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Seregno - Trezzi rassegna le dimissioni. L'ultimo consigliere leghista seregnese abbandona il sindaco e il partito

di k.ts.

Era rimasto l’ultimo consigliere comunale della Lega Nord che vive e abita a Seregno dopo che nel maggio dell’anno scorso, sei consiglieri leghisti (Luca Talice, Andrea Colombo, Marco Dell’Orto, Mario Gerosa, Alex Paro e Claudio Tono) e un assessore ( Riccardo Liviero) avevano rassegnato le dimissioni a seguito dello scandalo +Energy (vedi Seregno - Si dimettono sei consiglieri della Lega Nord. Mariani non ha più la maggioranza). I sei erano poi stati sostituiti da quattro riempilista (Valeria Kullmann di Arcore, Alessandro Tomini di Usmate Velate, Andrea Castelnovo di Cogliate e Luca Ruggeri di Limbiate) che nelle elezioni del 2010 avevano raccolto complessivamente 2 voti di preferenza.

Settimana scorsa, Roberto Trezzi ha inviato una lettera (vedi sotto) alla segreteria provinciale della Lega Nord annunciando il suo distacco dal partito.
Trezzi fino a giugno di quest’anno era anche consigliere della Provincia di Monza e Brianza. Nato a Seregno quaranta anni fa, siede in consiglio comunale dal marzo 2005 e, a quanto preannunciato, ha intenzione di finire il suo secondo mandato che scade nel marzo del 2015 anche se non più nella Lega Nord ma come indipendente.

Nella lettera di dimissioni che inizia con il ricordo dei suoi anni di militanza nella Lega Nord, militanza iniziata nel 1992, Trezzi accusa il commissario della sezione di Seregno, Marco Tognini, di agire come un “despota” con il quale “non è possibile avere un dialogo” e lamenta uno storico deficit di democrazia e di dialogo tra la Giunta guidata dal leghista Giacinto Mariani e i consiglieri comunali del suo partito:
Per anni ho votato insieme ai miei ex colleghi consiglieri comunali di tutto e di più, senza poter mai davvero obiettare perché le convocazioni del consiglio funzionavano, e ancora funzionano, cosi: entro il giovedì arrivava la convocazione per il martedì successivo con i punti iscritti all'OdG; lunedì, il giorno prima del consiglio, con le delibere già scritte, si doveva andare alla conferenza capigruppo e solo in tarda serata ci si trovava per il consueto incontro di sezione ed il martedì ci si presentava in consiglio (quindi senza poter discutere preventivamente le delibere prima della loro iscrizione all'ordine del giorno).
Vorrei sottolineare come il Sig. Sindaco per anni non si è mai fatto vedere in sezione se non per sporadici passaggi e quindi non avevamo molta scelta sulle delibere....e quando abbiamo preteso il giusto....apriti cielo!”.

Nella lettera, Trezzi ricorda anche la recente debacle del sindaco alle elezioni europee:
Con la sezione, così come la vogliono lui e il commissario, i risultati innegabili sono: Sindaco da nove anni prende poco più di 900 preferenze e dà la colpa di questo risultato, tra gli altri, anche al sottoscritto”.

Un passaggio è anche dedicato alle recenti nomine in AEB-Gelsia:
siamo spariti ovunque, anche a Giussano l'Alberto ha la spada spuntata, e invece che fare auto critica, specialmente da parte del segretario provinciale, si pensa ad altro....alle partecipate! Guarda caso chi è stato nominato?”.

Il riferimento anche se non si fanno nomi sarebbe ad Alessandro Boneschi, nel 2005 candidato alle elezioni comunali per l’Udc che dopo un avvicinamento alla Lega Nord è stato premiato con la nomina, prima a presidente di Gelsia Ambiente (2013) e poi, quest’anno, a presidente di AEB.
Boneschi che ha preso la tessera di socio sostenitore e di socio militante della Lega solo nel 2013, ha diretto il comitato elettorale per Giacinto Mariani alle europee di maggio.

Nella Lega vale il doppio tesseramento, i soci sostenitori diventano soci militanti dopo un periodo, all’incirca un anno, in cui dimostrano la partecipazione attiva alla vita della sezione (vedi Statuto Lega Nord).
I vecchi militanti della sezione di Seregno sostengono che Boneschi abbia saltato alcuni passaggi previsti dal regolamento, tra cui, oltre al periodo di gavetta, il fatto che la sua candidatura non era stata comunicata alla sezione che avrebbe potuto sollevare obiezioni.

In un’assemblea, il commissario Marco Tognini si è però difeso sostenendo che la proposta di militanza di Boneschi era stata pubblicizzata correttamente appendendo il comunicato per tre settimane, dal 1°al 21 agosto 2013, nella bacheca della sezione.

Altra miltanza lampo quella di Edoardo Vismara, la cui fidanzata Veronica Frizzarin è stata nominata dieci giorni fa nel consiglio di amministrazione di Gelsia.

Il sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, attraverso le nomine in AEB-Gelsia ha premiato anche due membri attivi del suo comitato elettorale: Marco Pellegrini e Cristian Missaglia e chi da Monza ha sostenuto la sua candidatura, come Alberto Rivolta, segretario provinciale della Lega Nord e Simone Villa, al momento consigliere comunale a Monza.

Con le dimissioni di Roberto Trezzi, il sindaco Giacinto Mariani ha perso tutti i nove della Lega Nord eletti nel 2010 in consiglio comunale a sostegno della sua giunta.
Oltre ai sei già ricordati, bisogna infatti aggiungere Federica Forcolin e Davide Giannobi che prima sono usciti dalla Lega e poi si sono dimessi. E se la Forcolin è stata sostituita dal biassonese Stefano Casiraghi, il posto di Davide Giannobi è rimasto scoperto.

Quasi in contemporanea con la decisione di Trezzi sono arrivate o stanno arrivando lettere disciplinari di ammonizione ai sette dimissionari dell’anno scorso ( Luca Talice, Andrea Colombo, Marco Dell’Orto, Mario Gerosa, Alex Paro, Claudio Tono e Riccardo Liviero) e anche per Roberto Trezzi sarebbe in arrivo un provvedimento disciplinare che se e quando arriverà cadrà nel vuoto visto che Trezzi non è più della Lega Nord.
 

Lettera di dimissioni Roberto Trezzi

Sanzione per aggiotaggio in vista per Banca Profilo, advisor della fusione tra Acsm-Agam e AEB-Gelsia

Nuove nomine AEB-Gelsia, potrebbe rimanere fuori Maurizio Bottoni

di k.ts.

La Consob ha deciso di procedere nel processo sanzionatorio per aggiotaggio nei confronti di Banca Profilo, della controllata Arepo BP e dei suoi vertici nelle persone di Fabio Candelli e Matteo Arpe.

Lo rende noto Banca Profilo in un comunicato stampa diramato ieri.
Nella nota (vedi comunicato stampa) l’istituto finanziario comunica di aver chiesto l’annullamento o la revoca del provvedimento sanzionatorio contestando l’imparzialità della Consob e il mancato rispetto dei requisiti di equità e contraddittorio.

Le sanzioni, annunciate da Consob con lettera del 30 giugno 2014, sono relative ad operazioni fatte tra il 21 giugno 2011 e il 27 maggio 2013 sulle azioni di Banca Profilo e considerate illecite e di manipolazione dei mercati.
Banca Profilo attraverso il riacquisto delle proprie azioni, durante le negoziazioni in Borsa e nelle aste di chiusura, avrebbe artificialmente tenuto alto il prezzo e di conseguenza, secondo Consob, fornito “indicazioni false e fuorvianti in merito al prezzo delle suddette azioni”.

L’esistenza dell’inchiesta avviata da Consob nel maggio 2013 era stata resa nota da un comunicato di Banca Profilo del 19 dicembre 2013 (vedi comunicato stampa).

Nel gennaio di quest’anno Banca Profilo veniva scelta da AEB-Gelsia e Acsm-Agam (vedi comunicato congiunto) come Financial Advisor per il progetto di aggregazione tra le due società brianzole.

Le due vicende sono scollegate ma la notizia della sanzione a Banca Profilo potrebbe innescare polemiche sulla sua scelta come advisor della prevista fusione.

Al momento non essendo note le sanzioni non si sa che ricadute avranno sulla banca e sul suo management.
É certo che una sanzione comminata da Consob avrà ricadute reputazionali dando voce alle critiche già arrivate in Brianza e in particolare a Seregno (vedi comunicato PD) sulla prevista aggregazione.

Dubbi e critiche sollevati anche sulle modalità in cui si é proceduto ad approvare il piano di fusione, con conseguente affidamento dell’incarico a Banca Profilo.
Il cda di Gelsia, convocato nella mattina del 21 gennaio 2014, non ha, infatti approvato il piano di aggregazione perché alcuni consiglieri avevano opposto un rifiuto mancando le condizioni e il tempo per valutare l’intera documentazione. Tre giorni prima il cda di AEB (controllante di Gelsia) aveva dato il via libera al progetto di fusione annunciato con comunicato congiunto Acsm-Agam e AEB-Gelsia nel pomeriggio del 21 gennaio a Borsa chiusa (vedi Seregno - Acsm-Agam/AEB-Gelsia, luci e ombre di una fusione).

Nomine AEB-Gelsia

Sembra intanto fatto per le nomine del gruppo AEB-Gelsia, il cui socio di maggioranza è il comune di Seregno con più del 70% delle azioni.

Manca ancora l’ufficialità ma ci sarebbe l’uscita di Maurizio Bottoni dal giro delle poltrone.
Bottoni dopo la presidenza di AEB coltiva l’ambizione di diventare il candidato sindaco del centrodestra alle prossime elezioni comunali del 2015.
Rientrerebbe invece l’ex assessore della prima giunta Mariani, Mario Novara, per lui la presidenza di Gelsia Reti in sostituzione di Fausto Giordano che passerebbe alla guida di Gelsia.
Alessandro Boneschi dalla presidenza di Gelsia Ambiente si trasferirebbe a quella di AEB, sosituito da Massimo Borgato già consigliere di Gelsia Ambiente.

Desio - La discarica delle 'ndrangheta avrà un piano di caratterizzazione. Impegno di Regione Lombardia in vista della bonifica

di k.ts.

Il Consiglio Regionale Lombardo ha approvato l’Ordine del Giorno che impegna Regione Lombardia a pagare il costo - stimato in circa 150mila euro - del piano di caratterizzazione per la bonifica dei terreni di via Molinara a Desio, adibiti illegalmente a cava e a discarica di rifiuti industriali pericolosi.

L’OdG é stato presentato dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Gianmarco Corbetta (vedi video), ed è stato votato all’unanimità dall’assemblea nella seduta di ieri.

La “cava” illegale di via Molinara era stata sequestrata nel settembre del 2008 dalla Polizia Provinciale di Milano nell’ambito dell’inchiesta Star Wars che aveva portato alla luce un traffico illegale di rifiuti.
I rifiuti venivano interrati a Desio in via Molinara e a Seregno in un terreno di proprietà della moglie di Fortunato Stellitano.

Proprio Stellitano, con precedenti per associazione mafiosa, era a capo della banda che gestiva il traffico.
I mezzi, utilizzati per il trasporto e per smaltire i rifiuti, erano rubati e venivano poi rivenduti in Romania dalla banda. Come deposito dei mezzi, Stellitano utilizzava un’area a Briosco posta anch’essa sotto sequestro (vedi documento).

Negli otto mesi dell’inchiesta, gli uomini della Polizia provinciale di Milano, guidati da Flavio Zanardo (dal 2009 comandante della Polizia provinciale di Monza e Brianza), avevano eseguito intercettazioni sulle utenze usate da Stellitano e dai suoi complici.
Era emerso un quadro preoccupante sulle protezioni offerte da alcuni noti politici desiani alle attività di Stellitano - ritenuto legato ai Moscato di Desio e alla cosca della ‘ndrangheta Iamonte di Melito Porto Salvo.

