Muggiò

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Muggiò - Pena scontata, Saverio Lo Mastro torna libero. “Da buon calabrese sono stato zitto”

13/11/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Per un decennio Saverio Lo Mastro, calabrese di Vibo Valentia, è stato protagonista della cronaca giudiziaria brianzola. Il 26 ottobre è tornato libero. “Da buon calabrese mi sono fatto la galera e sono stato zitto– dice a Infonodo - Ho pagato il mio debito con la giustizia e ricomincio a vivere. Non resterò in Italia, mi trasferirò in Germania”. Il figlio ha chiesto di dare notizia del fine pena del padre. “Purtroppo solo noi familiari sappiamo cosa abbiamo attraversato in questi lunghi anni. Sarebbe bello se oggi mio padre potesse riacquistare la stima e la fiducia della gente, anche se chi lo ha conosciuto veramente non ha mai perso fiducia in lui”.
Socio di Rocco Cristello – ucciso nel marzo 2008 a Verano Brianza -, frequentatore del Giardino degli Ulivi a Carate, luogo dove la “locale” 'ndranghetista teneva i summit e dove furono rinvenute armi, a maggio 2006 era diventato amministratore della Tornado Gest che ha realizzato a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto il multiplex a 15 schermi con spazi commerciali affittati ai cinesi. La società é stata dichiarata fallita con un passivo di 53 milioni di euro e nessuno si è comperato l'immobile il cui valore da 30 milioni è sceso fino a 3,2. Lo “scatolone”, da anni in abbandono, depredato degli arredi e circondato da montagne di rifiuti, è un simbolo del degrado della Brianza selvaggiamente cementificata.

La giustizia aveva condannato Saverio Lo Mastro ad una pena di 12 anni e 8 mesi. Accusato di due bancarotte: quella della Lo Mastro Costruzioni, 4 anni e di Tornado Gest, 4 anni patteggiati; porto abusivo d'arma, estorsione e incendio doloso (Operazione Infinity): 2 anni e 6 mesi; truffa ai danni di società telefoniche: 1 anno e 9 mesi.
Ha avuto uno sconto di pena: 2 anni grazie all'articolo 81 del codice penale per la continuità delle bancarotte ed altri 5 mesi gli sono stati tolti. Durante il processo é caduta l'accusa di incendio doloso alla Beton Team di Nova Milanese, scagionato in aula dalla titolare Giovanna Laggia. E' stato invece assolto dall'accusa di riciclaggio per Tornado Gest.

Tradotto nel carcere di Monza il 23 aprile 2009 su mandato del Gip Giovanni Gerosa, assieme ad Aldina Stagnati, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano, a capodanno 2012, mentre si trovava ai domiciliari a Vibo Valentia, su ordinanza del Tribunale di Monza, torna in carcere con l'accusa di estorsione, truffa alla società telefonica Telecom e bancarotta. Deve scontare 5 anni e 6 mesi. Dalla casa circondariale di Vibo Valentia lo trasferiscono a Giarre e poi a Catania dove resta 2 anni. Quindi a Monza dal 2013, viene riarrestato nel 2015 per una lettera datata 13 agosto 2008 della società Hipponion con firma aprocrifa dell'amministratore Antonio Bartone fatta pervenire ai curatori di Tornado Gest assieme ad una cambiale da 10milioni con tre girate – entrambe di Saverio Lo Mastro - da Hipponion a Sef a Tornado Gest su cui erano state applicate marche da bollo da euro 15,49 false e un timbro postale (di Muggiò) falso.

I bolli li avevamo acquistati in una tabaccheria di Seregno. Con me c'era Giovanni Stagnati (genero di Zaccaria – ndr) – si giustifica – le cambiali sono state tutte compilate nell'ufficio di Felice Vittorio Zaccaria in via Sondrio a Muggiò”.

Quando con ritardo rispetto alla data fissata per l'ammissione al credito ricevemmo la lettera della Hipponion e fotocopia della cambiale da 10 milioni, accertato che non era stata assolta l'imposta, informammo subito la Procura che attraverso la Polizia scientifica stabilì che i bolli erano falsi”, dichiarò in udienza Emanuele Gentili, uno dei curatori di Tornado Gest.

Il funzionario della Polizia scientifica confermò che i bolli e uno dei timbri d'annullo (ufficio postale di Muggiò) erano falsi. Regolare invece il timbro dell'ufficio postale di Nova Milanese.
Su tutte le vicende che mi hanno visto coinvolto ci ho messo una pietra sopra – dice Lo Mastro -. Ho fatto il carcere e da calabrese sono stato zitto. In merito alla vicenda del Magic Movie dico solo che Zaccaria mi ha ceduto una società piena di debiti: 37 milioni per l'esattezza. E la cessione è avvenuta con un documento che non aveva valore in quanto non portava né data né luogo. Mi ha venduto fuffa...”.
Chiediamo a Lo Mastro di fare un passo indietro e ricordare i suoi contatti con Zaccaria. “Sono geometra, lavoravo con la ICI di Marco Impari, fu lui a presentarmi Stefano Firmano ed è così che iniziai a lavorare al Magic Movie e al condominio Delle Grazie che dovevano essere completati dal momento che Zaccaria aveva estromesso la società Coel. Sono stato io a periziare gli appartamenti del complesso Delle Grazie per ottenere il prestito da Mediocredito e completare così i lavori del Magic Movie”.

Ci racconta del suo rapporto con Rocco Cristello?
Aveva affittato lo spazio per l'apertura di un bar dentro il Magic Movie. Rocco conosceva Zaccaria e gli faceva da autista....”.

Lei però con Cristello dette vita alla Valedil, inserendo come socio anche il figlio di Zaccaria, Andrea Simone e sempre con Cristello e Firmano rilevò la società Residence Pusiano...Zaccaria in aula, su richiesta del presidente Giuseppe Airò, rese questa dichiarazione: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto furti, intimidazioni e schiaffi. Quando mio figlio Simone ricevette un sms con queste parole: 'Stai attento a tua figlia' mi ha detto, diamogli tutto altrimenti ci ammazzano. E' per questo che gli abbiamo ceduto per niente Tornado Gest”.

Non commento quanto detto da Zaccaria. In quanto a Tornado Gest ribadisco: Zaccaria ci ha venduto fuffa. Con Cristello eravamo amici, abbiamo dato vita alla squadra di calcio dilettanti che ha vinto un torneo serale nel comasco. La Residence Pusiano era di Stefano Firmano (condannato con patteggiamento a 3 anni per il fallimento di Tornado Gest - ndr), ci cedette delle quote ma è sempre stata inattiva”.

Dicembre 2008 aveva promesso: “Se fallisco, io Saverio Lo Mastro, giuro che trascinerò con me tutti quanti. Farò un tornado”.
Peccato che dopo aver patteggiato la pena di 4 anni ha sempre tenuto la bocca chiusa. Da buon calabrese.

Come Felice Vittorio Zaccaria, Stefano Firmano, Rocco Cristello: raggiunto da 20 proiettili calibro 9.
Cristello era ai domiciliari. Sarebbe presto tornato libero.
Poche ore dopo l'uccisione dell'amico e socio Saverio Lo Mastro, era in banca. Lo chiamammo al cellulare.
Disse di non sapere dell'agguato e ipotizzò: “I killer hanno sbagliato persona. Rocco non era persona che poteva fare cattiverie o un torto da meritarsi una morte così. Io non ho paura. Nelle nostre società non c'é stato nulla d'illecito. Io e Rocco non abbiamo fatto cose illecite. Tenevamo e teniamo famiglia”.

Edilizia predona in Brianza. La Malaspina nel fianco di Correzzana

di Pier Attilio Trivulzio

Nel marzo di quattro anni fa Correzzana finì per la prima volta sulle prime pagine dei giornali nazionali quando un gruppo di aderenti dell'associazione lecchese no profit Freccia 45 presidiò la sede della multinazionale americana Harlan Laboratories che aveva appena ricevuto dalla Cina 104 macachi destinati alla vivisezione.
Le denunce presentate alla Procura della Repubblica di Monza da Freccia 45 che ha raccolto 24.000 firme contro la vivisezione degli animali, le proteste dell'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla e dell'oncologo Umberto Veronesi portano, a maggio 2014, “alla revoca dell'autorizzazione all'allevamento e allo stabilimento fornitore di primati rilasciata il 21 aprile 2009 e aggiornata al 24 agosto 2011”.


La conferma arriva dal vice sindaco Mario Corbetta, al quale non pare vero di ricevere, grazie a questa vicenda, un (insperato) assist in più per le imminenti elezioni, che infatti lo vedono, con la lista civica Uniti per Correzzana,  eletto sindaco dopo 5 anni da vice, con 840 voti contro i 704 di Ada Giuseppina Civitani (Lista civica Correzzana Viva).

Quella manciata di voti in più gli arrivano proprio dai residenti delle palazzine di via Fermi, confinanti con i capannoni della Harlan, e di via Majorana che sta alle spalle.
La poltrona di sindaco, il dottor Corbetta l'aveva già avuta per dieci anni dal 1999 al 200. Dopo che per legge deve abbandonarla e passa i seguenti cinque anni a fare il vicesindaco e assessore all'Urbanistica  finalmente può riaccomodarsi sulla poltrona di primo cittadino tenendosi anche l'assessorato al Bilancio e dal gennaio 2016, a seguito di rimpasto di Giunta, si riprende anche la delega all'Urbanistica.
Chi meglio di lui può infatti occuparsi di urbanistica dal momento che é il business di famiglia, con la SER.DE.CO srl (sede alle Torri Bianche di Vimercate) che a Correzzana – tra il 2005 e il 2010 - ha costruito a ridosso del Municipio, in via don Grisostomo, 14 appartamenti.
In quegli anni di grande consumo del territorio corezzanese a costruire abitazioni nel paese che conta 2.878 abitanti erano la SER.DE.CO. della famiglia brianzola dei Corbetta e la Delfina Lucia del calabrese di Montebello Jonico, Giuseppe Malaspina. Quest’ultimo un gigante se confrontato con i Corbetta, anche se é poi Mario Corbetta, direttore della Salmilano, a tenere le redini dell’urbanistica. 

Malaspina realizza i complessi residenziali I Pioppi, ville a schiera da 200 a 400 mq (anche con piscina) in vendita da 530 mila euro, Al Parco in via Majorana angolo via Principale, e Corabella, bi-tri-quadri locali da 60 a 130 mq e uffici da 120 mila euro in su.

Concentriamoci sulle palazzine Corabella realizzate dalla società Delfina Lucia e messe in vendita dalla Progeam che è sempre di Giuseppe Malaspina.
La convenzione prevedeva la realizzazione di un poliambulatorio e di un asilo.
Il poliambulatorio è ancora da completare, l'asilo si è dissolto perché a Correzzana sembra non nascano più bambini.
É proprio di pochi giorni fa la decisione presa dalla Giunta di escutere la fideiussione con la Vittoria Assicurazioni non già per 797.735 euro come previsto bensì accettando una cifra inferiore ai 600 mila euro.
Al Corabella la Progeam vende nove appartamenti comprese le mansarde che a lui, a Malaspina, piacciono tanto. Il perché è molto semplice.
In sede di costruzione alza la cubatura prevista dal piano integrato d'intervento approvato e quando l'amministrazione gli contesta l'illecito – e lo trascina in Tribunale come ha fatto l'architetto Vittoria Giglio per il complesso di Besana Brianza, area ex stabilimento Salmilano, s'appella al Tar, va fino al Consiglio di Stato per allungare i tempi ed intanto blocca i lavori delle opere di urbanizzazione.
Giochino già fatto anni prima a Muggiò sull'area ex Fillattice dove ha bloccato i lavori del campo sportivo previsto in convenzione per una controversia di 300 mila euro: pretendeva in cambio cubatura aggiuntiva che gli avrebbe fatto guadagnare 2 milioni di euro. L'amministrazione del sindaco Carlo Fossati gli ha risposto un secco no e allora, per ripicca, non soltanto ha stoppato i lavori del campo ma anche l'area mercato annessa al complesso residenziale e l'amministrazione comunale (col sindaco Pietro Stefano Zanantoni succeduto a Fossati) ha poi usato 1,2 milioni di euro dei contribuenti per completare il campo di via 1. Maggio e l'attuale sindaco, Maria Arcangela Fiorito, ha finalmente potuto escutere soltanto pochi mesi fa, la fideiussione di 375 mila euro.
Ma intanto i lavori per completare l'area mercato richiederebbe l'aggiunta di almeno 500 mila euro.
A Villasanta uguale storia con la società Della via Gramsci e problemi con la Villasanta Village per l'albergo mai completato, realizzato con due piani in più che ancora non sono stati abbattuti. L'eco mostro è lì, immagine dell'azienda di Giuseppe Malaspina che ha decine di altre società messe in liquidazione e prossime al fallimento.

