inquinamento

Meda: PM10 sempre oltre soglia e finalmente "habemus ordinanza" ma ..... mimetizzata

A Meda, con il PM10 costantemente e continuamente oltre la soglia dei 50 microgrammi/m3 (e con punte di 107 microgrammi/m3), il sindaco Caimi, dopo un pressing di WWF e Sinistra e Ambiente, si decide ad emettere un'ordinanza.
Lo fa tardivamente anche rispetto al Protocollo Antinquinamento da lui sottoscritto e con un'ordinanza che rimane "mimetizzata" cioè senza la dovuta campagna di comunicazione alla cittadinanza.
Tutto su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/12/inquinamento-da-pm10-meda-finalmente.html

Rete Rifiuti Zero Lombardia: “auspichiamo che alle dichiarazioni di principio seguano fatti concreti”

In questi giorni abbiamo appreso dalla stampa che il “Protocollo Italcementi” sul quale erano impegnati alcuni Sindaci di comuni limitrofi a quello ove ha sede lo Stabilimento (oltre al Sindaco del comune ospitante l’impianto), è stato definitivamente abbandonato.
Il nulla di fatto segue i clamori propagandistici che annunciavano, già nello scorso mese di gennaio, la firma di un’intesa che avrebbe dovuto sancire (dopo l’accordo del 2012, lasciato colpevolmente inapplicato da quegli stessi Sindaci che ora stavano discutendo il nuovo Protocollo) un nuovo punto di equilibrio tra le esigenze della Società Italcementi e quelle delle amministrazioni sottoscrittrici. Quanto poi le esigenze di queste ultime coincidessero con gli interessi reali delle popolazioni residenti era tutto da dimostrare.
Il fallimento di una trattativa dovrebbe interrogare sempre le parti in gioco, sia sulle responsabilità politiche e formali, sia sulle inadeguatezze metodologiche e le criticità di merito. Ciò soprattutto quando a essere oggetto di trattativa erano (e restano) interessi fondamentali e difficilmente assoggettabili a mediazioni/compensazioni quali l’ambientee la salute ad esso connessa.
L’esito inconcludente della trattativa porta con sé i limiti di una discussione che si è svolta tutta nelle “segrete stanze”, avendo cura di tenere ben lontana la popolazione da qualsivoglia forma di coinvolgimento, sia esso informativo che decisionale.
Ci chiediamo, vista la qualità della documentazione che i Comitati di Cittadini avevano prodotto – e messo adisposizione di tutti - con l’ausilio dei migliori esperti nazionali del settore (Chimici, Medici, Professori esperti in analisi epidemiologiche, ecc.) perché tale documentazione sia stata snobbata dai volenterosi Sindaci che negoziavano con Italcementi.
A chi continua a fare paura questa documentazione?
Forse sconcertano i numeri, drammatici, che ci dicono dell’incremento della mortalità e della morbilità nei territori dove si respira aria inquinata dall’incenerimento di rifiuti e/o da rifiuti utilizzati come combustibili?
Certamente i dati che emergono da approfonditi studi fatti in prossimità di siti produttivi assimilabili, per analogia, al cementificio di Calusco d’Adda, spaventano chiunque li voglia leggere con obbiettività e senza lenti mediate da altri fini che non siano l’interesse generale dei cittadini.
Oggi, quelle preoccupazioni, che ancora tengono viva l’attenzione dei Comitati, sono state fatte proprie dal Consiglio Provinciale di Bergamo (rammentiamo che la Provincia è l’ente valutatore della richiesta presentata dalla Italcementi) che in un Ordine del Giorno approvato lo scorso 22 marzo dal titolo programmatico ”Indirizzi del Consiglio Provinciale in merito all’impatto ambientale dello stabilimento Italcementi di Calusco d’Adda” cita in più passaggi le legittime preoccupazioni dei cittadini per la loro salute e la necessità che gli enti valutatori si dotino di tutte le analisi e gli studi, anche epidemiologici, utili ad avere un quadro certo dello stato ambiente/salute del nostro territorio tale da poter orientare decisioni consapevoli perché  supportate scientificamente.
Obiettivo di tutti dare piena applicazione a quell’art.32 della Costituzione, troppo spesso, diciamo noi, disapplicato e/o asservito a interessi imprenditoriali in totale spregio della salute pubblica.
Osserveremo come sempre con molta attenzione se alle dichiarazioni di principio seguiranno fatti concreti.
In ultimo rileviamo che, parallelamente alla presa d’atto del fallimento del tavolo Sindaci/ Italcementi, un numero sempre maggiori di Sindaci sta deliberando, all’interno delle proprie Giunte, soluzioni del tutto opposte a quelle che siprofilavano nel citato protocollo: si decide cioè di concentrare l’attenzione su un serio studio epidemiologico(analisi georeferenziata caso controllo), stanziando per questo anche risorse nel bilancio. Fortunatamente ciò accade anche superando gli steccati politici tra maggioranze e minoranze, dato che il fine ultimo è la salute dei cittadini.
L’ipotesi sulla quale si sta lavorando sembrerebbe voler subordinare ogni decisione circa la richiesta presentata da Italcementi e oggetto di valutazione in sede Provinciale all’esito della suddetta analisi epidemiologica.
Questa sembra l’unica posizione di buon senso vista la drammatica situazione ambientale in cui versa l’Isola bergamasca e i limitrofi territori di Monza/Brianza e meratese.
Tutto ciò è quanto i Comitati di Cittadini stanno chiedendo da oltre un anno ad ogni livello (politico/amministrativo, di Enti di controllo) e al quale non intendono rinunciare.
I soggetti preposti – direttamente e/o indirettamente - alla valutazione della richiesta Italcementi (Provincia, Ats, Osservatori vari, ecc.) dovranno oggi tenere conto non già di generici contenuti di Protocollo (inesistente) ma di una ritrovata coscienza e consapevolezza del problema, da parte di tante cittadine e cittadini che, con i loro Sindaci, chiedono rispetto e attenzione al fondamentale dritto di vivere in un ambiente più salubre e sicuro.
 
Comitato La Nostra Aria, Comitato Aria Pulita Centro Adda, Rete Rifiuti Zero Lombardia

