diritti/sindacato

Logistica, la ribellione dei migranti contro lo sfruttamento brutale

16/09/2016
di Roberto Ciccarelli da il Manifesto

«La morte dell’operaio egiziano Abd Elsalam Ahmed Eldanf travolto da un tir al picchetto di Piacenza non è frutto del caso o di un incidente. Chi ha seguito le lotte operaie dei lavoratori migranti nella logistica conosce benissimo la violenza esercitata ai blocchi da parte padronale, i tentativi di sfondarli, gli interventi delle forze dell’ordine contro i picchetti – afferma Giorgio Grappi, assegnista di ricerca all’università di Bologna, attivista del coordinamento migranti di Bologna e del collettivo «S-Connessioni precarie» e autore di un libro significativo appena pubblicato, Logistica (Ediesse, collana fondamenti) – Credo che questa tragedia vada compresa come un momento delle lotte sul lavoro che devono confrontarsi con un’organizzazione del lavoro che ha reso sempre più difficile individuare la controparte e ha reso necessario adottare forme di lotte che vanno al di là di quelle tradizionali».
Qual è la novità rappresentata da queste lotte?
In primo luogo il blocco dei magazzini va insieme a quello dei trasporti. In secondo luogo queste lotte vedono il grande protagonismo del lavoro migrante. Sono lotte operaie contro la precarietà e sono il risultato di una ribellione contro una condizione di sfruttamento brutale. Di solito vengono catalogati come episodi estemporanei o liquidati come momenti di ordine pubblico, in alcuni casi i blocchi sono stati addirittura considerati come interruzione di servizi fondamentali.
Come bisogna interpretarle?
Queste lotte sono la risposta alla mancanza di tutele fondamentali, ma anche al ricatto politico esercitato sulla forza lavoro migrante. Questi lavoratori sono in possesso di un permesso di soggiorno e sono sottoposti al regime della legge Bossi-Fini. La perdita del lavoro può costargli l’espulsione o la clandestinità. Oltre a questo subiscono la precarietà a cui è soggetto il lavoro in Italia. Come spesso accade in altri settori, con la crescita della logistica come sistema industriale, la competitività è stata perseguita quasi esclusivamente agendo sul costo del lavoro, facendo pagare ai lavoratori anche il deficit infrastrutturale italiano. Questa violenza non è riuscita a fermare le lotte, anche se produce una divisione – a volte non compresa – tra i migranti e gli altri lavoratori. Quelle dei facchini sono state intese solo come lotte di un settore specifico. In realtà, qui in gioco non c’è solo un contratto di lavoro, ma le condizioni politiche che determinano la precarietà in cui si trova tutto il lavoro.
Dove si sono sviluppate le lotte?
Nell’area a più alta intensità logistica in Italia che comprende la zona tra l’hinterland milanese fino a Piacenza. Le prime conquiste ottenute hanno prodotto un effetto a catena nei magazzini del bolognese e si sono estese in tutta l’Emilia Romagna. Questa è la regione che ha la più alta concentrazione di imprese. Poi c’è il Veneto dove, a loro volta, le lotte hanno preso spazio.
Qual è il ruolo dei sindacati di base?
Usb, Adl Cobas e Si Cobas sono stati determinanti. Credo che vada anche compreso che il ruolo espansivo delle lotte non sia stato dovuto solo a questa o un’altra sigla sindacale, ma anche alla capacità degli stessi lavoratori di pressare i sindacati e di trovare gli strumenti di lotta indispensabili in un determinato momento. Questi lavoratori hanno usato i sindacati disponibili a appoggiarli come strumento della loro lotta. Per questo molti di loro hanno abbandonato i sindacati più grandi ai quali erano iscritti in precedenza.
Il ruolo delle cooperative è determinante nel governo di questa forza lavoro. Lo può descrivere?
Nella logistica c’è una netta divisione dove i migranti svolgono i lavori più pesanti. Le cooperative sono state usate dai datori di lavoro per reclutare in maniera abnorme questa forza lavoro. Le cooperative sono strumenti agili che possono essere aperti o chiusi a seconda delle esigenze. Poi c’è la figura del socio lavoratore che permette di dare la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno, ma maschera la presenza di un vero datore di lavoro. Dietro la retorica abbiamo visto che le cooperative sono padroni come gli altri. L’insieme di questi fattori ha creato una situazione insostenibile. Non va sottovalutato il fatto che questi fattori sono emersi e sono stati compresi solo grazie al protagonismo diretto dei lavoratori.
Nel libro parla di tre paradossi della logistica. Quali sono?
C’è il paradosso del lavoro: la logistica e la riorganizzazione della produzione promuovono la ricerca di una crescente automazione. Sembra che si possa fare a meno della forza lavoro. In realtà esiste un grande interesse ad organizzare le specifiche mansioni della forza lavoro che si scaricano sempre di più sui lavoratori in carne e ossa. C’è poi il paradosso politico per cui, da un lato, c’è una tendenza a centralizzare il comando sul lavoro e, dall’altro lato, assistiamo al proliferare di condizioni particolari e specifiche. Il terzo paradosso riguarda le trasformazioni globali della produzione che intervengono sull’organizzazione degli stati e sulle dinamiche geopolitiche, producono fenomeni di deterritorializzazione e riterritorializzazione che connettono luoghi diversi legati dallo stesso processo. In questo modo si affermano nuovi centri del potere politico che stentiamo ancora a riconoscere.
In questo quadro come si svilupperanno le lotte nella logistica?
Oggi le divisioni tra le categorie sono in molti casi saltate. È importante costruire maggiori collegamenti tra istanze diverse. Il lavoro migrante è un esempio emblematico di come oggi la forza lavoro sia l’espressione di condizioni politiche differenti. La gigantesca trasformazione in atto rende sempre più difficile, se non impossibile, distinguere nettamente tra questioni sindacali e questioni politiche. Per questo la logistica è molto di più dei magazzini, dei trasporti e della distribuzione. La sua logica risponde alle coordinate globali della politica contemporanea. Non parlo di un super-Stato che si sostituisce agli stati, ma dobbiamo capire in che modo orientare la nostra azione tenendoconto dell’esistenza di corridoi infrastrutturali e di supply chain transnazionali. Dobbiamo cogliere le dinamiche di un potere che si esercita mediante l’adesione a protocolli, standard, metriche. Spesso non riusciamo a riconoscerlo perché ci si concentra sulla singola azienda. Bisogna prendere atto della riorganizzazione del ciclo produttivo che pone sempre più in relazione il locale con le dinamiche globali.