Il Gruppo Edile Caronno con debiti per oltre 44 milioni e un'irrisoria percentuale di crediti chirografari, é il primo dei fallimenti finiti sul tavolo del pubblico ministero Salvatore Bellomo assieme a migliaia di documenti e intercettazioni autorizzate dall'Autorità giudiziaria negli ultimi quattro anni. Alcune molto compromettenti e che rivelano i rapporti di Malaspina con personaggi già condannati nelle inchieste Infinito e Tibet sulla presenza della ‘ndrangheta in Brianza e Lombardia.Ma questa è una storia che approfondiremo.

Ma torniamo al complesso residenziale Corabella di Corezzana dove nove famiglie di condòmini hanno dovuto rivolgersi alla magistratura, vincere la causa con la Delfina Lucia e quindi insinuarsi nel fallimento per oltre 45 mila euro “Da quattro anni e mezzo aspettiamo che l'ascensore venga messo in funzione, abbiamo i pannelli solari ma non servono a nulla perché la caldaia non è stata completata e sul tetto non possiamo mandare il carpentiere mancando il dispositivo salva vita. A nostre spese ci sono stati agganciati i contatori dell'elettricità: ogni richiesta alla Delfina Lucia d'avere il contatore personale è stata disattesa fino a quando, stanchi di restare agganciati al contatore del cantiere, non ci siamo rivolti alla magistratura che ci ha dato ragione; così anche per le spese condominiali che da due anni la società non paga e quindi siamo stati noi condòmini a doverle anticipare... Vogliamo parlare del lavoro di gestione delle acque? Fatto male tanto che basta un forte acquazzone e i box s'allagano ed in quanto al cancello d'ingresso è pericoloso. Eppure Delfina Lucia per anni ci ha chiesto la divisione delle spese condominiali . Guardi, qui al Corabella la maggior parte degli appartamenti sono invenduti e molti neppure completati”, racconta a Infonodo una condomina giustamente arrabbiata che conclude: “Non voglio andarmene, ma se decidessi di vendere non potrei. L'appartamento è invendibile avendo l'immobile mille difetti”.
Un architetto che ha acquistato direttamente da Giuseppe Malaspina
si lamenta con lui. “Guarda Giuseppe che mi hai venduto un bilocale facendomi pagare la casa come trilocale e da quattro anni pago un 4 per cento di millesimi in più di spese”.
I metri quadrati di un appartamento o i millesimi in più conteggiati sono un vero e proprio cavallo di battaglia delle società del Malaspina. Basta leggere quanto scritto nella delibera della III sezione del Tribunale civile di Monza (presidente Alida Paluchowski) del 19 settembre 2012 che revoca l'ammissione al concordato del Gruppo Edile Caronno e dichiara il fallimento: “...adozione metodologicamente sbagliata nella stima dei beni, quali il calcolo delle parti comuni (in taluni casi fatti in metri quadrati piuttosto che con l'attribuzione di millesimi); il calcolo delle metrature di alcuni immobili (risultate dai rilievi in loco con superfici inferiori rispetto a quelle dichiarate in perizia); il calcolo dei coefficienti di abitabilità (non essendo stato applicato il coefficiente ridotto per l'altezza media nelle mansarde sottotetto)...”
Insomma, qualche appartamento venduto aveva metrature gonfiate. La società guadagnava di più, l'acquirente ci perdeva e s'accorgeva dell’inghippo soltanto quando aveva deciso di vendere, cioè troppo tardi.
Per la cronaca, oltre alle citate Gruppo Edile Caronno e Delfina Lucia i dossier giacenti in Tribunale riguardano queste società in liquidazione o in attesa di concordato del gruppo di Giuseppe Malaspina: D'Adda Busca, Gestione Immobili Alberghieri, Villasanta Village, Immobiliare Pirsani, Della via Gramsci, San Giobbe, Ideo, Silene.

Processo Tornado Gest. Bolli e timbri postali falsi su una cambiale da 10 milioni girata due volte da Saverio Lo Mastro

di Pier Attilio Trivulzio

Abbronzato, giacca leggera color panna, pantaloni di gabardine tortora, camicia “botton down” azzurra, Felice Vittorio Zaccaria torna in Tribunale a Monza due anni e mezzo dopo la sentenza che lo ha condannato a 5 anni di carcere.

Pena confermata in Appello il 4 maggio scorso per il fallimento da 52 milioni di euro della sua società, la Tornado Gest, che ha costruito a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto, il multiplex a 15 schermi ora abbandonato e saccheggiato.
L’immobile che nessuno ha acquistato all'asta, ha un valore di 3,2 milioni di euro. Finirà a Mediocredito creditrice nel fallimento dopo aver concesso un mutuo di 17,5 milioni.

In Tribunale c'è anche Saverio Lo Mastro, per l'udienza del processo che deve fare chiarezza sul ruolo giocato dall’ex direttore della filiale di Banca Intesa di Cinisello Balsamo, Giancarlo Garavaglia, e da Angelo Bartone, amministratore della Hipponion.

Lo Mastro, polo azzurra, pantaloni di tela color ghiaccio, barba di alcuni giorni, occhiali, tiene in mano un corposo fascicolo di atti giudiziari. Ha ancora conti aperti con la giustizia. Il 22 luglio tornerà a Palazzo per sapere se i giudici gli concederanno l'indulto.

Tra Lo Mastro e Zaccaria non c'è incrocio di sguardi. Stanno distanti. E del resto è comprensibile se si pensa che Zaccaria, sotto giuramento, al presidente Giuseppe Airò dichiara: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto intimidazioni, furti nei cantieri e in ufficio. A mio figlio Andrea Simone (socio con Lo Mastro e Rocco Cristello nella Valedil – ndr) arrivò un sms: “stai attento a tua figlia”. Andrea mi disse: “Dagli tutto perchè altrimenti ci ammazzano”. A quel punto, il 4 maggio 2006, gli ho ceduto la società. In cambio di niente”.

Presidente: “Si rifiuta di dirlo? Lo dica, le hanno fatto un'estorsione!”. Zaccaria: “Ho avuto intimidazioni. Sono andato dal maresciallo dei carabinieri di Muggiò e gli ho detto tutto ma non ho fatto denuncia. Sa, c'era Rocco Cristello (ucciso a Verano nel marzo 2008 – ndr) volevo stare tranquillo. Vent'anni di lavoro e non mi è rimasto nulla”.

Piange miseria il costruttore calabrese Felice Vittorio Zaccaria.
E adesso che fa?”, chiede il presidente.
Pensionato a 1.300 euro. Faccio il nonno. Prendo i nipoti e li porto a scuola. Al mare. Mia moglie (Aldina Stagnati condannata a 4 anni per il fallimento, anche per lei pena confermata in Appello – ndr) è in attesa della pensione, sa, la Fornero... Non ho più niente, gli immobili me li hanno tutti pignorati..”.

Pubblico ministero Donata Costa: “Come ha conosciuto Lo Mastro?”.
Ha rilevato quote della Sef, la società che controllava Tornado Gest. Stefano Firmano aveva proposto a me il 60 per cento, io però non avevo soldi; lui allora ha ceduto il 30 per cento a Lo Mastro che possedeva un società che faceva lavori in subappalto per un'altra società (I.C.I. - ndr) che avevo chiamato per finire i lavori nel cantiere di Muggiò. Secondo Firmano era affidabile, aveva due Ferrari..”.
Presidente: “Lo Mastro girava in Ferrari? Lei ha la Ferrari?”.
Zaccaria, ridendo, smentisce: “No! No!”.

Già non aveva la Ferrari bensì una Lomborghini gialla. E con quella si presentò dal notaio a firmare l'atto di concessione per 99 anni del terreno di Oggiono su cui voleva costruire un'altra multisala. Per il Comune era presente l'avvocato Del Giacomo, ora segretario a Carate Brianza. Fu costretto a rincorrere Zaccaria fino a Muggiò per farsi pagare la parcella notarile!

Presidente: “Zaccaria, lei è calabrese e fa il costruttore, arriva Lo Mastro che gira con la Ferrari, qualche sospetto non le viene?
Era diventato socio di Stefano Firmano nella Sef...”.
Pubblico ministero: “Arrivano Lo Mastro e Rocco Cristello, con quale accento parlavano?”.
Non era compito mio sindacare...Firmano aveva voluto far entrare Lo Mastro ma non è che Tornado Gest non navigasse in buone acque, andava bene...Secondo lui Lo Mastro e Cristello erano operatori affidabili. Da quanto ho letto hanno acquistato il 30 per cento di Sef per 2 milioni di euro. E da quel momento i miei rapporti con Firmano si sono rotti”.

Presidente: “In questo processo valutiamo le posizioni di Giancarlo Garavaglia e Angelo Bertone. Conosceva Garavaglia?”.
L'ho conosciuto all'inizio del 2000. Era direttore di Banca Intesa a Cinisello Balsamo. Ci fu presentato da Giovanni Bono della Coel, società che stava lavorando alla realizzazione del multiplex. Bono ci fece conoscere Maurizio Cerea che incontrai un paio di volte e avviò la pratica per il mutuo di Mediocredito. Vede, presidente, noi a Banca Intesa avevamo chiesto un fido, non un finanziamento!”.

Pubblico ministero: “Lei dice noi, a chi si riferisce?”.
A Stefano Firmano. Noi versammo a Banca Intesa un milione di euro destinato al finanziamento del progetto di Tornado Gest. Avevamo chiesto un fido. Il 50 per cento del capitale era mio, il restante 50 di Firmano il cui fratello era commercialista a Muggiò. La pratica avviata da Cerea a Mediocredito andò a buon fine ed ottenemmo 17,5 milioni di euro. Però con quella cifra non si poteva costruire il multiplex. E poi c'era una condizione: Mediocredito impose che Sef finanziasse il progetto mettendo 10 milioni. Ci furono dati 7 milioni d'anticipo, il restante a stato avanzamento lavori ed una rata finale di 2,5 milioni”.

Donata Costa: “Da dove veniva quel 50 per cento di cui lei, Zaccaria, ci ha parlato?”.
Dalle mie attività. Vendetti la palestra (Biofitnees – ndr), e con bonifici versai 700 mila euro della società A.F. e 300 mila da F.A., ci sono i documenti. Mi insinuai nel fallimento ma né A.F. né F.A. vennero accettate. Alla fine io versai 8,3 milioni di euro, Sef non aveva niente”.

Pubblico ministero: “Lei sa che il maresciallo Carotenuto della Guardia di finanza di Monza in merito ha detto cose diverse da quelle che racconta lei e poi c'è la perizia di Vergallo, consulente della Procura”.
Vergallo non ha contestato che Coel versava soldi alla Sef. Il fatto è che eseguiti i lavori Coel emetteva ricevuta, io non avevo disponibilità finanziarie, e quindi Coel mi dava i soldi per pagare la Riba. Poi emetteva una nuova Riba”.

PM: “Perchè lei non aveva soldi per pagare?”.
Non si poteva costruire con 17,5 milioni e io, oltre alla Coel, dovevo pagare altre società che stavano lavorando al cantiere di Muggiò. Poi quando mi accorsi che alcune sale cinematografiche non erano costruite secondo la certificazione Rei, a giugno 2004, estromisi Coel dal cantiere”.
PM: “Lei dice non ho soldi per pagare la fattura di Coel, perchè
non è Sef che le presta i soldi per pagare la Riba?”.
Se fossero tornati insoluti Banca Intesa chiudeva il conto”.

Ergo, Sef era una scatola vuota!

PM: “Quali erano i suoi rapporti personali con l'imputato Garavaglia?”. “Nessun rapporto personale. Io ero cliente, lui direttore di Banca Intesa. Magari s'andava a prendere un caffè assieme”.
PM: “Sa se qualcuna delle società riconducibili a lei ha fatto lavori alla villetta di Garavaglia?”.
So che stava costruendo la casa, gli ho fornito il nominativo di un fabbricante di serramenti...”.
Presidente: “Sa se poi questa società ha davvero fatto dei lavori a casa di Garavaglia?”.
Sì, mi ha detto che la Briancesco (di Mozzate – ndr) aveva fatto i lavori, non so se sia stata pagata...”.