COMUNICATO STAMPA OPEN DAY DEPURAZIONE MONZA

In relazione a quanto dichiarato dal Sindaco di Monza in occasione delll’Open Day dell’impianto di depurazione di Monza del 19 dicembre 2015 riteniamo di dover fornire qualche precisazione.
Nel mese di dicembre del 2013 il Comitato Beni Comuni proponeva esposto all’ANAC in relazione alla modifica del progetto dell’impianto di depurazione di Monza. La variante al Master Plan era illegittima in quanto non è possibile apportare una variante di tale portata ad un appalto aggiudicato. La modifica determinava inoltre un consumo di suolo e un insignificante risparmio economico (tutto da dimostrare).
L’esposto all’ANAC veniva poi presentato al Movimento 5 Stelle che lo sottoscriveva e presentava con i Consiglieri Fuggetta e Sana. In data 13 gennaio 2014 l’Amministratore Unico di Alsi Spa, Carimati, insieme allo staff dirigenziale e qualche consulente, presentava la modifica del Master Plan nel Consiglio comunale di Monza al fine di ottenerne l’approvazione. Significativa a tal proposito è la pagina apparsa sul blog del consigliere PD Lamperti. Ovviamente in quella occasione il Movimento 5 Stelle prese una posizione contraria a quella di Alsi e in definitiva del Sindaco e del PD, che appoggiavano l’esposizione del Carimati.
In data 17 marzo 2015 Brianzacque presentava un nuovo progetto, nato dall’elaborazione dei propri tecnici interni, alla cittadinanza. Tale progetto appare completamente diverso sia dal Master Plan originario da 65.000.000 €, sia da quello presentato in data 13 gennaio 2014 in Consiglio a Monza.
Alla fine di Marzo 2015 il Consiglio comunale di Brugherio doveva deliberare l’approvazione di una convenzione con Brianzacque per questo nuovo progetto dell’impianto di depurazione. Il consigliere Monachino del Movimento 5 Stelle chiedeva parere al Comitato sul punto. Il Comitato consigliava di votare a favore del progetto, ritenuto meritevole, purché visti i precedenti della Brianzacque si potessero verificare i lavori ed esercitare un controllo democratico sulla struttura, fino ad allora impedito da un management non all’altezza e implicato in numerose vicende giudiziarie.
Tutto ciò veniva comunicato all’Amministratore Delegato Boerci da parte di Monachino. Il primo incontro veniva poi fatto alla fine di aprile 2015. Seguirono poi altri contatti.
Cosa è successo tra il 13 gennaio 2014 e il 17 marzo 2015? In data 14 luglio 2014 l’ANAC accoglieva le nostre rivendicazioni e quindi la possibilità di modifcare il Master Plan falliva miseramente. Pertanto si rivendica il merito di aver aiutato la Brianzacque a poter uscire allo scoperto con il nuovo progetto, abbandonando definitivamente il Master Plan. Così come si rivendica il merito di aver obbligato la Brianzacque ad avere una governance in discontinuità con la precedente e un ricambio tra gli amministratori..
Appare veramente curioso da parte del Sindaco ritenere che in qualche modo il Movimento e il Comitato abbiano voluto i lavori del Master Plan. Abbiamo sempre avversato il management della Alsi (non si confonda il sostegno per la legittimità dell’affidamento del servizio che avrebbe potuto avvenire in suo favore con l’avversione alla scorrettezza che ha caratterizzato la sua gestione) e della Brianzacque.  Abbiamo mandato all’ANAC la variante del progetto Master Plan, mentre in Consiglio a Monza la si approvava. Appena abbiamo avuto sentore che in Brianzacque qualcosa di nuovo si stava muovendo abbiamo appoggiato la relativa progettualità. A noi pare che il Sindaco di Monza abbia abbandonato un progetto indifendibile per accettare quello nuovo, solo dopo che la realizzazione del vecchio progetto era divenuta impossibile per intervento dell’ANAC. Ora non vogliamo dire che via sia della mala fede in tutto ciò, ma ci pare che la confusione su tutta la vicenda sia dalla parte di chi detiene il potere e non di chi è all’opposizione. Da tempo chiediamo la costituzione di una commissione d’inchiesta sulle oscure vicende che hanno coinvolto il sistema idrico brianzolo, senza ottenere ascolto. La vicenda del Master Plan è solo una di queste oscure vicende su cui andrebbe fatta luce.

COMITATO BENI COMUNI MONZA E BRIANZA

Rete rifiuti zero Lombardia - Assemblea pubblica il 29 gennaio...

 Si svolgerà a Calusco d’Adda (BG) in data 29 gennaio 2016 ore 20,45, presso la Sala Civica di Via dei Tigli (ex Chiesa Vecchia) un’assemblea pubblica sulle conseguenze sanitarie dell’incenerimento dei rifiuti, che godrà di ospiti d’eccezione.
La conferenza, promossa dai comitati La Nostra Aria e Aria Pulita Centro Adda e da Rete Rifiuti Zero Lombardia, vedrà infatti come relatori la Dott.ssa Patrizia Gentilini, Medico Oncologo membro del comitato scientifico ISDE Italia - Associazione Medici per l’Ambiente nonché esponente di Medicina Democratica, il Dott. Marco Caldiroli, Chimico vicepresidente di Medicina Democratica e il Dott. Edoardo Bai,  Medico Epidemiologo membro ISDE Italia - Associazione Medici per l’Ambiente.
L’evento vuole essere un’occasione di informazione e di condivisione, sia per esperti del settore sia per i cittadini. La partecipazione è libera. Un invito particolare sarà inviato ai medici di medicina generale, affinché possano apportare il proprio contributo professionale alla discussione fornendo ulteriori arricchimenti al dibattito.
I comitati organizzeranno nei fine settimana dei banchetti informativi con cadenze che saranno a breve comunicate.
 
“Le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo” - Lorenzo Tomatis

Monza - Il Comitato San Fruttuoso stila il decalogo contro lo smog

Italia  maglia nera in Europa per l'inquinamento dell'aria e la provincia di Milano si conferma come  la provincia più inquinata d'Italia. 
Al termine dell'emergenza smog dei giorni scorsi, temporaneamente tornata sotto i livelli di guardia con le recenti piogge, rimane invariato il problema di fondo. Monza è una delle città più inquinate di Italia. 
Il comitato San Fruttuoso ha stilato quindi un decalogo indicando le dieci condizioni indispensabili per tenere il livello dello smog sotto controllo  "Alcuni richiedono lo sviluppo di piani pluriennali e/o fondi extra per attività sperimentali. Ma lo smog va affrontato esattamente così. Su ciascuno di questi temi torneremo più approfonditamente nei prossimi mesi. "

Vediamo quindi quali sono i dieci punti che secondo il Comitato sono necessari per la lotta all'inquinamento dell'aria. 

 

01 RISCALDAMENTO SCUOLE 06 VERDE MANGIASMOG
02 PIANO TERRITORIALE ORARI 07 INCENTIVI CALDAIE “A”
03 ASFALTI MANGIASMOG 08 PROMOZIONE TPL
04 VERNICI FOTOCATALITICHE 09 BUS ELETTRICI SPERIMENT
05 LAVARE LE STRADE 10 MONZA METROPOLITANA

01. RISCALDAMENTO SCUOLE In molti edifici pubblici, in particolare nelle scuole, gli impianti termici ci risulta funzionino a regime anche di notte, nel weekend e nei giorni festivi. Anche durante queste feste di Natale sono rimasti accesi, generando temperature abitualmente sopra i 19 gradi. Il Comune dovrebbe dare il buon esempio.

02. PIANO TERRITORIALE ORARI Come prescritto da una legge nazionale, il Comune di Monza ha avviato nel 2007 la stesura del Piano Territoriale degli Orari, per il quale ha anche ottenuto dalla Regione Lombardia un contributo di 50mila euro. Che fine ha fatto il piano? Come avviene all’estero, in particolare in Germania, si tratta di concordare con enti e aziende del territorio, e di aree confinanti se necessario, una articolazione degli orari di ingresso e uscita dal lavoro che riducano la concentrazione nelle classiche ore di punta. Meno traffico, meno tempo di percorrenza, meno inquinamento. Al tempo stesso, si tratta di promuovere – in collaborazione con le aziende più grosse – car pooling e servizi bus mirati.

03. ASFALTI MANGIASMOG Le strade più trafficate andrebbero asfaltate con gli agglomerati al biossido di titanio, che trattengono e trasformano gli inquinanti. Così si fa specialmente in Olanda, ma anche in altri paesi europei. Questo tipo asfalto è stato sperimentato in passato a Monza in via Cavour, poi più nulla. Eppure, misurazioni eseguite dall’ Arpa Lombardia ne hanno certificato l’efficacia. Ogni chilometro quadrato di asfalto mangiasmog consente di abbattere 32 tonnellate di inquinanti l'anno, pari cioè a quelli emessi da 15 mila veicoli. Vero che questo materiale costa una volta e mezzo i normali elastomeri bituminosi, ma dura tre volte tanto.

