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L’Antimafia: «Alla ‘ndrangheta appalti Expo e Pedemontana per cento milioni di euro»

di Cesare Giuzzi da il Corriere della sera

Gli appetiti della mafia sui grandi lavori di Expo sono un fatto ormai, tristemente, assodato. Lo testimoniano decine di inchieste giudiziarie e le 46 interdittive della Prefettura che hanno messo in luce i legami tra decine di imprenditori e le famiglie mafiose. Mai, finora, era però stato quantificato il giro di affari sul quale i clan della ‘ndrangheta erano riusciti a mettere le mani. Ecco, ora il dato viene messo nero su bianco dai magistrati della Direzione nazionale antimafia che nella relazione annuale sui clan nel nostro Paese quantificano, con precisione, il volume economico dei appalti e subappalti Expo sui quali i clan erano riusciti a mettere le mani. La cifra è sbalorditiva: cento milioni di euro. «Alla data del 3 dicembre 2014 la Prefettura di Milano ha emesso 46 interdittive nei confronti di imprese risultate affidatarie di contratti e subcontratti riguardanti o connessi all’Expo — si legge a pagina 310 della Relazione annuale della Dna — per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro ».

Appalti dai quali, proprio in forza alle interdittive firmate dal prefetto Francesco Paolo Tronca, queste imprese sono state successivamente escluse. La cifra complessiva spiega bene perché, nonostante tutti sappiano che l’attenzione dell’antimafia su Expo sia alta, i clan abbiano comunque tentato qualsiasi strada per infiltrarsi nel cantiere: passaggi societari, quote intestate a familiari e prestanome, fantomatiche fusioni aziendali. Dalla relazione dei magistrati antimafia, guidati dal procuratore nazionale Franco Roberti, emergono altri dati significativi. Il primo sfata definitivamente la «bufala» dei mafiosi arrivati dal meridione alla conquista del Nord.

Solo undici delle ditte «estromesse» dagli appalti provengono dal Sud: un’azienda dalla Campania, sei dalla Calabria e quattro dalla Sicilia. «Le restanti 35 imprese fino ad ora interdette hanno tutte sede legale nell’Italia Settentrionale »: venti in Lombardia, nove in Emilia Romagna, tre in Piemonte, due in Veneto e una in Toscana. «Va ancora evidenziato come l’assoluta prevalenza (ben 32) delle imprese sia infiltrata dalla ‘ndrangheta. Tale dato non fa che confermare la capacità delle cosche calabresi, già più volte accertata in ambito giudiziario, di inserirsi e radicarsi nel tessuto economico di aree diverse da quelle di origine, un tempo ingenuamente considerate munite di anticorpi capaci di resistere alle pressioni criminali».

La maggior parte delle imprese incriminate riguarda i lavori per le «infrastrutture stradali», Teem e Pedemontana in particolare: «Con ogni probabilità — scrivono i magistrati — tale scelta è da collegare alla maggiore difficoltà che le forze dell’ordine incontrano nell’eseguire i controlli su cantieri che si estendono per lunghissimi tratti e pertanto non circoscrivibili ». L’altro dato che emerge dalla Relazione 2015 è quello che spiega come i clan siano arrivati (potenzialmente) a mettere le mani sui «100 milioni di commesse ». Il sistema utilizzato è quello dello «spezzettamento» dei lavori per evitare i controlli: «La maggior parte dei lavori risulta al di sotto della soglia dei 150 mila euro. Ciò vuol dire che le imprese risultate infiltrate avevano mirato a contratti che, secondo le regole ordinarie (e se non si fossero seguite le regole della tutela rafforzata previste dal Comitato per l’alta sorveglianza delle grandi opere) non sarebbero stati oggetto di controlli».

'Ndrangheta. Inchiesta Quadrifoglio. Ilda Boccassini: «Sarebbe bastata una visura in più»

da il Corriere della sera del 29/10

«Bastava verificare i soci precedenti con una visura storica» per capire che le due società Skavedil ed Edilscavi, che hanno ottenuto subappalti per la Teem per 450 mila euro, erano ancora sotto il controllo di Giuseppe Galati, nipote 43enne del boss Antonio Galati, in carcere a Cosenza per traffico di droga. Ilda Boccassini, procuratore aggiunto alla guida della Direzione distrettuale antimafia, non esprime giudizi sull’efficacia o meno dei controlli antimafia, ma ribadisce che «evidentemente si è fatta una verifica sugli incensurati, senza andare a vedere che fino a qualche giorno prima c’erano persone con reati gravissimi». Dopo l’arresto, infatti, Galati ha girato le sue quote al cognato, incensurato, così le società hanno ottenuto i certificati antimafia. Il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha invece sottolineato che la Prefettura «sta facendo un lavoro imponente» per controllare tutte le aziende che lavorano nei cantieri collegati ad Expo: «Già emesse una sessantina di interdittive».

La Teem è l’opera che ha visto il maggior numero di interdittive. Si tratta di un progetto collaterale ad Expo e non ha alcun legame con i cantieri per il sito di Rho-Pero. La Procura ha già disposto accertamenti, però, per capire se siano state effettivamente rispettate tutte le procedure dei controlli alle aziende legate a Galati.

