mostre

Outisider

28/09/2017 - 14:00 to 13/10/2017 - 18:00

Solaro (MI) - L'arte entra in fabbrica. Dal 28 settembre al 13 ottobre la Electrolux di Viale della Repubblica 63 ospiterà la mostra "Outsider" di Tommaso Chiappa. Il vernissage si terrà giovedì 28 alle ore 14,00, alla presenza dei vertici aziendali, con un intervento dell'artista.

L'idea della mostra è nata dalla proposta della storica azienda di elettrodomestici di aprire i propri spazi a forme d'arte, di espressione creativa e di bellezza. Una proposta che Chiappa, avvezzo a esporre in contesti insoliti e alternativi, ha accolto con entusiasmo. Così ha preso forma un percorso espositivo all'interno della fabbrica, dove dipinti e installazioni (circa venti) interagiscono con gli ambienti di lavoro e le strutture produttive. Creando un effetto straniante, un cortocircuito teso a stimolare la creatività e il contatto con l'arte e il bello. "Outsider" (nel linguaggio sportivo, l'atleta che vince contro il pronostico) allude provocatoriamente al ruolo dell'arte dentro le fabbriche, prima marginale poi sempre più valorizzato.
Tommaso Chiappa (Palermo, 1983) si è formato artisticamente a Milano, studiando all'Accademia di Brera e legando il proprio nome alla Galleria di Luciano Inga-Pin con alcune mostre che lo hanno fatto conoscere a un più vasto pubblico. Vive e lavora a Saronno (VA). Le sue opere esplorano l'ambito della globalizzazione, trattando molteplici soggetti – la multiculturalità, il rapporto uomo-natura, i non luoghi – con uno stile personale e riconoscibile, che parte dalla grafica e arriva alla pittura, spaziando dai monocromi al colore e mescolando tecniche e materiali differenti.

«Ritengo stimolante allestire una mostra in un ambiente di lavoro», spiega l'artista, «per me è un modo per creare un rapporto più diretto con l'uomo. Al giorno d'oggi solo una cerchia di appassionati si avvicina al mondo dell'arte contemporanea. Cambiare i luoghi spesso può generare un cortocircuito interessante. Può creare nuovi rapporti. Non a caso, tre anni fa ho avviato un progetto, denominato "Art Partners", che intende portare l'arte nelle aziende, sviluppando così un nuovo modo di pensare l'arte e di proporla».

Sarà realizzato inoltre un catalogo dell'evento, con un'introduzione di Maurizio Ettore Maccarini, Rettore del Collegio Universitario "Lorenzo Valla" di Pavia, e un'intervista a Tommaso Chiappa. 

Le visite, riservate a piccoli gruppi su appuntamento, potranno prenotarsi telefonando al 335 8401839 oppure al 339 8697986. Info su tommasochiappa.eu 
 

TRASPARENZE DIVERSE  - i vetri di Murano

11/03/2016 - 15:00 to 24/03/2016 - 18:00

Inaugurazione LUNEDI’   10 MARZO alle ore 18 in Saletta Reale della Stazione di Monza.
L’apertura al pubblico sarà dal 11 Marzo fino al  24 Marzo da Martedì al Sabato dalle 15 alle 18.
Con il Patrocinio della Provincia e del Comune di Monza.

Questa mostra si propone di fare conoscere in Lombardia l’arte del Vetro di Murano.
Arte che ha origini antichissime e conosciuta in tutto il mondo per la preziosità dei vetri e per le varie tecniche di lavorazione. Murano occupa una posizione di singolare attaccamento alle tradizioni secolari e produrre il vetro artistico continua ad esercitare un grandissimo fascino, ma rimane radicata una tradizione di carattere prettamente locale.
Riteniamo per questo, che sia giunto il momento di accogliere nuove idee come vera espressione artistica.
La mostra rappresenta una occasione per proporre, diverse modalità di lavorazione del vetro di Murano, un artigianato ancora vivo nonostante le mille difficoltà che, grazie anche alla nuova realtà del museo recentemente inaugurato, cerca di trovare nuova linfa e forza.
Diversi progettisti, sensibili interpreti della materia e delle lavorazioni artigianali hanno progettato diversi oggetti sfruttando la potenzialità e le capacità delle lavorazioni artigianali mettendosi al fianco dei maestri muranesi e dando vita a una collezione nuova nel linguaggio pur nel rispetto della tradizione.
Accanto verranno presentati anche oggetti “storici” di collezioni private.
La collezione è stata disegnata da Ugo La Pietra, Elisabetta Gonzo, allenando Vicari Franco Poli, David Palterer e Norberto Medardi.

 
 

