economia

Confindustria- Assolombarda. Milano-Monza. Sì alla fusione con l’89,58%

da il Corriere della sera

MILANO L’assemblea di Confindustria Monza e Brianza ha approvato la fusione con Milano. Dopo il voto favorevole della giunta, il progetto per aggregare l’associazione di industriali più vecchia d’Italia (Monza) quella con più iscritti (Milano) ha concluso l’iter. A favore l’89,58% delle imprese presenti aventi diritto. Il fronte del no ha presentato un parere «pro veritate» del rettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli, secondo il quale per deliberare sarebbe servita una maggioranza dei tre quarti.

(R. Ro.)

Monza - Viganò (Cisl Brianza): «Senza il Gran premio d’Italia salterebbero 500 posti di lavoro»

di Marco Galvani da il Giorno

NON SAREBBE soltanto una delusione sportiva. La temuta perdita del Gran premio di Formula Uno avrebbe pesanti effetti collaterali sul fronte occupazionale. Un’ipotesi che verrebbe a costare alla Brianza «almeno 500 posti di lavoro direttamente collegati all’evento sportivo», calcola Marco Viganò, segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco. E nello stesso tempo condanna come «deplorevole l’atteggiamento di chi sta giocando sul rinnovo del contratto all’Autodromo di Monza, dando fiato alle voci su possibili spostamenti della corsa in altri circuiti». Perché «è deleterio confondere i piani della discussione, trovando scuse per far cassa o per interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport», continua Viganò. Che poi riprende, nella sostanza, l’invito rivolto una manciata di giorni fa dal sindaco di Monza Roberto Scanagatti al patron della Formula Uno: «Bernie Ecclestone dovrebbe fare un passo indietro per il bene della Formula Uno stessa e per il suo rilancio, che passa necessariamente da Monza». Del resto «la storia automobilistica italiana, in particolare quella dell’alta velocità, è fortemente legata a questa città e alla sua pista - ribadisce il segretario Cisl -. In un momento difficile anche per il mondo legato agli eventi sportivi automobilistici, questa sortita rischia di allentare ancor di più l’interesse popolare. Il Gran premio d’Italia corso a Monza è da sempre nella tradizione della gente e dei tifosi, in particolare di quelli che sostengono le “rosse” di casa».

OLTRETUTTO «il circuito brianzolo, per la sua posizione geografica e per la vicinanza agli aeroporti milanesi, è sempre stato una meta privilegiata per gli appassionati provenienti da tutta Europa». E legato a doppio filo c’è il discorso non solo dell’indotto ma anche delle opportunità di lavoro che la preparazione e lo svolgimento della gara creano nei più svariati comparti, dall’accoglienza alla logistica, dalla ristorazione all’abbigliamento. Il Gran premio «è indubbiamente un volano di attività economiche importanti per la nostra realtà territoriale, che è necessario mantenere e maggiormente qualificare. Sotto questo profilo, non si può gridare al lupo e, dall’altra parte, non trovare quelle coesioni necessarie affinché il rischio del trasferimento del Gran premio sia neutralizzato. Riprendere in mano il proprio destino è un compito importante per la classe dirigente di Monza e Brianza, anche, e soprattutto, in questa fase - il monito di Viganò -. Non si perda perciò tempo in chiacchiere e inutili distinguo e si faccia squadra per respingere le provocazioni e continuare a mantenere l’eccellenza dell’Autodromo e del Parco, investendo in qualità e prospettiva per l’insieme del territorio».
marco.galvani@ilgiorno.net

Sofferenze bancarie. Scusate il ritardo, anche a noi serve la «Bad bank»

di Stefano Righi da il Corriere Economia

Con venti mesi di ritardo sulla Spagna, che nel giugno del 2012 portò a casa 40 miliardi dall’Europa impegnata nell’operazione Salva stati, le banche italiane hanno finalmente aperto la pratica dei crediti inesigibili: che fare di quei denari prestati a famiglie e soprattutto a imprese che non torneranno mai indietro? Impegni concreti di finanziamento e sviluppo si sono trasformati a causa della crisi in carta, sempre più spesso carta straccia, che pesa sui bilanci come poste ammalorate e che blocca l’attività. Sono una montagna. Secondo le ultime stime dell’Abi, l’Associazione bancaria, le sofferenze nette hanno superato i 150 miliardi di euro. Di questa una parte è fisiologica, insita nel mestiere stesso dei banchieri. Il problema è quando dalla fisiologia si passa alla patologia, come nel caso italiano. Una massa enorme di denaro che non c’è più, che pesa sui bilanci e toglie operatività alle banche. Se non si sbloccano queste partite di finanziamenti, non si riesce a disporre di finanza fresca per le nuove iniziative imprenditoriali e l’economia si piega su se stessa.