Prima dell'ingresso in aula di Saverio Lo Mastro viene sentito un ispettore capo della Polizia scientifica di Milano relativamente ad una lettera della Hipponion del 13 agosto 2008 e ad una cambiale di 10 milioni di euro della stessa società firmata da Lo Mastro con seconda girata di Lo Mastro a Sef a suo tempo presentata ai curatori per essere ammessa al fallimento.
Il sigillo posto sul foglio A4, la lettera della Hipponion, è risultato contraffatto – spiega l'ispettore capo – così come contraffatte sono le marche da bollo da 15,49 euro apposte sulla cambiale mentre autentiche sono quelle da 0,45. In quanto ai timbri degli uffici postali di Nova MIlanese e Muggiò, quest'ultimo è risultato contraffatto”.

Depone Saverio Lo Mastro. Il presidente fa presente che ha l'obbligo di rispondere.
Pubblico ministero Donata Costa: “Com'è che ad un certo punto diventa amministratore di Tornado Gest?”.
Nel 2005 entro in possesso del 30 per cento di quote Sef che appartenevano alla famiglia Firmano che avevo conosciuto in quanto geometra facevo lavori per conto della I.C.I. di Marco Impari. La I.C.I. era stata chiamata da Zaccaria nel cantiere di Tornado Gest dopo aver estromesso la Coel per completare le opere. Non so come Zaccaria conoscesse Impari. Dopo qualche mese di lavoro ho conosciuto Stefano Firmano. Con lui ho sottoscritto una scrittura privata con la quale mi impegnavo, una volta venduto l'immobile, a riconoscergli 2 milioni di euro. Zaccaria avrebbe dovuto finanziare Sef con 5 milioni. Con lui, prima di prendere le quote, ho parlato e aveva dato il benestare”.

PM: “Perchè Firmano le cede le quote?”.
Perché era depresso. Stava tutto il giorno in ufficio, s'annoiava. Io invece avevo costruito cento appartamenti...Lui era ragioniere, io geometra. Andavo anche a controllare il lavoro degli operai senza farmi vedere...”.

PM: “Quando lei diventa socio di Sef le vengono presentati i bilanci?”.
Sì, c'è anche un allegato: 7 milioni messi di cui 2 da Firmano, i restanti da Zaccaria. Sef aveva finanziato Tornado con più di 9 milioni. C'era poi il finanziamento di Mediocredito attraverso Banca Intesa e un ulteriore finanziamento di 6 milioni e però non ricordo perché”.

Reale vuoto di memoria di Lo Mastro o volontà di cancellare l'operazione della multisala di Oggiono di cui fu eseguito solo lo scavo costato 4 milioni? Zaccaria ebbe da Unicredit di Monza l'anticipo di 1 milione, sui 6 previsti, per quell'operazione. I restanti 5 milioni sarebbero stati pagati soltanto dopo la vendita della multisala di Muggiò. Cosa mai avvenuta.

PM: “Mediocredito chiese ulteriori garanzie?”.
No. Per completare il versamento di 9 milioni Zaccaria versò 500 mila euro e accese un mutuo sugli appartamenti liberi da vendere del Condominio Delle Grazie di Muggiò. Feci io la perizia degli appartamenti”.

Il teste racconta d'aver completato con la forza lavoro della Hipponion le opere affidate da Zaccaria alla I.C.I. , senza un regolare contratto. “La Hipponion lavorava al Condominio Delle Grazie, Valedil entra in un secondo tempo, quando il cinese Song Zhicai ha necessità dei box per i commercianti al piano -5. Della Valedil oltre a me era socio Rocco Cristello, una quota l'abbiamo ceduta ad Andrea Simone Zaccaria”.

PM: “Avete avuto rapporti anche personali con la famiglia Zaccaria?”.
Sì. Oltre all'ingresso del figlio di Zaccaria in Valedil ho compensato con le quote di Delle Grazie. Valedil è poi fallita...”.

PM: “Dopo il fallimento di Tornado Gest, nel 2008, lei, come Hipponion, si insinua nel fallimento con una cambiale di 10 milioni”.

Doveva essere la somma del finanziamento soci. Emessa da Tornado girata a Hipponion e Sef beneficiaria essendo controllante di Tornado Gest”.

PM: “Lei sapeva che Hipponion non aveva dato soldi?”.
Non ci sono state le condizioni”.

E allora perché deposita all'istanza di fallimento la cambiale da 10 milioni che non è stata ammessa? Lei nell'operazione Tornado Gest non ha messo un euro. In quanto ai 500 mila euro è un'altra storia...”.

Ricostruita da una telefonata dell'ottobre 2007 tra Lo Mastro e Giovanni Bono della Coel.
PM: “Bono le chiede: Firmano che fine ha fatto?..Sai che la Guardia di finanza non ha sequestrato il documento? Lo sto cercando anch'io...Non ho problemi. E lei dice: Firmano mi ha venduto quote delle sue società e dei debiti fatti. Gli ho dato 4 assegni di 500 mila euro ciascuno e lui cosa ha dichiarato alla Guardia di finanza? Che li ha smarriti. Poi però li hanno trovati nella sua cassaforte”.
Lo Mastro: “Gli assegni erano dati in garanzia da presentare dopo la vendita dell'immobile. A me la Guardia di finanza ha detto di non aver trovato gli assegni”.

Ammette poi Lo Mastro d'aver firmato lui col nome di Angelo Bartone la lettera di Hipponion inviata ai curatori a cui era allegata la cambiale.
Bartone è un muratore – dice Lo Mastro -, lavorava per la Hipponion. Lo avevo nominato io amministratore della società. Ora si è trasferito in Calabria”.

Si chiude l'udienza con le proteste di Maurizio Cerea convocato come teste e invitato dal presidente Airò a ripresentarsi il 14 luglio. Quando, accompagnato dai carabinieri, sarà in aula anche Stefano Firmano.
 

Muggiò - Fallimento del Magic Movie. Tornano in Tribunale Lo Mastro, Zaccaria e Firmano

di Pier Attilio Trivulzio

Esattamente dieci anni fa di questi tempo il multiplex pomposamente battezzato Magic Movie Park spegneva i 15 schermi e al piano -5 dello “scatolone” costruito dentro al parco del Grugnotorto arrivarono i commercianti cinesi. Portati da Song Zhicai e Patrizio Coppola che nello studio del notaio Luciano Quaggia avevano dato vita alla società “Cinamercato srl”. Song Zhicai possedeva un grande, fatiscente centro commerciale dietro la stazione ferroviaria di Napoli. Voleva affittare il Magic Movie; ma Felice Vittorio Zaccaria – procuratore di Tornado Gest - gli disse che no, l'immobile – inaugurato da soli sei mesi e che mai aveva acceso tutti gli schermi – era in vendita.

Il cinese versò 2,2milioni di euro e da quel momento fu costretto a fare i conti con Saverio Lo Mastro e Rocco Cristello che da un anno con la società Valedil (di Lo Mastro, Cristello e Andrea Simone Zaccaria), erano subentrati alla Coel per completare i lavori del multiplex. Dentro il Magic Movie Park aveva già messo radici la n'drangheta. Il padre di Cristello era andato anche lui dal notaio Quaggia per costituire “Cinamercato a Milano srl”, successivamente trasformata in “New Las Vegas srl”.

Felice Vittorio Zaccaria, padre di Andrea Simone, aveva fissato a 40milioni il prezzo dell'immobile. Prese un pacco di cambiali firmate da Rocco Cristello, girate ai fornitori che avevano lavorato per erigere il multiplex, finite tutte in protesto e per qualche mese gli affitti dei commercianti cinesi. Poi gli schiaffi. Le quote di Tornado Gest in mano alla Sef della famiglia Firmano passarono a Saverio Lo Mastro che nel maggio 2006 ne divenne amministratore.

Gennaio 2007 il Tribunale di Monza dichiara il fallimento di Tornado Gest.

Il processo con Italo Ghitti che legge la sua ultima sentenza prima di lasciare Monza per trasferirsi al Tribunale di Piacenza condanna Felice Vittorio Zaccaria 5 anni e la moglie, Aldina Stagnati, a 4 anni. Davanti al Gip Claudio Tranquillo Saverio Lo Mastro aveva patteggiato 4 anni, Stefano Firmano 3 anni.

Ora, sempre per il fallimento di Tornado Gest il Collegio 2 composto da Airò, Barbara e Sechi sta processando l'ex direttore di Banca Intesa di Cinisello Balsamo Giancarlo Garavaglia (difeso dall'avvocato Giuseppe Pezzotta) e Angelo Bartone, amministratore della società Hipponion (difensori avv.i Valaguzza e Maria Traverso).
Martedì 30 giugno a testimoniare il collegio ha chiamato Saverio Lo Mastro, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano.

Lo Mastro che ha patteggiato 4 anni per Tornado Gest, nell'aprile 2009 ha accumulato un'altra condanna a 4 anni per bancarotta fraudolenta per distrazione della “Lo Mastro Costruzioni” fallita nel 2003, deve rispondere di truffa a società telefoniche ed era stato arrestato nel gennaio 2012 a Vibo Valentia su ordine della Procura di Monza, adessso si trova – incredibile ma vero - ai domiciliari a Nova Milanese presso l'abitazione del fratello e potrà raggiungere il Tribunale di Monza senza l'accompagnamento dei carabinieri!

Nel corso dell'ultima udienza il maresciallo Antonio Carotenuto della Guardia di finanza di Monza, su domande del pubblico ministero Donata Costa ha ricostruito la genesi dell'indagine partita da una ipotesi di bancarotta e sviluppatasi poi nella triangolazione Tornado Gest-Sef-Coel per recuperare quel finanziamento soci, rivelatosi fittizio, che Mediocredito aveva richiesto per erogare 18 milioni di euro (17,5 versati) necessari per la costruzione del multiplex di Muggiò sul terreno acquistato da Zaccaria per 1,6 miliardi di lire.

L'arrivo della Valedil di Lo Mastro Cristello è stata la chiave di volta per gestire il riciclaggio di soldi della n'drangheta”, ha spiegato il teste ricordando il lavoro di monitoraggio effettuato al “Giardino degli Ulivi” di Carate.

Il Giardino era di fatto il centro della n'drina che Rocco Cristello si era creato. E' qui che avvenivano i summit, da noi seguiti grazie all'installazione di telecamere e cimici per captare le conversazioni. Dopo l'arresto l'8 luglio 2006 e alcuni mesi di carcere a Monza, Cristello era stato dimesso in regime di semilibertà e affidato durante il giorno al Giardino degli Ulivi”.

E' al “Giardino degli Ulivi”, gestito da Tommaso Calello, che Lo Mastro, Antonio Stagno, Antonino Belnome, Salvatore Strangio e Andrea Pavone s'incontravano; all'indomani dell'uccisione di Rocco Cristello (27 marzo 2008) davanti alla sua villetta di Verano Brianza la perquisizione del “Giardino” porta a scoprire, sotterrato, un vero e proprio arsenale d'armi.

Riferisce anche dell'attività tecnica svolta nel novembre 2007 nei confronti di Giancarlo Garavaglia . “L'attività è durata poco. Garavaglia non era più dipendente di Banca Intesa, si occupava di tre società, che operavano nel settore immobiliare. Unici elementi di rilievo le conversazioni con Marika Vassalli (vice direttrice ex collega, anch'essa poi dimessasi dalla banca – ndr) durante le quali parlano di Tornado Gest, di Coel e della società Delle Grazie. Garavaglia cercava la documentazione. Che è sta stata da noi trovata ed acquisita presso la sua abitazione e le società che fanno riferimento a lui”.

Donata Costa, che sostiene la pubblica accusa, chiede al maresciallo Carotenuto di spiegare il ruolo di Angelo Bartone. “Era titolare di una società che si occupava di movimento terra, nel 2006 era stato nominato amministratore unico della Hipponion srl, carica passata l'anno dopo a Saverio Lo Mastro nato a Vibo Valentia”. “Hipponion è l'antico nome della località che dal 1932 ha avuto la denominazione latina di Vibo Valentia”, chiosa il presidente Giuseppe Airò.

