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Seregno - Luca Talice assolto anche in appello. Si chiude una vicenda durata 7 anni

05/10/2017

di k.ts.

La Corte di Appello di Milano ha emesso, stamattina, sentenza di assoluzione per Luca Talice, già assolto in primo grado dal Tribunale di Monza.

La sentenza di primo grado del giugno 2013 era stata appellata dalla Procura di Monza per il solo reato di atti osceni in luogo pubblico: l’accusa di aver consumato un rapporto sessuale con il consigliere della Lega Nord, Federica Forcolin, nella cabina delle fototessere del Municipio, durante un consiglio comunale.
Questa circostanza è contenuta nella querela che venne presentata dalla donna, il 23 ottobre 2010, nei confronti di Luca Talice, accusato da lei e da un altro querelante, il consigliere comunale della Lega Davide Giannobi, di averli violentati per anni grazie allo stato di soggezione psicologica in cui li avrebbe indotti Talice.

Si chiude così, oggi, una vicenda giudiziaria durata sette anni che ha avuto pesanti ripercussioni politiche a Seregno, ma in generale in Brianza.
Luca Talice, nel momento in cui fu raggiunto dall’inchiesta, era consigliere comunale della Lega Nord a Seregno e Assessore provinciale alla sicurezza della Provincia di Monza e Brianza.
Carica da cui Talice si dimise dopo che l’11 gennaio 2011 il settimanale Esagono, diretto da Marco Pirola, con indagini della Procura ancora in corso, diede notizia delle pesanti accuse rivolte a Talice dai due consiglieri comunali.
Luigi Peronetti, legale di Talice, presentò una querela contro il giornale per violazione del segreto istruttorio, querela affidata ad Alessandro Pepè, lo stesso magistrato che condusse l’inchiesta e sostenne, in primo grado, l’accusa contro Talice.

Un processo per violenza sessuale che vide come protagonisti molti politici, tra i testi dell’accusa: Giacinto Mariani, vicesindaco dimissionario raggiunto dall’inchiesta che ha portato l’arresto del sindaco Mazza per corruzione in materia urbanistica, e Attilio Gavazzi, assessore all’urbanistica e vicesindaco della prima Giunta guidata da Giacinto Mariani, a processo per corruzione a Monza, sempre per vicende urbanistiche.
Lunedì scorso il PM ha chiesto per Gavazzi una condanna a tre anni e mezzo di reclusione.

Proprio le vicende urbanistiche di Seregno e le lotte tra le diverse posizioni sul PGT che contrapponevano Talice da una parte e Giacinto Mariani e Attilio Gavazzi dall'altra, vennero attentamente valutate dal collegio giudicante nella sentenza di assoluzioni di primo grado.

Valutazioni che alla luce degli arresti di questi ultimi giorni e dell'assoluzione definitiva di Talice, vale la pena rileggere.

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Seregno - Caos Lega, mediazione fallita. Nemmeno un incontro con Matteo Salvini ha riportato la pace

di Gigi Baj da il Giorno del 29/09

ACQUE sempre agitate nella Lega seregnese. Neppure il commissario Marco Tognini, inviato da via Bellerio all’indomani delle clamorose dimissioni dei sei consiglieri del Carroccio in pieno dissenso con la Giunta guidata dal leghista Giacinto Mariani, è riuscito a mettere pace nel Carroccio seregnese.

NEPPURE un incontro avvenuto nei giorni scorsi tra lo stesso sindaco e il consigliere Roberto Trezzi alla presenza del segretario nazionale Matteo Salvini è riuscito a mettere d’accordo le parti. Sugli irriducibili che fanno riferimento all’ex segretario politico Andrea Colombo, il commissario Marco Tognini ha avuto parole severe: un monito che potrebbe preannunciare sanzioni disciplinari che però in questo delicato momento potrebbero avere pesanti ripercussioni sulla base. Bocche cucite dai protagonisti: «È un momento cruciale - affermato Roberto Trezzi, che è anche consigliere provinciale - e preferisco non rilasciare dichiarazioni». Roberto Trezzi ha disertato anche l’ultima seduta del consiglio comunale evidenziando il totale disaccordo con il nuovo gruppo della Lega reclutato la primavera scorsa con le tanto contestate surroghe. Andrea Colombo, sostenuto dalla grande maggioranza degli iscritti al Carroccio seregnese, è sempre in attesa di una risposta dai vertici provinciali: «Non è cambiato assolutamente nulla da marzo quando decidemmo di uscire dal Consiglio comunale vista la brutta aria che tirava. Le motivazioni del Tribunale in merito all’assoluzione di Luca Talice hanno rinfrancato la nostra linea: nei suoi confronti fu messo in atto un piano per screditarlo all’indomani della sua strenua opposizione alla tanto contestata bozza del Pgt. Un argomento sul quale la Lega ha sempre preso una posizione chiara e di massima trasparenza».

SULLA NUOVA bozza di Pgt, portata avanti dall’assessore Edoardo Mazza, è stata fatta chiarezza ma gli irriducibili della Lega Nord non se la sentono di cambiare la propria opinione.
Luca Talice intanto ha fatto sapere di non essere per il momento intenzionato a ritornare sul palcoscenico della politica locale. Lo stesso presidente della Provincia Dario Allevi aveva infatti dichiarato di non avere alcun problema a restituire le deleghe al suo ex assessore, assolto con formula piena nel processo che lo vedeva accusato di abusi sessuali da due ex colleghi di partito. 