Ayrton Senna. L'ultima notte

17/02/2016 - 10:30 to 24/07/2016 - 20:30

Era un campione ammirato e celebrato. E’ diventato un mito il 1° maggio del 1994, quando, a 34 anni, perse la vita in seguito ad un gravissimo incidente sulla pista di Imola. Ayrton Senna è stato senza dubbio un pilota straordinario, un uomo - soprattutto - che ha lasciato un segno indelebile non solo nell’universo sportivo.
L’idea della mostra “Ayrton Senna. L’ultima notte”, allestita negli spazi dell’Autodromo Nazionale Monza, Museo della Velocità dal 17 febbraio al 24 luglio 2016, nasce dal libro scritto dal giornalista Giorgio Terruzzi intitolato “Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna” (editore 66th and 2nd, collana “Vite inattese”, 2014). Un romanzo avvincente da cui emergono gli ultimi momenti della vita e le riflessioni del grande pilota nel suo approssimarsi al momento fatale.
Attraverso una selezione di circa cento fotografie di Ercole Colombo – uno dei più grandi fotografi della Formula 1 - la mostra intende raccontare la carriera sportiva, ma anche gli aspetti più intimi del campione brasiliano.
Il percorso espositivo, arricchito dai testi di Giorgio Terruzzi, ripercorre i momenti più significativi di Ayrton Senna: gli inizi con il kart, l’esordio nel mondo della Formula 1, le vittorie e le sconfitte storiche, gli amici colleghi e i piloti rivali, il rapporto complesso con Alain Prost, gli amori, la fede, le dinamiche famigliari e le sue ultime, drammatiche ore in pista.
La mostra presenta inoltre alcuni oggetti di Senna tra i quali il kart originale del 1982 con cui il pilota, agli esordi della sua carriera, vinse diverse gare che rivelarono ben presto il suo grande talento. Da semplice divertimento giovanile, il mondo dei motori si trasforma rapidamente nella sua vera ragione di vita. Le corse e le competizioni diventano per Ayrton un mezzo per esprimersi e per andare oltre. Una passione irrefrenabile, ma anche un sentimento contrastante che spesso ha reso difficile la sua esistenza, i rapporti professionali e affettivi.
Il pubblico avrà la possibilità di immergersi in un racconto emozionante e coinvolgente che culmina con l’ultima notte del pilota, trascorsa nell’ormai celebre “Suite 200” dell’Hotel Castello a Castel San Pietro, vicino al circuito di Imola.
In una sala suggestiva, in una stanza sospesa nel tempo e nello spazio, i visitatori potranno condividere le sensazioni, le riflessioni di una notte colma di pensieri dalla quale emerge il ritratto inedito di un campione, ma anche e soprattutto di una persona particolarmente sensibile, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile.
La mostra, a cura di Giorgio Terruzzi e di Ercole Colombo, è ideata, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con l’Autodromo Nazionale Monza e con ilConsorzio Villa Reale e Parco di Monza.
SCHEDA TECNICA
Titolo
Ayrton Senna. L’ultima notte
Sede
Autodromo Nazionale Monza, Museo della Velocità
Via Vedano, 5 – 20900 Monza
Date
17 febbraio – 24 luglio 2016
A cura di
Ercole Colombo
Giorgio Terruzzi
Ideazione, produzione e organizzazione
ViDi
In collaborazione con
Autodromo Nazionale Monza
Consorzio Villa Reale e Parco di Monza
Con il patrocinio di
Comune di Monza
Media Partner
La Gazzetta dello Sport
Sponsor
Audi Lombarda Motori 2
Sponsor tecnici
AG Bellavite
Me in Italy by Viaggi di Tels
Foto Torchio
Catalogo
Skira 
Orari
Da mercoledì a venerdì: 
10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00
Sabato e domenica: 10.00 – 19.00
Lunedì e martedì chiuso
Biglietti
Intero: 7,00 euro
Ridotto: 5,00 euro
Informazioni
www.monzanet.it
www.reggiadimonza.it
Tel. +39 02 49537680
Uffici stampa
ViDi
Ilaria Bolognesi
ilaria.bolognesi@vidicultural.com
Tel. +39 02 49537680
Ufficio stampa SIAS Autodromo Nazionale Monza
Serena Cappelletti
serenacappelletti75@gmail.com
Tel. +39 338 4269386
Ufficio stampa catalogo Skira
Lucia Crespi
lucia@luciacrespi.it
Tel. + 39 02 89415532 | + 39 02 89401645

Conferenza stampa e preview mostra riservata ai giornalisti
Martedì 16 febbraio: 11.30

VISITE GUIDATE PER TUTTI

30/01/2016 - 14:30 to 18:15

VISITE GUIDATE PER TUTTI
alla (ri)scoperta di Milano
Tour + Libro in omaggio

Sabato 30 Gennaio
ore 14,30

San Maurizio
e il lusso nella Milano del XVI secolo 

– PUNTO DI RITROVO:
All'ingresso della chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore
Corso Magenta, 13 

– DURATA:
90 minuti circa
Si consiglia di arrivare 15 min prima

– LIBRO IN OMAGGIO:

Chiesa di San Maurizio (64 pagine a 4 colori)

oppure

Bernardino Luini: la vita e le opere 
(64 pagine a 4 colori)
INFO su COSTI e PRENOTAZIONI rispondendo alla presente mail oppure inviando SMS al numero 333 63 77 831
www.visiteguidatepertutti.it

Leonardo da Vinci: un artista poliedrico alla corte del Moro

19/12/2015 - 15:00 to 17:30

– PUNTO DI RITROVO:
Biglietteria del Museo d'Arte Antica
del Castello Sforzesco
Si prega di munirsi autonomamente
del biglietto d’ingresso
 

– DURATA:
90 minuti circa
Si consiglia di arrivare 15 min prima
 

Percorso interno ai Musei

– LIBRO IN OMAGGIO:
Leonardo e Milano

(144 pagine a colori)
INFO su
COSTI e PRENOTAZIONI
rispondendo alla presente mail
oppure inviando SMS al numero
333 63 77 831
www.visiteguidatepertutti.it

Chagall vietato ai minori: l’assurda tolleranza estremista

di Cristina Soffici da il Fatto quotidiano

Per venire incontro alla sensibilità di famiglie non cattoliche”. Con questa motivazione è stata annullata una gita di classe alla mostra di Palazzo Strozzi “Bellezza divina”, dedicata al rapporto tra arte e sacro. Vittime della folle decisione – presa non è chiaro da chi –sono i bambini della terza elementare dell’Ist ituto Matteotti di Firenze. La gita non si farà “visto il tema religioso della mostra”, si legge nel verbale della riunione del consiglio interclasse tenutosi lo scorso 9 novembre e distribuito a tutti i genitori.

ERA ABBASTANZA probabile che la mostra avesse un tema religioso, dato che l’esposizio - ne è dedicata proprio a indagare il rapporto tra l’arte e il sacro, con prestiti d’eccellenza da ogni parte del mondo, cosa rara per l’Italia maestra nel prestare all’estero i propri capolavori e decisamente meno efficace nell’operazione inversa. Complice la visita del Papa a Firenze la settimana scorsa, questa volta a Palazzo Strozzi sono arrivati grandi capolavori tra cui la “Crocifissione bianca” di Marc Chagall, proveniente dall’Art Institute di Chicago, famosa tra l’altro per essere il quadro preferito di Papa Francesco, come lui stesso ha raccontato nel libro intervista El Jesuita. E molte altre celebri opere come “L’Angelus ” di Jean-François Millet, eccezionale prestito dal Musée d’Orsay di Parigi o la “Pietà ” di Vincent van Gogh dei Musei Vaticani, la “Crocifissione” di Renato Guttuso delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Dopo le proteste dei genitori e la pubblicazione della notizia sul quotidiano locale La Nazione, la scuola si è subito affrettata ad aggiustare il tiro, dicendo che non c’è stato alcun annullamento e che la programmazione è ancora in corso e quindi non è detto che la visita non si faccia. Qualunque sarà l’epilogo della vicenda, il caso è un buono spunto per un ragionamento al di là della cronaca e del fatto specifico.