Tornado Gest ha accumulato un passivo di 52milioni di euro”, esordisce Emanuele Gentili, uno dei curatori nominati dal Tribunale che hanno fatto un lavoro certosino di controllo dei conti, spesso ritrovandosi con documenti mancanti. “Sull'immobile c'è un credito ipotecario di 18 milioni generato da un contratto del 2003 che prevedeva un'ipoteca sul terreno. Il Comune di Muggiò è tra i creditori privilegiati. La Cassazione è stata chiara in merito. Finanziamento soci? Tornado Gest aveva un socio unico: la Sef che non aveva nulla e non era in grado finanziare. Mediocredito però aveva posto una precisa clausola: aveva chiesto ai soci il finanziamento di 10milioni. Dalle verifiche è risultato che esisteva una vera e propria triangolazione: c'era interrelazione tra Tornado Gest, Sef e il fornitore Coel. In più occasioni Tornado Gest faceva affluire risorse proprie come pagamento fatture pagate con Riba e bonifico. Abbiamo scoperto estratti conti non veritieri di Banca Intesa filiale di Cinisello dove direttore era Garavaglia e Tornado Gest, Sef e Coel avevano i loro conti”.

Il pm chiede a quanto ammonti il passivo della Hipponion. La risposta è: “Stranamente Hipponinon non è fallita”, risponde Ester Palermo che con Emanuele Gentili e Maurizio Oggioni ha avuto l'incarico dal Tribunale. E racconta di quell'incredibile falso ordito da Saverio Lo Mastro per entrare nel fallimento con una falsa cambiale da 10milioni di euro.
Avremmo ammesso la Sef al chirografaro per 9.936.535 euro e però non essendoci il documento originale e la fideiussione bancaria l'avevamo ammessa al chirografo postergato per 7.800.000 euro. Il 5 maggio 2008 Hipponion s'insinua nel fallimento vantando un credito di 10 milioni. Abbiamo chiesto la cambiale originale e l'abbiamo chiusa in cassaforte. Emerge che il 18 maggio 2006 Lo Mastro acquista il 100% delle quote Sef e amministra Tornado Gest. Ci siamo rivolti alla Guardia di finanza per capire quale rapporto causale c'era tra Hipponion e Sef. Ci arriva una lettera firmata da Angelo Bartone, non sottoscritta da Saverio Lo Mastro, nella quale si dice “che il titolo cambiario è a totale ristoro delle cifre elargite”e che “Hipponion riceve il titolo cambiario di 10 milioni da Tornado Gest che era presso Sef”.

Ad un attento esame della Gdf la lettera firmata da Bartone presenta il timbro della posta di Muggiò contraffatto. “Per quale motivo Hipponion attende oltre i termini per insinuarsi nel fallimento? Ci siamo posti la domanda ben sapendo che Hipponion non aveva rapporti di lavoro con Tornado Gest e quindi abbiamo interessato il giudice delegato affinché venisse verificato il titolo che, stranamente, non aveva assolta l'imposta di bollo. Il risultato: la cambiale era una fotocopia! In seguito è saltato fuori l'originale che comunque non era titolo esecutivo non essendo stata pagata l'imposta di bollo. Nè Sef né Hipponion sono state poi ammesse al passivo” testimonia Emanuele Gentili.
Guido Zambetti si è occupato del fallimento della società Coel. Depone in aula.
Coel è fallita il 9 novembre 2006, un anno prima di Tornado Gest lasciando un passivo di 38milioni. L'amministratrice Paola Baitieri e Giovanni Bono hanno patteggiato mentre Carlo Alberto Longo ha avuto la pena di 3 anni e 6 mesi (a cui si è aggiunta quella per la vicenda Blu Call -ndr) che la Corte di Cassazione ha confermato. Di fatto Coel grazie al gioco delle doppie Riba ha finanziato il socio Sef Tornado Gest per 10.129.000 euro che in realtà erano 5.022.000. E non ha pagato 2milioni di euro di lavori fatti nel multiplex e con altre società di Felice Vittorio Zaccaria. Acquario Gest, Palazzo dei Conti Taccona e Delle Grazie”.

Chiede Donata Costa se c'erano anomalie nei pagamenti anche in altre società di Zaccaria. Risposta: “Sì, in Acquario Gest. Che aveva un consulente mai identificato”. Il legale di Garavaglia chiede: “Questo consulente poteva essere Gerosa?”. “No. Il soggetto che io ho incontrato appena insediato nel fallimento presente Giuseppe Bono non era Gerosa. Era persona che aveva forti aderenze con le banche ed aveva costruito un complesso immobiliare a San Govanni Bianco mai completato e da anni abbandonato”.

Si scopre poi che questo factotum è Maurizio Cerea, già chiamato a deporre nel fallimento con Tornado Gest dal pubblico ministero Giordano Baggio.

Concordi i curatori e il consulente della Procura col presidente Giuseppe Airò che chiede: “A vostro giudizio questa operazione del multiplex di Muggiò non doveva proprio partire perchè non c'era nulla di imprenditoriale in questa operazione”. “” è la lapidaria risposta.

Tornado Gest non aveva mai costruito prima, non aveva soldi. Zaccaria non aveva ancora firmato la convenzione con il Comune, non c'era la strada per raggiungere l'immobile. Una costruzione nel nulla”.

Nella foto Saverio Lo Mastro

Monza - Processo Vivacqua. La sua auto crivellata di colpi in Sicilia pochi mesi prima dell'omicidio

di Pier Attilio Trivulzio

Ci sono tanti misteri nella morte violenta di Paolo Vivacqua, il rotamat di Ravanusa che lasciata la Sicilia quando aveva vent'anni si era trasferito in Brianza. Sette colpi d'arma da fuoco calibro 7,65 Browning a canna corta munita di silenziatore mettono fine alla sua esistenza la fredda mattina del 14 novembre di tre anni fa.

Il killer gli spara appena entrato nell'ufficio di via Bramante d'Urbino a Desio. Vivacqua, che presumibilmente è arrivato da pochi minuti, è in piedi dietro alla scrivania. I primi due colpi lo raggiungono al petto e sotto l'ascella, cerca la fuga verso il bagno, l'ufficio è angusto, quattro proiettili si conficcano nella schiena, il settimo nella parte bassa del cranio.

Ci sono tanti misteri nella morte di quest'uomo che aveva frequentazioni malavitose, che aveva aperto società che commerciavano in metalli ferrosi ed era diventato ricco dando vita alle “cartiere” che sfornavano a getto continuo false fatture. I soldi li investiva in terreni e case. Soprattutto terreni agricoli che grazie a compiacenti imprenditori immobiliari e prezzolati politici erano diventati edificabili.

L'affare più importante era stata la cessione del terreno di Carate a ridosso della Valassina a Bricoman Italia. Un affare da oltre sei milioni di euro. Affare che Vivacqua non si è potuto godere. Due mesi dopo aver incassato gli assegni é stato ucciso.

Ci sono tanti misteri nella vita di Paolo Vivacqua, raccontati nelle 8500 pagine dell'inchiesta del sostituto procuratore Donata Costa. Tanti, troppi misteri. Molti ancora insoluti.

Come l'identità dell'uomo che quel 14 novembre 2011 potrebbe avere visto il killer, che poco dopo le 15 entra nell'ufficio e s'intrattiene per diverso tempo quando il personale del 118 e la compagna di Vivacqua, Lavinia Mihalache, scoprono il corpo che è a terra, dietro la scrivania e si eclissa prima che arrivano i carabinieri.
Misteri come l'identità di chi, quel 14 novembre, fece la chiamata al 118.

O come l'episodio dell'auto di Paolo Vivacqua crivellata di colpi d'arma da fuoco rivelato dalla sorella di Vivacqua a Lavinia Mihalache. Episodio che sarebbe avvenuto in Sicilia. Non ne fanno menzione i carabinieri di Campobello di Licata che invece “in una annotazione del 19 agosto 2010” scrivono che “Diego Barba era stato umiliato e gravemente minacciato e che Germania Biondo aveva messo in guardia i familiari del Barba circa l'arrivo di Paolo Vivacqua in Sicilia e del fatto che egli possedesse un'arma occultata nella sua casa di Ravanusa”.

Misteri come quello relativo all'arma detenuta da Vivacqua che non risulta essere stata sequestrata e consegnata assieme ad altre quattro al Ris di Parma. Due di queste pistole erano in possesso di Felice Tagliabue, socio di Vivacqua, una era stata sequestra dalla polizia belga nel gennaio 2012 ad un cittadino di Desio; la quarta, una Zor 70 prodotta in Cecoslovacchia, rinvenuta a Macherio nella casa di Gaetano Vivacqua. Per la cronaca, secondo quanto riferito dal maggiore del Ris sentito come teste nell'udienza di lunedì, i risultati su tutte e quattro le armi hanno dato risultati negativi.

Misteri, misteri e ancora misteri. Andiamo con ordine a riferire di quanto – di rilevante - è emerso dalla escussione dei testi nella seconda udienza del processo.

Lavinia Mihalache racconta gli ultimi momenti vissuti accanto a Paolo Vivacqua.
Quella mattina ci siamo svegliati attorno alle 9.30-9.45. Paolo ha fatto la doccia e quindi la colazione. Siamo usciti e poco dopo abbiamo preso il caffè in un bar vicino. Alle 10.30 ci siamo salutati. Mi ha detto d'avere appuntamenti d'affari. Dopo una ventina di minuti ho provata a chiamarlo per sapere se sarebbe venuto a pranzo: un cellulare squillava ma nessuno rispondeva, l'altro era spento. Allora ho chiamato la mia amica Mariana (Rusnac) che lavorava al bar di Muggiò, sapevo che Paolo andava tutti i giorni in quel bar che aveva aperto con Loreno Magni (avvocato – ndr) affidandone la gestione a Mario Infantino che, in realtà, era il prestanome. Preoccupata dal fatto che Paolo non rispondeva al telefono verso le 14 sono andata al bar di Muggiò e li ho trovato Mario Infantino e un figlio di Paolo. Nessuno sapeva niente. Allora ho detto a Mariana d'accompagnarmi a Desio. In quell'ufficio Paolo non andava tutti i giorni. Magari restava soltanto un paio d'ore e incontrava l'avvocato Magni. Arrivata sul posto non avendo visto la Bmw mi sono spaventata, ho visto la saracinesca dell'ufficio alzata ed allora ho chiesto a Mariana di posteggiare davanti all'ufficio. Sono entrata chiamandolo ed ho visto le scarpe di Paolo, mi sono chinata, l'ho scosso. Poi ho visto due bossoli...Non si vedeva sangue, mi sono mancate le forze, la forza di uscire, di parlare. Un signore anziano mi ha chiesto: “Cosa è successo?”. E io: chiama l'ambulanza, chiama qualcuno”.

L'uomo era sempre lì?” - interviene il pm -“Questa persona anziana lei la conosceva?”. “L'ho visto entrare era lì”.

Davanti alla porta c'era un signore anziano”, conferma l'amica Mariana Rusnac.

Donata Costa chiede alla teste: “Prima che arrivassero i carabinieri, chi è entrato nell'ufficio?”.
Credo il signore anziano”, risponde.

Il pm ricorda alla teste quanto dichiarato all'epoca: “...Non ricordo cosa ha detto la persona anziana. Lavinia ha visto Paolo steso, testa in giù. Il corpo era dietro a scrivania. Quando è arrivato il medico il corpo è stato girato...Chi ha chiamato il 118? Forse l'anziano. Potrebbe avere chiamato il dottore e l'ambulanza...”.
Quello che è certo è che i carabinieri arrivano sul posto dopo il medico e il personale del 118 che ha già rivoltato il cadavere, qualcuno ha strappato i bottoni della camicia che è aperta sul petto. C'è dunque un inquinamento del luogo dell'omicidio.

Ho partecipato alla prima ispezione del locale. La chiamata alla centrale carabinieri di Desio fu fatto alle 15.30: venne segnalato un suicidio – esordisce il maresciallo capo Ciro Sannarico -. Mi portai sul posto e trovai il medico e il personale del 118 che subito esclusero il suicidio. Venivano rinvenuti dei bossoli. Quando arrivai c'erano due giovani che toccavano e baciavano il corpo. Erano Antonio e Davide, i figli di Vivacqua. Furono condotti fuori dall'ufficio. Constatata l'esistenza di bossoli e ferite sul corpo feci richiesta di ulteriore personale. Vennero quindi i colleghi del comando di Monza, la dottoressa Costa e il personale operativo”.

