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Seregno - Walter Todaro lascia l'ufficio stampa del comune e va a Desio

06/11/2017

di k.ts.

Cambio nell’ufficio stampa del comune di Seregno.
Se ne va Walter Todaro, coordinatore dell’ufficio dalla sua costituzione nel 2011, che approda al Comune di Desio, vincitore di un bando di mobilità volontaria per addetto stampa in cui era l’unico candidato.

Entrato in municipio a Seregno diciotto anni fa, era passato dall’ufficio relazioni con il pubblico al settore comunicazione, diventando da dipendente comunale prima pubblicista ( tessera ODG n° 102739 data iscrizione del 19/01/2004) e poi giornalista professionista (tessera ODG n° 077192, data iscrizione del 4/12/2013).
Molto vicino al cesanese Aurelio Biassoni (addetto dell’ufficio stampa del Consiglio Regionale, presidente dell’associazione Brianza Protagonista di Fabrizio Sala, tesoriere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, in precedenza “portaborse in Regione in quota a Forza Italia”, così lo definì qualche anno fa Marco Pirola sull’Esagono), Walter Todaro ha iniziato dal 2014 un’intensa attività da conferenziere, entrando nel gruppo di lavoro degli uffici stampa dell’Odg, gruppo coordinato da Aurelio Biassoni.

Orgoglioso inventore del TGweb (peraltro molto simile al già esistente notiziario locale di Seregno tv), Todaro ha visto la messa in liquidazione della sua creatura nel 2016 (vedi editoriale di addio sul Tgweb del 26 aprile 2016).

Chiusura o cambio di strategia - secondo i punti di vista - contestuale all’intervento di Tiziano Mariani (Noi per Seregno) che sollevò in consiglio comunale dubbi sull’obiettività, l’utilizzo, l’efficacia e i costi del TgWeb, prodotto in uno studio appositamente allestito negli uffici comunali.

Per capire meglio le questioni sollevate, riproponiamo la bozza di intervento che Tiziano Mariani lesse (parzialmente) in consiglio comunale, come replica alla risposta scritta dell’allora sindaco Edoardo Mazza.

Ho letto la risposta scritta alla mia interrogazione sul Tgweb e non mi ha per nulla soddisfatto, dandomi lo spunto per ulteriori domande che qui vi pongo.

Mi si risponde che il Tgweb è una rubrica dell’agenzia di stampa comunale Seregno Notizie, registrata presso il Tribunale di Monza (n.1996 del 05/07/2010).

Mi spiega, signor sindaco, perché il comune di Seregno ha un’agenzia di stampa che a quanto capisco diffonde dei semplici comunicati del comune?
A cosa serve un’agenzia di stampa comunale visto che nessun comune ce l’ha, nemmeno il comune di Milano?
Quanto è stato il costo della sua registrazione e quanto costa il suo mantenimento nel registro, considerato, in aggiunta, che il Comune di Seregno aveva già un’altra testata registrata presso il Tribunale, Seregno Inform@ (reg. 1289 del 29/07/2007)?
Perché il comune ha adesso due testate registrate?

Leggo nella delibera di Giunta n° 174/2010 con cui è stata costituita l’agenzia di stampa che: “ Atteso che l’Agenzia Stampa comunale sarà denominata “Seregno Notizie”, avrà una periodicità quotidiana”.
Vedo, però, che sul sito di Seregno Inform@, cliccando su Seregno Notizie, le notizie pubblicate sono circa dieci/quindici al mese e zero in agosto.
Vorrei sapere quante sono effettivamente le notizie prodotte dall’agenzia di stampa Seregno Notizie, tenendo ben separato il lavoro normale di contatto e di scambio di email con i giornalisti, cioè il lavoro proprio dell’ufficio stampa.

A proposito dell’ufficio stampa, leggo nella delibera 183/2011:
Considerato che l'Amministrazione intende formalizzare l'istituzione di un ufficio stampa al fine di coordinare e valorizzare le attività di informazione e comunicazione istituzionale, individuando nel dott. Walter Todaro, in possesso dei requisiti previsti dal D.P.R. 422/2001, l'incarico specifico di coordinatore dello stesso, assegnandole, conseguentemente, le seguenti mansioni:
redazione dei comunicati riguardanti sia l'attività dell'amministrazione e del suo vertice politico, sia quella di informazione e promozione dei servizi del Comune;
organizzazione conferenze stampa;
redazione del periodico comunale online "Seregno Inform@" (Registrazione Tribunale di Monza n. 1289 del 29.7.2007);
redazione e conduzione del tiggì comunale TGweb prodotto dall’agenzia stampa “Seregno Notizie” (istituita con delibera di Giunta Comunale n. 174 del 25/06/2010); Firma autografa su originale (conservato presso il Comune) Proposta GC – 100 – 2011
direzione dell’agenzia stampa “Seregno Notizie” (Registrazione Tribunale di Monza n. 1996 del 05.7.2010)”.

Mi spiega, signor sindaco, la differenza tra la mansione: “redazione dei comunicati riguardanti l’attività dell’amministrazione” e “la direzione dell’agenzia di stampa Seregno Notizie”?
Mi spiego meglio: che differenza c’è tra un comunicato stampa del comune e una notizia e un comunicato pubblicati da Seregno Notizie? A leggere la determina sono due mansioni diverse. Lo sono veramente? In che cosa consiste la differenza?

Visto che tra i compiti del responsabile dell’ufficio stampa c’è la redazione del periodico comunale “Seregno Inform@”, perché l’ultimo numero prodotto dall’ufficio stampa comunale è del giugno 2013?

Sul costo del Tgweb mi rispondete che è a costo zero, con un investimento per l’attrezzatura di seimila e seicento euro. A parte che mi chiedo perché, avendo già investito una simile cifra, l’attrezzatura non venga utilizzata per riprendere il consiglio comunale e mandarlo in streaming, come avviene in molti comuni della zona, dando la possibilità a tutti cittadini di assistere in diretta o in registrata alle sedute. Questo sì che sarebbe un uso istituzionale dell’attrezzatura nel rispetto della norma che voi mi citate - la legge 150/2000 - su cui tornerò e che recita sui compiti dell’ufficio stampa al punto b) : “illustrare le attività delle istituzioni e del loro funzionamento”. Quale miglior modo di illustrare le funzioni e il funzionamento del consiglio comunale che riprenderlo e trasmetterlo?

Detto questo, il costo per la produzione del Tgweb non è ovviamente zero, visto che impiega due persone.
Io sono un editore e di ogni trasmissione radiofonica conosco quante ore uomo impiega, quanto mi costa e quanto mi rende in pubblicità.
Mi aspetto che per la stessa logica di buona gestione economica, anche il comune di Seregno sappia quante ore uomo impiega per girare e montare il Tgweb e quanto alla fine venga a costare questo prodotto.

Visto che la troupe del Tgweb è in giro per Seregno e spesso in giro per la Brianza o a Milano, vorrei anche sapere se questi spostamenti avvengono in orario di lavoro (e, se sì, anche questo va nel conteggio dei costi ore/uomo) e se per raggiungere, ad esempio, l’Arengario di Monza per la mostra fotografica di Doisneau i due dipendenti comunali che hanno realizzato l’ultimo Tgweb lo hanno fatto con mezzi propri o con mezzi del comune e, se sì, anche questo va calcolato nelle spese.

Veniamo adesso ai contenuti.
Perché il comune di Seregno manda due persone, due dipendenti comunali pagati dai cittadini, a Monza all’Arengario a girare un servizio sulla mostra di Doisneau? (vedi Tgweb 4 aprile 2016)
Che cosa c’entra il comune di Seregno con l’Arengario di Monza?
Fra l’altro, questa mostra è organizzata da un privato, a quanto mi risulta.
Ma il comune di Seregno deve fare pubblicità a una mostra organizzata da un privato a Monza?
E qui vorrei coinvolgere il segretario comunale che deve controllare il lavoro dei dipendenti comunali.
E’ questo il compito istituzionale di un ufficio stampa secondo la legge 150/2000 e secondo la carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa?
Che a quanto leggo hanno questi obiettivi:
I principali obiettivi dell’ufficio stampa sono in sintesi:

•  ottenere la maggiore visibilità possibile costante e mirata sui media
•  certificare ed avvallare la credibilità dei messaggi divulgati dall’Ente
•  veicolare messaggi complessi per cui la pubblicità è inadeguata
•  creare un flusso continuo di informazioni
•  interessare i giornalisti
creare un’immagine positiva dell’ente
•  prevenire e risolvere situazioni pericolose e dannose per l’Ente (Comunicazione di crisi)
accreditare il proprio Ente come fonte indispensabile su specifiche tematiche”

Vorrei sapere come questi obiettivi possano venire raggiunti facendo un servizio su una mostra a Monza?
Ripeto la domanda: che cosa c’entra il comune di Seregno in tutto questo?
Due settimane fa ho visto un servizio del Tgweb alla Villa Reale di Monza sul quadro di Caravaggio “La flagellazione di Cristo” (vedi Tgweb 21 marzo 2016), mostra organizzata dal gruppo editoriale del Cittadino di Monza e Brianza.
Nei mesi precedenti ho visto una ripresa su una mostra di Gianni Corrado, uno dei due dipendenti del comune di Seregno che realizzano il Tgweb, mostra tenuta alle cucine della Villa Reale di Monza (vedi video Tgweb 2 febbraio 2015). Praticamente il Tgweb è servito a promuovere una mostra fatta a Monza da chi fa materialmente il Tgweb.
Ma è questo il significato di informazione istituzionale, è questo il lavoro dell’ufficio stampa?
Fare servizi su mostre realizzate in gallerie private fuori Seregno? O a Seregno nella galleria di Andrea Cajani, poi capolista di Amare Seregno (in appoggio al sindaco Mazza) e figlio dell’ex assessore e consigliere Marco Cajani? (vedi Tgweb 19 settembre 2014)

Nell’edizione del TGweb del 18 gennaio 2016 (vedi link) si vede Matteo Salvini che partecipa a un presidio organizzato dalla Lega Nord a Birone di Giussano per protestare per gli alloggi dati ai profughi. Salvini viene intervistato dal capo ufficio stampa Walter Todaro per il Tgweb e parla anche delle imminenti elezioni a Milano, nelle riprese si vede anche il vicesindaco Giacinto Mariani.
Qui siamo al limite del peculato ai sensi dell’art. 314 del codice penale, cioè l’uso a fini privati di beni pubblici, in questo caso l’attrezzatura per le riprese video e il personale comunale: Todaro che fa le interviste e Corrado che riprende.
Perché non è giustificabile che materiale e dipendenti comunali vengano utilizzati per riprendere un presidio di un partito politico, fra l’altro fatto a Giussano.
E non è la prima volta che un caso del genere avviene: di tournée milanesi o in giro per la Brianza della redazione del Tgweb, con l’intervista di rito a Fabrizio Sala, ce n’è più d’una.
Una per tutte quella del Tgweb del 02 febbraio 2015 (vedi video) quando il politico del Pdl Fabrizio Sala lancia a Lissone la sua associazione, Brianza Protagonista e la troupe del Tgweb, pagata dai soldi dei contribuenti seregnesi, si precipita a documentare l’evento.
Di questo uso distorto dei mezzi pubblici e dei dipendenti comunali dell’ufficio stampa vorrei investire il sindaco, in qualità di responsabile editoriale del Tgweb, e il segretario comunale, in qualità di responsabile del personale.
Controllate e verificate se c’è stato un uso al di fuori della legge ed eventualmente segnalatelo alla Procura.
Nel fare questi controlli, vorrei sapere dal segretario comunale (che non so se ha mai visto il tgweb) se compito di un organo di stampa istituzionale di un comune è seguire la cronaca locale. Gradirei a questa precisa domanda una risposta scritta.
Mi spiego meglio, il Tgweb, organ house del comune di Seregno, sottolineo pagato dai cittadini di Seregno, si deve occupare dell’incendio di una palazzina davanti al Duomo di Monza? Con tanto di riprese video dell’intervento dei pompieri? (vedi Tgweb 21 marzo 2016)
Si deve occupare della nuova sede del Partito Liberale a Seregno (edizione 30 novembre 2015), di intervistare a Monza, altra trasferta, il direttore dell’Asl Matteo Stocco (edizione del 30 novembre 2015)? Della nascita della nuova associazione imprenditoriale Obiettivo Brianza che a quanto mi risulta non sta facendo niente con il comune (sempre edizione 30 novembre 2015)? Di una cena e premiazione a Desio per il Diamond of Fame (sempre edizione 30 novembre 2015)? Della mostra I cuori di Daniela Forcella alle cucine della Villa Reale di Monza (sempre edizione del 30 novembre 2015)?

Io non so quante ore Todaro e Corrado hanno impiegato per andare a Seregno alle sedi del Partito Liberale e di Obiettivo Brianza, a Desio alla cena per il Diamond of Fame, a Monza per intervistare Stocco e Daniela Forcella, questo dovreste dirmelo voi; so, però, che questa puntata del 30 novembre 2015 (che credo con tutte queste trasferte sia costata un bel po’ ai cittadini seregnesi) ha avuto 42 visualizzazioni, me compreso. Ho fotografato la pagina, ve l’allego così non ci sono dubbi. Se mi dite quanto è costata in termini di spostamenti e di impegno lavorativi dei due dipendenti del comune, dividiamo per 42 e calcoliamo quanto è costata ogni visualizzazione di questa puntata del Tgweb.

Cioè, qui non soltanto l’ufficio stampa con il Tgweb si occupa di cronaca locale che non credo sia il suo compito istituzionale, smentitemi se non è così, ma poi i risultati sono assolutamente ridicoli e mediocri, anche in termini di raggiungimento dei cittadini di Seregno. Fra l’altro non sappiamo nemmeno se quelle 42 visualizzazioni sono di cittadini di Seregno, oppure di Monza, o di Desio, visto che metà del Tgweb è stato girato fuori da Seregno, in trasferta.

