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Monza - Maroni vorrebbe strappare a Ecclestone un contratto decennale per il Gran premio d'Italia

di Pier Attilio Trivulzio

Settanta milioni di euro in dieci anni per migliorare l'Autodromo di Monza e il Parco a patto però che Bernie Ecclestone garantisca la continuità del Gran premio d'Italia oltre il 2016. Li metterà la Regione Lombardia avallando il progetto da tempo sul tavolo di Roberto Maroni, preparato da tre ingegneri chiamati a redigerlo nel 2013 da Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'Automobile Club d'Italia. Progetto di cui Sias ha già onorato la fattura di 19mila euro.
Il progetto di riqualificazione del “Tempio della Velocità” però partirà soltanto – come ha sottolineato Maroni nel corso della conferenza stampa di presentazione del Gran premio d'Italia tenutasi quest'anno nella sede di Expo 2015 - “se il patron della Formula Uno deciderà di firmare un contratto di lunga scadenza con la società di gestione dell'Autodromo Nazionale”.

E se le parole hanno davvero un senso anche se non esplicitamente espresso, Ecclestone dovrebbe sottoscrivere con Sias non un contratto di quattro anni (2017-2020) come da sempre è stato detto, bensì di dieci anni. In scadenza quindi esattamente con la convenzione in atto con i Comuni di Monza e Milano.

Cosa peraltro impossibile dal momento che il Patto della Concordia, l'accordo che regola la partecipazione e il trattamento economico delle Scuderie che prendono parte al campionato mondiale di Formula Uno scadrà nel 2020 e prevede clausole che riguardano il “dopo Ecclestone”. Clausole espressamente volute da Fia e Scuderie per evitare che CVC, la società che possiede i diritti della Formula Uno, decida di nominare al vertice persona a loro non gradita.

E' questa la sola, e però clamorosa novità, uscita dalla conferenza stampa che per la prima volta ha abbandonato la tradizionale sede finendo all'Expo.
Maroni ha assicurato che porterà a Ecclestone i libri con le 40mila firme raccolte. “Monza ha un valore storico, non basterà – ha chiosato -. Certo, come dice lui ci voglio anche i dané però Monza è Monza caro Bernie. Monza è Monza, ricordati”.

Ha ragione il Governatore della Lombardia quando parla di valore storico, si dimentica però di dire che se l'Autodromo è nelle condizioni pietose in cui oggi si ritrova è soltanto colpa dei vent'anni di gestione dell'ex direttore Enrico Ferrari.

Nel 2000, anche la costruzione di un fabbricato box che ha stravolto la fisionomia dell'Autodromo e creato pesante buco finanziario. Sarebbe dovuto costare 30milioni, alla fine è invece costato 64milioni. E per costruirlo sono stati cancellati tutti i caratteristici segni storici: dalle due torri dell'ingresso pista alle torri luminose poste all'inizio e alla fine del rettilineo di partenza che per quarant'anni hanno segnato la posizione dei piloti lungo il tracciato agli spettatori.

A detta dell'ex direttore tecnico Giorgio Beghella Bartoli dopo la ristrutturazione avrebbero dovuto tornare a funzionare. In realtà sono state trasformate in area di ospitalità. E, se verrà firmato il contratto per tenere a Monza il Gran Premio d'Italia oltre il 2016, passeranno sotto la esclusiva gestione di Bernie Ecclestone. Così come la tribuna coperta della parabolica su cui Sias ha fatto l'investimento di 300 sedili. Così, finalmente, gli spettatori che hanno acquistato il biglietto da 633 euro per i tre giorni o da 562 euro per la sola domenica, non appoggeranno più le loro terga sul cemento com'è avvenuto dal 1955 ad oggi.

Resta in ogni caso l'interrogativo più importate: Sias riuscirà a garantire al patron della Formula Uno i 25milioni di euro (oltre alle indicizzazioni annuali) richiesti? C'è chi parla di un intervento governativo visto che Matteo Renzi sarà a Monza domenica. Abbiamo qualche dubbio sull'intervento. Non ci sono soldi per i trasporti, scuole, sanità e quant'altro, perché il governo dovrebbe finanziare coi nostri soldi un avvenimento di Formula Uno?
Allora non resta che aspettare domani. Quando Berni Ecclestone arriverà in Autodromo conosceremo la fine di questa storia infinita.

Intanto sul fronte della vendita biglietti dal sito dell'Autodromo si evince che sono ancora disponibili posti pressoché in tutte le tribune compresa quella centrale da 630 euro. Così alla Roggia (Seconda Variante) e all'Ascari storicamente sold out pochi giorni dopo l'inizio della vendita. E ciò nonostante il massiccio taglio dei prezzi con la proposta di posti in alcune tribune per ragazzi da 0 a 11 anni (così scrive Sias) a 15 euro!

 

Monza - L'Autodromo ha i debiti e vuole firmare un contratto con Ecclestone da 25 milioni di dollari

di Pier Attilio Trivulzio

E' tempo di Gran Premio a Monza. Sebastian Vettel e la Ferrari con una vittoria autoritaria in Ungheria, hanno mosso la caccia al biglietto per l'evento della prossima settimana. Anche se poi la doccia fredda di Spa-Francorchamps ha notevolmente raffreddato i tifosi, a cui non resta che incrociare le dita e sperare nel nuovo supermotore del Cavallino preparato per il tracciato brianzolo.
Solo nell'ipotetico caso che Vettel o Raikkonen dovessero fare meglio delle Mercedes e conquistare la pole straordinaria come accadde nel 1994 a Jean Alesi, allora sì che Monza, durante la notte, tornerebbe ad essere inondata di tifosi provenienti da tutta Italia. Con gran sollievo per la società di gestione dell'Autodromo Nazionale che ne ha davvero un gran bisogno.
Soltanto con il record di 150mila spettatori paganti nei tre giorni riuscirebbe a guadagnare qualcosa dall'evento.

Con 13,5milioni di euro di debiti da pagare entro fine anno di cui 8,4milioni verso i fornitori, e l'inderogabile impegno di 7milioni di euro per migliorie al circuito, l'Autodromo Nazionale di Monza si presenta a Bernie Ecclestone per ottenere da Formula One World Championship Ltd il rinnovo del contratto per tenere a Monza il Gran premio d'Italia fino al 2020.

Contratto da 25milioni di dollari (100milioni nei quattro anni dal 2017 al 2020) senza più alcuna fattura di ritorno da 8milioni di dollari come da contratto in scadenza per compensare pubblicità e ospitalità.

Mister B impone, inoltre, a Sias l'esclusiva gestione del Paddock Club, vale a dire la fruizione della intera terrazza sopra il fabbricato box e della salette di ospitalità poste al primo piano. Con gli spazi in esclusiva a Ecclestone l'Autodromo perderà 3milioni di euro.

Lo scorso anno la vendita dei biglietti ha portato nelle casse dell'Autodromo 21,7milioni di euro contro i 23,6 del 2013. Ed i costi diretti per l'organizzazione sono passati dai 16,7milioni del 2013 a 17,3. Con un risultato positivo di 4,3milioni, nettamente inferiore ai 6,9 dell'anno precedente.

Alla luce di questi numeri ufficiali con l'Autodromo Nazionale che ha visto calare il valore della produzione da 32,4milioni di euro a 28,5milioni e tre sole manifestazioni motoristiche che nel 2014 hanno portato utili: 352,6mila euro il Monza Rally Show, 59,1mila il Ferrari Challenge e 96,4mila il Blancpain, viene spontaneo chiedersi come farà Sias a rinnovare il contratto con Bernie Ecclestone?

S'indebiterà ulteriormente con le banche a cui deve 2.268.409 euro di cui 994.371 euro entro quest'anno e 1.214.038 oltre il 2016?
A maggio Sias ha ottenuto 1milione di euro come finanziamento e la disponibilità di 2milioni per smobilizzi di contratti e fatture estere.
Va anche tenuto conto che per le note vicende giudiziarie del 2012 che hanno coinvolto l'ex direttore Enrico Ferrari per il giro di biglietti del Gran Premio d'Italia stampati a go go, oltre il limite consentito degli omaggi, l'Agenzia delle Entrate ha già presentato un primo conto relativo agli anni dal 2007 al 2009 di 2.493.246 euro.

Sias ha concordato la rateizzazione di 1.023.000 euro e attende la definizione per gli anni 2010-2011.

Inoltre pure il Comune di Monza si è fatto avanti chiedendo 893.687 euro per IMU e ICI relativamente agli anni dal 2009 al 2013, nonché 50mila euro di multa per il ritardo dei lavori sulla pista sopraelevata. Che l'Autodromo contesta anche se la multa di euro 1.000 per ogni giorno di ritardo nell'inizio dei lavori era stato accettato nella convenzione in atto valida fino al 2026.

Nel merito va ricordato che l'ex presidente Paolo Guaitamacchi aveva destinato l'accantonamento di 700mila euro per i lavori di restauro conservativo del “catino di velocità” nel primo bilancio firmato relativo al 2010.
Dunque, se i soldi erano stati accantonati perché si è lasciata scadere la data fissata in convenzione iniziando i lavori – costati 498.151 euro - soltanto nel luglio dello scorso anno?

E parlando di soldi veniamo a parlare di quei 20milioni di euro defiscalizzati che il Parlamento ha approvato. C'è chi ha fatto confusione scrivendo che la somma era destinata a rinnovare il contratto con Ecclestone. Nient'affatto, la cifra servirà a Regione Lombardia per entrare dentro al Consorzio dei Comuni di Monza e Milano che oltre alla Villa Reale e al Parco aggiungerà l'Autodromo. Il quale riceverà soltanto un terzo dei 20milioni, quindi poco più di 6,5milioni che dovranno servire esclusivamente per lavori di rinnovamento dell'impianto.

Secondo il piano industriale approvato nel marzo scorso Sias riqualificherà alcune strutture. Già eseguiti dalla ditta Locati di Monza quelli sull'immobile la cui destinazione originale negli Anni Sessanta (fu costruito con il contributo di Quattroruote) era Museo con costi nell'ordine di 300mila euro.

Appena ultimati i lavori, eseguiti in previsione della cessione della struttura come ospitalità alla Pirelli in occasione del prossimo Gran Premio d'Italia, qualche dirigente con tanto di martellante battage sui mass media, conferenza stampa presenti Angelo Sticchi Damiani presidente dell'Automobile Club d'Italia, il 15 volte campione del mondo Giacomo Agostini e, ovviamente il Cda di Ac Milano, spacciò come Museo (a pagamento, 10 euro) la collocazione di due showcar Mercedes e Ferrari e della Maserati Eldorado che partecipò nel 1958 alla 500 Miglia chiesta in prestito al Museo Panini di Modena; qualche tuta di piloti recuperata all'ultimo minuto, la MV Agusta di Giacomo Agostini - subito scomparsa così come Maserati, Ferrari e Mercedes – occhiali video che indossati accompagnavano il visitatore ad un giro di pista virtuale sulla moto guidata da Fabrizio Pirovano nonché un pannello con modellini di Formula uno di nessun valore.
Senza dimenticare il totem con l'elenco dei giochi motoristici da acquistare con carta di credito. E questo sarebbe il Museo del Tempio della Velocità? “Ma mi faccia il piacere” direbbe Totò.

Irriferibili i commenti dei visitatori, in gran numero usciti imbufaliti chiedendo il rimborso del biglietto.

Oltre al museo, con i soldi defiscalizzati della Regione Lombardia si dovranno fare i lavori in tribuna centrale e sulla parabolica. Al momento Sias ha comunque già pagato la fattura di 19mila euro del progetto di riqualificazione dell'Autodromo con opere per 70milioni di euro approvato dalla Regione Lombardia.

I soldi regionali serviranno anche per le modifiche alla pista stradale affinché Monza possa tornare a riavere, dalla Federazione Motociclistica Internazionale, l'omologazione “B” del circuito e la gara del Mondiale Superbike.

Il progetto del differente tracciato stradale che prevede un cospicuo numero di alberi da abbattere è già sul tavolo della Sovrintendenza e del Parco della Valle del Lambro che dovranno dare il loro parere.

In caso di assenso al progetto, l'ultimo ostacolo sarà il Consiglio comunale monzese. E' certo comunque che, al di la dei troppi annunci del presidente ed amministratore delegato Andrea Dell'Orto, la Superbike non tonerà a Monza l'anno prossimo.

A sette mesi dall'arrivo della nuova gestione col piano industriale di Sias predisposto dalla Innext di Francesco Ferri, nominato direttore a 20mila euro al mese, si può dire che davvero pochi euro sono entrati in cassa dalle manifestazioni motoristiche: solo 1500 paganti per vedere transitare la Mille Miglia; pressoché andate deserte gare ed esibizioni delle moto con una perdita di 50mila euro, poco pubblico anche in occasione dell'Historic Monza. A dispetto delle vetture storiche di alto lignaggio portate dall'organizzatore francese.

Il concerto di Manu Chao che ha richiamato 45mila spettatori, è stata la manifestazione di maggior successo all'Autodromo.

Flop, invece, di visitatori provenienti da Expo 2015. Gli stranieri hanno snobbato il Tempio della Velocità.
In compenso s'ingrossa sempre di più il numero di quanti lavorano per rilanciare l'impianto. Oltre alle 40 persone regolarmente assunte ce ne sono altrettante con contratto di consulenza in scadenza a fine anno.
Sias è diventata un porto di mare, e forse dovremo abituarci a vedere in un prossimo futuro ai posti di comando persone vicine ai politici di Regione Lombardia.

Una Sias destinata a diventare un'altra (inutile) società partecipata, con minor un peso dell'Automobile Club di Milano?

Omicidio Vivacqua. La condanna a morte arrivò dalla Stidda. L'accusa ha chiesto 4 ergastoli; 23 anni e 6 mesi per l'ex moglie


di Pier Attilio Trivulzio

Potete uccidere Paolo Vivacqua.
La decisione di dare il via libera all’eliminazione del rotamat di Ravanusa venne presa in Germania da elementi di spicco della “Stidda” e comunicata a Diego Barba e Salvino La Rocca, appositamente recatesi in terra tedesca, il 9 novembre 2011.

Ceduti i terreni di Carate Brianza a Bricoman per 5,1 milioni di euro, trasferita la residenza in Svizzera e in procinto di spostare i suoi affari in Romania, Vivacqua aveva deciso di tagliare i ponti col passato, tanto da non riconoscere neppure un euro di quanto ricavato con l'operazione di Carate al gruppo che fino ad allora lo aveva sostenuto. Bollato come “taccagno” arrivò l'autorizzazione alla sua eliminazione fisica.

Molto di più del “noir che assume le tinte fosche di un vero e proprio romanzo popolare nel cuore dell'operosa Brianza”, come spiegarono i carabinieri di Desio annunciando, dopo oltre due anni di indagini, gli arresti di Germania Biondo, Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonino Giarrana e Antonio Radaelli.
In realtà il viaggio-lampo in Germania di Diego Barba e Salvino La Rocca, cinque giorni prima dell'omicidio fu compiuto per avere il benestare all'operazione.

Quella di Donata Costa, sostituto procuratore a Monza, pubblica accusa al processo in Corte d'Assise per l'uccisione di Paolo Vivacqua è stata una vera maratona oratoria. Sei ore e mezza di requisitoria per spiegare con chiarezza alla Corte e, soprattutto ai sei giudici popolari, la sequenza degli atti che l'hanno portata a chiedere l'ergastolo per Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonio Giarrana e Antonino Radaelli; e per tutti e quattro un anno di isolamento diurno. Per Germania Biondo – da maggio ai domiciliari per motivi di salute – la richiesta è stata di 23 anni e 6 mesi e la concessione delle attenuanti generiche. Come donna inserita in un certo contesto culturale, ha spiegato il Pubblico Ministero, si trovava in una situazione di libertà limitata. Se dopo la separazione, Paolo Vivacqua poteva rifarsi una famiglia con la giovane Lavinia, a lei non era concesso e poteva fare solo la nonna.

Per Donata Costa ad uccidere con 7 colpi di pistola calibro 7,65 sparati tutti da dietro, a distanza ravvicinata, il 14 novembre alle 10,43 appena il rotamat di Ravanusa è entrato nell'ufficio di Desio, “tanto è vero che aveva ancora la sciarpa e il cellulare in mano” è stato Antonino Radaelli, recatosi sul posto con lo scooter guidato da Giarrana avuto in prestito da Gino Guttuso.

Delitto eseguito su ordine di Diego Barba e Salvino La Rocca che cinque giorni prima, il 9 novembre, fanno un misterioso viaggio in Germania. A dire di Barba per acquistare una Mercedes, rientrano, però, il giorno dopo senza aver acquistato nulla.
Il 10 mattina – precisa Barba - siamo stati lungamente fermati per un controllo dalle autorità tedesche”.

Quel viaggio – dice la Costa – aveva un'altra motivazione: informare qualcuno della decisione presa di uccidere Paolo Vivacqua”.

All'indomani, l'11 novembre alle 11.04 Barba chiama il cognato Calogero Licata Caruso, inseparabile braccio destro di Vivacqua, fissando con lui un appuntamento. Interrogato in merito a quell'appuntamento che coinvolgeva il parente, Licata Caruso si avvale della facoltà di non rispondere. Indizio che Donata Costa aggiunge a molti altri già acquisiti in questo processo che – è lei stessa a ricordarlo ai giudici popolari - “è indiziario. Non abbiamo la pistola fumante e per questo arduo e difficile sarà il vostro compito”.

Ricorda l'intercettazione dell'ottobre 2011. Paolo Vivacqua accompagna l'amico Salvatore Grasta a vedere i terreni appena ceduti a Bricoman, che gli hanno fruttato 5,1 milioni di euro, e questi gli chiede se nell'operazione c'entra Diego Barba. “No – risponde Paolo – c'entra Lillo (Calogero Licata Caruso - ndr) che ha il cento per cento delle mie società”. Grasta lo avverte: “Guardati da Lillo, ne parlano male”. E Paolo, di rimando: “Se parlano male di Lillo è solo per invidia. E comunque se Lillo fa girare 100mila euro, io ne faccio 100 di milioni”.
Quella conversazione insospettisce il finanziere Martella della tenenza di Gorgonzola che, consultando l'archivio informatico risale alla quota posseduta nel 2004 da Barba nella società Vibi. E' lo stesso Barba, nel corso di una dichiarazione spontanea in udienza a dire “che quella quota fu un favore chiestomi da Paolo Vivacqua”.

Indizi, una montagna di indizi messi in fila per comporre il puzzle dell'omicidio. Quell' un cento della Loviro che senza avvertire l'ex moglie, Paolo Vivacqua fa trasferire a Mario Infantino alla vigilia dell'operazione Bricoman; ed in ordine di tempo, un paio di settimane prima dell'uccisione, la visita di possibili acquirenti – calabresi - del capannone di Sesto San Giovanni della Royal Aste che Vivacqua ha deciso di mettere in vendita senza dire niente a nessuno. E sollecita il figlio Davide affinchè chieda alla madre Germania Biondo i documenti della proprietà.

E poi le dichiarazioni del palermitano Gino Guttuso che dice d'aver prestato il suo scooter a Giarrana e quelle del supertestimonio Luigi Miniemiche ha voluto metterci la faccia – dice la pubblica accusa – ed è venuto qui a spiegarci con dovizia di particolari quanto gli aveva raccontato Giarrana in carcere”.

Ma c'è di più: le ambientali nel carcere di Monza tra Antonio Giarrana, arrestato per l’omicidio di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua, e il fratello Carmelo che appare indispettito per il comportamento reticente di Antonio. “Salvino che ti ha detto?”, chiede Antonio a Carmelo, e Carmelo “ma che c’entra Salvino?” e poiché il fratello tace aggiunge: “Papà ha intenzioni brutte con Salvino”. E insiste: “Se devi dirmi qualcosa...Dimmi tu che Salvino non dice nulla...”. Antonino al fratello Carmelo: “Vai dall'investigatore privato (Diego Barba - ndr) amico di Salvino, così se tu ci vai io so cos'hanno in mano perché l'investigatore conosce tutti alla Procura di Monza”.

