Carrier

Villasanta - Carrier chiude per sempre a dicembre. Per ora l’area industriale resta deserta

di Antonio Caccamo da il Giorno

«FINO al 15 novembre ci saranno poche decine di persone a lavorare, poi solo due per spostare le ultime cose rimaste. A dicembre la fabbrica chiude». Un riassunto amaro quello che fa Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil, al termine dell’incontro in Confindustria Monza e Brianza. Fine della storia. E addio alla più che centenaria azienda di condizionatori. La «Fiat di Villasanta», l’avevano ribattezzata quando ancora si chiamava Delchi. Poi è passata in mano alla Carrier, il colosso americano della climatizzazione che quest’anno ha portato tutto nella Repubblica Ceca.

RISULTATO: 200 persone rimaste senza lavoro, lo stabilimento vuoto e silenzioso in attesa di riaccendere i motori. Della reindustrializzazione si è parlato ieri in un incontro tra sindacati e azienda nella sede di Confindustria Brianza. Fuori, a protestare sul viale Petrarca, 30 ex dipendenti della Carrier alla ricerca di risposte sul loro domani. L’accordo sindacati-azienda ha garantito due anni di cassa integrazione e mobilità. Ma dopo nessuno sa dire cosa succederà. La speranza è che qualcosa si muova sulla via stretta e ripida della reindustrializzazione. «L’agenzia Vertus, a cui è stato affidato il piano di rilancio, ha spiegato di avere presentato il progetto a circa 500 aziende lombarde – ha detto Stucchi a fine riunione -. Per adesso non ha avuto riscontri positivi. Solo tre contatti». Nulla di fatto, dunque. E tutto in stand-by. «Finora l’attenzione è stata rivolta alle aziende medio-grandi. Nelle prossime settimane verso realtà più piccole, comunque con più di 25 dipendenti», racconta il sindacalista.
La Carrier, prima di andarsene, ha messo sul piatto un milione per incentivare altre aziende a insediarsi a Villasanta e a rioccupare i lavoratori. «Si potrà usare anche parte degli incentivi alla mobilità: altri 2 milioni». In tutto 3 milioni di euro. Una cifra importante che potrebbe invogliare altre imprese a venire in via Sanzio. In quella stessa fabbrica che fino a vent’anni fa occupava 1200 persone, diventate 800 nel 2007, 590 nel 2009 e 350 nel 2011, 260 nel 2012. Un declino che le lotte sindacali hanno cercato di ostacolare fino alla battaglia finale durata mesi.

LA FUGA dell’azienda nella repubblica Ceca ha sconvolto la vita di 200 persone: 90 hanno accettato la mobilità e un consistente incentivo all’esodo, 12 sono ricollocate in Italia e all’estero, due alti dirigenti in Francia e Spagna. Per gli altri l’accordo sindacale prevede riqualificazione professionale e ricollocamento in aziende lombarde e soprattutto le reindustrializzazione. «Parliamo di persone tra i 40 e i 50 anni d’età. Che non potranno andate in pensione», ricorda Stucchi, che lamenta l’assenza al Tavolo del rilancio di Regione e Governo: «Non bastano le leggi sulla competitività se rimangono sulla carta e non vengono applicate», dice il sindacalista. A metà gennaio un nuovo incontro. Sperando che i cancelli dell’ex Delchi tornino a riaprirsi.
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Villasanta - La lotta alla Carrier-Delchi è diventata un triste film a cui manca l’ultimo ciak

di Marco Dozio da il Giorno

È LA TESTIMONIANZA di una battaglia, la cronaca di un dramma raccontato dai protagonisti. Titolo: «La Svolta», sottotitolo: «La lotta dei lavoratori Carrier contro la chiusura dello stabilimento di Villasanta». Si tratta di un Dvd autoprodotto dagli operai che ripercorre tre mesi di mobilitazione sindacale, dal 7 gennaio al 2 aprile, dall’annuncio della delocalizzazione in Repubblica Ceca alla firma dell’accordo su ammortizzatori e reindustrializzazione. È il grido di rabbia riversato su disco, cristallizzato, da consegnare alla storia. Ma è soprattutto un modo per tenere alta l’attenzione sul tema della riconversione industriale, sulla necessità di dare una speranza a 212 persone licenziate. Il filmato di 22 minuti si conclude con un appello alle istituzioni e alla multinazionale Utc, proprietaria della fabbrica, affinchè s’impegnino come promesso nella ricerca di nuovi acquirenti, di imprese in grado di investire nell’enorme area di 120mila metri quadri a rischio desertificazione.

«LA POLITICA italiana è stata assente, lo ribadiamo: non si è preoccupata di mettere in campo misure per la salvaguardia delle aziende che stanno delocalizzando», parole che scorrono sul video, accompagnate dalla canzone dei Doors «The End», ovvero la fine. «Dobbiamo spingere per un maggiore sforzo su reindustrializzazione e ricollocamento dei lavoratori», spiegano le tute blu che hanno sfornato centinaia di copie distribuite gratuitamente ai colleghi. Il video parte con l’antefatto, con i timori per quell’anomala impennata di ordinativi nel secondo semestre del 2013, destinata a riempire i magazzini delle filiali straniere. Era il preludio alla brutta notizia comunicata al rientro dalla pausa natalizia.

LA COLONNA sonora iniziale è «Hell Bells» degli AC/DC, ovvero le campane dell’inferno. Quindi ancora gli AC/DC con «Highway to Hell», ovvero autostrada verso l’inferno, sulle immagini del primo corteo per le strade di Villasanta: alla fine saranno 56 ore di sciopero, con tanto di picchetti per il blocco delle merci, presidi in Provincia, Regione, Prefettura, Confindustria.
Tutto documentato nel Dvd che contiene interviste ai dipendenti, rassegna stampa, comunicati sindacali interni, oltre al testo dell’accordo. Ornella Fedeli, delegata Rsu della Fiom Cgil: «Avevamo molto materiale a disposizione, foto e videoriprese effettuate dai colleghi durante le manifestazioni. Abbiamo pensato di assemblare il tutto, procedere al montaggio». Ma sui titoli di coda si legge che «La lotta continua», anche se di condizionatori da quei reparti, tra poco, non ne usciranno più. «I politici non possono dimenticarsi di noi, devono attivarsi per dare seguito alla parte dell’accordo che parla di reindustrializzazione». Sul tema la multinazionale americana ha stanziato un milione di euro, oltre a un incentivo di 20mila euro per le imprese che assumeranno un ex dipendente Carrier. La società milanese Vertus ha ottenuto l’incarico per cercare imprenditori capaci di far rivivere il comparto di via Sanzio. Il 6 ottobre le parti si ritroveranno per fare il punto della situazione. Tra un anno la verifica definitiva per capire se l’azione di «scouting», di ricerca, abbia prodotto qualche risultato concreto.
marco.dozio@ilgiorno.net

