Matteograssi

Giussano - MatteoGrassi porta libri in Tribunale

di Laura Ballabio da il Giorno

UN MESE di attesa per conoscere il futuro dei lavoratori della MatteoGrassi. È stata fissata per il 29 ottobre la scadenza per far partire le procedure per la cassa integrazione straordinaria o per la mobilità. Questi 30 giorni di tempo sono necessari per dare tempo ad un perito di valutare i beni aziendali e stabilire il valore effettivo dell’attività. La perizia, che darà ai giudici fallimentari del tribunale il valore effettivo dell’azienda giussanese, verrà allegata alla richiesta di concessione della cassa integrazione straordinaria. Diversi mesi fa, all’inizio della crisi aziendale, durante un incontro con i lavoratori il curatore fallimentare della spa, aveva azzardato la cifra di 4 milioni di euro per l’acquisto della società: una cifra che con l’inventario aggiornato verrebbe ridimensionata. A chiarire la situazione ai lavoratori sono stati i rappresentati sindacali che ieri pomeriggio hanno incontrato le maestranze nella sede seregnese della Uil. La riunione è partita con una sintesi dell’incontro che venerdì si è tenuto nella sede della Provincia, in via Tommaso Grossi a Monza. Ai lavoratori è stato letto il verbale della riunione fiume durata oltre quattro ore che ha visto la partecipazione delle istituzioni territoriali, (il sindaco di Giussano, Matteo Riva, il presidente della Provincia, Dario Allevi, i rappresentante di Regione Lombardia, Carlo Biacchessi dell’Agenzia regionale per l’istruzione la formazione e il lavoro), i rappresentanti delle tre sigle sindacali, il curatore fallimentare nominato nel 2013 per curate le sorti della spa, Marco Mistò, e Elio Grillone, attuale amministratore delegato della srl. Un documento dove è stato messo nero su bianco il futuro dei lavoratori. La scorsa settimana l’amministratore delegato della MatteoGrassi International srl, Elio Grillone, ha personalmente portato i libri al Tribunale di Monza, avviando di fatto la procedura per il fallimento volontario.

ORA BISOGNERÀ attendere che Alida Paluchowski, presidente della terza sezione civile del tribunale di Monza, nomini un giudice che segua il fallimento della srl. Questo atto formale, che di fatto da l’avvio al fallimento della srl, servirà per sciogliere l’accordo siglato nel luglio del 2013 tra la «vecchia» MatteoGrassi spa, e la società (MatteoGrassi International srl) che 15 mesi fa, ha affittato il ramo aziendale tentando di portare avanti la produzione. «Una volta sciolto l’accordo tra la spa e la srl, i lavoratori torneranno in capo alla spa e si potranno aprire due possibilità: fare richiesta in Regione e al Ministero della cassa integrazione straordinaria contemporaneamente alla mobilità su base volontaria. In alternativa se questa opzione non fosse percorribile, la seconda strada, ci permette di aprire immediatamente la mobilità», hanno spiegato Andrea Baldo della Fineal- Uil, unitamente a Pietro Burgarello segretario generale della Fillea-Cgile e Luigi Puppo della Filca-Cisl. 

Giussano - Matteograssi. Doccia fredda dal curatore fallimentare

di Laura Ballabio da il Giorno

FUMATA NERA per i 63 lavoratori della MatteoGrassi. Anche l’annunciato incontro con il curatore fallimentare della Spa, Marco Misto, non ha dato molte speranze per il futuro dei lavoratori e delle rispettive famiglie. Al tavolo hanno preso parte i rappresentanti sindacali dei lavoratori e l’amministratore che dallo scorso anno è stato nominato dal Tribunale di Milano per seguire le sorti di quella che fino al luglio 2013 era la MatteoGrassi Spa.

LA SPERANZA delle maestranze era legata alla possibilità che il curatore potesse prendere in carico alla Spa, le sorti dei lavoratori passati 15 mesi fa, con l’affitto del ramo d’azienda, sono invece passati in carico alla MatteoGrassi International Srl. Una probabilità disillusa perché il curatore non ha potuto dare rassicurazioni in merito. «Esiste la responsabilità solidale e il curatore non può limitarsi a garantire i lavoratori, ma deve garantire tutti i creditori. Prendendosi in carico i dipendenti aumenterebbe il passivo della Spa che amministra - ha spiegato Andrea Baldo della Fineal- Uil, unitamente a Pietro Burgarello segretario generale della Fillea-Cgile e Luigi Puppo della Filca-Cisl - Aspettiamo la riunione del 26 settembre in Provincia: dovrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, anche essere presente anche un rappresentante dell’attuale Srl. Forse in quella sede si capirà qualcosa di più sul futuro».

L’AZIENDA dopo la distribuzione delle lettere martedì pomeriggio è in stand-by: l’attività è sospesa in attesa di nuove comunicazioni e i dipendenti si trovano in un forte stato di sofferenza economica perché ormai non percepiscono lo stipendio da oltre 3 mesi. 