Nell’inchiesta erano comparsi i nomi di Rosario Perri, ai tempi dirigente dell’Ufficio Tecnico di Desio e Massimo Ponzoni, assessore regionale all’Ambiente (vedi La Brianza trema per l’inchiesta sulla ‘ndrangheta). Durante gli appostamenti la polizia provinciale identificò anche l’auto di quest’ultimo presente sui terreni utilizzati dagli ‘ndranghetisti per seppellire i rifiuti industriali.

Coinvolti e condannati per altri procedimenti giudiziari, né Rosario PerriMassimo Ponzoni sono stati, però, chiamati a rispondere davanti all’autorità giudiziaria sui presunti rapporti intrattenuti con personaggi legati alla ‘ndrangheta.

Il legame tra Massimo Ponzoni e la ‘ndrangheta è tornato d’attualità, nel maggio di quest’anno, durante l’audizione di Fernando Dalla Chiesa (direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano) alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, quando il senatore Salvatore Titto Maggio (Scelta Civica) ha chiesto: “Intervengo semplicemente per una considerazione che mi era risultata lampante rispetto alle considerazioni sull'incapacità [della ‘ndrangheta NdR ] di raggiungere livelli istituzionali quali quello regionale o comunale semplicemente per segnalarvi un fatto (pag. 29 del report dell’Osservatorio sulla criminalità dell’Università di Milano). Un consigliere regionale della Lombardia, Massimo Ponzoni, è notoriamente esponente di ambienti ’ndranghetisti della provincia di Monza e Brianza, quindi mi chiedevo come mai questo dato non vi risulti”.

La risposta articolata di Dalla Chiesa si può sintetizzare in due frasi: “Nel caso del consigliere Ponzoni, dichiarato dal giudice Gennari «capitale sociale della ’ndrangheta», la condanna che ha recentemente subìto non chiama però ancora in causa la criminalità mafiosa, ma è una condanna per corruzione. [...] Quello di Ponzoni è sicuramente uno dei casi di intermediazione tra pubblica amministrazione locale e pubblica amministrazione regionale, dove corruzione e criminalità organizzata si intrecciano, quindi sicuramente un caso paradigmatico” (vedi resoconto stenografico).

Il costo complessivo per la bonifica dei terreni contaminati da amianto, idrocarburi e dai residui di lavorazione industriale contenenti anche metalli pesanti quali piombo e cromo sono stati stimati in 2,5 milioni di euro.
Soldi che con tutta probabilità verrano pagati dalla collettività visto che i condannati sono risultati nullatenenti (vedi Desio - Il Comune pagherà la bonifica della discarica della ’ndrangheta).

Nonostante la condanna in sede penale con sentenza che ha previsto un risarcimento di 50mila euro per il comune di Desio e di 30mila per quello di Seregno - parti civili al processo (vedi Discarica della ‘ndragheta: rimborsate Desio e Seregno) - e nonostante le richieste avanzate in sede civile dai due comuni per i risarcimenti, molto difficilmente le due amministrazioni otterranno i soldi per le bonifiche.

Per il momento, oltre a non ricevere un euro dai condannati, hanno dovuto sostenere i costi legali dei processi. Seregno ha già anticipato più di 20mila euro per le spese legali (vedi determine 2009 e determine 2012-2014 ) in attesa un giorno di rifarsi sui condannati.

Aspettando che la discarica a Seregno come promesso diventi un parco (vedi Seregno, diventerà un parco la discarica abusiva della 'ndrangheta), sui giornali l'amministrazione informa che l'opera di bonifica costerà 350mila e partirà nel 2015 ( vedi articolo) anche se sul bilancio del comune di Seregno i soldi per la bonifica non sembra siano stati nemmeno stanziati.

Dopo gli arresti di Stellitano e dei suoi complici, dalle colonne del Corriere della sera, Andrea Galli scriveva: “Cento camion che attraversavano Briosco, Desio e Seregno. Un frastuono e un traffico che possibile non s' accorgesse nessuno? E possibile che nei Comuni, gli uffici tecnici fossero all' oscuro di quanto accadesse sui propri prati? E i sindaci Giampiero Mariani (Desio) e Giacinto Mariani (Seregno)[...]? E i vigili? Ispezionavano? “.

Qualche giorno dopo, in consiglio comunale, Giacinto Mariani si era difeso sostenendo che l’inchiesta era partita da un segnalazione dell’amminstrazione di Seregno (vedi Discariche della ‘ndrangheta e consiglio comunale).

Circostanza, di fatto, smentita dagli inquirenti che fanno risalire l’origine dell’inchiesta alla segnalazione di una Guardia Ecologica Volontaria fatta alla Polizia Provinciale.
Il comune di Seregno ci mise invece quasi tre anni per richiedere l'abbattimento di costruzioni abusive sui terreni degli Stellitano, abusi edilizi segnalati alla Polizia Locale di Seregno nel 2005. I primi sopralluoghi del comune di Seregno, datano 9 e 31 marzo 2006.  
Emise l'ordinanza di abbattimento dei manufatti solo nel maggio 2008 quando l'inchiesta della Polizia Provinciale era già in corso da alcuni mesi.

 

Monza - Autrodromo. La lista Capelli vince le elezioni per il rinnovo del consiglio di Ac MIlano

di Pier Attilio Trivulzio

Una serata lunga e tempestosa per l'elezione del Consiglio dell’Automobile Club di Milano, dodici ore per lo spoglio di 3.776 schede - 11,13% degli aventi diritto, nel 2008 erano stati il 10,27% - con momenti ad alta tensione. 
A controllare le operazione erano presenti anche gli avvocati della Lista1 “Sport & Rinnovamento”: Geronimo La Russa, escluso dalla candidatura per un “buco” di tre mesi del rinnovo della tessera, ed un collega di studio.
A notte fonda il verdetto: vittoria della Lista1 con Ivan Capelli, Marco Coldani, Pietro Meda, Enrico Radaelli e sonora sconfitta della lista - che l'ex consigliere di Acm, Simonpaolo Buongiardino aveva in sintesi battezzato gerontocomio “240 anni in tre” – con Carlo Edoardo Valli, Bruno Longoni, Michele Nappi, Luca Ronzoni. 

Vittoria che Luca Ronzoni proclamando i vincitori ha definito sub judice. Intenzione, infatti della lista sconfitta è chiedere il controllo del tesseramento di Pietro Meda e Marco Coldani.

Entro fine mese si riunirà il Consiglio con l'elezione scontata di Ivan Capelli alla presidenza dell'Automobile Club di Milano e di Andrea Dell’Orto in Sias.
Esaurita la parte burocratica, i quattro del Rinnovamento dovranno gettare le basi per il rilancio dell'Autodromo di Monza prima ancora di quello dell'AC Milano.

E sì perchè il lavoro più gravoso e impegnativo dovrà riguardare la società di gestione dell'Autodromo. Dovranno essere esaminati i conti di Sias, trovate le risorse per i lavori di riqualificazione che non necessariamente dovranno partire dal progetto costosissimo (80 milioni di euro) preparato da un pool di tre ingegneri e illustrato mesi fa a Roberto Maroni dal presidente di ACI Angelo Sticchi Damiani.

Un progetto che prevede nuovi uffici della direzione, la realizzazione di un fabbricato alle spalle del vecchio paddock, la trasformazione dell'area coperta dietro ai negozi da anni ridotta a magazzino, la riqualificazione di tribune e servizi.

Dovrà, inoltre, tornare a funzionare tutto l'anno il ristorante della tribuna centrale.
Se si vuole che l'Autodromo faccia parte del tour Expo 2015 i lavori devono essere progettati e realizzati in fretta.

L'Autodromo, inoltre, dovrà tornare ad avere un calendario ricco di manifestazioni sportive e non, pubblicizzate e non riservate ai soliti mille incalliti tifosi.

Certo, il Gran premio d'Italia di Formula Uno dovrà restare la gara clou della stagione. In gioco, però, anche l'accordo con la Dorna per la Superbike con conseguente adeguamento della pista, tenendo conto che oggi queste moto di derivazione hanno prestazioni da MotoGp e adeguare il tracciato dentro al parco a motociclette che fanno i 340 km/h non sarà uno scherzo.

Negli Anni Sessanta all'esterno della curva parabolica c'era il terrapieno.
Nel 1965, durante la Mille Chilometri, vi si schiantò Tommy Spychiger, ucciso, il capo mozzato di netto. Il terrapieno venne arretrato, in seguito l'esterno della parabolica diventò una spiaggia di Rimini.
Adesso la Fia ha imposto: via la sabbia, quel tratto deve essere asfaltato.

Sono già stati appaltati i lavori, così come quelli della sopraelevata che dal 3 luglio scorso, “costa” a Sias una penale di 1.000 euro al giorno per non il non rispetto dei tempi previsti dalla convenzione firmata con il Comune. E il tassametro continuerà a girare fino a quando i lavori non saranno completati.

Il nuovo Consiglio dell'Automobile Club di Milano (socio di maggioranza in Sias) dovrà affrontare questi ed altri problemi.

Intanto, il 18 settembre, inizierà il processo per la malagestione dell'Autodromo.
L'inchiesta non è ancora conclusa. Sta ancora lavorando sodo la Guardia di finanza in accordo con i sostituti procuratori Walter Mapelli e Caterina Trentini. Ai 15 già rinviati a giudizio (Enrico Ferrari per lui ultima accusa di peculato, Giorgio Beghella Bartoli, Emanuele Vialardi e gli altri) si devono aggiungere Gabriele Aliprandi e quattro soci del Moto Club Biassono accusati di false fatturazioni a Sias per il lavoro dei commissari in pista e, solo per Aliprandi, l'appropriazione indebita. A lui sono stati posti sotto sequestro conto corrente, titoli, una Bmw e posto il vincolo sull'abitazione in cui vive.
E ancora l'impiegato dell'ufficio sportivo di Sias, Daniele Galbiati per i biglietti venduti in nero, Americo Martino, ex dirigente della Siae di Monza accusato, così come Enrico Ferrari e il contabile Franco Becchere, di corruzione per le mazzette pretese tra il 2008 e il 2011 per chiudere un occhio su pass e biglietti.
La seconda tranche dell'inchiesta di Mapelli e della Trentini è alle battute finali ma promette nuovi clamorosi colpi di scena.

E' questo lo scenario con cui il nuovo Consiglio dell'Automobile Club di Milano si troverà a dover fare i conti. Non soltanto, quindi, la difficilissima e quasi impossibile trattativa con Bernie Ecclestone per tenere a Monza la Formula Uno.

Ce la faranno Ivan Capelli, Marco Coldani, Pietro Meda ed Enrico Radaelli a risollevare dalla polvere Autodromo e Automobile Club Milano?

Hanno entusiasmo da vendere. Ma, senza soldi e persone giuste ai posti di comando, l'entusiasmo potrebbe non bastare.
 

Monza - Autodromo. Elezioni Automobile Club Milano: domani è il giorno della verità

di Pier Attilio Trivulzio

É arrivato il momento della verità per l'Automobile Club di Milano, domani sera (22 luglio) sapremo quale delle due liste presentate gestirà il Consiglio per il quadriennio 2014-2018.
In lizza con la Lista 1: Ivan Capelli, Enrico Radaelli e la possibilità di aggiungere nelle caselle vuote Marco Coldani e Pietro Meda; con la Lista 2: Carlo Edoardo Valli, Michele Nappi, Bruno Longoni e Luca Ronzoni.

Votazione non facile per i soci con possibili tensioni e contestazioni
durante lo spoglio.
Tensioni che si sono già fatte sentire a seguito dell’esclusione di due candidati della Listra 1: Geronimo Antonino La Russa e Massimo Ciceri, non ammessi dalla Commissione elettorale perché non in regola con la tessera.

La Russa l'ha rinnovata con tre mesi di ritardo e tanto è bastato per depennarlo,
anche perché qualcuno del Consiglio uscente ha deciso di fargli lo sgambetto andando in Assemblea a proporre il cambio ad hoc di un articolo del regolamento elettorale. La modifica è stata approvata ad aprile. Tra i presenti a quella assemblea, salvo qualche nominativo, tutti dipendenti o delegati dell’Automobil Club.

La Russa e Ciceri sono stati sostituiti all’ultimo momento da Marco Coldani e Pietro Meda. I nominativi di quest’ultimi non compaiono, però, sulla scheda. I soci che vorranno votarli dovranno inserire  a matita solo il cognome e non il nome di battesimo per evitare eventuali contestazione al momento dello spoglio.

In attesa di conoscere l'esito delle urne e sperando che non si arrivi alla composizione di un Consiglio misto tra lista 1 e 2 (in questo caso potrebbe esserci dimissioni e il commissariamento) , alcune considerazioni personali.

Nel caso vincesse la lista guidata da Carlo Valli sarebbe una immane sciagura.

Quale credibilità possono avere, infatti, coloro che hanno governato l'Automobile Club di Milano per quattro anni e sono responsabili del licenziamento di Paolo Guaitamacchi, presidente di Sias, reo d'avere denunciato alla Procura la cattiva gestione del direttore Enrico Ferrari e di altri, e allo stesso tempo hanno garantito a Giorgio Beghella Bartoli ed Enrico Ferrari la robusta liquidazione e una manleva nel caso questi venissero condannati dal Tribunale di Monza (il 18 settembre inizia il processo) a rimborsare Sias che si è costituita parte civile al processo?

Che credibilità possono avere i quattro che di fatto hanno approvato la cancellazioni di Ac Milano, Acinnova (personale trasferito armi e bagagli in Sias) e ACI Tours, la vendita di Radio Trafic, disperso il patrimonio dell'Immobiliare per operazioni non fatte come la cessione di un terreno su cui era stato richiesto al Comune di Milano la costruzione di un albergo?

Che credibilità possono avere persone che da una vita sono nel Consiglio dell'Automobile Club di Milano e contemporaneamente sono state dentro il Consiglio di Sias coprendo i comportamenti di Ferrari e Beghella Bartoli come il non rispetto dei livelli acustici finiti in Tribunale con conseguente condanna a pagare a due cittadini di Biassono 1,2milioni di euro? O i lavori eseguiti senza aver preventivamente richiesto le relative autorizzazioni?

Ci chiediamo anche che credibilità si può dare alla Lista 1 quando sentiamo dire da Ivan Capelli (conferenza stampa di presentazione lista Sport& Rinnovamento) che “delle vicende di Sias ho saputo un anno fa (2013) da Gigi Vignando ed allora ci siamo mossi”.
E' vero, Ivan fa il telecronista ed ha altre attività, ma è mai possibile che abbia saputo del precario stato di salute di Sias soltanto da Vignando che, passata la Superbike da La 7 a Mediaset e pressato dalle lettere di Sias per regolarizzare la posizione di Monza Informa e Race TV, è andato a cercare aiuto per non ritrovarsi fuori dell'Autodromo? Ricordiamo, ed è bene non dimenticarlo, che Monza Informa è nata col beneplacido di Enrico Ferrari e Giorgio Beghella Bartoli.

Altra ingenuità di Capelli è stata quella di raccontare in conferenza stampa e in tv, a “Griglia di partenza” di quei 40 pass che necessitavano alla squadra per entrare in Autodromo in occasione della recente gara della Lotus Cup. Ma come, erà già in Autodromo e con lui meccanici e amici, quando è arrivato al cancello gli avevano forse fatto pagare il biglietto? Sicuramente no. Peccato veniale, certo.

Ma quale credibilità può avere Ivan Capelli che è stato pilota di Formula Uno ed ha anche corso con la Ferrari, conosce Bernie Eccledstone ma sa bene che Bernie é uomo d'affari e che per tenere a Monza il Gran premio oltre il 2016 vuolo soltanto l'impegno di un nuovo e oneroso contratto: non gli 11milioni di dollari attuali ma almeno 20-22?

E dove li trova la Sias i 20 milioni? Ce li mette l'Automobile Club d'Italia? Senza contare che ci sono importanti lavori da fare per rinnovare le strutture, e anche se non costeranno quegli 80 milioni di euro del progetto presentato tra tre ingegneri che l'hanno elaborato su richiesta del presidente Angelo Sticchi Damiani, comunque richiederanno un pesante investimento.

Saranno gli industriali brianzoli che fanno parte di Confindustria Monza Brianza a tassarsi per tenere a Monza il Gran premio d'Italia? Interverrà la Regione Lombardia?

Esattamente vent'anni fa la Regione trovò 10 miliardi di lire per i lavori dentro al Parco legati alla deforestazione operata in Autodromo per l’adeguamento del tracciato richiesto dalla Fia dopo la morte di Ayton Senna. Allora il Gran premio era stato cancellato e venne recuperato soltanto all'ultimo minuto. Interverrà anche questa volta Regione Lombardia?

I tempi della politica non sono quelli (del periodo d'oro) del Tempio della velocità. Expo 2015 è dietro l'angolo e di lavori in Autodromo non ne hanno fatti per quel museo che qualcuno vorrebbe realizzare con le auto Alfa Romeo “blindate”, però, ad Arese dalla Sovrintendenza.

Di certo alla lista di Capelli non manca l'entusiasmo. Ma l'entusiasmo senza i soldi non basta. Le nozze non si fanno con i fichi secchi.

E poi, non dimentichiamoci le parole di Luca di Montezemolo pronunciate un mese fa a Firenze durante un'Assemblea di Confindustria quando ha candidato il circuito della Ferrari, il Mugello, per la Formula Uno.

Probabilmente un accordo verbale con Bernie Ecclestone per portare il Gran premio d'Italia al Mugello dal 2017 è già stato trovato. Ecclestone ha già in mano i soldi del contratto. Monza se ne faccia una ragione. Anche perché è vero che Monza è la storia, ma in Brianza della storia dell'Autodromo se ne ricordano tutti – industriali compresi - soltanto la settimana del Gran premio. Per i restanti giorni dell'anno – per i brianzoli – l'Autodormo è soltanto un impianto che produce rumore.

 

Monza - Inchiesta Autodromo. Sequestrati un appartamento all'ex presidente Viganò e 2,8milioni di euro a Enrico Ferrari

di Pier Attilio Trivulzio

L'inchiesta della Procura di Monza sulla mala gestione dell'Autodromo Nazionale è alle battute finali. Su mandato del sostituto procuratore Walter Mapelli la Guardia di finanza di Monza ha provveduto al sequestro di 2,8milioni di euro depositati su un conto riferibile dell'ex direttore della società di gestione dell'impianto brianzolo, la Sias, Enrico Ferrari e di un appartamento a Monza di proprietà dell'ex presidente della stessa società Claudio Viganò oltre alla somma di € 80.000.

Il nome di Viganò – su cui pende l'accusa di omesso controllo sui bilanci Sias fino all'esercizio 2009, era comparso per la prima volta nella richiesta fatta da Walter Mapelli il 7 marzo 2013 ai magistrati inglesi affinchè risalissero ai titolari delle società Blast Events Ltd, AD Evolution Ltd, Ara Service Ltd, Formula One Management e Formula One World Championship, queste due ultime riferibili a Bernie Ecclestone.

Nel corso della perquisizione in Autodromo del maggio 2012, la Gdf aveva sequestrato fatture dell'importo di € 415.234 e € 364.539 emesse nel 2009 da Sias alla Blast Events Ltd e AD Evolution Ltd; nel 2010 altre fatture di € 397.904 a Blast Events Ltd e Ara Service che l'anno dopo, quindi nel 2011, aveva fatturato per 217.199 €.
Secondo quanto dichiarato ai magistrati dalla storica dipendente dell'Autodromo Franca Viganigli importi delle fatture emesse da Ara Service e AD Evolution Ltd erano anomale” in particolare “le fatture emesse da AD Evolution nel 2008, 2009, 2010 erano relative ad operazioni commerciali inesistenti””.

Dall'Inghilterra sarebbe arrivata alla Procura un documento riferito alla fatturazione di 75.000 sterline emessa dalla Formula One World Championhip in cui viene precisato che tale importo era dovuto “per l'installazione dei tornelli elettronici d'accesso al paddock”. Cifra che la società di Ecclestone avrebbe richiesto non solo a Monza ma a tutti gli autodromi. Non è stato invece rivelato il vero importo pagato da Sias alla Formula One Management di Ecclestone per organizzare il Gran premio d'Italia. La cifra sarebbe di 11milioni di euro ma parte di essa tornava a Sias quale compensazione della pubblicità “virtuale” visibile in televisione durante le riprese in diretta del Gran premio di Formula Uno.

Leggendo gli ultimi tre bilanci di Sias firmati da Claudio Viganò la società nel 2007 aveva incassato € 18.736.967 dalle manifestazioni motoristiche-sportive organizzate durante l'anno, Gran premio d'Italia compreso mentre nel 2008 l'incasso era stato superiore, € 19.340.195 €. Gli incassi complessivi della stagione era stati di € 32.621.906 (2007) e € 33.893.341 € (2007) quindi con un incremento di € 1.271.434.

Nel 2009 – ultimo bilancio con la firma di Viganò – i ricavi erano scesi a € 16.830.169, con un decremento di € 2.510.026 sul totale dei ricavi di € 28.320.178 .

Secondo la relazione del Consiglio di amministrazione al Gran Premio erano mancati 20mila spettatori rispetto all'anno precedente “circa 120mila contro i 142mila del 2008 e non erano state organizzate la 1000 Chilometri, il Wtcc e il Fia GT”.

Il bilancio 2009 era stato approvato avvalendosi del maggior termine temporale di 180 giorni “dato che alcuni consiglieri si sono espressi per una più attenta lettura”.
In realtà molti consiglieri volevano vederci chiaro sul “fondo rischi” che alla data del 31 dicembre 2008 era di € 5.944.482. Si leggeva, infatti, nel bilancio: “effettuate alcune analisi gli amministratori hanno ritenuto che la necessità di tali rischi era venuta meno e pertanto la cifra risultava sopravvalutata per 5,2 milioni di euro. Si è quindi deciso di iscrivere a fondo rischi la somma di 744.482 ritenuta congrua per far fronte ai rischi ritenuti probabili dagli stessi amministratori”.

Va ricordato che in quell'anno i debiti verso fornitori ammontavano a € 5.174.606.

Secondo l'appunto vergato da un partecipante alla seduta di approvazione del bilancio era stata fatta la proposta di “convertire il fondo rischi per 5,5milioni di euro a patrimonio netto”.

Non hanno richiesto le facilitazioni alle banche per sospendere la restituzione del capitale sui mutui”, diceva l'appunto e quindi “senza questi 'maquillages' il bilancio Sias 2009 avrebbe chiuso con una perdita di 4milioni di euro”.

Invece secondo la relazione del Collegio sindacale composto da Andrea Gilardoni, Luigi Testa e Alessandro Danovi il bilancio di Sias fu chiuso con un utile di € 709.541.

Nello stesso bilancio si certificava che la struttura dei nuovi box costruiti nel 2003 era costata € 62.737.700.
Uno sproposito rispetto a quanto previsto.

 

Brianza alluvionata. Come un temporale estivo si trasforma in una calamità naturale

di k.ts.

Giusto un anno fa pubblicavamo un articolo sul rapporto di Legambiente “Alluvioni in Italia” che dedica un capitolo al fiume Seveso (Milano - Il Seveso esonda e la città guarda impotente).

A distanza di un anno, e dopo il temporale di lunedì notte che ha causato l’esondazione del Seveso e di alcuni suoi affluenti, i torrenti Certesa, Lombra, Garbogera, Comasinella, ci sembra opportuno riproporlo ai nostri lettori.

Il rapporto di Legambiente si concentra sugli allagamenti che il fiume provoca a Milano, quando l’acqua incanalata nei condotti di cemento arriva a Niguarda e allaga il quartiere.  Lo stesso meccanismo che si é riprodotto in quest’ultima alluvione.

Lunedì anche la Brianza - che il Seveso attraversa per larghi tratti - ha avuto però la sua parte di “acqua alta”.

La situazione peggiore a Bovisio Masciago, dove il Seveso è straripato in vari punti e in altri ha bloccato il deflusso delle acque meteoriche che scaricano nel fiume, finché l’acqua ha iniziato a zampillare fuori dai tombini allagando le strade, le cantine e i box interrati.

Il Seveso è straripato in corrispondenza dei ponti sul fiume, tutti considerati dalla Protezione Civile non adeguati (vedi cartina) e in particolare quello di via Matteotti dove il fiume, racchiuso tra pareti di cemento, corre lungo la strada per poi, dopo aver compiuto una curva di 90°, passarci sotto (vedi immagine).

L’intero quartiere - in gran parte di nuova costruzione - sarebbe finito a mollo, se il vicino tratto in trincea della strada provinciale Monza-Saronno non si fosse trasformato in una provvisoria e provvidenziale vasca-volano dando sfogo al deflusso delle acque.

Si è così formato un lago di trecento metri di lunghezza con l’acqua che è arrivata a raggiungere in alcuni punti i due metri di altezza, intrappolando quattro vetture e un camion che percorrevano la provinciale durante il temporale (vedi foto).

La conseguente chiusura della Monza-Saronno ha avuto come effetto di riversare il traffico sulle strade comunali di Varedo e Bovisio Masciago, dove si sono formate lunghissime code in corrispondenza dei passaggi a livello della linea ferroviaria Milano-Asso. 

A Cesano Maderno si è vissuta la situazione più paradossale.
A straripare non è stato il Seveso, ma il torrente Comasinella che nasce dall’altopiano di Seveso, percorre un paio di chilometri all’aria aperta, attraversa una vasca-volano, passa per un chiusino, poi per un condotto sotto la strada, quindi riappare dall’altra parte e, facendo una curva a 90°, viene incanalato (tra sponde artificiali) in un fosso. 
Il fosso corre al lato della via (Salità Biulé) per qualche centinaio di metri fino alla linea ferroviaria Seregno-Saronno dove l’acqua, dopo aver attraversato due grate per trattenere rifiuti e vegetazione, si infila in un condotto di circa un metro di diametro che attraversando sotteranemante il paese conduce l'acqua nel Seveso.

Il Comasinella è straripato nei pressi del chiusino (vedi foto) della vasca volano, ma soprattutto a valle, nei pressi delle grate prima del condotto interrato (vedi foto); da qui le acque tracimate hanno invaso la strada provinciale Comasina e i box della caserma dei carabinieri. 

A Meda i danni li ha fatti il Certesa, allagando anche la piazza del Municipio. Il torrente (denominato anche Tarò, Terrò o Sevesotto) che scorre per 7 km prima di gettarsi a Cesano Maderno nel Seveso, è tracimato nelle zone già indicate a rischio inondazione dal Piano provinciale della Protezione civile (vedi cartina), a causa della “cementificazione a Cabiate dell’alveo del fiume che accresce la velocità dell’onda di piena”.

Stesso scenario a Seveso e Barlassina, nei luoghi a pericolo inondazione già segnalati dalla Protezione Civile (vedi cartina).

La Provincia di Monza e Brianza è una delle province con il più alto consumo di suolo (questo vale soprattutto nella zona occidentale), superata solo dalla Provincia di Napoli.
Fra l’altro ha vissuto un’urbanizzazione disordinata e caotica con poco più dell’80% delle abitazioni allacciate alla rete fognaria (non stiamo parlando di un’invenzione recente, visto che la Cloaca Massima fu costruita a Roma nel VI° secolo a.c., duemila e seicento anni fa).

E’ bastato, quindi, un temporale estivo a trasformare dei rigagnoli d’acqua in una calamità naturale. In un territorio che per fortuna è in gran parte pianeggiante con pochi declivi naturali capaci di accelerare il corso delle acque.

Le conseguenze di vivere in un territorio iperurbanizzato e degradato dal punto di vista ambientale, lo hanno toccato con mano, martedì mattina, molti abitanti dei paesi della Valle del Seveso quando hanno dovuto contare i danni ingenti ai loro beni sommersi dalle acque inquinate del fiume Seveso e dei suoi torrenti, mischiate ai maleodoranti rigurgiti fognari risaliti dai tombini.

Di seguito l’articolo pubblicato dal nostro sito il 31 maggio 2013.

Il fiume Seveso nel rapporto Alluvioni in Italia
di k.ts.

É stato pubblicato recentemente L’Italia delle alluvioni, rapporto di Legambiente sulla vulnerabilità del territorio italiano agli eventi piovosi estremi.

L’intero rapporto si può scaricare a questo indirizzo.

Un capitolo è dedicato al Seveso che nasce a San Fermo della Battaglia, in provincia di Como, e dopo aver attraversato la Brianza arriva a Milano e lì si immette nel Naviglio Martesana per dare vita al Re de Fossi.

Nel suo percorso - tutto sotterraneo nell’area milanese - il Seveso è capace di alluvioni devastanti nei quartieri di Milano tra Niguarda e viale Zara.

Negli ultimi 34 anni è stato protagonista di 87 alluvioni, di cui otto solo nel 2010.

La ragione per cui il Seveso si gonfia durante i temporali fino ad inondare alcune zone di Milano, risiede nella cementificazione dei territori che attraversa.

Si legge nel rapporto: “I 16 comuni 'metropolitani' del bacino del Seveso interessano una superficie territoriale pari a 13.731 ettari, ma di questi ben 9500 sono interessati da edifici. L'acqua che cade ogni anno su queste superfici impermeabili è pari ad oltre 110 milioni di metri cubi. Un singolo, violento acquazzone estivo, con 100 mm di pioggia (ma
ne basta la metà per causare seri danni), può riversare su questo territorio la bellezza di 10 milioni di metri cubi d'acqua che, non trattenuta dal terreno, finisce direttamente e rapidamente nel Seveso e deve defluirvi nell'arco di poche ore: una enormità. L'esondazione catastrofica a Milano, in queste condizioni, è letteralmente inevitabile”.

I dati raccolti da Legambiente e utilizzati nel rapporto sono aggiornati al 2007, dopo di allora il processo di cementificazione delle area brianzola e milanese é continuato.

La previsione di Legambiente per il futuro non si discosta dal passato, lasciando una Milano impotente e incapace di difendersi dalle alluvioni del Seveso.
Nei prossimi anni, il Seveso strozzato nella galleria di cemento sotto Niguarda continuerà a sbottare dalle prime e uniche vie d’uscita che incontra: una decina di tombini, sui 126 mila di Milano, non collegati alle fognature, ma posizionati proprio sopra il fiume-tunnel.
Sfoghi, sfiatatoi che la forza dell’acqua, premendo da sotto, fa saltare in aria: sei sono in via Valfurva, tre in via Padre Luigi Monti, uno in via Zocchi, a ridosso di viale Zara sotto il ponte della ferrovia. Prima di un’esondazione, l’acqua zampilla dai buchi, poi sfonda” conclude il rapporto.
Di seguito la parte del rapporto riguardante il Seveso

Italia delle alluvioni - Il Seveso esonda e la città guarda impotente by infonodo

Monza - Autodromo. Elezione nuovo consiglio. Capelli: "Vogliamo che i soci esprimano il voto senza condizionamenti"

di Pier Attilio Trivulzio

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri all'Hotel de la Ville, l'ex pilota di Formula Uno Ivan Capelli ha denunciato pubblicamente operazioni scorrette nelle operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio dell'Automobile Club di Milano: “ Abbiamo ricevuto segnalazioni di persone che invitavano i soci Aci a recarsi in delegazione a votare e che ci avrebbero pensato poi loro a far recapitare la scheda al notaio.” - ha detto il rappresentante della lista 1 Sport & Rinnovamento - “Vogliamo che i soci esprimano il voto senza condizionamenti e diffidiamo chi lo sta facendo dal continuare a sollecitare telefonicamente i soci invitandoli a recarsi presso le delegazioni”.

Ho colto l'occasione della comunicazione del cambio in corsa della nostra lista costretta a sostituire Geronimo La Russa e Massimo Ciceri (a giudizio della commissione elettorale non in regola con la validità della loro tessera di socio per un discutibile cambio d'articolo nel corso dell'ultima assemblea sociale – NdR) con Marco Coldani e Pietro Meda, per informare il presidente dell'Automobile Club d'Italia Angelo Sticchi Damiani e per chiedergli di prendere posizione nei confronti di chi gestisce le delegazioni affinché l'espressione di voto sia pulita. Angelo Sticchi Damiani mi ha promesso che se ne occuperà prendendo una posizione ufficiale”.

Ivan Capelli ha ricordato che il voto va espresso unicamente sulla scheda che il socio riceve a casa e che una volta compilata deve tornare al notaio Cambareri, il socio ha anche la possibilità di votare recandosi il 22 luglio, unico giorno disponibile per la votazione, tra le h. 9.00 e le h. 13.30, nella sede sociale di corso Venezia 43.

Sport & Rinnovamento s'oppone all'altra lista che ha come candidati
l'attuale presidente di Ac Milano Carlo Edoardo Valli, Michele Nappi, Bruno Longoni e Luca Ronzoni.

Una squadra “pronta ad affrontare una sfida che sarà dura, anzi durissima”, quella composta da Ivan Capelli, Enrico Radaelli (ex presidente degli Amici dell'Autodromo, carica lasciata per una questione di opportunità), Marco Coldani (manager di un'Associazione Chimica in Confcommercio) e Pietro Meda (avvocato, fratello del commentatore televisivo Guido Meda) che – in caso di vittoria - ha già designato Andrea Dell'Orto, presidente di Confindustria Monza e Brianza, alla presidenza della società di gestione dell'Autodromo Nazionale di Monza, la Sias.

L'Autodromo di Monza è sull'orlo di un precipizio, basta un passo falso e...”, ha detto l'assessore alle Attività Produttive Carlo Abbà mentre Marco Coldani che vent'anni fa era stato commissario di pista e adesso si diverte a correre dividendo il volante con Ivan Capelli, dopo aver sottolienato “d'essere stato letteralmente catapultato soltanto cinque giorni fa in questa sfida” ha bollato Sias come “impresa mai gestita” e visto che l'Automobile Club di Milano é il socio di maggioranza di Sias (770mila euro di capitale, il restante 330mila euro è dell'Immobiliare ACM) “dovremo obbligatoriamente guardarci dentro. Abbiamo idee e anche competenze nel motorsport. Dovremo capire se dobbiamo trasformare la curva parabolica (che adesso la Fia ha chiesto di asfaltare - Ndr) in un Drive In, del perché esiste un camping aperto soltanto dieci giorni l'anno, del perché dobbiamo vedere un cantante come Biagio Antoniacci che canta stando sul podio rotondo di premiazione. L'Autodromo è un sogno, dovremo preparare un planning tenendo in considerazione i conti economici. Nel nostro programma parliamo di rinnovamento. Ebbene, il rinnovamento passa per il risanamento, e allo scopo ci sono strumenti come il concordato. Di sicuro l'Autodromo è una risorsa così importante che non può essere dimenticata da Regione Lombardia. La politica deve darci assistenza dal punto di vista tecnico”.

