Arpa

Pedemontana e diossina: i risultati e le conseguenze della caratterizzazione

L'analisi del coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE sui risultati della caratterizzazione dei suoli per rilevare il livello di contaminazione da diossina TCDD nelle aree intersecate dal progetto della tratta B2 e inizio C della Pedemontana Lombarda.
I dati dicono che c'è una contaminazione residua diffusa.
Numeri e prime valutazioni su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/10/pedemontana-e-diossina-i-risultati-e-le.html

Meda: le incongruenze del Sindaco Caimi sulle analisi chimiche ambientali dell'AT1 (ex Medaspan)

Torniamo ancora sull'AT1 (ex Medaspan), la richiesta di analisi chimiche aggiuntive, i documenti di ARPA non menzionati negli atti della procedura di VAS e ........ le comunicazioni del sindaco Caimi in apertura del Consiglio comunale del 17-12-015, parzialmente riprese anche dalla stampa.
Caimi ha infatti informato che, considerate le "richieste" di un Consigliere Comunale (indicibile per lui ma era quello di Sinistra e Ambiente ndr) e indipendentemente dalle richieste di ARPA, dopo le analisi ambientali già fatte - senza ben specificare che erano niente più che quelle standard sarebbero state effettuate anche analisi per la ricerca di "diossina" ad OTTOBRE con esito -dice il sindaco- negativo.
Vista la genericità della comunicazione del sindaco vien subito da chiedersi:
queste analisi da chi sono state richieste e con quale atto formale ? All'interno di quale procedimento ? Da chi sarebbero state effettuate ? E' stata coinvolta anche ARPA che ha certificato i risultati ?  Per quali parametri sono state effettuate ?  Per tutti quelli suggeriti da ARPA in questo tipo di situazioni e per la specificità ex Medaspan e quindi anche per  i congeneri delle diossine e i furani, per i solventi e per la formaldeide (composto che è recentemente passato nella categoria dei cangerogeni certi) ?

Per approfondire e capire meglio le incongruenze e le contraddizioni del sindaco:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/12/at1-le-incongruenze-di-caimi.html

Per sapere gli antefatti:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/12/at1-ex-medaspan-dove-finito-il_16.html

 

Meda - Sinistra e Ambiente: dov'è finito il documento di ARPA sulla VAS del piano Attuativo su area dismessa ex Medaspan (AT1) ?

Sinistra e Ambiente di Meda ritorna sull'argomento analisi chimiche supplementari sull'area dismessa ex Medaspan dove un Piano Attuativo prevede l'insediamento di un centro commerciale, di un albergo e di relativi servizi.
Anche ARPA aveva scritto e scrive in merito.
Negli atti della VAS non si riscontra però il documento inviato da ARPA il 17-07-015.
Il comunicato e le valutazioni di Sinistra e Ambiente di Meda su :
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/12/at1-ex-medaspan-dove-finito-il_16.html
 

Monza - I rapporti tra Fabrizio Sala e Narducci, il costruttore delle false bonifiche

di k.ts.

Ci sono anche i rapporti tra l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Monza e Brianza, Fabrizio Sala, adesso sottosegretario regionale all’ Expo, e il costruttore Angelo Narducci, condannato per le false bonifiche, nell’inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull’ultimo numero dell’Espresso in edicola da oggi.

Le bonifiche, per cui Narducci è stato condannato dal tribunale di Monza a un anno e quattro mesi, erano fatte solo sulla carta con la collaborazione di un dirigente dell’Arpa di Monza e Brianza, Sebastiano Pupillo ( condannato a 2 anni e sei mesi) di Desio.
Coinvolto nell’inchiesta e condannato anche l’architetto Gianfranco Tremolada (1 anno e 8 mesi), per lui un passato da tangentista all’epoca di Mani Pulite.


L’inchiesta condotta dagli uomini della Polizia Provinciale di Monza e Brianza aveva accertato che in 120 siti le bonifiche erano state fatte solo sulla carta, mentre su alcuni terreni su cui si era costruito era stata verificata la presenza di inquinanti tra cui metalli pesanti.

A guardarla bene - aveva dichiarato il comandante della Polizia Provinciale, Flavio Zanardo - si può paragonare per area interessata a una Santa Giulia, però non concentrata ma dispersa sul territorio”.