Perché l’eccesso del politicamente corretto tende ormai a sconfinare nell’idiozia globale, dove non si riesce più a capire il limite tra l’offesa dell’altro e la difesa di alcuni valori che la cultura occidentale dovrebbe ritenere non negoziabili. Come la libertà dell’arte e di ogni forma di espressione artistica. Chi sarebbero le “famiglie non cattoliche” per le quali è stato messo in atto il provvedimento? Se sono famiglie laiche, non se ne capisce il motivo, dato che erano laici anche molti degli artisti in mostra, se non addirittura atei dichiarati. Se invece si pensa che portare dei bambini a vedere un quadro raffigurante una crocifissione possa urtare la sensibilità di un musulmano o di un ebreo, siamo alla follia. Solo le dittature e le teocrazie hanno paura dell’arte. E una scuola statale italiana non può aprire a tali forme di oscurantismo. Per intenderci: se alla mensa di una scuola pubblica non si dà l’opzione di evitare il maiale, si discriminano i bambini musulmani o ebrei. E su questo, credo, nessuno avrà da ridire (eccetto Salvini e i suoi accoliti).

SE IN UNA SCUOLA si decide di non fare il presepe per Natale per non urtare la sensibilità dei non credenti, è una scelta fatta nel nome della laicità e non confessionalità della scuola italiana. Se ne può discutere, in quanto il presepe è anche espressione di una tradizione e cultura popolare che altrimenti va persa, ma la decisione in sé risponde a una sua logica. Ma impedire a dei bambini la visione di una mostra dove i grandi artisti si interrogano sul significato del sacro nel mondo moderno è una pura e semplice idiozia. Il prossimo passo in questa direzione porta a giustificare la distruzione dei Buddha in Afghanistan da parte dei talebani, perché “offendevano la sensibilità”dei musulmani. E, perché no, la devastazione di Palmira da parte dei miliziani dell’Isis. Sembrano paragoni eccessivi, ma a ben guardare non lo sono. Il punto di partenza è lo stesso: l’intollera nza verso la diversità.

Varedo - EXPO ARTE Mostra arte contemporanea Villa Bagatti Valsecchi

di A. Migliaccio

Mangiatori di nuvole. Realismo pittorico, mito e allegoria nell’arte contemporanea

L’idea è semplice, ma così intensa da lasciarci increduli. E qui la realtà assume un significato simbolico, un secondo livello oltre quello dell’apparenza. Tanto che la prima realtà rapidamente si dissolve, e noi siamo costretti a vedere altro. Anche chi sarà invitato alla vernice di questa mostra potrà entrare in scena e farsi l’Angelo senza ali di una nuova Annunciazione, o Maria Maddalena, o Caino. Non dovrà fare altro che continuare a vivere come se stesso. La pittura di Normanno ne asseconderà l’esistenza indirizzandola verso un valore più alto, verso una verità scritta nella storia dell’uomo. Vittorio Sgarbi – Recensione a vernice di Rocco Normanno.

Dove va l’arte contemporanea?
Una ventina d’Anni fa alla più importante manifestazione artistica internazionale (Cassel) non avremmo trovato facilmente un lavoro fatto con tela e pennello, men che meno costruito nello stile accademico. Solo opere multimediali, istallazioni, fotografie.
Chi avesse inteso proseguire il filone di una ricerca figurativa sarebbe stato considerato poco più che un pittore della domenica.
Oggi, la mostra che possiamo visitare a Varedo presso la Villa Bagatti Valsecchi, curata da Vittorio Sgarbi nell’ambito di EXPO Arte, è uno strano miscuglio di stili e mezzi espressivi, ma colpisce la presenza abbondante di un filone neo figurativo in pittura e scultura che il critico va coltivando da tempo.
Ci sono certamente citazioni delle avanguardie. Al visitatore che comincia il suo percorso dal loggiato esterno appaiono per prime le grandi sculture nello stile di Moore e i pesci di terracotta smaltata (come non rivedere le anfore di Kounellis?) ma cosa del tutto differente dalla poetica del recupero dell’arte povera, dall’assemblaggio non bisognoso di ulteriore intervento che quello della composizione. Il ritorno al classico nelle tecniche è il fatto dominante. Non chiamatelo realismo. Piuttosto un ritorno all’allegoria e al simbolismo. Orrori di meduse e teste mozzate. Ritorno dei temi epici e dell’arte sacra.
Nelle sale interne un grande crocefisso ligneo si china sul visitatore, con la forza brutale della verità carnale della crocefissione, come dovette apparire l’opera del Mantegna ai suoi scandalizzati contemporanei. Il tema religioso e le storie bibliche tornano nelle rappresentazioni Così come torna il Mito. E che c’è di reale nella mitologia? Niente, se non l’interpretazione poetica della realtà.
Il catalogo curato da Sgarbi è in preparazione e non sarà pronto prima di settembre. Resta perciò parzialmente oscura la scelta editoriale. Il motivo dell’assenza di percorsi tematici e l’accostamento di opere del tutto differenti nelle forme e nei contenuti. Impossibile pensare che non sia stata una scelta.
Non possiamo che fare a nostra volta una scelta e soffermarci su quelle opere che rappresentano una “scuola” comunemente nota come nuovo realismo pittorico.
Pitture e sculture che anche con fastidioso e sgradevole eccesso accarezzano il deforme, l’anti estetico. La vecchiaia, l’anti erotico. Un filone che attraversa la storia dell’arte dai fiamminghi al romanticismo, come ci ha raccontato Umberto Eco nel bel saggio Storia della bruttezza. Il bello non è che uno e banale, il brutto un’immensa molteplicità. E’ la realtà. Sempre interpretata. L’eccesso di realismo diventa una porta per un’altra realtà.
Ci soffermeremo allora sui più coerenti interpreti di questi filone. Rocco Normanno, col suo “Suicidio”, Roberto Calò col suo mangiatore di nuvole e il Tommasi Ferroni (di cui diamo qui sotto un assaggio con un’opera, Il pittore e la modella del 1976, che non è esposta in questa mostra).
Riccardo Tommasi Ferroni, Il pittore e la modella, 1976