Andrea Dell'Orto: “Confindustria Monza e Brianza ha voluto giocare un ruolo attivo entrando nel Consorzio Parco e Villa Reale, appoggiare la lista di Sport & Rinnovamento è l'ultima chance per salvare l'Autodromo che vive una situazione difficile, con il Gran premio di Formula Uno a rischio, la perdita, doppiamente grave, del Mondiale Superbike perché ciò significa essere usciti da tutti i giri della moto. Tanto è vero che non si è fatta neppure sinergia con Eicma che organizza a Milano il Salone della Moto. Nessuna casa automobilistica ufficiale viene a Monza a fare i test con i nuovi modelli, vanno al Nürburgring (il vecchio tracciato lungo 23 km – NdR). Non c'è il museo e l’autodromo di Monza ha una storia lunga oltre novant'anni e cinque milioni di persone visitano ogni anno il parco. Mi ripeto, il voto a questa lista è l'ultima chance per salvare l'impianto”.
Il candidato della lista, Pietro Meda che in caso di vittoria elettorale si occuperò del rilancio del sodalizio milanese (sotto la presidenza di Carlo Edoardo Valli ha perso circa 20mila soci NdR) ha aggiunto:
Siamo una squadra che porta esperienze di tutti i tipi ed ha come comune denominatore la passione, la sfida é difficile da tutti i punti di vista compresi i problemi legali, la gestione, l’etica. Razionalizzare e utilizzare al meglio il patrimonio dell'Automobile Club di Milano è uno dei punti del programma della lista”.

Per Enrico Radaelli che ha denunciato i danni fatti nel corso degli ultimi quattro anni al patrimonio sociale liquidando Acinnova, vendendo Radio Trafic, assorbendo Aci Tours : “ Nel corso di questa campagna elettorale c'è chi ha usato due pesi e due misure...Dimentichiamo comunque il passato e diamo smalto facendo cambiamenti non solo per l'Autodromo di Monza ma anche perchè l'Automobile Club Milano torni ad essere quello era un tempo il vero club degli automobilisti”.
 

Desio - Omicidio Vivacqua. Il superteste ritratta durante l'incidente probatorio

di Pier Attilio Trivulzio

Dopo l’incidente probatorio restano soltanto i tabulati a certificare i contatti telefonici tra Gino Guttuso e i presunti assassini di Paolo Vivacqua.
Antonio Giarrana chiamò Guttuso alle h. 8,13 del 14 novembre 2011 – la mattina in cui Vivacqua fu ucciso nel suo ufficio a Desio - alle h. 11.41 dello stesso giorno fu Salvino La Rocca a chiamare sul cellulare il 50enne palermitano.
Guttuso, a sua volta, richiamò Giarrana alle h. 16,21 del 14 novembre e un minuto dopo La Rocca.

Altri contatti telefonici, tra le h. 7,12 e le h. 23,42 di quel 14 novembre, sono stati registrati tra i cellulari in uso a Diego Barba, Antonino Giarrana e Antonino Radaelli, gli ultimi due presunti esecutori dell’omicidio del rotamat di Ravausa.

Svanisce, invece, la testimonianza di Guttuso messa a verbale il 15 gennaio dello scorso anno davanti ai carabinieri di Desio che lo avevano convocato per chiedergli conto di quelle chiamate fatte e ricevute.
Nel corso dell'incidente probatorio, davanti al Gip Alfredo De Lillo e al sostituto procuratore Donata Costa, il pregiudicato palermitano, assistito dall'avvocato Noemi Mariani (presenti i legali degli imputati detenuti in carcere in quanto Germania Biondo e Diego Barba sono accusati di essere i mandati dell'omicidio di Paolo Vivacqua, Antonio Giarrana e Antonino Radaelli, gli esecutori e Salvino La Rocca l’intermediario), ha innestato la retromarcia non confermando quanto da lui sottoscritto in caserma a Desio.

Agli uomini del capitano Cataldo Pantaleo aveva detto “d'aver sentito La Rocca riferire che la Biondo tramite il Barba aveva incaricato Giarrana di rapinare Paolo Vivacqua” e “avendo saputo dell'uccisione di Vivacqua ho fortemente sospettato che Giarrana e Radaelli potevano essere stati autori del delitto e che quindi la mia moto poteva essere coinvolta” (Guttuso aveva prestato la moto a Giarrana e Redaelli il giorno precedente l’omicidio NdR).

Nel corso dell'incidente probatorio ha invece ritrattato ed ha affermato “Sono sorpreso del mio coinvolgimento nell'uccisione di Paolo Vivacqua di cui sono venuto a conoscenza leggendo i giornali. Non è affatto vero che lo scooter mi è stato riconsegnato con lo scotch nero che copriva la targa. Non mi ero neppure accorto che ci fosse quello scotch. A trovarlo e rimuoverlo è stato l'uomo del lavaggio a cui avevo portato lo scooter”.

Guttuso per spiegare il cambio di versione ha aggiunto: “In alcune occasioni non ci sono con la testa”.

L’incidente probatorio era stato chiesto dalla Procura di Monza dopo il pestaggio subìto da Guttuso a Desio poco più di un mese fa.
Secondo il Guttuso a riempirlo di botte la sera del 18 aprile erano stati due sconosciuti, forse di origine slava.

 

Monza - Tempi da Lupi per il Cittadino. Nel gruppo editoriale entrano uomini vicini al Ministro e la Fondazione della rivista ciellina

di k.ts.

Cambia la compagine sociale della Editoriale Il Cittadino srl.  Il gruppo Sesaab dopo sette anni cede il passo ai nuovi arrivati: imprenditori legati al ministro Maurizio Lupi e giornalisti della rivista Tempi, punto di riferimento dell’ala più strettamente politica di Comunione e Liberazione.

Sabato  scorso, il direttore del settimanale il Cittadino, Giorgio Bardaglio, in un editoriale aveva preso congedo dai propri lettori (vedi I direttori passano, il Cittadino (e la passione) resta), l’altro ieri sempre con un editoriale il suo successore - Luigi Losa - ha salutato i lettori ritrovati. 
Losa è stato, infatti, direttore  de il Cittadino dal 1994 al 2011 quando venne sostituito proprio da Bardaglio.

In settimana, l’assemblea dei soci dell’Editoriale il Cittadino ha votato l’aumento di capitale portandolo da 1,5 a 4 milioni di euro con il contestuale ingresso nella società  di Monza Brianza Edizioni srl che acquisisce il 50% delle azioni. Le restanti azioni sono divise fra Sesaab con il 35% e la “Beato Talamoni Luigi: presenza” della Curia di Monza con il 15% (in precedenza: Sesaab al 70% e Beato Talamoni-Curia di Monza al 30%).

L’ingresso dei nuovi soci è servito a immettere nuova linfa finanziaria in un gruppo editoriale - oltre al settimanale il Cittadino c’è anche la rete televisiva Monza e Brianza tv - che nel biennio 2011-2012 ha registrato perdite per più di un milione e mezzo di euro (- € 861.301 nel 2011 e - € 696.906 nel 2012). I dati del  bilancio 2013 non sono ancora stati depositati in Camera di Commercio ma dovrebbero essere in linea con i precedenti esercizi.

La Sesaab (Società editrice SS Alessandro Ambrogio Bassiano spa) é editrice dei quotidiani: Eco di Bergamo, la Provincia di Como, La Provincia di Lecco, la Provincia di Sondrio. Dopo la cessione a dicembre de La Provincia di Varese, perdendo il controllo anche de il Cittadino, ha rotto quell’asse di testate prealpine lombarde da Bergamo a Varese che aveva costruito negli ultimi anni.

La società bergamasca era entrata nel 2006  nella proprietà de il Cittadino con un'operazione di lease-back delle testate, operazione estinta anticipatamente nel 2010.
Negli anni hanno cercato di contenere i costi riducendo anche il personale passato dai 19 dipendenti del 2011 ai 15 del 2013. 
La maggior parte dei giornalisti che lavorano per la testata, infatti, sono collaboratori che vengono pagati di media tra i € 5 e i € 12 in base alla lunghezza degli articoli, € 0,50 per ogni foto, € 12 per le riprese video (la videocamera non gli viene, però, passata dal giornale e devono acquistarla in proprio).

Sotto la direzione di Bardaglio il settimanale ha cercato di alzare il livello dei contenuti considerato dai “bergamaschi” molto al di sotto degli standard della testata di riferimento, l’Eco di Bergamo.  E’ stata anche innovata l’impostazione grafica del settimanale e sono scomparse quelle notizie sul mondo ecclesiastico e sulla vita degli oratori che nella precedente gestione di Luigi Losa erano una presenza fissa del settimanale.

Con il ritorno di Losa alla direzione del giornale non si sa se ci sarà un ritorno al passato, è anche vero che non saranno più lui e la curia di Monza a condurre le danze.

Socio forte della nuova compagine sociale è, infatti, Monza Brianza Edizioni srl
La società costituita il 15 maggio 2014 (amministratore unico Samuele Sanvito),  è controllata al 60% da Alessio Barbazza, amministratore delegato della Magazzini Generali Brianza srl (20.000 mq di magazzini doganali a Concorezzo). 
Barbazza, presidente del Comitato piccola industria di Confindustria Monza e Brianza dal 2011 al 2014, oltre ad amministrare la società  di famiglia è stato presidente per due mandati di Cancro primo aiuto, la onlus creata in memoria di Walter Fontana (lo scomparso senatore della Democrazia Cristiana e patron della Fontana Luigi spa), dove con l'occasione della lotta al cancro si incontra e si riunisce il mondo politico ed economico che in Brianza conta.

Gli stessi che sono ospiti fissi alle cene organizzate a cadenza quasi settimanale nella sua residenza di Renate da Carlo Edoardo Valli,  il gran ciambellano della politica e dell’economia brianzola (Valli era presidente del consiglio di amministrazione de il Cittadino fino al dicembre 2013, ma se ne è andato, a suo dire, in dissidio con la linea editoriale di Giorgio Bardaglio). 

Nell’assetto societario di Monza Brianza Edizioni srl, oltre a Barbazza, compare con il 40% delle azioni l’Editoriale Tempi duri srl (amministratore delegato Samuele Sanvito) a sua volta controllata dalla Fondazione Tempi (57.78%), Editoria e Sviluppo srl (31,11%) e Lomafin spa (11,11%).

La Lomafin è riferibile all’imprenditore Lorenzo Manca proprietario di Sicuritalia, ex Istituto di Vigilanza Lariano, società che opera nel settore sicurezza e vigilanza (guardie armate, videosorveglianza, ecc..), mentre Editoria e sviluppo srl (amministratore unico Samuele Sanvito) vede nella compagine sociale, oltre allo stesso Sanvito, una serie di imprenditori.

- Giuseppe Brivio, proprietario della Pierino Brivio di Besana Brianza, azienda che costruisce spazzatrici e mezzi per la raccolta dei rifiuti. Brivio possiede anche un 2,9% di azioni di Biancamano la holding che controlla Aimeri Ambiente (società con sede a Rozzano operante nella raccolta e smaltimento dei rifiuti) e siede nel consiglio di amministrazione della Fondazione Costruiamo il Futuro di Maurizio Lupi.

- Luciano e Claudio Milanese della Econord, società di raccolta e smaltimento rifiuti che gestisce le due discariche di Mozzate (Como) e Gorla Maggiore (Varese): in pratica un’unica grande discarica visto che a dividerle c’è solo il confine comunale e provinciale. 
Questa straordinaria concentrazione di discariche “di confine” si realizzò mentre dominus della zona era Giancarlo Galli, parlamentare della Dc dal 1986 al 1994 (numerose le sue iniziative legislative in campo ambientale tra cui la famosa legge Galli del 1994).
Galli siede nel consiglio comunale di Mozzate quasi ininterrottamente dal 1988 a oggi, vuoi come sindaco (due volte), vuoi come assessore o come semplice consigliere. 
Il comune di Mozzate, nonostante i soldi della discarica, è in completo dissesto finanziario con un buco da 71 milioni di euro e il patrimonio immobiliare pignorato (vedi Mozzate e il debito record. Vale 7 volte le sue entrate).  Recentemente Econord ha chiesto l’ampiamento delle discarica di Gorla Maggiore/Mozzate. 
Il fondatore della Econord Gianluigi Milanese (fratello di Luciano Milanese), scomparso nel 2005, è stato condannato nel 2002 a cinque anni di reclusione nel processo sulla tangentopoli a Varese.

Gli altri soci di Editoria e sviluppo srl sono il salumificio Baldo di Cantù, un imprenditore tessile comasco e un viticoltore del trevigiano.

La società Editoria e sviluppo srl (costituita nel 2006) ha come oggetto sociale la raccolta di pubblicità per periodici, radio e televisioni, ma non sembra molto attiva se nel 2012 ha registrato un fatturato di € 21.500. In compenso ha una quota di partecipazione nella Fondazione Costruiamo il Futuro Brianza di Maurizio Lupi.

Infine in Edizioni Tempi duri srl con il 57,78%, c’è la Fondazione Tempi - l’unica in questa cordata di nuovi soci entrati ne il Cittadino che si occupi di editoria e giornalismo.
La Fondazione Tempi è stata costituita nel 2013 dal settimanale Tempi.

Il settimanale viene pubblicato dalla Tempi società cooperativa
Tra i soci giornalisti della cooperativa Tempi si trovano nomi conosciuti: l’onorevole Maurizio Lupi (Ministro delle Infrastrutture degli ultimi due governi: Letta e Renzi), Nicola Bonaduce (consigliere agli affari regionali al Ministero delle Infrastrutture), Claudio Del Bianco (direttore relazione esterne di Sea - Aeroporti di Milano), Antonio Simone ( a processo per lo scandalo Sanità in Lombardia insieme a Pierangelo Daccò e a Roberto Formigoni. Simone, per questa vicenda è stato anche arrestato nel 2012, vedi Sanità, sei arresti in Lombardia c'è anche l'ex assessore Simone), Samuele Sanvito ( ex vicecoordinatore del Pdl in Brianza, ex consigliere comunale del Pdl a Carate Brianza nella Giunta Pipino mandata a casa dall’inchiesta della Procura di Monza, Carate nostra) e  Luigi Amicone (direttore di Tempi, per un periodo consigliere molto ascoltato da Silvio Berlusconi).

La rivista non naviga in buonissime acque, nel 2012 ha avuto un calo di 800mila euro sui 2,8 milioni  di euro di ricavi da vendite e prestazioni del 2011.
Nel triennio 2010-2012 ha ricevuto € 1.135.347,23 come contributo pubblico per l'editoria.

Tempi viene distribuito con il Giornale, il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi.

L’arrivo di persone molto vicine a Maurizio Lupi  nella proprietà de il Cittadino, viene interpretato da alcuni osservatori come il tentativo di ricostruire il centrodestra(-ciellino) ripartendo dalla Brianza, culla di Comunione e Liberazione, contando sulla diffusione del settimanale di Monza. 

Una Brianza da riprendere dopo che alle ultime europee il Partito Democratico ha conquistato il 41,42% dei consensi.

Dal punto di vista economico, l’ingresso di nuovi soci con una forte presenza di industriali dovrebbe garantire quel flusso di pubblicità fondamentale per tenere in piedi il giornale. Si è parlato anche del fatto che Confindustria Monza e Brianza sarebbe pronta a garantire a Il Cittadino 200mila euro di pubbblicità all’anno, così come la Camera di Commercio e alcune municipalizzate tra cui il gruppo AEB-Gelsia. 

Tra gli industriali che si sono stretti attorno al progetto Lupi-Tempi, non c’è Carlo Edoardo Valli (presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza) smentendo per il momento le voci che lo davano come socio. 

Siedono nel consiglio di amministrazione de il Cittadino: Massimo Manelli, consigliere della Camera di Commercio di Monza e direttore di Confindustria, e Giovanni Barzaghi,  presidente di Apa-Confartigianato ma le due confederazioni di categoria che rappresentano non sono entrate nell’assetto societario come era stato ventilato.

Apa-Confartigianato ha altri problemi. In questi mesi è alle prese con le difficoltà economiche di Sinvest, il consorzio fidi di Apa Confartigianato operante a Monza e Milano, messo in liquidazione il 30 ottobre 2013 dopo che la Banca d’Italia lo ha cancellato dall’elenco speciale degli intermediari finanziari, sembra per problemi patrimoniali. 

Nel bilancio approvato in data 31 marzo 2014, Sinvest ha chiuso il 2013 con una perdita di esercizio di quasi 12milioni di euro, dopo una serie di annate chiuse con perdite milionarie (€ - 1.775.507  nel 2012, € - 1.112.036  nel 2011,  € - 2.024.052  nel 2010, € -1.373.740  nel 2009). 

Sempre nel bilancio 2013 si legge: “ Le attività disponibili e vincolate detenute da Sinvest non sono in grado di coprire interamente le passività al momento in essere. Si renderà pertanto necessario, nell’ottica di assicurare una ordinata liquidazione, procedere prioritariamente alla valutazione della fattibilità di un accordo transattivo con le banche”.
Sinvest ha, però, recentemente ricevuto una boccata d’ossigeno grazie al prestito condizionato da 2milioni di euro di Regione Lombardia.

Delle difficoltà di Sinvest in Brianza non si parla, eppure in un momento in cui gli imprenditori e gli artigiani si lamentano della loro difficoltà ad accedere al credito, la messa in liquidazione del consorzio fidi di Apa-Confartigianto sarebbe dovuta finire sulle prime pagine dei giornali, e invece…

Tra le novità prospettate dall’ingresso della Fondazione Tempi nella proprietà de il Cittadino, ci sarebbe anche l’ipotizzato  trasferimento della redazione del settimanale di CL, dalla sede di Milano in corso Sempione all’edificio che ospita la redazione de il Cittadino a Monza.
 

Monza - Autodromo. L'automobile di “Sport e Rinnovamento” diventa un sidecar. Esclusi La Russa e Ciceri

di Pier Attilio Trivulzio

Ieri sera la Commissione dell'Automobile Club di Milano ha valutato l’ammissibilità delle due liste candidate al rinnovo del Consiglio direttivo dell'ente per il quadriennio 2014-2018 e ha ammesso senza riserve quella composta da: Carlo Edoardo Valli, Michele Nappi, Bruno Longoni e Luca Ronzoni.
Ha invece dimezzato la lista “Sport e Rinnovamento”, composta da: l’ex pilota di Formula Uno, Ivan Capelli, l’avvocato Geronimo La Russa, l'ex presidente degli Amici dell'Autodromo Enrico Radaelli e Massimo Ciceri, proprietario della Beta Utensili.
La Russa e Ciceri sono stati esclusi perché “non in possesso dei requisiti”.


Dalle prime informazioni sembra che l'esclusione di Geronimo La Russa sia dovuta al fatto che avrebbe rinnovato la tessera con qualche mese di ritardo rispetto alla data di delibera dell'Assemblea indetta lo scorso 14 aprile mentre Massimo Ciceri avrebbe chiesto l'iscrizione all’Ac Milano lo scorso gennaio.

Contro l'esclusione i diretti interessati hanno già preannunciato che presenteranno ricorso.

Nel caso non venisse accolto ai soci dell’Automobil Club Milano verrà consegnata una scheda per il voto in cui la lista Sport e Rinnnovamento conterrà solo i nomi di Ivan Capelli ed Enrico Redaelli e due caselle vuote.

La Commissione ha anche deliberato l'esclusione delle due liste dei soci speciali.

Il prossimo Consiglio direttivo dell'Automobile Club di Milano sarà, quindi, composto da 4 membri anziché 5 come stabilito per legge nel maggio 2010.

E pensare che allora la Commissione d'ammissibilità delle liste - dopo che alcuni giorni prima aveva deciso l'esclusione della lista “per la Trasparenza” - tornò a riunirsi in tarda serata soltanto “per la chiusura del verbale” lasciando, invece, invariato il numero dei componenti del Consiglio di amministrazione (otto in tutto), proprio il giorno di approvazione della legge sulla spending review che fissava a cinque il numero massimo di componenti.

Il Consiglio “borderline” dell'Automobile Club di Milano restava quindi composto da: Massimiliano Ermolli, Geronimo La Russa, Michele Nappi, Bruno Longoni, Simonpaolo Buongiardino, Eros Maggioni, Carlo Edoardo Valli, Gian Galeazzo Monarca con Enrico Radaelli in rappresentanza dei soci speciali.

Il Consiglio, così formato, iniziò a lavorare o meglio a litigare.

Perchè subito ci fu chi pose  la questione (Geronimo La Russa e Simonpaolo Buonagiardino)  del respetto della legge sulla riduzione del numero dei consiglieri.
Niente da fare.

Il Consiglio chiese all'avvocato Cirami un “parere pro veritate”, il quale decretò la regolarità del Consiglio nonostante già a dicembre 2010 l'allora presidente dell'Automobile Club d'Italia, Enrico Gelpi, avesse inviato una lettera chiedendo espressamente il rispetto della legge e la riduzione dei consiglieri.

Nel frattempo, Ermolli e Monarca avevano già abbandonato la “parentopoli”, ma subito Valli aveva provveduto a insediare un suo uomo, quel Luca Ronzoni che adesso aspira ad essere rieletto in Consiglio per diventare amministratore delegato della Sias che gestisce l'Autodromo di Monza e quindi il lucroso affare del Gran premio d'Italia di Formula 1.

Soltanto pochi giorni or sono la lista “Sport e Rinnovamento” aveva anticipato a Infonodo che il loro candidato a presiedere la Sias era Andrea Dell'Orto (vedi Elezioni Automobil Club. Ciceri: "Se vinceremo il presidente dell'Autodromo sarà Andrea Dell'Orto").

La lista Nappi-Valli ha il benestare del presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani che vuole mantenere a Monza il Gran premio.

Non essendoci nemmeno il quinto uomo – rappresentante dei soci speciali – il quartetto che si è già accordato per rinnovare la presidenza a Carlo Edoardo Valli – potrò giocare, senza più furiose litigate, le sue carte.
Expo 2015 e il rinnovo del contratto con Bernie Ecclestone fino al 2020 sono gli obiettivi che la lista si è ripromessa di centrare.

E' sperabile che non si faccia la fine del raddoppio dei soci promesso da Valli nel luglio 2010, visto che in quattro anni non solo non c'è stato un aumento ma oltre 15.000 soci non hanno rinnovato la tessera ACI.

Lunedì la trasmissione Report è tornata sulla questione ACI e Autodromo; al seguente link il video della trasmissione e la trascrizione del servizio giornalistico.

Nella foto, Geronimo La Russa
 

Seregno - Giacinto Mariani, l'appropriazione indebita e il battito d'ali di una farfalla

di Qiao Liang e Wang Xiangsui

Mercoledì, il nostro sito ha pubblicato la notizia che Giacinto Mariani è a processo a Milano per appropriazione indebita, accusato di essersi intascato € 45.848,45 di proprietà del condominio che amministrava (vedi articolo).

Il sindaco si è difeso con una nota stampa dichiarando:
«la sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano in data 5 novembre 2013, nella causa civile promossa dal condominio nei miei confronti, ha sancito in modo inequivocabile quanto segue: "Nessun importo é uscito dalle casse condominiali per finalità diverse da quelle istituzionali".

A sua difesa, ha anche aggiunto: «Qualcuno non ha digerito il mio impegno per evitare manovre speculative nella città di Seregno» (vedi comunicato “Colpito il mio impegno contro manovre speculative”).

In che modo “le manovre speculative” a Seregno abbiano influenzato gli ammanchi nella cassa del condominio di via Pontaccio a Milano, non é molto chiaro
Forse il sindaco si riferiva alla teoria del caos, per cui un battito di farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas.

Per capire qualcosa di più, abbiamo chiesto a un condòmino (la parte lesa) di spiegarci la sua versione dei fatti.
La persona intervistata ci ha chiesto di conservare l’anonimato.

- Ci dice come sono andate le cose? L’accusa rivolta a Giacinto Mariani è di aver sottratto 46mila euro al condominio?
Sì, lui é stato ammninistratore del condominio fino al 2008. In quella gestione ha esposto le spese nel consuntivo e nel rendiconto, ha prelevato le spese condominiali ma non ha poi pagato i fornitori per cui i condomini hanno dovuto riversare delle quote per poter fra fronte alle fatture che non erano state pagate. In pratica hanno dovuto pagare due volte”.

- E i fornitori chi erano?
C’erano bollette della luce, il riscaldamento, cartelle esattoriali per imposte non pagate, ritenute d’acconto non pagate. Sono anche arrivati dei solleciti. Non aveva pagato il custode dello stabile, cioè lo aveva pagato con un assegno che poi è andato protestato, per cui é stato pignorato il conto corrente del condominio”.

- Ci sarebbe stata anche l’emissione di un assegno a vuoto?
Sì, sì. Come amministratore, sì”.

- C’è stata una causa civile, giusto?
Sì, esatto”.

- Giacinto Mariani ha fatto intendere che questa causa civile l’avrebbe vinta.
Ma direi proprio di no, é stato condannato a pagare 29mila euro. Non è stato riconosciuto tutto l’importo che gli era stato contestato, forse per questo ha detto di aver vinto. Ma è stato condannato anche a pagare le spese legali, quindi non ha vinto proprio nulla”.

- Lei, quindi, ci dice che Giacinto Mariani ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali?
Sì esatto. Ma Mariani vi ha mostrato la sentenza?

-No
"Strano. Dovrebbe andare in giro con la sentenza in tasca in questi giorni per farla vedere a tutti se afferma di aver vinto la causa”.

Il sindaco non tiene in tasca e non mostra la sentenza del Tribunale Civile; magari la terrà in un cassetto. Quindi bisogna credergli sulla parola.

Il dott. Isidoro Palma, sostituto Procutarore di Milano, non gli ha, però, creduto se lo ha rinviato a giudizio per appropriazione indebita.

Seregno - Il sindaco Giacinto Mariani a processo per appropriazione indebita

Il candidato della Lega Nord alle Europee è sostenuto dall’onda calabra

di Qiao Liang e Wang Xiangsui

Lunedì 19 maggio, Giacinto Mariani è comparso davanti al Gup (giudice dell’udienza preliminare) per rispondere del reato di appropriazione indebita “perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine procurarsi un ingiusto profitto, si appropriava di somme di denaro di proprietà del Condominio di via Pontaccio in Milano, per un totale di € 45.848,45 di cui aveva il possesso in quanto amministratore del medesimo. Con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera. In Milano accertato il 20.01.2010” . Tutto questo secondo il capo di imputazione contestatogli dal sostituto Procuratore del Tribunale di Milano, il dott. Isidoro Palma (vedi documento sotto).

In pratica l’amministratore di condominio Giacinto Mariani avrebbe sottratto 46mila euro dalla casse del condominio che amministrava.

L’appropriazione indebita, reato da colletto bianco, ha una stretta correlazione con il furto da cui si distingue: nel primo caso il reo si appropria di un bene non suo che gli è stato dato in consegna, nel caso del furto si impossessa di un bene in possesso di altri.

L’aggravante richiesta dal sostituto Procuratore secondo l’articolo 61, n. 11 c.p. “punisce la maggiore pericolosità ed antisocialità che il colpevole dimostra approfittando della particolare fiducia che il soggetto passivo ripone in lui” e configura un reato su cui si procede d’ufficio e non solo su richiesta della parte offesa, in questo caso i condomini che già in sede civile avrebbero fatto valere le loro ragioni.

Il reato è punito, salvo aggravanti, con un massimo di tre anni di reclusione e un’ammenda di € 1.032.

Se sarà condannato, il sindaco di Seregno non rientrerebbe nei limiti previsti dalla Legge Severino sull’incandidadibilità e sulla decadenza dei condannati dalle cariche pubbliche ricoperte (in questo caso in Comune o al Parlamento Europeope pe ril quale concorre con la Lega Nord).

Per questa sera è convocato il consiglio comunale di Seregno.

Secondo indiscrezioni, parte dell’opposizione sarebbe pronta a chiedere le dimissioni del sindaco evitando in questo modo alla città lo smacco di avere un primo cittadino con "la patente di ladro”, certificata da una sentenza di Tribunale.

Ci sarebbe anche una forte irritazione perché quest’anno, proprio in consiglio comunale, Giacinto Mariani aveva sostenuto di aver chiesto in Procura notizie circa l'esistenza di indagini sul suo conto ( attestazione ex art. 355 c.p.p), ricevendo dall'autorità giudiziaria risposta negativa.

In realtà, a quanto emerge da una lettura delle carte (vedi sotto), Giacinto Mariani è sotto inchiesta per questo procedimento penale dall’agosto del 2010 ed è stato interrogato dagli inquirenti il 25 ottobre 2013. Fatto, quest’ultimo, che evidentemente non gli deve essere sfuggito e senza neppure la necessità di richiedere un certificato in Procura.

In attesa di risolvere la sua posizione giudiziaria, Giacinto Mariani ha continuato comunque la sua campagna elettorale in vista del voto di domenica.

Perso il sostegno della parte storica della sezione della Lega Nord di Seregno, il suo comitato elettorale è diretto da Alessandro Boneschi (presidente di Gelsia Ambiente) e sostenuto da Alberto Peruffo (consigliere di Gelsia) e Marco Pellegrini (consigliere di Gelsia Ambiente). I consigli di amministrazione delle municipalizzate vanno in scadenza a giugno e il sindaco di Seregno dovrà in questo periodo fare le nuove nomine per i cda del gruppo AEB-Gelsia. 

A sostegno della candidatura di Giacinto Mariani si è mobilitato anche il consigliere comunale Pantaleone Servidio.

Servidio, appartenente alla corrente guidata da Attilio Gavazzi, aveva costituito con Maria Teresa Viganò, e in polemica con il resto del PDL seregnese, il  gruppo consiliare degli Apoti.

A seguito dell’inchiesta del 2013 che vede tra gli imputati Attilio Gavazzi (il processo per corruzione all’ex vicesindaco inizierà il 19 giugno a Monza), Servidio si è bruscamente allontanato dal suo mentore per cercare un precipitoso ritorno in seno al Popolo delle Libertà.
I due - Servidio e Gavazzi - pare non si rivolgano neanche più la parola da un anno a questa parte.

Adesso Pantaleone Servidio galleggia in orbita PDL facendo gruppo consiliare a sé (Indipendente del Popolo della Libertà) e sostiene alle Europee Giacinto Mariani.

Incontrato davanti al comitato elettorale di Mariani, Servidio (vedi foto)  ha voluto esplicitare il suo sostegno al sindaco di Seregno con queste parole: “Scriva pure che Servidio sostiene Giacinto Mariani. I calabresi e anche i siciliani sono tutti con lui. Sant’Agata d’Esaro (esiste a Seregno una numerosa comunità proveniente dal paese cosentino NdR) voterà Mariani”.

Al di là delle dichiarazioni di voto di Servidio, la candidatura di Giacinto Mariani potrebbe intercettare il voto anche di altri calabresi.

Non è forse un caso che una parte dello spot elettorale di Giacinto Mariani  sia stato girato nel bar-panetteria della famiglia Tripodi.

Il panettiere Antonino Tripodi è stato arrestato nel 2010 nell’ambito dell’Inchiesta Infinito sulla ‘ndrangheta in Brianza.
Considerato dagli inquirenti affiliato alla locale della ‘ndrangheta di Desio, Antonino Tripodi è stato condannato a cinque anni di reclusione.

Nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta Tibet di quest’anno che ha individuato in Giuseppe Pensabene il nuovo reggente della locale di Desio, i nomi della famiglia Tripodi, di Antonino Tripodi e della sorella Isabella compaiono in un passaggio significativo.

Scrivono gli inquirenti:
Ulteriori elementi rivelatori dello “spessore” criminale di GIORDANO Fausto derivano dai suoi contatti con alcuni altri pregiudicati calabresi già emersi nell’ambito dell’indagine “Infinito”, e ritenuti vicini alle locali della ‘ndrangheta di Seveso e di Desio (MB), quali ALAMPI Giuseppe e TRIPODI Antonino .

Con riferimento a TRIPODI Antonino alias “Nino”, detenuto in forza del provvedimento restrittivo emesso nel procedimento penale “Infinito”, alle ore 15.45 del 22.07.2011, GIORDANO Fausto veniva chiamato da TRIPODI Isabella alias “Isa”, sorella di TRIPODI Antonino, che utilizzava la scheda cellulare n. xxx, che gli faceva gli auguri di compleanno. GIORDANO manifestava il suo “rispetto” verso la famiglia TRIPODI, chiedendole informazioni sullo stato giudiziario del fratello TRIPODI Antonino”.

Isabella Tripodi (una delle danzatrice dello spot elettorale del sindaco di Seregno) compare anche nel consiglio di amministrazione dell’immobiliare Metro Quadro srl.
Secondo gli inquirenti la società era di fatto riconducibile a Fausto Giordano e da questi messa a disposizione di Giuseppe Pensabene.
Giuseppe Pensabene e Fausto Giordano sono stati arrestati a marzo di quest’anno. Sono imputati ai sensi dell’art. 416-bis di associazione mafiosa oltre ad altri reati tra cui usura e riciclaggio.

Riuscirà e basterà questa happy Seregno-”onda calabra” allestita da Giacinto Mariani a trascinare l’amministratore di condominio (sotto processo) e sindaco di Seregno fino al Parlamento europeo?
Domenica la sentenza delle urne, lunedì 16 giugno la sentenza del Tribunale di Milano.
 

Giacinto Mariani rinvio a giudizio

Monza - Autodromo. Un milione e mezzo di euro per la sicurezza della parabolica e per il restauro delle sopraelevate

di Pier Attilio Trivulzio

Non c'è pace per la curva parabolica dell'Autodromo di Monza. La curva delle “bolle”, comparse nel 2012 durante la gara mondiale della Superbike e per le quali sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di “omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro – processo fissato per il 18 settembre – l'ex responsabile tecnico Giorgio Beghella Bartoli, l'ex direttore Enrico Ferrari e il geometra della Sias Stefano Tremolada.

Per il Gran premio d'Italia di Formula 1 del prossimo settembre, la FIA ha, infatti, richiesto che le vie di fuga della parabolica, ultima curva prima del rettilineo del traguardo, vengano interamente asfaltate.

Sias, società di gestione dell'impianto monzese che ha già tanti problemi economici, dovrà sostenere una nuova e non indifferente spesa, nell'ordine degli 800mila euro, per l’asfaltatura.
A giorni scade il bando di gara, ai primi di giugno verranno aperte le buste e per fine luglio è previsto l’inizio dei lavori.

La società ha indetto anche un altro bando di gara, per il restauro delle due curve sopraelevate del “catino d'alta velocità”. Base d'asta 710mila euro.

Il bilancio 2011, firmato dall'allora presidente Paolo Guaitamacchi, aveva previsto l'accantonamento di 700mila euro per il restauro di questa pista da anni abbandonata ed utilizzata – con le chicanes – soltanto una volta l'anno in occasione del Monza Rally Show. Il restauro conservativo è stato approvato dalla Soprintendenza. La convenzione tra Sias e il Comune di Monza (convenzione che Milano non ha mai firmato – Ndr) dà tempo fino al 3 luglio per l'inizio dei lavori pena il pagamento di una sanzione da € 1.000 euro per ogni giorno di ritardo.

Nei mesi scorsi a visionare il “catino d'alta velocità” sono arrivati in Autodromo – inviati in missione ufficiale dal presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani - tre ingegneri che dopo il sopralluogo hanno preparato il piano per la ristrutturazione completa dell'impianto.
Il piano è stato poi consegnato a Regione Lombardia, con la speranza che grazie ai buoni uffici del presidente Roberto Maroni sia possibile reperire gli 80milioni di euro necessari a sistemare l'Autodromo, in parte per l'Expo 2015 ma soprattutto per convincere Bernie Ecclestone a tenere a Monza il Gran premio di Formula 1 fino al 2020.
Regione Lombardia non si è ancora espressa in merito, anche se nei giorni scorsi è passata la mozione del museo dell’automobile sotto le due curve sopraelevate che per la verità non possono accogliere nessun museo, visti gli spazi angusti e in virtù del raggio di curvatura della pista (vedi In vista delle elezioni per il governo dell’Autodromo, torna l’idea del Museo sotto la sopraelevata).

Carlo Edoardo Valli, presidente (in scadenza) dell'Automobile Club di Milano e di Sias ha fatto a Ecclestone una richiesta ufficiale per tenere a Monza la Formula 1 fino al 2020.
Mister Ecclestone ha fatto sapere che si potrà parlarne ma che di certo per un nuovo contratto della durata di quattro anni non basteranno gli attuali 8/9 milioni dell'accordo in atto che scadrà col Gran premio d'Italia del 2016, lasciando intendere che un nuovo accordo sarà possibile soltanto partendo da una base non inferiore ai 15milioni di euro. A queste condizioni Sias riuscirà a mantenere il Gran premio a Monza?

Sul fronte delle nuove elezioni dell'Automobile Club di Milano che si svolgeranno il 22 luglio, ieri sono state depositate le due liste: quella di Carlo Edoardo Valli, Michele Nappi, Bruno Longoni, Luca Ronzoni e l'altra con Ivan Capelli, Geronimo La Russa, Enrico Radaelli, Massimo Ciceri. Sono state anche depositate le due liste dei soci speciali.

 

Monza - In vista delle elezioni per il governo dell’Autodromo, torna l’idea del Museo (per puffi) sotto la sopraelevata

di Pier Attilio Trivulzio

Anche Bernie Ecclestone, nel 2003, firmò per la conservazione della sopraelevata dell'Autodromo di Monza. Fu Massimiliano Romeo, allora capogruppo della Lega Nord a Monza, che, intercettatolo nel paddock durante i giorni del Gran premio d'Italia, gli chiese l'adesione.

Nello stesso periodo, Marco Cajani, architetto e presidente della Scuderia del Portello, aveva dato vita all'Associazione per il Museo delle auto e delle moto storiche lanciando l'idea, condivisa da duemila firme raccolte nel corso della “Coppa Intereuropa”, “di costruire il museo negli spazi sotto le curve sopraelevate del circuito con un tapis roulant che, partendo dal paddock, avrebbe portato i visitatori fino al catino d'alta velocità”.

Progetto alquanto naif e di difficile realizzazione dal momento che gli spazi sotto il “catino” sono pochi e, per via della pendenza delle curve, agibili unicamente a persone di bassa statura (giusto dei puffi).
Per la verità l’architetto seregnese aveva ipotizzato di imbullonare le vetture al cemento coprendo poi le due curve sopraelevate con un vetro.

Nel 1993 l’ingegner Bruno Zanini, chiamato a redigere una perizia, aveva scritto “la struttura delle curve sopraelevate presenta uno stato di conservazione pessimo ed in alcune zone le solette sono deteriorate al punto da non sopportare più alcun carico” - e avvertiva - “Questa situazione peggiorerà sempre più la struttura che presenta seri pericoli di crollo”.

Sarebbero da abbattere - ha dichiarato a chi scrive nel dicembre 2012 -. L’abbattimento certo comporterà una spesa importante. All’epoca (1993 - ndr) calcolai circa 2 miliardi di lire”.

Nei giorni scorsi, undici anni dopo la bizzarra e “provocatoria” idea di Cajani, l'avvocato lissonese Lino Fossati, consigliere in Regione Lombardia – eletto con 267 preferenze nella lista “Maroni Presidente” - ha presentato una mozione subito appoggiata da Massimiliano Romeo e ha riproposto il “museo interattivo negli spazi sottostanti alle sopraelevate”.
Museo da realizzarsi in vista di Expo 2015.

Gianmarco Corbetta del Movimento 5 Stelle ha detto sì al museo e no alla mozione, mentre per Enrico Brambilla, capogruppo del Pd in consiglio regionale ed ex sindaco di Vimercate: “Il museo non è una cattiva idea visto che la pista di Monza è un vero patrimonio da valorizzare anche dal punto di vista museale”.

Il fatto che la politica si mobiliti in questo momento per conservare il “catino d'alta velocità” trasformandolo in un museo è quanto meno sospetto.
E sì perché già una volta, nel settembre 1998, con una mozione di Massimo De Carolis, il Consiglio comunale di Milano aveva chiesto al comproprietario del circuìto, il Comune di Monza, di “evitare l'assunzione di atti che costringano la Sias ad abbattere anche in parte le sopraelevate”.
La demolizione e lo smaltimento del materiale a carico di Sias era infatti previsto dalla convenzione in atto e, all'uopo, il canone d'affitto era stato ridotto a 900milioni di lire l'anno.

Fra tre mesi esatti dovrebbe scattare la penale, nel caso le sopraelevate non siano state ristrutturate, da 1.000 euro al giorno prevista nell’ultima convenzione firmata nel 2008.
In questi anni, salvo il cambio di alcuni guardrail, nessun lavoro di riqualificazione è stato eseguito.

Sias - che ha pesanti bilanci in rosso essendosi “ volatilizzati” i 6milioni di euro del fondo rischi (su questo filone sta ancora indagando la Procura di Monza) - sotto la presidenza di Paolo Guaitamacchi aveva accantonato 700mila euro per i lavori. Cifra non sufficiente per ottemperare a quanto previsto dalla convenzione.

Nei mesi scorsi con una lettera al Comune di Monza, l'amministratore Fabrizio Turci ha chiesto uno sconto sul canone ricordando l'impegno finanziario per i lavori sul “catino”.

Il sindaco, a ragione, ha risposto picche.
Gli impegni presi – ha ricordato Roberto Scanagatti - vanno rispettati”.

È allora toccato al presidente dell’Automobile Club Milano e di Sias, Carlo Edoardo Valli, scendere in campo.

Con un fitto lavoro di relazioni ha spiegato la situazione all'amico Roberto Maroni, spesso ospite a cena nella sua villa di Renate.
È così iniziata l'onda lunga per il museo da realizzarsi proprio sotto la struttura della sopraelevata, ovviamente con il contributo della Regione Lombardia e in vista di Expo 2015.

Io vado, mi butto dentro, imparo, acquisisco e porto avanti “aveva spiegato nel 2011 “el fuselaCarlo Edoardo Valli a Giovanna Boursier di Report in una celebre intervista.
Dopo di che aveva aggiunto: “Lasciateci lavorare, vediamo come lavoriamo e su come lavoriamo poi ci criticherete oppure ci darete un plauso [..] Sto pensando a qualcosa di nuovo per far sì che la gente sia più interessata ad esempio al turismo dell’Automobile Club.
Si è messa molto disponibile la ministra Brambilla di vedere insieme cosa possiamo fare”.

Valli, quando è stato eletto nel 2010, sognava il raddoppio dei tesserati e raggiungere quota 100mila soci. Ne ha persi 15.000.
Promise “una grande sede dell’Automobile Club Milano a Monza”. Mai realizzata.
In quanto al turismo ha confinato AC Tours nel retrobottega del palazzo di corso Venezia e affittato le vetrine alla pasticceria siciliana dei fratelli Freni.

Nei suoi quattro anni di mandato, anche per colpa dei litigiosi compagni di Consiglio, l’Automobile Club Milano è scomparso dalle cronache milanesi; l’Autodromo, travolto dagli scandali lo ha visto inerte nelle decisioni importanti.
Addirittura, secondo un consigliere, avrebbe concesso una manleva a Enrico Ferrari e Giorgio Beghella Bartoli nel caso il Tribunale di Monza li condannasse a pagare i 700mila euro richiesti da Sias, parte civile al processo che inizierà il 18 settembre.

Ha commissionato un’indagine all’Università Cattolica sull’Autodromo (costata 150mila euro) per sapere come utilizzare al meglio l’impianto motoristico durante l’anno (Edoardo Carlo Valli siede anche nel consiglio di amministrazione della Università Cattolica - Ndr) . Indagine poi lasciata in un cassetto.

Non ha distribuito deleghe, se non quella del merchandising ad Alfredo Scala.

Aveva anche chiesto ad un’agenzia specializzata di vagliare candidati per i ruoli scoperti di Sias, come il settore pubblicità. Anche in questo caso nulla di fatto.

Con questo curriculum ha deciso di ricandidarsi per restare in corso Venezia altri quattro anno e festeggiare così, nel 2016, i suoi primi 80 anni strappando il nuovo contratto alla FOM – Formula One Management – di Bernie Ecclestone per tenere a Monza il Gran premio d’Italia di formula uno fino al 2020.

Però non sa come trovare quegli 80 milioni che servono per fare i lavori di riqualificazione della pista e gli sta sfuggendo anche l’Expo.

E poi, lasciatecelo scrivere, se Valli ha fallito al primo mandato, come può farcela al secondo avendo gli stessi compagni di cordata: Michele Nappi, Bruno Longoni, Luca Ronzoni e un quinto che sarà eletto dai soci speciali?

Questa cordata ha l’appoggio del presidente dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani e del segretario generale Ascanio Rozera che il 6 maggio è venuto apposta a Milano per incontrare Valli.

Mentre l’altra cordata con Geronimo La Russa, Ivan Capelli, Massimo Ciceri e Enrico Radaelli ha alle spalle i politici: Lega Nord e Fratelli d’Italia.

Nel 2010 grande elettore della lista vincente era stato Gianni Zongaro titolare della Edilimpianti di Vedano al Lambro – impegnato nella costruzione di un impianto fognario da 2milioni di euro dentro l’Autodromo - che aveva, tra l’altro, tesserato l’intera famiglia dell’ex sindaco di Introbio e consigliere regionale Sergio Piazza (Forza Italia). Nonna ultra ottantenne senza patente, compresa.
Questa volta uno dei grandi elettori – non sappiamo di quale delle due liste – è il “cane a sei zampe” , l’Eni.
 

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