E’ stata citata, nella risposta che mi avete dato, la legge 150/2000 che è una legge generale che riguarda tutti gli enti, dai Ministeri in giù.
Ma è chiaro che la comunicazione di un ente come il comune di Seregno non può avere l’ampiezza geografica di compiti dell’ufficio stampa di un Ministero e neanche quello di una Provincia o di una Regione. E quindi non ha senso che il Tgweb si occupi di quello che succede a Monza, a Desio, a Milano, ecc… a meno che la questione non coinvolga direttamente anche l’istituzione comune di Seregno.
A Stocco l’intervista a Monza gliela deve fare l’ufficio stampa dell’Asl, non l’ufficio stampa del comune di Seregno, smentitemi se sbaglio.
Per non parlare delle mostre a Monza che non hanno nessun rapporto con l’istituzione Comune di Seregno.
Circoscritti i limiti geografici, passiamo all’oggetto in sé.

Ci viene in aiuto la DIRETTIVA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA 7 febbraio 2002 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 marzo 2002, n. 74.
In cui leggiamo
1. Gli obiettivi.
Le pubbliche amministrazioni, attraverso gli uffici stampa, i portavoce e gli Urp e le analoghe strutture, devono:
1) garantire un'informazione trasparente ed esauriente sul loro operato;
2) pubblicizzare e consentire l'accesso ai servizi promuovendo nuove relazioni con i cittadini;
3) ottimizzare l'efficienza e l'efficacia dei prodotti-servizi attraverso un adeguato sistema di comunicazione interna.

Questo dice la legge che deve fare l’ufficio stampa, e vale, ovviamente, anche per il comune di Seregno.
Invece, se guardo il Tgweb del 23 novembre 2015 (vedi link), vedo il capo ufficio stampa del Comune di Seregno che parla degli attentati di Parigi, utilizzando filmati di televisioni nazionali e internazionali (spero che vi siate, almeno, cautelati dal punto di vista di eventuali violazioni del copyright) e intervista un parlamentare: Stefano Dambruoso.
A parte che tutti sappiamo a chi - di questa e della passata Giunta - è vicino Dambruoso. Ma al di là di questo, mi chiedo e vi chiedo se è corretto che un dipendente del comune di Seregno nel suo orario di lavoro si occupi di mettere assieme un servizio sugli attentati di Parigi.
Che cosa c’entra l’istituzione comune di Seregno con Parigi?

 

Il problema politico a Seregno: corruzione e 'ndrangheta

24/10/2017
di k. ts.

"........e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraqua. Pochissimi gli uomini; i mezzi uomini pochi, che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezzi uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, perché la loro vita non ha più senso e più espressione delle anatre”.

(Il giorno della civetta - L.Sciascia)

Il problema politico a Seregno, in questi ultimi dodici anni di amministrazioni di centrodestra guidate prima da Giacinto Mariani e poi da Edoardo Mazza, è stato la corruzione e il rapporto di alcuni esponenti delle istituzioni con personaggi vicini e contigui alla criminalità organizzata, in particolare con quella di stampo ‘ndranghetista.
Questo “sistema” Seregno, noi di infonodo.org, negli anni, abbiamo cercato di raccontarlo, facendone una battaglia giornalistica e politica, e ponendo la questione nel silenzio di gran parte dell’opinione pubblica e dei partiti cittadini.

Altri, come lo zio del film “Johnny Stecchino”, hanno preferito pensare che il problema fosse il “traffico”, cioè nella versione seregnese: le panchine del parco, le buche nelle strade, lo sfalcio dell’erba nei parchi comunali, ecc.. i famosi “veri problemi della gente”.

L’esempio perfetto di un invito a pensare al “traffico” lo fornisce l’ex vicesindaco, Giacinto Mariani, nel primo consiglio comunale dopo le elezioni del giugno 2015.
Il mio auspicio, caro Edoardo, è solo questo, che si possa portare un po' di serenità all'interno di questo Consiglio Comunale, perché ai cittadini, guardate, che noi litighiamo, che voi dite che sono un bandito, non gliene frega niente, il cittadino ha bisogno di serietà, di serenità, di trovargli un posto di lavoro, di sistemargli le buche e risolvergli i problemi del sentirsi sicuro, non che un marocchino accoltelli una persona al parco, e non è questa la città di Seregno che noi conosciamo e che noi vogliamo. Edo, ti faccio i miei migliori auguri, il mio migliore in bocca al lupo a te ovviamente ed a tutti voi, a tutti i Consiglieri di maggioranza e di opposizione, sperando che dopo questa sera, che c'è lo sfogo iniziale, ci si possa confrontare sui temi di interesse della città e non sulle cattiverie, viva Seregno, Seregno non è la città della ‘ndrangheta!”.

La patente di essere stati quelli che hanno sollevato la questione, gettando ombre sulla sua amministrazione, ce l’ha data lo stesso Giacinto Mariani che in quel consiglio comunale aggiungeva: “Sono stato onorato, sono onorato di aver rappresentato la città di Seregno onestamente, senza nessun rinvio a giudizio, senza nessun avviso di garanzia, senza nessuna ombra, se non ombre alzate in forma anonima da siti anonimi“.

Fantasmi e sito anonimo è come ci ha definito per anni Giacinto Mariani e la sua parte politica: proibito parlarci, proibito ai consiglieri comunali e ai dipendenti del comune leggere i nostri articoli o farne menzione, proibito finanche fare il nome di Infonodo. Così si arriva al paradosso di Giacinto Mariani che, nel giorno dello scrutinio (elezioni 2015), immortalato dalle videocamera di Seregno tv, fa delle dichiarazioni apparentemente senza senso: “spero che il sito anonimo che è andato via stasera, muoia perché se lo merita [...] siti anonimi gestiti da animali, da banditi, da ladri e da schifosi, perché queste persone non sono degne di essere chiamate persone” (vedi Lo sfogo di Giacinto Mariani dopo la vittoria di Mazza).
Ma per chi era là in quella sala ad applaudire ( fra gli altri Lugarà e i suoi sodali) quelle parole erano perfettamente sensate e riconducibili a un sito, Infonodo, e a una persona, Michele Costa.

Noi avevamo precisato, già nel 2009, che anonimi non lo eravamo affatto:
Abbiamo notato che sui giornali il nostro sito viene indicato come anonimo. Non è corretto dire questo, in realtà i nostri articoli non vengono firmati con nome e cognome perché abbiamo deciso di usare degli pseudonimi. L'uso degli pseudonimi in letteratura e nel giornalismo è pratica storicamente consolidata e rispettabile. Da Wu Ming a Ghino di Tacco, da Trilussa a Geronimo, gli esempi sono innumerevoli sia nel passato sia nel presente.
Per evitare personalismi, per mettere in maggiore risalto il lavoro collettivo, perché storicamente in tempi bui, come riteniamo siano questi, si è fatto maggior ricorso agli pseudonimi, per queste ragioni abbiamo optato per questa scelta. Altra cosa è l'anonimato o la lettera anonima. Noi anonimi non lo siamo affatto. Il nostro sito è ovviamente regolarmente registrato con tanto di nome e cognome del responsabile” (vedi Una risposta (In)degna, poi, a seguito delle innumerevoli querele, promosse dall’amministrazione Mariani e da ambienti contigui, è stato cambiato responsabile e il sito è stato registrato all’estero).

Nel 2010, dopo sette anni di attività, abbiamo spiegato l’idea che ci guidava con queste parole:
Idealmente facciamo nostro il celebre aforisma di George Orwell : “«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E non si può raccontare un territorio e dire la verità se non si fanno nomi. Un'altra urgenza presente nel 2003 e che ci ha spinto a costruire infonodo.org era la distanza tra quello che questo territorio pensava e ancora in parte pensa di essere e quello che era ed è veramente”.

La distanza, ad esempio, che esiste tra il Pietro Amati di oggi che dopo l’arresto del sindaco vibra di sdegno antimafia (vedi I cittadini scendono in piazza per un presidio per la legalità) e il Pietro Amati del 2011, quando era capogruppo del Pd. Allora chiedeva esplicitamente in consiglio comunale che Infonodo venisse querelato dopo la pubblicazione di un articolo in cui accostavamo alcuni esponenti della giunta Mariani a personaggi appartenenti alla ‘ndrangheta, come Paolo De Luca.

Amati (2011): “Si chiede se l’Amministrazione Comunale è a conoscenza di tale articolo, se intende smentirne i contenuti e, per quanto la riguarda, nella mia convinzione e nella speranza che si riveli una tra virgolette “bolla di sapone”, si chiede se il Sindaco e l’Amministrazione Comunale abbiano già provveduto a tutelare il proprio nome e il nome della propria Città. Grazie”.

E quando Giacinto Mariani rispondeva di aver già provveduto in tal senso e che Seregno correva un grosso pericolo, quello della visibilità crescente di Infonodo: “ Il fatto però che il numero dei contatti stia salendo, e questo mi fa preoccupare, vuol dire che c’è questa voglia di sapere i pettegolezzi, delle cattiverie, del litigio, che è una cosa vergognosa ed è un’offesa alle istituzioni, che io oggi rappresento, ma è un’offesa soprattutto nei miei confronti”;

la replica dell’allora capogruppo del Pd, è stata di questo tenore:

Sì grazie. Per quanto riguarda l’aspetto formale non ho bisogno di risposta scritta e per quanto riguarda il contenuto, in sostanza credo di averle fatto un servizio Sig. Sindaco, perché io per due motivi ho fatto questa interpellanza, il primo perché il termine ’ndrangheta io credo di deve avere comunque sempre il coraggio di esporlo e di dirlo; qui ci siamo presi tutti quanti impegno di parlare di questo tema nel momento in cui ne fosse uscita in qualsiasi forma qualcosa che facesse riferimento. È questa la ragione per cui per esempio, quanto scrive Infonodo nei casi precedenti assolutamente non mi interessa e condivido la sua posizione, chi dice qualcosa deve mettere la propria faccia, come io in questo momento non mi faccio portavoce certo di Infonodo, Dio me ne scampi. Però non posso tacere, questo è il secondo motivo, che essendomi stato detto che c’era questo articolo, sono andato a leggerlo due volte e la prima volta c’erano 300 o 400 contatti, ieri o l’altro ieri c’erano più di 1.800. Da questo punto di vista è evidente che sono preoccupato. La terza ragione è perché comunque e spero che mi si creda, io sono profondamente convinto del valore e della dignità dell’istituzione, che venga rappresentata da un Consigliere, da un Assessore, da un Sindaco e dato che qui si parla di Seregno, a me dà fastidio come seregnese vedere, immagino Lei che è il Sindaco ancora di più, mi dà fastidio che ci vengano fatti attacchi senza che uno non ci possa difendere e quindi capisco la sua posizione, ma seconda cosa che anche con tutti i richiami che si possono leggere, non c’è documentazione o certezza. Allora quello che io chiedo è, uno, il ripristino della verità, due, l’assoluta tutela che il Comune deve farsi; io in sostanza che cosa l’invitavo a fare? A fare espressamente un intervento di autotutela perché come ho detto nella fine, a me interessava questo sì o questo no, perché comunque ci va di mezzo il nome della nostra Città e a me questo dà fastidio. Poi sicuramente non voglio, rispetto alle persone che sono citate in quell’articolo, avanzare nessun tipo di illazione, però in sostanza meno se ne parla e più voce si dà oggi al web. Quando il web invece viene fatto emergere e si dice: quello che è scritto non corrisponde al vero, credo che si faccia un servizio alla verità; stare invece in silenzio e fare finta di niente sperando il web diminuisca nei contatti invece che aumenti, credo che non si faccia né un buon servizio alle istituzioni e si faccia invece un buon servizio a chi ci scrive senza mettere il proprio nome. In questo senso ritengo e spero di avere fatto un piccolo servizio anche all’istituzione Comune. Poi la verità io dico sempre che viene a galla e come ho scritto nell’interpellanza sono sicuro che qui dentro ci sia, tra virgolette, ”una bolla di sapone”, però è giusto parlarne. Grazie”.

Il giochino della salvaguardia del “buon nome di Seregno” e delle querele come risposta a chi, come noi, cercava di raccontare il sistema Seregno, è andato avanti per anni. Le opposizioni inerti spettatrici, come se la questione dei contatti tra esponenti della maggioranza, costruttori e personaggi legati alla ‘ndrangheta non fosse affare loro.
A loro interessava solo la salvaguardia del buon nome di Seregno, insomma che non si parlasse male di Seregno.

Ovviamente non era affare loro e non riguardava il “buon nome di Seregno” parlare della ricandidatura di Francesco Gioffrè nelle file di Forza Italia, dopo che, nell’ordinanza Ulisse del 2013, lo stesso era stato definito al limite della contiguità con la ‘ndrangheta. Non era affare loro parlare dello spot di Giacinto Mariani nella panetteria Tripodi (vedi da Repubblica Ndrangheta a Seregno, il vicesindaco indagato chiede il voto al ritmo di "Happy" nel bar delle cosche), tanto è vero che per tutta la campagna elettorale del 2015 non ne hanno fatto menzione.

La campagna elettorale del 2015 si è accesa solo quando il Fatto quotidiano ha pubblicato la foto che immortalava Mazza, Gatti, Lugarà e Mantovani nel bar Tripodi. Tutto questo in un articolo che raccontava le frequentazioni tra politici, costruttori e personaggi contigui alla ‘ndrangheta che sono poi emerse nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Edoardo Mazza (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio ). A fare da “cicerone” al giornalista venuto da Milano, a spiegargli i rapporti, a mostrargli i video, le sentenze, i documenti, non c’erano membri dell’opposizione, ma un redattore di Infonodo.

Mazza e Mariani questo l’hanno capito benissimo e nella serata dello spoglio, durante il celebre “sfogo” in cui Mariani augurava ai redattori di Infonodo di morire, si rivolgeva alle opposizioni con queste parole: “Chiediamo oggi alle opposizioni di stanare chi paga il sito anonimo perché è ora di finirla con queste cattiverie”, ben sapendo che qualche “piglianculo” dell’opposizione, magari punto sul vivo da un nostro articolo, era ben disposto a dar credito alle sue parole.