In Spagna questa scuola di pensiero trova espressione nella Scuola di Chinchón. E’ il nome con cui Claudio Malberti battezzò il gruppo di pittori che avevano ottenuto la borsa di studio presso la Fondazione Arte e Autori Contemporanei di Chinchón, quando esposero a Milano nel novembre 2002. L’anno prima Malberti aveva aperto la Galleria Marieschi, un’elegante spazio espositivo nel pieno centro di Milano.
Vittorio Sgarbi ne curò alcune vernici e spiegò la tendenza della nuova galleria, in difesa della Pittura e del Realismo Contemporaneo. Rivolgendosi ai realisti del mondo, Sgarbi terminava il suo appassionato discorso dichiarando: “Oggi tanti giovani artisti possono serenamente prendere in mano il pennello e guardare la tela bianca per riempirla di idee, di passioni e di sentimenti senza sentirsi lontani della storia o travolti da una critica o da un’avanguardia che li aveva tagliati fuori per tanti anni.” In pieno secolo XXI è un fatto comprovato che i pittori, per il solo fatto di essere realisti, incontrino difficoltà ad esporre le loro opere e ad accedere ai grandi apparati della cultura globale come, per esempio, le fiere e i musei di Arte Contemporanea.
Da allora questa tendenza si è andata sviluppando sotto il nome di nuovo realismo pittorico. Qualcosa che almeno nel discorso dei critici rimanda al Manifesto per un nuovo realismo di Maurizio Ferraris. Bella e condivisibile bandiera per il ritorno a un pensiero “Forte” al posto del pensiero debole che aveva distrutto le ideologie e con esse le idee e gli ideali.
Ma ditemi che cosa c’è di realistico nel mangiatore di nuvole di Calò o nel suicidio di Rocco Normanno (sotto). Non più di quanto realismo ci fosse nel Temporale di Giorgione o nella Vergine delle rocce di Leonardo. Possiamo certamente parlare di ritorno del figurativo, dell’uso di tecniche pittoriche classiche che erano andate in disuso. Tecniche ma non contenuti. Anche se in questa mostra i temi attuali li troveremo, di sfuggita.

Rocco Normanno “Il Suicidio”

Tecniche reinterpretate, nello stile dell’iperrealismo (nel caso del pugliese Rocco Normanno le cui opere hanno una cifra ben caratterizzata).
Nature morte realizzate con la tecnica fotografica, ma nello stile dei migliori pittori napoletani del settecento. Opere che effettivamente accarezzano i dettagli di un pesce, di un carciofo o di un melograno, ma lontanissime dall’intento di riprodurre il vero in maniera fedele con uno scopo fine a sé stesso. Perché dunque chiamare realismo pittorico questo ritorno al barocco?
Gli è che gli artisti sono più saggi dei rottamatori. Hanno finalmente fatto buon uso di secolari eredità. Del barocco recuperano tutta l’inquietudine, di più, con lo stesso tremendo presagio che si respirava nell’arte tedesca tra le due guerre. Non un buon presagio.
Ai piedi della scala d’accesso al primo piano ci accoglie una nidiata di topi di ceramica smaltata. Sgaiattolano da un ripostiglio in disuso. Sono veri, nel senso che faranno trasalire per un istante il piede dello spettatore.
L’artista cerca la verità e la verità non è nell’apparenza. L’artista crea una nuova realtà virtuale, che serve per interpretare il mondo, come fa il mito. Realisti furono coloro che portarono nell’arte temi sociali, che misero contadini al posto degli dei e delle ninfe. Certamente il Caravaggio, che molti di questi artisti citano nella tecnica e nella luce. Certamente verismo c’è in un filone della pittura fiamminga, in Van der Meer e nelle sue scene di vita quotidiana. Verismo e naturalismo straordinariamente moderno, ci fu in un artista come Francisco Goya, che aveva posto le basi di tutte le avanguardie e non lo sapeva. Non è questa l’operazione che fanno questi artisti. Permetteteci una definizione altra. A noi i mangiatori di nuvole affascinano, ma li chiameremo neo barocchi.

 

Monza e Milano. Un rapporto alla pari nel segno della cultura

di Claudio Colombo da il  Corriere della sera

Se Monza e la Brianza si sono sempre percepite come un’entità «altra» rispetto a Milano, rimarcando a ogni piè sospinto l’alto grado di separazione socio-politico-culturale di questo spicchio di territorio lombardo rispetto alla metropoli, è forse arrivata l’ora per un sereno ripensamento sul ruolo che la città di Teodolinda ha, e potrebbe avere, per rafforzare la propria fiera identità.

L’arrivo della Triennale al Belvedere della Reggia è un evento importante se letto anche in chiave politica: ripropone un legame con Milano che affettivamente non è mai decollato ma che, in tempi nuovi di sfide condivisibili soltanto con l’unione di forze, potrà portare a ricadute benefiche e, si spera, non a senso unico. Villa Reale rimessa a nuovo è il punto di partenza, la Triennale un’occasione, la cultura un trampolino per instaurare con Milano un flusso positivo che deve continuare, ma che per continuare ha bisogno di reciprocità di intenti e di offerta. La storia ce lo insegna: Monza per Milano è stata prima giardino di delizie, poi terminale di tramvia, quindi porzione di territorio diversamente amministrato: in sostanza, un non-luogo distante molto più dei dieci chilometri in linea d’aria che collegano le due piazze del Duomo.

Tutto vero, e tutto storicizzato nel perenne senso di inferiorità che ha caratterizzato il rapporto della «piccola» città con il capoluogo di regione. Ora però ci sono segnali che portano verso un rapporto di collaborazione possibile, proficuo e, soprattutto, non subalterno. Oggi Milano, nonostante Expo, sembra come ripiegata su se stessa; Monza e la Brianza, nel frattempo, si sono rilanciate innestando nel loro tradizionale tessuto socio-produttivo poderosi elementi di innovazione. Il rapporto ora è alla pari, come è giusto che sia. Milano ha riscoperto la Brianza: la spinta propulsiva che proviene da questo territorio non può che farle bene.

