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Monza - Gran Premio a tutta birra. Nel circo milionario i "dannati" da 5 euro all'ora

01/09/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Gran premio d'Italia a tutta birra? Già, sembrerebbe di sì dal momento che title sponsor della gara iridata è Heineken. Il birrificio olandese ha chiuso con Bernie Ecclestone una sponsorizzazione da 250 milioni di dollari per 9 Gran premi, tre già nel 2016 e altri 6 fino al 2020.
Da quando la Guardia di finanza ha perquisito il “Tempio della Velocità” e inquisito i suoi vertici, per tre anni la gara della Formula 1 è stata indicata denominata semplicemente “Gran premio d'Italia”.

Per Mister E. una perdita secca, indicativa - mancando conferme ufficiali - nell'ordine di tre milioni di euro.
Agganciata l’Heineken, l'ex venditore di auto inglese è riuscito a spuntare, per il solo appuntamento monzese di quest'anno un contratto da 2 milioni di euro, concedendo, per la serata di ieri, l'uso del rettilineo di partenza per un incontro di calcio a 5 tra piloti di Formula ed ex calciatori che ha visto la partecipazione di Verstappen, Alonso, Perez, Ricciardo, Palmer per la squadra piloti e Trezeguet, Dida, Pires, Salgado, Karembeau per i calciatori

L' Heineken Champions of the Grid” oltre a finalità benefiche alle popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia divulgherà il messaggio “Chi guida non beve”. A ricordarcelo, domani sera, nel paddock saranno due scozzesi: il tre volte campione del mondo Jackie Stewart che a Monza ha vinto il suo primo Gran premio nel 1965 con la BRM superando all'ultimo giro, in parabolica, il compagno di squadra Graham Hill e ripetendosi con la Matra-Ford nel 1968; e David Coulthard vincitore nel 1997 con la Mc Laren-Mercedes.

Selva di cappellini rossi (ferraristi) e maglie arancioni (tifosi del 18enne olandese Verstappen, il più giovane vincitore in Formula 1) nel pomeriggio quando è stato dato libero accesso alla pit lane per la sessione autografi ai possessori di abbonamenti validi tre giorni. Un'onda lunga promettente che però, difficilmente, si ripeterà sabato e domenica dal momento che, nonostante le invitanti promozioni di Groupon e Trenord ancora tantissimi posti di tribuna risultano disponibili.
E' vero, la Ferrari non ha ancora fatto strike e quindi è pura utopia pensare sia possibile battere il record dei 160.532 spettatori del 2000, annata d'orto di Michael Schumacher che riportò il mondiale a Maranello dopo 25 anni. Però non si sa mai, storicamente all'Autodromo il Cavallino ha sempre dato il meglio. Fatta eccezione per le due ultime edizioni con Alonso che accosta la Rossa davanti al traguardo col motore in fumo e lo scorso anno quando Raikkonen, che s'era guadagnato la prima fila, cannò la partenza facendosi infilare dai piloti due file più indietro.
Però, mai dire mai. E se nel 50° anniversario della vittoria di Ludovico Scarfiotti, Raikkonen e Vettel dovessero dare scacco a Mercedes e Red Bull, allora sì che, giustamente, si scatenerebbero i tifosi.
In questo momento, é solo un sogno da cullare.
Tra i tifosi c’è anche Wolf Gruhle, barba e capelli bianchissimi, tedesco di Francoforte, a Monza per vedere il Gran premio ma soprattutto però per far firmare autografi ai piloti su fotografie formato cartolina. “Ho una collezione con oltre 600 album zeppi. Ho iniziato a raccoglierli negli anni 70. Ero tifoso di Ronnie Peterson, non ero però a Monza nel 1978 quando ebbe l'incidente mortale. Questo è il quarto anno che vengo”.

La cronaca del paddock è scarna.
Inferiore agli altri anni l'arruolamento di hostess.
Reclutate da Manpower, prendono 60 euro al giorno con 11 ore di presenza. Abbondano invece i body guard.
C'è chi si é fatto esperienza a Expo 2015 ricevendo una paga di 3,5 euro orari con turni talvolta al limite dell'impossibile e più d'uno rivela di non essere stato pagato per le ore straordinarie fatte.
E' accaduto a tanti all’Expo – racconta un arruolato all'Autodromo -. Ci dicevano: vuoi lavorare? E allora non lamentarti, se ti va è così, altrimenti grazie e arrivederci. Le dirò di più, dentro Expo una società importate impiegava guardie giurate senza autorizzazione prefettizia. Molti li ho rivisti questa mattina qui, in servizio”.

Il montaggio del Circus dentro l'Autodromo quest'anno è andato a rilento rispetto agli anni scorsi. A tarda mattina gli operai stavano ancora allestendo l'ufficio di Bernie Ecclestone che difficilmente dichiarerà nel week-end: “Accordo fatto”.
Gli avvocati di ACI hanno incontrato i legali di FOM-FOWC per gli ultimi dettagli del contratto valido tre anni: 2017-2018-2019. Al costo di 68 milioni di dollari va aggiunto il 2,5 per cento per il 2018 e 2019 e il cambio euro-dollaro. Insomma, un investimento duro da digerire che potrebbe portare ACI a a chiedere nel 2018 al Governo il via libera all’aumento del costo di registrazione delle auto al Pra.
Insomma, a pagare per tenere in Italia il Gran premio di Formula 1, sarà, come sempre pantalone: l’automobilista, il cittadino.
 

Monza - La Ferrari snobba l'Autodromo e si affida ad Ecclestone. Biglietti invenduti per il GP

10/08/2016

di Pier Attilio Trivulzio

In un anno economicamente difficile per l'Autodromo Nazionale la Ferrari gira le spalle alla pista che l'ha vista trionfare 18 volte nella gara più importante, il Gran premio d'Italia. L'ultima vittoria nel 2010 con Fernando Alonso.

La Ferrari ha comunicato all'ufficio commerciale di Sias che rinunciava ad utilizzare la terrazza P1 dell'Hospitality Building. Per la società di gestione dell'Autodromo una perdita secca nell'ordine di 500mila euro che s'aggiungono ad una stagione di pesante crisi finanziaria aggravata da assurde consulenze stipulate dalla gestione Dell'Orto-Ferri e dal fatto che ad oggi – cosa mai successa – sono SOLD OUT soltanto queste tribune: Alta velocità n. 16 settore A; Uscita Ascari n. 18 settore A; Laterale parabolica n. 21 settore C; Interna parabolica n. 23 settore A.

Storicamente appena messe in vendita le tribune della prima e seconda variante oltre all'Ascari andavano esaurite. A tre settimane dal Gran premio invece ci sono ancora troppi posti disponibili. Certo, la Ferrari non ha ancora vinto un Gran premio, però questi posti invenduti sono davvero preoccupanti.
Il rischio è un Gran premio con scarso pubblico, com'è avvenuto in Germania.
A Hockehaim, la domenica c'erano circa 60 mila spettatori (la maggior parte invitati Mercedes) mentre venerdì e sabato i posti sono rimasti desolatamente vuoti e per mascherare il vuoto delle tribune è stato fatto ricorso a grandi pubblicità dello sponsor Rolex.

Perché la Casa di Maranello ha deciso all'ultimo minuto di non utilizzare come sempre per i suoi ospiti la terrazza P1? Di certo non per un risparmio di spesa. Sembra che questa decisione sia stata suggerita da Bernie Ecclestone che ha offerto, a prezzi di saldo (?) gli spazi di Paddock Club per i Vip del Cavallino. Un gesto di Ecclestone per far capire a Sias (e ad ACI) che non ha affatto gradito il giochino dei contratti FOM-FOWC mai rinviati firmati, delle richieste di un allungamento per 7 anni oltre il 2016 ridotti poi a 4 ed infine a 3 (secondo l'ultima estensione che il presidente di ACI Angelo Sticchi Damiani ha inviato a Londra nei giorni scorsi alla Formula One Management Ltd).
Con una cifra totale offerta da ACI di 68 milioni di dollari che sono così ripartiti: 22 milioni nel 2017 e 2018, 24 milioni nel 2019. Un gran bel ritocco al ribasso visto che le richieste della FOM erano di 28 milioni di dollari con un aumento del 2,5 per cento all'anno.

In ogni caso, prima di confermare l'accordo per estendere il contratto del Gran premio d'Italia oltre il 2016, Ecclestone ha deciso che attenderà i pronunciamenti del Tar del Lazio al quale Formula Imola e ultimamente anche il Comune di Monza si è rivolto (decisione il 30 agosto), del successivo Consiglio di Stato ed infine dell’Unione Europea alla quale si sono rivolti sia Formula Imola sia Movimento Cinque Stelle. Per inciso lo scorso anno il Gran premio di Germania a Hockenheim era stato cancellato dal calendario proprio perché per risolvere il problema economico era intervenuto il Governo federale Renania Palatinato e la Ue, aperta un'inchiesta, aveva giudicato l'intervento come aiuto di Stato.
In buona sostanza la stessa situazione l’Unione Europea potrebbe individuarla nell'intervento della Regione Lombardia che ha deliberato aiuti di 70 milioni di euro l'anno per i prossimi dieci anni ed un ulteriore contributo di 20 milioni per quattro anni. Quest'ultima cifra a patto d'entrare nella newco di ACI e Automobile Club Milano con una quota del 25 per cento Quindi anche per Monza il rischio è grossissimo e Mister E. non è disposto a confermare accordi fino a totale esaurimento dell'iter giudiziario che di certo non ha tempi brevi.

In aggiunta, a leggere i dati delle vendite del Gran premio d'Italia (www.monzanet.it) il rischio di un calo delle presenze è forte.
Come farà, allora, Sias a pagare il 5 settembre a Bernie Ecclestone i circa 10 milioni di dollari previsti dal contratto in scadenza?

La presenza di pubblico a Monza è sempre stata alternante e il numero di spettatori è sempre dipeso dai risultati della Rossa di Maranello.
Al contrario dello scorso anno quando il Circus arrivò in Brianza con tre Gran premi vinti da Sebastian Vettel tra cui la straordinaria vittoria all'Hungaroring, quest'anno il Cavallino ha dovuto accontentarsi di 6 podi ed a Hockenheim abbiamo assistito al sorpasso di Daniel Ricciardo, terzo nel mondiale piloti con 133 punti, 11 più di Kimi Raikkonen e 18 più di Sebastian Vettel.
Nel mondiale marche dietro alla Mercedes che ha raccolto 415 punti, grazie a 11 vittorie (7 di Lewis Hamilton, 4 di Nico Rosberg), troviamo la Red Bull a 256 punti e la Ferrari, solo terza, a 242.

Post scriptum
Nel 1955 il GP d’Italia senza Ferrari.
Quell'anno il Gran premio si corse per la prima volta sul rinnovato circuito di 10 km comprendente anche la pista sopraelevata. Durante le prove i pneumatici Englebert delle monoposto Ferrari-Lancia di Giuseppe Farina e Gigi Villoresi si sbriciolarono mentre percorrevano il “catino di velocità”. La Lancia che aveva un contratto di fornitura per la stagione 1955 con la Pirelli, dopo la morte a maggio di Alberto Ascari, si ritirò dalle corse donando le sue monoposto D50 alla Ferrari, cercando di convincere la Casa di Maranello ad utilizzare a Monza i suoi pneumatici, senza però raggiungere l'accordo. Enzo Ferrari decise quindi, per motivi di sicurezza, di ritirare le vetture. Acconsentendo, dopo lunga trattativa e l'impegno scritto ad assumersi tutte le responsabilità in caso di incidente, ad Eugenio Castellotti di correre con il muletto, vettura solitamente utilizzata per i test privati.

 

Niente GP d'Italia 2017, la lite tra Monza e Imola rischia di farlo saltare

28/07/2016
di Pier Attilio Trivulzio

Con tutta probabilità l'anno prossimo il Gran premio d'Italia di Formula Uno non figurerà nel calendario delle gare FIA valide per il Mondiale Piloti e Costruttori.
Bernie Ecclestone ha fatto calare il silenzio sul rinnovo del contratto per la gara iridata, in attesa delle decisioni del Tar del Lazio che si deve pronunciare (l’udienza è fissata per il 30 agosto) sul ricorso presentato da Formula Imola.
La società di gestione dell’autodromo romagnolo ha chiesto “l'annullamento del provvedimento con cui ACI ha rigettato la proposta di Formula Imola di organizzazione del Gran Premio d’Italia e ogni più opportuna misura cautelare volta a precludere all'ACI l'indebita erogazione di risorse pubbliche a solo beneficio esclusivo di Sias”.

In sostanza chiediamo la pari dignità sancita dalla Costituzione e dai principi etici delle istituzioni sportive. Quello che ci aspettiamo é dimostrare alle forze politiche che è in atto un'ingiustizia e meritiamo anche una tutela comunitaria perché quello che é stato fatto va a toccare corde importanti che vanno garantite “, ha spiegato Selvatico Estense, presidente di Formula Imola, che ha anche ricordato la censura da parte della Ue degli aiuti pubblici - in violazione alle norme comunitaria in materia di trasparenza e concorrenza - concessi dalla regione Renania-Palatinato all’impianto del Nuerburgring.

L'anno scorso il Gran premio di Germania é stato cancellato e questo fine settimana la gara si correrà sull’altro circuito tedesco di Hockenheim.

Dagli uffici londinesi della FOM uno stretto collaboratore di Ecclestone, chiedendo l'anonimato, ci ha raccontato: “E' quattro anni che va avanti la vicenda di Monza e davvero Bernie si è stancato. Dopo l'incontro a febbraio di Sticchi Damiani e Capelli qui a Londra sembrava tutto risolto e la firma una semplice formalità ed invece non é successo nulla.
Quello di Monza é un caso politico e Bernie non iscriverà a calendario il Gran premio d'Italia fino a quando tutto l'iter sarà definitivamente concluso. Perché dopo il Tar ci sarà il ricorso al Consiglio di Stato e chissà quale altro passo legale.... Il precedente contratto in scadenza quest'anno, fu firmato da Enrico Ferrari e Claudio Viganò per conto di Sias; ma Sias non ha soldi ed allora é intervenuto l'ACI che ha chiesto ed ottenuto dai politici di poter usare soldi pubblici (quelli del Pubblico Registro Automobilistico – ndr). Vista l'intricata situazione, con l’ultimatum di febbraio scaduto, Bernie ha deciso di rivolgersi a Imola e con Imola il dialogo è stato positivo. Il contratto è tornato a Londra firmato con una sola condizione: ottenere dall'ACI i 12,5 milioni di euro approvati con il Patto di stabilità. Le ricordo che a luglio del 2015, quando neppure si parlava di un possibile intervento economico da parte dell'ACI, Uberto Selvatico Estense e Daniele Manca sindaco di Imola avevamo avuto il primo incontro con Bernie e s'erano detti disposti a porsi come alternativa a Monza”.