04. VERNICI FOTOCATALITICHE Oltre agli asfalti mangiasmog, sulle strade più trafficate bisognerebbe promuovere la verniciatura delle facciate dei palazzi con uno strato fotocatalitico. Si potrebbero concedere sgravi fiscali ai condominii che lo fanno. Il CNR ha eseguito diversi esperimenti determinando che un metroquadro di superficie trattata con questo tipo di vernice è in grado di decomporre in 60 minuti il 90% dell’inquinamento presente in 80 metri cubi d’aria.

05. LAVARE LE STRADE Il lavaggio strade con acqua, a Monza è stato eliminato da anni (a Milano è stato in parte ripristinato qualche anno fa). A Parigi lo si fa regolarmente, e non solo per l’igiene. Un esperimento condotto nel 2007 a Vicenza dimostra che si ha una riduzione delle polveri dal 7 al 17% (certificazione Arpa Veneto). D’inverno l’acqua non scarseggia e questa operazione tra l’altro favorisce la riduzione del cloro combinato e dei sali che si formano nei tubi della rete idrica.

06. VERDE MANGIASMOG In base ad una legge del 1992 (rafforzata nel 2013), Monza avrebbe dovuto piantare ogni anno tanti alberi quanti sono i nuovi nati. Considerato che Monza ha mediamente mille nascite all’anno, dal ‘92 ad oggi il Comune avrebbe dovuto piantare circa 23mila nuovi alberi in città. Qualcuno li ha visti? Il verde contrasta l’inquinamento. Oltre agli alberi, ci sono essenze selezionate che sono veramente mangiasmog, come certi tipi di siepi o cespugli. Occorre varare un piano consistente di rimboschimento urbano, tenuto conto che il verde deve essere diffuso e il parco, per quanto prezioso, non è affatto un “polmone” per tutta la città.

07. INCENTIVI CALDAIE IN CLASSE “A” Esaminando il Catasto regionale degli impianti termici, si rileva come Monza abbia più del 65% delle caldaie in classe “F” o “G”, cioè a bassa efficienza ed elevato inquinamento. Oltre agli sconti fiscali nazionali, ci vorrebbe una intensa campagna di promozione locale, con ulteriori incentivi per chi decide di installare una caldaia in classe “A”.

08. PROMOZIONE DEL TPL La rete di trasporto pubblico locale è poco efficiente, lo sanno tutti. E ci sono fasce orarie nelle quali i bus viaggiano praticamente vuoti. Bisognerebbe innanzi tutto migliorare la rete di trasporto. Ma in ogni caso sarebbe bene fare di tutto per riempire gli autobus, come avviene in altri paesi. Per esempio, offrendo tariffe speciali alle famiglie numerose, o ancora rendendo il trasporto pubblico locale gratuito nelle giornate e/o negli orari in cui i mezzi sono semivuoti. Non si spende di più per il servizio, ma di certo si guadagna sul piano ambientale.

09. BUS ELETTRICI SPERIMENTALI Tutte le aziende costruttrici di autobus sono alla ricerca di città che vogliano sperimentare i mezzi elettrici. Monza è per molte ragioni ideale. E’ possibile raggiungere accordi vantaggiosi con queste aziende, per sviluppare linee aggiuntive, flessibili ed efficienti, a tasso di inquinamento zero. Ricordiamo che un autobus pubblico del tipo oggi usato a Monza genera smog come 43-78 autovetture (a seconda del modello e dell’età).

10. MONZA METROPOLITANA Va dato atto al sindaco di Monza di avere rilanciato, in questi mesi, l’idea di collegare Milano a Monza Villa Reale con una linea metropolitana. Anche la squadra di parlamentari e pubblici amministratori bipartisan che la nostra Associazione ha riunito su questo tema si è data da fare. Stato, Regione e Comune di Milano sono oggi dichiaratamente favorevoli.

Su ques'ultimo punto il Comitato riconosce gli sforzi dell'amministrazione comunale per aver rilanciato il progetto della metropolitana di collegamento tra Monza (Villa Reale) e Milano. Ma "Monza maglia nera nazionale dell’inquinamento deve fare di più e di meglio".

In allegato il Comunicato integrale del Comitato San Fruttuoso 2000

(immagine presa da http://www.albertogianotti.it/inquinamento-monza.html)
 

AllegatoDimensione
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L'accordo CEM-BEA è l'ennesimo tentativo di salvare l'inceneritore di Desio?

Il 18 dicembre c.m. è stata annunciata (http://www.infonodo.org/content/verso-la-fusione-tra-cem-ambiente-e-bea%...) la nascita di DIFFERENTIA SpA, la società che, nei piani di Brianza Energia Ambiente (BEA) e CEM Ambiente dovrebbe realizzare il tanto desiderato ciclo integrato dei rifiuti della Brianza. La Rete Rifiuti Zero Lombardia si oppone fermamente a tale progetto e rispedice una lettera alle due società e ai sindaci dei comuni di Monza e Brianza, così come aveva fatto esattamente un anno fa.

Nella lettera spedita ai vertici di CEM Ambiente e BEA, la Rete Rifiuti Zero Lombardia ribadisce la propria contrarietà al progetto di fusione delle due società. La lettera riprende un comunicato analogo dello scorso fine anno, quando sembrava cosa fatta la fusione delle due società, poi naufragata per gravi errori di carattere giuridico. Il giudizio sull'operazione rimane sostanzialmente identico, ma è abbastanza severo il giudizio anche sul mancato coinvolgimento di soggetti (comitati e associazioni ambientaliste) da sempre impegnati nel settore della gestione dei rifiuti. La lettera si sofferma sulle contraddizioni insite proprio nella mission delle due società, di fatto alquanto antitetiche, ma sottolinea come sia irresponsabile continuare a porre la questione sotto un piano esclusivamente economico e non ambientale e sanitario.

Merate - Comunicato Rete Rifiuti Zero Lombardia

 

Lunedì 14 dicembre 2015 si è svolta a Bergamo, presso la sede della Provincia in Via Tasso, la conferenza dei servizi istruttoria indetta dall’ente in merito alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) redatta da Italcementi allo scopo di ottenere l'autorizzazione a triplicare il quantitativo di rifiuti bruciati presso lo stabilimento di Calusco d’Adda in sostituzione parziale del coke di petrolio.
I comitati cittadini La Nostra Aria, Aria Pulita Centro Adda e Rete Rifiuti Zero Lombardia, rappresentanti di 10.000 firme raccolte sul territorio con la petizione popolare "Basta inquinamento: No alla trasformazione del cementificio Italcementi S.p.a in un inceneritore e richiesta di drastica diminuzione delle emissioni inquinanti", hanno presenziato alla conferenza in veste di uditori. La conferenza è stata preceduta e seguita da un sit-in tenutosi fuori dal palazzo della Provincia, organizzato allo scopo di manifestare il dissenso alla richiesta dell’azienda così come è stata formulata in sede di VIA.
 
I comitati cittadini per l'occasione hanno prodotto e protocollato, presso la Provincia di Bergamo, un documento riassuntivo delle richieste e delle osservazioni tecniche e sanitarie finora prodotte (tra cui i documenti redatti da ISDE Italia- Associazione Medici per l’Ambiente).
 
