ALER

Lombardia - Dieci milioni di perdite Aler chiude la società che investiva in Libia

da il Corriere della sera

Dopo 10 anni di vita, oltre 10 milioni di perdite secche, un’«avventura» in Libia e un «portafoglio » di oltre 80 milioni di mutui accumulati per operazioni «fallimentari» (come vengono definite dalla commissione d’inchiesta regionale), la società Asset Srl viene liquidata. L’atto è stato firmato ieri dall’Aler, proprietaria al 100 per cento della società che era stata fondata come una sorta di braccio immobiliare dell’azienda delle case popolari. Il mastodontico indebitamento è relativo all’acquisto di interi palazzi (ex proprietà dell’Enpam) tra Pieve Emanuele e Garbagnate, che avrebbero dovuto essere ristrutturati e rivenduti, cosa che è avvenuta solo in minima parte. E così quella società è diventata una macchina «trita-soldi» che per anni ha scavato una parte significativa del debito nella pancia dell’Aler . E visto che era stata proprio l’Aler a garantire per tutte le operazioni Asset, oggi sarà la stessa azienda a ereditare patrimonio e perdite. In una nota, ieri l’azienda guidata da Gian Valerio Lombardi ha comunicato «con soddisfazione il completamento della dismissione di tutte le società controllate. Uno step fondamentale per il risanamento».

Si tratta comunque di un passaggio molto significativo, perché la nuova dirigenza chiude formalmente una stagione (tra 2005 e 2012) nella quale i vertici della Regione (assessori e dirigenti del settore Casa) hanno «accompagnato» l’Aler, i cui vertici hanno condiviso le scelte, verso operazioni completamente estranee alla missione primaria di assicurare una casa dignitosa ai cittadini in difficoltà economiche. Da oggi Asset avrà un commissario liquidatore che continuerà a perseguire un obiettivo primario: la vendita degli appartamenti e dei palazzi per tamponare le perdite. Una trattativa è già in corso, ma l’Aler ha preferito liquidare Asset in questo momento per poter accedere ad alcuni benefici fiscali, secondo il principio base di minimizzare i costi. «Asset e le altre società non si sono create da sole e i responsabili devono ancora pagare», commenta Lucia Castellano, capogruppo regionale del Patto Civico.

G. San.

Lombardia - «Manager e consulenti super pagati». Così è nata la voragine nei conti Aler

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

Dirigenti super-pagati, consulenze esterne per le pratiche legali lievitate nel corso degli anni, assunzioni «politiche», e persino un fondo di previdenza integrativo per i dipendenti mai effettivamente attivato (nonostante i costi). «Come si origina una voragine da 350 milioni di euro», potrebbe essere il titolo di questo faldone da mille pagine che raccoglie le 32 sedute della commissione regionale d’inchiesta Aler. La morosità degli inquilini, la fiscalità «matrigna », gli investimenti sbagliati. Fattori ormai noti, le cui responsabilità politiche sono confermate da tutti i manager Aler ascoltati dalla Commissione. Ma tra le righe dei verbali si nascondono tanti piccoli casi di sprechi e inefficienze.

Ne parla apertamente il 7 luglio Raffaele Tiscar, direttore generale di Aler per soli due mesi prima delle dimissioni e dell’incarico a Palazzo Chigi. «Ho notato, e a questo ho cercato di porre rimedio, che i dirigenti Aler erano mediamente pagati più dei dirigenti di Regione Lombardia, circa il 30 per cento in più, ed erano peraltro tutti dotati di macchina a proprio uso privato — racconta Tiscar ai commissari-consiglieri del Pirellone —. Ho chiesto loro se erano disponibili a rinunciare sia alla retribuzione variabile, quindi quella legata ai risultati, anche visti i dati non eccellenti di Aler, e alla rinuncia dei benefit, almeno quello derivante dall’auto, che era veramente poco giustificato ».

Per non dire dell’organigramma societario. Ancora Tiscar: «Spinte, interessi, necessità di inquadramenti sono andati a scapito di una semplicità organizzativa che invece sarebbe stata doveroso fare». Anche per questo, forse, il dg dopo pochi mesi ha pensato bene di salutare tutti e di chiudersi dietro le spalle la porta della società di viale Romagna. Altro tema, le consulenze. In particolare quelle affidate ad avvocati esterni per le cause legali. È la relazione di Eupolis a dipingere il quadro. Tra il 2009 e il 2013 «questo dato — spiegano gli analisti — è crescente nell’ultimo anno ed è stabile negli anni precedenti, mentre l’andamento delle altre quattro Aler lombarde è tendenzialmente in decrescita a partire dal 2009». «Nella società milanese — osserva allora uno dei consiglieri della Commissione — non esiste una procedura formalizzata per l’assegnazione degli incarichi, né un sistema di valutazione delle performance per i legali esterni rappresentati da ben 27 diversi studi».

Tra le varie testimonianze viene raccolta anche quella di Domenico Zambetti, l’ex assessore alla Casa finito in carcere con l’accusa di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta. Gli chiedono di eventuali assunzioni politiche, ed ecco la sua risposta: «Sono uno di quelli che ha sempre vissuto sul territorio e quando mi veniva fatta una richiesta, se sapevo che esistevano delle possibilità indicavo loro la strada per arrivare ad ottenere quella possibilità attraverso o concorsi, o selezioni, o quant’altro di regolare possa essere possibile».

Davanti alla commissione d’inchiesta viene convocato anche Domenico Ippolito, a lungo dg della società. Si scopre, dalla sua «deposizione», che Aler aveva previsto di creare un fondo pensione integrativo per i suoi dipendenti. Il problema — osserva in aula la consigliera Cinque Stelle, Jolanda Nanni — è che quel fondo non è mai stato attivato e che la perdita in interessi di Aler si aggirerebbe intorno al milione e mezzo di euro. «Ci domandiamo perché sia stata fatta quest’operazione, ci viene quasi il sospetto che sia stato un regalino a qualcuno ». «Assolutamente no — risponde Ippolito — . Ho preparato una memoria anche su questo argomento, con un’ampia articolazione rispetto alla questione, anche perché il fondo pensione integrativo nasce negli anni 80, non soltanto in Aler, ma in tutte le aziende e quindi ancor prima che arrivassi a Milano,ed era stato fatto in una logica di regime previdenziale Inps».