Per le bonifiche mai eseguite di Santa Giulia sui cui terreni inquinati è sorto un intero quartiere è in corso il processo a Milano che corre per evitare l’incombente prescrizione ( vedi Processo Santa Giulia, niente prescizione (per ora) ).
Sul banco degli imputati non salirà il re delle bonifiche, Giuseppe Grossi, nel frattempo deceduto.
Un filo legava Giuseppe Grossi a Massimo Ponzoni, ex assessore regionale all’Ambiente, un filo che passava da Rossana Gariboldi, moglie di Giancarlo Abelli.

Un filo più diretto lega Angelo Narducci e Fabrizio Sala, i due sono in ottimi rapporti come dimostrano le telefonate intercettate nel 2010 e pubblicate sul sito dell’Espresso.
Devo darti un mucchio di soldi per quel conto che mi avevi aperto lì” dice Narducci a Fabrizio Sala nell’intercettazione (vedi Caro assessore c’è un conto per te).
Fabrizio Sala si é giustificato così con l’Espresso: “Svolgo dal 1997 attività da promotore finanziario. Sono tenuto al rispetto del segreto professionale, del segreto bancario e soprattutto della privacy”.

In un’altra è il politico di Forza Italia a chiedere un favore a Narducci, il costruttore, un favore per un amico onorevole (vedi L’onorevole cerca casa).
Nell’intercettazione, Narducci si lamenta anche per avere venduto un appartamento a un “prezzo amico” all’ex consigliere provinciale Federico Romani, figlio di Paolo Romani, capogruppo al Senato di Forza Italia, ma successivamente il padre, incassato l’appartamento scontato per il figlio, non si faceva trovare mentre Narducci aveva l’urgenza di parlargli.

L’appartamento è poi stato messo in vendita, attraverso lo stesso Narducci, nell’agosto del 2014 da Federico Romani, secondo quanto scrive Marco Pirola, il “Mino Pecorelli” della Brianza, il cui giornalismo sembra più interessato a mandare messaggi che devono essere letti da chi di dovere piuttosto che ad informare l’opinione pubblica (vedi Monza, Romani è di nuovo cambio casa).

Ma quella che più colpisce è una terza telefonata, in cui il controllore, l’assessore all’Ambiente Fabrizio Sala, e il controllato, Angelo Narducci, si danno di gomito parlando della bonifica di terreni sui quali Narducci poi andrà a costruire.
E’ Fabrizio Sala ad andare sull’argomento.

Sala: “ Vedo che te costruisci case, ma le costruisci solo su terreni edificabili”.
Narducci: “Non è vero, ho provato anche a costruirle su terreni agricoli”.
Sala: “ Agricoli non interessa ancora me, passi da me se c’è una bonifica
Narducci: “Putroppo ho anche una bonifica da fare, pensa”.
Sala: “E allora sei nelle mie grinfie”.
Narducci: “Quindi mi sa che devo passare da te”.
Sala: “Cazzo, allora sarai tra le mie grinfie, preparati a un carotaggio profondo un chilometro e a uno sbancamento di 50 cm”.
I due ridono.

Si parla di grinfie ma sembrano carezze (vedi Se c’è una bonifica sei nelle mie grinfie) .

D’altronde è questo il leitmotiv delle bonifiche di questi anni in Brianza e in Lombardia.
Cordialità , scambio di favori, affari fatti assieme da politici e costruttori, funzionari comunali e dell’Arpa corrotti: Sebastiano Pupillo a Monza, Paolo Perfumi a Milano nell’inchiesta Santa Giulia, e terreni da bonificare che non vengono bonificati.

Degli inquinanti che rimangono nei terreni con il rischio di finire nella falda a nessuno importa.
O del potenziale rischio alla salute di chi ha comprato quei nuovi appartamenti e si è fidato: del costruttore, della politica, dei controlli dell’amministrazione pubblica che poi si sono rivelati fasulli. E’ vero, interviene la magistratura ma il danno ormai è fatto e le leggi sui reati ambientali restano in questo paese di “manica larga”.

