villa Bagatti

Varedo - EXPO ARTE Mostra arte contemporanea Villa Bagatti Valsecchi

di A. Migliaccio

Mangiatori di nuvole. Realismo pittorico, mito e allegoria nell’arte contemporanea

L’idea è semplice, ma così intensa da lasciarci increduli. E qui la realtà assume un significato simbolico, un secondo livello oltre quello dell’apparenza. Tanto che la prima realtà rapidamente si dissolve, e noi siamo costretti a vedere altro. Anche chi sarà invitato alla vernice di questa mostra potrà entrare in scena e farsi l’Angelo senza ali di una nuova Annunciazione, o Maria Maddalena, o Caino. Non dovrà fare altro che continuare a vivere come se stesso. La pittura di Normanno ne asseconderà l’esistenza indirizzandola verso un valore più alto, verso una verità scritta nella storia dell’uomo. Vittorio Sgarbi – Recensione a vernice di Rocco Normanno.

Dove va l’arte contemporanea?
Una ventina d’Anni fa alla più importante manifestazione artistica internazionale (Cassel) non avremmo trovato facilmente un lavoro fatto con tela e pennello, men che meno costruito nello stile accademico. Solo opere multimediali, istallazioni, fotografie.
Chi avesse inteso proseguire il filone di una ricerca figurativa sarebbe stato considerato poco più che un pittore della domenica.
Oggi, la mostra che possiamo visitare a Varedo presso la Villa Bagatti Valsecchi, curata da Vittorio Sgarbi nell’ambito di EXPO Arte, è uno strano miscuglio di stili e mezzi espressivi, ma colpisce la presenza abbondante di un filone neo figurativo in pittura e scultura che il critico va coltivando da tempo.
Ci sono certamente citazioni delle avanguardie. Al visitatore che comincia il suo percorso dal loggiato esterno appaiono per prime le grandi sculture nello stile di Moore e i pesci di terracotta smaltata (come non rivedere le anfore di Kounellis?) ma cosa del tutto differente dalla poetica del recupero dell’arte povera, dall’assemblaggio non bisognoso di ulteriore intervento che quello della composizione. Il ritorno al classico nelle tecniche è il fatto dominante. Non chiamatelo realismo. Piuttosto un ritorno all’allegoria e al simbolismo. Orrori di meduse e teste mozzate. Ritorno dei temi epici e dell’arte sacra.
Nelle sale interne un grande crocefisso ligneo si china sul visitatore, con la forza brutale della verità carnale della crocefissione, come dovette apparire l’opera del Mantegna ai suoi scandalizzati contemporanei. Il tema religioso e le storie bibliche tornano nelle rappresentazioni Così come torna il Mito. E che c’è di reale nella mitologia? Niente, se non l’interpretazione poetica della realtà.
Il catalogo curato da Sgarbi è in preparazione e non sarà pronto prima di settembre. Resta perciò parzialmente oscura la scelta editoriale. Il motivo dell’assenza di percorsi tematici e l’accostamento di opere del tutto differenti nelle forme e nei contenuti. Impossibile pensare che non sia stata una scelta.
Non possiamo che fare a nostra volta una scelta e soffermarci su quelle opere che rappresentano una “scuola” comunemente nota come nuovo realismo pittorico.
Pitture e sculture che anche con fastidioso e sgradevole eccesso accarezzano il deforme, l’anti estetico. La vecchiaia, l’anti erotico. Un filone che attraversa la storia dell’arte dai fiamminghi al romanticismo, come ci ha raccontato Umberto Eco nel bel saggio Storia della bruttezza. Il bello non è che uno e banale, il brutto un’immensa molteplicità. E’ la realtà. Sempre interpretata. L’eccesso di realismo diventa una porta per un’altra realtà.
Ci soffermeremo allora sui più coerenti interpreti di questi filone. Rocco Normanno, col suo “Suicidio”, Roberto Calò col suo mangiatore di nuvole e il Tommasi Ferroni (di cui diamo qui sotto un assaggio con un’opera, Il pittore e la modella del 1976, che non è esposta in questa mostra).
Riccardo Tommasi Ferroni, Il pittore e la modella, 1976

