antiterrorismo

Sudan-Somalia: camorra, armi e terrorismo

di Vincenzo Iurillo da il Fatto quotidiano

 C’è un filo che lega il clan dei Casalesi a un traffico d’armi internazionale in paesi dove vige l’embargo e dove non si potrebbe esportare nemmeno un proiettile per l’alta conflittualità interna. Un filo che collega faccendieri nel ramo elicotteri e componentistica militare, e reclutatori di mercenari da inviare nell’Africa lacerata dalle guerre intestine, fino a sfiorare ambienti del terrorismo in Somalia. E’ il filo teso dal l’inchiesta della Dda di Napoli, curata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dai sostituti Catello Maresca e Maurizio Giordano, dai contorni emersi nei 30 decreti di perquisizione eseguiti ieri all’alba dal Gico di Venezia in 11 regioni con accuse di associazione a delinquere.

IL MAGGIOR NUMERO degli indagati si concentra nel Veneto. Gli investigatori hanno frugato nei cassetti di un ex ambasciatore italiano in Armenia, un ambasciatore straniero in carica di un paese africano (che ha opposto alle perquisizioni le guarentigie del ruolo), ex alti ufficiali dell’Esercito ed Andrea Pardi, l’amministratore di “S ocietà Italiana Elicotteri”, legata ad Agusta Westland, con sede a Roma. Pardi a ottobre è stato definito dalla redazione di Report “noto per aver tentato in passato di vendere elicotteri all’Iran ”. L’i mprenditore aveva appena picchiato e provato a distruggere la telecamera di uno degli inviati di Milena Gabanelli, Giorgio Mottola, che si era recato nella sede romana per fare domande sugli affari della società.

L’INCHIESTA ha preso il via dalle tracce seminate da un personaggio ritenuto vicino ai clan camorristici del Casertano, Francesco Chianese. L’imprenditore si sarebbe reinventato una carriera come addestratore in campi militari dell’Africa. Si sospetta inoltre che alcuni faccendieri veneti si siano riforniti di armi grazie ai Casalesi. Nel giro, un napoletano con precedenti per traffico d’armi, con il ruolo di mediatore di affari. Le armi e la componentistica in vendita sarebbero per lo più di fabbricazione italiana, compresi i quattro elicotteri da combattimento venduti in Armenia. Il traffico d’armi avrebbe toccato anche Nigeria, Somalia, Sudan, Libia, Iran e altri paesi sottoposti a embargo. E tra gli oltre 50 indagati c’è un somalo legato ad ambienti terroristi islamici. Sono queste le tracce di un lavoro investigativo che nelle ultime settimane si è accelerato dopo la messa in onda di reportage televisivi sul fenomeno del traffico clandestino d’a rm i. Un lavoro che punta a scoprire quali sono i canali e i mezzi utilizzati per aggirare gli embarghi e lucrare sulle tante guerre in Africa.

Legge antiterrorismo. Umberto Rapetto (Guardia di Finanza): “Hanno istituito la legge marziale”

di Paolo Zanca da il Fatto quotidiano

Io sono sbigottito. Non ce l’hanno detto e hanno istituito il regime marziale?”. Umberto Rapetto - già generale della Guardia di Finanza, “colpevole” di aver indagato troppo sulle slot machine, soprannominato “lo sceriffo del web” - scorre il testo del dl antiterrorismo con gli occhi fuori dalle orbite.

Cosa la sconvolge di più?
Intanto, solo il fatto che si ponga l’attenzione su semplici sospettati di qualunque reato, non indagati, fa già venire meno le basi del diritto. E poi si autorizzano le perquisizioni senza alcun controllo.

Parla dell’accesso remoto ai computer?
Vorrebbero guardare nei computer attraverso dei grimaldelli come trojan : fa rabbrividire. Cioè, quello stesso Stato che manda a morire i processi, tira fuori le unghie con chi non potrà nemmeno dire “quella roba non era sul mio computer”.

Sta dicendo che non si potrà avere nessuna certezza sulla paternità dei dati estrapolati?
Dico che durante una perquisizione tradizionale io, o il mio legale, ho la possibilità di assistere e dunque non potrò mai negare l’evidenza delle prove raccolte. Qui invece, se l’accesso avviene da remoto senza alcun controllo, viene meno addirittura la certezza che quei documenti fossero realmente lì. Salta il diritto alla difesa. E poi chi l’ha detto che un dato, fuori da un determinato contesto, possa avere una rilevanza diversa? Facciamo un esempio. Io l’altro giorno ho visto on line i video di propaganda dell’Isis. Ho consultato quel materiale perché dovevo fare un’intervista, ma non sono né un loro fan né un istigatore. I comportamenti possono essere dettati da curiosità, diritto di cronaca e mille altre ragioni.

Che il decreto non contempla.
Ce lo dicano: o riconosciamo lo stato di guerra e allora le leggi marziali prevalgono sul diritto vigente, oppure non si può istituire una opportunità investigativa senza garanzie contro gli abusi. Il momento è delicato, ma servono regole che vadano al di là delle suggestioni emotive. Ci vogliono modalità di attuazione stringenti, oltre alla garanzia che il materiale sequestrato sia usato solo per quelle finalità. Non vorrei che finissero per vedere anche se sono vegetariano, quale collega odio e che squadra tifo.

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