Grisafi

Seregno - Bellomo e la polizia giudiziaria nell'ufficio tecnico del comune: "Nessuna visita di cortesia"

di Amara N.

Un magistrato, il capitano dei carabinieri Danilo Vinciguerra, due marescialli in borghese e un consulente tecnico: questo il drappello che, lunedì mattina, si è presentato nel Palazzo del Comune di Seregno. A capo il Sostituto Procuratore monzese Salvatore Bellomo, titolare di numerose inchieste su criminalità organizzata e corruzione, che ha fatto la sua visita in Municipio e ha incontrato il sindaco Edoardo Mazza.

Un fatto che avrebbe dovuto e potuto rimanere riservato, se non fosse che il primo cittadino, sollecitato da alcuni cronisti locali, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa locale in cui ha spiegato che la visita del magistrato è stata “una visita quasi di routine” riferita alla vicenda del dipendente suicida Grisafi ma volta ad approfondire i buoni rapporti tra magistratura ed istituzioni e che anzi il pm avrebbe addirittura fatto i complimenti agli uffici per la gestione della vicenda della chiusura del bar dei Tripodi voluta dalla Preferttura alcuni giorni fa.

Niente di vero. «Non faccio visite di cortesie nei Comuni e tantomeno a Seregno – ha precisato il magistrato al quale è stato chiesto un chiarimento – mi sono recato in forze in quel municipio per ottemperare al mio lavoro di inquirente penale, ma sull'indagine ovviamente non posso dire nulla; tantomeno ho fatto i complimenti sulla chiusura del bar che è stata decisa dalla Prefettura, sono andato per notificare un decreto di acquisizione di atti e documenti utili all'inchiesta».

Bocche cucite, ovviamente sull'indagine, malgrado alcune voci abbastanza informate fanno sapere che Bellomo ha in mano un corposo fascicolo di inchiesta focalizzato sull'ufficio tecnico del Comune di Seregno, sin da quando era a capo Calogero Grisafi, dipendente suicidatosi in seguito a note vicende di mobbing e poi personali ed economiche. La documentazione richiesta dalla polizia guidiziaria sarebbe relativa all'area ex Dell'Orto Romildo e Figli, riferibile al noto costruttore Antonio Lugarà.

Nulla si sa di preciso ma sembra che vi siano alcuni nomi iscritti sul registro degli indagati a vario titolo e che appartengano sia al settore pubblico che privato.
L'inchiesta, comunque, si avvia ad una conclusione e a breve si potrebbe sapere qualcosa di più.

Seregno - La tragica morte di Calogero Grisafi, dipendente del Comune

di k.ts.

La morte di Calogero Grisafi, il dirigente del comune di Seregno che si è suicidato - le esequie sono state celebrate lunedì 28 settembre nella basilica cittadina - non entrerà nella casistica delle morti sul lavoro, ma avrebbe tutte le caratteristiche per essere considerata tale.

Grisafi non è caduto da un ponteggio, non è stato schiacciato da una pressa, non è stato travolto da un mezzo in movimento: l’architetto Calogero Grisafi si è ucciso con una dose letale di psicofarmaci. Eppure chi conosce la sua vicenda personale non può non pensare che la responsabilità del suo gesto ricada su un assassino silenzioso che Grisafi ha incontrato sul suo luogo di lavoro, negli uffici del comune di Seregno.

Calogero Grisafi è stato vittima di mobbing.
Sui giornali che hanno raccontato in questi settimane la sua morte e la sua vicenda la parola mobbing non è stata mai citata, ma il Tribunale del Lavoro di Monza con sentenza del 26/06/2009 aveva stabilito in modo chiaro che Grisafi era stato vittima non solo di un ingiusto licenziamento, ma, come scrive il giudice Maria Cella, di “un quadro di vessazioni finalizzate alla sua emarginazione ed allontanamento dal posto di lavoro [...] Questo insieme di iniziative si è protratto per un anno circa e ha prostrato Grisafi e la sua famiglia; il soggetto era particolarmente dedito al lavoro, e la repentina situazione di emarginazione, isolamento, attacco a tutti i livelli, in cui si è venuto a trovare, ne ha sconvolto l’equilibrio psicologico”.