Gente come Angelo Narducci dovrebbe cambiare mestiere e invece scontata la pena irrisoria ce li si ritrova nuovamente attivi sul mercato immobiliare.
Fra un po' un suo avvocato manderà una email alle testate giornalistiche online con la richiesta di rimozione di tutti gli articoli che citano il suo nome legato a questa inchiesta sulle false bonifiche, appellandosi al diritto alla privacy, al diritto all'oblio e minacciando cause legali. Di solito i condannati che possono permettersi buoni avvocati fanno così.

Gente come Fabrizio Sala meriterebbe di essere mandata a casa dagli elettori e invece ce lo ritroviamo a gestire il più importante avvenimento lombardo e italiano del 2015, l’Expo.

L’inchiesta di Fabrizio Gatti, oltre alla Brianza, si allarga a tutta Italia e tocca la questione delle Province e degli sprechi che ancora vi si annidano dopo la loro parziale messa in liquidazione (vedi Province, lo spreco che resiste. Viaggio fra Gattopardi e privilegi).

 

Paderno Dugnano - M5S: Leganti naturali, ci piace andare a fondo ai problemi

LEGANTI NATURALI: CI PIACE ANDARE A FONDO AI PROBLEMI
Molto spesso veniamo tacciati per essere contro le istituzioni, antagonisti e poco costruttivi.
Chi lo dice non sa cosa dice, o meglio lo fa con l'intenzione di denigrare cittadini che si muovono nell'interesse di altri cittadini. E magari sono proprio gli accusatori a essere capaci solo di far polemica.
Ma veniamo ai fatti cercando di essere sintetici: in questo mese di dicembre sono arrivate molte segnalazioni di "strani odori", da parte dei cittadini dei quartieri di Villaggio Ambrosiano e Paderno, presso la Polizia Locale e l'Ufficio Ambiente di Paderno Dugnano. La Polizia Locale, dopo accurate indagini, appurava che gli odori provenivano dalla azienda Leganti Naturali, azienda soggetta a normativa AIA. Questo particolare sul tipo di azienda è molto importante in quanto, nonostante le segnalazioni della Polizia Locale in modo ufficioso ad ARPA avvenute in data 11 e 12 dicembre, e ufficiali tramite l'Ufficio Ambiente di Paderno Dugnano in data 13 dicembre, ARPA non poteva intervenire se non per controlli ordinari.
Infatti i controlli straordinari per questo tipo di aziende dipendono dalla regione, per la precisione dalla "struttura autorizzazioni e innovazione in materia di rifiuti", presieduta dal Dott. Dario Sciunnach . ARPA, visto la pressante richiesta da parte dei cittadini ha comunque ritenuto necessario intervenire e in data odierna (18 dic. 2013) sta effettuando tutti i controlli del caso. Non solo. ARPA ha avvisato nella notte (ore 2 del 18 dic) il comune, la provincia e la regione con posta PEC che avrebbe effettuato i controlli ma ad ora (ore 13) non troviamo nessuna notizia, sui siti istituzionali, che potrebbero tranquillizzare i cittadini. 
Quali sono le notizie che ci potrebbero tranquillizzare: innanzitutto, il fatto che l'azienda abbia sospeso la sua attività è, secondo ARPA, una chiara ammissione di criticità dei lavori (trattamento ceneri da inceneritore per produzione di cemento). C'è da parte dell'azienda la volontà quindi di rendere chiaro e dare evidenza di come vorrà procedere in futuro. Quindi ARPA sta in questo momento facendo tutte le verifiche del caso: ovviamente, non essendo in funzione nessun inceneritore, non ci saranno dei dati oggettivi ma ARPA può verificare in base all'esperienza dei tecnici quale materiale sia stato utilizzato tra quelli presenti nello stoccaggio.
Se non si dovesse trovare nulla occorrerà capire cosa è stato utilizzato in passato. Le segnalazioni dei cittadini in merito sono molto importanti in quanto, dal tipo di segnalazione si può capire se il materiale utilizzato è quello presente o se è altro. Verranno anche analizzati i terreni intorno per capire se c'è stata contaminazione di qualsiasi tipo.
In pratica ARPA monitorerà con molta attenzione la vicenda, ha trovato molta collaborazione nei cittadini e nella Polizia Locale e ha avvertito tutte le istituzioni in merito, a partire dall'ente che aveva e ha il compito di intervenire e per finire al Comune di Paderno Dugnano. Peccato che ad oggi i cittadini non siano ancora stati informati di questa situazione dall'Amministrazione Comunale... sta a noi cittadini impegnati sopperire a questa mancanza!