Sullo sfondo, le colpe della politica, delle giunte del Pirellone che, come racconta l’attuale presidente di Aler, Gian Valerio Lombardi, di entrate e spese della società e dei debiti e degli investimenti sbagliati, tutto sapevano. Luca Ferrazzi, consigliere della Lista Maroni, durante una delle ultime sedute della commissione sbotta: «La responsabilità politica sul fatto che ci sia un buco e che non si sia riusciti a gestire la cosa ce l’ha chi ha governato questa Regione per vent’anni: il presidente Roberto Formigoni ».

Lombardia - «Crisi Aler, la Regione sapeva». L’accusa dei manager nei verbali

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

«È impossibile che quello che faceva Aler non fosse noto alla Regione, la quale peraltro approva i preventivi e riceve i consuntivi. Quindi basta guardare i bilanci degli ultimi cinque anni per capire che questa azienda perdeva, tutti gli anni perdeva». A parlare, siamo nell’aprile dello scorso anno, è Gian Valerio Lombardi, il presidente di Aler. Davanti a lui sono seduti i consiglieri regionali della commissione d’inchiesta nata al Pirellone per accertare cause e responsabilità della voragine finanziaria da 400 milioni di euro dell’azienda che gestice le case popolari. Nelle carte delle audizioni le responsabilità del Pirellone sono confermate praticamente da tutte le testimonianze. Lombardi sul punto è esplicito: «Era tutto perfettamente riscontrabile e valutabile dalla Regione. Un contabile, anche di non eccelsa fama, bastava che guardasse fra le righe dei conti per capire che questa azienda non si poteva mantenere ».

La Regione conosceva insomma ogni singola entrata e ogni singola uscita di Aler e in qualche circostanza interferiva direttamente nelle scelte dell’azienda. Antonio Rognoni, l’ex dg di Infrastrutture Lombarde finito poi in carcere per un’inchiesta su presunte tangenti Expo, ha partecipato per esempio a un cda di Asset, la controllata di Aler con un rosso a sua volta da 80 milioni di euro. In una di queste riunioni il manager, secondo le testimonianze, avrebbe fatto pressioni (invano) perché la base d’asta per la vendita del complesso di Pieve Emanuele, altro flop finanziario, fosse ribassata rispetto alle stime di Asset. Le responsabilità della sfera politica ricorrono in tutti i resoconti dei vertici di Aler. Ecco quanto dichiara ai commissari-consiglieri Loris Zaffra, numero uno di viale Romagna dal 2008 al 2013: «Tanto perché sappiate, in Regione prima di ogni cda vogliono vedere l’ordine del giorno. Tutte le delibere singole e i verbali venivano trasmessi alla Regione». Il migliaio di pagine che raccoglie le deposizioni dei protagonisti racconta anche del sistema di consulenze esterne, una pratica di cui Aler faceva generoso ricorso.

Perché, si chiedono per esempio i consiglieri regionali, la società affidava all’esterno i servizi legali per i contenziosi sulla morosità o le perizie sulle certificazioni degli alloggi? Sul punto risponde Mario Viviani, nominato dal Comune di Milano nell’ufficio commissariale della società: «Risorse (interne, ndr) del personale ce n’erano e si potevano gestire, ma non posso dire quanto si sarebbe potuto risparmiare non ricorrendo agli esterni. Certamente, come in tutte le organizzazioni, forse una migliore valorizzazione delle risorse in house avrebbe consentito risparmi, ma non credo risparmi in misura tale da non far trovare Aler nella situazione in cui siamo, ecco». Ieri intanto la commissione d’inchiesta ha dato il via libera alla relazione finale fimata dal presidente Roberto Bruni (Patto Civico).

Il sì è arrivato da tutti i gruppi consiliari. «Rivendichiamo con orgoglio la scelta giusta delle opposizioni di richiedere questa Commissione d’inchiesta», hanno sottolineato i pd Onorio Rosati e Mario Barboni. «Per noi il tema della casa è centrale — ha detto Fabio Altitonante (Fi) —. Siamo stati noi infatti a dare il via alla riforma della governance e a destinare investimenti straordinari in particolare per Milano ». A favore, nonostante l’accusa di una certa timidezza nella relazione finale, anche i grill ini : «I l grave squi l ibr io finanziario era noto da anni, eppure nessuno è intervenuto e nessuno si è dimesso», ha sottolineato Jolanda Nanni (M5S): «Resta però da capire chi ripianerà ora il debito e chi ripagherà i cittadini di questo enorme spreco di denaro pubblico ».

Lombardia - Accuse alla politica per il crac dell’Aler. Ma nessun colpevole

di Andrea Montanari da la Repubblica

ERRATI indirizzi della Regione, «criticità dei controlli», «carenze organizzative e gestionali», investimenti immobiliari «non felici», ma nessun nome dei responsabili del dissesto di dieci anni di gestione di Aler, che ha portato a un debito di quasi mezzo miliardo di euro. Questo il compromesso uscito ieri nel documento approvato all’unanimità dalla commissione d’inchiesta, che sarà discusso martedì 10 in Consiglio regionale. Anche se Iolanda Nanni del Movimento Cinque Stelle ha fatto mettere a verbale parole durissime: «C’era un sistema Aler Milano. Basato su un gioco d’azzardo compulsivo, su speculazioni immobiliari fallimentari già in partenza per fare cassa ». Il presidente della commissione d’inchiesta, Roberto Bruni del Patto civico, si giustifica: «Non facciamo processi e non siamo dei pubblici ministeri. Ci sono responsabilità politiche, ma nomi non ne faccio. Non spetta a noi».

Spetterà poi al presidente del Consiglio regionale, il ciellino Raffaele Cattaneo, decidere se rendere pubblici i verbali. Nelle pagine della relazione conclusiva che nel frattempo sono salite da trentuno a quaranta, infatti, si cita il ruolo «passivo» del cda di Aler rispetto alla Regione, si parla di «gigantismo» e di «carenze organizzative e gestionali », ma non si nominano mai né i manager, come l’ex dg Domenico Ippolito, né i vertici della società e nemmeno quelli della Regione nei dieci anni presi in esame. Dal 2004 al 2013. Come già trapelato nei giorni scorsi, si attribuisce il dissesto dell’Aler a cause esogene. Come la morosità, il carico fiscale e le risorse insufficienti. E a cause endogene come le carenze organizzative, l’accentramento dei poteri in capo al direttore generale e il ruolo passivo della Regione. Il presidente Bruni definisce gli investimenti di Asset, la società controllata di Aler, a Pieve Emanuele, via Adriano 60 e Garbagnate, che hanno bruciato negli anni decine di milioni di euro, operazioni «poco felici».

