opus dei

Seveso - Ciellini alla guida della Fondazione Lombardia Ambiente per dimenticare il disastro dell'Icmesa

di k.ts.

Il consiglio di amministrazione della Fondazione Lombardia Ambiente si è riunito a metà giugno per ratificare la nomina del nuovo consigliere Paolo Butti, eletto sindaco di Seveso il 10 giugno.

Una delle prerogative del primo cittadino è, infatti, quella di sedersi nel cda di FLA, la Fondazione nata nel 1986 con inizialmente un fondo di 500 milioni di vecchie lire  appositamente previsto nella transazione del 1980 Stato-Regione Lombardia-Givaudan (proprietaria dell’Icmesa) a cui si sono aggiunti nel 1989 40 miliardi di lire (vedi legge regionale 69 del 09/12/1989), parte dei 63 miliardi provenienti anch’essi dalla transazione tra Regione Lombardia e Givaudan.

L’intero capitale della Fondazione è quindi interamente ascrivibile a quella transazione economica e al denaro pagato a titolo di risarcimento dalla Givaudan per il disastro dell’Icmesa.

La Fondazione Lombardia Ambiente è un ente strumentale di Regione Lombardia (vedi a pag.17 Legge Regionale n°9/2012). Come tale è soggetta agli obblighi di trasparenza cioè a pubblicare sul suo sito internet: bilanci, compensi degli amministratori, i curricula vitae di amministratori e dirigenti, ecc. così come previsto dalla normativa già in vigore e riordinata con il D.Lgs n° 33 del mazo 2013.

Sul sito della FLA non esiste nulla di tutto questo, cerchiamo allora di colmare la lacuna su informazioni che la Fondazione avrebbe l’obbligo di rendere pubbliche.

I compensi degli amministratori

Iniziamo dai compensi del consiglio di amministratore composto da sei persone di nomina politica, li nomina direttamente il presidente della Giunta Regionale Lombarda  a cui si aggiungono il sindaco di Seveso e i rettori  delle Università di:  Pavia, Milano, Milano Bicocca, Politecnico e Cattolica di Milano.

I sei  consiglieri nominati nel 2008 da Roberto  Formigoni sono Paolo Colombani (presidente), Marcela Mc Clean (vicepresidente), Giovanni Bottari (presidente onorario), Oronzo Raho, Nicola Bellizzi e Maurizio Arena.

Il compenso del presidente Paolo Colombani  è di 24 mila euro all’anno, al vicepresidente. Marcela Mc Clean vanno 20mila euro all’anno. Gli altri consiglieri hanno un gettone presenza di 1.350 euro a seduta.

A quanto dichiarato dalla FLA  i compensi complessivi erogati al consiglio di amministrazione nel 2012 sono stati di 116.132 euro. Non è specificato se al netto o la lordo.
Il dubbio sorge perchè se togliamo alla cifra i compensi del presidente e della vicepresidente (complessivamente 44 mila euro) rimangono 72.132 euro che diviso per il compenso che percepisce un singolo consigliere a seduta, 1.350 euro, dovrebbe risultare un numero intero cosa che non è.

Ma chi sono i consiglieri di FLA?

Paolo Colombani

Paolo Colombani, nato a Sesto San Giovanni nel 1968, è socio al 7.5% di Occidente srl, società che ha per oggetto “la prestazioni di servizi di assistenza a persone e imprese nell’ambito delle pubblic utilities, ossia nell’acquisto di beni e servizi di pubblica utilità quali: acqua, gas, energia elettrica, telecomunicazioni e trasporti”.

Occidente srl fa parte della galassia di società controllate da uomini di vertice di Comunione Liberazione e molto vicini a Roberto Formigoni (vedi a questo proposito l’articolo del Corriere della sera Gli uomini vicini al Governatore e la lobby degli appalti nella Sanità) che gestiscono una grossa fetta della sanità lombarda.

Il presidente e socio al 20% di Occidente srl  è Mario Saporiti, ex direttore della Compagnia delle Opere, Memores Domini come Roberto Formigoni, vive nella stessa casa che ospita Don Julian Carron, presidente e guida spirituale di Comunione e Liberazione.
Saporiti è un personaggio centrale nel potere economico di Comunione  e Liberazione (vedi articolo di Gianni Barbacetto Le società offshore, i conti segreti, gli uomini dei Memores Domini, il nucleo d'acciaio di Comunione e Liberazione).

In Occidente srl compare come socio dal dicembre 2011 - con una quota del 5% cedutagli da Mario Saporiti -  anche l’avvocato Guido D’Auria, consigliere comunale del Pdl a Seregno e dirigente dell’ufficio legale di Utilità spa dopo il praticantato nello studio Sciumé&Zaccheo, il cui socio fondatore Alberto Sciumé é fratello di Paolo Sciumé, quest’ultimo condannato per il crack Parmalat e accusato di intestazione fittizia di beni riconducibili alla mafia siciliana (vedi articolo In nome del padrino).