La fabbrica chiuderà dopo più di 100 anni
di Marco Dozio da il Giorno

— VILLASANTA —
LA CHIUSURA dello stabilimento era programmata per la fine di giugno. Invece i reparti sono ancora al lavoro. E proseguiranno fino alla metà di settembre, per poi dismettere gradualmente ogni attività entro novembre. «Il motivo è che in Repubblica Ceca non sono ancora pronti per mettere in funzione gli impianti», fanno sapere i delegati della Rsu, precisando che 67 lavoratori su 212 sono già usciti dalla fabbrica utilizzando gli incentivi all’esodo. Significa che in base alle leggi vigenti gli operai potranno usufruire del secondo anno di cassa integrazione. «Quest’ultimo sviluppo è positivo, sperando che nel frattempo il Governo non cambi ulteriormente le regole sugli ammortizzatori sociali. La situazione resta drammatica, se si pensa che tanti colleghi vedono la pensione come un miraggio grazie alla riforma Fornero», aggiungono i rappresentanti sindacali, che settimana scorsa hanno incontrato il sindaco Luca Ornago. «Per quanto di nostra competenza e nelle nostre possibilità, siamo a disposizione per favorire l’attuazione della parte di accordo che riguarda reindustrializzazione e ricollocamento», spiega il primo cittadino, assicurando che l’area resterà a vocazione produttiva come previsto dal Piano di governo del territorio. La storia ultracentenaria della Carrier, ex Delchi, dunque è agli sgoccioli. E pensare che fino a una ventina d’anni fa via Sanzio era un formicaio che ospitava 1200 persone, ridotte a 800 nel 2007, poi 590 nel 2009 e 350 nel 2011, fino all’ultimo taglio della manodopera nel 2012 con il licenziamento di 90 addetti.
Il colosso della climatizzazione nasce nel 1908 quando gli ingegneri Chieregatti e Donesana fondano l’azienda Dell’Orto per sfornare sistemi di ventilazione e riscaldamento, ottenendo la commessa per costruire stufe da campo durante il primo conflitto mondiale. Il trasferimento nell’attuale sede è datato 1945, mentre gli americani sbarcano nel 1983.

Villasanta - Carrier, due anni di cassa e buonuscite ma la fabbrica di Villasanta chiuderà

di Marco Dozio da il Giorno

NON SI DIMENTICHI che la fine della storia è il dramma di 212 persone rimaste senza lavoro, perché lo stabilimento Carrier chiuderà a luglio per delocalizzare in Repubblica Ceca. È un dato acquisito e incontrovertibile. Però è successo che sindacati e maestranze, scioperando, manifestando, mobilitandosi, siano riusciti a salvare il salvabile. A strappare un accordo che giudicano quantomeno «buono». E che prevede 2 anni di cassa integrazione dal 5 maggio 2014 al 4 maggio 2016, con l’aggiunta di una consistente buonuscita in denaro. Per dare un’idea occorre ricordare che di questi tempi è già complicato ottenere un solo anno di sussidio, per non parlare degli incentivi all’esodo che in molti casi, con industrie in crisi di liquidità, appaiono poco più che simbolici. Nell’intesa firmata ieri pomeriggio in Regione compare anche un sostegno al reddito per tutti i lavoratori: riceveranno dall’azienda 400 euro al mese per i prossimi due anni da sommare alla cassa integrazione, oltre all’anticipo sui soldi che l’Inps riuscirà a versare soltanto tra diversi mesi per le consuete lentezze burocratiche.

CAPITOLO ricollocazioni. Da giugno 10 addetti saranno reimpiegati nella sede direzionale di Pero. Poi c’è l’impegno, messo nero su bianco, di dare la precedenza ai licenziati di Villasanta nel caso dovessero liberarsi dei posti a Pero o alla Microtecnica di Brugherio, altra società controllata dalla Utc, la multinazionale americana proprietaria del marchio Carrier e della fabbrica dei condizionatori. Che rischia di rappresentare un nuovo buco nero. Si tratta di un’enorme area di 120mila metri quadri, di cui 51mila coperti.
L’obiettivo, difficile, è farla rinascere trovando acquirenti in grado di assorbire almeno una parte degli esuberi. Anche qui insistendo e perseverando, le organizzazioni sindacali hanno convinto la controparte a mettere sul tavolo un milione di euro per la reindustrializzazione. A cui vanno aggiunte le risorse per ingaggiare la società milanese Vertus, specializzata nello «scouting», ovvero nella ricerca di possibili imprenditori in grado di far rivivere via Sanzio. Tra un anno si farà il bilancio per capire se si potranno aprire spiragli in questa direzione. E tra due anni la valutazione definitiva, con la conta delle persone rimaste nel guado.

NEL MEZZO un monitoraggio costante, assicura Mirko Stucchi della Fiom Cgil: «In casi così drammatici l’accordo è sempre un accordo a perdere, ma tutto quello che potevamo ottenere dall’azienda l’abbiamo ottenuto. Positivo che la multinazionale abbia stanziato delle risorse per la reindustrializzazione. Vigileremo affinché non si verifichino speculazioni di sorta o soluzioni sbagliate come nel caso di Bames e Sem. Altri possibili contributi dovrebbero arrivare dalla legge sulla competitività recentemente varata dalla Regione. Le istituzioni si guardino bene dall’archiviare questa vicenda».
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La «miglior» intesa per la più «brutta» situazione
di Marco Dozio da il Giorno

