni di 23 istituti scolastici, una quindicina di luoghi di culto e oratori, 4 campi da calcio, un paio di impianti sportivi, 13 palestre, 2 strutture residenziali e 6 socio-sanitarie, 4 centri di aggregazione giovanile. In particolare si tratta dell’asilo nido «Tiglio», di tutte e 9 le scuole materne pubbliche e paritarie, delle 6 elementari e delle 4 medie, dell’Ipsia «Meroni», del liceo scientifico «Enriques», dell’Itcg «Europa Unita» e del liceo linguistico «Parini»; delle 7 parrocchie sparse tra la città e le frazioni di Bareggia e Santa Margherita, delle chiese evangeliche di via Monza e via Statuto, della sede dei Testimoni di Geova in via Locatelli, dell’abitazione delle suore di San Carlo in via Solferino e della Casa Canonica di piazza Giovanni XXIII. A queste si aggiungono la chiesa di via San Carlo, quella di San Luigi in via don Colnaghi e quella dell’Addolorata in piazza Maria Bambina, la chiesetta del Borgo in via Assunta e la cappella di Santa Margherita in via Lecco.

Nell’«area no-slot» rientrano i paraggi della palestra specialistica di via Dante; dei campi da calcio di via Dante, via dei Platani, via Beltrame e via Deledda; del centro sportivo e piscina di via Cilea, oltre alle palestre di via Bernini, via Stoppani, via Fermi, via Caravaggio, via Ferrucci, via Volturno, via don Minzoni, via dei Platani, via Tarra, via Vico, e viale Martiri della Libertà. Niente videolotterie poi a meno di 500 metri dalla casa di riposo «Agostoni», dalla sede di via don Bernasconi dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dal centro sociale-convitto di via Botticelli, dal Centro Diurno Disabili di via del Pioppo, dalle strutture che ospitano l’Associazione Stefania in via Filzi e «La Bottega» in via Baracca, la Cooperativa Gioele in via Buozzi, le cooperative Azalea e Donghi in via Pepe; dal «Cubotto» di via Lando Conti, dall’Informagiovani di via Ferrucci, dalla biblioteca civica di piazza IV Novembre e dal Museo d’Arte Contemporanea.

Seveso - Che cos'è la ludopatia? Due iniziative per conoscerla, contrastarla e vincerla

Seveso -12 maggio 2014.   E' diventato un problema sociale, di cui le famiglie si preoccupano e la si può combattere informando le persone della sua pericolosità, di quanto sia pervasiva l'abitudine al gioco e possa rovinare la vita se diventa patologica e fuori controllo.
Il tema della ludopatia, come ulteriore impegno dell'Amministrazione Comunale a promuovere la cultura della legalità e a contrastare i fenomeni di devianza sociale contemporanei, viene affrontato in collaborazione tra l'Assessore alla Cultura, Roberta Miotto e alla Famiglia, Luigia Caria, con due iniziative pubbliche, volte entrambe a diffondere la conoscenza del fenomeno, con l'intento di aumentare la consapevolezza ed educare a scelte positive.

Sabato 17 maggio, l'associazione NoSlot e il Forum delle Famiglie saranno ospiti di un bar che ha scelto di non installare slot machines, il IlMassimo Caffè, per offrire alla cittadinanza un aperitivo all'insegna del "buon gioco", alle ore 11.

Nella serata del 21 maggio, presso l'Aula Magna della scuola media di via De Gasperi, la psicoterapeuta esperta in dipendenze, d.ssa Cristina Perilli, parlerà dei rischi del gioco d'azzardo, del suo substrato di illegalità, della subdola illusione che costruisce nella psiche delle persone, sviluppando una dipendenza.

L'Assessore Miotto dichiara: "La diffusione a tutti i livelli della cultura della legalità è un obiettivo di questa Amministrazione e come Assessore alla Cultura mi metto a servizio di questo principio ogni volta che posso. La ludopatia è un problema serio e queste due iniziative seguono ad altre che abbiamo già intrapreso nei mesi scorsi, sia per sostenere le misure di contrasto varate dal Governo, sia per scoraggiare l'installazione di slot machines negli esercizi commerciali. Speriamo così di creare una maggiore consapevolezza in tutti e di mitigare il fenomeno."

"Molte famiglie si trovano in serie difficoltà a causa della dipendenza patologica dal gioco d'azzardo - dichiara l'Assessore Caria - si comincia con un'attività ricreativa, ma presto tutto si tramuta nell'illusione di poter dare una svolta alla propria vita, credendo ad una falsa promessa di magica vincita. E' l'inizio del disastro. Non solo è a rischio il patrimonio familiare, ma la tenuta dei rapporti familiari stessi. Il gioco d'azzardo sfrutta subdolamente la debolezza di chi crede di non avere altre risorse e isola la sua vittima fino a distruggerla. Non possiamo restare indifferenti, non sappiamo fino a che punto il pericolo si possa avvicinare a noi, specie ai più giovani."