I due fratelli Sciumé hanno negli ultimi anni distinto i loro percorsi professionali, entrambi comunque in stretti rapporti con Roberto Formigoni, vengono considerati elementi  di spicco della galassia CL.

Occidente srl controlla  il 9% di Abn Wind Energy, società con sede sociale  a Piano di Sorrento in provincia di Napoli, che ha costruito le fattorie eoliche di Albanella (Salerno), Coriano Irpino (Avellino), Ciorlano e Pratella (Caserta).
Ma i progetti di Abn Wind Energy si estendono in Italia a tutto il mezzogiorno e all’estero all’Albania e al  Montenegro (vedi link).

Per l’impianto eolico di Ciorlano poi ceduto alla Alerion di Pippo Garofano chiamato il cardinale nero per la sua appartenenza all’Opus Dei (vedi articolo), il già citato Mario Saporiti si è guadagnato un rinvio a giudizio con l’accusa di abusi edilizi e violazione delle norme paesaggistiche (vedi Ciorlano - Parco eolico, scatta il processo e Eolico nel Matese: svolta nell’inchiesta. “Speculazioni sulle energie rinnovabili, l’ultima frontiera della Camorra” ).

Socio di maggioranza di Abn Wind Energy è Antonino Apreda, figlio di Giuseppe Apreda, arrestato nell’ inchiesta Maglio sui rapporti tra camorra, politica e imprenditoria (vedi La camorra s’infiltrò nel lavori del G7). Giuseppe Apreda nel 2005 è stato condannato in appello a 4 anni e sei mesi per concorso esterno in associazione mafiosa (il figlio Antonino Apreda non è stato coinvolto nei problemi giudiziari del padre).

Sulla Imec del gruppo Apreda in merito agli appalti del dopo terremoto indagò anche il giornalista Giancarlo Siani del Mattino di Napoli prima di venir ucciso dalla Camorra ( vedi Caso Siani a senso unico di Andrea Cinquegrani  e dello stesso autore Sorrento - Box e boss).

Abn Wind Energy tramite la controllata milanese New Deal Company srl, stessa sede legale della Occidente srl, opera anche nel settore fotovoltaico con due progetti denominati Helio 21 e Helios 84, quest’ultimo è  relativo alla costruzione di un grande impianto fotovoltaico da 2,99 Megawatt a Guglionese in provincia di Campobasso.

Occidente controlla il 20% di Utilità, società che si occupa di energia elettrica e gas e che ha tra i soci fondatori proprio il presidente di FLA, Paolo Colombani.

Presidente di Utlilità è sempre Mario Saporiti e nel cda si ritrova il gotha ciellino/Compagnia delle Opere, tra cui Ludovico Camozzi, rampollo della famiglia dei noti industriali bresciani.

Utilità  aveva una quota  in Siniergie Italiane, la società a cui partecipavano anche Ascopiave, Iren, Blugas, Amga e AEB di Seregno.
Costituita nel luglio del 2008, Sinergie Italiane é stata messa in liquidazione nell’aprile del 2012 con un passivo di circa 93 milioni di euro per un contratto “capestro” firmato con Gazprom che scade nel 2021.

Attraverso la partecipazione a ISI - Italia Sistemi Integrati grande mattatrice degli appalti della sanità lombarda, in cui convergono coop rosse e società della Compagnia delle Opere, Utilità si garantisce una forte presenza nella sanità lombarda e recentemente ha vinto un appalto per la fornitura di gas agli ospedali Niguarda e Sacco di Milano.

Sempre Occidente srl partecipa  con una quota del 20% a Diecianni srl, holding del settore energia. Tra i soci ci sono: Flavio Augusto Battista,  fino all’aprile 2012 amministratore delegato di Sinergie Italiane, la Camozzi, Sorgent.e di Graziano Debellini, ex presidente della Compagnia delle Opere, oltre alla Carbotermo, Prima Holding di Fabrizio Rota, ex segretario privato di Roberto Formigoni e l’Aedes di Ruggero Spagliarisi.

Maurizio Arena

Oltre al presidente Colombani è ascrivibile all’area ciellina anche il consigliere di FLA  Maurizio Arena. L’ingegnere varesino è socio di maggioranza della Profirm, società di consulenza per le imprese. Socio di minoranza della Profirm è Carlo Valentini Puccitelli, dirigente amministrativo all’Ospedale Sacco di Milano.
Fino al 2008 in Profirm c’era anche Paolo Valentini Puccitelli che è uscito dalla società cedendo nel luglio di quell’anno il suo 30% a Maurizio Arena.

