Albiate

Brianza - In quattro Comuni i «volontari del vicinato»: non siamo ronde

di Diego Colombo e Rossella Redaelli da il Corriere della sera

MONZA Non fanno appostamenti nelle zone più a rischio della città. Non organizzano ronde. Non girano a gruppi con il cellulare o il walkie talkie (o armi improprie) in mano come fossero guardie notturne. E non portano addosso, sciarpe, foulard, fasce e distintivi di riconoscimento. Loro osservano: dalla casa del vicino che abita a fianco a quella subito al di là della strada, dall’appartamento del coinquilino di pianerottolo a quello della famiglia del primo o del secondo piano. E se notano qualcosa che non va, auto o persone sospette, danno l’allarme a carabinieri e polizia locale. Sono i volontari del «Controllo del vicinato», un’esperienza di tutela della sicurezza nata negli Stati Uniti negli anni Settanta e approdata ora anche in Brianza. Dove, sulla scorta dell’attività dell’associazione fondata nel 2009 da Gianfranco Caccia a Caronno Pertusella (Varese), sono già quattro i Comuni in provincia di Monza in cui un gruppo di cittadini ha deciso di stringere un patto di collaborazione per meglio garantire la sicurezza del proprio quartiere. Dopo Concorezzo, che ha fatto un po’ da battistrada, i cartelli gialli con la scritta «Zona di controllo del vicinato» sono comparsi anche a Seveso e a Desio.

L’esperienza di collaborazione tra residenti è stata raccolta anche da un gruppo di cittadini di Albiate. «Noi abbiamo attivato l’iniziativa lo scorso settembre con 35 famiglie — spiega l’assessore alla Polizia locale di Seveso, Andrea Formenti —. Per ora è limitata al quartiere Altopiano, dove operano tre gruppi di sorveglianti. Ma, a breve, dovrebbe nascerne un quarto nel centro di Seveso». E i risultati si vedono. Dal 2013 al 2014 si è registrato un calo di furti proprio al quartiere Altopiano, una zona residenziale di villette singole e palazzine spesso nel mirino dei ladri. «Non so — continua Formenti — se la contrazione sia fisiologica o dovuta alla presenza del Controllo di vicinato. Di certo, i residenti del quartiere mi hanno assicurato che da quando sono attivi i gruppi di volontari si sentono più sicuri». L’esperienza di Seveso sta facendo scuola anche in altri Comuni brianzoli. Nelle ultime settimane si sono rivolti all’amministrazione di centrosinistra i sindaci di Brugherio, Lentate sul Seveso, Caponago e Mariano Comense, interessati a stimolare la nascita di osservatori del territorio anche nelle loro città.

Albiate - Corsa al cemento, ma il verde resiste

di Gigi Baj da il Giorno

UN PAESE in continua crescita, con un incremento abitativo tra i più alti di tutta la Brianza. Dal 2005 ad oggi la popolazione di Albiate è passata da 5.710 a 6.311 abitanti con un aumento dei nuclei familiari da 2.500 ad oltre 3.000.

L’EDILIZIA residenziale, soprattutto nelle zone periferiche, dove sono sorti veri e propri agglomerati abitativi, è stata favorita dalle amministrazioni comunali che si sono succedute dal 1975 ad oggi.
La Giunta uscente è sostenuta da una maggioranza di centrodestra formata da Lega e Pdl, che ha vinto le ultime elezioni comunali con 1.789 voti, pari al 48,84 per cento, andati al candidato sindaco Diego Confalonieri, al suo primo mandato. Sconfitti, ma entrati in Consiglio comunale sui banchi dell’opposizione, i due avversari: l’ex sindaco di Triuggio Rosanna Zolesi, che con i Popolari uniti per Albiate ha raccolto 1.197 voti (pari al 32,68 per cento), e Ivan Vismara del Pd, che ha ottenuto 677 voti (18,48 per cento).
Il trend a favore dell’edilizia sembrta destinato ad aumentare nonostante la crisi del settore, visto che proprio nei giorni scorsi la Giunta di Diego Confalonieri ha approvato una variante di piano che consentirà la realizzazione di un centinaio di appartamenti e servizi sull’area ex Dufour di viale Europa.
Nonostante l’occupazione di suolo, Albiate continua ad essere uno tra i paesi più verdi grazie alle numerose aree agricole e al vasto parco che circonda Villa Campello. La dimora patrizia avviata nel 1903 su progetto dell’architetto Giuseppe Gmur prende il nome dal luogo in cui è stata edificata a poche decine di metri dalla riva destra del Lambro. I suoi oltre 50 mila metri quadri di parco ospitano faggi, tigli, ippocastani, araucarie e cedri di grande valore botanico. 