Per informazioni: Biblioteca Comunale (Tel. 0362 508845



CHE COS'E' LA LUDOPATIA ?

Una malattia patologica, una forma di pericolosa dipendenza come quelle provocate dall'alcool o dalle droghe. Ecco cos'è la ludopatia, ovvero la febbre del gioco d'azzardo legalizzato, quello delle slot e delle altre macchinette disseminate in bar, locali o altri luoghi pubblici. Un fenomeno che in Lombardia ha raggiunto livelli preoccupanti, come dimostrano pochi numeri: l'importo giocato pro capite nella nostra regione è di 1.700 euro a cittadino, con la media più alta in provincia di Pavia, dove addirittura si arriva a un importo pro capite di 2.125 euro. E proprio Pavia è stata scelta come sede per presentare, per la prima volta, al pubblico la Legge regionale 8/2013, dal titolo 'Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d'azzardo patologico', la legge contro le ludopatie, approvata dal Consiglio regionale lombardo con voto unanime lo scorso 15 ottobre 2013.

LE PRINCIPALI MISURE ANTI-LUDOPATIA INTRODOTTE CON LA LEGGE REGIONALE n. 8/2013
- impegno di Regione, anche tramite le Asl, nel gestire la ludopatia come una vera e propria dipendenza, prevedendo piani di contrasto concreti e attraverso il coordinamento di tutti gli attori coinvolti;
- supporto alle famiglie e creazione di un numero verde per i 'ludopatici';
- obbligo di distanza per l'insediamento di locali autorizzati al gioco a 500 metri da scuole, chiese, ospedali, strutture socio-assistenziali e altri luoghi di particolare sensibilità;
- iniziative di comunicazione e dissuasione con logo 'NO SLOT' per gli esercizi commerciali che non installano slot e l'obbligo per i gestori di esporre il materiale informativo;
- formazione obbligatoria per i gestori delle sale da gioco e i titolari degli esercizi dotati di slot, con costi a carico degli stessi;
- completa detassazione dell'addizionale regionale Irap degli esercizi che disinstallano le macchinette;
sanzioni da 1.000 a 15.000 euro per chi non rispetterà le regole: funzione di controllo demandata alla Polizia locale, per cui viene prevista una formazione ad hoc.

Programma 2014 per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco patologico

Il 30 gennaio 2014, con delibera regionale n. 1314, è stato approvato il Programma 2014” che individua le azioni cui dare attuazione nel corso dell’anno.

Tra le azioni previste:

- istituzione di un numero verde per segnalazioni e richieste di aiuto, i cui riferimenti devono essere affissi sugli apparecchi per il gioco d'azzardo lecito e nei locali con offerta di gioco -azioni informative e formative per esercenti, operatori di polizia locale, operatori sociali, sociosanitari e sanitari, operatori delle associazioni di consumatori e utenti e degli sportelli welfare

- sostegno ai soggetti del terzo settore che costituiscono gruppi di auto-aiuto, consulenza, orientamento e sostegno ai singoli e alle famiglie

- progettazione territoriale sul fenomeno del gioco d'azzardo in collaborazione con ASL ed enti locali

- sostegno alle associazioni a tutela dei diritti di consumatori e utenti che realizzino attività di informazione e sensibilizzazione sui rischi della pratica del gioco d'azzardo e delle associazioni dei gestori dei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco d'azzardo lecito che si dotino di un codice etico li vincoli alla sorveglianza delle condizioni di fragilità dei giocatori

- diffusione di materiale informativo sui rischi correlati al gioco e sui servizi di assistenza alle persone, che dovrà essere esposto nelle sale da gioco e nei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco, oltre a un decalogo di azioni sul gioco sicuro e responsabile e un test per una rapida valutazione del proprio rischio di dipendenza.

Per tutelare i cittadini maggiormente vulnerabili, è vietata la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d'azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza, inferiore a 500 metri, da scuole di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori (disposto con d.g.r. n. 1274 del 24 gennaio 2013 pubblicata sul BURL n. 5 del 28 gennaio 1014). I Comuni potranno individuare altri luoghi in considerazione dell'impatto sul contesto e sulla sicurezza urbana e dei problemi connessi alla viabilità, all'inquinamento acustico e al disturbo della quiete pubblica.

I Comuni possono prevedere forme premianti per gli esercizi 'No Slot' e per i gestori di circoli privati e di altri luoghi deputati all'intrattenimento che scelgano di non installare o disinstallare apparecchiature per il gioco d'azzardo lecito.

E' vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all'apertura o all'esercizio di sale da gioco d'azzardo lecito.
Le ASL promuoveranno iniziative di sensibilizzazione, informazione per fornire un primo servizio di ascolto, assistenza e consulenza, anche attraverso interventi di formazione e informazione, con particolare riferimento al gioco on line, rivolti agli studenti delle scuole di primo e secondo grado.
Le ASL, in raccordo con i consultori familiari accreditati, i dipartimenti dipendenze e i servizi multidisciplinari integrati accreditati, dovranno assicurare l’accoglienza, la valutazione diagnostica, la presa in carico e cura, oltre che il reinserimento sociale della persona affetta da GAP e il sostegno ai familiari.