Agrate Brianza - Incubo Tem, i sindaci in Regione

di Marco Dozio da il Giorno del 20/09

SULLA TEM che rischia di paralizzare la viabilità, in assenza di uno svincolo per collegare la Milano-Venezia alle tangenziali, lanciano l’allarme da anni. Sempre e comunque inascoltati. Ora i sindaci della zona, in testa Ezio Colombo per Agrate, poi Riccardo Borgonovo per Concorezzo, Marco Troiano per Brugherio, Monica Buzzini per Caponago e Giordano Mazzurana per Pessano con Bornago, scrivono una lettera alla Regione che ha al sapore di ultima spiaggia. Chiedono di essere ricevuti dall’assessore regionale alle Infrastrutture Alberto Cavalli, perché il tempo stringe, il cantiere avanza e non s’intravedono soluzioni al rebus viabilistico. Stando così le cose il carico di traffico di portato in dote dalla Tem, un flusso giornaliero di 70mila veicoli, sfocerà sulla Sp13 con effetti devastanti per tutta la circolazione a est del capoluogo. «Sappiamo che durante una riunione della segreteria tecnica in Regione è stato sinceramente affermato che la Strada provinciale 13 collasserà. A nostro parere collasserà tutto il sistema viabilistico ordinario, in un territorio dove hanno sede centri direzionali e numerose aziende di livello nazionale e internazionale. I danni sarebbero enormi», scrivono i sindaci, ricordando che ogni funesto scenario parte dalla mancata realizzazione dello svincolo tra autostrada A4 e tangenziale est A51, invocato, progettato e mai finanziato. Servirebbero 87 milioni di euro. Colombo allarga le braccia. «Lo Stato è riuscito a reperire 330 milioni di euro per finanziare a fondo perduto la società privata Tem, senza nemmeno diventarne socio, quindi senza beneficiare degli utili derivanti dal pedaggio. Però non trova i denari per un’infrastruttura fondamentale come lo svincolo. Siamo molto preoccupati per quello che potrà accadere».
Secondo le previsioni la tangenziale est esterna (Tem) aprirà i battenti nel maggio del prossimo anno, in tempo per Expo. Per salvaguardare gli agratesi, per scongiurare l’invasione delle auto, Colombo aveva ipotizzato la parziale chiusura di via Matteotti inserendo una sorta di clausola nel piano urbano del traffico.

«Farò il possibile per tutelare i miei concittadini, ma il problema deve essere affrontato e risolto prima che sia troppo tardi. E’ interesse della stessa Tem evitare che si generi il caos all’uscita dall’autostrada. Va detto che attendiamo anche la riqualificazione della stessa Sp13». La tangenziale esterna correrà per 32 chilometri tra Melegnano e Agrate per un investimento di 2 miliardi di euro.

La Brebemi costa cara ma non ci sono le stazioni di servizio

Mercoledì inaugurazione, in 62 chilometri non c’è ancora un benzinaio, incognita sul caro-pedaggio

di Ilaria Carra da la Repubblica

A QUASI vent’anni da quando si è iniziato a pensarla, a quindici dal progetto preliminare, un anno e mezzo dopo i primi viaggi promessi. È pronta la Brebemi. Apriranno mercoledì i 62 chilometri di asfalto per collegare in direttissima Milano a Brescia passando per la provincia di Bergamo. Immaginati per alleggerire il traffico sulla A4, la Milano-Venezia che però, nel frattempo, ha guadagnato quella quarta corsia che oggi fa crescere qualche perplessità sull’effettiva utilità di quest’opera costata oltre 1,6 miliardi. Tre province attraversate, ma almeno nei primi mesi nemmeno un distributore di benzina né un punto di ristoro a disposizione dell’automobilista. Assieme, tra due giorni, si inaugureranno anche i primi sette chilometri (su 32) della Teem, il cosiddetto “arco Teem” che impedisce all’autostrada da Brescia di finire nei campi una volta arrivati a Milano. Ma la grande incognita resta il nodo della Cassanese, alle porte della città, dove i lavori di riqualificazione per reggere l’urto della nuova arteria, che Serravalle doveva fare, non sono nemmeno partiti. Entrambi progetti molto contestati dal territorio, fin da subito. E, specie la Brebemi, con non pochi intoppi.

Su tutti, nel 2011, i 34 chilometri di tracciato sequestrati dopo che un’inchiesta giudiziaria — che aveva portato all’arresto del vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani — aveva rivelato che là sotto l’impresa Locatelli aveva seppellito scorie fuorilegge, terreni poi bonificati. Molti comuni avevano cercato di fermarla. «È un doppione della A4, inutile — dice il sindaco di Pozzuolo Martesana, Angelo Caterina — invece la Teem qualche utilità può averla per decongestionare la tangenziale Est». I primi viaggi sulla Brebemi erano stati promessi per l’inizio del 2013. Ma, visti i tempi, per molti è già un successo essere arrivati a inaugurarla adesso, unica tra le grandi opere autostradali sicuramente in tempo per l’Expo, come promesso. E ci si vantava potesse essere anche la prima maxi-infrastruttura totalmente in project financing, tra i principali azionisti Intesa San Paolo e la famiglia Gavio. Se non fosse che poi in corsa i costi sono raddoppiati e, sul finale, è arrivata sul tavolo del Cipe una richiesta di quasi 500 milioni di sgravi fiscali e la domanda di un contributo pubblico da 80. I vantaggi, sostengono i vertici della società, sono quasi tutti in quel 25 per cento in meno di tracciato rispetto alla A4, che permette di decongestionare il traffico lungo l’asse Torino-Trieste. Ma anche questo beneficio, per il momento, potrebbe essere congelato. Perché a chi ha già avuto modo di percorrerla, in anteprima, non è sfuggito quel giro dell’oca sulla bretella verso Castrezzato, a Brescia, unica strada oggi per arrivare al casello che allunga il tragitto non poco.

