Maroni

Monza - Incontro Ecclestone-Maroni: Regione Lombardia sarà il main sponsor del GP?

24/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Bernie Ecclestone ha incontrato, venerdì mattina, il presidente Roberto Maroni.
L’incontro, seconda la nota diffusa da Regione Lombardia, è stato “molto cordiale” e nasce anche dalla crescente irritazione di Ecclestone per non essere ancora riuscito a risolvere la questione del Gran Premio d’Italia, dopo che anche l’ultima deadline per il rinnovo del contratto, che era stata fissata per febbraio, è passata da tempo.
Al vecchio Bernie non sono piaciute nemmeno le parole, ancora attendiste, del presidente di Aci Angelo Sticchi Damiani, che ha dichiarato, ai margini della presentazione della Targa Florio: “La trattativa per il Gran premio di Monza continua, è complessa e molto onerosa. L'ACI dovrà sostanzialmente coprire il forte disavanzo tra le entrate e le uscite del Gran premio, abbiamo una grande responsabilità”.


Il patron della Formula 1 è andato subito al nocciolo della questione nell’incontro con Maroni: “Ho pronto il calendario del 2017, al momento però mi manca il 21° Gran premio. Devo sapere se l'organizzo a Monza o a Imola. Avrei dovuto già avere il contratto firmato dall'ACI mentre Imola è pronta con la penna in mano”.

Maroni ha confermato la disponibilità dell'investimento di Regione Lombardia per Monza: 70 milioni in sette anni per l'ammodernamento delle strutture. La cui prima tranche di 7,2 milioni è stata deliberata ma i fondi verranno erogati soltanto a fronte di ben definiti progetti.
Ecclestone ha allora giocato il suo jolly: da tre anni il Gran Premio a Monza non ha sponsor, Regione Lombardia potrebbe diventare main sponsor dell'appuntamento mondiale , una straordinaria vetrina per comunicare in diretta mondiale l'impegno per Monza (anche, e soprattutto, in vista delle elezioni comunali del prossimo anno).
Insomma, come si suol dire, Mister E ha battuto cassa.
Quindici giorni fa, nel paddock del Bahrain, Bernie aveva ricevuto Angelo Sticchi Damiani e Uberto Selvatico Estense di Formula Imola.
Il primo, vista la disastrosa situazione economica di Sias, non aveva alcuna lieta novella da comunicare e, con lui, Mister E si é dimostrato poco affabile; Selvatico Estense ha invece chiarito a Ecclestone che erano interessati anche ad alternarsi con Monza purché fosse previsto non un solo Gran Premio d'Europa, nel 2017 per sostituire la data di Baku, ma almeno tre o più edizioni.

La visita in Regione Lombardia è stato, però, un preciso segnale mandato all'ACI che non ha saputo finora concretizzare l'impegno preso.
Bernie Ecclestone manda spesso segnali mirati.

A metà febbraio dettò all'Agenzia Reuters questa dichiarazione: “Mi avevano detto che tutto era a posto, e invece... Non so che succederà, gli unici che possono risolvere la cosa sono quelli coinvolti in Italia: hanno tutto il tempo che vogliono, basta che sia entro fine febbraio”.

Il 20 marzo Daniele Manca sindaco di Imola dichiara: “Il nostro autodromo è davvero una piattaforma importante, stiamo facendo tutto il possibile per riportarlo nel posto dove deve stare nel mondo anche se non possiamo vivere di sola storia. Stiamo facendo investimenti importanti per ottenere le migliori prestazioni e poi la ruota gira”.

Subito Fabrizio Sala, braccio destro di Maroni prepara una nota annunciando la delibera da 7,2 milioni di euro per l'Autodromo.

A fine marzo, sulla Gazzetta dello Sport Ecclestone dichiara: “Monza avrà ancora il suo Gran Premio, sono certe che arriveremo a una soluzione favorevole”.

Dieci giorni dopo, dal Bahrain, altra dichiarazione: “Per discutere del futuro di Monza servirà un'altra riunione, ma bisognerà aspettare...”. “C'è la possibilità che Monza venga cancellata?” chiede il cronista. Risposta: “Un futuro in Formula 1 senza il Gp d'Italia? E' strano perché non avrei mai immaginato un mondiale senza un Gran premio in Francia, eppure ci siamo riusciti”.