Forza Italia con Fabio Altitonante, lista Maroni con Luca Ferrazzi e Donatella Martinazzoli della Lega ammettono che «sono stati commessi errori» e che «il modello organizzativo di Aler era «sbagliato». Ma attribuiscono questi errori anche a «una legge sbagliata», la legge 27 del 2009. Dall’opposizione il Pd Mario Barboni fa notare che si tratta comunque di un «primo passo utile per accertare le responsabilità ». Molto più critica la grillina Iolanda Nanni: «Il testo alla fine è stato edulcorato. Ci sono gravi responsabilità della Regione. Negli organi apicali di Aler e delle controllate c’erano le stesse persone. Controllati e controllanti coincidevano. Le nomine venivano effettuate nella peggior tradizione della politica ».

Emergenza alloggi e affitti più equi. A Monza un’Agenzia anti sfratto

di Diego Colombo e Rosella Redaelli da il Corriere della sera

MONZA Aprirà la prossima settimana a Monza l’Agenzia per la casa. L’annuncio è dell’assessore ai servizi Sociali Cherubina Bertola ed è la risposta all’emergenza sfratti che, da qualche anno, colpisce sempre più famiglie in città. «L’agenzia è un servizio per aiutare le famiglie prima che si arrivi allo sfratto — spiega l’assessore —. Il Comune favorirà l’incontro tra proprietari e potenziali inquilini e si farà garante prendendo in affitto, a prezzi calmierati, degli appartamenti per quelle famiglie che non possono più sostenere gli attuali canoni di mercato». Perché, se è vero che in Brianza le famiglie che possiedono la casa dove abitano sono l’85,2% (contro l’81,1% della media nazionale) è anche vero che chi è in affitto fa sempre più fatica a pagare le rate.

A Monza, due anni fa, quando la giunta non si era ancora insediata, c’erano già tre famiglie sotto sfratto davanti alla porta del sindaco. «Non abbiamo mai lasciato nessuno per strada, ma è emergenza — prosegue Bertola —. Nel 2013 abbiamo aiutato 50 nuclei famigliari con sfratto, lo scorso anno altre 60. Riusciamo soltanto a dare un tetto alle famiglie più fragili, dove ci sono anziani non autosufficienti, disabili o figli minori. In alcuni casi il Comune offre per alcuni mesi un appartamento in residence e aiuta nella ricerca di un lavoro, in altri contratta con il proprietario di casa per un affitto meno oneroso o paga i mesi arretrati ». La speranza è un alloggio comunale, ma i 1.429 appartamenti che l’amministrazione possiede non riescono a soddisfare la domanda crescente: nell’ultimo bando ci sono state 689 richieste (413 nuove) per una sessantina di alloggi disponibili e ad oggi sono 590 in lista d’attesa.

Delle 50 famiglie sostenute nel 2013 a una ventina è stato assegnato un alloggio comunale, altre venti sono state aiutate con una forma «di accompagnamento» (il Comune ha versato al proprietario un caparra di due mensilità) a trovare un alloggio con un affitto più equo, le altre dieci famiglie sono ancora a carico del Comune che il 15 marzo apre un nuovo bando. «Per far fronte alle domande in aumento — spiega ancora Bertola — abbiamo ristrutturato una ventina di alloggi che non erano più assegnabili, altri 40 saranno disponibili quest’anno e la previsione è di recuperarne altri 40 nel 2016. In crescita sono anche i morosi negli alloggi comunali, quest’anno arrivati al 30%». I numeri pesano come macigni anche nel resto della Brianza.

La situazione più critica è a Lissone, dove nel 2014 sono stati 150 gli sfratti notificati mentre in lista per un appartamento popolare ci sono 233 persone. A Seregno si sono rivolte al Comune più di 250 famiglie per avere un alloggio a canone sociale. A Desio, invece, gli sfratti sono stati 174 e, delle 261 famiglie in lista d’attesa, sette hanno avuto un alloggio. Emergenza anche a Cesano Maderno, dove nel 2014 gli sfratti sono stati 24 e 199 le famiglie in attesa di una casa comunale. A Vimercate, infine, sono 158 le famiglie che chiedono un’abitazione al Comune.

Anarchici e disperati. La questione casa spaventa i milanesi

di Davide Milosa da il Fatto quotidiano

Per chi può convergere in via Tracia, sgombero di una donna in corso, compagni già presenti”. Il messaggio corre su Facebook . È l’11 novembre. “Mattinata di resistenza in largo Fatima, solidali impediscono lo sgombero di una famiglia. Non facciamoci intimidire, uniti si vince!”. È il 10 novembre. Voci dell’antagonismo milanese che da mesi si batte per le occupazioni. Battaglia che spesso sfocia in atti criminali come successo due giorni fa al quartiere Corvetto quando un gruppo di incappucciati ha fatto irruzione all’interno di un circolo del Pd gettando nel panico una ventina di anziani tutti residenti nelle case popolari di via Mompiani.

Gli 007: “Potenziali spinte ribellistiche degli antagonisti”

E così, se da un lato l’agenda della cronaca ogni giorno registra tensioni e violenze, dall’altro il problema della casa viene preso in grande considerazione dai Servizi segreti italiani. Tanto che in un’inedita nota del marzo scorso, gli 007 dell’Aisi sottolineano “il particolare rilievo mobilitativo” che “ha assunto la questione abitativa, ritenuta strategica e trainante per lo sviluppo del conflitto sociale”.
Un vero e proprio allarme quello lanciato dai servizi e che fotografa l’attuale situazione milanese. “La lotta per la casa –si legge – si è estesa a tutto il contesto nazionale, con occupazioni di edifici in disuso sia come alloggi per famiglie in difficoltà, immigrati e studenti, sia quali possibili sedi di attivismo politico”. E ancora: “La campagna di protesta costituisce, nell’ottica antagonista, un importante fattore di ricomposizione del dissenso, con potenziali spinte ribellistiche”.