L’INTESA è stata votata all’unanimità dai lavoratori riuniti in assemblea. Ma non è stato facile, come spiega Ornella Fedeli, delegata sindacale della Fiom Cgil: «Provo una grande amarezza, questa firma è pesantissima. Abbiamo siglato un buon accordo che ha cercato di estendere le tutele per quanto possibile, ma non posso essere soddisfatta. Non dobbiamo dimenticarci che la ricerca estrema del profitto e l’indifferenza dei vari Governi che si sono succeduti hanno consentito alla multinazionale Utc di licenziare 212 lavoratori chiudendo un’azienda che tuttora presentava delle potenzialità».
La partita ora si sposta sul processo di reindustrializzazione. Emilio Merlo, sindaco di Villasanta, ribadisce che quel comparto non cambierà destinazione d’uso: «La vocazione produttiva dell’area è confermata nel Pgt e noi non abbiamo alcuna intenzione di apportare modifiche. Ci opporremo a qualsiasi proposta speculativa o di carattere residenziale. Con la chiusura di Carrier muore un pezzo di Villasanta, in quell’azienda hanno lavorato generazioni di villasantesi, era il simbolo industriale del nostro territorio». È il triste epilogo di una storia ultracentenaria cominciata nel 1908, quando gli ingegneri Chieregatti e Donesana fondarono la Dell’Orto per sfornare sistemi di ventilazione e riscaldamento. Ottennero la commessa per costruire stufe da campo durante la prima guerra mondiale. Nel 1941 con un nuovo assetto societario il nome cambia in Dell’Orto-Chieregatti.

NELL’IMMEDIATO secondo dopoguerra, nel 1945, avviene il trasferimento nell’attuale sede di via Sanzio. Cominciano gli anni d’oro, i lavori per il teatro alla Scala di Milano o per La Fenice di Venezia. Nel 1966 Delchi è il nuovo nome, mentre gli americani di Carrier entrano in gioco nel 1983. Fino al 1993 il colosso della climatizzazione dà lavoro 1200 persone, ridotte a 800 nel 2007, poi 590 nel 2009 e 350 nel 2011. Due anni fa l’ultimo grande taglio della manodopera con il licenziamento di 90 addetti. 

Villasanta - «Carrier, istituzioni immobili». Lega e Pd si muovono subito

di Marco Dozio da il Giorno del 23/03

LE PAROLE di Antonio Guzzi sul dramma Carrier hanno scosso le coscienze dei politici. Giovedì il segretario della Fiom Cgil dalle pagine del Giorno aveva attaccato l’immobilismo delle istituzioni, accusate di assistere inermi alla delocalizzazione della fabbrica e al conseguente licenziamento di 212 persone. Ricordava la necessità di fare in fretta, con la procedura di mobilità in scadenza il 2 aprile, sottolineava la sensazione di essere abbandonati da una politica che non incide sulla crisi, che promette e non mantiene, che dissimula solidarietà solo formali.
Frasi durissime che hanno innescato le reazioni degli esponenti di Lega e Partito democratico. I primi con un’interrogazione al Parlamento europeo del numero uno del Carroccio Matteo Salvini. I secondi con una lettera al premier Renzi annunciata da Marco Addivinola, responsabile delle politiche del lavoro nella segreteria provinciale: «Ho letto con attenzione le parole di Guzzi, che sono un bel cazzotto nello stomaco. Come Pd siamo vicini ai lavoratori: un’interrogazione è stata presentata dal deputato Roberto Rampi e i nostri parlamentari della Brianza non si sono fermati a un semplice atto dovuto.

IN REGIONE attraverso il nostro capogruppo Enrico Brambilla i contatti con i vertici governativi regionali sono continuativi. Purtroppo in Italia manca da sempre una regolamentazione sulle multinazionali, è qui che la politica ha latitato. Come Pd speriamo che già da questo Governo si possa cominciare a ragionare in termini di riforme serie». Addivinola lancia un invito al sindacato: «Alla Fiom dico che siamo disposti a confrontarci costruttivamente. Chiederò al segretario provinciale Pd Pietro Virtuani di scrivere un’ulteriore lettera al premier Renzi, non siamo stati con le mani in mano». Mentre Salvini si scaglia simultaneamente contro il Governo italiano e quello europeo: «I lavoratori si ritroveranno in mezzo alla strada se i signori di Roma e di Bruxelles non si sveglieranno davanti a questa emergenza, della quale peraltro avrebbero dovuto accorgersi da tempo», spiega il leader leghista, che nell’interrogazione rivolta alla Commissione europea allude alla mancata convocazione del tavolo ministeriale, chiesto a più riprese dalle organizzazioni sindacali. «Di fronte alla preoccupante inerzia del Governo, si chiede in questa sede se la Commissione non ritenga prioritario occuparsi al più presto della questione. Inoltre si sollecita la Commissione a un impiego delle proprie risorse e dei fondi comunitari per la tutela della dignità dei lavoratori, attraverso la salvaguardia dei livelli produttivi nazionali».

INTERVIENE anche il sindaco di Villasanta Emilio Merlo: «Siamo davanti a una catastrofe sociale che grida vendetta, le istituzioni non possono chiamarsi fuori». Il tempo scorre e si apre la settimana decisiva, l’ultima in cui sarà possibile stipulare un accordo. La mobilitazione prosegue lunedì pomeriggio con un presidio delle maestranze a Milano, in via Taramelli, sotto la sede dell’Arifil, l’Agenzia regionale per il lavoro.
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Villasanta - Antonio Guzzi (Fiom Cgil): «Carrier chiude, colpa dei politici»