Venerdì Ecclestone e Briatore avevano appena lasciato Palazzo Lombardia che subito parte la brevissima nota stampa della Regione. A cui fa seguito su Il Cittadino questa dichiarazione di Fabrizio Sala: “L'incontro è stato sicuramente molto positivo. Certo non potevamo firmare oggi per il rinnovo oltre il 2016, non siano di certo noi a doverlo fare. Siamo un'istituzione, ovviamente, non coloro che devono siglare un accordo. Ma è stata l'ennesima dimostrazione che la Regione c'è, anche molto di più di quel che si pensi”.

Un evidente assist al quasi giubilato Andrea Dell'Orto che è entrato nel comitato di gestione del settimanale brianzolo da quando la società Monza Brianza Edizioni srl , costituita nel maggio 2014 (coincidenza vuole in concomitanza con l'inizio della campagna elettorale per le elezioni dell'Automobile Club di Milano), ha acquistato il 50 % della Editoriale Il Cittadino srl.

 

Fuori dai Maroni

Domenica 28 febbraio alle 14:30 in Piazza Duca d’Aosta, di fronte alPirellone, il MoVimento 5 Stelle ha organizzato lo sfiducia-day per mandare#FuoriDaiMaroni il governatore di una Regione infangata e travolta dallo scandalo della corruzione e delle tangenti nella sanità, una Regione che ha il suo ex-assessore alla sanità Mario Mantovani agli arresti domiciliari e il presidente della commissione sanità dietro le sbarre. 

Maroni non ha esercitato nessun tipo di controllo, e il risultato è stato il proliferare di un meccanismo perverso che gonfiava le liste di attesa e ingrassava il privato sulle spalle del pubblico, che indirizzava lauti appalti agli amici degli amici, con il leghista Fabio Rizzi, braccio destro e padre della recente riforma della sanità, che nascondeva i quattrini sporchi nel suo congelatore. Come facciamo a sapere che la riforma è stata fatta nell’interesse pubblico e non dei privati? Ora è necessario riportare nelle istituzioni quella cultura della legalità che politici attaccati da troppo tempo alle loro poltrone, abituati a gestire un giro d’affari enorme come quello della sanità lombarda, hanno smarrito. Solo così si potranno formare i veri anticorpi contro la corruzione. Anche la giunta Maroni, dopo quella di Formigoni, ha fallito. 

Le scope con cui aveva promesso di ripulire il sistema in campagna elettorale hanno fallito. I lombardi ora meritano di poter tornare al voto: per questo vi aspettiamo numerosi domenica pomeriggio per gridare insieme FUORI DAI MARONI!

Corruzione e turbativa d’asta nella sanità lombarda. L’urgenza di vere Riforme in materia di appalti, diritto societario e dirigenza delle amministrazioni pubbliche

di Anna Migliaccio Responsabile Enti Locali Partito comunista d’Italia – Lombardia 

E’ di questi giorni l’ultimo grave scandalo che getta discredito sull’amministrazione regionale della Lombardia e il suo governatore leghista Roberto Maroni. Altro che eccellenza! Altro che ramazze padane! 21 misure cautelari e numerosi indagati che scoperchiano un sistema corruttivo complesso e articolato dove, se da un lato i reati contestati nella lunghissima Ordinanza del GIP del Tribunale di Monza (197 pagine di documenti,intercettazioni ambientali, minuziose ricostruzioni di relazioni personali e favori) sono quelli di corruzione e turbata libertà degli incanti di cui all’articolo 353 codice penale, dall’altro una lettura attenta degli atti della magistratura merita una serie di riflessioni politiche. 

La prima riflessione politica riguarda il mito della concorrenza tra imprese nell’economia liberale. Un mito, una favola. Il sistema economico italiano appare sempre più caratterizzato da monopoli e poteri familistico amorali. 
Questi poteri finanziano la politica. Sono in grado di esprimere una classe politica ad essi funzionale. Asservita. 

Leggiamo nell’ordinanza del GIP a proposito della principale accusata, l’imprenditrice monzese dell’odontoiatria, che da …una breve analisi sulla rete delle società gestite o comunque facenti capo a Canegrati Paola, alcune delle quali strumentali alla commissione dei reati per cui si procede, nonché sul ragguardevole numero di appalti dalla stessa vinti negli ultimi dieci anni, tali da avere determinato una sorta di monopolio nella gestione dei servizi di odontoiatria nelle aziende ospedaliere lombarde, con tentativi di ramificazione anche in altre regioni italiane. 