Nel documento riassuntivo viene evidenziato:
1- le evidenze di danno sanitario legato alla co-combustione dei rifiuti nei cementifici derivanti da studi medico-scientifici presi a riferimento;
2- l’aumento degli inquinanti emessi dal camino del cementificio e gli svantaggi rispetto alla combustione dei rifiuti in un inceneritore;
3- i pericoli legati al fatto che le ceneri e le scorie della combustione dei rifiuti, normalmente classificate come rifiuto tossico, vengono inglobate nel cemento, che poi viene commercializzato. Ciò costituisce un rischio sia per l’ambiente (suolo e falde acquifere) a seguito della demolizione dei manufatti, sia per i lavoratori coinvolti nella produzione, che si ritrovano a maneggiare cemento con composti tossici;
4- la possibile violazione della normativa REACH nella produzione di clinker chimicamente modificato dalla presenza dei composti chimici presenti nelle scorie e ceneri inglobate;
5- l’aumento notevole in massa del totale dei combustibili bruciati;
6- il fatto che il rischio rilevato nello studio tossicologico prodotto da Italcementi a luglio 2015 e integrato a ottobre 2015 è evidentemente sottostimato, perché basato su parametri non sufficientemente cautelativi;
7- che l’utilizzo dei rifiuti come combustibile interferisce pesantemente nella filiera del recupero di materia;
8- che il rispetto dei limiti di legge previsti per l’emissione non dà nessuna garanzia che le emissioni prodotte non producano gravi danni alla salute della popolazione.
 
A riprova dei punti sopra citati viene menzionata un’amplia bibliografia, tra cui i recenti risultati dell’indagine epidemiologia condotta dall’ARPA di Vercelli per valutare gli effetti delle emissioni dell’inceneritore locale (ricordiamo, solo per citare alcuni dati che è stato riscontrato un aumento dei tumori del colon-retto pari al 400%, del polmone pari al 180%, delle malattie ischemiche del cuore pari al 90%) e l’ancora più recente studio pubblicato dall’EEA (European Environment Agency) in cui viene rimarcata la pessima qualità dell’aria in Italia (sappiamo che il peggio si attesta nella Pianura Padana), mettendoci al primo posto nell’incidenza di mortalità attribuibile alle polveri sottili.
 
I cittadini chiedono che la concessione dell’autorizzazione a procedere a Italcementi sia vincolata alla realizzazione e ai risultati di una analisi epidemiologica con metodo Crosignani da svolgere sul territorio su cui insistono le emissioni del cementificio. Tale analisi ha l’obiettivo di mostrare le reali condizioni di salute della popolazione e consentire di valutare se essa possa o meno sopportare uno stress aggiuntivo.
 
I comitati auspicano che gli amministratori e gli enti considerino pienamente le evidenze esposte sulla base del ruolo e delle responsabilità ricoperte.
Continua l’appello ai sindaci affinché la voce dei cittadini non rimanga inascoltata.
 
Comitato La Nostra Aria, Comitato Aria Pulita Centro Adda, Rete Rifiuti Zero Lombardia
 

L’Avvocatura e le inchieste sulla «vecchia» Snia (il nodo bonifiche)

di Alessandro Galimberti da il Sole24ore

Per capire l’iniziativa di ieri dell’avvocatura dello Stato nell’ambito della fusione Sorin/Cyberonics - avvocatura che in forza della vetusta legge istitutiva del 1933 cura «la rappresentanza, il patrocinio e l’assistenza in giudizio» di tutte le amministrazioni dello Stato - è necessario fare alcuni passi indietro in quel coacervo di indagini, processi e atti di citazione che ruota attorno alla gestione della vecchia Snia. Iniziando dalla fine, quando nel febbraio di tre anni fa Sorin dava notizia di essere stata trascinata - evidentemente suo malgrado - nella causa per risarcimento da danno ambientale avviata dall’amministrazione straordinaria di Snia. Una citazione a giudizio avanti il Tribunale Civile di Milano che, spiegava Sorin in un comunicato , era stata promossa «da Snia Spa in amministrazione straordinaria ed è intesa ad accertare un’asserita pretesa corresponsabilità di Sorin spa con Snia spa per eventuali debiti connessi e/o conseguenti a oneri di bonifica ambientale derivanti dalle attività chimiche gestite da Snia spa, e da alcune società del gruppo Snia antecedentemente alla scissione intervenuta in data 2 gennaio 2004».

Una questione spinosa. considerato che i tre vecchi siti industriali inquinati lasciati in eredità - quello di Brescia, quello di Torviscosa (Udine) e quello di Colleferro, in Lazio - dopo un tortuoso giro di successioni societarie e giuridiche erano finiti in capo al ministero all’Ambiente per una doverosa bonifica. Un’operazione, questa, dai costi ingentissimi, visto che lo stesso ministero li aveva quantificati in 3,42 miliardi di euro, per i quali chiede dal 2012 copertura a chi ritiene responsabile del misfatto ambientale. Da qui origina l’asserita posizione di creditore nei confronti di Sorin - in quanto successore nei rapporti giuridici della vecchia Snia - e il tentativo, in quanto creditore appunto , di bloccare la fusione odierna in forza dell’articolo 2503 del codice civile: il rischio cioè di veder evaporare le garanzie sui 3,42 miliardi per la bonifica ambientale. Se queste sono le premesse per il tentativo di stop alla fusione dei due gruppi biomedicali, non meno decisa è la presa di posizione pubblica di chi si ritiene inspiegabilmente danneggiato dall’iniziativa del governo italiano.

Dopo aver preso atto dei documenti presentati quattro giorni fa dall’Avvocatura dello Stato, Sorin e Cyberonics dichiarano che in quegli atti depositati al tribunale civile del capoluogo lombardo sono state fondamentalmente equivocate e fraintese sia la struttura sia gli scopi dell’operazione di fusione, e che l’iniziativa dell’amministrazione italiana è del tutto priva di motivazioni sostanziali, preannuncio di una vigorosa opposizione in sede processuale. Sede processuale in cui il tribunale diventa arbitro e, a norma del codice civile (articolo 2445), può comunque dar luogo alla fusione ignorando l’opposizione di chi lamenta un possibile danno per sè «quando ritenga infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori, oppure quando la società abbia prestato idonea garanzia».


Lo Stato contro Sorin-Cyberonics
di Giovanni Vegezzi da il Sole24ore

A due mesi dalla data prevista del closing il rischio maggiore è quello – per ora solo eventuale – di uno slittamento della firma definitiva. Per il resto l’accordo fra Sorin e l’americana Cyberonics non dovrebbe correre pericoli più grandi, almeno secondo quanto rassicurano i vertici della società italiana, impegnati invece – fanno sapere – nell’integrazione delle due realtà in un nuovo gruppo del biomedicale – chiamato LivaNova – da 2,7 miliardi di dollari di capitalizzazione. L’Avvocatura dello Stato ha appena chiesto al Tribunale di Milano (con notifica avvenuta lo scorso 24 luglio) di «fermare l’integrazione » tra Sorin e Cyberonics perché ritiene che l’operazione «avrebbe lo scopo di allontanare» la società italiana da «potenziali asserite responsabilità relative a una controversia in materia ambientale, tuttora in corso, nei confronti di Snia, precedentemente capogruppo di Sorin».