Giussano - La ripresa del lavoro alla MatteoGrassi diventa un miraggio

di Laura Ballabio da il Giorno 

«L’ATTIVITÀ aziendale è sospesa fino a nuova comunicazione». È questo il contenuto della lettera che i 63 dipendenti della MatteoGrassi hanno ricevuto ieri pomeriggio. Poche ore prima, puntuali alle 7,45, si erano presentati di fronte ai cancelli dell’azienda di via Monte Grappa rimasti chiusi. Nel pomeriggio la comunicazione ufficiale arrivata dai vertici aziendali che allunga i tempi per chiarire quello che sarà il futuro dell’azienda, dei lavoratori e delle loro famiglie. Tra loro, a ricevere la missiva che non chiarisce il futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori, anche Angelo Di Cosmo, dipendente della MatteoGrassi. La sua situazione è particolarmente difficile perché il suo stipendio è l’unico reddito a sostegno della famiglia: la moglie e i cinque figli (dai 18 ai 2 anni e mezzo). «Sono mesi che non ricevo la paga e ho già i solleciti per il pagamento delle bollette: mi scrivono che mi tagliano luce e gas e non so come fare – ha spiegato Di Cosmo –. Mia moglie non lavora, abito nelle case comunali di via Hugo a Seregno. Sono in una situazione disperata non so più come fare».

OGNI giorno, la famiglia Di Cosmo, come quasi tutte quelle dei dipendenti della MatteoGrassi deve fare i salti mortali per far quadrare i conti. «Ho due figli che vanno a scuola, e a peggiorare ulteriormente la situazione quest’anno come pessima novità è stata tolta la Dote scuola – ha continuato a raccontare Angelo Di Cosmo –. A luglio, quando è iniziato lo sciopero sono uscito, non sono rimasto in azienda, per solidarietà con i miei collegi. La mia unica speranza è la pensione, ho già raggiunto gli anni ma l’Inps sta facendo i conteggi».

DIETRO i volti dei 63 lavoratori della MatteoGrassi (azienda leader nel campo delle sedute in pelle), sono celate, 63 storie differenti. Problemi, piccoli e grandi, che tutti in queste difficili settimane stanno affrontando con dignità. La situazione rimane molto difficile. Questo pomeriggio alle 17 i rappresentanti sindacali incontreranno nello studio milanese il curatore fallimentare Marco Mistò. Altro importante appuntamento istituzionale che vedrà partecipare nella ex sede provinciale di via Tommaso Grossi a Monza, i rappresentanti aziendali, dei lavoratori, i sindacati e i rappresentanti di Regione, Provincia e Comune, è stato posticipato dal 24 al 26 settembre.

«SONO i tempi che ci preoccupano: i lavoratori sono attualmente senza tutela e per una sentenza di fallimento ci potrebbero volere dai 30 giorni ai 3 mesi – hanno spiegato i rappresentati delle tre sigle sindacali Andrea Baldo della Feneal-Uil unitamente a Pietro Burgarello segretario generale della Fillea-Cgil e Luigi Puppo della Filca-Cisl –. Questo per il tribunale di Monza o di Milano. Se la Srl dovesse avviare la procedura di fallimento dove ha la sede legale, a Pordenone, non conosco i tempi per una sentenza che potrebbero essere più dilatati».

Giussano - La MatteoGrassi non riaprirà nemmeno martedì

di Laura Ballabio da il Giorno del 14/09

«NON C’È accordo nemmeno su quando e come finirà la MatteoGrassi: l’amministratore delegato vorrebbe usare la formula della cessata attività, i soci della Srl, invece, propendono per portare i libri in tribunale». A spiegare la situazione dopo l’incontro avvenuto nei giorni scorsi con l’attuale proprietà, della storica società che si occupa della produzione di sedute, sono i sindacati che hanno partecipato a una riunione con l’avvocato dei soci che nel luglio 2013 hanno affittato il ramo d’azienda della vecchia MatteoGrassi Spa e che per poco meno di 12 mesi hanno portato avanti la produzione con una nuova società, la MatteoGrassi International Srl, destinata anch’essa a chiudere.

UNA COSA è sicura la MatteoGrassi, nonostante le promesse, martedì non riaprirà e i 63 dipendenti e le rispettive famiglie nei prossimi mesi dovranno affrontare un lungo periodo buio, senza stipendi, la possibilità di aprire la cassa integrazione o altre forme di tutela.
L’ultima speranza era infatti legata al quel cartello che i dipendenti alla fine di agosto hanno trovato al ritorno dalla ferie, attaccato sui cancelli dell’azienda di via Montegrappa a Giussano: l’azienda è chiusa fino al 15 settembre compreso, ma dopo le ultime notizie anche l’ultimo lumicino di speranza, si è tristemente spento. «Siamo preoccupati per la situazione che si prospetta per i lavoratori: nei prossimi mesi non potranno beneficiare di nessuna tutela economica. Nessuno in questo momento sta tutelando le maestranze. Ognuno, e parlo della Curatela e degli attuali amministratori, cerca di fare solo il proprio interesse e nessuno ha a cuore il destino dei lavoratoti – è questo la forte protesta che i rappresentanti sindacali (Andrea Baldo della Feneal-Uil unitamente a Pietro Burgarello segretario generale della Fillea-Cgile e Luigi Puppo della Filca-Cisl) –. Il fattore che ci preoccupa di più è sicuramente la lunghezza dei tempi: per una sentenza possiamo andare da 3-4 mesi fino a un anno di attesa. Tutto questo solo per avere i requisiti per aprire una cassa integrazione straordinaria».