Già, l'alternativa tra Monza Imola.
Sia chiaro, non ci poniamo come sostituti di Monza ma come supporto” spiega il presidente di Formula Imola aggiungendo: “I campanilismi non portano da nessuna parte. Unendo le forze si può andare lontano. Importante che si remi tutti nella stessa direzione”.
Quindi la stilettata: “Se in futuro non ci sarà un Gran Premio d'Italia sarà solo per colpa di Sticchi Damiani che non ha approvato l'accordo”.

Da diversi giorni è possibile firmare sul sito Change.org la petizione “Pari opportunità all'Autodromo di Imola per l'assegnazione del Gran Premio d'Italia di Formula Uno” da inviare ai presidenti di Coni e ACI.

Martedì Angelo Sticchi Damiani ha sottoposto al Consiglio Generale dell'ACI per l'approvazione la proposta che intende formalizzare alla FOM: 88 milioni di dollari per un contratto dal 2017 al 2020 partendo da una base di 22 milioni di dollari all’anno.
ACI contribuirà con 50 milioni di euro, Regione Lombardia con 20 milioni e quindi Automobile Club di Milano (socio di maggioranza di Sias) con 18 milioni e non con 26 milioni come inizialmente previsto.
Somma derivante dalla vendita dei biglietti che nelle ultime edizioni ha reso una cifra inferiore ai 10 milioni, c'è, però, poi da considerare il costo di organizzazione dell'evento che supera i 6 milioni di euro all’anno.

Negli ultimi mesi Ecclestone ha sollecitato l'ACI a firmare il contratto (“Metto io a disposizione la penna”, ha più volte detto). Resta quindi da vedere se il titolare della FOM accetterà la proposta che gli é stata inviata dopo una trattativa durata quattro anni!

Il contratto FOM – spedito dall'avvocato Chloé Target alla società di gestione dell'impianto monzese – prevedeva 28 milioni di dollari con un adeguamento annuo del 2,5 per cento e la durata di sette anni.

C'è poi da considerare il cambio euro/dollaro che incide e non di poco sul costo finale del contratto anche se non per il milione di euro dichiarati e a quanto sembra posti a bilancio dalla gestione dell'ex presidente Andrea Dell'Orto.
È infine prevista la totale cessione alla società Paddock Club di Ecclestone di tutti gli spazi di ospitalità che a Sias fruttano 3 milioni di euro a Gran Premio.

Tra il 2007 al 2014 l'ACI ha deliberato (vedi documento) il contributo di 2,7 milioni di euro a Sias ed ha pagato all'Autodromo tra i 5 e i 6milioni di euro per l'affitto della saletta d'ospitalità e della terrazza.

Illustrate le ultime novità sul contratto e le cifre ecco una breve cronologia dell'ingerenza recente della politica nella storia dell'Autodromo Nazionale di Monza.

1980: A Montecarlo Bernie Ecclestone indice un incontro per decidere il calendario dei Gran premi. Impossibilitato a presenziare perché impegnato in una importante votazione a Montecitorio il senatore Carlo Ripamonti delega il conte Giovanni Lurani Cernuschi a rappresentarlo. Lurani ha già però fissato per quella data un impegno e diserta. “Tanto Monza é Monza e quindi é scontato, non ci saranno problemi”, si giustifica.
Invece Mister E. se la prende, contatta Enzo Ferrari e decide che il Gran premio si correrà a Imola. È il primo Gran premio titolato sul circuito del Santerno che dall'anno dopo e fino al 2006 organizza – senza alcun aiuto dell'ACI - il Gran Premio di San Marino.

Agosto 1994: La FIA dall'Hungaroring, dove il Circus della Formula Uno é in trasferta, annuncia la cancellazione del Gran premio a Monza se non verranno eseguiti i lavori per le urgenti misure di sicurezza introdotte dopo la morte di Ayrton Senna e Roland Ratzemberger a Imola.
E' allarme rosso, dopo mesi Sias non ha ancora iniziato i lavori.
Ci sono piante da abbattere alla variante della Roggia, alla seconda curva di Lesmo e alla variante Ascari ma mancano le autorizzazioni.
Il leader della Lega, Umberto Bossi va a Nizza ad incontrare il presidente della FIA, Max Mosley rassicurandolo che i lavori partiranno. Quindi, alle tre di notte, in canottiera, va ad Arcore dal premier Silvio Berlusconi. La soluzione viene trovata: la Regione Lombardia approva d'urgenza una delibera da 10 miliardi di lire che prevede la riqualificazione del patrimonio arboreo del Parco di Monza.
Così, a ridosso della corsa, con squadre e piloti pronti ad andare in pista, viene abbattuta la storica quercia alla Roggia e “spostati” sul vialetto laterale del Mirabello gli alberi presenti all'esterno della seconda curva di Lesmo. Quelli dell'Ascari vengono sacrificati.
Grazie alle Lega Nord e ai 10 miliardi di lire della Regione, l'11 settembre il Gran Premio d'Italia si svolge regolarmente.
Memore del successo di quella operazione condotta nel momento in cui Sias veniva spolpata dal direttore Enrico Ferrari & company (condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi ed a pagare a Sias una provvisionale di 1,5 milioni di euro) la Lega Nord è intervenuta nella recente trattativa tra Sias e ACI mettendo sul piatto inizialmente 70 milioni di euro per dieci anni, soldi per i lavori nel Parco, alla Villa Reale e all'Autodromo.
Dopo l'incontro dell'aprile scorso a Milano tra Roberto Maroni e Bernie Ecclestone con la mediazione di Flavio Briatore, altri 20 milioni di euro dei cittadini lombardi escono dalle casse regionali per tenere a Monza il Gran Premio d'Italia.
In cambio Regione Lombardia chiede l'ingresso con una quota del 25 per cento nella newco che gestirà la prova mondiale e le manifestazioni motoristiche. La costituzione della nuova società richiederà la stipula con i Comuni di Monza e Milano di una nuova convenzione che facilmente prevederà una nuova perimetrazione dei confini dell'Autodromo con l'esclusione dell'area della Gerascia che sarà concessa soltanto in occasione del Gran Premio di settembre per l'atterraggio degli elicotteri.

E di Sias che ne sarà? I dipendenti sono in fibrillazione, con i pesanti debiti accumulati negli ultimi tre anni il rischio che la società venga messa in liquidazione é concreto.
Per alcuni di loro, passati alla scricchiolante Sias per decisione di Fabrizio Turci dopo che l’Automobile Club di Milano si é visto costretto a chiudere la controllante Acinnova, sarebbe la seconda procedura di liquidazione in pochi anni.

Secondo le stime della Camera di Commercio di Monza, ora finita sotto Milano, l'indotto del Gran Premio vale 28,5 milioni di euro.
 

Autodromo: prima condanna per l'ex direttore Enrico Ferrari 4 anni e 4 mesi

13/07/2016
di Pier Attilio Trivulzio

Quattro anni e quattro mesi per Enrico Ferrari direttore dell'Autodromo di Monza dal 1983 al 2013. E' questa la sentenza decisa in Camera di consiglio letta ieri mattina dal pubblico ministero Federica Centonze. Ferrari, che assieme all'ex contabile Franco Becchere aveva scelto il rito abbreviato era accusato d'aver venduto per anni un consistente numero di biglietti del Gran Premio di Formula Uno tenendo per sé il guadagno e d'aver emesso tra il 2007 e il 2011, sempre per giustificare incassi in nero, fatture a società inglesi inesistenti come AD Evolution Ltd, Blast Events Ltd, ARA Service Ltd .

A Blast Events erano stati fittizimente fatturati da Sias nel 2007 204.991 euro e 364.539 euro nel 2009; nel 2008 ad AD Evolution 415.234 euro e 397.904 nel 2010; nel 2011 ad ARA Service 217.199 euro. A confermare l'emissione di fatture per importi inesistenti era stata Franca Vigani, responsabile amministrativa della Sias.
Enrico Ferrari e Franco Becchere – per lui già condannato in via definitiva a 18 mesi per pedofilia dal Tribunale di Milano, la pena è di un anno e 4 mesi – in solido dovranno risarcire una provvisionale di 1,5 milioni di euro alla Sias, società di gestione dell'impianto monzese e 50mila euro alla Siae costituitasi parte civile. Tra il 2008 e il 2011 Sias aveva pagato all'allora dirigente della Società Italiana Autori ed Editori, Amerigo Martino, una tangente di 80 mila euro annua affinché effettuasse blandi controlli sulla gestione dei biglietti d'ingresso in occasione delle manifestazioni motoristiche. Per Enrico Ferrari il Tribunale ha deciso anche la confisca di 890 mila euro e il sequestro conservativo di 1,9 milioni euro preventivamente richiesto il 19 giugno 2014 dai sostituti procuratori Walter Mapelli e Caterina Trentini.
Altri processi attendono però l'ex direttore. A breve il pm Walter Mapelli – promosso capo del Tribunale di Bergamo – dovrebbe formulare le richieste per Enrico Ferrari che deve tra l'altro rispondere del reato d'usura e per gli altri imputati del primo filone d'inchiesta scattata dopo le “bolle” in pista durante la gara iridata della Superbike del 2012 e la denuncia dell'ex presidente Paolo Guaitamacchi.
Oltre a Enrco Ferrari sono a processo Giorgio Beghella Bartoli, Stefano Tremolada, Davide Galbiati, Giuseppina Panuccio, Federica Evangelista, Francesco Falsetti, Silvia Villa, Gianni Zongaro e Marco Luca Villa.
Al Tribunale di Milano è intanto in corso un altro processo per Ferrari, Beghella Bartoli, Juri Cecconi, Ronnie Cazzaniga e Marco Luca Villa legato a lavori di “bonifica ambientale” richiesti da Sias all'indomani del blitz del maggio 2012 della Guardia di finanza.
Non è stato invece ancora fissato il processo contro Claudio Viganò presidente di Sias fino al 2010 che ha chiesto il rito immediato ed a cui sono stati preventivamente sequestrati nel giugno di due anni fa beni per 1,167 milioni di euro. Anche lui come Enrico Ferrari dovrà rispondere di corruzione, fatturazione per importi inesistenti nonché per “aver indicati nei bilanci di Sias elementi attivi inferiori di 2.219.824 euro nel 2008 e il 2.346.187 nel 2009”.
In quanto all'ex direttore della Siae, Amerigo Martino che ha chiesto il rito ordinario, dovrà rispondere oltre che di corruzione anche di possesso d'arma e bossoli trovati durante la perquisizione effettuata nella sua abitazione.

Brianza - ‘Ndrangheta & edilizia. La telefonata dell’avvocato del clan De Stefano in cui si parla di Malaspina

02/07/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Referente del clan De Stefano per i grandi investimento al Nord, l'avvocato Mario Giglio - condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 8 anni – nell'ottobre 2009 compie un viaggio in Lombardia.
Dopo alcuni appuntamenti a Milano per vedere un terreno di via Ripamonti che Giulio Lampada sta acquistando da Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia nel '97 a palazzo Marino, raggiunge Cologno Monzese e s'incontra con Angelo Raffaele Cantalupo assessore ai lavori pubblici, ecologia e ambiente, leader della lista dei Riformisti (area socialista).

Alle elezioni di giugno in appoggio al sindaco del Pd Mario Soldano aveva candidato Leonardo Vallepersona – per i carabinieri - con precedenti o pregiudizi per associazione mafiosa, estorsione e usura” che aveva raccolto soltanto 83 voti.
Cantalupo gli parla del costruttore Giuseppe Malaspina che ha in atto un progetto di riqualificazione dell'area ex legatoria Torriani: 39mila metri quadrati edificati su 91mila metri cubi.

Il Comune é disposto a consentire alla società Delfina Lucia di Malaspina fino a 110mila metri cubi di edificabilità residenziale in cambio di numerosi benefit: nuova sede comunale, nuova piazza pubblica, 18mila metri quadrati di verde, parcheggio sotterraneo da 600 posti, 63 alloggi popolari, appartamento di 120 mq attrezzato a disposizione delle persone diversamente abili e una palazzina per i servizi sanitari.

Fatti i conti – dice Cantalupo all'avvocato Giglio dopo avergli raccontato che in vista di Expo 2015 Malaspina sta costruendo un mega albergo a Villasantaincasseremo benefici quantificabili in 28milioni di euro. Oltre agli oneri di urbanizzazione”.

Mario Giglio si fa un giro ad Arcore, vede la villa di Berlusconi e la residenza di via Keplero del Malaspina.
Tornato a Reggio Calabria, il 22 ottobre 2009 – intercettato - chiama il pregiudicato mafioso Giuseppe Stefano Livio Liuzzo (condannato a 14 anni e 6 mesi). Parlano di terreni e di quanto serve per l'urbanizzazione. Liuzzo: “...300 al metro, su 10.000 sono 3 milioni”. Giglio: “..voglio dire, ma può anche fare una fideiussione assicurativa, uno lo trova...ci vuole la forza, oggi un'impresa seria...Il gioco vale la candela....Malaspina nipote di Santo Malaspinaovvero iPIO di fossato”,....OMISSIS....ci sono anche imprese di qua che uno potrebbe contattare a chiedere soldi....

MALASPINA.....OMISSIS....il nipote di SANTO MALASPINA (in realtà il fratello - ndr), ….OMISSIS....LO SAPETE CHE HANNO? NON LO SAPETE...OMISSIS..., no, no, no, no, lo dovete vedere negli occhi, dove sta lui, MALASPINA, AD ARCORE, LA VILLA DI BERLUSCONI OMISSIS....UN SOLO APPALTO CHE HA PRESO A COLOGNO MONZESE, che me l'ha detto CANTALUPI (in realtà Cantalupo - ndr), L'ASSESSORE DEI LAVORI PUBBLICI, 28,4 MILIONI DI EURO, per fare,....OMISSIS...MALASPINA E QUEGLI ALTRI, I PIO DI FOSSATO (inteso come quelli che hanno saltato il fosso - ndr), Dio ci liberi, ti spaventi quando vedi questa villa, dici “ma veramente questo è partito da Fossato e si é combinato là?”.

Dunque, sette anni, fa il nome di Giuseppe Malaspina entra ufficialmente in una indagine della DDA. Ora il pubblico ministero Salvatore Bellomo é da due anni impegnato a tempo pieno ad indagare su di lui e le sue società fallite, ma nel 2009 stava completando il puzzle che darà vita a luglio 2010 all'ordinanza “Il Crimine-Infinito” con l'arresto tra gli altri, di Pio Candeloro e Pio Domenico.

Ritroviamo il nome di Malaspina nell'ordinanza Tibet per i rapporti con il cugino immobiliarista Fausto Giordano entrato a far parte dell'associazione di Giuseppe Pensabene, quello della “banca della ‘ndrangheta” di Seveso nel giugno 2011.

Guarda, Fausto, che li bisogna cominciare il cantiere a Besana sennò sono rovinato”, dice il preoccupato Malaspina a Giordano dopo l'ordigno lanciato contro la Progeam di Vimercate della ex moglie Adriana Foti. Giordano: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Degli atti intimidatori contro le società del Malaspina, Giuseppe Pensabene ne parla con Emanuele Sangiovanni “...avvocato, qui c'è un paesano mio che è miliardario (Malaspina Giuseppe)...questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli....solamente ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all'ospedale, gli hanno sparato nelle vetrine, ma tu, una persona così ti puoi permettere a fare questa vita qui? Ci sono calabresi che sono malati dentro....E' inutile che poi per inculare 20-30-50mila euro, vai a perdere nell'arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l'amicizia...c'é gente....chi non é capace , e chi ce l'ha nella pancia, nell'anima che devono essere proprio...devono fottere, e basta”.

Il ritratto che Pensabene fa dell'immobiliarista di Montebello Jonico trasferitosi in Brianza è a tinte forti, a lui interessa “Fottere e basta”.
Ne sanno qualcosa le amministrazioni brianzole (e non solo visto che un grosso bidone l'ha tirato anche a Venezia con la società San Giobbe ) che hanno avuto a che fare con lui e hanno riversato sui contribuenti gli errori d'aver rilasciato a società del Malaspina, messe in liquidazione o finite in fallimento, permessi a costruire.

I muggioresi hanno dovuto sborsare oltre 1,2milioni di euro per quel campo di calcio lasciato incompiuto dalla Selenia srl. Malaspina chiedeva maggior volumetria sull'area residenziale ex Fillattice per completare lavori stimati in ulteriori 300mila euro. Ha inoltre disatteso l'obbligo di realizzare l'area mercato annessa al residenziale creando al Comune di Muggiò un danno di oltre 500 mila euro.

A Muggiò nel 2003 era stata l'amministrazione di destra col sindaco (pdl) Pietro Stefano Zanantoni a trattare con Giuseppe Malaspina la convenzione per l'area ex Fillattice-Cinema Mignon ed a chiedergli di realizzare il campo sportivo sull'area ex Star; nel 2008 a Correzzana un'altra amministrazione di destra, quella di Mario Corbetta, sindaco e assessore all'Urbanistica firma, con la Delfina Lucia, la convenzione per il progetto d'intervento integrato per le vie Principale, Ferrari, Galilei e Sant'Anna che prevede anche la realizzazione del Polifunzionale e un asilo a Villa Teresa.

Mentre le case sono finite e già vendute la realizzazione del Polifunzionale, che avrebbe dovuto essere completato entro la data del 28 novembre 2009, langue.

La giunta concede al costruttore 18 mesi di proroga senza però modificare il termine di ultimazione convenzionalmente previsto, però solo a marzo 2013 il responsabile tecnico geometra Pierluigi Vimercati firma il permesso a costruire e il 22 maggio 2014 certifica che lo stato avanzamento lavori (SAL) che serve per alleggerire le fideiussioni, é dell'11 per cento.

Siamo a un mese dalle elezioni comunali, l'impresa FAV del geometra Lorenzo Favetta riprende a lavorare qualche settimana nel cantiere. Mentre Mario Corbetta di Uniti per Correzzana, torna a sedersi sulla poltrona riservata al primo cittadino. Il 21 luglio l'architetto Fabrizio Amoretti, direttore dei lavori della Delfina Lucia – nel frattempo messa in liquidazione volontaria - chiede all'amministrazione di sottoscrivere un avanzamento lavori del Polifunzionale del 50,1 per cento. E' stato lui stesso a redigere il verbale del sopralluogo al cantiere ed a constatare lo stato di avanzamento; l'ufficio tecnico, supinamente, a sua volta certifica.

Qualcosa però non torna e i due soggetti attuatori anziché pagare aprono un contenzioso con la Delfina Lucia.

Il 16 febbraio 2015 altro sopralluogo e, strano ma vero, la costruzione anziché progredire è più spoglia.
Il SAL certificato scende infatti al 40 per cento. Il balletto di cifre riserva l'ennesima sorpresa a dicembre quando, in vista della pratica di escussione della fideiussione contestata dalla Vittoria Assicurazioni, il solito architetto e direttore dei lavori, Fabrizio Amoretti, allega la documentazione preliminare al collaudo certificando che il SAL non é né 11, né 50,1, e neppure del 40 per cento bensì nel 28,5%.

Insomma, un gran pasticcio che porta ad una sola considerazione: qualcuno ha deliberatamente voluto dare – due volte - una mano a Giuseppe Malaspina. Prima ritardando la consegna del permesso a costruire del Polifunzionale, non già del residenziale, senza modificare il termine di consegna dell'opera previsto dalla convenzione; e poi aiutandolo con dati relativi al SAL. Il tecnico comunale? Il sindaco Mario Corbetta che di Malaspina è amico da anni ed a Correzzana è stato assessore all'Urbanistica?.
Se sarà davvero così lo dirà la Procura di Monza.

Contro la gestione dell'amministrazione Corbetta la lista Correzzana Viva ha inviato due esposti alla Corte dei Conti della Lombardia consegnati anche alla Procura di Monza. Nel secondo esposto i consiglieri di Correzzana Viva denunciano “la grave situazione di diffusa illegalità che, continuativamente, fin dal maggio 2010, grava sull'operato dell'Amministrazione di Correzzana che alla luce di nuove e più gravi evidenze contabili sempre connesse ai rapporti con le società del Gruppo Malaspina supera ormai abbondantemente il milione di euro....Mancato accertamento dal 2010 ad oggi delle tasse dovute dalla Caronno Prima per 54.272 euro.

Nel 2010 Caronno Prima versò solo 2.224 euro di ICI omettendo poi il saldo e di fatto “scomparendo” dall'anagrafica comunale dell'ufficio tributi....Soggetto fantasma come la Delfina Lucia per la quale erano state accertate IMU e ICI impagate per gli anni 2012 e 2013 notificate alla società soltanto ad inizio 2014.
“Tali gravi omissioni ed occultamenti anche nei bilanci comunali per anni – scrivono i consiglieri di Correzzana Viva – hanno riguardato solo le società riferibili al Malaspina”.

I documenti allegati alla denuncia – ricevuti dopo regolare accesso agli atti - sono privi di data, hanno numero di protocollo consequenziale e una numerazione di avviso non progressiva per uno dei due accertamenti.

I consiglieri hanno poi scoperto che tutti i documenti portano la data del 10 maggio 2016, otto giorni prima della richiesta d'accesso agli atti da loro fatta e la stessa del giorno in cui sono stati consegnati dall'ufficio tributi. Alla stessa data l'Amministrazione ha inviato a mezzo di posta certificata ad Affatato Cristina, curatore fallimentare della società Delfina Lucia e a Nelso Tilatti e Renzo Bucci curatori della Costruzioni Caronno Prima l'insinauzione tardiva per 52.000 euro.

Correzzana Viva ha sottoposto alla Corte dei Conti anche la questione della convenzione per la gestione degli impianti sportivi per nove anni con la società EMMECI Snc di Emanuele Milano al canone di 100 (cento) euro al mese anziché di 20/22 mila euro anno. In totale il Comune ha incassato in 9 anni 10.800 euro mentre ESSECI trattiene il corrispettivo dell'affitto dai campi da tennis e della sala riunioni nonché, ovviamente, i guadagni del bar.

 

Edilizia predona in Brianza. La Malaspina nel fianco di Correzzana

di Pier Attilio Trivulzio

Nel marzo di quattro anni fa Correzzana finì per la prima volta sulle prime pagine dei giornali nazionali quando un gruppo di aderenti dell'associazione lecchese no profit Freccia 45 presidiò la sede della multinazionale americana Harlan Laboratories che aveva appena ricevuto dalla Cina 104 macachi destinati alla vivisezione.
Le denunce presentate alla Procura della Repubblica di Monza da Freccia 45 che ha raccolto 24.000 firme contro la vivisezione degli animali, le proteste dell'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla e dell'oncologo Umberto Veronesi portano, a maggio 2014, “alla revoca dell'autorizzazione all'allevamento e allo stabilimento fornitore di primati rilasciata il 21 aprile 2009 e aggiornata al 24 agosto 2011”.


La conferma arriva dal vice sindaco Mario Corbetta, al quale non pare vero di ricevere, grazie a questa vicenda, un (insperato) assist in più per le imminenti elezioni, che infatti lo vedono, con la lista civica Uniti per Correzzana,  eletto sindaco dopo 5 anni da vice, con 840 voti contro i 704 di Ada Giuseppina Civitani (Lista civica Correzzana Viva).

Quella manciata di voti in più gli arrivano proprio dai residenti delle palazzine di via Fermi, confinanti con i capannoni della Harlan, e di via Majorana che sta alle spalle.
La poltrona di sindaco, il dottor Corbetta l'aveva già avuta per dieci anni dal 1999 al 200. Dopo che per legge deve abbandonarla e passa i seguenti cinque anni a fare il vicesindaco e assessore all'Urbanistica  finalmente può riaccomodarsi sulla poltrona di primo cittadino tenendosi anche l'assessorato al Bilancio e dal gennaio 2016, a seguito di rimpasto di Giunta, si riprende anche la delega all'Urbanistica.
Chi meglio di lui può infatti occuparsi di urbanistica dal momento che é il business di famiglia, con la SER.DE.CO srl (sede alle Torri Bianche di Vimercate) che a Correzzana – tra il 2005 e il 2010 - ha costruito a ridosso del Municipio, in via don Grisostomo, 14 appartamenti.
In quegli anni di grande consumo del territorio corezzanese a costruire abitazioni nel paese che conta 2.878 abitanti erano la SER.DE.CO. della famiglia brianzola dei Corbetta e la Delfina Lucia del calabrese di Montebello Jonico, Giuseppe Malaspina. Quest’ultimo un gigante se confrontato con i Corbetta, anche se é poi Mario Corbetta, direttore della Salmilano, a tenere le redini dell’urbanistica. 

Malaspina realizza i complessi residenziali I Pioppi, ville a schiera da 200 a 400 mq (anche con piscina) in vendita da 530 mila euro, Al Parco in via Majorana angolo via Principale, e Corabella, bi-tri-quadri locali da 60 a 130 mq e uffici da 120 mila euro in su.

Concentriamoci sulle palazzine Corabella realizzate dalla società Delfina Lucia e messe in vendita dalla Progeam che è sempre di Giuseppe Malaspina.
La convenzione prevedeva la realizzazione di un poliambulatorio e di un asilo.
Il poliambulatorio è ancora da completare, l'asilo si è dissolto perché a Correzzana sembra non nascano più bambini.
É proprio di pochi giorni fa la decisione presa dalla Giunta di escutere la fideiussione con la Vittoria Assicurazioni non già per 797.735 euro come previsto bensì accettando una cifra inferiore ai 600 mila euro.
Al Corabella la Progeam vende nove appartamenti comprese le mansarde che a lui, a Malaspina, piacciono tanto. Il perché è molto semplice.
In sede di costruzione alza la cubatura prevista dal piano integrato d'intervento approvato e quando l'amministrazione gli contesta l'illecito – e lo trascina in Tribunale come ha fatto l'architetto Vittoria Giglio per il complesso di Besana Brianza, area ex stabilimento Salmilano, s'appella al Tar, va fino al Consiglio di Stato per allungare i tempi ed intanto blocca i lavori delle opere di urbanizzazione.
Giochino già fatto anni prima a Muggiò sull'area ex Fillattice dove ha bloccato i lavori del campo sportivo previsto in convenzione per una controversia di 300 mila euro: pretendeva in cambio cubatura aggiuntiva che gli avrebbe fatto guadagnare 2 milioni di euro. L'amministrazione del sindaco Carlo Fossati gli ha risposto un secco no e allora, per ripicca, non soltanto ha stoppato i lavori del campo ma anche l'area mercato annessa al complesso residenziale e l'amministrazione comunale (col sindaco Pietro Stefano Zanantoni succeduto a Fossati) ha poi usato 1,2 milioni di euro dei contribuenti per completare il campo di via 1. Maggio e l'attuale sindaco, Maria Arcangela Fiorito, ha finalmente potuto escutere soltanto pochi mesi fa, la fideiussione di 375 mila euro.
Ma intanto i lavori per completare l'area mercato richiederebbe l'aggiunta di almeno 500 mila euro.
A Villasanta uguale storia con la società Della via Gramsci e problemi con la Villasanta Village per l'albergo mai completato, realizzato con due piani in più che ancora non sono stati abbattuti. L'eco mostro è lì, immagine dell'azienda di Giuseppe Malaspina che ha decine di altre società messe in liquidazione e prossime al fallimento.

Il Gruppo Edile Caronno con debiti per oltre 44 milioni e un'irrisoria percentuale di crediti chirografari, é il primo dei fallimenti finiti sul tavolo del pubblico ministero Salvatore Bellomo assieme a migliaia di documenti e intercettazioni autorizzate dall'Autorità giudiziaria negli ultimi quattro anni. Alcune molto compromettenti e che rivelano i rapporti di Malaspina con personaggi già condannati nelle inchieste Infinito e Tibet sulla presenza della ‘ndrangheta in Brianza e Lombardia.Ma questa è una storia che approfondiremo.