Un regime di monopolio, dunque e non di competizione o di sana concorrenza tra Imprese aventi pari opportunità al nastro di partenza, come vorrebbero i principi della nostra Costituzione, principi che i padri costituenti vollero liberali, ma non del tutto liberisti. 

Come si costituisce e si consolida questo monopolio? 
Non è un processo economico. Non è qualcosa di intrinseco ai processi produttivi, ma è piuttosto un fenomeno che li precede e li determina. Attraverso un sistema di relazioni, amicizie, personali, politiche ed economiche, tali per cui una classe sociale di imprenditori, una borghesia, dispone al proprio servizio di una classe di politici dei quali finanzia l’elezione, e di una classe di boiardi (dirigenti pubblici) reclutati attraverso il sistema della nomina politica.  
Questo è il quadro che emerge dagli scandali lombardi e non tutto ciò che viene fotografato è reato. Non tutto è rimediabile con mezzi giudiziari. 

Nella fattispecie lo scandalo emerso a carico di Fabio Rizzi, considerato “braccio destro” del governatore lombardo Maroni,  ci parla di un monopolio sui servizi odontoiatrici, privatizzati prima, e consegnati nelle mani di un unico soggetto imprenditoriale poi. 
Ci sono dei reati. Il magistrato è in grado di procedere quando individua reati. In questo caso il reato (turbativa d’asta) si consuma quando un gruppo di funzionari e dirigenti preposti alle gare d’appalto delle aziende ospedaliere riesce a pilotare i predetti appalti dalla stesura del bando all’aggiudicazione in modo da favorire un solo ed esclusivo soggetto imprenditoriale,  in cambio di utilità e favori per sé e propri familiari. 
Si parla anche di soci occulti. Nei fatti di una sostanziale identificazione tra i diversi soggetti in campo.
Il nostro sistema normativo, pur con tutte le sue storture, chiama ancora queste condotte con i nomi di corruzione e turbativa d’asta e li configura come reati, ovvero come fatti che ledono principi costituzionali come la libertà d’impresa e la concorrenza. 

Da una lettura attenta dell’ordinanza del GIP emergono anche altre ipotesi di reato, forse più gravi, come il riciclaggio e le tangenti. 
La turbativa d’asta è così descritta dal Magistrato: A convincere della presenza della fattispecie di cui all’art. 353 c.p. è sufficiente qui rilevare come costituisca collusione l’accordo tra il soggetto pubblico preposto alla gara ed il privato favorito, accordo consistito nel porre nel bando un più che oneroso obbligo che, in concreto, sarebbe gravato solo su un aggiudicatario diverso da quello che stia già svolgendo il servizio. Tale situazione è assolutamente idonea (e lo è stata in concreto) a turbare la gara, allontanando e rendendo non conveniente ad altri potenziali aspiranti il  partecipare alla stessa.

Questo è un reato e per i reati è sufficiente il braccio della Legge. Che in questo caso si muove, dopo lunghe e faticose indagini, basate, tra le altre cose, oltre che su una testimone, sulle intercettazioni ambientali, strumento d’indagine che alcuni Governi nazionali degli ultimi anni volevano abolire. 