La logistica del profitto

16/09/2016

di Sergio Bologna da il Manifesto

Il gravissimo episodio avvenuto davanti ai magazzini di una società di logistica a Piacenza ha riportato l’attenzione sui rapporti di lavoro e sulle relazioni industriali in questo settore. Un’azienda di logistica conto terzi è composta da una struttura piuttosto snella, lo staff, la struttura amministrativa e operativa, la struttura commerciale e la mano d’opera di facchinaggio. Quest’ultima lavora esclusivamente nei magazzini ed è composta in massima parte da cooperative di soci-lavoratori, reclutati tra la forza lavoro extracomunitaria. Queste cooperative spesso non hanno un rapporto stabile, partecipano a delle gare d’appalto e, finito l’appalto, possono essere sostituite da altre.
Per una ventina d’anni questo sistema è andato avanti consentendo una serie infinita di abusi e di illegalità che i pubblici poteri e gli uffici preposti al controllo delle condizioni di lavoro hanno talvolta ignorato, altre volte tollerato, altre volte tentato di contrastare ma in maniera talmente debole che la situazione rischiava di incancrenirsi. Lo stesso si può dire dei sindacati confederali e del mondo delle Coop. Poi è successo qualcosa e da qui inizia la nuova storia. Che è una storia di lento ma sicuro riscatto di questa forza lavoro.
Mobilitati e poi organizzati dai sindacati di base, in particolare nel Veneto e in Emilia Romagna, ma poi anche in Lombardia, Piemonte, Lazio, i lavoratori delle cooperative hanno iniziato quello che sarebbe un normale cammino sindacale se non fosse che, dato il contesto, esso acquista il valore e il sapore di una battaglia di civiltà, per la dignità umana e per l’inclusione. Malgrado siano facilmente ricattabili, i lavoratori extracomunitari hanno risposto massicciamente, sono cominciati gli scioperi e le trattative, perché le aziende, dapprima incredule, hanno capito chi rappresentava i lavoratori e chi no.
Sono stati firmati decine di accordi. Allora hanno cominciato a muoversi anche i sindacati e il mondo cooperativo.
I risultati si sono visti, in alcune zone, e Piacenza è una di queste, sia i rapporti contrattuali che i salari oggi sono dignitosi. Purtroppo però quando lo scontro è su terreni così delicati, quando la catena logistica «a flusso teso» è di una fragilità incredibile, quando la redditività delle aziende è in calo, malgrado l’aumento dei volumi, pensare di stabilizzare i rapporti sindacali è difficile.
La battaglia va avanti quindi e può diventare assai dura, si spera che non venga complicata da rivalità tra sigle sindacali, perché in mezzo a questa forza lavoro è inevitabile che passino anche linee di divisione per etnie, che talvolta agiscono positivamente creando forza identitaria, altre volte possono portare a spaccature. Il sindacalismo della globalizzazione postfordista ricorda molto quello dei wobblies, al di là delle leggende e dei miti che magari noi stessi abbiamo contribuito a creare, o quello dei Teamsters americani, Anni 30, che per primi capirono che in un sistema a rete c’è sempre un hub, bloccato quello si blocca tutto.
Oggi le aziende di logistica, sotto la pressione dei costi e la richiesta continua di sconti da parte dei clienti, hanno un bisogno enorme di stabilità dei rapporti sindacali. Anche nel sindacalismo di base l’ideologia della «conflittualità permanente» è tramontata da un pezzo. La morte di questo padre di 5 figli rischia di rimettere in gioco molte cose.