Piccoli passi, contro l’azzardopatia Don Virginio Colmegna

“Che le slot siano dappertutto è uno scandalo. Io ho ricominciato così: sono andato a prendere le sigarette, c’era quella macchinetta che mi chiamava e naturalmente ho ricominciato… Complessivamente penso di aver speso almeno 200mila euro”. A parlare, in un video davvero illuminante pubblicato da Repubblica.it, è una persona con problemi di gioco d’azzardo patologico. E purtroppo ce ne sono tante nel nostro Paese e nella nostra città. Per questo non posso che accogliere con favore la notizia che il Comune di Milano, applicando la nuova legge regionale del 28 gennaio scorso, ha multato tre sale da gioco perché non rispettavano i 500 metri di distanza dai ‘luoghi sensibili’, come scuole, impianti sportivi, strutture sanitarie etc… Quello dell’azzardo è un problema politico e legislativo. Ben venga quindi un intervento che unisce due istituzioni locali in nome dello stesso principio e cioè la tutela i più deboli. O, almeno, di coloro che tra questi ancora non sono finiti nella trappola dell’azzardopatia. Nel nostro paese, infatti, secondo Riccardo Zerbetto dell’associazione Orthos, il 47 per cento dei giocatori patologici è composto da indigenti. Sono le conseguenze di una liberalizzazione del settore che negli anni passati è stata attuata pensando di ottenerne risorse per le casse pubbliche e, invece, ha causato costi sociali enormi.

La questione però è anche culturale. Non siamo, io e le tante persone che vedo ogni giorno impegnarsi per arginare il fenomeno, così ingenui da pensare che il proibizionismo funzioni. Non è questa la via. Anche perché già così al business del gioco spesso si associano reati come l’usura o il riciclaggio, figuriamoci se questo fosse completamente lasciato al mercato nero. Da un lato, bisogni far volare la fantasia, come ha fatto in questi mesi la campagna SlotMob, che proprio sabato vivrà a Roma una giornata importante. Bisogna riproporre il piacere del gioco e non dell’azzardo, la forza della socialità contro il rischio della solitudine.
Dall’altro, bisogna pretendere risposte concrete a livello politico nazionale. Apparentemente, esistono intese bi-partisan sul tema, ma poi ci si rende conto di quanto siano grandi gli interessi speculativi in gioco e di quanto siano potenti le lobby che spingono in determinate direzioni. Per bilanciare la loro influenza e per fare sentire forte la voce della società civile contro quella degli interessi privati, è nata la campagna Mettiamoci in gioco che, in Lombardia, raccoglie oltre 30 realtà e molte di più in tutta Italia. Le sue richieste sono numerose e puntuali: ci aspettiamo vengano presto prese in considerazione dai nostri governanti. Multare le sale che non rispettano determinate disposizioni è positivo, ma è solo un piccolo passo.
 

I Dell'Ultri, le slot e l'ombra della 'ndrangheta a Milano

di Marco Lillo e Valeria Pacelli da il Fatto quotidiano

Ben prima del viaggio del 24 marzo scorso alla volta di Beirut insieme al padre Marcello, il figlio dell’ex senatore, Marco Dell’Utri, 32 anni, ha pensato bene di fare cassa vendendo le sue sale da giochi in quel di Milano. Dell’Utri Jr. ha incassato un milione e 800 mila euro cedendo le sale di viale Gran Sasso e via Santa Rita alla The Box Srl del gruppo G Holding di Andrea e Alessandro Gasparri. Alessandro Gasparri, 40 anni, di Legnano, era emerso (anche se non è mai stato indagato) in una vecchia indagine sul clan Flachi, la famiglia di ‘ndran - gheta capeggiata un tempo dal boss Giuseppe detto Pepé, 62 anni nato a Reggio Calabria, e dal figlio, Davide Flachi, 35 anni, nato a Milano. Nel marzo 2011, il Gip Giuseppe Gennari scriveva: “Davide Flachi intrattiene rapporti personali con Alessandro Gasparri con il quale si accorda per l’installa - zione degli apparecchi (le slot Ndr) in alcuni locali”.