Cinque strade
La chiamano Bad bank. In verità, come si può notare dalla tabella a destra in alto, vi sono almeno cinque modi per uscire dalla crisi dei prestiti. Ma oggi, in mano alle banche italiane, restano sostanzialmente due opzioni: la Bad bank (privata o di sistema, ma in questo ultimo caso i termini sembrano scaduti), oppure le cartolarizzazioni. Hanno il medesimo fine: liberare risorse per nuove attività produttive. Ma arrivano allo scopo per strade diverse. La Bad bank, a grandi linee, si propone di confinare in una determinata e circoscritta area del perimetro bancario tutte le partite a rischio. Lo fece, con successo, la Fed tra il 2008 e il 2009. Compe rò a pre z z i stracciati titoli tossici (Cds e Abs) prelevandoli dai portafogli delle maggiori banche americane. Quando, anni dopo, la crisi scivolò via, i titoli tossici si apprezzarono e, considerati nella loro complessità, permisero alla Federal reserve, che li mise in vendita su un mercato risanato, di realizzare una sostanziosa plusvalenza. È quello che stanno studiando alcune banche italiane: Intesa Sanpaolo e Unicredit sembrano interessate da un progetto realizzato con il fondo americano Kkr per creare una Bad bank italiana. Un modo per guadagnare tempo — i dettagli sono allo studio — in attesa che anche in Italia i segnali si ripresa siano qualcosa più di una speranza. Ma le due maggiori istituzioni creditizie italiane hanno anche altro al fuoco.

Carlo Messina disegnerà la sua attesa soluzione al problema nell’ambito del piano industriale che verrà presentato a primavera. Federico Ghizzoni ha invece avviato, con maggiore decisione di altri, un progetto di cessione di partite dubbie, ovvero la cartolarizzazione dei cosiddetti Npl (Non performing loans). Nel dicembre scorso Unicredit ha ceduto al fondo Cerberus il controvalore di nominali 950 milioni di euro di crediti non garantiti, derivanti da contratti di credito al consumo e da prestiti personali, con la forma pro soluto. Del quasi miliardo nominale, a Unicredit sono giunti meno di un centinaio di milioni, ma a fronte di una così netta minusvalenza ora il problema è di altri, sia dal punto di vista finanziario che delle risorse necessarie per arrivare a un rimborso. Sempre a fine 2013, Unicredit ha ceduto un altro portafoglio, stavolta da nominali 700 milioni di Npl al fondo AnaCap. Due mosse importanti, cui ne seguiranno necessariamente altre. La spinta viene dall’Europa. Il percorso verso l’Unione bancaria continentale e l’approssimarsi dell’Asset quality review e degli stress test non concedono più modo di tergiversare alle banche italiane. Che così devono agire. I parametri di Basilea 3 non ammettono distrazioni: urge mettere sotto controllo i nuovi flussi e ricondurre lo stock delle passate sofferenze a livelli storici. Mediobanca, che a bilancio ha crediti dubbi per meno di un miliardo, si propone come aggregatore delle sventure altrui: da qualche mese in Piazzetta Cuccia si sta lavorando a un progetto di fondi cui far conferire gli Npl di altre banche.

Interessi diffusi
Il progetto è stato presentato a più manager: presenta diverse asset class per tipologia di prodotto e dovrebbe decollare a primavera. Due banche stanno già chiudendo l’accordo, tra le possibili partnership diverse popolari, il Credito Valtellinese, la Bper, il Monte dei Paschi di Siena e il Banco Popolare. Il Veneto è al centro di molti interessi: ampie aree della regione si trovano sotto acqua, non solo per le prolungate piogge che hanno causato esondazioni e allagamenti, ma anche per la condizione economica delle imprese. Per questo le tre maggiori banche con sede in regione (Banco Popolare, PopVicenza e Veneto Banca) stanno lavorando per la cessione dei crediti dubbi. La via della cartolarizzazione sempre la preferita, a tutti i livelli. La Finanziaria Internazionale di Andrea De Vido ed Enrico Marchi, vanta una leadership di competenza storica: sono stati i primi a importare questo strumento finanziario in Italia. Lo scorso anno la Finint ha strutturato una decina di operazioni prendendone in gestione 15, per un totale di 500 milioni di euro. Quest’anno conta di raddoppiare.

twitter@Righist

BuzzFeed. Ora in lista finiscono le inchieste d’autore. Ingaggiato Mark Schoofs, premio Pulitzer 2013, per stupire i navigatori con scoop investigativi

di Maria Teresa Cometto da il Corriere Economia

Può un sito diventato famoso per i suoi «listicle» — articoli/ liste tipo I 33 animali delusi da te (2,5 milioni di clic) — salvare il giornalismo «serio» e nello stesso tempo continuare a divertire i 130 milioni di suoi lettori, macinando profitti? «Sì», risponde il quarantenne italoamericano Jonah Peretti, fondatore e ceo di BuzzFeed, che lo scorso ottobre ha assunto il vincitore del Premio Pulitzer Mark Schoofs con l’incarico di costruire una squadra di giornalisti investigativi in aggiunta a una redazione già ricca di 130 reporter, alcuni sguinzagliati in giro per il mondo, dal Cairo a Mosca, da Istanbul a Nairobi.

Esperimento
BuzzFeed è un esperimento unico nel mondo dei media. È il solo produttore di contenuti che sta aprendo redazioni e assumendo giornalisti negli Stati Uniti e all’estero, mentre gli editori tradizionali stanno chiudendo le loro sedi e tagliando i dipendenti. E per questo nomi storici come il New York Times e il Newyorker sono diventati suoi partner e studiano il suo modello di business, basato sulla capacità di creare contenuti che la gente vuole condividere online sui social network.