Albiate - Cento nuovi alloggi pioggia di soldi per le casse comunali

di Mario Galimberti da il Giorno

CENTO appartamenti nuovi in cinque palazzine di due e tre piani in via Cesare Battisti su una volumetria di 30mila metri cubi ha fatto scattare la polemica ad Albiate. Un piano attuativo importante è infatti stato approvato nei giorni scorsi da realizzare in un’area fra le vie Battisti-Trieste-Europa al confine con Seregno da realizzare su un’area di 66mila metri quadri. Fra le varie costruzioni ci sarà anche una parte di edilizia convenzionata per le famiglie del paese con prezzi che oscilleranno fra i 1800-2000 euro al metro. L’investimento è da parte dei privati e ne beneficiarà il Comune che otterrà fra urbanizzazione primaria e secondaria oltre 40mila metri quadri di verde nel nuovo complesso abitativo di cui 25 mila appartenenti al futuro piano di interesse regionale. Il Comune inoltre otterrà 560mila euro per l’ampliamento della scuola elementare Ungaretti di viale Rimembranze con l’aggiunta di tre nuove aule, poi 330mila euro destinati al rifacimento della piazza del mercato e un altro investimento di 250 mila euro per il completamento della rete fognaria. Da parte dell’opposione è stato sottolineato che si tratta più che altro di una semplece lottizzazione privata mascherata in convenzione, con vantaggi al solo operatore.

Albiate - Egidio Milesi. In cassa integrazione da 8 mesi ma non hanno ricevuto un euro

di Mario Galimberti da il Giorno

SIT-IN davanti ai cancelli della fabbrica di vernici della Egidio Milesi (ex-Cit-Ver azienda fondata mezzo secolo fa ad Albiate). A protestare i 43 dipendenti che sono in cassa integrazione straordinaria da 8 mesi senza aver però ancora percepito un euro. Ma quello che maggiormente preoccupa questi lavortari è il loro futuro. La situazione è seguita dalla Cisl e nei giorni scorsi c’è stato un incontro in Assolombarda sul concordato preventivo concesso dal Tribunale di Monza. Questo vuol dire che sono stati avviati nuovi ammortizzatori sociali per altri 12 mesi ma i sindacati temono che la proprietà non abbia ancora presentato la documentazione neccessaria all’inter burocratico tenendo presente che l’azienda è in liaquidazione. Fonti sindacali confermano che il commissario straordinario sta cercando nuovi compratori e il 10 luglio è prevista una riunione dello stesso commissario con creditori e debitori. I sindacati temono il fallimento ma quello che maggiormente interessa per il momento è il disagio sociale dei lavoratori che non hanno ancora percepito un euro di cassa integrazione. I sindacati vogliono capire qual è il motivo per il quale la proprietà non abbia ancora consegnato le documentazioni all’Inps per poter avere i soldi della cassa integrazione.

Brianza - Lega Nord. Villa, l’unico voto contro l’espulsione «Non accetto lezioni da nessuno»