di Marco Dozio da il Giorno

PIÙ CHE UN APPELLO, un potente atto di accusa. Contro le istituzioni locali e nazionali, contro i politici che promettono e spariscono, contro la classe dirigente che pare assistere inerme alla chiusura della Carrier e al dramma di 212 persone sull’orlo del baratro. Il 2 aprile scade la procedura di mobilità, i tempi per trovare un accordo sono strettissimi. La multinazionale americana Utc, proprietaria della fabbrica, delocalizzerà in Repubblica Ceca senza impegnarsi direttamente nella reindustrializzazione del sito.
Antonio Guzzi, segretario Fiom Cgil, cosa vuole dire ai politici?
«Che finora non hanno fatto nulla. Eppure tutti conoscono la scadenza del 2 aprile. Ma nessuno si è fatto vivo, nemmeno nei 4 giorni in cui i lavoratori hanno bloccato i camion. Tutti parlano, nessuno fa nulla».
A chi si riferisce?
«La Fiom denuncia un’assenza delle istituzioni a tutti i livelli: dal Comune alla Provincia, dalla Regione al Governo. E parlo di maggioranza e opposizione, destra e sinistra. Compresi i parlamentari e i consiglieri regionali eletti in questo territorio».
Non salva nessuno?
«Assolutamente no. Non basta presentare un’interrogazione parlamentare per pulirsi la coscienza e poi non farsi più sentire. Come non basta convocare un Consiglio comunale, una riunione in Provincia o un’audizione in commissione regionale. Non bastano le parole vuote della Regione e l’immobilismo del Governo».
Perché la vertenza non è ancora approdata al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico?
«Bisognerebbe chiederlo a chi ci governa e ai parlamentari che abbiamo eletto. Noi abbiamo presentato domanda ormai da settimane senza ottenere risposta. Forse intendono convocarci il 3 aprile, quando sarà tutto finito».
Cosa dovrebbe fare la politica?
«Interessarsi del destino di 212 persone. Farlo per davvero, intervenire con serietà. Capire che bisogna ripartire da qui, dalla necessità di affrontare l’urgenza di un caso così drammatico. Non è con il menefreghismo che le istituzioni possono contribuire al rilancio dell’economia».
Dal punto di vista umano cosa l’ha colpita di più?
«Il fatto che tutti se ne stiano lavando le mani. Parlo di politici indifferenti e ipocriti, che prima assicurano il proprio impegno e poi nemmeno rispondono al telefono. Vedono il numero dei sindacalisti e lasciano squillare a vuoto, ovviamente senza richiamare. Un atteggiamento che si commenta da solo. E magari questa gente avrà anche il coraggio di fare passerella durante la campagna elettorale per le europee».
E se i politici le dicessero che non hanno gli strumenti per bloccare le delocalizzazioni?
«Se è per questo l’hanno già detto, allargando le braccia e mostrandosi contriti. Ma se non sono capaci di fare nulla, allora smettano di fare i politici, facciano altro. Ah no, non possono: sarebbero costretti a cercarsi un lavoro».

Villasanta - Carrier, tornano i blocchi dei Tir

di Marco Dozio da il Giorno del 15/03

LE SPERANZE di reindustrializzazione della Carrier affidate alla società milanese Vertus, che avrà il compito di trovare acquirenti per la fabbrica di Villasanta prossima alla chiusura. Lunedì azienda e sindacati s’incontreranno in Confindustria per discutere i dettagli dell’operazione. In sostanza la multinazionale americana Utc, che detiene il marchio Carrier, assolderà questa agenzia specializzata nello «scouting», ovvero nella ricerca di imprese disposte a riassorbire i 212 lavoratori che perderanno il posto in seguito alla decisione di delocalizzare in Repubblica Ceca. «Vertus propone la reindustrializzazione come soluzione alternativa ai processi di chiusura degli stabilimenti - si legge nella presentazione su internet -.
L’attività consiste nel trovare e selezionare nuovi soggetti industriali che con un programma di intervento mirato subentrino nel sito oggetto di ridimensionamento per rilevare lo stabilimento, riassumere le maestranze e garantire la continuità del lavoro». Le organizzazioni sindacali nel prossimo tavolo torneranno a chiedere maggiori garanzie. Perché il timore è che la multinazionale abbandoni il campo, rinunciando alla riconversione del sito, dopo un solo tentativo. Intanto la protesta è ripartita con i picchetti ai cancelli di via Dante. Per due giorni interi, giovedì e venerdì, una catena umana ha bloccato l’ingresso dei camion attraverso uno sciopero a singhiozzo, ma ben organizzato: ogni reparto ha incrociato le braccia a turno, per un’ora, erigendo una barriera in carne ed ossa davanti alla portineria.

TRA UN PAIO di settimane, il 2 aprile, scade la procedura di mobilità. Significa che dal giorno successivo possono partire le lettere di licenziamento. Ornella Fedeli, delegata Rsu della Cgil, confida nell’intervento della Regione, che ha recentemente approvato un pacchetto di norme con l’obiettivo di scongiurare al fuga delle imprese: «Il tempo stringe e siamo sull’orlo di una nuova catastrofe sociale. Le istituzioni intervengano in maniera risolutiva, noi non possiamo più aspettare». C’è un tentativo di coinvolgere il Governo nella trattativa. Il deputato della Lega Nord, Paolo Grimoldi, ha presentato un’interrogazione ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, Giuliano Poletti e Federica Guidi. La prima interrogazione sulla vertenza Carrier è stata presentata alla fine di gennaio dal deputato Pd, Roberto Rampi.
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Villasanta - Carrier non sospende la mobilità. Riprende la lotta dei lavoratori

di Marco Dozio da il Giorno

I 212 LAVORATORI della Carrier chiedevano una «sospensione» del licenziamento. Chiedevano 6 mesi in più rispetto alla tabella di marcia che fissa per il 2 aprile la fine della procedura di mobilità. Chiedevano 6 mesi in più per fermare il conto alla rovescia, per trattare sul delicato nodo della reindustrializzazione. Per questo ieri pomeriggio è ripartita la mobilitazione, con 4 ore di sciopero e un lungo presidio davanti alla sede della Confindustria monzese, teatro di un nuovo faccia a faccia tra sindacati e dirigenza aziendale.

LA RICHIESTA è stata respinta al mittente, come spiega Mirko Stucchi della Fiom Cgil: «Líazienda non si è mossa dalla sua posizione di partenza. Siamo delusi. Ma non ci arrendiamo, cercheremo fino alla fine di strappare garanzie sul processo di reindustrializzazione». Che al momento restano limitate a un impegno formale per la ricerca di un acquirente, un soggetto imprenditoriale in grado di riassorbire le maestranze che perderanno il posto. Un tentativo da effettuare assoldando una società specializzata nello «scouting», pur senza vincoli di sorta per la Carrier nel caso l’operazione non dovesse andare in porto. Ora ogni speranza è riposta nella carta istituzionale, in particolare nella capacità di pressione che la Regione Lombardia saprà esercitare sulla Utc, la multinazionale americana che detiene il marchio Carrier e che lo scorso 9 gennaio ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Villasanta per delocalizzare in Repubblica Ceca.
C’è un mese di tempo per trovare un accordo tra le parti. «Contiamo sul fatto che la Regione possa mettere in campo delle buone argomentazioni, anche sulla base della legge appena approvata in materia di delocalizzazioni», aggiunge Stucchi riferendosi al pacchetto di norme denominato «Imprese Lombardia», comprensivo di agevolazioni fiscali e semplificazioni sul fronte della burocrazia, che la Commissione regionale per le Attività produttive ha deliberato alla fine di gennaio.