L’immobiliare “rossa ” e i 200 sgomberi annunciati
A Milano l’area dell’autonomia, vicina al movimento No Tav, sempre più si lega (sotto sigle diverse e non sempre individuabili) alla lotta per la casa. Sulle mappe della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri, aumentano le bandierine dei comitati popolari per la casa dietro ai quali agiscono gli anarchici. Succede al Ticinese in via Gola, al Lorenteggio, in zona Calvairate e recentemente proprio al Corvetto dove in via Ravenna 40 si sono stabiliti gli anarchici della “Rosa Nera”. Secondo fonti investigative, inoltre, l’a ttuale movimento – messi in secondo piano i capi storici – registra un seguito preoccupante che potrebbe avere ricadute durante i cortei per lo sciopero generale di domani. L’obiettivo, infatti, è quello della “r icomposizione del dissenso” e della riconquista della piazza durante le manifestazioni. Tra la teoria e la pratica c’è, poi, la cronaca. Che, sul fronte dell’autonomia, ragionano gli investigatori, racconta di come spesso le occupazioni vengano favorite per ottenere in cambio persone da mandare in piazza durante le manifestazioni. In molti casi, poi, gli stessi anarchici coprendo l’ingresso abusivo, ad esempio di famiglie rom, ottengono in cambio mano d’opera per aprire nuovi appartamenti.

È “l’immobiliare rossa” per la quale il problema non sono le occupazioni ma le case vuote. Gli autonomi sui profili Facebook così fanno di conto e denunciano i costi esorbitanti dei duecento sgomberi annunciati dal prefetto per la prossima settimana. La moltiplicazione è semplice: se per ogni sgombero si spendono dai 5 mila ai 10 mila euro, il prezzo complessivo di questa operazione supera il milione di euro di denaro pubblico. Con un solo risultato: lasciare in strada decine di famiglie. E, del resto, gli appartamenti vuoti rappresentano un problema reale. Oggi a Milano sono venti i palazzi di edilizia popolare lasciati sfitti. Alcuni, come la residenza universitaria nel quartiere Stadera, è in stato di abbandono dal 2012 dopo essere stata ristrutturata. Mentre in via dei Panigarola, in zona Corvetto, un intero stabile, ultimato per il 90 per cento, è vuoto da due anni.

I Comitati contro gli abusivi

L’azione dell’a n t agonismo, giocata sulle occupazioni, coesiste con i comitati di cittadini residenti nei quartieri popolari, i quali, nel pieno rispetto della legge, si battono contro gli abusivi. Succede nel lotto di case tra via Segneri, piazza Tirana e via Odazio. Qui il comitato Drago (Dare risposte al Giambellino ora), composto per lo più da residenti della zona che denunciano il degrado, si scontra con il comitato “Base di solidarietà popolare”, molto più vicino al movimento autonomo.

Su questo fronte ecco il ragionamento di Mary. “Non siamo tutti criminali –dice –io non ho occupato la casa di nessuno, era vuota già da tre anni”. Succede al Giambellino. Si replica al quartiere San Siro, sedicimila abitanti nelle case popolari dell’Aler. “Una città nella città”, dice Lucia Guerri che qui in via Mar Ionio ci abita dal 1939. A luglio, dopo l’ennesima occupazione, ha radunato una ventina di donne. “Protestiamo e denunciamo”, dice. “Lo scorso ottobre due egiziani stavano sfondando la porta, noi donne siamo scese in cortile urlando, i due alla fine sono scappati”. Donne eroiche. “Ormai – prosegue Lucia – non sai più chi hai come vicino di casa, ogni giorno lottiamo con gli abusivi, sembra di essere tornati ai tempi della guerra”. Lucia, però, è ottimista. “La Regione deve affittare le case vuote. Noi andiamo avanti e da qualche tempo al nostro movimento si sono aggregati dei giovani”.

Linfa nuova come Gabriella Crippa, 26 anni. “Ci aiuta con le email e tiene i rapporti con l’a ssessore”. Ma anche qui, a San Siro, la lotta legale si scontra con il movimentismo anarchico che fa riferimento al centro sociale il Cantiere e allo spazio di via Micene, dove è stato aperto lo sportello “ilegale”. Insomma, il problema delle case popolari se da un lato alza l’allarme eversione, dall’altro fotografa il disastrato tessuto sociale di una città che corre dritta verso l’Expo 2015.

Brianza - Aler, è guerra ai furbetti. Mentre arrivano 350mila euro per le famiglie in difficoltà

di Marco Galvani da il Giorno

GUERRA agli abusivi, sostegno alle famiglie in difficoltà, investimenti nella manutenzione e nella costruzione di nuovi alloggi. L’Aler della Provincia di Monza e Brianza apre un nuovo corso alla luce dell’accorpamento da 12 a 5 delle Aziende di edilizia residenziale che «a livello regionale ci permette di risparmiare oltre 3 milioni di euro all’anno in costi della politica». L’assessore regionale alla Casa, Paola Bulbarelli, ieri alla sede Aler di Monza ha voluto «rassicurare i 34 dipendenti che in questa fase di tagli temevano di perdere il posto di lavoro. Questo non accade e non accadrà perché i presìdi territoriali sono fondamentali, sono luoghi in cui le famiglie trovano aiuto e sostegno». A loro è demandata la gestione di un patrimonio di 3.948 alloggi (3.825 di proprietà dell’Aler, 123 di proprietà comunale ma dati in gestione ad Aler) in 196 palazzi. Di questi 198 sono sfitti, 93 da ristrutturare, 20 disponibili per l’assegnazione e altri 24 destinati alla vendita. «Il nostro obiettivo è migliorare e ampliare la disponibilità di appartamenti - promette l’assessore -. Soltanto nel 2013 sono stati ultimati interventi di manutenzione straordinaria su 877 alloggi per un investimento di oltre 10 milioni di euro».

LAVORI che hanno interessato le case di Concorezzo, Monza, Vimercate, Meda, Seregno, Limbiate e Seveso. Mentre per quest’anno sono previsti oltre 3,3 milioni di euro fra bonifiche di amianto, adeguamenti degli impianti, ristrutturazioni e rifacimento delle strade interne. A questo si aggiungono i 4,7 milioni per realizzare 24 appartamenti nel quartiere Cantalupo e altrettanti a Concorezzo fra le vie Libertà e Dante. In fase di ultimazione le nuove costruzioni a Lissone (126 alloggi), Carate (30), Seregno (14), Besana (10) e Muggiò (40) per un costo totale di quasi 25 milioni. Parallelamente «faremo un giro di vite contro i furbi mentre abbiamo destinato 350mila euro per aiutare i morosi incolpevoli, ovvero le famiglie oneste che per problemi oggettivi non riescono a pagare l’affitto», precisa Bulbarelli. Nell’ultimo anno i morosi erano il 22,66% del totale degli inquilini, con l’esecuzione di 30 sfratti nel 2013: «Vogliamo stanare i furbi e dare così risposte più tempestive al fabbisogno di alloggi di edilizia residenziale pubblica che è in continua crescita, alimentato - conclude Mario Angelo Sala, commissario straordinario dell’Aler Monza - soprattutto dalle nuove povertà figlie della crisi della famiglia tradizionale, delle sofferenze occupazionali e dell’immigrazione».
marco.galvani@ilgiorno.net