E ancora le dichiarazioni di Lavinia Mihalache che trovato Paolo sotto la scrivania dell'ufficietto di Desio, si rende conto che – a differenza di tutti gli altri giorni, Licata Caruso, Enzo e Mario Infantino, i tre fedelissimi del rotamat, sono lontani. E lo dice con forza al magistrato e ai carabinieri.

Ma c'è di più: i numerosi depistaggi alle indagini che a detta di Donata Costa, sono stati messi in atto da Diego Barba servendosi dell'ex investigatore monzese Attilio Cascardo.

E' a lui che – su suggerimento dell'amante Diego Barba – alla fine del 2010, inizio 2011 Germania Biondo, umiliata in Sicilia nell'agosto dai figli Antonio e Davide che vanno a Campobello di Licata e picchiano Barba, si rivolge per raccogliere informazioni sugli affari del marito e raccontando quanto sa sui traffici del marito e dei figli con l'intenzione di farli arrestare.

E Cascardo- secondo il PM - gira l'informativa al Colonello della Guardia di finanza Marco Selmi comandante a Sondrio.

Le verifiche delle Fiamme Gialle sui traffici valtellinesi di Paolo Vivacqua e soci portano alla scoperta di una cassetta di sicurezza che contiene 75mila euro in contanti nonché auto col doppio fondo dove occultare il denaro. Lo riferisce in aula il colonello Selmi che però non fa il nome dell'informatore.

Ed è sempre Diego Barba, secondo la pubblica accusa, che depista le indagini. “Era informatore delle forze di polizia ed aveva numerosi contatti con l'appuntato Colombo dei carabinieri in Sicilia e dunque gli appunti di fonte confidenziale che pervengono ai carabinieri di Monza dai colleghi di Campobello di Licata nei quale si dice relativamente all'omicidio di indagare la pista mafiosa e si fanno i nomi di Giuseppe Smiraglia, Giovanni Turco e Massimiliano Cannarozzo potrebbero essere opera di Diego Barba”.

L’omicidio era maturato dal fatto che “Paolo Vivacqua era stato sostituito da Giuseppe Smiraglia come nuovo reggente dei siciliani in Brianza”, scrivono i carabinieri siciliani. E del resto è proprio Smiraglia che il 19 agosto 2010, dopo che i figli di Vivacqua hanno picchiato Barba, va da Paolo a dirgli “Barba non si tocca”.

L'informativa di Campobello di Licata ci sembrava meritevole di approfondimento – aggiunge Donata Costa – anche perchè Cannarozzo aveva ceduto un terreno di Desio a Turco per la società che si occupava di rottami ed era sorto un contenzioso con due dipendenti di Paolo Vivacqua che avevano lavorato per Turco sottraendolo a Vivacqua. Nel corso delle intercettazioni Smiraglia e Turco sono stati arrestati per false fatturazioni mentre Cannarozzo, sentito e poi invitato a comparire, ha chiarito e quindi anche questa falsa pista è stata abbandonata”.

La vera svolta alle indagini la da una nota del maresciallo Scalisi del 20 marzo 2012. In essa si dice che Germania Biondo ha ingaggiato l'investigatore Cascardo pagato 60mila euro per indagare sul suo ex marito. Si scopre che Diego Barba è socio di Cascardo ed allora torna alla mente l'intercettazione del 16 novembre sul cellulare di Grasta.

Dalle intercettazioni di Cascardo apprendiamo elementi utili per inquadrare il soggetto che ha conoscenze tra le forze dell'ordine e collegamenti con il carabiniere Sossio Moccia che faceva favori all'ex politico Massimo Ponzoni e a Vivacqua, con Vincenzo Battistello che lavorava nel mio ufficio ed avevo appena allontanato poiché forniva notizie relative ad indagini che avevo in corso. Il 3 maggio 2012 sento Cascardo e a me dà false risposte come false sono state le sue dichiarazioni sotto giuramento in quest'aula. Cascardo è teste reticente e falso. Dalle intercettazioni sappiamo per certo che Germania Biondo era in stato di libertà limitata. Paolo Vivacqua ben poteva stare con la rumena e avere da lei un figlio; la Biondo doveva soltanto piegarsi al ruolo di nonna. E ben possibile quindi che il ruolo di Cascardo era quello di portare all'incarcerazione di Paolo Vivaqua. La conferma viene da quanto raccontato da Battistello, in servizio di Polizia giudiziaria presso il mio ufficio e proveniente dalla polizia municipale di Desio che dice di essere stato avvicinato da Cascardo in merito alla possibilità di avere informazioni da una signora. Informazioni in grado di mandare in carcere il marito e i figli”.

Quelle informazioni poi sarebbero state passate, secondo il PM Donata Costa, al colonello Selmi.

Le note confidenziali del colonello – continua la pubblica accusa - finirono a Monza, a Milano e alla dottoressa Albertini che aveva in carico l'istruttoria sulle false fatturazioni delle società che commerciavano rifiuti metallici ed ebbero riscontri positivi. Vivacqua era indicato come persona legata a gruppi siciliani e in particolare alla Stidda”.

Molti siciliani legati alla Stidda si sono trasferiti in Germania. E proprio da una cabina pubblica tedesca non individuata, nel giugno 2013, arriva sul cellulare di Salvino La Rocca, cugino di Antonio Giarrana, la seguente telefonata. “Ciao, pezzo di carabiniere a cavallo. Infame di merda. Vi state divertendo tu e l'amico tuo?”. Il riferimento secondo Donata Costa sarebbe relativo al fatto che mentre Antonio Giarrana marciva in carcere per l’omicidio di Franca Lojacono, La Rocca e Barba ne erano usciti puliti (ma potrebbe esserci dell’altro - ndr).

E' un altro tassello che aggiungiamo all'indagine - spiega Donata Costa sui contatti mafiosi tenuti dagli accusati –. Mai avrei pensato che Salvino avesse un fratello condannato per omicidio con sentenza definitiva al 416 bis che è in carcere a Spoleto”.

Sulla doppia strada tenuta dagli accusati per contrastare Paolo Vivacqua, Donata Costa aggiunge.

Com'è avvenuto nell'agosto 2010 dopo il pestaggio da parte dei figli prima Diego Barba si rivolge ai carabinieri di Campobello di Licata e sporge denuncia, poi, quando viene avvertito che Vivacqua sta rientrando appositamente dalle vacanze in Spagna e sta arrivando in Sicilia e che potrebbe essere armato, chiede l'intervento della mafia, e tre personaggi tra cui Giuseppe Smiraglia incontrano Paolo Vivacqua intimandogli di lasciare stare Barba.
Allo stesso modo, prima si serve di Cascardo per far arrivare informazioni al colonnello Selmi e fare arrestare Paolo Vivacqua, poi persegue la strada mafiosa, e attraverso La Rocca, si rivolge alla Stidda per poterlo eliminare”.
Ecco perchè quel viaggio lampo in Germania il 9 novembre i compagnia di Salvino La Rocca. Chi incontrano non si sa. Di certo hanno avuto il benestare all'uccisione di Paolo Vivacqua.

Il 21 settembre parola alle parti civili a cui faranno seguito il 5, 12 e 19 ottobre gli avvocati degli imputati.

 

Processo Tornado Gest. Bolli e timbri postali falsi su una cambiale da 10 milioni girata due volte da Saverio Lo Mastro

di Pier Attilio Trivulzio

Abbronzato, giacca leggera color panna, pantaloni di gabardine tortora, camicia “botton down” azzurra, Felice Vittorio Zaccaria torna in Tribunale a Monza due anni e mezzo dopo la sentenza che lo ha condannato a 5 anni di carcere.

Pena confermata in Appello il 4 maggio scorso per il fallimento da 52 milioni di euro della sua società, la Tornado Gest, che ha costruito a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto, il multiplex a 15 schermi ora abbandonato e saccheggiato.
L’immobile che nessuno ha acquistato all'asta, ha un valore di 3,2 milioni di euro. Finirà a Mediocredito creditrice nel fallimento dopo aver concesso un mutuo di 17,5 milioni.

In Tribunale c'è anche Saverio Lo Mastro, per l'udienza del processo che deve fare chiarezza sul ruolo giocato dall’ex direttore della filiale di Banca Intesa di Cinisello Balsamo, Giancarlo Garavaglia, e da Angelo Bartone, amministratore della Hipponion.

Lo Mastro, polo azzurra, pantaloni di tela color ghiaccio, barba di alcuni giorni, occhiali, tiene in mano un corposo fascicolo di atti giudiziari. Ha ancora conti aperti con la giustizia. Il 22 luglio tornerà a Palazzo per sapere se i giudici gli concederanno l'indulto.

Tra Lo Mastro e Zaccaria non c'è incrocio di sguardi. Stanno distanti. E del resto è comprensibile se si pensa che Zaccaria, sotto giuramento, al presidente Giuseppe Airò dichiara: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto intimidazioni, furti nei cantieri e in ufficio. A mio figlio Andrea Simone (socio con Lo Mastro e Rocco Cristello nella Valedil – ndr) arrivò un sms: “stai attento a tua figlia”. Andrea mi disse: “Dagli tutto perchè altrimenti ci ammazzano”. A quel punto, il 4 maggio 2006, gli ho ceduto la società. In cambio di niente”.

Presidente: “Si rifiuta di dirlo? Lo dica, le hanno fatto un'estorsione!”. Zaccaria: “Ho avuto intimidazioni. Sono andato dal maresciallo dei carabinieri di Muggiò e gli ho detto tutto ma non ho fatto denuncia. Sa, c'era Rocco Cristello (ucciso a Verano nel marzo 2008 – ndr) volevo stare tranquillo. Vent'anni di lavoro e non mi è rimasto nulla”.

Piange miseria il costruttore calabrese Felice Vittorio Zaccaria.
E adesso che fa?”, chiede il presidente.
Pensionato a 1.300 euro. Faccio il nonno. Prendo i nipoti e li porto a scuola. Al mare. Mia moglie (Aldina Stagnati condannata a 4 anni per il fallimento, anche per lei pena confermata in Appello – ndr) è in attesa della pensione, sa, la Fornero... Non ho più niente, gli immobili me li hanno tutti pignorati..”.

Pubblico ministero Donata Costa: “Come ha conosciuto Lo Mastro?”.
Ha rilevato quote della Sef, la società che controllava Tornado Gest. Stefano Firmano aveva proposto a me il 60 per cento, io però non avevo soldi; lui allora ha ceduto il 30 per cento a Lo Mastro che possedeva un società che faceva lavori in subappalto per un'altra società (I.C.I. - ndr) che avevo chiamato per finire i lavori nel cantiere di Muggiò. Secondo Firmano era affidabile, aveva due Ferrari..”.
Presidente: “Lo Mastro girava in Ferrari? Lei ha la Ferrari?”.
Zaccaria, ridendo, smentisce: “No! No!”.

Già non aveva la Ferrari bensì una Lomborghini gialla. E con quella si presentò dal notaio a firmare l'atto di concessione per 99 anni del terreno di Oggiono su cui voleva costruire un'altra multisala. Per il Comune era presente l'avvocato Del Giacomo, ora segretario a Carate Brianza. Fu costretto a rincorrere Zaccaria fino a Muggiò per farsi pagare la parcella notarile!

Presidente: “Zaccaria, lei è calabrese e fa il costruttore, arriva Lo Mastro che gira con la Ferrari, qualche sospetto non le viene?
Era diventato socio di Stefano Firmano nella Sef...”.
Pubblico ministero: “Arrivano Lo Mastro e Rocco Cristello, con quale accento parlavano?”.
Non era compito mio sindacare...Firmano aveva voluto far entrare Lo Mastro ma non è che Tornado Gest non navigasse in buone acque, andava bene...Secondo lui Lo Mastro e Cristello erano operatori affidabili. Da quanto ho letto hanno acquistato il 30 per cento di Sef per 2 milioni di euro. E da quel momento i miei rapporti con Firmano si sono rotti”.

Presidente: “In questo processo valutiamo le posizioni di Giancarlo Garavaglia e Angelo Bertone. Conosceva Garavaglia?”.
L'ho conosciuto all'inizio del 2000. Era direttore di Banca Intesa a Cinisello Balsamo. Ci fu presentato da Giovanni Bono della Coel, società che stava lavorando alla realizzazione del multiplex. Bono ci fece conoscere Maurizio Cerea che incontrai un paio di volte e avviò la pratica per il mutuo di Mediocredito. Vede, presidente, noi a Banca Intesa avevamo chiesto un fido, non un finanziamento!”.

Pubblico ministero: “Lei dice noi, a chi si riferisce?”.
A Stefano Firmano. Noi versammo a Banca Intesa un milione di euro destinato al finanziamento del progetto di Tornado Gest. Avevamo chiesto un fido. Il 50 per cento del capitale era mio, il restante 50 di Firmano il cui fratello era commercialista a Muggiò. La pratica avviata da Cerea a Mediocredito andò a buon fine ed ottenemmo 17,5 milioni di euro. Però con quella cifra non si poteva costruire il multiplex. E poi c'era una condizione: Mediocredito impose che Sef finanziasse il progetto mettendo 10 milioni. Ci furono dati 7 milioni d'anticipo, il restante a stato avanzamento lavori ed una rata finale di 2,5 milioni”.

Donata Costa: “Da dove veniva quel 50 per cento di cui lei, Zaccaria, ci ha parlato?”.
Dalle mie attività. Vendetti la palestra (Biofitnees – ndr), e con bonifici versai 700 mila euro della società A.F. e 300 mila da F.A., ci sono i documenti. Mi insinuai nel fallimento ma né A.F. né F.A. vennero accettate. Alla fine io versai 8,3 milioni di euro, Sef non aveva niente”.

Pubblico ministero: “Lei sa che il maresciallo Carotenuto della Guardia di finanza di Monza in merito ha detto cose diverse da quelle che racconta lei e poi c'è la perizia di Vergallo, consulente della Procura”.
Vergallo non ha contestato che Coel versava soldi alla Sef. Il fatto è che eseguiti i lavori Coel emetteva ricevuta, io non avevo disponibilità finanziarie, e quindi Coel mi dava i soldi per pagare la Riba. Poi emetteva una nuova Riba”.

PM: “Perchè lei non aveva soldi per pagare?”.
Non si poteva costruire con 17,5 milioni e io, oltre alla Coel, dovevo pagare altre società che stavano lavorando al cantiere di Muggiò. Poi quando mi accorsi che alcune sale cinematografiche non erano costruite secondo la certificazione Rei, a giugno 2004, estromisi Coel dal cantiere”.
PM: “Lei dice non ho soldi per pagare la fattura di Coel, perchè
non è Sef che le presta i soldi per pagare la Riba?”.
Se fossero tornati insoluti Banca Intesa chiudeva il conto”.

Ergo, Sef era una scatola vuota!

PM: “Quali erano i suoi rapporti personali con l'imputato Garavaglia?”. “Nessun rapporto personale. Io ero cliente, lui direttore di Banca Intesa. Magari s'andava a prendere un caffè assieme”.
PM: “Sa se qualcuna delle società riconducibili a lei ha fatto lavori alla villetta di Garavaglia?”.
So che stava costruendo la casa, gli ho fornito il nominativo di un fabbricante di serramenti...”.
Presidente: “Sa se poi questa società ha davvero fatto dei lavori a casa di Garavaglia?”.
Sì, mi ha detto che la Briancesco (di Mozzate – ndr) aveva fatto i lavori, non so se sia stata pagata...”.

Prima dell'ingresso in aula di Saverio Lo Mastro viene sentito un ispettore capo della Polizia scientifica di Milano relativamente ad una lettera della Hipponion del 13 agosto 2008 e ad una cambiale di 10 milioni di euro della stessa società firmata da Lo Mastro con seconda girata di Lo Mastro a Sef a suo tempo presentata ai curatori per essere ammessa al fallimento.
Il sigillo posto sul foglio A4, la lettera della Hipponion, è risultato contraffatto – spiega l'ispettore capo – così come contraffatte sono le marche da bollo da 15,49 euro apposte sulla cambiale mentre autentiche sono quelle da 0,45. In quanto ai timbri degli uffici postali di Nova MIlanese e Muggiò, quest'ultimo è risultato contraffatto”.

Depone Saverio Lo Mastro. Il presidente fa presente che ha l'obbligo di rispondere.
Pubblico ministero Donata Costa: “Com'è che ad un certo punto diventa amministratore di Tornado Gest?”.
Nel 2005 entro in possesso del 30 per cento di quote Sef che appartenevano alla famiglia Firmano che avevo conosciuto in quanto geometra facevo lavori per conto della I.C.I. di Marco Impari. La I.C.I. era stata chiamata da Zaccaria nel cantiere di Tornado Gest dopo aver estromesso la Coel per completare le opere. Non so come Zaccaria conoscesse Impari. Dopo qualche mese di lavoro ho conosciuto Stefano Firmano. Con lui ho sottoscritto una scrittura privata con la quale mi impegnavo, una volta venduto l'immobile, a riconoscergli 2 milioni di euro. Zaccaria avrebbe dovuto finanziare Sef con 5 milioni. Con lui, prima di prendere le quote, ho parlato e aveva dato il benestare”.

PM: “Perchè Firmano le cede le quote?”.
Perché era depresso. Stava tutto il giorno in ufficio, s'annoiava. Io invece avevo costruito cento appartamenti...Lui era ragioniere, io geometra. Andavo anche a controllare il lavoro degli operai senza farmi vedere...”.

PM: “Quando lei diventa socio di Sef le vengono presentati i bilanci?”.
Sì, c'è anche un allegato: 7 milioni messi di cui 2 da Firmano, i restanti da Zaccaria. Sef aveva finanziato Tornado con più di 9 milioni. C'era poi il finanziamento di Mediocredito attraverso Banca Intesa e un ulteriore finanziamento di 6 milioni e però non ricordo perché”.

Reale vuoto di memoria di Lo Mastro o volontà di cancellare l'operazione della multisala di Oggiono di cui fu eseguito solo lo scavo costato 4 milioni? Zaccaria ebbe da Unicredit di Monza l'anticipo di 1 milione, sui 6 previsti, per quell'operazione. I restanti 5 milioni sarebbero stati pagati soltanto dopo la vendita della multisala di Muggiò. Cosa mai avvenuta.

PM: “Mediocredito chiese ulteriori garanzie?”.
No. Per completare il versamento di 9 milioni Zaccaria versò 500 mila euro e accese un mutuo sugli appartamenti liberi da vendere del Condominio Delle Grazie di Muggiò. Feci io la perizia degli appartamenti”.

Il teste racconta d'aver completato con la forza lavoro della Hipponion le opere affidate da Zaccaria alla I.C.I. , senza un regolare contratto. “La Hipponion lavorava al Condominio Delle Grazie, Valedil entra in un secondo tempo, quando il cinese Song Zhicai ha necessità dei box per i commercianti al piano -5. Della Valedil oltre a me era socio Rocco Cristello, una quota l'abbiamo ceduta ad Andrea Simone Zaccaria”.

PM: “Avete avuto rapporti anche personali con la famiglia Zaccaria?”.
Sì. Oltre all'ingresso del figlio di Zaccaria in Valedil ho compensato con le quote di Delle Grazie. Valedil è poi fallita...”.

PM: “Dopo il fallimento di Tornado Gest, nel 2008, lei, come Hipponion, si insinua nel fallimento con una cambiale di 10 milioni”.

Doveva essere la somma del finanziamento soci. Emessa da Tornado girata a Hipponion e Sef beneficiaria essendo controllante di Tornado Gest”.

PM: “Lei sapeva che Hipponion non aveva dato soldi?”.
Non ci sono state le condizioni”.

E allora perché deposita all'istanza di fallimento la cambiale da 10 milioni che non è stata ammessa? Lei nell'operazione Tornado Gest non ha messo un euro. In quanto ai 500 mila euro è un'altra storia...”.

Ricostruita da una telefonata dell'ottobre 2007 tra Lo Mastro e Giovanni Bono della Coel.
PM: “Bono le chiede: Firmano che fine ha fatto?..Sai che la Guardia di finanza non ha sequestrato il documento? Lo sto cercando anch'io...Non ho problemi. E lei dice: Firmano mi ha venduto quote delle sue società e dei debiti fatti. Gli ho dato 4 assegni di 500 mila euro ciascuno e lui cosa ha dichiarato alla Guardia di finanza? Che li ha smarriti. Poi però li hanno trovati nella sua cassaforte”.
Lo Mastro: “Gli assegni erano dati in garanzia da presentare dopo la vendita dell'immobile. A me la Guardia di finanza ha detto di non aver trovato gli assegni”.

Ammette poi Lo Mastro d'aver firmato lui col nome di Angelo Bartone la lettera di Hipponion inviata ai curatori a cui era allegata la cambiale.
Bartone è un muratore – dice Lo Mastro -, lavorava per la Hipponion. Lo avevo nominato io amministratore della società. Ora si è trasferito in Calabria”.

Si chiude l'udienza con le proteste di Maurizio Cerea convocato come teste e invitato dal presidente Airò a ripresentarsi il 14 luglio. Quando, accompagnato dai carabinieri, sarà in aula anche Stefano Firmano.
 

Omicidio Vivacqua. Chiusa l'istruttoria dibattimentale. Testimonianza inverosimile del detenuto Giuseppe N.

di Pier Attilio Trivulzio

Processo per l'omicidio di Paolo Vivacqua. Si è chiusa l'istruttoria dibattimentale; lunedì prossimo (13 luglio) requisitoria del pubblico ministero Donata Costa che ha già annunciato che parlerà per sei ore e, ovviamente, concluderà la sua esposizione con la richiesta di pene per gli imputati Germania Biondo, Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonio Radaelli e Antonino Giarrana. Quindi il processo riprenderà il 21 settembre: parola alle parte civili e quindi ai difensori degli imputati. La chiusura della discussione è prevista per il 12 o il 19 ottobre.

Paolo Vivacqua é stato ucciso il 14 novembre 2011, la sentenza potrebbe arrivare a quattro anni esatti dall’omicidio.

Da un mese Germania Biondo ha ottenuto gli arresti domiciliari. E' uscita dal carcere di Monza per sottoporsi ad intervento presso l'Ospedale San Gerardo e alle ultime due udienze è arrivata in aula accompagnata dal suo difensore, l'avvocato Manuela Cacciuttolo. A salutare l'ex signora Vivacqua erano in aula un'ausiliaria del carcere di Monza ed una suora.

L'udienza è iniziata con la testimonianza del perito della Procura, esperto nella traduzione di frasi in dialetto siciliano che, esaminate tre telefonate ambientali del luglio 2013 nella cella del carcere di Monza dove è detenuto Giarrana (condannato a 30 anni per l'uccisione di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua) ha confermato la frase dell'imputato che il 9 luglio dice: “Io se dovessi andare in culo alla vita mi troverei una brava ragazza . Mai più omicidio”.

Ambientale del 19 luglio: “Ma vedi come va questo processo, su di me hanno poco...Le impronte sullo scooter non ce l'hanno”. I difensori avevano chiesto fosse risentito il perito perchè a loro avviso la parola pronunciata era “cutter” non “scooter”.
Il perito ha confermato che Giarrana dice “scooter”. Ultima ambientale del 24 luglio. Per il perito nel colloquio si parlava di Barba. “Io ho scritto barba come soggetto, nessun riferimento all'imputato. Trascritto in forma dialettale è “bamba, brucia la bamba” (cocaina – ndr).

La richiesta del legale di La Rocca di sentire la registrazione in aula non viene accolta dal presidente Giuseppe Airò. “La sentiremo in camera di Consiglio”.

Teste Mendolia: “E' un' ambientale, va ascoltata con la cuffia, ci sono molti rumori”.
Insiste l'avvocato Angelo Pagliarello che concentra la sua attenzione sulla conversazione del 19 luglio. “Sono certo della mia prima versione, la parola incriminata è cutter e non scooter. E' fondamentale sentirla”. Presidente: “Il perito dice che l'ambientale è 'sporca' “.
L'avvocato Sevesi, difensore di Barba, chiede al teste: “Lei sa come si scrive la parola scooter?”. “No, per me è sufficiente. Cutter è taglierino. Se fonicamente anziché scuter è cuter...”.

Il presidente informa che – in merito ad alcune ordinanze - è stata decisa l'acquisizione dell'album con le fotografie scattate il 14 novembre 2011 nell'ufficio di Desio; ai fini della credibilità della sorella e all'attendibilità di alcuni dichiaranti viene ammessa la documentazione su Gammino mentre è respinta, in quanto infondata, l'ordinanza relativa a Gino Guttuso.

Annuncia quindi che “ex articolo 507 viene ammessa la testimonianza di Giuseppe N. fatte salve le dichiarazioni rese al pubblico ministero pur in manifesta inattendibilità”. Respinge poi la richiesta di approfondimento – chiesto dal legale della Biondo – sui cellulari di Vivacqua che, dopo l'omicidio, agganciano celle diverse. Nessun accertamento tecnico potrebbe modificare il quadro di Vivacqua ucciso in un altro luogo e portato successivamente nell'ufficio di Desio. O che i cellulari, dopo l'uccisione, fossero in possesso di altre persone e riportati nell'ufficio dove sono stati rinvenuti”.
Certo è che, per quanto le indagini relative al rinvenimento di Paolo Vivacqua in via Bramante d'Urbino, nessuna impronta è stata rilevata nell'ufficio e nessun esame (né fotografia) è stata fatta sulla Bmw del rotamat parcheggiata di fronte all'ufficio. Perchè?

Il presidente avvisa i detenuti nel gabbio che Giuseppe N. sarebbe stato sentito in aula ed avvertito Salvino La Rocca: “Al primo commento la rimando in carcere. Vi butto fuori” e quindi precisa: “ Giuseppe N. è testimone invitato dalla Corte”.

L'avvocato Cacciuttolo dice che non c'è consenso alla testimonianza. “Per quale motivo lo sentiamo?”, chiede. “Perchè lo decide il presidente” è il risposta di Giuseppe Airò.

In aula viene portato un paravento per nascondere l'identità del teste che entra scortato da due agenti penitenziari. Camicia azzurra, jean, scarpe da tennis Giuseppe N. non legge la formula di rito in quanto non sa leggere. Presidente: “Gliela leggo io. Non sa proprio leggere?”. Risposta: “No”. Declina le sue generalità, dice d'essere detenuto dal 2012, attualmente da tre mesi a Bergamo e d'essere stato a San Vittore e a Monza”.
“Lei si è rivolto a Milano al pubblico ministero Renna dicendo di voler parlare dell'omicidio Vivacqua. Il dottor Renna l'ha indirizzato alla dottoressa Costa. Che aveva da dire?”.
Da questo momento inizia la testimonianza.
Il teste storpia tutti i nomi, Vivacqua diventa Bevacqua....ecc.
N.: “Ero tra i comuni a Monza con il nipote di Salvinia La Rocca, suo nipote Antonino (Giarrana -ndr) mi conosce bene...Barbara Diego ha avuto fiducia in me ed ha confessato il delitto. La Rocca non c'entra, dice Barbara...”.
Presidente: “Lei dell'omicidio ne parla incontrando Diego?”.
“Diego dice che il cugino di La Rocca non c'entra. Di omicidio ha parlato solo Barbara Diego. Sai, l'omicidio l'ho fatto io con la mia amante. C'era amicizia tra loro, al mare. Prima d'essere ammazzato...Fatto questo omicidio per divorziare e sapere dei 6 milioni di euro e degli 11 milioni in Romania”.
P: “Quante volte ha visto Diego?”.
“Quando ci si incontrava all'aria. L'ho conosciuto al passeggio mediante Salvinia La Rocca”.
P: “Lei è proprio sicuro?”.
“Al cento per cento”.
P: “Lei da dei flash...”.
“Non do dei flash! Io conosco La Rocca Canina (storpia ancora il nome – ndr). L'ho conosciuto in carcere a Monza. Passeggiando.
P: “Cosa sa?”
“La Rocca Salvinia, Barba e Larella Antonio (Radaelli – ndr)”.
P: “Non faccio altre domande. A me basta”.
Pubblico ministero: “Come ha conosciuto Salvino La Rocca, in che periodo?”.
“No...no...”
PM : “Leggo dal verbale quando è stato sentito da me il 3 marzo scorso dice che dal 24 marzo 2014 era nel carcere di Monza...”
“Quando sono stato trasferito dal carcere di Pavia a quello di Monza, nella cella di fronte al La Rocca”.
PM: “Salvino La Rocca è stato arrestato il 28 marzo e quindi la data torna”.
“Sono stato nel settore dei protetti per 13 mesi. Prima ero tra i comuni. Lavoravo in cucina. La Rocca passeggiava con me, siamo diventati molto amici. Mi diceva: sono innocente. Mi ha parlato del pestaggio di una persona. Diceva: io non c'entro niente. Siamo diventati molto amici, mi chiamava fratello”.
PM: “Poi lei è passato tra i protetti?”-
“Non direttamente. La Rocca che è un bravo ragazzo, affidabile. Più con Giarrana, con Antonino. Con Giarrana ho parlato, ha detto: sono cugino di La Rocca, mi hanno collegato a questo omicidio. Giarrana con questo omicidio, quello di Bevacqua non c'è andato”.
PM: “Le dissero com'era stato commesso l'omicidio Vivacqua?”.
“Diego ha detto La moglie, la rumena aveva la badante. Detto da Diego, il figlio non è figlio del Bevacqua. Poi ha detto che la rumena era d'accordo con l'omicidio...”
PM: “Con quale mezzo le ha detto d'essere andato a commettere l'omicidio?”.
“Barbara Diego l'ha ucciso uscendo dal suo studio, uscendo dal sottopassaggio... Pistola di Barbara Diego”.
PM: “Chi è l'amante di Barba Diego?”.
“E' la moglie del defunto. Anche lei c'era. Sono andati con l'auto, volevano sequestrarlo è però è successa una cosa strana”.
PM: “Volevano fare un sequestro ed è andata male?”.
Presidente: “Lei ha avuto difficoltà a venire, ha voluto che fosse riparato dal paravento...”.
“Può anche toglierlo. Non ho paura. Barbara Diego no solo mi ha confessato l'omicidio ma suo cugino ha portato l'arma. In più mi ha confidato che il figlio del defunto, mi ha detto, che l'ha picchiato Barbara Diego. Andavano in vacanza. Non so se la moglie attuale è al corrente”.
Presidente “Lei ha parlato anche di una rumena”.
“Sì, rumena con due fratelli”.
Presidente: “Era d'accordo con tutte e due le donne? Perchè lei è nei protetti? Perchè ha accusato altri?”.
“Ero in cella con 5 persone che facevano uso di cocaina. Mi sono detto, se vengono a fare una perquisizione... ed allora mi sono confidenziato con un ispettore, una guardia. E loro l'hanno trovata...”. “Nel processo ero imputato con altre persone per estorsione e, prima di questo, a Napoli per rapina”.
Presidente: ”Non ha mai studiato? Non sa leggere?...”.
“Avevo 16 anni, ero minorenne e sono finito in carcere per la prima volta. E d'allora ci sono sempre rimasto”.
Avvocato Cacciuttolo: “Con chi il signor Barba è andato ad uccidere Vivacqua. E' andato con l'amante?”.
Risposta alla Crozza: “Il 31 marzo con la manta e due rumeni fratelli della moglie di Bevacqua, quella del bimbo che non era manco del Bevacqua. Diego, lui Bevacqua, inculato come me. Lo ha detto Barbara Diego”.
P: “Una cosa che non si capisce: c'è stato un accordo tra Diego, l'amante e la donna?”.
“Sì, c'era accordo tra le due donne”.
P: “Secondo me sono inventate. Si sta inventando tutto”.
“Non sono pazzo. Mi ha confidato tutto Barbara Diego, mi ha confidato che è stato pure picchiato dai figli della vittima. Allora è pazzo lui...”.
PM: “Lei è mai stato sotto minacce?”.
“La Rocca Salvinia ha mandato una lettera a Ciro S. al carcere di Bergamo. Tramite un suo compagno di cella ha mandato la lettera a Ciro S. perchè sapeva che ero al patteggiamento. Lui La Rocca ha scritto la lettera che diceva: vai al processo e ritira tutto. Sono andato ai protetti a Bergamo e da tre mesi non vedo mia moglie e i miei figli. Anche mia moglie ha ricevuto minacce. Prima di essere sposato ero detenuto a Rebibbia e a Poggio Reale, e mia moglie non mi ha mai abbandonato, per questo dico che ha avuto minacce. Lo confermo al cento per cento. Ho avuto minacce anche quando ero a Pavia ed ho fatto trovare cinque telefonini. Ho 42 anni, se commetto un altro reato mi tengono in galera. Me ne devo andare da Milano. Ho paura perchè sto facendo queste dichiarazioni. Ero con Ciro S. in carcere a Torre del Greco, lui ha tanti parenti qua (in Lombardia – ndr). Sono stato un mese al passeggio (ora d'aria) con Ciro S. nel carcere d Bergamo: ero 153 kg ora ne peso 90. Mi alleno, faccio ginnastica. Anche La Rocca Salvinia faceva ginnastica...Che pena sto scontando? Cinque anni e due mesi, sentenza del 2012 per estorsione”.

La testimonianza del detenuto Giuseppe N. è durata 45 minuti

Ultime schermaglie dei difensori con la pubblica accusa in merito al deposito, da parte dell'avvocato Cacciuttolo, della sentenza 9 gennaio 2015 contro Luigi Miniemi – superteste in questo processo -, condannato a tre anni, con l'accusa di circonvenzione d'incapace e stalking. Sentenza non impugnata dal difensore e quindi definitiva. Il legale consegna anche una dichiarazione della parte offesa.
Commenta il presidente: “E' fatto storico”. “No, è un falso storico!” ribatte il legale.

Il pubblico ministro Donata Costa si oppone all'acquisizione di articoli di stampa quando servono “per giustificare le dichiarazioni degli imputati. Miniemi è stato assolto dall'accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne della convivente, non per stalking e circonvenzione d'incapace!”. Difensore della Biondo, leggendo il verbale d'interrogatorio di Miniemi: “Poi sono stato assolto per....”.
Presidente: “Non ci sono state offese alla Corte. Basta! Basta!”.

Pubblico ministero Donata Costa: “Io il verbale con le dichiarazioni di Miniemi l'ho letto benissimo. Per me la sentenza (di condanna per stalking e altro – ndr) può essere acquisita”. La Costa provvede poi a consegnare tutti i decreti autorizzativi che hanno consentito le intercettazione – chiesti dall'avvocato Sala difensore di Antonio Radaelli – nonché i tabulati con la localizzazione dei figli di Paolo Vivacqua e di tutti i soggetti intercettati il 14 novembre 2011 dalla Guardia di finanza di Gorgonzola.
Acquisita la documentazione, fatta eccezione per gli articoli di stampa, il presidente dichiara chiusa l'istruttoria dibattimentale e rimanda all'udienza del 13 luglio per la requisitoria del pubblico ministero Donata Costa.

A udienza conclusa la Corte riunita ha respinto la richiesta di scarcerazione per Diego Barba.

 

Muggiò - Fallimento del Magic Movie. Tornano in Tribunale Lo Mastro, Zaccaria e Firmano

di Pier Attilio Trivulzio

Esattamente dieci anni fa di questi tempo il multiplex pomposamente battezzato Magic Movie Park spegneva i 15 schermi e al piano -5 dello “scatolone” costruito dentro al parco del Grugnotorto arrivarono i commercianti cinesi. Portati da Song Zhicai e Patrizio Coppola che nello studio del notaio Luciano Quaggia avevano dato vita alla società “Cinamercato srl”. Song Zhicai possedeva un grande, fatiscente centro commerciale dietro la stazione ferroviaria di Napoli. Voleva affittare il Magic Movie; ma Felice Vittorio Zaccaria – procuratore di Tornado Gest - gli disse che no, l'immobile – inaugurato da soli sei mesi e che mai aveva acceso tutti gli schermi – era in vendita.

Il cinese versò 2,2milioni di euro e da quel momento fu costretto a fare i conti con Saverio Lo Mastro e Rocco Cristello che da un anno con la società Valedil (di Lo Mastro, Cristello e Andrea Simone Zaccaria), erano subentrati alla Coel per completare i lavori del multiplex. Dentro il Magic Movie Park aveva già messo radici la n'drangheta. Il padre di Cristello era andato anche lui dal notaio Quaggia per costituire “Cinamercato a Milano srl”, successivamente trasformata in “New Las Vegas srl”.

Felice Vittorio Zaccaria, padre di Andrea Simone, aveva fissato a 40milioni il prezzo dell'immobile. Prese un pacco di cambiali firmate da Rocco Cristello, girate ai fornitori che avevano lavorato per erigere il multiplex, finite tutte in protesto e per qualche mese gli affitti dei commercianti cinesi. Poi gli schiaffi. Le quote di Tornado Gest in mano alla Sef della famiglia Firmano passarono a Saverio Lo Mastro che nel maggio 2006 ne divenne amministratore.

Gennaio 2007 il Tribunale di Monza dichiara il fallimento di Tornado Gest.

Il processo con Italo Ghitti che legge la sua ultima sentenza prima di lasciare Monza per trasferirsi al Tribunale di Piacenza condanna Felice Vittorio Zaccaria 5 anni e la moglie, Aldina Stagnati, a 4 anni. Davanti al Gip Claudio Tranquillo Saverio Lo Mastro aveva patteggiato 4 anni, Stefano Firmano 3 anni.

Ora, sempre per il fallimento di Tornado Gest il Collegio 2 composto da Airò, Barbara e Sechi sta processando l'ex direttore di Banca Intesa di Cinisello Balsamo Giancarlo Garavaglia (difeso dall'avvocato Giuseppe Pezzotta) e Angelo Bartone, amministratore della società Hipponion (difensori avv.i Valaguzza e Maria Traverso).
Martedì 30 giugno a testimoniare il collegio ha chiamato Saverio Lo Mastro, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano.

Lo Mastro che ha patteggiato 4 anni per Tornado Gest, nell'aprile 2009 ha accumulato un'altra condanna a 4 anni per bancarotta fraudolenta per distrazione della “Lo Mastro Costruzioni” fallita nel 2003, deve rispondere di truffa a società telefoniche ed era stato arrestato nel gennaio 2012 a Vibo Valentia su ordine della Procura di Monza, adessso si trova – incredibile ma vero - ai domiciliari a Nova Milanese presso l'abitazione del fratello e potrà raggiungere il Tribunale di Monza senza l'accompagnamento dei carabinieri!

Nel corso dell'ultima udienza il maresciallo Antonio Carotenuto della Guardia di finanza di Monza, su domande del pubblico ministero Donata Costa ha ricostruito la genesi dell'indagine partita da una ipotesi di bancarotta e sviluppatasi poi nella triangolazione Tornado Gest-Sef-Coel per recuperare quel finanziamento soci, rivelatosi fittizio, che Mediocredito aveva richiesto per erogare 18 milioni di euro (17,5 versati) necessari per la costruzione del multiplex di Muggiò sul terreno acquistato da Zaccaria per 1,6 miliardi di lire.

L'arrivo della Valedil di Lo Mastro Cristello è stata la chiave di volta per gestire il riciclaggio di soldi della n'drangheta”, ha spiegato il teste ricordando il lavoro di monitoraggio effettuato al “Giardino degli Ulivi” di Carate.

Il Giardino era di fatto il centro della n'drina che Rocco Cristello si era creato. E' qui che avvenivano i summit, da noi seguiti grazie all'installazione di telecamere e cimici per captare le conversazioni. Dopo l'arresto l'8 luglio 2006 e alcuni mesi di carcere a Monza, Cristello era stato dimesso in regime di semilibertà e affidato durante il giorno al Giardino degli Ulivi”.

E' al “Giardino degli Ulivi”, gestito da Tommaso Calello, che Lo Mastro, Antonio Stagno, Antonino Belnome, Salvatore Strangio e Andrea Pavone s'incontravano; all'indomani dell'uccisione di Rocco Cristello (27 marzo 2008) davanti alla sua villetta di Verano Brianza la perquisizione del “Giardino” porta a scoprire, sotterrato, un vero e proprio arsenale d'armi.

Riferisce anche dell'attività tecnica svolta nel novembre 2007 nei confronti di Giancarlo Garavaglia . “L'attività è durata poco. Garavaglia non era più dipendente di Banca Intesa, si occupava di tre società, che operavano nel settore immobiliare. Unici elementi di rilievo le conversazioni con Marika Vassalli (vice direttrice ex collega, anch'essa poi dimessasi dalla banca – ndr) durante le quali parlano di Tornado Gest, di Coel e della società Delle Grazie. Garavaglia cercava la documentazione. Che è sta stata da noi trovata ed acquisita presso la sua abitazione e le società che fanno riferimento a lui”.

Donata Costa, che sostiene la pubblica accusa, chiede al maresciallo Carotenuto di spiegare il ruolo di Angelo Bartone. “Era titolare di una società che si occupava di movimento terra, nel 2006 era stato nominato amministratore unico della Hipponion srl, carica passata l'anno dopo a Saverio Lo Mastro nato a Vibo Valentia”. “Hipponion è l'antico nome della località che dal 1932 ha avuto la denominazione latina di Vibo Valentia”, chiosa il presidente Giuseppe Airò.

Tornado Gest ha accumulato un passivo di 52milioni di euro”, esordisce Emanuele Gentili, uno dei curatori nominati dal Tribunale che hanno fatto un lavoro certosino di controllo dei conti, spesso ritrovandosi con documenti mancanti. “Sull'immobile c'è un credito ipotecario di 18 milioni generato da un contratto del 2003 che prevedeva un'ipoteca sul terreno. Il Comune di Muggiò è tra i creditori privilegiati. La Cassazione è stata chiara in merito. Finanziamento soci? Tornado Gest aveva un socio unico: la Sef che non aveva nulla e non era in grado finanziare. Mediocredito però aveva posto una precisa clausola: aveva chiesto ai soci il finanziamento di 10milioni. Dalle verifiche è risultato che esisteva una vera e propria triangolazione: c'era interrelazione tra Tornado Gest, Sef e il fornitore Coel. In più occasioni Tornado Gest faceva affluire risorse proprie come pagamento fatture pagate con Riba e bonifico. Abbiamo scoperto estratti conti non veritieri di Banca Intesa filiale di Cinisello dove direttore era Garavaglia e Tornado Gest, Sef e Coel avevano i loro conti”.

Il pm chiede a quanto ammonti il passivo della Hipponion. La risposta è: “Stranamente Hipponinon non è fallita”, risponde Ester Palermo che con Emanuele Gentili e Maurizio Oggioni ha avuto l'incarico dal Tribunale. E racconta di quell'incredibile falso ordito da Saverio Lo Mastro per entrare nel fallimento con una falsa cambiale da 10milioni di euro.
Avremmo ammesso la Sef al chirografaro per 9.936.535 euro e però non essendoci il documento originale e la fideiussione bancaria l'avevamo ammessa al chirografo postergato per 7.800.000 euro. Il 5 maggio 2008 Hipponion s'insinua nel fallimento vantando un credito di 10 milioni. Abbiamo chiesto la cambiale originale e l'abbiamo chiusa in cassaforte. Emerge che il 18 maggio 2006 Lo Mastro acquista il 100% delle quote Sef e amministra Tornado Gest. Ci siamo rivolti alla Guardia di finanza per capire quale rapporto causale c'era tra Hipponion e Sef. Ci arriva una lettera firmata da Angelo Bartone, non sottoscritta da Saverio Lo Mastro, nella quale si dice “che il titolo cambiario è a totale ristoro delle cifre elargite”e che “Hipponion riceve il titolo cambiario di 10 milioni da Tornado Gest che era presso Sef”.

Ad un attento esame della Gdf la lettera firmata da Bartone presenta il timbro della posta di Muggiò contraffatto. “Per quale motivo Hipponion attende oltre i termini per insinuarsi nel fallimento? Ci siamo posti la domanda ben sapendo che Hipponion non aveva rapporti di lavoro con Tornado Gest e quindi abbiamo interessato il giudice delegato affinché venisse verificato il titolo che, stranamente, non aveva assolta l'imposta di bollo. Il risultato: la cambiale era una fotocopia! In seguito è saltato fuori l'originale che comunque non era titolo esecutivo non essendo stata pagata l'imposta di bollo. Nè Sef né Hipponion sono state poi ammesse al passivo” testimonia Emanuele Gentili.
Guido Zambetti si è occupato del fallimento della società Coel. Depone in aula.
Coel è fallita il 9 novembre 2006, un anno prima di Tornado Gest lasciando un passivo di 38milioni. L'amministratrice Paola Baitieri e Giovanni Bono hanno patteggiato mentre Carlo Alberto Longo ha avuto la pena di 3 anni e 6 mesi (a cui si è aggiunta quella per la vicenda Blu Call -ndr) che la Corte di Cassazione ha confermato. Di fatto Coel grazie al gioco delle doppie Riba ha finanziato il socio Sef Tornado Gest per 10.129.000 euro che in realtà erano 5.022.000. E non ha pagato 2milioni di euro di lavori fatti nel multiplex e con altre società di Felice Vittorio Zaccaria. Acquario Gest, Palazzo dei Conti Taccona e Delle Grazie”.

Chiede Donata Costa se c'erano anomalie nei pagamenti anche in altre società di Zaccaria. Risposta: “Sì, in Acquario Gest. Che aveva un consulente mai identificato”. Il legale di Garavaglia chiede: “Questo consulente poteva essere Gerosa?”. “No. Il soggetto che io ho incontrato appena insediato nel fallimento presente Giuseppe Bono non era Gerosa. Era persona che aveva forti aderenze con le banche ed aveva costruito un complesso immobiliare a San Govanni Bianco mai completato e da anni abbandonato”.

Si scopre poi che questo factotum è Maurizio Cerea, già chiamato a deporre nel fallimento con Tornado Gest dal pubblico ministero Giordano Baggio.

Concordi i curatori e il consulente della Procura col presidente Giuseppe Airò che chiede: “A vostro giudizio questa operazione del multiplex di Muggiò non doveva proprio partire perchè non c'era nulla di imprenditoriale in questa operazione”. “” è la lapidaria risposta.

Tornado Gest non aveva mai costruito prima, non aveva soldi. Zaccaria non aveva ancora firmato la convenzione con il Comune, non c'era la strada per raggiungere l'immobile. Una costruzione nel nulla”.

Nella foto Saverio Lo Mastro

Omicidio di Paolo Vivacqua. Lunedì la requisitoria del pubblico ministero Donata Costa


di Pier Attilio Trivulzio

Siamo alle battute finali del processo Vivacqua – anche se la sentenza non si avrà prima di settembre-ottobre.

Lunedì 29 giugno (dopodomani ndr) Donata Costa, che rappresenta la pubblica accusa, inizierà la sua requisitoria ed ancora si disquisisce sul testo di alcune telefonate in siciliano. Tant'è che in aula sarà sentito il perito – specialista nel dialetto siciliano - relativamente a tre intercettazioni in carcere di Antonino Giarrana di cui i legali degli imputati contestano la trascrizione dopo aver ascoltato l'audio. Così anticipate in aula dalla teste Nava che per il Tribunale esegue le trascrizioni: “Io mi dovessi andare in culo alla vita mai più omicidio. Unico desiderio la famiglia” dice Giarrana il 9 luglio; il 19 la parola contestata è cutter, in realtà è scooter”; ed infine il 24: nella trascrizione consegnata ai legali è scritto Barba, in realtà è bamba, cocaina. “Brucia la bamba”.

Sentiremo il perito e in ogni caso voi (legali -ndr) fate un memoriale che verrà preso in considerazione in camera di Consiglio, noi qui dobbiamo andare avanti”, sollecita il presidente Giuseppe Airò. “Quando il 29 giugno verrà in aula – dice il legale di Giarrana - porremo direttamente a lui la domanda”.

Pubblico ministero: “Ho produzioni documentali, produco ora? Se poi...”.
Presidente: “Se spostiamo al 2 luglio che è un giovedì?”.
Pubblico ministero Donata Costa: “Io dovrei concludere il 29 giugno”.

In aula arriva il teste Pietro Provenzano, convocato dall'avvocato Manuela Cacciuttolo difensore di Germania Biondo che ha lasciato il carcere di Monza e dopo un intervento chirurgico all'Ospedale San Gerardo ha ottenuto gli arresti domiciliari. Sevesi e Orlando, difensori di Barba hanno anche loro presentato istanza per l'arresto ai domiciliari.
Di professione sono investigatore privato, vice presidente di Federpol”.

L'avvocato Cacciuttolo chiede se conosce Germania Biondo. “Conoscerla è una parola grossa – risponde -. Ho fatto una ricerca nei miei archivi ed ho trovato documentazione risalente al 2008: un mandato conferitomi per comportamenti infedeli. Poi però il lavoro non è stato svolto, il mandato è stato infatti revocato, credo perché chiedevo la tariffa di 35 euro l'ora ed il lavoro sarebbe stato svolto da due persona e dunque 70 euro all'ora”. Legale: “Conosce Diego Barba?”. “Sì, ci siamo conosciuti. Venne da me quattro anni fa dicendomi che era socio di un'agenzia privata che aveva chiuso. Lui era in possesso della licenza per detenere l'arma, un mio collega cercava un socio e io lo misi in contatto. Ricordo solo il nome del collega, Marcello. Non il cognome. Aiutai Barba nella pratica autorizzativa con la polizia. Nel frattempo però la legge cambiò essendo richiesta la laurea ad indirizzo giuridico e Diego Barba la laurea non l'aveva”.
Pubblico ministero: “Conosce l'investigatore privato Cascardo?”. “No, me ne parlò Diego, non ricordo”.
Su domanda dell'avvocato Franco Gandolfi di parte civile il teste risponde: “Non ricordo a quanto ammontava il preventivo fatto alla signora Germania Biondo. Preparai il mandato poi revocato e mai firmato. Chi c'era con la Biondo quando venne nel mio studio? Penso che con lei ci fosse una donna”.
Secondo teste della giornata il maresciallo Giovanni Azzaro della compagnia carabinieri di Desio. Presidente Airò: “Risentiamo il maresciallo come testimone. Attraverso di lui cercheremo di individuare gli interlocutori di alcune telefonate. Vediamo se ci può dare riferimenti a dati oggettivi”.
Il maresciallo dell'Arma identifica in Vincenzo Battistelli (all'epoca della telefonata in servizio alla polizia giudiziaria di Monza – ndr) tale Enzo interlocutore di Diego Barba; in Salvatore Longo che chiama Salvo, Salvino La Rocca; Nino in Antonino, figlio di Gino Guttuso chiamato da Barba mentre è in auto. Chiamata di Barba: “Riesco a farti (un bonifico) e quindi un sms col testo “Bonifico che ho fatto a Tonino”. E' il 2 aprile 2013. Quella stessa giornata altra chiamata di Barba al figlio di Guttuso e così l'8 aprile.
Altra conversazione che inizia con “Salve, Michele. Ciao Diego”. Il chiamato è Michele Esposito all'epoca in servizio presso il Commissariato della Polizia di Stato di Monza. Il 9 maggio la conversazione è con Mario Ottello della Guardia di finanza.

Il maresciallo Azzaro identifica altre persone chiamate da Barba: Luisa Aronica; Ignazio Valenza; Giuseppe Asero (“E' il mio commercialista”, fa presente dal gabbio il Barba); chiamata di Salvino La Rocca con Massimiliani Danesi. “La telefonata è del 29 maggio 2013, Danesi nato a Cuggiono e residente a Robecchetto di Induno è stato scarcerato da Monza il 2 maggio. Era in carcere con Giarrana”, precisa il maresciallo Azzaro. Non viene invece identificata la persona che da un telefono pubblico dell'area di Stoccarda in Germania chiama La Rocca e così tale Paolo che è in auto, sulla Toyota Rav 4 della Biondo il 16 giugno 2013. “Sono intercettazioni mancanti fatte su ordine della Procura di Milano”, tiene a precisare Donata Costa.

E' maretta tra la Costa e l'avvocato Cacciuttolo per alcune conversazioni con l'individuazione della mamma della Biondo. “Ha fatto attività di Pg?”, chiede la Cacciuttolo al pm; “E' attività di Pg – conferma la Costa – per capire chi c'era in auto con la Biondo. Chi è Maura? Chiedo al maresciallo se lo sa”.
Entra in aula anche quella conversazione “piccante” tra la Biondo e Barba. “...non quello che sai, cos’hai da fare tu, amore? O, non so, si può fare anche il contrario”. (parlano del viagra – ndr). “Era il 19 giugno, Barba, sotto intercettazione da giorni è in auto”, spiega Azzaro.

Ancora scintille tra il difensore della Biondo e la pubblica accusa che domanda al teste se sa dire dov'era l'auto del Barba che aveva il Gps. “Era attività di Ocp e quindi eravamo in grado di monitorare la vettura. Si trovava nella zona tra Cinisello e Sesto. Altra opposizione della Cacciuttolo che si oppone a che il teste riferisca in merito alla localizzazione di una telefonata dall'auto in movimento del 13 luglio tra Barba e la sua cliente. “...Io la vorrei chiudere...scendete tra cinque minuti e portate il collare”.

Teste: “E' vicino al negozio di cartoleria dove lavora la figlia di Barba”.

Nelle conversazioni si parla anche di uno scooter Vespa di colore nero. Ed a proposito di scooter il finanziere che vendette il suo scooter Kymko a Gino Guttuso, lo scooter che - secondo l'accusa - sarebbe stato usato da Antonino Giarrana e Antonio Radaelli per andare a Desio il 14 novembre 2011 ad uccidere Paolo Vivacqua era di colore blu e non nero.

Il maresciallo dei carabinieri riferisce anche sui compagni di cella di Giarrana e Radaelli a Monza. “Il 27 giugno 2013 nella cella 818 con Radaelli c'era Borgo Paolo e Ledonne; nella 806 con Giarrana fino al 2 maggio c'è Stefano Danesi e Stefano Arienti”. Altri detenuti sono stati ospiti di quella cella: Poletto Tiziano, Vincenzo Trommino detto Enzo e per un certo periodo Musciacchio Sergio. “Per un certo periodo anche Nicola Rulli e, identificato nel limite del possibile con la Polizia penitenziaria Musciacchio Cosimo Raffaele detto Mimmo”, dice Azzaro.

L'avvocato Frigerio, legale di Salvino La Rocca, riferisce della difficoltà a far venire in aula Antonio Lomaggio per riferire sui rapporti tra La Rocca e Giarrana inerenti l'interessamento di Salvino presso l'industriale Lomaggio che avrebbe potuto dare lavoro a Giarrana. E chiede che sia convocato il figlio del Lomaggio. Pubblico ministero: “Diamo per ammesso l'interessamento del Lomaggio per dare lavoro a Giarrana. La testimonianza non è però rilevante”.

Presidente: “Dobbiamo decidere se sui rapporti tra La Rocca e Giarrana potranno riferire direttamente i Lomaggio?”.
Pubblico ministero: “Ci può riferire l'imputato durante l'esame...”. Giarrana: “Per il momento no”.

L'avvocato Cacciuttolo fa presente di non voler rinunciare a sentire Vincenzo Infantino e ne chiede, per l'ennesima volta, l'accompagnamento da Ravanusa con i carabinieri.

Quindi Donata Costa prende la parola per dire che produce le comunicazioni pervenute dal carcere di Pavia relativamente a Luigi Miniemi. “Il 16 settembre 2013 Miniemi chiede di parlare con la sottoscritta. Dalle intercettazioni in carcere si desumono elementi delittuosi, faccio delega ai carabinieri dando atto di reati in riferimento a tre episodi”.

Presidente rivolgendosi ai legali: “Oggi non chiudiamo. Voi fate tutte le vostre richieste, non chiudiamo, ci portiamo avanti e la Corte apre col 507 e 509. e ne discutiamo nell'udienza del 29 giugno”.

In merito agli articoli 507 e 509 il codice di procedura penale dice: “Terminata l'acquisizione delle prove il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova”.
Franco Gandolfi di parte civile consegna documentazione bancaria di Lavinia Mihalache presso la Banca Popolare di Bergamo sede di Desio da cui risolta che sul conto dopo il deposito dei 14 tagliandi vincenti da 10mila euro cadauno con riferimento ad una telefonata col tabaccaio siciliano (totale 140mila euro) giocati in una tabaccheria di Ravanusa alla data del 28 aprile 2012 quando venne sequestrati dalla Procura di Milano il conto presentava un saldo di 131.089 euro.

Angelo Pagliarello difensore di Giarrana produce relazione Ris di Parma e le “tre paginette” di Miniemi sentito in merito all'uccisione di Franca Lojacono e la nota d'accompagnamento presente nel fascicolo del passaggio dal pm Costa alla Massenz.

Monica Sala, difensore di Radaelli produce documentazione in riferimento ai tabulati del 14 novembre 2011 tra Radaelli e Gino Guttuso oltre ad elenco riassuntivo dei tabulati telefonici dall'11 al 20 ottobre relativi all'ipotetico incontro – riferito dal maresciallo Azzaro - di cui parla Miniemi nonché altri immediatamente successivi all'ordinanza di custodia e precedenti le dichiarazioni di Miniemi.

Paolo Sevesi, difensore con Gianluca Orlando di Diego Barba, produce 5 documenti: sentenza Tribunale di Milano “Fiori di San Vito”, sentenza Isola Felice 2 procura di Varese in entrambe si parla del ruolo e della pena inflitta a Luigi Miniemi; email di Francesco Samani della Guardia di finanza, primo possessore dello scooter Kymko venduto a Guttuso. Lo scooter era blu, c'è il riscontro con una foto. La pubblica accusa dice di non opporsi all'acquisizione.
Manuela Cacciuttolo, difesa Germania Biondo. Deposita incarico dato dalla Biondo all'investigatore Provenzano.

Ancora l'avvocato Sevesi. “Produco lettera del 16 dicembre 2013 dell'ufficio matricola del carcere di Pavia relativa a Luigi Miniemi. Viene prodotta oggi come riscontro positivo. Ed in quanto al provvedimento del 28 aprile 2015 mi oppongo alla acquisizione. Trovo sia correttezza procedurale depositare oggi la lettera assieme a quella manoscritta da Miniemi del 4 aprile 2014. Il pubblico ministero dice che la lettera non è pertinente al processo Vivacqua; la lettera dice che Miniemi riferisce alla Costa. La domanda è: Miniemi cosa deve dire alla Costa?”.

Nasce un vivace “scambio d'idee” tra l'avvocato Sevesi e Donata Costa. Presentiamo la lettera come attinente a questo processo. In quanto alla pertinenza deciderà la Corte”.

Il pm si oppone all'acquisizione. Sevesi rivolto alla dottoressa Costa: “Non ce l'ho con lei. Lei il 4 aprile 2014 riceve da Miniemi documento manoscritto che iscrive a modello 45 nel fascicolo 947/14. Documento certo che io identifico!!”.