L’APPELLO al Pirellone è l’ultima possibilità per scongiurare l’esito peggiore: ovvero il licenziamento, magari mitigato dalla cassa integrazione, però privo di alcuna prospettiva sulla ricollocazione delle oltre 200 persone che lavorano in via Sanzio producendo condizionatori. Bandiere e striscioni appese sui cancelli della sede confindustriale. Due operai sorreggono una bara di cartone, metafora esplicita della morte del lavoro. C’è scritto «Rip Carrier». Altre tute blu espongono ironicamente il «codice etico» della multinazionale Utc, proprietaria della grande area di 132mila metri quadri. La mobilitazione prosegue. Nelle prossime ore l’assemblea dei lavoratori stabilirà modi e tempi delle prossime iniziative di protesta, cominciate lo scorso 9 gennaio con un maxi corteo per le strade di Villasanta. E poi le lunghe giornate a bloccare il viavai dei camion, i presidi sotto Palazzo Grossi e Pirellone. Per provarci fino all’ultimo giorno utile.
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Villsanta - Le proposte della Carrier non bastano. Una barriera umana ferma i camion

di Marco Dozio da il Giorno del 15/002

NON SI ARRENDONO all’idea della disoccupazione, magari mitigata dalla cassa integrazione o dall’incentivo economico. I 212 dipendenti della Carrier, prossimi al licenziamento, vogliono un lavoro. La blanda ipotesi di reindustrializzazione ventilata dall’azienda, che ha promesso di cercare un acquirente per lo stabilimento, non convince le maestranze. Che sono tornate a protestare presidiando per due giorni i cancelli delle portinerie, in via Dante. Picchetti da mattina a sera per bloccare i camion in uscita. A turno, si è scioperato un’ora in ogni reparto per partecipare alla catena umana, giovedì sotto la pioggia, ieri sotto un sole gelido. Le bandiere della Fiom sistemate ai lati dell’entrata, poi all’occorrenza tutti disposti in fila, mani in tasca, davanti ai musi dei «bestioni» carichi di condizionatori.
Dopo l’incontro di inizio settimana in Confindustria, quello in cui la multinazionale americana Utc (detentrice del marchio) ha confermato di voler chiudere la fabbrica per delocalizzare in Repubblica Ceca, l’assemblea dei lavoratori si è riunita per ribadire che la mobilitazione continua. E che l’obiettivo è quello di mantenere l’occupazione nello storico sito di Villasanta, quei 132mila metri quadri alle porte del paese. Di ammortizzatori sociali, di eventuali buonuscite, ancora non si parla. «Gli sforzi attuali vengono messi in campo per trovare una soluzione che dia un futuro occupazionale a oltre 200 persone. I lavoratori hanno confermato questa volontà durante un’assemblea molto partecipata. La proposta presentata dall’azienda non è sufficiente», spiega Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil.

SI TRATTA di una corsa contro il tempo. Carrier ha aperto la procedura di mobilità lo scorso 9 gennaio, quindi calendario alla mano, in base ai termini di legge, il 27 marzo potrebbero già partire le lettere di licenziamento. Settimana prossima nuovo vertice in Confindustria. Sperando che l’interessamento di Regione Lombardia porti a qualche risultato concreto.
marco.dozio@ilgiorno.net

Al tavolo di Confindustria Carrier conferma l’addio a Villasanta

di Marco Dozio da il Giorno

LA FUGA di Carrier è ormai assodata, certificata, confermata ieri pomeriggio durante l’incontro coi sindacati in Confindustria. Resta il nodo della reindustrializzazione, àncora di salvataggio per i 212 dipendenti a un passo dal licenziamento.

LA MULTINAZIONALE americana Utc, detentrice del marchio, ha garantito un impegno a metà. Nel senso che pagherà una società specializzata nella ricerca di un acquirente per il sito di Villasanta, la grande area di 132mila metri quadri alle porte del paese. Lo farà per un anno o poco più, vincolando la vendita dell’immobile all’assunzione dei lavoratori licenziati. Ma si tratterà soltanto di un tentativo, che potrebbe sfociare in un nulla di fatto, e a quel punto Carrier non avrebbe più obblighi verso le maestranze che hanno perso il posto, se non quello di assicurare gli ammortizzatori sociali, cassa integrazione e incentivi, oltre al supporto per il percorso di ricollocamento attraverso le agenzie.
Mirko Stucchi è il sindacalista della Fiom Cgil che sta seguendo la vertenza dall’inizio, da quando il colosso dei condizionatori ha annunciato la chiusura dello stabilimento brianzolo per delocalizzare in Repubblica Ceca. Erano i primi giorni di gennaio. Ieri le tute blu hanno scioperato manifestando per tutto il pomeriggio davanti ai cancelli della Confindustria monzese: «In giornata riuniremo i lavoratori in assemblea per valutare assieme il da farsi. La cessazione dell’attività purtroppo è confermata. Permangono forti distanze tra noi e l’azienda. Sulla proposta relativa alla reindustrializzazione occorre cautela e buon senso: trovare un soggetto imprenditoriale disposto a investire su un sito così vasto è difficile. Carrier vorrebbe vendere a un unico acquirente e provare a farlo nel giro di un anno, un tempo forse troppo ristretto. E soprattutto la multinazionale non vuole vincolarsi al progetto di rilancio. Pagherà l’agenzia per l’attività di ricerca, ma se poi l’operazione non dovesse andare a buon fine?». Quel che è certo è che a giugno l’impianto chiuderà definitivamente. Il rischio è assistere all’ennesimo fenomeno di desertificazione industriale nella Brianza est, a pochi chilometri dalla Silicon Valley di Vimercate, svuotata dal fallimento di Bames e Sem e dalla disgregazione dello storico presidio Ibm. L’Amministrazione comunale di Villasanta assicura che l’area resterà a vocazione produttiva. Niente insediamenti residenziali, niente villette e niente terziario, come ribadito fa durante il Consiglio comunale aperto, convocato per testimoniare solidarietà alle maestranze coinvolte nella crisi