Lissone - Il sindaco scrive al prefetto: "L'Aler abbatta subito le case di via De Vittorio"

di Fabio Luongo da il Giorno

PRIMA L’ABBANDONO dei rifiuti a cumuli, poi il saccheggio dei materiali ferrosi dagli appartamenti rimasti vuoti, fino alle persone che si sono arrampicate sul tetto per gettare oggetti di sotto. La vecchia «stecca» delle case Aler di via Di Vittorio, svuotata dai residenti, oscilla tra una sicurezza scricchiolante e la prospettiva dell’abbattimento che resta sempre lì, certa ma ancora indefinita nelle date precise. Tanto che il sindaco Concetta Monguzzi l’altro giorno ha scritto al Prefetto per spronare Aler e tutte le istituzioni coinvolte a intervenire celermente. E così in settimana ne discuteranno, in un vertice appositamente convocato in Prefettura, il Comune, Aler, i carabinieri e il prefetto stesso.

OBIETTIVO dell’amministrazione, «pungolare» l’Azienda di edilizia popolare affinché acceleri i tempi per la demolizione degli stabili fatiscenti. Intanto la zona continua a essere un «sorvegliato speciale» dal punto di vista della sicurezza, con le forze dell’ordine che la tengono d’occhio, come dimostra l’arresto di uno spacciatore effettuato l’altro giorno dai militari dell’Arma. Per porre fine ai problemi il Comune chiede quindi che l’abbattimento sia fatto il prima possibile.

«QUESTA SETTIMANA avremo un incontro con prefetto, Aler e carabinieri per discutere della sicurezza nell’area delle vecchie case - spiega il sindaco Monguzzi - Ho inviato una lettera al prefetto, con le fotografie del degrado e delle persone che si arrampicano sul tetto della “stecca”. L’unica soluzione è abbattere subito l’edificio. Con Aler abbiamo già cintato tutta l’area e gli accessi, per evitare che qualcuno possa nuovamente entrare. Un punto della recinzione però è già stato forzato. Inoltre ci sono i passaggi di controllo dei carabinieri durante la notte. Noi comunque puntiamo a che l’abbattimento venga fatto immediatamente, il prima possibile».

Monza - Liste d’attesa infinite e magagne: case popolari, il Comune investe

di Martino Agostoni da il Giorno

CRESCERÀ ancora quest’anno la lista d’attesa delle famiglie che chiedono di entrare in un alloggio pubblico a Monza, mentre tra quelle già dentro un appartamento comunale è aumentata del 30% la morosità sul pagamento di affitti e bollette. Ma intanto si riducono le occupazioni abusive, seppur a un ritmo non ancora in grado di compensare le richieste, e stanno riprendendo le assegnazioni di alloggi sia ordinarie sia per le situazioni in emergenza, mentre per il 2015 il Comune ha l’obiettivo di sistemare i 92 appartamenti attualmente sfitti e rimetterli in condizione di essere riassegnati. E poi c’è la gestione dell’attuale situazione degli inquilini delle case comunali, alle prese con gli adeguamenti dei canoni introdotti dalle norme regionali nel 2013 e che nella maggioranza dei casi hanno ha portato a rincari.
Resta complessa la realtà delle case comunali, dove i vecchi problemi, come le liste d’attesa sempre superiori alle disponibilità o la manutenzione di un patrimonio di 1.423 appartamenti costruiti tra il 1920 e il 1980, si incontrano con le nuove difficoltà portate dalla crisi, ma in municipio si affronta la situazione e, ieri, gli assessori alle Politiche sociali e al Patrimonio comunale, Cherubina Bertola e Antonio Marrazzo, hanno presentato il loro piano d’azione. Erano 35 i casi di alloggi occupati da famiglie senza titoli nel 2012, e ora gli abusivi sono scesi a 26 e «per questi si sta procedendo per risolverli - spiega la vicesindaco Bertola -. Li affrontiamo caso per caso, perché ognuno presenta situazioni particolari, molte già seguite dai servizi sociali». Le assegnazioni stanno procedendo anche se la rotazione di appartamenti che si rendono disponibili è di circa 40 o 50 l’anno, troppo bassa rispetto a una domanda storica di circa 550 famiglie, che però nel 2013 è cresciuta a 654 e, afferma Cherubina Bertola, «ci aspettiamo che anche con il nuovo bando aperto fino a marzo le richieste possano essere ancora di più».

IN RISPOSTA ci sono circa 2 milioni di euro già stanziati per sistemare le 92 abitazioni rimaste vuote perché inagibili, che dovrebbero aumentare l’offerta già nei prossimi mesi. Sui rapporti con gli attuali residenti nei 1.316 alloggi comunali assegnati «siamo vicini - spiega la vicesindaco - a definire l’accordo con i sindacati degli inquilini per affrontare le revisioni dei canoni richieste dalla Regione». Un cambio che in 100 casi ha portato a una riduzione dei costi, in 419 famiglie aumenti massimi di 13 euro al mese, e negli altri rincari superiori, fino a 178 euro in più. «Per le fasce di minor reddito abbiamo ridotto le spese condominiali - dice Cherubina Bertola - mentre offriamo a chi è in difficoltà di rateizzare i pagamenti o anche revisionare lo stato di conservazione degli alloggi».

Lissone - Sgomberate dall’Aler la discariche a cielo aperto sorte sotto le vecchie case

di Fabio Luongo da il Giorno 

PER ORA, dopo tanto invocare da parte dei residenti delle palazzine vicine, sono state rimosse dai box e dalla strada e accatastate in uno dei parcheggi. Ci vorranno poi almeno 3 o 4 camion, nei prossimi giorni, per portare via tutto. Intanto i garage sotto le case sono stati chiusi con griglie di ferro, per impedire che vengano nuovamente occupati, e da parte del Comune è stata messa sul tavolo anche la proposta di bloccare pure la strada d’accesso, piazzando dei new jersey in cemento per sbarrare l’ingresso.

