movimento

Monza - Sabato 2 aprile Boccaccio OMBRA#3,

Sabato 2 aprile, giornata lunga. Dalle ore 12 presenza di massa sotto le  mura del carcere milanese di San Vittore in solidarietà con gli  arrestati per i fatti del 1 maggio 2015. Sarà un momento di piazza della  campagna solidale SCATENIAMOLI ed è importante esserci fin dalla prime  battute! A seguire dalle 23, in Boccaccio, parte OMBRA#3, terza edizione  del festival organizzato dagli amici di 2ND Ground & Circular. Tutte le  info su entrambi gli appuntamenti le trovate qui: 
https://boccaccio.noblogs.org/post/2016/03/30/2-aprile-2016-scateniamoli...

Comunciato FOA Boccaccio su manifestazione 12 dicembre

Sabato 12 dicembre a Monza un’inedita manifestazione ha attraversato la  città rompendo la routine dello shopping natalizio.
Da piazza Castello centinaia di persone: italiani, richiedenti asilo  provenienti da tutta la Brianza, migranti e studenti hanno portato il  messaggio Stand Up For Your Rights attraverso interventi, balli,  volantini e striscioni.
Il percorso di organizzazione del corteo, nato all’interno del centro  sociale FOA Boccaccio, si è sviluppato negli ultimi mesi tra  un’assemblea e una partita di calcio e ha visto per la prima volta il  protagonismo dei richiedenti asilo sia nei processi di autogestione delle attività del Boccaccio che nelle decisioni e degli aspetti  logistici della manifestazione.
Insieme è stato deciso di mettere al centro della mobilitazione il tema  dell’antirazzismo della solidarietà e della libertà di circolazione.
Abbiamo provato a elaborare un discorso che vuole superare la logica  assistenzialista del movimento Welcome Refugees che vede il migrante  solo come un soggetto passivo che deve essere gestito all’interno di un  flusso istituzionalizzato di persone. Il significato di Stand Up For  Your Rights vuole ribaltare questa prospettiva, politicizzando i progetti migratori e riconoscendo agli stessi migranti la titolarità dei processi decisionali e delle rivendicazioni da sostenere.
La giornata si è conclusa con una partecipata serata musicale presso la  FOA Boccaccio, grazie alla quale è stato possibile raccogliere fondi a  sostegno dei progetti sportivi antirazzisti in corso.
Questa giornata segna quindi una tappa significativa nel percorso  iniziato a settembre e a partire dal mese di gennaio riprenderanno 
iniziative e assemblee congiunte a cui invitiamo tutti i solidali o chi  ha voglia di attivarsi su questo fronte.

FOA BOCCACCIO BRIANZA
NoBORDERS

Saronno - Comunicato TeLOS: CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA

A te che hai preso in mano questo volantino volevamo dire due cose.
Questa mattina (giovedì 10 dicembre) hanno sgomberato il Telos. 
E chi se ne frega - dirai legittimamente. Ci teniamo però a condividere due pensieri che partono proprio dallo sgombero di questa mattina ma che andranno oltre.
Lo sanno persino i sassi che lo stabile che avevamo occupato, quello tra via Milano e via Varese, rimarrà vuoto e abbandonato per altri anni. Non fatevi ingannare: quella di oggi ve la spacceranno come una lezione di democrazia e di rispetto della pacifica convivenza, altro non è che l'ennesima azione di forza, l'ennesimo tentativo di zittire una voce, di fare il deserto dove c'era la vita.
Lo sanno persino i sassi che in quello spazio una e una sola cosa ci sta a pennello: il Telos. 
Poi certo, vi racconteranno che siamo i violenti sabotatori della vostra tranquillità, o all'occorrenza i tossici figli di papà che giocano alla ribellione, o ancora la sporca manovalanza di occulte manovre. 
Ma, guardacaso, non una voce vi racconterà che settimana scorsa un'operaia di 67 anni è rimasta vittima di un serio incidente sul lavoro. Nessuna voce si è levata, tutto è stato insabbiato come se nulla fosse. Non siamo nemmeno riusciti a sapere le condizioni, qualcuno ci ha riferito che sia morta. Fa gelare il sangue nelle vene, non trovi?
L'informazione e la politica sono pensate a tavolino. Tu sei studiato e pensato a tavolino, le tue emozioni sono stimolate all'evenienza. Ma cosa credi? Che ci siano orde di barbari pronti a invaderci? Ma dove le vedi se non in televisione?
E di voci mancanti invece ce ne sono a centinaia: hai mai letto qualcosa sullo scandalo Kaleidos? Sulla fabbricazione di armi da guerra in provincia di Varese? Sugli sfratti giornalieri in città? Sai chi è il responsabile delle abominevoli colate di cemento dietro la stazione? Sai che stanno distruggendo la campagna tra Saronno e Ceriano per costruire una strada inutile?
Non ti sfiora il dubbio che ci sia qualcosa di perverso nel ritrovarti Saronno invasa da Polizia come se fossimo in guerra, e questo solo per sgomberare uno stabile occupato, risistemato, ripulito e rivissuto?
Non ce ne frega nulla di avere dietro di noi le masse, ci interessa incontrare individui con uno spirito non ancora assopito; non cerchiamo il consenso, seminiamo il dubbio. 
E allora a te che hai letto questo volantino chiediamo: ti piace questa società? Cosa possiamo fare concretamente?
Noi probabilmente occuperemo un nuovo posto, se ti va passa a trovarci. Non lo occupiamo, come ti vorranno far credere, per farci le canne. Lo occupiamo per cercare di dare voce a tutte le voci mancanti, a tutte le quotidiani tragedie individuali. 
Come saprai quando e dove saremo? I muri di una città dicono più cose della tv o di un giornale.
TeLOS itinerante, ma per quanto?

Saronno - TeLOS: Leghisti cuntaball

LEGHISTI CUNTABALL!
Lunedì, come da noi già riportato, tre operai han tentato di barricare nuovamente lo stabile di via Milano appena rioccupato. Chi avesse mandato gli operai non ci è dato saperlo, ma è possibile fare delle congetture a riguardo. Qualche elemento per dirimere la questione lo abbiamo: sappiamo che l'azione non è stata richiesta dalla proprietà; sappiamo che gli operai non han deciso di loro sponte di salire su di una ruspa per qualche ora di lavoro gratuito (ce lo hanno detto loro stessi, di aver solo eseguito un ordine). Sappiamo non essere stata una operazione concordata dalla polizia. Poi possiamo notare che, a pochi minuti dall'intervento sventato di barricatura, nei pressi del TeLOS son comparsi, in rapida successione, giornalisti, sindaco e senatore leghista, capo della polizia locale. Cosa ci facevano tutti questi signori proprio in quel momento fuori dallo spazio di via Milano?
Ecco allora la nostra ipotetica ricostruzione dei fatti: il sindaco, come al solito geniale e pimpante, si sveglia con una brillante idea, ossia quella di scavalcare proprietà e questura, e di procedere egli stesso nello sgombero dello stabile appena occupato. Probabile che il suddetto sindaco abbia passato delle brutte nottatacce di tormento ed incubi, sapendo del ritorno dell'occupazione di via Milano. 
Incredibile, si sarà detto, io ci volevo i nazisti a Saronno e invece mi ritrovo sempre tra le palle queste zecche schifose. Ruspa, ruspa, ci vuole la ruspa! 
Ed è a questo punto che noi immaginiamo essere arrivata l'illuminazione: con una bella ruspa potrei, se non demolire perlomeno chiudere lo stabile, così da mostrare a tutti di cosa è capace un vero leghista doc come me. Qualche telefonata, e il gioco è fatto.
Per rendere il tutto un bellissimo spot elettorale sul celodurismo leghista serve quindi una bella passerella mediatica. 
E chi se non un fresco senatore per rendere la notizia ancora più appetitosa per i giornali?
Tutto contento il nostro si è quindi presentato, in compagnia dell'amichetto Candiani, il giorno stabilito fuori dal TeLOS, sognando di vederci abbattuti e piangenti, incapaci di fronte allo strapotere legaiolo. Che brutta sopresa però per i due amici della Lega: comparsi all'angolo tra via Varese e via Milano ci trovano indaffarati, festanti, vittoriosi. La cazzabubbolata leghista ha solo rischiato di farci litigare con degli operari per nulla convinti del senso dell'azione che li avevano bene o male costretti ad intraprendere. Mezz'ora di occhi sgranati, febbrile confabulazione e tanta delusione hanno lasciato i nostri del tutto insoddisfatti della giornata. Niente sgombero, niente articoli e applausi a scena aperta, niente complimenti. E gli anarchici ancora lì, a festeggiare nel loro schifoso covo. La ruspa ha fallito.

Qualche altra notte tormentata, ed ecco la grande idea per cavare qualcosa di buono da questa rovinosa disfatta. Perchè non utilizzare l'amico Candiani e il palcoscenico del senato per fare pressioni affinchè chi di dovere intervenga per mettere fine all'esperienza del TeLOS? Dove ha fallito la ruspa la polizia può. E come rendere incisivo l'intervento dell'amico tradatese? Si potrebbe inventare una bella minaccia di morte ai danni del povero Fagiolino, colpevole solo di svolgere il suo lavoro, in maniera seria e indefessa. 
Tanto, questi sporchi sovversivi, chi li starebbe comunque ad ascoltare, se si prendessero la briga di smentire? Volete credere ad un serio e preparato senatore dello Stato o a quattro delinquenti senza dio che occupano spazi abbandonati? 
Ed eccoci qui. Che i leghisti vivano per davvero il clima di assedio e di paura che si affannano a comunicare al resto della popolazione non è una novità. Pare che a seguito della comparsa di un adesivo nei pressi dell'abitazione del sindaco, questo abbia messo una telecamera per riprendere il cancello della sua verde casetta (oltre ad avere annunciato a mezzo stampa la pericolosità del vile attacco terroristico ai suoi danni). Forse che allora anche un dito medio mostrato a 20 metri di distanza possa essere scambiato per una minaccia di morte? Questo non ci è dato saperlo, ma la fantasia con cui i legaioli nostrani guardano al mondo può far partorire nei loro cervelli qualsiasi tipo di pensiero. 
Ci preme comunque rassicurare il nostro amatissimo nuovo verde sindaco: dormi pure sonni tranquilli, nessuno ti farà del male. Non vorremmo mai che tu non possa vederci ogni giorno festeggiare e divertirci alla faccia della tua portentosa ruspa leghista! 

TeLOS 28 Novembre 2015

Saronno - TelOS: prossimi appuntamenti

Prossimi appuntamenti al Telos:
// ogni mattina alle 6.00 colazioni anti-sgombero (portate da mangiare e da bere)
// oggi, mercoledì 25 novembre CINEFORUM
Alle 21.00 verrà proiettato CHILDREN OF MEN
https://www.facebook.com/events/1010890602267158/

// sabato 28 novembre ROVINA HARDCORE
Kalashnikov Collective, Thrownness, Spaccastronzi, Deadly Opossum, Mucopus
https://www.facebook.com/events/919734181395729/

// domenica 29 novembre GIORNATA DI LAVORI E DISEGNI
Porta ciò che ti serve per disegnare o la tua abitlità nei lavori da fare per risistemare il Telos
https://www.facebook.com/events/1010890602267158/

// mercoledì 2 dicembre CINEFORUM

// sabato 5 dicembre SERATA ELETTRONICA
https://www.facebook.com/events/1177080322319733/

|| Al TeLOS serve praticamente tutto: sedie, tavoli, attrezzi, divani, mobili... porta ciò che non ti serve più.
In caso di sgombero:
- presidio il giorno stesso dello sgombero alle 19 in stazione a Saronno (piazza cadorna)
- le due serate si terranno lo stesso

Saronno: il TeLOS rioccupa lo stabile di Via Milano

Sabato 21 novembre, rioccupato lo stabile di Via Milano 11 dal gruppo TeLOS.
Ecco il comunicato pubblicato dal collettivo:
"La catastrofe si avvicina. La catastrofe è già qui. La catastrofe è già nell’impossibilità di riuscire ad immaginare un mondo altro.
La catastrofe è nel moto perpetuo uniforme che ci guida dall’alba al tramonto in impieghi e svaghi prestabiliti: avanti con le code in macchina, con le resse nei supermercati, con lo svago consentito nelle discoteche più o meno underground. Un moto perpetuo uniforme di una vita che non abbiamo scelto in una società che non abbiamo voluto.
Anche i moti di spirito ci vengono ordinati: je suis questo, je suis quello. Tutti uniti, in fila per due, a marciare col nemico alla nostra testa. Il nemico è sempre alla nostra testa.
Le nostre città assomigliano sempre più a villaggi turistici: al posto dei braccialetti colorati ci sono i documenti, al posto delle attività ricreative ci sono gli aperitivi e le discoteche, tutta la nostra vita in cambio della sicurezza di una vita noiosa, grigia e prestabilita. Tutto deve fruttare il maggior guadagno possibile, è per questo che le nostre città cambiano in funzione del denaro. La città deve essere confortevole solo nella misura in cui ciò serva ad una maggior produttività.
Siamo talmente ciechi e sordi da non sentire le grida di aiuto di chi a pochi metri da noi decide di togliersi la vita, di chi rifiuta questa realtà e trova rifugio dove riesce, in una sostanza o nella propria testa.
Il rumore delle bombe e dei caricatori si fa più vicino, ma sono decenni che il nostro produttivo quieto vivere esporta morte e sofferenza.
Disertare questo triste spettacolo significa cercare di bloccare gli ingranaggi su cui questa società si fonda. Partire dai nostri bisogni e desideri, per cercare di disegnare altre prospettive, per provare a percorrere nuovi sentieri.
La necessità di un tetto sopra la testa e l’occupazione come pratica diretta a soddisfare questo bisogno portano a legami e prospettive nuove: non sono più il denaro o la legge a dettare i rapporti, ma bisogni e desideri comuni. Un annetto fa a Saronno durante una fredda notte di presidio fuori da una casa occupata una signora condivise del the caldo e dei biscotti. Dove loro ci vorrebbero divisi e rinchiusi nelle nostre celle addobbate noi condividiamo il calore di un fuoco, della solidarietà e della complicità.
Uno sfratto, la disoccupazione, il dover pensare a dove recuperare il pasto, la solitudine non dovrebbero essere problemi individuali, ma situazioni da condividere e affrontare insieme.
Come scrisse giustamente Scutenaire la disoccupazione è spiacevole perché non è completamente generalizzata.
Oggi occupiamo uno spazio abbandonato per poter sviluppare questi intrecci e questi rapporti, per coltivare e condividere il nostro rifiuto verso ciò che ci circonda, convinti che sia questo il primo passo verso un significativo miglioramento delle nostre vite.
Siamo consapevoli della precarietà di un’occupazione, siamo altrettanto consapevoli che la qualità di un’occupazione non si misuri con il cronometro alla mano ma dall’intensità dei battiti.
E se vi sgomberano? Di spazi abbandonati a Saronno ce ne sono parecchi, i rifugi dei ribelli sono precari per natura.
Ma la gente non capisce! La gente è una categoria astratta, noi negli anni abbiamo conosciuto diversi individui con cui abbiamo condiviso un pezzo del sentiero che abbiamo intrapreso. E’ nella condivisione e nel vivere attivamente la propria vita che abbiamo superato steccati, pregiudizi e ostacoli.
Quindi siete tornati? No, non ce ne siamo mai andati.
TeLOS nuovamente in via Milano 17- era ora no?"

Corteo Antifascista a Saronno

domenica 15 novembre 
CORTEO ANTIFASCISTA A SARONNO
concentramento ore 14.30 in piazza caduti saronnesi

FUORI I FASCISTI DA SARONNO

Io li odio i nazisti dell'Illinois!
Da un paio di mesi stiamo assistendo al primo dichiarato tentativo da parte della destra saronnese (Fratelli d'Italia e Lega Nord in primis) di favorire il radicamento di una realtà neonazista a Saronno. 
Gli Hammerskin di Lealtà-Azione stanno ricevendo un aiuto prezioso nel loro processo di insediamento da più entità all'interno della nuova giunta comunale a maggioranza leghista e minoranza fascista: l'assessore Guaglianone, in quota a Doma Nunch, e Indelicato, figura di spicco di Fratelli d'Italia, stanno facendo carte false pur di agevolare la presenza a Saronno dei naziskin, mentre il sindaco Fagioli ed altri suoi compari in camicia verde rilanciano, concedendo, per esempio, il patrocinio del comune ad un evento di Lealtà-Azione. Come a dire: “noi leghisti difendiamo, incoraggiamo e favoreggiamo la presenza fascista a Saronno.”
 Le tappe di questo insediamento sono facili da identificare e collegare tra loro: prima un concerto di un gruppo naziskin in un pub saronnese, poi un incontro pubblico in un auditorium comunale ed infine una giornata dedicata alle arti da combattimento al Paladozio, con il patrocinio del Comune. 
A Saronno i pochi fascisti si sono riciclati nella giunta a maggioranza leghista, per il resto vengono da fuori città e sono aiutati da qualche inutile idiota saronnese: proprio per questo non va sottovalutato questo loro primo tentativo. 
Per evitare che gli squadristi mettano radici a Saronno c'è bisogno di un'azione decisa, ferma e coesa. 
Il ruolo dei fascisti, in questi tempi di sempre più precaria pacificazione sociale e di malcontento diffuso, è chiaro e riassumibile in pochi semplici concetti: non sono altro che la sporca manovalanza di loschi figuri che li utilizzano per non sporcarsi le mani; fomentare la guerra tra poveri e le divisioni tra sfruttati, facendo leva su sentimenti populisti ed utilizzando paure ed emergenze create ad hoc; porsi come forza di sicurezza alternativa a quelle dell'ordine per il controllo del territorio, il tutto condito da forti ideali razzisti e xenofobi, permeati da una radicata ingiustizia, diseguaglianza e gerarchia sociale. 
La presenza di un gruppo strutturato di Hammerskin in città è una minaccia fisica e concreta per chiunque non rientri nel limitato schema mentale di questi figuri (italiano, bianco, cristiano, eterosessuale con famiglia). La lunga lista di accoltellamenti e pestaggi di cui si vantano è solo la punta dell'iceberg. 

Contro il fascismo e chi lo difende: un unico sentire, mille modi di praticarlo
Se i fascisti e i nazisti sono ancora qua a farci perdere tempo è perché qualcuno li ha favoriti, gli ha concesso spazio, qualcuno ci ha stretto patti, qualcuno si candida insieme alle elezioni, qualcun altro si volta dall'altra parte. Consideriamo e trattiamo quindi alla stregua dei fascisti e dei nazisti che li favorisce e li aiuta. 
Non c'è ingenuità possibile che tenga di fronte alla connivenza dell'intera Giunta Comunale di Saronno nei confronti di questi picchiatori dalla lama facile.
Non esiste una sola strategia vincente contro il riemergere dalle fogne di questi movimenti o partiti, non è nemmeno possibile una lotta che abbia chissà quali possibili scenari. 
L'obiettivo è uno, con in mente questo obiettivo vanno ponderati i passi da fare e le decisioni da prendere: a Saronno i fascisti e i nazisti non devono mettere radici. Le dicotomie tra buoni e cattivi, tra legale o illegale le lasciamo a chi, dalla parte opposta alla nostra, è spaventato dall'unanime rifiuto di questi scarti della storia. 
Sentiamo nostro l'ardire di chi imbracciò il fucile e salì sulle montagne per liberarsi dal fascismo, sentiamo nostro il coraggio di chi anche oggi combatte il fascismo con ogni mezzo necessario, a Cremona, a Parma, a Trento, a Firenze e ovunque la feccia fascista si ripresenti, sentiamo nostra la solidarietà di chi nelle frontiere non vede altro che un ostacolo, sentiamo complici tutti e tutte coloro che al momento stanno pagando con il carcere o altre limitazioni della libertà per aver attaccato il fascismo senza se e senza ma.

Saronno Antifascista
Da qualche anno Saronno sta mutando aspetto: aumentano gli sfratti e la povertà,  il magna magna e  lo sfruttamento del già martoriato territorio. Di fronte alla violenza ed allo sfruttamento del capitale c'è anche un'altra Saronno, attraversata da occupazioni sociali e abitative, tentativi di autogestione, lotte ambientali, studenti decisi a far sentire la loro voce, poveri e sfruttati che si arrabattono con espedienti per avere un tetto sopra la testa e qualcosa da mangiare nel piatto. 
È in quest'ottica che vediamo il problema dei fascisti, che non può essere limitato ad una guerra tra bande o tra nostalgici di un tempo che fu. I fascisti sono un problema qui ed ora perché alimentano le divisioni tra poveri, sono uno strumento della Saronno che Lorsignori vorrebbero ligia al dovere e al consumo, sono le squadracce dei palazzinari a difesa della Proprietà Privata, del privilegio e dello sfruttamento. Proprio per questo il problema dei fascisti non si può limitare ad una sola giornata. 
Il tentativo di insediarsi a Saronno è ad ampio respiro, non si limiterà a questi seppur allarmanti eventi. Un primo importante appuntamento è sicuramente il corteo del 15 novembre in cui scenderemo in piazza insieme agli altri antifascisti di Saronno per urlare il nostro rifiuto al fascismo in occasione dell'evento di combattimento organizzato da “Wolf of the ring” (costola di Lealtà-Azione) mascherato come evento contro la violenza sulle donne. Ma la battaglia sarà quotidiana, perché a Saronno noi ci siamo ogni giorno, malgrado i fogli di via e le attenzioni morbose della Questura di Varese. 
Non dimentichiamoci, infatti, del ruolo delle forze dell'ordine nello sdoganamento dei movimenti d'estrema destra, sdoganamento che in alcuni casi diventa complicità, come in Grecia o, per restare dalle nostre parti, a Trento, dove le forze dell'ordine aiutavano gli squadristi di Casa Pound ad aggredire gli antifascisti. Se Casa Pound e Forza Nuova col tempo non si sono più visti a Saronno è stato grazie alle mobilitazioni antifasciste che non hanno mai lasciato indisturbati gli squadristi, arrivando anche ad occupare la piazza dove avrebbero dovuto tenere un presidio. 
Nei territori conflittuali che lottano quotidianamente si usa dire che gli unici stranieri siano fascisti e polizia, le due facce della stessa medaglia. 
Contro il fascismo e chi lo difende, un unico sentire, mille modi di praticarlo. 

Non ci sono che cinque note in musica, eppure la loro combinazione dà forma a un numero di melodie maggiore di quelle che possono essere udite.
Non ci sono che cinque colori primari (blu, giallo, rosso, bianco, nero), eppure la loro combinazione produce più tonalità di quelle che possono essere viste.
Non ci sono più di cinque sapori fondamentali (acido, aspro, salato, dolce, amaro) eppure la loro combinazione produre più fragranze di quelle che possono essere assaporate.
In battaglia non ci sono che più di due metodi d'attacco: il diretto e l'indiretto; eppure questi due, in combinazione, danno luogo a una serie infinita di manovre.
Sun Tzu, L'arte della guerra

domenica 15 novembre CORTEO ANTIFASCISTA A SARONNO
concentramento ore 14.30 in piazza caduti saronnesi

Anarchici e disperati. La questione casa spaventa i milanesi

di Davide Milosa da il Fatto quotidiano

Per chi può convergere in via Tracia, sgombero di una donna in corso, compagni già presenti”. Il messaggio corre su Facebook . È l’11 novembre. “Mattinata di resistenza in largo Fatima, solidali impediscono lo sgombero di una famiglia. Non facciamoci intimidire, uniti si vince!”. È il 10 novembre. Voci dell’antagonismo milanese che da mesi si batte per le occupazioni. Battaglia che spesso sfocia in atti criminali come successo due giorni fa al quartiere Corvetto quando un gruppo di incappucciati ha fatto irruzione all’interno di un circolo del Pd gettando nel panico una ventina di anziani tutti residenti nelle case popolari di via Mompiani.

Gli 007: “Potenziali spinte ribellistiche degli antagonisti”

E così, se da un lato l’agenda della cronaca ogni giorno registra tensioni e violenze, dall’altro il problema della casa viene preso in grande considerazione dai Servizi segreti italiani. Tanto che in un’inedita nota del marzo scorso, gli 007 dell’Aisi sottolineano “il particolare rilievo mobilitativo” che “ha assunto la questione abitativa, ritenuta strategica e trainante per lo sviluppo del conflitto sociale”.
Un vero e proprio allarme quello lanciato dai servizi e che fotografa l’attuale situazione milanese. “La lotta per la casa –si legge – si è estesa a tutto il contesto nazionale, con occupazioni di edifici in disuso sia come alloggi per famiglie in difficoltà, immigrati e studenti, sia quali possibili sedi di attivismo politico”. E ancora: “La campagna di protesta costituisce, nell’ottica antagonista, un importante fattore di ricomposizione del dissenso, con potenziali spinte ribellistiche”.

L’immobiliare “rossa ” e i 200 sgomberi annunciati
A Milano l’area dell’autonomia, vicina al movimento No Tav, sempre più si lega (sotto sigle diverse e non sempre individuabili) alla lotta per la casa. Sulle mappe della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri, aumentano le bandierine dei comitati popolari per la casa dietro ai quali agiscono gli anarchici. Succede al Ticinese in via Gola, al Lorenteggio, in zona Calvairate e recentemente proprio al Corvetto dove in via Ravenna 40 si sono stabiliti gli anarchici della “Rosa Nera”. Secondo fonti investigative, inoltre, l’a ttuale movimento – messi in secondo piano i capi storici – registra un seguito preoccupante che potrebbe avere ricadute durante i cortei per lo sciopero generale di domani. L’obiettivo, infatti, è quello della “r icomposizione del dissenso” e della riconquista della piazza durante le manifestazioni. Tra la teoria e la pratica c’è, poi, la cronaca. Che, sul fronte dell’autonomia, ragionano gli investigatori, racconta di come spesso le occupazioni vengano favorite per ottenere in cambio persone da mandare in piazza durante le manifestazioni. In molti casi, poi, gli stessi anarchici coprendo l’ingresso abusivo, ad esempio di famiglie rom, ottengono in cambio mano d’opera per aprire nuovi appartamenti.

È “l’immobiliare rossa” per la quale il problema non sono le occupazioni ma le case vuote. Gli autonomi sui profili Facebook così fanno di conto e denunciano i costi esorbitanti dei duecento sgomberi annunciati dal prefetto per la prossima settimana. La moltiplicazione è semplice: se per ogni sgombero si spendono dai 5 mila ai 10 mila euro, il prezzo complessivo di questa operazione supera il milione di euro di denaro pubblico. Con un solo risultato: lasciare in strada decine di famiglie. E, del resto, gli appartamenti vuoti rappresentano un problema reale. Oggi a Milano sono venti i palazzi di edilizia popolare lasciati sfitti. Alcuni, come la residenza universitaria nel quartiere Stadera, è in stato di abbandono dal 2012 dopo essere stata ristrutturata. Mentre in via dei Panigarola, in zona Corvetto, un intero stabile, ultimato per il 90 per cento, è vuoto da due anni.

I Comitati contro gli abusivi

L’azione dell’a n t agonismo, giocata sulle occupazioni, coesiste con i comitati di cittadini residenti nei quartieri popolari, i quali, nel pieno rispetto della legge, si battono contro gli abusivi. Succede nel lotto di case tra via Segneri, piazza Tirana e via Odazio. Qui il comitato Drago (Dare risposte al Giambellino ora), composto per lo più da residenti della zona che denunciano il degrado, si scontra con il comitato “Base di solidarietà popolare”, molto più vicino al movimento autonomo.

Su questo fronte ecco il ragionamento di Mary. “Non siamo tutti criminali –dice –io non ho occupato la casa di nessuno, era vuota già da tre anni”. Succede al Giambellino. Si replica al quartiere San Siro, sedicimila abitanti nelle case popolari dell’Aler. “Una città nella città”, dice Lucia Guerri che qui in via Mar Ionio ci abita dal 1939. A luglio, dopo l’ennesima occupazione, ha radunato una ventina di donne. “Protestiamo e denunciamo”, dice. “Lo scorso ottobre due egiziani stavano sfondando la porta, noi donne siamo scese in cortile urlando, i due alla fine sono scappati”. Donne eroiche. “Ormai – prosegue Lucia – non sai più chi hai come vicino di casa, ogni giorno lottiamo con gli abusivi, sembra di essere tornati ai tempi della guerra”. Lucia, però, è ottimista. “La Regione deve affittare le case vuote. Noi andiamo avanti e da qualche tempo al nostro movimento si sono aggregati dei giovani”.

Linfa nuova come Gabriella Crippa, 26 anni. “Ci aiuta con le email e tiene i rapporti con l’a ssessore”. Ma anche qui, a San Siro, la lotta legale si scontra con il movimentismo anarchico che fa riferimento al centro sociale il Cantiere e allo spazio di via Micene, dove è stato aperto lo sportello “ilegale”. Insomma, il problema delle case popolari se da un lato alza l’allarme eversione, dall’altro fotografa il disastrato tessuto sociale di una città che corre dritta verso l’Expo 2015.

Comunicato di Insieme in Rete:Pedemontana non è più alle porte, è entrata dalla finestra


Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE continua con coerenza ad occuparsi dell'inutile ed impattante autostrada pedemontana.
Lo fa con la preoccupazione di un'infrastruttura la cui realizzazione è arrivata a Lentate sul Seveso (fine tratta B1), senza le opere di connessione e priva di qualsivoglia Compensazione Ambientale sia sulla tratta A in fase di completamento sia sulla B1, con il RISCHIO DIOSSINA che incombe per la tratta B2  e con Regione Lombardia e APL che ancora non hanno formalizzato alcun piano di  caratterizzazione chimico-ambientale del suolo per definirne il grado di contaminazione da TCDD come previsto dal DL 152.

Oltre al comunicato sotto, altro materiale su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2014/09/insieme-in-rete-comunicato-sulla.html

Il comunicato di INSIEME IN RETE

30 settembre 2014
 
La Pedemontana non è più alle porte, è entrata dalla finestra
 
Con la chiusura della Milano – Meda a partire dal 3 ottobre p.v. – in orario notturno, – sappiamo ancora un po’ di più la dura verità: la Pedemontana non è alle porte, è entrata decisamente dalla finestra mentre la porta era ancora chiusa.
Che dire al riguardo se non richiamare all’attenzione pubblica come il modo di lavorare di chi ha ricevuto l’incarico dalla Regione Lombardia è ben lontano dal fornire le necessarie e promesse garanzie di tutela del territorio? Già nello scorso luglio era stata data la notizia della limitazione della circolazione nella tratta di carreggiata interessata dagli interventi dal giorno 11 agosto, dopo un precedente annuncio che limitava la chiusura ad una sola settimana nello stesso mese di agosto 
Il mancato rispetto del calendario dei lavori, peraltro attinenti il solo al nastro d'asfalto senza opere connesse, mitigazioni ne tantomeno compensazioni ambientali, preoccupa ancor di più per la prospettiva che l'opera oltre a creare un enorme danno ambientale e un incredibile disagio agli utenti, risulti incompleta e non funzionale rispetto agli stessi obiettivi di Pedemontana.
Dal 2007 il coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile osserva l’avanzare dell’autostrada Pedemontana.
Contrari sin da subito all’opera che ritengono inutile e devastante, i gruppi e le associazioni che compongono il coordinamento ambientalista hanno deciso di agire e di esplicitare il proprio dissenso anche attraverso la conoscenza puntuale del progetto e del suo iter attuativo.
In questo modo è stato possibile cogliere aspetti drammaticamente pericolosi, quali il passaggio del tracciato autostradale nella zona contaminata da diossina che – ahinoi – si sta per verificare nella tratta che va da Meda a Desio. Ora l’autostrada è per una parte compiuta e si affaccia alle porte dei paesi dove insistono alcuni dei gruppi più attivi del coordinamento – Sinistra e Ambiente di Meda, Associazione La Puska di Lentate sul Seveso, Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, WWF Groane, Comitato per il Parco Regionale della Brughiera  - che è proprio la zona inquinata da diossina.
Pedemontana si affaccia con l’atteggiamento di chi intende minimizzare anche le problematiche ambientali legate alla presenza di diossina nei terreni che saranno interessati dal suo passaggio, tentando di aggirare gli adempimenti di legge in materia di caratterizzazione del suolo contaminato da TCDD e conseguente bonifica delle zone da essa attraversate, temendo evidentemente costi aggiuntivi difficilmente sostenibili per il proprio Piano Economico Finanziario.
 
L’autostrada si affaccia sulla Milano – Meda con ritardo: un ritardo che riguarda sia l’esecuzione dei lavori, sia l’iter procedurale.
Per chi governa la Regione Lombardia non ha importanza che i suoi abitanti siano costretti a peripezie senza fine per andare al lavoro : la Milano – Meda avrebbe dovuto essere chiusa in agosto e lo sarà invece in ottobre, ma non importa! Non importa che i lavori siano partiti prima che il Ministero avvallasse il progetto, che prendesse visione delle prescrizioni del CIPE e della loro ottemperanza (o mancata ottemperanza).
Non importa se per raggiungere  l’obiettivo – la realizzazione dell’autostrada  – nella tratta B2 e C, sarà movimentata la terra contaminata da diossina. 
L’essenziale  è procedere, muovere il denaro promesso, evitare di affrontare la verità del tempo presente che con la crisi che ci attanaglia chiede non già il cosiddetto sviluppo ma innovazione e cambiamento degli stili di vita, chiede coraggio di trasformazione e mutamento.
 
Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile non si dà per vinta e continua a dire e a chiedere che si dica la verità.
I tempi stringono e il pericolo incombe su di noi. Chiediamo attenzione massima da parte delle istituzioni locali e ai nostri Sindaci, che devono essere attenti e consapevoli, chiediamo anche alle altre cittadine e cittadini di non lasciarci soli in questa partita.
In questo momento la salute di questo territorio è fortemente minacciata, abbiamo bisogno di stringerci di nuovo in un abbraccio che faccia sentire a chi ci governa che il bene comune e più alto di ogni altro interesse.
 
Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile

Limbiate - Ex manicomio gratis alle associazioni. Ma è già polemica sul bando pubblico

di Gabriele Bassani da il Giorno del 28/09

GLI EDIFICI vuoti dell’ex manicomio assegnati gratis ai progetti ritenuti più interessanti: l’azienda ospedaliera Salvini di Garbagnate ha pubblicato il bando che potrebbe finalmente dare una svolta allo stato di degrado del parco di Mombello. Una mossa che ha provocato però la reazione contrariata dell’associazione limbiatese che per prima aveva avanzato una proposta di riutilizzo di uno degli immobili abbandonati, quello delle ex lavanderie. Ora quell’edificio, insieme ad altri 10, tutti contenuti nello stesso enorme complesso (di cui fanno parte anche altri immobili di proprietà della Provincia e dell’Asl) rientra tra quelli che saranno assegnati col bando, in scadenza il prossimo 17 novembre.

A CRITICARE il bando e le modalità di partecipazione, è innanzitutto l’Associazione Brucaliffo, che a fine giugno aveva presentato pubblicamente il progetto «Nuovi sPazzi», proprio con l’obiettivo di recuperare l’immobile dell’ex lavanderia per farne una realtà sociale che ospiti corsi di formazione, laboratori, spazi d’incontro rivolti prevalentemente ai giovani. «Il merito di questo bando - spiegano da Brucaliffo - è in grande parte di Nuovi-sPazzi, che ha attirato l’attenzione sugli immobili, ha sensibilizzato la cittadinanza, mobilitato diverse realtà del territorio verso il suo progetto, fatto pressione sul Comune, fno a incontrare la proprietà stessa per chiedere lo spazio». Ma il progetto di Brucaliffo ha trovato la resistenza di un’altra realtà operante all’interno dell’ex Antonini, la comunità «Alba di Bacco», che a sua volta ha chiesto di poter utilizzare lo stesso immobile. «Ora dopo anni di disinteresse è stato fatto un bando unico per 11 edifici, premiando i progetti che coinvolgono la superficie maggiore e garantiscono il maggiore investimento economico, col rischio di escludere realtà piccole ed economicamente limitate come la nostra, ma legate al territorio», commenta Leonora Barbieri, presidente di Brucaliffo. «Non vorremmo che quello che è un patrimonio di Limbiate finisca in mano a realtà distanti». Dalla direzione dell’azienda Salvini spiegano che nell’assegnazione di un bene pubblico, il bando è una strada obbligatoria per legge. 