Tecnica
«Il 75% del nostro pubblico ci legge su Facebook, Twitter e gli altri social network; il 50% lo fa da un apparecchio mobile e il 60% ha dai 18 ai 34 anni», ha spiegato a CorrierEconomia Scott Lamb, vicepresidente di BuzzFeed per l’espansione internazionale, parlando da un caffè di San Paolo, dove la settimana scorsa stava reclutando i primi membri del nuovo team brasiliano. «Cerchiamo persone che davvero capiscano come funziona il web e quanto importanti siano i social network», ha continuato Lamb, precisando che molti dei 130 reporter di BuzzFeed – età media 25 anni - hanno una formazione da giornalista, ma con un taglio speciale. Per esempio il capo della redazione di Londra, aperta lo scorso marzo, era il direttore di una rivista online di musica rock. E il direttore di tutti i contenuti è Ben Smith, 37 anni, che per BuzzFeed due anni fa ha lasciato Politico, il sito di notizie insider dalla Casa Bianca e dintorni: era stato uno dei primissimi giornalisti americani a scrivere un proprio blog.

Choc salutari
«Che cosa c’è di meglio di una grande inchiesta scioccante? Attira l’attenzione della gente e può diventare virale grazie alle segnalazioni degli amici», così Lamb spiega la scelta di formare il team di giornalismo investigativo, che sta lavorando al primo scoop. Ma su BuzzFeed – partito nel 2006 come raccolta di liste di cani e gatti carini o buffi — ci sono fin d’ora notizie serie e storie originali, presentate però con un’angolatura speciale e con l’uso di molte foto e video. Tipo: «13 foto mostrano com’è la vita di lesbiche e gay russi lontani da Mosca» oppure «Perché ho comprato una casa a Detroit per 500 dollari». Un altro pezzo della filosofia di BuzzFeed è l’atteggiamento positivo: la gente lo preferisce, secondo gli studi sui «media contagiosi » che Peretti ha fatto dopo la laurea al MIT Media Lab, e che gli sono serviti a elaborare l’algoritmo su cui si basa la piattaforma tecnologica del suo sito. «L’algoritmo ci aiuta a capire come le storie vengono condivise, ma la scelta dei contenuti è indipendente, sta alla sensibilità e all’intuito degli autori decidere che cosa proporre e come», sottolinea Lamb.

Pubblicità
Lo stesso approccio è usato per la pubblicità. Niente banner o annunci che infastidiscono il pubblico e che vengono rapidamente chiusi. Buzzfeed crea contenuti «da condividere» anche per le aziende e fra i suoi clienti ha grandi marchi come General Electric, Volkswagen e Pepsi Cola. Per quest’ultima ha per esempio creato la campagna «The Li s t i - Clock», che ogni secondo della giornata offre una «lista » tipo «I 7 strani e deliziosi cibi mai sentiti» o «37 segni di speranza dopo l’uragano Sandy». E funziona. Peretti lo scorso ottobre ha dichiarato che BuzzFeed ha raggiunto il profitto, un risultato rimarchevole per un media digitale. Dallo scorso ottobre il sito può essere letto anche in spagnolo, francese e portoghese e un domani, chissà – dice Lamb – anche in italiano.

twitter@mcometto

Il Banco di Desio vola. E' pronto ad acquisire la Popolare di Spoleto

di Alessandro Crisafulli da il Giorno 

A QUASI un anno dallo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo, disposto dal Ministero dell’Economia, la Banca Popolare di Spoleto avrebbe trovato la sua ancora di salvataggio. Quasi a 600 km più a Nord, in Brianza, dove il Banco Desio avrebbe fatto l’offerta giusta. Sbaragliando la concorrenza della cordata Clitumnus, della quale fa parte anche Monte dei Paschi di Siena, e della Popolare di Vicenza. Proprio la presenza di MPS nella cordata concorrente avrebbe fatto pendere l’ago della bilancia verso l’istituto brianzolo. Il motivo? Banca d’Italia non gradirebbe correre il rischio di «infiltrazioni» della vecchia gestione, visto che l’istituto senese era secondo azionista della Popolare di Spoleto con il 25,9%, prima che gli accertamenti ispettivi sul gruppo umbro portassero alla decisione del commissariamento. L’ufficialità non c’è ancora (oggi scade il termine per chiudere i pacchetti delle offerte e l’annuncio potrebbe arrivare entro il tramonto di gennaio) ma la partita sembra ormai al triplice fischio.
L’accordo Desio-Spoleto rappresenterebbe un’importante aggregazione tra due banche di medie dimensioni, probabilmente apripista di altre operazioni analoghe, come del resto indicato dalla stessa Banca d’Italia in modo da far crescere le dimensioni e le economie di scala, irrobustendo il sistema bancario tricolore.