Nei giorni scorsi l’Aler ha finalmente provveduto a far almeno in parte sparire le vere e proprie discariche abusive sorte ai piedi della vecchia «stecca» Aler di via Di Vittorio in attesa di demolizione, spostando le enormi quantità di rifiuti in un unico punto di raccolta nel parcheggio lì accanto, mentre si aspetta di sgomberarli definitivamente. Tra essi addirittura una roulottes; ma pure divani, materassi, frigoriferi, mobili interi e a pezzi, ammassi di sedili e ricambi per auto, pneumatici, parafanghi e parti di carrozzeria, plastica, vestiti, spazzatura varia e materiale di genere disparato abbandonato all’interno di sacchi. «Qualcuno aveva sversato rifiuti sia nel parcheggio che nei box — spiega l’assessore alla città vivibile Marino Nava —. Abbiamo chiesto ad Aler di spostarli, e così hanno provveduto a tirar fuori dai garage i materiali e li hanno accatastati nel posteggio; hanno poi chiuso i posti auto con delle griglie per non farli più utilizzare». Per la rimozione, però, Aler vorrebbe passar la palla al Comune. «Noi ci siamo detti disponibili, ma in quel caso proporremo ad Aler di scalarci la spesa per questo lavoro dagli altri conti che il Comune salda all’azienda - continua Nava -. Inoltre abbiamo proposto di chiudere la strada d’accesso, che ormai non serve più visto che gli appartamenti sono vuoti, mettendo dei new jersey di cemento».

A questa situazione si affianca il saccheggio sistematico scattato all’interno delle vecchie case Aler dopo il trasferimento degli inquilini nelle nuove palazzine, con ladri che depredano gli edifici rimasti vuoti di tutto ciò che ancora può essere asportato. Su tale problema ha acceso i riflettori il capogruppo della Lega Nord, Daniela Ronchi, che ha presentato un’interpellanza in consiglio comunale con cui chiede al municipio di pretendere maggiore attenzione da chi è «preposto al controllo della struttura, in attesa dell’abbattimento», anche in considerazione del fatto che lì vicino c’è una scuola elementare.
Il documento del Carroccio, che verrà discusso nella seduta di mercoledì e giovedì, ricorda gli episodi «di degrado, di razzia e di saccheggio nelle case Aler» e domanda «cosa intenda fare l’amministrazione per porre fine a tale devastazione».

Lissone - I predoni delle case Aler

di Patrizia Pintus da il Giorno

SI SONO SUDDIVISI il serpentone a lotti e hanno dato il via al saccheggio. A tappeto, scientificamente, dalle cantine al primo piano e poi via via fino all’ultimo e al tetto. Da oltre quindici giorni una ventina di persone ha trovato un lavoro fisso, dal lunedì al sabato, domenica pochi straordinari, si riposa. Obiettivo: svuotare i palazzoni delle case Aler tra via Di Vittorio e via dei Gelsi prima che vengano abbattute. Il contratto di quartiere prevede che sette delle odierne scale (110 alloggi) vengano buttate giù, mentre altre tre scale (52 appartamenti) verranno integralmente ristrutturate con un investimento dell’Aler di oltre tre milioni di euro. L’ultima quarantina delle 126 famiglie è stata trasferita a fine gennaio nelle tre nuove palazzine adiacenti, in via Nigra e via dei Ciliegi qui sono rimasti solo quattro, cinque nuclei, come testimoniano i vestiti e le lenzuola stese ad asciugare e le biciclette parcheggiate sui balconi. Se qualche mese fa gli episodi di saccheggio erano saltuari, ora che le abitazioni sono deserte è in atto un’operazione pianificata e continuativa.

E SOTTO GLI OCCHI di tutti. Finchè c’è luce due squadre composte soprattutto da stranieri assunti sul posto al comando di due caporali italiani, ex inquilini dei palazzoni, vanno all’assalto armate di flessibili, trapani e martelli. Tagliano le lastre d’acciaio piazzate per evitare l’ingresso di abusivi, e senza stare a guardare per il sottile spaccano i vetri e staccano infissi, maniglie, pluviali, caloriferi, fili della corrente e inferriate di protezione alle finestre, tutto quello dalla cui vendita al rottamaio si può ricavare qualche soldo. I palazzi sono roba loro, devono essere abbattuti, tanto vale prendere tutto ciò che è possibile portare via e che non serve più a nessuno. E qui sono comunque ancora loro i padroni. Anzi, se serve qualcosa basta chiedere e te lo prendono al momento. Per ora si salvano solo gli ascensori, le parabole dei televisori e le antenne, ma forse è solo una questione di tempo.

LA RACCOLTA del materiale avviene in modo poco ortodosso: tutto viene lanciato dalle finestre per essere caricato sui camion mentre sotto i portici i bambini giocano a pallone e sulla strada passano i residenti e le mamme che vanno a prendere i figli nella scuola adiacente. I più accorti lanciano un fischio o un urlo da sotto, per fermare l’attività ed evitare di essere colpiti dai «proiettili» vaganti mentre portano a passeggio il cane o tornano a casa coi sacchetti della spesa.

NESSUNO CONTROLLA. A forza di martellate l’altro giorno qualcuno ha spaccato i tubi dell’acqua e un inquilino è stato costretto a chiamare i pompieri. Ma tutti fanno finta di non vedere quello che sta succedendo.
Sotto i palazzi, poi, in quelli che una volta erano i box, e ai lati della strada, si può trovare di tutto, persino un vecchio Apino rosso, incastrato fra un frigorifero abbandonato, la carcassa di una barca e quello che rimane probabilmente di uno scooter rubato. Parcheggiata di lato una roulotte. Attorno resti di vecchi divani, materassi, detriti buttati ovunque, pezzi di mobili e librerie, un carico di gomme e sacchi neri ovunque. Più volte, durante l’anno scorso, Gelsia su segnalazione degli abitanti e del Comune è intervenuta per liberare la zona diventata ormai una discarica a cielo aperto. Un intervento ogni venti giorni in media, fino a luglio erano stati rimossi oltre cento metri cubi di materiale. Erano state promesse le telecamere ma campa cavallo. E ora che il serpentone è disabitato è terra di nessuno.