IL TRIBUNALE AVEVA disposto per Alessandro Gasparri solo una blanda misura, quella della sospensione di sei mesi dalla carica di amministrazione della società Royal srl, una delle società del gruppo guidato oggi dal fratello Andrea, socio come Alessandro al 50 per cento nella capogruppo G Holding. I rapporti tra Alessandro Gasparri e Davide Flachi risalivano al 2010 e riguardavano le piccole slot machine da bar: da un lato il figlio dei boss riusciva a far installare e gestire i videopoker nei bar di Milano, in particolare alla Comasina. Dall’al - tro lato, Alessandro Gasparri forniva le macchinette dei grandi concessionari del gioco con la sua società. A fine mese Flachi emetteva fattura regolare a Gasparri per i suoi servizi. Si legge in sentenza: “La gestione della sala giochi sita a Milano in via Fontanelli n. 9 costituisce un’ evidente riprova dello stretto legame esistente tra Davide Flachi e la Royal srl”. Nell’ultimo bilancio la Royal srl fattura 13,4 milioni mentre l’in - tero gruppo G Holding fattura circa 25 milioni di euro. La società Jackpot Game fondata da Marco Dell’Utri per gestire le due sale di Santa Rita e Gran Sasso a Milano, nelle quali erano installate le videolottery, VLT, della Bplus di Francesco Corallo, fattura invece 1,9 milioni con un utile di 284 mila euro nel 2013.

PER DARE UN’IDEA della dimensione del gruppo Gasparri, l’assemblea che ha approvato a febbraio l’ottimo bilancio del 2013 di Jackpot Game non si è tenuta a Milano ma a Tallin, capitale dell’Estonia, nella sede dell’Olympic Entertainment Group, una società quotata in borsa che gestisce 82 casinò nei paesi baltici e che ha scelto proprio i Gasparri come partner in Italia. Nelle carte dell’indagine sui fidi facili della Banca Popolare di Milano ci sono, oltre al contratto con Marco Dell’Utri, due segnalazione di operazione sospette dell’UIF di Banca d’Italia, ai fini del rispetto della normativa anti-riciclaggio relative al conto della G Holding al Banco Desio. “La prima - scrivono i funzionari della Banca d’Italia - è stata eseguita, ordinante: Olympic Entertainment Group. Banca ordinante: Swedbankas di Tallin. Causale: introito sottoscrizione incremento di capitale. La seconda è stata solo preannunciata e successivamente rifiutata (con ordinante dichiarato ancora Olympic Entertainment Group).

Sulla base di tale provvista (preannunciata ma non pervenuta) la parte ha anticipato la richiesta di assegni circolari per 1 milione e 825 mila euro dichiaratamente necessari all'acquisto della totalità delle quote della Jackpot Game”. In pratica, a pagare Dell’Utri Jr sarebbe dovuta essere la società estone, titolare dei casinò nei paesi baltici. Il Fatto Quotidiano ha poi scoperto una coincidenza: Alberto Dell’Utri, zio di Marco e gemello di Marcello, in passato è stato socio di un avvocato che, secondo il Gip Giuseppe Gennari nel 2009 “frequenta sistematicamente la famiglia Flachi anche in occasione dei rientri del capostipite Giuseppe, detto Pepé”. L’avvocato si chiama Domenico Chindamo e per il gip: “si presta a tutta l’operazione di intestazione fittizia della società Bingo s.r.l. detentrice della discoteca De Sade, rappresentando Paolo Martino e Davide Flachi, e con piena consapevolezza del carattere fittizio dei complessi passaggi societari messi in campo per occultare la presenza dei mafiosi calabresi”. Anche Paolo Martino è stato arrestato nel 2011 e poi condannato nel 2013 a 17 anni. Mentre Flachi Jr è stato condannato a 14 anni in abbreviato e il padre Pepé a 20 anni e 4 mesi.

DOMENICO CHINDAMO, mai indagato, è stato pedinato il 2 luglio del 2009 mentre, a bordo di una Ferrari S 430 incontrava Davide Flachi. Oggi al Fatto Quotidiano Chindamo dice: “Ho seguito professionalmente il signor Flachi per una questione finanziaria e la cena era relativa al conseguimento di un risultato tecnico”. Va detto che Chindamo in realtà aveva solo un piccola quota nella società di Alberto Dell’Utri. Si chiamava Lo Monaco Immobiliare Srl. É stata costituita nel 2002 e Alberto Dell’Utri è tuttora il suo amministratore delegato. Il capitale ammonta a 10,400 euro. I soci sono due: Maurizio Lo Monaco, avvocato milanese che versa una quota di 10,296 euro e, appunto, Chindamo, che versa la piccolissima quota di 104 euro. La società ha sede a Milano e si occupa di ristrutturazione, acquisto e vendita di immobili. “Una decina di anni fa – spiega al Fatto Alberto Dell’Utri – aprimmo questa società che per mia negligenza non ho ancora chiuso. Dovevamo fare delle operazioni immobiliari che poi non sono state più fatte. É come un cadavere putrefatto”.

Gioco d’azzardo Lissone crea le «aree no slot»

di Fabio Luongo da il Giorno

NIENTE più slot machine o locali per il gioco d’azzardo vicino a scuole, oratori, chiese, centri sportivi, luoghi di ritrovo dei giovani e strutture sociosanitarie della città. Lissone dà vita a una vera e propria «area no slot» sul suo territorio, adottando ufficialmente una serie di regole restrittive, sulla base della nuova legge stabilita dalla Regione per limitare il gioco d’azzardo. Si tratta di un ulteriore passo nella battaglia intrapresa, da oltre un anno a questa parte, dall’amministrazione comunale contro il gioco patologico, per tutelare i lissonesi dalle ludopatie.