Monza - Triennale in Villa Reale. Esposizione e formazione. Il progetto regna nel Belvedere

di Marco Vinelli da il Corriere della sera

La Triennale ritorna alle origini: infatti, da domenica 14 dicembre, Triennale Design Museum, Triennale di Milano e Camera di Commercio di Monza e Brianza presentano una selezione di pezzi dalla Collezione permanente del design italiano negli spazi del Belvedere della Villa Reale di Monza. Dopo oltre novant’anni, la Triennale torna, in qualche modo, ai luoghi natii: nasceva nel 1923 la Biennale delle Arti Decorative, le cui prime edizioni si erano svolte nella Villa Reale di Monza. Perché proprio a Monza? Perché lì c’era la disponibilità della Villa, da poco acquisita dal demanio; sempre lì, nel 1922, veniva inaugurato l’Isia, un istituto per le arti decorative che si configurava come una sorta di Bauhaus locale; Monza, infine, con i suoi 15.000 addetti agli inizi del secolo, era il nucleo generatore dell’industria del mobile che spaziava in tutta la Brianza. Alla I Esposizione internazionale delle arti decorative del 1923 avevano partecipato tutte le regioni italiane e 14 nazioni straniere, con una presenza di oltre 200.000 visitatori. Nell’ultima edizione monzese, la quarta del 1930 a cadenza triennale, era stato dato più spazio all’architettura: un segnale di come l’esposizione stesse adeguandosi ai mutamenti in atto nelle arti applicate.

A partire dalla V Triennale, nel 1933, le successive manifestazioni si sono svolte a Milano, nel Palazzo dell’Arte. «Gli spazi del Belvedere della Villa Reale di Monza saranno dedicati alla promozione e alla valorizzazione del design, che in Brianza è nato e continua a trovare terreno fertile per lo sviluppo — osserva Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza che, con la Triennale, ha in gestione gli spazi — e Triennale Design Museum sarà un luogo della memoria, che ci fa recuperare le radici della nostra identità. Al contempo, i medesimi spazi ospiteranno una realtà dinamica, fatta di incontri e di momenti di formazione, un ponte fra passato e futuro, un laboratorio di condivisione e di tutela del “saper pensare” e del “saper fare”. La nostra finalità è quella di creare un dialogo fra le competenze tradizionali della bottega artigiana e l’innovazione dei nuovi “makers”». Il Belvedere della Villa Reale, all’ultimo piano, ospitava le stanze della servitù; consentiva, però, una magnifica vista (da qui il nome) sul parco della dimora reale.

Qui viene presentata una selezione di oltre 200 pezzi iconici, testimonianza delle innovazioni, delle sperimentazioni e dell’eterogeneità della storia del design italiano. «Gli oggetti esposti — spiega Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale design museum — , tutti appartenenti alla Collezione permanente del Triennale Design Museum, sono ordinati cronologicamente e suddivisi per decadi, in modo da rappresentare tutte le fasi della storia italiana contemporanea: dal Dopoguerra fino agli anni della vorticosa mutazione che ha colpito anche il design, con l’avvento dei new media e della rivoluzione digitale». Nel segno della continuità anche il progetto di allestimento della mostra, realizzato dall’architetto Michele De Lucchi, già autore del recupero degli spazi del Belvedere e del restauro della Triennale e degli spazi del Triennale Design Museum. L’allestimento adotta casse da imballaggio in legno naturale come basi neutre per gli oggetti esposti, in modo da far risaltare il design, le forme dei manufatti in mostra. Per tutti i pezzi esposti, oltre alla spiegazione scritta è previsto un innovativo sistema di didascalie digitali, attivabili con un Qrcode, che forniscono approfondimenti e aneddoti su oggetto, autore e azienda. Gli accordi con la Triennale non si limitano all’esposizione degli oggetti storici, prevedono anche incontri, conferenze, lecture e iniziative didattiche per bambini e famiglie.

I musei civici di Monza ritrovano un tetto alla Casa degli Umiliati

di Martino AGostoni da il Giorno del 29/06

I INIZIA dalla «Ara dei Modiciates», il primo reperto archeologico, datato I secolo dopo Cristo, in cui compare scritto il nome di Monza. E si arriva a qualche anno fa, alle opere che vengono donate alla città dagli artisti che partecipano alle varie edizioni della Biennali Giovani in Villa Reale.

DUE AMBIENTI che si percorrono sia entrando sia uscendo e per passare dalla prima sala delle «Storie di pietra» alla seconda sala, la galleria intitolata «La tradizione del futuro», si svolta solo un angolo, ma allo stesso tempo si percorrono un paio di millenni di cultura e arte che hanno come denominatore comune Monza.
Insieme ci sono le opere realizzate a Monza, oppure dove gli autori sono monzesi o in cui il soggetto è la città, come pure ci sono i quadri, le sculture o i reperti archeologici che la città ha raccolto o ricevuto nell’arco di secoli, e che ha saputo conservare costituendo un suo patrimonio vasto, eterogeneo e stratificato nel tempo, con oltre 20mila pezzi. Un patrimonio che non può certo essere esposto interamente mentre invece, da ieri, è finalmente in mostra e visibile al pubblico il suo valore e soprattutto l’identità culturale e storica che rappresenta per Monza. Hanno aperto i nuovi Musei Civici, un appuntamento atteso da trenta anni, da quando anche la pinacoteca civica chiuse nel 1984 facendo trasferire l’intero patrimonio cittadino nei depositi della Villa Reale. Un momento che conclude 8 anni di lavori e investimenti del Comune per oltre 3 milioni di euro per completare il recupero della cinquecentesca Casa degli Umiliati e destinarla a essere la nuova sede della cultura e identità di Monza. Il museo civico è il museo della storia e arte della città e per rappresentarla sono state selezionate 140 opere in grado di offrire il meglio delle sue collezioni, da quelle scelte nella pinacoteca, a quelle archeologiche, da quelle che facevano parte del Museo storico dell’Arengario, a quelle realizzate nello storico istituto Isia, alle più importanti donazioni e ai lasciti ricevuti dal municipio nei secoli.
L’Ottocento e il Novecento sono molto rappresentati, con capolavori come il Ritratto di giovane donna, scelto come immagine per cartoline e manifesti del Museo, dipinto nel 1825 da Francesco Hayez, e poi numerose pitture di Mosé Bianchi, Pompeo Mariani o Eugenio Spreafico, autoritratti di Baioni o Bucci, sculture del ’900 come Leda col cigno di Arturo Martini, ceramiche e scorci di una Monza che non c’è più, dai mulini alle Grazie Vecchie, alle bancarelle di inizio ’800 sotto i portici dell’Arengario, fino alle «Dal lavoro. Ritorno dalla filanda» del 1890 di Eugenio Spreafico, un’immagine larga e frontale sulle lavoratrici in marcia al tramonto considerata il «Quarto Stato» al femminile.