Il corpo era dietro la scrivania che era posta di fronte all'ingresso. Era stato il medico, dottor Emilio Corti, a girare il corpo per prestare i primi soccorsi. La perquisizione e l'ispezione del cadavere è avvenuta alle 16. Il medico si era già allontanato. Nella tasca sinistra del morto trovai 1.030 euro e 50 centesimi in contanti e in quella sinistra le chiavi dell'auto. Nella tasca posteriore un portafogli con documenti e alcuni manoscritti oltre a 4.000 franchi svizzeri... Conoscevo Paolo Vivacqua essendomi occupato della rapina di cui fu oggetto Calogero Licata Caruso titolare della società LV Metalli il 27 ottobre 2010 a Lissone. Tre persone lo rapinarono di 300mila euro appena ritirati dall'ufficio postale di Lissone. Chiusero in bagno Licata Caruso e Mario Infantino togliendo a uno di loro i pantaloni per impedire che li seguissero. Poco dopo arrivò Paolo Vivacqua”.

Interviene il presidente: “Di chi erano i soldi?”.
Per quello che posso dire è che erano di Vivacqua. Si era arrabbiato moltissimo...i due erano agitati”.

Il maresciallo capo torna a riferire dell'attività investigativa svolta quel 14 novembre 2011. “Nell'ufficio c'era un apparecchio per le intercettazioni ambientali senza scheda sim. Funziona con due schede sim, non c'era però un apparecchio di registrazione...Trovai le chiavi della Bmw serie 7 e alla presenza di Davide Vivacqua iniziai l'ispezione. Trovai un cellulare LG con scheda sim di un gestore telefonico svizzero ed un secondo cellulare Nokia senza scheda sim. Quando portammo l'auto in caserma a Desio per una indagine più approfondita rinvenimmo un terzo cellulare Nokia con sim del gestore Wind”.

Alle 18.15 – prosegue il teste – andammo a Carate in via Donizetti per perquisire l'appartamento del morto. Trovammo e identificammo oltre alla compagna Lavinia Mihalache e all'amica Mariana Rusnac l'avvocato Loreno Magni, Calogero Licata Caruso e il fratello di Vivacqua, Antonello..”.

Alle 22.15 del giorno dopo lei ripete la perquisizione nell'ufficio di Desio – chiede l'avvocato Manuela Cacciuttolo che difende Germania Biondo ex moglie di Paolo Vivacqua -. Cosa avete fatto?”.
Non saprei dire”, è la risposta.

Avete compiuto altri rilievi tecnici sull'auto?”.
Credo di no”.

Ha visto le scarpe di Vivacqua?”.
La suola di una scarpa era sporca di una sostanza bianca”.

Su domande dei legali il teste precisa che nell'ufficio “non c'erano segni di collutazione, sulla scrivania c'era il mazzo di chiavi che apriva l'ufficio e la cassaforte che si trovava in bagno e conteneva 8/9mila euro. Abbiamo subito escluso l'ipotesi della rapina. Tutto nell'ufficio era in ordine”.

L'avvocato Franco Gandolfo che assiste Lavinia Mihalache annuncia il deposito di sequestro conservativo dei beni dell'imputato Diego Barba.

Ovviamente nel caso questi venisse condannato. “Secondo l'allegato 1 datato 30 aprile 2014 il Barba dichiara di possedere un magazzino a Macherio, un appartamento a Seregno, un box a Campobello di Licata e altre piccole proprietà. Da una visura camerale Diego Barba risulta impossidente”,dice l'avvocato Gandolfo e chiede che Barba confermi i possedimenti. “Confermo quanto dichiarato – risponde dal gabbio l'aspirante investigatore -. Il magazzino di Macherio e l'appartamento di Seregno sono beni coperti da mutui di 25/30 anni, il box di Campobello di Licata non ha vincoli”.

Il legale di parte civile insiste, chiede che “Barba dica quando scadono i mutui e soprattutto chiarisca i problemi che ci sono relativamente al suo codice fiscale o su quello della società. O è errato il primo o il secondo”.
Consegna quindi alla corte la visura catastale e provvede al deposito del documento con cui chiede il sequestro conservativo dei beni.

L'avvocato Cacciuttolo vuole sapere dal pubblico ministero quali trascrizioni verranno presentate e ribadisce il no a relazioni di servizio scritte dal personale operante.
E' evidente che se ci sono le relazioni di servizio non sono utilizzabili”, taglia corto Donata Costa.

Il presidente comunica quindi l'accettata richiesta di proroga delle intercettazioni telefoniche, la rinuncia a due testi che hanno fatto dichiarazioni derelate e quindi, trattandosi di testimonianza indiretta non è utilizzabile, e la citazione del teste Gino Guttusoindagato - ricorda - per le dichiarazioni fatte nel corso dell'incidente probatorio davanti al Gip. E' opportuno verificare la forza d'intimidazione e l'esame di tale teste”.

Entra in aula Lavinia Mihalache, compagnia di Paolo Vivacqua. Fisico da modella. Viso acqua e sapone. Pantaloni bianchi, golf grigio scollo a V, giubbetto di pelle nera, scarpe basse. Capelli neri lunghi. Elegante. Risponde a tutte le domande senza alcun imbarazzo. La sua escussione dura un'ora e venti minuti.

Il pm le chiede della sua relazione con l'ucciso. “Ai primi di agosto 2008 cercavo un appartamento in cui abitare con mio figlio grande e lui, Paolo, ne aveva da affittare. Gli lasciai il mio numero di telefono e dopo molto tempo mi chiamò. Ci vedemmo, a Natale mi fece gli auguri. Io nel frattempo avevo trovato l'appartamento a Desio. Lavoravo, casualmente mi capitò di rincontrarlo per strada...Sapevo che era sposato, ma viveva da solo. Tra il 2009 e il 2010 abbiamo preso a frequentarci. Quando ero incinta mi propose d'andare a convivere...
Nell'estate del 2010 voleva portarmi in Sicilia. Ci teneva tanto. Io invece non volevo. Eravamo da pochi mesi assieme. Alloggiammo a Siracusa, in un villaggio. Paolo usciva spesso e rientrava dopo le 24. Una notte tornò alle 4 del mattino. Mi ero preoccupata e quando rientrò anche lui lo era.

Mi disse: quello che viene me lo prendo purché non succeda niente ai mie figli. Non mi parlò di discussioni con qualcuno né mai detto: qualcosa mi può capitare. Soltanto negli ultimi tempi... Molti mesi dopo ho avuto modo di ripensare a quella sera d'agosto in cui Paolo era rientrato alle 4 del mattino. Ne ho parlato con la mia amica Mariana e dell'incidente. Anche perché dalla sorella di Paolo avevo saputo che la sua auto era stata crivellata di colpi ed era poi stata riparata da un carrozziere. Dalla Sicilia noi eravamo tornati in aereo; era compito di Vincenzo Infantino riportare l'auto al nord”.

Aggiunge un altro ricordo: “Eravamo a Palma di Majorca e dovevamo rimanerci due settimane invece Paolo era subito ripartito per andare in Sicilia. Io allora ero andata al mio paese, in Romania. Paolo mi disse che aveva fatto un sogno. Seppi in realtà che lui e i suoi figli si erano presi a botte con Diego Barba e che qualcuno da giù glielo aveva fatto sapere. Una lite tra di loro. Paolo era rimasto molto male”.

Il suo legale, Franco Gandolfo le chiede di riferire su di un fatto avvenuto in Sicilia nel 2011: colpi sparati contro l'auto di Paolo.

Si, ho visto l'auto, erano evidenti i segno degli spari. L'auto è stata poi riparata in una carrozzeria del posto”.

Daria Pesce avvocato di parte civile per i figli di Vivacqua, già difensore di Germania Biondo nel processo di Milano domanda: “Quando è successo questo fatto lei ha visto la signora Biondo?”.

No, ma lo stesso giorno Antonio Vivacqua mi ha detto di andare via perchè c'era in giro la signora Biondo”.

Quest'anno il giorno del compleanno di mio figlio Nicolas ho trovato il frontale della la mia Mercedes distrutto. L'amica Mariana Rusnac riferisce di non aver subìto minacce ma di aver trovato danneggiata la sua auto

Ho fatto regolare denuncia. Al ritorno dalle vacanze in Romania, lo scorso settembre, sono stata seguita in modo insistente da due individui a bordo di una vecchia auto. Ero con alcuni bambini, mi preoccupai pensando che volessero far loro del male. Una persona uscì dall'auto e rimase a fissarmi in modo insistente”.

La compagna di Vivacqua ha raccontato altri fatti importanti. Che l'avvocato Loreno Magni era sempre con “Lillo”, nomignolo di Calogero Licata Caruso, e Mario Infantino e d'aver saputo, dopo la morte del convivente, da Licata Caruso che i soldi incassati da Bricoman erano stati presi da Paolo e che, avuta la somma (6,1milioni di euro – ndr) aveva pensato di versare 1/1,5milioni su un conto bancario, dare a “Lillo” 500mila euro e dividere il resto con i tre figli.
Felice Tagliabue? L'ho visto due o tre volte. Era socio di Paolo”.

Domanda il pubblico ministero: “Sa di altre persone a cui Paolo prestava denaro?”.

Era molto generoso. Ne prestava a quanti ne avevano bisogno. A “Mimmo” Zema (indagato inchiesta Tibet e scarcerato per problemi di salute poche settimane or sono – ndr), era il suo miglior amico, si trovava in difficoltà...A Giannone, carabiniere, che lavorava anche come buttafuori in un locale notturno. Ha prestato soldi anche a Moccia, un altro carabiniere. “Sono senza soldi, prestami 50 euro”, diceva Moccia e Paolo glieli dava. So che a lui, Paolo, aveva chiesto il favore di interessarsi su quanto guadagnava il mio ex marito”.

Le viene domandato se sa chi sono Massimo Scalfarotto e Salvatore Quartararo.
Entrambi – risponde - sono nel commercio dei metalli”.

Domanda: “Aveva ricevuto minacce?”.

Ultimamente aveva fretta di sistemare le cose – continua la Mihalache – Non mi piace lasciare le cose a metà, diceva. Hai un bambino piccolo, può capitarmi un incidente... Non voglio problemi, non voglio casini. Il 21 o 23 novembre avremmo dovuto andare all'agenzia di Massino Pirovano (indagato nell'inchiesta parallela sulle tangenti “Carate Nostra – ndr) per rogitare l'appartamento di Carate...”.

Il pm legge alla teste il contenuto di una deposizione: “ ll 7 febbraio avevamo ricevuto la visita di Grassa, parente di Paolo, padrino del figlio Davide. Con Paolo erano andati nel box dove c'era un sacchetto pieno di contanti, circa 450mila euro”.

Mai visti – risponde la teste -. Il box era sempre aperto. Io e la donna di servizio che mi ha rubato anello, collana e catenina d'oro di mio figlio ma non l'ho denunciata perché me li ha restituiti, avevamo il telecomando...In casa c'era una cassaforte e un'altra era nell'ufficio di Desio. Paolo avrebbe voluto mettere le telecamere in ufficio e a casa”.

Le viene chiesto della residenza svizzera di Vivacqua. “Come altri, magari, un giorno andiamo a viverci, mi diceva. Aveva un appartamento in affitto a Lugano, siamo andati in quella casa ma senza fermarci a dormire”.

Donata Costa ricorda che a verbale aveva dichiarato: “Aveva preso la residenza per motivi fiscali”.
Risposta: “Che aveva soldi in Svizzera l'ho scoperto soltanto dopo la sua morte. Ne ho parlato coi figli a cui era stato consigliato di rinunciare all'eredità. Io ho un figlio di Paolo (Nicolas, nato a giugno 2010), ho tempo tre anni, non ho rinunciato”.

Parla quindi dei suoi fratelli, uno che vive da 20 anni negli Stati Uniti, un altro in Spagna ed un terzo che era stato per un periodo in Spagna, è tornato in Romania che ora si è trasferito in Inghilterra.

Nell'ottobre-novembre prima dell'omicidio (ponte dei santi e dei morti - ndr) ero andata con Paolo in Romania con i miei figli e la baby sitter – racconta -. Pensava d'acquistare una casa per le vacanze. So che mio fratello continuava a chiedere d'essere aiutato. Dopo, da “Lillo” e dai fratelli ho saputo che Paolo gli aveva dato dei soldi. Per comperare una casa in Sicilia che però non aveva acquistato. E poi 100mila euro, forse in contanti, per l'acquisto di un escavatore. Io non volevo che mio fratello chiedesse aiuti. Mio fratello mi ha comunque sempre tenuto fuori dai suoi affari”.
Domanda a bruciapelo alla teste: “Sa se Paolo conoscesse Antonino Giarrana?”.
Risposta: “Ho saputo dopo l'omicidio che Paolo gli aveva prestato dei soldi”.