I lavoratori sul futuro della Camera di Commercio di Monza e Brianza

Lettera aperta ai Consiglieri della Camera di commercio di Monza e Brianza, 
alle associazioni di categoria, 
alle istituzioni del territorio

Il personale della Camera di Commercio di Monza e Brianza rende noto il proprio intendimento in merito al possibile futuro di questo ente, come emerso in occasione dell’Assemblea del personale dello scorso 28/01.
Nata nel 2007, la nostra Camera si è insediata in tempi rapidi, e pur potendo contare su un numero limitato di risorse umane ha assicurato l’effettività e l’efficienza delle attività nel giro di pochi mesi, laddove altre esperienze della Pubblica Amministrazione nel nostro Paese raccontano una storia ben diversa.
Con il tempo siamo cresciuti, garantendo sempre più servizi e risorse al sistema imprenditoriale locale e ci siamo distinti quale punto di riferimento per le imprese, i professionisti, gli operatori economici e i portatori di interesse del territorio. 
Dal 2008 ad oggi abbiamo riversato 25 milioni di Euro alle imprese del territorio per progetti di sviluppo aziendale, risorse che hanno avuto un effetto moltiplicatore e hanno attivato investimenti e occupazione sul territorio. Solo per citare alcuni numeri abbiamo formato gratuitamente 11.500 imprenditori, prestato consulenza gratuita a 4.500 aspiranti imprenditori, portato all’estero 11.000 imprese, e supportato oltre 7.000 aziende nella ricerca di bandi e finanziamenti.
Contributi, formazione, internazionalizzazione, credito e innovazione, mediazione e regolazione del mercato, informazione economica, gestione dei SUAP: questo l’elenco - decisamente parziale - delle attività che questo ente è riuscito a potenziare sul territorio.
Grazie alla nostra struttura amministrativa snella ed efficiente, siamo giunti ad avere un solido equilibrio finanziario,  tanto che – anche con il drastico taglio del 50% del diritto annuale (lo stesso taglio che mette a rischio la sopravvivenza di molti enti) - restiamo perfettamente in grado non solo di mantenere la nostra stabilità finanziaria ma anche di continuare a riversare risorse sul territorio.
E nonostante gli interventi legislativi - alcuni già approvati, altri solo annunciati- abbiano ristretto la capacità di riversare risorse sul territorio e reso incerto il futuro nostro e delle nostre famiglie,  la qualità dei servizi non è mutata, continuando ad operare nel tentativo di “fare di più con meno”. 
Oggi ci troviamo ad un punto fondamentale per il futuro del nostro ente e di noi lavoratori. 
Perché ad essere in gioco non sono solo i nostri destini professionali, quelli delle nostre famiglie, ma soprattutto quello dell’intero sistema che abbiamo contribuito a creare. 
Se le riforme paventate dal Governo prenderanno corpo, nei termini sinora trapelati, il nostro organico sarà oggetto di un drastico taglio del 15%, quando già le risorse umane attuali sono ben al di sotto della pianta organica prevista per il nostro ente. 
Il taglio del personale arriverebbe al 25%, qualora intervenisse un qualunque accorpamento con altre Camere, che peraltro, stando alla bozza di decreto in circolazione, comporterebbe anche la soppressione delle sedi periferiche, quale verrebbe ad essere la nostra. 
Ed è proprio su questo punto che intendiamo richiamare la vostra attenzione.