D’ORA in avanti «le nuove apparecchiature per il gioco d’azzardo lecito - spiegano dalla giunta - non potranno essere installate a meno di 500 metri di distanza dai “luoghi sensibili” presenti sul territorio», ossia «scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture sanitarie e sociosanitarie, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori», tutti individuati in maniera dettagliata e secondo precisi criteri.
Una sorta di «fascia di protezione», che avrà lo scopo di tenere più facilmente lontani dall’azzardo soprattutto i giovani e le categorie deboli come gli anziani e le persone a basso reddito. Dal Comune si parla esplicitamente di una «vera e propria area di rispetto no-slot garantita per i luoghi frequentati dai soggetti potenzialmente più vulnerabili e a rischio». Dopo la campagna dei «bar no-slot», con cui più di 30 tra caffetterie, gelaterie, pasticcerie e ristoranti della città hanno deciso di non installare nei loro spazi alcun tipo di apparecchio per il gioco d’azzardo, ricevendo dal Comune un logo-vetrofania da esporre all’ingresso del negozio quale «patente di virtuosità» che invita i cittadini a sostenerli; dopo aver concesso uno sconto del 20% sulla Tares nel 2013 agli esercizi commerciali privi di videolotterie e videopoker; dopo aver raccolto oltre 550 firme di lissonesi in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare - di cui proprio Lissone è stata una delle città promotrici - per chiedere nuove e più stringenti regole per controllare il gioco d’azzardo e tutto quel che vi gira attorno, dando maggiori poteri ai sindaci per combattere la diffusione delle slot machine; dopo l’adesione al «Manifesto dei sindaci per la legalità e contro il gioco d’azzardo» e l’approvazione di una mozione sul tema da parte del consiglio comunale, ecco quindi la nuova misura stabilita dalla giunta guidata dal sindaco Concetta Monguzzi. La dipendenza patologica da gioco colpisce anche in Brianza, dove le persone in cura attraverso l’Asl per ludopatie nel 2013 sono state 148.

Seregno, videopoker e carte falsificate. I due finanzieri hanno patteggiato

di Stefania Totaro da il Giorno

TRE PATTEGGIAMENTI e un rinvio a giudizio per la vicenda dei finanzieri accusati di concussione per induzione e falso per le macchinette videopoker. Davanti al gup del Tribunale di Monza Patrizia Gallucci hanno patteggiato rispettivamente una pena di 2 anni e 7 mesi e di 2 anni e 5 mesi il maresciallo e l’appuntato della Tenenza della Guardia di Finanza di Seregno, mentre ha patteggiato una pena in denaro per violazione degli obblighi di custodia giudiziaria il titolare di un bar di Seregno, da dove è partita tutta la vicenda. Rinviato invece a giudizio per la stessa accusa dei finanzieri un gestore di videopoker che si protesta innocente e vuole essere processato.

Nel settembre scorso i due uomini delle Fiamme gialle si erano recati nel bar di Seregno a notificare il dissequestro di una macchinetta del videopoker che era stata posta sotto sequestro nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Venezia su presunte irregolarità di queste macchinette mangiasoldi. Il barista, che era stato nominato custode giudiziario della macchinetta sequestrata come prevede la legge, aveva invece dichiarato ai finanzieri di essersi liberato dell’oggetto del sequestro dandola indietro al gestore di macchinette che gliela aveva fornita. Quando il maresciallo e l’appuntato si erano quindi presentati dal gestore, lui non avrebbe saputo indicare dove fosse finita la macchinetta in questione e per evitare una denuncia, avrebbe offerto ai finanzieri 3mila euro. E i finanzieri avrebbero allora falsificato le carte facendo apparire che la macchinetta era stata dissequestrata regolarmente. È stato lo stesso comandante della Tenenza di Seregno, controllando le carte relative a questo servizio sulle macchinette del videopoker eseguito dai suoi uomini, ad accorgersi delle falsificazioni e ad avviare un’indagine.

Seregno - Presero soldi per le macchinette videopoker Patteggiamento vicino per 2 finanzieri

