Villsanta

Le aziende di Malaspina cedute a una società di cartolizzazione. Deserta l'asta per il Villasanta Village

18/10/2016

di Pier Attilio Trivulzio

L'ingombrante edificio di nove piani, alto 29 metri, che da otto anni toglie la visuale delle Alpi agli abitanti delle vie Fieramosca e Leonardo da Vinci rischia di diventare un'altra cattedrale nel deserto come, da un decennio, lo “scatolone” del Magic Movie, multiplex a 15 schermi costruito dentro il parco Grugnorto. Nessuna offerta è, infatti, pervenuta al curatore fallimentare Marco Cordaro per l'immobile e le aree della società Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Andata deserta la prima gara del 27 settembre, il giudice del Tribunale di Monza, Giovanni Battista Nardecchia, ha fissato la seconda gara per per il 6 dicembre alle ore 12.
La base d’asta scende da 6 a 5,5 milioni di euro con rilancio minimo di 50mila euro.

Il piano presentato nel 2006 da Brianza Progetti - la società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano lo scorso febbraio - prevedeva la costruzione su di un'area di 52.605 metri quadrati (ubicata nella zona nord-est del comune di Villasanta) di un hotel 5 stelle, un residence in parte da cedere a studenti universitari, un ristorante, un centro fitness a tariffe agevolate per i residenti, un centro commerciale, autorimesse e parcheggi.
Erano anche previsti, la realizzazione di un “Centro Polivalente per i servizi alla comunità” e il rifacimento della piazzetta Sant'Alessandro, più altri interventi.
La convenzione firmata dal comune nel 2006 con Brianza Progetti, amministrata da Mirella Pauletig, venne subito ceduta alla Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Per questo progetto la società ha ottenuto finanziamenti per complessivi 34 milioni di euro da BNL, Mediocreval, Centrobanca e Monte Paschi. Sugli immobili in via di costruzione sono state iscritte ipoteche a garanzia dei finanziamenti per 20,5 milioni di euro in due tranche da 18,7 e 1,8 milioni.

I primi due permessi di costruire, il n. 20 e il 21, vengono rilasciati nel 2008 dal Comune rispettivamente per il residence e l'hotel; un terzo permesso (n. 32) riguarda le opere primarie e secondarie da realizzarsi a scomputo.
Subito partono i lavori per il residence e l'hotel, non quelli per le opere da realizzarsi a scomputo.
Secondo la convenzione firmata dalla società e dal Comune, parte dei posti nel residence vengono riservati a lavoratori temporanei e a studenti dell'Università di Monza, mentre le aree a standard sono cedute per la formazione di un parco agricolo e per la costruzione della palestra, infine parte dei parcheggi a raso restano a disposizione dell'Amministrazione.

Settembre-ottobre 2009. L'avvocato calabrese Mario Giglio compie un viaggio al nord. Dopo aver visionato a Milano un terreno nella zona di via Ripamonti che ha già ottenuto l'edificabilità a cui è interessato il boss della ‘ndrangheta, Giulio Giuseppe Lampada, si sposta ad Arcore per vedere la villa di via Keplero di Giuseppe Malaspina. Infine si reca assieme ad Adolfo Mandelli a visionare il cantiere di via Fieramosca a Villasanta dove gli operai della Picenni di Comun Nuovo (Bergamo) hanno già eseguito gli scavi e s'apprestano a posare le fondamenta per l'hotel-residence-centro fitness-centro commerciale del Villasanta Village.

Di questo sopralluogo ne parla (intercettato) al telefono con Giuseppe Stefano Tito Liuzzo il 22 ottobre. “A MILANO...VOGLIO DIRE...CI SARA' L'EXPO, CI SARA' IL BOOM....ALLORA AVERE LA CAPACITA' IN VIRTU' DELE AMICIZIE CHE SI RITROVA...(Giulio Giuseppe Lampada – ndr) E NELLA SERIETA' , CREARE ANCHE UNA CORDATA, SE CI SONO LE PERSONE DI CUI SI PUO' CREARE LA CORDATA...”.
Il riferimento sarebbe a Giuseppe Malaspina che Adolfo Mandelli (classe 1961), nato a Vimercate ben conosce avendolo frequentato per anni. Sembra, ma non è certo, che Giglio e Mandelli si rechino alla Gimal in via Fiorbellina ed abbiamo anche un lungo colloquio con il costruttore di Montebello Jonico.

Pochi mesi dopo quella visita, Malaspina chiede al Comune una revisione della convenzione “in considerazione della grave crisi finanziaria del settore” delegando a rappresentarlo Giuseppe Spinelli.