In Spagna questa scuola di pensiero trova espressione nella Scuola di Chinchón. E’ il nome con cui Claudio Malberti battezzò il gruppo di pittori che avevano ottenuto la borsa di studio presso la Fondazione Arte e Autori Contemporanei di Chinchón, quando esposero a Milano nel novembre 2002. L’anno prima Malberti aveva aperto la Galleria Marieschi, un’elegante spazio espositivo nel pieno centro di Milano.
Vittorio Sgarbi ne curò alcune vernici e spiegò la tendenza della nuova galleria, in difesa della Pittura e del Realismo Contemporaneo. Rivolgendosi ai realisti del mondo, Sgarbi terminava il suo appassionato discorso dichiarando: “Oggi tanti giovani artisti possono serenamente prendere in mano il pennello e guardare la tela bianca per riempirla di idee, di passioni e di sentimenti senza sentirsi lontani della storia o travolti da una critica o da un’avanguardia che li aveva tagliati fuori per tanti anni.” In pieno secolo XXI è un fatto comprovato che i pittori, per il solo fatto di essere realisti, incontrino difficoltà ad esporre le loro opere e ad accedere ai grandi apparati della cultura globale come, per esempio, le fiere e i musei di Arte Contemporanea.
Da allora questa tendenza si è andata sviluppando sotto il nome di nuovo realismo pittorico. Qualcosa che almeno nel discorso dei critici rimanda al Manifesto per un nuovo realismo di Maurizio Ferraris. Bella e condivisibile bandiera per il ritorno a un pensiero “Forte” al posto del pensiero debole che aveva distrutto le ideologie e con esse le idee e gli ideali.
Ma ditemi che cosa c’è di realistico nel mangiatore di nuvole di Calò o nel suicidio di Rocco Normanno (sotto). Non più di quanto realismo ci fosse nel Temporale di Giorgione o nella Vergine delle rocce di Leonardo. Possiamo certamente parlare di ritorno del figurativo, dell’uso di tecniche pittoriche classiche che erano andate in disuso. Tecniche ma non contenuti. Anche se in questa mostra i temi attuali li troveremo, di sfuggita.

Rocco Normanno “Il Suicidio”

Tecniche reinterpretate, nello stile dell’iperrealismo (nel caso del pugliese Rocco Normanno le cui opere hanno una cifra ben caratterizzata).
Nature morte realizzate con la tecnica fotografica, ma nello stile dei migliori pittori napoletani del settecento. Opere che effettivamente accarezzano i dettagli di un pesce, di un carciofo o di un melograno, ma lontanissime dall’intento di riprodurre il vero in maniera fedele con uno scopo fine a sé stesso. Perché dunque chiamare realismo pittorico questo ritorno al barocco?
Gli è che gli artisti sono più saggi dei rottamatori. Hanno finalmente fatto buon uso di secolari eredità. Del barocco recuperano tutta l’inquietudine, di più, con lo stesso tremendo presagio che si respirava nell’arte tedesca tra le due guerre. Non un buon presagio.
Ai piedi della scala d’accesso al primo piano ci accoglie una nidiata di topi di ceramica smaltata. Sgaiattolano da un ripostiglio in disuso. Sono veri, nel senso che faranno trasalire per un istante il piede dello spettatore.
L’artista cerca la verità e la verità non è nell’apparenza. L’artista crea una nuova realtà virtuale, che serve per interpretare il mondo, come fa il mito. Realisti furono coloro che portarono nell’arte temi sociali, che misero contadini al posto degli dei e delle ninfe. Certamente il Caravaggio, che molti di questi artisti citano nella tecnica e nella luce. Certamente verismo c’è in un filone della pittura fiamminga, in Van der Meer e nelle sue scene di vita quotidiana. Verismo e naturalismo straordinariamente moderno, ci fu in un artista come Francisco Goya, che aveva posto le basi di tutte le avanguardie e non lo sapeva. Non è questa l’operazione che fanno questi artisti. Permetteteci una definizione altra. A noi i mangiatori di nuvole affascinano, ma li chiameremo neo barocchi.

 

Varedo - Acquisto di Villa Bagatti Valsecchi «Gli atti potrebbero essere nulli»

di Veronica Todaro da il Giorno

PRENDE ATTO delle azioni intraprese ma continuerà a «monitorare strettamente l’evolversi della situazione dell’ente, nell’ambito di tutta la gamma dei suoi poteri di controllo». Ricorda che gli atti potrebbero essere nulli e rimanda a un giudice la valutazione finale.
È questo in sintesi il contenuto della nuova deliberazione della Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei Conti, giunta qualche giorno fa in Comune, relativa ancora alla vicenda dell’acquisto di Villa Bagatti Valsecchi.