L’atto dell'Avvocatura - che rappresenta le pubbliche amministrazioni nelle controversie verso le controparti e che in questo caso agiscepercontodeiMinisteridell’Ambiente e dell’Economia, oltre che della Presidenza del Consiglio dei Ministri – è stato presentato nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 2503 del Codice Civile, riguardante la facoltà di un creditore di opporsi a una fusione societaria. Eppure, secondo Sorin (che ieri in Borsa ha sofferto chiudendo in ribasso del 4,68% dopo aver toccato il fondo a -12%), si tratta di un’opposizione non solo infondata ma anche illegittima perché queste tre istituzioninonpotrebberofigurarecome creditori: «Nell’atto dell'avvocatura dello Stato sono scritte, a nostro avviso, duecosesbagliate: laprimaè il fatto che lo Stato si ritiene creditore di Snia, l’ex capogruppo di Sorin, quando è già stato negato in precedenza da due Tribunali che lo sia di Snia . E sono solo i creditori, o i potenziali creditori, che, secondo la legge italiana, possono presentare ricorsocontrounafusione– spiegaa Il Sole 24 Ore il presidente del gruppo Rosario Bifulco - La seconda è che l’Avvocatura ritiene la fusione con Cyberonics un’esterovestizione finalizzata a una fuga di responsabilità. Si tratta invece di un’operazione industriale che, anzi, crea un’azienda più robusta e perfettamente in grado di far fronte a crediti che per ora sono molto eventuali».

Certo è che, con il Tribunale che già lavora a ritmi estivi, la vera scommessa per Sorin è trovare un giudice competente in ambito societario che possa prendere in mano la vicenda senza troppi indugi: quasi tutti i passaggi per la fusione, infatti, sono stati completati con l’obiettivo di chiudere l’operazione per fine settembre. Manca solo il via libera degli azionisti di Cyberonics che dovrebbero riunirsi entro fine agosto (anche se non c’é stata ancora la convocazione ufficiale dell'assemblea). «Stiamo scrivendo le nostre controdeduzioni e confidiamo di poterle esporre davanti al giudice in agosto. La fusione sta andando avanti e c'è un team di 25 top manager per ciascuna azienda che lavora all’integrazione » aggiunge Bifulco. In ogni caso Sorin, che ha avuto origine nel gennaio del 2004 da un’operazione di scissione parziale di Snia (finita poi in amministrazione straordinaria con sette ex consiglieri di amministrazione rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta), sembra essersi preparata per affrontare gli strascichi legali relativi alla separazione dell’ex capogruppo. La società, in particolare, cita una decisione del giudice che, nel luglio del 2014, ha rigettato - seppur in via provvisoria - l’istanza di ammissione al passivo di Snia delle Pa, escludendo, di conseguenza, anche la rivalsa su altre società dell’allora gruppo Snia come Sorin. «Conoscendo la vicenda Snia e prevedendo una possibile decisione di questo tipo da parte dell’Avvocatura dello Stato, avevamo inserito questa eventualità fra i rischi dell'operazione – conclude Bifulco - Non si tratta quindi di una sorpresa per i nostri soci americani. Tuttavia decisioni di questo tipo rischiano di fare danni non solo agli azionisti delle aziende coinvolte, ma anche all’attrattività del sistema Italia». 

twitter@giovegezzi

Seveso - Aggiornamento su lavori Pedemontana e problema diossina, 39 anni dopo il disastro dell'Icmesa

Comunicato stampa Comune di Seveso

E' ancora il 10 luglio e il tempo sembra essersi fermato per la Pedemontana.

Dopo un anno, infatti, non si ha ancora alcuna notizia certa sulla reale fattibilità dell'opera. Incontri, riunioni, confronti ma alla domanda “se e quando inizieranno i lavori della tratta B2 (e delle altre tratte C e D)?” la risposta è sempre evasiva e rimanda al reperimento delle risorse necessarie che non ci sono ancora. Ora si parla di metà del 2016. Senza alcuna garanzia. E laddove i Sindaci, grazie ad un lavoro condiviso, ottengono dei risultati concreti come la presentazione di un nuovo piano aggiornato per la caratterizzazione delle aree contaminate da diossina, ancora una volta i tempi non sono stabiliti  da Regione Lombardia  ma si aspetta ciò che decide Pedemontana. Infatti, nella conferenza dei servizi del 9 aprile scorso  Regione aveva dato 30 giorni per presentare il nuovo piano. E fino a ieri 9 luglio era arrivata solo una lettera del 1° luglio che trasmetteva il nuovo piano su supporto magnetico. Peccato che il supporto non ci fosse. “L'abbiamo spedito successivamente, dovrebbe arrivarvi entro la fine di  questa settimana – 10 luglio! -” hanno fatto  sapere da Pedemontana. Su questo almeno, sono stati precisi (!) visto che è arrivato, appunto,    8 giorni dopo e quando Regione Lombardia ha già convocato la conferenza di servizi per fine mese e adesso sarà necessario analizzare attentamente il nuovo piano per vedere se le modifiche richieste dai Comuni sono state accolte. L'esame delle terre potenzialmente contaminate da diossina non riguarda solo la futura autostrada ma interessa i Sindaci sia come rappresentanti delle Comunità sia come responsabili della salute pubblica sul territorio. E con la salute dei cittadini e delle cittadine non si può essere superficiali o approssimativi. A volte la forma è anche sostanza e tutto questo tergiversare, rinviare, non rispondere e non rispettare i tempi stabiliti evidenzia la fragilità di una società che dovrebbe realizzare un'autostrada che potrebbe avere effetti devastanti in un'area ambientalmente già molto delicata, proprio dopo l'incidente di 39 anni fa.  E tutto questo avviene senza che chi dovrebbe controllare, Regione Lombardia, faccia nulla per avere maggiori garanzie. Certezze. Non solo per la realizzazione dell'opera. Ma per tutti noi.

E' ancora il 10 luglio e il tempo invece corre per il Bosco delle Querce e per le tante azioni e i progetti realizzati per rendere il parco un luogo vivo dove il passato dialoga continuamente con il presente senza perdere lo sguardo al futuro. E, ancora una volta, la vitalità con cui parco viene vissuto dalle Comunità stride con l'immobilismo di chi vorrebbe tagliarne una parte (4,2 ettari) per far passare un'autostrada. Oggi il parco è aperto tutti i giorni per sette mesi all'anno (da fine marzo a  fine ottobre), mentre negli altri mesi tutti i fine settimana e tutte le mattine. Il Bosco delle Querce è un parco sovra territoriale che se nei suoi confini comprende i Comuni di Seveso e Meda viene vissuto  da tantissime persone che provengono da altre zone della Brianza e questo anche grazie all'attività di valorizzazione che vede, ad esempio, il parco “in relazione” con le ville gentilizie lombarde nel progetto “Ville Gentilizie Lombarde & Bosco delle Querce per Expo”. E parliamo, sempre per restare in tema “10 luglio”, di Villa Tittoni a Desio e Palazzo Borromeo Arese a Cesano Maderno per poi collegarci a Villa Pusterla a Limbiate, Villa Arconati a Bollate e Villa Litta a Lainate. Parchi e Ville che raccontano una Storia. Tra età moderna e contemporaneità.   
Il tempo corre veloce per il Bosco delle Querce perché il parco è in piena evoluzione e, almeno per la sua fruibilità, si è ingrandito. Da qualche giorno l'area naturalistica è fruibile e visitabile. Circa 16 ettari tutti da godere nella loro bellezza, insieme alle volpi, alle faine a tantissimi altri animali e, solo per citare una delle 76 specie di uccelli che sono stati censiti al parco, agli sparvieri.
Il Bosco è poi un parco per tutte le età e aperto al mondo con le cinque avventure di Faggy, la sua mascotte, pubblicate fino ad ora e la nuovissima guida del parco che insieme a tracce di memoria vuole, con le tantissime fotografie pubblicate, parlare ai cuori di chi c'era 39 anni fa ma anche e soprattutto a chi è venuto dopo. E che ha il diritto di conoscere una Storia unica al mondo che si rinnova ogni giorno.