Monza - Talice torna in Provincia, ma per un giorno L’ex assessore: «Non sono ancora pronto per rientrare in politica»

di Monica Guzzi da il Giorno

«NON RIESCO ancora ad essere sereno. Spero che col tempo mi passi, ma adesso non è ancora il tempo per tornare in politica».

LUCA Talice ha annunciato con queste parole la decisione di non rientrare in Giunta a Palazzo Grossi, un’opportunità che gli era stata offerta dal presidente della Provincia Dario Allevi all’indomani dalla sua assoluzione con formula piena nel processo che lo vedeva accusato di abusi sessuali nei confronti di due giovani ex compagni di partito. Dopo l’assoluzione - perché il fatto non sussiste - si è messa in moto la macchina della riabilitazione politica nei confronti dell’assessore leghista, costretto a dimettersi dalle accuse piovutegli addosso nel gennaio del 2011. Ieri il ritorno a casa, almeno dal punto di vista politico: Luca Talice si è seduto di nuovo sui banchi della Giunta, ha salutato i colleghi commossi e ha raccontato la sua vicenda in Consiglio provinciale. «La mattina in cui ho saputo delle accuse sono svenuto - ha raccontato l’ex assessore alla Sicurezza e alla Protezione civile -. Sono cresciuto a pane e politica e dalla politica ho avuto anche dei regali giganteschi, per esempio nelle comunali del 2010 sono stato il più votato di Seregno. Ho riflettuto bene sulla proposta del presidente Allevi di tornare. L’assoluzione risale a tre mesi e mezzo fa, ma quando ci ripenso vivo ancora un certo disagio. Provo un grande dolore a ripensare agli errori clamorosi delle intercettazioni o a risentire le risate delle presunte vittime. È una sofferenza che non è ancora finita e non sono pronto a rientrare».
«Oggi è capitato a Luca Talice, ma domani potrebbe capitare a qualcuno di noi», ha commentato il presidente Allevi parlando della necessità di un «risarcimento morale» nei confronti dell’ex assessore, mentre il capogruppo lumbard Stefano Tagliabue ha sostenuto che «se vuole, Talice qui può restare a testa alta».
Solidarietà anche dal resto del Consiglio. «Io avevo chiesto le sue dimissioni perché era indagato - ha ricordato a Talice il capogruppo dell’Idv, Sebastiano La Verde -. Ma la magistratura ha ritenuto che lei è una persona pulita e quindi lei deve rientrare e dare un segnale forte ai cittadini».

LA CAPOGRUPPO del Pdl Rosella Panzeri ha riconosciuto la forza che ha mantenuto in piedi l’ex assessore, «vittima di un complotto che l’ha riempito di fango». Dopo avere solidarizzato, il capogruppo del Pd Domenico Guerriero ha chiesto un’operazione verità, riferendosi alle faide e ai veleni al Comune di Seregno e invitando l’assessore a fare nomi e cognomi: «Perché è successo tutto questo? Al Comune di Seregno tante persone sono cadute. È stata una questione di cemento?». Domande rimaste per ora senza risposta.

Monza provincia - "Talice ha perso due anni", la Lega vuole il suo ritorno in Giunta

di Monica Guzzi da il Giorno

«LUCA Talice è uscito distrutto da una vicenda che dire infame è poco. Ora deve avere il diritto, se lo ritiene opportuno, di ritornare a fare politica».

STEFANO Tagliabue, capogruppo della Lega Nord in Provincia, annuncia così la decisione presa dal movimento a un paio di mesi dall’assoluzione con formula piena di Luca Talice, finito alla sbarra perché accusato di abusi sessuali da due suoi ex compagni di partito. Accuse gravissime per difendersi dalle quali il lumbard aveva scelto nell’inverno del 2011di dimettersi dalla carica di assessore provinciale a Sicurezza e Protezione civile nella Giunta Allevi. Un gesto sollecitato anche dalla maggioranza per togliere dall’imbarazzo Palazzo Grossi. Ora che il caso è chiuso, il Carroccio chiede un «risarcimento pubblico» per l’ex assessore uscito senza macchia da un incubo durato due anni. Non solo il partito ne sostiene il reintegro in Giunta, ma chiederà anche un’audizione di Talice in Consiglio provinciale. L’annuncio è arrivato ieri nel corso di una conferenza stampa alla presenza dei vertici locali: il segretario provinciale Alberto Rivolta, il capodelegazione in Giunta Andrea Monti, l’assessore Enrico Elli, il capogruppo Stefano Tagliabue e il consigliere provinciale Roberto Trezzi.
La richiesta di reintegro era nell’aria: nel gruppo se ne è parlato subito, all’indomani dell’assoluzione dell’interessato con formula piena. «Talice ha perso due anni, ma li hanno persi anche la Lega e la Brianza», riassume il segretario provinciale Rivolta. Nei mesi scorsi il gruppo consiliare aveva sollecitato un incontro con il presidente della Provincia Dario Allevi, il quale il 7 agosto ha preso carta e penna e ha scritto all’ex assessore, chiedendone, scrive la Lega nella sua lettera a sostegno dell’audizione in Consiglio, «la disponibilità ad essere reintegrato immediatamente in Giunta».
Ora la risposta dipende dal diretto interessato. Da qui la richiesta dell’audizione, inoltrata ieri al presidente del Consiglio provinciale Angelo De Biasio, affinché lo stesso Talice possa «riferire le sue decisioni in merito al reintegro». Per fargli posto, l’assessore Andrea Monti si dice pronto «a rimettere sul tavolo le ultime due deleghe, sicurezza e protezione civile». Dopo le dimissioni infatti le deleghe di Talice sono state redistribuite fra gli assessori rimasti. Ma l’arrivo di un nuovo assessore, per quanto si tratti di un ritorno, dovrà essere sostenuto anche a livello economico in un momento difficilissimo per le sorti di un ente dal futuro incerto. Come spiegarlo ai cittadini?Non sono previste staffette ma, assicura Monti, «nessuno intende aumentare i costi» anche se «monetizzare un risarcimento è immorale».