DOPO LE MISURE correttive adottate dall’Amministrazione comunale, cioè riclassificazioni e variazioni sulle voci del rendiconto 2011, in sostanza l’introduzione in conto capitale dell’importo per l’acquisto della villa per 6 milioni di euro, la Corte dei Conti si è espressa di nuovo.
Nella deliberazione di undici pagine si legge che «giova ribadire che la spesa dell’ente deve essere sostenuta da un valido titolo di spesa e che l’accertamento dell’elusione comporta, tra le varie sanzioni, la nullità degli atti elusivi in particolare di quelli terminali attraverso cui si è realizzata la sostanziale elusione del Patto di stabilità».
In pratica, la Corte ricorda che la creazione della Fondazione La Versiera ha dissimulato la spesa che il Comune ha dovuto sostenere per l’acquisto, sia pure indiretto, di Villa Bagatti, distribuendo nel tempo la contabilizzazione dei relativi oneri di finanziamento, sotto forma di rimborso degli stessi alla Fondazione. Il Comune quindi ha realizzato un abuso di mezzi giuridici per l’acquisto, eludendo il Patto di stabilità.

«NEL RICORDARE che l’autorità competente in merito all’accertamento della nullità degli atti e delle conseguenze di legge è l’autorità giudiziaria ordinaria, la Sezione prende atto delle iniziative intraprese e fa riserva di valutare attentamente le conseguenze gestionali e giuridiche delle scelte amministrative effettuate».
«Siamo soddisfatti che la Corte abbia riconosciuto ben fatto il nostro lavoro dopo la riapprovazione del rendiconto 2011, così come da loro richiesto nella prima delibera - sottolinea il sindaco di Varedo Diego Marzorati -. Adesso si dovrà aprire una nuova partita sulla verifica degli atti che verranno ritenuti nulli».

L’AMMINISTRAZIONE comunale ora dovrà quindi rivolgersi a un Tribunale ordinario per capire quali atti sinora stipulati, sia amministrativi sia notarili, possano essere considerati nulli. La vicenda avrà degli strascichi ancora molto lunghi.
Questa sera la vicenda verrà nuovamente portata sui banchi del Consiglio comunale.

Varedo, bilancio spiazzato dalla Corte dei Conti

di Veronica Todaro da il Giorno

UNA RISPOSTA contenuta in cinque pagine che si riassume in una sola riga: «Il quesito proposto non è ammissibile». È rimasto sconcertato il sindaco Diego Marzorati quando ha letto la risposta della Corte dei Conti a cui l’Amministrazione comunale si era rivolta con una domanda ben precisa. Il quesito riguarda i 6,5 milioni di euro inseriti all’inizio del mese nel bilancio consuntivo 2011 (soldi relativi alla vicenda della contestata acquisizione di villa Bagatti Vasecchi), come richiesto espressamente lo scorso dicembre dalla Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei Conti. Il comune aveva chiesto se «è consentito restituire il denaro alla banca in più anni, rinegoziando il debito, considerato anche il divieto di aumentare i debiti per lo sforamento del Patto di stabilità?». Il problema infatti è quello di evitare il dissesto finanziario del Comune. Per la Corte però il quesito non può essere esaminato nel merito. Come a dire che non è la Corte a dover dare consulenze all’Ente. E quindi, dove trovare la copertura su un bilancio attuale che è di circa 13 milioni e mezzo? «Chiederemo comunque un nuovo incontro con la Corte dei Conti – spiega il sindaco – anche perché nel bilancio di previsione 2014 dobbiamo capire come cominciare a dare una copertura a questi sei milioni, se dobbiamo imputarla a più annualità o se doverla coprire in un anno solo». 

Varedo - Villa Bagatti, l’ex sindaco: «Non siamo responsabili»

di Stefania Todaro da il Giorno del 09/02

«NON HO PARLATO per tre anni. Avrei continuato a stare zitto, ma è arrivato il momento di far sentire quello che anch’io ho da dire a proposito della vicenda di Villa Bagatti Valsecchi». All’indomani della seduta di Consiglio comunale, in cui i consiglieri del centrosinistra hanno abbandonato l’aula per non votare la rettifica del bilancio consuntivo 2011, l’ex sindaco Sergio Daniel prende parola per mettere in chiaro diverse cose. «Da maggio 2011 non abbiamo più responsabilità. Sul nostro operato la Corte dei Conti non ha posto rilievi particolari. È vero che il Comune era socio unico della Fondazione, ma io non ho firmato nulla».
Il riferimento è alla firma posta dall’attuale sindaco Diego Marzorati, congiuntamente alla Fondazione La Versiera, per sottoscrivere il contratto di apertura di credito con l’istituto bancario. Una condizione di garanzia chiesta dalla banca a Marzorati, che l’ha accolta senza il mandato del Consiglio comunale. «Il sindaco – continua Daniel – ha firmato un atto che io avevo valutato di non firmare, viceversa avrei fatto un passaggio in consiglio per una scelta condivisa». Firmare avrebbe significato mettere a bilancio 6 milioni e mezzo di euro per l’acquisto della villa e sforare di conseguenza il patto di stabilità. L’attuale Amministrazione invece non ha messo a bilancio la cifra, dissimulando l’impegno economico che la garanzia produceva, eludendo quindi il patto di stabilità, secondo quanto ritiene la Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei Conti. «Tutti gli atti per l’acquisizione della Villa non sono stati portati all’attenzione dei consiglieri, ma sono passati come delibere di Giunta. E’ per questo motivo che sostengo a ragione che la nostra responsabilità si ferma a maggio del 2011 quando non siamo più stati rieletti», conclude Daniel.