Villsanta - Protesta alla Carrier. I 212 dipendenti sono scesi in piazza

di Marco Dozio da il Giorno

CARRIER, la protesta non si ferma. Ieri mattina i lavoratori sono nuovamente scesi in piazza per protestare contro la chiusura dello stabilimento annunciata per giugno. Tre ore di sciopero, il traffico bloccato davanti all’ingresso della fabbrica e un corteo fino all’imbocco della strada per Monza. I 212 dipendenti a un passo dal licenziamento non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Chiedono il ritiro della procedura di mobilità. E sperano che la multinazionale Utc, proprietaria dello stabilimento, decida di mantenere in Brianza almeno una parte della produzione, dopo aver prospettato una delocalizzazione in Repubblica Ceca. Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil, attende un segnale distensivo. «Diversamente siamo pronti a intensificare la mobilitazione». Che dall’inizio di gennaio ha totalizzato 25 ore di sciopero, 3 giorni di blocco dei camion e 6 manifestazioni di piazza. Mentre i delegati Rsu sono volati a Bruxelles per incontrare i vertici europei della multinazionale americana.

Villasanta - Carrier, un «contentino» in Regione mentre conferma chiusura e mobilità

di Marco Dozio da il Giorno

LA SPERANZA per i 212 lavoratori Carrier, a un passo dal licenziamento, è riassunta nella parola inglese «scouting». Significa esplorare, sondare, cercare. L’ha pronunciata l’assessore regionale alle Attività produttive, Mario Melazzini, al termine dell’incontro con la dirigenza aziendale che si è tenuto ieri mattina in Regione. Fuori il presidio delle maestranze, arrivate in treno da Villasanta per manifestare contro la chiusura della fabbrica di condizionatori annunciata per giugno. Dentro il primo faccia a faccia tra gli amministratori regionali i capi della Carrier italiana, costola della multinazionale americana Utc. La richiesta di sospendere la procedura di mobilità, aperta all’inizio di gennaio, è stata ancora una volta respinta. Così come l’appello a mantenere la produzione in Brianza scongiurando la delocalizzazione in Repubblica Ceca. «L’azienda mi ha comunicato l’impossibilità di tornare indietro rispetto al percorso avviato», ammette Melazzini, che però ha incassato timide aperture sull’opzione dello «scouting».

IN SOSTANZA il colosso della climatizzazione potrebbe impegnarsi nella ricerca di un potenziale acquirente per il sito villasantese, l’enorme area di 132mila metri che rischia di diventare il nuovo simbolo della desertificazione industriale. «Carrier sta valutando la possibilità di cercare un soggetto che svolga attività di scouting. Mi è stato detto che sarà presa una decisione nelle prime settimane di febbraio», spiega ancora l’assessore regionale, assicurando che il Pirellone è disposto a giocare un ruolo strategico se dovesse aprirsi la partita della reindustrializzazione: «Se questa intenzione avrà un seguito positivo, Regione Lombardia è pronta ad affiancare l’eventuale soggetto incaricato di svolgere questa attività di scuoting, supportando un percorso di reindustrializzazione del sito di Villasanta con gli strumenti già a disposizione o con quelli che saranno disponibili dopo l’approvazione della legge sulla libertà di impresa». Si tratta di un nuovo pacchetto di norme messo a punto nel tentativo di scoraggiare la fuga delle imprese. Agevolazioni, incentivi, crediti d’imposta, contenuti in un progetto di legge calendarizzato per l’11 febbraio. Le trattative riprenderanno venerdì prossimo in Confindustria. Mirko Stucchi, sindacalista Fiom Cgil: «Va percorsa con determinazione ogni strada che possa portare a una soluzione alternativa ai licenziamenti. Abbiamo manifestato sotto la Regione per sottolineare l’urgenza di un dramma sociale che è ormai alle porte».

LE BANDIERE sindacali sventolano nello spiazzo davanti agli uffici di via Melchiorre Gioia. Piccole croci in legno con la scritta «Villasanta», a simboleggiare il funerale del lavoro. «Il nostro obiettivo resta il mantenimento dell’occupazione - ribadiscono Ornella Fedeli e Davide Cernari, delegati Rsu -. Nelle condizioni attuali, grazie alla riforma Fornero, soltanto 5 lavoratori su 212 potranno accedere alla pensione».
marco.dozio@ilgiorno.net

Villsanta - Carrier non deve chiudere, la Regione si giocherà la carta della legge sul lavoro

di Marco Dozio da il Giorno

— VILLASANTA —
REGIONE Lombardia scende in campo nel tentativo di salvare i 212 lavoratori Carrier, ormai a un passo dal licenziamento. L’impegno è perentorio. «Non lasceremo nulla di intentato», assicura il consigliere regionale Enrico Brambilla (Pd) che ieri pomeriggio ha presieduto la Commissione Attività Produttive, tutta incentrata sul caso della multinazionale che vuole chiudere la fabbrica dei condizionatori per delocalizzare in Repubblica Ceca. Il primo obiettivo, il più impellente, è quello di fermare il conto alla rovescia. Perché i giorni passano e la procedura di mobilità, avviata il 9 gennaio, avanza inesorabile: significa che tra circa 2 mesi i tagli saranno operativi.
«Porteremo avanti un’ufficiale richiesta di sollecito alla proprietà di Carrier affinché sospenda momentaneamente l’iter di chiusura della stabilimento e di cessazione dell’attività», aggiunge Brambilla, sposando un’istanza dei sindacati. Si cerca di guadagnare tempo. Nella speranza di convincere la multinazionale americana Utc, detentrice del marchio, a mantenere almeno una parte della produzione in Brianza. In alternativa la lotta è sulla reindustrializzazione del sito, attraverso fornitori, terzisti o altre società che fanno capo all’Utc.

DA QUESTO punto di vista il Pirellone ha in serbo una carta da giocare: si tratta della nuova legge regionale sul lavoro che dovrebbe contenere un pacchetto di incentivi per scoraggiare la fuga delle imprese. «Il progetto di legge è calendarizzato per l’11 febbraio. Il provvedimento prevede forme premiali come il credito d’imposta, nuclei operativi per la gestione delle crisi aziendali e altre agevolazioni che nel giro di pochi giorni si tradurranno in norme da applicare», aggiunge Brambilla, senza per questo voler diffondere illusioni. La partita sarà complicata. «Siamo ben consci del fatto che certe misure potrebbero non essere sufficienti per far cambiare idea a una multinazionale. Quello che chiediamo è di sospendere i licenziamenti per verificare se si potranno aprire nuovi condizioni per la trattativa».