Paolo Valentini Puccitelli, ciellino molto vicino a Formigoni, è stato capogruppo del Pdl in Regione Lombardia nella passata legislatura. E’ indagato nell’inchiesta sugli appalti truccati per la sanità, nel filone Telemedicina (vedi Sanità in Regione, appalti pilotati: indagati in 15, c’è anche Lucchina). A Paolo Valentini Pucciarelli vengono contestati anche 195mila euro di rimborsi non dovuti intascati nella sua veste di consigliere regionale (vedi Lo champagne lo paga la Regione. Valentini nel mirino della Corte dei Conti).

Giovanni Bottari

Giovanni Bottari è stato prima presidente della Fondazione Lombardia Ambiente e dal 2008 è consigliere di amministrazione e presidente onorario. E’ presente nel consiglio di amministrazione della Fondazione dal 2003 (così come Paolo Colombani).

Bottari, orafo, consigliere comunale della Democrazia Cristiana dal 1980 al 1990 è stato presidente o nei consigli di amministrazione di innumerevoli Fondazioni, Enti caritatevoli, Case di riposo, ecc..

Tra cui la Fondazione Don Gnocchi, la Croce Bianca  di Milano, il Pio Albergo Trivulzio.

Dal 2011 siede anche nel consiglio di amministrazione di Intesa San Paolo Trust Company Fiduciaria spa, fiduciaria del gruppo Intesa San Paolo che detiene il 13,2% della banca sanmarinese Eurocommercial Bank (vedi San Marino. Vogliamo sapere chi c’è dietro l’80% (detenuto da finanziarie) dell’ECB! Banca Centrale deve dirlo! I politici?)

Il gruppo Intesa San Paolo è uno dei principali azionisti e finanziatori di Pedemontana, direttamente o tramite il fondo Equiter spa.

Oronzo Raho

Manager con un passato nella sanità pavese, Raho è passato successivamente alle società di gestione dell’acqua in Brianza: Alsi, Idra, Brianzacque sia come presidente o consigliere di amministrazione sia come consulente.
A volte con entrambe le cariche (vedi a questo proposito Raho, Idra e la super consulenza. Stipendio da re e la Bmw per i figli). La figlia di Raho in questione è psicologa a contratto dal 2010 all’Asl di Desio-Vimercate. In ordine di tempo l’ultima proroga del contratto fino al dicembre 2013, con bando vinto il 31 marzo 2013.

Raho è considerato vicino all’area Pdl non ciellina che fa riferimento in Brianza a Francesco Giordano e a Paolo Romani. Ma nel passato non ha disdegnato di avere stretti rapporti  con Enrico Brambilla, consigliere regionale del PD dal 2010 e in precedenza sindaco di Vimercate.

Nicola Bellizzi

Bellizzi oltre che consigliere della Fondazione Lombardia Ambiente è al momento anche presidente della municipalizzata di Desio , Gestione Servizi spa. Nominato a questa carica nel 2010 dalla giunta di centrodestra di Giampiero Mariani
Bellizzi è anche socio della La.Be Immobiliare di Desio.

Marcela McLean

Del vicepresidente della FLA non si hanno molto notizie, se non che Argentina di Fuentes, ha militato nella sezione della Lega Nord di Brescia. E’ considerata vicina all’ex presidente del Consiglio Regionale Lombardo, il leghista Davide Boni.
Si è diplomata al college battista di San Marcos, Texas e laureata all’Università di Panama.

(1. continua)

*Nella foto l'inaugurazione della sede della FLA a Seveso

Rocca, la vendetta dell’Eni contro Squinzi. Il nuovo presidente di Assolombarda sostenuto da Scaroni

di Gianni Barbacetto da il Fatto quotidiano

Esce Alberto Meomartini ed entra Gianfelice Rocca. Arriva al vertice di Assolombarda (con le sue 5 mila imprese la più forte associazione territoriale di Confindustria) il numero uno del gruppo Techint. L’anello che unisce il presidente uscente e quello entrante è Paolo Scaroni, il potente amministratore delegato dell’Eni: Meomartini era un uomo di Scaroni, di cui curava le relazioni esterne; e Scaroni era un uomo di Rocca, il più fedele dei suoi manager.

La Techint, con i suoi 25 miliardi di ricavi e 60mila addetti nel mondo, è una delle poche multinazionali basate in Italia, è tra i leader mondiali dei settori siderurgia, energia e infrastrutture. Il fondatore, Agostino Rocca, fu uno degli uomini che inventò la siderurgia italiana durante il ventennio fascista. Fuggì prima della Liberazione nell’Argenti - na di Juan Peron, dove divenne Don Agustin e la sua Techint diventò il primo gruppo industriale privato. Gianfelice, con il fratello Paolo, è la terza generazione della dinastia ed è il proconsole della famiglia che ha realizzato il rientro in patria. Stringe alleanze (azionarie) con le famiglie che contano, Mondadori, Falck, Marzotto, Pirelli. Compra la Dalmine, l’industria siderurgica che trasforma in Tenaris, ma che già era stata guidata durante il fascismo da Agostino Rocca. Sposa una delle eredi di casa Fiocchi, ovvero armi made in Lecco. Nella città della Grigna diviene anche socio onorario dei “Ragni di Lecco”, con cui organizza ardite spedizioni alpinistiche in Patagonia.