GIÀ la prossima settimana, il 17, è in programma un incontro nell’ufficio milanese del Curatore fallimentare, Marco Zoppè. Proprio la possibilità che la «vecchia» società, la spa, apra la cassa integrazione straordinaria rimane l’unica ancora di salvezza per i lavoratori. La richiesta dovrà però avvenire solo dopo che l’attuale società, la srl, abbia deciso se dismettere l’attività o porti i libri contabili in tribunale: con una sentenza che chiuda di fatto il ramo d’azienda e rimetta in carico i lavoratori alla vecchia spa. Il 24 tutte le parti in causa invece si sono date appuntamento in Provincia per un altro tavolo di confronto.

Giussano - La MatteoGrassi resta chiusa ma almeno c’è un salvagente

di Laura Ballabio da il Giorno

«ABBIAMO i requisiti per la cassa integrazione straordinaria». A confermare quello che da qualche settimana i sindacati dei lavoratori della MatteoGrassi sostenevano, sono stati i vertici di Regione Lombardia durante l’annunciato incontro in programma ieri mattina. Questa parziale buona notizia per i 63 lavoratori della società giussanese leader nel mondo per la produzione di sedute in pelle, è arrivata durante l’incontro che si è tenuto nella sede della Provincia di Monza e Brianza in via Tommaso Grossi. Ad incontrare i rappresentati dei lavoratori e i sindacati delle tre organizzazioni della Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil i vertici delle istituzioni locali. A rappresentare il Comune di Giussano era presente il primo cittadino Matteo Riva, con l’assessore al Bilancio Stefano Viganò che ha la delega al Lavoro. La Provincia di Monza e Brianza era invece rappresentata dal Presidente Dario Allevi con il dirigente responsabile dell’area Sociale, Istruzione e Formazione Lavoro, Erminia Vittoria Zoppè e Carlo Biachesi di Arifl (Agenzia Regionale per Istruzione, formazione e lavoro).

«ABBIAMO chiarito alle istituzioni presenti la reale situazione della MatteoGrassi – hanno spiegato Andrea Baldo della Feneal-Uil unitamente a Armando Busnelli della Filca-Cisl e Gianfranco Cosmo della Fillea-Cgil –. La buona notizia è quella relativa al futuro dei lavoratori: gli addetti della MatteoGrassi Spa hanno i requisiti per accedere alla cassa integrazione straordinaria».
L’incontro il Provincia è solo uno di quelli che verranno organizzati per cercare di trovare una soluzione per la società e soprattutto dei lavoratori. «Un’ora e mezza di incontro che possiamo definire sicuramente proficuo. Ci aggiorniamo a settimana prossima quando è in programma un secondo incontro dove oltre ai rappresentanti dei lavoratori e alle parti sociali saranno invitati a sedersi ad un tavolo anche il curatore fallimentare della Spa Marco Mistò, e l’attuale proprietà della Srl – hanno poi sottolineato i rappresentati sindacali –. L’incontro con le istituzioni è stato positivo: sono stati molto disponibili e abbiamo esposto le nostre preoccupazioni e i nostri dubbi relativi al futuro dell’azienda e di conseguenza dei lavoratori».

ATTUALMENTE i 63 lavoratori della MatteoGrassi non sono occupati: aspettano il 16 settembre (dopo la pausa per le vacanze estive nelle due settimane centrali di agosto, la chiusura è stata prorogata dal 26 agosto al 15 settembre) per capire se l’azienda riaprirà riavviando l’attività.

Giussano - MatteoGrassi, martedì l’incontro. Spiraglio di speranza per i lavoratori