La Camera di Commercio di Monza e Brianza, infatti, è  – alla stregua dei criteri indicati dalla Legge Delega - in grado di restare autonoma, potendo contare su un numero di imprese iscritte ben oltre la soglia fissata di 75.000. 
Né vi sono, d’altro canto, ragioni di ordine finanziario che rendano necessario o anche solo auspicabile tale accorpamento: come detto, infatti, il nostro Ente gode di un elevato – ed invidiato - grado di stabilità economica e solidità patrimoniale. Lo dimostrano i dati sull’indice di rigidità elaborato da Unioncamere  che collocano il nostro ente al terzo posto in Italia per capacità di riversare risorse sul territorio, solo dopo Bergamo e Brescia.
I costi legati a noi, ovvero al personale, al nostro lavoro e le spese di funzionamento della struttura sono più leggeri rispetto a quanto succede nelle altre realtà camerali. 
E allora non possiamo che chiederci, e chiedervi, quale senso ci sarebbe nel dissipare questo patrimonio di conoscenze, di professionalità e di servizio al territorio?
Dove finirebbe il sistema, la struttura che ha garantito a voi, alle vostre imprese, così come a tutti gli utenti, di fruire di questi servizi?
Come sarebbero impegnate le risorse che le imprese della Brianza versano attraverso il diritto annuo?
Quale sorte avrebbe la rappresentanza di un territorio che siamo orgogliosi di servire e che abbiamo raccontato in questi anni dando voce alle eccellenze, alle identità e alle storie della Brianza?
A chi gioverebbe la scelta di un accorpamento?
Non certo a noi, lavoratori, e questo ve lo possiamo assicurare. Ma neppure a voi imprenditori, operatori ed istituzioni del territorio, che perdereste la certezza di avere risorse, umane e economiche dedicate. E infine a nessuno di quanti – e sono molti, moltissimi - nel corso di questi anni hanno individuato nel nostro ente un punto di riferimento sul territorio. 
E allora, poiché siamo certi che il Vostro intento sia esclusivamente quello di difendere il bene del nostro territorio e le nostre imprese, vi chiediamo, ancora una volta: perché? 
Vi sta parlando chi, ogni giorno, è a contatto con le imprese, le conosce “per nome e cognome”, le supporta nel commercio all’estero, per partecipare a una fiera, per aggiornarsi nella formazione, per partecipare a un bando d’innovazione, se devono ottenere un certificato, una visura, un bilancio, o se hanno bisogno di un punto d’ascolto nella lotta contro l’usura e l’estorsione. Lavorando - chi faccia a faccia, chi nelle retrovie - in questi otto anni abbiamo raccontato il nostro territorio: la Brianza, operosa che difficilmente si arrende, orgogliosa e ritrosa al tempo stesso, generosa e silenziosa. Nella nostra quotidianità abbiamo dato forma alle straordinarie intuizioni dei nostri organi di governo per servire al meglio il nostro territorio.
Per questo, non resteremo a guardare: nel proclamare lo stato di agitazione, dichiariamo la nostra più ferma contrarietà sia ai contenuti del decreto, così come circolati nella bozza, che a qualunque ipotesi di accorpamento del nostro ente.
Chiunque abbia a cuore gli interessi della Brianza – crediamo - non potrà che fare altrettanto.

Monza, 02 febbraio 2016 I dipendenti 
della Camera di commercio 
di Monza e Brianza

Cambio della guardia alla FILLEA-CGIL MB. Gianfranco Cosmo è il nuovo segretario generale”

“Cambio della guardia alla FILLEA-CGIL MB. 
Gianfranco Cosmo è il nuovo segretario generale”