Movimento 5 Stelle Paderno Dugnano

Monza - Bel tempo, brutta aria: Pm10 alle stelle

di Martino Agostoni da il Giorno

L’ULTIMO rilevamento pubblicato è di domenica 15 dicembre e il livello di Pm10, le polveri sottili, nell’aria di Monza era di 104, poco più del doppio rispetto alla soglia d’attenzione prevista. Sia il 10 sia il 12 dicembre la quantità di inquinante registrata dalla centralina dell’Arpa di via Machiavelli era il triplo rispetto ai 50 microgrammi di Pm10 per metro cubo considerati come limite di legge e, tranne nelle poche giornate di pioggia che ci sono state nelle ultime settimane, è da metà novembre che non c’è giornata in cui le polveri sottili nell’aria monzese sono di più di quanto dovrebbero.
Come ogni inizio inverno degli ultimi vent’anni almeno, si abbassano le temperature, si accendono gli impianti di riscaldamento, si alzano i livelli di inquinanti nell’aria e riprende la solita polemica sui provvedimenti da adottare nelle città e gli interventi annunciati da anni a tutti i livelli soprattutto regionali, ma mai applicati, perchè l’intera fascia pedemontana della pianura Padana non diventi più una camera a gas ogni autunno.
Ieri, a rimarcare la questione a livello cittadino è stato il circolo monzese di Legambiente che attraverso una nota del suo presidente Atos Scandellari chiede al Comune di fare di più. «Ci chiediamo quando, per l’Amministrazione monzese, la protezione della salute dei cittadini sarà un impegno prioritario - scrive Scandellari -. Un’Amministrazione coscienziosa dovrebbe impegnarsi in prima persona, almeno per ridurre il problema invece di affidarsi a “Dio Pluvio” per salvaguardare la salute dei cittadini; basta nascondersi dietro alle modeste disposizioni regionali. Occorre fare di più».

PER IL CIRCOLO ambientalista il Comune ha pochi strumenti di intervento, ma almeno può agire sul traffico e visto che «sono iniziate le aperture domenicali dei negozi per gli acquisti natalizi e, come sempre, il traffico andrà ulteriormente aumentando - scrive Legambiente - ci domandiamo quando il Comune attiverà per migliorare e potenziare le forme di mobilità alternative all’uso dell’automobile». Non è però questo il punto di vista del sindaco Roberto Scanagatti che, di fronte al ripresentarsi del problema dell’inquinamento atmosferico, ripete che «sono inutili provvedimenti come il blocco del traffico limitato a una sola città come Monza. La regia deve essere regionale e - annuncia il sindaco - ci sarà a riguardo un “tavolo dell’aria” convocato da Regione Lombardia. Poi non si può aspettare ogni volta che piova, ma per risolvere il problema bisogna fare interventi strutturali che siano condivisi e coordinati su un territorio ampio». Inoltre sotto accusa più che il traffico è il riscaldamento ma «i Comuni da soli possono fare poco per introdurre nuove regole. Stiamo però preparando il Pais - conclude Scanagatti -, il piano di risanamento ambientale che comprenderà tutto: il traffico, il riscaldamento e il rinnovo energetico degli edifici sia pubblici sia privati».

Pedemontana e Rischio Diossina: Insieme in Rete incontra l'ARPA di MB

Seveso/Meda 16 settembre 2013

In data 05/09/013 sulla questione Pedemontana e Rischio Diossina, il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE  ha incontrato i vertici del Dipartimento ARPA di Monza e Brianza, a seguito di nostra richiesta cui ha dato rapida risposta il dott. Luca Marchesi, Vice Direttore Generale di Arpa e Direttore a interim del Dipartimento di Monza.
Erano presenti all’incontro tutte le figure di ARPA dei settori interessati ai procedimenti di analisi ambientali, nonchè quelle organiche all'Osservatorio Ambientale sulla Pedemontana, anche del Dipartimento di Milano.
Per il nostro coordinamento hanno partecipato all'incontro la portavoce Gemma Beretta, Alberto Colombo e Gianni Del Pero.
Un incontro interessante i cui contenuti sono riassunti in un report al seguente link:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2013/09/pedemontana-e-diossina-insieme-in-rete.html

Monza - Fuori dal pantano: a chi competono le misurazioni per l'inquinamento acustico?