Per un bresciano che vuol venire a Milano, dunque, i chilometri autostradali sono sì inferiori (rispetto ai 100 della A4) ma non è scontato il risparmio in tempo. C’è poi il tema dei costi, non secondario. Il tratto Brescia-Milano della A4 costa 6,70 euro, invece la A35, così si chiama la Brebemi, lungo la quale si sta costruendo anche l’Alta velocità ferroviaria, quasi 10. Un terzo in più che potrebbe scoraggiare qualcuno. C’è una serie di fattori, dunque, che fanno temere a qualcuno non proprio un pienone in corsia, almeno al debutto. Peraltro, le stime di traffico iniziali erano di 70mila auto al giorno, e oggi si sono quasi dimezzate, un po’ la crisi, un po’ il generale calo delle percorrenze anche sulla A4. Tra le incognite, però, la mancata apertura almeno fino alla fine dell’anno delle due aree di sosta previste è forse la più curiosa. Si sono fatte le gare, ma per ora nessuno vuole gestirle, rendono troppo poco. Gli automobilisti andranno avvisati che la benzina, lì, non la si potrà fare, almeno per ora. Nello stesso giorno apriranno anche i 7 chilometri tra Liscate e Pozzuolo Martesana, i due caselli dell’arco Teem, il tratto necessario per agganciare la Brebemi a Milano, alla Rivoltana e alla Cassanese. E qui si inserisce un altro problema. Perché se la prima provinciale è stata quasi interamente riqualificata, la seconda ancora non del tutto. Manca la risistemazione tra Segrate e via Rombon, ci doveva pensare Serravalle, e dunque la Provincia, e di cantieri finora non se ne sono visti. Il rischio, concreto, è che a settembre al rientro dalle vacanze le migliaia di auto in arrivo dalla nuova superstrada restino inchiodate alle porte di Milano.

CONTRARIO / Di Simine (Legambiente): “Crollata la domanda di traffico oltre che dannosa sarà un flop”
di Ilaria Corra da la Repubblica

 «ERAVAMO contrari quando le stime di traffico erano di 80mila auto al giorno, figuriamoci ora che i flussi previsti si sono dimezzati e l’utilità è ancora più in discussione».

Il presidente lombardo di Legambiente, Damiano di Simine, crede che la Brebemi oltre che «dannosa» sarà anche un «flop».

Di Simine, perché le stime si sono così ridotte?
«Perché ora, dopo tanti anni dal primo progetto, si fanno i conti con la domanda di traffico, calata in generale, e con il minor numero di auto in circolazione. Parliamo di un’autostrada che pochi useranno, e comunque meno di quelli attesi. Oltre che la più cara d’Italia».

Addirittura?
«Costa quasi il doppio della A4. Quest’anno 15 centesimi al chilometro, 18 già dal prossimo. Uno la prende solo per disperazione, con la crisi. Ma essendo la A4 migliorata non si capisce perché uno debba pagare di più. E poi l’ingresso dalla Cassanese alla tangenziale di Milano sarà un imbuto».

Dal punto di vista ambientale cosa rappresenta?
«È una ferita sul territorio. E causerà un’ulteriore perdita di terreni, perché catalizzerà urbanizzazione. Poi c’è il tema degli espropri».

Quale?
«La Teem e la Brebemi sono in ritardo con gli indennizzi di chi è stato espropriato, specialmente per i terreni tra la superstrada e la Tav. E la Coldiretti è pronta a manifestare se domani (oggi, ndr) in un incontro in Regione non si risolverà la questione».

FAVOREVOLE / IL PRESIDENTE ACI ANGELO STICCHI DAMIANI
“Si risolveranno molti problemi recupereremo milioni di ore”

di Ilaria Corra da la REpubblica

«SONO molto favorevole. Risolverà i problemi di traffico di media distanza della Lombardia, i nodi critici attorno a Milano e a Brescia: è un primo passo importante, un pezzo di mosaico che si deve continuare a comporre».

Il presidente nazionale dell’Automobile club Italia, Angelo Sticchi Damiani, è uno sponsor della Brebemi. Presidente, ora che la A4 Milano- Venezia ha una quattro corsie, la Brebemi ha ancora così senso?
«Senza dubbio. Nonostante la quarta corsia, la A4 negli orari di punta resta ancora molto congestionata, in entrata e in uscita. E poi alla gente, quando e se si può, bisogna dare alternative nello spostamento».

Quindi la nuova autostrada è utile come una seconda opzione?
«O prima, comunque è un’alternativa. Nella zona d’Italia dove si crea più Pil e a così alta frequenza non ci si può permettere di restare bloccati anche solo per un piccolo incidente, o per un motivo qualunque. Non si può ragionare solo in condizioni normali, quando tutto va bene: più opportunità si hanno e meglio è».

Crede che i benefici in questo caso siano maggiori dei danni all’ambiente?
«Credo che qualunque strada, anche la più piccola, faccia dei danni, perché si monomette un territorio. Però bisogna fare una valutazione generale, serve una giustificazione. E in questo caso recuperare milioni di ore in coda e abbattere il rischio di incidenti ha una valenza sociale molto alta».

