musica

Santa Muerte

17/03/2016 - 22:00

Santa Muerte
Crazy Driver, Via Brescia Varedo

Bettersleep Live Nash

19/03/2016 - 21:00 to 23:45

psycover band + intro: scrubs pop'n'roll band

Androidi Paranoici (Radiohead tribute)

06/03/2016 - 22:00 to 23:45

Domenica 6 marzo - Androidi Paranoici (Radiohead tribute)
Una domenica con aperitivo accompagnati dalle canzoni della band alternative-rock per eccellenza.

Jammin’ Circus Of Reggae - Kg Man, Reggaepeople, sDm Family djset

05/03/2016 - 21:00 to 23:45

Sabato 5 marzo - Jammin’ Circus Of Reggae - Kg Man, Reggaepeople, sDm Family djset
JAMMIN' è La festa in levare più cool della Brianza ! Reggae Roots e Dancehall Music con le migliori band della scena, i migliori Dj's e tanto altro!

Happy Birthday Tambourine with Lollipop 50’s Party. 

04/03/2016 - 21:00 to 23:45

Venerdì 4 marzo - Happy Birthday Tambourine with Lollipop 50’s Party. 
Tambourine festeggia nove anni e lo fa in grande stile… Vintage con il ritorno di Lollipop 50s Night!
Tutti Frutti live band, stage gratuito di Jive, BeBopa Luca Djset, trucco & parrucc e zucchero filato.

Jerry Dugger

12/04/2016 - 22:00 to 23:45

Jerry Dugger: bassista e cantante, considerato uno dei musicisti più incisivi e ricercati di New York. Voce incredibilmente potente, capace di esprimersi in qualsiasi tonalità e genere musicale, trasmette vibrazioni indimenticabili a chi lo ascolta e proprio per questo suo virtoso vocale è stato elogiato anche da DAN AKROYD nello show della CBS-Radio “House of Blues”. Per molti anni è stato ospite in varie jam sessions nel Dan Lynch Blues Bar e ha diviso il palco con grandi artisti quali: Johnny com, Calorie Count, ConsumerSearch and other Company trademarks and services marks, and associated logos and all related names, logos, product and hard drive recovery services names, designs and slogans are trademarks of About or its affiliates or licensors. Copeland, Stevie Ray Vaughan, Pinetop Perkins, James Cotton e tanti altri. Ha inciso due CD, con una propria band locale. Numerose sono state le sue apparizioni televisive, anche a fianco di Andy J Forest, come: Roxy Bar con Red Ronnie “96, Blues to Bop a Lugano “96, Blues Feeling, in Canada “97, Ottawa Roger”s Network “96 e “98.

Ben Glover & Orphane Brigade

11/04/2016 - 22:00 to 23:45

Neilson Hubbard got his start as a singer/songwriter in the mid-’90s, releasing six solo albums on labels such as E Pluribus Unun (owned by Counting Crows’ Adam Duritz), Parasol, and Media Creature. Since that time, Hubbard has produced albums for many top-tiered and critically acclaimed artists including Glen Phillips (Toad the Wet Sprocket), Kim Richey, the Farewell Drifters, the Apache Relay, and Ryan Culwell. His collaborations with Nashville-based artist Matthew Perryman Jones have found their way into the soundtracks of TV shows such as Private Practice, One Tree Hill, Bones, and Grey’s Anatomy, as well as several major motion pictures.
Ben Glover’s childhood in the sleepy seaside village of Glenarm in the north of Ireland had a soundtrack from both sides of the Atlantic Ocean. So, when he started playing gigs in the local pub at the age of 13, he played Irish music, of course, but he also slipped in songs from Hank Williams and Johnny Cash. In the summers of his university years, Glover paid his way across the pond by performing Irish folk ballads along with the songs of Christy Moore and the Pogues in the bars in Boston, while back home in the pubs of Ireland he was singing Dylan and Springsteen. In 2009, Glover relocated to Nashville and immersed himself in Southern culture. He began exploring the locations that were closely associated with the music he grew up listening to — Hank Williams’ tombstone in Montgomery, Alabama; Johnny Cash’s childhood home in Dyess, Arkansas; Robert Johnson’s grave in Greenwood, Mississippi. Those experiences informed and infused the soul of his most recent solo album, Atlantic.
Joshua Britt grew up in a family of artists and musicians 45 minutes south of Bill Monroe’s Kentucky homestead and 20 minutes away from the hometown of “Newgrass” mandolin innovator Sam Bush in what could easily be called the “Mandolin Music Capital of the World.” Old forms of music and art are in his Kentucky blood and he grew up obsessed with everything from Old Appalachian harmony singing to digging through fields for arrowheads. Britt has focused on incorporating some of those older and more hard-wired aesthetics and textures into his own art. As a founding member of the Farewell Drifters, Britt has performed across the U.S., Canada, Japan, and China and landed two records on Billboard’s bluegrass albums chart.