di Stefania Totaro da il Giorno del 27/03

PATTEGGIAMENTI in vista per il maresciallo e l’appuntato della Guardia di Finanza di Seregno accusati di concussione per induzione e falso per le macchinette videopoker.
I due finanzieri, ancora agli arresti domiciliari, si sono presentati all’udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Monza Patrizia Gallucci, che è stata però rinviata all’8 aprile per citare come parte offesa il Ministero delle Finanze. A chiedere il loro rinvio a giudizio è stata il pm Giulia Rizzo, che ha indagato per la stessa accusa un gestore di macchinette di videopoker, mentre di violazione degli obblighi di custodia giudiziaria è indagato il titolare di un bar di Seregno, da dove è partita tutta la vicenda. Nel settembre scorso i due uomini delle Fiamme gialle si erano recati nel bar di Seregno a notificare il dissequestro di una macchinetta del videopoker che era state posta sotto sequestro nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Venezia su presunte irregolarità di queste macchinette mangiasoldi.
Il barista, che era stato nominato custode giudiziario della macchinetta sequestrata come prevede la legge, aveva invece dichiarato ai finanzieri di essersi liberato dell’oggetto del sequestro dandola indietro al gestore di macchinette che gliela aveva fornita. Quando il maresciallo e l’appuntato si erano quindi presentati dal gestore, lui non aveva saputo indicare dove fosse finita la macchinetta in questione e per evitare una denuncia, avrebbe offerto ai finanzieri 3mila euro.
E i finanzieri avrebbero allora falsificato le carte facendo apparire che la macchinetta era stata dissequestrata regolarmente. È stato lo stesso comandante della Tenenza di Seregno, controllando le carte relative a questo servizio sulle macchinette del videopoker eseguito dai suoi uomini, ad accorgersi delle falsificazioni e ad avviare un’indagine.

Lissone - Campagna «no slot», 550 firme contro il gioco azzardo

di Fabio Luongo da il Giorno

OLTRE 550 FIRME di lissonesi per chiedere nuove e più stringenti regole per controllare il gioco d’azzardo e tutto quel che vi gira attorno, così da poter meglio combattere le ludopatie e tutelare la salute di adulti e ragazzi. Si è chiusa nel week-end in città la raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione del gioco d’azzardo, di cui proprio il Comune di Lissone - fortemente impegnato sul fronte «no slot» con diverse iniziative - è uno dei promotori. Le adesioni al documento raccolte nel giro di 4 mesi circa sono state esattamente 554, una cifra che ha superato il tetto che l’Amministrazione comunale si era inizialmente prefissa come obiettivo, ossia 500 sottoscrizioni. Già nei prossimi giorni le firme dei lissonesi verranno inviate ai coordinatori nazionali della campagna, e assieme alle altre messe insieme un po’ in tutta Italia saranno simbolicamente consegnate alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, domenica 30 a Milano, negli stand della Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili «Fa’ la cosa giusta». La proposta di legge invoca la concessione di maggiori poteri ai sindaci per combattere la diffusione di slot machine, videopoker e del gioco d’azzardo patologico, nonché per contrastare il gioco illegale e le infiltrazioni mafiose nel settore.
Solo nell’ultimo anno in Brianza le persone in cura attraverso l’Asl per ludopatie sono state 148.

Lombardia - Slot machine, sì dal governo alla legge regionale

da il Corriere della sera

Il governo non ricorrerà contro la legge della Regione di contrasto al gioco d’azzardo. «La decisione del governo di non impugnare la nostra legge contro la ludopatia — commentano il presidente Roberto Maroni e l’assessore Viviana Beccalossi — non è solo un atto burocratico. È il segnale che la Lombardia, varando un provvedimento per far fronte in modo concreto e articolato al dramma causato dalla dipendenza da gioco d’azzardo, ha colto nel segno». Il Consiglio dei ministri, spiegano Maroni e Beccalossi, «ci dà ancora maggior forza, per lavorare all’applicazione delle nostre norme, per affrontare con efficacia un problema sociale che sta raggiungendo dimensioni sempre più preoccupanti». Nelle prossime settimane, continuano presidente e assessore, «arriveranno in giunta i primi provvedimenti applicativi della legge, come il regolamento sulle distanze minime obbligatorie dai luoghi sensibili e le misure di agevolazione fiscale». Insomma, «la Lombardia è pronta a partire e ci fa piacere constatare che anche altre Regioni stiano seguendo questo percorso».

Stato biscazziere: così Letta fa cassa. 79,8 miliardi spesi dagli italiani nel gioco d'azzardo, 16 volte i proventi di Las Vegas

di Emiliano Liuzzi da il Fatto quotidiano

Fare cassa. Non importa come. Succede che, come sempre, a rimetterci siano i disgraziati. Così lo Stato biscazziere - non cambia se al governo c'è D'Alema o Berlusconi o Letta - si rivolge a persone affette da una patologia che si chiama gioco d'azzardo. Come? Con l'aumento delle Sale Bingo e, più pericoloso ancora, delle Videolottery (o Vlt), macchinette mangiasoldi come le Slot Machine che sono collegate in rete e hanno la possibilità di incassare, uniche nel loro genere, banconote da 500 euro. É tutto scritto, letto e controfirmato, nella legge di Stabilità, quella che dovrebbe far tornare i conti dello Stato e rilanciare l'economia dell’Italia. Quel Paese che, a detta di coloro che governano, vede la luce in fondo al tunnel, ma non risulta abbia agganciato nessuna ripresa concreta. Così, Letta 145 milioni di euro conta di metterli in tasca grazie al gioco d'azzardo. Ripartiti in 40 milioni che dovrebbero rientrare tra il rinnovo delle concessioni ai soliti noti per nove anni, e 105, invece, dalle 7000 nuove videolottery che andranno ad aggiungersi alle 50.500 già esistenti. Letto, scritto e controfirmato, nonostante nessuno se ne sia accorto. La notizia è passata inosservata, sommersa da un grande calderone di norme che abbracciano di tutto e di più.