Ma la sua impresa più dura non è la scalata del Cerro Torre, bensì l’uscita da Tangentopoli. Nel luglio 1992 la Techint è accusata dai magistrati di Mani pulite di aver pagato tangenti ai partiti per ottenere appalti dall’Enel. Gli fa velo un suo uomo, l’amministratore delegato dell’azienda Paolo Scaroni, che entra in carcere e si assume ogni responsabilità, patteggiando una pena di 1 anno e 4 mesi. Breve esilio a Londra e poi grande rientro. Scaroni nel 2002 viene chiamato da Silvio Berlusconi al vertice dell’Enel: proprio l’azienda pubblica da cui dieci anni prima aveva “comprato” appalti per conto della Techint a suon di tangenti (“Something that in retrospect is somewhat ironic”, si permise di commentare allora il Financial Times ).

Ora Scaroni, passato all’Eni, spinge il suo vecchio capo al vertice di Assolombarda. E la spinta ha il sapore della vendetta. Perché l’ad di Eni è stato determinante, nel maggio 2012, per far arrivare Giorgio Squinzi al vertice di Confindustria: Scaroni aveva abbandonato Alberto Bombassei, ma in cambio avrebbe voluto piazzare il suo fido responsabile delle relazioni esterne, Stefano Lucchini, come direttore generale di Confindustra. Squinzi non l’ha esaudito. Ecco allora la vendetta: Rocca piazzato ad Assolombarda, a Milano, diventa molto ingombrante per Squinzi, a Roma; una sorta di presidente-ombra in grado di oscurarlo.

Gianfelice Rocca è anche il fondatore di Humanitas, gruppo della sanità privata che ha come ospedale di riferimento l’Istitu - to Humanitas di Milano-Rozzano. Come amministratore delegato di Humanitas ha scelto Ivan Colombo, membro dei Memores Domini, gli “adulti consacrati” di Cl: proprio come Roberto Formigoni, all’epoca potentissimo presidente della Regione Lombardia dai cui finanziamenti l’Humanitas dipende. Rocca siede nei board di Allianz, Brembo, Buzzi Unicem. Ha avuto come amici di famiglia uomini dell’Opus Dei del peso di Gianmario Roveraro ed Ettore Gotti Tedeschi. È membro del comitato esecutivo di Aspen Institute e della Trilateral Commission: non batte Silvio Berlusconi in notorietà, ma di certo in relazioni internazionali. E anche in ricchezza: nella classifica di Forbes degli uomini più ricchi del mondo è, insieme al fratello Paolo, al numero 166, tre posti più avanti del fondatore di Mediaset.

Eugenio Corti: come la destra cattolica ha costruito artificialmente la fama letteraria dello scrittore promuovendolo alla candidatura per il Nobel

di k.ts.

“Carneade! Chi era costui?”
Don Abbondio – da I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Vi sarà capitato di leggere su il Cittadino e sulla stampa locale, se vivete in Brianza, della candidatura dello scrittore Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
Candidatura sostenuta anche dalla Provincia di Monza e Brianza, dalla Regione Lombardia e da numerosi sindaci di diverso colore politico.
E, come me, vi sarete chiesti chi è Eugenio Corti.
Questo articolo è stato scritto sulla spinta della curiosità e dell'imbarazzo di chi si trovava a ignorare l'esistenza di un autore della Brianza così importante da meritarsi una candidatura al Nobel.
Più passava il tempo e mi addentravo nella storia, più a questi sentimenti si sostituivano prima l'incredulità poi il fastidio per un'operazione politica o al più di autopromozione che con la letteratura ha poco o niente a che fare.

Per giudicare la grandezza e il successo di uno scrittore, anche se non esistono, come per le pubblicazioni scientifiche, criteri o griglie di valutazione standard, ci sono comunque alcuni parametri dettati dalla consuetudine e dal buon senso.
Questi parametri si possono così riassumere:

- L'importanza della casa editrice per cui l'autore pubblica.
- Scritti critici e recensioni pubblicate sull'opera dell'autore, anche l'importanza dei critici e studiosi che scrivono di lui è un criterio da considerare.
- Influenza che lo scrittore ha avuto su altri letterati.
- I premi letterari e i riconoscimenti ricevuti dall'autore.
- Il numero di traduzioni all'estero.
- Numero di lettori che conoscono la sua opera e la leggono, il famoso apprezzamento del pubblico. Questo dato che è più quantitativo che qualitativo ha comunque la sua importanza, se non altro per considerare la diffusione di un'opera e la sua penetrazione nella cultura e nella società.