E ancora: “La responsabilità del Comune è affermata sotto il profilo contrattuale che impone al datore di lavoro la tutela dell’integrità fisica della personalità morale del lavoratore, si è evidenziato che in questo caso, invece, il datore di lavoro ha posto in essere una serie di iniziative, alcune già di per sé illegittime, altre apparentemente neutre, tutte volte l’emerginazione del lavoratore, culminante col suo licenziamento”.

In Italia non esiste una legge sul mobbing, nonostante esista dal 2001 una risoluzione del Parlamento Europeo ( Risoluzione del Parlamento europeo sul mobbing sul posto di lavoro (2001/2339(INI)) ) che esorta gli stati membri a dotarsi di una legislazione specifica.
Nell’assenza del legislatore italiano si è però sviluppata una giurisprudenza che, sentenza dopo sentenza, ha cercato di definire il fenomeno e dargli un quadro giuridico di riferimento.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n° 10037/2015) ha stabilito sette parametri per cui una situazione lavorativa vessatoria si possa configurare come mobbing (vedi Conflitti e soprusi, ecco le 7 prove del mobbing decise dalla Cassazione):

(1) I contrasti, le mortificazioni o quant’altro devono durare per un congruo periodo di tempo
(2) ed essere non episodiche ma reiterate e molteplici.
(3) Deve trattarsi di più azioni ostili, almeno due di queste:
(4) attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni lavorative, attacchi alla reputazione, violenze o minacce.
Occorre il dislivello tra gli antagonisti, con l’inferiorità manifesta del ricorrente.
(5) La vicenda deve procedere per fasi successive come: conflitto mirato, inizio del mobbing , sintomi psicosomatici, errori e abusi, aggravamento della salute, esclusione dal mondo del lavoro.
(6) Oltre a tutto quanto elencato, bisogna che vi sia l’intento persecutorio,
(7) ovvero un disegno premeditato per tormentare il dipendente.

Nella sentenza del Tribunale di Monza sul ricorso presentato da Calogero Grisafi contro l’ingiusto licenziamento tutti questi parametri sono presenti, compresi gli ultimi due, cioè l’”intento persecutorio” e il “disegno premeditato per tormentare il dipendente”.

Scrive infatti la Dott.ssa Cella:
che il peso del Sindaco (Giacinto Mariani - ndr) nel giudizio del Nucleo di Valutazione sia stato decisivo è sostanzialmente confessato dal segretario comunale dell’epoca Stufano, sentito come teste, il quale, chiamato a pronunciarsi circa la contraddittorietà della valutazione del 2005 rispetto a quella degli anni precedenti, nonostante la medesima composizione del nucleo, ha rilevato come fosse stata determinante per il 2005 la presenza del sindaco [...] le dichiarazioni del teste Stufano appaiono allora confessorie di una preordinazione del giudizio negativo, emergente anche dalla singolare coincidenza tra la denuncia penale del sindaco e il contenuto della valutazione del nucleo, il quale descrive addirittura nel dettaglio un colloquio intervenuto tra Grisafi e il sindaco, del cui verbale non risulta nessuna traccia.

Anche l’assoluta infondatezza delle accuse mosse al ricorrente dal nucleo e il palese scostamento di questa valutazione e dagli schemi abituali di valutazione (teste Codurri il quale riferisce che per gli altri dirigenti fu seguito lo schema che imponeva il rispetto dei criteri vigenti, mentre per Grisafi fu creata una sorte di “volume” ad hoc) e dai criteri vigenti conferma l’esistenza di una dolosa preordinazione volta ad espellere Grisafi dal luogo di lavoro: i risultati più che lusinghieri del dirigente per l’anno 2005 vengono totalmente ignorati, della tanto vantata libreria delle capacità non viene fatto alcun cenno. Vengono invece sviscerati comportamenti risalenti ad anni precedenti e frutto di decisioni politiche della giunta precedente (costo di costruzione), vengono censurati orientamenti in realtà confermati anche in seguito (sanzione Global Auto), viene sostanzialmente montato un castello di accuse”.