ORA la partita si sposta dunque in Provincia, dove la questione dell’audizione verrà sottoposta domani alla conferenza dei capigruppo. La resa dei conti interna alla Lega, dove più volte si è mormorato di un complotto politico ai danni dell’ex assessore, molto critico soprattutto nei confronti della linea urbanistica seguita al Comune di Seregno, sembra rimandata a data da destinarsi. «Tutte le difficoltà politiche verranno appianate - taglia corto il segretario provinciale Rivolta -. Su altre cose indagherà la magistratura se lo riterrà necessario».

Seregno - La Procura ricorre contro Talice: «Non andava assolto, è colpevole»

di Stefania Totaro e Laura Marinaro da il Giorno

LA PROCURA di Monza ricorre in appello contro l’assoluzione di Luca Talice dall’accusa di atti osceni in luogo pubblico.
Lo ha deciso il pm Alessandro Pepè, che è stato titolare delle indagini sull’ex consigliere comunale della Lega Nord di Seregno e sospeso assessore alla Provincia di Monza e che ha rappresentato la pubblica accusa al processo chiedendo la condanna di Talice a 9 anni per violenza sessuale aggravata e atti osceni in luogo pubblico o in subordine la condanna a 5 anni solo per la seconda accusa, dopo l’esposto presentato da due trentenni, una ragazza, F.F. e un ragazzo, D.G., ex giovani Padani poi consiglieri comunali indipendenti al Comune di Seregno, che hanno denunciato di essere stati costretti ad abusi sessuali dalle pressioni psicologiche di Talice. Il magistrato, dopo avere letto le motivazioni della sentenza assolutoria «perché il fatto non sussiste» dei giudici del Tribunale di Monza, vuole riprovare a ottenere una condanna di Luca Talice per l’accusa di atti osceni in luogo pubblico per la presunta vicenda degli atti sessuali con la ex Giovane Padana di Seregno nella cabina delle fototessere del Comune seregnese. Secondo il pm l’assoluzione decisa dal collegio giudicante per l’accusa di atti osceni in luogo pubblico è stata adottata in quanto la querela risultava presentata tardivamente e non perchè non ci fossero elementi per ritenere la responsabilità dell’imputato. Una questione che non si pone proprio per il difensore dell’ex assessore provinciale monzese, l’avvocato Luigi Peronetti, secondo cui l’assoluzione con formula piena da parte dei giudici è stata decisa perché al processo è stata smantellata l’accusa in quanto è stato dimostrato che la ricostruzione fatta dalla denunciante non risultava credibile, anche per quanto riguarda l’accusa di atti osceni, a partire dalle dimensioni ridotte della tendina della cabina stessa. Nella motivazione della sentenza di assoluzione i giudici hanno ritenuto le dichiarazioni delle due parti civili «poco lineari e a tratti contraddittorie circa le minacce e la consapevolezza nell’imputato di imporre pratiche sessuali contro la loro volontà». E ancora: «Colpisce nelle conversazioni sulle deposizioni da rendere al pm della F. – scrivono i giudici – il ridere nelle espressioni....».

FONDAMENTALE secondo i magistrati la ricostruzione di una sorta di disegno, una macchinazione studiata a tavolino dai due denuncianti, insieme ad altri politici seregnesi di corrente opposta a quella di Talice (in particolare l’ex assessore all’Urbanistica Attilio Gavazzi), per far fuori l’ex assessore provinciale. Come ha dichiarato in aula l’assessore Enrico Elli: «Avevo sentito da un collega che Talice doveva smetterla di mettersi di traverso sul Pgt di Seregno perché lo avrebbero fatto fuori; il collega mi ha detto che lo aveva sentito al bar ma mi sembrava strano». Infine i giudici chiosano nella motivazione della sentenza: «È stato più volte chiesto nel dibattimento cosa avrebbero guadagnato le due persone offese dal presentare siffatte denunce, ma si è forse trascurato di approfondire che cosa avrebbe avuto Talice da perdere».

Seregno - Luca Talice assolto. "L'incubo è finito. Forse volevano solo farmi fuori"

di Dario Crippa da il Giorno

«È LA FINE di un incubo». Luca Talice, 42 anni, è al lavoro come tutte le mattine nel suo negozio di ottica a due passi dal centro di Seregno. I clienti che entrano per congratularsi sono tantissimi, le telefonate pure. Non aveva chiuso un giorno nemmeno quando era esploso lo scandalo, figuriamoci ora che è uscito nel migliore dei modi possibili - assolto con formula piena, «perché il fatto non sussiste» - da un’accusa infamante: aver violentato per anni due giovani colleghi di partito, un ragazzo e una ragazza.
Due anni e mezzo di calvario, in cui ha dovuto rassegnare le dimissioni da assessore provinciale alla Sicurezza e soprattutto convivere con un’accusa che avrebbe stroncato un pachiderma. «Ricordo bene quella mattina in cui mi diedero la notizia, mi ero appena svegliato, iniziai a tremare, era come sei mi avessero avvelenato. Poi, svenni». Quello stesso giorno Talice viene raggiunto anche da un’altra notizia: «Mi chiamò la mia fidanzata, che poi avrei sposato, e mi disse che aspettava un figlio da me. In pochi minuti avevo ricevuto la notizia più brutta e quella più bella della mia vita». La «via crucis» di Luca Talice, giovane rampante della Lega Nord brianzola, comincia così. Si affida a un bravo avvocato («Luigi Peronetti, che non finirò mai di ringraziare») e, fra un’ecografia e una seduta di Consiglio comunale, inizia le indagini per dimostrare la propria innocenza: articoli di giornale, lettere ricevute dalla presunta vittima («ti ammiro come uomo...»), foto, intercettazioni. «Non avevo mai avuto rapporti fisici con i miei accusatori, neppure un bacetto sulla guancia, e venivo accusato delle pratiche più infamanti». In Tribunale il castello di accuse viene demolito passo dopo passo, un collegio di giudici tutto al femminile lo assolve. Ma la domanda che aleggia è sempre la stessa. Perché? Talice è prudente.