La Tem divora la campagna tra Agrate e Caponago. Via ai lavori fra le proteste

di Marco Dozio da il Giorno del 29/06

QUELLA STRADA secolare che c’era e non c’è più, mangiata all’improvviso da una rete metallica, è solo l’ultima spia del disagio.
L’ultima frontiera di una battaglia di resistenza, una disputa impari tra Davide e Golia, tra la piccola frazione rurale di Cascina Bertagna e gli ingombranti colossi dirimpettai, ovvero la cava con annesso bitumificio e il contiguo cantiere per la Tem, la tangenziale est esterna di Milano che sta divorando pezzi di campagna tra Agrate e Caponago. Silvano Brambilla è uno dei proprietari che hanno subito l’esproprio, sottobraccio ha un corposo faldone di documenti. Dispiega una mappa: «Si sono presi un sentiero che esisteva da sempre, una stradina di 500 metri che serviva per entrare nei nostri campi, oppure per raggiungere Cascina Trivulzina, oppure per andare a fare la spesa d’emergenza al vicino autogrill». La nuova delimitazione ha chiuso il varco e insiste a ridosso delle case. «Si comportano come se non avessero rispetto per chi vive e lavora qui. Una volta ho sorpreso un addetto mentre piantava paletti sul mio terreno nonostante non fosse ancora stato formalizzato l’esproprio», ricorda Silvano, mentre accanto a lui Felice Brambilla indica il cartello bianco che ha affisso l’altro giorno. C’è scritto: «Prima di iniziare i lavori almeno avvisatemi, questo è il mio numero di cellulare». Due passi più avanti, un grande palo dell’elettricità in cemento è come grattugiato dal passaggio dei camion: «Transitano dove non c’è spazio, tant’è che hanno tirato giù una cabina elettrica passando in rettilineo». Ma rischia di essere solo l’antipasto, perché il via vai delle betoniere è destinato ad aumentare con l’avanzare della Tem: settimana scorsa il tratto dell’autostrada tra Agrate e Cavenago è stato chiuso due notti per le opere di interconnessione tra l’A4 e la futura tangenziale. Gianluca Rapicano, portavoce del Comitato «Salute e Territorio», ipotizza eclatanti azioni di protesta, dopo aver diffuso un video su internet che descrive le ultime contestate operazioni: «Metteremo in piedi un blocco della strada perché è insostenibile l’andirivieni dei camion davanti alle case. Abbiamo chiesto un incontro in Provincia avendo forti dubbi sulla corretta disposizione dei confini. Non vediamo le ragioni per l’ulteriore esproprio di questo sentiero». Tem e cava si intrecciano, si alimentano, la struttura appartiene alla società Vitali che ha vinto l’appalto per la realizzazione tangenziale esterna. L’impianto estrattivo è comparso nel 2005 per la costruzione della quarta corsia della Milano-Venezia. Poi nel 2009 è spuntato il bitumificio che secondo un’ordinanza del Tar pubblicata a fine maggio deve essere abbattuto, in quanto edificato, spiegano i giudici, senza le necessarie autorizzazioni. Però è ancora in funzione, perché la guerra di ricorsi può dilatarsi nei prossimi mesi. «Coltivare qui è sempre più difficile. È inevitabile che un’attività di combustione produca inquinanti, siamo preoccupati per la nostra salute, credo sia legittimo», aggiunge Silvano Brambilla ripercorrendo i mali di Cascina Bertagna: odori e rumori molesti, consumo di suolo, vivibilità messa a dura prova.
«Dobbiamo vivere con le finestre chiuse anche in estate, per la puzza e per il caos». Giorno e notte. «Spesso non riusciamo a dormire per le emissioni moleste». Nel 2013 l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, aveva certificato il superamento dei limiti, con tanto di multa per inquinamento acustico. Rapicano scuote la testa: «C’è gente che vive con questa terra, che abita qui e che davvero non ce la fa più».

Due aziende in odore di mafia allontanate da Tem e Brebemi

da il Giorno

DUE NUOVE interdittive a «società che lavorano sui cantieri di Brebemi e Tem» sono state decise dalla Prefettura di Milano, in base ai protocolli per il controllo di legalità e la lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata. «Con queste due misure, maturate in un contesto antimafia, arriviamo a trentanove provvedimenti tipici adottati finora», precisa il prefetto Francesco Paolo Tronca, annunciando il cambio di strategia che sarà adottato nei controlli: «Si va sempre più verso un’architettura di prevenzione e contrasto da parte dello Stato che abbina gli ambiti della collusione con la criminalità organizzata e quelli della corruzione». È la strada invocata da Raffaele Cantone, il presidente dell’Anac che ieri ha preso visione del nuovo ufficio milanese creato nel palazzo del governo, e a cui Tronca ha offerto «piena disponibilità in termini di personale e accesso alle banche dati». In Prefettura, precisa, «siede anche la sezione specializzata del Comitato di controllo e vigilanza dei contratti per le grandi opere, che io presiedo, e alla quale Cantone potrà partecipare quando e se lo riterrà opportuno, come previsto dal decreto legge».

PER IL PREFETTO le norme anticorruzione «sono estremamente importanti e cercheremo di metterne a fuoco in questo fine settimana le dinamiche applicative e attuative per riuscire a raggiungere con efficienza e velocità i risultati che il governo ci ha affidato». «L’arrivo di Cantone ci mette finalmente in condizione di agire con piu’ rapidità», tira il fiato Giuseppe Sala. Ora che il decreto «finalmente è arrivato», commenta il governatore Roberto Maroni, è «una lotta contro il tempo». «D’ora in avanti - aggiunge - solleciterò il governo ogni volta che serve, visto che dopo il mio intervento il decreto è arrivato con i poteri per Cantone». Maroni sollecita «il trasferimento alla Regione delle società in capo alla Provincia di Milano che realizzano le infrastrutture connesse a Expo», in particolare la Pedemontana e la Serravalle. «Il decreto - spiega - dice che vengono trasferite entro il 30 giugno, ma era un decreto che doveva essere fatto il 13 giugno, e quindi il tempo c’era. Invece avendolo fatto solo due giorni fa, stiamo correndo, ma ho già incontrato il presidente del Tribunale, la dottoressa Pomodoro, che deve nominare una commissione a riguardo: siamo super impegnati e sono fiducioso».

Caponago - Cascina Bertagna sta lottando anche contro l’avanzata della «Tem»

di Marco Dozio da il Giorno

CASCINA Bertagna, a un passo dal confine provinciale, è un fazzoletto di terra stretto in una morsa di asfalto e inquinamento, dove s’intrecciano le lotte dei cittadini «No Cava» e «No Tem». Da una parte il sito estrattivo con bitumificio annesso. Dall’altra il cantiere per la realizzazione della tangenziale est esterna, che avanza inesorabile divorando ampie porzioni di terra scampata alla cementificazione. Il Comitato «Salute e territorio» opera sui due fronti. Le prime mobilitazioni cominciano nel 2005, quando in quella campagna di frontiera spuntò una cava di prestito per la costruzione della quarta corsia dell’autostrada Milano-Venezia. Poi col tempo l’insediamento si è stabilizzato, fino ad ampliarsi sulla base del Piano Cave inizialmente stabilito dalla Provincia di Milano. «Viviamo già ora ingabbiati in un recinto di strade, con la Tem sarà ancora peggio, saremo circondati» ripetono i residenti che assistono al viavai dei camion».

