Folletto

Arcore - Folletto aspira il 25% dello stipendio

di Antonio Caccamo da il Giorno

ASPETTI della crisi. L’azienda li vende e ora rischiano perdere un quarto del salario. Succede nell’ex fabbrica della Vorwerk Folletto Manufacturing, il marchio del famoso aspirapolvere venduto porta a porta. La multinazionale tedesca qualche mese fa ha ceduto con un semplice passaggio di quote lo stabilimento di via Garibaldi, l’ultimo che aveva in Italia, alla Werkam della famiglia Caminada. I nuovi proprietari a settembre incontrando i sindacati hanno assicurato che non licenzieranno nessuno e promesso 2 milioni di investimenti per l’innovazione tecnologica. Il problema è che i 70 dipendenti corrono il rischio di ritrovarsi con una busta paga alleggerita. Ridotta del 25%. Un taglio sul costo del lavoro da 500mila euro l’anno. «Che però non può ricadere sui lavoratori. In questo modo sarebbero loro a pagare gli investimenti promessi», ragiona il sindacalista della Fiom, Matteo Moretti, impegnato nella trattativa insieme alla collega della Fim, Eliana dell’Acqua, e a Daniele D’Elia, Uilm. La Werkam, che continuerà a produrre pezzi per l’aspirapolvere tedesco, ha spiegato che i salari troppo alti rischiano di compromettere la competitiva rispetto a paesi, come la Polonia, dove il costo della mano d’opera è molto più basso. I lavoratori dell’ex Folletto guadagnerebbero il 25% in più rispetto al contratto nazionale. Da qui l’ipotesi della sforbiciata salariale controbilanciata da investimenti di 2 milioni in tre anni che serviranno per automatizzare il lavoro e portare attività di stampaggio, a più alto contenuto tecnologico.

I SINDACATI hanno fatto un controproposta: «La riduzione del costo del lavoro può avvenire agendo su detassazioni, benefit e altre voci – ha spiegato Dell’Acqua -. Lavorando sul cuneo fiscale l’imprenditore può raggiungere il suo obiettivo ma senza intaccare in netto che va in tasca agli operai». Si sta verificando la possibilità di utilizzare la legge sulla competitività approvata pochi mesi fa dalla Regione. Per l’8 ottobre è stato fissato un nuovo incontro.
antonio.caccamo@ilgiorno.net

Arcore - Folletto, entro un mese il nome del nuovo acquirente

da il Giorno

IL CONTO alla rovescia è cominciato: entro un mese la multinazionale tedesca Vorwerk comunicherà a sindacati e lavoratori il nome dell’acquirente pronto a rilevare lo stabilimento di Arcore, dove si assemblano i componenti per l’aspirapolvere Folletto. Dunque la trattativa tra le parti ricomincerà alla fine di marzo, dopo il primo passaggio in Confindustria durante il quale la «Corporate» ha ufficializzato la cessione dell’unica fabbrica italiana del Folletto, dove lavorano 70 addetti. «Siamo tranquilli, la società per cui lavoriamo non ci sta abbandonando», spiega Paolo Pilotti, delegato Rsu della Uilm, confermando che per ora non sono previste mobilitazioni di sorta (la foto pubblicata domenica era tratta dall’archivio), visto che la casa madre ha vincolato la vendita del sito alla garanzia che nessuno sarà licenziato nei prossimi 3 anni. «Continueremo a lavorare come terzisti della multinazionale. Abbiamo ottenuto rassicurazioni in questo senso», conclude Pilotti.

Arcore - Folletto venderà la fabbrica. La Brianza perde un altro grande nome

di Marco Dozio da il Giorno del 23/02

LA BRIANZA industriale perde un altro pezzo importante. Un marchio storico, quello della Vorwerk Folletto Manufacturing che produce il famoso aspirapolvere venduto porta a porta. La casa madre, una multinazionale tedesca, ha deciso di andarsene da Arcore cedendo l’unico stabilimento italiano. Dove lavorano 70 persone impegnate ad assembleare i tubi dell’elettrodomestico. Erano 100 fino a pochi anni fa, poi 80 nel 2010: una graduale riduzione del personale attraverso procedure «morbide», pensionamenti e uscite volontarie. Comunque indicative di una tendenza ben precisa. «Da tempo la società ha scelto di non investire sul sito produttivo di Arcore, respingendo la nostra richiesta di implementare le linee portando nuovi prodotti. Non si è trattato di una sorpresa, in un certo senso l’epilogo era segnato», spiega il sindacalista della Fiom Cgil Matteo Moretti, che sta seguendo la vertenza insieme a Eliana Dell’Acqua della Fim Cisl e Daniele D’Elia della Uilm Uil. L’annuncio è ufficiale. Restano da definire modalità e tempistiche, che saranno oggetto della trattativa vera e propria già cominciata al tavolo di Confindustria. Vorwerk ha comunicato ai sindacati l’intenzione di vendere la fabbrica a un’azienda italiana, che avrebbe il vincolo di garantire la piena occupazione per i prossimi tre anni. «Attendiamo di conoscere il nome del possibile acquirente, solo quando avremo un quadro più chiaro potremo fare le nostre valutazioni - aggiunge Moretti - Al momento restano molte incognite».

COMPRESE le motivazioni di una vendita che per ora non appare come una delocalizzazione immediata, dato che il futuro proprietario dovrebbe proseguire l’attività nelle vesti di terzista della multinazionale, come racconta Paolo Pilotti, delegato Rsu della Uilm, reduce da una trasferta a Praga per un vertice con i colleghi degli stabilimenti europei. «Il nostro lavoro non dovrebbe subire variazioni nei prossimi tre anni, continuando a produrre componenti del Folletto anche se non saremo più dipendenti della Vorwerk. A questo punto la nostra speranza è che subentri un soggetto imprenditoriale affidabile». Nei reparti di via Garibaldi, ultimo lembo di zona industriale prima del confine con Oreno, regna un clima di incertezza, non ancora di disperazione. «L’azienda non ci sta abbandonando, quantomeno non abbiamo questa sensazione. Certo, dobbiamo capire come si svilupperà il confronto nelle prossime settimane», aggiunge Pilotti.

I SINDACATI non hanno alcuna intenzione di abbassare la guardia, vigileranno, seguiranno passo dopo passo le mosse di Vorwerk che per molti versi deve ancora scoprire le carte. «Stando alle promesse della società, nella migliore delle ipotesi al termine di questi tre anni non ci sarebbero più garanzie per il mantenimento dell’attuale livello occupazionale. E questa è una prospettiva che ci preoccupa», conclude Moretti.
marco.dozio@ilgiorno.net

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