Eugenio Corti, nato nel 1921 a Besana Brianza, scrive il suo primo romanzo I più non ritornano nel 1947. Il libro viene pubblicato da Garzanti e racconta la ritirata di Russia, quando le forze di invasione nazi fasciste furono messe in rotta dalla controffensiva dell'Armata Rossa. La storia narrata da Corti, i cui avvenimenti si collocano tra il 16 dicembre 1942 e il 17 gennaio 1943, riguarda la fine del XXXV° Corpo d'Armata - in cui lo scrittore, tenente di artiglieria, era inquadrato - e in particolare si riferiscono alla sua ritirata disastrosa incalzato dall’avanzata sovietica.

Il secondo libro I poveri Cristi (1951 ed. Garzanti) narra le vicende della campagna in Italia condotta, dopo l'8 settembre del 1943, dall'esercito italiano fedele alla monarchia al fianco delle truppe alleate. Anche a queste battaglie lo scrittore partecipò personalmente. Il libro non ebbe successo, anni dopo fu completamente riscritto dall'autore e pubblicato nel 1993 con il titolo Gli ultimi soldati del Re (ed. Ares).

Questo fu l'ultimo libro di Corti pubblicato da una grande casa editrice, il romanzo successivo Il cavallo rosso, giudicato dai suoi ammiratori il capolavoro dello scrittore, uscì nel 1983 edito da Ares, una piccola casa editrice cattolica diretta da Cesare Cavalleri, appartenente all'Opus Dei.

Il romanzo, un tomo voluminoso di 1200 pagine, riprende in larga parte le vicende delle seconda guerra mondiale già narrate dal Corti nei suoi primi due romanzi .
La produzione letteraria di un certo valore di Eugenio Corti si può dire racchiusa e conclusa in questi tre romanzi e nell'opera teatrale Processo e morte di Stalin (1962 ed. Massimo Editore).

I recenti volumi La terra dell'Indio (1998), L'isola del paradiso (2000) e Catone l'antico (2005) sono solo bozze di romanzo pubblicate dalla casa editrice Ares per rimpinguare una produzione che, dal punto di vista quantitativo, è al quanto deficitaria.

Dal punto di vista qualitativo le cose però non vanno meglio.
La qualità di un autore è in un certo modo garantita dai critici letterari che ne spiegano l'opera, favorendone la divulgazione.
Ebbene, se questo è un metro di giudizio comunemente accettato, bisogna dire che la critica più illustre e riconosciuta non ha mai scritto niente sull'opera del Corti. Il suo nome non compare in nessuna delle più conosciute e riconosciute storie, enciclopedie ed antologie della letteratura italiana.

Visitando il sito dell'Aiec (Associazione Culturale “Internazionale” Eugenio Conti) e il sito gemello Le pagine di Eugenio Corti , sempre a cura dell'Aiec, o il sito del comitato promotore al premio Nobel la mancanza di fonti bibliografiche e di studi sull'opera e la vita del romanziere è palese. 

Non avendo critici degni di questo nome che si occupino della sua opera, a dare un senso di verosimiglianza alla candidatura  al Nobel per la Letteratura è arrivata una apologeta, la chietina Paola Scaglione, giornalista pubblicista, che nel 1997, cioè a 50 anni dall'uscita del primo romanzo di Corti e a 14 anni dal supposto “capolavoro” Il Cavallo rosso, è la prima in assoluto - compresa la stampa cattolica - che pubblica uno scritto sul Corti di una lunghezza superiore a poche righe.

Il libro della Scaglione, I giorni di uno scrittore – Incontro con Eugenio Corti, è scritto nello stesso stile dei libri di tradizione cattolica sulla vita dei santi. Pubblicato dalla piccola casa editrice Maurizio Minchella, la quarta di copertina è firmata da Cesare Cavalleri di Ares, l'editore di Corti. La Scaglione, in questa strana intervista senza domande, quasi fonde sé stessa con l'intervistato, alla fine, non fosse per il virgolettato, non si capirebbe chi stia parlando e anche così non è molto chiaro.

Il secondo mattone, nella costruzione del piedistallo allo scrittore, Paola Scaglione lo colloca con L'opera di Eugenio Corti e la Brianza, pubblicato nel 2000 dai Quaderni Balleriniani, la casa editrice del Collegio Ballerini di Seregno. L'intento è di spacciare Eugenio Corti per un “cantore” della Brianza.
L'operazione è veramente sfacciata visto che I più non ritornano è ambientato in Russia, I poveri Cristi (poi divenuto I soldati del Re) è ambientato nel sud e nel centro Italia, La terra dell'Indio in Brasile, L'Isola del paradiso a Tahiti, Processo e morte di Stalin ovviamente in Russia e Catone l'antico nell'antica Roma.

Resta Il cavallo rosso ambientato per meno di un terzo in Brianza, a Nomana (n.d.r. la Besana Brianza dello scrittore), ma per la maggior parte in Russia, in Italia, in Germania, in Africa.