Garbagnate Milanese - ALER: Il giallo dei palazzi comprati due volte. Asset, nel 2013 persi altri tre milioni

di Gianni Santucci da il Corriere della sera

L’Aler persegue i suoi inquilini che non pagano l’affitto. Sacrosanto. Ma cosa succede quando una sua società, Asset Srl (di cui Aler è proprietaria al 100 per 100, e che ha sempre amministrato con i suoi stessi dirigenti) va in profondo rosso con le spese condominiali dei palazzi che possiede? Semplice, anche qui: finisce in Tribunale. Creditori alle porte. Come in tutti i dissesti finanziari. Asset era nata nel 2005 come immobiliare dell’azienda regionale di edilizia pubblica. Obiettivo: riqualificare palazzi e rivendere; acquistare aree edificabili e costruire. In 8 anni di cavalcata ha aperto mutui per oltre 80 milioni; ha perso oltre 10 milioni tra 2010 e 2012; ne ha bruciati altri 3 nel 2013. Con l’acqua alla gola, l’anno scorso, non ha pagato una rata di un mutuo da 1 milione e 113 mila euro. L’Aler ha sempre ripianato: con soldi pubblici, quelli che servirebbero a dare un alloggio dignitoso alle famiglie meno abbienti di Milano e Lombardia. E anche per questo l’azienda regionale si è dissanguata. Infine, un giorno d’autunno dell'anno scorso, l’ufficiale giudiziario ha notificato negli uffici di Asset un decreto ingiuntivo (esecutivo) da 949 mila euro. Arriva da Garbagnate.

Il Quadrifoglio Otto chilometri da Milano, direzione Saronno. Si riconosce dall’alto: i palazzi hanno una conformazione urbanistica che ricorda un quadrifoglio, e quello è il nome del complesso immobiliare per circa 2 mila abitanti inaugurato negli anni Settanta a Garbagnate. Proprietà: Enpam, ente di previdenza dei medici. Gli scout dell’immobiliare figlia dell’Aler fiutano l’affare nel 2008 e il 30 marzo 2009 firmano il rogito. Asset compra 299 appartamenti, 139 box, 10 negozi. Dovrebbe essere il colpo del rilancio, perché Asset ha già fatto un’operazione simile a Pieve Emanuele (con 32 milioni di euro di mutuo) che sta andando assai male. A ripercorrerla oggi, sembra la mossa di un giocatore di poker che ha perso parecchio. E per rifarsi, alza la posta. Per l’acquisto a Garbagnate, Asset ottiene un mutuo da 30 milioni di euro (che già nei soli mesi del 2009 costa quasi 500 mila euro di interessi).

E questo è il progetto: case comprate per mille euro al metro quadro; tutte destinate a essere rivendute; il Cda di Asset (consigliere Domenico Ippolito, che è anche direttore generale di Aler) delibera i prezzi delle future cessioni, tra 1.300 e 1.500 euro al metro. Si prospettano lauti guadagni. Ma come va a finire? In tutto il 2010 Asset riesce a vendere solo 11 appartamenti, con un guadagno di briciole rispetto agli interessi del mutuo. L’anno dopo va anche peggio: solo 8 case e 12 box ceduti. Un disastro. Serve un salvagente.

Il «doppio acquisto» Il salvataggio (l’ennesimo) viene ratificato dal Cda di Aler il 28 novembre 2011. L’azienda regionale delibera di acquistare da Asset (che, ricordiamo, è una sua società) 75 appartamenti del quartiere Quadrifoglio. E lo fa proprio al prezzo di vendita al pubblico, 1.300 euro al metro. Nella relazione sul bilancio 2011 di Asset si legge: «Il preliminare di vendita è stato definito per l’importo di 10.308.757 euro, che comporterà per la nostra società una plusvalenza» di 2,5 milioni. Nel bilancio del 2012 non si parla più di questo affare (non si sa se sia andato in porto), ma in base a quel preliminare di vendita l’Aler avrebbe comprato quelle case due volte: la prima attraverso la «sua» società, Asset; la seconda in proprio, dalla stessa Asset (che nel 2011 segna perdite per 4,7 milioni). Nel frattempo il Quadrifoglio resta diviso in due: metà vecchi proprietari, metà inquilini di Asset. Condominio unico; amministratore: l’avvocato Ippolito, che firma anche il contratto per il riscaldamento delle case. Ma Asset ha le casse vuote; paga poco e salta le rate; arriva a un milione di debiti verso il condominio.

Alle richieste di rientro, risponde che «le difficoltà finanziarie... non ci hanno consentito di effettuare ulteriori pagamenti ». L’azienda del riscaldamento trascina il Quadrifoglio in Tribunale. E così il condominio reagisce cont ro i moros i : l’azienda «figlia» dell’Aler. Sulle scrivanie di Asset arriva il decreto ingiuntivo da 949 mila euro. L’espansione a Garbagnate non s’è però fermata agli immobili. Sempre a fine 2011 Asset compra anche un terreno edificabile di 44 mila metri quadri. Altro giro, altro mutuo: 7,5 milioni. L’anno dopo però arriva la beffa. Cambia la giunta e la nuova amministrazione, per quell’area, preferisce il verde ai nuovi palazzi. La relazione di bilancio 2012 si chiude con un’ipotesi di battaglia legale contro il Comune. gsantucci@corriere.it

Concorezzo - L’ecomostro fermo da 5 anni passa all’Aler

di Antonio Caccamo da il Giorno del 04/01

SARÀ L’ALER di Monza e Brianza a occuparsi dell’ecomostro. Parliamo del palazzone di case comunali di via Dante, a due passi dal centro storico, da 5 anni aspetta di essere completato. Non sarà però abbattuto. L’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale riaprirà il cantiere e porterà a termine i lavori. «La convenzione stipulata con il commissario dell’Aler Francesco Magnano è stata approvata dal consiglio comunale - spiega il sindaco Riccardo Borgonovo -. Il prossimo passo sarà la consegna del cantiere e dei disegni esecutivi». A palazzo De Capitani hanno tirato un bel sospiro di sollievo. Nel caso non fosse andata in porto l’intesa sarebbe spettato al Comune finire l’opera: «Ma avremmo dovuto vendere alcune delle nostre proprietà per trovare i soldi che servono», dice Borgonovo. Entro l’anno, se tutto andrà bene, saranno pronti 24 nuovi appartamenti popolari da assegnare alle famiglie sotto sfratto e povere. L’accordo prevede anche il passaggio della manutenzione di tutti i 53 appartamenti comunali all’Aler: «Questa parte della convenzione seguirà però un iter a parte - racconta il primo cittadino -. Per il Comune significherà risparmiare i tanti soldi spesi ogni anno per mantenere in efficienza i propri stabili e avere a disposizione più operai da destinare alla manutenzione delle strade, delle scuole e della biblioteca».