E' ancora il 10 luglio e, forse partendo anche da quel drammatico episodio, possiamo testimoniare oggi la volontà di un territorio ampio, rappresentato da diversi comuni che ha voluto investire in questi anni sulla salvaguardia dell’ambiente coordinandosi e lavorando insieme. Mi riferisco, ad esempio, al percorso sullo sviluppo sostenibile realizzato insieme a l'agenzia Innova21, al lavoro sui fiumi, al progetto "Ville Gentilizie e Bosco delle Querce per Expo, che ci vede "legati" attraverso la Villa Tittoni a Desio e il Palazzo Borromeo Arese a Cesano.

E' ancora il 10 luglio e 39 anni dopo già si guarda a “Seveso + 40” dove il ricordo si coniugherà con la testimonianza di una città che deve continuare ad essere di esempio in ambito ambientale grazie alle sue pratiche virtuose in materia di rifiuti, solo per fare un esempio. Grazie all'introduzione del sacco blu la percentuale di raccolta differenziata è arrivata al 75% in pochi mesi.  Una città che dovrà vedere la Comunità protagonista insieme all'Amministrazione Comunale e alle tante realtà associative che sono la linfa vitale di Seveso. Una “comunità resiliente” da ormai 39 anni  e che, speriamo, continui ad essere orgogliosa di essere “sevesina”, 39, 40, 41, anni dopo, “quel caldo sabato di luglio di tanti anni fa”, citando uno dei pannelli del percorso della memoria presenti al Bosco delle Querce.

La rete che misura i rischi ambientali: per lo Stato è top secret. Il sistema calcola il pericolo radioattivo

di Andrea Palladino e Andrea Tornago da il Fatto quotidiano del 13/05

Sono numeri segreti, in grado di raccontare la storia delle contaminazioni radioattive in Italia. Raccolti in tempo reale, aggiornati ogni minuto da 54 anni, ma chiusi in un ufficio del ministero dell’Interno. Dai tempi della Guerra fredda nessuno può accedere ai dati della rete Ramon, 1237 stazioni diffuse su tutto il territorio nazionale in grado di misurare ogni minima variazione della radioattività nell’aria, che confluiscono in due uffici protetti al Viminale. Dati segreti per i Comuni, per gli enti pubblici, per i cittadini. Persino i documenti sulla struttura della rete Ramon sono scarsi: le poche mappe disponibili sono a bassa definizione e non permettono di capire nel dettaglio quali siano le aree monitorate.

A ROMPERE – almeno parzialmente –il silenzio su questa rete è un messaggio anonimo inviato all’inizio dello scorso marzo al blog di giornalismo investigativo toxicleaks.org attraverso SecureDrop, piattaforma open source utilizzata dalle principali testate internazionali per la gestione sicura delle fonti. “Qual - che anno fa - si legge nella segnalazione - mentre venivano effettuati degli scavi nei pressi del mai avviato mattatoio del comune di Teulada (all’incrocio della strada provinciale 70 con la Via Sulcis\SS195 - coordinate 38.9648251, 8.7629539) è stato accidentalmente tranciato un cavo telefonico, che risultò collegato a un rilevatore di radioattività posizionato nei pressi del fiume e di una falda acquifera e attivo dagli anni 60/70”. Non un luogo qualsiasi quello indicato dalla fonte, ma un’area a ridosso del secondo poligono militare italiano, al centro di un’inchie - sta della Procura di Cagliari per un possibile disastro ambientale, dove la presenza di elementi radioattivi sarebbe stata confermata recentemente da uno studio commissionato dalla magistratura.

E sul punto indicato dalla coordinate Gps uno dei 1237 rilevatori della rete Ramon immagazzina i valori radioattivi, vicino alle colline dove esplodono i missili sparati dalla marina militare, dall’esercito e dai colossi industriali degli armamenti. Dopo quel ritrovamento, l’am - ministrazione comunale cercò di capire di più, sperando di avere conferma - o smentita - di quelle voci che da anni denunciano la presenza di aree altamente contaminate: “Ci arrivò una segnalazione dei Vigili del fuoco di Cagliari - racconta un amministratore dell’epoca al Fatto Quotidiano, che ha confermato il ritrovamento di quel rilevatore di radioattività - che ci avvisava che era stata interrotta una linea dati che trasmetteva dal mattatoio di Teulada. Quando abbiamo chiesto di cosa si trattasse ci hanno risposto che veniva trattato tutto da Roma, dal Viminale, e loro mettevano solo a disposizione la rete. Non ci fu possibile accedere alle informazioni. Ritengo che quei dati fossero trattati dai servizi di sicurezza”.

UN’ESAGERAZIONE? Forse no. Almeno fino al 2005 a capo Teulada - come risulta dall’elenco ufficiale delle esercitazioni militari effettuate nell’area - l’eser - cito italiano sparava i missili Milan, di produzione francese. Da anni è noto che questi sistemi d’arma utilizzano come tracciante il Torio 232, la cui esposizione all’aria può causare un aumento di rischio di tumori. La ricerca di quei dati, negati nel 2005 al comune di Teulada, si scontra con il segreto imposto direttamente dal ministero dell’Interno. La rete Ramon, nata nel 1961 per individuare in tempo reale un’eventuale contaminazione da attacco nucleare e monitorare il fall out radioattivo, dagli anni Novanta è stata destinata soprattutto al monitoraggio ambientale. Oltre alle aree circostanti i poligoni militari sardi, i sensori raccolgono le informazioni su possibili fonti di contaminazione. Dagli incidenti industriali, al trasporto di sostanze radioattive, ai dispositivi per la medicina nucleare negli ospedali, fino all’eredità delle centrali e dei centri di ricerca del nucleare italiano.

IL FATTO HA PROVATO a chiedere ai 20 comandi regionali dei Vigili del Fuoco - coinvolti nella raccolta dei dati - le informazioni sul monitoraggio di Ramon. Dopo una risposta interlocutoria inoltrata al ministero dell’In - terno, è arrivata la decisione finale: quei dati sono segreti, non possono essere conosciuti. Con una lettera del 28 aprile, firmata dal capo del dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile Francesco Antonio Musolino - ex prefetto di Genova - inviata ai comandi regionali dei Vigili del Fuoco, l’accesso ai dati è stato ufficialmente negato, spiegando che la rete Ramon gode di un’autonomia garantita per legge rispetto al sistema di controllo ambientale. Con questa premessa, il Viminale invoca un possibile pregiudizio alle relazioni internazionali, all’ordine e sicurezza o alla difesa nazionale, richiamando l’articolo 5 della legge 195 del 2005 sull’accesso ai dati ambientali. Una risposta da segreto di Stato.