Miami & the groovers

02/04/2016 - 22:00 to 23:45

Miami & the Groovers sono una band di rock and roll. Hanno pubblicato tre album in studio (Dirty Roads 2005, Merry go round 2008, Good Things 2012), due Ep (Are you ready? 2008, Biancorosso 2011) ed un bootleg live (The official Bootleg 2009), oltre ad una intensa attività live che li ha portati a suonare in tutta Italia oltre a USA, Inghilterra, Francia, Austria, Svezia. Le collaborazioni live ed in studio sono state diverse con altri artisti. Di Miami & the Groovers hanno parlato: Corriere della sera, Mucchio Selvaggio, Jam, Buscadero, Il resto del carlino, Icaro tv, Rsm Tv, Mtv, Asbury Park Press, Corriere Romagna, etc.
Le influenze musicali ed artistiche della band sono: Elvis, The Clash, Rolling Stones, Bruce Springsteen, John Steinbeck, Ennio Morricone, The Gaslight Anthem, Pogues, Del Fuegos, Bob Dylan, Woody Guthrie, Jack Kerouack, Nick Hornby, Marah, i f.lli Cohen, Clint Eastwood, Otis Redding e John Belushi.
Gli inizi
La band nasce nel 2000 composta da: Lorenzo “Miami” Semprini, Roby Vezzelli, Tommy Benzi e Christian Santolini, si aggiungeranno l’anno dopo Ivan Barbari e Claudio “Clay” Giani. La band propone inizialmente un repertorio di sole “cover”, ma, a partire dal 2001, vengono aggiunte alle scalette dei concerti anche canzoni originali.
Nel frattempo l’attività live si intensifica (50 concerti annui) ed iniziano i primi incontri con musicisti americani come Joe D’Urso, Elliott Murphy, Jason Reed, Dirk Hamilton. Viene registrato un “Demo tape” con 3 canzoni inedite (Hard times, Walk in the light ed It takes a big rain) e 2 cover (Proud Mary e The great song of indifference). Quest’ultimo brano entra a far parte della compilation “Una città per cantare” prodotta da radio Icaro.
Nel 2002 entrano a far parte della band Beppe “Rocker” Ardito (inizialmente al basso) e Marco “Boom Boom” Ferri alla batteria. A metà 2004 inizia la lavorazione al primo album “DIRTY raROADS” che vedrà la luce nell’aprile 2005, in coincidenza con l’ennesimo cambiamento di line up (Gianluca “Spiderman” Fabbri entra al basso e Beppe Ardito passa alla chitar al posto di Roby Vezzelli).
A Novembre 2004 Lorenzo “Miami” Semprini partecipa al “Light of day Benefit” al mitico Stone Pony di Asbury Park, New Jersey ed ha la possibilità di esibirsi la stessa sera in cui si esibiscono artisti come Bruce Springsteen, Joe Gruscheky, Willie Nile e tanti altri..
Dirty Roads: il primo album in studio
Nell’aprile 2005 esce l’album “DIRTY ROADS” con la collaborazione dei fratelli Marino e Sandro Severini dei Gang e di Joe D’Urso che regala alla band l’inedita “Waiting for me”, 9 pezzi inediti scritti da Lorenzo Semprini e Roberto Vezzelli, inoltre è presente anche una cover del brano “Further on up the road” di Bruce Springsteen.
dirty roads
Il disco suona veramente bene, suoni curati, belli gli arrangiamenti, sempre discreti e mai scontati, robusta la sezione ritmica e ottime le scelte nell’uso di strumenti come sax, tastiere, fisarmonica, mandolino. Solitamente capita che le band che hanno l’occasione per realizzare un disco cerchino di mettere dentro di tutto e di più, cosa che non è successa per Miami & the Groovers che si sono mossi da musicisti navigati realizzando un prodotto veramente ben fatto, azzeccata la scelta della scaletta con una buona scansione ed alternanza di generi e suoni ma soprattutto grande, grande musica. (Backstreets.it)
L’album riscuote un buon successo di critica e di pubblico e viene a formarsi un pubblico molto fedele alla band a cui fa riferimento il sito del fans club ufficiale: www.miami-supporters.com
Il Dirty Roads tour dura circa 2 anni e porta Miami & the Groovers a suonare in ogni angolo d’Italia per circa 120 date (tra cui Big Mama a Roma, Spaziomusica a Pavia, Ravello Festival, Subiaco rockblues festival, Glory Days in Rimini, ecc.) e con musicisti del calibro di: Southside Johnny, Popa Chubby, Bill Toms, Joel Guzman, Graziano Romani, Gang, Ron Lasalle, Joe Rapolla, Nick Barker.
Nell’estate del 2005 Guido Cogliano sostituisce temporaneamente Gianluca Fabbri vittima di un brutto incidente che lo ha tenuto lontano dai palchi sino al mese di ottobre del 2006. Nell’Ottobre 2006 Southside Johnny e Jeff Kazee si uniscono alla band a Milano per una bellissima versione del brano di Nick Lowe “Peace love and understanding” nell’opening act che precede il set di Southside Johnny: .
Nel dicembre 2006 Lorenzo “Miami” Semprini viene invitato a partecipare quale unico artista italiano al leg italiano del Light of Day Europe esibendosi a Roma con Willie Nile, Jesse Malin e Joe D’Urso.
Nell’estate del 2007 Alessio Raffaelli sostituisce Ivan Barbari alle tastiere. L’attività live continua incessantemente, ma iniziano nel Novembre 2007 le lavorazioni al secondo album della band.
Entra a far parte della band il pianista Alessio Raffaelli che sostituisce Ivan Barbari.
Merry Go Round
L’album “MERRY GO ROUND” esce il 3 aprile 2008 e contiene 12 canzoni (tra cui la cover di “Night on the town” dei Del Fuegos) con varie collaborazioni di musicisti americani come Joel Guzman, Ron Lasalle, Bill Toms, Phil Brontz, Marc Reinsman, Erin Sax Seymour e il mastering di Bruno Green. Il “Merry go round tour” parte il 15 marzo 2008 da Torino.