di Laura Ballabio da il Giorno del 03/09

E’ FISSATO ufficialmente per martedì 9 settembre, alle 10, nella sede dell’ex Provincia di Monza e Brianza l’incontro che metterà a un tavolo i rappresentanti dei lavoratori della MatteoGrassi, le parti sociali, i rappresentati di Regione, Provincia e Comune, oltre alla proprietà e al curatore fallimentare dell’azienda di via Monte Grappa.
Uno spiraglio di speranza, legato all’incontro è l’unica notizia positiva che da settimane è giunta ai lavoratori brianzoli coinvolti nella crisi aziendale. In attesa del 15 settembre i 63 dipendenti della MatteoGrassi, la società giussanese leader nella produzione di sedute in pelle, si sono dati appuntamento ieri mattina di fronte ai cancelli dell’azienda di via Monte Grappa. Fuori dallo stabilimento chiuso, c’erano tutti: sia i lavoratori che nelle scorse settimane avevano incrociato le braccia, sia i colleghi, uno gruppo ristretto a poche unità, che aveva continuato a lavorare fino allo scorso 8 agosto, quando da calendario, era fissata la chiusura per le ferie estive.
L’appuntamento di ieri mattina era per capire se in una settimana (il rientro in azienda era fissato per il 26 agosto con la conclusione delle due settimane di chiusura estiva) si erano fatti dei passi avanti sul futuro dell’azienda e soprattutto per quanto riguarda le 63 famiglie brianzole coinvolte nella crisi aziendale. «Siamo in attesa dell’incontro. In questo momento siamo in un limbo. Non si sa cosa stanno facendo, non conosciamo le strategie. Abbiamo sentito il curatore fallimentare al telefono per avvisarlo dell’incontro in Provincia: gli abbiamo chiesto di informare il giudice del tribunale di Milano della situazione attuale – hanno spiegato Andrea Baldo della Feneal-Uil unitamente a Armando Busnelli della Filca-Cisl e Gianfranco Cosmo della Fillea-Cgil – Abbiamo chiesto di interrompere l’attuale affitto di ramo d’azienda della MatteoGrassi internationale Srl: continuando l’azienda si indebiterebbe ancora di più. Amministratore delegato della Srl attualmente è irreperibile dopo che nei giorni scorsi ha rassegnato le dimissioni». Una situazione che si ripercuote pesantemente sulle famiglie dei lavoratori. «Chi ha ricevuto la busta paga di luglio non ha trovato gli assegni familiari» è stata la denuncia che le parti sociali che rappresentano i lavoratori hanno voluto sottolineare per chiarire le difficoltà economiche che in queste settimane stanno affrontando i dipendenti. Il mancato pagamento degli assegni familiari è arrivato dopo mesi di difficoltà nel pagamento degli stipendi.

Giussano - Ferie finite ma la ditta è chiusa. Rientro choc alla Matteograssi

di Gabriele Bassani da il Giorno del 27/08

RIENTRARE dalle ferie e trovarsi il cancello dell’azienda sbarrato con un cartello che invita a riprovarci il prossimo 15 settembre. È la brutta sorpresa che si sono trovati davanti ieri mattina una cinquantina di lavoratori della Matteograssi international srl, società che ha rilevato il ramo d’azienda della storica Matteograssi Spa, alle prese con procedura fallimentare. I dipendenti dell’azienda, che realizza arredi in pelle, sono già sulle barricate dallo scorso mese di luglio, quando hanno iniziato uno sciopero per protestare contro i ritardati pagamenti (mancano all’appello il 30% della retribuzione di giugno e tutti i giorni lavorati di luglio). Si erano lasciati lo scorso 8 agosto per iniziare il periodo di ferie di 2 settimane concordato con l’azienda, dandosi appuntamento per il rientro in ditta ieri, 26 agosto. «Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione e questa mattina ci troviamo davanti questo cartello», spiegano i lavoratori. Nel passaparola e nello scambio di telefonate, si è appreso che in realtà qualcuno tra i dipendenti sarebbe stato informato due giorni prima dell’intenzione dell’azienda di prolungare il periodo di chiusura. «Ma stamattina qui siamo più di cinquanta che non sapevano niente».

I LAVORATORI, sbigottiti e rimasti senza parole, hanno tentato più volte di contattare telefonicamente i recapiti dell’amministratore che avevano a disposizione, senza però ottenere risposta alcuna. A questo punto sono in molti a temere per il futuro dell’azienda che avrebbe dovuto garantire la continuità della produzione e quindi dell’occupazione per i circa 65 addetti rimasti nella fabbrica di via Monte Grappa sui quali si addensano nubi di pesante incertezza. «In questo momento ci manca l’interlocutore al quale far riferimento», conferma Pietro Burgarello della Fillea-Cgil Brianza. «Non si capisce come l’azienda possa prolungare il periodo di ferie quando molti dipendenti non hanno più giorni di ferie dai quali attingere. Per noi, formalmente, i lavoratori oggi sono a disposizione dell’azienda e queste sono da considerare giornate da retribuire, ma soprattutto la nostra urgenza adesso è quella di capire quali siano le reali intenzioni dell’azienda e quale atteggiamento intende mantenere nei confronti di questi lavoratori».

Giussano - MatteoGrassi, incontro col sindaco

di Laura Ballabio da il Giorno del 08/08

SINDACATO e rsu della MatteoGrassi hanno incontrato in municipio il sindaco Matteo Riva. Si è svolto nel corso della mattinata di ieri la riunione che i lavoratori della società giussanese hanno richiesto con le istituzioni cittadine. Ad ospitare l’incontro la sala giunta del comune giussanese. A sedersi al tavolo, oltre al primo cittadino neo eletto Matteo Riva, c’erano i rappresentati interni della rsu aziendale, Claudio Villa e Ornella Citterio, oltre ai rappresentati delle tre sigle sindacali del comparto Legno-arredo, Andrea Baldo della Feneal-Uil unitamente a Armando Busnelli della Filca-Cisl e Gianfranco Cosmo della Fillea-Cgil, che nelle ultime settimane stanno seguendo le sorti aziendale e dei 63 lavoratori impiegati. «Abbiamo accolto il loro invito ad un incontro - ha spiegato il primo cittadino Matteo Riva -. In questo momento i lavoratori hanno una difficoltà di dialogo con l’impresa. Ci hanno richiesto di organizzare un tavolo di discussione con l’azienda per poter riallacciare le trattative. A un possibile tavolo vorremmo includere oltre al Comune come parte istituzionale, anche Provincia e Regione».