Villasanta - Lombarda Petroli, il M5S chiede che l'area sia inserita nei siti di interesse nazionale

comunicato stampa

Roma, 11 marzo 2015 -

Sono passati poco più di 5 anni dalla tragica notte fra il 22 e il 23 febbraio del 2010, quando qualcuno entrò nella Lombarda Petroli, raffineria in disuso dagli anni ottanta situata a Villasanta, e sversò 2,5 milioni di litri di petrolio per abitazioni e diversi tipi di idrocarburi contenuti in sette silos. I liquidi si riversarono nel vicino fiume Lambro. Oltre alla drammatica contaminazione delle acque del fiume, considerata la peggiore di ogni tempo per un fiume lombardo, fu contaminato in minore entità anche l’emissario Po e, in parti considerate non rilevanti, il Mare Adriatico, e poi canali e terreni.

Le conseguenze sull'ecosistema sono state ingenti. "Considerato che sono passati cinque anni dalla data del disastro e poco si sia fatto per bonificare le zone colpite, penso sia opportuno intervenire immediatamente - ha affermato il deputato brianzolo, Davide Tripiedi - A mia prima firma, con i miei colleghi del M5S, abbiamo depositato un’interrogazione per chiedere al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, se intendano inserire la zona più colpita, quella di Villasanta, nei siti di interesse nazionale e se si vogliano effettuare ispezioni in tutti i luoghi toccati dal disastro della Lombarda Petroli. Secondo noi sarebbe un’azione fondamentale per poter stabilire quali siano, ad oggi, i livelli di inquinamento e di degrado degli ecosistemi, agendo di conseguenza”.

Uff. Stampa Deputato Davide Tripiedi

Monza - I rapporti tra Fabrizio Sala e Narducci, il costruttore delle false bonifiche

di k.ts.

Ci sono anche i rapporti tra l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Monza e Brianza, Fabrizio Sala, adesso sottosegretario regionale all’ Expo, e il costruttore Angelo Narducci, condannato per le false bonifiche, nell’inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull’ultimo numero dell’Espresso in edicola da oggi.

Le bonifiche, per cui Narducci è stato condannato dal tribunale di Monza a un anno e quattro mesi, erano fatte solo sulla carta con la collaborazione di un dirigente dell’Arpa di Monza e Brianza, Sebastiano Pupillo ( condannato a 2 anni e sei mesi) di Desio.
Coinvolto nell’inchiesta e condannato anche l’architetto Gianfranco Tremolada (1 anno e 8 mesi), per lui un passato da tangentista all’epoca di Mani Pulite.


L’inchiesta condotta dagli uomini della Polizia Provinciale di Monza e Brianza aveva accertato che in 120 siti le bonifiche erano state fatte solo sulla carta, mentre su alcuni terreni su cui si era costruito era stata verificata la presenza di inquinanti tra cui metalli pesanti.

A guardarla bene - aveva dichiarato il comandante della Polizia Provinciale, Flavio Zanardo - si può paragonare per area interessata a una Santa Giulia, però non concentrata ma dispersa sul territorio”.

Per le bonifiche mai eseguite di Santa Giulia sui cui terreni inquinati è sorto un intero quartiere è in corso il processo a Milano che corre per evitare l’incombente prescrizione ( vedi Processo Santa Giulia, niente prescizione (per ora) ).
Sul banco degli imputati non salirà il re delle bonifiche, Giuseppe Grossi, nel frattempo deceduto.
Un filo legava Giuseppe Grossi a Massimo Ponzoni, ex assessore regionale all’Ambiente, un filo che passava da Rossana Gariboldi, moglie di Giancarlo Abelli.

Un filo più diretto lega Angelo Narducci e Fabrizio Sala, i due sono in ottimi rapporti come dimostrano le telefonate intercettate nel 2010 e pubblicate sul sito dell’Espresso.
Devo darti un mucchio di soldi per quel conto che mi avevi aperto lì” dice Narducci a Fabrizio Sala nell’intercettazione (vedi Caro assessore c’è un conto per te).
Fabrizio Sala si é giustificato così con l’Espresso: “Svolgo dal 1997 attività da promotore finanziario. Sono tenuto al rispetto del segreto professionale, del segreto bancario e soprattutto della privacy”.

In un’altra è il politico di Forza Italia a chiedere un favore a Narducci, il costruttore, un favore per un amico onorevole (vedi L’onorevole cerca casa).
Nell’intercettazione, Narducci si lamenta anche per avere venduto un appartamento a un “prezzo amico” all’ex consigliere provinciale Federico Romani, figlio di Paolo Romani, capogruppo al Senato di Forza Italia, ma successivamente il padre, incassato l’appartamento scontato per il figlio, non si faceva trovare mentre Narducci aveva l’urgenza di parlargli.

L’appartamento è poi stato messo in vendita, attraverso lo stesso Narducci, nell’agosto del 2014 da Federico Romani, secondo quanto scrive Marco Pirola, il “Mino Pecorelli” della Brianza, il cui giornalismo sembra più interessato a mandare messaggi che devono essere letti da chi di dovere piuttosto che ad informare l’opinione pubblica (vedi Monza, Romani è di nuovo cambio casa).

Ma quella che più colpisce è una terza telefonata, in cui il controllore, l’assessore all’Ambiente Fabrizio Sala, e il controllato, Angelo Narducci, si danno di gomito parlando della bonifica di terreni sui quali Narducci poi andrà a costruire.
E’ Fabrizio Sala ad andare sull’argomento.

Sala: “ Vedo che te costruisci case, ma le costruisci solo su terreni edificabili”.
Narducci: “Non è vero, ho provato anche a costruirle su terreni agricoli”.
Sala: “ Agricoli non interessa ancora me, passi da me se c’è una bonifica
Narducci: “Putroppo ho anche una bonifica da fare, pensa”.
Sala: “E allora sei nelle mie grinfie”.
Narducci: “Quindi mi sa che devo passare da te”.
Sala: “Cazzo, allora sarai tra le mie grinfie, preparati a un carotaggio profondo un chilometro e a uno sbancamento di 50 cm”.
I due ridono.

Si parla di grinfie ma sembrano carezze (vedi Se c’è una bonifica sei nelle mie grinfie) .

D’altronde è questo il leitmotiv delle bonifiche di questi anni in Brianza e in Lombardia.
Cordialità , scambio di favori, affari fatti assieme da politici e costruttori, funzionari comunali e dell’Arpa corrotti: Sebastiano Pupillo a Monza, Paolo Perfumi a Milano nell’inchiesta Santa Giulia, e terreni da bonificare che non vengono bonificati.

Degli inquinanti che rimangono nei terreni con il rischio di finire nella falda a nessuno importa.
O del potenziale rischio alla salute di chi ha comprato quei nuovi appartamenti e si è fidato: del costruttore, della politica, dei controlli dell’amministrazione pubblica che poi si sono rivelati fasulli. E’ vero, interviene la magistratura ma il danno ormai è fatto e le leggi sui reati ambientali restano in questo paese di “manica larga”.

Gente come Angelo Narducci dovrebbe cambiare mestiere e invece scontata la pena irrisoria ce li si ritrova nuovamente attivi sul mercato immobiliare.
Fra un po' un suo avvocato manderà una email alle testate giornalistiche online con la richiesta di rimozione di tutti gli articoli che citano il suo nome legato a questa inchiesta sulle false bonifiche, appellandosi al diritto alla privacy, al diritto all'oblio e minacciando cause legali. Di solito i condannati che possono permettersi buoni avvocati fanno così.

Gente come Fabrizio Sala meriterebbe di essere mandata a casa dagli elettori e invece ce lo ritroviamo a gestire il più importante avvenimento lombardo e italiano del 2015, l’Expo.