Le nuove slot online
Il mercato delle slot online. I colossi del settore non si sono fatti sfuggire l’occasione e hanno già chiesto le concessioni per le slot. Già prima della scadenza del 29 novembre, data in cui scadeva per le 12 società (Cirsa, Codere, Cogetech, Gament, Gamtica, Gtech/Lottomatica, Hbg, Intralot, Nts Network, Net Win, Snai, Sisal a cui aggiungere Bplus – che opera in proroga della vecchi convezione del 2004) la possibilità di presentare le opzioni preliminari per i titoli delle Vlt, tra il 60 e l’80 per cento dei diritti a disposizione delle compagnie storiche, mentre i tre nuovi soggetti assegnatari puntavano al maggior numero possibile. In linea teorica ognuna delle società aveva la possibilità di acquisire un numero compreso di diritti tra il 7 e il 14% delle new slot collegate alla propria rete, al costo di 15 mila euro ciascuno. L’unico concessionario a fare l’en plein è stato Intralot Gaming Machines che ha rilevato i 770 diritti a propria disposizione. Segue un altro dei nuovi soggetti Nts Network, con 720 titoli su 910 disponibili, seguito da Sisal e Gmatica, che hanno entrambi rilevato 600 diritti (con il primo che poteva puntare a un massimo di circa 840 mentre il secondo a oltre 1100). Dopo di loro si posiziona Lottomatica Videolot con 500 diritti (su 720 circa a disposizione); l’ultima new entry NetWin Italia, con circa 400 diritti rispetto ai 725 a sua disposizione e infine Codere con 250 diritti (come Gmatica è il concessionario protagonista del maggiore incremento di new slot rispetto all’ultima gara). Non hanno esercitato la facoltà di acquisire titoli aggiuntivi Cogetech e Hbg, mentre Bplus, Gamenet, Cirsa e Snai, non avevano incrementato le proprie reti. Il business delle sale Bingo in Italia non è mai decollato. Il primo a incentivare l’apertura delle sale fu il governo D’Alema. Spuntarono come funghi in tutte le città. A volte veri e propri villaggi del gioco. Molto americanizzate, moquette, tabelloni e cartelle stile tombola.

Ma dietro il boom iniziale il fenomeno è sempre andato in discesa. Anche perché in quel caso la possibile vincita è sempre direttamente proporzionale al numero di giocatori. Il governo Letta, però, ha comunque colto la palla al balzo in tema di rinnovo delle concessioni. 200.000 euro da ogni società, altri 300 mila di anticipo come garanzia, più i canoni mensili. Per arrivare a cifra tonda, già che si trovavano a trattare la materia. “L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli procederà nel corso dell’anno 2014”, è scritto nella legge, “alla riattribuzione delle medesime concessioni attenendosi ai seguenti criteri direttivi fissazione nella somma di euro 200.000 la soglia minima per l'attribuzione di ciascuna concessione (da versare in due trance la prima alla presentazione della domanda, la seconda alla sottoscrizione della nuova concessione); durata delle concessioni pari a sei anni; 300.000 di garanzia bancaria ovvero assicurativa dovuta dal concessionario, per tutta la durata della concessione, a tutela dell'Amministrazione statale; il mantenimento dei requisiti soggettivi ed oggettivi, dei livelli di servizio e di adempimento delle obbligazioni convenzionali pattuite”.

Gli unici ad accorgersene sono stati i parlamentari del Movimento 5 stelle, ma la questione è stata sollevata sul blog di Beppe Grillo e lì è rimasta. E solo quella delle sale bingo, non la parte che riguarda le macchinette che sono il vero business. Letta, sempre nel principio di fare cassa e portare in Europa dei conti almeno presentabili, ha anche scelto la strada migliore per risolvere il contenzioso con le società che gestiscono il mercato. Secondo la Corte dei conti, come scritto nei giorni scorsi dal sito lanotizia.it, già nel 2008 la procura della Corte dei conti aveva stabilito un risarcimento nei confronti dello Stato da parte dei re delle slot, fissato in 98 miliardi di euro per non aver collegato le macchine ai sistemi informatici del ministero. Una cifra da capogiro. Ma dovuta al fatto, secondo i magistrati contabili, che avevano operato senza nessun controllo. Il procedimento è ancora pendente, ma il governo ha chiuso con una richiesta di 700 milioni, neanche l’uno per cento di quello che avrebbe dovuto entrare nelle casse statali. Una sorta di sanatoria letta da più parti come un favore - l’ennesimo - alle società che gestiscono l’azzardo ormai non solo legalizzato, ma parastatale. Visto che gran parte delle entrate arrivano da lì. La terza azienda italiana, come Finmeccanica e la Fiat.