SI FORMEREBBE così un player forte nel Centro, con le 100 filiali della Popolare di Spoleto e le circa 20 già aperte dal Banco Desio tra Lazio, Toscana ed Emilia. «Qualora l’offerta venisse accettata - spiegava la banca brianzola in una recente nota - l’eventuale acquisizione andrà a completare il progetto di riqualificazione della rete commerciale del Gruppo, avviato col Piano Industriale 2013-2015, in un’ottica di sviluppo e rilancio dei valori di banca “a presidio del territorio” comuni a Banco Desio e a Banca Popolare di Spoleto nei rispettivi territori d’elezione». «Il Gruppo - proseguiva l’istituto (185 filiali e oltre 1.700 dipendenti) - è caratterizzato da elevata solidità patrimoniale. I relativi coefficienti permarrebbero più che adeguati ai requisiti di vigilanza anche con il perfezionamento dell’operazione e pertanto è esclusa ogni ipotesi di aumento di capitale». Si andrebbe così a concludere una vicenda che fa discutere da un anno.
alessandro.crisafulli@ilgiorno.net 

Nuovo PGT di seregno, vecchie logiche

Nuovo PGT, vecchie logiche
Il Piano di Governo del Territorio del comune di Seregno è stato finalmente adottato da Lega Nord e Forza Italia. L'iter di questo piano, iniziato nel 2004, ovvero 9 anni orsono, sembra vanti il record lombardo per la durata.

Si dirà: visto il tempo impiegato (ed i 600.000 euro spesi) sarà di sicuro un buon piano. Niente di tutto questo: il PGT è da considerare negativamente sia per le cose contenute che per quelle non contenute, sia per il detto che per il non detto, sia per la procedura istituzionale che per quella sociale.

La procedura.
Il PGT di Seregno era già pronto a metà 2010 ma, a seguito di contrasti interni alla maggioranza, non del tutto chiariti e che portarono all'estromissione di Gavazzi, la bozza venne ritirata e ne venne prodotta un'altra nel 2012 (e anche questa costò le dimissioni di sei consiglieri della Lega Nord per sospetti circa l'area Effebiquattro) ed un'altra ancora, dopo un rimpasto di maggioranza, nel 2013.

In una città normale sarebbe bastato questo per rassegnare le dimissioni e procedere a nuove elezioni ma siamo a Seregno ...

Pur essendo state elaborate diverse versioni del PGT l'amministrazione non ha ritenuto suo dovere riaprire i termini per raccogliere le istanze di cittadini, associazioni e organizzazioni sindacali, imprenditoriali e di categoria che dunque ora hanno solo lo strumento delle osservazioni. Il piano nasce dunque già vecchio e non tiene conto delle condizioni mutate: c'è una crisi sociale ed economica ma nel PGT non ce ne è traccia.

I contenuti.
Seregno è la seconda città della Brianza per abitanti e per importanza economica ma il PGT si limita a registrare lo stato di fatto senza proporre alcunché di innovativo.

Certo, il PGT consente di costruire abitazioni come sempre, ma non certo per rispondere alla crescente domanda di case popolari (oltre 300 famiglie) e destinate in larga parte ad incrementare l'invenduto (almeno 1000 appartamenti vuoti a Seregno!).

Quasi nulla per incoraggiare lo sviluppo di attività professionali, commerciali ed artigianali a basso consumo di superficie e destinate ai giovani. Questo si sarebbe dovuto prevedere nelle aree di trasformazione che invece ospiteranno per lo più appartamenti.

Grave è stato prevedere una zona a capannoni (quando non c'è alcuna richiesta) al confine con Albiate rovinando per sempre la possibilità di un corridoio ecologico.

Nemmeno l'impianto urbanistico è condivisibile: non c'è alcuna attenzione alla specificità dei quartieri ed al loro collegamento col centro (specie S. Carlo e S. Ambrogio che si troveranno assediati dalla Pedemontana), poco o nulla per quanto riguarda la mobilità dolce e la rete ciclopedonale, assente qualsiasi proposta che comprenda i comuni vicini.

Che fare?
Subito dopo le feste faremo incontri con le associazioni, a partire da quelle che hanno (nel lontano 2006) presentato le istanze, e con loro valuteremo il PGT e la possibilità di presentazione di osservazioni.

Per quanto riguarda i partiti di opposizione, dentro e fuori il Consiglio Comunale, verificheremo se esiste un atteggiamento comune circa il futuro urbanistico e socio-economico di Seregno e la possibilità di creare uno schieramento in grado di sconfiggere il centro destra e cambiare Seregno come del resto auspichiamo da sempre.

GIUSEPPINA MINOTTI
(Capogruppo Federazione della Sinistra - Consiglio Comunale)
Seregno, 18 dicembre 2013

“L’Europa, l’Euro… e noi!”

Martedì 17 dicembre ore 21 Sala Consiliare del Comune di BRUGHERIO piazza Cesare Battisti, 1 “L’Europa, l’Euro… e noi!” con ANDREA DI STEFANO Direttore della rivista di finanza, etica ed economia sociale “Valori” e ALESSANDRO BRAGA Giornalista di Radio Popolare

FLAI-CGIL MB: chiediamo un intervento a favore dei settori allevatori e forestali