L'udienza si chiude con la deposizione del maresciallo Nunzio Martino della Guardia di finanza di Desio che con i colleghi si è occupato della parte finanzaria delle società di Vivacqua partendo dai documenti trovati nell'ufficio di via Bramante d'Urbino. Un lungo escursius su vicende già descritte da altro personale nel processo parallelo “Carate Nostra”. Con le sole aggiunte della vendita del capannone ex Eurotex di Seregno acquistato preliminarmente nel 2006 da Felice Tagliabue per 550mila euro e quindi ceduto con un compromesso ai signori Greco e ai fratelli Giussani e quindi, quando l'area ottiene il cambio di destinazione d'uso diventando residenziale, viene dato incarico incarico professionale da 90mila euro all'architetto Giorgio Villa affinchè rediga un disciplinare. L'acconto versato all'atto del preliminare viene restituito e la VLB resta proprietaria dell'area che successivamente, il 14 febbraio 2008 passa dalla VLB alla GBA di Domenico Zema dietro compenso di 1,3milioni di euro.

La Gdf di Seregno indaga anche su conti di Germania Biondo scoprendo un conto aperto presso una banca di San Marino il cui ammontare viene poi dirottato in Svizzera su altro conto di Paolo Vivacqua.

Il processo riprende il 3 novembre con Felice Tagliabue, Loreno Magni e Massimo Pirovano convocati come testi.

L'annuncio che Valentina De Sanctis della Gdf di Gorgonzola trasferita ad altro incarico non verrà in aula a testimoniare ed al suo posto è convocato un altro ufficiale non trova d'accordo l'avvocato Paolo Sevesi difensore di Diego Barba.

 

Monza - Stop a 60mila metri cubi di cemento. Bloccati due piani Integrati

di Martino Agostoni da il Giorno

RESTERÀ verde la zona ovest di Monza, tutta la fascia di campi e aree ancora libere al confine con Muggiò.

IL COMUNE ha risposto no a due richieste di edificazione in variante al Pgt vigente che programmavano di costruire nuovi palazzi su aree private a destinazione agricola per oltre 50mila metri quadrati. A fine giugno, la Giunta ha bocciato due piani integrati di intervento. Quello di via Monviso, presentato della Genesis srl con un progetto per un nuovo complesso residenziale e commerciale avrebbe occupato circa metà dell’area agricola di 20mila metri quadrati con nuove case per 24mila metri cubi, più i servizi annessi, elementi commerciali per 3mila metri cubi, un parcheggio interrato, e circa 10mila metri quadrati ceduti al Comune come standard e area verde. L’altro piano delle vie Stradella, Tagliamento e Macallè riguarda oltre 30mila metri quadrati su cui l’immobiliare Valerba srl ha progettato tre lotti di intervento con una serie di nuovi condomini per quasi 39mila metri cubi di volumetria, oltre a un edificio commerciale di quali mille metri cubi, più parcheggio interrato, una nuova strada e la cessione di aree per 19mila metri quadrati. In entrambi i casi l’Amministrazione comunale, oltre a non ravvisare elementi per concedere una variazione alle destinazioni delle aree sia secondo il Pgt cittadino sia secondo il Ptcp provinciale, ribadisce la linea politica che lo sviluppo urbanistico di Monza si fa su aree dismesse da riqualificare, e non su aree libere, a maggior ragione nella fascia agricola a ovest della città per cui è previsto l’inserimento nel parco sovracomunale del Grugnotorto.
Fermare le gru ha però un prezzo: con la mancata attuazione dei due piani di intervento la città rinuncia a quasi 3,4 milioni di euro di oneri di urbanizzazione e a opere pubbliche connesse per altri 2,3 milioni di euro circa.
Il Comune ha invece detto sì a un piano attuativo interno alla città, nel quartiere Cazzaniga, su un’area sistema e, in parte a destinazione stradale, lungo via Ponchielli. La Giunta ha adottato il piano che prevede la costruzione di una palazzina con spazi residenziali per quasi 2.700 metri cubi e terziari per 500, la compensazione con un’area da mille metri quadrati da cedere al Comune in via Grandi, marciapiedi, parcheggi e aiuole per circa 160mila euro, 102mila euro di oneri, un tratto di strada con aiuole e illuminazione e verde pubblico di 500 metri quadrati.

Muggiò - Centro anziani, allarme conti. «Così non si va avanti per molto»

di Gigi Baj da il Giorno del 22/06

UN AUMENTO dell’Iva dal 4 al 22% che ha letteralmente fatto impennare le rette del centro diurno sollevando la giusta lagnanza da parte delle famiglie che affidano i propri anziani alla struttura gestita dalla cooperativa «Stefania Invernizzi». Una società benemerita per l’impegno portato avanti con le proprie disponibilià grazie anche alla generosità della benefattrice che ha consentito la costruzione del nuovissimo edificio situato in via Mantova dove una quarantina di anziani trascorrono la giornata assistiti da personale altamente qualificato: «Essendo la nostra una cooperativa — ha affermato il presidente Enrico Merati infaticabile sostenitore della iniziativa — non possiamo contare sul finanziamento della Regione pur svolgendo la stessa mission di altre associazioni sociali. Andiamo avanti con le nostre gambe ma non potremo certo continuare per molto. Ogni ospite paga 37 euro al giorno ( contro i 31 sborsati prima dell’aumento dell’Iva) ma il vero costo di ogni anziano supera i 60 euro. Oltre alla colazione del mattino, al pranzo del mezzogiorno e alla merenda pomeridiana, nella tariffa è compreso anche il trasporto da e verso le abitazioni, l’assistenza di fisioterapisti, infermieri, medici e personale che porta avanti attività integrative, ricreative e ludiche. Chiediamo alla Regione di prendere visione del nostro lavoro che ha una incredibile valenza sociale». Completata nel 2012 la struttura di via Mantova è un vero e proprio gioiello dal punto di vista architettonico e funzionale: «Abbiamo circa 1000 metri quadri - ha aggiunto la direttrice Angela Messina - disposti su due piani con palestrine, saloni, laboratori, servizi che garantiscono il massimo confort ai circa quaranta utenti provenienti praticamente da tutti i comuni limitrofi. L’edificio, progettato dall’architetto monzese Fabio Baldessari, è praticamente autonomo per la produzione di energia elettrica e di calore. Pannelli solari e sonde geotermiche garantiscono il fabbisogno giornaliero: «Questo centro diurno - dice il consigliere Aldo Ramazzotti - è veramente il fiore all’occhiello della nostra città».

Muggiò - Maria Fiorito prepara una Giunta rosa «Vogliamo dare un segnale di cambiamento»

di Alessandro Crisafulli da il Giorno

UNA FESTA soft sulle note di Bella Ciao e i colori della bandiera della pace. E una nottata, invece, in bianco. Notte prima degli «esami», per Maria Arcangela Fiorito, la maestra del Pd promossa a sindaco di Muggiò. «Troppa emozione, troppi pensieri, belli, sulla fiducia che mi è stata accordata - dice - sulle aspettative nei miei confronti, sul senso di responsabilità che ora vivo». «Sono passata subito in Comune - spiega - per un giro di saluti e per rendermi conto delle prime incombenze da assolvere. Anche se non sono certo una neofita della vita amministrativa». Oggi la proclamazione ufficiale. Da ieri sera, le segreterie sono di nuovo al lavoro per la composizione della squadra di governo. Che sarà prevalentemente rosa. «Vogliamo che sia un segnale di cambiamento - sottolinea Fiorito -, quindi avremo 3 assessori donna e 2 uomini. Tante donne sono state fondamentali per il nostro successo, è quindi un premio per questo impegno. In generale, puntiamo a un rinnovamento, che non significa necessariamente generazionale: ci saranno anche persone non più giovani, ma nuove nella vita amministrativa e soprattutto preparate, competenti, disponibili a impegnarsi al massimo per la città». Nomi il neo sindaco non ne vuole ancora fare, «non lo sanno nemmeno loro ancora - assicura - perchè non c’era nulla di preparato. Di certo, il vicesindaco sarà l’assessore con più esperienza. In ogni caso ci sarà un confronto tra le nostre forze politiche, poi deciderò io». A ognuno dei suoi compagni di avventura chiederà massima disponibilità. Intanto rinuncia al 20% dei suoi emolumenti, e chiederà ai suoi assessori di fare lo stesso, «un segnale verso i cittadini che stanno facendo sacrifici». Tra le deleghe, tornerà quella alla cultura, messa da parte dalla precedente giunta, «poi pensiamo di valorizzare il ruolo dei consiglieri – annuncia – assegnando loro dei micro progetti specifici da seguire, in modo da renderli più partecipi». Il consiglio comunale sarà formato da 9 consiglieri del PD (Carlo Fossati, Michele Testa, Maria Giovanna Pipino, Marco Diegoli, Francesco Lauria, Carmelo Sinopoli, Daniela Tobaldini, Angelica Calabretta, Anna Franzoni) e 1 di Insieme per Muggiò (Elisabetta Redaelli) a formare la maggioranza. Dall’altro lato, sparisce la Lega Nord. Entrano i candidati sindaci Angelo Saragozza del Movimento 5 Stelle e Michele Messina di Solo per Muggiò. Per Forza Italia, dentro Zanantoni e i primi 3, Nadio Bonfante, Eros Scupilliti e Ilaria Adamo.


Zanantoni: «Non so se è il caso di continuare»
di Alessandro Crisafulli da il Giorno

— MUGGIÒ —
«È MOLTO semplice: gli elettori del centrosinistra sono andati a votare, quelli del centrodestra al mare». Pietro Zanantoni, il sindaco uscente, battuto a sorpresa da Maria Fiorito, non ha ancora digerito il boccone amaro. «È una sconfitta bruciante - dice -, anche perchè al primo turno avevo preso 4.999 voti, ben più di quelli che ha preso la Fiorito domenica». Oggi andrà a Villa Casati a svuotare i cassetti, «una lacrima potrà scendere - ammette - perchè sto sentendo tanto affetto da parte della gente e delle persone con cui ho lavorato in questi anni. Ci sto pensando, non so se è il caso di continuare, lo scoramento è tanto. Ne parlerò col gruppo nei prossimi giorni. Alla fine credo comunque che rimarrò, per fare da chioccia alle nuove leve. Al nuovo sindaco auguro buon lavoro, sperando che non blocchi i progetti utili per la città che abbiamo avviato».

Maria Fiorito conquista Muggiò e porta il centrosinistra al governo

di Alessandro Crisafulli da il Giorno

LUI, IL BANCARIO, lo aveva detto alla vigilia: «Se la gente va a votare, vinco». Brutto presagio. L’affluenza è crollata da 70,8 a 48,5. Lei, la maestra, allo scoccare della mezzanotte indossa i panni della reginetta. E, stravolta dalla gioia, srotola al rovescio la bandiera multicolore della pace. Pietro Zanantoni abdica e lascia lo scettro a Maria Fiorito. È la legge dell’alternanza, che a Muggiò procede ormai da una manciata di legislature. Una vera e propria lezione, quella che l’esponente del Pd ha dato al ballottaggio all’alfiere Azzurro, ribaltando tutto: il voto del primo turno (l’ex primo cittadino partiva con 5 punti e mezzo di vantaggio) e i pronostici degli ultimi giorni. Alla fine sulla lavagna scrive, a cifre grandi e tonde: 53,22% a 46,78% (4.714 voti a 4.146). Numeri che - raffrontati alla prima chiamata alle urne, 4.999 per Zanantoni e 4.309 per la Fiorito - spiegano con una formuletta semplice il ribaltone: parte del popolo del centrodestra ha abbandonato il suo uomo sul più bello, mentre il popolo del centrosinistra si è ricompattato, agguerrito più che mai. «Grazie di tutto», dice ai suoi, sconsolato, Zanantoni. «Me lo aspettavo perchè già al primo turno 6 elettori su 10 avevano dato il segnale di non voler riconfermare questo sindaco - sorride Fiorito -. Mi ha chiamato, ha detto che non viene in Comune per non prendere insulti, io gli ho risposto di venire, lo accoglierò con la bandiera della pace». Che, dopo un po’, riesce a girare nel verso giusto.