Ma c’è una questione politica a nostro avviso infinitamente più grave, ed è l’alterazione criminosa della rappresentanza politica. Qualcosa che mina le basi della democrazia e della rappresentanza. 
Le campagne elettorali costano, la politica costa. Non esiste più il finanziamento pubblico della politica, principio che la Costituzione repubblicana aveva posto a garanzia di una rappresentanza che non fosse unicamente di censo. Qui vediamo che questo principio è saltato. Che l’imprenditore corruttore è in grado di esprimere una classe politica asservita. Leggiamo, negli atti giudiziari: Le prime elargizioni economiche dell’indagata Canegrati  risultano risalire al pressoché totale (stando alle dichiarazioni di Longo) finanziamento della campagna elettorale di Rizzi in corsa per le elezioni  regionali lombarde: cfr rit 407/2014 prog. 5528: LONGO: ti dico una cosa riservatissima, la campagna elettorale di Fabio l’ha sostanzialmente finanziata al 100% la dott.ssa Canegrati. Della disponibilità, su richiesta di Longo, a finanziare campagne elettorali di colleghi di partito di Rizzi,  si è avuta conferma, del resto, nel corso delle indagini, quando era accertato che l’ indagata aveva effettuato un bonifico di € 10.000,00 a sostegno della campagna elettorale per le elezioni regionali venete, ove era in corsa un politico leghista. La raffinata forma di corruzione posta in essere dall’ imprenditrice consiste, tra le altre, proprio nell’ avere coinvolto Rizzi e Longo in alcune delle sue società quali soci occulti, cosicché il prezzo agli stessi pagato per i costanti favori contrari al loro ufficio deriva automaticamente dagli utili conseguiti grazie alla gestione dei centri che Longo e Rizzi, con il loro intervento, fanno affidare alla socia…
Il sistema monopolistico, garantito da politici e funzionari nominati, agisce anche in modo squisitamente “mafioso” attraverso l’intimidazione e la minaccia nei confronti dei potenziali concorrenti. Leggiamo nell’ordinanza che viene impedito ad un’altra società ogni tentativo di entrare in concorrenza:  e stanno trattando per entrare allo Stomatologico.....io ho chiamato gli svizzeri e gli ho detto "se provate a mettere piede in Lombardia questo è l'unico che fate e lo fate per un anno... perché in Lombardia lavorano i Lombardi!"   
Noi crediamo che il rimedio giudiziario non sia sufficiente e che occorra intervenire sulle norme. Con delle vere Riforme.
E’ noto che le norme in materia di appalti pubblici consentono l’aggiudicazione di una gara anche in presenza di un’unica offerta. E’ noto che il diritto non impedisce (perché mai dovrebbe un sistema iperliberista?) ad un'unica persona fisica di possedere e controllare a diverso titolo un insieme,  anche numeroso,  di società solo apparentemente in concorrenza le une contro le altre. Occorre rivedere le norme in materia di diritto societario, ponendo l’obbligo di rendere pubbliche e intellegibili erga omnes le identità delle persone fisiche cui fanno capo le società. Occorre un immediato intervento di riforma sul sistema degli appalti, che dovrebbe rafforzare il principio di divieto di partecipazione ad una gara di imprese collegate,  e porre nella disponibilità dei funzionari addetti non solo strumenti, ma obblighi di controllo. Una gara con un solo concorrente,  oltre certe fasce di importi, andrebbe invalidata. 
Ad un medesimo imprenditore (a tutte le imprese che hanno a che fare con quella persona fisica) non può essere consentito di avere appalti in più aziende ospedaliere (o pubbliche in genere) della medesima regione. E’ una limitazione della libertà d’impresa? Si, ma sarebbe una norma antimonopolistica. Del resto nel campo degli appalti pubblici una norma di questa natura esiste per i professionisti (persone fisiche). Perché dovrebbe scandalizzare istituirla quando si tratta di imprese?
Va da sé che nella visione politica di chi scrive la sanità dovrebbe essere gestita il più possibile senza l’intervento di imprenditori privati sotto lo stretto ed esclusivo controllo pubblico. 
Ma se si dimostra (e andrebbe dimostrato!) che esistono risparmio ed efficienza, i principi posti poc’anzi dovrebbero incardinare una immediata Riforma delle norme in materia di appalti pubblici. 
Al di là dei reati e dei possibili rimedi non c’è dubbio che la situazione evidenziata nell’ordinanza del GIP pone alcune questioni politiche, come l’urgenza di riformare la possibilità di possedere società in Italia e all’estero. Fatto che certamente un sistema liberale non può vietare. Il sistema tuttavia dovrebbe obbligare le persone fisiche a rendere trasparenti e immediatamente conoscibili tutte le proprietà attraverso banche dati anche di pubblica consultazione. 
Nel sistema vigente la tracciabilità del denaro (segui i soldi!) che sta a fondamento di quel complesso di relazioni basate sulla reciproca utilità, non potrà che avere questa natura: 
Tranquillo che t’ho fatto la società a Dubay – omissis- poi abbiamo il conto corrente a Montecarlo..hai bisogno di un milioncino? Te lo mando a Montecarlo..ti acchiappi la macchina..te ne vai a fare un bel week end ..e ti porti a casa i piccioli – rit 612/14 prog. 1770-.   