Milano - Bifulco (Assolombarda): città metropolitana per attirare fondi stranieri

di Paola D'Amico da il Corriere della sera

Cambiare pelle, diventare parte—la più grande—di una città metropolitana, è una strada obbligata se Milano vuole continuare a crescere ed essere attrattiva per gli investitori stranieri. Assolombarda segue passo passo il dibattito in corso alla Camera sul disegno di legge che, come spiega Rosario Bifulco, consigliere incaricato per la Competitività territoriale di Assolombarda, «avrà un impatto importante soprattutto per due città: Milano e Napoli».

Perché?
«Non sono enormi città ma hanno attorno molti Comuni, tutti con un’alta densità di popolazione. E questa è una situazione presente in altre città europee».

Quali?
«Barcellona, Lione, Monaco hanno le stesse caratteristiche di Miano e sono già città metropolitane ».

Buoni modelli da copiare?
«Diciamo da studiare, cosa che noi peraltro stiamo già facendo. La città metropolitana può avere un enorme impatto su alcune aree fondamentali per lo sviluppo, come le infrastrutture e i trasporti».

Per esempio?
«Pensiamo alle infrastrutture: il tempo che è stato necessario per avviare infrastrutture come TEM, Brebemi e Pedemontana avrebbe potuto essere molto inferiore in presenza di un’autorità metropolitana. Questa è un’occasione veramente unica e avrà un impatto superiore a Expo».

Non crede che nella testa di molti città metropolitana equivalga solo ad abolire le Province?
«Questo è sbagliato, occorre una visione, immaginare una metropoli con burocrazia a basso impatto, dove regni la semplificazione creando un ente leggero, funzionale alle esigenze delle imprese».

Oggi 134 comuni, 134 regolamenti edilizi diversi...
«L’urbanistica è l’esempio forse più calzante, abbiamo grandi difficoltà tra la città e i comuni confinanti. Ci sono tabelle, coefficienti diversi».

È la sindrome dei campanili.
«Si ragiona ancora in piccolo e intanto gli investitori stranieri chiedono a noi consigli».

Non la preoccupa il fatto che il tema sia dibattuto da 20 anni?
«Vero, ma Milano intanto si è già auto-organizzata su scala metropolitana: la vita quotidiana e la mobilità delle persone, i flussi di merci, il sistema sanitario, l’istruzione universitaria, il sistema fieristico, i tre aeroporti milanesi. Quello che ci manca è un’adeguata forma di governo metropolitano, e non possiamo più permetterci di farne a meno. Fondamentale, a questo punto, è avviare il processo».

Perché sia opportunità e non occasione di liti condominiali, cosa occorre?
«Ogni livello istituzionale dovrà cedere una parte dei propri poteri per contribuire a un disegno più grande e ambizioso »

Non è utopia?
«La città metropolitana non può essere solo una questione “tra politici” ma deve mobilitare le migliori teste del territorio e le forze economiche e sociali. Noi siamo pronti».

Il primo banco di prova?
«E anche il più importante per la realizzazione di un disegno di Milano Metropolitana è quello della connettività: infrastrutture e trasporto pubblico, anche in vista di Expo. L’esposizione universale rappresenta una fondamentale occasione per il rilancio e lo sviluppo non solo del capoluogo lombardo e della sua area metropolitana, ma di tutto il Paese.

twitter: @paoladamico1

Caponago - Tornano a manifestare in piazza i cittadini «No Cava» e «No Tem»

di Marco Dozio da il Giorno del 07/12

TORNANO in piazza, arrabbiati e pacifici, i cittadini «No Cava» e «No Tem» di Cascina Bertagna: terra di frontiera, un tempo aperta campagna, ora stretta in una morsa di asfalto e inquinamento. Da una parte l’impianto estrattivo e il bitumificio che macinano fumi e rumori. Dall’altra il cantiere della tangenziale est esterna che procede speditamente a pochi passi dalle case. Per i «dannati» di Cascina Bertagna oggi riparte la mobilitazione, riassunta in un volantino di protesta distribuito per le strade di Caponago. Un appello alle istituzioni, al Comune in particolare affinché ponga un vincolo di inedificabilità sulle aree attorno al tracciato Tem. Che siano tuttora catalogate come «agricole», al Comitato «Salute e territorio» davvero non basta.

«CHIEDIAMO che quei terreni vengano inseriti nel Parco del Molgora, sulla falsariga di quanto deciso Comuni con problemi simili ai nostri come Mezzago e Grezzago. Tutti sanno che per trasformare semplici aree agricole in edificabili è sufficiente una rapida modifica al Pgt», spiega il portavoce Gianluca Rapicano, ricordando che per questa battaglia il Comitato ha raccolto 700 firme in calce a una petizione protocollata in municipio. A cui il sindaco Carlo Cavenago ha risposto con una rassicurazione messa nero su bianco: «Nel vigente Pgt tutte le aree limitrofe alla Tem sono classificate come agricole anche se non rientrano nel perimetro del Parco del Molgora, a inequivocabile riprova della volontà di questa Amministrazione». Il timore del Comitato è che la prossima Amministrazione, quella che andrà in carica a partire dalla primavera 2014, possa cambiare le carte in tavola: «Per scongiurare questa eventualità bisogna inserire i terreni nel Parco», ripetono i residenti. Che hanno trovato una sponda nella Provincia che ha accolto le osservazioni presentate dal Comitato al piano urbanistico provinciale (Ptcp) classificando le aree in questione come «agricole di interesse strategico». Dunque rafforzando il divieto di costruire. «Ringraziamo la Provincia, ma ora spetta al Comune ascoltare le richieste dei cittadini allargando i confini del Parco», aggiunge Rapicano, tornando a chiedere la chiusura del bitumificio su cui incombe una vecchia ordinanza di demolizione. I rumori dell’impianto e della cava superano i limiti consentiti dalla legge. Come certificato da una relazione dell’Arpa, a cui il Comune ha risposto comminando all’impresa una multa di 1000 euro e obbligandola a mettere il silenziatore.