Stranamente però le richieste nulla hanno a che fare con la crisi del settore.
Tra l'altro è bene ricordare che proprio in quel periodo Malaspina ha da poco concluso l'acquisto dell'hotel 5 stelle Ca' Sagredo a Venezia per 33,6 milioni di euro, sempre a Venezia dalla società San Giobbe l'area dell'ex Orto Botanico 10 mila metri a verde, 15mila residenziale (120-140 appartamenti). Un'operazione costata circa 30 milioni di euro e la promessa di Malaspina di riportare “nell'orto piante secolari”. Ora invece il luogo è ridotto in uno stato di completo abbandono.

La richiesta di revisione della convenzione riguarda “la ridistribuzione delle edificazioni che rimarranno di proprietà privata con una maggiore destinazione alberghiera di 8.262 mq e 3.213 mq con destinazione d'uso centro benessere ed acquatico e 3.156 mq per la parte residence. Scende a 365 mq la destinazione d'uso commerciale”.

In ragione dell'importanza dell'intervento – continua il documento che il Consiglio approva il 12 gennaio con 13 voti a favore, 6 contrari e 1 astenuto -, tenuto conto della riduzione di dimensioni del centro acquatico e benessere che dovrà costituire oggetto di agevolazioni tariffarie da applicare a particolari tipologie di utenti l'operatore Vullasanta Village prende l'obbligo di versare 400mila euro a titolo di ulteriore contributo al Piano dei Servizi”.

Dopo la stipula della convenzione modificata Giuseppe Malaspina disattende gli obblighi presi, edifica due piani in più dell'immobile costringendo il Comune a rivolgersi al Tar per farglieli demolire. Le compagnie di assicurazioni si rifiutano di pagare le fideiussioni.

Il sindaco Luca Ornago che ha ereditato dalla precedente amministrazione la patata bollente del Villasanta Village assieme all’Eco City di Villasanta degli Addiamano e alla vicenda della Lombarda Petroli (è attesa la sentenza della Cassazione), ha dichiarato: “Tra un anno scade il piano attuativo e si fa tabula rasa di tutto quanto previsto dal punto di vista urbanistico”.

Già, ma se nessun imprenditore dovesse presentarsi? All'amministrazione resterà soltanto la possibilità di incassare la fideiussione di 2,5 milioni della Allianz. Mentre l'area di via Fieramosca-Leonardo da Vinci resterebbe deturpata dall'ecomostro.

Intanto dal 13 giugno con un annuncio sulla Gazzetta Ufficiale “le società Gimal Hotel, San Giobbe, Ca' Sagredo Hotel, Immobiliare Pirsani, Della Via Gramsci, Delfina Lucia, Ideo, Gruppo Edile Caronno, D'Adda Busca, S.A.G.I., Oberdan Immobiliare, Silene, Mariuccia, Immobiliare Milano, Gestione immobili Alberghieri, Martesana, Gritti non sono più di proprietà di Giuseppe Malaspina. In forza di un contratto di cessione di rapporti giuridici individuabili in blocco , la società unipersonale UTAH SPV ha acquistato pro solution da Unicredit SpA tutti i crediti garantiti e chirografari, diritti ed obblighi”.
UTAH SPV è una società veicolo di cartolizzazione dei crediti.

A breve, quando il pubblico ministero Salvatore Bellomo chiuderà le indagini, avviate col fallimento del Gruppo Edile Caronno e sviluppate dalla Guardia di finanza, Giuseppe Malaspina, che ha già ricevuto l'avviso di garanzia,
verrà probabilmente rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ma altri pesanti capi d'imputazione potrebbero aggiungersi.

Ecco i dettagli della perizia estimativa redatta dall'architetto Fabrizio Bonafede per il Villasanta Village
I 4.528 mq del fabbricatoA1 destinato a hotel (80 camere) di 9 piani più due interrati di 1.521 mq è di 3.593.736 euro; il fabbricatoA2 con destinazione residence 5.668 mq e 796 mq di commerciale vale 4.374.975 euro; fabbricato A3, posti auto e autorimesse di 4.853 mq di cui 4.627 mq da cedere ad uso pubblico valgono 1.302.472 euro.
Valore complessivo di mercato dei corpi 9.271.183, 50 euro.
Decurtazioni ed adeguamenti del valore del lotto:
vizi e difetti -99.400 euro;
Peso convenzionale derivante dall'importo garantito da fideiussioni nel complessivo valore degli impegni convenzionali -1.822.400 euro;
Oneri notarili e catastali -15.000 euro;
Valore di vendita giudiziaria 1.833.595,80 euro
Valore di vendita giudiziaria al netto delle decurtazioni 5.500.787,63 euro.