Insomma di Brianza nell'opera di Corti ce n'è poca, in più l'autore espelle dal suo romanzo ogni forma espressiva del dialetto locale. Le battute pronunciate anche dai personaggi più popolani sono scritte in italiano, a cui a volte l'autore aggiunge un “ e lo disse in dialetto”. Succede, ad esempio, quando lo scrittore fa parlare i comunisti brianzoli, ma il fatto che questi usino il dialetto serve solo a sottintendere, essendo il Corti un viscerale anticomunista, che i comunisti sono rozzi e ignoranti.

A meno che, in Eugenio Corti, l'essere il “cantore” della Brianza non si manifesti nel senso di superiorità, di disprezzo e nelle battute - “i soliti meridionali” - che l'autore riversa sugli italiani del sud (vedi nelle Note ).

Sempre nel 2000, per Bellavite editore di Missaglia, esce un altro libro a cura di Paola Scaglione La trama del vero. Scritti in onore di Eugenio Corti, 134 pagine di cui 104 sono di competenza dalla stessa Paola Scaglione, con un saggio che ripropone il tema di Corti e la Brianza (La Brianza di Eugenio Corti: una terra da raccontare ).

Il saggio non aggiunge niente a quanto già detto dalla Scaglione sull'argomento.

Le restanti 30 pagine se le dividono Cesare Cavalleri, editore di Corti, Francois Livi, traduttore del primo romanzo di Corti in francese, Massimo Caprara, ex deputato del Pci e giornalista poi divenuto fervente cattolico, Mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como indagato nel maggio 2008 per favoreggiamento di un prete pedofilo (la morte del vescovo nel novembre 2008 chiuse le indagini a suo carico), Anna Mazza Tonucci, il cui intervento è infarcito di citazione del primo libro di Paola Scaglione.

Nel 2002 esce l'ultima fatica di Paola Scaglione Parole scolpite. I giorni e l'opera di Eugenio Corti (ed. Ares). Il libro è una rimasticatura del metodo: pseudo intervista, racconto biografico, lettere scambiate tra Eugenio Corti e i suoi lettori, già usato dalla Scaglione nel primo libro del 1997. Un ruminare infinito gli stessi quattro fili di erba. A me la sua lettura ha ricordato il borbottio che accompagna lo snocciolare del rosario.

Nel luglio 2010, all'approssimarsi della candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura, esce quella che dovrebbe essere la Summa degli scritti critici sul nostro - Presenza di Eugenio Corti. Rassegna della critica (ed. Ares) - , 150 pagine che ospitano gli interventi di 25 autori quasi tutti riferibili all'area dell'Opus Dei e al cattolicesimo tradizionalista. Il più prestigioso degli autori è Étienne de Montety, direttore del Figaro Litteraire dal 2006 che firma due interventi entrambi su Il cavallo rosso, apparsi sul Figaro Magazine, inserto del giovedì del quotidiano le Figaro.

Il primo è del 1998 ed è una scheda dei consigli per la lettura, del tipo di quelle che settimanalmente escono sui quotidiani e sui settimanali di tutto il mondo. Il secondo intervento appare invece in un articolo su un sondaggio promosso tra 100 scrittori francesi avente come tema il libro pubblicato negli ultimi anni che li ha segnati di più. Étienne de Montety indica Il cavallo rosso di Eugenio Corti e giustifica la sua scelta in 13 righe di cui 9 per riassumere la trama e 4 di commento.

Questo: “Epopea moderna, romanzo escatologico, questo ufo della letteratura europea gode di un culto tanto appassionato quanto segreto. E inspiegabile, se non si ammette la forza prodigiosa che da esso emana”.

Bastano queste due frasi a dar consistenza ad una candidatura per il Nobel della Letteratura?

Sembrerebbe di sì. Almeno bastano per il consigliere regionale dell'Udc Enrico Marcora che il 22 luglio 2010 presenta una mozione  con cui il consiglio regionale si impegna a sostenere la candidatura al Nobel.

Nella motivazione della mozione approvata nel settembre 2010  le tredici righe scritte da Étienne de Montety diventano: “ Il 28 novembre 2009 Étienne de Montety indica Il Cavallo rosso di Eugenio Corti come il miglior romanzo uscito in Europa negli ultimi 25 anni ”.
Che suona un po' come quelle targhe appese su alcune case italiane con su scritto : “Qui dormì Garibaldi”. Fra l'altro Étienne de Montety non ha mai detto che Il cavallo rosso è il migliore romanzo degli ultimi 25 anni, ma ha risposto ad un sondaggio sul romanzo degli ultimi 25 anni che lo ha segnato di più. Le due cose sono ovviamente diverse.

Azzardo una teoria. Visto che il sondaggio era promosso da le Figaro Magazine e che i 100 romanzi dei cento scrittori dovevano essere diversi, Étienne de Montety che rispondeva da “padrone di casa” per cortesia ha scelto per ultimo.