Lombardia - Consumo di suolo. Brebemi, Tem e Pedemontana si «mangiano» 2.285 campi di calcio

di Luigi Corvi da il Corriere della sera

MILANO — Nel già disastrato scenario della Lombardia, è l’ultimo attacco ai campi. Il più massiccio, il più devastante. Le nuove autostrade lombarde (Brebemi, Tem, Pedemontana) rubano alla regione, che è già la prima in Italia quanto a consumo di suolo da urbanizzazione, 1.600 ettari di terreno, una superficie pari a quindici volte l’area destinata a Expo 2015 o a 2.285 campi di calcio. É quanto emerge dallo studio compiuto da Silvia Ronchi e Stefano Salata per il Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS), che riunisce competenze di Politecnico di Milano, Istituto italiano di urbanistica e Legambiente, elaborato in occasione della Giornata mondiale del suolo che si celebra oggi. Al dato complessivo, che non prende in esame le ulteriori devastazioni che porterebbero l’ autostrada Broni-Mortara-Stroppiana e le altre quattro già progettate, bisognerà poi aggiungere nei prossimi anni le nuove costruzioni industriali, commerciali e abitative che saranno favorite dall’estensione autostradale. Solo per fare un esempio, a Calcio, in provincia di Bergamo, è già previsto un polo logistico che cancellerà in un solo colpo 40 ettari di terreno agricolo.

A pagare il conto più salato di questa colata di asfalto sarà il Parco agricolo Sud Milano, che con i 1.000 ettari sottratti vedrà diminuire la sua potenzialità produttiva per una cifra che lo studio calcola in 6.000 tonnellate di frumento l’anno, ovvero un numero di calorie che potrebbe nutrire 40 mila abitanti. Cifre che stonano un po’ con quel «nutrire il pianeta» che sarà il tema di Expo. «Tutto questo—sottolinea Legambiente — per realizzare opere sulla cui utilità ed efficacia sono molti, non solo ambientalisti, a esprimere forti dubbi». Non saranno comunque solo terreni agricoli a essere perduti. Le nuove autostrade richiederanno anche il sacrificio di 210 ettari di foreste, e alcune, come quella di Moronera (Como), già sventrata dai cantieri di Lomazzo e Turate, sparirà per sempre. La desertificazione della regione, che — indipendentemente dal contributo delle nuove autostrade — avanza di 16 ettari al giorno, colpisce maggiormente le areee di Monza Brianza e Milano che sono le più urbanizzate d’Italia. Tra Pedemontana, Brebemi, Tem e riqualificazione di Cassanese e Rivoltana, il sacrificio imposto a questa fetta di pianura sarà di 800 ettari, andando a intaccare — secondo lo studio CRCS — i colli morenici della Brianza orientale, il Bosco delle querce di Seveso e Meda, le sorgenti della Muzzetta e la tenuta di Trenzanesio. «È dal 1982 — dice il presidente di Legambiente Damiano Di Simine—che manca un piano di mobilità che indichi priorità e flussi di traffico per le merci. In quest’assenza sono nate, a fini puramente speculativi, le nuove autostrade, che avranno pedaggi altissimi e non serviranno a risolvere i problemi della viabilità. L’unica opera che aveva un senso era la Pedemontana, ma poi è stata sovradimensionata e si sono aggiunti tratti inutili facendo salire il costo a 5 miliardi».

CRCS infrastrutture by infonodo

Agrate Brianza - Maullu: «Niente demagogia sulla Tem. Questa opera genera lavoro e ricchezza»

di Marco Dozio da il Giorno del 23/11

L’ATTACCO del sindaco Ezio Colombo contro la Tem. E ora la difesa di Stefano Maullu, amministratore delegato della società che sta costruendo l’autostrada di 32 chilometri tra Agrate e Melegnano. In un’intervista pubblicata ieri sul «Giorno», il primo cittadino si scagliava contro l’operazione mediatica messa in piedi per «santificare» l’opera. «Al contrario di quanto sostiene il sindaco, noi non facciamo demagogia – replica Maullu -. Ci siamo limitati a elencare dati reali sull’occupazione e la ricchezza generata dalla costruzione dell’infrastruttura, senza nemmeno trattare i numeri dell’indotto che devono essere ancora studiati. Non abbiamo fatto dell’inutile trionfalismo, ma solo descritto la realtà: per esempio all’opera lavorano molte aziende di Monza e Brianza, tra cui 2 di Agrate». Colombo però ha contestato alla radice la scelta di puntare sull’asfalto e non sulla rotaia, ricordando che simili benefici per l’economia sarebbero arrivati contestualmente alla realizzazione del metrò, incluso come contropartita nell’accordo di programma che prevedeva anche lo svincolo «salva-traffico». «Il sindaco dice il vero parlando dell’accordo di programma: ma se la metropolitana non è ancora arrivata a Vimercate non è colpa nostra, noi facciamo strade e non treni, spetta a Governo e Regione decidere dove investire. Ricordo che in quel documento sono previsti una serie di investimenti per migliorare la viabilità locale. E’ per questo che il Governo, con il Decreto del Fare, ha finanziato la nostra società con 330 milioni di euro, perché noi realizzeremo opere che gli enti locali, a corto di risorse, non riescono a realizzare: opere chieste dal territorio», aggiunge Maullu prima di affrontare la spinosa questione dello svincolo da 87 milioni, quello che dovrebbe collegare la Milano-Venezia con le tangenziali liberando Agrate dal traffico. «Anche qui il sindaco ha ragione nel dire che dello svincolo non c’è traccia: è stato il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica ndr) a non inserirlo nel progetto esecutivo. Come società siamo stati noi a progettarlo e avremmo tutto l’interesse a vederlo realizzato, anche perché aumenterebbe i transiti sulla Tem. E’ una questione che riguarda anche Anas e Autostrade per l’Italia. Noi siamo disposti a stanziare una parte delle risorse necessarie».