ALL’INCONTRO in Commissione hanno partecipato anche l’assessore provinciale al Lavoro, Enrico Elli e il sindaco di Villasanta, Emilio Merlo. Il fronte delle istituzioni appare compatto. Mirko Stucchi è il sindacalista della Fiom Cgil che lotta giorno dopo giorno accanto ai lavoratori, reduci da un intenso periodo di scioperi e presidi: «L’impegno della Regione è certamente positivo, ma dobbiamo restare con i piedi per terra. Al momento non esistono particolari spiragli. La nostra posizione resta chiara: Carrier non deve chiudere».
marco.dozio@ilgiorno.net


Nessuna speculazione edilizia sulla grande area industriale
— VILLASANTA —
L’IMMENSA area su cui si estende la Carrier non cambierà destinazione d’uso. L’ha assicurato il sindaco Emilio Merlo (Lega Nord) durante il vertice di ieri in Regione Lombardia. Quei 132mila metri quadrati alle porte della città resteranno a vocazione produttiva, qualsiasi sia la decisione finale della multinazionale Utc. Nessuno spazio dunque per eventuali appetiti speculativi, nemmeno per progetti di carattere residenziale o terziario. «Il Piano di Governo del territorio, ovvero lo strumento urbanistico comunale approvato due anni fa, parla chiaro: quell’area resta industriale», ribadisce il sindaco, che ha convocato per martedì prossimo un Consiglio comunale aperto sul caso Carrier.
«Abbiamo invitato a parlare le rappresentanze sindacali e la dirigenza italiana dell’azienda. Approveremo un ordine del giorno unitario, dunque con il consenso di tutte le forze politiche villasantesi: un modo per far sentire la nostra vicinanza ai lavoratori e per continuare a tenere accesi i riflettori su una crisi che non può e non deve essere dimenticata. Carrier è un simbolo produttivo del territorio le cui vicende sono intimamente legate alla storia di Villasanta». Fino allíinizio degli anni Novanta, il colosso della climatizzazione dava lavoro a 1200 persone.
M.Doz.
 


Il destino si decide oltre confine. Occhi puntati sul vertice di Parigi

— VILLASANTA —
OCCHI puntati su Parigi, dove si trova la sede europea della Carrier. Maestranze e sindacati attendono di conoscere l’esito dell’incontro tra i dirigenti italiani e quelli francesi, che guidano l’azienda a livello continentale. Il tema del faccia a faccia riguarda le richieste presentate dalle organizzazioni sindacali al tavolo della trattativa: dalla sospensione della procedura di mobilità al coinvolgimento del Gruppo Utc nei processi di reindustrializzazione, solo per fare due esempi. Richieste che i responsabili italiani, privi di reale potere decisionale, devono «girare» alla dirigenza transalpina, che avrebbe scelto di sacrificare la fabbrica di Villasanta per salvaguardare gli impianti produttivi francesi. Per 3 giornate consecutive i lavoratori hanno scioperato a turno picchettando l’ingresso di via Dante, con l’obiettivo di bloccare i camion in arrivo dalla Francia. Ora la protesta è momentaneamente sospesa, dopo circa due settimane caratterizzate da un’ampia partecipazione alle iniziative sindacali: si tratta di una sorta di segnale distensivo, in attesa di capire quali novità emergeranno dal vertice parigino. Ma la mobilitazione, assicura la Fiom Cgil monzese, è pronta a ripartire già dai prossimi giorni.
M.Doz.

Villasanta - I lavoratori della Carrier bloccano i Tir ai cancelli

di Marco Dozio da il Giorno del 17/01

IL BLOCCO dei cancelli è iniziato al mattino e si è protratto fino a sera. Non si entra. Quando hanno saputo dei camion in arrivo dalla Francia, i lavoratori Carrier hanno organizzato la protesta erigendo una barriera umana davanti all’ingresso di via Dante. Scioperando sotto l’acqua, al freddo, divisi per reparto, operai, impiegati, tecnici e magazzinieri hanno presidiato il varco per impedire l’accesso ai Tir francesi. Un modo per rimarcare il ruolo dei dirigenti transalpini, a capo della Carrier europea, nella scelta di chiudere il sito di Villasanta delocalizzando in Repubblica Ceca. Anche se il colosso dei condizionatori appartiene interamente alla multinazionale americana Utc, i villasantesi intravedono un conflitto di strategie nazionali dietro la serrata programmata per giugno, che getterà nel dramma 212 persone. «La sede continentale è in Francia, il presidente europeo è francese. Gli americani vogliono chiudere una fabbrica in Europa e i francesi hanno deciso di salvare i loro siti produttivi condannando il nostro. Loro hanno santi in paradiso, mentre gli italiani non hanno alcun peso all’interno della Utc», spiega Ornella Fedeli, delegato sindacale Fiom Cgil, annunciando un’altra ora di sciopero per questa mattina alle 8 con il blocco del traffico davanti all’azienda.

LA MOBILITAZIONE dunque non si ferma. Oggi le tute blu incroceranno le braccia per la quinta volta nel giro di una decina di giorni. Nell’attesa del vertice con Regione Lombardia fissato per settimana prossima, fondamentale per capire quali strumenti potrà mettere in campo il Pirellone nel tentativo di scongiurare il peggio. I sindacati ribadiscono che in questa fase l’obiettivo resta quello di mantenere l’occupazione: magari convincendo la multinazionale a impegnarsi sul fronte della reindustrializzazione, attraverso clienti, terzisti o altre società della galassia Utc che potrebbero riempire quegli enormi spazi a rischio desertificazione. «La convocazione in sede regionale è per il 23 gennaio a mezzogiorno. E i lavoratori saranno presenti con un presidio. Sarà uno snodo importante per valutare gli sviluppi della trattativa. Dalla Regione ci aspettiamo azioni concrete, la situazione è drammatica», aggiunge Mirko Stucchi, sindacalista Fiom Cgil, che mercoledì sera ha raccontato il caso Carrier dagli schermi della trasmissione televisiva «La Gabbia» condotta da Gianluigi Paragone su La7. Una delegazione di operai ha esposto cartelli di lotta: «Questa è l’etica di Carrier? Quale futuro abbiamo?», si chiedono ricordando che il traguardo della pensione è una chimera per tutti. I più «fortunati», se così si può dire, dovranno attendere ancora 4 anni. Un’eternità.
marco.dozio@ilgiorno.net