di Monica Guzzi da il Giorno

«NON ACCETTO lezioni di leghismo da nessuno, tantomeno da quei ragazzini che sono appena arrivati e si sono trovati la pappa pronta. Sono entrato nella Lega nell’aprile dell’87: avevo 15 anni ed eravamo in otto». Siro Villa, assessore ai Servizi sociali nel piccolo Comune di Albiate, oggi di anni ne ha 42. È il delegato della Brianza nel consiglio nazionale della Lega ed è l’unico che mercoledì in via Bellerio ha votato contro l’avvio del procedimento di espulsione dell’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e di altri cinque «ribelli». Fra questi, due brianzoli: l’ex sindaco di Lesmo ed ex deputato Marco Desiderati, e l’ex assessore Flavio Tremolada. Un regolamento di conti che tocca direttamente un territorio, la Brianza appunto, che ha dato sindaci alla Lega fin dalla prima ora ma che ora, pur esprimendo una leadership in maggioranza maroniana, non nasconde le critiche alla nuova linea. «Le scelte del consiglio nazionale hanno toccato militanti brianzoli prima che il caso venisse discusso nel nostro direttivo provinciale, che al contrario non ne sapeva nulla», premette Villa, sollevando un problema di democrazia interna. «Se l’obiettivo è l’unità, allora il movimento deve avere spazio per tutti e tutti devono poter esprimere liberamente il proprio pensiero - continua il delegato brianzolo -. Se parliamo di unità, allora servono comportamenti conseguenti. Io ho voluto esprimere in maniera molto chiara e senza alcuna remora questo pensiero, pur sapendo che sarei stato l’unico. Sarebbe stato più comodo fare come altri, che si sono mossi soprattutto per piccoli calcoli personali».

Albiate - La Milesi Vernici chiude e lascia a casa 83 operai Cercasi compratore. I sindacati: «Impresa ancora competitiva»

questo articolo è stato oggetto di precisazione da parte di IVM Chemicals srl. Leggi la rettifica

di Gigi Baj da il Giorno del 06/11

UN ALTRO DURO COLPO all’ecomomia produttiva della Brianza. Da ieri la Egidio Milesi spa, una tra le aziende leader nel settore delle vernici industriali, ha cessato la propria attività nei due poli produttivi di Rho e di Albiate mandando a casa di fatto 83 lavoratori che ieri mattina si sono ritrovati davanti ai cancelli dell’azienda di via Cesare Battisti per un presidio che si è protratto per l’intera giornata: «Il liquidatore della società Antonio Di Pasquale - hanno dichiarato Maurizio Paltani segretario di Filctem Cgil e Patrizia Pessina rappresentante di Femca Cisl che hanno seguito l’iter di questa vertenza - ci ha comunicato il 31 ottobre la cessazione dell’attività ed il deposito dell’istanza di ammissione al concordato preventivo in bianco, comunicando che, non appena verrà reso noto il provvedimento di ammissione, aprirà la procedura di licenziamento degli 83 lavoratori». Un provvedimento che ha mandato su tutte le furie le maestranze che, in mancanza di fondo economico, non potranno ricevere lo stipendio di ottobre : «Ci hanno fatto lavorare - hanno dichiarato Angelo Gatti, Giorgio Galzignato, Fabio Cappello, Fabrizio Baratto e Roberto Scialca delle RSU - con la promessa di ricevere il dovuto compenso e invece non hanno mantenuto la parola. Un comportamento scorretto».

LE STRUTTURE SINDACALI territoriali e le rappresentanze sindacali Filctem Cgil e Femca Cisl contrastano le decisioni assunte dal liquidatore e ribadiscono un impegno forte nella ricerca di possibili nuovi acquirenti per la rilevazione delle due unità produttive coinvolte nella cessazione di attività chiedendo anche il pagamento delle retribuzioni rispettando la scadenza del 10 novembre: «Qualche settimana fa - hanno aggiunto Maurizio Paltani e Patrizia Pessina - si era fatto avanti un possibile compratore. Evidentemente ci sono i margini per portare avanti questa trattativa che rappresenterebbe la soluzione migliore per tutti. L’azienda può essere ancora ampiamente competitiva sul mercato». I lavoratori della Vernici Egidio Milesi spa hanno proclamato 8 ore di sciopero concordando presidi davanti ad entrambi i poli produttivi di Rho in via Olona e di Albiate. Fondata nel 1948 all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, la Milesi Vernici è via via diventata una tra le aziende leader nel settore del legno con una distribuzione capillare in Italia e in tutta Europa. Prodotti di altissima qualità e soprattutto a bassissimo impatto ambientale che hanno sempre trovato il gradimento delle numerose aziende mobiliere del territorio. Prodotti che, con vari marchi, sono presenti sul mercato internazionale.