Le dichiarazioni politiche rilasciate la scorsa settimana dal Ministro dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo e dall'Assessore Regionale Gianni Fava nell'ambito della Fiera Zootecnica di Cremona, dimostrano una volta di più, semmai ce ne fosse bisogno, la spaccatura tra il Governo Centrale e Regione Lombardia sulle strategie da usare per aiutare il Settore Agricolo anche in prospettiva di Expo 2015 dove il tema principale “Nutrire il Pianeta” non combacia assolutamente con la Politica che questo Governo sta portando avanti.
Gli interventi di diminuzione dei Finanziamenti che negli ultimi anni stanno mettendo a repentaglio la parte di Agricoltura più produttiva del nostro Paese e sicuramente anche tra le Regioni Europee,  preoccupano il sindacato.
Quanto dichiarato dall'Assessore Regionale, rispetto all'impossibilità di Cofinanziare sia i progetti del Piano di Sviluppo Rurale che tutto il lavoro dell'Associazione allevatori, se questi soldi non vengono tolti dal Patto di Stabilità, crea un 'allarme oltre che occupazionale (450 Lavoratori delle Associazioni Allevatori e 400 del Settore Forestale rischiano il posto di lavoro )anche per la salute di tutti i cittadini.
Infatti l'Associazione Allevatori svolge un compito fondamentale di controllo per la sicurezza alimentare aiutando a rendere tutta la filiera dell'allevamento delle carni  e la produzione e trasformazione del latte con caratteristiche di qualità  superiori al livello Europeo.
Il settore Forestale invece seppur ridotto numericamente ai minimi termini lavora nel tentativo di salvaguardare il più possibile il  territorio montano dai dissesti idrogeologici che ormai colpiscono la maggior parte del nostro territorio.
Fai Cisl,  Flai Cgil e Uila Uil Lombardia chiedono a gran voce al Ministro De Girolamo un 'intervento deciso in favore di questi Settori  per arrivare all'inaugurazione dell'expo nel 2015 con il mondo Agricolo ancora in grado di competere con il resto dell'Europa  e non ridotto invece,  come sta avvenendo  ad un settore marginale  costretto ad importare materie prime di dubbia qualità per  continuare a trasformare alimenti che perderanno sempre di più la qualità che li ha resi famosi nel mondo.

Brianza - La locomotiva economica si rimette in moto

di Fabio Lombardi da il Giorno

DOPO due anni l’industria brianzola torna a crescere con decisione. Era infatti dal secondo trimestre del 2011 che tutti gli indicatori (produzione e fatturato) sia congiunturali (sul trimestre precedente) che tendenziali (rispetto allo stesso trimestre di un anno prima) non erano in campo positivo. Fra aprile e giugno del 2013 la produzione ha fatto segnare un più 2,1 per cento se confrontata con l’anno precedente e un più 1,3 per cento sul primo trimestre 2013. Stessa cosa per il fatturato che ha registrato un dato tendenziale di più 1,7 per cento, e un più 1 per cento congiunturale.
Sono i risultati dell’economia territoriale evidenziati dall’analisi congiunturale trimestrale dell’industria manifatturiera, realizzata dagli Uffici studi di Camera di commercio e di Confindustria Brianza.

«GLI ELEMENTI positivi messi in luce ci fanno sperare che la fase più acuta della crisi si stia lentamente attenuando – ha detto Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza -. Tuttavia si tratta di dati, in particolare quelli legati a produzione e fatturato, che andranno comunque confermati nei prossimi mesi. Certamente l’incremento degli ordini esteri ha rimesso in moto l’industria manifatturiera brianzola, ma questo ancora non basta per alleggerire le preoccupazioni degli imprenditori e per affermare che è in atto una definitiva inversione di rotta. A condizionare le aspettative resta una fragile situazione economica, confermata dagli ordini interni ancora fermi».
Una crescita della produzione che è legata soprattutto alle variazioni positive dei due comparti maggiori della Brianza: legno-mobile e meccanica. Una risalita trainata dagli ordini esteri che, dopo lo stop dello scorso trimestre, sono tornati a crescere, facendo registrare più 2,4 per cento rispetto al primo trimestre dell’anno.

NONOSTANTE i segnali di recupero però gli imprenditori della Brianza restano ancora pessimisti per il futuro. «Mantiene un segno negativo il saldo percentuale tra gli imprenditori che prevedono aumenti e quelli che prevedono diminuzioni nella produzione (-9,6 punti percentuali)», si legge nell’analisi congiunturale.
In miglioramento invece il fronte occupazionale, con un tasso di entrata (differenza tra assunzioni e licenziamenti-pensionamenti) in crescita dell’1,1 per cento. Ed è diminuito anche il ricorso alla cassa integrazione (scendendo dal 27,3 per cento delle imprese dello scorso trimestre al 22,8 per cento).
«Questi segnali positivi - spiega Andrea Dell’Orto, presidente di Confindustria Brianza – sono la conferma di quello che sta accadendo, anche se in misura minore, a livello nazionale. Il tessuto industriale della Brianza sta dimostrando prima di altri la sua capacità di recupero fin dai primi segnali di risveglio dei mercati. Attendiamo ora un consolidamento della fiducia delle imprese quale segnale che la ripresa si sta radicando e la crescita del mercato come primo effetto espansivo».
fabio.lombardi@ilgiorno.net