Villasanta - Carrier, fumata nera. Il dramma di 212 operai

di Marco Dozio da il Giorno

IERI UN NUOVO lungo sciopero nella fabbrica dei condizionatori. Il terzo da quando è iniziata la protesta. E un presidio pomeridiano, al freddo, davanti alle sede monzese di Confindustria, con via Petrarca parzialmente chiusa al traffico. I 212 dipendenti della Carrier proseguono la lotta per salvare il proprio posto di lavoro, messo a rischio dalla scelta di chiudere lo stabilimento villasantese per spostare la produzione in Repubblica Ceca. Fuori il sit-in con striscioni, bandiere, megafoni. Dentro, nei locali dell’associazione degli industriali, è ripresa la trattativa tra le parti cominciata venerdì scorso in Provincia. La fumata, sostanzialmente, è ancora nera. Alle 17.30 i protagonisti dell’incontro escono alla spicciolata: «Non ci sono spiragli né aperture di sorta - spiega Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil -, per esempio l’azienda ha nuovamente rifiutato la nostra proposta di sospendere la procedura di mobilità», indispensabile per guadagnare tempo prezioso, perché nelle condizioni attuali il licenziamento collettivo scatterà tra meno di 70 giorni, gettando nella disperazione centinaia di famiglie. Il sindacato ha ribadito le proprie istanze. Nella speranza di convincere la multinazionale americana Utc, che controlla lo stabilimento brianzolo, a impostare un progetto per la reindustrializzazione del sito. Magari attraverso clienti, terzisti o altre società che fanno capo alla «corporate» statunitense, proprietaria di una filiale nella vicina Brugherio.

«LA DIRIGENZA italiana con cui ci stiamo confrontando ha garantito che comunicherà le nostre proposte ai dirigenti americani e francesi, i quali detengono il reale potere decisionale», aggiungono i rappresentanti della Fiom restando molto cauti sull’esito della vertenza. Che ora dovrà trasferirsi in Regione Lombardia per un vertice chiesto dai sindacati ma non ancora calendarizzato. Il tentativo, in questa fase, resta quello di scongiurare la desertificazione di un’area produttiva grande 132mila metri quadri, assicurando un’occupazione a decine di operai troppo lontani dal traguardo della pensione. Solo in un secondo momento comincerà il dibattito su eventuali ammortizzatori sociali, indennizzi e cassa integrazione. Al presidio ha partecipato un nutrito gruppo di ex lavoratori Carrier, licenziati durante le precedenti procedure di mobilità: negli anni Novanta la fabbrica dava lavoro a 1.200 persone. «Ci scalda il cuore questa dimostrazione di solidarietà - racconta Pino Timpani, in reparto da 34 anni -. Speriamo di poter trovare una soluzione a questo dramma sociale».

Carrier conferma la chiusura di Villasanta. Gli operai celebrano il funerale del lavoro

di Marco Dozio da il Giorno del 11/11

LA DECISIONE a questo punto appare irrevocabile. La multinazionale americana Utc, che controlla Carrier, ha ribadito davanti alle istituzioni la volontà di chiudere lo stabilimento di Villasanta per trasferire la produzione in Repubblica Ceca. Nel tavolo convocato ieri mattina a Palazzo Grossi, parlando ai sindacati, ai rappresentanti di Regione, Provincia e Comune, per giustificare la delocalizzazione i dirigenti aziendali hanno sciorinato un paio di numeri. Spiegando che un’ora di lavoro in Brianza costa 87 euro, mentre dalle parti di Praga soltanto 27 euro. Fuori dai cancelli c’è il presidio dei 212 lavoratori licenziati, ancora increduli per il destino della grande fabbrica dei condizionatori. Verso mezzogiorno il corteo si muove attraversando piazza Citterio prima di tornare sotto la sede provinciale. Isidoro Nicastro ha gli occhi lucidi: «Ho lavorato in questa azienda 34 anni, ne ho 54 e me ne mancano 9 alla pensione. Ho moglie e 2 figli, uno è disoccupato. Non dormo la notte, penso di continuo a cosa potrà fare e non trovo risposte. Dopo anni in catena di montaggio molti di noi hanno dolori cronici alle braccia o alle gambe, non riesco a darmi pace».
È una processione di persone condannate dalla disinvoltura delle multinazionali e dalla riforma che ha innalzato l’età pensionistica. Giorgio La Bella, saldatore, separato, 4 figlie di cui 3 minorenni: «Sono tornato a vivere con i miei genitori. Ora dovrò andare sotto un ponte? Ho 51 anni, lavoro da una vita e speravo di arrivare almeno alla pensione. Davvero non so come andrà a finire la mia storia». Accanto a lui c’è Giancarlo Scarpa, 53 anni, in Carrier dal 1982. Sorregge un cartello eloquente che recita così: «Quale futuro abbiamo?», se lo chiede con angoscia perché ha già fatto i calcoli: «Togliendo 3 anni di mobilità, prima della pensione mi restano 4 anni completamente scoperti, senza occupazione e reddito. Mia moglie è invalida al 100%, come farò?». Lo slogan issato da Carmelo Spagnuolo è il seguente: «Questa è l’etica di Carrier?». «Ci hanno sfruttato per anni e adesso ci abbandonano. Ho visto che d’investimenti non ne facevano più, ma non mi sarei mai aspettato una cosa del genere. Pensavo che tra cassa e mobilità l’azienda sarebbe rimasta aperta, anche perché i bilanci erano sani».

LUISA Quaranta ha trascorso più tempo in reparto che a casa: «Sono entrata a 19 anni e ho passato metà della mia vita là dentro. Ho 2 figli di cui uno disabile, mai avrei pensato di trovarmi senza lavoro da un giorno all’altro». Pino Timpani, villasantese assunto nel 1979: «Senza la Carrier-Delchi Villasanta perde l’anima. Eravamo una città industriale, ora siamo un grande dormitorio. Forse non ci rendiamo veramente conto di quello che sta succedendo». 

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