'Ndrangheta - «Neve» dei narcos dalla Brianza fino alla Puglia. Due arresti a Meda e Albiate

di Dario Crippa da il Giorno

INTERMEDIARI. Per dirla con le parole del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria Massimo Minniti, «l’anello di congiunzione» fra Sacra Corona Unita e ’ndrangheta, in questo caso rappresentata dalla potentissima cosca dei Bruzzaniti.
Ci sono anche due «brianzoli» fra le 29 persone arrestate ieri nel corso dell’operazione «Revolution», condotta dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria contro un’associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Si tratta dei fratelli Francesco e Severino Rocco Zoccoli. Il primo, nato a Locri in provincia di Reggio Calabria nel 1972 ma residente a Meda. Il secondo nato invece nel 1963 a Sant’Agata del Bianco, sempre in provincia di Reggio Calabria, ma residente ad Albiate. Secondo gli inquirenti, che ne hanno ricostruito gli spostamenti attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti, i due fratelli si occupavano della fornitura di carichi di sostanze stupefacenti da consegnare alla criminalità pugliese. Organizzavano, intrattenevano rapporti con gli acquirenti, fissavano gli appuntamenti e consegnavano le singole partite di droga.

ED È STATO proprio grazie a un appuntamento «saltato» a causa di un contrattempo e che doveva portare alla consegna di 5 chili di cocaina che il 2 settembre del 2010 gli investigatori sono riusciti a riannodare le trame che legavano due gruppi criminali: quello pugliese che faceva capo ad Antonio Fiore e Vincenzo Zurlo da un lato e quello calabrese che faceva invece riferimento a Francesco Strangio e Bruno Pizzata, definito un «broker della cocaina capace di trattare direttamente con i narcos sudamericani per l’importazione di ingentissimi quantitativi di sostanze stupefacenti nei porti di tutta Italia». Le indagini hanno consentito anche di individuare un ingente carico di cocaina (oltre 500 chili) proveniente dalla Colombia e occultato a bordo di una nave cargo diretta verso il porto di Anversa. Torniamo però ai fratelli Zoccoli. Entrambi pluripregiudicati per «associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti» e «traffico di sostanze stupefacenti», si muovono parecchio fra la Brianza e Ostuni, in Puglia.

FRANCESCO risulta a un certo punto latitante, visto che è stato colpito da un provvedimento di esecuzione pena emesso dalla Procura di Ravenna. Questo non gli impedisce tuttavia di muoversi liberamente. A proteggere la sua latitanza, sono proprio i suoi soci in affari pugliesi. «...ci deve dare un borsone, un borsone pieno... siccome doveva andare latitante gliel’ho dato io un borsone» dice un socio pugliese intercettato. I fratelli Zoccoli sono in realtà molto più prudenti al telefono, parlano in codice, si servono di ogni artificio possibile. Ma quando qualcuno non capisce, si lasciano andare: «...tante volte non si sa quando si parla con un amico, questi cornuti che intercettano possono capire “rilli per ralli”, capisci, possono provocare dei problemi... ed io stavo tentennando per farti capire che... non vorrei che magari un domani ci sarebbe un’indagine in corso, intercettano e sentono... purtroppo, noi siamo dei soggetti purtroppo, che ormai siamo nell’occhio del ciclone!»
dario.crippa@ilgiorno.net

Albiate - Rogo alla Imr. Le fiamme da uno dei forni. Pompieri al lavoro per quattro ore

di Mario Galimberti da il Giorno

UNO SPAVENTOSO incendio è scoppiato la notte scorsa in una grossa azienda di Albiate. I danni sono ingenti ma avrebbero potuto essere molto più gravi se i vigili del fuoco, accorsi con diverse squadre e tutti i mezzi disponibili, non fossero riusciti a circoscrivere il rogo.

PER FORTUNA nonostante la pericolosità nessuno dei lavoratori e soccorritori è rimasto ferito. Ci sono volute quattro ore prima che le squadre dei pompieri completassero il lavoro.
L’episodio è successo alla Imr (industria metalvakuum ranger per la lavorazione di materie per lo stampaggio di paraurti in plastica per auto internazionali) che aveva nel 2009 rilevato la Ranger originale con sede in via San Carlo 25 ad Albiate. Già in passato c’erano stati incendi anche se di minore entità.