Valli, recordman delle poltrone dalla sua Brianza alla Triennale

di Oriana Liso da la Repubblica del 30/01

La sua agenda sarà fittissima. Non fosse altro per il numero di poltrone su cui ogni giorno deve sedere: una decina, a fermarsi alle più importanti. Ma Carlo Edoardo Valli, classe 1936, sindaco della natia Renate dal 1985 al 1995, sembra avere energie inesauribili. Tanto che da poco è stato nominato anche nel cda della Triennale di Milano come rappresentante della Camera di commercio di Monza e Brianza. Di cui è presidente — guarda un po’ — lo stesso Valli. L’autonomina, però, non è l’unica particolarità del curriculum di questo imprenditore brianzolo che negli anni ha scalato molti gradini dell’imprenditoria, senza mai riuscire a fare il grande salto nella politica. Pur provandoci, pare, se è vero che negli ultimi anni ha accarezzato prima il sogno di diventare il primo presidente della Provincia di Monza e Brianza, poi quello di entrare nella giunta regionale come assessore del suo buon amico Roberto Maroni.

Ed è proprio sul governatore che Valli avrebbe fatto pressing per boicottare la nomina del rettore Giovanni Azzone alla guida della Triennale e sostenere, invece, la conferma del suo collega Claudio de Albertis, presidente della Camera di commercio di Milano. Pressing a cui Valli non deve pensare da solo: perché nel cda della Triennale proprio la Regione ha nominato David Bevilacqua, top manager di Cisco e — en passant — componente del direttivo della Camera di commercio brianzola (sì, proprio quella di cui Valli è presidente).

Non è facilissimo seguire l’intreccio di rapporti dell’industriale Valli, ramo maniglie prima e poi arredobagno, ma con interessi anche nel settore immobiliare attraverso la sua Alma, fino a un totale di quattro presidenze nei cda delle sue aziende. Ma è ancor meno facile stare dietro agli incarichi pubblici che ha accumulato negli anni. L’impegno in Camera di commercio si porta dietro quello di componente della giunta dell’Unione regionale delle Camere di commercio lombarde. E si accompagna alla presidenza dell’Aci di Milano, a quella della Sias, la società che gestisce l’Autodromo di Monza e alla carica di vicepresidente (con altri due) nazionale dell’Aci: nomine confermate nonostante la bufera giudiziaria che nel 2012 aveva coinvolto i vertici dell’Aci milanese eletti due anni prima. Tra questi c’erano La Russa junior, il fidanzato dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, e il figlio di Bruno Ermolli, il potente presidente della Promos. Azienda in cui, guarda ancora il caso, Valli è consigliere di amministrazione.

Pensa anche alla finanza locale, il nuovo consigliere della Triennale, ed è stato nominato nel consiglio di territorio di Monza e Brianza di Unicredit. Lo sbarco nel cda di viale Alemagna — domani si terrà la prima riunione, e le scintille sono assicurate — non è però l’unica traccia propriamente culturale nel carnet di Valli: dal 2004 è nel cda dell’Università Cattolica, dal 2010 è entrato anche nel consiglio direttivo dello stesso ateneo. Un recordman delle poltrone, insomma, che ha rinunciato in alcuni casi ai compensi collegati: non prende lo stipendio da presidente dell’Aci milanese (ma prende quello da vicepresidente nazionale, circa 74mila euro) né quello da consigliere in Cattolica (ma dalla Camera di commercio monzese riceve altri 50mila euro). A queste cifre si sommano indennità e gettoni di presenza “minori”.

Monza - Era bruciato a febbraio. Ora Il museo MaGa sbarca in Villa Reale

di Martino Agostoni da il Giorno del 18/08

DA LUCIO FONTANA, Renato Guttuso a Giacomo Manzù, poi Achille Funi, Ennio Morlotti, Fausto Melotti o Bruno Munari: sono i maestri delle avanguardie storiche che anticipano gli anni ’60 e ’70, ovvero l’arte italiana del Dopoguerra, i protagonisti della nuova stagione del MaGa, il museo d’arte contemporanea di Gallarate reso inagibile lo scorso inverno da un incendio ma che ora riprende la sua missione. Non ancora nella sua sede, in attesa del termine dei lavori di recupero, ma nei dintorni, in giro per la Lombardia, tanto che un’attenta selezione della sua collezione dedicata ai maestri italiani del Dopoguerra è stata esibita in primavera alla Triennale di Milano e ora, per la fine dell’estate e l’autunno, farà tappa a Monza. Negli spazi del Serrone della Villa Reale si aprirà il 5 settembre la mostra «E subito riprende il viaggio... Opere dalle collezioni del MaGa dopo l’incendio», una rassegna curata da Emma Zanella e Giulia Formenti che avrà anche qualche novità rispetto all’edizione milanese.

L’INIZIATIVA coinvolge direttamente il MaGa, assieme al Comune di Gallarate, quello di Monza, la Fondazione La Triennale di Milano e il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, proprio con l’intenzione di consentire all’istituzione museale gallaratese di continuare concretamente la propria attività, improvvisamente interrotta con l’incendio avvenuto lo scorso 14 febbraio. La mostra, che nel titolo prende a prestito un verso della poesia di Giuseppe Ungaretti «Allegria di naufragi», è l’occasione, attraverso l’allestimento di opere simbolo della sua collezione permanente, per proporre al pubblico la storia e la costante attività di studio e valorizzazione dell’arte contemporanea del museo. In particolare, nel Serrone alla Villa Reale si potranno ammirare circa cento opere tra dipinti e sculture, grazie alle quali si potranno indagare le ricerche artistiche che segnarono la cultura italiana dal secondo Dopoguerra agli anni ‘70, con qualche affondo fino ai giorni nostri.