Infonodo, per chi l’ha fatto in questi anni è stato solo un costo: di tempo, di fatica, di soldi (sia per il mantenimento, sia in legali per difendersi dalle querele, ma non è ancora finita visto che Alessandro Pepè, il magistrato che ha condotto il processo Talice, ha chiesto persino il sequestro del sito. La querela da cui è scaturita la richiesta del magistrato è ora sub judice presso il Tribunale di Milano).
Nessuno ci ha versato un euro, nemmeno di sottoscrizione, però, qualcosa l’abbiamo guadagnato: l’orgoglio di non inginocchiarci davanti al sistema, come hanno fatto molti altri. Noi quel sistema l’abbiamo irriso, punzecchiato, svergognato, siamo diventati la sua ossessione.

Le opposizioni con in testa il Pd dov’erano?
A fare una commissione antimafia che si è riunita due volte, una di queste per eleggere il presidente? Come, peraltro, in modo irridente ha ricordato Giacinto Mariani in consiglio comunale.

Questa la storia della prima commissione. La seconda commissione antimafia richiesta come misura risolutiva dal Pd, dopo che la Prefettura aveva chiuso nel febbraio 2016 il bar Tripodi, si è installata 7 mesi dopo, il 27 settembre 2016, presidente il capogruppo del Pd, William Viganò.
Da allora non si sa quante volte si sia riunita e nemmeno che cosa abbia prodotto, se si esclude l’accodarsi al Festival di idee per i beni confiscati alla mafia di Regione Lombardia (vedi link).
Ma per fare solo questo, serviva istituire una commissione antimafia?

Il fatto è che queste commissioni sono servite alla maggioranza come strategia di immagine nei momenti di crisi: nel 2013, quando Gioffré viene indicato come al limite della connivenza con la ‘ndrangheta e nel 2016, quando viene chiuso per pericolo di infiltrazioni mafiose il bar Tripodi dove Mazza aveva partecipato a un momento elettorale.
Alle minoranze le commissioni sono servite per poter dire che non sono state con le mani in mano.
Non si che cosa fare e non si vuole far niente: per uscire dall’imbarazzo e voltare pagina in fretta si costituisce una commissione antimafia che però resta drammaticamente una scatola vuota.

Ma il voltare la pagina in fretta è ancora oggi la prima esigenza di molti e non solo di quelle forze politiche che hanno rappresentanti coinvolti direttamente nelle indagini.
Ma come si può voltare pagina se prima non si capisce il come e il perché dell’irresistibile ascesa, anche a Seregno, della borghesia mafiosa? (vedi a proposito Seregno - Borghesia mafiosa e capitale sociale della ‘ndrangheta).

 

Sanità Lombarda, l'eccellenza nella corruzione: da Daccò al Policlinico di Monza

19/10/2017

di Annalisa Berlingheri

Sanità, eccellenza della Lombardia”, un mantra per Roberto Formigoni.
Vero e proprio fiore all'occhiello, da sbandierare ad ogni piè sospinto.
Il ciellino firmò delibere con indebiti rimborsi per 200 milioni agli amici della Fondazione Maugeri tra il 1997 e il 2011 e al San Raffaele tra il 2001 e il 2011, in cambio ottenne 8 milioni di benefit, come l'uso di yacht, vacanze e una villa in Sardegna che è stata per metà sequestrata, per un valore di oltre 6,6 milioni di euro.

Parte dei soldi della Regione finivano sui conti del faccendiere Pierangelo Daccò, al quale sono stati confiscati 23 milioni di euro, sequestrati anche 15,9 milioni all'ex assessore Nicola Simone e 8 milioni all'ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino.

Accusato di corruzione, Formigoni è stato condannato in primo grado a 6 anni e a 6 anni d'interdizione dai pubblici uffici; Daccò a 9 anni e 2 mesi; Simone a 2 anni e 2 mesi; Passerino a 7 anni, Carlo Farina a 3 anni e 4 mesi.

L'inchiesta della Procura di Milano favorì il ricambio a Palazzo Lombardia.
La presidenza passò alla Lega Nord con Roberto Maroni che nominò suo vice il berlusconiano Mario Mantovani.
Peccato che due anni e mezzo dopo, Mario Mantovani, assessore alla Salute e sindaco di Arconate, venga arrestato, per reati commessi tra il 6 giugno 2012 e il 30 giugno 2014. L'accusa è concussione, corruzione aggravata, turbativa d'asta. L'arresto avviene poche ore prima che il politico apra a Palazzo Lombardia il Convegno “Legalità e trasparenza”.

Turbativa d'asta del valore di 11 milioni e l'affidamento del servizio di trasporto di soggetti nefropatici sottoposti a trattamento dialico a favore di Croce Azzurra Ticinia Onlus di Giovanni Tomasini” , l’inchiesta coinvolge anche l'assessore all'Economia della Regione Lombardia, il leghista Massimo Garavaglia.

Le accuse a Mantovani riguardano anche altri fatti: la vicenda di 150 ragazzi terremotati della provincia di Mantova, ospitati dalla Cooperativa Serenitas - che fa riferimento a Mantovani - nell’ambito dell’inziativa “Un mare di solidarietà”,
il bizzarro screening sanitario gratuito disposto dalla Asl Milano 1 per gli studenti arconesi (di Arconate, Mantovani è sindaco – ndr) , screening che avviene in piena campagna elettorale del maggio 2014.
L'inchiesta porta al sequestro di una corposa documentazione oltre che nell'abitazione e nei molti uffici del politico del Pdl ad Arconate, a Milano, Pavia, Varese, Vercelli e Rimini.
All'arresto di Mantovani, indagato Garavaglia, segue quello di Fabio Rizzi (Lega Nord), presidente della commissione sanità di Regione Lombardia, arrestato assieme a Maria Paola Canegrati per le turbative d'asta del settore odontoiatrico.

La Canegrati quale amministratrice di un complesso sistema societario attivo nel campo dell'odontoiatria e ortodonzia di cui fanno parte tra le altre, la Servicedent srl, la Elledent srl, la Sytcenter srl procurava, attraverso turbative d'asta la corruzione degli associati Fabio Rizzi e Mario Longo e la corruzione di funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria affidati in service ai privati delle singole aziende ospedaliere nonché la stipulazione di vantaggiosi contratti con strutture sanitarie private e private convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale”, scrive il Gip Federica Centonze nell'ordinanza.

Fabio Rizzi – aggiunge il giudice delle indagini preliminari -. otteneva quantomeno parte delle spese relative alla campagna elettorale per la consultazione del 24 e 25 febbraio 2013 che ha portato all'elezione dello stesso al Consiglio Regionale della Lombardia e, assieme a Longo - tramite la società Spectre srl, le cui quote sono detenute dai predetti tramite intestazione fittizia – otteneva profitti derivanti dalla partecipazione del 50 per cento della società Sytcenter srl riconducibile alla Canegrati ed al pagamento agli stessi della somma di 50 mila euro in occasione della vendita a terzi da parte della Canegrati delle quote del suo gruppo”.

L'inchiesta della Procura di Monza affidata al sostituto procuratore Manuela Massenz prende le mosse dalla segnalazione di Giovanna Ceribelli, componente del collegio sindacale dell'Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, che riferisce d'aver accertato numerose anomalie nella gestione dell'appalto del novembre 2009 relativo all'affidamento del servizio di odontoiatria.
L'attività di intercettazione portava alla individuazione di Pietrogino Pezzano, già direttore dell'Asl di Monza e Brianza ora a riposo, di fatto direttore generale del gruppo societario riconducibile alla Canegrati. Nonchè alla individuazione di numerosi funzionari addetti a servizi o strutture pubbliche in rapporti confidenziali con la Canegrati che cercavano da lei favori o vantaggi.

Fabio Rizzi e Marco Longo patteggiano 2 anni e 6 mesi pagando rispettivamente 70 mila e 180 mila euro, lady dentiera che fino al prossimo novembre non potrà uscire dal comune di Monza, aveva chiesto di patteggiare la pena di 4 anni e 2 mesi che però è stata negata. Le sono stati sequestri conti per 2,5 milioni.
Parlando con lady dentiera durante una telefonata il suo commercialista le dice: “Certo Paola che politici e non politici li conosci proprio tutti!”. Risposta: “Mirco, cazzo, ci ho trent'anni di marchette sulle spalle. Ho fatto trent'anni di marciapiede, ho battuto tutti”.
La Canegrati?- conferma Mario Longo che pensava di sbarcare in Cina e speculare con gli outlet del lusso - Ha amicizie con Diana Bracco e ottimi rapporti con Bruno Caparini, uno dei padri fondatori della Lega e uomo di fiducia di Michele Colucci”, ex capo gruppo socialista in Regione Lombardia.
Dalle dentiere alle protesi ortopediche

Chiusa l'inchiesta su Lady Dentiera il pm Manuela Massenz con la collega Giulia Rizzo inizia ad occuparsi della documentazione raccolta dalla Guardia di finanza di Milano nell’Operazione denominata “Disturbo” che coinvolge chirurghi ortopedici del Policlinico di Monza e degli Istituti Clinici Zucchi oltre ai responsabili della società Ceraver Italia srl che produce le protesi: in tutto 30 indagati.

E' il 22 novembre 2012, Flavio Acquistapace, cardiologo già in servizio presso il Policlinico di Monza sale in Procura e denuncia “...una gestione condotta in dispregio delle esigenze terapeutiche dei pazienti”.
La prima verifica viene effettuata acquisendo presso la Regione Lombardia i dati ufficiali dei DRG (Diagnosis Related Groups) e delle SDO, le schede di dimissione ospedaliera relative al periodo 2007-2012.

Il perito tecnico nominato dal sostituto procuratore, Manuela Massenz, deposita la sua relazione dalla quale emerge che al Policlinico di Monza i pazienti provenienti da fuori regione rappresentano il 24,5 per cento del totale dei pazienti ricoverati a fronte del 9 per cento dell'Ospedale Niguarda e del 4,7 dell'Ospedale Fatebenefratelli; che 2.368 pazienti sono stati interessati da quattro o più ricoveri nei reparti di ortopedia e cardio-chirurgico con punte di 19 ricoveri ripetuti; che i ricoveri effettuati nel fine settimana sono stati ben 2.202 di cui il 31,1 per cento in riabilitazione e ciò costituisce un'eccezione.

Inoltre il Policlinico di Monza effettua in media 12 operazioni a seduta a differenza di altri che ne effettuano 4 e che la punta massima di interventi è stato effettuato il 7 settembre 2009 quando in un solo giorno sono stati operati 36 pazienti. E ancora, in 1.243 giorni di sala operatoria il reparto di ortopedia ha impiantato protesi d'anca e di ginocchio con una media di 5/6 protesi per seduta. Il 16 gennaio 2010 sono state impiantate ben 16 protesi.
A seguito dei dati evidenziati ulteriori approfondimenti investigativi hanno disvelato una fitta rete corruttiva coinvolgente nedici chirurghi operanti presso il Policlinico di Monza ed altre strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, rivenditori di protesi e medici di base”, scrive il Gip nell'ordinanza che ha portato in carcere i chirughi Marco Valadè, Fabio Bestetti e Claudio Manzini oltre a Denis Panico, responsabile commerciale della Ceraver Italia srl e Marco Camnasio, agente di zona e specialista di prodotti della Ceraver. Per tutti e cinque l'accusa è “di associazione allo scopo di commettere reati contro la Pubblica Amministrazione mediante corruzione diretta ad incrementare le vendite delle protesi ortopediche Ceraver”.

Il solo Camnasio organizzava poi la distribuzione del prodotto farmaceutico integratore CONDRO24 da lui stesso prodotto, corrispondendo ai medici disposti a prescriverlo ai pazienti denaro e altre utilità.
Per Marco Valadè e Fabio Bestetti anche l'accusa di falsità materiale e falsità ideologica. Il 9 gennaio 2015 in sala operatoria ad impiantare le protesi della Ceraver era presente il solo Valadè ma la cartella clinica dava anche la presenza di Bestetti, identica situazione a parti invertite il 31 marzo e così il 7 e l'8 aprile. Mentre il 4 maggio dello scorso anno Valadè opera, falsamente risulta presente anche il chirurgo Bruno Arosio.

Intercettazione telefonica tra Fabio Bestetti e Marco Valadè del 5 giugno 2014. Valadè dice che va a Rimini due giorni ad incontrare quelli della Ceraver e rivela d'aver già iniziato a mettere le protesi. Valadè: “Non questo martedì, l'altro martedì gliene ho già messe tre. Una mono, una totale e una protesi di rotula che tanto entrano uguale, giusto?”. Bestetti: “Mh... E' bella la rotula...
Valadè: “Eh, infatti devo mettere una protesi di rotula su una protesi di Link che è stata messa a Como...poi gli faccio una mono...o una mono o due mono...oppure una mono e una totale...no, no, devo mettergliene almeno...Che rimanga tra noi...a prescindere da come dicevo il disturbo...come sono queste protesi” (ride). Bestetti: “No, no, ma è bella. A me la mono piace”. Valadé: “Gliene metto 70 in un anno... voglio dire, non è poco eh”.
Cinque mesi dopo i giudizi sulle protesi della Ceraver cambiano. Valadè a Bestetti: “...perchè abbiamo un po' di occhio....ma fanno veramente cagare...glielo ho detto oggi...” Ride. Anche Bestetti ride. Valadè: “...allora...scusa.. ci sono due difetti principali sai sulla cosa di taglio, praticamente del..della tibia.. Cioè ci vuole un palpatore, il loro palpatore fa cagare...capito...”.
Bestetti: “... fa cagare....allora non ce la fai, infatti...Valadè: “...Sì, sì bisogna fare la fotografia della Zimmer...e poi cazzo, la mascherina di taglio del femore.. anche quella lì è abbastanza disastrosa eh. La Zimmer ci ho messo 50 minuti a farla, la Ceraver richiede un'ora e quindici...”.
Scrive il Gip: “Bestetti e Valadè rappresentano un tassello essenziale del progetto di Camnasio e Panico, la disponibilità prontamente dimostrata ai corruttori si affianca alla spregiudicatezza e all'avidità dei due professionisti che afferrano immediatamente le potenzialità dell'accordo sodale. I due medici si integrano nella compagine sociale tanto da percepire come successo l'incremento di fatturato della Ceraver. I due comprendono che l'espansione della società comporta l'aumento delle potenzialità di gudagno personali in via proporzionale e diretta e si adoperano per contribuire ad allargare il mercato. E' Bestetti il primo ad aver instaurato il rapporto con Camnasio e Panico e coinvolge Valadè”. Il quale il 21 maggio 2015 parlando con Denis Panico della Ceraver dice: “...ho appena finito a Ivrea dove sono andato a mettere giù una tua seduta..Praticamente il 25 giugno ho 4 protesi tue, 3 mono e una totale. Se riesco ne aggiungo un'altra.. Ti dico solo che io allora, la prossima settimana ne ho tre a Monza perché faccio una totale e due mono a Monza ma perché non me le fan fare...”. Panìco: “..Me l'han detto ma come cazzo sono messi al Policlinico di Monza che vi fan perdere le sedute così...”. Valadè: “...giorni lì operano poi c'è il PS quindi di conseguenza ...quelli della zona saltano...vabè comunque confido di arrivare, sono già a quota 55 se tutto va bene per luglio voglio arrivare almeno a 70-75. Come primo inizio va bene?”. Quindi rivela a Panìco: “Sono partito da Ivrea, sto andando ad un appuntamento con una grande f... di 25 anni. E' ostetrica ma sta facendo la baby sitter pur di fare qualcosa, le ho proposto il lavoro...Viene giù in sala a gettone a vedere, se le piace...”.