La dott.ssa Cella quindi non solo scrive chiaramente di una premiditazione, ma mette nero su bianco anche il nome di chi ha avuto un ruolo determinante in tutto questo, cioè l’allora sindaco Giacinto Mariani.
E’ doveroso sottolineare che nonostante la netta censura che il Tribunale di Monza fa dell’operato del Nucleo di Valutazione, lo stesso viene confermato dal comune di Seregno nel suo ruolo negli anni seguenti.
Gilberto Gelosa, uno dei due membri del Nucleo di Valutazione, è il fondatore dello studio Interconsulting di cui è socio anche Maurizio Bottoni (vedi organigramma Interconsulting), che ha ricoperto per lungo tempo, durante i due mandati di Giacinto Mariani, il ruolo di presidente di AEB, l’azienda municipalizzata di Seregno.

Lo studio Interconsulting, direttamente o attraverso i suoi soci, negli anni si é anche aggiudicato (sempre con affidamento diretto) alcuni lavori da parte delle società del gruppo AEB/Gelsia di cui il comune di Seregno è socio di maggioranza.

Sempre nella sentenza scrive il giudice del Tribunale di Monza:

Il datore di lavoro non si limita ad intervenire sul rapporto di lavoro, ma pone in essere altri e concomitanti iniziative pregiudizievoli per il ricorrente, tentando di sollecitarne un’incriminazione penale e una responsabilità contabile.
Il procedimento penale è stato archiviato, ma gli effetti immediati dell’iniziativa penale e i riflessi mediatici della stessa sono stati devastanti per Grisafi e per la sua famiglia (si riportano alcuni brani di quanto da lui dichiarato al consulente: “Nel maggio 2006 fui accusato di tentata concussione..ne venni a conoscenza il 30 settembre allorché arrivarono a casa mia sei carabinieri i quali perquisirono l’abitazione dalle nove del mattino ad oltre le dieci di sera…)”.

Le dichiarazioni di Grisafi sembrano far pensare a un accanimento da parte dei carabinieri. Diventa allora inquietante leggere le intercettazioni di un altro processo, quello a carico di Luca Talice, poi assolto con formula piena, dove Federica Forcolin racconta al telefono di alcune domande che le sono state fatte da un maresciallo dei carabinieri che indagava sulla vicenda del suo presunto stupro e in precedenza aveva lavorato a lungo presso la caserma dei carabinieri di Seregno; il maresciallo, infatti, le chiede informazioni su Grisafi e sull’attività di architetto della moglie.

Siamo nel 2010, l’indagine penale a carico di Grisafi, avviata nel 2006 su esposto del sindaco Giacinto Mariani, é stata archiviata non essendoci i presupposti per un rinvio a giudizio.
Nel 2010 Grisafi ha già vinto la causa davanti al Tribunale del Lavoro ed è stato reintegrato in Comune. C’è da aggiungere che l’indagine che vedeva coinvolta Federica Forcolin era su un presunto stupro e non aveva, apparentemente, nessuna attinenza né con il lavoro di Grisafi né, tantomeno, con quello della moglie.

Al di là degli intrecci investigativi di due vicende che hanno avuto in qualche modo come sfondo la stesura del primo PGT (quello poi cestinato), resta chiara e inequivocabile la sentenza del Tribunale del Lavoro di Monza che pubblichiamo per intero (vedi Sentenza Tribunale di Monza - Sezione Lavoro)

L’unica esistente e che non è superata dalla conciliazione intervenuta successivamente nel 2010 (vedi Verbale di Conciliazione), con la quale, per chiudere la vicenda ed avere un po’ di pace, Grisafi (che intanto dopo il reintegro era tornato a lavorare per il Comune di Seregno) rinunciava a 42mila euro dei 50mila che il Tribunale gli aveva riconosciuto come risarcimento per i comportamenti vessatori a cui era stato sottoposto.