MONZA: INQUINAMENTO ACUSTICO, A CHI COMPETE LA RILEVAZIONE? ARPA E SINDACO DA CHE PARTE STANNO?

Ormai da anni questa Associazione Fuori dal Pantano si batte per ottenere i dati relativi all'inquinamento acustico presente sul territorio monzese ed in particolare si vorrebbero conoscere i valori degli sforamenti che sicuramente sono allarmanti sul tratto viario di quartiere di via AQUILEIA e di via MONTE SANTO; un tratto di"autostrada" di quartiere che vede quotidianamente e 24 ore su 24 transitare ogni tipo di mezzo a motore senza la minima presenza di funzioni di vigilanza in grado - almeno - di far valere i vigenti divieti di transito ai mezzi pesanti.
La rilevazione è sempre d'attualità, ma questa ricerca di trasparenza è da sempre osteggiata da una serie di cavillosi disposti - riproposti anche dalla locale ARPA - che ad oggi hanno impedito il perseguimento di questo obiettivo....alla faccia delle tantissime tavole rotonde sull'ambiente e sulla salute che periodicamente vengono promosse dalle istituzioni pubbliche.
E' ARPA la funzione preposta alla rilevazione dei fattori acustici inquinanti ? se sì, è il Primo Cittadino monzese - in qualità di garante della salute pubblica - l'unico che può richiedere tale rilevazione?
Chiediamo manforte!

Monza - Finte perizie sui terreni da bonificare: costruttori e funzionario Arpa nei guai

di LAURA MARINARO da Il Giorno

Il tecnico avrebbe ricevuto mazzette per falsi certificati
AVREBBERO creato un meccanismo ben Rodato per evitare di fare carotaggi e perizie su terreni, da bonificare, dove sorgevano imprese di vario tipo, in modo da renderli edificabili e a favore di alcuni imprenditori. Un sistema che a un funzionario dell’Arpa di Monza ancora in servizio avrebbe fruttato parecchie decine di migliaia di euro di «mazzette», pagate appunto dagli imprenditori e con la connivenza di tecnici compiacenti. Elementi contenuti in un’indagine partita nel febbraio del 2010, in seguito alla famosa inchiesta Star Wars, e che la Polizia provinciale aveva condotto per conto dell’ex sostituto procuratore di Monza (oggi alla Dda di Milano) Giordano Baggio. Un’indagine conclusa lo scorso autunno e per la quale si sta attendendo la richiesta di rinvio a giudizio per sei persone. Tutto parte dalla denuncia presentata contro l’Arpa e datata proprio all’inizio del 2010 da parte di un geologo monzese che si accorge di false attestazioni su dei carotaggi su alcuni terreni da bonificare - risalenti al 2008 - che lui non aveva mai firmato o effettuato. A quel punto la Polizia provinciale incomincia a indagare e scopre che – esaminando circa 700 pratiche dell’Arpa di Monza – almeno una cinquantina sono fortemente sospette. In pratica esse sono state manomesse in modo che sembrassero reali e sempre firmate dallo stesso geologo. L’ipotesi accusatoria: falso in atto pubblico e corruzione nei confronti di un funzionario dell’Arpa, che avrebbe appunto modificato le relazioni veramente effettuate da quel geologo in passato su alcune aree, utilizzando quelle false per compiacere le richieste di alcuni costruttori su aree esistenti. Una pratica ripetuta almeno in una decina di occasioni, stando all’avviso di conclusioni indagini, e su aree di Monza, Lissone e altri Comuni del circondario dove addirittura nel frattempo gli interventi edilizi si sono completati.

GLI INQUIRENTI hanno accertato che sono 14 pienamente illegali e 36 quelle sospette le pratiche falsificate per bonifiche mai effettuate e che per ogni pratica al funzionario dell’Arpa spettavano circa 2mila euro alla settimana. Gli indagati a vario titolo sono una trentina e tra questi spiccano due titolari di imprese edili e immobiliari molto importanti di Monza e quello di un architetto monzese già coinvolto in passato nell’Inchiesta Mani Pulite. Nel faldone del’inchiesta ci sono poi una trentina di imprenditori di vari settori e studi tecnici coinvolti per reati minori. Il faldone è anche sotto la lente della Guardia di Finanza, la stessa che indaga sul caso Ponzoni.