La tassa sui disperati
Per capire di cosa parliamo bisogna rifarci ai conti. E così si scopre che nelle scommesse legali gli italiani hanno speso 15,4 miliardi di euro nel 2003 e 79,8 miliardi nel 2011. Sedici volte il business che produce Las Vegas. In pratica parliamo di un incremento del 52% l'anno, per un fatturato che vale il 5% del Pil e mette il settore fra le prime industrie del Paese. In base ai dati dei Monopoli, in Italia la spesa media in scommesse per abitante maggiorenne è stata di 1.586 euro nel 2011: il 13,5% del reddito. Questo mentre crescono come funghi i nuovi casinò. Perché le sale bingo in realtà sono una semplice insegna: il business e tutto nelle macchinette mangiasoldi che, con le nuove concessioni, rischiano di aumentare ancora la spesa media. E ridurre sul lastrico le famiglie. Il tutto mentre i Comuni cercano di portare avanti la strategia contraria: disincentivare il gioco. In provincia di Reggio Emilia, nei mesi scorsi, è addirittura nata la struttura residenziale per curare i pazienti dall’azzardo compulsivo.

Le Asl, a livello locale, investono perché ritengono la ludopatia una vera e propria malattia. Poi però arriva lo Stato a gamba tesa che scombina tutti i buoni propositi. Le regioni cosiddette virtuose, come l’Emilia Romagna, hanno aperto servizi per la cura da gioco in tutte le città. Non solo. Si sono spinti oltre. Le sale gestite dalle società dovrebbero esporre (il condizionale è obbligatorio) gli opuscoli su come ci si cura. La buona sostanza: entrate e giocate, è legale, lo Stato incassa e allo stesso però si lava la coscienza offrendo la cura. Una sorta di larghe intese prima ancora che learghe intese si materializzassero sotto gli occhi di tutti. In principio fu il governo Berlusconi a comprendere che quello del gioco era un business da poter spremere. Ci si è tiffato dentro dD’Alema, ha proseguito ancora Berlòusconi: fu una legge del suo governo a stabilire che le concessioni avessero una durata di nove anni. Quello che il governo in loden di Mario Monti ha assunto a modello e che adesso prosegue con Enrico Letta, buon conoscente di Antonio Porsia che già nel 2004 finanziò con 15 mila euro la sua campagna elettorale. I signori del gioco d’azzardo si ritrovano anche tra gli sponsor della lobby che Letta guida da anni, Vedrò. Tutto naturalmente avviene per una serie di casualità. Il business è business. Anche se fatto alle spese dei poveracci che vengono riconosciuti come malati. Lo Stato si curerà di loro, prima però li svuota le tasche. E’ la regola del gioco e non conta niente se il governo sia targato centrodestra, centrosinistra o abbracci tutto l’arco politico e di schieramenti.

twitter: @EmilianoLiuzzi

Seveso - Raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela della salute degli individui tramite il riordino delle norme vigenti in materia di giochi con vincite di denaro (giochi d'azzardo)

Il Comune di Seveso ha aderito in estate al Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d'azzardo.  

Fornisce dati preoccupanti sull’argomento l’Assessore alla Famiglia Caria “In Italia ci sono circa ottocentomila persone dipendenti da gioco d’azzardo e quasi 3 milioni di giocatori a rischio, adulti ma anche ragazzi: almeno 7 adolescenti su 10 scommettono.” Continua poi dicendo: “una vera e propria piaga sociale e un nuovo business per la criminalità organizzata.”.
“Chiediamo” prosegue Formenti Assessore alla Polizia Locale “più poteri contro la diffusione del fenomeno ed è proprio per questo che il Comune di Seveso ha aderito al Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d'azzardo”. Il 9 ottobre infatti gli ottanta sindaci del Manifesto hanno presentato  una “Proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela della salute degli individui tramite il riordino delle norme vigenti in materia di giochi con vincite di denaro – giochi d'azzardo”, “che mira” dice Caria “a regolamentare la diffusione di scommesse, slot e videopoker, contrastare il gioco non autorizzato, impedire l'accesso alla criminalità e il riciclaggio di denaro”.

”Per sostenere la proposta di legge” proseguono gli Assessori “basta un piccolo gesto, presentarsi ai Servizi Demografici e firmare la proposta di legge di iniziativa popolare”.
La raccolta terminerà il 10 marzo 2014.

Se credi anche tu come noi che i danni sociali ed economici del gioco d'azzardo vadano limitati, se credi anche tu che la salute dei più deboli vada tutelata, se credi anche tu che la diffusione della criminalità organizzata vada impedita, firma per la proposta di legge.
E' possibile firmare presso:
- L’ufficio Servizi Demografici il:
lunedì dalle 10 alle 13.45
martedì, giovedì, venerdì dalle 9.00 alle 13
mercoledì dalle 14.30 alle 18
sabato dalle 9.15 alle 11.45

L’assessore alla Famiglia
Luigia Caria

L’assessore alla Polizia Locale
Andrea Formenti

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