L’ALLARME È SCATTATO poco dopo le 22 di martedì ed è stato dato dagli operai del turno di notte. Dai primi risultati delle indagini effettuate dai carabinieri di Carate sembra che le fiamme siano divampate all’improvviso da uno dei forni per la lavorazione di materie prime, con fuoriuscita di olio bollente che si è rovesciato sulle bombole di azoto utilizzato nella lavorazione. In un primo momento era stato intaccato solo il forno poi le vampate di fuoco si si sono estese in modo pauroso verso i tre macchinari per lo stampaggio che pesano diverse tonnellate ciascuno. Sul posto a sirene spiegate sono arrivati una cinquantina di pompieri dei distaccamenti di Carate, Desio, Seregno, Monza, Milano con autobotti, carro antifiamma e schiumogeni, oltre alle autoscale per cercare di isolare il rogo sempre più aggressivo che minacciava di coinvolgere altre parti dei capannoni. L’aria surriscaldata ha ulteriormente complicato l’intervento dei pompieri. La prima manovra è stata quella di isolare la parte che al momento non era stata ancora intaccate dalle vampate, poi i vigili hanno versato sul fuoco acqua in quantità. Alle due della notte hanno spento completamente il rogo. I tre grossi macchinari sono andati distrutti, oltre alla notevole quantità di materie prime e alcune parti della struttura. I danni sono ingenti ma il lavoro ieri è proseguito negli altri reparti.

Albiate - Chiesta la cassa per i 26 lavoratori della Girba, dopo il rogo del 25 maggio

di Laura Ballabio da il Giorno

PER I 26 DIPENDENTI della Girba, la società che lo scorso 25 maggio è andata completamente distrutta in un vasto incendio al Dosso, si prospettano diversi mesi di cassa integrazione. I due titolari della società, Giacomo Ballabio e Gaetano Caimi, hanno inoltrato la richiesta per la cassa integrazione a zero ore per l’intero gruppo di lavoratori che fino a due settimane fa erano impiegate nella ditta. La società attiva da 29 anni e che da tre anni si era spostata nello stabilimento industriale di via delle Valli ad Albiate, produceva lucido e materiali per la produzione e la cura delle calzature. Nei giorni scorsi è stata convocata una riunione per chiarire ai lavoratori la situazione attuale e le prospettive sul loro futuro occupazionale. Oltre alle parti sociali, ai titolari della Girba erano presenti i 26 dipendenti dell’opificio albiatese: l’intenzione è quella di fare ricorso agli ammortizzatori sociali. «Cercheranno dei finanziamenti, rivolgendosi agli istituti bancari, sia per quanto riguarda gli anticipi sui versamenti di cassa degli stipendi, sia per rimettere in piedi la produzione» hanno spiegato i lavoratori al termine della riunione.
Difficile a questo punto stabilire quanti mesi serviranno per far ripartire l’azienda. Attualmente l’intero comparto industriale è stato posto sotto sequestro dell’autorità giudiziaria: l’area è delimitata dal nastro bianco-rosso e sulle entrate sono appesi i cartelli emessi dalla magistratura monzese che ne vietano l’ingresso. Sull’intera vicenda infatti sono attualmente ancora in corso le indagini condotte dagli Carabinieri della Compagnia di Seregno dirette dal Capitano Luigi Spenga. Sicuramente a completare l’intero iter istruttorio aperto sulle cause che hanno portato all’incendio, saranno utili i rilievi e le perizie condotte dagli ingegneri dei Vigili del fuoco.

SOLO LORO infatti potranno riuscire a stimare con precisione, muovendosi tra i resti carbonizzati di oltre mille metri quadrati di capannone, l’esatto punto e soprattutto le cause scatenanti delle fiamme che hanno completamente distrutto l’intero capannone. I danni riportati dalla struttura industriale sono molto ingenti: si parla di diversi milioni di euro a causa degli gravi danni riportati sia ai macchinari (andati completamente carbonizzati) che alle strutture esterne e interne dell’area industriale. Tra le ipotesi al vaglio anche la ventilata possibilità di abbattere almeno parzialmente tutte le strutture del fabbricato industriale. Le decisioni comunque dovranno essere rimandate fino a quando non saranno concluse le indagini e l’intera area restituita ai legittimi proprietari. L’intenzione da parte dei due fondatori è quella di ripartire. 