 
E’ stato eletto questa mattina - con voto unanime dell’Assemblea Generale della FILLEA-CGIL di Monza e Brianza – il nuovo Segretario generale della FILLEA CGIL MB, il Sindacato dei lavoratori edili e del legno ( con n. 4.046 iscritti alla fine del 2015).  Si tratta diGianfranco Cosmo, già componente della Segreteria e da anni impegnato con il ruolo di funzionario e segretario organizzativo della medesima Struttura sindacale.
Gianfranco ha 49 anni, è sposato con due figli, abita a Giussano, prende il posto di Pietro Burgarello, dal 2009 Segretario Generale della FILLEA di MB, che ha lasciato l’incarico per motivi strettamente personali e rimarrà con altro incarico all’interno della CGIL MB.
Gianfranco Cosmo è stato applaudito con convinzione dai delegati presenti, che hanno riservato per lui parole di chiara stima: “un gran lavoratore, infaticabile, serio, responsabile; capace di rinunciare al proprio tempo per occuparsi dei lavoratori e delle imprese della Brianza”.
“Mi auguro di essere all’altezza dell’incarico, che considero un impensabile coronamento della mia lunga militanza in CGIL, prima da delegato e poi da funzionario – ha detto Cosmo nel suo ringraziamento alla platea degli elettori -. Proverò a coordinare al meglio la squadra e a dare continuità al buon lavoro che sin qui è stato fatto dalla FILLEA CGIL anche in un periodo di crisi così pesante e difficile per i lavoratori”.
Anche Maurizio Laini, Segretario Generale della CGIL di MB, ha avuto parole di affettuosa stima nei confronti del neo-Segretario:  “Si tratta di un rinnovamento anche generazionale attuato con la valorizzazione di un quadro di ottima esperienza e capace, nel tempo, di superare prove significative: Nel ringraziare Burgarello siamo convinti che Gianfranco Cosmo riuscirà a consolidare i successi della Struttura aggiungendo nuova qualità nel quotidiano lavoro sindacale”.
 
 
Monza, 12 gennaio 2016

Avviato il secondo livello della Scuola di Formazione Politica dell'ASSOCIAZIONE ALISEI

Dopo il grande successo del primo modulo che ha visto la partecipazione di oltre quaranta giovani provenienti da tutta la provincia, ha preso il via il secondo livello della scuola.
 
“Da oggi il territorio brianzolo è più ricco. Quella che fino a pochi giorni fa era una scommessa di pochi si è trasformata in una entusiasmante realtà” ha dichiarato Simone Pulici, membro del Comitato Scientifico.
 
Il secondo livello di approfondimento ha l'ambizione di inserire le problematiche che il nostro paese sta affrontando all'interno del contesto europeo.
Il programma è composto da 12 lezioni di tre ore suddivise in comunicazione frontale e laboratorio, spaziando dai problemi internazionali al mondo del lavoro.
L'Associazione Alisei propone ai giovani del territorio un'occasione irripetibile di formazione e approfondimento.
“Insistiamo nel nostro impegno, la politica per noi è questo, strumenti per comprendere la realtà che ci circonda e forse un giorno…....... essere protagonisti del cambiamento.” continua Simone Pulici.
 
Le lezioni si svolgono presso la sede della Camera del Lavoro di Monza in via Premuda 17 e sono gratuite, è richiesta l'adesione annuale all'associazione al costo di 20€.
 
Per ulteriori informazioni è possibile inviare una email all'indirizzo: info@alisei.tv o consultare il sito: www.alisei.tv.
 
Monza, 29 dicembre 2015

L'Associazione Diritti Insieme aumenta la propria offerta formativa per i migranti presenti in Brianza.

DIRITTO DI PAROLA
L'Associazione Diritti Insieme aumenta la propria offerta formativa per i migranti presenti in Brianza.
 
 
 
L'apprendimento della lingua italiana è una delle abilità più importanti per inserirsi a pieno titolo nella comunità sul territorio.Sono orma alcuni anni che la nostra Associazione promuove corsi di lingua sul territorio.
 
Nel 2015 la nostra offerta formativa si è ampliata sia nei numeri che nella presenza decentrata.
Il tradizionale corso che si tiene presso la sede della Camera del Lavoro di Monza si sviluppa su tre livelli: A1/A2, principianti e analfabeti. Coinvolge complessivamente oltre 40 persone, in maggioranza donne, provenienti da 4 continenti e 22 paesi diversi.
 
Sempre nella sede di Monza è attivo il corso di facilitazione per il conseguimento della patente di guida B, iniziativa di grande successo che vede la partecipazione di 40 persone, uomini e donne di diverse provenienze.
 