Merry Go Round mette a frutto gli anni “on the road” come si suol dire, i molti concerti macinati e il rispetto degli appassionati, che hanno trovato nelle canzoni di Lorenzo Semprini e nelle chitarre di Beppe Ardito una schiettezza di intenti ed un intero campionario cresciuto lungo la linea del rock and roll più fiero e marginale. I semplici versi di questi quindici pezzi (aperti e chiusi da un breve strumentale, che ci introduce al personale luna park dei Miami & the Groovers) hanno ancora in bocca il sapore dell’ingenuità, quell’inseguire un sogno ad occhi aperti, portando da buoni gregari la borraccia di un genere che non meriterebbe di essere affatto ghettizzato. In aggiunta, a questo turno, la band riminese non ha badato a spese, imbarcando le collaborazioni di Ron Lasalle nel piccante duetto soul rock di “Time Has Come”, di Joel Guzman e Bill Toms nella dolcissima danza sul border di “My Sweet Rose”, di Jono Manson in “Trust Revisited”, altra gemma acustica. Sono segnali evidenti di un intero mondo in comune.
Al resto ci pensano però i Miami & the Groovers, non distanti da quanto fatto in passato, forse soltanto più sicuri dei propri mezzi:”One Way Ride”, “Jewels and Medicine” e “Broken Souls”, rock tutto asfalto e benzina con buoni contrappunti del piano di Alessio Raffaelli, alle trame hard rock di una lunga e rodata (da tempo un must nella scaletta dei loro show) “Sliding Doors”, arrivando in fondo al viaggio con un buon carico di romaticismo (“It’s getting Late”, la filastrocca rock della stessa “Merry Go Round”). (Rootshighway)
La band inizia una collaborazione con Michael McDermott, grande artista di Chicago.
Dall’album viene tratto l’EP “Are You Ready?” con i pezzi “Trust revisited” (versione strumentale) ,”Sliding doors”,”Big mistake”,”Broken souls”,”Tears are falling down”,”Peace love & understanding” (live con Southside Johnny)
Inoltre a fine Ottobre arrivano 3 shows negli USA: al Bitter End di New York, a Red Bank e allo Stone Pony di Asbury Park per l’edizione 2008 del Light of day che ha visto al partecipazione, tra gli altri, dei Goo Goo Dolls.
Lorenzo Miami partecipa anche alla tappa italiana del Light of day (3 dicembre 2008 Como) in compagnia di Marah, Jesse Malin, Willie Nile e Joe D’Urso.
Nel Novembre 2009, in occasione della chiusura del “Merry go round Tour” (Novembre 2009 al Teatro Comunale di Cervia) esce “THE OFFICIAL BOOTLEG”, che contiene registrazioni live di canzoni dei due album e due cover (“No surrender” e “Because the night” di Springsteen).
Nel dicembre 2010 Lorenzo Semprini con Alessio Raffaelli partecipa alle edizioni italiane del Light of day con Alejandro Escovedo e David Pulkingham.
Nel Maggio 2010 fanno il loro esordio a Londra con due concerti (a Brixton e nel cuore della City) che riscuotono un ottimo successo. Nel Settembre 2010 partecipano al Klagenfurt Festival in Austria.
Nel Settembre 2010, Miami & the Groovers con il brano “Shut out the light” fanno parte della doppia compilation “FOR YOU 2″: a Bruce Springsteen tribute, prodotta dalla Route 61 di Ermanno Labianca che vede la partecipazione, fra gli altri, di Modena City Ramblers, Daniele Groff, Riccardo Maffoni, Lowlands, Cheap Wine e tanti altri…
Lorenzo Semprini ed Alessio Raffaelli intraprendono un mini-tour americano nel Gennaio 2011 che li porta a suonare al cafè Vivaldi nel Greenwich Village, all’Electric Bowery, Sidewalk Cafè a New York city, allo Zora Space in compagnia di Jake Clemons ed infine il ritorno ad Asbury Park nel New Jersye per il Light of day in compagnia di artisti come il fotografo/regista Danny Clinch ed altri artisti. Il gran finale è sul palco del Paramount Theatre dove entrami suonano un set intero ospiti di Joe D’Urso & Stone Caravan e che li porta nella jam finale a dividere il palco con Bruce Springsteen per “Twist & shout” e “Thunder Road”. Leggi qua il Diario Americano di Lorenzo Semprini.
Nella primavera 2011, la band torna a suonare a Londra ed esce l’Ep “Cuore Biancorosso”, prodotto dall’A.c. Rimini 1912 e contenente varie versioni della canzone “Biancorosso”, oltre a “Broken Souls” da “Merry Go Round” e una nuova versione studio di “Tears are Falling Down”/”Quando il cielo è fragile”, con parte del testo in italiano scritta da Daniele Tenca.
Nel settembre 2011 Miami & the Groovers tornano al Festival di Klagenfurt in Austria ed iniziano i lavori per il terzo album, oltre a partecipare alla 13a edizione del Glory Days in Rimini.
Nel novembre 2011 Luca Angelici, che aveva già suonato con i Miami & The Groovers in diverse date estive, sostituisce ufficialmente al basso Gianluca Fabbri.
Good Things
Il 10 febbraio 2012 esce il terzo album in studio dal titolo “GOOD THINGS” ed inizia il relativo tour. Album con 12 canzoni inedite e con ospiti: Israel Nash Gripka, Riccardo Maffoni, Antonio Gramentieri (Sacri cuori, De la vega, Dan Stuart, Hugo Race), Heather Horton (Miami & the Groovers) ed Alex Valle (chitarrista di Francesco De Gregori). Il disco viene anticipato dal singolo omonimo e con un bellissimo .
Good Things rappresenta un enorme passo avanti rispetto ai lavori precedenti. Se i Miami nascevano ispirati alla scena di Asbury Park ed in particolare ai dischi di Bruce Springsteen, con “Good Things” hanno realizzato definitivamente un proprio suono, personale, che non richiama più in nessun momento le canzoni del Boss. La musica di “Good Things” è gioiosa, trascinante, potente, orecchiabile. (Blue Bottazzi).
I love the new CD. Listened to it 4 or 5 times already. “cold pizza in the afternoon, hot beer in the dressing room.” Somehow you make it sound romantic after all these years! The band kicks ass, too. The writing is strong, and the arrangements are right where they should be. I could see an American band covering Good Things. It’s a great rock and roll record. You should be very proud. I hope it does great things for you. (Mary Cutrufello, singer songwriter Usa)