Albiate - Inferno di fuoco, della fabbrica della Girba non resta più nulla, 25 posti a rischio

di Laura Ballabio da il Giorno

«I VIGILI del fuoco mi chiedono in che modo possa essere divampato l’incendio. Io non trovo una spiegazione plausibile, non so spiegarmi come le fiamme possano essere state innescate all’interno del reparto di produzione». Poco dopo prima di mezzanotte di venerdì sera Giacomo Ballabio, il proprietario della Girba, l’azienda albiatese specializzata nella produzione di materiale per la produzione e la pulizia delle scarpe e dà lavoro a 25 persone, che nel tardo pomeriggio è stata quasi completamente distrutta dal fuoco, riesce a raccontare qualche particolare: «Abbiamo finito presto, alle 13 i dipendenti sono andati tutti a casa e nel reparto tutto era spento: l’impianto di illuminazione e le macchine per la produzione. Non come o cosa abbia fatto divampare il focolaio – ha continuato l’imprenditore che in Brianza è molto conosciuto per il suo impegno politico come sindaco a Verano (due mandati a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila) – Fortunatamente la porta tagliafuoco che porta al magazzino esterno, dove sono contenuti i solventi, i materiali chimici e infiammabili ha tenuto. Avrebbe potuto esplodere tutto perchè all’interno erano detenute sostanze pericolose. Non riesco a capire come invece all’interno del magazzino sia bruciato tutto».

I danni economici e soprattutto strutturali si aggirano comunque in diversi milioni di euro. Macchinari, scorte di materie prime, prodotti già lavorati e l’intera struttura del capannone sono andati completamente distrutti. Rimangono ancora ignote le cause del rogo. Serviranno i rilievi degli ingegneri dei vigili del fuoco per chiarire le cause del disastro di fiamme e fumo che venerdì pomeriggio era visibile da tutta la Brianza. Delle indagini si stanno occupando i Carabinieri della Compagnia di Seregno diretti dal Capitano Luigi Spenga: sul posto anche ieri mattina gli uomini della Caserma di Carate Brianza che hanno sequestrato alcuni computer di proprietà della ditta. Proprio per garantire i milioni di metri cubi di acqua che sono stati riversati sulle fiamme sul posto sono intervenute anche diverse squadre di Brianzacque che anche in queste ore continuano a monitorare la situazione. Oltre cento i Vigili del fuoco proveniente da tutta la Brianza e dal milanese.

Brugherio - Processo a Marcello Paparo, il 18 la sentenza in Appello

di Stefania Totaro da il Giorno

SARÀ PRONUNCIATA il 18 la sentenza del processo di appello nei confronti di Marcello Paparo, l’imprenditore di Brugherio assolto dal Tribunale di Monza dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Accusa confermate invece davanti alla Corte di Appello di Milano dal pm Daniela Meliota, che ha chiesto 12 condanne (tra le altre, a 11 anni per Marcello Paparo, a 7 anni e 8 mesi per il fratello Romualdo, a 4 anni per la figlia Luana) e 2 assoluzioni per insufficienza di prove per il contabile brianzolo Mirko Sala e per Carmelo Verterame. Il processo a Monza, che vedeva 14 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, lesioni aggravate, violenza privata e favoreggiamento, si è concluso un anno fa con 5 condanne da 6 anni a 2 anni e mezzo di reclusione. La condanna maggiore, a 6 anni, per detenzione illegale di armi, lesioni aggravate e violenza privata, in continuazione con un’altra condanna già avuta per armi nel 2005, era andata a Marcello Paparo, 46 anni (ora agli arresti domiciliari) arrestato nel marzo 2009 perchè ritenuto dalla DDA di Milano il boss della n’drina dei Paparo di Isola di Capo Rizzuto, accusata di avere agito anche nell’hinterland milanese per insinuarsi nei grossi appalti di facchinaggio nei supermercati con il Consorzio Itaka di Brugherio. Accuse tutte non confermate dai giudici monzesi.