E CONTESTUALIZZA le troppe strane coincidenze che precedono la doppia denuncia. «Avevo costituito il primo nucleo di Polizia provinciale di Monza, con elementi che avevano appena scoperto un traffico di rifiuti sepolti dalla ’ndrangheta in cave clandestine a Seregno, Desio e Briosco...». E mentre la ’ndrangheta «lavorava» - lo dicono le inchieste - per avere uomini di fiducia a capo della Polizia provinciale, Talice ci mette invece chi aveva appena scoperto la «Gomorra brianzola». Poi ci sono le minacce: «A casa dei miei genitori arrivarono lettere di minacce anonime col mio volantino elettorale cui era stata tagliata la testa». C’è poi la questione del controverso Pgt di Seregno. La bozza inizia a circolare, una copia viene addirittura rubata dall’auto dell’allora segretario locale della Lega. Talice non sembra capire e si mette di traverso: «Prevedeva una smisurata cementificazione del territorio». Poi, arriva la denuncia. La notizia di un leghista che violenta due suoi giovani colleghi di partito - fin troppo ghiotta - fa il giro d’Italia. La carriera di Talice è bruciata. E la stessa politica sembra voltargli le spalle, a parte «qualche amico, mia moglie, la mia famiglia, ma soprattutto la gente di Seregno». E adesso? «Avrei fatto politica anche gratis: nel 2000 a 21 anni entrai la prima volta in Consiglio comunale, ero il più giovane; poi nel 2005 presi più voti di tutti, ma non la farò più... ho una bambina stupenda che oggi ha 21 mesi, una famiglia, non posso permettermi che possa accadere loro qualcosa». Se qualcuno voleva far fuori Talice, ci è dunque riuscito. Triste no? «Forse son riusciti a “eliminarmi”... ma non me la sento di fare altro».
dario.crippa@ilgiorno.net


La Lega: può rientrare in Giunta. Allevi frena: il mondo è cambiato
di Monica Guzzi da il Giorno
L’EX ASSESSORE è stato assolto con formula piena? Per la Lega Nord ora Luca Talice merita di rientrare nella Giunta della Provincia di Monza e Brianza, da dove si è dimesso allo scoppio dello scandalo.
Ieri la notizia dell’assoluzione è stata comunicata in Consiglio provinciale dal presidente Angelo De Biasio. I gruppi potranno discuterne nella seduta del 20 giugno. «Sono contento per lui: ha saputo resistere fino alla fine - dice Stefano Tagliabue, capogruppo lumbard in Provincia -. Ci riuniremo per decidere se chiederne il reintegro in Giunta: a nostro parere lo merita, l’ha conquistato sul campo».
«Il reintegro dipenderà dal presidente, da parte nostra nessuna opposizione: mi spiace che abbia pagato un prezzo così alto», dice la capogruppo del Pdl Rosella Panzeri. Il presidente della Provincia, che alla notizia ha telefonato all’interessato per complimentarsi, resta prudente sull’ipotesi di un reintegro. «Questa è una storia che fa molto riflettere, soprattutto se si pensa a ciò che questo ragazzo ha passato in questi due anni dal punto di vista umano e politico - dice Dario Allevi -. L’accusa era fra le più terribili e può rovinare una vita». Difficile però pensare a un suo ritorno in Giunta: «Lui si è dimesso e in questi anni il mondo è cambiato per le province, il cui futuro è più che mai incerto».
 


La Procura cerca un appiglio per presentare ricorso in Appello
di Stefania Totaro da il Giorno

LA PROCURA di Monza potrebbe presentare ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione di Luca Talice. Il pm Alessandro Pepè, che è stato titolare delle indagini sull’ex assessore provinciale monzese e che ha rappresentato la pubblica accusa al processo chiedendo la condanna di Talice a 9 anni per violenza sessuale aggravata e atti osceni in luogo pubblico o in subordine la condanna a 5 anni solo per la seconda accusa, attende di leggere le motivazioni della sentenza assolutoria dei giudici del Tribunale di Monza per verificare se, come ha inteso, l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» decisa dal collegio giudicante per l’accusa di atti osceni in luogo pubblico sia stata adottata in quanto la querela per la presunta vicenda degli atti sessuali con la ex Giovane Padana di Seregno nella cabina delle fototessere del Comune seregnese sia stata presentata tardivamente. In questo caso il pm ha intenzione di ricorrere in appello contro l’assoluzione di Luca Talice. Una questione che non si pone proprio per la difesa dell’ex assessore provinciale monzese, secondo cui l’assoluzione con formula piena da parte dei giudici è stata decisa perché al processo è stata smantellata l’accusa in quanto è stato dimostrato che la ricostruzione fatta dalla denunciante non risultava credibile per le dimensioni della tendina della cabina stessa.