SE L’EDIZIONE della Triennale ha preso le mosse dall’atto di nascita (negli anni ‘50) del MaGa con lo storico Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate per indugiare poi nel dibattito tra astrazione e figurazione che divise la cultura italiana alla fine della seconda guerra mondiale, quella di Monza presenta i capolavori dei padri della contemporaneità, che con il loro linguaggio hanno saputo testimoniare l’eredità lasciata dalle avanguardie storiche e preannunciato la rivoluzione delle neoavanguardie dei decenni successivi. Sono dunque stati scelti i lavori di Renato Guttuso, Achille Funi, Ennio Morlotti, Enrico Prampolini, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Agostino Bonalumi, Bruno Munari e molti altri, selezionati per l’edizione monzese tra i circa 5.000 custoditi nel museo che documentano tutti i movimenti e scuole succedutisi nel secondo Novecento. In mostra, inoltre, verrà presentato al pubblico per la prima volta un nucleo della Collezione Walter Fontana, importante raccolta privata che entra, proprio a partire da questo momento, a far parte delle collezioni del MaGa in comodato.

I BIGLIETTI per «E subito riprende il viaggio....» saranno in vendita al prezzo intero di 6 euro, ridotto di 4 euro (over 65 anni, under 18 anni, enti convenzionati) e gratuito per i minori di 12 anni. Durante tutta la durata dell’esposizione saranno previsti servizi educativi per le scuole dalle materne e alle medie, e attività per il pubblico adulto e le famiglie a cura dello staff del Museo MaGa.

Vimercate - Perde 400mila euro all'anno ma ha elogi internazionali. La doppia faccia del Must

di Marco Dozio da il Giorno del 04/08

IL MUST bifronte, a due facce. Premiato e indebitato. Da quando è stato inaugurato nei locali di Villa Sottocasa, il museo del territorio di Vimercate colleziona riconoscimenti a non finire, dal titolo di miglior allestimento italiano alla candidatura per la miglior esposizione europea. Ma nel contempo fa segnare un profondo rosso nei conti del Comune. Ogni anno per la gestione della struttura si registra una perdita secca di circa 400mila euro, puntualmente ripianata dalle casse dell’Amministrazione comunale, che nel Must intravede un’opportunità per produrre cultura, per generare indotto e per dare lustro al «brand» di Vimercate. Al di là delle considerazioni sulla qualità del museo, l’analisi dei freddi numeri evidenzia una difficoltà economica notevole, che tende a crescere. Nel giro di un anno il passivo è aumentato da 399mila euro a 418mila, a fronte di un incasso sceso da 60 a 42mila euro, tra biglietti venduti e contributi vari. Le voci di bilancio descrivono una spesa per il personale che si aggira sui 200mila euro, composta per la maggior parte dagli stipendi dei dipendenti, oltre a circa 17mila euro di versamenti per l’Irap. Poi risultano 25mila euro per il pagamento del custode, 4mila per le manutenzioni ordinarie e 35mila per la pulizia. Buona fetta del «rosso» è dovuta ai costi per l’acquisto di Villa Sottocasa: l’ammortamento del mutuo, relativamente ai locali occupati dal Must, vale circa 140mila euro all’anno. Dati che fanno sobbalzare l’opposizione. Francesco Sartini, consigliere del Movimento Cinque Stelle: «Il Must è un lusso che la città di Vimercate fatica a sostenere, l’Amministrazione non riesce a gestirlo. Occorre pensare a una privatizzazione.

LA GIUNTA ha privatizzato l’asilo nido che registrava perdite simili, ma per il museo ha utilizzato parametri diversi». Rincara la dose Alessandro Cagliani, consigliere di Noi per Vimercate: «È come mangiare ostriche mentre la gente muore di fame. L’acquisto della Villa è il vero scandalo: uno sperpero di denaro pubblico, mentre con l’esternalizzazione dell’asilo nido si è scelto di penalizzare i servizi sociali». E la decisione di chiudere il museo nel mese di agosto alimenta il fuoco della polemica: «Si parla di incrementare il turismo e la struttura chiude nel mese più turistico dell’anno?», concludono Sartini e Cagliani.
marco.dozio@ilgiorno.net


«Si investe? Come una famiglia che manda i figli all’università»
di Marco Dozio da il Giorno

«PARAGONEREI l’investimento nel Must a una famiglia che investe denaro per mandare il proprio figlio all’università. In questo modo valorizziamo il territorio, generiamo indotto, investiamo in un progetto culturale permanente i cui benefici saranno da valutare nel medio periodo», inizia così la difesa a tutto campo di Roberto Rampi, padre del Must, ex vicesindaco e attuale parlamentare Pd. «Alla Scala per ogni euro investito dallo Stato si ottiene un indotto di due euro e mezzo. Occorre credere nel potenziale della cultura: 400mila euro diviso per 26mila abitanti, significa 15 euro per ogni vimercatese, una cifra non stratosferica. Dobbiamo cambiare mentalità. Nessuno si chiede se l’anagrafe è in perdita, proprio perché si tratta di un servizio necessario: anche la cultura è necessaria. E i paragoni con l’asilo nido non reggono: oltretutto il nido riguarda una popolazione ristretta, mentre il progetto del Must è un patrimonio di tutta Vimercate. Sull’acquisto di Villa Sottocasa va detto che è stato deciso quando le casse dei Comuni non erano strozzate dalla morsa del Patto di stabilità. L’operazione nel suo complesso resta valida: attraverso il recupero di questa Villa settecentesca nel cuore della città, abbiamo ottenuto finanziamenti che altrimenti sarebbero finiti altrove. Ora Villa Sottocasa appartiene a tutti».
 