Altra questione politica va aperta sui metodi di reclutamento dei dirigenti e dei funzionari pubblici. Ai vertici, soprattutto ai vertici, il sistema ormai consolidato è quello delle nomine politiche. Non può allora sorprendere che il “braccio tecnico burocratico” di un politico al servizio e nella piena disponibilità dell’imprenditore monopolista e corruttore faccia…uso distorto della discrezionalità amministrativa, cioè il procedimento condizionato non già da un percorso di attenta ed imparziale comparazione tra gli interessi in gioco, ma dalla percezione di un indebito compenso affinché venga raggiunto un esito determinato…

Tutto il sistema corruttivo evidenziato in questo come in precedenti scandali, come del pari in altre inchieste, si pensi a Mafia capitale, fa crollare una serie di miti, come quello dell’efficienza del privato e della presunta inefficienza del pubblico. Là dove sono in gioco utilità e profitti è normale aspettarsi che efficienza ed economicità a favore del cittadino non siano i principi cardine. Parla, questa inchiesta di artificiosa induzione dell’utente a scegliere il servizio in solvenza perché più rapido creando artificiosamente liste d’attesa in realtà inesistenti, si aggiunge un altro strumento chiaramente truffaldino che induce il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento nella convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore. 

Il cardine di ogni democrazia è l’indipendenza, è il contrappeso dei poteri. 
I funzionari devono essere indipendenti dai politici. Dunque non possono essere dei nominati e non possono essere rimossi se politicamente sgraditi.
I politici sono anch’essi dei funzionari, onorari, come li definisce il diritto amministrativo. Pertanto sono incompatibili con la funzione esercitata se la loro professione, se il mestiere con cui si guadagnano da vivere,  in qualche modo è connesso ad attività che hanno a che fare con beni e servizi che vengono acquistati in regime di appalto dalla stessa amministrazione per cui svolgono le funzioni politiche. Basti pensare all’altro caso di arresto eccellente avvenuto non molto tempo addietro: l’ex assessore alla sanità Mantovani. Come non ravvisare un “conflitto di interessi” nel fatto che egli fosse un imprenditore nel settore delle RSA per anziani e disabili?
Ma le norme sul conflitto d’interessi in questo Paese non sono mai state approvate. 

 

Insieme in Rete su Maroni e la Pedemontana

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE, a seguire l'incontro dei Sindaci della Tratta B2 con il Presidente di Regione Lombardia Maroni, ha commentato la notizia con le valutazioni di merito, ripresi nel giornale online MB News.
Il testo integrale dei commenti di Insieme in Rete li potete trovare qui:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2014/11/insieme-in-rete-su-maroni-e-la.html

Insieme in Rete: defiscalizzazione, un aiuto di Stato per la pedemontana

02-08-014

Il 1 agosto 2014, in perfetto stile balneare, il CIPE si è riunito e ha approvato la DEFISCALIZZAZIONE per l'autostrada Pedemontana.
L'ennesimo favore, l'ennesimo aiuto di stato concesso per la realizzazione di questa inutile e impattante infrastruttura. Sono 349 milioni di euro di mancati introiti (su IRES, IRAP e IVA dal 2016 al 2027) per le casse dello Stato che verranno "scontati" a chi (i privati, le banche) vorrà investire propri capitali per rimpolpare il Piano Economico Finanziario cioè "la cassa" per realizzare l'autostrada.
Una misura concessa per attirare capitali privati, rinunciando alla tassazione su di essi da parte dello Stato.

E' successo quello che temevamo, cioè il ripetersi dei soliti meccanismi che vedono il supporto continuo di soldi pubblici, in forma prima diretta con 1,2 miliardi di euro di finanziamento e ora in forma indiretta, per sostenere il meccanismo della realizzazione dell'autostrada Pedemontana, altrimenti incapace di reggersi sul tanto celebrato project financing (capitale privato in cambio dell'utile sui pedaggi) che era la base dell'investimento.

E’ successo quello che temevano anche alcuni Sindaci del nostro territorio – il Sindaco di Seveso, il Sindaco di Cesano Maderno, il Sindaco di Desio, la Sindaca di Lentate sul Seveso, la Sindaca di Lissone, il Sindaco di Barlassina e la Sindaca di Macherio – che qualche giorno fa si erano rivolti direttamente al Primo Ministro per dire che “quello che sta accadendo intorno alla gestione di Pedemontana sia tutt’altro che un’azione basata su trasparenza e chiarezza di obiettivi ……… un’opera senza una progettualità di insieme, senza una corretta analisi dell’impatto ambientale, senza una reale sostenibilità economica se non attraverso un evidente quanto poco corretto finanziamento attraverso una defiscalizzazione che altro non è se non l’ennesimo aiuto dello Stato e quindi dei cittadini alle banche che si improvvisano al mattino imprenditrici e al pomeriggio ricattatrici”

Una lettera accorata, questa dei 7 Sindaci, che richiama Renzi alla responsabilità dei suoi proclami in fase di campagna elettorale, mirati a far balenare l’idea della volontà di uscire da un clima nazionale dove troppo spesso è stato possibile “vivere di espedienti, furberie, ingiustizie, che hanno portato gran parte dei cittadini a credere che ‘il più bravo fosse il più furbo’”.