L’inchiesta di Fabrizio Gatti, oltre alla Brianza, si allarga a tutta Italia e tocca la questione delle Province e degli sprechi che ancora vi si annidano dopo la loro parziale messa in liquidazione (vedi Province, lo spreco che resiste. Viaggio fra Gattopardi e privilegi).

 

Monza - Lombarda Petroli, la Procura ricorre

da il Corriere della sera

Processo Lombarda Petroli: la Procura di Monza ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado che ha assolto i petrolieri Giuseppe e Rinaldo Tagliabue dall’accusa di aver provocato lo sversamento di tonnellate di idrocarburi nel Lambro dallo stabilimento di Villasanta, condannando a 5 anni solo l’ex custode. La decisione dopo la «rilettura delle carte», nonostante sul processo incomba lo spettro della prescrizione.

Smog, l’incubo del 2030 «Milano tra le metropoli più inquinate d’Europa»

di Giacomo Valtolina da il Corriere della sera

«Quando gli europei parlano d’inquinamento, pensano alla Cina e all’India, dimenticandosi i rischi per il loro continente ». L’articolo appena pubblicato dal Washington Post — con tanto di dossier di 15 pagine allegato — inizia così, prima di presentare lo studio di alcuni scienziati sull’inefficacia delle normative comunitarie messe in campo contro le polveri sottili. Con le stesse leggi, infatti, nel 2030 i limiti imposti da Ue e Oms sarebbero ancora infranti. Con la città di Milano nella «lista nera» assieme a Cracovia, Sofia, Stoccolma, Stoccarda, Parigi e Gijón. Tra equazioni, modelli, limiti attuali non rispettati (40 microgrammi per metro cubo di media annuale e non più di 35 giorni sopra a quota 50 microgrammi metro cubo) e proposte di nuove politiche messe in atto da Bruxelles, la conclusione è univoca: «Se non si interviene, la situazione di alcune città (tra cui Milano, ndr) peggiorerà sensibilmente».

Con una Milano ieri al trentunesimo giorno di sforamento dei limiti già a febbraio (sui 35 annuali consentiti), le reazioni non hanno tardato ad arrivare. E nonostante lo studio dei ricercatori europei diretti dal professore austriaco Kiesewetter tratti dati Airbase (cioè il database europeo sulla qualità dell’aria) soltanto fino al 2009, l’ex ministro Mariastella Gelmini, ieri, è intervenuta per attaccare la giunta Pisapia, in carica dal 2011: «La ricerca mette in luce i limiti delle iniziative sposate dall’attuale amministrazione.

L’accanimento con il quale la giunta ha voluto Area C, senza ottenere alcun risultato positivo, la dicono lunga sull’approccio ideologico che ha fallito». «Se Gelmini avesse letto la ricerca — ribatte l’assessore Pierfrancesco Maran — avrebbe visto che si ferma al 2009. E che il bilancio delle politiche ambientali di 20 anni di amministrazioni di destra a Milano sia fallimentare è una cosa nota per cui non serve uno studio scientifico». I ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis peraltro parlano in ottica comunitaria volendo «mostrare i bisogni e le potenzialità per ulteriori limiti alle emissioni al fine di raggiungere livelli sicuri di qualità dell’aria per la salute degli esseri umani: una presenza allarmante di micropolveri è prevista nelle aree urbane, compresa la zona tra Milano e Torino. Tra gli elementi di maggior rilievo per l’inquinamento registrato nelle 1.850 stazioni di monitoraggio a livello del suolo ci sono i sistemi di riscaldamento delle imprese e delle case private, oltre al traffico stradale. «Se venissero adottate le moderne tecnologie — spiega la ricerca — il 99 per cento delle stazioni di monitoraggio vedrebbero riduzioni significative dei livelli di Pm10». Per il Wp, in Europa l’inquinamento è tra le cause di morte per una forbice tra le 100 e le 400 mila persone l’anno.

Villasanta - Lambro, 5 anni fa il disastro. Oggi la bonifica è cancellata

di Federico Berni e Riccardo Rosa da il Corriere dela sera del 22/02

VILLASANTA (MB) Cinque anni fa l’eco del disastro suscitò l’attenzione anche della famiglia Kennedy. La notizia di quella marea nera, fatta di quasi 2.500 tonnellate di gasolio e oli combustibili usciti dalla ex raffineria Lombarda petroli di Villasanta e finiti nel Lambro, fece il giro del mondo in poche ore. Milioni di euro di danni alla flora e alla fauna di tutto il corso del fiume che, secondo l’ufficio tecnico regionale del controllo acque, richiederanno interventi di bonifica fino al 2027. Dal conto finale sembra però essere scomparsa l’area dove è avvenuto lo sversamento, quei 350 mila metri quadrati a ridosso della città che ospitano l’ex raffineria fin dalla Seconda guerra mondiale. Rappresentano un undicesimo dell’intero territorio comunale e, prima di arrivare al Lambro, la marea nera è stata «filtrata» dal terreno e dalla falda acquifera sottostante. Subito dopo il disastro il governo stanziò circa 3 milioni di euro per risarcire i territori colpiti (in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto) e Regione Lombardia annunciò un investimento di 120 milioni di euro, di cui 20 stanziati subito per un’opera di bonifica quinquennale. L’area della Lombarda Petroli, però, non è stata nemmeno inserita nel piano delle bonifiche. Il motivo? «Il piano risale al 2008 — commenta il sindaco di Villasanta Luca Ornago — e, al momento della sua redazione, il sito era ancora considerato come in attività».

Un mero problema di date che nemmeno il tavolo tecnico convocato dal primo cittadino lo scorso autunno con tutti gli enti interessati è riuscito a risolvere. Al quale si aggiunge il ricorso al Tar contro l’ordinanza della Provincia del maggio 2014 che obbliga la famiglia Tagliabue (la proprietà) a bonificare la zona (costo: 10 milioni di euro). Un punto morto, insomma. Tanto più che anche sul fronte giudiziario la vicenda sembra essere arrivata al capolinea. La Procura di Monza ha deciso di rinunciare all’appello contro la sentenza del Tribunale che lo scorso ottobre ha assolto i petrolieri Giuseppe e Rinaldo Tagliabue dall’accusa di essere i mandanti dell’ecodisastro. Troppo vaghi e incerti gli elementi a disposizione dei pm per sostenere l’accusa anche in secondo grado. Così, alla fine, come unico colpevole è rimasto solo l’ex custode dello stabile, il monzese Giorgio Crespi, condannato in contumacia a 5 anni più una sfilza di risarcimenti milionari (i suoi avvocati stanno preparando il ricorso in Appello).

Tuttavia, nell’attesa che il Pirellone riconsideri l’inserimento nel piano dell’area, la sentenza di assoluzione ha avuto l’effetto collaterale di aprire un canale di comunicazione fra la famiglia Tagliabue e l’amministrazione. «C’è stato un incontro molto positivo — prosegue Ornago —. Si sono detti convinti che la bonifica sia un atto essenziale per il recupero del sito, anche sotto un profilo urbanistico». Infatti, un piano integrato di intervento del 2004 ne prevede la trasformazione in un nuovo quartiere con case, uffici e servizi, più un grande parco cittadino. «Eco City» l’avevano ribattezzato, ma a parte qualche capannone nella zona più est non interessata dallo sversamento, la lottizzazione è rimasta lettera morta. Si tratterebbe di un affare immobiliare da 20- 25 milioni di euro, ma il sindaco è stato chiaro: «La realizzazione del progetto passa attraverso la bonifica».

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