Il comune di Seregno rimane comunque soccombente sia rispetto a Grisafi, sia rispetto all’assicurazione che non copre la cifra liquidata a Grisafi (€ 217.090,44 per il trattamento economico + € 10.000,00 per le spese di lite+€ 8.000 per il danno biologico) e alla previdenza sociale (€ 76.589,06 come oneri previdenziali), come invece era stato richiesto dal Comune.
Con la Conciliazione l’assicurazione chiude la vicenda riconoscendo al Comune solo 8.000 euro, poco o niente rispetto al risarcimento complessivo.

Se si sommano, però, quegli ottomila euro ai 42mila euro che restituisce Grisafi, sempre grazie alla Conciliazione, si ottengono 50mila euro, cioè l’esatto ammontare del danno riconosciuto a Grisafi per le vessazione subite.

Danno biologico che era un danno patrimoniale certo per il comune di Seregno e che un eventuale ricorso alla Corte dei Conti avrebbe con ogni probabilità interamente ascritto a chi si rese responsabile dei comportamenti vessatori e del mobbing.

Se la Conciliazione ha apparentemente messo al riparo da un possibile pronunciamento della Corte dei Conti il portafoglio di quelli che hanno vessato Grisafi, al comune di Seregno la vicenda è costata complessivamente circa 350mila euro.
Se, infatti, ai 375mila euro liquidati con det. 558/2009, dopo la sentenza di primo grado, si sottraggono i 50mila euro ottenuti con la Conciliazione e al totale si sommano gli onorari degli avvocati del Comune non siamo distanti da quella cifra.

Il mobbing subito e l’ingiusto licenziamento hanno “sconvolto l’equilibrio psicologico di Grisafi”, scriveva la Dott.ssa Cella.
Secondo le figlie e la moglie, Grisafi non é mai riuscito a mettersi definitivamente alle spalle quella sofferenza e a recuperare la serenità di un tempo.
In una recente sentenza della corte di Cassazione, la n° 14274/2015 (vedi Il mobbing può essere concausa di suicidio) il nesso tra il mobbing subito da un dipendente e il suo suicidio viene messo nero su bianco.
E’ opinione di chi scrive che anche nel caso di Grisafi il legame tra mobbing e suicidio sia molto stretto.

Il suicidio di Grisafi, allora, non può essere semplicemente considerato come la tragica vicenda personale di un uomo, ma diventa una questione politica.

Politica nel senso alto del termine, è cioè che riguarda un’intera comunità: la salubrità dei suoi luoghi di lavoro - ancor di più visto che il luogo di lavoro è un ente pubblico -, l’arbitrarietà di chi gestisce il potere amministrativo e l’incapacità dei colleghi di lavoro (per paura o altro), dei partiti politici, dell’opinione pubblica di schierarsi dalla parte della vittima.

Scriveva Hanna Arendt:
“Il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e non possiede né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua banalità”.

 

Mobbing Grisafi by infonodo

Seregno – L'affaire Grisafi: chi rompe paga

La democrazia non vibra storicamente nelle corde dell'Italia, non l'abbiamo scelta, ci è stata quasi imposta e anche quando si vota democraticamente, si ha la sensazione che ci si debba scegliere non tanto un governo o un sindaco ma un capo, a volte esplicitamente un padrone, che del padrone ha l'atteggiamento, l'indole e l'arroganza.

Si iscrive pienamente a questa categoria Giacinto Mariani, sindaco di Seregno dall'aprile 2005, politico leghista in ascesa ed ex gestore di locali di spogliarello. Nel film Daunbailò di Jim Jarmush c'è una battuta che suona così: “ My mama used to say that America's the big melting pot. You bring it to a boil and all the scum rises to the top” (Mia madre diceva che l'America è un grande pentolone , lo metti a bollire e la schiuma sale a galla ).

In inglese la parola scum ha il diverso significato di schiuma e di feccia della società. In italiano il significato originale di feccia è di: “sedimento che si deposita sul fondo durante la lavorazione del vino”. Se in italiano, quindi, il peggio sta sul fondo, in america il peggio è la schiuma che sale velocemente in cima. spogliarello

Ma in questo articolo non vogliamo discutere dell'ascesa di Giacinto Mariani né della sua passione per le spogliarelliste o per i soldi che ubriachi e bavosi spendono per vederle nude; quello che vuole raccontare questo articolo è l'atteggiamento da “padrone” che Giacinto Mariani ha avuto con un dipendente del comune di Seregno: Calogero Grisafi.