IL SINDACO ieri mattina ha ricevuto i lavoratori e nel primo pomeriggio e, accompagnato dal consigliere comunale anziano Matteo Botta, hanno fatto visita al presidio di fronte all’azienda di via Monte Grappa. «Ci auspichiamo che un eventuale tavolo possa portare una soluzione positiva che consenta prima di tutto di mantenere i posti di lavoro sul territorio - ha continuato il sindaco giussanese -. Ma non solo. Oltre al lavoro, alla tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, teniamo che un marchio tanto importante, così fortemente legato al territorio, nato a Mariano Comense e da qualche anno qui a Giussano, continui ad esistere».

IL PRESIDIO continuerà fino alla fine della settimana e riprenderà poi il 26 di agosto, dopo la chiusura - prevista dal piano ferie - aziendale. I motivi dello sciopero che da oltre 20 giorni vede i lavoratori della MatteoGrassi impegnati in una serrata fuori dai cancelli riguarda la mancanza di garanzie sul futuro. Dopo alcuni mesi di tranquillità, seguiti alla «calda» (dal punto di vista sindacale) estate 2013, i problemi per i lavoratori riguardano il pagamento degli stipendi. Dal mese di aprile le mensilità vengono date a singhiozzo o suddivise senza certezze per il futuro.

Giussano - Crisi della «MatteoGrassi. Incontro urgente con l’azienda

di Laura Ballabio da il Giorno del 07/08

UN INCONTRO urgente per far sedere ad un tavolo le parti sociali, i rappresentanti dei lavoratori e l’azienda. E’ questa la richiesta che nelle scorse ore è stata formulata dalle tre sigle sindacali legate al settore del Legno e arredo (Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil), di Monza e Brianza presentata ai vertici dell’azienda della MatteoGrassi di Giussano. La crisi dell’azienda brianzola si è riacutizzata, dalla metà di luglio dopo i problemi dell’estate del 2013, . L’azienda MatteoGrassi, che dal 2010 ha il suo quartier generale a Birone in via Monte Grappa, conta oltre sessanta dipendenti ed è leader a livello internazionale nella produzione di arredamento in pelle e cuoio. Già lo scorso anno la società aveva attraversato un difficile momento economico e finanziario: la storica azienda che vanta oltre 100 anni di storia si è vista costretta a ricorrere a procedure concorsuali di liquidazione. Fortunatamente il lavoro, le commesse e i contratti importanti come il terminal 2 dell’aeroporto indiano a Mumbai non sono mai mancate e la produzione non ha mai smesso di lavorare: nei mesi scorsi ripresa l’attività sotto forma di affitto di un ramo d’azienda con la ragione sociale MatteoGrassi International Srl.
«Purtroppo in pochi mesi si sono nuovamente manifestati problemi che hanno reso difficile l’erogazione degli stipendi ai lavoratori. I dipendenti si sono così visti costretti ad indire lo stato di agitazione e dal 17 luglio sono all’esterno del sito produttivo a manifestare con l’incertezza del proprio futuro» hanno spiegato le tre sigle sindacali che in queste settimane si stanno occupando di seguire il futuro di 63 lavoratori e delle loro famiglie. Dopo lo stallo degli ultimi giorni, proprio le parti sociali hanno voluto rilanciare con l’attuale proprietà inoltrando alla direzione un nuovo invito a sedersi ad un tavolo.
«In questo momento quello che rende complessa la situazione e rischia di esacerbare gli animi è tuttavia il fatto che la direzione aziendale non è disposta ad incontrare ufficialmente le organizzazioni sindacali e le rappresentanze aziendali per illustrare lo stato reale delle cose e le eventuali prospettive future. In particolare l’azienda non è disposta ad avviare la procedura per la cassa integrazione straordinaria chiesta dalle organizzazioni sindacali e dalla rsu aziendale al fine di salvaguardare l’occupazione ed il futuro del marchio MatteoGrassi – si legge in un comunicato ufficiale firmato da Andrea Baldo della Feneal-Uil unitamente a Armando Busnelli della Filca-Cisl e Gianfranco Cosmo della Fillea-Cgil - Per tali motivi ci vediamo costretti a chiedere un incontro urgente con i soggetti in indirizzo, al fine di illustrare quanto sta accadendo ed individuare insieme le soluzioni idonee alla tutela ed alla salvaguardia dell’occupazione e della continuità aziendale». 