Agrate Brianza - Colombo: «Ma quali vantaggi? La Tem sta devastando il territorio»

di Marco Dozio da il Giorno del 22/11

«CI CONSIDERANO degli stupidi? Pensano di relazionarsi con persone senza un minimo cervello? Chiunque capisce che gli annunci della Tem sono pura demagogia». Parla con lucida rabbia il sindaco Ezio Colombo, infuriato per quei numeri trionfalistici snocciolati dalla società che sta costruendo la Tem, l’autostrada di 32 chilometri che collegherà Agrate a Melegnano. Numeri, sciorinati dall’amministratore delegato Stefano Maullu, che vorrebbero identificare l’opera come «salvifica» per l’economia locale, quasi fosse un toccasana con quei 1500 lavoratori nei cantieri e una ricchezza di 200 milioni generata da stipendi e acquisto di materiale. E’ l’approccio dell’operazione mediatica che il sindaco contesta alla radice. Sostenendo che simili benefici per le imprese, oppure per l’indotto, sarebbero comunque arrivati investendo sulla rotaia e non sull’asfalto, sulla metropolitana e non sull’autostrada.

«Le ricadute economiche per il territorio, mettendo denaro sul metrò, sarebbero state addirittura superiori. Qui ci stanno prendendo in giro spacciando una devastazione ambientale per un’opera buona e giusta, quando tutti devono ricordarsi che la Tem sta per essere realizzata contro la volontà delle comunità locali», aggiunge Colombo, tornando sul tema dolente dell’accordo di programma sottoscritto nel 2007, quando lo Stato riuscì a convincere le Amministrazioni locali proponendo come contropartita il prolungamento del metrò fino a Vimercate, oltre allo svincolo da 87 milioni per connettere la Milano-Venezia alle tangenziali salvando Agrate dall’assedio del traffico. «Dello svincolo al momento non c’è traccia: se non sarà realizzato chiuderò il paese alle auto e ai camion bloccando l’accesso a via Matteotti, è una misura che ho già inserito nel piano viabilistico. Ho il dovere di tutelare la salute dei miei concittadini». Nessuna novità nemmeno dal fronte del metrò: «Non si trovano 500 milioni di euro fare arrivare questa infrastruttura nel nostro territorio, però lo Stato chissà perché è riuscito a recuperare 330 milioni di euro per finanziare a fondo perduto la società Tem senza neanche diventarne socio, dunque senza neanche partecipare ai futuri introiti derivanti dal pedaggio. Perché la società Tem è privata, questo va ricordato».

Intanto il cantiere prosegue a pieno ritmo anche nel tratto brianzolo di Agrate e Caponago, con il tracciato ormai ben scavato fino alla frazione di Omate. La tempistica, che prevede l’inaugurazione nel 2015, dovrebbe essere rispettata. La tangenziale est esterna riverserà sulle ex campagne brianzole un flusso giornaliero di 90mila veicoli. Il costo complessivo di aggira su 1 miliardo e 700 milioni di euro.

Agrate Brianza - L'ira del sindaco su Governo e Tem

di Marco Dozio da il Giorno del 07/09

LA VALANGA DI SOLDI (pubblici) riversata sulla Tem (società privata) lo ha fatto letteralmente infuriare. Perché suona come l’ennesima beffa per il Comune martoriato dall’invadenza di autostrade e tangenziali, perché significa che le risorse esistono ma vengono dirottate sull’asfalto e non sulla rotaia, perché ora Agrate rischia di soffocare nel traffico se non sarà costruito lo svincolo per collegare le infrastrutture. Poco importa al sindaco Ezio Colombo, esponente Pd, se la decisione arriva da un Governo parzialmente amico, almeno dal punto di vista politico. Le barricate le alzerà comunque, dopo aver appreso che il Consiglio dei ministri ha concesso un finanziamento a fondo perduto di 330 milioni di euro alla società Tem, impegnata nella realizzazione della tangenziale est esterna, la bretella di 32 chilometri che collegherà Agrate a Melzo cancellando ampie porzioni di campagna. Il punto è che non figurano stanziamenti per il prolungamento della metropolitana verde da Cologno a Vimercate, né per la costruzione dello svincolo salva-traffico per cui occorrono 87 milioni di euro: le due principali opere “risarcitorie” promesse dallo Stato nel 2007, attraverso un accordo di programma, per convincere i sindaci ad accettare il transito della Tem. Una sorta di contropartita. Che ora, alla luce del provvedimento governativo, pare allontanarsi irrimediabilmente. «Il Governo non ha messo un solo euro sullo svincolo, per non parlare della metropolitana. Perché lo Stato non rispetta i contratti sottoscritti con gli enti locali? L’accordo di programma evidentemente è carta straccia, sono senza parole, tutto questo è indecente». Colombo contesta anche la modalità del finanziamento: «Lo Stato sgancia una pioggia di denaro a fondo perduto a una società privata, coprendo il 20 per cento dell’intero costo dell’opera che si aggira su 1 miliardo e 700 milioni di euro, senza nemmeno diventarne socio, dunque senza partecipare alla ripartizione degli utili derivanti dagli introiti per il pedaggio. Una scelta miope».
L’iniezione di risorse ha dato nuova linfa ai cantieri che avanzano anche in Brianza, con l’obiettivo di completare la tratta nel 2015 in tempo l’Expo. La tangenziale est esterna porterà con sé un flusso giornaliero di 90mila veicoli, ovvero 70mila auto e 20mila camion. Che potrebbero invadere il paese: «Lo svincolo è vitale, lotteremo fino all’ultimo giorno per ottenerlo». Finora il sindaco le ha provate tutte, compreso un ricorso al Tar contro il progetto del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che non prevedeva l’opera di interconnessione tra la Milano-Venezia e le tangenziali.