Muggiò - Magic Movie Park. Ma quale lavanderia: assolto Lo Mastro

di Stefania Totaro da il Giorno

NESSUNA «lavanderia» di denaro sporco dietro l’operazione «Magic Movie Park».
Il gup del Tribunale di Monza ha assolto dall’accusa di riciclaggio Saverio Lo Mastro, che aveva patteggiato la pena di 4 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Tornado Gest, la società che ha realizzato nel 2004 nel Parco del Grugnotorto a Muggiò il cinema multisala corredato di negozi mai decollato anzi chiuso per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo e naufragata nel 2007 con un buco di 53 milioni di euro. Secondo l’accusa Lo Mastro aveva acquistato quote societarie con mezzo milione di euro, soldi ritenuti provento di attività illecite derivanti addirittura dalla ’ndrangheta insediata in Brianza e dalla cosiddetta mafia cinese che era entrata nell’affare Magic Movie Park attraverso il Cinamercato. Ma l’imputato, difeso dall’avvocato Maura Traverso, ha dimostrato che quel denaro proveniva invece da lecite attività professionali ed è stato assolto con formula piena. Per il fallimento della Tornado Gest sono stati condannati dal Tribunale di Monza rispettivamente a 5 anni e a 4 anni di reclusione l’ex amministratore Felice Zaccaria e la moglie Aldina Stagnati, mentre sono stati assolti dalle accuse di concorso in truffa ed estorsione il faccendiere cinese Song Zhicai, accusato insieme a suo cognato Chen Hongai, che è sempre stato latitante. Con Lo Mastro aveva patteggiato a 3 anni di reclusione anche il prestanome Stefano Firmano. Secondo l’accusa il fallimento della Tornado Gest è stato provocato con una serie di operazioni finanziarie sospette e di distrazioni di denaro e beni della srl muggiorese. Accuse sempre contestate dagli imputati, che hanno puntato il dito contro le lungaggini e i cambi di rotta delle amministrazioni comunali come causa del naufragio del faraonico progetto.

A Muggiò si affilano le armi. Messina ago della bilancia della sfida Zanantoni-Fiorito

di Alessandro Crisafulli da il Giorno

È STATA la sorpresa del primo turno. Non perché non sia personaggio conosciuto e stimato in città ma per il riscontro numerico, sotto le insegne di una lista civica. Michele Messina di «Solo per Muggiò» potrebbe essere l’ago della bilancia per il ballottaggio di domenica 8 giugno. Quello che può far pendere il successo verso Pietro Zanantoni, il sindaco uscente del quale fino a pochi mesi fa era braccio destro con delega a Pubblica Istruzione e Servizi Sociali, o verso Maria Fiorito, la sfidante del Partito Democratico. Perché se è vero che l’alfiere di Forza Italia parte con un vantaggio di cinque punti e mezzo - 39,30% a 33,88% - è altrettanto indubbio che al «faccia a faccia» le carte si possono rimescolare, e i 1.105 voti di Messina (8,69%) potrebbero essere determinanti. Anche perché i 5 Stelle non faranno nessun apparentamento e con Angelo Saragozza (11,76%) si godranno l’ingresso in Consiglio. «Siamo di fronte a un risultato stratosferico - dice Messina -. Abbiamo saputo calamitare persone di estrazione sia di destra sia di sinistra». E adesso per la civica bisognerà decidere una direzione: «Non chiamo nessuno perché non devo essere io a farlo - spiega Messina, che in passato ha smentito voci di accordo già siglato con la Fiorito -, lascio comunque il mio cellulare sempre acceso».

SE QUALCUNO ipotizza dissapori con Zanantoni, visto l’addio dalla squadra di governo, secondo Messina si sbaglia: «Non ho nessuna preclusione. Sappiamo che a Muggiò contiamo qualcosa e se non troveremo l’accordo con nessuno, faremo opposizione per il bene della città». Potrebbe essere corteggiato anche Roberto Crestani di «Ora per Muggiò» che a soli 20 anni si è guadagnato 329 crocette, pari al 2,59%. «Siamo convinti che la maggior parte dei muggioresi vuole il cambiamento - è il grido di battaglia di Maria Fiorito -, perché sono scontenti di cosa ha fatto l’Amministrazione». Sull’altra riva del fiume, Zanantoni affila le armi: «Il risultato evidenzia la concretezza del mio lavoro. Ben 4.999 cittadini hanno saputo distinguere e scegliere tra la politica locale e la politica nazionale, premiandomi con un clamoroso successo personale, favorito da un ottimo gioco di squadra. Per il ballottaggio, confido su l’aiuto dei cittadini».

Muggiò - Il bancario contro la maestra. La coalizione di Zanantoni ribalta l’esito delle europee

di Alessandro Crisafulli da il Giorno

BALLOTTAGGIO doveva essere, secondo i «bookmakers» locali. E ballottaggio sarà. Il bancario contro la maestra, faccia a faccia, tra due settimane. Né Pietro Zanantoni, né Maria Fiorito, infatti, sono riusciti nell’impresa di conquistare Villa Casati al primo assalto. Né centrodestra, né centrosinistra. Ma è il primo, il sindaco uscente, che, almeno per il momento, sembra potersi lasciare andare a un mezzo sorriso in più: con alle spalle una coalizione unita e compatta, è riuscito a ribaltare l’esito delle Europee, tirando fuori dal pantano Forza Italia (17,9% per l’Europarlamento) e tenendo a bada l’esuberanza del Pd (41%): i dati locali parlano infatti di Azzurri risaliti a 22,9% e Democratici fermi al 30,3%. Così, Zanantoni parte con un vantaggio simbolico di cinque punti e mezzo: 39,3% coloro che lo hanno scelto contro il 33,9% della Fiorito. Ottima la performance anche di Michele Messina di Solo per Muggiò con l’8,7%: un grosso rammarico per il centrodestra visto che Messina è un assessore uscente di Forza Italia, che ha deciso di staccarsi dal partito per correre da solo e con nuove prospettive. «Sono contento perchè abbiamo ribaltato il risultato delle europee in città - dice Zanantoni -. E vedendo anche come è andato il centrodestra negli altri Comuni della Brianza, è chiaro che il nostro risultato spicca. Sono molto fiducioso, la coalizione è compatta». Mostra ottimismo anche la avversaria: «Sei muggioresi su 10 hanno mostrato che non vogliono più questa amministrazione che ha portato solo disoccupazione a Muggiò, senza lasciarsi incantare dalle inaugurazioni propagandistiche dell’ultimo periodo. Loro in cinque anni hanno perso oltre 3 mila voti: siamo convinti di potercela fare».

Muggiò - Lo Stile Zanantoni. La gestione urbanistica del candidato sindaco che corre per il terzo mandato

di Pier Attilio Trivulzio

Tra Ici non pagata e ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, il “cubo di cemento” fatto costruire dall'amministrazione Zanantoni dentro al parco del Grugnotorto alla società Tornado Gest di Felice Vittorio Zaccaria - dichiarata fallita dal Tribunale di Monza nel gennaio 2010 con debiti per 56milioni di euro - è finora costato ai muggioresi oltre 2,5milioni di euro, ma il conto finale rischia d'essere ancor più salato.

Per il fallimento della Tornado Gest, Zaccaria è stato condannato in primo grado a 5 anni, la moglie, Aldina Stagnati, amministratrice della società, a 4 annni.

Saverio Lo Mastro, subentrato alla Stagnati nella proprietà - di fatto trasformando il multisala in una lavatrice della ’ndrangheta - e Stefano Firmano che a Lo Mastro aveva ceduto le quote societarie, hanno patteggiato rispettivamente a 4 e a 3 anni di reclusione.

Assolto invece il cinese Song Zhicai che a Zaccaria aveva versato 2,6 milioni di euro, primo anticipo per entrare nella proprietà dell’immobile trasformato nel frattempo in un Cinamercato.
In autunno è previsto a Milano il processo d’appello.

Storia lunghissima quella della costruzione del multisala, immaginato da Felice Zaccaria (procuratore della società) già nel 1990 dopo aver acquistato da Bozzi e Falsone i terreni agricoli che erano stati dei marchesi Casati Stampa.

All’inizio il multisala doveva avere 5 sale cinematografiche che diventano 9, sei anni dopo, quando Tornado Gest chiede al Dipartimento dello Spettacolo il parere per la realizzazione.
Il 9 maggio 1997 il direttore Cristina Criscuolo risponde che “è stato espresso in via preliminare parere favorevole, limitando a 1500 il numero dei posti autorizzabili” e aggiunge “[..] entro il termine non prorogabile di fine febbraio 1998, Tornado Gest dovrà presentare istanza al Comune di Muggiò ed inviarne copia al Dipartimento”.

Il 30 luglio 1997, Zaccaria presenta la richiesta in comune per realizzare sull'area del Grugnotorto “strutture finalizzate ad un centro sportivo, culturale con multisala cinematografica, piscina con spazi per il benessere e il tempo libero annessi con l'utilizzo del verde per l'attività all'aperto quali minigolf, percorsi vita, tennis e calcetto, con la dotazione dei necessari servizi e strutture inerenti”.

Il 14 maggio 1998, il sindaco Stefano Rijoff scrive alla Tornado Gest che “la Commissione edilizia riunitasi il 15 marzo 1998 ha espresso parere contrario al rilascio della concessione edilizia”.
Zaccaria non ci sta e dà mandato all'avvocato Bruno Santamaria di ricorrere al Tar della Lombardia.
Il tribunale si esprime (sentenza n. 4151 del 2000) pochi mesi dopo la vittoria elettorale (con i voti di An e Forza Italia) di Pietro Stefano Zanantoni, dando ragione al costruttore.

Da allora, il neo sindaco Zanantoni avrà buon gioco nel raccontare che il Tar “lo ha obbligato” a far costruire il multisala.
La realtà è un po’ diversa. Quello che Zanantoni non dice é che Felice Vittorio Zaccaria ha vinto soltanto perché scrive il Tar: “L'affermazione errata circa la possibilità di utilizzazione delle aree fatta dalla società ricorrente (Tornado Gest – ndr) non è stata smentita nemmeno dalla difesa comunale e, conseguentemente, il Tar non ha potuto che giungere alla conclusione di cui alla sentenza”.

Precisano i giudici amministrativi che “la zona (sulla quale avrebbe dovuto essere costruita la multisala – ndr) è destinata a parco pubblico territoriale. Essa sarà realizzata secondo modalità stabilite a livello consortile. In attesa della costituzione dell'apposito Consorzio vi è consentita l'utilizzazione agricola con esclusione di qualsiasi utilizzo a scopo residenziale”.

Il legale della Regione, Graziano Dal Molin, al quale Zanantoni si rivolge chiedendo un parere, il 5 settembre 2000 scrive che il Comune di Muggiò “può impugnare davanti al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale la sentenza prospettando in maniera completa quanto avrebbe dovuto essere esplicitato e soprattutto illustrando la normativa che vieta, in attesa della formale costituzione del Consorzio, un utilizzo delle aree diverso da quello agricolo”.
Dal Molin non nasconde che “la riforma della sentenza in esame è un obiettivo difficile da raggiungere, con l'ulteriore rischio di esporre l'Amministrazione Comunale ad un maggior danno”, ma aggiunge: “Quanto sopra affermato non giustifica comunque l'assunzione di un atteggiamento passivo e acquiescente”.

L'opposizione – che aveva raccolto 3.000 firme contro la realizzazione del cinema multisala - chiederà alla Giunta Zanantoni di andare al Consiglio di Stato, Zanantoni farà spallucce non intervenendo nemmeno quando verrà a sapere che nel luglio 2001 Zaccaria ha falsamente dichiarato con un'autocertificazione inviata al Dipartimento Generale per il Cinema, Divisione IV del Ministero per i beni e le Attività Culturali, d'essere in possesso della licenza edilizia.

Intanto, dentro al parco del Grugnorto, Tornado Gest ha già scavato un’enorme buca non per costruite 5 o 9 sale, ma 15.
Già, 15 e proprio Zanantoni gli ha da una mano raccontando in consiglio comunale d'aver letto su Il Sole24 Ore che soltanto il multisala con tante sale può economicamente stare in piedi. In realtà il quotidiano riportava un'inchiesta che affermava esattamente il contrario. I lavori senza autorizzazione vengono comunque bloccati.

Dopo una movimentata serata di consiglio, il 28 febbraio 2002, la costruzione del multiplex passa. Ai consiglieri che chiedono se la votazione riguarda 5, 9 o 15 sale nessuno risponde.
L'assessore Sandro Sisler ripete, invece, come un mantra “stasera andiamo a votare l'acquisizione di 330 metri quadri di verde e la manutenzione per 10 anni”. E Zanantoni invita tutti ad una biciclettata per ammirarare i lavori una volta finiti. Sono passati 12 anni da quella sera.. Qualcuno potrebbe prima delle elezioni invitare Zanantoni e i muggioresi a farsi un giro attorno alla zona di parco deturpato.