 

Villasanta - Lombarda Petroli, il M5S chiede che l'area sia inserita nei siti di interesse nazionale

comunicato stampa

Roma, 11 marzo 2015 -

Sono passati poco più di 5 anni dalla tragica notte fra il 22 e il 23 febbraio del 2010, quando qualcuno entrò nella Lombarda Petroli, raffineria in disuso dagli anni ottanta situata a Villasanta, e sversò 2,5 milioni di litri di petrolio per abitazioni e diversi tipi di idrocarburi contenuti in sette silos. I liquidi si riversarono nel vicino fiume Lambro. Oltre alla drammatica contaminazione delle acque del fiume, considerata la peggiore di ogni tempo per un fiume lombardo, fu contaminato in minore entità anche l’emissario Po e, in parti considerate non rilevanti, il Mare Adriatico, e poi canali e terreni.

Le conseguenze sull'ecosistema sono state ingenti. "Considerato che sono passati cinque anni dalla data del disastro e poco si sia fatto per bonificare le zone colpite, penso sia opportuno intervenire immediatamente - ha affermato il deputato brianzolo, Davide Tripiedi - A mia prima firma, con i miei colleghi del M5S, abbiamo depositato un’interrogazione per chiedere al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, se intendano inserire la zona più colpita, quella di Villasanta, nei siti di interesse nazionale e se si vogliano effettuare ispezioni in tutti i luoghi toccati dal disastro della Lombarda Petroli. Secondo noi sarebbe un’azione fondamentale per poter stabilire quali siano, ad oggi, i livelli di inquinamento e di degrado degli ecosistemi, agendo di conseguenza”.

Uff. Stampa Deputato Davide Tripiedi

Villsanta - Protesta alla Carrier. I 212 dipendenti sono scesi in piazza

di Marco Dozio da il Giorno

CARRIER, la protesta non si ferma. Ieri mattina i lavoratori sono nuovamente scesi in piazza per protestare contro la chiusura dello stabilimento annunciata per giugno. Tre ore di sciopero, il traffico bloccato davanti all’ingresso della fabbrica e un corteo fino all’imbocco della strada per Monza. I 212 dipendenti a un passo dal licenziamento non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Chiedono il ritiro della procedura di mobilità. E sperano che la multinazionale Utc, proprietaria dello stabilimento, decida di mantenere in Brianza almeno una parte della produzione, dopo aver prospettato una delocalizzazione in Repubblica Ceca. Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil, attende un segnale distensivo. «Diversamente siamo pronti a intensificare la mobilitazione». Che dall’inizio di gennaio ha totalizzato 25 ore di sciopero, 3 giorni di blocco dei camion e 6 manifestazioni di piazza. Mentre i delegati Rsu sono volati a Bruxelles per incontrare i vertici europei della multinazionale americana.

Villsanta - Processo Lombarda Petroli. «Un ex dipendente in mobilità ci ha messo sulla pista giusta della contabilità parallela»

di Stefania Totaro da il Giorno

«ALL’INIZIO si pensava che lo sversamento potesse essere un atto di sabotaggio. Ma poi ci siamo resi conto che poteva essere stato provocato solo da persone esperte perchè l’attivazione del sistema poteva avvenire solo con una precisa sequenza e che lo sversamento proveniva solo da cisterne che contenevano la maggiore quantità di prodotti petroliferi».
A parlare il comandante dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Milano, il capitano Piero Vincenti, chiamato ieri a testimoniare all’apertura del processo al Tribunale di Monza per lo scempio ambientale alla Lombarda Petroli di Villasanta, dove nella notte del 22 febbraio del 2010 vennero sversati nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili.

UN PROCESSO destinato alla prescrizione dei reati, se non in primo grado perlomeno in appello, ma che quantomeno non rischia di annullare gli eventuali risarcimenti dei danni disposti dai giudici in caso di condanna alle 18 parti civili costituite, il Ministero per l’Ambiente e l’Agenzia delle Entrate e delle Dogane, WWF, Legambiente Lombardia e Enel Greenpower, Regione Lombardia ed Emilia Romagna, Provincia di Monza e Brianza, dal Comune di Piacenza a quello di Monza e Villasanta, insieme a Parco Regionale Valle Lambro, Alsi e Brianzacque.