Comunque sia, il fatto certo è che Eugenio Corti non ha mai vinto un premio letterario, neanche quelli minori, e gli unici premi che può esibire arrivano non dal mondo della cultura ma dalla politica.

L'Ambrogino d'oro del Comune di Milano nel 2007.
Il premio Isimbardi della Provincia di Milano nel 2009.
Il premio Lombardia al Lavoro della Regione Lombardia nel 2010.
L'altro premio di cui Corti si può fregiare è il Premio Cultura Cattolica assegnatogli nel 2000 e anch'esso non è un premio letterario.
Il premio fu, infatti, assegnato nel 2003 ad Antonio Fazio (sotto processo per la scalata Antonveneta, a giorni la sentenza, il PM ha chiesto una condanna di tre anni) e nel 2006 a Ettore Bernabei, democristiano noto per l'atteggiamento di censura con cui diresse la Rai (vedere i video sulle canzoni censurate dalla Rai democristiana negli anni '60-'70).

Il disinteresse della critica e l'assenza di riconoscimenti è stata giustificata dallo stesso Eugenio Corti e dai suoi ammiratori con l'ostilità dei comunisti e della sinistra che lo avrebbero osteggiato in quanto cattolico tradizionalista e anticomunista. Passando sopra al fatto che gran parte del mondo culturale cattolico lo ha anch'esso ignorato, non si può negare che la storia della letteratura è piena di esempi contrari. Cioè di scrittori di destra e anche violentemente anticomunisti dei quali si sono occupati critici di sinistra che ne hanno apprezzato le opere.

Questa cosa vale ancor di più per gli scrittori definiti cattolici.

E' certo che se Celine si fosse limitato a scrivere Bagattelles pour un massacre  (il suo pamphlet filonazista e violentemente antisemita) la sua fama sarebbe riuscita difficilmente ad uscire da una ristretta cerchia di fanatici del III Reich, ma così non è stato.

Perché, allora, quello che non è valso per Celine, per Borges, per Ezra Pound, ecc. o per Giovanni Testori e per Clemente Rebora - questi ultimi esempi di scrittori cattolici rispettati dalla critica e di chiara fama - dovrebbe valere ed essere la causa del poco successo di Eugenio Corti?

L'accusa di censura mossa dallo scrittore e dai suoi ammiratori tutti appartenenti al cattolicesimo tradizionalista, all'Opus Dei e a Comunione e Liberazione, ha un che di paradossale, visto che la Chiesa ebbe fino al 1966 l'Indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum) e che l'Opus Dei mantiene tutt'ora per i propri aderenti, sotto forma di Guida Bibliografia, un indice di opere sconsigliate alla lettura dove compaiono tutto Marx ed Engels, Spinoza, Voltaire, Kant, Albert Einstein, Bertrand Russel, Karl Popper, Jacques Le Goff, Norberto Bobbio, Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo e il Decameron di Boccaccio. In totale 60.000 opere.

Non solo fra i sostenitori di Corti si sente forte la presenza dell'Opus Dei, Cavalleri e Sciffo, ma lo stesso Corti ha un'idea di cattolicesimo, ad esempio la sua avversione per papa Paolo VI, che fanno supporre una sua forte vicinanza all'Opus Dei.

Eugenio Corti si definisce autore paolotto che scrive per paolotti.
Nella Treccani si può leggere la definizione di paolotto come sinonimo di clericale, bigotto, baciapile e, per estensione, conservatore e reazionario.

L'essere un autore reazionario e bigotto non lo trasforma automaticamente in un cattivo scrittore.
Ma è chiaro che questo concetto vale all'inverso, un autore baciapile e conservatore non può essere, solamente per questi motivi, un grande scrittore da premio Nobel.

La realtà è che la candidatura di Eugenio Corti al Premio Nobel per la Letteratura non ha alcun fondamento, se non nella volontà della destra cattolica di imporre il proprio campione che, però, campione evidentemente non è per il resto della cultura italiana ed europea, cristiana e laica.

L'operazione è cominciata a fine degli anni Novanta con la creazione non tanto di studi critici delle sue opere, quanto di un'apologetica, con l'imposizione della lettura dei suoi romanzi in alcune scuole private cattoliche della Brianza (es.: Ballerini di Seregno e Don Gnocchi di Carate) e con le traduzioni delle sue opere, tutte fatte negli ultimi anni, per dare l'impressione di un interesse internazionale che è in realtà non c'è o è minimo.

La cosa divertente è che mentre le edizione estere riportano sulle quarte di copertina frasi del tipo: “Dalla sua pubblicazione in Italia Il cavallo rosso è diventato un vero fenomeno letterario e sociale” (edizione francese) oppure “Un fenomeno letterario in Italia, Il Cavallo rosso è un best-seller europeo, è stato votato il miglior romanzo italiano del decennio da un sondaggio pubblico” (edizione americana).
In Italia Corti viene venduto in questo modo: “ Nonostante il supponente silenzio di gran parte della critica ufficiale italiana le opere di Corti hanno conquistato moltissimi lettori anche all'estero, grazie alle ormai numerose traduzioni delle sue opere più importanti”, oppure “ La fama internazionale di Corti è particolarmente solida in Francia”.