Monica Sala: “La difesa di Radaelli s'associa. Quella missiva oggi prodotta, rimandata al mittente, è pevenuta alla Procura di Monza il 16 aprile e il documento che la difesa di Barba ha presentato potrebbe essere la risposta della Procura. E' un dubbio che abbiamo. Per serenità di giudizio ritengo debba che essere acquisita col 507 cercando di capire se esiste anche una iscrizione al registro modello 45. Mi oppongo all'acquisizione di verbali, foto e quant'altro se non c'è modello 45”.

Ho dato procura ai carabinieri di Desio perchè dalle intercettazioni in carcere si parla di una rapina e furti di rame – risponde il pm -. La ricerca a modello 44 è stata archiviata per non identificazione di chi ha commesso i reati”.

Alessandro Frigerio difensore di Salvino La Rocca: “Mi associo a quanto ha detto la Sala attinente il primo documento Miniemi del dicembre 2013. Mi oppongono ai colloqui di Miniemi associandomi al collega Pagliarello”.

Avvocato Cacciuttolo: “La lettera del dicembre 2013, allegato 56, è un documento generico perchè Miniemi dice solo d'essere sentito. Per quale motivo, dopo quattro mesi di vuoto, Donata Costa scrive? In questi termini generici decida la Corte per l'acquisizione. I fatti sono che Luigi Miniemi scrive il 4 aprile, quindi dopo gli arresti degli odierni imputati. Se si acquisisce è sul 501. Se le persone hanno commesso delitto, rapina o altro non rilevanti e non si tratta di fatti nuovi mi oppongo alla produzione”.

Donata Costa: “Ribadisco la mia oppongo alla produzione dei documenti del difensore Sevesi. Mi interessa soltanto per il fatto storico: valutare quel che dicono gli imputati in cella”.

 

Seregno - La senatrice Ricchiuti chiede al Ministro dell'Interno se esistano le condizioni per lo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa

di mc costa

Il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dovrà dare una risposta scritta sulle minacce e auguri di morte da parte del sindaco uscente Giacinto Mariani di cui sono stati fatti oggetto Infonodo e chi scrive.
L’interrogazione parlamentare è stata presentata dalla senatrice del Partito Democratico Lucrezia Ricchiuti e contiene anche la richiesta al Ministro di valutare se, per il comune di Seregno, ci siano gli estremi per attivare i meccanismi di cui all'art. 143 del testo unico sugli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000.

L’art. 143 prevede che “I consigli comunali sono sciolti [...] quando emergono elementi su
collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalita' organizzata”.

Nell’interrogazione, oltre alle parole pronunciate da Giacinto Mariani dopo lo spoglio del ballottaggio (vedi video), vengono anche ricordati i rapporti d’affari tra la società +Energy in cui comparivano come soci Mario Barzaghi, proprietario della Effebiquattro, Giacinto Mariani e il capitano dei carabinieri Luigi Spenga, coperti da una società fiduciaria, e la Simec, società sequestrata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, perché considerata di fatto controllata da clan camorristici.

Durante l’inchiesta, condotta da Fabrizio Gatti dell’Espresso con la collaborazione di Infonodo, si era verificata anche l'aggressione ai danni dello stesso giornalista dell’Espresso. A Gatti, recatosi presso la sede dell’Effebiquattro per un’intervista a Mario Barzaghi, era stato impedito di allontanarsi dall'azienda per più di un’ora ed era stato fatto oggetto di pesanti minacce (vedi video Giornalista io ti ammazzo)

A scatenare l’ira di Barzaghi e della figlia proprio le domande di Gatti sui soci occulti di +Energy e sui rapporti con Simec.

Nell’interrogazione parlamentare Lucrezia Ricchiuti, oltre a stigmatizzare le parole di Giacinto Mariani “la nuova compagine comunale ha adottato come sistema l'intimidazione mafiosa”, ha anche duramente criticato il comportamento tenuto dal neo sindaco Edoardo Mazza “che applaude il suo predecessore che minaccia di morte i giornalisti”.

A quanto riportato dalla stampa locale, Mariani “ha ribadito che le sue parole non erano rivolte alla categoria dei giornalisti”.

Il concetto è stato reso esplicito da Edoardo Mazza su il Giorno di mercoledì dove ha dichiarato: “La campagna elettorale ha avuto dei toni aspri: la reazione di Giacinto Mariani è dettata dagli articoli pubblicati alle 3 di notte dopo uno spoglio elettorale estenuante dove si cercava di screditare me e la coalizione che mi ha sostenuto. Vorrei comunque ribadire che non ci sono minacce verso la stampa. Mariani fa dei distinguo e dice testualmente a chi sono indirizzate le parole: ad un sito anonimo e non a giornalisti che ci mettono la faccia e soprattutto la firma”.

L’articolo a cui si riferisce Edoardo Mazza è stato pubblicato su il Fatto quotidiano online ed è a firma di Alessandro Bartolini vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Fra l’altro vi sono riportate dichiarazioni dello stesso Mazza che quindi era avvertito dell’imminente pubblicazione.

E allora perché un articolo pubblicato su il Fatto quotidiano giustifica, secondo Mazza, le minacce verso Infonodo e la mia persona?

Perché, anche se non detto esplicitamente, Mazza e Mariani presumono che io o qualcuno di Infonodo abbiamo passato a il Fatto quotidiano la foto dell’aperitivo elettorale nella panetteria di Tripodi.
Quindi è vero quello che dice Mazza, che le minacce non sono rivolte a un giornalista iscritto all’ordine, perché io non lo sono, ma, certamente, sono rivolte a quella che è ritenuta la fonte del giornalista de il Fatto quotidiano.

Analogo distinguo e attacco alle fonti lo ha fatto Giacinto Mariani, quando l’Espresso ha pubblicato l’inchiesta su +Energy.

Il comunicato stampa diramato dall’organo di informazione del comune di Seregno recita così: «L’inchiesta di Fabrizio Gatti mette insieme cose vere, verosimili e false per costruire un teorema. Questa non è informazione. È lo “stile” di Infonodo che, come scritto nell’articolo di Gatti, ha passato le informazioni al settimanale » (vedi “Una strategia per farmi fuori”).
Anche lì la “colpa” di Infonodo è stata quella di aver passato informazioni.

Informazioni che un giornalista come Gatti - che ha ricevuto negli anni premi e riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Journalism Award della Comunità Europea (vedi lista riconoscimenti e premi a Fabrizio Gatti) - ha approfondito e verificato, costruendo la propria inchiesta giornalistica.

Se da una parte la strategia adottata da Mariani e applaudita da Mazza serve a spostare l’attenzione dalle cose che vengono scritte, alle persone che le scrivono e alla fine alle loro vere o presunte fonti che vengono sistematicamente screditate, dall’altra l’attacco è ancora più grave, perché non é più solo un attacco al diritto di informazione, ma é un'intimidazione nei confronti di tutti i cittadini possibili testimoni degli eventi.

Aleggia una subcultura analoga a quella mafiosa per cui chi interloquisce con la stampa, in particolare con certa stampa è “un infame”, un nemico da colpire.

Quando poi un retroscena della vita amministrativa cittadina viene svelato e raccontato direttamente da Infonodo, allora la caccia al traditore, alla “spia”, alla “gola profonda” diventa ossessiva.

A seguire il testo dell’Interrogazione Parlamentare a risposta presentata dalla Senatrice Ricchiuti.

Atto n. 4-04150
Pubblicato il 18 giugno 2015, nella seduta n. 468
RICCHIUTI - Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:
da notizie giornalistiche si apprende che durante i festeggiamenti per la vittoria del centro-destra alle elezioni comunali a Seregno (Monza e Brianza) il sindaco uscente Giacinto Mariani, fedelissimo di Matteo Salvini, ha pronunciato le seguenti parole di minaccia nei confronti del giornalista Michele Costa e della redazione di "Infonodo" di Seregno: "La città di Seregno non ha bisogno di falsità e di cattiverie, di atti anonimi. Che le opposizioni la smettano di rifarsi a siti anonimi gestiti da animali, da ladri e da schifosi. Perché queste persone devono morire";
le gravissime parole di minaccia pronunciate da Mariani sono state condivise anche dal suo successore, Edoardo Mazza, di Forza Italia, vincitore al ballottaggio di domenica 14 giugno 2015, che non ha esitato a manifestare il suo apprezzamento applaudendo;
considerato che a quanto risulta all'interrogante:
la minaccia rivolta da Mariani al giornalista Michele Costa e alla redazione di "Infonodo" preoccupa profondamente e non può essere sottovalutata ancor più se si considera che proviene da un soggetto come Giacinto Mariani che con Mario Barzaghi e un ufficiale dei Carabinieri sarebbero in affari con organizzazioni criminali;
è opportuno ricordare, infatti, che per Mario Barzaghi, già vicepresidente di Confindustria di Monza e Brianza, è stato richiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Monza per avere sequestrato e minacciato di morte nel 2013 il giornalista de "L'Espresso" Fabrizio Gatti durante un'intervista in cui lo stesso Gatti chiedeva informazioni proprio sulla società nella cui compagine erano presenti i predetti soggetti;
considerato, inoltre, che:
dai fatti esposi risulta dunque evidente che anche la nuova compagine comunale ha adottato come sistema l'intimidazione mafiosa contro quei giornalisti impegnati nella lotta alle organizzazioni criminali;
preoccupa profondamente e non lascia ben sperare l'atteggiamento adottato dal nuovo sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, che applaude il suo predecessore che minaccia di morte giornalisti che svolgono il loro dovere; ciò è gravissimo e dimostra quanto si sia abbassato il livello di guardia nella città di Seregno;
non vi è dubbio che la giustizia farà il suo corso ma c'è bisogno di una mobilitazione generale di tutti coloro, che di sicuro sono la maggioranza dei cittadini seregnesi, che ritengono la libertà di stampa e il diritto di essere informati una colonna portante della nostra democrazia;
tra i compiti fondamentali dello Stato vi è quello di assicurare un alto livello di vigilanza al fine di mantenere la legalità, ovvero ripristinarla quando risulti violata, garantendo così il corretto svolgimento della vita democratica locale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti riportati e quale sia la sua valutazione in merito;
se non ritenga necessario attivare i meccanismi di cui all'art. 143 del testo unico sugli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 per il Comune di Seregno.

 

Seregno - Perché continueremo a scrivere nonostante le minacce di morte di Giacinto Mariani

Ferruccio De Bortoli ha scritto nel suo editoriale di saluto ai lettori, dopo aver lasciato la direzione de il Corriere della sera:

Con il tempo, cari lettori, ho imparato che i giornali devono essere scomodi e temuti per poter svolgere un’utile funzione civile. Scomodi anche quando sono moderati ed equilibrati come il Corriere. La verità è che i bravi giornalisti spesso ne sanno di più di coloro che vorrebbero zittirli.
In questo Paese, di modesta cultura delle regole, l’informazione è considerata da gran parte della classe dirigente un male necessario. Uno dei tanti segni di arretratezza. Piaccia o no, le notizie sono notizie. I fatti sono i fatti, anche quando smentiscono le opinioni di chi scrive. E le inchieste sono un dovere civile, oltre che professionale. Perché le democrazie si nutrono di trasparenza e confronto, di attenzione e rispetto. Dove c’è trasparenza c’è riconoscimento del merito, concorrenza e crescita. Nell’opacità si regredisce. 

Una società democratica non deperisce solo se ha un’opinione pubblica avvertita e responsabile, alla quale - come diceva Luigi Einaudi, collaboratore del Corriere e presidente della Repubblica - devono essere forniti gli ingredienti utili per scegliere. Non solo nelle urne ma nella vita di ogni giorno. Conoscere per deliberare. L’opinione pubblica, architrave di una democrazia evoluta, è composta da cittadini con spirito critico non da sudditi che se le bevono tutte”.

Fatte le debite proporzioni, infonodo.org ha cercato di fare lo stesso a Seregno e in Brianza.

In questa campagna elettorale abbiamo irritato il Pd, offeso per il contenuto di un articolo che raccontava quelle che secondo noi erano le debolezze del Partito Democratico e del suo candidato sindaco (vedi a Seregno - Elezioni comunali. Il Pd rischia di sbatterci la faccia..un'altra volta); abbiamo scatenato le ire di alcuni dipendenti del comune di Seregno, perché li abbiamo richiamati al rispetto delle normativa vigente in materia di comunicazione istituzionale durante la campagna elettorale (vedi Seregno - Elezioni 2015. Il comune elimina il sondaggio sulle elezioni, i risultati sono manipolabili) e ovviamente abbiamo alimentato la rabbia scomposta della destra che ci vede, ormai da anni, come il fumo negli occhi.

Insomma, siamo stati scomodi a tutti. Possiamo quindi dire, seguendo il pensiero di De Bortoli, che abbiamo svolto “un’utile funzione civile”.

Nel passato abbiamo pubblicato per primi la notizia del processo a carico di Giacinto Mariani - mentre altre testate che avevano in mano le carte aspettavano a farlo - perché le “notizie sono notizie” (vedi Seregno - Il sindaco Giacinto Mariani a processo per appropriazione indebita).

Abbiamo pubblicato la lettera di incarico a Banca Profilo, advisor della fusione tra il gruppo AEB-Gelsia e Acsm-Agam, per lo stesso motivo (vedi Seregno - Fusione Gelsia, Acsm-Agam. All'advisor Banca Profilo 1 milione di euro con conflitto d'interessi dichiarato).

Abbiamo raccontato dei soci d’affari di Giacinto Mariani e del trattamento di favore che hanno riservato a noti ‘ndranghetisti nei loro locali (vedi Seregno - I verbali di Antonino Belnome: buttafuori e champagne per la 'ndrangheta), perché i “fatti sono fatti”.

Abbiamo scritto di forniture e appalti poco chiari per l’acquisto di banchi scolastici (vedi Seregno – Vicenda Vastarredo: a che punto siamo? La responsabilità politica del Gavazzi), per lo spazzamento neve e il rifacimento delle strade (vedi Seregno - Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), per il trasporto pubblico locale (Seregno - Trasporto pubblico. Come l'amministrazione Mariani é riuscita ha raddoppiare i costi tagliando il servizio), perché “nell’opacità si regredisce”.

Abbiamo collaborato con l’Espresso nell’inchiesta sulla società +Energy che vedeva assieme: Mario Barzaghi, massimo beneficiario del Pgt allora in discussione, Giacinto Mariani e Luigi Spenga, il capitano dei carabinieri, e abbiamo raccontato dei rapporti commerciali tra +Energy e una società controllata dal clan dei casalesi (vedi Seregno – Una fiduciaria aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico. La società con Barzaghi sullo sfondo del PGT), perché “le inchieste sono un dovere civile, oltre che professionale”.

Abbiamo scritto sulla trasparenza del sito del comune (vedi Seregno – Segreti, bugie e violazioni delle norme sulla trasparenza), perché “dove c’è trasparenza c’è riconoscimento del merito, concorrenza e crescita”.

Abbiamo pubblicato l’ordinanza in cui si parla dell’atteggiamento del consigliere Francesco Gioffré, al limite della connivenza con la ‘ndrangheta (vedi Seregno - 'Ndrangheta e Politica. Dopo il caso Gioffré il sindaco minaccia le dimissioni), abbiamo pubblicato la relazione della commissione d’indagine sul Cru 16 di piazza Risorgimento ( vedi Seregno - CRU 16. Ecco come sono stati sprecati i soldi pubblici. Tutta la relazione della commissione d’inchiesta. Martedì la discussione in consiglio comunale), perché “una società democratica non deperisce solo se ha un’opinione pubblica avvertita e responsabile” e all’opinione pubblica si devono “fornire gli ingredienti utili per scegliere”.

La lettura dei documenti ufficiali, delle visure, delle ordinanze, delle sentenze, di determine e delibere, sono ingredienti utili per scegliere.
Abbiamo sempre cercato, dove era possibile, di spiegare perché scrivevamo ciò che scrivevamo, usando i link ad articoli e a documenti o pubblicando quelli in nostro possesso, in modo che chi ci leggeva e avesse avuto voglia di approfondire, sarebbe potuto andare alle stesse fonti a cui avevamo attinto noi e si sarebbe potuto fare un’idea, magari anche diversa dalla nostra.

In risposta a questo, chi ha aperto il sito infonodo.org e ne è stato per qualche tempo responsabile si è visto arrivare addosso una montagna di querele da parte di Giacinto Mariani, del suo assessore Formenti e dell’ex presidente di AEB.

Tredici di queste, di cui undici presentate dallo stesso Mariani, sono state archiviate dagli organi giudiziari competenti (vedi sotto).

Ma nonostante questo Giacinto Mariani ha continuato a presentare querele contro infonodo.org.
Una delle ultime è per questo articolo: Seregno - Inchieste, tangenti e aree dismesse. I nove anni di urbanistica di Giacinto Mariani e della sua amministrazione.

Quello che non è andato giù a Mariani nell’articolo che è una semplice cronistoria, è l’accostamento tra la parola tangenti e la sua amministrazione.
Visto che Attilio Gavazzi è stato per sei anni assessore e vicesindaco delle amministrazioni guidate da Giacinto Mariani e che lo stesso Gavazzi, in particolare durante il primo mandato, era un assessore di peso che concentrava su di sé diverse deleghe (Lavori Pubblici, Edilizia Privata e Urbanistica) e adesso Gavazzi è a processo accusato di aver preso tangenti durante il suo mandato di assessore, allora è pura verità scrivere che l’amministrazione Mariani è stata coinvolta in vicende di tangenti.
Perché è vero che la responsabilità penale è personale, ma quella politica non lo è, e un sindaco risponde politicamente dei comportamenti della sua giunta.

Se questo accostamento tra le tangenti e la sua amministrazione gli dava tanto noia, Mariani non avrebbe dovuto querelare infonodo.org, ma piuttosto costituirsi parte civile nel processo che la Procura di Monza ha istituito contro Gavazzi. Questo perché é stato il suo vicesindaco che ha accostato, secondo gli inquirenti, le tangenti alla sua amministrazione, non infonodo.org.
Si è costituito parte civile? E se no, perché non lo ha fatto?

Giacinto Mariani non ha mai chiesto al sito infonodo.org né una rettifica, né una replica, ma ha sempre e solo querelato, per poi agitare davanti ai giornalisti e alle opposizioni le sue querele, e dire: “Vedete, ho querelato, sono tutte falsità!”.
Non è mai voluto entrare nel merito delle cose scritte da infonodo.org. Se fossero state realmente delle falsità, sarebbe stato facile smontarle davanti alla stampa e davanti alla cittadinanza.
E perché non lo ha fatto?

Adesso Mariani dichiara: “Per dieci anni io e la mia compagna abbiamo dovuto subire attacchi”.
Ma noi non abbiamo mai attaccato la signora Mauri e l’abbiamo citata solo in merito alla vicenda +Energy, perché é stata lei che ha firmato, a nome di quote detenute attraverso la Aperta Fiduciaria, il verbale di approvazione del bilancio 2011 di +Energy.

Infonodo ha però scritto chiaramente che il reale socio non era la signora Mauri, ma il suo compagno, Giacinto Mariani.
E’ stato lui che si è nascosto dietro una fiduciaria e dietro alla moglie per fare i suoi affari, non siamo stati noi a puntare il dito o ad attaccare la signora.
Così come altri si sono nascosti dietro alla madre o al fratello.

Quando un nostro redattore è riuscito, finalmente, a fare una domanda a Giacinto Mariani e gli ha chiesto se ritenesse opportuno girare il suo spot elettorale per le elezione Europee nella panetteria di Tripodi (condannato in via definitiva per traffico e detenzione di armi all’interno del processo Infinito contro la ‘ndrangheta in cui lo stesso comune di Seregno si é costituito parte civile), la risposta stizzita e furiosa dell’ex sindaco è stata: “E’ una panetteria come le altre, è una famiglia come le altre di Seregno”.

Sarà anche così, come dice Mariani, però i giudici nella sentenza di primo grado di condanna di Tripodi scrivono: “ Tripodi Antonino, detto Nino, è un soggetto incensurato, titolare, insieme al padre, di un panificio a Seregno, presso il quale all'epoca dei fatti svolgeva effettivamente attività lavorativa.
E' coniugato con Pio Francesca, nipote di Pio Candeloro (condannato a 21 anni di reclusione e considerato capo della locale di Desio - ndr).
La madre di Tripodi, Crea Teresa, è sorella di Crea Paolo, menzionato quale capo locale di Desio, nella sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 21 ottobre 1997 a conclusione del processo denominato "l fiori della notte di San Vito, ed è nipote della moglie di Pio Domenico (condannato a 16 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
Sono state intercettate una serie di conversazioni telefoniche che documentano i rapporti del Tripodi con Pio Candeloro, con Sgrò Giuseppe (locale di Desio - ndr), con Sgrò Eduardo (locale di Desio - ndr), con Polimeni Candeloro (condannato a 11 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
I dialoghi captati sono neutri quanto al loro contenuto, perché attengono tutti a forniture di pane (che in particolare Pio Candeloro omette di pagare) all' organizzazione di partite di calcetto e ad incontri di carattere conviviale, ma la frequentazione da parte di Tripodi di più soggetti intranei al locale di Desio ha indubbiamente un valore indiziante rispetto alla sua partecipazione al delitto associativo”. (vedi Sentenza Tribunale di Milano - VIII Sezione penale)

Quando a questa tornata elettorale, Edoardo Mazza, il nuovo sindaco di Seregno, partecipa a un rinfresco elettorale, presente il vicepresidente di Regione Lombardia Mario Mantovani e l’aperitivo viene organizzato proprio nella panetteria di Tripodi e l'incontro fotografato. Se poi questa foto finisce a il Fatto quotidiano che la ritiene una notizia e ci fa un articolo (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss) che poi viene letto da tanti a Seregno, non si può, come hanno fatto Mazza e Mariani, accusare siti anonimi di cattiverie gratuite. Il Fatto quotidiano non è un sito anonimo e sta ponendo una questione, almeno, di opportunità politica.

Visto che in quella piazza dove c’è la panetteria Tripodi di bar ce ne sono tre e in centro a Seregno sono decine, non si capisce perché in campagna elettorale proprio quella panetteria diventi una calamita irresistibile dove organizzare eventi elettorali.

E’ la versione settentrionale di quello che succede in alcuni paesi del sud dove la statua del santo in processione si ferma davanti alla casa del boss e fa l’inchino?
E’ una domanda. Ce lo chiediamo e lo chiediamo.

Perché la ‘ndrangheta e le mafie non sono solo criminalità, ma criminalità organizzata+economia+politica.
Criminalità organizzata che gestisce usura, traffici illegali e racket, economia con il riciclaggio e gli investimenti in attività produttive, politica che offre una copertura nelle istituzioni.

Ma se la politica è rappresentata da Francesco Gioffré , “opaco fratello della vittima e unica voce fuori dal coro il quale sentito il 26/04/2011, pur ammettendo di conoscere i fratelli Rocco e Francesco Cristello (che sostiene di aver aiutato per una pratica presso il comune nel quale egli stesso è consigliere comunale), ha tentato in ogni modo di minimizzare la portata dei fatti giungendo quasi a prendere le difese dei Cristallo, sino al punto di dirsi estremamente stupito nell’apprendere la notizia del loro arresto del luglio 2010”, come scrive il Gip Andrea Ghinetti (vedi Ordinanza di custodia cautelare operazione Ulisse), allora non c’è alcuna speranza per questo territorio.

Nell’ottobre 2012 quando queste parole sono finite sui giornali e le hanno lette tutti, il PDL ha chiesto a Gioffré le dimissioni da consigliere comunale e di fronte al suo rifiuto, Chiara Novara, a nome di tutto il PDL, ha bollato in aula questo atteggiamento, come: “Un atteggiamento che va a minare la tutela dell’immagine e del bene sia della città sia del consiglio comunale. Un atteggiamento poco sensibile del bene di tutti i cittadini e di tutti i componenti di questa assise che consapevoli della gravità e della delicatezza della vicenda hanno auspicato al nostro pari un passo indietro [..] Pertanto alla luce della posizione assunta dal consigliere non riteniamo più possibile considerarlo componente del gruppo consigliare PDL” (ascolta audio).

Parole al vento da dare in pasto a “sudditi che se le bevono tutte”, perché di fatto Gioffré ha continuato ad appoggiare la giunta Mariani e dopo due anni e mezzo é stato ricandidato in Forza Italia come quinto della lista, contando sul fatto che molti elettori hanno dimenticato e né giornali né partiti di opposizione avrebbero scritto o detto una parola. Così come in effetti è avvenuto.

Noi lo abbiamo ricordato, il Fatto quotidiano lo ha ricordato: meritiamo di morire per questo?

A Seregno tutti i politici sono contro la ‘ndrangheta, ma quella teorica che sta in qualche luogo remoto e lontano, più la ‘ndrangheta reale e concreta si avvicina fino ad installarsi e crescere sotto casa, più i proclami diventano borbottii, sussurri e alla fine silenzio e omertà.

Negli anni Giacinto Mariani ci ha accusato di essere al servizio della ‘ndrangheta, dei costruttori, di affaristi, di banditi.
Lo ha dichiarato su giornali e in conferenza stampa (vedi Seregno - Il sindaco Mariani:" Mi attaccano perché sono contro la mafia". Poi scappa e non risponde alle domande). Adesso, non riuscendo a costringerci al silenzio usando i suoi avvocati, ci minaccia fisicamente, ci augura la morte, come molti hanno potuto vedere nel video di Seregno TV.

Non la morte come sito, ma la morte delle persone che scrivono per questo sito.

La gravità di queste affermazioni stanno davanti agli occhi di tutti quelli che vogliono vedere.
E in molti hanno visto, anche tra giornalisti e testate nazionali; a loro, amici o sconosciuti, che ci hanno portato la loro solidarietà pubblicamente o in privato va il nostro ringraziamento. Agli altri, ai cretini che applaudivano la morte fisica di quelli che scrivono, e a quegli altri che hanno iniziato a fare distinguo, possiamo rispondere con certezza che noi continueremo a scrivere in piena libertà e non facendoci condizionare in alcun modo dalle minacce né di Giacinto Mariani, né di nessun altro.

Ringraziamo in particolare, Fabrizio Gatti dell’Espresso "Giornalisti animali, dovete morire": le minacce del sindaco in Brianza” e Alessandro Bartolini de Il Fatto quotidiano “Seregno, l’ex sindaco contro il sito di denuncia: “Animali, ladri, dovete morire” per aver raccontato sulle loro testate le minacce di Giacinto Mariani e il perché.

 

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Seregno - Lega Nord e Forza Italia i partiti delle tasse comunali, lo dicono i numeri

di k.ts.

Ultimi giorni di campagna elettorale a Seregno, domani si vota.
I due candidati hanno affrontato, da ultimo, il tema della riduzione delle tasse e della pressione tributaria.
Edoardo Mazza, candidato sindaco per Forza Italia-Lega Nord, ha promesso la riduzione di Imu e Tari grazie ai dividendi del gruppo AEB-Gelsia, controllato al 70% dal comune di Seregno (vedi struttura societaria di AEB/Gelsia).

Visto che in campagna elettorale si parla finalmente di numeri e di entrate tributarie del comune siamo andati a vedere i dati ufficiali dei bilanci consuntivi che i vari comuni sono tenuti a depositare al Ministero dell’Interno e che poi sono pubblicati in forma chiara (non i pdf illeggibili che pubblica il comune di Seregno) sul sito dello stesso Ministero e visionabili da tutti: politici, giornalisti, semplici cittadini.

Gli ultimi dati presenti sono quelli del 2013 visto che l’amministrazione di Giacinto Mariani ha deciso di posticipare a dopo le elezioni l’approvazione del bilancio consuntivo del 2014.

Il quadro complessivo del bilancio 2013 si può trovare a questo indirizzo (Bilancio consuntivo comune di Seregno).

Le Entrate generali del comune di Seregno sono state nel 2013 di € 45.568.373,57 (vedi Quadro entrate) , in particolare, le Entrate Tributarie sono state di € 20.922.579,58.

Un indicatore utile per capire quanto un comune è affamato di tasse è la Pressione Tributaria che evidenzia il prelievo tributario medio pro capite ed é così indicata: (Entrate tributarie) / (Popolazione). Secondo la sua definizione, più elevato è il valore del rapporto, tanto maggiore è il prelievo fiscale a livello comunale (vedi Guida alla lettura dei bilanci comunali).
Visto che Seregno ha una popolazione residente di 44.272 abitanti (vedi dati) la pressione tributaria a livello comunale per i cittadini di Seregno è stata di € 472,6 per abitante.

Questo in termini assoluti, vediamo adesso in termini relativi, cioé confrontando i dati di Seregno con un comune gemello, Lissone che nel 2013 aveva 44.333 abitanti (vedi dati), cioè 51 abitanti in più di Seregno.

Nel 2013 le Entrate generali del comune di Lissone sono state di € 31.782.558,80 (vedi Quadro Entrate) cioè 13,8 milioni in meno di Seregno.
In particolare le Entrate Tributarie del comune di Lissone sono state di € 17.369.491,38, cioè 3 milioni e 553mila euro inferiori a quelle del comune di Seregno.
In pratica, non solo Seregno ha entrate totali superiori a Lissone, ma nello specifico anche le Entrate Tributarie del comune di Seregno sono superiori rispetto a quelle di Lissone.

Calcoliamo adesso la Pressione Tributaria che grava su ogni cittadino di Lissone secondo la formula (Entrate tributarie) / (Popolazione) e otteniamo: € 391,8 per abitante.

In media un cittadino di Seregno ha pagato 80 euro in più al proprio comune, in tasse e tributi, rispetto a un cittadino di Lissone.

Prima sorpresa. A Seregno l’amministrazione guidata da un sindaco della Lega Nord sui giornali si lamenta della pressione fiscale ma poi bastona i propri cittadini con le tasse.

E’ sempre stato così, i cittadini seregnesi hanno avuto una pressione tributaria sempre superiore agli abitanti di Lissone?
Guardando i dati dei bilanci di Seregno e di Lissone (scaricati attraverso il motore di ricerca del Ministero dell’Interno), e in particolare calcolando la pressione tributaria corretta dall’inflazione, si ha per i due comuni il seguente andamento della Pressione Tributaria per il periodo 2004-2013.

Un grafico analogo lo si può vedere sul sito Open Bilanci al seguente indirizzo dove vengono pubblicati i bilanci di tutti i comuni italiani in forma grafica, ma si possono scaricare anche i file in formato csv, ed è possibile anche fare confronti tra i bilanci di vari comuni.

Come si può vedere a partire dal 2010 la pressione tributaria è aumentata per compensare il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato, ma a Seregno è aumentata in modo considerevole nonostante il comune abbia un bilancio nettamente più ricco di quello dei comuni vicini.

Se si prendono i dati delle Entrate complessive del comune di Seregno (44.272 abitanti, Lissone (44.333 abitanti), Desio (41.602 abitanti) e Cesano Maderno (38.126 abitanti) degli ultimi 10 anni, si vede di quanto il comune di Seregno è più ricco.

In dieci anni il comune di Seregno ha avuto entrate maggiori rispetto a Cesano Maderno per 112.7 milioni di euro, 53 milioni di euro in più di Desio, 116,3 milioni di euro in più di Lissone.

Come mai, allora - dopo dieci anni di amministrazione di Giacinto Mariani - a Seregno è diventato un problema anche il taglio dell’erba nei parchi pubblici?

 

Seregno - Trasporto pubblico. Come l'amministrazione Mariani é riuscita ha raddoppiare i costi tagliando il servizio

di k.ts.

Immaginate un dirigente messo alla guida di un’azienda che in meno di dieci anni diminuisce la produzione del 36,4% e allo stesso tempo quasi triplica i costi per unità di prodotto (+ 162 %), scontenta i clienti, perdendone una parte, e a quelli che gli restano fornisce a un prezzo maggiorato del 36,8% un prodotto peggiore.

E’ quello che in sintesi sono riusciti a fare, nella gestione del trasporto pubblico locale, Giacinto Mariani e i suoi assessori ai Trasporti che si sono succeduti dal 2005 a oggi.
Gianmario Alioli, assessore dal 2005 al 2010, premiato con una poltrona da € 16.200 annui in Brianzacque (2010-2013) e adesso consigliere comunale uscente nelle fila di Forza Italia, e l’ assessore Marco Formenti (2010-2015) della Lega Nord, indicato per lungo tempo come possibile candidato sindaco del centrodestra.

Nell’ultimo anno di amministrazione Mariani, il comune di Seregno sta pagando il TPL - servizio di trasporto pubblico locale - € 856.199,88, mentre nel 2005 gli costava € 469.319,73.
Cioè adesso tira fuori quasi il doppio del denaro, però per un servizio peggiore, visto che dopo vari tagli alle corse e alle linee, i chilometri percorsi dai bus “seregnesi” sono scesi dai 265.253 del 2005 ai 168.747 dell’ultimo anno (-36,4%), a fronte di un biglietto per singola corsa che é aumentato del 36,8% passando da € 0,95 nel 2005 a € 1,30 di oggi (e analogo è stato l’aumento per gli abbonamenti).

In pratica, se nel 2005 ogni chilometro percorso da un autobus costava al comune € 1,76 (+iva) e in più il comune aveva 23.000 km-bus gratuiti, oggi lo stesso autobus costa al comune € 4,61 al chilometro +iva ( +162%).

La storia di questa conduzione disastrosa del trasporto pubblico urbano inizia nel 2004, quando l’amministrazione di centrosinistra mette a gara per i successivi sette anni il servizio fino ad allora gestito dalla Amsp, l’azienda municipalizzata di Seregno poi confluita in AEB.
La base d’asta per i 230.000 km annuali del servizio venne fissata a € 449.995,00 (+iva) all’anno per un costo di € 1,9565 (+iva) per autobus-Km.
La gara é vinta dalla società di trasporti Sila spa che se la aggiudica offrendo un ribasso del 10% sul costo chilometrico (che diventa così di 1,76 € /Km), e in più garantisce altri 23.000 km all’anno senza ulteriore aggravio per il comune, in aggiunta ai 230mila previsti dal bando.
La Sila offre anche al comune l’1% degli “degli introiti derivanti dalla valorizzazione commerciale da versare all'Ente affidante”.

A dicembre del 2004 la giunta di centrosinistra approva lo schema di contratto aggiungendo ulteriori 12.253,30 km che al prezzo di 1,76 € /Km portano il costo annuale complessivo a € 469.319,73.

Il servizio inizia il primo marzo del 2005, il 31 marzo, a seguito dei risultati delle elezioni amministrative, la guida della città passa in mano al centrodestra.

Il 17 gennaio 2007 la Giunta Mariani decide un adeguamento delle tariffe, il biglietto ordinario passa da 0.95 centesimi a 1 euro (+5,26%), analoghi aumenti vengono decisi per gli abbonamenti.
In aggiunta a questo aumento tariffario che garantisce più entrate al gestore, il 15 marzo 2007 il comune di Seregno determina un adeguamento annuale del contratto con Sila spa di € 45.825,21.
Negli anni successivi gli aumenti contrattuali si faranno sempre più consistenti.

La progressione della quota annuale per il servizio di trasporto pubblico locale a carico del comune è stata la seguente.

* i dati non sono relativi all’anno solare ma ai dodici mesi compresi tra il 1 marzo di ogni anno e il 28 febbraio dell’anno sucessivo

Una progressione che non ha alcun senso anche considerando gli adeguamenti per l’inflazione che in tutto quel periodo é rimasta molto bassa.

Indice Inflazione

2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
1,7% 2,0% 1,7% 3,2% 0,7% 1,6% 2,7%

Nell’ottobre del 2010, Sila che aveva in gestione anche la rete di trasporti nella provincia di Lodi, Varese, Nord Milano area Ovest, fallisce e porta i libri in tribunale.
Nell’ultimo bilancio depositato relativo al 2008, a fronte di un fatturato di 27 milioni di euro ha perdite per 33milioni di euro.

Nell’area milanese a Sila subentra la Stie, così come a Seregno, dove porta a scadenza il contratto da metà ottobre 2010 fino al 1 marzo 2012.

Contratto che viene ridefinito con un taglio di 17mila km (i festivi e il servizio per il mercato*) anche se poi il risparmio per il comune è solo di € 15.179,92 + iva, neanche un euro a km a ben guardare.

La quota annuale a carico del comune arriva a € 847.408, 44.

Un mese prima del fallimento della Sila, l’assessorato ai Trasporti del comune di Seregno affida per 10mila euro lo svolgimento di un’indagine sul trasporto pubblico locale alla società milanese Tradelab.
La società non sembra avere molte competenze sul trasporto pubblico però aveva già fornito due consulenze per complessivi 30mila euro per la partecipazione del comune a un bando regionale sui distretti del commercio.
A Seregno, l’assessore al commercio e quello ai trasporti sono la stessa persona, Marco Formenti.

Non si capisce bene che cosa abbia prodotto lo studio della Tradelab, sta di fatto che, andando il contratto a scadenza a marzo del 2012, il comune avrebbe dovuto fare una gara per affidare il servizio per i prossimi anni. Cosa che invece non fa.

L’amministrazione Mariani fa invece un’altra cosa, proroga il servizio di sei mesi, dal 1° marzo al 31 agosto, alla modica cifra di € 423.704,23.

Nel 2013, un’altra proroga, il costo pagato dal comune sale a € 872.825,16, nel 2014 la fattura mensile pagata a Stie arriva nei primi sei mesi a € 74.917,49 (su base annua siamo a € 899.099,88).

L’amministrazione corre, allora, nuovamente ai ripari e ancora una volta lo fa tagliando le percorrenze, eliminando il servizio di trasporto in agosto e aumentando i prezzi di biglietti e abbonamenti (vedi delibera Giunta comunale n°214/2014). In pratica gli utenti pagano di più per avere un servizio peggiore.

L’ultima proroga è stata fatta il 30 giugno dell’anno scorso.

Per il servizio di trasporto pubblico dal 1° luglio 2014 al 31 luglio 2015 (ma ad agosto il servizio è sospeso) il comune di Seregno proroga a Stie il servizio con un impegno di spesa di € 927.549,91 (vedi determina n° 339/2014).
Considerando il taglio drastico della percorrenza complessiva dei bus che viene ridotta a 168.747 Km (vedi det. 510/2014 del 09/10/2014), il costo effetivo del servizio si riduce, considerate le quote mensili da € 71.349.99, a € 856.199,88 all’anno iva compresa.
In pratica siamo a 5,07 euro (iva inclusa) su km percorso dagli autobus ( al netto dell’iva del 10%  la cifra é 4,61€ /km*bus).

Ci si chiede come mai il comune di Saronno, con la medesima società di trasporto - la Stie - riesca invece, nello stesso periodo, ad ottenere condizioni di gran lunga più favorevoli.

Basta leggersi la determina n° 340/2014 del 09/04/2014 del comune di Saronno che “ prevede una percorrenza kilometrica base anno pari a 202.497,12 bus*km a fronte di un corrispettivo annuale pari a € 620.000,00 (oltre iva al 10%) a cui corrisponde un costo unitario di € 3,062 / bus*Km” (vedi determina del comune di Saronno pubblicata sotto).
In pratica, per 34.000 km in più il comune di Saronno paga 174mila euro in meno di quello di Seregno.

Se si considerano però gli stessi km percorsi allora la differenze si fa ancora più grande.

4,61€ /km (costo unitario per il comune di Seregno) - 3,062€ /km (costo unitario per il comune di Saronno)=1,548 € /km (differenza di prezzo applicata da Stie ai due comuni)

1,548 € /km x 168.747 Km (chilometri percorsi dai bus a Seregno in un anno)= € 261.220,356 all’anno + 10% iva= € 287.341,4 iva compresa.

Prevediamo già l’obiezione che gli introiti di Stie derivanti dai biglietti venduti a Seregno e a Saronno sono diversi.

Proprio per questo siamo andati a vedere i diversi incassi (è logico che un servizio peggiore con minori percorrenze avrà meno utenti): dall’ultimo bilancio di Stie depositato, risulta che l’incasso per vendita di biglietti per il trasporto pubblico urbano a Seregno è stato di € 98.129,88, nello stesso periodo a Saronno l’incasso derivante da vendita di biglietti è stato di € 134.495,78.

La differenza c’è effettivamente a favore dei biglietti venduti a Saronno, ma è una differenza di € 36.365,9.

Come si giustificano allora i 250mila euro e passa all’anno di differenza, per lo stesso servizio fornito dalla stessa società, in due comuni che distano 15 km di strada l’uno dall’altro?

Al 31 luglio andrà in scadenza l’ultima proroga e la nuova amministrazione dovrà decidere in breve tempo che cosa fare. Nessun bando è stato preparato e quindi se si vorrà mantenere il servizio si dovrà procedere con una ulteriore proroga.

Eppure Legge regionale 6/2012 ‘Riforma del TPL’ prevede che “i Comuni non Capoluogo (come è ad esempio Seregno - ndr), previo parere dell’Agenzia competente, possono affidare servizi aggiuntivi a quelli programmati dall’Agenzia”.

E se è vero che a causa delle lungaggini di Regione Lombardia e alla trasformazione delle province, a distanza di tre anni l’Agenzia competente sul bacino che comprende Seregno non è ancora operativa, è anche vero che è dovere di un amministratore di Seregno non buttare via i soldi delle tasse dei suoi cittadini.

In aggiunta a questo, meno trasporto pubblico significa più auto in circolazione che sono le principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, inquinamento atmosferico che si traduce, lo dicono chiaramente i dati, in una vita più breve per chi é costretto a respirarlo (vedi Pianura Padana. Ogni abitante perde in media 3 anni di vita a causa dello smog).

NOTA

I contratti di servizio per i trasporto pubblico si dividono in due categorie: contratto net cost e contratto gross cost.

Nel contratto net cost sia il rischio industriale (legato ai costi di esercizio ed all’attività di impresa) che in rischio commerciale – legato all’attività di vendita, cioè al livello di ricavi ottenibile – sono a carico del gestore, che ottiene un corrispettivo pattuito in anticipo e calcolato come differenza tra costi di esercizio e ricavi da traffico preventivati. In tale tipologia l'ente affidante conosce a priori l’onere netto che dovrà sostenere. Questo contratto è ritenuto fortemente incentivante perché spinge sia a contenere i costi che ad attuare strategie a sostegno della domanda.

Nel contratto gross cost, il rischio industriale è a carico dell’operatore mentre il rischio commerciale è a carico dell’ente concedente. Il gestore cioè riceve un corrispettivo basato sui solo costi, concordato in anticipo e pagato per la produzione di un ammontare prestabilito di servizio. In tale tipologia il gestore non deve fare previsioni sulle entrate del servizio offerto. L’impresa è incentivata solo a contenere i costi, mentre i ricavi sono gestiti ed incassati esclusivamente dall’ente affidante.

Il contratto firmato dal comune di Seregno con Sila nel 2004 è un contratto di tipo net cost, in cui Sila si sarebbe dovuta accollare il rischio industriale e il rischio commerciale della variazione del venduto dei biglietti.

Per come è andata, invece, il comune si é di fatto assunto il rischio industriale e il rischio commerciale al posto dell’azienda.

Saronno determina 2014 Trasporto Pubblico Locale

Seregno - Elezioni 2015, verso il ballottaggio. Il sindaco che non c'é e il volo delle locuste

di k.ts.

C’erano undici candidati in lista per aggiudicarsi la poltrona di sindaco di Seregno, ha vinto quello che non c’è. Il candidato di quel 50% e passa dell’elettorato di Seregno che non si é sentito rappresentato dall’offerta messa sul tavolo da partiti e liste civiche e ha deciso di non votare (48,42%) e se è andato ai seggi ha annullato la scheda o l’ha consegnata bianca: complessivamente il 3,39% dei votanti.

Nel 2010 Giacinto Mariani era stato eletto al primo turno con 15.361 voti, a distanza di cinque anni il suo assessore all’Urbanistica, Edoardo Mazza, candidato sindaco per Forza Italia e Lega Nord (con due liste di appoggio, tra cui Amare Seregno che cinque anni fa presentava un proprio candidato sindaco), si ferma a 6.926 voti.
Numeri da disastro, di cui però il Pd non riesce ad approfittare perché non aumenta il consenso, anzi, il suo candidato William Viganò (4.148 voti) prende 900 voti in meno di quello raccolto da Mauro Ballabio cinque anni fa.

Rispetto alle elezioni per il parlamento europeo, in cui il Partito democratico era arrivato a Seregno al 36,3 %, dimezza percentuali e voti: erano stati 7.464 nel 2014, con un affluenza alle urne del 59%.

I numeri del centrodestra sono i numeri della bocciatura di dieci anni di amministrazione. Con Giacinto Mariani, sindaco uscente, che segna il gol della bandiera, diventando il candidato consigliere più eletto, prendendo in queste elezioni 476 voti di preferenza, praticamente la metà dei voti che aveva preso a Seregno nelle europee dell’anno scorso (vedi Il Pd è il primo partito. Giacinto Mariani bocciato nella sua Seregno) che pure erano state vissute da Mariani come una bruciante umiliazione.

Dopo dieci anni da sindaco e avendo esplicitamente richiesto i voti di preferenza in campagna elettorale, quei 476 voti definirli un gol della bandiera forse è troppo; sarebbe più giusto chiamarli la conquista di un calcio d’angolo, da fare, però, pesare poi per diventare vice sindaco e avere la delega all’Urbanistica e voce in capitolo sulle partecipate, settori ai quali Giacinto Mariani é interessato in modo esplicito (il suo socio d’affari Fiorenzo Ballabio è da anni che viene nominato nei collegi sindacali di AEB-Gelsia dallo stesso Mariani).

Nella bocciatura della giunta guidata da Giacinto Mariani ci stanno le esigue preferenze raccolte da Marco Formenti (91 voti) che dopo dieci come assessore al Commercio e dopo una ventilata candidatura a sindaco per la Lega Nord prende le stesse preferenze di Edoardo Trezzi, un semisconosciuto che molti elettori della Lega hanno votato scambiandolo per Roberto Trezzi. Vale a dire il consigliere uscito/espulso dalla Lega, l’anno scorso in disaccordo con la linea dettata da Mariani e dall’eterno commissario Marco Tognini (la sezione della Lega Nord è commissariata ormai da più di due anni).

Unica eccezione alla bocciatura della giunta uscente, le preferenze raccolte da Ilaria Cerqua (472 voti per l’assessore ai Servizi sociali) che si è giovata del suo presenzialismo, delle relazioni intessute al centro anziani dal fedele Vittorio Armenio (premiato con una carica nel consiglio di amministrazione di Gelsia, €12.000 l’anno la sua retribuzione) e della campagna da candidato sindaco che aveva già lanciato ma che le è stata stoppata quando non c’è stata convergenza sul suo nome e il suo partito: Forza Italia, le ha preferito Edoardo Mazza.

La Seregno dei Gioffré, ricandidato dopo che lo stesso suo partito ne aveva chiesto le dimissioni due anni fa per le sue frequentazioni con noti ‘ndranghetisti (da riascoltare la dichiarazione letta in consiglio comunale da Chiara Novara a nome di tutto il Pdl, ascolta audio); dei Ciafrone, intesi come fratelli e loro dipendenti, infilati nei vari cda delle municipalizzate; di Gianfranco Ciafrone, inteso come vicesindaco, che si “dimentica” per anni di pagare la tassa sui rifiuti, dei Tripodi e dei loro aperitivi elettorali (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss); delle fiduciarie del sindaco uscente Giacinto Mariani (vedi Seregno – Una fiduciaria aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico. La società con Barzaghi sullo sfondo del PGT); dello champagne agli ‘ndranghetisti e della gestione dei buttafuori in alcuni locali pubblici di Seregno (vedi Seregno - I verbali di Antonino Belnome: buttafuori e champagne per la 'ndrangheta)... questa Seregno è minoranza e raccoglie meno del 20% dei voti degli aventi diritto. E’ una buona notizia.
La cattiva notizia è che questa Seregno minoritaria rischia di continuare a governare, soprattutto per l’insipienza del Pd locale e del suo candidato.

Tre mesi fa scrivevamo:
Scordatevi il voto del maggio dell’anno scorso...Alle prossime elezioni del 31 maggio per il rinnovo dell’amministrazione comunale, sarà un’altra storia.
Nonostante le divisioni nel centrodestra, il Partito Democratico stenta a imporsi come lepre della situazione. Ruolo che il risultato delle elezioni dell’anno scorso, sull’onda del vero e proprio plebiscito per il partito di Renzi, sembrava avergli assegnato, o comunque aver messo le basi per una sua affermazione a Seregno dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra (vedi ”Seregno - Elezioni comunali. Il Pd rischia di sbatterci la faccia..un'altra volta)”.

Non avevamo e non abbiamo la sfera di cristallo però il trantran con cui il Pd e il suo candidato William Viganò si apprestavano a iniziare la loro campagna elettorale, era lo stesso con cui avevano condotto in questi anni la loro opposizione.

E se qualcuno lavora poco come consigliere comunale poi non si trasforma in un fulmine di guerra quando arriva il momento delle elezioni.
Perché gli mancano le basi da cui partire, testimone ne sia il programma elettorale del Pd: vuoto, debole e generico, sintomo di chi ha studiato poco e non ha una idea chiara sul che fare (vedi programma Pd).

Nel programma del Pd non c’è nemmeno la revisione del Pgt, idea chiave che pure esiste nel programma delle forze che stanno alla sua destra e hanno appoggiato Pietro Amati e in quello dei partiti che stanno alla sua sinistra e hanno sostenuto Giusy Minotti.

Un Pgt che non é affatto a consumo zero come l’assessore all’Urbanistica Edoardo Mazza ha cercato di raccontare, prova ne sia il Piano Attuativo approvato dalla Giunta uscente alla vigilia del voto ( vedi Delibera di Giunta 104/2015).

In una Provincia di Monza e Brianza che è la più cementificata d’Italia, secondo gli ultimi dati di Ispra (vedi Ogni anno in Italia scompare sotto il cemento una superficie grande come Milano), Seregno è nettamente al di sopra della già alta media provinciale con il 44% del suolo coperto da cemento.
Ma la corsa alla cementificazione non è ancora finita ed è pronta a ripartire con nuovo vigore.
Nel programma di Forza Italia-Lega Nord, infatti, si può leggere: “Individuazione e creazione di un centro direzionale strategico propedeutico allo sviluppo della città economica legato soprattutto al terziario avanzato”.
E’ il vecchio progetto del Pgt Mariani-Gavazzi-Corbetta che individuava nell’area Effebiquattro il “centro direzionale strategico”.
Pgt che è stato poi scartato non dalle opposizioni, che non avevano i numeri per farlo, ma da quella opposizione interna alla maggioranza costituita dal gruppo consigliare della Lega Nord che sull’idea di un vero consumo zero di suolo aveva detto parole chiarissime e fatto battaglia dura.

L’hanno pagata cara quella posizione contro gli interessi dei poteri forti.
Luca Talice che era in un certo senso il leader di quella pattuglia leghista è stato accusato di violenza sessuale.
Basta leggersi le motivazioni dell’assoluzione di Talice per capire quanta parte di quella vicenda sia ascrivibile alla sua opposizione alla cementficazione di Seregno (vedi sotto le motivazioni della sentenza di assoluzione di Luca Talice).

Gli altri o sono stati espulsi dalla sezione della Lega Nord (Roberto Trezzi) o sono stati messi ai margini, alcuni di loro retrocessi disciplinarmente da militanti a semplici simpatizzanti.
Il centrodestra che adesso si raccoglie attorno a Mazza non ha più al suo interno quella componente pronta a frenare gli appetiti dei costruttori, e chi  - come Mazza e Mariani - non si fa scrupoli a mischiarsi con certa gente ( vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss), é chiaro che idea di città ha in testa e andrà a sviluppare una volta arrivato al potere, e a questo giro con le mani libere.

Ricordano uno sciame di locuste in volo, guidato da niente altro che la propria voracità.

Per capire il valore degli affari che stanno dietro alle scelte urbanistiche dell’amministrazione comunale basta guardare al bilancio della Dell’Orto del 2009, anno in cui  la società ha ceduto lo stabile di via San Rocco per € 5.016.000 più un differenziale.
Si legge nel bilancio che “Il differenziale da incassare, variabile in funzione delle volumetrie accordate in base al Piano di Governo del Territorio, é variabile da un minimo di 1,5 milioni a un massimo di 4 milioni di euro”.
In pratica il Piano attuativo previsto per quell’area dal vigente Pgt è in grado di raddoppiare il valore fondiario dell’area stessa.

Come funziona il meccanismo tutto interno alla Giunta attraverso il quale verranno approvati i piani attuativi, si é visto in opera alla vigilia del voto con il già citato Piano Attuativo di via dello Stadio.

Lo scenario di una vittoria di Edoardo Mazza è di avere a Seregno, come vicesindaco e assessore all’Urbanistica Giacinto Mariani, il sindaco uscente che mentre veniva scritto il primo Pgt, quello del sacco della città, costituiva attraverso una fiduciaria una società con Mario Barzaghi, massimo beneficiario di quel Piano di Governo del Territorio.

Per vincere al ballottaggio, William Viganò dovrà recuperare una differenza di 2.778 voti, tanta è la distanza che lo separa da Edoardo Mazza.

Gli potrebbe bastare, se si confermerà la tendenza astensionista, prendere al ballottaggio tra i sette e gli ottomila voti.
Lontano da quei 11.188 elettori che nel 1995 diedero fiducia a Gigi Perego che era partito dietro dopo il primo turno, con un patrimonio di 6.452 voti quasi raddoppiati al ballottaggio.

William Viganò dovrebbe cercare di arrrivare ai livelli raggiunti nel 2005 da Pietro Amati, candidato sindaco di quei partiti che poi confluirono nel Pd, che prese al primo turno 7.403 voti.
Da quella elezioni che vide l’affermazione di Giacinto Mariani con 15.417 voti, mentre Giuseppina Minotti di Rifondazione Comunista raccolse 1.912 voti (quest’anno sono stati 697) sono passati solo dieci anni eppure sembra un’era geologica fa, sia per chi ha governato, sia per chi è stato all’opposizione.
 

Sentenza Talice Urbanistica by infonodo

Processo Vivacqua. La Procura chiede i domiciliari per Germania Biondo

Respinta invece la richiesta per Salvino La Rocca

di Pier Attilio Trivulzio

Con una istanza fatta pervenire al presidente Giuseppe Airò Donata Costa, pubblica accusa al processo per l'uccisione di Paolo Vivacqua, ha chiesto i domiciliari per Germania Biondo, moglie separata di Paolo Vivacqua, a giudizio in Corte d'Asssise perché accusata dalla Procura assieme a Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonio Radaelli e Antonino Giarrana ddell'uccisione dell'ex coniuge freddato da un killer con 7 colpi di pistola calibro 7,65 nell'ufficio di via Bramante d'Urbino a Desio il 14 novembre 2011.

Nei giorni scorsi Germania Biondo ha lasciato dopo 13 mesi il carcere di Monza per essere ricoverata in ospedale dove è stata sottoposta ad una delicata operazione. L'annuncio del ricovero in ospedale per intervento chirurgico era stato anticipato dal difensore Manuela Cacciuttolo nel corso dell'udienza del 18 maggio scorso.

A breve la Corte d'Assise di Monza deciderà in merito alla concessione dei domiciliari per la Biondo dopo che anche le parti civili (avvocato Daria Pesce per i fratelli Antonio, Gaetano e Davide Vivacqua; Franco Gandolfi per Lavinia Mihalache) avranno dato il loro consenso. In questo caso, lasciato l'ospedale la Biondo non andrà ad abitare nella casa di Desio dividendo l'appartamento con Davide, il più giovane dei figli che già da alcuni mesi ha lasciato il carcere di Opera ed è in soggiorno obbligato. Le sarà trovata una diversa sistemazione, assicura il legale Manuela Cacciuttolo. E ciò perchè stando alle dichiarazioni fatte da Davide Vivacqua nel corso di due udienze del processo, la convivenza tra madre e figlio sarebbe impossibile dal momento Davide ha avuto parole durissime verso la madre di fatto incolpandola dell'omicidio.

E' stata invece respinta la richiesta fatta in aula dai legali Salvatore Manganello e Alessandro Frigerio per il loro assistito Salvino La Rocca. Nell'ultima udienza l'avvocato Salvatore Manganello aveva chiesto “previo parere del pubblico ministero e delle parti offese” gli arrestati domiciliari del La Rocca nella casa della madre, anche con il braccialetto elettronico. La Corte, dopo il parere negativo espresso dalla pubblica accusa Donata Costa, ha respinto la richiesta così motivando: “La pericolosità del La Rocca è concreta ed attuale”.

Il processo, che riprenderà il 15 giugno, è oramai alle battute finali. Salvo imprevisti il 22 giugno il pubblico ministero dovrebbe iniziare la discussione ed il 13 luglio potrebbe essere emessa la sentenza.
Unico elemento di rilievo emerso nel corso della scorsa udienza è stata è stata la dichiarazione del capitano della Guardia di finanza Valentina de Sanctis presso la tenenza di Gorgonzola che coordinò l'indagine milanese relativa alle false fatturazioni. “Cannarozzo era interessato all'acquisto del capannone della Royal Aste di Sesto San Giovanni”, ha dichiarato. Finalmente un po' di luce su una delle ultime operazione che Paolo Vivacqua stava concludendo prima di spostare i suoi interessi in Svizzera e in Romania.

A questo proposito va ricordato che chiamati a testimoniare in aula sia Davide Vivacqua e soprattutto Valentina Commaudo, consorte di Antonio Vivacqua - di fatto era intestataria della Royal Aste - avevano dichiarato d'aver visto le tre persone che alla fine di ottobre furono accolte da Paolo Vivacqua ed accompagnate a visitare il capannone. Una di queste, secondo le ammissioni dei testi era calabrese (“Paolo disse che si trattava di un calabrese, prima di andarsene lasciarono un indirizzo di posta elettronica in Spagna”). Nessun atto è stato compiuto per la individuazione delle tre persone né, chiamato a testimoniare al processo, a Massimiliano Cannarozzo fu posta la domanda di chi l'accompagnavano quel giorno a Sesto San Giovanni.

Sui rapporti tra la famiglia Cannarozzo e Paolo Vivacqua né la Procura di Milano né quella di Monza ha indagato a fondo. Eppure elementi per una indagine c'erano e ben radicati nel tempo. Furono i Cannarozzo a vendere a Vivacqua il complesso di Gessate dopo averlo rilevato dal fallimento.

Per ammissione della stessa Valentina De Sanctis nessuna rogatoria è stata fatta negli Stati Uniti per capire quale attività svolgeva la Ben Merchant Holding Corporation di Albany, chi erano Antonio De Salvo di Canicattì-Ravanusa che firmava i documenti della società e Ignazio Valenza che era procuratore. Oltre ad essere il legale di Paolo Vivacqua.

Inchiesta monca con troppi perché e molte zone d'ombra.

Quel 14 novembre Paolo Vivacqua avrebbe dovuto essere a Lucca alle 14. La Guardia di finanza (di Gorgonzola) che intercettava i telefoni del rotamat lo sa. Sa che l'appuntamento riguardava un impianto di riciclaggio di rifiuti. E però non c'è documento che dice con chi aveva appuntamento nella cittadina toscana. Valentina de Santictis in aula. “Sappiamo che Vivacqua si stava interfacciando con Angelo Giovanni Gallio. Non abbiamo indagato oltre”.

Il killer lo fredda nell'ufficietto attorno alle 10.51. I due cellulari che ha con sé suonano e nessuno risponde. Allarmata Lavinia Mihalache va a Desio e scopre Paolo riverso sul pavimento. Dietro la scrivania.

 

Solo un miracolo può salvare il GP di Monza. L'Autodromo si consola con la Mille Miglia

di Pier Attilio Trivulzio

E' la settimana di Montecarlo. L'ultimo atto per dire addio alla Formula Uno in Autodromo dal 2017. Sias non ha i 22 milioni di dollari da dare a Ecclestone per rinnovare il contratto per altri quattro anni, vale a dire fino al 2020. E Bernie non è disposto a fare sconti in considerazione della storia delll’Autodromo di Monza.

I dirigenti di Sias erano già avvisati. “Il contratto è pronto, è lo stesso che ho fatto per il Gran premio d'Austria, basta soltanto cambiare il nome dl circuìto”, aveva detto due anni fa Ecclestone a Carlo Edoardo Valli, allora presidente dell'Automobile Club di Milano, e al ministro Roberto Maroni.

Qualsiasi cosa si dica la Formula Uno nel parco non è glamour come Montecarlo e la storia di Monza è costruita su tanti trionfi ma anche su altrettante tragedie. Inutile elencarle tutte, la lista sarebbe lunghissima ma limitandoci a quelle che più colpirono si può stilare un ancora notevole elenco.

Inaugurazione nel 1922, in preparazione del Gran premio Monza perde la vita Gregor “Fritz” Kuhn; l'anno dopo, il prova Enrico Giaccone, che è al fianco di Pietro Bordino, resta schiacciato dall'auto che si schianta contro un albero a Lesmo.

La prima, grande tragedia è del 1928 con la vettura di Emilio Materassi che sul rettilineo scarta a sinistra e travolge il pubblico: 22 morti, compreso il figlio minorenne del federale di Biassono. E' lutto cittadino.
Sias non ha i soldi per risarcire gli spettatori morti e allora Acm decide di cambiare nome alla società. Nasce la SAM che sta per Società Autodromo Monza, ma anche, siamo nel periodo fascista, Squadre Azioni Mussolini. Per due anni il Gp viene cancellato.

Nel 1933 tre morti: Giuseppe Campari, Mario Umberto Borzacchini e Stanislao Czaykowski. Incidente sul tracciato sopraelevato che per ordine della Procura viene abbattuto. Sarà ricostruito, con ben altra pendenza, l'attuale, per raggiungere i 300 orari soltanto nel 1955.

Nel 1961 la Ferrari di Von Trips tampona la Lotus di Jim Clark sulla frenata della parabolica e vola in mezzo il pubblico. Quindici i morti, compreso il pilota tedesco. Per diversi mesi una mano gentile lascerà una rosa rossa sul luogo dell'incidente.

“Mille Chilometri” 1965: lo svizzero Tommy Spychiger, probabilmente per un problema ai freni schianta la sua Ferrari sport contro il terrapieno della curva parabolica. Il pilota viene sbalzato contro il minuscolo parabrezza in plexiglas e subisce l'amputazione della testa: troncata di netto.
Il giorno quella foto orrenda compare, stampata a cinque colonne in prima pagina sul Corriere della Sera.

Il sabato, durante le qualifiche del Gran premio d'Italia 1970, nello stesso punto dell'incidente di Von Trips trova la morte Jochen Rindt. Bernie Ecclestone piange per il giovane e promettente pilota di cui era manager.
Nel 1978 carambola alla partenza che costa la vita a Ronnie Peterson. Mentre Vittorio Brambilla, colpito in testa da un pneumatico, finisce all'ospedale, ci rimarrà diversi mesi.

E' fatale invece il pneumatico della Jordan di Heinz Harald Frentzen che colpisce in pieno volto il trentino Paolo Gislimberti, volontario della Cea alla variante della Roggia. Stava a bordo pista col casco non allacciato. Ed infatti viene recuperato lontano, in pista. L'Autodromo lancia una sottoscrizione che raccoglie 5milioni di lire per la vedova che sta per partorire.
E i morti in moto? Apocalisse nel 1973: Gp delle Nazioni.
Al curvone, 14 piloti coinvolti, 6 rimangono feriti, muoiono Renzo Pasolini e Jarno Saarinen.

Due mesi dopo altri tre morti nello stesso punto, il velocissimo curvone che le superbike, fino a tre anni, ultima edizione del Mondiale affrontavano ad oltre 280 orari. Qualcuno, nell'ottica di riportare a Monza dal 2017 la Superbike, “scippandola” a Imola ha in mente di cancellare la (sbagliata) prima variante - opera malriuscita di Giorgio Beghella Bartoli - rendendo da brivido il curvone di Biassono.

La storia dell'Autodromo e del Gran premio d'Italia non è stata scritta soltanto – come molti pensano – solo dalle 18 vittorie del Cavallino Rampante, la prima di Ascari nel '49, l'ultima nel 2010 di Alonso oltre alle cinque di Michael Schumacher.

Lo scandalo del 2012 con le bolle in pista durante la superbike e l'inchiesta della Guardia di finanza hanno azzoppato l'Autodromo. L'arrivo di Andrea dell'Orto (moto dipendente) alla presidenza di Sias ed il nuovo consiglio dovrebbero far ripartire attività e guadagni.

Qualche idea l'hanno avuta. Esempio, l'arrivo della Mille Miglia e la esposizione “Eleganza dinamica” - in sala Regione fino al 21 giugno - con 9 splendide fuoriserie della collezione Lopreso.

Da questa settimana è operativo anche il responsabile marketing Andrea Sabatino.
E' lui, Sabatino, il personaggio sorridente che sul podio rotondo del Gran premio d'Italia dello scorso anno alza il pollice della mano destra in segno di vittoria e nella sinistra stringe il magnum di champagne. Non ha vinto né il Gran premio e neppure una delle gare di contorno. Esperienze in LG e Carlsberg è arrivato in Sias dopo che la sua candidatura era passata al vaglio dei consiglieri.
Venerdì, mentre la “Mille Miglia”, il museo viaggiante più bello del mondo, transitava sulle strade che da Rimini portano a Roma, il procuratore di Sias, Francesco Ferri, presentava ufficialmente – senza darne comunicazione al Consiglio - Andrea Sabatino ai dipendenti dell'Autodromo.
Va da sé che qualche consigliere non l'ha proprio presa bene. Nessuno aveva detto loro che era stato raggiunto l'accordo per un anno. Come avviene per tutte le nuove figure che approdano in Sias. Se poi i conti torneranno il contratto verrà rinnovati, altrimenti…

Soprattutto non l'ha presa bene Ivan Capelli, il presidente dell'Automobile Club di Milano che detiene il 70 per cento delle azioni di Sias (il restante 30 è dell'Immobiliare ACM).
L'ex pilota di Formula Uno e telecronista Rai avrebbe dovuto quanto meno essere avvisato. Anche perché lui aveva speso più di una parola con Luca Mantovano ed avrebbe avuto piacere di affidargli il marketing.

Domenica lo “sgarbo” ha reso gelidi i rapporti Acm-Sias.
Andrea Dell'Orto e Ivan Capelli si sforzavano di fare buon viso a cattivo gioco abbozzando sorrisi poco convincenti. E mentre Capelli, a noi che chiedevamo della trasferta di Montecarlo ripeteva “con Ecclestone ci sono margini di trattativa”, Dell'Orto rispondeva “qualche soldo l'abbiamo ma non abbiamo quelli che Bernie chiede”.

Insomma, soltanto un miracolo dell'ultima ora, consentirà a Sias di tenere a Monza il Gran premio d'Italia.
E' bene dirlo per l'ennesima volta: se l'Autodromo lo perde, la Formula Uno finisce al Mugello. Il Gran premio d'Italia non sparirà dal calendario mondiale nel 2017.

In attesa di conoscere come finirà la partita con Bernie Ecclestone i tifosi si sono goduti, domenica in mattinata, l'arrivo della “Mille Miglia” e al pomeriggio giri in pista sul “catino”. Era la prima volta che questo tratto di pista, gioiello di architettura Anni Cinquanta, era accessibile al pubblico per giri turistici. E' stato un vero e proprio successo. L'ultima vera “Mille Miglia” del 1957 vinta da Piero Taruffi con la Ferrari segnò la fine della “Freccia Rossa” di velocità. I morti di Guidizzolo (Mantova), falciati dalla Ferrari di Alfonso de Portago sul lungo rettilineo cronometrato che assegnava il trofeo speciale dedicato a Tazio Nuvolari a chi raggiungeva la media più alta in quel tratto del percorso, imposero lo stop alla corsa. 

Poche settimane dopo, quando ancora la stampa chiedeva l'abolizione delle competizioni motoristiche, all'Autodromo di Monza si corse sul “catino d'alta velocità” la prima delle due edizioni della “500 Miglia” con gli americani a farla da padroni sulla pista d'alta velocità percorsa in senso antiorario. A medie pazzesche sul giro: 258 km/orari.

Quest'anno, per rendere omaggio all'Expo, la “Mille Miglia” è passata da Monza.
Timbro orario per i concorrenti alla Villa Reale e poi, attraversando il parco e passando sotto il “catino d'alta velocità” nel paddock e quindi in pista per un giro completo. Pista stradale e “catino”, poco più di 10 chilometri percorsi a velocità ridottissima. Le auto storiche della “Mille Miglia” la sopraelevata – che ha subìto un restauro conservativo dopo anni d'abbandono, una spesa di 700mila euro messi a bilancio sotto la presidenza di Paolo Guaitamacchi e una penale di 50mila euro che Sias dovrà pagare al Comune di Monza per aver ritardato oltre misura il restauro – erano obbligati a passare sulla parte bassa della pista, quella che appoggia sul terreno. Non potevano spingersi in alto: c'è il pericolo di crollo. Lo dice la perizia dell'ingegner Bruno Zanini che, chissà perché, qualcuno tiene blindata in qualche cassetto.
Ad avere l'idea di chiedere all'Automobile Club di Brescia di dirottare a Monza la “Freccia rossa” è stato Geronimo La Russa, consigliere dell'Automobile Club di Milano e membro della commissione auto d'epoca. E poiché 60 anni fa (26 maggio) all'Autodromo morì Alberto Ascari – provando, il giovedì dopo il tuffò in mare a Montecarlo con la Lancia, la Ferrari sport con la quale Eugenio Castellotti avrebbe dovuto correre il Gran premio Supercortemaggiore – l'Acm ha preparato un trofeo intitolato al pilota che vinse due mondiali e per primo portò il titolo a Maranello.

Morto Ascari, Gianni Lancia decise di porre fine all'attività sportiva, donò le sue monoposto D50 a Enzo Ferrari che ebbe anche un contributo di 50milioni di lire per cinque anni dall'Automobile Club d'Italia. E con quelle vetture che portavano lo scudetto del Cavallino Rampante, l'anno dopo, Juan Manuel Fangio vinse il suo terzo titolo mondiale. Vincendo anche a Monza grazie alla sportività di Luigi Musso che si fermò al box cedendo all'argentino la sua monoposto. Allora il regolamento lo permetteva.

Ad aggiudicarsi il Trofeo Ascari dell'Automobile Club Milano – riservato all'equipaggio vincitore delle prove in Autodromo - consegnato a Brescia dalla nuora di “Ciccio”, Corinna e dalla nipote Veronica - è stato l'equipaggio Ezio Martino Salviato-Maria Caterina Moglia in gara con la Bugatti T40 del 1928 mentre le coppe sono andate a Giovanni Moceri-Lucia Galliani (Chrysler 72 del 1927) e Daniel Andre Erejomovich in coppia con Gustavo Llanos. Mentre la “Mille Miglia” e andata gli argentini Juan Tonconogy-Guillermo Berisso con la Bugatti T 40 del 1927.

Un suggerimento per il prossimo anno: istituire un trofeo alla memoria di Ludovico Scarfiotti che nel 1966 trionfò al Gran premio con la Ferrari, secondo e ultimo italiano ad iscrivere il suo nome nell'albo d'oro di Monza.

 

Seregno - Il presidente di Auto Amica si presenta alle elezioni. L'assessore minaccia di non rinnovare la convenzione...poi ci ripensa

di k.ts.

Proseguirá, in caso di mia vittoria alle elezioni, la convenzione del comune per il trasporto degli anziani e disabili.
A precisa domanda, così ha risposto lunedì scorso, durante l’incontro al Teatro Santa Valeria fra i candidati sindaci, Edoardo Mazza, assessore all’Urbanistica uscente e candidato sindaco per Forza Italia-Lega Nord.

La questione della convenzione del comune con Auto Amica è finita martedì sulla stampa locale, ma é conosciuta nell’ambiente politico da almeno tre settimane; dal momento in cui Ilaria Cerqua (assessore ai servizi sociali del comune di Seregno) telefona a Giancarlo Manzotti (presidente di Auto Amica Seregno-Desio) il quale si presenta alle elezioni nella lista Viva Seregno a sostegno del candidato sindaco del Pd William Viganò.
Proprio questa sua candidatura avrebbe spinto la Cerqua ad attaccarsi al telefono.

L’attuale assessore di Forza Italia ai Servizi sociali, durante la telefonata, avrebbe intimato al presidente di Auto Amica di non utilizzare l’associazione e il servizio di trasporto che svolge in favore di anziani e disabili per la sua campagna elettorale, ventilando - se non un vero e proprio conflitto di interessi - una non opportunità della candidatura alle elezioni di Manzotti, con possibili effetti sul rinnovo della convenzione in scadenza.

La convenzione in questione, di durata triennale, per il trasporto degli anziani e dei disabili é stata stipulata tra il comune di Seregno e l’associazione Auto Amica nel 2011 e ha previsto per il comune un esborso di 180mila euro (60 mila euro all’anno).

Andata in scadenza il 31 dicembre 2014, è stata rinnovata per sei mesi fino al 30 giugno di quest’anno (30mila euro).

Settimana scorsa, martedì 5 maggio, abbiamo inviato un messaggio telefonico attraverso Wathsapp all’assessore Cerqua (che non ci ha risposto), con la richiesta di avere un colloquio telefonico per porre alcune domande su Auto Amica e sulla telefonata con Manzotti.
Proprio quel giorno gli uffici comunali hanno predisposto una determina per un’ulteriore proroga di sei mesi della convenzione fino 31 dicembre 2015.
Senza dover attendere i consueti dieci-quindici tra la predisposizione e la pubblicazione, solo tre giorni dopo, l’8 maggio, la determina è stata pubblicata sull’Albo Pretorio diventando efficace (vedi det. 221 del 05/05/2015).

La nuova proroga prevede una riduzione del costo del servizio a carico del comune di 4.500 euro sui sei mesi (9 mila euro all’anno), in pratica un taglio del 15%, compensato da un aumento delle tariffe.
Aumento a carico degli utenti che va dal 30% fino a sfiorare il 60% per alcune tipologie di trasporto (vedi allegato determina 55/2015), mentre per chi ha un reddito Isee al di sotto dei 5mila euro il servizio resta gratuito.

La convezione stipulata dal comune di Seregno con Auto Amica prevede due tipi di servizi: il trasporto e accompagnamento degli anziani al di sopra dei 60 anni nelle strutture sanitarie della zona (fino a una distanza massima di 40km) e quello dei disabili dalle loro residenze al Centro Diurno Disabili di Seregno.

L’associazione Auto Amica, oltre al lavoro completamente gratuito dei suoi volontari - un centinaio a Seregno e una cinquantina a Desio dove è stata aperta una sede nel 2011 - si finanzia con donazioni, raccolta fondi e grazie ai proventi del 5 per mille dei contribuenti che dispongono in suo favore nella dichiarazione dei redditi.

Nata su ispirazione di Seregno Soccorso, associazione di pronto soccorso con autoambulanza di cui Giancarlo Manzotti è stato a lungo presidente, Auto Amica è stata guidata fino a settimana scorsa dallo stesso Manzotti che ha rassegnato le dimissioni per evitare interferenze tra il suo ruolo e quello di candidato alle elezioni e possibile futuro consigliere comunale.

In questi ultimi anni sia l’assessore Cerqua sia il sindaco Giacinto Mariani non hanno perso occasione di farsi immortalare a fianco dei volontari di Auto Amica e di altre associazioni, eventi con foto ricordo poi debitamente riportati dai quotidiani locali e dal giornaletto comunale (vedi Dieci anni di Auto Amica). Evidentemente non hanno ritenuto che il loro fosse un utilizzo strumentale del mondo del volontariato per farsi propaganda.

Il discorso, a quanto pare, cambia se il mondo del volontariato esprime un suo candidato alle elezioni comunali. Se poi questo candidato si presenta con la parte avversa, allora apriti cielo.

Comunque sia, il dato di fatto è che il servizio è stato prorogato fino al 31 dicembre 2015, poi la nuova Giunta che subentrerà dovrà decidere sul da farsi.

Tutto bene quello che finisce bene?
Sì deve aver pensato il Pd e il suo candidato William Viganò che hanno rinunciato a diramare un comunicato per stigmatizzare la vicenda, comunicato che sembrava già pronto da almeno dieci giorni.

Per noi non è così.
Questa vicenda ci appare come l’ennesima dimostrazione della discrezionalità con cui gli amministratori spendono i soldi pubblici, cercando di coltivare un sistema clientelare e travalicando continuamente le proprie funzioni.
Un assessore ai Servizi sociali dovrebbe decidere se effettuare o meno il servizio di trasporto degli anziani e dei disabili, non decidere chi lo deve effettuare, né tantomeno minacciare di interrompere il servizio, perché il presidente dell’associazione che lo svolge si candida per un partito avverso.
Sta invece alla macchina comunale e non alla sua guida politica individuare il soggetto che può svolgere il servizio nel modo migliore e al costo più basso.

Il consiglio comunale e in particolare le opposizioni dovrebbero, invece, stare col fiato sul collo dell’assessore in modo che il servizio offerto sia veramente utile e predisposto in modo trasparente ed efficace.

In un sistema clientelare, però, tutti i ruoli saltano, gli accordi sono fatti sotto banco e i silenzi incrociati cancellano ogni forma di controllo.

Un sistema clientelare non é il luogo dei diritti e dei doveri, ma quello dei favori.

Ci si augura che la prossima amministrazione in discontinuità con quella uscente sappia ricondurre la macchina comunale a una trasparenza doverosa in tutti i settori ed eliminare la discrezionalità anche nei servizi svolti dal cosiddetto terzo settore: associazioni di volontariato, cooperative sociali e quant’altro.
Senza costringere le associazioni, il volontariato e chi opera nel sociale a presentarsi dall’assessore di turno con il cappello in mano per chiedere un favore, ma che sia in grado di dare un quadro certo in cui l’associazionismo e il volontariato si possano muovere promuovendo le proprie idee e iniziative.

Un'amministrazione che sappia anche Intervenire sugli sprechi e sui non-sense: come quello dei contratti di locazione in capo al comune, circa 80mila euro all’anno più le utenze (Padiglione Colli e Corte del Cotone), a fronte di stabili del comune sottoutilizzati (Museo Vignoli) o inutilmente in vendita ormai da dieci anni (l’ex biblioteca alla Corte del Cotone).
 

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