Il piano integrato d'intervento per le 15 sale viene approvato il 2 maggio 2002. La convenzione è stata preparata dal notaio Luigi Andrea Falce e prevede nel caso di “inadempimento di una qualunque delle obbligazioni assunte o il mancato rispetto dei termini, la risoluzione di diritto del presente contratto”.
L'operatore – scrive l'architetto Vittoria Di Giglio alla Giunta – ha dato inizio ai lavori mentre ha disatteso l'obbligo previsto nella clausola risolutoria espressa comportando automaticamente la decadenza della convenzione e l'abuso edilizio costituito dall'esecuzione dei lavori in assenza di titolo. E' stata quindi emessa ordinanza di sospensione dei lavori e con la decadenza della convenzione l'operatore non ha più titolo per edificare”.

Il 4 giugno 2003 la Giunta Zanantoni decide la risoluzione della convenzione con Tornado Gest, poi però, inspiegabilmente, tornerà sui suoi passi firmando la nuova convenzione pochi mesi prima delle elezioni 2004.

Mentre la Tornado Gest scava per costruire il multisala, Zaccaria propone un Programma Integrato d'Intervento per un’altra sua proprietà, il Palazzo Taccona Bertoglio d’Adda.
Il Piano prevede per l’antico edificio “una destinazione parte residenziale, parte commerciale e uffici, mediante svuotamento della parte centrale del palazzo dal primo al terzo piano e traslazione del relativo volume a sud dove è prevista la realizzazione di un nuovo edificio residenziale a tre piani”, come scrive in una lettera inviata il 5 aprile 2001 al comune di Muggiò, l'allora l'amministratore della società Stefano Firmano.

Otto mesi dopo (16 dicembre 2001) avviene il crollo parziale della facciata del Palazzo Taccona.
Il comune chiama l'ingegner Mauro Cattaneo e gli affida la relazione tecnica sul crollo. Cattaneo scriverà: “Secondo le affermazioni dei rappresentanti della proprietà, raccolte direttamente dallo scrivente, a far tempo dalla fine dello scorso mese di luglio 2001 ogni opera connessa ai lavori in corso è stata sospesa in ragione delle precarie condizioni di stabilità dell'immobile [...]
A malincuore, in ragione del significato storico dell'immobile e del suo valore di testimonianza per la comunità di Muggiò e non solo, ritengo quindi di poter suggerire solo un intervento di abbattimento”.

Di altro tenore la valutazione della Soprintendenza che era, nel frattempo, scesa in campo per tutelare l’edificio vincolando l’edificio nel gennaio del 2002.

Il 4 febbraio 2002 la Soprintendente Carla Di Francesco che ha ricevuto la relazione dell'ingegner Lorenzo Jurina scrive, infatti, al sindaco Zanantoni invitandolo ad “emanare una nuova ordinanza che revochi la precedente del 19 dicembre 2001 e disponga invece l'esecuzione delle opere di messa in sicurezza dell'edificio”.

A mio giudizio – è scritto nella relazione di Lorenzo Jurina - il crollo è un fatto locale che poco ha a che vedere col grado di stabilità globale dell'edificio. La stabilità di Palazzo Taccona, per tutto quanto ho osservato, resta nella norma degli edifici coevi [...] La demolizione non è la soluzione da suggerire tenuto conto del valore storico dell'edificio. Ritengo che si possa – o aggiungerei che si debba - pensare ad un intervento di messa in sicurezza e successivo consolidamento e restauro conservativo”.

L'intervento diretto della Soprindentenza ha consentito la conservazione dell’antica dimora alla quale la società di Zaccaria voleva come dire, cambiare i connotati.

Infatti è scritto nel documento inviato da Firmano al comune “la nostra proposta di Piano integrato è determinata dalla constatazione che il Progetto di Restauro e Risanamento conservativo in corso di realizzazione, conforme alle prescrizioni del Prg ha avuto un impatto negativo con il mercato”.

Insomma, restaurare e risanare Palazzo Taccona secondo le prescrizioni del Prg sarebbe stato troppo oneroso. Meglio quindi stravolgere il progetto originario, demolire tre piani ed edificare una costruzione aggiuntiva sul retro.

A compensare la mancata distruzione di Palazzo Taccona, Zanantoni verrà in soccorso del “povero” costruttore “mettendogli a disposizione” l'area di via Leoncavallo dove da un paio di mesi è stato inaugurato il nuovo mercato in precedenza previsto in via Casati a fianco dell'ex Fillattice, area recuperata come residenziale da Giuseppe Malaspina.

Non si è ben capito se a suo tempo il progetto delle villette a schiera di via Leoncavallo finì in Regione e poi si è perso o cosa sia accaduto. Quel che è certo è che Zaccaria iniziò a vendere sulla carta intascando gli anticipi. Le villette però non furono mai realizzate. In tanti in questi anni si sono rivolti in Comune chiedendo ai funzionari informazioni sull'esistenza del progetto e su come recuperare gli anticipi versati per quelle villette fantasma, qualcuno quei soldi ancora li aspetta.

Ma la storia dei due mandati di Zanantoni non è ancora completa.
C'è, ad esempio, la questione del campo sportivo di via 1. Maggio legato alla realizzazione dell'ex Fillattice con quella fideiussione di 375mila euro per le opere di urbanizzazione dell'area mercato annessa al residenziale di via Casati che il sindaco Zanantoni a distanza di dieci anni non ha ancora escusso da Giuseppe Malaspina per le difficoltà finanziarie in cui si trova il costruttore.

Una delle sue tante società, il Gruppo Edile Caronno SpA è stata, infatti, dichiarata fallita con un buco di 44milioni di euro.

Il 25 febbraio di quest’anno, dopo lunghissima attesa, la Giunta Zananatoni ha preso la decisione di “attivare procedimento di escussione fideiussoria ed azioni di recupero crediti per somma residua non coperta”. Nel frattempo però il costo di sistemazione dell'area ormai ex mercato di via Casati è lievitata a 850mila euro.

L'area mercato è al tempo stesso una comodità e un disagio (rumore all'alba degli ambulanti) per i residenti. Se poi il mercato è previsto sull'area che fronteggia una palazzina di due piani in costruzione nella quale – febbraio 2009 – il sindaco Zanantoni ha acquistato un appartamento da 200 metri quadri firmando l’atto nell’ufficio Tecnocasa dell’amico Antonio Caggia all'epoca candidato della lista “Brianza 2009 per il bene di Muggiò”, è bene che lo si decentri in un altro luogo. Come effettivamente è stato fatto spostandolo nell’area di via Leoncavallo.
La stessa che il funzionario di banca e sindaco di Muggiò Pietro Stefano Zanantoni aveva verbalmente (?) concesso a Felice Vittorio Zaccaria.

L'immobile di via Casati, ora venduto come Residenza Victoria, è ancora da ultimare. La società Edilizia & Ambiente che lo stava costruendo, dichiarata fallita dal Tribunale di Monza, era amministrata da Franco Quitadamo che possedeva la metà delle quote, l'altra metà era della moglie di Andrea Simone Zaccaria,(figlio di Felice Vittorio) che lavorava nel cantiere. Quando compare sulla stampa la notizia che la casa la sta costruendo Zaccaria, Zanantoni, immediatamente, oscura il suo sito web “Brianza 2009”.

Troppo lunga sarebbe raccontarvi la storia di questo immobile e per questo vi rimandiamo all'articolo pubblicato da infonodo.org nell’aprile 2012 (vedi La casa di Zanantoni la costruiva Zaccaria ).

Qualche particolare interessante però lo aggiungo.

Ad acquistare i terreni su cui è in costruzione la Residenza Victoria è stato Fabio Stellittano ex proprietario del Bar Italia che, ceduto il bar alla FA.MAR Sas di Stella Zannino, ha aperto un locale di fronte, su via Gatribaldi. Che prima di diventare l'attuale Good Morning è stata sede di “Brianza 2009”.

Se ne deduce che Pietro Zanantoni conosce molto bene Fabio Stellittano e del resto questi il 1. ottobre 2007 dove va chiedere i quattro assegni circolari di 110.833 euro ciascuno intestati rispettivamente a Cassina Angela, Cassina Luigia, Cassina Rinaldo e Colzani Paolo Emilio che servono per acquistare da il terreno di via Casati? Alla sede di Milano della Banca Popolare di Sondrio dove lavora come funzionario Pietro Stefano Zanantoni. Solo una combinazione?

Quando poi il 7 febbraio 2008 (delibera n.7) il Consiglio va a votare la variante per la riperimentazione di una zona piccola dell'area, Zanantoni si astiene. Quando invece vengono votate le osservazioni esce dall'aula.

Fabio Stellittano acquista anche tre appartamento a Cascina Faipò.
Vi chiederete che c'è di strano. Lo strano è che gli appartamenti avrebbero dovuto essere prima proposti agli inquilini residenti.

Non esiste alcun documento ufficiale che provi che è stata comunicata loro l'offerta d'acquisto.

E ancora: dove sono finiti i soldi introitati per quei 3 appartamenti ed altri venduti e gli affiti incassati, che per legge devono essere impiegati unicamente per la manutenzione del patrimonio immobiliare Erp? Certamente dentro il bilancio, si, ma sotto quale voce? Quale documentazione relativa è stata inviata alla Regione? Le ultme notizie riferiscono di un nuovo sistema contabile in forma sperimentale legato al patto di stabilità che prevede per i Comuni uno sconto di oltre il 50 per cento se vengono sforati i 600mila euro. In questo caso si eliminano i residui a bilancio e anche le somme impegnate, non spese, vengono azzerate. Cosichè altri 260mila euro contegiati per la manutenzione degli stabili Erp resterebbero in cassa.

Sarebbe ancora lungo il quaderno delle doglianze sull'Amministrazione Zanantoni tra il 1999 e il 2004 e tra il 2009 e il 2014.

Sorvoliamo sulla questione della caserma dei Carabinieri e delle centinaia di migliaia di euro anche in questo caso spesi per progetti (quello commissionato da Zanantoni alla E.T.S. di Villa d'Almé) e ricorsi al Tar.

E sorvoliamo anche sul campo sportivo che avrebbe dovuto costruire la Silene di Giuseppe Malaspina il quale invece bloccò i lavori chiedendo in cambio altre volumetrie per l'ex Fillattice rifiutandosi di eseguire lavori per 300mila euro.

Col risultato che tornato a Villa Casati a giugno 2009 Zanantoni spinse sull'acceleratore la costruzione del campo di via 1. maggio con fondo in asfalto costato ai contribuenti muggioresi quasi 1milione di euro e molte sbucciature alle ginocchia dei giovani calciatori con conseguenti proteste dei genitori.

E che dire del “pollaio” in vetroresina al cimitero?
Non c'era più spazio per le sepolture e allora l'amministrazione Fossati decise di far preparare un progetto ottenendo anche il finanziamento.

Carlo Fossati perse le elezioni e Pietro Zanantoni tornò a sedersi sulla poltrona di sindaco.
Come prima cosa chiese al funzionario di essere ragguagliato sull'urgenza relativa al cimitero. Avuto il report dalla funzionaria De Martini, lo mise in un cassetto per diversi mesi decidendo poi (la Giunta) di acquistare dalla ditta Bosisio i loculi in vetroresina. Costo pattuito 78mila euro che diventano 112mila quando sette mesi dopo i loculi vengono consegnati. Col tempo, per rendere decente “il pollaio” vengono spesi altri soldi per un totale di circa 150mila euro.

Ci sarebbe poi da parlare dell’area di via Marx che avrebbe dovuto restare a verde secondo “Stile”, il programma elettorale 2009 di Zanantoni, e invece stanno scomparendo gli orti per fare posto ai palazzi che sostituiranno il “Cubotto” Aler nonchè le 5 villette che costruirà l’impresa monzese che ha vinto l’appalto.

Infine del rifacimento di piazza Garibaldi con l'asfalto rosso.
Spesa prevista sotto i 100mila euro poi però viene presa la decisione di far asfaltare alla ditta che si è aggiudacata i lavori, la Colombo Strade, anche il raccordo con la piazza del Burghet e la Giunta approva una delibera integrativa per altri 99mila euro. Tutto regolare?

Presentandosi nei giorni scorsi ai suoi elettori, speranzoso di ottenere il terzo mandato, Pietro Stefano Zanantoni ha esordito con lo slogan “Il meglio deve ancora venire”.

Allora, incrociamo le dita e tocchiamo ferro.

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