CINQUE ANNI FA, era il 2008, quando sono partiti i lavori di quello che subito è stato ribattezzato l’ecomostro, sono stati stanziati circa 3 milioni di euro, 1,9 milioni finanziati dalla regione Lombardia, gli altri messi a bilancio dall’amministrazione comunale di allora, un governo di centrosinistra guidato da Antonio Lissoni. Le cose hanno preso subito una brutta piega: la prima impresa si è ritirata, la seconda è fallita ed è fallita pure la terza. In municipio, dove dall’estate 2009 siede una giunta di centrodestra, hanno fatto varie ipotesi su come uscire da questo dall’impasse. Tra le altre, quella di venderlo ad un costruttore che lo avrebbe abbattuto per costruirci appartamenti da vendere sul mercato privato.

IL COMUNE, con i soldi ricavati dall’operazione, avrebbe acquistato i 24 alloggi popolari sul libero mercato. Questo soluzione si è dimostrata però improponibile. La Regione ha chiesto conto dei quasi due milioni dati come contributo all’edilizia sociale. E ha preteso dunque che l’opera fosse completata. Preso atto dell’impossibilità di abbattere l’ecomostro il Comune è stato costretto a completarlo. Anche perché a Concorezzo c’è la fila di famiglie in cerca di case a prezzi «politici»: «Ne abbiamo 150 in lista d’attesa. Solo a luglio sono stati eseguiti nove sfratti - si lamenta Borgonovo - Il problema della casa è drammatico. Anche per questo volevamo costruire altri 24 appartamenti comunali in via Lazzaretto. La provincia di Monza e Brianza ha però bocciato il progetto inserito nel nostro piano di governo del territorio. Noi abbiamo fatto ricorso al Tar». 

Nella palazzina dello scandalo sono fallite tre società
di Antonio Caccamo da il Giorno del 04/01

— CONCOREZZO —
L’ECOMOSTRO lo hanno ribattezzato. Da 5 anni è li, all’angolo tra la via Dante e la via Libertà, incompiuto. È un orrendo parallelepipedo di soli pilastri e mattoni alto quattro piani. La palazzina dello scandalo fa «brutta» mostra di se tra villette ed eleganti palazzi. Una volta qui c’erano gli orti degli anziani del paese. Poi la passata amministrazione comunale ha pensato bene di costruirci degli alloggi popolari. Un’iniziativa lodevole. Solo che la selezione delle imprese (ben due) a cui assegnare i lavori non è stata delle più fortunate. Fatto sta che la prima ditta si è ritirata, la seconda è fallita. Ed è fallita pure la terza che aveva rilevato il progetto. Solo a gennaio del 2003 il Tribunale ha dissequestrato il cantiere e lo ha stato restituito al Comune. Che non aveva i soldi per completarlo. A gettare l’ancora di salvezza ci ha pensato l’Aler. La trattativa è stata avviata qualche mese fa. I vertici dell’ente che gestisce l’edilizia residenziale pubblica in Lombardia in autunno hanno fatto un soppralluogo. C’era anche Francesco Magnano, il commissario nominato da Roberto Maroni a guidare l’agenzia Aler di Monza e Brianza in attesa della riforma dell’ente. Ora la firma della convenzione. Come regalo di inizio anno.

Lissone - Per il trasloco nelle case Aler il Comune stanzia 27mila euro

di Fabio Luongo da il Giorno del 04/01

VENTISETTEMILA euro dal Comune per aiutare e contribuire ai traslochi degli inquilini Aler nelle nuove palazzine costruite nell’ambito del «Contratto di Quartiere», il maxi-progetto di riqualificazione del rione Aler di via Di Vittorio. Soldi una parte dei quali va a coprire i costi del servizio di vigilanza privata attivato per prevenire ed evitare possibili occupazioni abusive dei vecchi alloggi lasciati liberi dagli abitanti durante il periodo dei trasferimenti, così che non ci siano impedimenti alla demolizione di parte dell’attuale «stecca». Sono i fondi girati nei giorni scorsi dal municipio di Lissone all’Aler Monza e Brianza. Poco più di 21.200 euro rappresentano il contributo del Comune alla creazione di un «Fondo di Solidarietà» di oltre 40mila euro, costituito per il 50% dall’Aler e per l’altro 50% dall’amministrazione. Altri 5.700 euro sono la quota con cui il Comune partecipa alla spesa per la vigilanza straordinaria messa in campo, «per sventare possibili occupazioni abusive» sia durante la prima fase dei traslochi, in primavera, sia durante queste feste, in cui si sta svolgendo il trasferimento dei residenti nell’ultima palazzina. 

Sesto San Giovanni - M5S: Torri Aler di Via Livorno, a che punto siamo con la riqualificazione?

Comunicato stampa
Movimento 5 Stelle Lombardia
Movimento 5 Stelle Sesto San Giovanni

Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha depositato in Regione una interrogazione sul progetto di riqualificazione delle 24 torri Aler di via Livorno nel comune di Sesto San Giovanni.

Il progetto, risalente al 2004 e finanziato con oltre 40 milioni di euro di cui 24 da Regione Lombardia e Ministero delle Infrastrutture, avrebbe dovuto riqualificare introducendo forme di risparmio energetico e ambientale, 746 alloggi di edilizia pubblica, incrementare di 40 unità gli alloggi a canone sociale e riorganizzare la superficie a verde e l’offerta di servizi sociali e culturali.

Il progetto prevedeva anche l’adeguamento degli impianti alle norme vigenti di sicurezza e di prevenzione incendi, l’allacciamento alla rete di teleriscaldamento per la fornitura di riscaldamento e acqua per uso domestico e la realizzazione di una nuova centrale di cogenerazione termica ed elettrica a alto rendimento e basso impatto ambientale.

Stefano Buffagni, Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle e primo firmatario dell’interrogazione, dichiara: “il M5S vuole sapere dalla Regione Lombardia se il finanziamento è stato effettivamente erogato e per quali progetti, quali progetti sono stati completati e se esistono ancora fondi residui per completare i progetti non ultimati. Da alcune verifiche e denunce di cittadini abbiamo rilevato ritardi e criticità. Non vorremmo che la crisi di Aler abbia fermato, nel silenzio della politica, l’importante progetto di riqualificazione e risanamento del patrimonio di edilizia pubblica di via Livorno a Sesto San Giovanni”

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MoVimento 5 Stelle - Sesto San GioVanni

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