calcio monza

Monza - Aggressione a fine partita. Arriva il Daspo per 17 ultrà

di Federico Berni da il Corriere della sera

MONZA Nove ultrà monzesi da una parte, otto comaschi dall’altra. Tutti raggiunti dal Daspo, il divieto di assistere a manifestazioni sportive per i prossimi 5 anni, corredato, per alcuni di loro, dall’obbligo di firma negli uffici delle forze dell’ordine il giorno della partita. I provvedimenti sono del questore di Milano per i tafferugli scoppiati a margine del derby giocato al Brianteo il 17 ottobre 2014 tra le due formazioni lombarde. Divieti che arrivano proprio a pochi giorni dalla partita di ritorno, tradizionalmente «calda» per la rivalità che divide le due tifoserie.

A fine gara, un gruppo di ultrà brianzoli, con cinghie e aste delle bandiere, era andato al parcheggio del palazzetto dello sport per cercare lo scontro con i lariani, aggirando uno schieramento di carabinieri. C’era stato un breve contatto fra tifosi, e poi uno scontro con le forze dell’ordine. Due monzesi, in quella occasione, erano stati arrestati in flagranza di reato. A qualche mese di distanza, studiando le immagini riprese dalla polizia scientifica, sono arrivati i Daspo. I monzesi coinvolti hanno tra i 20 ed i 50 anni, i comaschi tra i 25 ed 44. Tra i tifosi coinvolti, c’è anche il ventenne monzese arrestato dieci giorni fa per l’aggressione a due cinquantenni di Gorgonzola, tifosi del Giana Erminio.

Monza, meglio i tifosi di uno pseudo milionario

di Malcom Pagani da il Fatto quotidiano

I TIFOSI del Monza Club si sono autotassati per tremila euro e i calciatori a libro paga di una società insolvente hanno potuto viaggiare, dormire in albergo e trovare le energie per vincere a Pordenone in pieno recupero. La storia, edificante, la racconta a fine gara Fulvio Pea da Casalpusterlengo, allievo del ’67 cresciuto al magistero di Gigi Simoni, mastro lindo della panchina apprezzato da Mourinho, maestro nel lavorare con i ragazzi (scudetto primavera con la Sampdoria) e ultimo baluardo di una situazione divenuta impossibile con il passare dei mesi. A Monza infatti, dove il comune medita di sfrattare la società dallo stadio Brianteo per immaginabili motivi, era arrivato, in pompa magna, accompagnato da proclami lunari che oggi suonano grotteschi, Anthony Armstrong Emery proprietario della Ecogroup House. Promise la Serie A, un settore giovanile in grado di competere con la cantera del Barcellona, il rinnovamento in chiave ultramoderna dell’arena di gioco e tante altre cosette. Intervistato da Luca Bergamin per la Gazzetta dello Sport, il 45enne Anthony (avi italiani) aveva garantito lunga vita al progetto parlando anche di se stesso: “Sono una persona seria. In questi giorni mi presento a tutti, al sindaco e ai tifosi. Ho un figlio di un anno e mezzo e una di 25, la residenza a Montecarlo, guido una Ferrari 458, parlo portoghese, inglese, spagnolo e capisco l’italiano. Adoro Ronaldinho e non sono ricco come Abramovich, ma farò del Monza un piccolo grande Chelsea”.

LA REALTÀ si è rivelata un po’ diversa, cinquanta agenti della polizia federale brasiliana hanno visitato non amichevolmente gli uffici di Armstrong Emery indagando su reati come evasione fiscale e riciclaggio e ora che le lamentele degli investitori sedotti dai mirabolanti guadagni promessi in un solo anno dalla finanziaria e mai realizzati diventano denunce, a Monza, dove si era già palesato Clarence Seedorf senza lasciare traccia, il calcio muore. Lo sceicco senza paracadute è un grande classico del nostro calcio. Dal nullatenente che da Ponte Pattoli voleva governare la Roma ai millantatori in fuga da Bari e Salerno dopo aver ricevuto osanna e titoli di giornale, a ondate, ciclicamente, lo zio d’America ritorna. Lascia spesso macerie, conti da pagare e tifosi in trincea costretti a provvedere rompendo il salvadanaio della prole. Per ora, il Monza senza più padroni veleggia al largo con la forza della disperazione. Quando busserà l’ufficiale giudiziario, la generosità del singolo non basterà a coprire in egual misura falle e balle.

Il Monza non li paga. I giocatori brianzoli denunciano la società

di Matteo Spaziante da Libero

La situazione in casa Monza Calcio continua a peggiorare. Tutto è nato dai problemi economici e giudiziari del patron Anthony Armostrong-Emery, che si stanno riflettendo sulla società lombarda, ormai sull’orlo del fallimento. Tanto che i giocatori, i quali hanno rinunciato agli stipendi di agosto per evitare una penalizzazione e che non hanno ancora ricevuti quelli di settembre ed ottobre, hanno deciso di mettere in mora il club. La richiesta, redatta con l’aiuto dell’Aic, sarebbe già arrivata al Collegio arbitrale: se entro 42 giorni non verranno elargiti gli stipendi dovuti, i giocatori a tutti gli effetti saranno svincolati.