Inoltre abbiamo attivato un corso presso la Scuola Media di Lentate sul Seveso che vede la partecipazione di 15 donne provenienti da Pakistan, Marocco e India. Sempre all'interno dello stesso plesso scolastico offriamo il servizio di doposcuola personalizzato per studenti di seconda generazione, un totale di 15 ragazze e ragazzi.
 
L'emergenza richiedenti asilo ci vede impegnati nel supporto del lavoro svolto dalla rete di accoglienza, abbiamo garantito due classi di insegnamento della lingua italiana nei mesi estivi, da giugno a settembre, periodo in cui l'offerta formativa pubblica non riesce a soddisfare le richieste.
 
Abbiamo sperimentato alcuni incontri di orientamento al lavoro, sempre per richiedenti asilo, con l'ausilio di un mediatore culturale.
 
L'Associazione sta moltiplicando il proprio impegno, abbiamo progetti ambiziosi per il 2016, già nel febbraio prossimo partirà un importante progetto dal nome “Autonomia è donna” con l'obiettivo di coinvolgere 80 donne immigrate sul territorio di Monza.
 
Dichiara Simone Pulici Segretario CGIL Monza e Brianza “L'idea di dar vita ad un'associazione di promozione sociale si sta rivelando vincente, è molta la richiesta da soddisfare ma sono molte le soddisfazioni che i nostri volontari, quotidianamente impegnati, stanno raccogliendo. Siamo orgogliosi di contribuire a rendere più accogliente la nostra Brianza.”
 
Monza, 28 dicembre 2015

CGIL MB: Legge di Stabilità – “Basta con i tagli al Fondo Patronati”

La Legge di stabilità 2016 interviene in modo pesante per il secondo anno consecutivo sul Fondo Patronati proponendo un taglio di 28 milioni di euro. Tale intervento si aggiunge a quello di 35 milioni di euro già stabilito lo scorso anno, risultato di una riduzione dell'enorme cifra inizialmente ipotizzata, ottenuta grazie alla straordinaria mobilitazione, alla sensibilità di tanti parlamentari e al milione e 180.000 firme dei cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare.  In una lettera inviata ai Senatori e Deputati, il Ce-Pa (Centro Patronati)  spiega le ragioni per le quali si  chiede la soppressione della norma che infligge un altro colpo duro alla rete dei patronati, considerando tale ipotesi ”intollerabile” quanto “inspiegabile” Il Ce-Pa denuncia soprattutto il carattere, ancora una volta, strutturale della riduzione delle risorse, con ulteriore intervento sull'aliquota di alimentazione del fondo che, nel prossimo triennio, prevede un taglio del finanziamento, rispetto a quanto si attendeva fino all'anno scorso, di ben 284 milioni di euro per il periodo 2015-2018.
Per queste ragioni se dovessero essere confermati questi ulteriori tagli i patronati non potranno più garantire lo stesso livello di servizi; e saranno costretti ad una drastica riduzione, se non alla scomparsa degli uffici periferici ed  a una riduzione del 40% degli sportelli nelle sedi provinciali.
Questo provvedimento crea disuguaglianze in quanto i patronati non potranno fare più consulenza gratuita per far valere i diritti dei cittadini, soprattutto nelle fasce deboli della popolazione già messe a dura prova dalla crisi economica di questi anni. Oggi il Patronato si occupa, gratuitamente, di sostegno ai lavoratori migranti, tutela previdenziale e sostegno alla disabilità e al lavoro di cura , consulenza al sostegno al reddito, congedi parentali, e invia telematicamente tutte le pratiche di assistenza alla persona  agli istituti previdenziali e assistenziali, tutela degli infortuni, ecc.   
La maxi-sforbiciata è stata ben studiata, costituisce il più pesante attacco al patronato (è per questa via ai servizi di welfare) mai realizzato nella storia repubblicana. Il che è tanto più grave nel momento in cui la telematizzazione spinta dei servizi degli enti previdenziali (Inps in testa) ha eliminato di fatto il rapporto diretto tra uffici e il pubblico, con un ruolo di essenziale supplenza svolto proprio dai patronati. E' evidente che, per impedire quello che considerano un atto di guerra al welfare, tutto il sistema dei patronati è pronto alla più sostenuta e intensa mobilitazione della sua storia. Non vogliamo assistere inermi alla distruzione di questo patrimonio vitale del paese e per il paese, innanzitutto gli operatori Inca -CGIL di Monza e Brianza sono decisi a sensibilizzare i cittadini e a  farli scendere in campo visto che saranno le vittime principali di un'operazione tanto distruttiva se mai dovessero andare avanti. E saremo pronti a qualsiasi iniziativa anche forte cercando una condivisione unitaria con il Ce-Pa.