Triuggio - Assemblea BCC. Il futuro è scritto nella continuità e nella tradizione

di Gigi Baj da il Giorno

GUARDANDO al futuro nel segno della continuità e della tradizione di quei valori della cooperazione che hanno contraddistinto il cammino della Banca di Credito Cooperativo di Triuggio e della Valle del Lambro che oggi riunisce i soci in assemblea. Sono questi i propositi che il presidente Silvano Camagni, subentrato nei mesi scorsi alla guida dell’istituto di credito in seguito all’improvvisa scomparsa dello storico presidente Carlo Tremolada, si è posto raccogliendo il testimone in un momento difficile per l’economia del territorio:
«NONOSTANTE la crisi a livello nazionale che attanaglia imprese e famiglie - spiega Silvano Camagni, 63 anni di cui 35 trascorsi all’interno della banca ricoprendo dal 1988 l’incarico di direttore generale - il nostro istituto è solido e i risultati più che soddisfacenti. Nel 2012 abbiamo chiuso il bilancio con un utile netto di esercizio di quasi un milione di euro, con oltre 510 milioni di raccolta e un incremento del 5% di clienti. Il nostro operato, in una situazione macroeconomica che ha ridotto il credito all’economia, ha coniugato l’esigenza di fare arrivare i finanziamenti intercettando imprenditori e progetti meritevoli, con quella di tutelare la redditività e la solidità patrimoniale e con essa soci e risparmiatori». Una piccola banca che sa fare bene le cose: «Dobbiamo guardare al futuro ed in modo particolare ai giovani coinvolgendoli il più possibile nelle iniziative creando in questo modo le giuste premesse per costruire la futura classe dirigente. È mia intenzione portare avanti il Club dei Giovani soci che ha già mosso i primi passi con il mio illustre predecessore. Il giorno prima della sua scomparsa Carlo Tremolada volle fermamente sostenere, nel pieno rispetto dei principi della cooperazione, una piccolissima cooperativa agricola di Albiate formata proprio da giovani». La BCC ha sempre avuto un rapporto privilegiato con le scuole e gli studenti elargendo finanziamenti e borse di studio: «I soldi messi a disposizione di chi studia con merito non sono soldi spesi ma investiti». Il neo presidente, affiancato dal nuovo direttore generale Piero Angelo Moscatelli, precisa la ferma intenzione di mantenere la piena autonomia dell’istituto: «Sono circolate voci del tutto inattendibili di fusioni con altri istituti. Abbiamo numeri e forza per andare avanti con le nostre gambe». Anche in anni di crisi la banca ha continuato a erogare credito alle imprese: «La nostra risposta non è di mero supporto al credito, ma al progetto. Accompagnamo le aziende che credono nel loro progetto imprenditoriale non quelle che chiedono senza dare nulla».

Bcc brianzole, cassaforte in tempo di crisi

di Fabio Lombardi da il Giorno

NONOSTANTE la crisi le Banche di Credito cooperativo della Brianza si difendono bene. In una nota diffusa delle Bcc del territorio (Carate Brianza, Triuggio, Barlassina e Lesmo) si evidenzia come nel 2012 «la raccolta (soldi sui conti correnti ndr) è cresciuta del 5,4% a fronte della stabilità degli impieghi (+0,07%). È un dato che certamente documenta la fiducia del territorio nel sistema del Credito Cooperativo e rileva la significativa performance raggiunta dalle Bcc della provincia. Raccolta che tramite il lavoro della propria rete è passata dai 3,13 miliardi dell’anno precedente ai 3,30 miliardi di euro del 2012».
«Gli impieghi, che rimangono allineati a quelli del 2011, danno un segnale chiaro sulla capacità delle Bcc di non ridurre le risorse economiche destinate a imprese e famiglie – ha dichiarato Annibale Colombo, vicepresidente vicario di Iccrea (l’Istituto Centrale del Credito Cooperativo) e presidente della Bcc di Carate –. A questo elemento si aggiunge il dato particolarmente positivo sulla raccolta e quello relativo al numero dei soci delle nostre Bcc. È proprio da questi indicatori che emerge la vicinanza che il nostro modello di banca mantiene nei confronti del territorio».

«IN SOSTANZIALE mantenimento - si legge nella nota relativa al bilancio approvato - il dato relativo agli impieghi (mutui e finanziamenti a privati e imprese) che a fine dicembre 2012 hanno raggiunto un valore complessivo di 2,78 miliardi di euro. Altro dato significativo quello relativo alla compagine sociale. Rispetto al 2011 i soci sono aumentati del 3,2%, passando da 9.638 dello scorso anno ai 9.947 di fine 2012. Nel complesso, quello che emerge dai dati elaborati dalla Federazione Lombarda delle Bcc è un sistema deciso a non arretrare, nonostante l’attenzione sulla concessione del credito imposta dalla congiuntura economica».
Le Bcc della Brianza possono contare su 73 sportelli e 636 dipendenti.
fabio.lombardi@ilgiorno.net

Monza - Tunnel di viale Lombardia. Un’opera che vale 2 miliardi di euro e 700 posti di lavoro

di Fabio Lombardi da il Giorno

IL TUNNEL di viale Lombardia vale due miliardi di euro e creerà 700 posti di lavoro. A effettuare la stima dell’impatto sull’economia della galleria monzese ci ha pensato la Camera di commercio di Monza e Brianza. «Un’infrastruttura strategica che, in dieci anni, sarà in grado di generare circa 700 nuovi posti di lavoro e al contempo di apportare benefici sul sistema delle imprese con un incremento di giro d’affari di circa 2 miliardi di euro», spiegano dall’Ufficio studi della Camera di commercio che ha effettuato questa stima basandosi su dati di Aci, Anas, Università Liuc e Istat.
Un «vantaggio economico» calcolato partendo dal guadagno determinato dallo sveltimento dei tempi di percorrenza medi e che tiene in considerazione l’impatto che le dotazioni infrastrutturali hanno a livello territoriale: attrazione di nuove imprese, facilitazione degli interscambi commerciali.