I medici ricevevano dalla Ceraver dai 700 ai 100 euro a protesi, viaggi, convention che in realtà sono ospitate in albergo con amiche o escort . C'è un medico che si accontenta di finire su di una pubblicazione scientifica (“Ci costa 2400 euro deve quindi impegnarsi a impiantare almeno 3 o 4 protesi al ginocchio”). E chi come Fabio Bestetti chiede invece il biglietto aereo per l'amica che deve tornare dall'Argentina.

L'obiettivo di Marco Valadè è preciso: “La proiezione per Monza è 220 interventi. Se siamo fortunati arriviamo a metterne 300. Puntiamo a diventare uomini immagine, nel senso che se lavoriamo bene stiamo bene e ci divertiamo”.
Scrive il giudici: “l'accordo criminoso è avvenuto nel circondario di Monza dove insistono le strutture sanitarie presso le quali operavano i chirurghi Valadè, Bestetti, Manzini”.

L'avvocato Attilio Villa dopo l'interrogatorio in carcere del suo assistito Fabio Bestetti ha sollecitato un approfondimento dell'inchiesta sulle cartelle cliniche dei pazienti trattati. Direzione presa proprio dai giudici della Procura di Monza.

Intanto il 13 dicembre a Milano davanti alla prima sezione civile si aprirà il processo intentato dal pensionato 76enne Alberto Cavana contro il Policlinico di Monza. Chiede danni per oltre 100 mila euro. “Sono stato operato nel 2006 alla Clinica San Gaudenzio di Novara che fa parte del Policlinico di Monza – spiega, presente i suoi legali, gli avvocati Cesare Bruzzi Alieti e Lara Domenica Ferrentino il pensionato spezzino - e da un esame del sangue mi è stato scoperto un avvelenamento da metalli. Per otto anni ho vissuto il mio dramma, addirittura per un anno e mezzo sono stato costretto a letto. Sono anche piombato in stato depressivo. Nel 2013 ho rivisto il medico che mi aveva operato (non vuole rivelare se il nome compare tra gli indagati di Monza – ndr) ed appena gli ho spiegato i miei gravi problemi mi ha mi ha detto: venga subito a Firenze che la opero. La mia rabbia è che non ha mai richiamato i pazienti. E pensare che prima di operarmi mi disse: si fidi, ho operato anche la moglie del presidente americano Lyndon Johnson. Dovrei sottopormi ad una terza operazione. Non so se la farò”.

Seregno - Luca Talice assolto anche in appello. Si chiude una vicenda durata 7 anni

05/10/2017

di k.ts.

La Corte di Appello di Milano ha emesso, stamattina, sentenza di assoluzione per Luca Talice, già assolto in primo grado dal Tribunale di Monza.

La sentenza di primo grado del giugno 2013 era stata appellata dalla Procura di Monza per il solo reato di atti osceni in luogo pubblico: l’accusa di aver consumato un rapporto sessuale con il consigliere della Lega Nord, Federica Forcolin, nella cabina delle fototessere del Municipio, durante un consiglio comunale.
Questa circostanza è contenuta nella querela che venne presentata dalla donna, il 23 ottobre 2010, nei confronti di Luca Talice, accusato da lei e da un altro querelante, il consigliere comunale della Lega Davide Giannobi, di averli violentati per anni grazie allo stato di soggezione psicologica in cui li avrebbe indotti Talice.

Si chiude così, oggi, una vicenda giudiziaria durata sette anni che ha avuto pesanti ripercussioni politiche a Seregno, ma in generale in Brianza.
Luca Talice, nel momento in cui fu raggiunto dall’inchiesta, era consigliere comunale della Lega Nord a Seregno e Assessore provinciale alla sicurezza della Provincia di Monza e Brianza.
Carica da cui Talice si dimise dopo che l’11 gennaio 2011 il settimanale Esagono, diretto da Marco Pirola, con indagini della Procura ancora in corso, diede notizia delle pesanti accuse rivolte a Talice dai due consiglieri comunali.
Luigi Peronetti, legale di Talice, presentò una querela contro il giornale per violazione del segreto istruttorio, querela affidata ad Alessandro Pepè, lo stesso magistrato che condusse l’inchiesta e sostenne, in primo grado, l’accusa contro Talice.

Un processo per violenza sessuale che vide come protagonisti molti politici, tra i testi dell’accusa: Giacinto Mariani, vicesindaco dimissionario raggiunto dall’inchiesta che ha portato l’arresto del sindaco Mazza per corruzione in materia urbanistica, e Attilio Gavazzi, assessore all’urbanistica e vicesindaco della prima Giunta guidata da Giacinto Mariani, a processo per corruzione a Monza, sempre per vicende urbanistiche.
Lunedì scorso il PM ha chiesto per Gavazzi una condanna a tre anni e mezzo di reclusione.

Proprio le vicende urbanistiche di Seregno e le lotte tra le diverse posizioni sul PGT che contrapponevano Talice da una parte e Giacinto Mariani e Attilio Gavazzi dall'altra, vennero attentamente valutate dal collegio giudicante nella sentenza di assoluzioni di primo grado.

Valutazioni che alla luce degli arresti di questi ultimi giorni e dell'assoluzione definitiva di Talice, vale la pena rileggere.

Sentenza Talice Urbanistica by infonodo on Scribd

La Memoria de Seregn

27/09/2017

di Marco Tagliabue

(da wikipedia) Lo zerbino o stuoino è un piccolo tappeto, normalmente di forma rettangolare, posizionato immediatamente fuori o dentro l'ingresso di una casa o di un edificio, per consentire alle persone di pulirsi le suole delle scarpe prima di entrare.

È quello che ha fatto l’Ndrangheta a Seregno. Si è pulita le scarpe e poi è entrata. Lo zerbino, secondo il procuratore di Monza Bellomo, è il sindaco Edoardo Mazza, oggi agli arresti. Si sono puliti le suole delle scarpe sporche. Di fango e di sangue e violenza, sono entrati e non se ne sono più andati. “Determinanti i voti dell’Ndrangheta” dicono i magistrati. Determinanti anche i voti dei seregnesi, che hanno votato per uno zerbino, sapendo che lo era. Sì, perché ora in città tanti diranno che sapevano o sospettavano. Ora si passerà ai distinguo e di nuovo, si stringeranno le mani e si esprimerà la solidarietà ed in attesa del terzo grado di giudizio, ci si appellerà alla presunzione di innocenza.

Intanto altre suole di scarpe verranno ripulite sui tanti zerbini seregnesi. Intanto gli aperitivi si continueranno a bere nel bar chiuso per mafia, riaperto chissà perché ed immortalato nella fotografia che farà parte per sempre della “Memoria de Seregn”: Mantovani, Lugarà, Gatti, Mazza, in un abbraccio elettorale che ha portato tutti in galera. “Un sistema” dice la procuratrice antimafia Bocassini. Ma il puzzle è incompleto. Aspettiamo solo altri elicotteri che rompano il silenzio apatico dei seregnesi.

Seregno - Mazza: "Ogni promessa è debito". L'intercettazione con Lugarà che incastra il sindaco

26/09/2017

di k.ts.

Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, è stato arrestato questa mattina per corruzione.
In cambio dei voti garantitagli dall'imprenditore edile Antonino Lugarà, un passato nella DC, gambizzato negli anni '90 nell'ambito di una faida di 'ndrangheta che contrapponeva la famiglia Miriadi ai boss Peppe Flachi e Coco Trovato, il sindaco avrebbe facilitato le pratiche per la trasformazione dell'area ex pulman Dell'Orto, area di cui Lugarà era diventato proprietario.
L'imprenditore, anch'esso arrestato, è considerato contiguo alle organizzazioni mafiose di stampo 'ndranghetista.
Il comando dei Carabinieri ha diffuso un video in cui si vedono prima a colloquio Mazza e Lugarà, poi si sentono le intercettazioni tra lo stesso Lugarà e un consigliere di maggioranza, Stefano Gatti di Forza Italia.
Infine l'intercettazione tra lo stesso Lugarà e Mazza.
Lugarà: “La prima pratica che doveva andare dopo la campagna elettorale, era la mia. La prima”.
A cui il sindaco di Seregno risponde così: “Ogni promessa è debito, no?”.

I tre, Mazza, Gatti e Lugarà, erano stato fotografati durante la campagna elettorale del maggio 2015, insieme a Mario Mantovani anche lui indagato, poi arrestato nell'ottobre del 2015 per tangenti nella sanità lombarda, durante un rinfresco elettorale nella panetteria Tripodi di Antonino Tripodi, arrestato nel 2010 nell'inchiesta Infinito sulla presenza della 'ndrangheta in Lombardia e condannato per l'arsenale di armi che occultava nel suo garage (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio).

La panetteria era stata chiusa nel gennaio del 2016 per ordine della Prefettura perché considerata contigua con la 'ndrangheta (vedi Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti).

Il video delle intercettazioni.

Seregno - Imprenditore legato alla 'ndrangheta ha favorito l'elezione del sindaco. Arresti in corso

LEGIONE CARABINIERI “LOMBARDIA”
Comando Provinciale di Milano

Comunicato Stampa
 
MILANO – MAXI BLITZ DEI CARABINIERI CONTRO ‘NDRANGHETA, TRAFFICO INTERNAZIONALE DI STUPEFACENTI E CORRUZIONE. 27 MISURE CAUTELARI IN CORSO DI ESECUZIONE
 
 
È in corso, dalle prime ore dell’alba, nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Pavia e Reggio Calabria, una vasta operazione di contrasto alla ‘ndrangheta condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, in esecuzione di 3 provvedimenti applicativi di misure cautelari personali emessi nei confronti di 27 soggetti dal G.I.P. del Tribunale di Milano – Dott. Marco Del Vecchio, su richiesta delle Dottoresse Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Sara Ombra della locale Procura Distrettuale Antimafia, e dal G.I.P. del Tribunale di Monza – Dottoressa Pierangela Renda, su richiesta dei Dott. Luisa Zanetti, Salvatore Bellomo e Alessandra Rizzo della Procura della Repubblica di Monza.


I destinatari delle misure cautelari (21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio) sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.
L’attività trae origine dagli approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Milano sui noti summit di ‘ndrangheta tenutisi a Legnano (MI) e a Paderno Dugnano (MI), già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito”. L’investigazione ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate (MB) e di individuare un sodalizio dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, con base nel comasco, composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca (RC), legati a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale. Nel corso delle investigazioni è inoltre emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno (MB), che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi. In tale contesto, in particolare, è stato altresì accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione dell’attuale Sindaco di Seregno, facendo emergere come l’intercessione fosse legata al proprio interesse di ottenere, da parte degli organi istituzionali dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.
 
Ulteriori dettagli saranno divulgati nel corso della conferenza stampa prevista per le ore 11.30 presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, in via della Moscova n. 21, alla presenza dei vertici delle Procure della Repubblica di Milano e Monza e Brianza.
 
Milano, 26 settembre 2017

'Ndrangheta a Desio. Condannato a 14 anni lo sfasciacarrozze Ignazio Marrone

31/08/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Desio, crocevia della Brianza dove i calabresi della 'ndrangheta vanno – non certo a cuor leggero - a braccetto con i siciliani di Cosa Nostra ed ex Stiddari, costretti a pagare per operare sul territorio.  
Insomma, 'nduja e cannoli alla  brianzola.

Come nel processo appena conclusosi a Monza il cui collegio giudicante presieduto da Giovanni Gerosa, giudici a latere Gaia Caldarini e Marta Pollicino hanno condannato ad una pena di 14 anni il siciliano 41enne di Canicattì titolare della “Recupero eAutodemolizioni srl” di Desio, Ignazio Marrone, “per aver fatto parte dell'associazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta in cui ha ricoperto un ruolo di vertice nella locale di Desio legata alle famiglie Iamonte-Moscato“ e a 10 anni il medico plastico calabrese 43enne, Arturo Sgrò “partecipe della locale con il compito di riscuotere crediti derivanti da illecite attività e provvedere al sostentamento dei detenuti in carcere e tra questi i familiari Giuseppe ed Edoardo Salvatore Sgrò arrestati nel luglio del 2010”.
A Sgrò sono state concesse le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e la minima partecipazione.