Jesse Malin

07/03/2016 - 22:00 to 23:45

Cheap wine

05/03/2016 - 22:30 to 23:45

“Centinaia di concerti, migliaia di chilometri, decine di corde rotte, di bacchette spezzate, fiumi di birra, abbracci stritolanti, risate incontrollate, personaggi pazzeschi, follia in libertà nel cuore della notte, esplosioni di adrenalina, energia a tonnellate, diluvi di sudore….. che cosa si nasconde dentro un concerto rock?”
I tentano di spiegarcelo con questo doppio CD intitolato semplicemente ed eloquentemente Stay Alive! due ore di rock senza tregua con le chitarre a palla e i ritmi pazzeschi che ricrea la magia di un loro show con tanto di set acustico, ballate al neon e rock n’roll al serramanico.
Registrato in tre location differenti nell’aprile del 2010 al Fuzz di Pesaro, allo Spazio Musica di Pavia e al Teatro Zeppilli di Pieve di Cento Stay Alive! è la dimostrazione che anche in Italia pulsa un cuore rock, basta cercarlo fuori dai circuiti ufficiali e nelle strade secondarie.
Bisognava abbattere un tabù, quello di registrare in Italia un disco di rock dal vivo che avesse le prerogative e le caratteristiche del grande live ovvero ricreare l’energia e l’impatto emotivo di un concerto senza finire nel dilettantesco e nella testimonianza amatoriale. Nonostante il gruppo pesarese non possa contare su un budget da major e su amici che contano, con i mezzi tecnici adeguati alle possibilità e una produzione in proprio i Cheap Wine ce l’hanno fatta e ci consegnano un live che rimarrà nella storia del rock in Italia.
Un live ben fatto, registrato come si deve, che trasmette a pieno la carica di un loro show ed esplicita con la ricchezza degli arrangiamenti i lavori ancora in corso nel gruppo che qui, con l’aggiunta del pianista e tastierista Alessio Raffaelli, raggiunge uno status di rock n’roll band internazionale.
Stay Alive! non è solo il classico live che un gruppo mette in cantiere per coronare una carriera, e i Cheap Wine se lo meritano, vista la lunga e difficoltosa strada percorsa, ma più specificatamente è la misura di quanto questa band è maturata, migliorandosi e aprendosi verso temi e suoni che hanno allargato il loro range espressivo ed il loro set. Sarà difficile allungare questo percorso non perché i Cheap Wine non siano in grado ma perché il livello raggiunto è davvero eccellente e per migliorarsi ancora occorrerà uno sforzo davvero notevole.
Due CD, più di un’ora ciascuno. Si comincia con una parte elettroacustica, come da copione nei recenti show del gruppo. Spirits non è passato invano e ha portato nuova linfa al loro scenario musicale, le ballate sono avvolgenti e gli intrecci di chitarre acustiche una delizia.
Just Like Animals, The Sea Is Down, Circus Of Fools, A Pig On A Lead, le riletture di Murderer Song e Among The Stones, una Nothing Left To Say che con piano e armonica si apre alla Jungleland e la rincorsa delle chitarre di Among The Stones creano uno stato di palpabile attesa con atmosfere sospese tra folk, blues, ballads e melodie che verrebbe voglia di abbracciarsi.
Poi arrivano le chitarre elettriche e la storia cambia. Gli abbracci si fanno sempre più fisici e sensuali, l’erotismo degli assoli di Michele Diamantini diventa lo specchio di un rock crudo, folgorante, psichedelico a tratti, underground.
Marco Diamantini tiene ferma la barra delle ballate ma è duro timonare una barca che è ormai una ciurma inebriata di rock’n'roll. Sono sventolate elettriche in un vento di burrasca, Evil Ghost è un ballatone che finisce al Fillmore West, Shakin’ The Cage è un semi-punk lanciato a mille, Youngstown parte riflessiva e lenta per poi trasformarsi in un urlo di ribellione con un crescendo ad hoc, ottima cover per un gruppo che non ha mai nascosto una sincera sensibilità sociale.
Devastante il secondo CD, con lo show (ottimo il montaggio dei tre spezzoni diversi) che sale fino a catapultare l’ascoltatore dentro un pericoloso vortice sonoro. Qui i Cheap Wine non fanno prigionieri, sono duri, rabbiosi e metropolitani,figli dei giorni del vino e delle rose.
Il pianoforte di Raffaelli è il valore aggiunto, un po’ lirico e un po’ honky tonk, le chitarre distorcono, basso e batteria martellano cattive, una dopo l’altro arrivano i classici del loro live set, da Dance Over Troubles, Time For Action e Freak Show presi dall’omonimo album a Snakes, Move Along e City Lights (il consueto ed esaltante piece de resistence chitarristico) presi da Moving, da Leave Me A Drain fino all’irrinunciabile finale corale di Rockin’ In The Free World.
Un Live da avere se si ha a cuore le sorti del rock’n'roll in Italia.
[ Mauro Zambellini – BUSCADERO ]
Un doppio LIVE è un lusso che pochi gruppi si possono permettere, soprattutto quando è composto da 19 brani originali su 21, è un testamento indelebile che resta nella storia di una rock band, pensiamo a Made in Japan dei Deep Purple o a Live at the Fillmore est degli Allman Brothers Band per citarne due a caso o al recente triplo Mullenium dei Gov’t Mule. I
Il doppio live, così come l’hanno concepito i Cheap Wine, è un monumento alla musica della band, è un’opera coraggiosa e preziosissima dove è racchiusa tutta la loro storia dal 1997 al 2010, 13 anni costellati di grande musica, di straordinaria passione e di incrollabile tenacia, una musica che è cresciuta, mutata, cambiata ma che ad ascoltarla adesso, tutta d’un fiato, non risente degli anni sulle spalle e risulta granitica, un marchio di fabbrica di una band che dimostra di aver raggiunto una grande personalità, una propria identità, una di quelle che l’ascolti e dici… azz!! i Cheap Wine.
In questo credo stia la grandezza e la bravura degli amici pesaresi, nell’essersi negli anni, creati un loro “sound”, un imprinting musicale che li distingue dalla massa di band presenti in italia e diciamolo pure… nel mondo!
Molto di questo lo si deve a Michele Diamantini, la sua chitarra è emozionante è da lì che nasce, ed è su di lui che ruota, il suono Cheap Wine, attorno a lui prende vita e respiro ogni brano, è sopra le sue sei corde, che siano montate su una chitarra acustica o su una elettrica poco importa, che il brano prende forma, e quando scatta la scintilla, la canzone prende vita, ognuna ha la sua anima, ognuna la sua storia, che assume sfumature diverse da un live all’altro, è lì che Alan Giannini alla batteria e Alessandro Grazioli al basso, sentono che è giunto il momento di chiudere gli occhi e di lasciare scorrere la musica dentro di loro e lasciar andare i talentuosi arti ad acrobazie sonore inenarrabili.
Ascoltare questo disco è come tuffarsi in un oceano che da un momento all’altro sai che potrebbe trasformarsi ed allora è bello cavalcare quelle onde che piano piano diventano sempre più alte e minacciose ed a quel punto non resta altro da fare che tuffarsi dentro quelle onde, lasciandosi sommergere e risucchiare da quel tumultuoso vortice di note.
La voce di Marco Diamantini è uno strumento aggiunto, non sovrasta, non primeggia, accompagna le melodie e segue l’onda è li a raccontare delle storie mentre noi veniamo travolti dall’efflufio di note, come il canto delle sirene che ci guida all’interno di questo turbine di suoni dal quale veniamo investiti, trasportandoci verso emozioni incredibili.
Lo dico senza retorica e “piacionismo”, sono veramente in pochi a suonare così!
Il valore aggiunto di queste pagine di rock scritte col sudore, è Alessio Raffaelli che con il suo piano si amalgama alla perfezione al sound dei Cheap Wine risultando così la quadratura del cerchio nei brani nei quali è presente.