Ma questa lettera evidentemente non è stata gradita alla segreteria regionale del PD che nei giorni scorsi – lo apprendiamo dalle pagine del Cittadino – ha richiamato i Sindaci della sua area per un confronto e per ribadire che "l'autostrada pedemontana si deve fare tutta", occultando l’operazione verità che è stata intrapresa dai gruppi ambientalisti di Insieme in Rete e proposta a questi stessi Sindaci e a altri: Pedemontana è già un’opera incompiuta, incompleta, irrealizzabile nella sua progettualità definitiva.

Di che cosa stiamo parlando dunque? E di che cosa parliamo quando un Partito incontra dei Sindaci per puntualizzare loro una linea come se fosse prioritaria la loro "appartenenza" al Pd  e non piuttosto l'essere rappresentanti istituzionali di tutti i cittadini ?

I Sindaci che hanno mandato la lettera a Renzi lo sanno bene, e infatti in calce alle loro parole riportano le deliberazioni dei loro consigli comunali, che li invitano tra l’altro a utilizzare anche le vie legali per difendersi dalla “mala avanzata” di Pedemontana.

Il Segretario regionale del PD, Alfieri, e il capogruppo del PD Brambilla, invece, lo hanno dimenticato?

Come gruppi ambientalisti rimaniamo nel coro dei cittadini che vogliono il bene del proprio territorio e che continuano a chiedere ai propri governanti – in primis i Sindaci – di agire in questa direzione.
Per questo motivo sottoporremo anche alla Commissione Europea il provvedimento di defiscalizzazione per verificare se esistono i presupposti affinchè sia considerato una violazione delle normative in tema di concorrenza con l’auspicio che sia possibile costringere il nostro governo “delle larghe intese costruttrici” a chiedere la restituzione nelle tasche degli italiani del "regalo" di 349 milioni fatto al consumo di suolo, alla cementificazione, alla violenza al territorio, alle situazioni di prepotenza e (come dimostrato dalle recenti inchieste) anche al malaffare, spesso connesso alle opere “strategiche”.

Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile

Per la gli articoli allegati e la lettera dei Sindaci al Presidente del Consiglio e al Ministro alle Infrastrutture vai su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2014/08/un-aiuto-di-stato-per-la-pedemontana.html

Maroni a Renzi: salviamo il Gran Premio di Monza

di Riccardo Rosa da il Corriere della sera

MONZA — Una cabina di regia comune per salvare l’Autodromo di Monza. Il giorno dopo lo tsunami provocato dalle parole dal patron della Formula Uno, Bernie Ecclestone, il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, prova a rimettere ordine chiedendo anche al premier Matteo Renzi «di non sottrarsi alle sue responsabilità ». «Il Gran Premio di Monza è patrimonio dell’Italia intera e non solo della Lombardia — commenta Maroni —. Serve quanto prima una cabina di regia comune, che coinvolga il governo nazionale per assicurare un futuro al Gran Premio d’Italia».

Ecclestone ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di rinnovare il contratto con l’Autodromo di Monza in scadenza nel 2016. Sotto un profilo commerciale, dice, è un disastro, ma la sua presa di posizione nasconderebbe la volontà di allineare il canone annuo pagato da Monza a quello degli altri circuiti europei di pari grado. Monza da dieci anni a questa parte paga circa 10 milioni di dollari di canone all’anno. Il circuito austriaco, invece, fresco di rinnovo, ne deve sborsare più di 20. L’aggiornamento, dunque, sarebbe del 100%, decisamente oltre le attuali possibilità economiche di Sias, la società controllata da Aci Milano che gestisce l’Autodromo. Così, non appena Aci Milano avrà risolto il nodo delle elezioni per il rinnovo del Cda (caratterizzate fra l’altro da polemiche e divisioni interne che stanno indebolendo l’ente), le priorità saranno l’apertura di una trattativa con Ecclestone e l’avvio di una nuova strategia per trovare fondi. La cabina di regia comune invocata da Maroni va in questo senso e la disponibilità del Pirellone a entrare in campo con forze fresche è stata ribadita dall’assessore regionale allo Sport, Antonio Rossi, anche se i tagli di Roma stanno mettendo a dura prova le casse regionali: «Se Renzi continua a tagliare i fondi — dice —, è difficile ipotizzare un intervento solo da parte nostra. Spero che con le sue promesse riesca ad ammaliare anche un tipo come Ecclestone».