Giussano - «Siamo in ferie, licenziati o falliti?». Alla MatteoGrassi esplode la rabbia

di Laura Ballabio da il Giorno del 03/08

«NOI prendiamo sberle da una parte e dall’altra. Non sappiamo più chi siamo o cosa siamo: se siamo in fallimento, se siamo in mobilità, se siamo in ferie o ancora in sciopero». È uno sfogo dettato dalla rabbia dopo 20 giorni di picchetto di fronte ai cancelli della MatteoGrassi quella espressa venerdì pomeriggio dagli oltre 60 lavoratori dell’azienda famosa in tutto il mondo per la lavorazione della pelle per la produzione di sedute e divani. In queste settimane difficili i 63 dipendenti sono sballottati. Da un lato la proprietà attuale che dallo scorso luglio ha affittato un ramo d’azienda. Dall’altra la curatela, nominata dal giudice del tribunale di Milano che sta amministrando le ceneri della vecchia MatteoGrassi Spa. «Siamo in ferie? Non si sa. Ieri l’azienda doveva essere chiusa poi hanno cambiato idea e hanno aperto. Da piano ferie siamo chiusi dall’8 agosto al 22 ma ora non capiamo più cosa sta succedendo», spiega Tiziana Bambin, 41 anni da 14 anni dipendente dell’azienda. Dal 17 luglio la maggior parte dei 63 dipendenti ha deciso di incrociare le braccia perché da mesi, con il pagamento della mensilità di aprile, lo stipendio arriva a singhiozzo, suddiviso in due o tre tranche, senza rassicurazioni sul futuro e nemmeno sul pagamento delle mensilità regolarmente lavorate fino alla metà di luglio. «Siamo in una situazione di stallo. Le parti non si chiamano, non si incontrano, non si vogliono sedere a un tavolo per ragionare sul futuro. Ognuno tira acqua al suo mulino e a farne le spese siamo noi lavoratori», sbotta Ornella Citterio della Rsu aziendale. E intanto che i lavoratori protestano sotto un gazzebo che li protegge della tanta pioggia e dal poco sole che si è visto a luglio, camion entrano ed escono indisturbati.

«SIAMO arrivati all’assurdo che giovedì 1 agosto ci hanno dato un ultimatum: era il termine ultimo per riconsegnare il nostro badge – racconta Laura Di Roma –. Non possiamo nemmeno entrare a riprenderci i nostri effetti personali: qualcuno di noi deve rifare gli occhiali perché li ha lasciati nell’armadietto o sulla postazione di lavoro e non ci permettono di entrare. Li usiamo per cucire. Cosa pensano che abbiamo intenzione di andare a rubare?». C’è, comprensibile, esasperazione. «Siamo stanchi e arrabbiati. Ci sentiamo presi in giro da tutti. Qui ognuno fa il suo interesse ma nessuno tutela noi lavoratori – dice Francesca Di Martino –. L’ultima due giorni fa. Sembrava deciso portasssero i libri contabili in tribunale e si andava verso il fallimento poi la mattina dopo, è saltato tutto di nuovo».

Giussano - MatteoGrassi, ultimatum scaduto

di Laura Ballabio da il Giorno

RIMANGONO fuori dai cancelli in attesa che la direzione della MatteoGrassi conceda l’incontro ufficiale. Doveva arrivare entro 48 ore l’appuntamento per i lavoratori giussanesi che da una decina di giorni sono in presidio permanente di fronte ai cancelli del sito produttivo di via Monte Grappa a Birone. «Abbiamo formalizzato la richiesta urgente di incontro con l’azienda mercoledì scorso. Ci è stato detto che entro 48 ore saremmo stati contattati per fissare giorno e ora, ma ad oggi non abbiamo sentito nessuno – ha spiegato Andrea Baldo sindacalista della Feneal Uil che con le altre sigle sindacali Cgil e Cisl sta seguendo le sorti dei lavoratori giussanesi –. Speriamo nelle prossime ore che si muova qualcosa. I lavoratori rimangono in presidio permanente fuori dall’azienda in attesa che decidano quando incontrarci».

LA SITUAZIONE riguarda una sessantina di lavoratori della storica azienda che produce sedute e divani, specializzata nella lavorazione del cuoio e con commesse firmate per importanti progetti come la realizzazione del nuovo scalo aereoportuale di Mumbai in India siglato all’inizio dell’anno.Da una decina di giorni la metà del dipendenti ha incrociato le braccia e aspetta di avere rassicurazione sul pagamento degli stipendi. Dal mese di aprile, dopo un periodo di apparente tranquillità lavorativa e retributiva, gli stipendi dei 63 lavoratori sono stati pagati in due trance. Per le mensilità di aprile e maggio i lavoratori hanno ricevuto un pagamento a metà al 10 del mese successivo e metà entro il 20-25. Una situazione che si è poi complicata a luglio con il pagamento della mensilità di giugno. L’azienda ha proposto un pagamento in tre soluzioni (30 per cento entro il 10 luglio, 30 per cento entro il 20-25 e il restante a fine mese) rinegoziato dei rappresentati dei lavoratori con un 40, 30 e 30 per cento. A far scattare la protesta la mancanza di chiarezza dell’azienda: i lavoratori hanno chiesto rassicurazioni sui pagamenti delle prossime mensilità, credenziali mai arrivate.