Parlare dei singoli “pezzi” risulterebbe superfluo, il muro di suono si alza mattone dopo mattone trovando la sua apoteosi nei 12′ di Loom and vanish, i nostri si trovano alla perfezione, tecniche sopraffine, una amalgama costruita dall’unione tra i membri del gruppo e dalle ore passate insieme a suonare e a condividere la loro passione per la musica, zero sbavature, scelta del materiale ottima, playlist azzeccata suoni fantastici, cosa dire… questo Stay Alive è una pietra miliare del rock a mio avviso EPICO!
Grazie ragazzi (e lo dico con la “Z” romagnola) per averci regalato tutto questo, alla fine resta la sensazione di sazietà come quando davanti ad un buffet riccamente fornito, si è assaggiato tutto con gusto, ecco i Cheap Wine non ci hanno fatto mancare niente, che cos’è il rock’n’roll? Ascoltate Stay Alive ed avrete la risposta!
[ Lele Guerra – BACKSTREETS ]
Negli anni settanta il doppio album live era una cosa seria, un appuntamento cruciale per tutti, grandi e piccoli artisti. Era la piena realizzazione di un’idea (Allman Brothers Band), il canto del cigno (Led Zeppelin, Lynyrd Skynyrd, Little Feat), per alcuni lo zenith di un periodo creativo inimitabile (Van Morrison, The Band), per altri invece l’occasione per farsi notare dopo tanti album di poco successo (Bob Seger). Il doppio album live era generalmente inteso come il greatest hits definitivo di un artista, e di fatto per molti poteva tranquillamente sostituire tutta la discografia in studio (si pensi agli Outlaws o alla J Geils Band). Oggi ormai, dopo l’era delle jam-band, degli instant-live e del bootleg come prodotto discografico riconosciuto, il live stesso è diventato un semplice documento e non più uno strumento marketing da studiare a fondo e con attenzione. Eppure esiste qualcuno che ancora ha pensato un doppio album come il punto di arrivo di un viaggio, il prodotto che potrebbe anche annullare tutti i precedenti. E ci fa piacere che a pensare ancora in vecchio stile siano proprio i marchigiani Cheap Wine, band che abbiamo seguito fin dalla nascita di questo sito (il nostro archivio segnala ben 12 articoli su di loro in 10 anni, tra recensioni, resoconti live e interviste), e la cui continua maturazione artistica è culminata con l’ultimo Spirits. Stay Alive! è un doppio cd pensato come i vecchi doppi vinili di una volta, ha una divisione in 4 facciate ben riconoscibile, e soprattutto è pensato come IL live dei Cheap Wine, e non UN semplice live della band.
I brani da richiedergli nei concerti ci sono tutti, il “lato A” è quasi tutto dedicato a ribadire la bontà del repertorio recente, quanto ad esaltare la bravura alla chitarra acustica di Michele Diamantini. Considerato che la voce del fratello Marco sembra non poter dare di più se non essere comunque profonda e molto credibile per interpretazione, è proprio la esponenziale crescita della sua chitarra che finisce a farla da padrone, soprattutto quando – come succedeva sempre nei doppi live che si rispettino – nella terza e quarta facciata i tempi si dilatano e arrivano le lunghe cavalcate (la sequenza Snakes – Loom And Vanish abbatte ogni frontiera tra lui e un vero guitar-hero), ci si lascia andare al blues (Leave Me A Drain) e al rock barricadero (Move Along).
Ma alla fine quello che rende Stay Alive! il loro disco definitivo è il fatto che spazia in tutta la loro discografia, recuperando perfino Among The Stones dal primo album A Better Place del 1998, ma ricordandosi di quanto era devastante Reckless (era su Crime Stories del 2002) o esaltando la vena cantautoriale di Freak Show dando via libera al piano di Alessio Raffaelli in Nothing Left To Say.
In ogni caso 19 brani su 21 vengono dal loro repertorio, e davvero non si nota nessuna differenza qualitativa tra vecchi e nuovi, a testimonianza di un corpus di canzoni che si è mantenuto sempre di primissimo livello, indipendentemente dalla loro crescita di musicisti (anche la sezione ritmica di Alan Giannini e Alessandro Grazioli ormai può dirsi tra le più affidabili del nostro paese).
Le cover sono dunque solo due, Bruce Springsteen (Youngstown) e Neil Young (Rockin’ In The Free World) e servono solo a ribadire la propria appartenenza di campo, ma se si fossero staccati dal seno di mamma evitandole, non ci avrebbero tolto nulla.
Bene, bravi e….no, niente bis stavolta. Stay Alive! è un live di quelli seri, per cui chiude, cementa e definisce la fine di un’era, e non necessita di repliche. Di solito a questo punto negli anni 70 succedeva che le band o si scioglievano in mille progetti solisti, o provavano svolte artistiche tra l’astruso e l’azzardato, o semplicemente intraprendevano un nuovo emozionante percorso.
Se sarà così, noi saremo sempre lì dove andranno i Cheap Wine, ma prima lasciateci riprendere da questa festa.
[ Nicola Gervasini – ROOTS HIGHWAY ]
I Cheap Wine non hanno bisogno di presentazioni, per loro parlano dieci anni di rock, i loro splendidi dischi, i concerti, la passione ma soprattutto il coraggio e la caparbietà di andare avanti restando orgogliosamente indipendenti, e non perdendo mai la capacità di saper emozionare i loro ascoltatori. La loro carriera è stato un crescendo, vissuto maturando di disco in disco, fino all’ultimo album in studio Spirits, un disco come se ne fanno pochi in Italia soprattutto se si decide di scrivere brani in inglese.
A celebrare il decennale della loro carriera è arrivato finalmente un disco dal vivo, Stay Alive!, un doppio disco, pensato come fosse un doppio lp in vinile diviso in quattro facciate ben distinte. Un disco live mancava nella loro discografia non fosse altro che per testimoniare la qualità e la bellezza dei loro live act, ma soprattutto mancava un disco che in qualche modo sintetizzasse le anime di questo gruppo. Non ci sembra una scelta casuale che il primo disco sia incentrato maggiormente sui brani dalle atmosfere acustiche, nei quali si ha modo di apprezzare i fratelli Diamantini al vertice della loro ispriazione con Marco ormai front man navigato e Michele impeccabile e versatile chitarrista.
Nel corso dell’ascolto dei due dischi si ha la sensazione di assistere ad una crescita progressiva del suono che con lo scorrere dei brani si fa sempre più elettrico e ricco dal punto di vista strumentale, fino ad arrivare al travolgente uno-due delle cavalcate chitarristiche Snakes e Loom And Vanish.
Nel mezzo ci sono incursioni nel blues con Leave Me A Drain, nel rock con la title track dello splendido Move Along, ma soprattutto non mancano alcune perle come Among The Stones dal disco di debutto e la travolgente Reckless tratta da Crime Stories.
Il vertice del disco lo si raggiunge prima con il rock-country di A Pig On A Lead e poi con Nothing Left To Say, uno dei pezzi più riusciti di tutta la loro produzione.
Se mai ci fosse stato bisogno di una conferma, Stay Alive!, è la piena dimostrazione di come i Cheap Wine siano ormai una band matura e senza dubbio in grado di poter misurarsi senza affanni anche su circuiti internazionali e questo soprattutto per la coesione che si è creata nella band.
I fratelli Diamantini dimostrano di saper custodire l’anima del gruppo, ma non da meno sono anche Alessio Raffaelli al piano, e l’impeccabile sezione ritmica composta da Alan Giannini ed Alessandro Grazioli.
Dopo il lungo excursus in tutta la discografia del quintetto marchigiano, ovviamente non potevano mancare due cover d’eccezione, che omaggiano i due numi tutelari del gruppo ovvero Bruce Springsteen (Youngstown) e Neil Young (Rockin’ In The Free World), manca Bob Dylan ma poco importa, dato che i Cheap Wine si erano già sdebitati in passato.
Stay Alive! è dunque un punto importante d’arrivo per i Fratelli Diamantini e soci, ma siamo certi, che questi ragazzi hanno ancora tanto da regalarci in termini di emozioni e grandi canzoni.
[ Salvatore Esposito – BLOGFOOLK ]
