consumo del territorio

Le aziende di Malaspina cedute a una società di cartolizzazione. Deserta l'asta per il Villasanta Village

18/10/2016

di Pier Attilio Trivulzio

L'ingombrante edificio di nove piani, alto 29 metri, che da otto anni toglie la visuale delle Alpi agli abitanti delle vie Fieramosca e Leonardo da Vinci rischia di diventare un'altra cattedrale nel deserto come, da un decennio, lo “scatolone” del Magic Movie, multiplex a 15 schermi costruito dentro il parco Grugnorto. Nessuna offerta è, infatti, pervenuta al curatore fallimentare Marco Cordaro per l'immobile e le aree della società Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Andata deserta la prima gara del 27 settembre, il giudice del Tribunale di Monza, Giovanni Battista Nardecchia, ha fissato la seconda gara per per il 6 dicembre alle ore 12.
La base d’asta scende da 6 a 5,5 milioni di euro con rilancio minimo di 50mila euro.

Il piano presentato nel 2006 da Brianza Progetti - la società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano lo scorso febbraio - prevedeva la costruzione su di un'area di 52.605 metri quadrati (ubicata nella zona nord-est del comune di Villasanta) di un hotel 5 stelle, un residence in parte da cedere a studenti universitari, un ristorante, un centro fitness a tariffe agevolate per i residenti, un centro commerciale, autorimesse e parcheggi.
Erano anche previsti, la realizzazione di un “Centro Polivalente per i servizi alla comunità” e il rifacimento della piazzetta Sant'Alessandro, più altri interventi.
La convenzione firmata dal comune nel 2006 con Brianza Progetti, amministrata da Mirella Pauletig, venne subito ceduta alla Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Per questo progetto la società ha ottenuto finanziamenti per complessivi 34 milioni di euro da BNL, Mediocreval, Centrobanca e Monte Paschi. Sugli immobili in via di costruzione sono state iscritte ipoteche a garanzia dei finanziamenti per 20,5 milioni di euro in due tranche da 18,7 e 1,8 milioni.

I primi due permessi di costruire, il n. 20 e il 21, vengono rilasciati nel 2008 dal Comune rispettivamente per il residence e l'hotel; un terzo permesso (n. 32) riguarda le opere primarie e secondarie da realizzarsi a scomputo.
Subito partono i lavori per il residence e l'hotel, non quelli per le opere da realizzarsi a scomputo.
Secondo la convenzione firmata dalla società e dal Comune, parte dei posti nel residence vengono riservati a lavoratori temporanei e a studenti dell'Università di Monza, mentre le aree a standard sono cedute per la formazione di un parco agricolo e per la costruzione della palestra, infine parte dei parcheggi a raso restano a disposizione dell'Amministrazione.

Settembre-ottobre 2009. L'avvocato calabrese Mario Giglio compie un viaggio al nord. Dopo aver visionato a Milano un terreno nella zona di via Ripamonti che ha già ottenuto l'edificabilità a cui è interessato il boss della ‘ndrangheta, Giulio Giuseppe Lampada, si sposta ad Arcore per vedere la villa di via Keplero di Giuseppe Malaspina. Infine si reca assieme ad Adolfo Mandelli a visionare il cantiere di via Fieramosca a Villasanta dove gli operai della Picenni di Comun Nuovo (Bergamo) hanno già eseguito gli scavi e s'apprestano a posare le fondamenta per l'hotel-residence-centro fitness-centro commerciale del Villasanta Village.

Di questo sopralluogo ne parla (intercettato) al telefono con Giuseppe Stefano Tito Liuzzo il 22 ottobre. “A MILANO...VOGLIO DIRE...CI SARA' L'EXPO, CI SARA' IL BOOM....ALLORA AVERE LA CAPACITA' IN VIRTU' DELE AMICIZIE CHE SI RITROVA...(Giulio Giuseppe Lampada – ndr) E NELLA SERIETA' , CREARE ANCHE UNA CORDATA, SE CI SONO LE PERSONE DI CUI SI PUO' CREARE LA CORDATA...”.
Il riferimento sarebbe a Giuseppe Malaspina che Adolfo Mandelli (classe 1961), nato a Vimercate ben conosce avendolo frequentato per anni. Sembra, ma non è certo, che Giglio e Mandelli si rechino alla Gimal in via Fiorbellina ed abbiamo anche un lungo colloquio con il costruttore di Montebello Jonico.

Pochi mesi dopo quella visita, Malaspina chiede al Comune una revisione della convenzione “in considerazione della grave crisi finanziaria del settore” delegando a rappresentarlo Giuseppe Spinelli.

Stranamente però le richieste nulla hanno a che fare con la crisi del settore.
Tra l'altro è bene ricordare che proprio in quel periodo Malaspina ha da poco concluso l'acquisto dell'hotel 5 stelle Ca' Sagredo a Venezia per 33,6 milioni di euro, sempre a Venezia dalla società San Giobbe l'area dell'ex Orto Botanico 10 mila metri a verde, 15mila residenziale (120-140 appartamenti). Un'operazione costata circa 30 milioni di euro e la promessa di Malaspina di riportare “nell'orto piante secolari”. Ora invece il luogo è ridotto in uno stato di completo abbandono.

La richiesta di revisione della convenzione riguarda “la ridistribuzione delle edificazioni che rimarranno di proprietà privata con una maggiore destinazione alberghiera di 8.262 mq e 3.213 mq con destinazione d'uso centro benessere ed acquatico e 3.156 mq per la parte residence. Scende a 365 mq la destinazione d'uso commerciale”.

In ragione dell'importanza dell'intervento – continua il documento che il Consiglio approva il 12 gennaio con 13 voti a favore, 6 contrari e 1 astenuto -, tenuto conto della riduzione di dimensioni del centro acquatico e benessere che dovrà costituire oggetto di agevolazioni tariffarie da applicare a particolari tipologie di utenti l'operatore Vullasanta Village prende l'obbligo di versare 400mila euro a titolo di ulteriore contributo al Piano dei Servizi”.

Dopo la stipula della convenzione modificata Giuseppe Malaspina disattende gli obblighi presi, edifica due piani in più dell'immobile costringendo il Comune a rivolgersi al Tar per farglieli demolire. Le compagnie di assicurazioni si rifiutano di pagare le fideiussioni.

Il sindaco Luca Ornago che ha ereditato dalla precedente amministrazione la patata bollente del Villasanta Village assieme all’Eco City di Villasanta degli Addiamano e alla vicenda della Lombarda Petroli (è attesa la sentenza della Cassazione), ha dichiarato: “Tra un anno scade il piano attuativo e si fa tabula rasa di tutto quanto previsto dal punto di vista urbanistico”.

Già, ma se nessun imprenditore dovesse presentarsi? All'amministrazione resterà soltanto la possibilità di incassare la fideiussione di 2,5 milioni della Allianz. Mentre l'area di via Fieramosca-Leonardo da Vinci resterebbe deturpata dall'ecomostro.

Intanto dal 13 giugno con un annuncio sulla Gazzetta Ufficiale “le società Gimal Hotel, San Giobbe, Ca' Sagredo Hotel, Immobiliare Pirsani, Della Via Gramsci, Delfina Lucia, Ideo, Gruppo Edile Caronno, D'Adda Busca, S.A.G.I., Oberdan Immobiliare, Silene, Mariuccia, Immobiliare Milano, Gestione immobili Alberghieri, Martesana, Gritti non sono più di proprietà di Giuseppe Malaspina. In forza di un contratto di cessione di rapporti giuridici individuabili in blocco , la società unipersonale UTAH SPV ha acquistato pro solution da Unicredit SpA tutti i crediti garantiti e chirografari, diritti ed obblighi”.
UTAH SPV è una società veicolo di cartolizzazione dei crediti.

A breve, quando il pubblico ministero Salvatore Bellomo chiuderà le indagini, avviate col fallimento del Gruppo Edile Caronno e sviluppate dalla Guardia di finanza, Giuseppe Malaspina, che ha già ricevuto l'avviso di garanzia,
verrà probabilmente rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ma altri pesanti capi d'imputazione potrebbero aggiungersi.

Ecco i dettagli della perizia estimativa redatta dall'architetto Fabrizio Bonafede per il Villasanta Village
I 4.528 mq del fabbricatoA1 destinato a hotel (80 camere) di 9 piani più due interrati di 1.521 mq è di 3.593.736 euro; il fabbricatoA2 con destinazione residence 5.668 mq e 796 mq di commerciale vale 4.374.975 euro; fabbricato A3, posti auto e autorimesse di 4.853 mq di cui 4.627 mq da cedere ad uso pubblico valgono 1.302.472 euro.
Valore complessivo di mercato dei corpi 9.271.183, 50 euro.
Decurtazioni ed adeguamenti del valore del lotto:
vizi e difetti -99.400 euro;
Peso convenzionale derivante dall'importo garantito da fideiussioni nel complessivo valore degli impegni convenzionali -1.822.400 euro;
Oneri notarili e catastali -15.000 euro;
Valore di vendita giudiziaria 1.833.595,80 euro
Valore di vendita giudiziaria al netto delle decurtazioni 5.500.787,63 euro.

 

Villasanta - L'ecomostro del Village di Malaspina messo all'asta. Il 27 settembre si aprono le buste

13 settembre 2016

di Pier Attilio Trivulzio

Giuseppe Malaspina presentò all’Expo Italia Real Estate del maggio 2006 tre progetti immobiliari: a Monza, sull'area ex Enel di via Pacinotti, a Como, sui 26.000 metri quadrati del Consorzio Agrario Interprovinciale di Como e Lecco, e a Villasanta.

Cinque mesi dopo, il Comune di Villasanta stipula la convenzione con Brianza Progetti srl per il piano di lottizzazione del “Comparto speciale a destinazione prevalentemente terziaria del Prg in località Sant'Alessandro”.
Intervento significativo sia in termini di riqualificazione urbana che di nuove realizzazioni – annuncia l'assessore all'urbanistica Guido Battistini -. Il sacrificio di un'area libera deciso dall'Amministrazione è giustificato dall'importate ritorno in termini di funzioni e servizi. E' il caso della piscina con annesso centro benessere che sarà oggetto di convenzione mirata, e della palestra di proprietà comunale che dovrebbe essere disponibile per il 2009”.

Dieci anni dopo la piscina, il centro benessere e la palestra promesse da Malaspina non ci sono.
A ridosso delle statali Monza-Lecco e Arcore-Vimercate si erge, però, un ecomostro da 14mila metri quadrati di cemento.

La società Brianza Progetti srl che aveva presentato il piano di lottizzazione, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 29 febbraio scorso con debiti per 1,6 milioni di euro. La Villasanta Village srl di Giuseppe Malaspina, che a ottobre 2007 aveva firmato la convenzione, è fallita il 24 novembre del 2015 con sentenza del Tribunale di Monza.

Il prossimo 27 settembre alle ore 12 nell'ufficio del giudice Giovanni Battista Nardecchia presso il Tribunale di Monza, presente il curatore Marco Cordaro, ci sarà l'apertura delle buste con le offerte per rilevare l'immobile.

L'architetto Fabrizio Bonafede che ha redatto la perizia estimativa, ha fissato il valore di mercato degli immobili a 7,3milioni di euro e quello di vendita giudiziaria a 5,5 milioni.
Il curatore fallimentare ha deciso che le offerte eventuali dovranno partire da 6 milioni di euro.
E' prevista la possibilità di un'opzione per verificare con l'Amministrazione comunale una variante di piano.

Siamo aperti a discutere con l'eventuale acquirente per arrivare ad una veloce risoluzione – dice il sindaco Luca Ornago -. La data del 19 ottobre 2017 è l'uscita dal tunnel del piano attuativo: scadendo il piano si fa tabula rasa di tutto quello che è previsto dal punto di vista urbanistico. Da due anni a questa parte sono perfettamente conscio che non sarà un percorso breve perché nel frattempo è subentrato il fallimento che non c'era quando siamo arrivati noi ad amministrare. Da una parte ha rallentato le cose, ma dall'altra, per lo meno, ha tracciato una carreggiata sulla quale muoverci. Adesso abbiamo un interlocutore col quale ci stiamo rapportando”.

Per Villasanta Village abbiamo in mano due fideiussioni: 2,5milioni dell'Allianz per la palestra di Sant'Alessandro e di 734mila euro della Vittoria Assicurazioni per il completamento delle opere pubbliche sulla piazzetta Sant'Alessandro – aggiunge il primo cittadino -. Lo scorso anno abbiamo chiesto l'escussione ma le assicurazioni si sono opposte. Con l'altra società di Giuseppe Malaspina anch'essa fallita, (la Della via Gransci -ndr) siamo per vie legali. Ci siamo ritrovati che le opere di urbanizzazione che prevedevano parcheggio, laghetto sull'area ora a verde e a bosco erano state eseguite e siamo a buon punto; ma c'è di mezzo la bonifica del terreno e quindi la cessione dello stesso su cui devono essere fatte le operazioni di bonifica. Abbiamo una fideiussione di 159.418 euro già escussa che però non possiamo utilizzare essendo in corso la procedura di cessione del terreno bonificato sul quale devono essere eseguiti i lavori”.
Nel corso di incontri dell'Amministrazione con il curatore fallimentare Marco Cordaro è stata presa la decisione pur mantenendo l'impianto planovolumetrico del progetto in convenzione di dare la possibilità al futuro acquirente di trasformare la destinazione d'uso di parte dell'hotel e del residence in residenza libera mantenendo intatta la quota dello spazio commerciale”.

C'è da dire che l'iter del Villasanta Village è stato fin dall'inizio un percorso ad ostacoli. Da subito vengono presentate richieste di modifica del progetto. Nel 2009, infatti Studio Associato A33 dell'architetto Duccio Battistoni chiede “una nuova minor pavimentazione del centro acquatico e benessere nonché del residence a favore dell'hotel”. Le nuove volumetrie richieste sono: 8.262 mq per l'hotel di cui 5.857 mq per il fabbricato1; 2.404 mq per il fabbricato2 con il centro benessere di 3.213 mq ed il residence di 3.156.
Poiché il centro acquatico e quello benessere prevedevano in convenzione con agevolazioni tariffarie a particolari tipologie di utenti, Villasanta Village, s'impegna a riconoscere la cifra di 400 mila euro da rateizzare tra aprile e ottobre 2010.
E' scontro sull'altezza dell'immobile fissata a 28,90 metri. L'impresa appaltante, su evidente specifica richiesta del Malaspina, innalza l'edificio oltre i 9 piani previsti. Dopo varie opposizioni e costi legali i due piani fuorilegge vengono abbattuti.

Ci sembra giusto ricordare che tutte le Amministrazione che si sono rapportate con le società del Malaspina hanno avuto problemi e sono state obbligate a rivolgersi ai legali per rincorrere ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e alle assicurazioni che ponevano problemi all'escussione di fideiussioni.
Nativo di Montebello Jonico trapiantato in Brianza, base operativa in via Forbellina a Vimercate, il costruttore calabrese viene così descritto dalla rivista Economia Immobiliare uscita nel maggio 2006: “Costruire è un'arte antica che richiede forza, impegno, fatica e tanta passione. Una passione che fin da ragazzo Giuseppe Malaspina ha coltivato con tenacia e costanza....Come ditta artigianale nel 1978 nasce Gimal, nel 1992 espande gli orizzonti dell'azienda rivolgendosi anche al settore pubblico. Oggi Gimal é una solida holding con grandi idee, pronta a misurarsi con gli sviluppi futuri del suo territorio concorrendo alla realizzazione di grandi interventi di riqualificazione urbana e di rinnovo delle periferie con l'obiettivo di partecipare ad un razionale e funzionale sviluppo delle aree abitative”.
La realtà è purtroppo ben diversa. Di quei tre progetti presentati a Expo Italia Real Estate nel 2006 ha avuto esecuzione solo il progetto dell'ex area Enel di via Pacinotti a Monza.
I lavori di costruzione del Villasanta Village iniziati nel 2007 e che avrebbero dovuto essere consegnati nel 2009, hanno lo stop nel 2010 quando le aziende che hanno avuto l'appalto da Malaspina non essendo state pagate abbandonano il cantiere.
Dal 2011 con il fallimento dell'Immobiliare Caronno Prima, seguito nel 2012 dal Gruppo Edile Caronno e nel 2013 dalla Costruzioni Caronno Prima a catena finiscono sotto la lente del Tribunale fallimentare di Monza le altre società: S.A.G.I: a gennaio 2015; Silene a luglio 2015; Halesia, Immobiliare Milano, Immobiliare Mariuccia, D'Adda Busca e Oberdan Immobiliare ad agosto; Delfina Lucia a ottobre; Ideo a novembre; San Giobbe e Immobiliare Pirsani a dicembre.
Lo scorso luglio i giudici fallimentari sono stati impegnati a tempo pieno per le udienze di verifica dei debiti accumulati delle società di Giuseppe Malaspina. Un report di Banca Leonardo del 2011 indicava in 500 milioni di euro l'esposizione bancaria del gruppo Gimal.
In Procura il pubblico ministero Salvatore Bellomo è in attesa delle relazioni conclusive della Guardia di finanza di Monza per decidere in merito ai capi d'accusa da contestare al costruttore calabrese.
 

L'Orrido di Origgio

24 / 07 / 2016
di Cinzia

Qualche mese fa sono iniziati i lavori di RIQUALIFICAZIONE del parco Villa Borletti di Origgio, tutti hanno pensato che finalmente si sarebbe dato, ad un parco storico, il giusto prestigio e sicurezza dato che di notte era diventato luogo d'incontro di persone che, oltre al chiasso e al vandalismo, lasciavano bottiglie rotte e rifiuti di ogni genere vicino ai giochi dei bambini e sulle panchine.

Purtroppo la "RIQUALIFICAZIONE" è iniziata con la devastazione di querce secolari e numerosi alberi che offrivano ombra alla zona adibita ai giochi dei bambini, smantellata completamente, allestita come tanti altri parchi con strutture e giochi in legno e circondata da panchine, dove genitori e nonni potevano sedersi all'ombra senza perdere di vista i bambini, al posto di tutto questo ora c'è una spianata di terra che diventerà probabilmente un prato completamente sotto il sole.

La "RIQUALIFICAZIONE" è continuata con la costruzione di una zona dedicata al gioco dei bambini realizzata con CEMENTO ARMATO, MATERIALE GOMMOSO, penso del tipo EPDM o SBR, in uno scambio di mail con l'amministrazione comunale non ho avuto smentite o conferme in merito ( da una ricerca su internet risulta che l'uso di queste sostanze gommose anche se permesse non hanno nessuna certificazione da enti o ministeri per la salute pubblica, anzi, alcune analisi effettuate dal ministero della Sanità mettono in guardia sul rischio di contaminazione da sostanze nocive ) e ACCIAIO, ALLUMINIO o FERRO, il tutto utilizzando un sedimento in cemento, ricordo presunto di una vecchia cascina a ridosso degli appartamenti, questa nuova area giochi rimane sotto il sole dalla mattina alla sera, è contornata da panchine in CEMENTO ARMATO stile muro di Berlino, il calore del sole fa si che dalla pavimentazione si espande tutto intorno un odore di gomma calda insopportabile e immagino lo scivolo, come un piccolo tunnel che attraversa una di queste palle in gomma fatti in acciaio o materiale simile, che temperatura potranno raggiungere, non ci sarà da stupirsi se qualche bambino si scotterà la pelle appena toccherà uno di questi giochi, sempre restando in tema sicurezza la " RIQUALIFICAZIONE " prosegue con costruzione di una specie di rampa di lancio in ferro e cemento tipo salto con skateboard, struttura che se perfetta in aree adibite per questo tipo di sport, mi sembra pericolosa in un parco aperto al gioco dei bambini.

In uno scambio di opinioni con il sindaco di Origgio, dove ho esposto le perplessità e dubbi sull'andamento dei lavori per quanto riguarda la DEVASTAZIONE del parco, per l'utilizzo dei materiali usati per i lavori e soprattutto sull'approvazione di un progetto del genere da parte del consiglio comunale, resto più attonita quando mi viene comunicato che c'è in progetto un nuovo parco giochi di 4.000 mq. in un'altra zona di Origgio che a suo dire sarà più idoneo al gioco dei bambini, questa affermazione mi sembra un'ammissione che questa area giochi nel parco villa Borletti allora non sia del tutto idonea, e a questo punto mi chiedo che senso ha avuto rovinare per sempre un parco secolare quando c'è in progetto un'area giochi così grande, progetto che è anche costato una cifra non indifferente e che avrebbe potuto essere utilizzata in maniera diversa.

Con questa lettera vorrei invitare chiunque a farsi un giro per constatare personalmente quanto scritto e vorrei anche sensibilizzare i cittadini di Origgio su quella che a mio avviso è stata una vera DEVASTAZIONE di un parco secolare, vorrei portare avanti un comitato cittadino e/o avere un rappresentate in comune che possa informare la popolazione e intervenire in tempo sulle decisioni che vengono prese su progetti che vedono coinvolti beni inestimabili come i bambini e la salvaguardia dell'ambiente che ci circonda in modo da evitare che progetti futuri seguano l'esempio di quello del parco villa Borletti e magari cercare di porre rimedio in qualche maniera a questo che ho definito L'ORRIDO DI ORIGGIO.

Chi volesse aderire, promuovere, proporre o criticare quanto scritto lo può fare mandando una mail a cinziag464@gmail.com

Pedemontana: Insieme in Rete scrive al Ministro Delrio

Il 30-06-016, il coordinamento ambientalista Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile ha presentato e illustrato alla stampa (presenti anche i sindaci di Seveso e di Lentate) i contenuti di una dettagliata relazione inviata al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti GRAZIANO DELRIO.
Un rapporto che mette a fuoco le numerose criticità collegate al progetto dell'autostrada Pedemontana Lombarda sia nelle tratte già in esercizio (A, B1 e tangenziali di Como e Varese) sia per quanto riguarda il progetto di completamento relativo alla tratta B2 e inizio C.
Una comunicazione dettagliata con valutazioni e richieste chiare e precise: si rinunci al completamento di questa devastante, inutile e dispendiosa infrastruttura autostradale, si realizzino le previste Compensazioni Ambientali per le tratte in essere si apra un tavolo di discussione e verifica sulla mobilità sostenibile, sul ferro e la viabilità locale che necessita di potenziamenti.

La relazione di Insieme in Rete a Delrio e il comunicato su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/06/insieme-in-rete-scrive-al-ministro.html

Pedemontana: M5S presenta mozione per fermare l'opera

PEDEMONTANA: M5S PRESENTA MOZIONE PER FERMARE L’OPERA FALLIMENTARE. 
Roma, 26 febbraio 2016 – “Dopo aver incontrato meno di un mese fa il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, dopo aver ripetuto sino allo sfinimento quanto sia un fallimento quest’opera, il M5S ha presentato oggi alla Camera una mozione che impegna il Governo a fermare Pedemontana Lombarda lì dove è ora.” A dirlo, il deputato Davide Tripiedi, primo firmatario dell’ennesimo atto parlamentare presentato dai 5 Stelle contro l’inutile autostrada. Pedemontana Lombarda, che da progetto risulta essere l’autostrada più costosa d’Italia con i suoi più di 5 miliardi di euro di costo totale, ha già terminato i fondi pubblici per la sua realizzazione con le tratte A, B1 e le tangenziali di Como e Varese, già aperte al pubblico. Allo stato attuale, non è ancora stato realizzato più della metà del tracciato complessivo. E mancano più di 3 miliardi di euro per terminare i lavori. Visti i costi proibitivi per gli utenti (20 centesimi al chilometro, il pedaggio più caro d’Italia), le tratte già aperte sono largamente sottoutilizzate. Anche per questo motivo, né i privati né il pubblico che hanno investito su quest’opera faraonica, hanno intenzione di spendere più un centesimo per proseguire i lavori. “La nostra linea politica non è mai cambiata nei confronti di un’opera che abbiamo criticato da prima ancora che nascesse. – precisa il deputato pentastellato – In questa mozione ribadiamo quanto presentato dal nostro gruppo politico nei numerosi atti depositati in tutte le sedi opportune.” I 5 Stelle, chiedono al Governo che non venga destinato più alcun soldo pubblico per la realizzazione di Pedemontana Lombarda, comprese eventuali defiscalizzazioni. Inoltre, per la sua comprovata inutilità, insostenibilità economica ed ambientale e per le numerose indagini aperte nei confronti di chi ha gestito i lavori, che venga esclusa dalla lista della quale fa parte, delle opere infrastrutturali considerate strategiche per il paese. E ancora, nel caso si verificasse la presenza di diossina nei terreni della non ancora realizzata tratta B2, che venga bloccato immediatamente e definitivamente il proseguimento dell’autostrada e, per le tratte esistenti, che vengano completate le opere di compensazione promesse. “Abbiamo inoltre chiesto che il Governo si prenda l’impegno di sanzionare chi commette errori sugli studi di settore riguardanti i reali benefici tra costi e ricavi delle grandi opere. I cittadini devono smettere, una volta per tutte, di pagare per errori commessi da altri!” – dichiara Tripiedi – “In ultimo, lo stesso Governo deve impegnarsi ad incentivare il trasporto pubblico locale. Viaggeremmo tutti meglio, si creerebbero più posti di lavoro e non si continuerebbero a devastare inutilmente i territori del nostro paese e le nostre finanze.” In questa mozione contro Pedemontana, hanno posto la firma praticamente tutti i deputati del M5S alla Camera. “E’ l’ennesimo segnale di unità di gruppo che lanciamo contro le fallimentari scelte sulla politica viabilistica portate avanti dalle istituzioni che si sono succedute nel corso degli anni e che trovano continuità in quelle attuali che proseguono con il voler realizzare quest’opera del tutto inutile.”

Monza Metropolitana: dopo le tante belle parole in concreto molto poco, alcuni ripensamenti e addirittura passi indietro (come nel nuovo Pgt)

Siamo da capo: Monza Metropolitana sta ritornando nella nebbia. Fortissima delusione anche dal documento del nuovo Pgt licenziato in questi giorni dalla Giunta Scanagatti. Per ottenere lo sviluppo della M5 da Bignami a Monza è fondamentale che la nostra città metta a disposizione uno spazio per la realizzazione del deposito treni della linea (oltre 6mila mq). Ci si aspettava che nel documento quello spazio fosse definito con chiarezza, ma non è così. Rispetto alla prima bozza predisposta dalla Giunta, oggetto di nostre critiche sin dall’aprile scorso, un accenno alle infrastrutture della metropolitana è ricomparso nell’AcT01 Bettola-Casignolo, ma in modo inadeguato. Certamente in modo addirittura più debole di quanto non sia nel PGT vigente (Ambito 30b). Insomma, sull’indispensabile deposito treni di M5 la giunta Scanagatti non fa passi avanti, anzi ne fa uno indietro. E a nulla valgono le recenti dichiarazioni del sindaco alla stampa, perché mai come in questo caso gli atti amministrativi sono fondamentali e sono gli unici ad avere peso. Dice Isabella Tavazzi, portavoce dell’Associazione HQMonza: “Su Monza Metropolitana sentiamo tante belle parole, ma registriamo addirittura passi indietro. Lo studio di fattibilità, che era stato annunciato per dicembre, è già slittato a febbraio 2016. Nel nuovo Pgt di Monza, il deposito treni non è chiaramente previsto. Nonostante l’esistenza di analisi e studi commissionati più volte dagli stessi enti pubblici, ora si tornano a sollevare dubbi sull’utilità della linea, mentre a Milano si riparla di prolungare la M5 dall’altra parte, cioè da San Siro a Settimo, e non fino alla Villa Reale. A questo punto, lanciamo un pubblico avviso alla politica: i cittadini non sono disposti a farsi prendere in giro e sono pronti a mobilitarsi. Il metrò a Monza è indispensabile e soprattutto urgente”.

Olgiate - Comunicato NoElcon

PRESENZA AL CONSIGLIO COMUNALE DI OLGIATE

In seguito alla convocazione del consiglio comunale del comune di Olgiate Olona per lunedì 30 novembre a partire dalle ore 21.00,dove uno dei punti in discussione è il nuovo progetto Chemisol, abbiamo deciso di partecipare numerosi per contestare l'ennesimo affare a scapito della popolazione e a favore di aziende vecchie e nuove: 

in tutta fretta si sta decidendo il futuro del polo chimico olgiatese, per la disperazione degli affaristi di Castellanza che hanno ricevuto dal progresso la parte più inquinata dell' Ex Montedison e quindi non così facilmente speculabile (per ora). 

ma torniamo al punto chiave: lunedì verrà messo ai voti il nuovo progetto Chemisol, che per un'area di circa 30000 mq vedrà sorgere capannoni industriali e centri commerciali, tutti noi sappiamo quanto necessita la nostra zona di  nuovi punti vendita e nuove industrie, ma la solita scusa dei posti di lavoro siamo certi non tarderà a cercare di convincere le masse in crisi e al contempo spendaccione. 

Perché noi vogliamo contestare?

Innanzitutto perchè bisogna bonificare totalmente un terreno che per oltre un secolo ne ha viste di tutti i colori (metalli pesanti, derivati del petrolio, melammina, formaldeide) e , per quanto il mito del nord laborioso e industriale ci abbia annebbiato le menti e resi orgogliosi di tanto lavoro misto a morte, siamo arrivati al punto di non cascarci più: basta invenzioni, basta speculazioni, bisogna bonificare questo terreno!! 

Le malelingue pensano che la Chemisol stia tentando una fuga di gran carriera con tanto di fuochi d'artificio per poi lasciar cadere il velo che stampa e amministrazioni gli reggono, mostrandoci poi un disastro ambientale da bonificare,a nostre spese...

come già segnalato in questi anni le falde acquifere sono inquinate fino a 100 mt di profondità, e i veleni non si fermano, non si fermano neanche le deroghe, insomma, stiamo combattendo su più fronti e nel corso di questi anni abbiamo smascherato e impedito affari e affarucoli.

Saremo al consiglio comunale di Olgiate per ricordare a questi amministratori complici, e a tutti quelli che fino ad ora hanno fatto orecchie da mercante o ancor peggio non interessandosi gli hanno lasciato mano libera, che noi li osserviamo e non riusciranno a fregarci 

a lunedì

Castellanza: Comunicato No Elcon su udienza TAR 19-11

Gli scarichi in deroga sono illegali
chi li autorizza sono solo dei criminali
- Comunicato sull'udienza al TAR del 19-11 -

 
venerdì 19-11 si è tenuta l'udienza al TAR Lombardia sul ricorso della Perstorp di Castellanza contro la decisione della Provincia e della Conferenza dei Servizi che il 16 aprile aveva imposto all'azienda chimica di finirla con gli scarichi in deroga delle aldeidi nel depuratore di Olgiate Olona (rientrando nei limiti stabiliti per legge dopo quasi 10 anni!!). Il TAR dopo aver accolto la sospensiva richiesta dall'azienda e "autorizzato" lo sversamento fino a fine anno degli scarichi in deroga (che hanno appestato per tutta l'estate e tuttora tutti i comuni della zona, in particolare Marnate), aveva imposto una fase istruttoria "per accertare" l'origine degli odori molesti!, rinviando al 19 novembre per la trattazione di merito.
Sotto un controllo poliziesco asfissiante fin dalle ore 9 una quindicina di esponenti dell'Assemblea Popolare dispiegavano striscioni e bandiere e distribuivano un comunicato con i motivi del presidio davanti la sede del TAR. Dopo le 14,30 iniziava l'udienza a cui abbiamo assistito. L'avvocatessa della Perstorp illustrando ai giudici la situazione diceva che solo due altre segnalazioni erano pervenute al Comune di Marnate sugli "odori molesti" (e sottolineando: "da parte dei soliti noti"). Nulla replicava l'avvocato Brigandì nominato dal Comune di Marnate avvalorando le falsità della Perstorp visto che le denunce sono state centinaia, numerose le assemblee tenute e fatto il 7 novembre un corteo a Castellanza con oltre cento persone mobilitate per dire "basta deroghe - basta veleni". La Persorp attraverso il suo legale proseguiva dicendo che avrebbe "autolimitato" gli scarichi delle aldeidi scendendo da 55 mg al litro "concessi" dal TAR a 40, ma scendere al di sotto significava chiudere la produzione! L'avvocato  del Comune nulla eccepiva sulla illegalità degli scarichi in deroga e si dichiarava disponibile a proseguire un'indagine per risalire alle cause degli odori molesti. La Provincia a sostegno della fase istruttoria depositava un documento del 16-11 dell'ARPA sugli scarichi della Perstorp dove dice di non essere in grado di misurare il livello dell'inquinante odorigeno. (Tutte falsità perché è da anni che i vari tavoli tecnici provinciali hanno certificato la certezza dei cattivi odori causati dagli scarichi delle aldeidi della Perstorp e gli stessi responsabili del depuratore avevano dovuto ammettere a malincuore che lo sversamento degli scarichi industriali della Perstorp sono fonte permanente del malfunzionamento del depuratore!! È tutto documentato. Se qualche giudice fosse interessato possiamo fargli avere la documentazione relativa!!). Sulla proposta della Perstorp di "autoriduzione" dei veleni l'avvocato della provincia chiedeva una collaborazione più fattiva all'azienda. I giudici facevano di tutto per far proseguire la fase istruttoria avviata dall'ARPA e spingere a un "accordo" Provincia e Perstorp sul nuovo limite degli scarichi in deroga. NESSUNO, GIUDICE O AVVOCATO, ha voluto affrontare l'illegalità palese della perpetuazione degli scarichi in deroga!!
Il TAR ha protratto fino a fine anno l'istruttoria-farsa dell'ARPA ed ha stabilito per i primi di febbraio del 2016 la decisione finale.
Noi diciamo una sola cosa: GLI SCARICHI IN DEROGA SONO ILLEGALI - CHI LI AUTORIZZA SONO SOLO DEI CRIMINALI! E ribadiamo che la nostra mobilitazione proseguirà ancora più ferma e decisa di prima!
 