Giussano - Alla MatteoGrassi stipendio a singhiozzo

di Laura Ballabio da il Giorno del 24/07

SONO in presidio permanente di fronte ai cancelli dell’azienda i lavoratori della MatteoGrassi, che dal mese di aprile ricevono lo stipendio a singhiozzo. Ieri mattina il gruppo di operai e impiegati dell’azienda di mobili di design, che hanno incrociato le braccia da qualche giorno, hanno avuto un incontro con Marco Mistò, il curatore fallimentare dell’omonima MatteoGrassi Spa, che ha iniziato le procedure concorsuali un anno fa.

A PROSEGUIRE l’attività, grazie all’affitto di un ramo d’azienda, la MatteoGrassi International Srl, che nei mesi scorsi aveva fatto sperare di essere finalmente fuori dal pesante momento economico con alcune importanti commesse estere e con l’assunzione di cinque nuovi dipendenti. I problemi legati alla liquidità e al pagamento degli stipendi non sono una novità per i lavoratori dell’azienda brianzola: si erano già manifestati un anno fa, nella primavera del 2013, quando l’azienda aveva attraversato un difficile momento economico che ha poi portato la dirigenza aziendale a portare i libri in tribunale e a continuare con un nuovo assetto societario e un nuovo management. «Fino a pochi mesi fa non avevamo problemi, poi con il pagamento della mensilità di aprile sono iniziate le difficoltà», spiega Claudio Villa dell’Rsu. «Il 10 maggio avrebbero dovuto pagare lo stipendio di aprile, ma l’azienda ci ha informato che la mensilità sarebbe stata liquidata in due tranche: metà il 10 maggio e metà entro la fine del mese», chiarisce un altro rappresentante interno, Giovanni Songia. «La stessa storia si è ripetuta per la mensilità di maggio: metà è stata pagata il 10 e l’altra metà tra il 22 e il 23 giugno - spiega Ornella Citterio dell’Rsu -. Per lo stipendio di giugno ci hanno proposto di frazionarlo in tre parti».
Dopo una trattativa i lavoratori hanno percepito lo scorso 10 luglio il 40 per cento dello stipendio e alla richiesta di garanzie per la mensilità di luglio non è arrivata nessuna rassicurazione concreta da parte dell’aziendale.

UNA SITUAZIONE che dopo mesi di incertezza ha portato la metà degli oltre 60 dipendenti ad incrociare le braccia con un presidio permanente di fronte ai cancelli aziendali. «Dopo la riunione con il curatore fallimentare abbiamo chiesto un incontro urgente con l’azienda - dice Andrea Baldo, della Feneal Uil che con le altre sigle sindacali Cgil e Cisl, sta seguendo le sorti dei lavoratori giussanesi -. Bisogna vedere cosa verrà fuori dall’incontro. Entro fine mese bisogna capire l’andamento dell’azienda e speriamo di ricevere una risposta nel più breve tempo possibile». 

Giussano-Mumbai. Le poltrone in cuoio della Matteograssi pronte a decollare

di Diego Colombo da il Corriere della sera

GIUSSANO — La crisi c’è ma non per tutti. Anzi, alla Matteograssi di Giussano non hanno mai avuto il vento in poppa come negli ultimi sette mesi. Un’eccezione anche in Brianza, dove la recessione non ha risparmiato aziende più grandi e solide. Dallo scorso luglio, quando una crisi di liquidità si è affacciata nello stabilimento di via Monte Grappa, la fabbrica di poltrone in cuoio per aeroporti è riuscita a invertire la rotta e ha conosciuto un inaspettato boom. All’insegna della crescita: più ordini, più fatturato e, in un periodo di disoccupazione galoppante, addirittura più dipendenti. Che sono passati dai 65 di prima dell’estate agli attuali 85. Venti in più, assunti per soddisfare le commesse arrivate dai mercati asiatici. Mumbai in testa, dove la Matteograssi sta provvedendo ad arredare il nuovo terminal dell’aeroporto Chhatrapati Shivaji International (il più importante dell’India con un traffico di 40 milioni di passeggeri all’anno) con 10 mila poltroncine in cuoio.

Un contratto a sei zeri che ha consentito all’azienda di Giussano di chiudere il bilancio 2013 con un fatturato di 13 milioni di euro e di puntare a raddoppiarlo nei prossimi tre anni. «La nostra forza — spiega l’amministratore delegato Enzo Grillone — sta nell’essere riusciti a occupare una nicchia di mercato. Nel mondo ci sono quattro, cinque grosse aziende specializzate nell’arredamento delle sale d’attesa degli aeroporti. Nessuna di queste tratta però poltroncine in cuoio, un prodotto di lusso, oggi molto richiesto in Medio Oriente e nei Paesi emergenti del Sud-Est asiatico». L’ingresso della Matteograssi nel business dell’arredamento degli scali aerei risale a oltre 20 anni fa, quando riuscì a strappare la commessa per l’allestimento della sala d’attesa di Fiumicino.