Volevano (e dovevano…) farlo da un sacco di tempo, e alla fine si sono decisi: a tredici anni dal debutto discografico con il mini-cd “Pictures”, i Cheap Wine hanno pubblicato il loro primo cd registrato in concerto.
Doppio, perché è giusto che sia così e poi… perché no?, ed eloquentissimo nel raccontare in ventuno tracce una bellissima storia di dedizione e devozione al rock’n'roll finora snodatasi – dopo il mini cui si è poc’anzi accennato – in sei album rigorosamente autoprodotti e in un’infinità di esibizioni che, per questi ragazzi che con gli strumenti in mano sono intanto diventati uomini, non bastano però mai.
Il materiale di “Stay Alive!” proviene da tre di esse, tenute nello scorso aprile a Pieve di Cento, a Pavia e nella Pesaro che al gruppo ha dato i natali: due sole cover, ma di quelle che stendono (“Youngstown” di Bruce Springsteen e “Rockin’ In The Free World” di Neil Young) e per il resto solo episodi autografi le cui musiche sono opera di Michele o Marco Diamantini, con quest’ultimo autore di tutti i testi. Testi che sono naturalmente in inglese, perché i Cheap Wine hanno l’America nella testa e nel cuore e qui lo rimarcano con musica ora più grintosa e ora più carezzevole ma sempre ispirata, ben congegnata e carica di passione, con la ritmica a dare la spinta, le chitarre a creare la magia e le tastiere – ci sono anche quelle – ad aggiungere preziose sfumature. Chi ama il rock a stelle e strisce non può proprio mancare questa celebrazione.
[ Federico Guglielmi – MUCCHIO ]
Da tempo non ascoltavo un disco come questo nuovo doppio dal vivo dei Cheap Wine, registrato nell’aprile del 2010. La band marchigiana è maturata incredibilmente, specialmente negli arrangiamenti e nella qualità delle composizioni, ponendosi ormai ai vertici della scena rock europea. Non sto scherzando! Il primo dischetto, incentrato sulla produzione più recente, è semplicemente perfetto. La voce calda e insinuante di Marco Diamantini e la raffinata chitarra del fratello Michele guidano l’opener Just Like Animals; poi il suono si inasprisce nello splendido boogie The Sea Is Down, nel quale emergono il prezioso piano dell’ospite Alessio Raffaelli (dei riminesi Miami & The Groovers), una slide paludosa e l’armonica di Marco. La ballata Circus Of Fools e le atmosfere da frontiera americana dell’evocativa A Pig On A Lead (la chitarra acustica di Michele e il piano si completano alla perfezione) completano il poker di brani tratti da Spirits, il recente indispensabile disco in studio della band. Ma ogni brano merita una citazione: l’intensa Murderer Song, la cantautorale Nothing Left To Say (quell’inizio di armonica e piano è un evidente richiamo a Springsteen, anche se la voce ricorda Steve Wynn), la gloriosa Among The Stones tratta dall’esordio del 1998, l’evocativa e malinconica Evil Ghost con un emozionante crescendo strumentale di slide e piano, una bella cover di Youngstown, lenta nella parte cantata, trascinante nella lunga coda strumentale e la ritmata Shakin’ The Cage.
Il secondo dischetto è più elettrico e trascinante, con tracce provenienti in prevalenza da Moving del 2004 e Freak Show del 2007 che evidenziano ancora di più le qualità prorompenti della chitarra di Michele. Il cambiamento di clima si percepisce in Dance Over Troubles che parte con un riff potente, accoppiato con il piano rock‘n’roll di Raffaelli, l’armonica e la voce di Marco e un assolo di chitarra distorto il giusto; un’impressione confermata nella sparata Reckless, un rock punk tiratissimo. Il resto si mantiene su ottimi livelli, ma una citazione è inevitabile per il fulcro del dischetto, il tour de force della strepitosa Loom And Vanish, un brano epico con un inizio acustico che si sviluppa con un progressivo crescendo, raggiungendo l’apice nel magnifico assolo di Michele.
Un doppio live degno dei classici degli anni ‘70; il riassunto glorioso della storia di una band che, se provenisse da Seattle o da Birmingham, godrebbe di ben altra considerazione e popolarità.
[ Paolo Baiotti – LATE FOR THE SKY ]
Qui bisogna esagerare proprio: Stay alive! è un doppio cd memorabile. E i Cheap Wine sono una band (italiana) come sogna ogni amante del grande rock, quello robusto, chitarroso, chiamatelo vintage oppure semplicemente bella musica sulla strada che dagli Allman Brothers arriva ai Black Crowes. Suonano come non ce n’è in un disco live autoprodotto, più riflessivo nella prima parte e più scatenato nella seconda, tutti brani inediti salvo Youngstown di Bruce Springsteen e una spaziale Rockin in the free world di Neil Young. Per capirci, nel mondo è raro trovare band di questo livello emotivo e strumentale, con un chitarrista come Michele Diamantini, agile e virtuoso, e un cantante, il fratello Marco, ruvido e mai noiosamente protagonista. Qui in Italia ce l’abbiamo ma pochi ne parlano. Complimenti.
[ IL GIORNALE ]
Dopo tredici anni e sette cd (compreso il primo Ep “Pictures”) i pesaresi Cheap Wine giungono al loro primo live.
Ritengo che non sia una banalità sottolineare proprio il fatto che questo live sia giunto dopo oltre un decennio di assidua ed intensa attività musicale, tra lavori in studio e on the road, dato che molte band sfornano il loro primo live dopo tre o quattro cd e al massimo dopo dieci anni, mentre i pesaresi hanno un concetto del live classico e quasi sacrale, nel senso che un disco dal vivo si fa uscire dopo un certo percorso.
“Stay alive!” giunge ad un punto della carriera del gruppo che sembra un apice, dopo il quale speriamo che i CW continuino a salire, dato che “Spirits” (il loro ultimo lavoro in studio e del quale sono presenti molti brani in questo live) è sicuramente il loro disco migliore.
Altro aspetto importante che caratterizza questo coinvolgente e splendido disco è il fatto che si tratta di un doppio, proprio come i grandi live della storia del rock: “Made in Japan”, “Live at Fillmore east”, ecc. Ragazzi non pensate che io stia delirando, se ho citato i live dei Deep Purple e degli Allman Brothers Band, perché l’intensità, la profondità e l’asciutezza del sound che emerge da queste ventuno tracce non hanno nulla da invidiare ai live citati.
Su ventuno brani diciannove sono della band e due sono cover, si tratta di “Youngstown” di Bruce Springsteen e di “Rockin’ in the free world” di Neil Young, rilette entrambe in maniera coinvolgente e tirata.
I pesaresi hanno voluto attingere da tutti i loro Cd e sostanzialmente emerge che nel primo cd i brani siano maggiormente strutturati sull’elettroacustico, rispetto al secondo più elettrico. Ai quattro membri storici si è aggiunto Alessio Raffaelli alle tastiere, che impreziosisce ulteriormente molti brani riuscendo a portare il sound del gruppo nei territori già ampiamente battuti dai Black Crowes.
“Stay alive!” è un disco perfetto e completo, perché in questo disco i CW hanno fatto emergere maggiormente, rispetto ai lavori in studio, la loro vena blues. Tutto il disco, infatti, ruota tutto attorno al blues, sviscerandone le varie sfaccettature, dalle ballatone di “Murderer song” e “Circus of fools”, ai rock-blues, in stile corvacci di Atlanta di “Dance over troubles” e “Jugglers and suckers”, alla graffiante “Snakes” o ancora ad una “Leave me a drain” che in questa versione assume delle sembianze da mastodontico rock-bues.
“Stay alive!” è il disco perfetto per tutti gli amanti del rock più genuino e sanguigno. Good vibrations a tutti!!!!!
[ Vittorio Lannutti – ROCK ON ]
Doveva arrivare, ed è arrivato. Doveva, perchè i nostri meravigliosi Cheap Wine, i migliori in Italia per “un certo tipo di rock” (cioè il rock, punto e basta), se la meritavano proprio questa autocelebrazione.