Lombardia - Tem, corsa contro il tempo In mille nel cantiere d’agosto

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

Trentadue chilometri, cinque euro di pedaggio (otto per i camion), 70mila veicoli attesi al giorno. Nei cantieri della Tem, la tangenziale esterna diMilano—dal casello di Agrate Brianza a quello di Melegnano, in mezzo le connessioni con la futura Bre- BeMi, la Rivoltana e la Cassanese— lavorano in pieno agosto 1.100 addetti. L’obiettivo è fissato all’anno prossimo: entro la primavera- estate del 2014 dovrà essere pronto il tratto centrale, i sette chilometri che permetteranno l’allacciamento con la BreBeMi.

Lo chiamano arco Tem, questo primo spezzone della mini-autostrada che verrà in tempo per Expo. Duecentoquaranta milioni spesi per gli espropri, 2mila agricoltori risarciti. Ieri, i dirigenti della Tem, insieme con l’assessore ai Trasporti della regione Maurizio Del Tenno, hanno organizzato un sopralluogo in elicottero sopra l’area del maxi-cantiere. «Abbiamo potuto vedere lo stato dei lavori dell’arco che oggi è al 40 per cento», ha spiegato Del Tenno: «Entro l'anno, grazie ai 330 milioni di euro previsti dal governo, sarà possibile arrivare al closing finanziario dando nuovo slancio all’opera ». «Stiamo tenendo aperti i cantieri anche in agosto per ribadire la nostra determinazione a ultimare il tratto compreso tra Cassanese e Rivoltana, in parallelo con BreBeMi, entro il maggio 2014 e l’intera tratta entro il 2105 di Expo», ha aggiunto l’amministratore delegato della società, Stefano Maullu al termine del sopralluogo. «La circostanza che Tem e BreBeMi siano, nei fatti, due autostrade gemelle, non ci sta, infatti, facendo perdere di vista il rispetto del programma anche per quanto concerne la costruzione degli altri lotti. Credo che la nostra volontà di contribuire al rilancio dell’occupazione e della crescita attraverso la realizzazione di un’infrastruttura-sistema attesa da almeno quarant’anni dai cittadini e dalle imprese sia stata riconosciuta dal governo».

Da oggi è aperta la prima strada collegata alla Tem: il viadotto sulla Rivoltana a fianco del campo base di Truccazzano. Protesta invece Legambiente: «Le nuove autostrade saranno un flop finanziario», attacca Damiano Di Simine: «Troppo grandi per i flussi di traffico previsto, troppo costose in rapporto ai veri problemi di mobilità, troppo ridondanti rispetto ad opere già esistenti, troppo insostenibili in un territorio limitato e inquinato come quello della Lombardia, che mai come ora avrebbe bisogno di massicci investimenti sulla mobilità collettiva e sul trasporto sostenibile delle merci».

Gorgonzola - No Tem in bicicletta contro la Tangenziale

di Daniele Orlandio da il Giorno 

UNA DOMENICA in sella contro la Tem. Una trentina di persone hanno preso parte, ieri pomeriggio, alla biciclettata «critica», iniziativa organizzata dal movimento «No Expo», al quale fanno capo anche alcuni gruppi locali tra cui i No Tem. Un viaggio in bici tra i cantieri per portare un segno di solidarietà a cittadini e agricoltori i cui terreni sono stati espropriati per la realizzazione della nuova autostrada Agrate - Melegnano. Da tutta la provincia si sono dati appuntamento alle 17 davanti alla fermata del metrò di Gorgonzola. Dalla pista ciclabile verso Bellinzago Lombardo, hanno attraversato le aree degli scavi che nei prossimi mesi si incontreranno sotto la strada Padana Superiore e il Naviglio Martesana, proseguendo poi verso Pozzuolo Martesana e infine Melzo. «È un modo per ricordare che questa opera può essere ancora fermata — spiega Giampiero Sala di Melzo — la gente vede gli scavi e pensa che le cose non possano cambiare; noi siamo convinti del contrario e vogliamo fermare un’opera che sta rubando soldi pubblici».
Rinaldo Zorzi abita a Caponago, di fronte ai campi del progetto Spiga e Madia ed è attivo con il locale Comitato Salute e Territorio e con i Des Brianza: «Chiediamo trasparenza e informazioni chiare e corrette».

L’ATTACCO dei No Tem è anche contro l’utilizzo di soldi pubblici: «Si parlava di project financing ma ad oggi l’unico denaro utilizzato è quello pubblico». Michele Pietragalla ha seguito con i No Tem tutte le battaglie in difesa del territorio di Gorgonzola e dintorni: «È un discorso comunicativo, nessuno parla con chiarezza alle persone spiegando da dove arrivano i soldi usati per realizzare questo scempio e nemmeno si rende noto che in alcuni paesi, come Melzo, vengono approvate nuove enormi cave di prestito». Antonio Rina arriva da Sesto San Giovanni, con la bandiera di Salviamo il Paesaggio: «Non intendiamo fermarci, una parte della cittadinanza rimane contraria e lo vuole ricordare. Ecco il significato di questa biciclettata». La biciclettata chiude il blocco di eventi organizzati nel week end: sabato pomeriggio infatti era stata organizzata a Melzo la mostra fotografica «le memorie del territorio» e un banchetto informativo per parlare ai cittadini del nuovo disastro ambientale, l’ampliamento della cava di Pozzuolo Martesana che insisterà in parte anche sul territorio di Melzo.

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