Lissone - Gelsia, energia del profitto. No alla privatizzazione dei servizi pubblici

Comunicato stampa

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà ai lavoratori del servizio raccolta rifiuti e della pulizia aree pubbliche di GELSIA AMBIENTE contro il duplice attacco subito su due fronti: 

da un lato quello della Giunta di centrosinistra (PD, SEL, LISTONE) che per recuperare qualche poltrona nel CDA di Gelsia, è disposta ad affidare ad altri soggetti tramite gara pubblica la gestione dei servizi di igiene ambientale, il tutto sulla pelle dei lavoratori che senza alcuna garanzia sul mantenimento della propria posizione economica e dei propri diritti, saranno in balia del nuovo soggetto affidatario;

dall’altro versante quello di GELSIA e delle forze politiche di opposizione (PDL, LEGA EM5STELLE) che volendo mantenere la situazione in essere, o al limite proponendo la gara a doppio oggetto per trasformare di fatto la società in società mista, pongono il lavoratori come scudo per continuare a garantire a GELSIA gli ingenti profitti della gestione del servizio a Lissone, consolidando l’egemonia leghista e pidiellina nel consiglio di amministrazione.

Anche SEL, con il suo assessore, promuove questo progetto di privatizzazione, perché è proprio questo il nocciolo della questione: privatizzare è diventata la parola d'ordine magica, comune sia al centrodestra che al centrosinistra, che dovrebbe risolvere tutti i nostri problemi. In realtà le privatizzazioni in Italia, come altrove, altro non sono state che un piano per accentuare il drenaggio delle risorse pubbliche a vantaggio di pochi gruppi economici e politici; un grande spreco che ha portato al fallimento, o quasi, di decine di società e al collasso dei comuni. I gruppi come GELSIA sono dei carrozzoni clientelari appannaggio dei soliti partiti, e soggetti privati sempre con strutture e consigli di amministrazione da mantenere, tutti sprechi da scaricare sui cittadini.

Come sostenemmo nel nostro programma elettorale, secondo noi l’amministrazione comunale deve saper gestire ed erogare in proprio tutti i servizi per i cittadini, sotto il controllo dei lavoratori, sganciata dalle logiche del profitto aziendale e contro ogni forma di privatizzazione. Il Partito Comunista dei Lavoratori si schiera incondizionatamente al fianco della lotta di questi lavoratori, affinché vengano respinti questi vergognosi attacchi. Il PCL sostiene con fermezza l’inutilità di qualsiasi gara d’appalto poiché sottendono l’entrata dei privati nella gestione della cosa pubblica, i quali in nome del loro profitto ridurranno notevolmente la qualità dei servizi favorendo la precarizzazione e lo sfruttamento della manodopera.

Partito Comunista dei Lavoratori, sezione Brianza

Naspi: almeno 5.000 i disoccupati brianzoli ancora in attesa dell’assegno di disoccupazione

Comunicato Stampa

Naspi: almeno 5.000 i disoccupati brianzoli ancora in attesa dell’assegno di disoccupazione!

Doveva essere secondo il Governo l’indennità di disoccupazione universale, più adeguata alla crisi che il nostro paese stà attraversando, invece, fino ad oggi, nessuna indennità risulta ancora liquidata.
Dal primo maggio di quest’anno è entrata in vigore la Naspi (nuova assicurazione sociale per l’impiego), il nuovo sussidio di disoccupazione introdotto dal Governo Renzi tramite il Jobs Act.
Nonostante siano trascorsi già due mesi, secondo le ultime disposizioni INPS, solo a metà luglio dovrebbe essere perfezionata la procedura di liquidazioni della Naspi.
“Se andrà tutto per il verso giusto”, riferisce Maurizio Paltan direttore del Patronato Inca CGIL MB, “le prime domande di maggio verranno liquidate entro la fine di luglio”.
“L’Inps ha in giacenza moltissime pratiche da definire, che si sono accumulate in questo periodo, in particolare nell’ultima settimana, per via della scadenza contrattuale del personale scolastico.
Solo il Patronato Inca della Cgil di MB ha 800 domande di Naspi mentre sono 2900 le domande di disoccupazione presentate dall’inizio dell’anno”.