Le numerose traduzioni in realtà sono otto in tutto: Francese, Inglese, Spagnolo, Russo, Polacco, Lituano, Rumeno e Giapponese. Non compare ad esempio il Tedesco, mancanza non da poco per essere definito un best-seller europeo.

Le quarte di copertina servono a vendere i libri, anche se queste citate dimostrano una disonestà intellettuale evidente.

La cosa si fa triste, se queste quarte di copertina diventano il solo materiale a cui attingere per scrivere articoli che dovrebbero raccontare in modo obiettivo la candidatura di uno scrittore locale al Nobel per la Letteratura (vedi articoli de il Cittadino de il Giornale di Seregno e di Carate).


Diventa ancora più triste, perché sintomo di un'italietta veramente piccina, il fatto che sia poi la politica ad usare queste quarte di copertina “disoneste” per sostenere pubblicamente un autore marginale.

Chiunque è libero, a livello personale, di sostenere qualsiasi romanzo e schifezza e costituire non uno ma cento comitati, ma nella loro veste ufficiale i consiglieri regionali, provinciali e i sindaci sono stati eletti per fare gli amministratori e per governare, non per fare i critici letterari e imporci il loro gusto estetico.

La questione ha anche dei risvolti esilaranti. Il comitato per il Nobel ad Eugenio Corti ha organizzato una raccolta di firme a sostegno dell'iniziativa che è stata successivamente inviata all'Accademia di Svezia.
Nella serata di presentazione svoltasi a novembre a Seregno, il sindaco Giacinto Mariani ha posto la sua firma in calce al documento con grande solennità, immortalato dai fotografi.

L'ex gestore di locali di spogliarello (Giacinto Mariani) - mai pentito - e lo scrittore paolotto, bigotto, baciapile, tradizionalista cattolico, contro il divorzio e, a quanto afferma, sempre coerente con i suoi principi (Eugenio Corti) alleati per il Nobel alla Letteratura. Non è una bella immagine?
Anche questo succede in Brianza.


Ps L'ultima notizia del 3 marzo è che il Ministro della Cultura, con velleità da poeta, Sandro Bondi ha presentato la richiesta per l'assegnazione a Eugenio Corti della Medaglia d'oro della Cultura e dell'Arte della Repubblica Italiana.

Si è anche costituito un comitato per promuovere l'opera di Eugenio Corti e fare del 2011 l'anno cortiano. Presidente l'agente betulla Renato Farina-  L'anno di Eugenio Corti

Note: Parte di un recensione de Il cavallo rosso scritta da un lettore di Amazon.fr

[..] I nostri coraggiosi abitanti di un paesino della Brianza costituiscono il popolo di Dio come il Corti se lo immagina. Resistenti al male, lavoratori, pii, gli abitanti di questa piccola regione prealpina formano i valorosi soldati al servizio di Mussolini e di Hitler, coraggiosi quasi come i soldati tedeschi sul fronte orientale che il Corti ripetutamente loda. Certo, ci dice l'autore, non sono fascisti (i ventanni di regno di Mussolini rivelano della “buffoneria”, per citarlo); ma si cercherà senza speranza qualche condanna di qualsiasi genere del regime fascista. Al contrario, l'ateismo dei regimi nazisti e stalinisti è severamente condannato – ma con delle sfumature ben distanti da quelle che ha potuto proporre Grossman. Il principale rimprovero che sembra fare Corti contro il nazismo è di non aver saputo appoggiarsi sui contadini russi e ucraini che, liberati dal collettivismo staliniano, avrebbero potuto utilmente assecondare le forze tedesche. Per il resto, in un sola frase, si rammarica della brutalità di cui hanno dato prova i nazisti verso gli ebrei. Che lacrime, che rammarico invece quando le truppe del III Reich sono costrette a ritirarsi: che ammirazione per questa armata che si batte con talento uno contro dieci; che empatia verso questi degni soldati costretti a ritirarsi....
E' veramente con riluttanza che alcuni dei personaggi (del romanzo) tornano a battersi contro i tedeschi per liberare il loro paese, l'Italia.
Un'Italia, che Corti non ama. A varie riprese, l'anarchia, la mancanza di organizzazione e di disciplina, la debolezza delle qualità morali dei suoi compatrioti – e principalmente dei meridionali (che hanno delle fisionomie arabe, tiene a precisare per ben due volte) – sono stigmatizzate. Come dice blandamente uno dei personaggi, “Ah se tutta l'Italia potesse assomigliare alla Brianza!
[..]. 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »