Seveso

Insieme in Rete: Archiviare Pedemontana, ampliare il Bosco delle Querce e recital di #abbracciebaci a Seveso il 22-9-017

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE promuove e organizza il recital "TUTTI DORMONO SULLA COLLINA" del gruppo #abbracciebaci, tratto dall'antologia di Spoon River di Edgar Lee Master.
L'evento, ad ingresso gratuito, si terrà venerdì 22-9-017 a partire dalle ore 21.00 presso il Bosco delle Querce in via Ada Negri 1 a Seveso.
Fa parte dell’iniziativa ARCHIVIARE PEDEMONTANA e AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE avviata in occasione del quarantunesimo anniversario del disastro ICMESA.
Grazie alla disponibilità e alla recitazione di un gruppo di uomini e donne, in questa serata, rivivrà il paese immaginifico di Spoon River con i racconti dei dolori, degli amori, delle lotte, delle conquiste dei suoi abitanti.
Uno spunto per rammentare come la Memoria è cosa importante, sopratutto in un territorio che ha vissuto il dramma della contaminazione della Diossina TCDD dell'ICMESA e che ancora oggi corre il rischio che un'inutile e impattante autostrada, riporti in superficie il potente veleno.
Altri articoli su:
https://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2017/09/il-22-9-017-nel-bosco-delle-querce-un.html
 

Pedemontana e rischio diossina: APL elabora due documenti conseguenti alla Caratterizzazione

Per dar seguito alle richieste emerse al tavolo tecnico in Regione Lombardia del 19-10-2016, seppur con ritardo rispetto alle tempistiche previste dall'iter, Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) ha  elaborato e consegnato agli enti preposti due documenti conseguenti alla Caratterizzazione dei suoli contaminati dalla diossina TCDD. Si tratta dell'ELABORAZIONE DEL MODELLO CONCETTUALE DEL SITO dell'ANALISI DI RISCHIO SPECIFICA.

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE, dopo accesso agli atti, ha fatto una disamina attenta dei contenuti di questi elaborati e per dare un contributo informativo, s'è impegnato in una lettura di documenti tecnici di non facile ed immediata comprensione cercando di sintetizzarli.

Qui le mappe e i dettagli:
PEDEMONTANA, DIOSSINA E CARATTERIZZAZIONE: PRESENTATI IL MODELLO CONCETTUALE SITO E L'ANALISI DEL RISCHIO
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2017/02/pedemontana-diossina-e.html

 

Pedemontana: Insieme in Rete scrive al Ministro Delrio

Il 30-06-016, il coordinamento ambientalista Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile ha presentato e illustrato alla stampa (presenti anche i sindaci di Seveso e di Lentate) i contenuti di una dettagliata relazione inviata al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti GRAZIANO DELRIO.
Un rapporto che mette a fuoco le numerose criticità collegate al progetto dell'autostrada Pedemontana Lombarda sia nelle tratte già in esercizio (A, B1 e tangenziali di Como e Varese) sia per quanto riguarda il progetto di completamento relativo alla tratta B2 e inizio C.
Una comunicazione dettagliata con valutazioni e richieste chiare e precise: si rinunci al completamento di questa devastante, inutile e dispendiosa infrastruttura autostradale, si realizzino le previste Compensazioni Ambientali per le tratte in essere si apra un tavolo di discussione e verifica sulla mobilità sostenibile, sul ferro e la viabilità locale che necessita di potenziamenti.

La relazione di Insieme in Rete a Delrio e il comunicato su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/06/insieme-in-rete-scrive-al-ministro.html

40 anni dal disastro diossina dell'ICMESA e la Memoria ....... corta

A Seveso sono in corso una serie di iniziative ideate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la FLA, l’Agenzia Innova 21, Legambiente Lombardia e con il supporto della Fondazione Cariplo.
Seveso +40 è il titolo generale di questi incontri pensati per la “celebrazione” del quarantennale del disastro diossina TCDD dell'ICMESA di Meda.
All'incontro di sabato 28-05-016, "40 anni di Storia, storie di 40 anni" realizzato nella sede sevesina del Parco Regionale del Bosco delle Querce sono state chiamate singole donne e uomini a raccontare la loro storia e i loro ricordi di ciò che allora accadde.
Critico il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda su questo momento che ha evidenziato un impostazione sbilanciata e poco attenta ad una Memoria nella sua completezza. Eppure serve non dimenticare anche per i rinnovati rischi derivanti dalla Pedemontana, il cui tracciato passerebbe nelle zone A, b, R ancora contaminate - secondo le analisi chgimiche del 2008 - dalla diossina TCDD.
L'articolo di Sinistra e Ambiente su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/05/seveso-40-la-memoria-corta.html

Pedemontana: partita a Seveso e Meda la caratterizzazione dei suoli. Le valutazioni e il report di Sinistra e Ambiente e di Insieme in Rete

Sono cominciati il 3-5-016 lungo la Via Vignazzola, lato Comune di Seveso e lato Comune di Meda, i carotaggi per il Piano di Caratterizzazione del suolo laddove il progetto per l'autostrada Pedemontana e per la sua viabilità complementare e di connessione intersecherà le zone A,B,R del disastro ICMESA del 1976.
I sondaggi servono per acquisire campioni di suolo da analizzare chimicamente allo scopo di rilevare il livello di contaminazione da diossina TCDD, diossine consimili e furani.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda, aderente al coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, è stato sui cantieri dove si svolgono i sondaggi e ha prodotto anche per Insieme in Rete, un report fotografico commentato con le proprie valutazioni, riaffermando comunque il proprio giudizio sull'inutilità di questa impattante e dispendiosa autostrada.
Vedi report su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/05/a-seveso-e-meda-e-partita-la.html

Insieme in Rete: l'inganno di pedemontana

Mentre la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) si sta affannando in una disperata ricerca di fondi e nella promozione degli "sconti" attuati sul pedaggio delle tratte A e B1, promozione per cercare di incrementare le scarse percorrenze attuali, i numeri di uno studio del traffico, commissionato dalla provincia di MB e realizzato dalla soc. META e dall'Ing Debernardi illustrati anche a Seveso nel corso dell'incontro pubblico organizzato dall'amministrazione il 1-2-016, sono impietosi e parlano chiaro.
Dimostrano, se attentamente letti, l'inutilità dell'autostrada e le sballate previsioni e analisi su cui si fonda.
I dettagli, le informazioni e il volantino di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE distribuito durante l'incontro su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/02/linganno-della-pedemontana.html

Seveso esondato, il giudice di pace: «Palazzo Marino risarcisca i danni»

di Gianni Santucci da il Corriere della sera

La mattina dell’8 luglio dell’anno scorso, la signora B. V. esce di casa e trova la strada coperta di fango. Rivoli di acqua sporca scorrono ancora lungo via Murat, non lontano dalla fermata del metrò di viale Marche. L’esondazione del Seveso, nella notte, è avvenuta molto più a Nord, all’altezza di Niguarda, ed è stata violentissima. La donna arriva fino alla sua auto: la corrente di fango l’ha investita fino all’altezza delle ruote; acqua e terra si sono infiltrate nell’abitacolo. Il conto dei danni, alla fine, si avvicinerà ai 1.300 euro. A metà febbraio scorso, più di sette mesi dopo l’esondazione, la donna è comparsa di fronte al giudice di pace di Milano. E di fronte a quel giudice il Comune ha riconosciuto di dover risarcire ai cittadini i danni provocati dal Seveso. È un passaggio importante soprattutto per il principio, non per la somma (Palazzo Marino ha proposto una transazione da 650 euro). Per la prima volta infatti, con una delibera del 5 dicembre 2014, la giunta di Giuliano Pisapia e dell’assessore Marco Granelli aveva infatti già deciso di assegnare un «contributo di solidarietà » a tutti i milanesi che hanno subìto danni durante l’esondazione del 7-8 luglio.

La stessa donna che ha aperto una causa davanti al giudice di pace aveva già presentato un’istanza di risarcimento allo sportello di Palazzo Marino. È incrociando queste due procedure (quella giudiziaria e quella amministrativa) che il Comune chiuderà la vicenda: assegnerà alla donna il contributo di solidarietà per definire l’accordo che chiuderà anche la causa. Per la prima volta, di fronte a un giudice di pace, Palazzo Marino ammette il principio che la responsabilità per i «danni da Seveso» è pubblica. Proprio a partire dall’inizio di febbraio 2015 il Comune, dopo aver esaminato le pratiche, ha cominciato a versare i contributi ai quasi 700 cittadini che ne avevano fatto richiesta. Le pratiche sono state gestite quasi tutte entro il mese di marzo. È stata la prima volta che il Comune ha messo a disposizione dei privati un fondo (2 milioni di euro) per pagare i danni. Una procedura «gemella » è stata aperta anche per la successiva esondazione del 15 novembre. Nei giorni scorsi Comune e Metropolitana milanese hanno avviato la pulizia del tratto sotterraneo del torrente, all’altezza di via Melchiorre Gioia, in parte ostruito da fango, massi e detriti che vengono trascinati dalle piene. Annunciato dall’assessore Granelli l’estate scorsa, questo lavoro dovrebbe aumentare la portata del tunnel nel quale scorre il Seveso e, di conseguenza, ridurre il rischio di esondazioni.

Il progetto è definito ma sulla vasca anti-Seveso ora monta la protesta

di Ilaria Carra da la Repubblica

IL PROGETTO per la vasca di laminazione di Milano è pronto. Gli esperti di Metropolitana milanese hanno messo a punto il piano di lavoro per il bacino che verrà realizzato dentro al Parco Nord, uno dei tasselli del più ampio programma per contenere il Seveso. Quello, più precisamente, che servirà a gestire le piene provocate dalle immissioni del fiume maledetto a valle di Palazzolo. Il progetto complessivo per contenere le piene prevede cinque vasche di laminazione a Senago, Paderno Dugnano, Milano, Varedo e Lentate sul Seveso. Grandi conche per dar sfogo alle piene: a fine emergenza, con una rete di canali e pompe idrovore, l’acqua verrà reimmessa nel fiume. La prima, l’unica oggi finanziata, è quella a Senago. Dopo la valutazione di impatto ambientale, la vasca avrà dimensioni leggermente più contenute. Rispetto alle previsioni iniziali, sarà meno profonda — da 17 a 14 metri — e arriverà a contenere dunque come massima capienza circa 800mila metri cubi d’acqua, anziché 970mila.

Un modo, anche, per andare incontro alle richieste del territorio, da sempre ostile al progetto, anche se difficilmente placherà le proteste. I lavori, previsti in un primo momento in partenza a giugno, in realtà sono annunciati entro la fine dell’estate, e dureranno circa un anno. Il piano complessivo, da 110 milioni dei quali 30 da Comune e Regione e i restanti promessi ma non ancora versati dal governo, prevede poi la vasca di Paderno e quella di Milano. Venerdì è atteso in giunta comunale il via libera al progetto di Mm da parte di Palazzo Marino. Un piano per una vasca da circa 240mila metri cubi d’acqua e profonda dieci metri che normalmente, senza piene, apparirà come un lago di cava. Sempre venerdì sera, all’auditorium in zona Niguarda, gli assessori Granelli (Sicurezza) e Maran (Ambiente) parteciperanno a un’assemblea pubblica per spiegare ai residenti i dettagli del progetto. Ma i contrari sono già pronti a far valere le proprie ragioni, c’è già anche il Comitato “Acque pulite l’alternativa alle vasche”: «La vasca qui è uno scempio inutile che non serve e non deve essere fatta — spiegano sui loro volantini che girano sui social — è un rimedio arcaico, esistono alternative che non deturpino il territorio ». Contrari pronti a elencare altre opzioni, da piccole cisterne ai rain garden, per dire no alla vasca nel Parco Nord.

Alluvioni del Seveso. La Regione: mancano i fondi del governo

da il Corriere della sera

Mancano i soldi per le opere anti-esondazioni del Seveso. Meglio: mancano i soldi del governo per avviare le vasche di laminazione lungo il corso del fiume. Lo dice l’assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi: «La pioggia che in queste ore continua a scendere su Milano richiama ancora una volta l’attenzione sul silenzio assordante del governo Renzi che, dopo aver promesso da mesi i fondi necessari alle opere per la messa in sicurezza del fiume Seveso, non ha onorato gli impegni, dimenticandosi 80 milioni di euro indispensabili per evitare le ennesime esondazioni».

Per evitare che Milano finisca ancora una volta sott’acqua servono 110 milioni di euro per costruire una serie di vasche di laminazione, lungo il corso del Seveso. La prima in calendario dovrebbe essere quella di Senago, le altre a Paderno Dugnano, Lentate sul Seveso e nel Comune di Milano. «A oggi continuano a essere a disposizione solo i 10 milioni stanziati da Regione Lombardia e i 20 milioni di Palazzo Marino, utili per realizzare solo la prima vasca a Senago. Ormai da mesi — prosegue Viviana Beccalossi — il governo ha annunciato di aver risolto il problema di Milano. L’ennesima politica degli annunci, a cui preferiremmo senza ombra di dubbio un bonifico, dato che fino a oggi le uniche risorse stanziate per il Seveso sono i 30 milioni già impegnati da Regione Lombardia e Comune di Milano, utili solo per iniziare i lavori sulla prima vasca di Senago». «Faccio appello — conclude Beccalossi — anche ai parlamentari e ai consiglieri regionali, soprattutto a quelli di opposizione, sempre attenti e pronti a salire in cattedra per contrastare la giunta Maroni in tema di dissesto idrogeologico, ma che su questo tema, evidentemente, preferiscono non disturbare Renzi per chiedergli conto delle sue promesse mancate».

Milano - Alluvioni Seveso, due milioni per risarcire i danni a negozi e privati

di Andrea Senesi e Giacomo Valtolina da il Corriere della sera del 06/12

Dal Comune arrivano i primi soldi per l’esondazione del Seveso del 7 luglio — stanziati due milioni di euro — mentre i vertici del Parco Nord si oppongono alla decisione di costruire la vasca di laminazione nel Parco come proposto durante gli incontri tra assessorati, tecnici di Mm e sindaci. Si parte da qui. L’area individuata da Autorità di bacino Aipo e Comune è incastrata in un triangolo del Parco Nord tra il cimitero di Bruzzano (a ovest), la via Aldo Moro (a sud) e il corso esterno del Seveso (a nordest), con il vertice della figura all’inizio di via Ornato, proprio laddove il «fiume nero» s’interra.

Una scelta considerata ideale dai tecnici (qui c’è lo sgrigliatore che blocca legname e i rifiuti) ma non condivisa dai vertici del consorzio del Parco Nord. Si discute soprattutto delle dimensioni della vasca: tutti i 300 mila metri cubi totali, da Palazzolo a Milano, previsti dal progetto governativo ripartito con il decreto Sblocca Italia (a fronte di oltre quattro milioni di metri cubi a monte) o soltanto una parte? Il 19 novembre scorso, gli assessori a Mobilità e Sicurezza milanesi, Pierfrancesco Maran e Marco Granelli, hanno comunicato ai vertici del Parco Nord il progetto complessivo, inclusa la decisione di costruire una vasca di 150 mila metri cubi (127 mila «netti») nell’area sopra descritta tra il quartiere di Bruzzano e Bresso oltre alle altre quattro previste dal piano «Acque pulite acque sicure». Una decisione che ha l’obiettivo di non scaricare solo sulle piccole città la soluzione di un problema che colpisce soprattutto Milano. «Qui la falda è a 20 metri di profondità, fin lì si può scendere per aumentare la capacità delle vasche — spiegano da Mm — altrimenti serviranno altre vasche». «Abbiamo espresso parere negativo — spiega il presidente del Parco, Giuseppe Manni —: stiamo già dando il nostro contributo con la vasca di laminazione del Velodromo di Cinisello Balsamo (40 mila metri cubi, ndr), con lo sgrigliatore e con il depuratore di Bresso. Ma il problema è grave e vogliamo collaborare».

A fine novembre si è partiti con un tavolo tecnico tra tutti i soggetti coinvolti, incluse Aipo e Mm, incaricata della progettazione. Si è discusso anche di come salvaguardare gli alberi, le attività del parco, nel rispetto dei vincoli cimiteriali, delle nuove piste ciclabili da collegare e di altri dettagli sul futuro dell’area che potrebbe anche diventare un laghetto permanente. Ieri, intanto, la giunta ha deliberato lo stanziamento di 2,75 milioni di euro. Due milioni andranno ai cittadini per i danni, gli altri 750 mila attribuiti tramite bando tra negozi, condomini e privati come incentivo all’installazione di sistemi di contenimento. Anticipati anche i due milioni per i nuovi forni crematori del cimitero di Lambrate già previsti per il 2015 ma compromessi dall’ultima fuoriuscita del Lambro. «Mai come ora siamo vicini a realizzare le opere idrauliche — spiega l’assessore Granelli —. Sono 20 i milioni che il Comune ha già stanziato, oltre ai dieci della Regione e agli 80 del governo per il Piano delle vasche di laminazione e depurazione delle acque». «Invece che spendere in progetti che saranno realizzati forse tra dieci anni — ribatte il consigliere regionale M5s Stefano Buffagni — meglio intervenire subito su sistema di fognature e canale sotterraneo».

Lombardia - Denuncia del PD «No ai contributi per l’esondazione, soldi al referendum sull’autonomia»

da il Corriere della sera

«L’assessore Bordonali ha scritto a numerosi sindaci per comunicare che per legge di Stabilità nazionale non potrà erogare i contributi per gli eventi calamitosi. Ma le risorse per questo tipo d’interventi sono state ridimensionate nell’assestamento del luglio scorso, quando la Regione ha deciso di destinare 30 milioni per il referendum consultivo». È quanto denuncia il Pd lombardo, con il segretario regionale Alessandro Alfieri e con il capogruppo al Pirellone, Enrico Brambilla. Proprio oggi, tra l’altro, parte l’iter per la legge che dovrà portare l’anno prossimo alla consultazione sulla Regione a statuto speciale. Al Pirellone è tempo di bilancio. Le Commissioni si riuniscono in questi giorni per esaminare la Finanziaria regionale e approvarla.

Dopo l’«incidente» di lunedì, con Forza Italia che ha fatto mancare il numero legale in Commissione sanità, ieri è stata la volta della Commissione cultura. «Meno 27 milioni di euro per la formazione professionale. Altri 4 tolti alle scuole dell’infanzia e altrettanti alla dote merito. E il solito gap tra buono scuola, 29 milioni, e dote scuola, con soli 5 milioni. In totale, solo su queste voci, un taglio di 35 milioni di euro», riassume Fabio Pizzul del Pd.

Via ai cantieri salva-Seveso ma i vasconi antipiena potrebbero non bastare

di Ilaria Carra da Repubblica de il 21/11

L’UNICO dubbio, ma solo perché si sta finendo di analizzare i dati, riguarda l’ultima piena, quella di sabato scorso, che gli addetti ai lavori definiscono «terribile» e dunque probabilmente incontenibile. Tolta quella, però, la certezza degli esperti è matematica: le 18 esondazioni del Seveso degli ultimi quattro anni si sarebbero potute evitare, se tutte le quattro le vasche di laminazione previste dal progetto antipiena fossero già state realizzate. Mentre sarebbe uscito dagli argini solo quattro volte, se sul territorio fosse in funzione la metà dei bacini previsti. Sarebbero bastate tre vasche — quelle di Senago, Paderno Dugnano e Varedo — per contenere l’onda di mercoledì scorso, che ha mandato sott’acqua Niguarda e l’Isola. La rilevazione l’ha fatta l’Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po. Un calcolo che mira a convincere gli scettici della bontà del progetto antipiena che, fatto e finito, è previsto attivo solo nella seconda metà del 2016. Se si allarga il raggio temporale, in un secolo e mezzo il Seveso ha oltrepassato gli argini 350 volte, due allagamenti e mezzo all’anno di media, nove volte solo quest’anno. Oltre a causare centinaia di milioni di danni. Il progetto complessivo per contenere le piene del fiume maledetto, a firma Aipo, prevede quattro vasche di laminazione, grandi conche per dar sfogo alle piene a Senago, Varedo, Paderno Dugnano e Lentate sul Seveso. Più una a Milano.

A fine emergenza, con una rete di canali e pompe idrovore, l’acqua viene rimessa nel fiume. La prima vasca, l’unica oggi finanziata, è quella di Senago. Trenta milioni di investimento, paga il Comune (20) e la Regione (10). Il progetto definitivo è stato consegnato dall’Aipo proprio nei giorni scorsi: profonda 14 metri, ci vogliono cinque ore per riempirla e due giorni per svuotarla. In tutto questa conca ha una capacità di 970mila metri cubi d’acqua ed è divisa in tre sezioni che si riempiono “a domino”: quando l’acqua arriva alla terza significa che si è al massimo della capienza. Solo con questa vasca, che è la più osteggiata dal territorio con il Comune che da anni lotta con tro la sua realizzazione, secondo l’Aipo negli ultimi quattro anni si sarebbero evitate senz’altro nove esondazioni, forse 11 (due sono in dubbio), e negli altri casi si sarebbero comunque limiti i danni. Ma Senago non basta: dal 2010 in otto casi il Seveso avrebbe allagato comunque Milano, anche se il bacino di contenimento ci fosse stato.

Non sarebbe straripato per 15 volte se oltre a Senago avesse contribuito la vasca prevista a Paderno, ma in quattro casi non sarebbe bastato neppure questo. Solo con i lavori fatti anche a Lentate sul Seveso si sarebbero evitate certamente 18 esondazioni su 19. E l’unica in dubbio, appunto, è quella record di sabato scorso. Parte dei 30 milioni della prima vasca servono anche a rafforzare la portata del canale scolmatore di Nord Ovest in quell’area, tra i torrenti Pudiga e Garbogera. L’iter per la prima vasca è però piuttosto lungo: è partita la trafila per la valutazione d’impatto ambientale, la Via, prevista per legge, con il territorio che potrà avanzare le proprie osservazioni al progetto, poi toccherà alla conferenza dei servizi. Mesi, di fatto. Aipo spera di poter bandire le gare per le opere a febbraio, per far partire i lavori a giugno. Ci vorrà almeno un anno. Poi, da dicembre 2015, toccherà alle vasche di Paderno, Milano, Varedo e Lentate sul Seveso, in quest’ordine di priorità. Quella di Milano, prevista nel Parco Nord, secondo gli esperti servirà a gestire le piene provocate dalle immissioni del Seveso a valle di Palazzolo, il progetto lo sta realizzando Mm. Già da novembre partirà invece l’allargamento del canale scolmatore e, novità, la bonifica del fiume con nuovi depuratori — 90 milioni, entro la fine del 2015 — per migliorare la qualità dell’acqua del «fiume più inquinato d’Italia».

Alluvioni Seveso - Vasche, tunnel e canali. Cinquant’anni di progetti nati già vecchi (o inutili)

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

I laghetti artificiali per drenare le acque ora si faranno. A Senago i lavori partiranno a giugno prossimo, in pieno Expo, e si concluderanno dodici mesi dopo. L’intervento da trenta milioni di euro basterà a mantenere il Seveso tra i suoi argini? I report dei tecnici non lasciano troppe speranze. Si prendano le ultime 18 alluvioni: le stime raccontano che solo in undici casi le vasche di laminazione avrebbero evitato che mezza Milano finisse a mollo. Dopo cinquant’anni di dibattiti, l’annuncio dei cantieri a Senago è comunque già qualcosa.

Ma appunto cos’è successo in questo mezzo secolo a nord di Milano? Il primo progetto, quello del canale scolmatore di Nord-Ovest, risale proprio al 1954: la sua realizzazione al 1980, 26 anni dopo. Un progetto nato vecchio. Perché di acqua lo scolmatore ne può drenare una certa quantità, 30 metri cubi al secondo, e non di più: vent’anni più tardi s’inaugurerà così il raddoppio dello scolmatore di Palazzolo. Ma non tutto, solo il primo tratto: più o meno, 3 chilometri. Col risultato che se davvero si portasse a regime il superscolmatore (raccogliendo 60 metri cubi al secondo) l’esondazione si sposterebbe solo di qualche chilometro. E qui si torna a Senago, all’idea delle vasche di laminazione che permetterebbero di sfruttare appieno le potenzialità dello scolmatore «raddoppiato». Nel mezzo — tra il 1980 e il mese scorso, quando è stato ufficializzato il via libera del governo ai laghetti di contenimento — ci sono almeno un paio di soluzioni tecniche accantonate dopo studi di fattibilità, soldi messi a bilancio e relative polemiche. Per anni si è per esempio favoleggiato di un secondo canale scolmatore, quello di Nord-Est, che avrebbe dovuto portare le acque del Seveso non nel Ticino ma nel Lambro. Oggi i tecnici ne parlano come di un pericolo scampato, anche perché il Lambro esonda ormai quanto il Seveso.

Ancora più avveniristico sarebbe stato il gigantesco «tubo» sotterraneo — siamo ai tempi di Gabriele Albertini — di undici chilometri e rotti che avrebbe incanalato l’acqua in eccesso del tratto di Niguarda verso Ponte Lambro. Trasformare l’idea in pratica sarebbe però costato un patrimonio: 70 milioni di euro, che la giunta successiva di Letizia Moratti decise di investire altrimenti (comprare obbligazioni di Aem e guadagnare la parità azionaria con Brescia in A2a). Le vasche di Senago si faranno, e chissà se poi arriveranno davvero anche le altre promesse: Paderno, Varedo, Lentate, una persino a Milano, al parco Nord. Ma i progetti, celebrati e poi rimandati, quando non cestinati, raccontano di una storia che non è solo d’ingegneria idraulica.

Nelle piene del Seveso (del Lambro) sono affogate la politica che non decide, la burocrazia che frena, la cultura dell’emergenza che mai pianifica. Da qui bisogna partire, raccontano gli esperti. Gianfranco Becciu, professore di costruzioni idrauliche al Politecnico, dice che sul banco degli imputati andrebbe messa un’intera generazione di amministratori. «La responsabilità è di una gestione del territorio poco attenta ai problemi delle acque e del territorio». E una classe politica, certo, «che va a ruota dell’opinione pubblica, 15 minuti di celebrità e poi via con l’emergenza successiva ».

Altro paradosso. Il Seveso è governato, si fa per dire, da ben due enti pubblici. L’Autorità di Bacino e l’Agenzia Interregionale per il Po (Aipo). Il braccio teorico e quello operativo, in teoria. In pratica una confusione di ruoli e di competenze che ha portato a continui rimpalli di responsabilità e a scarsissima trasparenza. Il problema vero, dice ancora Becciu, è l’urbanizzazione selvaggia. Il Seveso e il Lambro nascono e crescono in una della zone più congestionate d’Europa. Quando piove l’acqua cola nei tombini e da lì sgorga nel fiume. Gli argini stretti dal cemento dei capannoni e gli alvei che inghiottono rifiuti industriali fanno il resto. «Le opere idrauliche vanno fatte», ammette lo stessi Damiano Di Simine, presidente lombardo di Legambiente. «È che non basteranno se non si abbandona la cultura del cemento». Oggi al Pirellone proseguirà la discussione sulla legge sul consumo di suolo (lo stesso Consiglio delle Autonomie Locali ieri ha espresso una serie di riserve). «Quel testo significa altro cemento. E allora altro che vasche di laminazione, i fiumi continueranno a straripare e noi a ritrovarci a mollo»

«I soldi delle Vie d’Acqua per il Seveso»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera

I soldi delle Vie d’Acqua per finanziare (in parte) il piano antiallagamenti. Il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, ci sta pensando: «L’Expo, non so ancora in che forma, dovrà comunque portare un suo contributo anche al problema delle esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro che sta colpendo Milano». Il tema si intreccia appunto a quello delle Vie d’Acqua, che sicuramente non si concluderanno in tempo per l’apertura di Expo. È il sindaco Giuliano Pisapia, al termine dell’incontro con il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, a spingersi oltre: «Per quanto riguarda le Vie d’Acqua penso che si debba valutare l’opportunità, eventualmente anche con interventi normativi, che parte dei fondi oggi destinati a questa opera possano essere utilizzati per interventi strutturali necessari a risolvere in via definitiva le criticità idrogeologiche». Il sindaco prosegue: «Si potrebbe quindi pensare a realizzare esclusivamente la parte delle Vie d’Acqua indispensabile per garantire la messa in sicurezza del sito di Expo 2015. Ho già sottoposto la questione al sottosegretario Delrio e spero ci possa essere una decisione in tempi rapidi».

Sala, in realtà, era stato più cauto: «Il tema è che bisogna obiettivamente arrivare all’Olona per mettere in sicurezza il deflusso dell’acqua e bisogna portare poi l’acqua alla Darsena, perché altrimenti cade molto del progetto di recupero dell’antico porto di Milano». Ma, anche su questo, tutto è relativo: proprio nei giorni scorsi, la Conferenza dei servizi aveva approvato lo spezzettamento in tre parti del progetto che deve far defluire l’acqua dal sito portandola appunto alla Darsena ed è proprio su questo che si potrebbe lavorare. L’idea, fino a ieri mattina, era che si arrivasse all’Olona per far uscire l’acqua che circonderà il sito arrivando dal Villoresi attraverso un comparto di canali già realizzato a nord dell’area destinata a Expo. Da settembre si continua per congiungersi al deviatore e infine, ma non prima del 2016, si porta l’acqua alla Darsena. Oltre 50 i milioni di spesa prevista (considerando anche gli extra costi), moltissime le polemiche dei comitati di quartiere e degli ambientalisti contrari ad un progetto giudicato «inutile, invasivo e costoso».

E proprio fra i comitati ieri è partito il tam tam sui social per cantare alla, parziale e momentanea, vittoria e per insistere sulla necessità di «cambiare rotta». «Per noi questo ripensamento è un primo passo, non ci vogliamo illudere e confermiamo il corteo che faremo il 22 novembre partendo dal parco Pertini alle 15», annuncia Agostino Giroletti del comitato No Canal. In realtà, già in mattinata Sala aveva anticipato l’uscita del sindaco aggiungendo però una serie di dubbi procedurali: «Non so se potremo spostare gli investimenti previsti per questo progetto su un altro, visto che sono legati ad un decreto del governo che fissa la destinazione ». Certo, «di fronte a una emergenza del genere non si può restare indifferenti. Voglio provare a ragionarci e capire cosa si può fare: io ovviamente sono un manager e devo essere certo, dal punto di vista tecnico, della fattibilità delle cose». Nel frattempo, il sottosegretario Graziano Delrio durante un vertice in prefettura ha ribadito: «Il patto di Stabilità non sarà un problema per chi ha subito eventi catastrofici come il terremoto, o eventi drammatici come le alluvioni» e ha confermato l’inserimento di una clausola ad hoc nella legge di Stabilità. Il governatore lombardo Roberto Maroni, presente all’incontro a Palazzo Diotti, ha incalzato il governo: «Ho chiesto poteri in deroga per gestire le emergenze maltempo, perché oggi non ho poteri necessari. Su questo — ha concluso — è stato preso un preciso impegno ».

Alluvione Seveso. Il canale anti piene? Solo nel 2016

di Paolo D'Amico da il Corriere della sera

Il cantiere per il potenziamento dello scolmatore Nord Ovest, che porta le acque del Seveso al Ticino, ha già aperto i battenti. I lavori si concluderanno nel settembre del 2016. Costo dell’opera: 23 milioni di euro. Ma l’ampliamento (non il raddoppio) dello scolmatore «non è la panacea a tutti i mali, perché non si può scaricare nel Ticino che attraversa aree protette più di un tot di acqua del torrente più sporco d’Europa, il Seveso». È stato chiaro l’ingegnere Luigi Mille, di Aipo, l’agenzia interregionale per il fiume Po che lavora al progetto per la messa in sicurezza idraulica del Seveso, presentando alla commissione Ambiente in Comune, alla presenza dell’assessore Pierfrancesco Maran, lo stato dell’arte dei lavori. Avanza, intanto, il progetto per la prima vasca di laminazione di Senago: entro il 15 novembre parte la procedura di Via (valutazione impatto ambientale) del progetto definitivo.

L’avvio del cantiere è previsto per il giugno 2015 e la chiusura lavori entro un anno. I costi, 30 milioni di euro, sono coperti per due terzi dal Comune di Milano e per un terzo dalla Regione. A giorni parte anche la rimozione dei sedimenti del tratto tombinato del Seveso in città (che creano l’effetto tappo, tale da far saltare le vasche di via Valfurva, a Niguarda), per la quale il Comune ha stanziato un milione e 100 mila euro: i lavori si devono concludere entro febbraio 2015. Il presidente della commissione, Carlo Monguzzi, ha anticipato che le riunioni sul tema Seveso «saranno ripetute nel tempo, per dare la possibilità di ascoltare i sindaci dei comuni dell’hinterland interessati dalle vasche di laminazione». Si tratta di Paderno Dugnano (nell’ex Snia in parte bonificata), Varedo, Lentate sul Seveso - che, complessivamente, dovranno essere realizzate entro il dicembre 2015 e avranno una portata d’acqua pari a 4 milioni e 200 mila metri cubi. Nella riunione è stato simulato il funzionamento degli impianti. Le 3 vasche di Senago avranno un tempo di riempimento di 7 ore e 30 minuti e si svuoterà in 51 ore (due giorni e 6 ore).

In un anno ad alta piovosità come il 2014 le vasche si sarebbero riempite per 20 giorni complessivi. Il progetto prevede anche la creazione di aree golenali di esondazione nei comuni di Carimate, Vertemate con Minoprio e Cantù. Il consigliere di opposizione Luca Lepore ha chiesto la tempistica anche per quanto riguarda l’ultima vasca, quella da 150 mila metri cubi di portata che sarà collocata nel Parco Nord. Mentre Fabrizio de Pasquale ha denunciato l’assenza di interventi sulle decine di tombini rotti che Amsa non può pulire. Altri fondi sono stati stanziati con i «contratti fiume »

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