Oltre a un intervento pubblico, in Aci potrebbe prendere corpo l’idea di aprire l’Autodromo anche a investitori privati, così come qualche anno fa aveva detto l’ex presidente di Sias, Claudio Viganò. «Monza è sinonimo di Formula Uno — sottolinea Fabrizio Sala, sottosegretario regionale a Expo 2015 — e il prossimo anno assumerà una valenza unica grazie alla concomitanza con Expo. Le ragioni economiche addotte da Ecclestone non sono accettabili perché inconciliabili con la storia dell’Autodromo: sarebbe come giocare la serie A senza l’Inter». Nel frattempo, la situazione di stallo provocata dalle parole di Ecclestone, sta riportando in auge il progetto da 80 milioni di euro che Sias ha presentato in Regione più di un anno fa per riqualificare l’Autodromo. «È stato studiato per rilanciare la struttura a livello internazionale — commenta Filippo Turci, presidente di Sias —. Al di là della contingenza, dobbiamo dare vita a un impianto polifunzionale capace di accogliere eventi di ogni genere e non solo quelli sportivo-motoristici che, fra l’altro, sono in crisi. Può anche essere realizzato a lotti, come è accaduto per la riqualificazione di Villa Reale, partendo magari dalla sistemazione della pista per recuperare le superbike».

Dai trionfi di Ascari ad Alonso. In pista il rombo della storia

di Giorgio Terruzzi da il Corriere della sera

Quel nome è un marchio sulla storia. Monza. Come Indianapolis, come Spa, Montecarlo, Silverstone. Piste simili a pilastri per l’avventura del motore dentro e oltre il Novecento. Presenti, tutte, non a caso, nel calendario del debutto per la Formula 1, anno 1950, l’anno di Nino Farina, campione con l’Alfa Romeo, a spese di Juan Manuel Fangio. La storia, in realtà, ha radici più lunghe: il primo Gran Premio d’Italia data 1922. La firma: Pietro Bordino, il “Diavolo Rosso” della Fiat. I nomi profumano di storia, dicono molto ma non abbastanza per spiegare il significato di un circuito che ha mantenuto nel tempo tratti inconfondibili e antichi. Rette infinite, pieghe secche, poche, decisive. Lesmo, Parabolica, soprattutto, due curve per capire di che pasta è fatto un campione, per star lì, tra gli alberi, a fare bar, polemica, dibattito. Velocità come picco, imperativo, la pista più veloce in assoluto, ancora oggi, perché sotto i trecento, beh, non vale, non è la stessa cosa. Un autodromo come parte di una città, di una cultura, con i rumori dei motori trasportati dal vento oltre il grande parco, sin dentro le case, le stanze, le fantasie.

Urla dai tubi di scarico come rintocchi di campane: richiami per risposte pronte, alè, dai che si va. Una festa che dura da sempre, celebrata dalla passione, cosa importa se i biglietti costano un occhio, se le piante impediscono la vista. Folle enormi, maestose, inquadrate in bianco e nero per la strepitosa vittoria di Antonio Ascari, 1924, così come per il podio colorato e modernissimo di oggi, che pare un trampolino sull’asfalto, a distribuire emozioni forti sempre, rosse comunque, anche se Alonso, a vincere non ce la fa.

Sono cambiate le cornici, gli edifici, le tribune. Restano gli indizi per dare peso e misura ad un viaggio che contiene l’evoluzione tutta dell’automobile. A margine del nuovo paddock c’è ancora il porfido dei vecchi box. Pare uno schermo sul quale compaiono, in un attimo, gli attori di un kolossal senza confronti. Cofani smaltati, cilindri in linea, i volti di chi ha vinto, di chi è morto lasciando un segno altrettanto marcato tra i grani dell’asfalto. Sangue, velocità e rumore, ecco. Per la celebrazione di un rito agrodolce, complesso, ad altissima intensità. Monza? Un mondo, un mondo a parte. Per il quale servirebbe qualcosa, ben più di un Gran Premio. Uno sforzo magari pubblico, forte e primo, per preservare storia e memoria. Come meritano i luoghi di culto, i patrimoni autentici a davvero condivisi.