Seregno - Sexygate, assolto ex assessore leghista in Provincia

di Federico Berni da il Corriere della sera

Cadute le accuse di violenza sessuale e atti osceni in luogo pubblico, contestate al leghista Luca Talice, ex assessore alla Sicurezza della Provincia di Monza, assolto ieri dai giudici del tribunale brianzolo «perché il fatto non sussiste». A mettere nei guai il politico, fu la denuncia di due giovani consiglieri comunali di Seregno, dove Talice era capogruppo: un ragazzo e una ragazza di 28 e 24 anni, cresciuti politicamente nel Movimento giovani padani. Secondo la pubblica accusa, che per l’imputato aveva chiesto la condanna a 9 anni di reclusione, Talice avrebbe ridotto i due in uno stato di prostrazione psicologica, tale da cedere alle presunte continue richieste sessuali, anche estreme, da parte dell’esponente lumbard.

«È la fine di un calvario durato due anni, contro il mio assistito solo una montagna di bugie», ha commentato l’avvocato della difesa Peronetti. La Procura ha annunciato che ricorrerà in Appello. Talice si era dimesso dal ruolo in Provincia, mentre i due consiglieri abbandonarono i banchi della Lega in consiglio comunale per confluire nel Gruppo misto.

Seregno - L’ex assessore Talice assolto dall’accusa di violenza sessuale

di Stefania Totaro da il Giorno

ASSOLTO con formula piena da tutte le accuse. È la sentenza decisa dai giudici del Tribunale di Monza per Luca Talice, ex consigliere comunale della Lega Nord di Seregno e sospeso dalla carica di assessore alla sicurezza della Provincia di Monza e Brianza proprio per questa vicenda giudiziaria che lo vedeva imputato di violenza sessuale e atti osceni in luogo pubblico. Accuse pesanti, per cui il pm monzese Alessandro Pepè aveva chiesto la condanna a 9 anni di reclusione per entrambi i capi di imputazione o in subordine la condanna a 5 anni soltanto per atti osceni in luogo pubblico.

A denunciare Luca Talice due trentenni, una ragazza, F.F. e un ragazzo, D.G. (ancora minorenne secondo il suo racconto all’inizio di questa presunta odissea di abusi sessuali), ex giovani Padani poi diventati consiglieri comunali indipendenti al Comune di Seregno (la giovane si è recentemente dimessa), che hanno raccontato di abusi sessuali a cui sarebbero stati costretti dalle pressioni psicologiche di Talice e che si sono costituiti parti civili (ma senza richiesta di risarcimento dei danni) al processo, tutto celebrato a porte chiuse per la delicatezza della vicenda. Nell’ottobre del 2010 i due giovani, secondo quanto hanno raccontato, dopo essersi confidati reciprocamente i presunti abusi subìti da Talice, si erano recati insieme in caserma dai carabinieri di Lecco, ma a sporgere due distinte denunce. Un fascicolo arrivato sul tavolo del sostituto procuratore monzese Alessandro Pepè e rimasto secretato fino al processo, dove i due trentenni hanno confermato in aula il loro racconto. Ma secondo la difesa dell’imputato, rappresentato al processo dall’avvocato Luigi Peronetti, c’erano diverse circostanze che non tornavano nei loro racconti.

Per la difesa Luca Talice era accusato di avere abusato sessualmente del ragazzo sin da quando era ancora minorenne e di averlo fatto nella sua abitazione di Cabiate nell’estate del 2001.

Ma da un documento del catasto è emerso che Talice a quell’epoca non aveva ancora rogitato la casa, che era quindi occupata da altri inquilini, con l’impossibilità materiale per Talice di utilizzarla. Per quanto riguarda la ragazza, alcuni elementi contrastavano con la tesi del timore psicologico, come una lettera inviata a Talice in cui la giovane gli esprimeva la sua ammirazione. E al processo era spuntata un’intercettazione tra i due giovani in cui ridono parlando di quei presunti abusi sessuali. Inoltre l’ex assessore era imputato di atti osceni in luogo pubblico per un episodio raccontato da F.F., quando la giovane sarebbe stata costretta a prestazioni sessuali all’interno della cabina per le fototessere del Comune di Seregno. Un’altra vicenda negata da Talice e il suo difensore ha dimostrato al processo che quella cabina aveva una tendina così corta che eventuali atti osceni sarebbero stati visti da chiunque fosse passato da quel corridoio.

Seregno - Abusi su due consiglieri: nove anni di reclusione chiesti dal pm per Talice

di Stefania Totaro da il Giorno

LA CONDANNA A 9 ANNI di reclusione per violenza sessuale e atti osceni in luogo pubblico, o in subordine la condanna a 5 anni solo per la seconda accusa.
Sono le richieste presentate ieri nella requisitoria dal pm Alessandro Pepè al processo al Tribunale di Monza nei confronti di Luca Talice, ex consigliere comunale della Lega Nord di Seregno e sospeso dalla carica di assessore alla Sicurezza della Provincia di Monza e Brianza proprio per questa vicenda giudiziaria. A denunciarlo due trentenni, una ragazza, F.F. e un ragazzo, D.G., ex giovani Padani poi diventati consiglieri comunali indipendenti al Comune di Seregno (la giovane si è recentemente dimessa), che hanno raccontato di abusi sessuali a cui sarebbero stati costretti dalle pressioni psicologiche di Talice e che si sono costituiti parti civili con l’avvocato Attilio Villa al processo che procede a porte chiuse per la delicatezza della vicenda.
Ieri il difensore di parte civile si è associato alla richiesta di condanna del pm, ma non ha chiesto alcun risarcimento dei danni a favore delle presunte vittime.