L'archietto Grisafi, sposato e con due figlie, ha lavorato alle dipendenze del comune di Seregno dal 1984 e nel 1997 è divenuto dirigente del settore tecnico, area territorio. Negli anni ha sempre conseguito ottime valutazioni, almeno fino all'aprile 2005 quando viene eletto, alla carica di sindaco di Seregno, Giacinto Mariani.

Da quel momento il valore di Grisafi come dirigente precipita in modo repentino e già nel novembre 2005 viene spostato dall'ufficio tecnico (n.d.r. l'edilizia) ad organizzare la neonata protezione civile. In un ufficio periferico, scarsamente dotato sia di personali sia di mezzi*. La decisione viene presa dal sindaco Mariani ed è giustificata non con esigenze organizzative ma con motivazioni disciplinari. A far scattare la punizione questioni legate all'adeguamento dei costi di costruzione. L'adeguamento dei costi di costruzioni era competenza del Ministero dei Lavori Pubblici fino al 1993, da lì in poi diventa materia per le regioni.

Nel passaggio però la legge non chiarisce a chi spetta l'obbligo di fissare i criteri di adeguamento. Alla Regione o agli stessi comuni? Qualche comune fissa gli aumenti dei costi di costruzione, qualche comune, come Seregno, non lo fa. Nel 2005 una legge regionale rende esplicita l'obbligatorietà per i comuni. Quando la legge regionale viene promulgata, Grisafi chiede lumi sul da farsi al nuovo consulente dell'edilizia del comune di Seregno, Antonino Brambilla (vedi articolo), che gli risponde prima verbalmente (secondo Grisafi) che l'adeguamento non era obbligatorio, poi però gli manda un fax di parere opposto e ne spedisce una copia con posta prioritaria al sindaco di Seregno Giacinto Mariani. Confuso dalla confusione, Grisafi richiede un ulteriore consulenza legale dalla quale gli arriva la certezza sull'obbligatorietà della disposizione.

Nel frattempo, però, non fa menzione del fax ricevuto dal Brambilla al sindaco di Seregno che riceve l'informazione con due giorni di ritardo, 48 ore, il tempo che intercorre tra l'arrivo del fax e l'arrivo della raccomandata. Benché il Parlamento e la Regione, cioè la politica, ci abbiano messo dodici anni dal 1993 al 2005 per farsi intendere chiaramente sull'obbligo di adeguamento dei costi di costruzione , dal sindaco di Seregno quel ritardo di 48 ore è considerato cosa insopportabile. E prende spunto dalla vicenda per ritirare la fiducia a Grisafi, spedendolo per punizione alla protezione civile.

Sembra un bella trama.

Rimosso Grisafi dall'ufficio territorio si è così liberi di andare a guardare dentro le pratiche che questi seguiva e a cercare lì le prove della sua infedeltà, della sua incapacità o peggio della sua disonestà. Viene costruito un dossier su presunte colpe e negligenze di Grisafi. Nessuna di queste regge al vaglio della prova ma tutte assieme servono a produrre un sospetto, un cono d'ombra dove relegare il reietto dell'ufficio tecnico. Gli si imputano anche colpe non sue, addirittura colpe della stessa amministrazione, non quella passata ma quella dello stesso sindaco Mariani, come il ritardo con cui si organizza il vaglio delle domande di condono edilizio.

Il sindaco Mariani lo denuncia anche alla Procura della Repubblica; il lavoro e la vita di Grisafi vengono setacciate dai carabineri, e anche l'attività della moglie, architetto, finisce sotto osservazione. Questo per un anno, ma non c'è niente e la Procura archivia l'inchiesta.

Intanto il dossier costruito ad arte finisce sul tavolo del Nucleo di Valutazione per i dirigenti del comune di Seregno. La valutazione di Grisafi, per anni largamente positiva, diviene “fortemente negativa” e senza speranza. Scrive, infatti, il Nucleo: “Gli aspetti evidenziati peraltro non appaiono come ambiti da migliorare ma come vere e proprie circostanze patologiche”.