Comunicato di Insieme in Rete:Pedemontana, è ora di dire la verità


Meda/Seveso 06/05/014
 

PEDEMONTANA, E' ORA DI DIRE LA VERITA'

 

Dai microfoni di Radio Popolare, mercoledì 30/04/2014, il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha lanciato un messaggio inequivocabile, “Pedemontana è un’opera inutile” e si è pronunciato a favore di una scelta intelligente, fermare l’opera lì dove è arrivata. Pisapia, che parla da amministratore attento in primo luogo ai bisogni della comunità locale, fa questa affermazione dopo aver ammesso di aver dovuto sospendere i lavori per la realizzazione di nuove fermate della metropolitana 4 e 5, nell’interesse della città e in vista dell’evento EXPO 2015.
Le cose avrebbero potuto andare in modo diverso, ma meglio ammettere la verità: non ce l’abbiamo fatta, fermiamoci e lavoriamo con quello che c’è.
L’affermazione del Sindaco di Milano ha scatenato una sassaiola: ha inveito contro di lui il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il Ministro Lupi, il segretario regionale del PD Alfieri, ha di nuovo fatto sentire la sua voce Raffaele Cattaneo, attuale presidente del Consiglio Regionale e ha parlato anche Marzio Agnoloni, amministratore delegato di Pedemontana.
Per non farsi mancare niente il 3/05/2014 sulle pagine de Il Cittadino anche il Sindaco di Meda si è unito al coro, proclamando che  Pedemontana è un'opera essenziale per la Lombardia e per l'EXPO e deve essere terminata.
Perché anche il Sindaco di Meda si sente in dovere di intervenire e in questo modo? Viene il sospetto che il suo intento sia quello di dare supporto a chi, a mezzo delle “grandi opere”, ha ridotto il paese a un deserto di asfalto e di cemento.
Non è questo che chiediamo ai nostri amministratori.

Ai nostri amministratori chiediamo il coraggio di dire la verità, anche se è difficile.
Difficile ammettere davanti ai cittadini che è stato fatto un errore, che la programmazione economico-finanziaria non ha tenuto conto dei dati di realtà e che, a metà strada, si scopre che non sarà possibile compiere quello che si era promesso.
Difficile dire che la Pedemontana oltre ai danni già fatti sulla tratta A (Bosco della Moronera sventrato), comprometterà nella B1 il Bosco del Battù e le aree agricole coltivate di Lentate e Cermenate e riverserà altro traffico veicolare sulla ex SS35.
Ma è l’unica cosa che i cittadini e le cittadine chiedono oggi: la verità.
E’ il momento di uscire dalla dicotomia “Pedemontana sì” o “Pedemontana no”: non è più questo il punto.
Il punto è constatare con realismo e umiltà lo stato in cui si trova l’opera, i danni che sono stati fatti e l’impossibilità di procedere secondo il piano previsto inizialmente.
Così come ha proposto sensatamente il Sindaco di Milano alla sua città, così come stanno proponendo alcuni Sindaci della nostra provincia, tra cui Seveso e Desio e i loro consigli comunali.

Per congiungere Lomazzo a Lentate quello che Pedemontana prospetta è una striscia d’asfalto, priva di opere accessorie e di connessione, e come per la tratta A, priva di qualsivoglia compensazione ambientale. Tutto il resto verrà rimandato a dopo l’Expo, ma nel frattempo si metteranno le premesse per aprire i cantieri nella zona di Meda, Seveso, e Cesano Maderno dove insiste il problema diossina e dove, pur essendo annunciato ormai a breve il progetto esecutivo, non è ancora stata realizzata la caratterizzazione del suolo per verificare il livello di contaminazione da TCDD, come chiesto dal CIPE e dalla mozione approvata dal  Consiglio Regionale Lombardo.
Quale sarebbe il vantaggio per le comunità locali? I venti minuti di risparmio temporale da Malpensa ad Orio al Serio o il pedaggiamento di una strada attualmente libera e l’aumento del tempo di percorrenza tra Lentate e Milano?

Basta con questa falsificazioni, si rifletta e si fermi questa autostrada inutile.
 


Coordinamento ambientalista
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

NB, per altri dettagli vai su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2014/05/insieme-in-rete-sulla-pedemontana-e-ora.html

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