Albiate - Ralinfissi costretta a chiudere, licenziati 17 dipendenti

di Mario Galimberti da il Giorno

LA CRISI COLPISCE un’altra azienda in Brianza. Che è costretta a chiudere.
Si tratta della Ralinfissi srl di via San Carlo di Albiate, azienda specializzata nella costruzione di serramenti in legno e alluminio che da un quarto di secolo operava su mercati nazionali ed esteri e che dava lavoro a 17 dipendenti. Un’impresa che esisteva da oltre un quarto di secolo e alla quale non mancavano le commesse di lavoro. Aveva sempre rinnovato e migliorato la propria produzione fino alla crisi. Una pesante situazione economica con i dipendenti che da oltre quattro mesi non ricevono lo stipendio arretrato e adesso hanno perso anche il posto di lavoro. Con una pesante ricaduta sulle famiglie.

«PER QUESTI DIPENDENTI - spiegano alla Fim Cisl che sta seguendo il caso - all’inizio di questo mese era scattata la cassa integrazione straordinaria per un intero anno. In un primo momento si era tentata la strada di una cassa ordinaria nella speranza di poter prima o poi recuperare un grosso credito per il quale attualmente è in atto una vertenza giudiziaria. Di fronte alla mancata soluzione, la proprietà ha deciso di cessare completamente l’attività. Una situzione pesante e drammatica per questi lavoratori che potranno di conseguenza usufruire solo degli ammortizzatori sociali. Un’altra ditta nel contempo, la Imal metalmeccanica di via Del Dosso, è in una situazione di incertezza e difficoltà. I dipendenti erano stati licenziati e lasciati a casa, procedimento che il giudice, al quale era stato fatto ricorso, aveva respinto, imponendo il reintegro perchè le lettere di licenziamento erano state ritenute illegittime.

IL DATORE di lavoro aveva presentato ricorso e adesso sono tutti in attesa che la Procura risolva la situazione. Ormai sono decine le piccole e medie aziende brianzole che sono nella morsa di questa crisi e per alcune di loro si è arrivati alla chiusura definitiva.

Saronno - La città che si fa in quattro

Angeli e biscotti nell’isola tra le province «Non vogliamo diventare un dormitorio»

di Roberto Rotondo da il Corriere della sera

Guardandoli bene sulla cartina geografica, i confini di Saronno e del suo circondario sembrano disegnati da uno scienziato pazzo. Intendiamoci. La città dell’amaretto ha 39 mila abitanti e si trova in provincia di Varese. Ma il suo territorio è in realtà una penisola a sé stante, circondata da comuni che fanno parte di tre province: Milano, Como e Monza Brianza. Le conseguenze non sono da poco. Se prendi la ferrovia arrivi aMilano in 20 minuti, come da un quartiere della metropoli. L’autostrada A9 porta diretti a Como, città che in auto si raggiunge più facilmente rispetto a Varese. La confusione territoriale è anche nei nomi: Locate Varesino, ad esempio, è un comune di quella zona ma è nella provincia lariana.

Mettiamola così. Nel 1927, quando il fascismo volle aggregare questo centro industriale a Varese, in molti si saranno chiesti che cosa avessero mai in mente i gerarchi del regime, solo che nessuno potémai dirlo apertamente. L’ultimo che ha provato a porre il problema è stato, nel 2003, l’allora sindaco di centrodestra Pierluigi Gilli, quando affermò che avrebbe preferito aderire alla provincia di Como. Una buona parte dei saronnesi però lavora a Milano e si sente milanese. Qualcosa allora bisognerà inventarsi: «Il saronnese è un territorio di quattro province—spiega l’attuale sindaco, Luciano Porro, Pd—e in questa città convergono almeno 150 mila persone, ma paghiamo tutto noi perché gli utenti non abitano qui. È un problema serio, che va affrontato attraverso progetti interprovinciali ».