Doveva, perchè in 15 anni di attività non hanno mai smesso di restare liberi e nemmeno di crescere. Doveva, perchè per loro essere vivi è essere dal vivo.
Doveva, perchè vanno ascoltati così: a volume alto. E si precipita in una carrellata di brani autografi, insieme a due omaggi a Springsteen e Neil Young, suonati come loro sanno fare, senza un attimo di respiro né di noia, ogni nota ne chiama un’altra.
E alla fine ti ritrovi appagato da un senso di pienezza, di ispirazione, di cose fatte bene, con scrupolo, con amore, proprio come deve essere, e dici tra te e te: a volte insistere è l’unica cosa da fare, insistere senza etichette, senza case discografiche, senza preoccuparti di nient’altro, insistere punto e basta, insistere per esistere.
Hanno fatto bene i Cheap Wine a non lasciare mai, a restare vivi. E questo doppio disco su tre concerti è un regalo che fanno a loro stessi per farlo a noi. Genuinamente fatti in casa, niente calcoli, niente sbandate. Niente e nessuno che andasse a dirgli: “Sì, però dovreste…”.
Dovete solo sentirli. Non picchiano neanche così duro. Come tutti quelli che sanno suonare “dentro”, si prendono i loro tempi. Le sfumature e tutto il resto. Sono elettrici ma sembrano acustici, roba che solo i bravi possono permettersi.
E sono bravi. Non sono più un segreto Marco Diamantini, voce e chitarre e armonica, Michele Diamantini, voce e chitarre, Alan Giannini, percussioni e Alessandro Grazioli, basso (con Alessio Raffaelli ospite alle tastiere), sono solo un tesoro ben riposto: chi vuole, lo può scoprire, chi non vuole vada a pigliarselo in culo e si tenga Capossela, Ligabue o Lady Gaga. Ammesso di riuscire a distinguerli.
[ Massimo Del Papa – Babysnakes ]
E’ il primo live ufficiale dei pesaresi. La band capitanata dai fratelli Diamantini centra il bersaglio con un doppio registrato nell’aprile 2010 in tre location differenti, il Fuzz di Pesaro, lo Spazio Musica di Pavia e il teatro A. Zeppilli a Pieve di Cento: oltre 2 ore di musica, un libretto fotografico di 12 pagine realizzato da Renato Cifarelli in bianco e nero, 19 brani originali e 2 cover (“Youngstown” di Bruce Springsteen e “Rockin’ In The Free World” di Neil Young).
Da una parte rock elettrico, rovente, pulsante, talvolta psichedelico, dall’altra una sorta di magica alchimia con arpeggi e suoni delicati: il graffio del rock’n'roll e la suggestione delle parti acustiche.
Semplicemente delizioso.
[ Aldo Pedron – JAM ]
“Dopo tredici anni di carriera e sette dischi all’attivo i pesaresi Cheap Wine hanno deciso di regalare ai fan e agli amanti del rock classico duro e puro il primo album dal vivo, registrato durante tre differenti esibizioni. Pescando principalmente dai precedenti “Moving”, “Freak Show” e “Spirits”, il quartetto marchigiano (con l’aiuto di Alessio Raffaelli alle tastiere) propone ventuno brani del proprio repertorio (fatta eccezione per le cover ottimamente eseguite di “Youngstown” di Springsteen e “Rockin’ In The Free World” di Young) in formato disco doppio tra divagazioni acustiche, affondi elettrici e tanta passione da vendere. La meritata celebrazione di uno dei gruppi cardine della scena indipendente italica.
[ Alessandro Bonetti - ROCKERILLA ]
“E’ così raro ascoltare rock’n'roll suonato da italiani… Anche per questo i Cheap Wine sono preziosi, perché hanno saputo interpretare una tradizione universale in modo originale.
Quando qualcuno che non li conosce chiede confronti o paragoni, non sai mai chi indicare: Dream Syndicate? Neil Young e i suoi Crazy Horse? Il Paisley Underground losangelino? Sono già oltre. Il quartetto pesarese racconta di partigiani degli Appennini e di fughe in avanti di chi ha la provincia negli occhi e la città nell’anima. Cantano in inglese però, e forse questo è considerato uno scandalo nel Paese del cuore, sole, amore.
Tornano, i Cheap Wine, con un eccellente disco dal vivo, “Stay Alive!”, autoprodotto. Un doppio cd che fa il punto sulla loro produzione sciorinando brani nuovi (“A Pig On A Lead”, “Leave Me A Drain”) e altri già divenuti classici (tipo “City Lights” e “Dance Over Troubles”) tra i sempre più numerosi fan. Prossimi show il 22 dicembre al Caffè Scorretto di Parabiago e il 23 a Pontresina (Svizzera)
[ Mauro Gervasini - FILM TV ]
Lo confesso. Ho dovuto togliere “Stay Alive!” dall’auto perché per ben 3 volte ho rischiato l’incidente. Mi sono beccata qualche accidente da chi mi è venuto a trovare in questo periodo perché lo stereo era un TANTINO alto e non avevo sentito il campanello di casa. E i vicini? Che si fottano e vadano al circolo del liscio!
Insomma, questo live s’aveva da fare. E loro, i Nostri, ce lo hanno donato con il cuore pulsante di rock‘n’roll, come ogni cosa che fanno. Registrato nel corso dell’anno al Fuzz di Pesaro, al Teatro “A. Zeppilli” di Pieve di Cento (dove la sottoscritta era presente) e all’ormai mitico Spaziomusica di Pavia, “Stay Alive!” testimonia la potenza e la maturità di un gruppo che si è fatto le ossa soprattutto dal vivo e che negli anni ha raggiunto livelli inarrivabili per l’Italia del “rock‘n’roll is dead’” Ottimo il book con le foto del bravo Renato Cifarelli, oramai una presenza fissa ai concerti dei Nostri.
Il primo dei due cd, elaborato in studio magnificamente e con pochi lavori di sovraincisione (segno che questa band dal vivo è DAVVERO grande) si apre con ‘Just like animals’, oramai il pezzo di apertura di ogni concerto dei CW da qualche tempo a questa parte. La bella sorpresa è Alessio Raffaelli, preso in prestito ai Miami & the Groovers. Non è la prima volta che i CW si avvalgono di strumenti aggiuntivi che rendono sicuramente più ricco il loro suono e anche qui la scelta delle tastiere si rivela ottima. Il primo cd ti si schiude piano piano nella mente, con Michele che dosa le chitarre in maniera magistrale, per poi esplodere in una versione molto sentita di ‘Youngstown’ di Springsteen, dove da un momento all’altro ti aspetti la voce del Boss duettare con quella di Marco.
‘Evil ghost’ è MERAVIGLIOSA, in parecchi concerti dei Cheap Wine a cui ho assistito non penso mi sia capitato di sentire una versione così bella di questa canzone. ‘Nothing left to say’ con intro alla ‘Jungleland’ è altrettanto splendida quanto inaspettata.
Buona la scelta di non registrare l’introduzione parlata all’inizio di ogni canzone perché se dal vivo questa cosa funziona (e per i nuovi arrivati è un modo per capire meglio l’universo CW), per noi veterani sarebbe un po’ noioso ogni volta sentire la stessa storia sul cd.
Il secondo cd, DEVASTANTE, si apre con ‘Dance over troubles’ (è da qui che i CW prendono il verso che da il titolo all’album), per poi farci rimanere impietriti davanti ad una ‘Reckless’ e ad una ‘Jugglers and suckers’ che non lasciano superstiti (e se la mia fine è questa non chiedo neanche di essere risparmiata!). E via di seguito, una canzone dietro l’altra come un colpo di fucile, neanche il tempo di riprendersi dalla scarica di rock‘n’roll che ci viene riversata addosso dai Nostri. Ricordo con particolare interesse ‘Snakes’ e ‘City lights’ oramai diventati dei classici, con l’armonica di Marco che fende l’aria come un’accetta. Il famigerato secondo cd si conclude con il loro cavallo di battaglia, ‘Rockin in the free world’ che mi dicono sia anche stata accorciata (!)…
A mio parere il cd si doveva chiamare ‘Stay live’ perché arrivare vivi in fondo a questo album è dura, è veramente dura, perché questi ragazzi hanno una potenza dal vivo inimmaginabile.
E se qualche gestore di locale fosse ancora dubbioso sul farli suonare o no, che si beva ‘a good glass of cheap wine’ ascoltando questo live e ogni dubbio sparirà. Altrimenti che si unisca ai vicini di cui sopra per un giro di liscio.
[ Miss D – GRANNY TAKES A TRIP ]