La lunga gestazione per allestire la casa della memoria brianzola
di Marco Dozio da il Giorno

IL MUSEO del Territorio vimercatese viene inaugurato il 13 novembre 2010 negli spazi di Villa Sottocasa, acquistati dall’Amministrazione comunale nel 2001, quando inizia la lunga gestazione di un progetto unico nel suo genere, che si propone di diventare il grande contenitore della storia e delle tradizioni della Brianza orientale. Nel 2002 partono i lavori di restauro dell’ala sud dell’edificio, che a partire dall’anno successivo inizia a ospitare eventi di rilievo, mostre e concerti. Quasi un antipasto del museo vero e proprio che viene ufficialmente istituito, sulla carta, il 22 dicembre 2004 con una votazione del Consiglio comunale. Nel 2005 nasce l’ufficio del Must con le relative selezioni dei progetti per l’allestimento. Il 2006 è l’anno in cui viene approvato il progetto definitivo per l’allestimento, che porta la firma del museologo Pier Federico Caliari. Mentre parallelamente proseguono i lavori di ristrutturazione della Villa e in particolare dell’ala sud. Lavori conclusi nel 2009 con la sistemazione delle 14 sale espositive. Il Must si sviluppa nei 1.000 metri quadri dedicati alle esposizioni, suddivisi su due piani. C’è anche una sala lettura e un centro di documentazione, che comprende una biblioteca specializzata in storia locale. Tra le varie iniziative, ha ospitato concerti e mercatini agricoli di produttori a «chilometro zero».

Monza - Museo Civico. Donati 35mila euro per restaurare quadri e sculture

I cittadini e le imprese hanno adottato 23 opere del futuro museo civico

di Martino Agostoni da il Giorno

PER L’APERTURA del nuovo museo civico c’è ancora da aspettare, ma intanto la città si porta avanti e si fa trovare pronta con mecenati dell’arte e volontari della cultura. Resta confermato entro fine anno il limite entro cui è prevista l’inaugurazione del museo nella recuperata Casa degli Umiliati.

HA AVUTO l’esito atteso la ricerca da parte del Comune di cittadini o società che adottassero un gruppo di opere d’arte prendendosi carico del loro restauro, mentre per l’autunno è partita la ricerca di appassionati che a titolo volontario vogliano prestare servizio nelle attività previste dal futuro museo. A inizio primavera era stata lanciata la campagna «Parteciparte» in cui l’assessorato alla Cultura proponeva la sponsorizzazione da parte dei privati del restauro di 23 tra quadri e sculture, divisi in 18 lotti, che avrebbero composto l’allestimento di 141 opere della mostra permanente dedicata a Monza. La risposta è arrivata e 15 lotti, su 18, sono stati adottati da singoli cittadini, studi professionali o imprese monzesi che hanno pagato i 35mila euro necessari al loro restauro, a cui inoltre si aggiungono altri 10mila euro stanziati in precedenza dalla Fondazione Comunità Monza e Brianza. Il bando resta ancora aperto per i tre lotti rimasti ma, intanto, «abbiamo avuto un risultato molto significativo – commenta il sindaco Roberto Scanagatti -. Era un esperimento far partecipare i cittadini, ma abbiamo avuto testimonianza della sensibilità che c’è tra i monzesi verso il patrimonio della loro città».
E alla passione per Monza, oltre che buona volontà dei cittadini, si appella anche il secondo bando organizzato dal Comune in vista dell’apertura del museo civico. Il municipio cerca «volontari della cultura» e si rivolge a tutti coloro che hanno dai 18 ai 75 anni e che vogliano dedicare almeno 9 ore al mese per dare supporto al personale che sarà impiegato nel museo, con compiti di custodia delle sale o accompagnamento dei visitatori. Per i volontari è previsto un apposito corso di formazione per ricevere l’abilitazione a operare nella struttura museale.

ORA perché possa essere inaugurata la Casa degli Umiliati manca il sistema di illuminazione e, dopo due gare d’appalto da circa 300 mila euro per la fornitura delle luci andate deserte, il Comune sembra aver trovato la soluzione. Per l’illuminazione si è provato a fare un bando di sponsorizzazione che ora si è appena concluso e a cui, stavolta, un’impresa ha partecipato: se dopo le verifiche sarà confermata, l’impresa fornirà le luci e si farà carico di circa metà dei costi, in cambio di un ritorno d’immagine che avrà come sponsor del museo.

Monza - Museo pronto: non si trova chi lo illuminerà. Bando di nuovo deserto alla Casa degli Umiliati. Inaugurazione a rischio

di Marco Galvani da il Giorno

NON C’È PACE per il museo di Monza alla casa degli Umiliati. Dopo 5 anni di lavori, polemiche, noie burocratiche e 4 milioni di euro spesi, adesso ci si mette pure il Patto di Stabilità.
Proprio quando invece sembrava che il taglio del nastro potesse arrivare per la primavera prossima.
«I vincoli del Patto stanno facendo scappare tante imprese che potrebbero eseguire i lavori per conto del Comune», lamenta l’assessore alle Opere pubbliche, Antonio Marrazzo.
Uno sfogo dopo che il secondo bando per l’illuminazione del futuro museo cittadino è andato deserto. Diciassette le imprese invitate a partecipare, nessuna si è fatta avanti. «Adesso dobbiamo valutare la situazione perché è nostra intenzione aprire al più presto il museo», assicura l’assessore. Il progetto museologico definitivo è stato approvato dalla Giunta con anche diversi miglioramenti. Le opere esposte (da Anselmo Bucci a Pompeo Mariani, Mosé Bianchi e Aligi Sassu) provenienti dalle collezioni dei Musei Civici nascoste da anni nei magazzini della Villa Reale passeranno da 109 a 141. Alcune di quelle opere sono in fase di restauro prima di trovare posto agli Umiliati, quando sarà pronto. Inoltre nel futuro museo saranno create due nuove sezioni dedicate alla scuola di ceramica dell’Isia e all’arte contemporanea delle Biennali giovani. Ma dopo cinque anni di cantiere il restauro della struttura è terminato. Occorre soltanto studiare e realizzare un piano di illuminazione dei percorsi espositivi e preparare il patrimonio da mettere in mostra in maniera permanente. Per questo l’Amministrazione comunale ha stanziato circa 300mila euro e predisposto due bandi di gara. Le previsioni del Comune, tuttavia, si sono rivelate troppo ottimistiche. La questione relativa all’illuminazione ha spento le speranze di chiudere i conti con la burocrazia in tempi rapidi. E la convinzione di riuscire ad aprire il museo entro aprile adesso ha lasciato il posto a un grande punto interrogativo.

marco.galvani@ilgiorno.net

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