Per Marrone – detenuto nel carcere di Opera dal 30 novembre 2010 al 30 gennaio 2012, compagno di cella con il gelese Alessandro Barbieri - appartenente al clan dei Rinzivillo ed imparentato con la famiglia Madonia - il pubblico ministero della Dda, Cecilia Vassena aveva chiesto 15 anni.

Marrone e Sgrò erano stati arrestati a fine gennaio dello scorso anno su ordine del Gip Carlo Ottone De Marchi.

Una taske force di 500 uomini, per quattro giorni avevano bloccato il capannone di Desio, 20 mila metri quadri di via Ferravilla dotato di sofisticate apparecchiature di videocontrollo della “Recuperi e Autodemolizioni srl” e il vicino terreno di via Matilde Serao che era stato interamente rivoltato come un calzino alla ricerca di armi.

L'operazione si era poi conclusa in un capannone della vicina Muggiò dove oltre a motori, cambi e parti d'auto di provenienza furtiva era stata rinvenuta una pistola.

Per evitare di essere intercettato Ignazio Marrone aveva provveduto a munirsi di un jammer, disturbatore di frequenze, e “fregare”, così, gli uomini della Squadra Mobile di Milano e i carabinieri di Desio che lo controllavano.
Ma non è servito, così come non è servito lo stesso espediente a Massimo Carminati, il fascista di Mafia Capitale.

Ignazio Marrone  aveva rapporti con personaggi di spessore  criminale come Pio Candeloro, Nicola Minniti,  Saverio Moscato, Farruggio Salvatore e Giuseppe Pensabene (condannato 15 anni per la banca della ‘ndrangheta di Seveso) al quale aveva proposto la tregua dopo un attentato nel novembre 2009 ai camion della sua azienda, tregua che ha segnato il vertice della locale di Desio. “Ignazio Marrone figura di raccordo tra appartenenti a consorterie mafiose siciliane e calabresi nella locale di Desio”, scrive il Gip Luerti.

Emblematico l'attivarsi di Marrone nei confronti di Emanuele Napolitano, nato a Gela il 5 marzo 1968 e che a fine novembre 2013 viene trasferito dal carcere di S. Sara di Oristano a Opera.

Scrive il Gip: “Napolitano è accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio, strage, estorsione, tentato sequestro, traffico di stupefacenti, rapina aggravata, ricettazione, armi” ed anche per il Gip che chiede la sua carcerazione nell'ambito dell'operazione Fire Off oltre ad “associazione a delinquere armata di stampo mafioso finalizzata a estorsione, attentati ed incendi a danno di imprenditori siciliani operanti nel settore edile di Busto Arsizio, il soggetto acquisisce il controllo anche indiretto delle attività edili avvalendosi delle diffuse conoscenze della loro pregressa vicenda giudiziaria, del loro collegamento a famiglie mafiose di origini gelesi e della capacità di incutere timore anche attraverso ricorso a minacce con armi e attentati incendiari”.

Omicidio Vivacqua, il Tribunale di Milano conferma la sentenza di primo grado

28 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le pene già emesse in primo grado dal Tribunale di Monza per gli imputati accusati dell’omicidio di Paolo Vivacqua, freddato con 7 colpi di pistola la mattina del 14 novembre 2011 nel piccolo ufficio di Desio: assoluzione per non aver commesso il fatto per l’ex moglie Germania Biondo (il Procuratore Generale Galileo Proietto aveva chiesto per lei la condanna a 23 anni e 6 mesi), 23 anni di reclusione per Diego Barba e Salvino La Rocca, ergastolo per Antonino Giarrana e Antonio Radaelli, già autori confessi dell'omicidio di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua.

Dopo quattro udienze, nella sua replica, il procuratore generale aveva giudicato “attendibili ed utilizzabili perché correttamente acquisite” le dichiarazioni di Gino Gattusoteste che è stato oggetto di intimidazione” (per la sua ritrattazione la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza).
Anche Luigi Mignemi è stato giudicato attendibile, per il PG “dice cose sapute da Giarrana che altrimenti non si sarebbero conosciute” ed in quanto alle intercettazioni ambientali in carcere “erano assolutamente confessorie, e i tabulati telefonici ci dicono che Giarrana e Radaelli erano sul posto la mattina dell'uccisione di Paolo Vivacqua”.

Non ha trovato spazio nelle conclusioni del PG la testimonianza di Marco Selmi che aveva fatto scricchiolare l’assunto della Procura di Monza - poi recepito dalla sentenza di primo grado - sul fatto che Barba avesse depistato le indagini., attraverso un suo presunto ruolo di confidente di Selmi.
Sentito al processo, il colonnello della Guardia di finanza a cui il PG aveva posto, tra le altre, questa precisa domanda: “Barba che è imputato in questo procedimento, lei l'ha mai conosciuto? “, aveva risposto “Mai, non sapevo neanche l’esistenza di questa persona. Per la prima volta l'ho appresa dopo la deposizione che ho reso a Monza”.

Le sentenze si rispettano anche se non si condividono – è stato il commento dell'avvocata Manuela Cacciuttolo che assieme al collega Gianluca Orlando hanno difeso sia la Biondo sia Diego Barba -. Però come difesa ritengo di avere insinuato nella corte il ragionevole dubbio per portare all'assoluzione anche di Diego Barba.
Il colonnello Selmi aveva indicato la pista Mihalache, pista che purtroppo non è stata adeguatamente approfondita. Lavinia Mihalache dice che essendo preoccupata ha chiamato Paolo alle 10,50. Preoccupata perchè? Fra l’altro quella chiamata non risulta in nessun tabulato”.
Non so come motiveranno nella sentenza” ha dichiarato l'avvocato Salvatore Manganello che con il collega Alessandro Frigerio ha difeso Salvino La Rocca.

Il 20 settembre si conosceranno le motivazioni che se verranno impugnate porteranno all’ultimo atto processuale dell'omicidio di Paolo Vivacqua, la Cassazione
 

Omicidio Vivacqua, processo d'Appello. La testimonianza di Selmi apre una crepa nella sentenza di primo grado

6 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

“Un vero e proprio noir nel cuore dell'operosa Brianza. L'intera vicenda assume le tinte fosche del romanzo popolare fatto di gelosia, rancore e sordidi interessi economici”, fu il commento dei carabinieri, quando nel marzo 2014 il Gip del Tribunale di Monza firmò l'ordinanza d'arresto per Germania Biondo, Diego Barba e Salvino La Rocca, accusati di aver ucciso Paolo Vivacqua (Antonino Giarrana e Antonio Radaelli erano già in carcere per l'uccisione di Franca Lojacono).

In primo grado, dopo 22 udienze, Germania Biondo ex moglie del rotamat di Ravanusa - ucciso nel suo ufficio di Desio la fredda mattina del 14 novembre 2011 - viene “assolta per non aver commesso il fatto”.

Nel corso della seconda udienza del processo di Appello che si sta svolgendo al Tribunale di Milano, un altro basilare tassello del teorema viene messo in discussione.

Il teste Marco Selmi, colonnello della Guardia di finanza depone ed alla domanda del Procuratore Generale Galileo Proietto: “Barba, che è imputato in questo processo, lei l'ha mai conosciuto?”.
Mai. Questo cognome per la prima volta l'ho appreso dopo la deposizione che io ho reso a Monza”.
PG: “Poiché agli atti di questo processo risulta una deposizione testimoniale di avere saputo che Cascardo Attilio (socio di Barba nell'agenzia investigativa – ndr) si sarebbe rivolto ad un colonnello della Guardia di finanza per avviare un'indagine le chiedo se ha mai conosciuto o sentito parlare di Cascardo Attilio”.
Selmi:“Mi fu presentato occasionalmente a Sondrio nel 2011 da un colonnello dei carabinieri investigatore che ora si trova in Libia”.
PG: “Cascardo le ha fornito degli elementi, non come fonte confidenziale , ma elementi per aprire un'indagine nei confronti...”.
Selmi è categorico: “No!
PG: “Dopo quella presentazione a Sondrio ha rivisto Cascardo?”.
Selmi: “Sì, quando ero comandante a Lodi; ma non c'entra niente con l'attività investigativa”.
PG: “E neanche gliene parlò a Sondrio?”, insiste il Pg.
Selmi: “No”.

Passaggio importante della testimonianza di Selmi, perché smentisce quello che i giudici scrivono nella sentenza di primo grado: “Significativa è la deposizione del colonnello Selmi dalla quale emerge il ruolo di confidente del Barba, persona che sa muoversi bene all'interno delle forze dell'ordine... Ulteriore tentativo di depistaggio è rappresentato dalla indicazione che l'omicidio di Vivacqua avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dei fratelli di Lavinia Mihalache”.
E ancora: “Barba tenta il colpo vincente: 'vanificare' le dichiarazioni di Guttoso Gino e screditare Mignemi Luigi indicando Nappa Giuseppe a fare dichiarazioni che indicano Barba e la Biondo d'accordo con i fratelli Mihalache per uccidere Paolo Vivacqua. La mente di questa pista falsa e subdolamente artificiale è Barba , e in questo caso Nappa è il braccio”, è la conclusione dei giudici monzesi.

PG Galileo Proietto: “Per quanto riguarda sia l'indagine per le fatture false, per associazione per delinquere, reati fiscali e poi per quanto riguarda l'omicidio di Paolo Vivacqua , che è poi seguito, lei ha raccolto elementi provenienti da fonti confidenziali e le ha trasmesse ai reparti operativi?”.

Selmi: “Le informative certo che, si. Le prime informative sul gruppo Vivacqua sono sul finire del 2010, quando ero comandante provinciale a Sondrio. Queste informative emergevano in un ambito diverso investigativo e anche giudiziario. È in questo contesto che, sviluppata l'attività informativa delle fonti confidenziali, decidemmo di trasferire le informazioni ai reparti milanesi, d'accordo col procuratore dell'epoca, il dottor Napoleone.
Nel marzo 2011, se non ricordo male, poiché gli step informativi erano già sette o otto, segnalammo una cassetta di sicurezza dicendo tra le altre cose: “Guardate che c'è una chiave in quel posto, la chiave di quella cassetta è intestata a questo, dovrebbero esserci 180 mila euro”. Ci risposero che ne avevano trovati 160 mila”.

PG: “A chi avete dato queste informazioni?”.
Selmi: “Io le ho trasmesse al Comando provinciale di Milano e a tutto il sistema informativo della Guardia di finanza. Trasferito da Sondrio a Lodi ho continuato ad attivare le reti informative tant'è che ad un certo punto, delegato da Monza a condurre le indagini sull'omicidio, riattivai le fonti confidenziali, informazioni assunte e semplicemente trasmesse”.

PG: “Per quanto riguarda l'omicidio, non ha mai ricevuto informazioni confidenziali quando era comandante a Lodi?”.
Selmi: “Certo che sì. Le ho avute dalla rete informativa che ho riattivata su specifiche richieste dello stesso pubblico ministero. Ho fatto un'informativa diretta al pubblico ministero dicendo: “Questa è la riattivazione, questo è quello che abbiamo saputo. Noi ci asteniamo dal fare qualsiasi attività d'indagine. E' evidente che poi queste cose il pubblico ministero le avrà trasmesse ai reparto interessati all'omicidio o anche all'altra indagine in materia di reati tributari che era quella che aveva innescato...”.

PG. “Sull'omicidio di Vivacqua informazioni non ne ha trasmesse?”.
Selmi: “Mai. Io ho trasmesso qualcosa a febbraio su un'ipotesi di possibile omicidio in corso d'esecuzione, o meglio, in fase di preparazione. Tant'è vero che fui convocato alla Procura di Milano dal pm Albertini e le dissi: “Fate indagini”.

L'avvocato Celi di parte civile chiede a Selmi: “Una precisazione: cosa intende per omicidio in fase di progettazione?”.
Selmi: “Progettazione, ho precisato, perché l'informazione era questa: Paolo Vivacqua stava progettando un omicidio ai danni di qualcuno, per questa progettazione sarebbe salito su nel monzese un soggetto siciliano. Noi trasmettemmo questa informazione a cui ne seguì un'altra in cui dicemmo: “Guardate che il soggetto che è salito dovrebbe essere questo. Lo identificammo e segnalammo che c'erano dei collegamenti con la Sicilia e trasmettemmo queste cose dicendo: “Noi non abbiamo fatto accertamenti. Fu in conseguenza della prima informativa che sono stato chiamato dalla dottoressa Albertini alla quale ho detto: “Con la mia esperienza di criminalità organizzata, so che a volte quando si sta preparando un omicidio, poi l'obiettivo dell'omicidio arriva prima. Fate indagini”.

Avvocato Manganello: “In che periodo siamo?
Selmi: “Maggio 2011”.

PM Galileo Proietto: “Lei è stato incaricato dal pubblico ministero di riattivare l'indagine? Ho capito male?”.
Selmi: “Esattanente così. C'è stato uno step prima: fui chiamato dal collega che dirigeva il gruppo della Guardia finanza di Monza dicendomi: “Guarda che qua è successo questo, ci puoi dare una mano per approfondire?”. Io dissi: “Non c'è problema, riattivo la rete” e cominciai a trasmettere alcune informazioni e, praticamente, quasi contestualmente fui convocato dalla dottoressa Donata Costa che non sapeva della informazione che io avevo trasmesso a maggio perché evidentemente c'era stata difficoltà di comunicazione tra Procure. Per cui, presa cognizione di quella, fui richiamato, evidentemente anche perché il collega della Guardia di finanza di Monza ebbe forse a descrivere che i contenuti delle informazioni trasmesse erano sostanzialmente attendibili. Quindi alla richiesta di riattivare risposti che sì, non c'era problema”.

PG: “Leggo dalla deposizione da lei rilasciata in Tribunale a Monza che ha ricevuto informazioni su una pista che portava ai fratelli della convivente della vittima?”.
Selmi: “Sì. E quello che ho scritto. E' quello che ho saputo”.

PG: “Mentre invece riguardo all'altra pista, tra virgolette siciliana, non c'era più nulla?”.
Selmi: “Io sono abituato a non forzare il confidente. Chiedo: “Dimmi quello che sai”.