A FARGLI eco il consigliere Mario Golfetto e il segretario del Pd Stefano Zini: «Con l’approvazione della rettifica del bilancio ci è stata chiesta un’assunzione di responsabilità di tutto il percorso istituzionale, a partire dalle scelte politiche per finire agli atti amministrativi e contabili che ci hanno portato fino a questo punto. Non abbiamo partecipato al voto perché noi non abbiamo responsabilità. Aspettiamo che tutto arrivi a termine e che venga data giustizia ai giusti. Oggi un primo piccolo pezzo di giustizia viene fatto. Attendiamo con serenità quella che ancora manca». 

Varedo - Bilanci e Villa Bagatti, la parola alla Corte dei Conti

di Veronica Todaro da il Giorno

LE RISPOSTE che l’Amministrazione comunale di Varedo attende dalla Corte dei Conti sono due: la prima riguarda l’eventuale correzione dei bilanci 2012 e 2013, mentre la seconda è relativa alla possibile nullità degli atti relativi all’acquisizione di Villa Bagatti Valsecchi. Il Comune ha seguito alla lettera quanto richiesto lo scorso dicembre dalla Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei Conti. Nei giorni scorsi infatti è stato riaperto il bilancio consuntivo 2011 in cui è stato inserito il debito di 6 milioni di euro per l’acquisto della dimora storica. La richiesta della Corte era infatti quella di «correggere il prospetto dimostrativo del raggiungimento dei vincoli del Patto di stabilità per il 2011, correggere il tasso di indebitamento e adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a preservare gli equilibri di bilancio». Secondo la Corte la creazione della Fondazione La Versiera ha dissimulato la spesa che il Comune ha dovuto sostenere per l’acquisto della Villa. Ora il Comune ha riclassificato le voci di bilancio per rimettere a posto quei 6 milioni di euro. Ma dove trovare la copertura su un bilancio attuale che è di circa 13 milioni e mezzo? E che dire dei bilanci degli anni successivi al 2011? Andranno rivisti anche quelli del 2012 e del 2013? E c’è di più: la nullità degli atti. La Sezione regionale di controllo per la Lombardia potrebbe infatti invalidare una serie di atti, partendo dall’acquisto fino al finanziamento. Il che significa che se gli atti fossero nulli, la Villa potrebbe tornare ai proprietari privati che dovrebbero restituire alla banca 6 milioni di euro, incassati attraverso 60 assegni circolare da 100mila euro l’uno. Un possibilità alquanto remota. Intanto la Fondazione, che ha da poco nominato un nuovo consiglio di amministrazione, muove i primi passi dopo aver preso in carico la gestione del patrimonio storico-architettonico della Villa. Nelle intenzioni del presidente Maurizio Riva e dei consiglieri Isabella Maffeis e Alessandro Feroldi, c’è quella di far diventare Villa Bagatti Valsecchi uno dei poli d’arte di Expo 2015, facendo convogliare su Varedo 600 artisti, tra pittori e scultori, attraverso una mostra d’arte della durata di otto mesi. Nei prossimi giorni verrà fatto un sopralluogo per valutare i vari interventi di manutenzione della villa, sia internamente sia esternamente di modo da stendere un piano di recupero per renderla agibile al meglio in vista di Expo ma non solo.