IL COMANDANTE dei carabinieri del Noe ha ricostruito in aula le fasi delle indagini che hanno portato a incriminare per disastro doloso e reati fiscali i titolari della ex raffineria di Villasanta trasformata in sito di stoccaggio di prodotti petroliferi, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue e il direttore dello stabilimento Vincenzo Castagnoli. Di omesso controllo deve rispondere il custode Giorgio Crespi, mentre all’udienza preliminare avevano già patteggiato per i reati fiscali due contabili della Lombarda Petroli, imputati insieme ai Tagliabue di avere «predisposto una contabilità parallela e segreta riportante le reali quantità di oli minerali giacenti» per «sottrarli all’accertamento con l’evasione dell’accisa» per un importo complessivo quantificato in circa 375 mila euro e di Iva sull’accisa pari a circa 75 mila euro. «La vera pista di indagine è arrivata dalla testimonianza di un ex dipendente messo in mobilità dall’azienda e che si era occupato di carico e scarico dei prodotti insieme a Castagnoli - ha raccontato il capitano Vincenti - che ha parlato di una contabilità parallela sulla differenza tra le quantità dichiarate e quelle effettivamente presenti nelle cisterne per coprire ammanchi che negli anni ammontavano a circa 600 tonnellate. La documentazione sulla contabilità parallela ci è stata fatta trovare in mezzo ai registri informatici dall’ex dipendente in un locale dove non saremmo mai riusciti a trovarla ed è stata consegnata alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Dogane. Lo sversamento doveva quindi servire a coprire gli ammanchi non rendendo più possibile ricostruire i quantitativi ed è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì quando la sorveglianza notturna era affidata al custode dello stabilimento, mentre nei fine settimana era affidata ad una vigilanza esterna. Le telecamere alla Lombarda Petroli c’erano ma funzionava soltanto quella che dava sul gabbiotto del custode, che la notte del 22 febbraio 2010 è stato filmato quando esce alle 3.20 e torna alle 3.28. Il custode ha detto che quella notte non era uscito a fare controlli».


Il giallo dell’uomo delle pulizie quella notte nell’ex raffineria
di Stefania Totaro da il Giorno

— MONZA —
LA DIFESA degli imputati punta il dito sul giallo dell’uomo delle pulizie alla Lombarda Petroli il cui telefonino è stato agganciato alle celle telefoniche dei cellulari nella zona dell’ex raffineria proprio la notte dello sversamento.
Il comandante dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Milano sentito come testimone al processo ha dichiarato che, tra le varie indagini eseguite sul presunto disastro doloso, c’è stata anche quella di controllare se qualcuno dei dipendenti della Lombarda Petroli avesse usato il telefono cellulare nelle ore dello scempio ambientale. «Non è risultato nessuno», ha detto il capitano Piero Vincenti. Invece gli avvocati di Giuseppe Tagliabue hanno evidenziato che, a dire il vero, risultava invece l’uomo delle pulizie. «Non l’abbiamo sentito - ha dichiarato l’ufficiale dell’Arma - perchè non era tra i dipendenti che potevano avere le competenze tecniche di provocare lo sversamento». «Ma avrebbe potuto magari aprire l’accesso alla ex raffineria a delle persone competenti al di fuori del personale dipendente della Lombarda Petroli», hanno invece rimarcato i legali. Il collegio di giudici presieduto da Letizia Brambilla potrebbe eventualmente decidere di convocare l’addetto alle pulizie come testimone alla fine del dibattimento se lo riterrà necessario. La difesa degli imputati nega infatti di avere organizzato a tavolino lo sversamento dei prodotti petroliferi per coprire gli ammanchi su cui non ha pagato le imposte all’Erario, come ritiene la pubblica accusa, rappresentata in aula dalla pm Emma Gambardella e la giustizia tributaria in appello ha dato loro ragione. 

Villasanta - Carrier, fumata nera. Il dramma di 212 operai

di Marco Dozio da il Giorno

IERI UN NUOVO lungo sciopero nella fabbrica dei condizionatori. Il terzo da quando è iniziata la protesta. E un presidio pomeridiano, al freddo, davanti alle sede monzese di Confindustria, con via Petrarca parzialmente chiusa al traffico. I 212 dipendenti della Carrier proseguono la lotta per salvare il proprio posto di lavoro, messo a rischio dalla scelta di chiudere lo stabilimento villasantese per spostare la produzione in Repubblica Ceca. Fuori il sit-in con striscioni, bandiere, megafoni. Dentro, nei locali dell’associazione degli industriali, è ripresa la trattativa tra le parti cominciata venerdì scorso in Provincia. La fumata, sostanzialmente, è ancora nera. Alle 17.30 i protagonisti dell’incontro escono alla spicciolata: «Non ci sono spiragli né aperture di sorta - spiega Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil -, per esempio l’azienda ha nuovamente rifiutato la nostra proposta di sospendere la procedura di mobilità», indispensabile per guadagnare tempo prezioso, perché nelle condizioni attuali il licenziamento collettivo scatterà tra meno di 70 giorni, gettando nella disperazione centinaia di famiglie. Il sindacato ha ribadito le proprie istanze. Nella speranza di convincere la multinazionale americana Utc, che controlla lo stabilimento brianzolo, a impostare un progetto per la reindustrializzazione del sito. Magari attraverso clienti, terzisti o altre società che fanno capo alla «corporate» statunitense, proprietaria di una filiale nella vicina Brugherio.