È STATA poi la volta dell’arringa del difensore dell’imputato, l’avvocato Luigi Peronetti, che continuerà nella prossima udienza del 5 giugno quando i giudici decideranno anche la sentenza. Luca Talice nega di avere mai avuto alcun rapporto sessuale con i due giovani, che 2 anni fa, dopo essersi confidati reciprocamente i presunti abusi subiti da Talice, si erano recati insieme in caserma dai carabinieri di Lecco, ma a sporgere due distinte denunce. Un fascicolo rimasto secretato fino al processo, dove i due trentenni hanno confermato il loro racconto. Ma secondo la difesa dell’imputato, ci sono diverse circostanze che non tornano nei loro racconti.
Luca Talice è accusato di avere abusato sessualmente del ragazzo sin da quando era ancora minorenne e di averlo fatto nella sua abitazione di Cabiate nell’estate del 2001. Ma da un documento del catasto emerge che Talice a quell’epoca non aveva ancora rogitato la casa, che era quindi occupata da altri inquilini, con l’impossibilità materiale per Talice di utilizzarla. Per quanto riguarda la ragazza, alcuni elementi contrasterebbero con la tesi del timore psicologico, come una lettera inviata a Talice in cui la giovane gli esprime la sua ammirazione. E al processo sarebbe spuntata un’intercettazione tra i due giovani in cui ridono parlando di quei presunti abusi sessuali.

INOLTRE l’ex assessore è imputato di atti osceni in luogo pubblico per un episodio raccontato da F.F., quando la giovane sarebbe stata costretta a prestazioni sessuali all’interno della cabina per le fototessere del Comune di Seregno. Un’altra vicenda che Talice respinge con fermezza e il suo difensore avrebbe dimostrato al processo che quella cabina aveva una tendina così corta che eventuali atti osceni sarebbero stati visti da chiunque fosse passato da quel corridoio.
stefania.totaro@ilgiorno.net

Seregno - In aula i politici chiamati dalla difesa sui rapporti fra Talice e i due ragazzi

di Stefania Totaro da il Giorno

PAROLA AI TESTIMONI della difesa ieri alla ripresa del processo al Tribunale di Monza che vede l’ex consigliere comunale della Lega Nord di Seregno e sospeso assessore alla sicurezza della Provincia di Monza e Brianza Luca Talice imputato di violenza sessuale e atti osceni in luogo pubblico. A denunciarlo due trentenni, una ragazza, F.F. e un ragazzo, D.G., ex giovani Padani poi diventati consiglieri comunali indipendenti al Comune di Seregno (la giovane si è recentemente dimessa), che hanno raccontato di abusi sessuali a cui sarebbero stati costretti dalle pressioni psicologiche di Talice e che si sono costituiti parti civili con l’avvocato Attilio Villa al processo, che procede a porte chiuse per la delicatezza della vicenda. Dopo gli interrogatori delle presunte vittime e dei testimoni della parte civile, ieri è stata la volta dei testimoni della difesa convocati in aula dal difensore di Luca Talice, l’avvocato Luigi Peronetti. Una manciata di politici seregnesi, alcuni anche della Lega Nord e altri conoscenti di parti civili e imputato, chiamati a testimoniare dei rapporti tra i due ragazzi e Luca Talice e che, secondo la difesa dell’ex assessore provinciale monzese, avrebbero dimostrato che il loro comportamento, soprattutto quello di F.F. con Talice, era di tutt’altro tenore di quello raccontato nelle denunce.
Il rinvio a giudizio di Luca Talice è stato chiesto ed ottenuto dal sostituto procuratore monzese Alessandro Pepè alla chiusura dell’inchiesta aperta nel dicembre di due anni fa dopo la denuncia presentata due mesi prima ai carabinieri di Lecco dalle due presunte vittime, che, dopo essersi confidati reciprocamente i presunti abusi subìti da Talice, si erano recati insieme in caserma, ma a sporgere due distinte denunce.

UN FASCICOLO RIMASTO secretato fino al processo, dove i due trentenni hanno confermato il loro racconto. Ma secondo la difesa dell’imputato, ci sono diverse circostanze che non tornano nei loro racconti.
Luca Talice è accusato di avere abusato sessualmente del ragazzo sin da quando era ancora minorenne e di averlo fatto nella sua abitazione di Cabiate nell’estate del 2001. Ma da un documento del catasto emerge che Talice a quell’epoca non aveva ancora rogitato la casa, che era quindi occupata da altri inquilini, con l’impossibilità materiale per Talice di utilizzarla. Per quanto riguarda la ragazza, alcuni elementi contrasterebbero con la tesi del timore psicologico. Inoltre l’ex assessore, che nega totalmente ogni accusa, è anche imputato di atti osceni in luogo pubblico per un episodio raccontato da F.F., quando la giovane sarebbe stata costretta a prestazioni sessuali all’interno della cabina per le fototessere del Comune di Seregno. Un’altra vicenda che Talice respinge con fermezza.

Seregno - Il governo della città a(l) processo per violenza sessuale. Si inizia a maggio

di k.ts.