Una scelta dovuta ma che complica e non poco il futuro del Monza: il Cda infatti avrebbe concesso ancora una decina di giorni ad Armstrong-Emery (che intanto si è rifugiato ad AbuDhabi, negli Emirati Arabi) per versare i soldi necessari, altrimenti l'ipotesi di fallimento concordato diventerebbe realtà, con la speranza che qualche cordata disposta a pagare i circa 2milioni di euro di debiti si presenti in tribunale.

Con la messa in mora, però, c’è il rischio che chi compri la società si ritrovi praticamente senza squadra, staff tecnico di Pea compreso. Intanto però Amstrong si è difeso: «Quanto accaduto è un attacco personale a me stesso, alla mia famiglia e al Gruppo EcoHouse. Né io, né imiei avvocati pensiamo che ci sia qualcosa di vero alle accuse formulate.Tutto è stato motivato dal dispetto e dai concorrenti commerciali in Brasile », come riporta Monzanews. I problemi sono nati dalle indagini in Brasile su Ecohouse, la società immobiliare fondata dal “successore” di Seedorf alla guida del club lombardo, nell’ambito di un'inchiesta (denominata “Il Padrino”) su riciclaggio di denaro e altri reati fiscali.

Calcio Monza - "Da Emery solo proclami, ma speriamo se la cavi, abbiamo già sofferto troppo"

di Dario Crippa da il Giorno del 05/10

SCONCERTO. Preoccupazione, disillusione, rabbia. Paura. Il tornado arrivato in queste ore dall’estero - Brasile e Singapore su tutti - sul conto del presidente del Monza Anthony Emery Armstrong e sulla sua presunta situazione debitoria, non può che destare i peggiori umori fra i tifosi dei colori biancorossi.
Andrea Arbizzoni, ex assessore allo Sport e per anni portavoce dei Sab, gli ultras del Monza, non le manda a dire: «Le notize che stanno arrivano non sembrano incoraggianti. Se quanto dipinto sui giornali stranieri fosse vero, l’immagine del presidente Armstrong certo non ne uscirebbe bene. E ho un dubbio: se davvero i debiti rimasti dalla precedente gestione targata Clarence Seedorf ammontano a due milioni di euro come si è detto, sarà dura farvi fronte e programmare: altro che proclamare di voler raggiungere la serie B e addirittura la serie A in queste condizioni. Speriamo non ci siano contraccolpi troppo pesanti per le sorti della società e quindi della squadra». Arbizzoni ne ha viste tante nella sua lunga militanza da tifoso del Monza, fra presidenti-banditi e fallimenti ma «non posso nascondere stavolta di essere davvero basito. Posso dire soltanto che mi trovo a condividere la posizione che la Curva Sud ha sempre espresso su questa nuova proprietà: non mi sono mai fatto ingolosire troppo dalle promesse, non sono mai stato fra i “talebani” che avevano sposato la nuova società senza colpo ferire. Siamo rimasti già scottati troppe volte in passato...».

FAUSTO MARCHETTI, da anni portavoce dei Sab, non si tira indietro: «Siamo sempre stati critici, l’approccio che Armstrong ha avuto con Monza sin dal primo istante non ci ha convinti. Da lui abbiamo udito soprattutto proclami roboanti ed esagerati, senza vedere di contro dei fatti, anche sulla questione della ristrutturazione dello stadio. Insomma, più fumo che arrosto... Certo, la speranza è l’ultima a morire». Si spiega anche così l’approccio della tifoseria alla partita di ieri, pur arrivata in un momento di crisi di risultati. In curva Sud è stato innalzato uno striscione che recitava: «E quindi... chi aveva ragione?». «Daremmo il beneficio del dubbio anche al peggiore degli assassini, figuriamoci se non lo facciamo con Armstrong, con cui pure siamo entrati in polemica in passato più volte. A non convincerci è stato ad esempio il cambio di gestione tecnica lo scorso anno e la costruzione di una nuova squadra con costi così onerosi, firmando contratti troppo lunghi e onerosi che ci hanno spaventato: chi li onorerà se il presidente dovesse andar via?».
Alessio Manazzale, tifoso storico dei biancorossi, è fatalista: «Sembrava tutto troppo bello: si temeva che prima o poi sarebbe scoppiata la bolla, speravamo soltanto di aver raggiunto nel frattempo almeno la promozione in serie B. Purtroppo è un po’ che girano voci negative, in fondo già l’anno scorso quando la squadra perdeva si sapeva che gli stipendi venivano pagati all’ultimo giorno del mese. Speriamo ora che al 10 arrivino gli stipendi... Il problema è che a Monza siamo sfortunati e, dopo Armstrong, non c’è nessuno: questa è la dura verità».
dario.crippa@ilgiorno.net