«LA DIRIGENZA italiana con cui ci stiamo confrontando ha garantito che comunicherà le nostre proposte ai dirigenti americani e francesi, i quali detengono il reale potere decisionale», aggiungono i rappresentanti della Fiom restando molto cauti sull’esito della vertenza. Che ora dovrà trasferirsi in Regione Lombardia per un vertice chiesto dai sindacati ma non ancora calendarizzato. Il tentativo, in questa fase, resta quello di scongiurare la desertificazione di un’area produttiva grande 132mila metri quadri, assicurando un’occupazione a decine di operai troppo lontani dal traguardo della pensione. Solo in un secondo momento comincerà il dibattito su eventuali ammortizzatori sociali, indennizzi e cassa integrazione. Al presidio ha partecipato un nutrito gruppo di ex lavoratori Carrier, licenziati durante le precedenti procedure di mobilità: negli anni Novanta la fabbrica dava lavoro a 1.200 persone. «Ci scalda il cuore questa dimostrazione di solidarietà - racconta Pino Timpani, in reparto da 34 anni -. Speriamo di poter trovare una soluzione a questo dramma sociale».

Villasanta - Caso Lombarda Petroli, nuovo rinvio. Si rischia la prescrizione del disastro

di Stefania Totaro da il Giorno

NUOVO RINVIO a febbraio del processo al Tribunale di Monza per lo scempio ambientale alla Lombarda Petroli.
Una lungaggine lunga quasi un anno che porterà a sicura prescrizione dei reati, se non in primo grado perlomeno in appello, ma che quantomeno non rischia di annullare gli eventuali risarcimenti dei danni disposti dai giudici in caso di condanna. È quanto è accaduto alla ripresa del processo per le almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili sversate nel Lambro dall’ex raffineria dismessa di Villasanta trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi nella notte del 22 febbraio 2010. Il dibattimento, iniziato il 25 marzo, era già stato rinviato per permettere le citazioni come responsabile civile della Lombarda Petroli da parte di tutte le parti civili, che ne hanno presentato richiesta all’unanimità sostenendo che l’ex raffineria debba essere ritenuta responsabile anche come persona giuridica di eventuali danni. Ieri i giudici hanno dovuto rinviare nuovamente di altri tre mesi perché la parte civile Comune di Monza non è riuscita a eseguire la notifica alla Lombarda Petroli, la cui sede è ormai deserta e neanche a Giuseppe Tagliabue, ancora assente al processo e dichiarato contumace come gli altri imputati. Si torna in aula il 3 febbraio.

DI DISASTRO doloso (reato che prevede una pena fino a 12 anni di reclusione) sono imputati i responsabili della Lombarda Petroli, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue e il direttore dello stabilimento di Villasanta Vincenzo Castagnoli, mentre di omesso controllo deve rispondere il custode Giorgio Crespi. Secondo le pm monzesi Donata Costa ed Emma Gambardella, sussiste il reato di disastro doloso perché la notte dello sversamento «allo scopo di coprire i vistosi ammanchi di prodotti petroliferi che sarebbero inevitabilmente emersi alla chiusura dell’impianto prevista a distanza di qualche mese» gli imputati «facevano fuoriuscire nel piazzale della Lombarda Petroli almeno 1.600 tonnellate di gasolio e almeno 812 tonnellate di olio combustibile» e dopo «fingendo di coordinare i soccorsi, versavano acqua sugli idrocarburi presenti sul terreno con lo scopo di aumentare i quantitativi del prodotto disperso e far perdere le tracce degli ammanchi, così causando la tracimazione del prodotto nel collettore collegato con la pubblica fognatura». Diciotto le parti civili ammesse: dal Ministero per l’Ambiente all’Agenzia delle Entrate, da WWF a Legambiente Lombardia, Regione Lombardia ed Emilia Romagna, Provincia di Monza, Comune di Villasanta, Parco Valle Lambro.
stefania.totaro@ilgiorno.net

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