“Numeri importanti che ci fanno capire come la crisi ha colpito anche il nostro territorio, infatti, per la nostra provincia, il lavoro è sempre stato un tratto identificativo e un valore insostituibile”, spiega Ezio Davide Cigna, segretario CGIL MB.
“La situazione è preoccupante” aggiunge il segretario, “sono molti i disoccupati che si rivolgono a noi per chiedere aiuto, hanno mutui o bollette da pagare, oppure, nel migliore dei casi devono far fronte alle spese ordinarie della propria famiglia”.
“E’ inaccettabile non aver pensato prima a qualcosa di diverso. E’ frustrante perdere il proprio lavoro, figuriamoci se poi non ti viene garantito nemmeno quel magro assegno tanto atteso. Sarebbe stato sicuramente meglio investire meno tempo nel pubblicizzare la nuova indennità di disoccupazione e concentrarsi sulle procedure che l’istituto avrebbe dovuto adottare già ai primi di maggio”.
“I problemi che dobbiamo gestire ogni giorno nelle nostre sedi”, spiega Cigna Ezio, “sono amplificati nelle sedi Inps territoriali, dove spesso ci sono veri e propri problemi di ordine pubblico”.

Monza, 7 luglio 2015

Brianza - Al via la stagione contrattuale del comparto legno

Comunicato stampa

Oggi, 8/7/15,  presso la scuola "Centro Professionale Giuseppe Terragni" di Meda si è svolta l'assemblea regionale delle RSU del comparto Legno Industria per valutare, dibattere e conoscere i contenuti della piattaforma per il rinnovo del CCNL dal 1 Aprile 2016 al 31 Marzo 2019.

I circa 200 delegati e funzionari di Feneal Filca Fillea hanno dibattuto e condiviso i contenuti della piattaforma da sottoporre all'approvazione dei Lavoratori delle fabbriche del settore entro il giorno 22 Settembre p.v.
Il giorno 23 Settembre p.v. a Roma si svolgerà l'assemblea nazionale delle commissioni legno che varerà la piattaforma definitiva da spedire a Federlegno entro il 30 Settembre p.v.
La piattaforma si articola sui capitoli dei diritti ( sottraendo alle aziende l’unilateralità e l'inappellabilità' delle loro decisioni a partire dai licenziamenti, dal dimensionamento, dai provvedimenti disciplinari e dai licenziamenti collettivi), della formazione ( rendendo strutturale la formazione in 12 ore annue per lavoratore), del welfare ( aumento contributo previdenza complementare e aumento contributo al fondo sanitario), del modello sindacale ( due livelli di contrattazione che durano 3 anni con la possibilità di inserire la contrattazione e territoriale), del salario ( con un aumento di 115, 25 € mensili al  parametro di riferimento 134).

La piattaforma è' coerente e proporzionale all'attuale fase economica e sindacale del comparto e vuole traguardare un modello produttivo del settore che elevi la qualità del produrre, investendo sulla formazione sui Lavoratori, per competere con i mercati mondiali a partire dall'esposizione  internazionale del mobile di Milano.
In Lombardia sono interessati circa 21.000 lavoratori concentrati soprattutto nel distretto del mobile della Brianza. Produzioni di eccellenza, produzioni leader di mercato che hanno la capacità di anticipare le tendenze di mercato, produzioni che ogni anno si confrontano con il mercato globale partecipando al salone internazionale del mobile a Milano.
Per ottenere questo si deve investire in ricerca, innovazione di prodotto e formazione dei Lavoratori.

L'attivo si è' svolto all'interno di una scuola professionale che è collocata nel cuore produttivo del distretto del mobile. Questo per rivendicare l'alleanza del mondo della scuola con quello del lavoro, per rafforzare il legame tra teoria e pratica, per spiegare al meglio un caposaldo della piattaforma relativo alla formazione professionale.
La densa stagione contrattuale nel comparto legno prevede, in data 10 Luglio p.v., anche la presentazione alle controparti della piattaforma per il rinnovo del Contratto Regionale Integrativo della Lombardia dei lavoratori artigiani per gli anni 2015,2016 e 2107
L'attivo è' stato concluso, a nome unitario, da Fabrizio Pascucci componente della segreteria nazionale della Feneal-Uil.

Meda, 8 Luglio 2015

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