«IL SOTTOPASSO di Viale Lombardia rappresenta un elemento di forte competitività per le imprese, tanto più ora che occorre favorire in ogni modo la ripresa economica – ha detto Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza –. Una ripresa che passa sia dai rimborsi alle imprese sia dai progetti infrastrutturali, che mettono in circolo in modo virtuoso finanza e fiducia, elementi di cui il Paese ha bisogno. Il tunnel di Viale Lombardia è una iniziativa di viabilità utile e importante, che tocca una delle aree più produttive e manifatturiere del Paese e dell’Europa, che tuttavia ancora soffre di un deficit infrastrutturale».

E INFATTI la Brianza, pur essendo una delle locomotive d’Europa e una delle zone a più alta densità imprenditoriale (c’è un’azienda ogni 13 abitanti) del vecchio continente, convive con un grave handicap infrastrutturale. Un’indagine condotta a metà degli anni 2000 dal Centro studi di Confindustria Brianza aveva infatti rilavato che ogni impresa manifatturiera in Brianza ha a disposizione 25 metri di percorso (fra autostrade, strade statali e provinciali) contro i 40 di un’azienda della provincia di Milano o i 110 della Lombardia oppure i 300 della media nazionale. Idem per le ferrovie: dieci metri per ogni ditta brianzola contro i 17 in Lombardia e i 38 in Italia.
fabio.lombardi@ilgiorno.net

“Programmati per autodistruggersi” la vita breve di cellulari e lavatrici. Strategia per aumentare le vendite ai danni dei consumatori

di Andrea Tarquini da la Repubblica

LA LAVATRICE non gira più, la tv non rende più fedelmente i colori nelle immagini, o all’improvviso lo schermo resta buio. La lavastoviglie sbaglia i programmi o perde acqua, il frigorifero s’inceppa. E in ogni caso del genere il tecnico, chiamato d’urgenza, scuote la testa: «Che vuole, non è più in garanzia».

DITE la verità, a quanti di voi è già successo? E quante volte avete avuto il sospetto che elettrodomestici o altri oggetti d’uso quotidiano (magari anche diverse auto di massa) siano prodotti per rompersi apposta allo scadere della garanzia? Il peggio viene poi dalla successiva osservazione del tecnico o meccanico: «Non le conviene riparare, costa troppo, meglio comprarne uno nuovo». Ora uno studio commissionato dai Verdi tedeschi a scienziati ed economisti per la prima volta dice che purtroppo abbiamo ragione: il principio si chiama “obsolescenza programmata”. Serve a produrre e vendere di più.

Pazienza se solo nella Repubblica federale, in qualche anno, lo scherzetto è costato 100 miliardi agli ignari consumatori. L’idea di indagare è venuta al gruppo parlamentare degli ecologisti. Un esperto, Stephan Schridde, e il professor Christian Kleiss della facoltà di Economia di Aalen, si sono messi al lavoro studiando una ventina di elettrodomestici e altri prodotti di largo consumo. I risultati sono scoraggianti. Per noi consumatori almeno, non per chi produce e vende di più. È un vecchio trucco, l’obsolescenza programmata, dice il rapporto.

L’associazione dei produttori di elettrodomestici di qui replica che «se fosse così i consumatori cambierebbero subito marca, e le aziende si rovinerebbero ». Ma già nel 1924 i produttori di lampadine conclusero un accordo segreto: produrle perché durassero non più di mille ore. Decenni dopo furono scoperti, ma il divieto di limitarne la vita non è stato mai applicato davvero. E che dire della tv, davanti a cui ci sediamo ogni sera? Oggi si possono acquistare splendidi televisori ultrapiatti, con telecomandi con mille funzioni e l’allaccio a internet. Peccato che spesso all’interno abbiano condensatori elettrolitici di scarsa qualità, che non vivono molto più della garanzia.

Un altro caso storico di complotto ai danni del consumatore avvenne con le calze di nylon: quando furono lanciate sul mercato nel 1940 erano così robuste che l’industria subì un crollo nelle vendite, duravano troppo. I produttori allora si accordarono: modificarono la fibra, e ne misero a punto una più fragile.

Torniamo agli elettrodomestici. Senza lavatrici o lavastoviglie, la vita quotidiana d’una famiglia sarebbe un inferno, è vero. Pochi sanno però che la loro durata media è crollata, dai dodici anni del 1998 ai sei anni e mezzo attuali, che scendono addirittura a tre anni appena per i prodotti più economici. In spazzolini da denti elettrici, mixer, frullatori, le ruote dentate che li muovono sono troppo fragili per durare quanto vorremmo. Ma anche i nuovi strumenti della comunicazione mobile, dall’iPod a diversi smartphone, a computer portatili si sono attirati proteste e, negli Usa, anche una class action. Perché le loro batterie non sono sostituibili, al contrario di quanto avviene nei cellulari tradizionali, quindi quando si scaricano bisogna mettere mano al portafogli. Ripararli è impossibile, o troppo difficile e costoso. Una scelta strategica, dunque.