Castellanza 20-11-2015
 
L'Assemblea Popolare No-Elcon

La Pedemontana avanza. Ma ora servono 2 miliardi

di Lucia Galli da il Giornale

 Splende il sole sulla tratta B1 di Pedemontana, aperta da oggi. Eppure la nebbia è fitta sul futuro dell’opera. Il tracciato dei nuovi 7,5km si vedrà anche dal satellite, ma sono in molti, a non vedere gli effetti di una nuova autostrada che per ora somiglia ad un’incompiuta. Il governatore Roberto Maroni dice che sarà «costretto a ricandidarsi nel 2018» per vedere finita ben oltre il 2020 l’intera opera. Ma assicura: «La realizzeremo tutta». Sarebbero 157 km fra autostrada,tangenziali e strade ordinarie, siamo a quota 43 in circa 5anni. Intanto da oggi si cercano le risorse per il prosieguo: mancano 2 miliardi e a metà novembre è stata prorogata la gara nella speranza che non vada di nuovo deserta come a settembre. Se no, ci si arrangerà: il Pirellone assicura che le risorse ci sono, ma vanno sbloccate e così il prete di Lomazzo passa, prima del taglio del nastro fra operai commossi, a benedire l’asfalto di ultima generazione sotto l’occhio elettronico del nuovo sistema «free flow».

A realizzare, in 18 mesi, quest’ultimo lotto di 7,5 km, è stata l’austriaca Strabag che spera, per voce di Marina Humitsch, di poter aprire presto i cantieri anche degli altri lotti che si è aggiudicata. L’assessore Alessandro Sorte insieme a Massimo Sarni, Ad di Serravalle-Milano Tangenziali e Vincenzo Pozzi, presidente di Cal - Concessionaria autostrade lombarde, ripassano il cronoprogramma: entro il 2016 l’avvio lavori sulla tratta B2, 10 complicati chilometri, poi nel 2017 la tratta C verso Vimercate e quindi a fine 2019 l’inizio lavori sulla tratta D, fino al traguardo di Trezzo sull’Adda.

«L’opera è utilissima ma ha richiesto un alto costo all’ambiente e agli uomini », tuona il sindaco di Lomazzo, Valeria Benzoni, «speriamo non sia stato un prezzo inutile». È lei a sfoggiare l’unica fascia tricolore: molti sindaci della zona hanno disertato la cerimonia e quelli della tratta B2 han fatto causa a Pedemontana per«danno al territorio ».
Temono lavori a singhiozzo, che non portino i 60milioni di opere di compensazione necessaria. Di fonte hanno un anno di rodaggio in cui il «grandevaso» di A36 sverserà ( nuovo) traffico nel«piccolo vaso» della Milano - Meda già colmo di (vecchi) pendolari, 70mila al dì.

Per mancanza di fondi si era pensato ad un piano B: risparmio di 1,3 miliardi evitando la terza corsia e arrestando a Vimercate l’opera. «Ma anche questa idea è rimasta inascoltata » spiega GigiPonti, presidente della Provincia Monza e Brianza.
Intanto i conti si fanno anche sui pedaggi «decisi dal Governo nel 2007», ricorda Maroni: 0,18 centesimi al km, quasi come Milano-Bologna. Iscrivendosi però a «Conto targa »novembre è gratis, anche retroattivamente, e fino a febbraio si paga la metà. Poi lo sconto sarà solo per i frequent drivers con almeno 8 passaggi al mese. Registrarsi al sito è obbligatorio anche per i possessori di telepass. I disagi di questi giorni, fra call centre e siti che si bloccano saranno risolti.

Una causa legale contro Società Pedemontana

http://www.provincia.mb.it/news/dettaglio_news.html?id=16088&area=256&ti...

Monza, 28 ottobre 2015. L’annuncio è arrivato oggi, al termine del Collegio di Vigilanza convocato in Regione Lombardia: all’ordine del giorno l’apertura alla traffico della tratta B1 di Pedemontana, già fissato per il prossimo giovedì, 5 novembre, un giorno dopo il termine dei collaudi: una decisione che i Sindaci della Brianza avevano contestato da tempo, considerando le sicure gravi ripercussioni sul traffico già congestionato della Milano-Meda e della viabilità locale.
"Abbiamo atteso le risposte che ci erano dovute per troppo tempo, ma le risorse e gli interventi promessi sono ancora sulla carta e ora ci troviamo davanti al fatto compiuto - spiega il Presidente della Provincia Gigi Ponti, Sindaco di Cesano Maderno, al termine della riunione a Milano - Non ci resta che ricorrere all’ultima via a disposizione, l’azione legale contro Pedemontana”.

I Sindaci della tratta B2, pertanto, hanno attivato il percorso amministrativo per la nomina di un legale a tutela del territorio che rappresentano: si tratta dei Comuni di Lentate sul Seveso, Meda, Seveso, Barlassina, Bovisio Masciago e Cesano Maderno.
“Abbiamo provato in tutti i modi a non ricorrere alle vie legali, che a questo punto, però, sono una scelta obbligata - aggiunge Ponti - Ci eravamo appellati anche al buon senso del Presidente Maroni per impedire questa operazione: da giovedì prossimo Pedemontana sarà un’autostrada che a Lentate riversa tutto il traffico su un tratto di ex strada statale obsoleto e senza manutenzione. Nessuna opera di compensazione di quelle previste è stata eseguita”.

Nel mirino dei Sindaci il mancato rispetto dell’accordo di programma sottoscritto nel 2007 e del relativo cronoprogramma da parte della Società Pedemontana che - tra le altre cose - avrebbe dovuto prendersi in carico la tratta brianzola della Milano-Meda, pari a 9,5 km già da gennaio 2015.

"Dopo tutte le revisioni progettuali, sempre al ribasso, di quest’opera nessuna delle date indicate nei documenti risulta essere stata rispettata”, aggiunge Ponti.

Meda: Sinistra e Ambiente abbandona la maggioranza

Il 16-07-015, con una conferenza stampa e un comunicato il gruppo di Sinistra e Ambiente con il suo Consigliere Comunale Alberto Colombo ha reso pubblica la volontà di uscire dalla maggioranza di Meda.
Una decisione ormai obbligata visti gli ultimi accadimenti e gli ultimi atti sull'urbanistica, non condivisi, prese dalla Giunta di Caimi.
Una decisione sofferta accompagnata dalla delusione di non essere mai stati considerati parte propositiva e attiva di una coalizione e di una maggioranza raggiunta grazie anche al nostro contributo determinante.
Una decisione conseguente all'ESCLUSIONE attuata nei nostri confronti dal Sindaco, dall'esecutivo e dal Pd che nella sua composizione politica non ha voluto o non ha avuto la forza e la volontà di richiamare a lealtà e concretezza l'esecutivo.
Continueremo comunque a lavorare con al centro la nostra identità e le nostre sensibilità ambientali e sociali indipendentemente dalla nostra collocazione consiliare.

Sinistra e Ambiente Meda

Meda: la giunta Caimi respinge l'osservazione degli ambientalisti sull'AC4 e approva altro cemento

Il 10-07-015 è stata pubblicata sull'albo pretorio del Comune di Meda la Delibera di Giunta n° 144 dell'8-07-015 in cui si RESPINGE controdeducendo, l'osservazione presentata dal coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di MB, dal WWF e da Sinistra e Ambiente.
Nella stessa delibera la Giunta HA APPROVATO il Piano attuativo sull'ambito di trasformazione AC4 di via Piave, così come era configurato nella Delibera di adozione.
Nuovo cemento su Meda con tre capannoni.
Il commento e le valutazioni di Sinistra e Ambiente su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/07/la-giunta-caimi-respinge-losservazione.html

Meda: centro storico e variante PGT, passa il tempo ma ......

In un quadro di scarsa mancanza di trasparenza sull'intero iter e sui contenuti della Variante al PGT di Meda, il 10-06-015, l'amministrazione, con l'assessore Buraschi, ha presenziato e relazionato ad un'iniziativa della Pro Loco e degli Amici dell'Arte sul tema del Centro Storico e della sua possibile riqualificazione.
I commenti e le valutazioni di Sinistra e Ambiente al link:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/06/centro-storico-e-variante-al-pgt-passa.html

Seveso esondato, il giudice di pace: «Palazzo Marino risarcisca i danni»

di Gianni Santucci da il Corriere della sera

La mattina dell’8 luglio dell’anno scorso, la signora B. V. esce di casa e trova la strada coperta di fango. Rivoli di acqua sporca scorrono ancora lungo via Murat, non lontano dalla fermata del metrò di viale Marche. L’esondazione del Seveso, nella notte, è avvenuta molto più a Nord, all’altezza di Niguarda, ed è stata violentissima. La donna arriva fino alla sua auto: la corrente di fango l’ha investita fino all’altezza delle ruote; acqua e terra si sono infiltrate nell’abitacolo. Il conto dei danni, alla fine, si avvicinerà ai 1.300 euro. A metà febbraio scorso, più di sette mesi dopo l’esondazione, la donna è comparsa di fronte al giudice di pace di Milano. E di fronte a quel giudice il Comune ha riconosciuto di dover risarcire ai cittadini i danni provocati dal Seveso. È un passaggio importante soprattutto per il principio, non per la somma (Palazzo Marino ha proposto una transazione da 650 euro). Per la prima volta infatti, con una delibera del 5 dicembre 2014, la giunta di Giuliano Pisapia e dell’assessore Marco Granelli aveva infatti già deciso di assegnare un «contributo di solidarietà » a tutti i milanesi che hanno subìto danni durante l’esondazione del 7-8 luglio.

La stessa donna che ha aperto una causa davanti al giudice di pace aveva già presentato un’istanza di risarcimento allo sportello di Palazzo Marino. È incrociando queste due procedure (quella giudiziaria e quella amministrativa) che il Comune chiuderà la vicenda: assegnerà alla donna il contributo di solidarietà per definire l’accordo che chiuderà anche la causa. Per la prima volta, di fronte a un giudice di pace, Palazzo Marino ammette il principio che la responsabilità per i «danni da Seveso» è pubblica. Proprio a partire dall’inizio di febbraio 2015 il Comune, dopo aver esaminato le pratiche, ha cominciato a versare i contributi ai quasi 700 cittadini che ne avevano fatto richiesta. Le pratiche sono state gestite quasi tutte entro il mese di marzo. È stata la prima volta che il Comune ha messo a disposizione dei privati un fondo (2 milioni di euro) per pagare i danni. Una procedura «gemella » è stata aperta anche per la successiva esondazione del 15 novembre. Nei giorni scorsi Comune e Metropolitana milanese hanno avviato la pulizia del tratto sotterraneo del torrente, all’altezza di via Melchiorre Gioia, in parte ostruito da fango, massi e detriti che vengono trascinati dalle piene. Annunciato dall’assessore Granelli l’estate scorsa, questo lavoro dovrebbe aumentare la portata del tunnel nel quale scorre il Seveso e, di conseguenza, ridurre il rischio di esondazioni.

A Meda si continua a consumare suolo

A Meda, l'iter del Piano attuativo per l'ambito di trasformazione AC4 di via Piave è ora arrivato all'ADOZIONE.
Con delibera di Giunta, n° 63 del 25-03-015, la proposta progettuale avanzata dalla proprietà è stata adottata.
A Meda dunque, SI CONTINUA INGIUSTIFICATAMENTE A CONSUMARE SUOLO.
Su una delle ultime aree verdi è infatti prevista l'edificazione di TRE EDIFICI AD USO PRODUTTIVO e CAPANNONI su più livelli.
Eppure, le strutture simili VUOTE sono molte a Meda (innumerevoli cartelli vendesi/affittasi) e non vi è alcuna necessità di averne altre.
I dettagli su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/03/a-meda-si-continua-consumare-suolo.html

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