 

Lombardia soffocata dalle polveri, domani allarme rosso

di Luigi Corvi da corriere milano

 Ieri smog in calo, ma domani allarme rosso. L’effetto del sale sulle strade Domenica in varie zone della regione sono stati superati i 200 microgrammi, 4 volte oltre la soglia 

MILANO — Ci ha pensato la pioggia, ma soprattutto una leggera ventilazione nell’atmosfera, a frenare ieri i picchi di polveri sottili che nella giornata di domenica avevano fatto superare quota 200 (4 volte oltre la soglia) in diverse zone della Lombardia. Ma non c’è da farsi illusioni: già oggi le concentrazioni di inquinanti—stando alle previsioni dell’Arpa — dovrebbero tornare a salire e domani si profila un’altra giornata da allarme rosso. Domenica il record è stato di Milano (228 microgrammi al Verziere), seguito da Parona, in Lomellina (225), Codogno (224), Cremona (218) e Bergamo (214). A Milano negli ultimi due anni non si erano più registrati picchi sopra 200, ma il record è sempre quello del 2002, in cui si arrivò a 300 microgrammi per metro cubo d’aria. Domenica, come spiega il responsabile dell’Unità operativa Qualità dell’aria di Arpa Lombardia, Guido Lanzani, si sono verificate contemporaneamente due condizioni negative che hanno fatto impennare il Pm10: il persistere dell’inversione termica (più caldo in quota che a terra) e le condizioni di umidità favorevoli a reazioni chimiche nell’atmosfera che generano il Pm10. Cui si è aggiunta la presenza del sale sulle strade.

Sull’incidenza di quest’ultimo fattore l’Arpa deve ancora compiere valutazioni precise. Sostiene Lanzani che domenica lo scioglimento della neve ha liberato il sale intrappolato, che in parte è passato nell’atmosfera, in aggiunta a quello sollevato nell’aria, insieme alla sabbia, dai veicoli. Ma, secondo il professor Michele Giugliano, docente di inquinamento atmosferico al Politecnico, l’effetto-sale è stato minimo,mentre la causa principale è il crearsi di reazioni che generano le polveri sottili. Il fatto che in alcune zone come Cremona o la Lomellina si trovino picchi simili a quelli di Milano, spiega Giugliano, non dipende infatti da emissioni locali, perché il 50% del particolato si forma da reazioni in atmosfera e non è causato direttamente da auto, caldaie o combustione di legna. E all’origine delle reazioni ci sono sempre come ingredienti l’ossido di azoto e l’anidride solforosa. Se le emissioni di quest’ultima si sono ridotte negli ultimi anni grazie all’utilizzo del metano e al minor tenore di zolfo nel gasolio, le concentrazioni di ossido e biossido di azoto derivanti dalla combustione del metano e, soprattutto, dagli scarichi dei veicoli diesel, non si sono ridotte di molto. In questo quadro, stante il ristagno di aria tipico della Pianura Padana in cui la presenza di bel tempo crea stabilità nei primi strati dell’atmosfera con scarsa ventilazione e grande capacità di accumulo, non hanno nessuna efficacia, secondo Giugliano, provvedimenti come le targhe alterne o il blocco della circolazione in una città. «È come togliere un secchiello di sabbia dalla spiaggia—dice —. Subito dopo il buco si riempie. Bisogna intervenire su larga scala e con un piano organico». A Brescia, comunque, ieri è stato decisa la circolazione delle auto a targhe alterne a partire da mercoledì (dalle 9 alle 18) che, per ilmomento, avrà validità solo per 48 ore.

Brianza - Il futuro passa dalle aree dismesse: la Provincia apre un tavolo sulle bonifiche

di MONICA GUZZI da Il Giorno

Nel 2011 l’Arpa ha avviato 140 procedimenti, attenzione sui terreni a rischio

— MONZA —
IL FUTURO della Brianza sta nel recupero delle aree dismesse. Ma per far ripartire la macchina degli investimenti è necessario abbattere i costi delle bonifiche. È la ricetta che la Provincia proporrà nei prossimi giorni ai sindaci dei 55 Comuni: il primo passo sarà un tavolo di lavoro da convocare per aprile.