«L’obiettivo è la massimizzazione della rendita di capitale », afferma Stefan Schridde. E lo studio scritto a quattro mani con Kreiss sottolinea: poiché aumenta le vendite, “la strategia del deterioramento della qualità dei prodotti viene alla fine premiata dall’aumento degli utili”. Viva chi vende, tanto peggio per chi compra e deve presto ricomprare. Di economia ecologica e sostenibile poi neanche a parlarne.

Alla Rai sarà introdotto un controllo delle notizie (fact checking) e informazione aperta a tutti

Alla tv di Stato saranno introdotti un sistema di controllo delle notizie e lo «statistical editor» in collaborazione con l’Istat
di Stafania Tamburello da il Corriere Economia

La Rai avrà presto un sistema di controllo delle notizie, di fact checking usando il termine anglosassone. E introdurrà anche la figura dello statistical editor per filtrare e interpretare in modo oggettivo la massa dei dati che arrivano ogni giorno nelle redazioni di Radio e Televisioni. È stata la stessa presidente della Rai, Anna Maria Tarantola ad annunciarlo affrontando il tema del «comunicare l’economia » nella sua lectio magistralis tenuta in occasione della consegna del premio dedicato a Donato Menichella, in cui ha messo assieme la sua passata esperienza al vertice «di un’istituzione tecnica per eccellenza », la Banca d’Italia, e quella attuale alla guida della Rai che, «in quanto emittente pubblica, svolge un ruolo di strumento di divulgazione e deve saper parlare a tutti».
Quello di Tarantola è dunque un osservatorio privilegiato per parlare di economia e di informazione. Quell’economia che con la crisi «è piombata quasi dal nulla sulla vita delle persone» assumendo un significato per lo più negativo, associato alle difficoltà e comunque impopolare.

Secondo il presidente della Rai bisogna creare un «ponte» tra i due termini perché l’economia non è importante solo in senso negativo ma se conosciuta, se correttamente spiegata, «può consentite a tutti di fare scelte consapevoli e di libertà». Per esempio negli investimenti, nella salute, nell’istruzione e nella previdenza tanto per citare i terreni di confronto quotidiano. Non è facile. Il punto di partenza è molto arretrato, soprattutto se si considera che, secondo l’analisi del linguista Tullio De Mauro 2 italiani su 3 hanno difficoltà nel comprendere bene quel che leggono e se comunque, come rivela l'indagine sulla ricchezza delle famiglie della Banca d’Italia, un terzo della popolazione non è in grado di leggere un estratto conto, calcolare le variazioni nel potere d’acquisto, distinguere tra diverse tipologie di mutuo e valutare il rischio legato al tasso di interesse. Mentre più di metà non comprende l'importanza della diversificazione degli investimenti, e due terzi non conoscono la differenza nel rischio tra obbligazioni e azioni. Molto però si può fare e non è un caso che l’educazione finanziaria sia diventata uno dei principali interessi di istituzioni e banche anche a livello comunitario.

L’informazione, i media, hanno comunque il loro ruolo da svolgere. In particolare, dice Tarantola, la radio e la televisione che secondo l’Istat è il canale privilegiato dai consumatori per acquisire informazioni economico-statistiche. Per l’emittenza pubblica «c’è in più l’obiettivo di garantire il soddisfacimento dei bisogni informativi e formativi, al di là di quanto fa il privato». Anche se, secondo molti esperti del settore, una eccessiva presenza pubblica è potenzialmente più a rischio di cattura da parte del potere politico. A meno che non ci siano un sufficiente pluralismo di fonti indipendenti e regole adeguate, da prevedere anche per la diffusione dell’informazione «in rete», ad eliminare ogni pericolo in tale senso. Il servizio pubblico per il presidente Rai deve comunque «saper assicurare neutralità e qualità della propria informazione, attraverso la pluralità dell'offerta di contenuti, l'uso di nuovi linguaggi e dei nuovi strumenti di rete, e, ancora, elevate competenze di chi fa informazione ». Informazione che, appunto, «deve essere sempre più verificata e certificata (per evitare che le notizie cattive caccino quelle buone)». Da qui il progetto della Rai di mettere in piedi, in collaborazione con l’Istat, un sistema dotato della figura dello statistical editor e di un’attività di fact checking «con l’obiettivo di verificare —o far verificare da tecnici— le informazioni generiche trasmesse dai mezzi di comunicazione ».

USB - Per l'Alitalia ci costituiremo parte civile

CRAC ALITALIA: USB SI COSTITUIRÀ PARTE CIVILE

L’Unione Sindacale di Base si costituirà parte civile nel processo che vede imputati gli ex amministratori delegati di Alitalia Francesco Mengozzi e Giancarlo Cimoli, insieme ed altri  cinque alti dirigenti della compagnia, a cui sono contestati i reati di bancarotta per distrazione e dissipazione per gli anni fra il 2001 e il 2007.
L’USB, protagonista di fortissime lotte contro l’operato di quei manager, ritiene che i capisaldi del rinvio a giudizio siano incentrati sugli stessi temi su cui si è diretta la sua azione sindacale, azione per cui dal 2005 venne privata delle agibilità sindacali in Alitalia.
L’USB  si augura inoltre che l’azione giudiziaria contribuisca a ristabilire la verità storica sul fallimento di Alitalia, di cui sono stati ingiustamente colpevolizzati i lavoratori.

Roma, 5 marzo 2013

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »