Micron

Agrate Brianza - Micron, via libera dei lavoratori all’intesa che scongiura 419 tagli

di Antonio Caccamo da il Giorno

DISCO VERDE all’intesa che salva la Micron e gli esuberi. I lavoratori di Agrate e Vimercate l’hanno approvata a grande maggioranza nel referendum che si è svolto lunedì e ieri nelle due fabbriche: 409 sono stati i «sì», 10 i «no», 3 le schede bianche. Anche a Catania, la seconda sede più importante per numero di occupati, l’accordo è passato (202 sì, 60 no, 9 bianche e 3 nulle). A tarda sera mancavano ancora i dati dei 130 dipendenti Arzano (Napoli) e degli 80 di Avezzano (L’Aquila), che non possono però modificare il risultato. Soddisfatti i sindacati che sono riusciti a portare a casa l’intesa nella notte tra il 9 e il 10 aprile al Ministero del Lavoro, evitando così 419 licenziamenti. «Quello dei referendum mi sembra un grande risultato che dimostra un grande senso di responsabilità dei lavoratori. Pur con alcune criticità, va ricordato che questo accordo ha impedito che venissero licenziate 419 persone e questo è un buon risultato», ragiona Gigi Redaelli, segretario generale della Fim Brianza. «Adesso - aggiunge - dobbiamo prepararci alla gestione dell’accordo con particolare attenzione agli aspetti più critici. Bisogna vigilare, al termine della Cigs di un anno tutte le persone coinvolte dovranno essere rioccupate». Nelle due sedi brianzole della Micron hanno partecipato più del 90% degli aventi diritto. Alle due e mezza del pomeriggio sono state aperte le urne e si sono contate le schede, segnando i «sì» e i «no».

«L’ACCORDO non è forse dei migliori, ma la sua bocciatura avrebbe comportato centinaia di licenziamenti. I colleghi hanno capito che è stato fatto quello che era possibile pur muovendosi in un contesto molto difficile», racconta Claudio Perego, delegato sindacale negli uffici di Vimercate dove su 300 persone, 200 saranno messi nei prossimi giorni in cassa integrazione. Perego è uno di questi: «Siamo quasi tutti giovani, ci toccherà rivedere le nostre vite», osserva con amarezza. L’intesa salva centinaia di posti di lavoro e la presenza della Micron in Italia. La multinazionale americana della microelettronica ha rinunciato a 85 licenziamenti (10 tra Vimercate e Agrate), 170 lavoratori (circa 90 in Brianza), mentre la STMicroelectronics si è impegnata a riassumere 170 lavoratori lasciati a casa dalla Micron. Ad altri 102 (più di 70 dalle sedi brianzole) saranno proposti trasferimenti in altre sedi aziendali (40 in Italia e 62 all’estero) accompagnati da un incentivo di 30mila euro. C’è di certo che il 22 aprile, dopo Pasqua, partirà la cassa integrazione che potrà interessare fino a un massimo 405 persone con rotazione trimestrale e sostegno al reddito. I 12 mesi serviranno a mettere a punto le operazioni di ricollocamento e trasferimento. Si stima che in Brianza, dove la Micron occupa 450 lavoratori, da qui a un anno ci sarà da trovare una soluzione per 100 persone. Previsti incentivi anche per la mobilità volontaria.

Agrate Brianza - Micron, gli esuberi possono scendere da 419 fino a 50. Martedì il referendum dei lavoratori

di Antonio Caccamo da il Giorno

L’INTESA che salva centinaia di posti di lavoro e la presenza della Micron in Italia è stata partorita in «zona cesarini» giovedì notte. Una trattativa-maratona durata 15 ore per mettere sulla carta un accordo che, almeno sulla carta, riduce gli esuberi a 419 a circa 50. In che modo? La Micron rinuncia a 85 licenziamenti (10 tra Vimercate e Agrate), 170 lavoratori (circa 90 in Brianza) saranno riassunti entro un anno dalla STMicroelectronics, mentre 102 (più di 70 dalle sedi brianzole) sono i trasferimenti di personale in altre fabbriche Micron (40 in Italia e 62 all’estero) accompagnati da un incentivo di 30mila euro. Se si tiene conto che 14 hanno lasciato l’azienda, resterà da trovare una soluzione per 48 persone, la maggior parte delle quali lavorano in Brianza, e per quanti, è questa è l’incognita dell’accordo, non accetteranno di fare la valigia e ricominciare una vita a Catania, in America o in Giappone.

IL 22 APRILE, dopo Pasqua, partirà la cassa integrazione che potrà interessare fino a un massimo 405 persone con rotazione trimestrale e sostegno al reddito. I 12 mesi serviranno a mettere a punto le operazioni di ricollocamento e trasferimento. Per la mobilità volontaria sono previsti incentivi che vanno dalle 28 mensilità per chi accetta nei primi tre mesi del piano, a scalare a 20 e 14 fino a fine anno. Si chiude così la vertenza aperta dalla multinazionale americana, che nel 2010 ha comprato il settore memorie della STMicroelectronics, con l’annuncio a inizio anno di 419 licenziamenti nelle fabbriche di Agrate e Vimercate (223 esuberi dichiarati), Avezzano, Arzano e Catania. Mercoledì al ministero del Lavoro c’è stato un braccio di ferro tra i segretari e i coordinatori nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, Nicola Alberta, Roberta Turi e Luca Maria Colonna, i dirigenti di Micron e rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico e Nicola Centrone a nome della presidenza del Consiglio. Presenti anche Angela Mondellini e Gigi Redaelli, segretari generali di Fiom e Fim Brianza. «L’intesa è un risultato importante, che giunge dopo la straordinaria mobilitazione dei lavoratori di Micron, l’appoggio prezioso dei lavoratori ST, la solidarietà dell’opinione pubblica e il sostegno delle istituzioni», commenta Nicola Alberta, segretario generale Fim Lombardia. L’intesa prevede: l’impegno industriale della multinazionale in Italia e l’avvio di un piano triennale di ristrutturazione, investimenti per 20 milioni di dollari, la focalizzazione delle attività di ricerca dei siti di Agrate-Vimercate, Arzano, Avezzano, Catania e Padova. Saranno inoltre organizzati corsi di formazione e riqualificazione e verificata la possibilità di ricollocamento in altre aziende con una dote economica a carico di Micron. Sarà chiesto alle Regioni di favorire i progetti industriali e le politiche del lavoro. Ieri l’accordo è stato presentato nelle assemblee di fabbrica. Martedì i lavoratori saranno chiamati a votarlo nei referendum. Se sarà approvato i sindacati torneranno a Roma per la firma finale.


Ore piccole sui social per conoscere il destino
di Antonio Caccamo da il Giorno

— AGRATE —
«COSA succede? Ci dite qualcosa?». I lavoratori della Micron nella lunga notte della trattativa hanno cercato parole di conforto su twitter e facebook. Sono andati a letto senza grandi certezze. L’intesa è stata chiusa a un orario proibitivo, le 2 di notte, e solo alle nove del mattino il sindacato ha diffuso le prime (buone) notizie. «È un’intesa dignitosa. Non la svolta che chiedevamo. Ci spettavamo qualcosa in più dal Governo, intervenuto troppo tardi nella vertenza», dice Angela Mondellini, segretario generale della Fiom Brianza, che ritornata da Roma ha affrontato le due assemblee a Agrate Brianza e Vimercate per spiegare l’accordo. Insieme a lei Gigi Redaelli, a capo della Fim Brianza: «È stato un accordo complicato. Non è stato semplice da raggiungere, nonostante la mediazione del Governo. Ieri notte nella fase finale ci siamo trovati davanti a un testo blindato. Il fatto positivo è che non si parla più di esuberi e che sono tutelati i più deboli. Nessuno sarà lasciato solo».
Per Roberta Turi, responsabile del settore Ict della Fiom: «L’accordo non sarebbe stato possibile senza la lotta dei lavoratori. Non risolve tutti i problemi, ma è un punto di partenza da cui procedere per provare a trovare una nuova collocazione a tutti i lavoratori in esubero che saranno coinvolti dalla cassa integrazione». Soddisfatto il parlamentare del Pd Roberto Rampi: «Sono stati scongiurati i licenziamenti, il prolungarsi della trattativa e la sospensione voluta dal Governo ha contribuito a migliorare la soluzione».

CLAUDIO Perego, della Rsu Micron di Vimercate, ha dormito poco giovedì notte. Alle sei è salito sul treno dalla stazione Termini ed è sceso in Centrale alle 9.30: «C’è da sperare che l’Expo porti nuove possibilità di occupazione dove reimpiegare chi il lavoro lo ha perso o rischia di perderlo, compresi noi di Micron. È importante il ruolo che potrà giocare la Regione». L’assessore regionale alle Attività produttive, Mario Melazzini, promette il suo impegno: «Il risultato raggiunto con l’accordo - dice l’assessore - è soddisfacente anche se richiede nei prossimi 12 mesi una grande attenzione da parte nostra. L’impegno della Regione Lombardia non mancherà di certo».
antonio.caccamo@ilgiorno.net

Agrate Brianza - Micron, intesa in extremis. Ma restano 50 esuberi

di Antonio Caccamo da il Giorno

FUMATA BIANCA nella trattativa Micron. Dopo un braccio di ferro durato 15 ore, giovedì alle due di notte sindacati e azienda hanno raggiunto un accordo che riduce, almeno sulla carta, i 419 esuberi a 50. Resta l’incognita dei 102 trasferimenti (40 in Italia e 62 all’estero) su base volontaria che se non dovessero concretizzarsi, in tutto o in parte, aumenterebbero il numero delle persone da ricollocare. L’elemento di maggior valore dell’accordo è l’impegno scritto della STMicroelectronics, azienda controllata dagli stati italiano e francese, di riassumere entro un anno 170 dipendenti lasciati a casa dalla Micron. Il coinvolgimento della multinazionale di Agrate Brianza era stato sollecitato di sindacati della Fim, Fiom e Uilm, ricordandole che nel 2010 aveva venduto la controllata Numonyx alla Micron, creando le basi del futuro disimpegno: «L’abbiamo richiamata alle sue responsabilità», spiegano Angela Mondellini e Gigi Redaelli, segretari della Fiom e Fim Brianza.

L’ACCORDO è stato raggiunto in zona Cesarini, allo scadere della procedura di mobilità al ministero del Lavoro, alla presenza dei rappresentati del ministero dello Sviluppo economico, delle Regioni e di Nicola Centrone, rappresentante della Presidenza del Consiglio. Lunedì e martedì i lavoratori di Agrate Brianza, Vimercate, Arzano, Avezzano, Catania e Padova saranno chiamati ad approvarlo nei referendum di fabbrica. Solo a quel punto i sindacati potranno tornare a Roma per la firma definitiva. «L’intesa di questa notte è un risultato importante, che giunge dopo la straordinaria mobilitazione dei lavoratori di Micron, l’appoggio prezioso dei lavoratori ST, la solidarietà dell’opinione pubblica e il sostegno delle istituzioni», commenta Nicola Alberta, segretario generale Fim Lombardia. L’intesa dà il via a un piano triennale di ristrutturazione e sblocca investimenti per 20 milioni di dollari.

IL 22 APRILE scatterà un anno di Cigs per un massimo di 405 persone. La multinazionale americana ha tolto 85 esuberi dai 419 iniziali e messo sul tavolo 30mila euro di incentivo per invogliare a trasferirsi. In più, per chi accetterà la mobilità è previsto un bonus che varia da 28 a 14 mensilità. Per Roberta Turi, responsabile del settore Ict della Fiom-Cgil, «non è la svolta che chiedevamo, non risolve tutti i problemi, ma è un punto di partenza da cui procedere per provare, durante il prossimo anno, a trovare una nuova collocazione a tutti i lavoratori. Speriamo che il Governo, insieme con le Regioni, continui a farsi parte attiva per favorire la ricollocazione di tutto il personale».

Agrate Brianza - Crisi Micron, stretta finale. A Roma è braccio di ferro

di Antonio Caccamo da il Giorno

RUSH finale nella trattativa Micron per evitare 419 licenziamenti. Ieri si è tenuta una seduta-fiume al ministero del Lavoro cominciata alle 11 e andata avanti fino a notte fonda. L’incontro, dopo un’interruzione, è ripreso alle 21 per andare avanti ad oltranza. Tanti i tasselli ancora da sistemare. Una sola certezza: la necessità di concludere entro l’alba. La partita decisiva per il futuro della microelettronica italiana, drammatica per chi rischia di perdere il lavoro, si sta giocando ai tempi supplementari. I termini per bloccare la procedura di mobilità aperta 75 giorni fa dalla multinazionale statunitense sono scaduti lunedì. Ma Ministero e presidenza del Consiglio, ieri presente al tavolo con Nicola Centrone, hanno convinto l’azienda a rinviare di due giorni la trattativa, destinata, se fosse andata avanti lunedì, a un mancato accordo. La speranza di Fiom, Fim e Uil è che il Governo abbia approfittato dei due giorni di tempo per convincere StMicroelectronics e Micron a ridurre l’impatto sociale della riorganizzazione. La sforbiciata toccherà tutti gli stabilimenti italiani da Nord a Sud: Agrate Brianza, Vimercate, Catania, Padova, Avezzano e Arzano. Solo in Brianza, tra Agrate e Vimercate, sono in gioco 223 posti di lavoro, il 40% dei dipendenti.

IERI MATTINA le parti si sono sedute al tavolo con la situazione bloccata all’ultimo incontro. La Micron aveva proposto la riduzione del numero degli esuberi di 79 unità, 40 trasferimenti nelle sedi italiane e 61 spostamenti all’estero. Si era detta disponibile a trattare incentivi all’uscita volontaria e ai trasferimenti e ha offerto un anno di cassa integrazione per riorganizzazione, ma senza rotazione. La StMicroelectronics, coinvolta nella trattativa perché nel 2010 ha ceduto la sua ex controllata Numonyx alla Micron, si era detta disposta a riassumere 140 lavoratori. Concessioni insufficienti per i sindacati: rimarrebbero fuori un centinaio d’esuberi, per i quali Micron ha prospettato solo un anno di cigs. Ieri i rappresentanti dei lavoratori sono tornati a chiedere «zero esuberi». E mega-manifesti con la foto di una ventina di impiegati con al collo la locandina «Vendesi» sono comparsi a Napoli. Una provocazione che fa seguito a quella con l’annuncio di vendita su eBay.

Agrate Brianza - Micron, ultima chiamata al Ministero del lavoro

di Marco Dozio da il Giorno

DOVEVA ESSERE il giorno decisivo, l’ultima chiamata per trovare un accordo sulla vertenza Micron. Ieri scadeva la procedura di mobilità per 419 dipendenti, di cui 223 nelle sedi di Agrate e Vimercate dove lavorano 480 persone. Il vertice al Ministero dello Sviluppo Economico, però, si chiuso con un nulla di fatto. Un rinvio proclamato in serata, al termine di un’attesa estenuante cominciata alle 11.30 con il tavolo formalmente aperto e poi subito sospeso. L’unica novità è che la Presidenza del Consiglio ha garantito il proprio interessamento diretto. Con l’obiettivo di valutare i margini di manovra su un possibile, pur parziale, riassorbimento degli esuberi attraverso la società partecipata STMicroelectronics. L’ipotesi al vaglio è che STM possa riassumere una quota di ricercatori oscillante tra le 110 e le 140 unità. Numeri che i sindacati definiscono insufficienti. Accanto all’intervento del colosso franco-italiano, resta sul tavolo la proposta di Micron. Che prevede da un lato la rinuncia a 65 licenziamenti, dall’altro la disponibilità a ricollocare 100 lavoratori nelle proprie filiali, così distribuiti: 60 all’estero e 40 in Italia.

Un quadro complessivo che non soddisfa le organizzazioni sindacali, come spiegano i segretari provinciali di Fim Cisl e Fiom Cgil, Gigi Redaelli e Angela Mondellini, reduci dalla trasferta romana: «La situazione sostanzialmente non è cambiata rispetto all’ultimo vertice ministeriale. Non siamo arrivati ancora a un accordo. E non è detto che ci saranno le condizioni per arrivarci. Il solo elemento nuovo risiede nella disponibilità che il Governo ha assicurato nella valutazione dei numeri sulle eventuali riassunzioni operate da STM. Finalmente la Presidente del Consiglio, nella persona di Nicola Centrone, componente dello staff del sottosegretario Luca Lotti, ha manifestato la volontà di intervenire per raggiungere un’intesa quantomeno accettabile». Sono da poco passate le 20 quando la delegazione sindacale esce dalle stanze del Ministero per salire sul treno diretto a Milano. Il clima non è dei migliori. Alla fine si è deciso per un rinvio di un paio di giorni. Le parti si ritroveranno al tavolo domani, per quella che dovrebbe configurarsi come l’ultima giornata utile per raggiungere un’intesa.

«Ce la giocheremo tutta, ce la giocheremo fino in fondo», aggiungono i sindacalisti. Una nuova e snervante attesa, dunque, per i «cervelli» che sviluppano brevetti unici nel campo delle memorie. Un patrimonio di competenze che ora rischia di essere vanificato dalle decisioni della multinazionale americana. Claudio Perego, delegato sindacale, si appella al premier Matteo Renzi: «A questo punto l’unica possibilità è che il presidente del Consiglio Renzi alzi la cornetta e telefoni ai dirigenti di STM per imporre una soluzione di buonsenso. Può farlo benissimo, essendo STM una società partecipata dallo Stato italiano».
Mentre l’ipotesi di un trasferimento all’estero viene respinta al mittente. «Si tratterebbe di un licenziamento a tutti gli effetti, sul punto vogliamo essere molto chiari: per questa fattispecie non staremmo parlando di ricollocamenti, ma di licenziamenti mascherati, assolutamente inaccettabili». 

Agrate Brianza - La beffa: ai dipendenti di Micron i complimenti per l’utile record però licenziati

di Antonio Caccamo da il Giorno del 05/04

«IERI ci hanno fatto i complimenti per i risultati raggiunti nel primo trimestre 2014: un utile record di 713 milioni di dollari grazie anche il nostro lavoro e all’ingegno dei ricercatori italiani. Peccato che fra due giorni potremmo essere licenziati», dice con un sorriso amaro sulle labbra Claudio Perego, delegato sindacale in Micron. Il 7 aprile anche lui rischia di finire in mobilità con altri 418 ingegneri, fisici, tecnici e ricercatori della compagnia americana di microelettronica. Parla circondato da decine di cartelli di protesta, a volte interrotto da un frastuono di bonghi e percussioni, davanti alla portineria di STMicroelectronics e Micron. In 500 si sono radunati ieri mattina sulla via Olivetti. Hanno protestato dalle 6,30 del mattino a mezzogiorno per lo sciopero di 8 ore proclamato in tutti gli stabilimenti italiani di St e Micron da Fiom, Fim e Uilm.
«È la seconda volta quest’anno dall’America che arriva una email di “congratulations” ai dipendenti italiani - racconta Perego -. E si capisce perché. Nel 2010, dopo avere comprato il settore memorie della St, la Micron è passata da un passivo di 1,8 miliardi di dollari del 2009 a un attivo di 1,8 miliardi. I risultati dell’ultimo anno poi rappresentano un record per la società: fatturato da oltre 12 miliardi di dollari e utile da 3,75 milioni».
La multinazionale statunitense in pochi anni, dopo essere diventata proprietaria di tecnologie e brevetti sviluppati in Italia e avere fatto affari attraverso prodotti e clienti derivati dall’acquisizione, ha aperto il 21 gennaio la procedura di licenziamento collettivo. Ha in mente una sforbiciata per 419 dei 1070 dipendenti. Esuberi dal nord al sud Italia nelle 5 sedi di Agrate, Vimercate, Avezzano, Napoli e Catania. Il prezzo più pesante lo pagherà la Brianza, con 223 tagli su 480 addetti. Gente che fino al 2010 faceva parte di uno dei centri di ricerca più rinomati al mondo. A combattere perché il polo delle memorie di Agrate non chiuda ci sono anche i lavoratori della StMicroelectronics: «La nostra azienda e il governo italiano, socio pubblico insieme allo Stato francese, devono farsi carico del problema occupazionale creato dalla Micron Italia, nata dallo scorporo del ramo “memorie” della St - spiega Sergio Mariani, uno dei delegati della rsu - così come è avvenuto in Francia in casi simili. Nell’accordo del 2010 sulla cessione, c’è scritto che sarebbero intervenuti se fossero sorte complicazioni». Due giorni fa la ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi si è impegnata a far riassumere dalla St parte dei lavoratori che Micron lascerà a spasso. Bisognerà capire quanto questo peserà lunedì, nell’incontro decisivo al ministero del Lavoro.

I SINDACATI chiedono anche investimenti. E fanno notare il divario abissale con la Francia: 3 miliardi contro i 270 milioni per lo stabilimento di Agrate a partire dal 2017. «Siamo una delle sedi a più alta redditività del gruppo - ricorda Mariani . Non è accettabile che l’Italia perda competenze e professionalità nel settore della microelettronica dell’indifferenza della politica e delle istituzioni».
antonio.caccamo@ilgiorno.net

Vimercate - I ricercatori della Micron chiedono aiuto in Regione: soluzioni entro il 7 aprile

di Antonio Caccamo da il Giorno

QUASI 200 ricercatori della Micron di Agrate e Vimercate hanno protestato ieri mattina con fischietti e bandiere sotto il Pirellone mentre era in corso il Consiglio regionale.

SI SONO radunati in via Filzi dalle 9.30 alle 11, quando una delegazione di sindacalisti e lavoratori è stata ricevuta dall’assessore alle Attività Produttive Mario Melazzini. Alla Regione hanno chiesto di far sentire la sua voce contro i licenziamenti annunciati dalla multinazionale americana: 419 in Italia, 223 nelle sedi di Agrate e Vimercate, dove lavorano 500 tra ricercatori e impiegati. Un altro pezzo della Brianza valley che rischia di scomparire. «Abbiamo raccontato il dramma che stiamo vivendo e illustrato lo stato della trattativa, ricordando che il 7 aprile, giorno in cui scade il termine per raggiungere un’intesa, 419 di noi saranno messi in mobilità, cioè licenziati», ha ricordato a fine incontro Cosimo Ciminelli, chimico, ricercatore e delegato sindacale in Micron. Per Anita Airoldi, anche lei della Rsu, «è urgente che Governo e Regione si diano da fare per difendere il settore della microelettronica: per tutte le altre nazioni è l’industria del futuro mentre in Italia è messa in serio rischio la sua stessa sopravvivenza».
L’assessore Melazzini si dice pronto ad investire per il rilancio dell’high tech lombardo. Ma si aspetta che il ministero per lo Sviluppo economico «fornisca risposte chiare e rapide».
«Martedì prossimo - fa sapere - incontrerò il viceministro De Vincenti». Chiama in causa la Stmicroelectronics, da cui la Micron ha ereditato il settore delle memorie: «Devono arrivare risposte e soluzioni più precise e non semplici manifestazioni di interesse». Nicola Alberta, segretario generale Fim Cisl Lombardia e coordinatore nazionale Fim della vertenza, si aspetta gesti istituzionali forti: «Occorre lo sforzo massimo, sia da parte della Regione che da parte del Governo, perché sia Micron che St diano risposte concrete all’esigenza di preservare il patrimonio industriale e professionale».
All’incontro hanno partecipato anche i due capigruppo brianzoli, Enrico Brambilla (Pd) e Massimiliano Romeo (Lega).

Agrate Brianza - I ricercatori della Micron protestano al Pirellone

di Antonio Caccamo da il Giorno

SONO 223 I LAVORATORI della Micron che tra 13 giorni rischiano di essere licenziati. Oggi dalle 10 alle 13 saranno sotto al Consiglio regionale lombardo per chiedere un intervento della Regione Lombardia e del presidente Roberto Maroni. Rischiano di sparire 223 ricercatori, dei 500 che lavorano tra Agrate e Vimercate. Il 7 aprile scade il termine per trovare un’intesa per evitare la mobilità e una nuova sforbiciata all’industria della microelettronica.

I SINDACATI di Fiom e Fim e le Rsu aziendali si aspettano che la Giunta regionale si muova con la stessa determinazione di quanto sta facendo la Regione Sicilia, dove pure la Micron ha uno stabilimento. «Può e deve intervenire con i mezzi a sua disposizione per difendere un settore ad alto valore aggiunto, alta professionalità, che genera ricchezza nell’intero distretto lombardo dell’high tech».
La situazione è drammatica. Dall’incontro che si è tenuto giovedì scorso al ministero dello Sviluppo, il quarto dall’inizio della vertenza, non è venuta fuori una soluzione.

AL PUNTO CHE i sindacati sperano di poter incontrare il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
La Micron ha confermato la volontà di rimanere in Italia e di voler investire per attività di laboratorio, ma condizionandolo alla firma di un’intesa sulla procedura di licenziamento collettivo. Il numero degli esuberi si ridurrebbe di circa 100 persone, spostando però parte del personale all’estero (Idaho, Stati Uniti o a Singapore) o in altre di fabbriche italiane.

RESTA L’INCENTIVO di 18 mensilità e la disponibilità alla cassa integrazione straordinaria della durata di un anno a zero ore ma senza rotazione. Ma i sindacati a queste condizioni non ci stanno. Da qui la manifestazione sotto la Regione.

Agrate Brianza - Micron, tagli ridotti e un anno di cassa integrazione

di Marco Dozio da il Giorno

LA DISPONIBILITÀ a concedere un anno di cassa integrazione, tutt’altro che scontata vista la procedura di licenziamento in atto. E poi un’apertura sulla riduzione degli esuberi, che potrebbero scendere di 70 o 100 unità rispetto ai 419 annunciati a livello nazionale, di cui 223 negli stabilimenti di Agrate e Vimercate. Altro punto: la promessa di restare in Italia investendo 20 milioni di dollari in 2 anni. Parola del vicepresidente di Micron, Brian Henretty, che ieri pomeriggio al Ministero dello Sviluppo Economico ha incontrato le organizzazioni sindacali. Per il viceministro Claudio De Vincenti si tratta di passi avanti importanti, di «un’apertura ad ampio spettro». «L’azienda - ha detto De Vincenti - si è impegnata a restare in Italia, mostrandosi disposta a ridiscutere il numero degli esuberi e assicurando il ricorso ad ammortizzatori sociali e incentivi all’esodo. L’obiettivo è quello di arrivare in tempi rapidi a un accordo, che come Governo giudichiamo possibile alla luce della nuova fase che si è aperta oggi (ieri ndr)».
Più cauti i sindacati. Gigi Redaelli, segretario monzese Fim Cisl, è reduce dal tavolo ministeriale: «La novità più significativa riguarda l’apertura sulla cassa integrazione. Va detto che sembrano profilarsi alcuni segnali di controtendenza rispetto all’atteggiamento di chiusura che la multinazionale aveva tenuto finora, sia sul fronte degli esuberi che su quello degli investimenti. In ogni caso permangono ancora molte ombre. Abbiamo chiesto e ottenuto un nuovo incontro a breve per approfondire le tematiche emerse».

SI TERRÀ mercoledì prossimo, 19 marzo, al Ministero. E potrebbe costituire un punto di svolta, dal momento che sindacati e dirigenti Micron entreranno nel vivo del confronto sul piano industriale, con numeri, progetti, prospettive. «Analizzare i dettagli del piano sarà fondamentale per capire le reali intenzioni dell’azienda», aggiunge Redaelli. In Brianza alle dipendenze del colosso statunitense delle memorie lavorano 480 persone, ripartite tra la storica sede di Agrate, dove i ricercatori operano in consorzio con Stm, e i nuovi uffici di Vimercate.
marco.dozio@ilgiorno.net

Agrate - Micron e St, la battaglia va avanti

di Antonio Caccamo da il Giorno del 08/03

UN GRANDE concerto per la microelettronica e l’high tech brianzolo. Un evento pensato dai sindacati per mandare un messaggio forte, suonando il rock, al governo e alla politica. Quello che è venuto il momento di difendere le fabbriche dei super-ingegneri del Vimercatese messe a rischio dalla fuga delle multinazionali. Già decisa la data del concerto: il 21 marzo. E il posto: lo Spazio Corelli a Milano. «Abbiamo scelto il primo giorno di primavera, stagione che è il simbolo della rinascita», dice Claudio Perego, delegato sindacale della Micron, la multinazionale americana che dopo avere acquistato 4 anni fa il settore memorie della St ora vuole licenziare 419 persone in Italia, 223 su 480 tra Agrate e Vimercate. Proprio davanti ai cancelli delle due aziende, in via Olivetti ad Agrate, ieri mattina si è tenuto un sit-in di protesta. I sindacati della Fiom, Fim e Uilm hanno proclamato uno sciopero di otto ore. Lo spunto per la mobilitazione nazionale l’ha fornito il tavolo della Microelettronica convocato al Ministero dello Sviluppo Economico: «Un’occasione importante per richiamare ciascuno a svolgere un ruolo attivo per dare prospettive occupazionali e industriali alle eccellenze dell’high tech», dice Eliana dell’Acqua, sindacalista della Fim Cisl.

FUORI dai cancelli della St, colosso dei microchip con 4.500 dipendenti solo ad Agrate, e della Micron dalle 8 alle 12 hanno manifestato 400 persone. Hanno lanciato coriandoli ai colleghi che non hanno aderito allo sciopero e hanno cercato di entrare in fabbrica. Nell’ultimo incontro al ministero dello Sviluppo, il 26 febbraio, la Micron ha confermato la volontà di licenziare 419 lavoratori. Il Governo si è impegnato a convocare il cda americano della multinazionale. «Il timore è che voglia andarsene via dall’Italia - racconta Cosimo Ciminelli, ricercatore in Micron -. Per questo serve una grande mobilitazione. A questo punto la St deve mostrarsi responsabile verso i lavoratori della Micron, suoi ex dipendenti, che rischiano di essere licenziati. Per questo noi chiediamo di anticipare subito gli investimenti previsti per il 2017». Preoccupa la decisione del governo italiano, azionista pubblico di St insieme allo stato francese, di cedere le sue quote. «È vitale che il Governo mantenga il controllo e la quota pubblica paritaria con quella francese», spiega Marta Airaghi, delegata sindacale in St: «Servono investimenti per il futuro della St. Questa dei semiconduttori è l’industria del futuro che l’Unione Europea vuole far crescere dal 5 al 20% in pochi anni. E noi la vendiamo? Non è un controsenso?».

Vimercate - Crisi Mircon. Qualche taglio in meno e nulla più. Poche novità dal vertice al ministero

di Antonio Caccamo da il Giorno

UNA LETTERA-APPELLO al Presidente Napolitano nelle stesse ore in cui, ieri mattina, la protesta ha raggiunto il ministero dello Sviluppo Economico (Mise). Ma la multinazionale americana non rinuncia al suo piano di licenziamenti. Che, tradotto, significa dare una sforbiciata del 40% ai 1028 dipendenti italiani. Dunque: 419 tagli, 223 tra Agrate e Vimercate dove lavorano 476 persone. Ieri nell’incontro al ministero l’azienda si è limitata a ipotizzare, ma senza quantificarla, una piccola riduzione dei numeri, il ricollocamento di alcune persone e la collaborazione con un’azienda di semiconduttori. «Però ci siamo lasciati con la procedura di mobilità invariata e con la certezza che queste misure salveranno pochi posti di lavoro e non eviteranno la fuga dell’azienda – dice Claudio Perego, uno dei delegati sindacali -. Siamo sempre sull’orlo del baratro».
Ieri Fiom, Fim e Uilm hanno indetto 8 ore di sciopero in occasione della riunione tra Governo, vertici italiani di Micron e sindacati. Una delegazione di un centinaio di lavoratori è partita dalla Brianza per protestare davanti alla sede del Mise. Nelle stesse ore a Catania i loro colleghi siciliani hanno consegnato una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la sua visita in città. I sindacati hanno chiesto al Governo di coinvolgere nella vertenza la StMicroelectronics, gigante italo-francese dei semiconduttori «da cui ha avuto origine la Micron - spiegano - dopo lo scorporo del ramo delle memorie e la creazione di Numonyx».
Un nuovo incontro si terrà il 12 marzo. Per il 7 marzo, inoltre, in occasione del tavolo sulla microelettronica, sono state proclamate altre 8 ore di sciopero, collegate a altre iniziative di protesta che coinvolgeranno anche la St. In programma anche un incontro tra il consiglio di amministrazione americano di Micron e i rappresentanti del Governo Renzi.

PREOCCUPA infatti anche il futuro della già citata St, 10mila dipendenti in Italia, 4200 ad Agrate in via Olivetti, accanto alla Micron. L’ex ministro Fabrizio Saccomanni, pochi giorni prima della caduta del governo Letta, ha confermato la volontà di privatizzarla: «Abbiamo inviato al Mise una richiesta di convocazione urgente per verificare le reali intenzioni del nuovo Governo e della Stm», dicono i sindacati, sul piede di guerra anche per chiedere nuovi investimenti tecnologici nelle sedi italiane.
La Rsu di Agrate ha calcolato che in Francia si prevedono, tra risorse aziendali e pubbliche, 3 miliardi da qui al 2017. In Italia 500 milioni.
antonio.caccamo@ilgiorno.net

Vimercate - Licenziamenti e chiusure. Un grande sciopero unisce la Silicon Valley

di Antonio Caccamo da il Giorno

SFILANO in corteo i ricercatori di Alcatel Lucent, Micron ed ST di Vimercate e Agrate. E non certo per la voglia di mettersi in mostra. Sono ingegneri, fisici, chimici, matematici. La colonna portante della Brianza Valley, costruita a partire dalla metà degli anni ‘60 da ingegneri come Virgilio Floriani, Adriano Olivetti e Pasquale Pistorio. Quella valle del silicio lombarda dove è stato progettato il primo sistema di trasmissione ad alta definizione al mondo e «inventati» i Mems, il cuore di tablet, smartphone e consolle di gioco e di altri mille apparecchi di uso quotidiano. Tra tanti «cervelloni» in marcia, in mezzo a bandiere, striscioni e palloncini colorati, c’è il meglio di quanto si può trovare oggi in Italia (e in Europa) nel mondo della micro elettronica e delle telecomunicazioni. Come Cosimo Ciminelli, 38 anni, laurea e dottorato in chimica teorica all’università di Pisa. «Ho lasciato la Puglia, la mia regione, e mi sono trasferito a Milano. Ero ricercatore universitario. Nove anni fa ho chiesto di venire in ST, in uno dei migliori centri di ricerca al mondo. Poi con altri colleghi sono stato spostato nella Numonyx, azienda di memorie creata da ST e Intel. Quattro anni fa ci hanno venduti alla Micron. Ora rischiamo di perdere il lavoro e l’Italia di vedersi portare via brevetti industriali di grande valore». Lui è uno di quelli che ancora lavora ai progetti di ricerca in consorzio tra Micron ed ST «ma sono attività che vanno spegnendosi. Se non succede nulla di nuovo, temo che tra qualche mese la mobilità toccherà anche a noi ricercatori». Non si capacita di quello che sta accadendo: «Siamo un’eccellenza. Ad Agrate siamo stati i primi al mondo a sviluppare le memorie a cambiamento di fase. Operiamo in un mercato, quello degli smartphone e dei tablet, che non sembra in crisi. Le multinazionali vanno bene ma licenziano per il semplice fatto che scelgono di non stare in Italia».

ADRIANA Geppert, delegata sindacale in Alcatel, in testa al corteo racconta al megafono quello che la Brianza, la Lombardia e l’Italia rischiano di perdere: «Ricerchiamo, sviluppiamo, produciamo tutto quanto serve per l’utilizzo degli apparecchi che ci consentono di essere connessi e utilizzare internet ovunque. Noi di Alcatel facciamo gli apparati e le reti sulle quali “viaggiano” i dati, le immagini, i video, le e-mail, le chat, oltre ai micro componenti che stanno in ogni smartphone, tablet, iPhone, iPad e in tantissimi altri prodotti elettronici».
antonio.caccamo@ilgiorno.net

Vimercate - Fischietti, palloncini e slogan Un serpentone di 700 persone per difendere lavoro e dignità

di Antonio Caccamo da il Giorno 

SULLE STRADE della Brianza è sfilata ieri mattina la protesta dei lavoratori della Silicon Valley brianzola. Settecento persone hanno marciato in corteo per fermare la fuga delle multinazionali, difendere la ricerca italiana e allontanare nuovi tagli: quasi 800 tra l’Alcatel Lucent e la Micron. Esibendo lo slogan «Salviamo la Silicon Valley», i manifestanti hanno camminato sotto la pioggia per due chilometri da Vimercate ad Agrate, sulla via Lecco. Un altro corteo è partito dalla via Olivetti sede di Micron e STMicroelectronics. Usciti dalle fabbriche dei super-ingegneri, tutti insieme hanno bloccato per due ore, dalle 10 a mezzogiorno, le strade che conducono all’autostrada A4, alla Monza-Melzo e alla Tangenziale est 4. Chiuso il casello di Agrate. Protestano perché sono preoccupati per il futuro. «Il settore dell’high tech in Brianza sta sparendo e centinaia sono i posti di lavoro persi», ha ripetuto al megafono Adriana Geppert, delegata sindacale in Alcatel Lucent, agli automobilisti incolonnati agli incroci e alle persone ferme sui marciapiedi. Una protesta alla quale ha partecipato anche il Gabibbo inviato da «Striscia la Notizia».
Ieri i sindacati hanno proclamato 8 ore di sciopero alla Micron e all’Alcatel e 4 alla STMicroelectronics. La grande manifestazione ha coinvolto anche altre aziende scosse dalla crisi: Linkra e Compel, più di 200 esuberi evitati grazie ai contratti di solidarietà, Bames e Sem (ex Celestica) dichiarate fallite dal Tribunale di Monza. «Se si va avanti così la valle del silicio rischia di trasformarsi una valle di lacrime», commenta Gianluigi Riva, uno dei 400 cassaintegrati dell’ex Celestica. In Micron, multinazionale americana delle memorie, sono alle porte 223 licenziamenti, quasi la metà degli addetti. Alcatel Lucent, rischia di lasciare a spasso 500 ricercatori, operai e impiegati.

PER QUESTO hanno deciso di unire le forze. I ricercatori di ST e Micron si sono radunati alle 8 davanti all’ingresso di via Olivetti ad Agrate. Gli altri di Micron (sede di Vimercate) e Alcatel Lucent alle Torri Bianche. Dopo un sit-in davanti alle portinerie, alle 10 sono partiti i cortei. Una contestazione massiccia, durata fino a mezzogiorno. Annunciati da un frastuono di fischietti e sirene e un agitarsi di bandiere, striscioni e palloncini colorati, i dimostranti si sono fermati per mezz’ora al grande incrocio tra la Star e l’autostrada. Poi si sono incamminati sul vicino cavalcavia per raggiungere il casello dell’A4 in direzione Bergamo, dove sono rimasti per altri 15 minuti mentre tutto attorno il traffico è andato in tilt, «Lavoro, lavoro, lavoro», hanno urlato. Poi l’appello al governo «risposte concrete e rapide a questo stato di calamita che ha investito la Brianza valley».

Vimercate - La Micron non fa nemmeno mezzo passo indietro

di Antonio Caccamo da il Giorno

LA MICRON va avanti con il piano degli esuberi che prevede il quasi il dimezzamento del personale in Italia. Conferma i 419 licenziamenti collettivi annunciati nove giorni fa. Più della metà, 223, riguardano le fabbriche di Agrate e Vimercate dove lavorano 476 persone. L’azienda ha chiuso le porte alla possibilità di rivedere le sue posizioni nell’incontro di ieri al ministero dello Sviluppo economico.

LA MULTINAZIONALE americana, che quattro anni fa ha acquistato il settore delle memorie della STMicroelectronics di Agrate Brianza, ha risposto picche alle richieste dei sindacati e dei politici presenti di sospendere la mobilità e trovare soluzioni alternative ai licenziamenti. È stato un «no» categorico anche al funzionario del ministero.
Le parti torneranno a incontrarsi nella sede di Confindustria a Roma il 7 e il 12 febbraio. Il 21 febbraio sono state riconvocate al ministero dello Sviluppo, ma i margini di manovra per fermare i tagli sembrano proprio ristretti. «I risultati del tavolo ministeriale di oggi non sono per niente positivi», dice Claudio Perego, della Rsu di Agrate-Vimercate, finito nella lista di mobilità: «Domani (oggi, ndr) ci riuniremo in assemblea per informare i colleghi degli sviluppi della trattativa e decidere quali altre iniziative prendere per difendere il posto di lavoro e una realtà industriale unica in Italia.

LA SETTIMANA scorsa Fim e Fiom Brianza avevano proclamato due giorni di sciopero con picchetti davanti alla portineria di via Olivetti 2 ad Agrate e volantinaggio a Vimercate. Hanno incassato la solidarietà dei colleghi della STMicronelectronics e dell’Alcatel Lucent, anche loro in lotta per fermare i 586 annunciati dalla multinazionale di telecomunicazioni. «Il piano di licenziamenti dell’azienda è inaccettabile – manda a dire Angela Mondellini, segretaria generale della Fiom Brianza - La scelta della Micron è ingiustificata alla luce degli ottimi risultati finanziari che sta realizzando già dal 2013».
antonio.caccamo@ilgiorno.net

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