Sindacato

Logistica, la ribellione dei migranti contro lo sfruttamento brutale

16/09/2016
di Roberto Ciccarelli da il Manifesto

«La morte dell’operaio egiziano Abd Elsalam Ahmed Eldanf travolto da un tir al picchetto di Piacenza non è frutto del caso o di un incidente. Chi ha seguito le lotte operaie dei lavoratori migranti nella logistica conosce benissimo la violenza esercitata ai blocchi da parte padronale, i tentativi di sfondarli, gli interventi delle forze dell’ordine contro i picchetti – afferma Giorgio Grappi, assegnista di ricerca all’università di Bologna, attivista del coordinamento migranti di Bologna e del collettivo «S-Connessioni precarie» e autore di un libro significativo appena pubblicato, Logistica (Ediesse, collana fondamenti) – Credo che questa tragedia vada compresa come un momento delle lotte sul lavoro che devono confrontarsi con un’organizzazione del lavoro che ha reso sempre più difficile individuare la controparte e ha reso necessario adottare forme di lotte che vanno al di là di quelle tradizionali».
Qual è la novità rappresentata da queste lotte?
In primo luogo il blocco dei magazzini va insieme a quello dei trasporti. In secondo luogo queste lotte vedono il grande protagonismo del lavoro migrante. Sono lotte operaie contro la precarietà e sono il risultato di una ribellione contro una condizione di sfruttamento brutale. Di solito vengono catalogati come episodi estemporanei o liquidati come momenti di ordine pubblico, in alcuni casi i blocchi sono stati addirittura considerati come interruzione di servizi fondamentali.
Come bisogna interpretarle?
Queste lotte sono la risposta alla mancanza di tutele fondamentali, ma anche al ricatto politico esercitato sulla forza lavoro migrante. Questi lavoratori sono in possesso di un permesso di soggiorno e sono sottoposti al regime della legge Bossi-Fini. La perdita del lavoro può costargli l’espulsione o la clandestinità. Oltre a questo subiscono la precarietà a cui è soggetto il lavoro in Italia. Come spesso accade in altri settori, con la crescita della logistica come sistema industriale, la competitività è stata perseguita quasi esclusivamente agendo sul costo del lavoro, facendo pagare ai lavoratori anche il deficit infrastrutturale italiano. Questa violenza non è riuscita a fermare le lotte, anche se produce una divisione – a volte non compresa – tra i migranti e gli altri lavoratori. Quelle dei facchini sono state intese solo come lotte di un settore specifico. In realtà, qui in gioco non c’è solo un contratto di lavoro, ma le condizioni politiche che determinano la precarietà in cui si trova tutto il lavoro.
Dove si sono sviluppate le lotte?
Nell’area a più alta intensità logistica in Italia che comprende la zona tra l’hinterland milanese fino a Piacenza. Le prime conquiste ottenute hanno prodotto un effetto a catena nei magazzini del bolognese e si sono estese in tutta l’Emilia Romagna. Questa è la regione che ha la più alta concentrazione di imprese. Poi c’è il Veneto dove, a loro volta, le lotte hanno preso spazio.
Qual è il ruolo dei sindacati di base?
Usb, Adl Cobas e Si Cobas sono stati determinanti. Credo che vada anche compreso che il ruolo espansivo delle lotte non sia stato dovuto solo a questa o un’altra sigla sindacale, ma anche alla capacità degli stessi lavoratori di pressare i sindacati e di trovare gli strumenti di lotta indispensabili in un determinato momento. Questi lavoratori hanno usato i sindacati disponibili a appoggiarli come strumento della loro lotta. Per questo molti di loro hanno abbandonato i sindacati più grandi ai quali erano iscritti in precedenza.
Il ruolo delle cooperative è determinante nel governo di questa forza lavoro. Lo può descrivere?
Nella logistica c’è una netta divisione dove i migranti svolgono i lavori più pesanti. Le cooperative sono state usate dai datori di lavoro per reclutare in maniera abnorme questa forza lavoro. Le cooperative sono strumenti agili che possono essere aperti o chiusi a seconda delle esigenze. Poi c’è la figura del socio lavoratore che permette di dare la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno, ma maschera la presenza di un vero datore di lavoro. Dietro la retorica abbiamo visto che le cooperative sono padroni come gli altri. L’insieme di questi fattori ha creato una situazione insostenibile. Non va sottovalutato il fatto che questi fattori sono emersi e sono stati compresi solo grazie al protagonismo diretto dei lavoratori.
Nel libro parla di tre paradossi della logistica. Quali sono?
C’è il paradosso del lavoro: la logistica e la riorganizzazione della produzione promuovono la ricerca di una crescente automazione. Sembra che si possa fare a meno della forza lavoro. In realtà esiste un grande interesse ad organizzare le specifiche mansioni della forza lavoro che si scaricano sempre di più sui lavoratori in carne e ossa. C’è poi il paradosso politico per cui, da un lato, c’è una tendenza a centralizzare il comando sul lavoro e, dall’altro lato, assistiamo al proliferare di condizioni particolari e specifiche. Il terzo paradosso riguarda le trasformazioni globali della produzione che intervengono sull’organizzazione degli stati e sulle dinamiche geopolitiche, producono fenomeni di deterritorializzazione e riterritorializzazione che connettono luoghi diversi legati dallo stesso processo. In questo modo si affermano nuovi centri del potere politico che stentiamo ancora a riconoscere.
In questo quadro come si svilupperanno le lotte nella logistica?
Oggi le divisioni tra le categorie sono in molti casi saltate. È importante costruire maggiori collegamenti tra istanze diverse. Il lavoro migrante è un esempio emblematico di come oggi la forza lavoro sia l’espressione di condizioni politiche differenti. La gigantesca trasformazione in atto rende sempre più difficile, se non impossibile, distinguere nettamente tra questioni sindacali e questioni politiche. Per questo la logistica è molto di più dei magazzini, dei trasporti e della distribuzione. La sua logica risponde alle coordinate globali della politica contemporanea. Non parlo di un super-Stato che si sostituisce agli stati, ma dobbiamo capire in che modo orientare la nostra azione tenendoconto dell’esistenza di corridoi infrastrutturali e di supply chain transnazionali. Dobbiamo cogliere le dinamiche di un potere che si esercita mediante l’adesione a protocolli, standard, metriche. Spesso non riusciamo a riconoscerlo perché ci si concentra sulla singola azienda. Bisogna prendere atto della riorganizzazione del ciclo produttivo che pone sempre più in relazione il locale con le dinamiche globali.

La logistica del profitto

16/09/2016

di Sergio Bologna da il Manifesto

Il gravissimo episodio avvenuto davanti ai magazzini di una società di logistica a Piacenza ha riportato l’attenzione sui rapporti di lavoro e sulle relazioni industriali in questo settore. Un’azienda di logistica conto terzi è composta da una struttura piuttosto snella, lo staff, la struttura amministrativa e operativa, la struttura commerciale e la mano d’opera di facchinaggio. Quest’ultima lavora esclusivamente nei magazzini ed è composta in massima parte da cooperative di soci-lavoratori, reclutati tra la forza lavoro extracomunitaria. Queste cooperative spesso non hanno un rapporto stabile, partecipano a delle gare d’appalto e, finito l’appalto, possono essere sostituite da altre.
Per una ventina d’anni questo sistema è andato avanti consentendo una serie infinita di abusi e di illegalità che i pubblici poteri e gli uffici preposti al controllo delle condizioni di lavoro hanno talvolta ignorato, altre volte tollerato, altre volte tentato di contrastare ma in maniera talmente debole che la situazione rischiava di incancrenirsi. Lo stesso si può dire dei sindacati confederali e del mondo delle Coop. Poi è successo qualcosa e da qui inizia la nuova storia. Che è una storia di lento ma sicuro riscatto di questa forza lavoro.
Mobilitati e poi organizzati dai sindacati di base, in particolare nel Veneto e in Emilia Romagna, ma poi anche in Lombardia, Piemonte, Lazio, i lavoratori delle cooperative hanno iniziato quello che sarebbe un normale cammino sindacale se non fosse che, dato il contesto, esso acquista il valore e il sapore di una battaglia di civiltà, per la dignità umana e per l’inclusione. Malgrado siano facilmente ricattabili, i lavoratori extracomunitari hanno risposto massicciamente, sono cominciati gli scioperi e le trattative, perché le aziende, dapprima incredule, hanno capito chi rappresentava i lavoratori e chi no.
Sono stati firmati decine di accordi. Allora hanno cominciato a muoversi anche i sindacati e il mondo cooperativo.
I risultati si sono visti, in alcune zone, e Piacenza è una di queste, sia i rapporti contrattuali che i salari oggi sono dignitosi. Purtroppo però quando lo scontro è su terreni così delicati, quando la catena logistica «a flusso teso» è di una fragilità incredibile, quando la redditività delle aziende è in calo, malgrado l’aumento dei volumi, pensare di stabilizzare i rapporti sindacali è difficile.
La battaglia va avanti quindi e può diventare assai dura, si spera che non venga complicata da rivalità tra sigle sindacali, perché in mezzo a questa forza lavoro è inevitabile che passino anche linee di divisione per etnie, che talvolta agiscono positivamente creando forza identitaria, altre volte possono portare a spaccature. Il sindacalismo della globalizzazione postfordista ricorda molto quello dei wobblies, al di là delle leggende e dei miti che magari noi stessi abbiamo contribuito a creare, o quello dei Teamsters americani, Anni 30, che per primi capirono che in un sistema a rete c’è sempre un hub, bloccato quello si blocca tutto.
Oggi le aziende di logistica, sotto la pressione dei costi e la richiesta continua di sconti da parte dei clienti, hanno un bisogno enorme di stabilità dei rapporti sindacali. Anche nel sindacalismo di base l’ideologia della «conflittualità permanente» è tramontata da un pezzo. La morte di questo padre di 5 figli rischia di rimettere in gioco molte cose.

Cambio della guardia alla FILLEA-CGIL MB. Gianfranco Cosmo è il nuovo segretario generale”

“Cambio della guardia alla FILLEA-CGIL MB. 
Gianfranco Cosmo è il nuovo segretario generale”

 
E’ stato eletto questa mattina - con voto unanime dell’Assemblea Generale della FILLEA-CGIL di Monza e Brianza – il nuovo Segretario generale della FILLEA CGIL MB, il Sindacato dei lavoratori edili e del legno ( con n. 4.046 iscritti alla fine del 2015).  Si tratta diGianfranco Cosmo, già componente della Segreteria e da anni impegnato con il ruolo di funzionario e segretario organizzativo della medesima Struttura sindacale.
Gianfranco ha 49 anni, è sposato con due figli, abita a Giussano, prende il posto di Pietro Burgarello, dal 2009 Segretario Generale della FILLEA di MB, che ha lasciato l’incarico per motivi strettamente personali e rimarrà con altro incarico all’interno della CGIL MB.
Gianfranco Cosmo è stato applaudito con convinzione dai delegati presenti, che hanno riservato per lui parole di chiara stima: “un gran lavoratore, infaticabile, serio, responsabile; capace di rinunciare al proprio tempo per occuparsi dei lavoratori e delle imprese della Brianza”.
“Mi auguro di essere all’altezza dell’incarico, che considero un impensabile coronamento della mia lunga militanza in CGIL, prima da delegato e poi da funzionario – ha detto Cosmo nel suo ringraziamento alla platea degli elettori -. Proverò a coordinare al meglio la squadra e a dare continuità al buon lavoro che sin qui è stato fatto dalla FILLEA CGIL anche in un periodo di crisi così pesante e difficile per i lavoratori”.
Anche Maurizio Laini, Segretario Generale della CGIL di MB, ha avuto parole di affettuosa stima nei confronti del neo-Segretario:  “Si tratta di un rinnovamento anche generazionale attuato con la valorizzazione di un quadro di ottima esperienza e capace, nel tempo, di superare prove significative: Nel ringraziare Burgarello siamo convinti che Gianfranco Cosmo riuscirà a consolidare i successi della Struttura aggiungendo nuova qualità nel quotidiano lavoro sindacale”.
 
 
Monza, 12 gennaio 2016

Bernareggio - Colpo di pistola sparato contro un sindacalista

di Marco Dozio da il Giorno

L’AGGRESSORE lo aspetta sotto casa, all’alba, con la pistola nella tasca del giubbino e il passamontagna a coprire il volto. C’è una colluttazione. Poi parte un colpo che buca la portiera dell’auto. Paura. Il proiettile sibila pochi centimetri più in là, la vittima si salva quasi per miracolo.

È UN SINDACALISTA, un romeno di 35 anni che vive a Bernareggio: fa il delegato in una cooperativa della Bergamasca che opera nel settore della logistica, in cui da circa un anno è in piedi una vertenza. Ed è proprio la pista dell’attività sindacale quella privilegiata dai carabinieri della Compagnia di Vimercate, intervenuti pochi istanti dopo l’agguato, avvenuto nel cortile di un caseggiato di via Dante, non lontano dalle scuole.

I MILITARI del Capitano Marco D’Aleo hanno recuperato a terra un’ogiva, la parte anteriore del proiettile, posta sotto sequestro. Da qui si riparte per capire i motivi di un’aggressione che ha sconvolto il paese. Lui, la vittima, preferisce non dire nulla: «È molto spaventato», spiega Sebastiano Lamera, il suo referente nel sindacato, segretario provinciale a Bergamo dello Slai Cobas. Ha appena parlato col ragazzo al telefono: «Siamo tutti scioccati, ci sentiamo colpiti: noi lottiamo ogni giorno per migliorare le condizioni di lavoro in un settore difficile come quello della logistica. Non resteremo in silenzio dopo quello che è successo».

LO STESSO Lamera è scosso: «Attendiamo di capire come si evolveranno le indagini, non possiamo avere la certezza assoluta che l’attentato sia collegato all’attività che svolge nel sindacato, ma di certo siamo molto preoccupati». Il 35enne è sposato. «Nessun problema con lui», sussurrano i vicini. Un ragazzo all’apparenza ben integrato, tanto da ricevere la fiducia dei colleghi di lavoro che gli hanno affidato la delega sindacale. Ieri mattina sembrava una giornata come tante. Sveglia all’alba e trasferimento in macchina verso Bergamo. Il sindacalista è appena salito sull’auto quando all’improvviso sbuca un uomo a volto coperto.

SONO LE 5.10. L’aggressore tenta di aprire la portiera, ma il romeno resiste, mette in moto e fa marcia indietro. Il delinquente però resta aggrappato allo specchietto per pochi attimi. A quel punto, accidentalmente, parte un colpo di pistola che perfora la carrozzeria senza colpire il giovane romeno. Che riesce a premere sull’acceleratore e a scappare. Afferra il cellulare e chiama subito il 112. Arrivano immediatamente i carabinieri di Vimercate, da subito al lavoro per fare luce su un atto intimidatorio che presenta molti lati oscuri. Si indaga soprattutto sulla sfera lavorativa, ma non solo. Tutte le piste restano aperte. 

Lecco - Tessile: duemila posti a rischio

da Giornale di Lecco

L’allarme dei sindacati: «Nonostante gli investimenti, le aziende non reggono. Servono interventi strutturali o andranno al fallimento. E’questione di mesi»

LECCO (nfn) Se non si interverrà in modo strutturale il nostro territorio dovrà dire addio a circa 2 mila posti di lavoro solo nel comparto tessile. E non si tratterà di ridimensionamenti aziendali, ma di chiusure definitive per fallimento. L’allarme è stato lanciato da Lorena Panzeri, responsabile Filctem della Cgil, e lascia poca speranza: «Purtroppo il settore tessile è stato abbandonato a se stesso - ha dichiarato la sindacalista - C’è un generale disinteresse sulla questione, ma le aziende in crisi da anni sono molte e danno lavoro mediamente a 50 o 60 dipendenti che attualmente stanno facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, che però termineranno a breve». Dopo il colpo incassato nel 2008, da cui il settore ha cercato di risollevarsi a fatica, il 2010 sembrava aver finalmente concesso una breve tregua. Sembrava, però, perché dallo scorso maggio gli ordini hanno ricominciato a precipitare. «Nonostante le difficoltà che hanno incontrato negli ultimi tre anni, queste aziende hanno comunque investito nel rinnovo del parcomacchine, perché hanno visto nella qualità dei prodotti e nell’innovazione l’unica via di uscita dalla crisi. Ora, però, sono senza liquidità e le banche, negando i finanziamenti, stanno dando il colpo di grazia». Il problema è che non basta una soluzione tampone, ma serve un intervento strutturale: «Il comparto è in difficoltà nella sua globalità e occorrono provvedimenti di tipo politico, che innanzitutto agevolino il credito e sollevino le aziende dalla pressione fiscale. Il rischio di perdere sul nostro territorio imprese che esistono da secoli è concreto e soprattutto è molto vicino ». Imprese, per altro, che operano magari da tre o quattro generazioni e fanno di tutto pur di resistere sul mercato. «Se non si provvede subito con azioni veloci e specifiche la sorte sarà quella del Vellutificio Redaelli diMandello, portato a concordato e per cui è stato recentemente nominato il liquidatore giudiziale che venderà i beni dell’azienda. Eppure il vellutificio rappresentava un esempio di eccellenza nel comparto». Purtroppo, però, la qualità da sola non basta. E il territorio lecchese rischia di perdere non solo posti di lavoro, ma una tradizione produttiva di cui si è sempre andati fieri.

Rapporto Cgil: in 35 mesi oltre 3,1 miliardi di ore di cassa integrazione

da www.rassegna.it

 

Oltre 3,1 miliardi di ore di cassa integrazione in 35 mesi, cioè da quando la crisi, esplosa nell'agosto del 2008 sul versante finanziario con le insolvenze dei mutui subprime, si è riversata sull'economia reale. E' la Cgil, attraverso le elaborazioni dell'Osservatorio cig del dipartimento Industria nel rapporto di agosto, a fare un bilancio di tre anni di crisi economica e dei suoi riflessi sull'apparato produttivo e sui lavoratori. Esattamente 3.118.217.589 ore di cassa integrazione dal settembre del 2008, suddivise tra 1.122.602.545 di cassa integrazione ordinaria (cigo) e 1.995.615.044 tra straordinaria (cigs) e in deroga (cigd).

Dall'andamento dei dati della cassa nel corso di questi tre anni si evince come ci sia stata una crescita sostenuta all'inizio della cigo, con la cigs e la cigd seppure in costante aumento ma a valori inferiori, mentre i due dati si sono invertiti nel dicembre del 2009: il binomio cigs e cigd ha preso a crescere in maniera esponenziale lasciandosi dietro la cigo. “Tuttora il peso delle ore si riversa completamente sulla cassa straordinaria e su quella in deroga: un segnale di come non ci si attenda a breve una inversione significativa della ripresa produttiva”, osserva il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, che aggiunge: “L'apparato produttivo del paese continua a perdere aziende e capacità manifatturiera anche a causa di un governo che non ha assunto alcuna misura strutturale di politica industriale preferendo accanirsi contro i lavoratori, tagliando regole e
diritti”.

Quanto poi al dato della cassa di agosto si registra un calo dei tre istituti (cigo, cigs e cigd) che si inquadra, spiega la Cgil, “negli andamenti altalenanti che hanno seguito in questi mesi e nel trend ‘fisiologico’ al ribasso relativo al mese di agosto”. Resta estremamente preoccupante il continuo aumento delle aziende in cassa integrazione straordinaria, che nei primi otto mesi dell'anno sono state 4.693 con un +5,89% sullo stesso periodo del 2010 e riguardano 7.037 unità aziendali territoriali (+15,15%). Ancora nel frattempo 500mila lavoratori in cassa da inizio anno che, in questi otto mesi, hanno subito un taglio del salario di 2,5 miliardi di euro, pari a 5.300 euro in meno per ogni singolo lavoratore.

CAUSALI DI CIGS – Forte ed estremamente preoccupante la continua crescita, anche ad agosto, del numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria. Da inizio anno i decreti sono stati 4.693 con un aumento del +5,89% sullo stesso periodo del 2010. I decreti investono 7.037 unità aziendali territoriali con un +15,15%, sempre sui primi otto mesi dello scorso anno, in conseguenza, spiega il rapporto, “di un aumento maggiore di gruppi industriali con insediamenti in più territori piuttosto che di aziende singole”.

Nel dettaglio dei decreti si registra un calo dei ricorsi per crisi aziendale (-12,18%) ma che rappresentano ancora la fetta più importante del totale, ovvero il 60,07% pari a 2.819. Inoltre continuano a crescere le domande di ricorso al fallimento, che sono 292 con un +57,84% sui primi otto mesi del 2010, così come il ricorso al concordato preventivo, 184 richieste per un +38,35%. In aumento anche le domande per ricorre ai contratti di solidarietà che raggiungono quota 994 per un +71,97%, rappresentando il 21,18% del totale dei decreti (nel 2010 erano il 13,04% del totale). Sempre poche, infine, le domande di ristrutturazione aziendale: solo 146 pari al 3,11% del totale. In generale crescono le domande sulle altre causali mentre sono sempre “inconsistenti” gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende, che sono il 7,14% del
totale dei decreti.

Per quanto riguarda la ripartizione geografica, è il nord del paese dove si concentra la quasi totalità dei decreti, anche se si registrano aumenti percentuali significative nel Mezzogiorno. In Lombardia si contano, da gennaio ad agosto, 1.439 decreti per un +14,12% sullo stesso periodo dello scorso anno, in Veneto sono 555 per un -10,91% mentre in Emilia Romagna sono 549 per un -4,52%. I maggiori incrementi percentuali si registrano in Sardegna (65 decreti per un +91,18%), in Toscana (296 per 72,09%) e in Calabria (53 per +51,43%).

DATI CIG AGOSTO – Entrando nel dettaglio del rapporto di Corso d’Italia, il totale delle ore di cig da inizio anno è di 648.586.436 per un -21,14% sui primi otto mesi del 2010. Nello specifico la cigo ad agosto si attesta a 7.169.852 ore per un -64,50% sul mese precedente. Da inizio anno il monte ore è pari a 145.938.461 con una variazione tendenziale del -41,54%. La cigs ad agosto flette sul mese precedente del -22,41% per un totale di 25.514.582 ore. Da inizio anno le ore di cigs sono state 281.442.730 per un -11,84% rispetto al periodo gennaio-agosto dello scorso anno. Le ore di cigs, fa notare il rapporto, rappresentano ormai il 50% del monte ore complessivo autorizzato. Infine, anche per quanto riguarda la cigd si registrano cali sia sul versante congiunturale che su quello tendenziale. Ad agosto conta 24.065.328 di ore richieste, segnando così un -12,86% su luglio, mentre da
inizio anno le ore sono state 221.205.245 per un -12,76% sui primi otto mesi del 2010.

REGIONI – Sono le regioni del nord quelle dove si è registrato il ricorso più alto alla cassa integrazione da inizio anno. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate c'è la Lombardia con 147.295.850 ore registrate che corrispondono a 106.428 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 104.848.794 ore per 75.758 lavoratori e il Veneto con 56.318.939 ore di cig autorizzate per 40.693 lavoratori. Prima in questa classifica tra le regioni del centro c’è il Lazio con 43.795.651 ore che coinvolgono 31.644 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 40.110.858 ore per 28.982 lavoratori.

SETTORI - E’ la meccanica il settore in cui si conta il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga). Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate da gennaio ad agosto, la meccanica pesa per 235.918.682, coinvolgendo 170.461 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 79.629.052 ore di cig autorizzate per 57.535 lavoratori coinvolti e l'edilizia con 58.587.710 ore e 42.332 lavoratori.

OCCUPAZIONE E LAVORATORI IN CIG – Nel mese di agosto, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (17 settimane), risultano essere 930.000 i lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 35 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 460.000 lavoratori, di cui 200.000 in cigs e 159.000 in cigd. Dai calcoli dell’Osservatorio cig si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 2 miliardi e 480 milioni, pari a 5.300 euro per ogni singolo lavoratore.
 

Decathlon Lissone: porte chiuse per l'USB

DECATHLON, NUOVO DIRETTORE: "GHE PENSI MI !!"

Monza – lunedì, 01 agosto 2011 Questo, con idioma dialettale, è quello che ci ha detto il nuovo Direttore del negozio nell’incontro del 27 luglio 2011. La teoria esposta è che, a fronte dei problemi evidenziati dalle lavoratrici e dai lavoratori rappresentati dall’Unione Sindacale di Base, è sufficiente l’intervento ”paternalistico” aziendale, in sostanza, perché proseguire il confronto con il sindacato quando è possibile gestire tutto in “famiglia Decathlon”? Pertanto la richiesta di poter effettuare un’assemblea all’interno del negozio per confrontarci con le lavoratrici ed i lavoratori, anche al di fuori dell’orario di lavoro, è stata “recepita” dalla direzione aziendale nel senso che non sarà USB a gestirla, bensì l’azienda.

Inoltre anche la semplice richiesta di poter far circolare all’interno del negozio le idee degli iscritti e dei simpatizzanti USB è stata rigettata. Emerge con chiarezza il tentativo, tramite questo atteggiamento di totale chiusura e scambio dei ruoli, di Decathlon di annullare qualsiasi azione sindacale. Così non sarà perché le problematiche, già segnalate dai delegati USB, riguardanti: esclusione dalle aperture domenicali per le madri con prole inferiore ai tre anni, bagni per dipendenti, pulizie generali del negozio, ecc, hanno, guarda caso, trovato dei riscontri. A proposito vogliamo ricordare che numerosi problemi, dei quali chiediamo la soluzione come sindacato, restano irrisolti (vedi sotto).

Vi è poi tutta la partita riferita alle negatività determinate dal nuovo CCNL del commercio di cui crediamo sia improbabile un intervento unilaterale da parte aziendale. E’ stata dunque sufficiente la semplice iscrizione di un gruppo di lavoratrici e lavoratori a USB affinché una serie di problematiche, alcune delle quali croniche, siano state affrontate. I fatti parlano da soli. I risultati ottenuti in questo breve periodo d’intervento sindacale, con tutti i limiti determinati dall’assenza d’agibilità e di democrazia all’interno del negozio, dimostrano l’importanza del fatto che i lavoratori si possano organizzare per rivendicare collettivamente (e non individualmente come vorrebbe Decathlon) i propri diritti ed i propri bisogni. Come USB non ci fermeremo certo di fronte alle chiusure manifestate da Decathlon e non accetteremo mai pericolosi scambi di ruoli. Visto che la possibilità di comunicare dall’interno del negozio ci è stata preclusa, lo faremo dall’esterno veicolando idee e rivendicazioni nelle forme che condivideremo con i nostri iscritti e simpatizzanti e che riterremo più opportune.

 

PROBLEMATICHE APERTE CHE COME USB VOGLIAMO AFFRONTARE

NEGOZIO
- pause regolarizzate e certe per tutti
- buoni pasto (per turni superiori alle 6 ore)
- sgabelli (possibilità di sedersi davanti ai terminali pc)

SICUREZZA
- mancanza di luce naturale (luci neon troppo forti, rifrazioni di luci fastidiose)
- temperature elevate (mancanza ricircolo aria)
- pulizia del negozio (poco personale impiegato per la pulizia del negozio)
- pesanti carichi di lavoro nello scarico delle merci (pesi superiori a 50 kg)
 -mancanza dell’equipaggiamento personale da utilizzare per lo scarico delle merci, soprattutto nel periodo invernale (giubbotti caldi e pantaloni)
- mancanza della figura RLS presente in negozio, elezione di un rappresentante presente in negozio e non soltanto territoriale.

COMPETENZE
 -multicompetenze non riconosciute economicamente
- cambiamento della voce profilo professionale  in busta paga, fatto senza preavviso e seguito da un ampliamento delle mansioni (multicompetenze). Sottoqualificazione del titolo professionale anche per i vecchi contratti di hostess e venditori a tempo indeterminato ad addetti ausiliari alla vendita
- si richiede la divisione delle ore in busta in base ai differenti lavori svolti in azienda, in considerazione delle competenze lavorative  e delle responsabilità attribuiteci (es. capo catena, permanente flussi etc..)

DIRITTI
- orari di lavoro non scelti arbitrariamente dai responsabili di reparto, ma equamente ripartiti tra le equipes, con considerazione delle turnazioni riguardanti giorni festivi e aperture extra
- bacheca sindacale per comunicazione.
- elezioni per RSU
-possibilità di richiedere permessi e agevolazioni per i lavoratori studenti, godimento dei diritti per le lavoratrici con figli a carico.
- diritti sindacali (assemblea, bacheca sindacale, ecc).
- riconoscimento dell'organizzazione dei lavoratori costituita nel punto vendita
- conferma dei contratti in scadenza con passaggio a tempo indeterminato

CCNL Terziario, distribuzione e servizi

- si chiede il pagamento dell’indennità di malattia per i tre giorni per tutti gli eventi morbosi
- contrattazione delle aperture domenicali e festive
- reali aumenti salariali a recupero del costo della vita
- superamento della flessibilità e precarietà 

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