Luca Talice, ex assessore provinciale alla sicurezza e consigliere comunale della Lega a Seregno, sarà processato e dovrà rispondere dell'accusa di violenza sessuale. A denunciarlo, il 23 ottobre 2010, erano stati due consiglieri del suo stesso partito, Federica Forcolin e Davide Giannobi.
Secondo l'accusa, Giannobi e Forcolin sarebbero stati vittime delle violenze da lungo tempo; la ragazza dal 2007, mentre per Giannobi i rapporti con Talice risalirebbero al 2001 e sarebbero stati inizialmente consenzienti, per essere poi estorti con le minacce.
Dopo un anno il PM, Alessandro Pepé, ha chiuso le indagini e ha chiesto il rinvio a giudizio per Talice. Settimana scorsa l'istanza è stata accolta dal giudice, Claudio Tranquillo, che ha fissato la prima udienza del processo per il 21 maggio.
In caso di condanna Talice rischia dai 5 ai 15 anni di carcere.
Al processo, il PM, specializzato in reati sessuali, cercherà di dimostrare la sua colpevolezza, avendo a disposizione un numero limitato di frecce al proprio arco.

Non potrà esibire i lividi delle presunte vittime, infatti i rapporti sessuali si sarebbero consumati attraverso una coercizione psicologica e non con l'esercizio di una violenza fisica. Nel processo non entreranno referti sanitari che attestano gli avvenuti atti sessuali e nemmeno sono stati depositati referti o testimonianze di psicologi comprovanti una sofferenza delle presunte vittime nel periodo precedente la denuncia.
L'accusa non avrà a sua disposizione reperti biologici, vale a dire liquido seminale o altri fluidi corporali.

Il vibratore che Talice avrebbe usato su Giannobi e la Forcolin non è stato trovato e quindi non è stato acquisito come prova, così come non è stato sequestrato materiale pornografico che, secondo i due giovani, Talice avrebbe utilizzato in alcuni degli incontri.
I due accusatori non hanno prodotto prove documentali: niente fotografie o registrazioni audio. Anche successivamente alla denuncia, i carabinieri che hanno condotto le indagini non sono riusciti ad attirare il presunto violentatore in trappola e a documentare gli incontri con le vittime.

Le indagini dei carabinieri si sono inizialmente concentrate sulle intercettazioni telefoniche, concesse inizialmente (01/11/2010) dal GIP , la dott.ssa Anna Magelli che ha, però, successivamente respinto la richiesta di proroga. Il GIP ha motivato la decisione con il fatto che al 21 dicembre 2010: “non è stata depositata alcuna annotazione di Polizia Giudiziaria, che evidenzi una qualche conversazione intercorsa che appaia rilevante ai fini delle indagini e che possa pertanto giustificare la prosecuzione delle operazioni di intercettazione telefonica”.

Eravamo praticamente alla vigilia del Natale 2010 e, senza intercettazioni telefoniche compromettenti, si presume che gli inquirenti avrebbero dovuto creare le condizioni di un incontro sorvegliato tra Luca Talice e Federica Forcolin o Davide Giannobi. Un incontro che, sempre salvaguardando l'incolumità delle presunte vittime, avrebbe potuto documentare i ricatti e le pressioni psicologiche che i due avrebbero subito.
L'incontro poteva avvenire con ragionevoli margini di sicurezza, visto che anche dal racconto degli stessi accusatori Talice non avrebbe mai fatto ricorso alla violenza per ottenere le prestazioni sessuali.

Se le indagini degli inquirenti stessero andando in questa direzione non lo si può dire per certo, sicuramente questa possibilità è stata bruciata, venti giorni dopo, quando il 10 gennaio 2011 Marco Pirola, direttore dell'Esagono, ha sbattuto la notizia dell'inchiesta in prima pagina.

Nonostante la Procura abbia adottato tutte le precauzioni del caso iscrivendo i protagonisti della vicenda nel registro degli indagati con nomi falsi, qualcosa è andato storto e la notizia dell'indagine è stata resa pubblica.

Talice, che è venuto a conoscenza dell'indagine dai giornali, tramite il suo avvocato Luigi Peronetti, ha sporto querela per violazione del segreto istruttorio. L'indagine è stata affidata allo stesso Alessandro Pepè, il PM dovrà quindi fare luce anche sulla fuga di notizie.

Arrivate le intercettazioni telefoniche a un punto morto, a qualcuno sembra sia venuta fretta di andare all'incasso politico e ha passato alla stampa, o per meglio dire in esclusiva al direttore dell'Esagono, Marco Pirola, le informazioni sull'inchiesta.
Incasso che al momento ci fu con le dimissioni da assessore provinciale di Talice.

Ho usato l'aggettivo politico non a caso, perché tutta la vicenda ruota attorno al mondo politico.
Sono politici non solo l'accusato e gli accusatori, ma sono politici anche i testimoni di questo “processo per stupro”: il sindaco di Seregno Giacinto Mariani e l'assessore al commercio Marco Formenti che vengono informati dalle due vittime ai primi di ottobre. Una ventina di giorni dopo verrà presentata la denuncia ai carabinieri di Lecco.
Giannobi e Forcolin si recano prima a casa del sindaco a cui dicono di dover riferire fatti gravi che avvengono all'interno della Lega di Seregno. Mariani organizza allora una “pizzata” a cui partecipano lo stesso sindaco, Marco Formenti, Marco Berizzi (segretario cittadino della Lega) e i due ragazzi.

Alla pizzata i due giovani rivelano il loro segreto.
La serata la racconta in questo modo, al magistrato, lo stesso Giacinto Mariani: “Nella prima parte dell'incontro, il Berizzi e i due ragazzi (Giannobi e Forcolin) mi hanno riferito quello che Talice pensa e dice di me, segnatamente in ordine alla mia gestione politica ed al tema del PGT di cui esiste una bozza protocollata presso gli uffici del Comune. Successivamente, mi reco in bagno e al mio ritorno vedo il Formenti con gli occhi lucidi ed i due ragazzi praticamente in lacrime”.
A quel punto anche al sindaco viene rivelata l'esistenza di una relazione sessuale tra Talice e i due giovani e dei ricatti e delle pressioni.