L’altra faccia del tifo: «Vogliamo ancora fidarci». Della Valle: «Tutti criticano ma nessuno investe»
di Dario Crippa da il Giorno del 05/10
— MONZA —
LO SCENARIO non è certo dei più sereni. E anche fra i tifosi del Monza si registrano posizioni contrastanti, specie sui social network. Se la società ha annunciato ieri un silenzio stampa polemico, c’è chi critica questo atteggiamento. Ma c’è anche chi, come il gruppo «Tribuna Ovest Monza», solitamente abbastanza vicino alla società, ricorda fiducioso su Facebook: «Non dimentichiamo che il presidente Armstrong qualche settimana fa è stato lodato dal Financial Time (e non è la prima volta) testata sicuramente informata e di maggiore importanza rispetto ai quotidiani o pagine web in cui si screditava la sua azienda e il suo operato». Oppure c’è chi, come il gruppo «Brianza Biancorossa», invita alla calma: «Giornata veramente difficile, Pea tiene lontano “le voci” e il linciaggio mediatico di oggi verso società e presidente, dormiamoci su... una cosa è certa, uno è colpevole dopo tre gradi di giudizio, attendiamo gli eventi e sempre e solo.... forza monza!». Fra i tifosi storici, una presenza abbastanza assidua allo stadio Brianteo è quella dell’avvocato penalista Raffaele Della Valle: «Qualcosa non funziona, abbiamo perso tre partite di fila dopo un avvio di campionato ottimo... E sul presidente Armstrong, che dire? La verità è che tutti criticano in Brianza, ma gente che tiri fuori i “danéee” non ce n’è mai. A Monza non trovi dieci imprenditori disposti a investire 500mila euro per uno nella squadra della città... Speriamo solo che non finisca come ai tempi del presidente D’Evant, quando siamo falliti...». Anche il presidente della Provincia Dario Allevi mette le mani avanti: «Non conosco la vicenda e quindi non posso esprimermi... Ho incrociato Armstrong allo stadio e mi è sempre sembrato una persona che aveva tanti progetti... speriamo». Già.

Calcio Monza - Mister Armstrong, scoppia il caso. Guai dal Brasile e anche dall’Asia

di Matteo Delbue da il Giorno del 04/10

DUBBI e perplessità si stanno addensando intorno alla figura del presidente del Monza, Anthony Emery Armstrong. Dopo aver infiammato in estate i cuori dei tifosi biancorossi con un «dobbiamo vincere il campionato con almeno dieci punti di vantaggio su tutti», sul patron inglese (con interessi edilizi in Brasile) si stanno riversando i punti di domanda del popolo del Brianteo. Le notizie riportate su queste pagine nei giorni scorsi delle difficoltà nei pagamenti degli stipendi di calciatori e dipendenti del Monza e di ritardi nell’onorare le fatture dei fornitori del club sarebbero semplici quisquilie se venisse confermato quanto la stampa estera ha scritto sul patron biancorosso.

I FORUM dei tifosi del Monza e i social network si stanno infatti riempiendo di articoli di giornali brasiliani e orientali, soprattutto di Singapore, che raccontano che la Ecohouse di Armstrong ha raccolto 70 milioni di dollari per un progetto edilizio in Brasile, garantendo agli investitori importanti ritorni economici, che però non sarebbero mai arrivati. Con conseguenti accuse e proteste. Quanto ci sia di vero in tutto ciò è da verificare: quel che è certo è che i tifosi del Monza si stanno preoccupando e chiedono al più presto smentite e rassicurazioni.

SUL PROPRIO sito personale, Antony Emery Armstrong, in questi giorni in Medio Oriente per lavoro, ha dichiarato che non ha zassolutamente niente da nascondere» e che «le attività a Singapore sono state del tutto trasparenti e in totale accordo con le leggi locali». In attesa di verifiche e di maggior chiarezza su tutti i fronti, va raccontata la nuova (e probabilmente ultima) puntata della diatriba tra patron Armstrong e Clarence Seedorf sui debiti societari del Monza. In una nota ufficiale del club si afferma che «l’attuale situazione amministrativa ha sì in essere posizioni debitorie aperte che derivano dalla precedente gestione, ma delle quali non ci sono responsabilità dirette del signor Seedorf, con il quale ci scusiamo per l’errata informazione». Di chi siano le colpe dei debiti resta quindi un mistero: la certezza è che i fornitori attendono (con sempre meno pazienza) quanto dovuto e non sono certo stati tranquillizzati dalle voci di circa 2 milioni di euro di debiti risultanti dagli ultimi due bilanci depositati dal club. In tutto questo bailamme, il direttore generale biancorosso, Mauro Ulizio, predica calma. «Ho sentito il presidente Armstrong negli scorsi giorni e mi è parso sereno. – esordisce Ulizio – Non dimentichiamo che Armstrong è stato lodato nei mesi scorsi da molte fonti autorevoli, compreso il Financial Times. La squadra è arrabbiata per il tema stipendi? Sono tutti alibi: i giocatori non stanno rendendo come dovrebbero e alla vigilia di una partita fondamentale come quella contro la Giana bisognerebbe pensare solo a vincere».

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