Dany Franchi

26/02/2016 - 21:00 to 23:45

Dany Franchi is a young talented guitarist and singer from Genoa, Italy. Born 1990 Dany grew up with the guitar under his finger. Since he was a young boy he has been playing with a lot of bands on guitar and drums, which is his secret love. Sometimes he still plays drums in some funk/blues bands.
In 2008 he achieved his Music degree at CPM in Milan, one of the best music schools in Italy, and started immediately his professional music career.
In 2009 he joined the popular “Zibba & Almalibre” band and toured all over Italy, taking part in several TV programs on national channels.
In 2011 he formed the Dany Franchi Band and currently performs with two of the best young talented musicians in Italy: Carlo Dellepiane on Bass and double bass, who studied at the Genoa Music conservatory, and Andrea Tassara on drums, who won the Italian Drummer Contest as best young jazz/blues drummer.
In the same year Dany Franchi won the Blues for Youth Award as one of the best young talents on the Italian Blues scene.
His style is full of different colors and is influenced by a lot of blues and rock guitar masters, including BB King, Robert Cray, Anson Funderburgh, Jimmie&SRV Vaughan, Eric Clapton, Albert King, Muddy Waters, Jimmy Rogers and Jimi Hendrix.
The band has opened many concerts and played with such great artists as Popa Chubby, Kirk Fletcher, Otis Grand, Michael Burks, John Del Toro Richardson, Carvin Jones, Sean Carney, Omar Coleman, Jack Bruce and Robin Trower.
His first solo album ‘Free Feeling’, released in 2012, features several blues artists like Guitar Ray/Italy and famous Ohio blues guitarist Sean Carney. The CD has earned lots of great reviews in several European magazines and on online music websites.
They recorded their second album “I Believe” in Ohio produced by Sean Carney.

Rod Picott

22/02/2016 - 21:00 to 23:45

Rod Picott (born November 3, 1964) is a singer-songwriter whose music incorporates elements of Americana, alt-country, and folk. He was born in New Hampshire, but relocated to Nashville, Tennessee in 1994. After several years of playing local clubs and supporting such acts as Alison Krauss, he released his first album in 2001. As of 2008, he has released five studio albums and one live recording.
Picott was born in New Hampshire, but grew up in South Berwick, Maine, where he played in various local bands. Picott met Slaid Cleaves on his first day of second grade and the two became lifelong friends and wrote several songs together. After a period living in Boulder, Colorado, where he busked and studied the art of songwriting, Picott moved to Nashville, Tennessee in 1994, where he spent a number of years playing local clubs. He began to make a name for himself as a songwriter, which grew when he co-wrote a song on Fred Eaglesmith’s album 50 Odd Dollars.
In 1998 he signed a deal with the management company operated by Denise Stiff, who also managed Alison Krauss. He initially worked as the driver of Krauss’s merchandise truck, but was called upon to fill in when an opening act was needed, which led to a series of support slots with Krauss.
Picott finally released his own debut album in 2001. Tiger Tom Dixon’s Blues was named after his great-uncle, a boxer during the Great Depression, and featured his version of “Broke Down”, a song he co-wrote with long-time friend Slaid Cleaves. A year later he released the follow-up disc Stray Dogs. Two years later he released his third disc, Girl from Arkansas. In 2005 he released a live album Travel Log that featured his friend, dobro-player Matt Mauch.
In 2014, Picott released Hang Your Hopes On A Crooked Nail, which includes the song, “I Might Be Broken Now”. Picott said in an interview that the song was co-written with Amanda Shires and is about their breakup as a couple.

Monaci del Surf

20/02/2016 - 21:00 to 23:45

È inutile parlare dell’identità di un gruppo che si presenta mascherato: i Monaci del Surf sono una sorta di società segreta.
Non si può essere sicuri di chi ci sia sotto alle maschere, quello che è certo è che chitarra elettrica, basso e batteria sono gli strumenti preferiti dai Monaci, filtrati e accompagnati da suoni elettronici che richiamano i vecchi film di fantascienza o ambienti da foresta amazzonica.
Lo spettacolo è tirato, da ballare, con i classici del Surf alla Dick Dale e inedite versioni in stile di successi più recenti.
Atmosfere tra James Bond e Quentin Tarantino per un concerto a metà tra una performance e una festa.

James Maddock & David Immergluck

15/02/2016 - 21:00 to 23:00

Se vi piace il rock americano, non potete perdervi James Maddock, inglese trapiantato a New York, già leader dei Wood e da qualche tempo solista. Ad accompagnarlo c’è un vero gigante della musica americana, David Immergluck (chitarrista dei Counting Crows e collaboratore di nomi come John Hiatt).
James Maddock è nato e cresciuto a Leicester in Inghilterra, ma la sua carriera musicale è cominciata e si è sviluppata negli Stati Uniti. S’innamora di una donna e arriva a New York. Poi la storia finisce ma lui resta lì e, come nei film di Woody Allen, New York si anima e diventa un personaggio che lo accompagnerà sempre, caratterizzando in modo indelebile la sua scrittura. Nel 2000 è il leader della band Wood con cui realizza l’album Songs from Stamford Hill che gli permette di firmare un contratto con la Columbia Records. Il singolo del disco, Stay You, entra in classifica e viene incluso nella colonna sonora della fortunata serie televisiva Dawson’s Creek. Maddock inizia a suonare dal vivo al fianco di personaggi come Paula Cole, Train e Susan Tedeschi. Si chiude la parentesi con gli Wood e Maddock si rifugia nel Lower East Side lontano dai palchi e senza incidere dischi per diversi anni. Il 2009 è l’anno del grande ritorno per il suo primo album solista dal titolo Sunrise on Avenue C che riceve prestigiosi premi e riconoscimenti come i NY Music Awards. Il celebre giornalista Vin Scelsa esclama …il talento di James Maddock ha una qualità fuori dal tempo che può dividere solo coi più grandi cantautori. La sua musica tocca l’anima. Sono davvero felice che sia riapparso nel mio radar. Il mondo intero ha bisogno di artisti come lui! Sunrise on Avenue C scala in poco tempo le prime posizioni delle classifiche radiofoniche. La voce roca e soffusa di Maddock trasuda whiskey, dolcezza e disperazione e ricorda il Rod Stewart più ispirato. Ballate metropolitane, sincere, che sanno di vita vera, di belle ragazze che volano via, di chance buttate al vento e di albe indimenticabili come quella sulla Avenue C di New York. In pochissimo tempo Maddock si impone grazie alla sua voce così particolare ma soprattutto per quell’urgenza poetica, l’immediatezza espressiva e un pizzico di romanticismo da bohemienne. When the sun’s out è un esplosione di gioia, sembra uscito da una ristampa di un disco degli anni settanta che imperdonabilmente ci era sfuggito. Maddock e la sua band suonano spesso dal vivo, soprattutto in un locale cult del Village, Il Rockwood Music Hall. Durante uno di questi live avviene l’incontro con David Immergluck, chitarrista della rock band di fama mondiale Counting Crows oltre che dei Camper Van Bethoven e di John Hiatt per il pluripremiato album Crossing Muddy Waters. Immergluck e Maddock iniziano a frequentarsi e a suonare spesso insieme. C’è un altro incontro fondamentale con il leader della band irlandese Waterboys, Mike Scott, con il quale inizia a scrivere canzoni a quattro mani, tra cui la splendida Beautiful Now che Maddock include nel suo nuovo disco Wake Up and Dream, pubblicato nel 2011. È questo il disco della consacrazione per il rocker di Leicester che si ritaglia un ruolo da protagonista nel panorama del songwriting mondiale.

BATTISTI VS BATTIATO

19/02/2016 - 21:00 to 23:45

Venerdì 19 febbraio - Battisti VS Battiato
Un viaggio di 50 anni nella musica italiana.

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