Per il sindaco ci sono i guai di cassa, eppure a Saronno si vive benissimo, grazie a un’ottima posizione logistica. La ferrovia c’è dall’Ottocento, la città è tranquilla e hamolti servizi. Il traffico va a passo di lumaca, da quando un anno fa il sindaco ha istituito il limite massimo di 30 chilometri orari per il transito in città: «Una misura che non piace a tutti — ammette— ma che ci avvicina alle grandi città europee». Il saronnese medio viaggia in ferrovia, e ce l’ha un po’ nel destino. Come l’assessore regionale alla mobilità Raffaele Cattaneo, che è nato in questa città ed è anche figlio di un operaio delle Ferrovie Nord. La nuova linea Saronno-Seregno collegherà tra qualche anno la Brianza alla città, e ancora oggi la stazione cittadina resta il passaggio fondamentale per arrivare all’aeroporto di Malpensa, da Milano Cadorna. La qualità della vita è completata dal teatro Giuditta Pasta, che attira compagnie di livello nazionale, e c’è anche un santuario del ’500, la «Beata vergine dei miracoli», con la cupola disegnata dall’architetto Giovanni Antonio Amadeo (allievo del Bramante), decorata all’interno dal leonardesco Bernardino Luini e dagli angeli rinascimentali del pittore Gaudenzio Ferrari. È però l’identità della città che non è ancora molto chiara.

Il pericolo di diventare un classico «non luogo » postindustriale è fortissimo: città dormitorio e stazione ferroviaria annessa. Anche i politici sono un po’ confusi. Qualche anno fa la giunta di centrodestra ribattezzò Saronno proprio con la dicitura «città degli angeli ». Quando vinse il centrosinistra cancellò subito la nuova identità, richiamandosi alla più tradizionale forza comunicativa dell’amaretto. Ma i classici biscotti Lazzaroni sono oramai prodotti in Abruzzo, mentre le industrie meccaniche hanno chiuso. E poi che cosa fare dei 500 mila metri quadri di aree dismesse, le ex fabbriche che diedero il benessere alla città? Il sindaco vorrebbe farne parchi, e spazi per i giovani. Per l’opposizione è utopia: mancano le risorse. Lo deciderà il Pgt.

 

Albiate, incendio al forno della Ranger:il secondo in un anno

da Il Giorno
articolo di
  MARIO GALIMBERTI

 

È il secondo rogo nel giro di un anno, sul posto decine di pompieri

— ALBIATE —
UN PAUROSO INCENDIO è scoppiato pochi minuti dopo la mezzanotte di ieri in una azienda di Albiate già teatro di un analogo rogo avvenuto lo scorso anno. Si tratta della Ranger, azienda per la lavorazione di materie plastiche balzata alla ribalta anche di recente per via di una situazione di lavoro che sembrava critica poi invece è cambiata e viaggia verso un migliorato programma di produzione. In fiamme anche stavolta uno dei grandi forni per la lavorazione di accessori per veicoli, quindi di materiale altamente infiammabile. L’origine sembra anche in questo caso da ricercarsi nel surriscaldamento dell’impianto, comunque è in corso un’indagine sulle cause e sui danni piuttosto alti in quanto il forno rimarrà fermo per il tempo necessario per sistemarlo e riattivarlo bloccando quella parte di lavorazione di competenza.

UN FORNO ad altissima carica di calore e di conseguenza quando si sono sprigionate le prime vampate di fuoco c’è stato un immediato intervento di una squadra interna mentre venivano convogliate sul posto diverse macchine e autobotti dei Vigili del fuoco di Seregno, Carate e Desio con autoscala. La massiccia presenza dei pompieri ha permesso di operare in modo efficace tenendo presente anche il calore che viene disperso in questi casi quindi non di facile intervento senza contare il pericolo e rischio costante per il tipo di materiale che viene lavorato e stampato.

I VIGILI del fuoco hanno diretto forti e continui getti di acqua sul forno rovente, visto che le fiamme avevano intaccato anche alcuni parti di materiale esterno. L’imperativo dei pompieri è stato quello di tenere sotto controllo la situazione ed evitare che potesse esserci una qualsiasi esplosione e che le vampate di fuoco potessero ampliarsi. Ci sono volute oltre due ore di intenso e massiccio lavoro per soffocare le fiamme per poi procedere alla messa in sicurezza dell’intero forno in modo da evitare un ulteriore ripropagarsi delle fiamme. Adesso sarà la perizia ad accertare le reali cause e i danni, che come nel precedente caso saranno sicuremente di notevole entità.

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