PG: “Ha mai fornito informazioni confidenziali per lo sviluppo delle indagini alla Guardia di finanza di Gorgonzola che già lavorava con la Procura di Milano sulle società di Vivacqua?”.
Selmi: “Paradossalmente no. Mi spiego. Acquisita la notizia, la inserisco in un sistema dedicato. Dal sistema dedicato viene passata al Comando provinciale competente per territorio e contestualmente al Comando generale a Roma e a tutto il sistema italiano perché ci possono essere ricorrenze che interessano più ambiti territoriali”.
PG: “La risposta è?”.
Selmi: “Il Comando provinciale l'ha sicuramente girata a Monza e questo lo so perché Monza fu fatta una richiesta a me. “Mi dite se sono attendibili queste notizie?”. La risposta fu: “Sono attendibili”. Avevano trovato la chiave della cassetta e dentro la cassetta c'era il denaro contante. In quanto alla sua domanda se ho mai fornito direttamente alla Guardia di finanza di Gorgonzola notizie confidenziali sullo sviluppo delle indagini rispondo no. Se sono arrivate a Gorgonzola sono arrivate tramite gerarchico”.

Esaurite le domande per il colonello Selmi è la volta della testimonianza del luogotenente dei Carabinieri Giovanni Azzaro: “Dall'epoca dell'omicidio, dal 14 novembre 2011 a maggio/giugno 2013 sono state condotte dal nucleo investigativo di Monza; noi subentriamo ufficialmente dal 13 maggio 2013 avanzando delle richieste alla Procura di Monza in relazione a notizie acquisite da fonte confidenziale (Gino Guttuso - ndr). Chiediamo di poter acquisire i tabulati del traffico telefonico su alcune utenze di soggetti che ci erano stati indicati come soggetti coinvolti nell'omicidio”.

L'avvocato Manuela Cacciuttolo che difende la Biondo e in appello anche Barba, si oppone in quanto riferisce di fonti confidenziali. A lei si associa l'avvocato Angelo Pagliarello difensore di Giarrana.

Presidente Fabio Tucci: “Al solo fine di comprendere perché all'esito delle informazioni ricevute dalla fine le indagini sono state indirizzate in una certa direzione. Sotto questo profilo la domanda è ammissibile”.
Azzaro: “Acquisiti, i tabulati lasciano intravedere uno spiraglio investigativo che poi è stato...Diciamo dall'estate 2013 all'inizio 2014 quando gradualmente poi via via le operazioni di intercettazione telefonica, ambientale e quant'altro vengono concluse...”.

PG. “Avete intercettato i telefoni oppure intercettazioni ambientali anche di Diego Barba e della signora Biondo?Avete avuto difficoltà per intercettare Barba e la Biondo?”.
Azzaro: “Inizialmente no per quanto riguarda le utenze telefoniche. Attività invasiva qualora l'obiettivo da colpire è un'autovettura perché bisogna mettere in atto intrusioni vere e proprie. Ricordo il caso in cui avevamo predisposto l'attivazione di intercettazioni ambientali e GPS sull'autovettura di Germania Biondo. L'avevamo convocata in caserrma, lei si presentò accompagnata dalla madre che rimase sull'auto...Uscita dalla caserma l'auto fu seguita, la Biondo scese e si incontrò al bar con Barba mentre la madre rimase sulla vettura”.

PG: “Erano stati apprestati altri strumenti per evitare intercettazioni?”.
Azzaro: “Non sono mai stati intercettati colloqui telefonici tra la Biondo e Barba però sono stati intercettati colloqui ambientali in quanti i due si vedevano”.

PG. “Diego Barba utilizzava sistemi di bonifica delle autovetture, lo avete riscontrato?”.
Azzaro: “Barba era investigatore privato...Potrei dire degli stratagemmi per non essere ascoltato in maniera diretta, ai quali entrambi ricorrevano quando dovevano incontrarsi...Comunicavano tramite una loro amica, Luisa Aronico. La donna fungeva da collegamento tra i due. Abbiamo intercettato diversi sms e conversazioni telefoniche sia da parte di Barba verso la Aronico sia da parte della Aronico verso la Biondo. I contenuti degli sms e le conversazioni sono talmente chiari che è ovvio che i due si incontravano o si vedevano“.

PG: “Se la Aronico non c'era come comunicavano?”.
Azzaro: “In maniera diretta. Tra le loro utenze telefoniche, non mi risulta che vi fossero contatti diretti. Ci sono state circostanze in cui, entrambi sotto intercettazione, hanno interessato le medesime celle...Ricordo un'occasione: quando si sono trovati a Desenzano del Garda nella medesima unità di tempo e spazio. No..no, non li abbiamo seguiti. E' stata fatta ricostruzione delle celle interessate al traffico telefonico. In quell'occasione stessa cella stessa data e fascia oraria. Analogo episodio a Seregno”.
PG: “Dai servizi d'osservazione è emerso qualcos'altro sul modo di comunicare dei due?”.
Azzaro: “Si.Si. La Biondo gestiva una cartoleria, non ricordo se a Biassono o Macherio. Le celle di Barba interessavano le stesse celle. I due avevano l'accortezza di non farsi vedere assieme in luoghi noti....La nostra ipotesi investigativa è che evitavano di farsi vedere in pubblico essendoci una relazione incontrovertibile”.

Esaurite le domande del Procuratore generale l'avvocato Cacciuttolo chiede ad Azzaro se ha elementi per dire che la sistemazione di un pacchetto di fazzoletti di carta messo tra la plafoniera dell'auto e l'interruttore della plafoniera è stato messo dalla signora Biondo. “E' una sua deduzione, valutazione o supposizione?”.
Azzaro: “No. Ho detto che in altre indagini, anche in materia di narcotraffico e criminalità organizzata sono accorgimenti rudimentali però molto validi riscontrati in altre indagini”.

Cacciuttolo: “Può averli messi anche qualcun altro, per esempio chi riferisce, come le fonti confidenziali...”
Azzaro: “Non so chi l'abbia messo”.
Presidente Fabio Tucci: “Il suo pensiero è stato questo?”.
Azzaro: “Si”.
Cacciuttolo: “Lei prima ci ha riferito di intercettazioni ambientali tra la Biondo e Barba, stiamo parlando del 2013?”.
Azzaro: “No, 2014. Estate 2014”.
Cacciuttolo: “Non è possibile, li hanno arrestati il 29 marzo 2014”.
Azzaro: “Mi correggo, 2013. Giugno o luglio”.
Cacciuttolo: “Rispondendo al pm ha riferito che la Biondo aveva aperto un negozio, una cartoleria”.
Azzaro: “Si recava presso questa cartoleria ma non so se fosse intestata a lei. Non abbiamo fatto accertamenti. Non siamo mai andati nel negozio”.
Cacciuttolo: “Il 1. luglio 2013 la signora Biondo ha aperto un'attività a Sovico”.

Appare in difficoltà il luogotenente Azzaro quando il legale dell'ex moglie di Vivacqua lo incalza chiedendogli dei contatti telefonici tra Luisa Aronico e Diego Barba. Dodici in totale dalla morte di Vivacqua all'arresto della Biondo.

Ottiene dal teste un “No” in risposta alla domanda se siano mai stati disposti OCP (pedinamenti - ndr) dopo la triangolazione telefonica Barba-Aronica-Biondo.
Una lunga lista di no quando gli viene chiesto se la Aronico è mai stata sentita a sommarie informazioni o il commercialista Bianchi; che la moglie di Diego Barba aveva spostato la residenza da Desio a Campobello di Licata essendosi presentato un problema per il pagamento delle cartelle IMU e ICI; quando le intercettazioni a tre riguardano il problema dell'apertura della partita Iva per il negozio di Sovico....Ennesimo no sul viaggio a Desenzano del Garda del 14 luglio 2013. C'è l'intercettazione della Biondo in auto con la madre, parlano dei figli che vogliono vedere e comprare la casa di Desenzano. E i carabinieri di Desio che intercettano non lo sanno. La loro inchiesta si è basata soltanto sull'aggancio delle celle telefoniche.

“E' evidente presidente”, commenta il PG Proietto.
Presidente Fabio Tucci: “Si, è assolutamente evidente. Oramai la domanda è stata fatta....”.

Cacciuttolo: “Lei è a conoscenza della relazione del colonnello Selmi?”.
Azzaro: “Ne sono venuto a conoscenza dopo il processo”.

Cacciuttolo: “Selmi ha detto di averla depositata nel 2012 in Procura a Monza. E lei su domanda del presidente di Corte d'Assise in relazione al problema delle fonti dichiarò: “Diciamo, un'altra notizia che, a nostro avviso, è parsa non corrispondente alla realtà dei fatti, è quella a suo tempo acquisita dal colonnello della Guardia di finanza di Lodi, Selmi, che ha riferito alla Procura con un'annotazione riguardante una certa situazione”. Questo disse il 26 gennaio 2015”.

Presidente Fabio Tucci: “Avvocato, la domanda qual è?”.
Cacciuttolo: “Gli ho chiesto se era a conoscenza della relazione Selmi , mi ha detto di averlo saputo soltanto dopo questo procedimento. Faccio presente che loro lo sapevano in corso d'opera però non hanno ritenuto la notizia rilevante. La mia domanda è: avete fatto attività d'indagine sulla relazione Selmi?”.
Azzaro: “No, perché l'abbiamo saputo dopo. Infatti Selmi non l'ha riferita a noi, l'ha riferita alla Procura, al pubblico ministero titolare del procedimento dell'epoca (Donata Costa – ndr). E' chiaro che alla fine delle indagini, li abbiamo confrontati e la mia deposizione riguardava l'averlo saputo dopo, non durante le indagini”.

Cacciuttolo: “Dalla dottoressa Costa un input di investigare questa fonte non vi è mai arrivato”.
Azzaro: “No”.

L'avvocato Salvatore Manganello difensore di Salvino La Rocca chiede lumi sulla sicurezza del sistema utilizzato per le intercettazioni.
Azzaro: “E' indicativo. Può essere variabile la copertura in base a tanti fattori....
Manganello: “Quindi per fare un esempio: aggancio una cella di Seregno e mi trovo nel paese confinante?”.
Azzaro: “Sì, Seregno è attaccato a Desio e a Cesano Maderno, può capitare...”.
Manganello: “Quindi senza attività di OCP il riscontro non è assolutamente certo. E' giusto dire così?”.
Azzaro: “Si, è chiaro che...”.
Avvocato Pagliarello. “Le vostre intercettazioni riguardano La Rocca, Barba, la Biondo...chi erano altri interessati da queste intercettazioni, per esempio Guttuso?”.
Azzaro: “No”.
Pagliarello: “C'erano poi le ambientali. Oltre alle telefonate in entrata e uscita. In quel periodo, in una qualsiasi di quelle telefonate, ha mai sentito parlare dell'omicidio di Vivacqua?”.
Azzaro: “Durante le conversazioni telefoniche? No”.
PG: “Sono andati i suoi uomini a perquisire Diego Barba? Hanno constatato casseforti, che c'erano armadi in metallo?”.
Azzaro: “Infatti sono state sequestrate armi..”.
Alessandro Frigerio legale con Salvatore Manganello di Salvino La Rocca si oppone.
il tema del riesame è necessariamente circoscritto – dice -. E' una precisazione di tema introdotto nell'esame diretto e che, all'esito del controesame, rimane contestato”.
Presidente Fabio Tucci: “E' vero però l'abbiamo condotto con una certa libertà, anche in favore della difesa”.
Frigerio: “Azzaro, dai tabulati da voi acquisiti nel 2013 avete provveduto a verificare la compatibilità delle dichiarazioni testimoniali rese a voi nell'immediatezza del fatto?”.
Azzaro: “I tabulati riguardavano soggetti poi oggetto di intercettazione da parte nostra”.
Frigerio: “Non siete mai venuti in possesso dei tabulati telefonici anche della vittima relativamente al periodo di intercettazione di Gorgonzola, quindi prima e dopo l'omicidio?”.
Azzaro: “No”.
Frigerio: “Nessun tipo di controllo neanche sulle dichiarazioni della signora Mihalache Lavinia? Nessun tipo di controllo è stato fatto?”.
Azzaro: “No”.

Alimenta dubbi sulla sua credibilità la testimonianza di Luigi Mignemi che incalzato dalle domande dei difensori Gianluca Orlando e Angelo Pagliarello finisce per abbandonare l'aula e però viene nuovamente invitato dal presidente a continuare la testimonianza basti dire che, su domanda dell'avvocato Pagliarello, Mignemi dichiara: “C'è un particolare che mi ha detto Giarrana, che questo signore (Paolo Vivacqua – ndr) nel momento in cui è stato ucciso era su una cattedra, sulla cattedra nel suo ufficio, perciò non mi ha detto altro, che hanno cercato del denaro”.
Pagliarello: “Cioè una cattedra nel senso che era sopra con il fisico, con il corpo?”.
Mignemi: “Sì, penso che era...la cattedra, come sono io, mi sparano e io...”.
Pagliarello: “E Vivacqua finisce sulla cattedra?”.
Mignemi: “Penso”.

Il corpo di Paolo Vivacqua venne trovato disteso sotto la scrivania.

Mignemi è personaggio coinvolto in processi per aver fatto parte della 'ndrangheta , in particolare del clan di Giuseppe Mazzaferro (processo Fiori di San Vito e Isola Felice), nonché accusato di furto, ricettazione e stalking.
Nel processo Isola Felice, è stato accusato di rapine agli uffici postali per finanziare le 'ndrine. Mignemi ha ottenuto le attenuanti della collaborazione.

Prossima udienza l'8 giugno. Di scena le parti civili: l'avvocatessa Daria Pesce per i fratelli Antonio, Gaetano e Davide Vivacqua e l'avvocatessa Ambra Ferretto per Lavinia Mihalache e il minore Nicolas Vivacqua.

Seregno - Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell'assessore Milani

31 maggio 2017

di k.ts.

Qualche anno fa avevamo scritto di Emilio Giussani, il proprietario della Giussani Scavi e di Brianza Inerti, molto vicino all’attuale sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e al vicesindaco Giacinto Mariani.
Avevamo raccontato della sua capacità di aggiudicarsi i lavori del comune battendo la concorrenza con ribassi di poche centinaia di euro su appalti che valevano centinaia di migliaia di euro (vedi Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), come se possedesse la sfera di cristallo e riuscisse a guardare nel futuro. 
Emilio Giussani, cavatore, scavatore, stradino, costruttore e immobiliarista, ha recentemente affinato le sue capacità “magiche” e ha fatto sparire dalla sede operativa della sua azienda quello che aveva tutta l’aria di essere un distributore abusivo di gasolio, giusto 24 ore prima che i tecnici comunali ispezionassero il luogo per verificarne l’effettiva presenza.

La storia inizia qualche mese fa, quando Gussani presenta al comune la richiesta di costruire un distributore di carburanti ad uso privato interno, cioè per il rifornimento dei soli mezzi della ditta, presso la sede della sua società in via Macallè.
La richiesta viene da prassi inoltrata allo Sportello Unico Attività Produttive. 

Il Suap, esplicate le pratiche di sua competenza, chiede all’ufficio urbanistica se esistono cause che impediscono il rilascio dell’autorizzazione.
Un problema in effetti c’è, il distributore ricade nella fascia di rispetto di un pozzo della rete idrica di Seregno e quindi, secondo quanto prevede la normativa, il distributore di carburanti lì non si può mettere.

Per il funzionario dell’ufficio urbanistica, però, il pozzo è dismesso da anni, nonostante sia stato inserito nel PGT entrato in vigore nel gennaio del 2015.
Non sarebbero, quindi, quindici, ma uno in meno, i pozzi che soddisfano per l’80% il fabbisogno idrico dei seregnesi (Seregno è in deficit idrico e il 20% del suo fabbisogno gli viene fornito dai pozzi nel comune di Meda).
Bisogna, quindi, prenderne atto e modificare il PGT.


Ogni modifica al Piano di Governo del Territorio prevede l’approvazione in consiglio comunale.
La presentazione della proposta spetta all’assessore competente, nel caso Barbara Milani, assessore all’Urbanistica, che, per preparare la relazione da portare in consiglio, vuole sapere perché e da chi è stato chiuso il pozzo. E qui iniziano i problemi.

Brianzacque, il gestore unico del sistema idrico nella Provincia di Monza e Brianza, quel pozzo dice di non averlo mai gestito. Nel 2007, infatti, quando la società riceve il patrimonio idrico da varie aziende municipalizzate tra cui Aeb - la società che fino ad allora aveva gestito il servizio idrico a Seregno - il pozzo non compare nella dote.
L’assessore chiede di vedere le analisi che hanno portato alla chiusura del pozzo.
Ma non le hanno gli uffici comunali, non le ha Aeb, non le ha Brianzacque (forse il pozzo era gestito da Alsi, l’Azienda Alto Lambro, poi confluita in Brianzacque; almeno così sembra dall’intestazione che compare nel sistema Sif della Provincia di Monza e Brianza, vedi documento).

Si fanno, invece, avanti i vertici di Reti+ (società del gruppo Aeb-Gelsia) convinti che il pozzo sia in disuso da trent’anni, perché inquinato dai nitriti.
Ma anche Reti+ non ha le analisi delle acque.
Insomma si rimane nel vago, di analisi nemmeno l’ombra e di certezze poco o niente.

Intanto, mentre si cerca di dipanare la matassa del pozzo fantasma, arriva sulla scrivania dell’assessore la foto di quello che sembra a tutti gli effetti un distributore di carburante già funzionante sull’area della Giussani srl. Un distributore con tanto di struttura di contenimento, tettoia contro gli agenti atmosferici, estintore e segnale di pericolo di incendio.

La Milani gira la foto ai funzionari del comune, invitandoli ad attivarsi. Giussani ha pure precedenti di abusivismo, è stato, infatti, pizzicato ad allargare la sua cava del 40% rispetto all’area autorizzata, invadendo alcuni terreni agricoli ricadenti nel Plis (Parco locale d’interesse sovracomunale).
Anche in quel caso è stato lo zelo della Milani a far emergere l’abuso, superando lentezze e ritrosie. Il precedente assessore all’Urbanistica, l’attuale sindaco Edoardo Mazza che ha lavorato alla stesura del PGT non si era accorto di nulla, anche se l’allargamento di ben 23mila metri quadri al di fuori del perimetro autorizzato è chiaramente visibile anche su google earth, almeno dal 2014 (nella foto, solo l’area marroncina è quella autorizzata, mentre si vede che la cava occupa anche alcune aree tratteggiate appartenenti al Plis)

Passa un mese, ma i funzionari responsabili non si muovono, la Milani preme e sollecita, alla fine dagli uffici si rassegnano e chiamano Giussani.

- “Dovremo fare un’ispezione.”
- “Questa settimana non ci sono, venite venerdì.”
- “Va bene, a venerdì.”

Giovedì pomeriggio, nella sede della Giussani srl, l’attività è febbrile, i camionisti sono in fila a riempire di gasolio i serbatoi dei mezzi, mentre gli operai scavano (nella foto si vede la montagnola di terra davanti al distributore).
La sera la colonnina del distributore non c’è più, spariti e sigillati i tubi della pompa, il cartello di pericolo incendio finisce poco più in là, rimane la struttura in muratura e sul suolo la sagoma rettangolare di uno scavo che sembra proprio corrispondere a quella di una cisterna interrata rimossa.

Il venerdì mattina passano i tecnici comunali per il controllo: tutto a posto, il distributore di carburanti non c’è.
Giussani è salvo. Rischiava una denuncia penale oltre che per abusivismo, per mancanza del Certificato di Prevenzione Incendi dei Vigili del Fuoco, cosa che ovviamente quel distributore non poteva avere.

L’assessore, allora, dice basta e se ne va.
Sarà colpa degli uffici che percepisce neghittosi soprattutto quando c’è da tenere la schiena dritta davanti ai costruttori, sarà una Giunta che non l’apprezza e scambia la sua meticolosità per pedanteria, o sarà il vice sindaco che adesso fa fuoco e fiamme e prima l’aveva voluta in Giunta - ma se la sarà immaginata una velina da manovrare - e invece Barbara Milani (che ha pure partecipato a Miss Padania e fatto un po’ di televisione) è un avvocato ed ha anche il dottorato; insomma ne sa più di Giacinto Mariani che non ha brillato neanche a prendere il diploma da ragioniere.

Ieri Barbara Milani ha rassegnato la dimissioni, le sono bastati due anni per capire com’è l’andazzo a Seregno, chiamatela scema.

 

Omicidio Vivacqua, al processo d'Appello la lista dei testimoni ammessi

12/05/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Prima udienza in Corte d'Appello di Milano - presidente Fabio Tucci, giudice a latere Ivana Caputo - per l'omicidio di Paolo Vivacqua ucciso con 7 colpi di pistola calibro 7,65 nel suo ufficio di Desio la mattina del 14 novembre 2011.
L'8 marzo dello scorso anno la Corte d'Assise di Monza presieduta da Giuseppe Airò aveva condannato Diego Barba e Salvino La Rocca a 23 anni; ergastolo per Antonino Giarrana e Antonio Radaelli già condannati a 30 anni per l'uccisione di Franca Lojacono, consuocera del rotamat di Ravanusa. Assolta invece Germania Biondo, ex moglie di Vivacqua “dei reati ascritti – hanno scritto i giudici - per non aver commesso i fatti e piena remissione in libertà” (ndr - era agli arresti domiciliari).

All'udienza del 2 maggio erano presenti i quattro imputati tuttora detenuti in carcere, Germania Biondo e tutti i legali: Manuela Cacciuttolo e Gianluca Orlando per Diego Barba; Salvatore Manganello e Alessandro Frigerio per Salvino La Rocca; Angelo Pagliarello e Monica Sala rispettivamente per Antonino Giarrana e Antonino Radaelli.

La Procura di Monza aveva richiesto l'escussione di 12 testimoni, la Corte ne ha ammessi soltanto 6; la difesa di Barba aveva invece chiesto l'escussione di due avvocati, il colonnello Marco Selmi e Vincenzo Infantino, braccio destro di Vivacqua, che nei giorni seguenti l'omicidio, presentatosi assieme a Calogero Licata Caruso all'ufficio postale di Lissone, aveva ritirato per contanti 300 e 350 mila euro fino a ridurre il deposito della LV Rottami quasi a zero.

Nonostante le numerose richieste fatte dall'avvocato Manuela Cacciuttolo nel corso del processo a Monza e nonostante una precisa richiesta accolta dal presidente Giuseppe Airò che ne aveva chiesto l'accompagnamento coatto con i carabinieri da Ravanusa al Tribunale monzese, Vincenzo Infantino si è sempre sottratto all'obbligo della testimonianza.
Testimonianza che sarebbe stata preziosa poiché fu lui ad annunciare al sodale amico Calogero Licata Caruso, due mesi prima dell'uccisione di Vivacqua,: “Guarda che il lavoro si è abbassato un po' e non ti voglio licenziare, vediamo quello che nasce e ci dividiamo”.

Paolo Vivacqua aveva annunciato che, venduto il terreno di Carate Brianza a Bricoman per 5 milioni avrebbe dato l'addio alle “società cartiere” e si sarebbe occupato di affari immobiliari in Svizzera e Romania con la compagna Lavinia Mihalache.
La Corte ha invece ritenuto “ininfluente” la convocazione di Infantino..

Sarà oltremodo importante la testimonianza del colonnello Marco Selmi che renderà esame “sul contenuto di una informativa riguardante l'omicidio Vivacqua depositata presso il pubblico ministero di Monza e sulle attività svolte ed acquisite nonché prova contraria come richiesto dalla difesa di Germania Biondo”.
In Assise il colonnello Selmi, comandante della Guardia di Finanza di Sondrio dal 2008 al 2011 testimoniò di essersi incrociato con le società cartiere di Vivacqua e d'aver avuto informazioni sul ruolo dei fratelli di Lavinia Mihalache.
Altri testi convocati sono il tenente Giovanni Azzaro, gruppo carabinieri di Desio, che dovrà riferire “sugli accorgimenti utilizzati da Diego Barba e Germania Biondo per proteggere il loro rapporto ed evitare di venire intercettati”; Giuseppe Nappasulle circostanze apprese da Diego Barba in merito all'omicidio di Paolo Vivacqua commesso da lui e dalla sua amante”; Maresciallo Vincenzo Martella Gdf Gorgonzolain merito alla perquisizione e alle indagini svolte per conto della Procura di Milano nel provvedimento riguardante la posizione di Germania Biondo” nella cui abitazione di Desio – che condivideva col figlio Davide – furono trovati contanti per 359.200 euro ed altri 5.020 euro “nella borsetta personale della Biondo” oltre a 1.172 dollari ed assegni vari.
La Corte ha inoltre deciso di convocare il pregiudicato Luigi Mignemi in merito alle presunte confidenze ricevute nel carcere di Monza da Antonino Giarrana.
Dovrà essere sentito anche il supertestimone Gino Guttuso accusato dalla Procura di Monza di falsa testimonianza.
Si torna in aula il 18 maggio.
 

Monza - Redaelli presidente di Sias, solo 5 milioni da Regione Lombardia per il GP

06/05/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Quando nel 2015 il Gran premio d'Italia di Formula 1 rischiò di essere cancellato dal calendario mondiale, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e il suo vice, Fabrizio Sala, scesero in campo, annunciando il contributo di 70 milioni di euro in dieci anni per il parco della Villa Reale e per Autodromo.
Secondo il loro piano, Regione Lombardia sarebbe entrata nell'azionariato di Sias con una quota del 20 per cento, contribuendo con 10 milioni di euro l'anno fino al 2019 alla firma del contratto con la FOM di Bernie Ecclestone che aveva fissato il prezzo per il rinnovo triennale a 68 milioni di dollari.

Poi, però, letta la due diligence della società di revisione Trevor, che ha redatto il documento ufficiale su cui è poi stato deliberato il valore delle azioni di Sias, Regione Lombardia ha deciso di defilarsi ed ha deliberato il solo contributo di 5 milioni di euro anziché 10 milioni di euro per l'edizione 2017 del Gran premio d'Italia.
Un dietrofront che ha costretto ACI, nel corso del suo ultimo Consiglio generale, ad approvare la rimodulazione del budget di bilancio con una previsione inferiore ai 20 milioni di euro: “Sapevamo prima di firmare il contratto con Ecclestone che sarebbe stata dura – spiega il presidente dell'ACI - e però siamo gente seria che mantiene gli impegni e le responsabilità e per questo ci siamo accollati l'oneroso impegno. Fortunatamente l'inizio di stagione positivo con la Ferrari che è leader del campionato ci sta dando una mano”.

Per la corsa di settembre, già alcune tribune sono sold out e se il trend positivo continuerà, Sias riuscirà a superare l'incasso 2016 che è stato di poco superiore ai 10 milioni, a fronte dei costi per organizzare l’evento che si aggirano tra i 19 e i 21 milioni di euro.

L'assemblea di Sias tenutasi ieri a Milano ha annunciato il cambio al vertice dell'Autodromo Nazionale.
A presiedere Sias, società di gestione dell'impianto automobilistico, l'Automobile Club d'Italia – ora socio di maggioranza col 75 per cento del capitale, il restante 25 per cento resta all'Automobile Club Milano – ha designato Giuseppe Redaelli, 67 anni (li compirà il 7 maggio) , industriale di Varese, nonno brianzolo di Barzanò, gradito a Regione Lombardia. “Abbiamo voluto privilegiare il territorio nominando Redaelli che è anche a capo del Comitato degli Automobile Club regionali”, precisa Angelo Sticchi Damiani.
Titolare di una tipografia che da anni ha commesse di lavoro dalla Regione, Redaelli è dal 2010 presidente dell'Automobile Club Varese.
Tra i fondatore dell'associazione Varesevive; nel 2012 ha ricevuto dal Coni la medaglia d'oro quale vincitore del campionato di regolarità auto storiche e il premio “Lombardia per il lavoro” consegnatogli dall'allora presidente Roberto Formigoni.