Lombardia - Quelli del «fronte del no». Sono 50 le opere bloccate

di Roberto Rotondo da il Corriere della sera

MILANO — L’uomo che lotta contro l’abbattimento dei 16 cipressi di Varese scenderà dall’albero questa sera. Michele Forzinetti, 26 anni, guiderà un corteo di cittadini, alle 20, fino alla sala del consiglio comunale. Consegnerà una raccolta di firme al sindaco di Varese Attilio Fontana. Sarà l’epilogo della settimana sull’albero, una clamorosa iniziativa solitaria, che tuttavia ha trovato l’appoggio di centinaia di cittadini. La sua storia ha fatto il giro d’Italia ed è divenuta un simbolo per i «comitati del no», che solo in Lombardia sono più di un centinaio: si oppongono non solo ad abbattimenti mirati come quello dei cipressi quello di Varese, ma anche a inceneritori, autostrade, aeroporti, cave, fabbriche, gassificatori.

Social network, siti internet, flash mob, youtube, facebook sono ormai gli strumenti più utilizzati, e poi ancora manifestazioni pubbliche, raccolte di firme e improvvisazioni. I comitati dilagano. E spesso vincono. A Malpensa i gruppi nati contro la costruzione della terza pista organizzano ogni anno una camminata e una biciclettata in via Gaggio a Lonate Pozzolo, sul terreno che la Sea aveva prescelto. Il progetto intanto è stato bloccato. A Cantello (Varese) un comitato contro la riapertura di una cava ha ottenuto lo stop da Regione e Provincia, che pure l’avevano inizialmente autorizzata. A Brescia ne sono stati contati almeno 70. C’è persino il comitato che si oppone a un campo da golf, a Chiari.

Molti parroci sono in prima linea. La diocesi ha istituito peraltro una «Pastorale del creato», che dialoga con i problemi ambientali. Non mancano poi le iniziative a sorpresa. A Bergamo, lo scorso maggio, i membri del comitato del quartiere di Colognola che lotta contro il rumore dell’aeroporto di Orio al Serio hanno tirato un brutto scherzo ai candidati sindaco impegnati in un dibattito. Ogni volta che uno di loro prendeva la parola, i militanti azionavano la registrazione del rombo di un aereo.

A Cremona, dal 2010, il no alla costruzione del terzo ponte sul Po ha mobilitato scuole, artisti e sacerdoti. È nato un vero movimento attorno a una quercia secolare di Castelvetro Piacentino (Piacenza) che, suo malgrado, doveva essere abbattuta per fare spazio al cantiere. Nonna Quercia, come è stata ribattezzata, è diventata una star. La mobilitazione è stata così ampia che sono nati libri e canzoni, una addirittura scritta da Omar Pedrini, cantata con i Modena City Ramblers, intitolata «Nonna quercia folk band».

A Pavia il comitato più attivo è quello che si oppone all’autostrada Broni Mortara, accusata di mangiarsi tutto il territorio. A Como il niet passa da Lomazzo, dove lo distruzione dei boschi per fare spazio agli svincoli dell’autostrada Pedemontana è una ferita aperta. A Lecco un caso a sé è l’opposizione a un cementificio vicino a Civate, nei pressi della stupenda basilica di San Pietro al Monte, un no che coinvolge anche la curia. In Valsassina c’è un comitato a Introbio (Lecco) che contesta la realizzazione di una centrale idroelettrica e a Montevecchia, in Brianza, si lotta contro l’idea di realizzare pozzi di idrocarburi (petrolio e gas) nel parco del Curone.

A Cornegliano Laudense (Lodi) c’è opposizione al progetto di un impianto di stoccaggio di gas naturale, pensato per sfruttare gli avanzi di un giacimento di metano esaurito nel 1997. Spesso non conta offrire posti di lavoro: a Castellanza (Varese) l’azienda israeliana Elcon aveva trattato con i sindacati una settantina di assunzioni per una nuova centrale di trattamento rifiuti senza incenerimento, ma la spinta dei «no» è stata molto più forte e il progetto è stato abbandonato.

Monza - Corteo e spray in difesa del K2O «Basta persone senza casa»

di Martino Agostoni da il Giorno

«BASTA persone senza casa». Promette di essere una scritta che resterà a lungo impressa in città, marcata con lettere cubitali bianche alte un paio di metri a colpi di rulli da imbianchino, e contorno a spray nero e rosso, lunga decine di metri sulla parete grigia del sottopasso di via Grassi.

D’ORA in avanti sarà lo sfondo che accompagnerà gli automobilisti verso l’uscita su via Rota e rimarrà come il segno più forte della manifestazione organizzata dal Comitato monzese per il diritto alla casa e dal centro sociale Foa Boccaccio che ieri pomeriggio ha sfilato per la città. Con l’adesione anche dell’Usb, Unione sindacale di base di Monza e Brianza, il coordinamento dei Comitati inquilini delle case pubbliche di Monza, le rappresentanze locali dei partiti Comunisti dei lavoratori e di Rifondazione comunista, oltre al supporto dei centri sociali milanesi Cantiere e Fornace, ha sfilato per le vie cittadine il corteo «per il diritto all’abitare» con circa duecento partecipanti, partito da largo Mazzini verso le 15 e diretto in via Buonarroti 93. Un luogo simbolico, dove fino alla scorsa settimana c’era la palazzina abbandonata, ribattezzata «K2O» e occupata dalla scorso ottobre come spazio per iniziative a favore del diritto alla casa e sistemata come alloggio per essere data gratuitamente a una famiglia sfrattata.
Il corteo, annunciato da giorni, è stato la risposta allo sgombero di «K2O» eseguito il 6 febbraio dalle forze dell’ordine e poi subito demolito dalla proprietà dell’area, l’impresa immobiliare Giambelli spa. E così dietro a un furgone tappezzato con la scritta «Giambelli ti demoliamo noi» il serpentone di protesta, scortato da un cordone di forze dell’ordine, ha attraversato per tutto il pomeriggio un paio di quartieri, facendo impazzire il traffico e lasciando dietro di sé scritte spray e manifesti sui muri. Al sottopasso Rota-Grassi il corteo si è fermato per una lunga sosta, il tempo necessario a permettere a un gruppo di una decina di persone incappucciate o con maschera di «Anonymus» sul volto di «imbiancare» la parete con la maxiscritta.
Poi in via Galilei un altro diversivo, quando un paio di giovani si sono arrampicati sul tetto di una palazzina in costruzione per calare lo striscione «Oggi speculazioni e cemento, domani case vuote e cantieri abbandonati». Traffico nel caos in via Buonarroti fino alla meta, dove il gruppo si è fermato fino a sera. «Noi non ci fermiamo e dalle ceneri di K2O proseguiamo uniti nella battaglia - è il messaggio conclusivo -. I nostri obiettivi principali: blocco degli sfratti, uso dell’autorecupero, requisizione dello sfitto privato e blocco degli aumenti degli affitti dell’edilizia pubblica».