Ma torniamo al complesso residenziale Corabella di Corezzana dove nove famiglie di condòmini hanno dovuto rivolgersi alla magistratura, vincere la causa con la Delfina Lucia e quindi insinuarsi nel fallimento per oltre 45 mila euro “Da quattro anni e mezzo aspettiamo che l'ascensore venga messo in funzione, abbiamo i pannelli solari ma non servono a nulla perché la caldaia non è stata completata e sul tetto non possiamo mandare il carpentiere mancando il dispositivo salva vita. A nostre spese ci sono stati agganciati i contatori dell'elettricità: ogni richiesta alla Delfina Lucia d'avere il contatore personale è stata disattesa fino a quando, stanchi di restare agganciati al contatore del cantiere, non ci siamo rivolti alla magistratura che ci ha dato ragione; così anche per le spese condominiali che da due anni la società non paga e quindi siamo stati noi condòmini a doverle anticipare... Vogliamo parlare del lavoro di gestione delle acque? Fatto male tanto che basta un forte acquazzone e i box s'allagano ed in quanto al cancello d'ingresso è pericoloso. Eppure Delfina Lucia per anni ci ha chiesto la divisione delle spese condominiali . Guardi, qui al Corabella la maggior parte degli appartamenti sono invenduti e molti neppure completati”, racconta a Infonodo una condomina giustamente arrabbiata che conclude: “Non voglio andarmene, ma se decidessi di vendere non potrei. L'appartamento è invendibile avendo l'immobile mille difetti”.
Un architetto che ha acquistato direttamente da Giuseppe Malaspina
si lamenta con lui. “Guarda Giuseppe che mi hai venduto un bilocale facendomi pagare la casa come trilocale e da quattro anni pago un 4 per cento di millesimi in più di spese”.
I metri quadrati di un appartamento o i millesimi in più conteggiati sono un vero e proprio cavallo di battaglia delle società del Malaspina. Basta leggere quanto scritto nella delibera della III sezione del Tribunale civile di Monza (presidente Alida Paluchowski) del 19 settembre 2012 che revoca l'ammissione al concordato del Gruppo Edile Caronno e dichiara il fallimento: “...adozione metodologicamente sbagliata nella stima dei beni, quali il calcolo delle parti comuni (in taluni casi fatti in metri quadrati piuttosto che con l'attribuzione di millesimi); il calcolo delle metrature di alcuni immobili (risultate dai rilievi in loco con superfici inferiori rispetto a quelle dichiarate in perizia); il calcolo dei coefficienti di abitabilità (non essendo stato applicato il coefficiente ridotto per l'altezza media nelle mansarde sottotetto)...”
Insomma, qualche appartamento venduto aveva metrature gonfiate. La società guadagnava di più, l'acquirente ci perdeva e s'accorgeva dell’inghippo soltanto quando aveva deciso di vendere, cioè troppo tardi.
Per la cronaca, oltre alle citate Gruppo Edile Caronno e Delfina Lucia i dossier giacenti in Tribunale riguardano queste società in liquidazione o in attesa di concordato del gruppo di Giuseppe Malaspina: D'Adda Busca, Gestione Immobili Alberghieri, Villasanta Village, Immobiliare Pirsani, Della via Gramsci, San Giobbe, Ideo, Silene.

Monza - Autodromo, Coldani nel cda di Sias. Ancora sull'appalto a Jarno Zaffelli


di Pier Attilio Trivulzio

Francesco Ferri esce dalla società di gestione dell'Autodromo.
Marco Coldani, 58 anni, direttore generale di un'azienda multinazionale del settore petrolchimico e membro della giunta esecutiva di Confcommercio Milano, entra nel consiglio di Sias.
Coldani, ritenuto vicino alla Lega Nord, ricopre anche la carica di vice presidente dell'Automobile Club di Milano.
Mentre Sias modifica e completa il suo board, sarà la magistratura ad accertare se il bando per il progetto di un nuovo layout della pista, ostinatamente voluto dall'ex presidente Andrea Dell'Orto, è stato costruito su misura per favorire un unico concorrente.
Il bando di gara di cui parliamo è quello indetto da Sias il 7 agosto dello scorso anno “per l'affidamento del servizio di progettazione di pista per auto e moto presso l'Autodromo di Monza”.

Al punto 5.2 il bando richiedeva tra gli altri requisiti:
f) di possedere una o più attestazioni rilasciate da ente certificante (sono escluse le Federazioni sportive) relative ai servizi di simulazione prestazionale e valutazione del rischio di pista, sia per auto che per moto, già utilizzati in passato per ottenere omologhe internazionali in almeno 3 autodromi.

La dicitura “sono escluse le Federazioni sportive al paragrafo f” che non compare nel nuovo bando di gara è giudicata motivo favorevole allo Studio Dromo del perito industriale diplomato in meccanica sperimentale Jarno Zaffelli é in possesso di un suo personale database che utilizza per i layout degli impianti sportivi che progetta, ma che non possiede certificazione alcuna rilasciata dalle Federazioni sportive.

Il sospetto che il bando sia stato confezionato ad hoc sorge dal fatto che, su invito del dimissionato presidente di Sias, Andrea Dell’Orto, Jarno Zaffelli è venuto a Monza per un sopralluogo a febbraio e poche settimane dopo ha presentato lo studio preliminare dei lavori da eseguire e lo studio di fattibilità. Entrambi i lavori gli sono stati pagati tra giugno e inizio agosto: 27.000 euro lo studio preliminare e circa 70.000 per quello di fattibilità.

Rifatto il bando dopo le contestazioni sollevate da Tilke, il progettista di Ecclestone, e da un un altro concorrente all’appalto, se lo aggiudica non lo Studio Dromo ma lo Jaz Studios di Jarno Zaffelli per 163.800 euro.
Se si aggiungono a questi i circa 100.000 già liquidati e le parcelle dei legali il progetto di modifica della pista per ospitare le moto ha inciso negativamente sul bilancio per oltre 300.000 euro.

L'ultimo colpo di coda della gestione di Andrea Dell'Orto è stato inoltrare a Regione Lombardia - il 4 maggio scorso, quando non era già più presidente di Sias - la pratica per la Via (la valutazione impatto ambientale - ndr).

L’appalto è stato assegnato alla Jaz Studios di Jarno Zaffelli con delibera approvata dal consiglio di amministrazione di Sias, riunitosi il 23 dicembre in teleconferenza.
Nel successivo consiglio del 18 gennaio 2016, senza che fosse all'ordine del giorno e senza documentazione alcuna, a Dell'Orto vengono assegnati 55.000 euro per la trattativa atta a tenere a Monza la Formula 1 oltre il 2017 e i consiglieri gli danno mandato di preparare il rinnovo del contratto di procuratore per Francesco Ferri fissandone anche il compenso, che passa da 220.000 a 240.000 euro.

Il contratto non risulta però essere stato protocollato da Sias e quindi, non avendo data certa, Ferri difficilmente potrà farlo valere per ottenere la buonuscita di 500.000 euro che pretenderebbe.

Insediatosi nei giorni scorsi il nuovo consiglio di Sias nominato dall'assemblea alla quale non sono intervenuti né Ivan CapelliEnrico Radaelli (hanno delegato gli avvocati), il neo presidente Pier Lorenzo Zanchi ha diffidato lo sfiduciato Francesco Ferri dal firmare documenti.

In 13 mesi il bocconiano della Innext ha contribuito non poco a far lievitare le passività della società di gestione dell'Autodromo con scelte alquanto discutibili.
Ad esempio, ha deciso di affidare all’avvocato monzese Andrea Galbiati, genero del titolare del Sassoli group, l’incarico di chiudere il contenzioso che Sias aveva da tempo proprio con Sassoli per l'intitolazione del building e l'affitto della saletta in occasione del Gran premio d'Italia.
Un evidente conflitto di interessi che sembra avere prodotto un pessimo accordo per Sias e molto buono per il gruppo Sassoli (la scrittura privata che ha nominato Francesco Ferri procuratore dell’autodromo il 30 marzo 2015 é stata predisposta e firmata a Desio presso lo studio notarile di Valentina Sassoli, moglie di Andrea Galbiati).

Intanto il presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani, delegato a portare avanti la trattativa con la FOWC per tenere a Monza la gara mondiale oltre il 2017, puntualizza: “Non abbiamo intenzione di fare braccio di ferro con Ecclestone per il gusto di imporre condizioni; ma non possiamo creare problemi al bilancio dell'ACI. Per firmare il contratto dobbiamo trovare un main sponsor che stiamo cercando”. Mancherebbero 2 o 3 milioni di dollari per arrivare alla firma del contratto che – precisa il presidente - “comporterà sicuramente delle perdite perché l'incasso dei biglietti, purtroppo, non permette il pareggio”.

Il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone ha giudicato “non efficiente” la gestione Dell'Orto-Ferri. “Non vedo perché io debba pagare le conseguenze di ciò che voi non fate o fate male. Se voi spendete denaro per qualcosa che non è la Formula 1, che non riguarda il Gran premio, se impegnate risorse per le moto, io ne prendo atto. Non vedo però perché dovrei farvi sconti?”.

 

Zanchi in Sias per il rilancio dell'Autodromo e per fare chiarezza sul "cottimo fiduciario" di Natale

29/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Andrea Dell'Orto non è più presidente della società di gestione dell'Autodromo di Monza e anche Francesco Ferri lascerà la poltrona di procuratore appena si riunirà il nuovo consiglio di amministrazione.
Il cda di Sias, nominato in settimana, sarà guidato dal presidente Pier Lorenzo Zanchi, con lui i consiglieri: Paolo Longoni (commissario FIA), Maddalena Valli (AC Udine e AC Milano) , Alfredo Scala (per l'ACI) e, ad interim, Alberto Ansaldi, direttore di AC Milano, fino alla nomina del rappresentante dei Comuni di Monza e Milano.

Zanchi é l'uomo giusto al posto giusto.
Ha le idee chiare e le giuste conoscenze. Gentlemen driver amante dei rally ha un sogno che potrebbe finalmente realizzare: trasformando il Monza Rally Show in un vero Rally della Lombardia con tappe finali all'Autodromo mantenendo inalterata la formula vincente del Master Show.
Di sicuro rivedrà il poverissimo calendario 2016 tornando a dare precedenza alle corse automobilistiche sulle altre attività.

Eletto nel luglio 2008 alla presidenza dell'Automobile Club di Milano - che di Sias è socio di maggioranza – ci mise poco a capire che l'Autodromo Nazionale rischiava il fallimento.
Non ne aveva fatto mistero in Consiglio di ACM provocando il risentimento del consigliere Michele Nappi (classe 1932), nel 2008 presente anche nel cda di Sias e dal novembre 2009 nominato vice presidente.

Nappi non gradì le dichiarazioni di Zanchi sulla critica situazione dell'impianto brianzolo e, a fine 2009, cinque lettere di dimissioni firmate dai consiglieri fecero precipitare nella bufera l'Automobile Club di Milano. “Dimissioni non motivate – dichiarò Zanchi -. Ho accusato i manager di Sias parlando del rischio fallimento perché l'80 per cento del fatturato è legato alla Formula 1. Le dimissioni a catena sono servite solo a provocare il commissariamento”.
Era intervenuto il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla che aveva commissariato l'ente, nominando Massimiliano Ermolli commissario straordinario.
Zanchi, abituato per professione, a partecipare alle riunioni dei consigli societari ed a leggere i bilanci, aveva capito subito che l'Autodromo non godeva di buona salute. Non ne fece mistero neppure al Consiglio generale dell'ACI. Tre anni dopo ci fu il blitz della Guardia di finanza e l'incriminazione del direttore Enrico Ferrari e del presidente Claudio Viganò, ora sotto processo.

Adesso la prima missione di Pier Lorenzo Zanchi sarà quella di verificare che il bilancio 2015 di Sias - preparato dalla squadra del procuratore Ferri dopo la “forzata” malattia del direttore finanziario Francesco Ippolito (potrebbe ritornare in attività con la nuova gestione) - rispecchi la realtà economico-finanziario della società.

Dell'Orto e Ferri sono stati sfiduciati per avere chiuso il bilancio con segno negativo - una perdita di 1,4 milioni di euro, dopo aver preparato un piano industriale che presentato a marzo dell’anno scorso prevedeva il pareggio di bilancio già nel 2015 e il ritorno degli utili nel 2016 -  e per aver aumentato i costi di gestione con il contratto della Innext di Ferri, e con i 55 mila euro pagati a Dell'Orto per l'estensione del contratto FOWC di Bernie Ecclestone, in realtà non ancora firmato.

L’Automobile Club Milano imputa alla coppia Dell'Orto-Ferri anche le difficoltà di comunicazione, visto che i due agivano da soli e soltanto a decisione prese coinvolgevano ACM per l'approvazione delle delibere.

La questione più grave é, però, quella del progetto per il rifacimento della pista affidato alla vigilia di Natale a Jarno Zaffelli.
La gara a “procedura negoziata” per la “Progettazione di pista per auto e moto” del valore di 202mila euro é stata indetta il 7 di agosto del 2015, con scadenza per la presentazione delle offerte fissata per il 1 settembre 2015, cioè 25 giorni dopo.

Il 31 agosto, la Tilke GmbH & Co. scrive a Sias e contesta il metodo seguito per indire la gara. Sono anche contestati i tempi del bando di gara, ai sensi dell’art.70 comma 6 del Codice degli Appalti perché: “nei contratti che hanno per oggetto anche la progettazione definitiva, il termine per la ricezione delle offerte, a norma del co.6 dell’art. 70 D.lgs. n. 163/2006, non può essere inferiore a 80 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara, fermo restando che anche in caso di deroga motivata dall’urgenza, la riduzione dei termini non può superare il limite dei 45 giorni”.

Il 18 settembre, in autotutela, Sias ritira il bando accorgendosi che non è conforme alla normativa vigente, e comunica che “ con successivo provvedimento si procederà ad avviare una nuova gara per l’affidamento del servizio di progettazione delle modifiche del tracciato della pista per auto e moto presso l’Autodromo nazionale di Monza” (vedi documento).

La gara non viene, però, avviata con le stesse modalità della precedente perché Sias decide di affidare il servizio di progettazione delle modifiche della pista tramite cottimo fiduciario.
Il cottimo fiduciario è una procedura “snella” con cui gli enti pubblici in casi particolari, ad esempio per ben motivate urgenze o per scongiurare un pericolo a cose o persone, affidano lavori e i servizi.
Il 24 dicembre, il cda di Sias aggiudica in via definitiva alla Jaz Studios di Jarno Zaffelli la progettazione delle modifiche della pista per un valore di 163.800 euro (vedi documenti sotto).

Insomma un appalto che sembra sia stato tagliato su misura per Zaffelli, con il bando di gara pubblicato la settimana prima di ferragosto, ritirato a settembre perché in palese violazione con il codice degli appalti, alla fine aggiudicato la vigilia di Natale tramite affidamento in economia-cottimo fiduciario.
Una situazione che sembra abbia spinto Hermann Tilke, il progettista dei circuiti di Ecclestone, a presentare un esposto.
 

Monza - Autodromo. Appalto Progettazione pista by infonodo

Monza - ACM in soccorso dell'autodromo delibera 5 milioni dollari per salvare il Gran Premio

22/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

L'Automobile Club di Milano ha votato una delibera con la quale mette a disposizione 5 milioni di dollari per far fronte al pagamento di quanto previsto dal contratto del Gran premio d'Italia 2016.
Copia della delibera è stata inviata a Roma all'Automobile Club d'Italia il cui Consiglio generale, nel frattempo, ha approvato il bilancio 2015, chiuso con un utile di 20 milioni di euro.

Angelo Sticchi Damiani, quando era subentrato ad Andrea Dell’Orto nella trattativa con Ecclestone per tenere a Monza la Formula 1, aveva quantificato in 10 milioni di dollari la quota da aggiungere a quella messa a disposizione da Sias.
Successivamente, visto lo stato di crisi di Sias, ACI era pronta ad aumentare di due milioni di dollari la propria quota mentre il contributo di Sias si attestava sui 6,5 milioni di dollari.

Gli ultimi dati sui conti di Sias, a causa del pesante indebitamento della società, hanno mostrato che per far fronte alle richieste di Ecclestone, la quota ACI dovrebbe levitare fino a 18 milioni di dollari.

La cifra é stata comunicata al presidente Sticchi Damiani nel corso dell'ultimo Consiglio generale nel quale Ivan Capelli, presidente di AC Milano che controlla Sias, era presente ed è stato invitato a spiegare la situazione patrimoniale della stessa Sias nel cui cda siedeva fino alle sue dimissioni in aperto contrasto con il presidente Andrea Dell’Orto ai primi di aprile:

L'ACI non può di certo utilizzare tutto il suo utile di bilancio per tenere a Monza il Gran premio – è stato l'immediato intervento di un consigliere -. Per noi Sias non esiste. Noi conosciamo l'Automobile Club di Milano ed è quindi il presidente Ivan Capelli che deve trovare una soluzione per uscire da questa critica situazione”.

Sono questi i motivi che hanno condotto l'ex pilota di formula 1, ora cronista Rai, a presentare le proprio dimissioni, subito seguite da quelle di Enrico Radaelli, e a sfiduciare l'operato del presidente Andrea Dell'Orto e del procuratore Francesco Ferri la cui società Innext srl ha preparato il piano industriale triennale 2015-2017.

Lunedì Ivan Capelli accompagnato da Marco Coldani che di ACM è vice presidente, é tornato a Roma da Sticchi Damiani per comunicargli che era stata presa la decisione di nominare Coldani alla presidenza di Sias.

Intanto a Roma, in ACI, circolano insistenti voci di un ritorno a Monza di Alfredo Scala e del possibile arrivo di Giancarlo Minardi.

Scala, che dirige Vallellunga e si occupa anche del circuito annesso al mega Centro Commerciale Iper di Arese-Lainate, da noi contatto ha risposto:
Sticchi il mio pensiero lo conosce. Se mi chiama e mi da un ordine non posso rifiutarmi, se invece mi offre possibilità di scelta....”.
Chiaro, non vorrebbe tornare: ha già dato.

In quanto a Minardi l'ex costruttore di Formula 1, ora in Sicilia per coordinare su richiesta di Sticchi Damiani le celebrazioni del centenario della Targa Florio, ci ha detto: “Sono presidente della Commissione sportiva dell'ACI, finora nessuno mi ha detto niente. Se il mio presidente dovesse chiedermelo dovrei pensarci”.

La prossima settimana sarà comunque decisiva per conoscere il futuro dell'Autodromo Nazionale di Monza.
Martedì 26 aprile si riunisce il Consiglio, mercoledì 27 l'Assemblea dovrà approvare il bilancio 2015, rinnovare il Consiglio e ratificare la sfiducia al presidente Dell'Orto, dando il benservito anche al procuratore Francesco Ferri. Dal consiglio dovrebbe uscire anche Massimo Ciceri la cui candidatura era stata sponsorizzata dai politici Dario Allevi (ex presidente della Provincia) e Paolo Grimoldi (Lega Nord) (vedi articolo Infonodo. “Se vinceremo il presidente sarà Dell'Orto”); è da vedere se i Comuni di Monza e Milano confermeranno Alessandra Marzari.
Mercoledì si conoscerà anche la verità sullo stato di salute della società di gestione del Tempio della Velocità che secondo le dichiarazioni di Ferri, in diretta nel corso della conferenza stampa dello scorso 11 aprile, avrebbe raggiunto “il fatturato record di 5,1 milioni di ricavi e valore della produzione a 34 milioni, miglior risultato degli ultimi 7 anni”.

Tacendo però l'ammontare dei costi con l'organico salito da 30 a 52 persone, comprese le consulenze che hanno fatto lievitare ad oltre 3 milioni di euro i costo del personale che secondo l'ultimo bilancio erano di 2.426.508 euro.

A fine 2014 Sias aveva debiti con le banche per 2.268.409 euro, ha chiesto altri 3 milioni e l'ultimo prestito da un milione dovrà renderlo entro luglio; inoltre, per far fronte al pagamento a Bernie Ecclestone del Gran premio d'Italia dello scorso anno, ha negoziato con due fornitori di servizi l'anticipato pagamento di 600 mila euro con la promessa di rivedere al ribasso, da quest'anno, il contratto in essere.

La società non ha soldi in cassa, è in arretrato con il Consorzio Parco Villa Reale dell'affitto per 1,2 milioni di euro, deve al Comune di Monza 900 mila euro per IMU e ICI (accertamenti impugnati), dovrà prevedere un ulteriore esborso verso il Comune, stabilito in convenzione da quest'anno del 2 % sui biglietti venduti, ha indebitamenti a breve di 6 milioni.
Nell’ultima gestione si é guardata bene dal sollecitare il rientro di crediti che vanta nei confronti dell'organizzatore Marcello Lotti passato dal mondiale WTCC al campionato internazionale TCR varato lo scorso anno e messo a calendario di Sias per il 2016, e in seguito cancellato.

C'è poi l'enigmatico caso della Puresport che, in arretrato per oltre 200 mila euro, nel 2014 si era vista negare dall'amministratore delegato Fabrizio Turci il rinnovo del contratto ottenuto invece poi con la gestione Ferri.
La società di Correzzana riempie le domeniche senza gare a calendario con il flusso turistico di quanti vogliono provare l'ebrezza dei giri in pista. Un tempo queste giornate erano gestite direttamente da Sias.
Tra i crediti finora non riscossi sembra esserci anche quelli relativi alla pubblicità fatta dalla Dell'Orto SpA al Museo in occasione della mostra-flop sulla velocità.
Nel corso della conferenza stampa Francesco Ferri ha parlato di “investimenti per miglioramenti ambientali all'area del Bosco bello per 1,5 milioni” ma non c'è persona in Sias che sappia dire quando i lavori siano iniziati e chi li abbia eseguiti. Un altro tra i troppi misteri della gestione Dell'Orto-Ferri, che secondo il programma della lista vincente “Sport & Rinnovamento” per l'Autodromo Nazionale doveva “massimizzare le potenzialità della struttura tutto l'anno”.

Così non é avvenuto.
Un anno dopo: due gare sono state cancellate, le trattative per portare a Monza il WETC, campionato mondiale prototipi e Gt, la Nascar e la Truck Racing sono abortite e il calendario 2016 si è impoverito con la cancellazione della gara internazionale TCR e l'Historic Monza.

Anche l'idea – tutt'altro che nuova - di organizzare a fine gennaio la manifestazione fieristica “Motor Circus” riservata al mondo del motorsport è rimasta nel mondo dei sogni.
Così come il progetto della pista kart da 70 mila euro nell'area interna della parabolica che avrebbe dovuto essere gestita dalla Puzzle Comunication.

 

Monza - Processo Vivacqua: le motivazioni della sentenza

18/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Ventidue udienze per stabilire chi ha ucciso Paolo Vivacqua nel suo ufficio di Desio la mattina del 14 novembre 2011 dal killer che è scritto nella sentenza “era già all'interno dell'ufficio all'arrivo di Paolo, lo ha freddato alle spalle, cogliendolo alla sprovvista sparando dal basso verso l'alto”.

Processo indiziario dal momento che “l''omicidio non ha avuto testimoni diretti, non è stata trovata l'arma del delitto, non sono stati trovati reperti biologici significativi, non è stato possibile accertare il volto o la fisionomia degli autori del fatto attraverso le telecamere collocate nelle vicinanze del luogo del delitto, non vi sono state dichiarazioni confessorie né etero accusatori” - scrivono i giudici, aggiungendo che “la circostanza che la pubblica accusa e le parti civili abbiano fornito moventi differenti non scalfisce il granitico quadro indiziario emerso a seguito dell'istruttoria dibattimentale”.

Quadro indiziario che “ravvisa nell'interesse economico un plausibile movente dell'azione omicidiaria: un interesse profondo, scaturente dal desiderio di poter manovrare le ingenti ricchezze del Vivacqua, e ciò sarebbe stato possibile soltanto dopo la sua eliminazione fisica”.

L'istruttoria dibattimentale ha consentito di individuare un forte legame tra Diego Barba e Licata Calogero Caruso: siffatto elemento è denso di significato e rappresenta la chiave di lettura di diverse questioni. Licata Caruso è risultato essere il faccendiere, l'uomo “ombra” di Paolo Vivacqua, che ben avrebbe potuto gestire liberamente le ricchezze ed i danari di Paolo dopo la morte di questi. E' pacifico che Licata Caruso fosse l'uomo più fidato di Vivacqua, tanto che questi non esitò a difenderlo quando Salvatore Grasta lo avvertì di “guardarsi da Lillo”, perché cognato di Diego Barba. E' altresì pacifico che egli fosse il formale gestore dei conti correnti di Vivacqua e che, in tale veste, conoscesse nel dettaglio tutte le movimentazioni della vittima. Occorre inoltre considerare che la mattina dell'omicidio Licata Caruso aveva contattato telefonicamente Vivacqua e, nella circostanza, aveva appreso che questi si stava recando all'ufficio di Desio. Simile constatazione è di notevole spessore, atteso che Licata Caruso potrebbe aver fornito informazioni agli imputati sulla presenza della vittima in ufficio”.

Stranamente quella mattina Vivacqua era stato lasciato solo: la circostanza è di rilievo tutt'altro che secondario, come del resto si evince dalle intercettazioni delle conversazioni intercorse tra i familiari della vittima che, sin dall'inizio, si sono diffusamente interrogati sul motivo di tale isolamento”.

“In particolare Lavinia Mihalache si lamenta col fratello Carmi e con Gaetano Vivacqua del fatto che la mattina dell'omicidio gli amici più fidati di Paolo (Lillo, Enzo, Mario) lo avessero lasciato solo, senza preoccuparsi di dove fosse.
E' indubbio – scrivono i giudici – che se dopo la morte di Paolo Vivacqua non fosse intervenuto il sequestro, gli imputati – con l'aiuto di Licata Caruso – avrebbero potuto attingere dai conti correnti della vittima. Una simile prospettiva avrebbe aperto scenari di indubbio interesse ed orizzonti ancor più floridi per gli odierni imputati”.

Invero, l'eliminazione fisica di Vivacqua ed il conseguente “subentro” di Licata Caruso nella gestione economica dell'imponente patrimonio, avrebbe infatti rappresentato la fonte di apprezzabili vantaggi, di cui - in primis, Diego Barba, in ragione del vincolo di affinità con Licata Caruso – avrebbe potuto godere”.

Sette mesi dopo l'omicidio di Paolo Vivacqua viene uccisa da Antonino Giarrana e Antonio Radaelli la consuocera del rotamat di Ravanusa, Franca Lojacono. “Un'accurata comparazione della scena dei due crimini e dei rispettivi modus operandi consentono a questa Corte di ravvisare forti collegamenti, oggettivi e soggettivi, tra l'omicidio Vivacqua e l'omicidio Lojacono, avvenuti all'interno del medesimo contesto, in un ristretto arco temporale. Le modalità di esecuzione dell'omicidio Vivacqua sono fortemente indicative della circostanza che il fine avuto di mira degli imputati fosse non già quello di perpetrare una rapina ai suoi danni bensì di ucciderlo; ciò rende ragione del fatto che nessuna traccia sia stata rinvenuta sulla scena del crimine e che nulla sia stato sottratto dall'ufficio della vittima. Diversamente nel caso Lojacono, i killer hanno agito per compiere una rapina, al fine di impossessarsi di un'ingente somma di denaro custodita all'interno di una valigetta che avrebbe dovuta essere rinvenuta nel box. Occorre poi interrogarsi quale sarebbe stata la scena del crimine ove Vivacqua si fosse avveduto della presenza dei suoi assassini ed avrebbe reagito. Il quesito che si pone all'attenzione è funzionale ad evidenziare come un'eventuale reazione di Vivacqua avrebbe potuto imprimere alla scena del crimine contorni ben diversi, atteso che ben può fondatamente sostenersi che una reazione da parte della vittima avrebbe potuto innescare, a sua volta, una reazione da parte degli aggressori, con esiti non dissimili da quelli cristallizzatisi nel caso dell'omicidio Lojacono.
Invero, nel caso del secondo omicidio, la reazione della donna e le difficoltà nel rinvenimento del denaro avevano provocato in Giarrana e Radaelli uno stato di panico misto ad ira; in sostanza una reazione incontrollata sfociata in un'efferata aggressione che aveva condotto a morte l'anziana vittima.
Siffatta analisi – frutto non già di un'astratta comparazione delle due scene del crimine, bensì di un'indagine condotta alla luce delle singole circostanze del caso concreto – offre una chiave di lettura diversa da quella sostenuta dalle difese e consente di cogliere appieno come, dietro apparenti incommensurabili diversità che connotano le scene dei due crimini, si celino in realtà i medesimi autori”.

Le implicazioni che ne discendono sono di estrema rilevanza: la circostanza che gli autori del secondo omicidio siano le stesse persone accusate dal palermitano Gino Guttuso rafforza ulteriormente la credibilità e l'attendibilità dello stesso, così dissolvendo definitivamente eventuali dubbi aleggianti attorno alla sua figura. Non solo: il collegamento tra i due omicidi, riconducibili ai medesimi soggetti, rappresenta ex se un riscontro ulteriore ed autonomo alle dichiarazioni di Guttuso. E così, se da un lato si appalesa l'endemica debolezza delle asserzioni difensive, dall'altro, il cerchio indiziario si chiude. Se ne deve pertanto dedurre che i due omicidi sono strettamente collegati e che sicuramente l'anello che li unisce è costituito proprio dal fatto che Giarrana e Radaelli sono stati incaricati in entrambi gli episodi dal La Rocca e da Barba come riferito da Guttuso e come è riscontrato da convergenti molteplici elementi esterni”.
I complessivi dati processuali portano poi a ritenere che il La Rocca abbia agito su impulso del Barba e non di altri, tipo la criminalità organizzata.
E', infatti, più aderente ai dati processuali la prima ipotesi proprio perché l'omicidio Lojano appare estraneo a interventi della Stidda e appare essere maturato dal fatto che l'omicidio Vivacqua non aveva consentito l'apprensione dei soldi da lui pochi mesi prima acquisiti con l'operazione Bricoman, ipotizzando successivamente che la consuocera potesse essere la custode del denaro.
Dette conclusioni – dicono i giudici - sono coerenti e suffragate da univoci e coerenti indizi: Gino Guttuso accusa tutti, le intercettazione e i comportamenti degli imputati riscontrano la pista del medesimo, Luigi Mignemi conferma il racconto di Guttuso riferendo quanto effettivamente appreso da Giarrana, il silenzio degli imputati sia nel corso delle indagini che in dibattimento stupisce e resta inspiegabile, diversi depistaggi, tramite informatori, sono in gran parte attribuibili proprio al Barba. Inoltre i tabulati telefonici, l'assenza di alibi, la certa loro presenza sui luoghi dei fatti, i rapporti diretti e indiretti che lega tutti i protagonisti, la negazione di circostanze pacifiche, come la relazione Barba/Biondo, le modalità delle condotte osservate nel corso delle indagini, costituiscono elementi aggiuntivi di conferma della fondatezza dell'accusa. I riferimenti di Giarrana al forte credito che vantava e che avrebbe riscosso in caso di scarcerazione, trova conferma anche nel racconto di Mignemi ed anzi avvalora quello che questi dice “quella cosa avrebbe fatto guadagnare loro un sacco di soldi”.

Ecco il quadro di sintesi degli indiziati.
Antonino Giarrana – “Di rilievo sono anzitutto le dichiarazioni di Guttuso che in sede di incidente probatorio ha confermato l'incontro avvenuto a casa sua presenti Radaelli e La Rocca così come ha confermato il prestito e la restituzione del motorino con la targa occultata. Dai tabulati telefonici si evince un significativo flusso di contatti tra lui e gli imputati. In sede di interrogatorio Giarrana confermò d'aver rivelato a Mignemi molti particolari relativi alla riunione a casa sua un mese prima dell'omicidio Vivacqua. Ed in quanto alla pistola, parlando con altri detenuti, dice che la pistola usata per l'omicidio Lojacono era pulita ma dello stesso calibro di quella utilizzata per l'uccisione di Paolo Vivacqua.
Giarrana si dichiara estraneo anche ai fatti relativi all'omicidio Lojacono benchè sia pacifica la sua penale responsabilità; mentre le dichiarazioni di estraneità all'omicidio Vivacqua vengono reiterate innumerevoli volte, quasi
mnemonicamente. Rilevanti sono anche i rapporti di contiguità con tutti gli altri personaggi coinvolti, come traspare limpidamente anche dalle insistenti richieste da lui avanzate nei confronti del cugino La Rocca affinché pagasse gli onorari dell'avvocato, sia del Barba nei confronti del quale manifesta profondo risentimento perché non gli offriva alcun aiuto, anzi “fa l'indiano, fa finta di non salutarmi”. Nel corso dell'interrogatorio dell'8 maggio 2014 Giarrana conferma di aver parlato con Mignemi delle caratteristiche dell'arma silenziata usata nell'omicidio Vivacqua; del fatto che Barba ha una bella casa le cui luci si accendono battendo le mani e che Guttuso era conosciuto come il Palermitano”.

Antonio Radaelli – “Sono 5 i contatti telefonici tra Radaelli e Giarrana il giorno dell'omicidio Vivacqua. “E' però di particolare rilievo – argomentano i giudici – la mancata risposta alla chiamata delle 10.56, ora in cui si colloca la morte di Vivcqua, agganciando la cella di Seregno, la medesima agganciata dal cellulare della vittima. Il numero verrà chiamato dall'imputato soltanto alle 11.14, quando l'azione criminosa era ormai terminata da oltre dieci minuti. In quanto alle intercettazioni in carcere significative sono quelle in cui nel commentare con i compagni l'invito in Procura per rendere interrogatorio con informazione di garanzia relativa all'iscrizione nel registro degli indagati per l'omicidio Vivacqua esterna la propria preoccupazione circa il fatto che qualcuno possa aver dato agli inquirenti “la dritta che siamo stati io e lui...E' quello che mi preoccupa!.
Anche per lui sono di rilievo le dichiarazioni di Guttuso e Mignemi”.

Diego Barba – “Nell'agosto 2010 aveva subìto il pestaggio, sicuramente per lui umiliante e che aveva deteriorato i rapporti con Vivacqua: era terrorizzato e si era rivolto al maresciallo Longo dei Carabinieri di Campobello di Licata, suo amico e a soggetti appartenenti alla malavita siciliana per avere protezione e impedire altre reazioni di Paolo Vivacqua. Nel maggio 2012 è stranamente presente nello studio dell'avvocato Daria Pesce ove aveva accompagnato Germania Biondo e questo aveva fatto arrabbiare i figli di Vivacqua che commentano l'episodio in termini negativi anche verso la madre: era lì per seguire le vicende della famiglia e verificare come si stavano indirizzando le indagini per l'omicidio evidentemente perché temeva di essere coinvolto, comportamento questo che va così interpretato alla luce dei complessivi depistaggi di cui è stato protagonista.

Il giorno dell'omicidio Vivacqua ha 3 contatti telefonici con La Rocca tra le 11.38 quando è lui a chiamare La Rocca e le 14.12 quando La Rocca lo chiama. Quindi 5 sms dalla sua utenza ad un'altra sua utenza tra le 16.48 e le 17.19. Quindi alle 18.03 viene chiamato da La Rocca.

Guttuso e Mignemi convergono nell'indicarlo quale soggetto che si attivò per organizzare l'omicidio procurando a Giarrana e Radaelli l'arma. Che si fosse attivato personalmente per far nascere un'indagine a carico di Vivacqua e dei figli è circostanza confermata dalle dichiarazioni del teste Battistelli. I numerosi depistaggi da lui posti in essere rappresentano ulteriori indirzi a suo carico. Il suo primo tentativo di depistaggio risale al 4 aprile 2014 quando ai carabinieri di Desio perviene un'annotazione di servizio relativa ad una fonte informativa presentatosi presso la caserma dei Carabinieri di Campobella di Licata che indicava “il noto e pregiudicato mafioso” Smiraglia Giuseppe che acquisterebbe terreni in Sicilia con denaro contante proveniente dal commercio di materiale ferroso svolto al nord unitamente a Turco Giovanni. Il secondo è rappresentato dalla indicazione che l'omicidio avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dai fratelli di Lavinia Mihalache. In sede d'interrogatorio Barba ammette d'aver suggerito ai Carabinieri alcune piste che potevano essere percorse. Mentre fallisce l'ultimo tentativo di “vincere” le dichiarazioni di Guttuso e screditare la figura di Mignemi attraverso le dichiarazioni di Giuseppe Nappa il quale indica gli autori dell'omicidio di Paolo Vivacqua in Diego Barba e Germania Biondo in accordo con Livinia Mihalache e i fratelli.
Barba – ricordano i giudici – ha capacità di muoversi abilmente sia all'interno delle forze dell'ordine sia tra i mafiosi”.

Salvino La Rocca – “Il 14 novembre 2011 tra le 11.41 e le 14.12 chiama prima Guttuso quindi Giarrana e poi due volte Barba. Alle 16.22 è Guttuso a chiamare La Rocca; alle 18.03 Rocca chiama Barba e quindi alle 19.41 e alle 19.45 è Giarrana a chiamare il cugino La Rocca. Guttuso ha spiegato in modo plausibile le ragioni dei contatti a lui riferibili: voleva sapere se avessero usato la sua moto per l'omicidio e non soltanto per la rapina in danno del Vivacqua di cui si era parlato nel primo incontro a casa di Giarrana.
Guttuso e Mignemi coinvolgono direttamente la figura di La Rocca quale soggetto che funge da anello di collegamento tra Giarrana, Radaelli e Barba.
Il giorno dell'audizione di Gino Guttuso in sede di incidente probatorio, si è accertata la presenza della madre di Salvino La Rocca accompagnata da Giovanni Gammino, soggetto noto alle forze dell'ordine in quanto coinvolto in fatti di mafia. Al riguardo si è escluso che la presenza di costoro potesse dirsi casuale, essendosi, al contrario, dimostrato il collegamento all'esame del predetto Guttuso. Si consideri inoltre come La Rocca sia risultato essere destinatario delle pressanti richieste di aiuto avanzate da Giarrana, aiuto motivato dal fatto che lo riteneva come la persona che lo aveva coinvolto nei fatti di causa unitamente al Barba”.

Germania Biondo – “A diversa conclusione si deve pervenire con riguardo alla sua posizione. A suo carico c'è un forte movente, c'è il rapporto con Barba che secondo Giarrana è coinvolto nell'omicidio con il La Rocca, ma ad avviso della Corte, per tale imputata, sono carenti univoci riscontri in ordine al presunto suo ruolo di ideatrice e mandante dell'omicidio dell'ex marito. Il primo dato che emerge con evidenza è che il giorno del delitto, il 14 novembre 2011, nessun contatto interviene tra lei e gli altri coimputati. A meno di ipotizzare una particolare scaltrezza della Biondo, non è credibile che nessuno, e in particolare il Barba abbia sentito la necessità di informare la donna del fatto compiuto. Ma se si ipotizza che la Biondo sia particolarmente scaltra, non ci si potrebbe sottrarre alla considerazione che - da protagonista della vicenda addirittura quale ispiratrice – avrebbe messo in guardia e severamente vietato ai complici di parlare tra di loro, almeno il giorno del delitto. Le successive intercettazioni non consentono di cogliere, neppure larvatamente, un elemento che dimostri la consapevolezza della donna di chi abbia compiuto l'omicidio e di tradirsi riguardo alla conoscenza dei complici e al suo rullo. Le conversazioni con il Barba sono riconducibili a ragioni affettive-sentimentali e all'aiuto che il Barba stava dando in alcuni adempimenti come l'apertura di una cartoleria.
Giarrana e Radaelli in carcere non fanno mai accenni diretti o indiretti ad una sua compartecipazione. Quando la Biondo viene citata è per lamentarsi che ha rivelato agli investigatori la conoscenza tra Giarrana e Paolo Vivacqua. Dato il contesto e l'asprezza dell'appellativo usato nei suoi confronti è ipotizzabile che se vi fosse stato un coinvolgimento della donna se ne sarebbe fatta menzione.
Le forti rivendicazioni di cui alle conversazioni intercettate e la complessiva condotta dell'imputata costituiscono indizi gravi per la sussistenza di un movente, ma che, all'esito del processo, non raggiungono il carattere della precisione in rapporto all'omicidio e, comunque, difettano completamente dal carattere della concordanza con altri elementi altrettanto certi e univoci.
Ulteriore dato indiziario di una certa rilevanza è costituito dalle parole di Guttuso nel ricordare l'incontro del mese precedente l'omicidio. “La Rocca disse, in qualità di portavoce di Diego Barba che la moglie di Vivacqua stava cercando qualcuno
che si prestasse a commettere una rapina per suo conto, in quanto voleva prendergli dei soldi, dato che Paolo e anche i figli, che facevano una vita da nababbi, l'avevano lasciata in una condizione di indigenza, la trattavano male dato che non poteva avere una nuova vita. Peraltro Guttuso che non conosce la Biondo e sa solo che è la ex moglie di Vivacqua, la menziona con un richiamo indiretto di terzo livello: La Rocca riferisce quello che ha detto Barba, ma non che Barba riferisce di una richiesta esplicita della Biondo né La Rocca si presenta quale portavoce della Biondo”.

LE CONDANNE
Giarrana Antonino e Radaelli Antonio alla pena dell'ergastolo; La Rocca Salvino e Barba Diego alla pena della reclusione per anni ventitre (23)
DICHIARA
Tutti i predetti imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici
DICHIARA
Giarrana Antonino e Radaelli Antonio in stati di interdizione legale e decaduti dalla responsabilità genitoriale
DICHIARA
La Rocca Salvino e Barba Diego in stato di interdizione legale durante la pena e sospesi dalla potestà genitoriale durante la pena
Visto l'art 230 c.p.
Applica a La Rocca Salvino e Barba Diego la misura di sicurezza della libertà vigilata per una durata non inferiore a tre anni.
Dichiara tenuti e condanna Giarrana Antonino, Radaelli Antonio, La Rocca Salvino e Barba Diego, in via tra di loro solidale, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite: Vivacqua Antonio, Vivacqua Gaetano, Vivacqua Davide, Commaudo Valentina, Mihalache Lavinia, in proprio e nella qualità di esercente la potestà genitoriale sul minore Vivacqua Nicolas, da liquidare nella separata sede civile. Assegna a ciascuna delle predette parti civili una provvisionale esecutiva di euro 50.000 per ciascuna delle parti civili costituite, ponendo il relativo onere a carico degli imputati in via solidale.
ASSOLVE
Biondo Germania dai reati ascritti per non aver commesso i fatti e dispone la revoca della misura cautelare in corso di esecuzione nei suoi confronti, disponendone la piena rimessione in libertà se non sottoposta a misura cautelativa per altra causa.
Così deciso in Monza nella camera di consiglio del 9 dicembre 2015

Monza - Autodromo, show della coppia Dell'Orto-Ferri: come chiudere in perdita e vantarsene pure

12/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Dopo essere stati sfiduciati dal Consiglio di Sias il presidente Andrea Dell'Orto e il procuratore Francesco Ferri, ieri, hanno convocato una conferenza stampa per comunicare i risultati ottenuti nel 2015, primo anno della nuova gestione dell'Autodromo Nazionale.
Con tono soddisfatto è stato annunciato“un fatturato record con 5,1 milioni di euro di ricavi e valore della produzione a 34,2 milioni di euro” salvo far presente che “il bilancio chiuderà con una perdita di circa 1,6 milioni di euro”.
In pratica l’autodromo chiuderà con pesanti perdite anche nell’anno di Expo, quando cioè milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo si sono riversati su Milano e la Brianza.

Dal lato dei costi sull’esercizio 2015 hanno inciso due fatti straordinari ed esogeni: da una parte l’accantonamento al fondo rischi per il pagamento dell’IMU, in base al contenzioso attualmente in corso, dall’altra la variazione del tasso di cambio euro/dollaro rispetto al 2014 che ha determinato un aggravio di costi di circa 1 milione di euro a valere sull’organizzazione del Gran Premio F1. Senza queste due partite straordinarie il bilancio avrebbe chiuso sostanzialmente in pareggio” ha chiosato Francesco Ferri.

Peccato che presentando a fine marzo dello scorso anno il piano industriale triennale, venne comunicato che il primo bilancio sarebbe stato chiuso in pareggio. Nel frattempo il cambio euro/dollaro che ha raggiunto il punto più basso proprio nel marzo 2015, non è peggiorato, anzi è leggermente migliorato chiudendo l’anno a + 2,48 % rispetto ai valori minimi registrati.

Il management che avrebbe dovuto conoscere quale era la situazione finanziaria della società anche alla luce dell'indagine della Procura monzese, nelle sue previsioni non ha nemmeno correttamente valutato l’impatto del cambio euro/dollaro che aveva iniziato la sua fase discendente già nel maggio 2014, toccando il fondo, come ricordato, nel marzo 2015.

Nonostante i toni rilassati e i dati positivi snocciolati, l'Autodromo Nazionale -  è cosa oramai risaputa - naviga in mezzo a un mare di debiti.

Lo scorso anno per far fronte al contratto con Bernie Ecclestone la dirigenza decise di non corrispondere al Consorzio Parco Villa Reale l'importo dell'affitto previsto dalla convenzione che s'aggira attorno al milione di euro e di non versare ai soci Automobile Club Milano e Immobiliare ACM 1,3 milioni di euro di crediti esigibili.
Inoltre, sempre per fare cassa e poter pagare Ecclestone, Ferri chiese ad alcuni clienti che hanno con Sias contratti di servizi a lungo termine, di anticipare tre anni di quanto dovuto in cambio della promessa di rinegoziare al ribasso il contratto a partire dal 2018.
Bollata come falsa da Ferri, in conferenza stampa, la notizia del debito d'affitto è stata invece confermata a Infonodo da Lorenzo Lamperti, direttore del Consorzio Parco Villa Reale.
E' evidente a questo punto che in questo momento non ci sono le risorse da dare alla FOM e che difficilmente Sias potrà ripetere l'operazione di farsi anticipare dai clienti tre anni di contratto.

Andrea Dell'Orto - che appena nominato aveva detto che avrebbe rinunciato agli emolumenti - ha, però, preteso gli venissero pagati cash 135 mila euro per l'estensione oltre il 2017 del contratto con FOM e FOWC e il reperimento di quei 6,5 milioni di dollari necessari ad integrare i 12,5 che ci metterà l'ACI per tenere a Monza la Formula 1. È bene chiarirlo una volta per tutte: il rinnovo con Ecclestone costerà all’Autodromo di Monza circa 23 milioni di dollari, perché il patron del Circus oltre ai soldi del contratto si prenderà in esclusiva tutti gli spazi ospitalità dell'Autodromo che oggi, in occasione del Gran premio d'Italia, rendono a Sias circa 3 milioni di euro.

Quanto a Francesco Ferri si mette mensilmente in tasca 20 mila euro, lo scorso anno la cifra era maggiore essendo integrata con consulenze di Innext srl, società di cui è socio che ha debiti, passati da € 1.186.022 nel 2013 a € 2.448.161 nel 2014 di cui €1.929.330 esigibili nel 2015, e ha chiuso gli ultimi due bilanci in perdita.
Grosse difficoltà economiche anche per la Dell’Orto spa, azienda di famiglia del presidente di Sias, che dal 2009 al 2013 ha macinato perdite per complessivi 20milioni di euro. L’ultimo bilancio depositato e quindi relativo al 2014, è stato chiuso - dopo la ristrutturazione del debito con le banche - in sostanziale pareggio, ma solo perché é stato inserito un credito di un milione di euro per la cessione dell’ex area Dell’Orto alla 2G srl di Piergiusppe Avanzato, come premio “per la cubatura eccedente quella base pattuita in sede di cessione (avvenuta nel 2009 ndr)” concessa dal Pgt di Seregno, adottato nel gennaio dell’anno scorso.
Non deve apparire, quindi, come una bizzaria caratteriale se i due sono così ostinatamente attaccati alle poltrone dell'Autodromo.

Sias, per costi di personale e consulenze, comprese le collaborazioni, spende l'astronomica cifra di 2,3 milioni di euro.
Per fare un esempio concreto dello spreco di risorse, con uno staff di 6 persone fisse per la comunicazione compreso un capo ufficio stampa ex Coca Cola, Red Bull e Carlsberg con contratto da 120 mila euro, il 7 aprile la società ha sentito l'esigenza di chiamare per gestire la “crisi”, l'agenzia di comunicazione SEC- Relazioni pubbliche e istituzionali che ha messo a disposizione due giornalisti per stendere gli ultimi due comunicati con le dichiarazioni del presidente Dell'Orto e convocare e gestire la conferenza stampa di ieri.

Tra i miracolati della gestione Dell’Orto-Ferri c’è anche Mario Di Dato, genero del socio di Ferri alla Innext srl, neo assunto in Autodromo all'ufficio marketing con contratto a tempo indeterminato da 60mila euro oltre a provvigioni su contratti di clienti già Sias e il benefit di una Jaguar.

Insediatosi in via Parco, Francesco Ferri ha scoperto subito che Sias era una “società senza una struttura manageriale” e ha pensato bene di infilare in organico personale legato alla sua Innext come Monica Marinone, consulenza da 61 mila euro. E' lei che lo scorso anno ha elaborato, usando gli algoritmi, il piano industriale dell'Autodromo fino al 2020.

Essendo imprenditori abbiamo pensato di gestire Sias come privati”, ha dichiarato ieri Dell'Orto nel corso della conferenza stampa ammettendo poi “qualche errore l'abbiamo fatto, ad esempio sottovalutando la tempistica per riportare a Monza la superbike”.
Motorismo che é il pallino del presidente avallato da Ferri il quale, nel corso di un incontro a settembre dello scorso anno con il direttore del Consorzio, aveva ricevuto da Lamperti le informazioni sulle modalità di elargizione dei i fondi della Regione, 5,2 milioni di euro per il miglioramento delle strutture. 

Anziché elencare i lavori più urgenti – complessivamente quantificati in circa 40 milioni di euro - come l'allargamento dei sottopassi per garantire un miglior deflusso del pubblico, il rifacimento dei servizi igienici, delle tribune che non hanno coperture e comodi sedili e altro, Ferri ha chiesto i fondi per modificare la pista così da poter riportare a Monza il Mondiale Superbike.
Avendo Sias già preso accordi con Jarno Zaffelli della Dromo srl di Reggio Emilia che aveva elaborato una variante per eliminare la curva grande di Biassono passando attraverso il bosco e collegandosi alla vecchia pista Pirelli in uso fino al 1954.

E' stato pubblicato un bando di gara per queste modifiche e a presentare progetti sono stati tre soggetti. “Non abbiamo scelto Zaffelli, la Dromo di Zaffelli si è aggiudicata il bando”, ha spiegato Dell'Orto.
Al quale poniamo una domanda: dica, documenti alla mano, in che data Sias ha autorizzato il pagamento del bonifico alla Dromo srl e quale cifra è stata pagata.

Non so da quanti anni non veniva fatta la valutazione d'impatto ambientale, noi siamo stati i primi a farla” si è vantato Ferri, confermando “la spesa di 1,5 milioni di euro per il rifacimento di strutture” senza però dare alcun dettaglio dei lavori fatti.
Se la prossima settimana nel corso della conferenza dei servizi supereremo la valutazione d'impatto ambientale entro luglio presenteremo il progetto definitivo della nuova pista già approvato da Dorna e FMI. Con la Dorna abbiamo già un contratto firmato per il Mondiale Superbike dal 2017. Ma senza finanziamenti della Regione per la pista non se ne fa niente”, ha concluso il presidente dopo aver ricordato che “il budget 2016 é stato approvato all'unanimità dal Consiglio compresi i dimissionari Ivan Capelli ed Enrico Radaelli e che mai l'Automobile Club Milano ha contestato i costi della passata stagione”.

Il vizio in Sias è che i verbali non venivano messi ai voti, cosa che permetteva di dire che tutto era passato all'unanimità. Solo il verbale del 6 aprile è stato messo in votazione poiché i revisori si sono opposti alla cooptazione di Gianpiero Bravo e di Cristina Colombo, dirigenti della Regione Lombardia da cui ricevono uno stipendio rispettivamente di 175mila e 158mila euro all’anno, in sostituzione dei dimissionari Ivan Capelli ed Enrico Radaelli che avevano sfiduciato Dell'Orto e Ferri.

Monza - Autodromo: sfiduciati Dell'Orto e Ferri, Capelli e Radaelli lasciano Sias

Monza 07/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Mancanza di fiducia nei confronti del presidente Andrea Dell'Orto e del procuratore Francesco Ferri”. Con questa motivazione pesante come un macigno, che è stata verbalizzata, ieri il vice presidente della società di gestione dell'Autodromo Nazionale di Monza, Ivan Capelli e il consigliere Enrico Radaelli si sono dimessi.
Avendo sfiduciato il presidente Dell’Orto, come era stato più volte chiesto da Bernie Ecclestone, il prossimo passo sarà la revoca del Consiglio e la convocazione dell'assemblea che autorizzi la posticipazione dell'approvazione del bilancio al 30 aprile.

Già la società si è mangiata la metà del capitale sceso da 1,1 milioni di euro a 550 mila con una riserva di 300mila euro. Le perdite dei primi sei mesi sono state ripianate grazie alla rinuncia di 1,270 milioni di euro di crediti da parte del socio di maggioranza, l'Automobil Club Milano.
Il procuratore Ferri, dopo aver presentato un piano triennale che prevedeva per il 2015 “il pareggio ed un 2016 con un utile di 1,5 milioni di euro” aveva poi corretto il tiro dichiarando: “il bilancio chiuderà con un passivo 1,5 milioni di euro”. In realtà, la cifra sembra essere ben maggiore e si avvicina ai 2 milioni di euro.
In questo caso avendo perso Sias capitale e riserva, per legge dev'essere immediatamente convocato un Consiglio che prenda atto della situazione e convochi a sua volta l'assemblea dei soci per decidere una nuova ricapitalizzazione. L'Automobile Club Milano avrebbe, però, solo un milione di euro da mettere a disposizione.
Per effetto della legge Madia, la Sias si vedrebbe costretta a portare i libri in Tribunale chiedendo la messa in liquidazione.
Vista la preoccupante situazione finanziaria gli azionisti, Automobile Club di Milano e Immobiliare ACM, e il collegio sindacale (il cui mandato scadrà con l'approvazione del bilancio) non hanno più potuto più tacere sul disastro finanziario, il conseguente spreco di denaro pubblico e sui comportamenti del management che potrebbe essere chiamato a risponderne alla Corte dei Conti.
Il Collegio sindacale ha, nelle scorse settimane, spedito ad Andrea Dell'Orto una lettera chiedendogli giustificazione per “gli 80 mila euro ricevuti lo scorso anno per le operazioni utili al rinnovo del contratto con FOM FOMC per il Gran premio d'Italia e i 55mila euro ricevuti quest'anno per la ricerca di finanza straordinaria inerente il reperimento di fondi necessari a garantire il pagamento dei 6,5 milioni di dollari per il contratto con Ecclestone dal 2017”.

A firmare la richiesta di giustificazione a Dell'Orto è stato Beniamino Lo Presti, presidente del collegio sindacale, professionista in quota ex An molto vicino all'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, il cui figlio Geronimo siede nel consiglio dell'Automobile Club di Milano.
Lo Presti, in qualità di presidente del Collegio sindacale dell'Aler, è stato tirato in ballo nel processo all'ex assessore regionale del Pdl Domenico Zambetti - arrestato per voto di scambio e per la vicenda dell'assunzione di Teresa Costantino, figlia del boss della 'ndrangheta Eugenio Costantino a cui, su pressione del politico, fu anche assegnato un alloggio.

Nella sua relazione alla Procura di Milano, Rosaria Ciafrone, tecnico della Corte dei Conti e membro dell'organismo di vigilanza interno all'Aler, ha scritto che “il Collegio sindacale, non ha mai svolto un controllo di legalità in merito alle procedure amministrative di Aler e che i fogli relativi, pur vistati, non furono mai controfirmati da Lo Presti”.

Secondo fonti vicine alla società, anche in Sias i controlli sulla gestione non sarebbero stati ferrei; doverosi atti di censura contro i responsabili aziendali che il comitato di vigilanza avrebbe dovuto firmare, sarebbero stati invece tralasciati.
Sotto la gestione di Ferri e Dell'Orto l'Autodromo si è trasformato in un elefante dai piedi d'argilla.
Ereditata una società con 30 dipendenti, dopo anni di gestione del direttore Enrico Ferrari, Sias si ritrova ora 53 persone a libro paga (a Imola i dipendenti sono 12).
E grazie al lavoro della consulente da 80mila euro Elena Beniamini, voluta da Andrea Dell'Orto, alcuni dipendenti con molti straordinari effettuati, al limite del tetto di legge, sarebbero stati addirittura promossi di due livelli e gli straordinari trasformati in premi di produzione.

In Sias non esiste più una rappresentanza sindacale interna, quando a novembre ci hanno provato è finita a male parole e non si è trovato nessuno disposto a farsi avanti e a rischiare di finire inviso alla dirigenza.

Nella foto: Francesco Ferri, Pietro Meda, Geronimo Larussa, Andrea Dell'Orto

Seregno - 'Ndrangheta e consenso sociale. Dopo lo striscione è la volta del cittadino "perbene"

di Marco Tagliabue, regista

Egregio direttore, ho letto la lettera non firmata pubblicata martedì su il Giornale di Seregno in difesa della famiglia Tripodi e sono molto preoccupato.

Preoccupato che vengano usate le stesse parole: “perché le colpe dei padri non ricadano sui figli”, si legge nella lettera, utilizzate a luglio in consiglio comunale dal vicesindaco Giacinto Mariani per difendere la famiglia Tripodi e la scelta di organizzare in quel bar il suo spot elettorale.

Preoccupato che nella lettera si parli di una mela marcia, “né tantomeno si può sostenere che se in una famiglia c’è una mela marcia, non si può pensare che le altre mele siano sane”. Giacinto Mariani aveva detto: “per me le famiglie di Seregno sono tutte uguali anche se a casa loro hanno una mela bacata”.

Preoccupato che questo scrittore non sembri uno sprovveduto e sappia benissimo la differenza tra gli strumenti di prevenzione contro le infiltrazione della mafia e una condanna penale, ma ometta (a questo punto non posso pensare altro che lo faccia deliberatamente) altre informazioni, facendo, ad esempio, l’inversione tra padri e figli. Qui al limite le colpe dei figli, le colpe di Antonino, ricadono sul figlio, cioè su di lui e sul suo esercizio commerciale.

Preoccupato che un cittadino di Seregno che si autodefinisce persona perbene, normale, come tanti, abbia come primo e unico pensiero un moto di affetto per Antonino Tripodi.

Preoccupato che il cittadino “perbene” difenda l’indifendibile, come lo striscione “Noi vi vogliamo bene”, appeso nella notte sulla saracinesca di un locale chiuso dalla Prefettura “per pericolo di infiltrazioni mafiose” e che ha suscitato l'indignazione dei quotidiani nazionali.

Preoccupato, perché la parentela del consigliere Sabia (parentela di quinto grado) con Gerardo Gambardella, condannato a dodici anni di reclusione nel processo Infinito, venga messa in piazza da Antonino Tripodi e ripresa dal vicesindaco in consiglio comunale.
A luglio Giacinto Mariani aveva detto a Sabia: “Non so se questo a casa sua non vale e se qualcuno a casa sua ha combinato qualche marachella e allora siete tutti colpevoli”. Lo scrittore omette le condanne passate in giudicato dei familiari dei Tripodi.
Omette che mai in nessuna occasione la famiglia Tripodi abbia condannato l'Ndrangheta.
Omette lui stesso, un cittadino perbene, una condanna ferma della criminalità mafiosa.

E sono molto preoccupato per quel passaggio della lettera quando, raccontando delle frequentazioni del bar Tripodi, la persona “perbene” scrive: “tantissime figure istituzionali, anche alcuni dei politici che oggi si indignano e prendono le distanze sui giornali”. Questo a pochi giorni dall’intervista del sindaco a il Cittadino, in cui per la prima volta e doverosamente Edoardo Mazza ha preso le distanze dalle sue scelte passate e ha dichiarato: “ Ho capito che quell’aperitivo elettorale al Tripodi Caffè è stato inopportuno politicamente”.

Ho sinceramente apprezzato questa dichiarazione anche se tardiva e molto prudente, mi preoccupa che dopo pochi giorni arrivi una lettera del genere ai giornali e che venga pubblicata. Mi preoccupa se, all’interno della Giunta, quella di Mazza è l’unica voce fuori dal coro. Niente ho sentito dagli altri amministratori, niente dal vicesindaco Giacinto Mariani che per primo ha creato con le sue dichiarazioni e le sue frequentazioni consenso sociale e politico attorno a quel bar panetteria ora chiuso: consenso sociale di cui questa lettera, non fosse bastato lo striscione, mi sembra l’immagine più eloquente.

Di seguito la lettera pubblicata su il Giornale di Seregno martedì 22 marzo

"Inevitabile affezionarsi al bar non è una colpa".
Ci scrive un cliente del "Tripodi" a Seregno: "Perché le colpe dei padri non ricadano sui figli..." 

Monza - Sticchi Damiani (ACI): “Sias non ha i 6,5 milioni da dare a Ecclestone...


...e la Brianza non sembra interessata al Gran Premio

di Pier Attilio Trivulzio

A Il Fatto Quotidiano non ho detto che Monza è fuori dai giochi per il Gran premio d'Italia. Ho detto che ci sono obiettivamente difficoltà non indifferenti ed onestamente siamo ad un punto di criticità. Che Monza sia fuori dalla trattativa non l'ho detto, non posso dirlo e spero che questo non accada”. Angelo Sticchi Damiani presidente dell'ACI che il governo ha autorizzato ad usare risorse per 16,5 milioni di dollari (prelievo dai fondi del PRA – ndr) per mantenere nel calendario del Mondiale di Formula 1 il Gran premio d'Italia fa il punto sulla trattativa con Bernie Ecclestone e accetta di parlare di Sias, la società di gestione dell'Autodromo di Monza .

Per chiudere la trattativa con Formula One Management e andare alla firma del contratto con abbiamo molto tempo. Ecclestone non aspetta Monza, occorre chiudere in tempi rapidi”.
- Il problema è che Sias non ha i 6,5 milioni di dollari da aggiungere ai vostri 12,5 per arrivare a quanto chiede la FOM.
Sarebbe bello non fosse così. Purtroppo Sias i soldi non li ha e non può averli. Il Gran premio non è cosa alla portata né di Sias né dell'Automobile Club Milano. Bisogna ripensare completamente all'impegno. Secondo me il problema è stato sottovalutato da Sias. Non posso dire d'essere in sintonia con il management. il fatto è che Dell'Orto deve rendersi conto che sono intervenute situazioni che hanno creato problemi: pensavano di dettare a Bernie le condizioni!
Lo scenario della Formula 1 è totalmente cambiato: bisogna prenderne atto ed organizzarsi. Ci sono regole diverse. Non è più Sias a firmare il contratto. E' l'ACI che entra con le regole dell'ente pubblico, entra mettendoci risorse e deve controllare tutto, avere la gestione di tutto. Non la gestione diretta che resterebbe a Sias con regole dell'ACI. Fino ad ora ACI dava a Sias un contributo annuo più o meno consistente (tra i 200 e i 500 mila euro – ndr) per l'organizzazione del Gran premio d'Italia e non aveva nessuna responsabilità. Adesso dobbiamo essere certi che tutto quanto verrà speso sarà per la Formula 1 e non per altro”.
Lo scorso anno, dopo aver ricevuto Ivan Capelli e Andrea Dell'Orto, sapendo che Monza aveva contattato Dorna ed avviato un progetto di modifica del tracciato per le moto superbike, Ecclestone aveva dato mandato ai suoi legali di studiare con attenzione il contratto in essere e vedere se esisteva un appiglio per annullare il Gran premio d'Italia 2016. Anche perché, tra l'altro, dal 2013 la gara di Monza non aveva più il title sponsor.

- Presidente, non la preoccupa il fatto che da quattro anni gli sponsor non hanno voluto abbinare il loro nome al Gran premio di Monza?
Sì, mi preoccupa. Ed è anche un segnale. Probabilmente in Brianza non c'è grandissimo interesse per questo evento. Questo è il problema. Bisognerebbe rimettere in moto questo tipo di interesse perché altrimenti diventa tutto più complicato e difficile

Indicato da Bernie Ecclestone subito dopo la bufera delle bolle in pista e l'inchiesta della Procura di Monza del maggio 2012, l'avvocato Federico Bendinelli viene nominato procuratore di Sias con un mandato di tre mesi, scadenza 30 settembre 2012, subito dopo il Gran premio.
Seguirono due contratti di consulenza. L'ultimo scaduto al 31 dicembre 2015, ma dall'arrivo di Andrea Dell'Orto alla presidenza e alla carica di amministratore delegato tardivamente rinnovato.
È proprio questo ritardato rinnovo a produrre la prima frizione con Ecclestone e la richiesta fatta ai legali di cercare nel contratto di Sias un appiglio per cancellare la Formula 1 da Monza nel 2016.
La mia conoscenza con Bernie data dal 1978 quando si cominciò a parlare di un Gran premio a Imola che poi si corse effettivamente nel 1980 sottraendolo a Monza – racconta Bendinelli –. Quel primo contratto lo siglai con una stretta di mano a Bernie, poi formalizzato, firmandolo al tavolo dell'hotelMulino Rosso”, quando lui venne per la gara.

Quando in Sias s'insediò il nuovo management con Dell'Orto e Ferri, su richiesta di Bernie il 12 gennaio dello scorso anno andai a Londra a parlargli. Volle sapere chi erano e quale background avevano.
“Il 15 febbraio Ferri presentò al Cda di Sias il piano industriale preparato dalla sua società, la Innext srl. Piano industriale magnifico, peccato che non stava in piedi. Prevedeva la chiusura del primo esercizio con un utile di 500 mila euro e attorno a 1,6 milioni l'anno successivo. Si ipotizzavano utili fino a 2 o 2,2 milioni di euro - continua il legale bolognese- .
Questi dati non erano realizzabili perché introiti e costi organizzativi non erano corretti. Si indicava ad esempio per la gara del WTCC (Mondiale Turismo) un contributo di 150 mila euro. In realtà tale contributo non fu dato e le perdite risultarono attorno ai 400/500 mila euro. E comunque poi l'organizzatore storico Marcello Lotti venne allontanato da Eurosport Events e chi gli successe, Francois Ribeiro ed Eric Neve, disse che non avrebbe dato alcun contributo e che “vista la scarsità di pubblico che Monza richiamava preferivano portare la gara altrove”.

Il piano industriale del procuratore Ferri (oltre 200 mila euro di stipendio più le consulenze di Innext srl e il bonus di una Range Rover da 60mila euro come per il presidente Dell'Orto – ndr) prevedeva almeno 10 mila presenze nel corso di dieci giorni di Biker Fest. In realtà non ne arrivarono nemmeno 3 mila. A confermare la non credibilità di quel piano è stato il primo bilancio che non ha dato l'utile di 500 mila euro previsto e che alla data del 30 settembre 2015 le perdite erano di 1,3 milioni tanto che Sias dovette convocare l'assemblea e dimezzare il capitale sociale portandolo a 550 mila euro”.

CONTRATTO FORMULA 1
Il primo incontro con Ecclestone per discutere del contratto avviene a Monaco. Presenti oltre a me Capelli, Dell'Orto e Ferri – ricorda BendinelliSias voleva prendere in mano la situazione. Ivan Capelli chiese un impegno di sette anni, dal 2017 al 2022 compreso, per arrivare a celebrare i 100 anni dell'Autodromo. Bernie disse, sta bene. Sias però non presentò un piano preciso e concreto.

A giugno una delegazione di Imola con il sindaco e il presidente del Con.Ami (che è azionista di maggioranza della società Formula Imola che gestisce il circuìto – ndr) vanno a Londra da Ecclestone. E danno visibilità alla loro visita. Nello stesso giorno Roberto Maroni è in visita a Monza...
A luglio Capelli, Dell'Orto e Ferri sono a Londra a presentare il piano economico. Bernie li congeda gelidamente dicendo: “lasciatemelo, lo valuterò.
Dopo il Gran premio d'Ungheria alla FOM viene ripresentato lo stesso piano corretto in qualche dettaglio Ecclestone da subito il suo parere: “E' inutile parlarne. La proposta per me è assolutamente inaccettabile. Monza non vuole fare il Gran premio.

Riferii le parole di Ecclestone a Dell'Orto e Capelli. Il presidente di Sias scrisse a Bernie una lettera. Verso il 20 di agosto l'avvocato della FOM Chloe Target mi mandò il contratto a cui era allegato un appunto di Ecclestone. “Questo è il contratto, fammelo rimandare firmato. La mia proposta è uguale a quella di altri Gran premi europei che ho rinnovato lo scorso anno (2014 – ndr)”.

Mandare a me e non alla Sias il contratto da far firmare a Sias era un messaggio preciso...Arriviamo quindi alla vigilia del Gran premio. Nel motorhome sono riuniti da un po' di tempo Maroni, Sala, Dell'Orto e Capelli. Ecclestone esce e mi chiama. Dice: “Le condizioni sono quelle del contratto che ha Bendinelli, firmatelo!”.

E invita il presidente della Regione Lombardia a guardar fuori. “Vede i team che ci sono qui? Non posso pagarli con la storia di Monza. Loro vogliono i dollari”.

Il 5 settembre, Sias manda alla stampa questo comunicato dal titolo: “MONZA – Maroni e vertici Sias da Ecclestone per il rinnovo del contratto”.
Ecco il testo: “L'incontro di ieri con Ecclestone è stato cordiale e positivo. Siamo partiti da una soluzione difficile facendo sforzi importanti e siamo ad un momento cruciale per concretizzare una proposta credibile. Dal canto suo Bernie Ecclestone ha apprezzato i nostri sforzi”.

Il management di Sias non ha proprio capito nulla. Il patron del Circus non vuole più trattare con Dell'Orto e Ferri e delega l'ACI nella persona del presidente Angelo Sticchi Damiani a portare avanti la trattativa per mantenere in calendario il Gran premio d'Italia, che, inevitabilmente, finirà a Imola.
 

Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli

di k.ts.

Giovedì scorso su richiesta della Prefettura il comune di Cesano Maderno ha emesso un’ordinanza in cui impone la cessazione di ogni attività alla Dilangroup , società specializzata nella vendita di auto nuove e usate via internet.

L’interdittiva della Prefettura, notificata lunedì al rappresentante legale, Giandomenico Marziano, è stata presa “perché sono stati acquisiti sufficienti elementi per ritenere la sussistenza di possibili tentativi di infiltrazione mafiosa”.
Soci della Dilangroup sono con un 50% ciascuno: lo stesso Giandomenico Marziano, nato a Melito Porto Salvo (RC) nel 1978 e Giuseppe Laganà, anche lui nato a Melito Porto Salvo e residente a Seregno.

Giuseppe Laganà é considerato dalle forze dell’ordine come uomo molto vicino a Pio Candeloro, il capo della locale di Desio condannato a 23 anni di reclusione.
Nell’ordinanza dell’inchiesta Infinito compare in vari passaggi significati, ad esempio in questo:
Pio Candeloro organizza incontri conviviali, come uso negli ambienti della ‘ndrangheta, in cui chiama a raccolta tutti i suoi affiliati e le persone a lui contigue.
Un esempio in tal senso giunge dalsummit” del 07.03.2009, indetto ed organizzato dal Capo Società PIO Candeloro, tenutosi presso il ristorante “Garibaldi 24” di Desio, al quale partecipano, oltre al PIO, PENSABENE Giuseppe, SGRO’ Giuseppe, MANNA Domenico, LAGANA’ Giuseppe, il già citato imprenditore edile ANTONICI Giovanni Paolo unitamente ad altri soggetti”.

L’interdittiva della Prefettura sarebbe stata motivata proprio dagli elementi raccolti nei confronti di Giuseppe Laganà.

Ma se Giandomenico Marziano da un parte nella Dilangroup vanta un socio considerato vicino agli ambienti mafiosi, tanto da meritarsi la chiusura dell’attività per ordine della Prefettura, dall’altra può vantare soci che ricoprono le più alte cariche istituzionali del paese.

E’ il caso della Dilancar Low Cost, capitale sociale 900 euro, costituita il 06/11/2014, cioè tre mesi dopo la costituzione della Dilangroup di Mariziano e Laganà, stessa sede sociale in via Don Vignoli 47 a Cesano Maderno, stessa attività: il commercio all’ingrosso di autoveicoli via internet.

Nella Dilancar Low Cost compaiono come soci con ciascuno il 50% delle quote, lo stesso Giandomenico Marziano e il vicepresidente del Senato l’onorevole Roberto Calderoli della Lega Nord.

La terza società di cui è socio Marziano e la concessionaria Dilancar, stessa sede sociale delle altre due, in cui compaiono come soci sempre con un 50% ciascuno, Giandomenci Marziano e Fallara Luciana, già titolare della Dilancar di Motta San Giovanni, provincia di Reggio Calabria.

A diretta richiesta di spiegare questa strana situazione di trovarsi socio da una parte con un personaggio legato ad ambiente mafiosi e dall’altra con Roberto Calderoli da vent'anni uomo di spicco della Lega Nord, Giandomenico Marziano ha preferito non rispondere alle nostre domande.

Resta il fatto che ci troviamo difronte a una strana triangolazione tra mafia, imprenditoria, politica e istituzioni.

Una triangolazione che ricorda, ma qui il rapporto è ancora più diretto, quella che era venuta alla luce dalla nostra inchiesta giornalistica in collaborazione con Fabrizio Gatti dell’Espresso e che riguardava +Energy.

In quel caso avevamo Mario Barzaghi, vicepresidente di Confindustria Brianza, Giacinto Mariani, sindaco della Lega Nord e Luigi Spenga, capitano dei carabinieri, tutti soci di +Energy che stringevano una collaborazione commerciale con la Simec, sequestrata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché considerata controllata da Pasquale Pirolo legato al clan dei casalesi (vedi Una fiduciaria Aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico).

 

Calderoli Roberto

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