Per arrivare a queste conclusioni il Nucleo di Valutazione stravolge le regole i criteri a cui egli stesso doveva sottostare e non importa se Grisafi per quell'anno abbia raggiunto praticamente al 100% tutti gli “obiettivi operativi” e gli “obiettivi strategici” che gli erano stati affidati; c'è il dossier e c'è la volontà del sindaco e tanto basta Così dopo qualche passaggio, qualche forzatura e qualche salto della procedura, non gli viene concesso neanche il diritto al contraddittorio, il 07/11/2006 Grisafi viene licenziato dal comune di Seregno.

Quella che abbiamo raccontato finora non è la nostra versione dei fatti, né quella di Grisafi, è la versione che da dei fatti il Giudice del Lavoro Maria Cella. 

Sì perché Grisafi ricorre al Tribunale del Lavoro e vince la causa, la vince su tutta la linea: annullamento del suo trasferimento alla Protezione Civile, reintegro all'ufficio territorio, pagamento delle retribuzioni perdute compresi i premi di produzione, pagamento di 50.000 euro per danni morali e biologici. Il giudice, infatti, non solo ha ritenuto il licenziamento illegittimo ma ha sanzionato il comune di Seregno per atteggiamento discriminatorio.

Scrive nella sentenza il giudice: “comportamenti vessatori”, “valenza plurioffensiva del comportamento del datore di lavoro”, “un quadro di vessazioni ai danni di Grisafi finalizzate alla sua emarginazione ed all'allontanamento dal posto di lavoro”, “viene sostanzialmente montato un castello di accuse”, “creazione di un volume ad hoc su Grisafi”, “infondatezza della accuse mosse a Grisafi”, “preordinazione del giudizio negativo da parte del Nucleo di Valutazione” , “il datore di lavoro, inoltre, non si limita ad intervenire sul rapporto di lavoro, ma tenta di sollecitare un'incriminazione penale e una responsabilità contabile del Grisafi”, “il datore di lavoro ha posto in essere una serie di iniziative, alcune già di per sé illegittime, altre apparentemente neutre tutte volte all'emarginazione del lavoratore”.

Il quadro che emerge è di profonda condanna dell'operato del sindaco Giacinto Mariani e dell'amministrazione di Seregno, compresi i funzionari proni alla volontà del capo, e un discredito e un biasimo che ricadono su tutta la città. Senza arrivare alla consuetudine che hanno i dirigenti giapponesi e cinesi di scusarsi pubblicamente per i loro errori con profondi inchini, consuetudine che meriterebbe di essere importata anche in Italia, ma al di là di questo ci si chiede: i padroni italiani non devono mai scusarsi

Image Costo dell'operazione Grisafi per il comune di Seregno: più di 360.000 euro. A giugno di quest'anno il comune di Seregno è ricorso contro la sentenza del Tribunale del Lavoro. Un'analoga vicenda è accaduta a Limbiate, dove l'illegittimo licenziamento di due funzionari, dopo molti gradi di giudizio, è costato alla casse comunali quasi 900.000 euro. La Corte dei Conti ha sentenziato che siano il sindaco di Limbiate, Antonio Romeo, e i responsabili dell'illegittimo licenziamento a pagare. Ci si augura che il comune di Seregno, con la stessa determinazione con cui ha perseguito le inesistenti colpe di Grisafi, richieda ai responsabili, in primis al sindaco Giacinto Marini, di ripianare di tasca propria il buco di bilancio che hanno provocato. * testimonianza di Gianfranco Ciafrone , assessore alla Protezione Civile

Famosi gestori di locali di spogliarello e lap dance della Storia Image

Jack Ruby, criminale legato alla mafia americana , è l' assassino di Lee Harvey Oswald il presunto attentatore di J.F. Kennedy

Joe Adonis, criminale e mafioso di New York attivo anche a Milano

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Calogero Minacore, detto Carlos Marcello, detto The Little Man, boss della mafia di New Orleans Santo Trafficante jr., boss della mafia di Tampa Bay e Miami

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