Il caso della vendita di Villa Bagatti a Varedo: la famiglia Borsani-Fantoni replica al sindaco

da il Giorno del 28/12

Riceviamo e pubblichiamo: Con riferimento all’articolo apparso sull’edizione del Il Giorno edizione di Monza e Brianza di domenica 5 dicembre 2013 dal titolo “Vendita Villa Bagatti Valsecchi: come un gioco di scatole cinesi”, la famiglia Borsani – Fantoni, da sempre impegnata sul territorio di Varedo con iniziative economiche e sociali, chiamata in causa dal sindaco del Comune, signor Diego Marzorati, smentisce quanto lo stesso ha dichiarato al giornale, in quanto tali affermazioni costituiscono mere illazioni destituite di ogni fondamento, come la Procura della Repubblica di Monza, alla quale lo stesso Marzorati si è rivolto, avrà modo di accertare.
Dichiarazioni che hanno l’unico obiettivo di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su vicende “costruite a tavolino”, per far sì che l’attenzione non ricada, invece, sulla gestione dell’Amministrazione comunale in carica, attualmente “sotto la lente” della Corte dei Conti.
La famiglia Borsani-Fantoni preferisce non replicare alle illazioni del signor Diego Marzorati e attendere, invece, la conclusione delle indagini penali, riservandosi ogni azione nelle opportune sedi giurisdizionali nei confronti di tutte quelle persone che hanno tentato o tenteranno di diffamare il proprio nome.
Danilo Cannella
Fiscaldrag

Varedo - Vendita Villa Bagatti Valsecchi: «Come un gioco di scatole cinesi»

di Veronica Todaro da il Giorno del 15/12

L’INDAGINE PENALE della Procura della Repubblica di Monza si infittisce sempre di più. E’ un «intreccio” di società quello su cui la Procura e la Guardia di Finanza stanno indagando per arrivare a delineare un quadro chiaro sull’acquisizione di Villa Bagatti Valsecchi. L’indagine infatti coinvolge i soci della «Loco Varaedeo srl», la società venditrice della villa. Da ricerche fatte sui pubblici registri, la stessa società è partecipata al 100 per cento da Arbo Srl, a sua volta partecipata per il 50 per cento da Gonghi Srl, partecipata al 100 per cento da G.B.L Fiduciaria Spa, a sua volta fiduciaria del gruppo «Banca Leonardo Spa», (stesso gruppo bancario a cui appartiene Banca Prossima, la società che ha erogato l’apertura di credito in conto corrente) e per il 50 per cento da Finpa Srl, di proprietà di Federico Borsani (già amministratore unico della società Il Parco Re Srl, fusasi con la società Loco Varadeo, dando vita ad Arbo Spa poi divenuta Arbo Srl). In sostanza, Banca Prossima, un istituto di credito privato, è il soggetto finanziatore della Fondazione La Versiera 1718, che ha concordato il finanziamento per l’acquisto della villa. «E’ come un gioco di scatole cinesi – sottolinea il sindaco Diego Marzorati -. Ogni volta che ne scoperchi una trovi qualcosa che non va. Queste società sono tutte collegate tra di loro e con la banca, già proprietaria del 50 per cento della società che ha venduto. In parole povere succede che la banca ha finanziato la vendita di un bene già suo. E’ come se il finanziamento di 6 milioni di euro fosse stato fatto per 3 milioni di euro, è come se i soldi non fossero mai usciti, entrano ed escono dalla stessa scrivania. Questa cosa ci ha lasciato esterrefatti».

Intanto mercoledì scorso il primo cittadino ha incontrato i quattro capigruppo consiliari e il segretario comunale, chiedendo anche un appuntamento alla Corte dei Conti che potrebbe essere concordato poco prima di Natale. «Ci presenteremo alla Corte spiegando che Varedo è sempre stato un Comune sano e regolare, mai commissariato – prosegue Marzorati -. La Corte ha trovato le criticità, per questo vorremmo chiedere che ci indirizzi in un percorso per uscirne». Ma il ventaglio di possibilità è ampio. «Su un piatto della bilancia va messo il fatto che la Corte non ci prospetti la soluzione, visto che non è compito suo. E sull’altro la possibilità della nullità degli atti». La Sezione regionale di controllo per la Lombardia potrebbe infatti invalidare una serie di atti, partendo dall’acquisto fino al finanziamento. «Va ricordato – conclude il sindaco - che la villa è di proprietà della Fondazione e non del Comune, ma il vero problema resta il debito. Per questo andremo a chiedere una serie di chiarimenti».


Rettifica Intesa San Paolo precisa: Banca Prossima fa parte del gruppo

CON riferimento all’articolo pubblicato dal Giorno in data 15 dicembre a pagina 13 (edizione Monza Brianza) con il titolo “Vendita Villa Bagatti Valsecchi - come un gioco di scatole cinesi”, Intesa Sanpaolo precisa che Banca Prossima fa parte dello stesso Gruppo Intesa Sanpaolo e non appartiene - come erroneamente riportato nell’articolo - al Gruppo Banca Leonardo.

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