Pedemontana arriva al Ministero dell'Ambiente

Informiamo che nella serata del 18 dicembre scorso a Roma presso il Ministero dell’Ambiente si è tenuta un’audizione nel corso della quale il Ministro dell’Ambiente Orlando ha incontrato una delegazione composta dai deputati Massimo De Rosa e Davide Tripiedi (M5S) e dal collaboratore Corrado Fossati, dall’architetto Patricio Enriquez docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, dal dottor Edoardo Bai Medico e Presidente ISDE di Milano, e Dario Balotta responsabile infrastrutture e trasporti Legambiente Lombardia.

Gli interventi hanno una volta di più evidenziato tutte le criticità legate alla realizzazione dell’opera infrastrutturale Pedemontana Lombarda, che sono state denunciate in questi anni da tante associazioni e comitati, fra cui in particolare: tutte le problematiche legate alle caratteristiche tecnico-strutturali dell’opera; la pericolosità della diossina TCDD proveniente dal disastro ICMESA del 1976 ancora presente nei terreni ove si vogliono costruire le tratte B2 e C; l’illogicità economica dell’opera, aspetto questo che diventa ancora più grottesco dato che l’opera è stata pensata 50 anni fa durante il boom economico, quando oggi invece la crisi economica sta mettendo a dura prova persino la tenuta sociale del Paese. Queste criticità – è stato spiegato al Ministro – inducono a chiedere di fermare l’autostrada a Lomazzo, dove si sta ormai completando – con lo svincolo che interseca Pedemontana con l’A9 – la realizzazione della tratta A.

E’ stato inoltre chiesto un impegno chiaro allo stesso Ministro dell’Ambiente a superare un modello oramai finito, quello fondato sulle infrastrutture stradali, optando per il trasporto sostenibile su ferro e, cosa forse di maggior importanza, creare una vera e propria cultura dell’utilizzo del mezzo di trasporto sui modelli centro e nord europei. 

L’audizione costituisce un passaggio utile e importante poichè la delegazione parlamentare  ha messo sul tavolo di un membro del governo la questione Pedemontana ma anche – (cosa ancor più importante) – la richiesta precisa di fermare l’autostrada a Lomazzo, rinunciando alle tratte successive (B1, B2, C, D) e quindi rinunciando ad una opera devastante per il territorio, costosa per l’ impiego sempre più ingente di finanziamenti pubblici e pericolosa per la salute delle popolazioni, facendosi interprete cosi’ delle parole d’ordine sostenute da associazioni e comitati in tante occasioni e in particolare, recentemente, con la manifestazione No Pedemontana del 22 settembre scorso a Desio.

L’inutilità della Pedemontana è già realtà, perchè l’attivazione della tratta Saronno-Seregno permette di collegare direttamente col treno Malpensa e Bergamo (ed anche Varese e Bergamo). 

Noi continueremo dal canto nostro la battaglia per fermare il progetto Pedemontana e sostituirlo con un progetto di mobilità che sia alternativo, partecipato e sostenibile.

Coordinamento NO PEDEMONTANA

20 dicembre 2013

Monza - Il Movimento 9 dicembre in viale Stucchi per dire basta a tasse, governo e sindacati

di Martino Agostoni da il Giorno

«NON CHIAMATECI Forconi o altro: ci chiamiamo semplicemente Movimento 9 Dicembre. E siamo tutte persone normali, un gruppo apartitico e spontaneo di gente che non ce la fa più, una ribellione del popolo, di persone che mai prima aveva fatto proteste o altro. Ma adesso diciamo basta: basta a queste tasse e basta a questa politica». Parla apertamente Alessandra Ligreci, portavoce del coordinamento di Monza e Brianza del Movimento 9 Dicembre che, appunto da ieri, ha avviato la sua azione di protesta anche nel territorio brianzolo. Nell’orario di punta della mattina, ieri verso le 8, un gruppo di circa un centinaio di persone ha iniziato a radunarsi lungo viale Stucchi, spostandosi a piedi ai margini della carreggiata tra il tratto davanti al Palazzetto del Sport e la rotonda dello stadio. Il traffico ha subito rallentamenti ma non è mai stato bloccato, uno striscione all’inizio della protesta segnala «Stiamo manifestando anche per le vostre famiglie», un altro appeso alla passerella pedonale che attraversa il viale recita «Noi pieni di tasse, loro piene le tasche», mentre agli automobilisti e camionisti in coda sono stati distribuiti volantini. «E nessuno si è lamentato con noi - racconta la portavoce - Anzi in tanti ci hanno espresso sostegno, soprattutto i camionisti. E noi andremo avanti nella nostra protesta di sensibilizzazione della gente: il presidio è iniziato e sarà permanente, 24 ore su 24». Il gruppo monzese è nato come costola di quello attivato a Milano e «da quando abbiamo visto che noi brianzoli eravamo almeno un migliaio abbiamo deciso di fare la nostra iniziativa a Monza, separata da Milano. Ci siamo trovati per caso, attraverso i social network - spiega Alessandra Ligreci - Siamo casalinghe, commercianti, pensionati, imprenditori, persone stanche di pagare e basta, che attraverso il passaparola hanno deciso di organizzarsi e fare il presidio. Siamo un migliaio e facciamo i turni perchè il presidio sia permanente, anche di notte». La loro richiesta è una sola: «La fine di questo governo, le dimissioni di tutti i parlamentari e di tutti i rappresentati dei sindacati. E finchè non accadrà andremo avanti a oltranza. Non ci interessano altre questioni locali o obiettivi intermedi», prosegue la portavoce assicurando che non c’è alcuna intenzione di creare blocchi del traffico o fare azioni violente. E, a differenza che in altre città d’Italia dove proteste simili hanno portato a scontri, «qui a Monza si collabora bene con le forze dell’ordine». Per ora non sono previste evoluzioni dell’iniziativa rispetto al presidio permanente di viale Stucchi e i volantinaggi: «Per i prossimi passi seguiremo le direttive del nostro coordinamento nazionale guidato da Umberto Gobbi», conclude Alessandra Ligreci.

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