Messo di fronte a questa pesante rivelazione Giacinto Mariani promette di parlare con i carabinieri ma non sembra che abbia poi mantenuto la promessa - e il dovere a cui era tenuto - in quanto sindaco e quindi pubblico ufficiale (Mariani: "Ho detto che avrei chiesto un parere ai carabinieri, con i quali ero e sono in ottimi rapporti").
Giannobi narra la stessa vicenda in questo modo: “Il sindaco ci riferiva che avrebbe parlato con i Carabinieri o comunque con gli organi competenti e poi ci avrebbe fatto sapere, salvo poi invitarci ad andare noi direttamente dai Carabinieri a denunciare i fatti perché temeva che, non avendo ottimi rapporti con Talice, quest'ultimo avrebbe potuto incolparlo di aver colto l'occasione per attaccarlo politicamente”.

Nella sua deposizione del 05/01/2011 Giacinto Mariani fa includere a verbale la seguente affermazione: “Desidero precisare che tutti i nostri militanti sono schierati con Luca Talice, compresi il Berizzi, il Giannobi e la Forcolin. Dico questo per evidenziare che tra i ragazzi ed il Talice non vi sono mai stati, fino a quel momento, contrasti di carattere politico che possano consentire di ipotizzare una strumentalizzazione di questioni personali per esigenze, appunto, politiche”.

Trattandosi di una vicenda di violenza sessuale la precisazione politica suona come una specie di excusatio non petita, accusatio manifesta.

Il 22 novembre 2010, un mese dopo aver sporto denuncia, Forcolin e Giannobi mettono a parte del loro segreto l'allora vicesindaco Attilio Gavazzi e il consigliere Maria Teresa Viganò. Anche questi verranno sentiti dal magistrato come persone informate sui fatti. Un altro personaggio politico con cui i due giovani si confidano è Jari Colla, consigliere regionale della Lega Nord. Tutti i politici coinvolti come testimoni fanno presente nei verbali come non ci fosse stato in precedenza un rapporto di confidenza tra loro e i due giovani.

Perché Giannobi e Forcolin non si confidano con amici loro coetanei, compagni di scuola, colleghi di lavoro e preferiscono sfogarsi con politici con cui sono poco in confidenza e che hanno 20-30 anni più di loro?

Giannobi frequentava l'Arcigay di Milano dove svolgeva anche una militanza attiva e partecipava al Gay Parade, eppure, neanche in un contesto tollerante, aperto e capace di ascoltare storie di sofferenza non ha trovato modo di raccontare - se non le violenze subite -, almeno la sua relazione con Talice.

I personaggi coinvolti in questa vicenda sembrano rimanere confinati in un piccolo mondo, quello del consiglio comunale di Seregno, della sezione cittadina della Lega Nord, delle divisioni tra Talice e il sindaco, e della discussa e controversa approvazione del PGT.
Federica Forcolin dirà nell'interrogatorio davanti al magistrato del 20 dicembre 2010, prima che la vicenda diventi di pubblico dominio:
Da quando sono cambiati i rapporti miei e di Davide nei confronti di Talice entrambi ci sentiamo emarginati all'interno della sezione ove sono arrivati altri ragazzi e altre ragazze suoi amici o comunque a lui vicini. Di recente Talice teme che la mia autonomia di pensiero rispetto a lui possa tradursi in un mio voto contrario alle sue proposte politiche, in particolare con riferimento al PGT mi ha avvicinato e mi ha detto più volte con toni decisi che comunque io dovevo seguire lui ed approvare le sue proposte perché gli altri esponenti politici non sono affidabili e sono degli affaristi”.

Anche alcune delle minacce attraverso cui Talice avrebbe ottenuto i favori sessuali dai due riguarda un piccolo mondo:
Guarda che io posso sbatterti fuori dal partito; guarda che politicamente non andrai da nessuna parte, che nel partito nessuno ti crederà più, che tutti crederanno a me” a Giannobi.

Io sono conosciuto e sono stimato. Conosco un sacco di gente, conosco i giornalisti e potrei rovinarti la vita raccontando quello che fai con me” alla Forcolin. A questa anche una promessa di carriera politica con la contropartita sessuale finale: ”Se volevo diventare la sua segretaria in provincia essendo attualmente assessore provinciale - mi avrebbe portato con lui a Roma come sua segretaria dove lo avrei soddisfatto sessualmente nel momento del desiderio”.

Sui due consiglieri comunali, a loro dire, queste minacce facevano presa, dette poi da una persona - Luca Talice - che secondo la Forcolin godeva a Seregno di grandissima considerazione, e che sembrava, secondo lei, “un dio in terra”.

Alessandro Pepè, il PM, dovrà ricostruire e rendere credibile la piccolezza di questo mondo dove, secondo gli accusatori, il carisma del capo diventa ordine invincibile, a cui ci si sottomette completamente anche sessualmente, la minaccia di espulsione dal partito diventa ricatto vero e i giornalisti sono pronti a scrivere di una ragazzina di vent'anni che è una “poco di buono”*.

*Federica Forcolin: "Talice mi ha minacciato dicendomi che se non l'avessi accontentato nei suoi desideri sessuali, avrebbe fatto scrivere sui giornali che ero una poco di buono e che di conseguenza tutti i miei parenti e amici avrebbero pensato male di me"

 


 

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