Esordisce così il neo presidente, concedendo la sua prima intervista in esclusiva a Infonodo: “Discontinuità col passato e il desiderio di costruire un nuovo futuro. Senza alimentare aspettative che potrebbero non concretizzarsi. Il nostro obiettivo è che Monza da fiore all'occhiello del territorio diventi fiore all'occhiello nazionale”.

La gestione di Sias con l'ACI socio di maggioranza è totalmente cambiata, così com'è cambiata la gestione della FOM di Ecclestone ceduta a Liberty Media. Ieri in Autodromo abbiamo incontrato Chase Carey,Ceo del colosso americano che ha rilevato da Ecclestone la Formula Uno e che prima di venire a Monza è stato a colloquio con Roberto Maroni e con il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Con loro, presente anche Angelo Sticchi Damiani sono state pianificate iniziative per tenere alto l'avvenimento Gran premio senza dimenticare il brand Monza. Occorre una nuova filosofia: Monza dev'essere Monza tutto l'anno e non soltanto a settembre quando corre la Formula Uno”.

Presidente, Liberty Media ha in mano un contratto che gli garantisce 66 milioni di dollari in tre anni, il presidente dell'ACI è convinto che potrà rinegoziare al ribasso la cifra?
Sticchi Damiani è dell'avviso che si possa arrivare ad un accordo più efficiente e performante per tutti. Non penso proprio ad una revisione del contratto firmato a novembre dello scorso anno. Liberty Media ci ha fatto intendere una parziale disponibilità di progetto per il futuro. La mia è una sensazione, Chase Carey non appare un despota. Insomma, non dice: avete firmato un contratto e lo dovete rispettare. E' un imprenditore e quindi è chiaro che non vorrà perdere il suo vantaggio. Anzi, vorrà acquisire un ulteriore vantaggio! Non ci vedrà nemici ma amici con cui trovare intese. Non sarà un percorso facile e neppure breve. Quale imprenditore dopo aver acquisito un'azienda che gli garantisce 66 milioni di dollari richiama per dire gli altri hanno scherzato, adesso rivediamo la cifra al ribasso? Carey sa bene che dovremo trovare un'intesa. Se il business funziona per Monza funziona anche per lui, altrimenti...”

Regione Lombardia dopo aver promesso 10 milioni l'anno inizialmente per quattro anni e poi per tre ed aver lasciato intendere che sarebbe entrata come socia in Sias si è defilata e per il Gran premio – come ci ha confermato il presidente dell'ACI metterà a disposizione soltanto 5 milioni...
Credo che essendo state fatte promesse tra gentiluomini in un modo o nell'altro le promesse saranno mantenute”.

Al primo consiglio di Sias Giuseppe Redaelli non siederà sulla poltrona a lui riservata. “Non lo faccio mai – spiega -. Non mi piacciono i presidenti che fanno pesare il loro potere. In Sias decideremo a livello collegiale, non sono abituato a fare il despota. Programmi e progetti si concordano in gruppo. Faccio molto squadra. Poi magari faccio anche battaglie e litigo. E però discuto. Stimolo la discussione”.
Prima di congedarsi manda un particolare ringraziamento a Pier Lorenzo Zanchi che l'ha preceduto. “E' doveroso. Lo scorso anno ha fatto un buon lavoro. Mi aiuterà per alcuni mesi ad entrare nello spirito della gestione di Sias”.

Inizialmente saranno tre e non cinque i membri del Consiglio. Con Giuseppe Redaelli e Giuseppina Fusco (una carriera all'ENI prima di passare all'ACI) designati dall'ACI nel Cda ci sarà Enrico Radaelli a rappresentare il socio di minoranza, l'Automobile Club Milano. Non appena il Comune di Monza annuncerà il suo rappresentante (potrebbe essere riconfermata Alessandra Marzari) ACI comunicherà il nome scelto per completare il Consiglio. Nel caso Monza non dovesse confermare la Marzari e nominare un uomo, il quinto consigliere di nomina Aci sarà una donna.

Monza - Autodromo: Enrico Radaelli silura il presidente Zanchi e all'ACMilano è rissa

4 aprile 2017

di Pier Attilio Trivulzio

E' bufera sul Consiglio dell'Automobile Club Milano.
Giovedì i cinque membri: Ivan Capelli, Marco Coldani, Pietro Meda, Geronimo La Russa ed Enrico Radaelli dovevano votare il nome del rappresentante in seno al nuovo Cda di Sias. Risultato: 3 voti a favore di Radaelli e solo 2 voti per Pierlorenzo Zanchi, da un anno presidente della società di gestione dell'Autodromo Nazionale, che aveva avuto assicurazione della riconferma da Angelo Sticchi Damiani presidente di ACI socio di maggioranza in Sias col 75 per cento delle azioni (il restante 25 per cento è di ACM).

I tre voti ad Enrico Radaelli hanno scatenato immediatamente la bagarre e sono volati pesanti insulti.
È partita anche una lettera. “...Mio malgrado e con grande rammarico annuncio le mie immediate ed irrinunciabili dimissioni”, ha scritto Pierlorenzo Zanchi denunciando “l'anomala pratica di autovoto da parte del diretto interessato Radaelli due (La Russa e Meda – ndr) erano quelli che più di altri si erano adoperati a convincermi di accettare il gravoso incarico di presidente di Sias. Mi stupisce molto perché motivato da ragioni che non riferiscono minimamente al merito”.
Tengo a significarvi – conclude la lettera – che dal momento in cui sono stato presidente ad oggi, con tutte le risorse e competenze che a vario titolo mi hanno aiutato, in primis il procuratore Marco Coldani, si sono ottenuti risultati notevoli”.

Zanchi non precisa se i “risultati notevoli” sono riferiti al bilancio 2016 che il Cda di Sias voterà domani (4 aprile) - senza la presenza di Zanchi - prima di decadere, o al rinnovo triennale del Gran premio di Formula 1.
Oppure all'essere riusciti a portare a Monza, per i test FIA precampionato, le straordinarie vetture dell'European Le Mans Series (torneranno in pista per la gara di campionato il 14 maggio) e del World Endurance Championship che tra sabato e domenica, nonostante la pioggia, ha visto l'Autodromo tornare a riempirsi di pubblico: 20 mila persone.
Certamente un buon biglietto da visita per la nuova società a maggioranza ACI.
I due giorni di test del WEC con attività in pista fino alle 21, sono serviti per proseguire il discorso in vista del ritorno all'Autodromo della “Mille Chilometri” nata per volere dell'Automobile Club di Milano e merito della tenacia e del carisma di Romolo Tavoni. Una “Mille” che negli Anni Sessanta richiamava più spettatori del Gran premio di Formula 1.

Tre mesi dopo aver firmato con la FOM di Bernie Ecclestone il contratto da 68 milioni di dollari per tenere a Monza il Gran premio d'Italia di Formula 1 fino al 2019 ed essersi assicurato la maggioranza delle quote di Sias, il presidente dell'Automobile Club d'Italia, aveva quasi completato il puzzle della nuova Sias scegliendo per il Cda Carlo Conti (direttore centrale finanza ACI) e Alessandra Rosa (direttrice AC Firenze). In sospeso le candidature di Alfredo Scala e di Fabrizio Turci. Giovedì (6 aprile) durante il Consiglio generale a Roma Sticchi Damiani annuncerà il nome del presidente della Nuova Sias che potrebbe essere un lombardo. Ed a completare il quintetto del Cda Enrico Radaelli (ACM) e il designato dal Comune di Milano.

Nella foto Pierlorenzo Zanchi

Monza - Autodromo. Nasce la nuova società di gestione, ad ACI il 75% delle quote

15/03/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Roma - Automobile Club d'Italia (ACI) e Automobile Club di Milano (ACM) hanno, ieri, unito le loro quote - rispettivamente 75 e 25 per cento - per dare continuità a Sias, la società che dal 1922 gestisce l'Autodromo di Monza : un matrimonio per necessità.
Scelta difficile in quanto per 85 anni ACM ha deciso in autonomia programmi e investimenti. Invece, d'ora in poi a Monza l'ACI sarà il padrone di casa.

Una sorta di realizzazione del sogno di Franco Lucchesi ex presidente dell'ACI che sedici anni fa dette vita alla società Formula Grand Prix SpA che aveva per oggetto sociale “la costruzione, allestimento e gestione di circuiti automobilistici, motociclistici, la gestione di gare, competizioni e manifestazioni automobilistiche, motociclistiche e sportive in genere”. Società con capitale di 100 mila euro: 99.000 azioni Automobile Club d'Italia, 1.000 azioni della sanmarnese Fincompany SA.

Formula Grand Prix SpA era stata costituita con l'obiettivo di sottrarre all'Automobile Club di Milano il Gran premio d'Italia e a all'Automobile Club di Bologna quello di Imola.
La società venne, però, messa in liquidazione l'11 marzo 2004; il capitale azzerato da consulenze ed emolumenti ai consiglieri; la perdita fu di 14.856 euro.

Quella di chiedere aiuto all'ACI è stata per ACM una scelta obbligata dal momento che le gestioni dell'ex direttore Enrico Ferrari tra il 1997 e il 2012 (il Tribunale lo ha condannato ad una pena di 4 anni e 4 mesi ed risarcire 1,5 milioni di euro) e di Andrea Dell'Orto nel biennio 2014-2015 hanno fatto sprofondare Sias sull'orlo del fallimento.
Per salvare la società e continuare ad organizzare il Gran premio d'Italia di Formula Uno il presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani ha portato avanti la trattativa con la FOM di Bernie Ecclestone disposta a confermare a Monza l'avvenimento iridato a fronte di un nuovo oneroso contratto da 68 milioni di dollari per il triennio 2017-2019.

Dopo che a fine 2015 il Governo Renzi aveva autorizzato l'ACI a utilizzare i proventi del Pra (Pubblico Registro) il Consiglio Generale dell'ACI ha dato mandato al presidente Sticchi Damiani di utilizzare risorse per 37,5 milioni. Ora però l'ambiente romano è in fibrillazione poiché il decreto attuativo deve passare per le commissioni e potrebbe subire modifiche.

Speriamo veramente di no. Se però ciò accadesse ci penalizzerebbe – analizza lucidamente un componente del Consiglio -. Il Parlamento potrebbe modificare la legge finanziaria del 2015 ed a noi verrebbe a mancare l'approvvigionamento economico per il Gran premio d'Italia. Lo stesso discorso vale per Regione Lombardia. Senza i loro soldi non facciamo il Gran premio. La loro parte la devono mettere perchè sono venuti a cercarci, hanno partecipato alle riunioni, hanno fatto annunci. Non può l'ACI restare col cerino acceso in mano”.

Ai 37,5 milioni di dollari di ACI per il triennio, ACM aggiunge l'incasso dei biglietti e gli stanziamenti di Regione Lombardia.

Inizialmente era stato annunciato che la Regione avrebbe partecipato alla società con una quota del 20 per cento. Spaventata, però, dal report della due diligence si è in ultimo chiamata fuori, decidendo di restare soltanto sponsor con una cifra di 10 milioni l'anno per il 2017 e 2018.
In realtà, al momento in cui scriviamo, il solo impegno di spesa è di 7 milioni, di cui 5 andrebbero all'Autodromo per il Gran premio e 2 sono stati utilizzati per i lavori di preparazione del Parco per la visita di Papa Francesco del 25 marzo.

Quindi, a conti fatti, sommando ai 37,5 milioni di dollari di ACI i circa 30 della vendita biglietti ed i 20 di Regione Lombardia (nessun contributo in ogni caso per il 2019) si arriva a 87,5 milioni; 19,5 in più del contratto FOM. Occorre però tenere conto che le spese di organizzazione del Gran premio sono nell'ordine dei 60 milioni e dunque, nel triennio, il Gran premio d'Italia è destinato a produrre un disavanzo economico di 40,5 milioni.
Anche se il presidente della Regione, Roberto Maroni, ottimisticamente, dichiara: “L'investimento nel Gran premio serve a creare ricchezza per il nostro territorio”, contando sull’indotto che l’evento Gran Premio produce: accoglienza, ristorazione. trasporti, ecc.

Arrivare alla sigla del contratto ACI-ACM, che dovrà però ancora ottenere il benestare della Corte dei Conti e dell'Antitrust, non è stata una passeggiata facile. O meglio, per dirla tutta, è stato un viaggio ad ostacoli.
Il gruppo di lavoro dell'ACI coordinato da Carlo Conti, direttore dell'area amministrativa e finanziaria, ha passato al vaglio la documentazione degli ultimi 5 anni di Sias estrapolando in modo analitico le negatività aziendali che potrebbero in futuro creare problemi di gestione societaria.
ACI ha puntualizzato che le posizioni civilistiche e penali ancora aperte saranno di sola competenza di ACM.

Angelo Sticchi Damiani potrebbe assumere almeno inizialmente il ruolo di presidente della nuova Sias. Al momento per quanto riguarda i tre componenti il cda in quota ACI circolano solo i nomi di Alfredo Scala e Fabrizio Turci; Enrico Radaelli sarà il rappresentate di ACM mentre il quinto nominativo dovrebbe essere indicato dal Comune di Milano, e non da Monza com'è avvenuto fino ad ora.

Giovedì 16 marzo in Tribunale a Monza il pubblico ministero Rosario Ferracane (ha sostituito Walter Mapelli promosso procuratore capo a Bergamo) terrà la sua requisitoria chiedendo le pene per Enrico Ferrari, Giorgio Beghella Bartoli, Marco Luca Villa, Giuseppina Panuccio, Federica Evangelista e Stefano Tremolada. Pesanti i capi d'accusa: usura, corruzione, peculato, falso, turbativa d'asta, omissione dolosa di cautele, distruzione di patrimonio arboreo. Sias si è costituita parte civile con l'avvocata Angela Fortuna.

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