L’ASSESSORE provinciale all’Ambiente Fabrizio Sala ha lanciato la proposta ieri mattina in occasione di un incontro organizzato a Palazzo Grossi da Arpa Lombardia per presentare i risultati delle attività svolte e la pianificazione per il 2012. «Alcune aree sono ferme perché economicamente non è vantaggioso bonificarle. La bonifica infatti costa milioni - spiega Sala -. Ma lo sviluppo deve passare da lì, altrimenti diventeremo solo una brutta periferia. Il Piano territoriale di coordinamento provinciale individua infatti in queste aree la possibilità di edificare, vincolando invece il resto del territorio. Ma in un periodo di crisi chi spende? Si tratta di trovare un meccanismo che faccia partire la bonifica, e questo è un tema da studiare con i Comuni». Non a caso, le attività di controllo sulle bonifiche di siti contaminati hanno un peso consistente anche nel lavoro sul territorio dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Nel 2011 i controlli e i procedimenti riferiti ad attività di bonifica in Brianza sono stati 140. Effettuati anche 14 controlli straordinari, consistenti nella verifica dei materiali riportati per il ripristino ambientale, i post collaudi, la persistenza di inquinanti e i casi critici. Per quanto riguarda lo stato degli interventi di bonifica, sono 168 i cantieri aperti nei quali Arpa effettua attività di controllo e monitoraggio: indagini preliminari, caratterizzazioni, bonifica in corso, messe in sicurezza operative. Sono invece 319 i procedimenti conclusi nel 2011 in Brianza. Occhi puntati da parte dell’Arpa anche su una serie di aree delicate per estensione o per il loro impatto sul territorio o sulle aree sotterranee.

Fanno parte del primo caso l’ex Acna di Ceriano Laghetto, Cesano, Bovisio e Limbiate, sito di interesse regionale per una superficie complessiva di 1.200.000 metri quadrati. Nell’elenco spiccano l’ex raffineria e deposito Lombarda Petroli di Villasanta (310mila metri cubi), l’ex Snia di Varedo (630mila metri quadrati), l’ex Snia di Cesano (246mila metri quadrati), l’ex Alcatel di Vimercate (157mila metri quadrati) e la Cava Manara di Limbiate (102mila metri). Del secondo elenco fanno parte la Carrier di Villasanta, l’area dismessa ex Icsam di Bovisio, l’ex galvanica Valtorta di Biassono, le aree dismesse ex Antibioticos (Correzzana) ed ex Nobel Chemicals (Lesmo), oltre a tre aree industriali: Cosmalver-Garto di viale Sicilia (Monza), Philips (Monza) ed ex Chromium Plating Italiana-Cpi di Brugherio.

Occhi aperti  su inquinamento delle acque rifiuti e Pedemontana
— MONZA —
VENTUNO controlli e 12 procedimenti sull’industria, 56 controlli sulle autofficine, 31 sulle emissioni in atmosfera (con 41 procedimenti),18 sui depuratori, 4 sugli scarichi industriali in acqua, 111 controlli in materia di inquinamento acustico (più 186 procedimenti), oltre a 35 controlli e 145 procedimenti in materia di inquinamento elettromagnetico. Sono i numeri principali dell’attività dell’Arpa in Brianza nel 2011. Sul versante emergenza ambientale, la maggior parte dei casi affrontati riguarda l’inquinamento in acqua (53 per cento), seguito da molestie olfattive, incendi e rifiuti. Complessivamente nel 2011 sono stati avviati 53 controlli ordinari e 14 straordinari, che hanno interessato bonifiche ma anche grandi cantieri, in particolare con verifiche sui materiali in entrata e in uscita. E per il 2012 Arpa si è impegnata effettuare maggiori controlli sulle grandi opere, che in Brianza significano soprattutto cantiere della Pedemontana. «La significativa riorganizzazione  dell’ente, conseguente alla recente riforma della legge istitutiva - ha spiegato ieri il presidente di Arpa Lombardia Enzo Lucchini - sta cominciando a produrre benefici effetti  in termini di maggiore presenza sul territorio, tradotta  anche  in un incremento dell’attività di  controllo, in specie straordinario e autonomo».

Il direttore generale Umberto Benezzoli ha confermato il trend in crescita, in particolare con un numero sostanziale di interventi aggiuntivi nel 2011, pianificati autonomamente, presso le aziende ex Rir (rischio di incidente rilevante), non più soggette per legge ai controlli ordinari, e presso alcuni dei più grandi siti bonificati, dove il legislatore non prevede controlli post bonifica nel periodo che intercorre fra il risanamento e la successiva riedificazione.
 

Treviglio - Cloroformio, la bonifica mancata

di Luigi Corvi da corriere milano

Il veleno nei pozzi da 10 anni, ma chi doveva denunciarlo non lo ha fatto La vicenda mette in luce il pressapochismo di chi è chiamato a vigilare sull’inquinamento della falda

Dalmeno dieci anni il cloroformio circola liberamente nella falda della Bassa Bergamasca e chi era tenuto per legge a denunciare il superamento della soglia che fa scattare la bonifica, non lo ha fatto. Al di là degli eventuali risvolti giudiziari, la vicenda è sintomatica della confusione e del pressapochismo che regna—non soltanto qui—nel prevenire e combattere l’inquinamento della falda prima che si arrivi a situazioni come quella del cancerogeno cloro esavalente che da più di dieci anni è presente nei pozzi pubblici e privati.

La cloroformio-story inizia a dicembre quando l’Arpa, che su sollecitazione dei Comuni ha compiuto (a settembre) una ricerca più vasta di inquinanti, comunica che in alcuni pozzi (tra cui due pubblici di Treviglio e uno ad Arcene) è presente cloroformio in quantità superiore al limite fissato per la bonifica (0,15 microgrammi/ litro). L’Arpa informa la Regione il 21 dicembre e, contemporaneamente, i Comuni e la Procura di Bergamo. L’Asl venerdì scorso rende invece noto che nella terza settimana di gennaio, durante un campionamento che serviva a cercare il nichel, ha richiesto (forse un po’ tardi) anche la determinazione del cloroformio e che «in nessun punto è stata trovata una concentrazione superiore al limite di rilevabilità dello strumento che è di 1 microgrammo/ litro». A parte l’inadeguatezza dello strumento usato (i laboratori dei gestori della rete idrica rilevano tranquillamente soglie più basse) quel valore era superiore allo 0,15 previsto per far scattare la bonifica. La stessa concentrazione (1 microgrammo/litro) era anche presente da tempo in «rapporti di prova» che la Cogeide (la società che gestisce la rete idrica nella zona di Treviglio) dice di aver inviato all’Asl (che però sostiene di non averli ricevuti).

E da almeno dieci anni la Bas, che gestisce la rete ad Arcene, rilevava valori «intorno a 0,19» nel pozzo di via Carsaniche. Ora, la legge è chiara. Dice (art. 245 del decreto 152/2006) che «il gestore che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale di superamento della soglia di contaminazione deve darne comunicazione alla regione, alla provincia e al comune territorialmente competente e attuare le misure di prevenzione ». Anche le amministrazioni pubbliche come l’Asl (art. 244) hanno lo stesso obbligo. La Provincia di Bergamo - come conferma il direttore del settore Ambiente, Claudio Confalonieri - a tutt’oggi non ha ricevuto alcuna comunicazione. Sul tavolo della Regione c’è solo l’informativa dell’Arpa del 21 gennaio, la stessa che hanno ricevuto i Comuni interessati.

Conclusione: se fosse stata rispetta la legge si poteva impedire l’espandersi del cloroformio nella falda e risalire all’origine dell’inquinamento che è ancora in atto. In un piezometro di Verdellino sono stati rilevati 8,20 microgrammi/litro, per cui nessuno può dire in questi anni quanto cloroformio si è bevuto dai rubinetti nelle zone in cui quel veleno non viene ricercato dai gestori o, come nel caso del pozzo di via Terni a Treviglio (2,2 microgrammi/litro), dove non esisteva neppure un filtro a carboni attivi capace di intercettare il cloroformio. E l’Asl, dal canto suo, non ha mai chiesto, sino a due settimane fa, un campionamento specifico, limitandosi a dire venerdì scorso che nonostante la presenza «di diversi inquinanti (ad esempio carbamazepina, dimetridazolo, cromo esavalente, solventi clorurati), possiamo rassicurare i cittadini che al momento l’acqua potabile non presenta rischi per la salute dei consumatori».

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