Era il 1990 e l’azienda di Giussano (allora a Mariano Comense) muoveva i suoi primi passi in un settore che l’avrebbe confermata come una delle più importanti realtà a livello mondiale. Da allora è stato un successo dopo l’altro e all’aeroporto di Roma sono seguiti quelli di Francoforte, Kiev, Parigi, Atene, Pechino, Jakarta e Dubai, al quale finora la Matteograssi ha fornito più di 30 mila poltroncine in cuoio. E anche per il futuro le prospettive sono buone. Contatti sono in corso per attrezzare altri terminal dell’aeroporto di Dubai in vista di Expo 2020, oltre alle sale d’attesa degli hub di Manila, nelle Filippine, e di Bangalore in India. «La nostra storia parte dal 1880 — afferma Stefano Grassi —, quando il mio bisnonno Matteo aprì una bottega di sellaio a Mariano Comense. Con gli anni da selle, briglie e redini siamo passati alla produzione di sedie, poltrone, divani e altri oggetti d’arred ame n t o i n cuoio, un materiale pregiato che abbi amo utilizzato anche per le poltroncine negli aeroporti. La lavorazione artigianale unita al design italiano ha fatto il resto».

Giussano - Difficoltà in archivio: la Matteograssi è in sella e vola fino a Dubai

di Laura Ballabio da il Giorno

LA CRISI si affronta e si supera con la qualità e oltre 130 anni di storia fatta di passione, prodotti all’avanguardia e la lavorazione del cuoio esportati - sotto forma di arredi di prestigio - in tutti i maggiori aeroporti del mondo. Questa la formula che in pochi mesi ha permesso ad uno storico marchio del Made in Brianza, prima di Made in Italy, come la Matteograssi, di uscire da un difficile momento economico, dovuto alla crisi internazionale, e di tornare ad assumere.
«La storia della Matteograssi inizia 133 anni fa nella piazza di Mariano Comense. Fu proprio qui che, nel 1880, il capostipite di questa dinastia di artigiani del cuoio, aprì una bottega – ha spiegato Stefano Grassi, discendente della famiglia che lavora in azienda occupandosi di ricerca e sviluppo oltre a guidare il team di designer che collabora con l’azienda giussanese - producendo selle, briglie, redini e tutto l’armamentario di cui i cavalli necessitavano per il lavoro e il trasporto. Allora, la Brianza era una zona a vocazione agricola, e l’attività di famiglia soddisfaceva alle necessità di un’economia legata alla terra, in cui erano l’abilità e la perizia manuale dell’artigiano, la sua ingegnosità nel trovare soluzioni, a decretarne il successo». Con la fine della Seconda Guerra Mondiale l’attività della famiglia Grassi si trasforma. Fra gli anni Cinquanta e Settanta, grazie all’esperienza artigiana accumulata nella selleria, si dedicano alla produzione di componenti in cuoio come terzisti. Fra i numerosi clienti ci sono i nomi più celebri dell’arredamento. Durante queste collaborazioni, il contatto con designer e architetti impegnati a seguire le fasi produttive dei pezzi progettati diviene quotidiano. Il primo pezzo realizzato con il marchio della casa è la sedia Korium di Tito Agnoli nel 1978. Un successo immediato, che porta al centro dell’attenzione la creatività di questa realtà produttiva bianzola.

DOPO oltre cento anni, troviamo il suo nome fra Dubai, Kiev, Roma, Parigi, Atene, Pechino e Jakarta, mescolato alla corrente umana che affolla i grandi aeroporti internazionali. Poco sembra esserci in comune fra l’antica selleria e l’azienda conosciuta in tutto il mondo. Un legame, invece, e ben saldo, c’é. Il cuoio. «Ma non solo – ha poi chiarito Stefano Grassi -, dalle fattorie ottocentesche agli avveniristici aeroporti in acciaio e cristallo, il nesso sta anche nel talento produttivo dei nostri artigiani capaci di seguire con intelligenza i mutamenti dell’economia e del gusto. Adattando la propria cultura ed esperienza alle necessità del presente».

IL 2013 è stato un anno difficile, con tanto di libri portati in tribunale, cambio dell’assetto societario, preoccupazioni dei lavoratori. Ma la piccola rivoluzione portata dal nuovo management ha permesso, in meno di sei mesi di passare dai 65 dipendenti agli attuali 85, con 20 nuovi posti di lavoro e buone prospettive per il futuro. «L’obiettivo per il prossimo triennio è di raddoppiare il fatturato. Fare ancora meglio del 2013, dove abbiamo raggiunto 13 milioni – ha spiegato l’amministratore delegato Elio Grillone, 52 anni milanese, che da luglio guida il Cda – puntando sulle grandi forniture delle realtà dei paesi asiatici come ad esempio Dubai, dove si svolgerà Expò 2020, passando per i contract, con un occhi privilegiato all’alberghiero, ma anche su alcune novità tecnologiche e di design». Un progetto ambizioso, che parte dalla tradizione del cuoio.

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »