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Comunicato Stampa Andrea Monti: La Ricchiuti chiederà lo scioglimento anche del Consiglio di Cesano?

La Ricchiuti chiederà lo scioglimento anche del Consiglio di Cesano?

Nel giorno in cui la Ricchiuti chiede lo scioglimento del Consiglio di Seregno, anche a Cesano viene chiusa un'attività per sospetta infiltrazione mafiosa. Oserà chiedere lo scioglimento del Consiglio di un sindaco PD?

Tratto da http://www.ilmonti.com/la-ricchiuti-chiedera-lo-scioglimento-anche-del-c...

Senza scomodare Leonardo Sciascia, che aveva già intuito il pericolo anni fa
In nome dell’antimafia si esercita una specie di terrorismo, perché chi dissente da certi metodi o da certe cose è subito accusato di essere un mafioso o un simpatizzante (Intervista al Tg2)
l’errore di approccio di quelli come la Senatrice Lucrezia Ricchiuti, lo si intuisce fin dal nome del movimento/gruppo (o qualcosa di simile) che ha fondato:«LaMeglioItalia». Come dire che l’Italia migliore è quella che sta dalla parte della Ricchiuti, Partito Democratico. La «MeglioItalia» è solo quella che la segue, che la pensa come lei. Gli altri, evidentemente, sono i peggiori, la PeggioItalia: sono magari mafiosi, o comunque loro amici. Sono conniventi con i criminali, lestofanti, ladri e farabutti. Ovvio, non è così. Anche perché, dato lo scarso successo dell’iniziativa (la pagina Facebook conta la miseria di 289 «Mi Piace»), dovrebbe significare che siamo tutti indistintamente «LaPeggioItalia». Confondere i piani tra lotta alle mafie e appartenenza politica è assurdo e soprattutto pericoloso. Credere che le mafie abbiano una specifica appartenenza partitica è semplicemente idiota, perché le mafie si alimentano dell’aderenza con il potere, anche a livello locale. E da qualche anno la stragrande maggioranza dei comuni in Italia è retta da maggioranze di centro sinistra. Ma naturalmente, una volta costruita la propria carriera politica su questa tesi, la senatrice non può che seguire l’onda. Ed ecco che l’occasione del provvedimento di chiusura di due attività commerciali a Seregno è l’occasione propizia: la maggioranza a Seregno è di Centro Destra e risulta facile alzare i toni, spararla grossa e tirare in ballo direttamente la politica: ecco partire la richiesta ad Alfano di scioglimento del Consiglio Comunale di Seregno per infiltrazione mafiose. Booom! Scoppia la bomba, ci si frega le mani, si finisce sui giornali e si conquista qualche comparsata. Il giochino è sempre lo stesso. Ed è inutile abbozzare qualsiasi difesa, perché come ammoniva Sciascia: «chi dissente da certi metodi o da certe cose è subito accusato di essere un mafioso o un simpatizzante».
Oggi ci pensa però la perfida cronaca a rompere le uova nel paniere alla Ricchiuti. La notizia è che a Cesano Maderno è stata chiusa una rivendita di automezzi per infiltrazioni mafiose. La cosa carina è che i giornali locali titolano la notizia proprio sotto la richiesta di scioglimento del Consiglio di Seregno avanzata dalla Ricchiuti.
Perché non dare il bis di richieste allora? Il problema è che a Cesano non governano i brutti e cattivi del centro destra, quelli della «PeggioItalia», al contrario Cesano Maderno è proprio il comune dove il primo cittadino è l’uomo simbolo del PD brianzolo, quel Gigi Ponti che è pure Presidente della Provincia. «A Seregno ci sono stati dei precedenti preoccupanti», qualcuno potrà abbozzare una difesa. Vero. Ma anche a Cesano, giusto nel marzo 2014, veniva arrestato il marito di un consigliere di maggioranza, proprio con l’accusa di essere vicino alla criminalità organizzata nell’operazione in cui si scovava la banca della ’ndrangheta. Fu lo stesso Gigi Ponti a liquidare la questione come un fatto grave ma privato e poi tutta la maggioranza aveva fatto quadrato:
non esiste nessun atto amministrativo o politico che possa adombrare o mettere in discussione l’operato di Consiglieri o Assessori di questa Amministrazione, la reciproca stima e l’unità dell’azione politica
Naturalmente nessuno qui sta sostenendo il contrario, ma quello che è giusto sottolineare è il plateale doppiopesismo. In questo caso non si trattava del parente di un titolare di un bar in cui il Sindaco forse andava a bere un caffè. La questione coinvolgeva direttamente il marito di un consigliere di maggioranza. All’epoca però Ponti e la sua maggioranza si poterono giustamente difendere (e ci mancherebbe, visto che un minimo di garantismo dovrebbe ancora esistere). Perché invece la maggioranza di Seregno sarebbe automaticamente collusa con le mafie e addirittura il Consiglio Comunale andrebbe sciolto?
A questo punto mi pare scontato che la senatrice, presa in mezzo a questo curioso scherzo del destino, si affretti ad avanzare una simile richiesta di scioglimento anche per il Consiglio di Cesano. Se non lo farà, e credo che non lo farà, sarà l’ennesima conferma che questi sono solo dei professionisti dell’antimafia. Sono dei finti paladini della giustizia e del bene comune a corrente alternata, solo se fa comodo alla parte politica che gli ha garantito uno scranno d’oro e un lauto stipendio, una bella carriera politica insomma. Gente la cui credibilità diventa sempre più vicina allo zero.

Pedemontana: M5S presenta mozione per fermare l'opera

PEDEMONTANA: M5S PRESENTA MOZIONE PER FERMARE L’OPERA FALLIMENTARE. 
Roma, 26 febbraio 2016 – “Dopo aver incontrato meno di un mese fa il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, dopo aver ripetuto sino allo sfinimento quanto sia un fallimento quest’opera, il M5S ha presentato oggi alla Camera una mozione che impegna il Governo a fermare Pedemontana Lombarda lì dove è ora.” A dirlo, il deputato Davide Tripiedi, primo firmatario dell’ennesimo atto parlamentare presentato dai 5 Stelle contro l’inutile autostrada. Pedemontana Lombarda, che da progetto risulta essere l’autostrada più costosa d’Italia con i suoi più di 5 miliardi di euro di costo totale, ha già terminato i fondi pubblici per la sua realizzazione con le tratte A, B1 e le tangenziali di Como e Varese, già aperte al pubblico. Allo stato attuale, non è ancora stato realizzato più della metà del tracciato complessivo. E mancano più di 3 miliardi di euro per terminare i lavori. Visti i costi proibitivi per gli utenti (20 centesimi al chilometro, il pedaggio più caro d’Italia), le tratte già aperte sono largamente sottoutilizzate. Anche per questo motivo, né i privati né il pubblico che hanno investito su quest’opera faraonica, hanno intenzione di spendere più un centesimo per proseguire i lavori. “La nostra linea politica non è mai cambiata nei confronti di un’opera che abbiamo criticato da prima ancora che nascesse. – precisa il deputato pentastellato – In questa mozione ribadiamo quanto presentato dal nostro gruppo politico nei numerosi atti depositati in tutte le sedi opportune.” I 5 Stelle, chiedono al Governo che non venga destinato più alcun soldo pubblico per la realizzazione di Pedemontana Lombarda, comprese eventuali defiscalizzazioni. Inoltre, per la sua comprovata inutilità, insostenibilità economica ed ambientale e per le numerose indagini aperte nei confronti di chi ha gestito i lavori, che venga esclusa dalla lista della quale fa parte, delle opere infrastrutturali considerate strategiche per il paese. E ancora, nel caso si verificasse la presenza di diossina nei terreni della non ancora realizzata tratta B2, che venga bloccato immediatamente e definitivamente il proseguimento dell’autostrada e, per le tratte esistenti, che vengano completate le opere di compensazione promesse. “Abbiamo inoltre chiesto che il Governo si prenda l’impegno di sanzionare chi commette errori sugli studi di settore riguardanti i reali benefici tra costi e ricavi delle grandi opere. I cittadini devono smettere, una volta per tutte, di pagare per errori commessi da altri!” – dichiara Tripiedi – “In ultimo, lo stesso Governo deve impegnarsi ad incentivare il trasporto pubblico locale. Viaggeremmo tutti meglio, si creerebbero più posti di lavoro e non si continuerebbero a devastare inutilmente i territori del nostro paese e le nostre finanze.” In questa mozione contro Pedemontana, hanno posto la firma praticamente tutti i deputati del M5S alla Camera. “E’ l’ennesimo segnale di unità di gruppo che lanciamo contro le fallimentari scelte sulla politica viabilistica portate avanti dalle istituzioni che si sono succedute nel corso degli anni e che trovano continuità in quelle attuali che proseguono con il voler realizzare quest’opera del tutto inutile.”

Verso una Costituente delle realtà Civiche Seregnesi

di badseeds
"Il nuovo anno vedrà impegnata 'per Seregno Civica'  nella proposta di aggregazione della galassia dei movimenti civici presenti sul territorio. La tornata elettorale di giugno ha dimostrato in parte come la loro aggregazione potrebbe rappresentare  una proposta politica seria e credibile per il futuro del territorio."
Recitava così il comunicato stampa diramato la scorsa settimana dal gruppo "Per Seregno Civica" e pubblicato sul blog ufficiale della formazione politica locale. 
Un invito quindi rivolto alle realtà civiche cittadine ad unire le forze dentro e fuori il consiglio comunale per andare oltre all'opposizione consiliare, adoperandosi  "per animare  una maggiore partecipazione dei cittadini  attraverso la collaborazione nei comitati di quartiere".
Un appello che non è caduto nel vuoto come dimostra il comunicato stampa di "Noi per Seregno" che appoggia la proposta di una Costituente per il Coordinamento delle liste civiche.
"Finalmente - commenta Tiziano Mariani - si aprono prospettive da noi ampiamente auspicate e a più riprese suggerite, dalla campagna elettorale ai giorni nostri. Siamo convinti che la situazione attuale della politica cittadina imponga a tutte le componenti civiche rappresentate in Consiglio Comunale, ma anche solo esistenti ed operanti a Seregno, di condividere problematiche, progettualità e soluzioni, trovando una sintesi di ciascuna realtà in un coordinamento e una successiva fusione che porti alla nascita di una forte e imprescindibile componente civica in seno al mondo politico cittadino."
Sabato 23 gennaio, presso la sede di "Noi per Seregno", ci sarà un incontro operativo e di confronto. Tutte le realtà civiche cittadine sono invitate. 

Odifreddi: il Movimento 5 Stelle ha un’ideologia new age che ne danneggia anche le cause giuste

di Paolo Conti da il Corriere della sera

ROMA Nel giro di pochi giorni, il Movimento 5 Stelle si ritrova su un fronte mediatico percepito come ostile alla ricerca scientifica e alla lotta contro i mali più crudeli. Il 4 maggio la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo aveva duramente attaccato chi, come la senatrice Paola Taverna del M5S, aveva illustrato una mozione che impegnava il governo a promuovere la diffusione di metodologie alternative alla sperimentazione animale. Reazione della senatrice Cattaneo: «Cosa diranno i nostri figli o nipoti e gli storici quando, leggendo i dibattiti parlamentari, scopriranno che alcuni hanno lavorato per determinare il peggioramento delle loro condizioni di salute ed economiche?».

E adesso l’attacco di Beppe Grillo a Umberto Veronesi («pubblicizza le mammografie, ripete di continuo alle donne di farle. Probabilmente Veronesi parla così per avere sovvenzioni per il suo istituto. Dicono che bisogna fare una mammografia ogni due anni — prosegue — e le donne la fanno perché si informano male, leggono Donna Letizia, del resto la differenza di mortalità tra chi la fa e chi non si sottopone alla mammografia ogni due anni è di due su mille. Certo è qualcosa, ma comunque pochissimo»).

Parole che irritano anche chi ha simpatia per il Movimento 5 Stelle. Per esempio il matematico Piergiorgio Odifreddi, saggista, acuto critico del mondo della fede (Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici, il suo libro più noto, uscì nel 2007 da Longanesi): «Grillo sicuramente capta molti malumori che anch’io ritengo doverosi nei confronti della classe politica tradizionale. E figuriamoci se io posso avere simpatia per il ministro Beatrice Lorenzin, esponente del governo Renzi... Ma quando Grillo afferma certe cose, sono costretto mio malgrado a darle ragione. Non si può scherzare con una malattia come il cancro, non si può scherzare con la prevenzione, che è una conquista». Secondo Odifreddi, «quando Grillo affronta certi temi svela un’ignoranza abissale. E simili sparate populiste attirano l’attenzione di chi nutre sospetto per le tecnologie contemporanee, quindi per le visite preventive che spesso sono anche costose».

C’è chi parla, professore, di una specie di nuovo oscurantismo alla radice di tutto questo... «In un certo senso è così. Il Movimento 5 Stelle sembra nutrirsi di una specie di ideologia new age, prova ne siano alcune deliranti teorie sul futuro dell’umanità care a Casaleggio. E tutto questo danneggia il Movimento. Gli sottrae le simpatie di chi è bene informato, ragiona col proprio cervello e magari condividerebbe tante giuste battaglie veramente politiche».

Più che indignato, è infuriato Edoardo Boncinelli, famoso genetista (il Corriere della Sera, nel 2011 in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ha inserito le sue scoperte tra le dieci prodotte dagli scienziati italiani da ricordare nella nostra Storia). Non concede sconti a Grillo: «Sostenere che le donne non debbano ricorrere alla mammografia non solo è criminale ma è anche pericolosissimo ». Ma perché Grillo ha scelto questo campo così delicato per la sua nuova polemica? «Perché in Italia tutto è politica. La politica è presente in tutti i Paesi ma da noi è ovunque, dalla ricerca scientifica all’arte. E poiché la politica è un’astrazione, allora tutto passa attraverso i politici. In questo preciso caso, ritengo delinquenziale lanciare un’accusa in chiave politica contro la ricerca scientifica e la prevenzione che è uno strumento di affrancamento dalle ingiustizie e dai pericoli».

Il sociologo Domenico De Masi paragona la sortita di Beppe Grillo alle tante paure legate alla modernità che si registrarono, più di un secolo fa, soprattutto a cavallo delle Rivoluzioni industriali europee: «C’è un’ombra di oscurantismo in questo ragionamento. Quando arrivò l’energia elettrica, certi parroci terrorizzavano le povere donne di campagna sostenendo che la luce artificiale faceva abortire. E così avvenne con i primi telai meccanici. Per fortuna, stiamo vivendo in un’era in cui il rapporto con le tecnologie è buono. L’informatica ci ha viziati, certi trastulli non solo ci divertono ma ci fanno parlare subito con chi vogliamo, magari guardandolo su uno schermo. Tutto questo ci fa risparmiare tempo e soldi ». Tutto questo per arrivare a quale conclusione, professor De Masi? «Che Grillo ha preso una clamorosa toppa, non solo politica ma anche mediatica. Una sortita del genere non gli aggiunge niente, anzi gli toglie molto. Escludo che donne normali, mediamente informate grazie appunto alle nuove tecnologie, possano dargli retta. Penso soprattutto che Grillo abbia commesso un clamoroso errore prendendosela con un personaggio del calibro di Veronesi. Gente del suo calibro, al di sopra di qualsiasi sospetto, andrebbe aiutata e soprattutto protetta dalle polemiche».

Seregno - Elezioni comunali. Il Pd rischia di sbatterci la faccia..un'altra volta

di k.ts.

Scordatevi il voto del maggio dell’anno scorso, quando alle europee il Pd a Seregno prese il 36,29%, davanti a Forza Italia 19,6%, Movimento 5 Stelle 16,49% e Lega Nord al 16,04%.
Alle prossime elezioni del 31 maggio per il rinnovo dell’amministrazione comunale, sarà un’altra storia.
Nonostante le divisioni nel centrodestra, il Partito Democratico stenta a imporsi come lepre della situazione. Ruolo che il risultato delle elezioni dell’anno scorso, sull’onda del vero e proprio plebiscito per il partito di Renzi, sembrava avergli assegnato, o comunque aver messo le basi per una sua affermazione a Seregno dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra.

Un anno è passato, il personaggio Renzi ha perso di novità e si é appannato, ma non è solo il riflesso nazionale che pesa sulla debolezza con cui il Partito Democratico si appresta a iniziare la campagna elettorale.

In quest’anno il Partito Democratico a Seregno ha fatto ben poco per scrivere l’agenda politica della città e per attaccare a fondo un’amministrazione che si è rivelata:
- incompetente, il disastro di piazza Risorgimento,
- coinvolta in inchieste giudiziarie, il vicesindaco dei primi cinque anni e assessore per un anno del secondo mandato di Giacinto Mariani, Attilio Gavazzi rinviato a giudizio per corruzione,
- con una maggioranza con elementi al limite della connivenza con la ‘ndrangheta, parole usate dai magistrati per descrivere il comportamento del consigliere comunale di Forza Italia, Francesco Gioffré.

L’elenco potrebbe continuare e sarebbe molto lungo, per farla breve valga per tutte la vicenda +Energy, con il sindaco che si mette in società, però attraverso una fiduciaria per non comparire, con l’immobiliare di Mario Barzaghi che era la principale beneficiaria di quel PGT già pronto ma poi abortito in fretta e furia quando l’onda delle inchieste su Massimo Ponzoni - la sua prima iscrizione al registro degli indagati é dell’aprile 2010 - iniziava a montare.
Quel Massimo Ponzoni che poi si scoprirà dal memoriale di Sergio Pennati esercitava una forte influenza sul PGT di Seregno proprio attraverso Attilio Gavazzi. Nell’estate del 2011 Attilio Gavazzi e il PGT faranno la stessa fine, uno fuori dalla Giunta e l’altro nel cestino, eliminato così il peccatore e il peccato, l’amministrazione Mariani rinacque "vergine".

Il Pd, fatte le primarie e scelto il candidato sindaco con un largo anticipo, il 30 novembre dell’anno scorso, ha deciso di non fare una campagna elettorale lunga, ma breve racchiusa in questi ultimi cinquanta giorni e si è messo così in attesa.

Un atteggiamento che di solito premia chi è in largo vantaggio e lascia che le cose vadano a compimento cercando di non fare passi falsi.
Il problema é che il vantaggio del Pd é tutto teorico in una città come Seregno che da sempre é spostata a destra.
Il miracolo di ribaltare la situazione riuscì per ben due volte a Gigi Perego, ma lì prevalse la forza del candidato sindaco.

Dal rito delle primarie il Pd ha però estratto il nome di William Viganò che non ha lo stesso carisma di Gigi Perego e si é aggiudicato la candidatura a sindaco con 375 voti, non certo un plebiscito.

Con una carriera scolastica alla Umberto Bossi e una laurea annunciata che sembrava sempre sul punto di arrivare ma che non è mai arrivata, William Viganò siede pacificamente in consiglio comunale dal 2005 con un modesto periodo di luce quando ne è stato prima vicepresidente dal 2010 al 2012 e poi presidente per un anno fino al 2013.

Gli viene riconosciuta la capacità di ascolto, una competenza sulle regole di funzionamento della macchina comunale e una specifica conoscenza del settore dei servizi sociali, settore nel quale esercita la professione di educatore a Seregno.
Un pregio che é anche un limite allo stesso tempo, infatti la cooperativa per cui lavora ha una convenzione con affidamento diretto dal comune di Seregno ricevendo per il servizio che offre 243mila euro ogni anno, principale fonte di introito della cooperativa.
Diventando sindaco si troverebbe, così, nella non facile situazione di dover decidere su un settore, quello dei servizi sociali che vale 10 milioni di euro nel bilancio comunale e che vede coinvolta come affidataria per un servizio anche la sua cooperativa, dalla quale si metterà in aspettativa se diventerà sindaco.

Chiesto un giudizio su William Viganò nel ruolo di sindaco di Seregno, alcuni dei suoi elettori ti rispondono: “un bravo ragazzo..ma..”. E non si capisce se è peggio la prima parte o quel “ma” che rimane lì sospeso.
Sull’onestà della persona nessuno ha dubbi ma di entusiasti è difficile trovarne.

Con un candidato debole e un partito incapace di costruire alleanze alla sua sinistra con la lista Per un’altra Seregno che candida come sindaco Giusy Minotti e alla sua destra con Per Seregno Civica che candida Pietro Amati, i democratici seregnesi, per vincere le elezioni, si troveranno davanti una strada che è meno in discesa di quanto ci si sarebbe potuti aspettare alla vigilia delle elezioni e che, con una stampa locale avversa, si farà ancora più erta.

Il Cittadino, infatti, é finito in mani ai lupiani - da Maurizio Lupi ex ministro delle Infrastrutture dimessosi a seguito della recente inchiesta Grandi Opere-, come avevamo raccontato l’anno scorso (vedi Tempi da Lupi per il Cittadino. Nel gruppo editoriale entrano uomini vicino al ministro e alla rivista ciellina). Il giornale ha come amministratore delegato quel Samuele Sanvito, ex vicecoordinatore provinciale del Pdl, che a cavallo tra editoria e politica si occupa ancora largamente di politica, anche seregnese a quanto pare, come riportava qualche mese fa Nuova Brianza (su imbeccata di Giacinto Mariani?), Seregno: una cena segreta per l’erede del sindaco Mariani.

Il direttore de il Cittadino, Martino Cervo che arriva da Libero, si ispira invece, come ha voluto sottolineare nel suo editoriale di presentazione, a quei campioni del giornalismo indipendente che rispondono ai nomi di Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti e Maurizio Belpietro (vedi Nuovo direttore al Cittadino: leggi l’editoriale di Martino Cervi).

Finora il giornale ha scelto semplicemente di ignorare William Viganò, confinandolo a quel grigio anonimato che è il pericolo peggiore che ha di fronte il candidato del Partito Democratico. Stessa linea che sta seguendo il Giornale di Seregno, il cui cuore da sempre batte ancora più a destra.
Alle ultime due iniziative del Pd, con Giulio Cavalli al cinema Roma e ieri sera nella sala civica, ospiti gli assessori alle Attività produttive di Monza e Lentate sul Seveso, Carlo Abbà e Marco Cappelletti, e il segretario generale della Cgil Monza e Brianza, Maurizio Laini, nessuno dei cronisti locali era presente.
Vedremo se settimana prossima, presentando candidati e programmi William Viganò riuscirà a colorare la sua campagna elettorale.

Lunedì a Monza nelle sede provinciale del Pd, invece, saranno presentati i dati relativi a una ricerca svolta sui cittadini di Seregno in merito alle prossime elezioni del 31 maggio.
Presenti all’incontro oltre al candidato William Viganò, il segretario provinciale Pietro Virtuani e lo stratega di comunicazione politica, Marco Marturano della Game Managers & Partners, consulente per il Pd di Monza e Brianza.

 

Il Pd rottama Pisapia: meno tasse e più sicurezza

di Simona Bertuzzi da Libero

I maligni dicono che abbia stappato una cassa di champagne appena Pisapiaha preso inmano ilmicrofono per rinunciare alla candidatura a sindaco. Gli invidiosi lo descrivono impegnato a tramare nelle segrete stanze del Pd contro questo e quell’altro candidato, chissà mai che gli riesca il colpo di essere lui l’uomo nuovo 2016. La verità è che Pietro Bussolati, classe 1982, segretario cittadino del Pd, è un renziano doc. Un altro che gli piace «metterci la faccia». E punta dritto a vincere la prossima partita. Costi quel che costi.

Bussolati, partiamo dal passo indietro di Pisapia.
«Era nell’aria. Pisapia ha sempre detto di voler fare un solo mandato. È stata una scelta di grande coerenza».

I sondaggi lo davano in calo però...
«Non conosco i sondaggi di cui parla. Ma posso dirle che quello commissionato dal Pd è posteriore alla decisione di Pisapia e il sindaco ne esce bene, meglio della Moratti alla fine del primo mandato».

È vero che il favorito è Ambrosoli?
«Il Pd ha fatto un sondaggio sulla popolarità delle persone. Non ha certo chiesto “chi vorreste come sindaco alle prossime elezioni”. Ovvio che Ambrosoli sia più conosciuto di altri esponenti del Pd».

Fiano per esempio? È in fondo alla classifica...
«Ci sono stati candidati che hanno vinto le elezioni senza essere particolarmente conosciuti. La popolarità si costruisce e in ogni caso il candidato è frutto di una scelta politica. Non mi preoccupa il posizionamento di Fiano».

Che resta il vostro uomo?
«Sia Fiano che Majorino (l’assessore ai Servizi Sociali, ndr) sarebbero ottimi candidati: sono preparati, competenti, rappresentano idee simili di governo. Ma basta nomi... È prematuro. Saranno le primarie a decretare il candidato».

E Roma interferirà?
«Mi sembra uno scenario ampiamente smentito da tutti. Renzi seguirà con attenzione la partita, ma l’autonomia di Milano non si discute».

E che farete con gli arancioni?
«Ci faremo uno dei colori dell’arcobaleno. Scherzi a parte, stiamo ragionando insieme sui contenuti e sul programma vista l’ottima esperienza di governo ».

Dunque proporrete un candidato condiviso?
«Proporremo il candidato che scelgono i milanesi».

Ho letto che farete il tagliando agli assessori della giunta Pisapia.
«Saranno incontri-dibattito ».

Ma farete l’elenco dei promossi e bocciati?
«Per carità. Non è nella nostra logica dare le pagelle a qualcuno. Vogliamo creare dei momenti di dibattito e confronto con i cittadini sul lavoro fatto finora.Tant’è che non inviteremo solo gli assessori Pd ma tutta la giunta».

A proposito di giunta, il passo indietro di Pisapia ha scatenato una sorta di “liberi tutti”.
«Ma no...».

Massì... Ognuno tira l’acqua al suomulino e le delibere importanti - il Leoncavallo, per dirne una - restano in un cassetto.
«Capisco la preoccupazione ed è doveroso prenderne atto».

Cambierete rotta rispetto alla giunta Pisapia?
«La discontinuità più grande deve essere sul concetto di Città metropolitana. Milano dovrà essere pensata come una città con 3,5milioni di abitanti, dove i confini sono quelli metropolitani e non la cerchia dei Bastioni. Ci vuole una dose in più di coraggio. Anche il dialogo con Roma, che pure in questi anni non è mancato, deve essere pensato sapendo di governare e quindi dover chiedere fondi per una realtà molto più ampia. Poi c’è il tema sicurezza ».

Ci dica.
«La sicurezza deve diventare una priorità».

Finalmente l’avete capito.
«Guardi che l’assessore Granelli ha compiuto un’azione molto incisiva su questo fronte. Sia in termini di allontanamenti che di sgomberi. Ha fatto più lui in pochi anni che la giunta Moratti».

Il centrodestra dice l’opposto.
«E sbaglia. Ma su questa strada bisogna insistere».

Parla come Salvini...
«Parlo da segretario cittadino del Pd. La sicurezza è il tema cui noi teniamo di più e su cui va impostata la nostra campagna elettorale».

Lo dice anche la Lega.
«C’è differenza tra noie Salvini. A noi non frega nulla degli slogan. Non diciamo: “Tempo sei mesi e chiudiamo tutti i campi rom”. Noi diciamo: facciamo gli allontanamenti, ma capiamo le ricadute e gestiamole. Bisogna creare le condizioni perché la chiusura di un campo non comporti la riapertura di un altro. Non prima, è chiaro, di aver fatto tutto il possibile per l’integrazione di queste persone, sia in termini di servizi, che di lavoro».

I famosi contratti di lavoro. Ma sono statiun fallimento. Solo 9 a buon fine.
«Il concetto è semplice: la sinistra deve dare un’opportunità a queste persone. Se non vogliono coglierla, via tutti. Allontaniamoli».

Parliamo di multe. Non pensate che i milanesi siano stati vessati dalla giunta? «
Sulle multe bisogna intraprendere una dura lotta alla burocrazia, che danneggia i milanesi anziché aiutarli».

Migliaia di cittadini multati non saranno mica un problema di burocrazia.
«Una politica della mobilità che incentivi i mezzi pubblici non puòc he essere un fatto positivo. Diverso il caso di una burocrazia che ti fa arrivare a casa migliaia di multe oltre i termini previsti dalla legge».

Toglierete gli autovelox?
«Il punto non è togliere gli autovelox ma ottenere un codice della strada su misura per Milano. Che sugli autovelox per esempio preveda una tolleranza di sforamento dei limiti di velocità di 10 chilometri anziché 5. Anche la segnaletica stradale dovrebbe essere adeguata a una città come Milano. Milano deve avere più autonomia».

E la pressione fiscale?
«Renzi ha dimostrato che certi tabù possono cadere. Che il Pd può essere il partito che abbassa le tasse. Se l’ha fatto Renzi a Roma non vedo perché non dovremmo farlo noi a Milano».

Sicurezza, multe, tasse. Mi perdoni Bussolati, ma se non è un’inversione di marcia questa?
«È sbagliato parlare di svolta perché Pisapia è stato un ottimo sindaco. Ha gestito Expo e governato senza un avviso di garanzia.Ha trasformato la mobilità e il welfare».

Ma cambiate direzione.
«Questo lo dice lei. Noi diciamo i temi su cui bisogna puntare. A proposito di Expo...».

Porterete le salamelle della festa dell'Unità all’esposizione?
«Mannooooo. Abbiamo fatto un accordo con loro per vendere i biglietti ai nuovi tesserati Pd. Chi si tessera e ha meno di 30 anni potrà entrare gratis».

Un modo insolito per far tesserati.
«Diamo un’occasione ai ragazzi e mettiamo da parte qualcosa. Siamo un partito in crescita a Milano. Dal 2012 è un trend costante: 9600 iscritti, circa 700 under trenta, 200 in più in due anni».

Parliamo di Leoncavallo.
«Il nostro interesse è che emerga nella legalità un posto che è una ferita aperta per la città, che per anni è stato illegale e ha portato avanti le sue attività senza fare uno scontrino».

Basilio Rizzo dice che sarà un bando su misura del Leoncavallo.
«E magari ci dirà anche chi deve essere il prossimo candidato sindaco. Ma se non c’è ancora il bando? La permuta è una buona cosa e il bando riconoscerà la storia di quel posto».

Si candiderà anche lei alle primarie?
«Mai. Troppi nomi in lista».

Regione Lombardia - Pd e M5S, richiesta a Maroni: niente sala per i «Fuxia-neri»

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

Maroni non conceda la sala del Pirellone al convegno col leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Il Partito democratico della Lombardia ha preso carta e penna per scrivere al governatore. Al centro della polemica il dibattito di lunedì prossimo sul tema «le donne e la croce» organizzato in sala Gonfalone dalla consigliera Maria Teresa Baldini (ex Lista Maroni e ora fondatrice del gruppo Fuxia People) e che ospiterà tra i relatori anche il leader della formazione di estrema destra. «La possibilità che il luogo di rappresentanza delle istituzioni democratiche della nostra Regione ospiti un esponente che nega in radice l’idea della democrazia e si ispira a dottrine negazioniste, xenofobe, e promuove l’odio come mezzo di lotta politica rappresenterebbe una macchia indelebile per la nostra Regione», ha scritto al presidente lombardo il capogruppo pd Enrico Brambilla.

Anche il Movimento Cinque Stelle s’è associato alla richiesta. «La presenza di Fiore e di quel convegno in Regione è totalmente inopportuna», ha detto il capogruppo grillino Andrea Fiasconaro che però ha polemizzato anche con lo stesso Pd, «colpevole» di difendere i valori costituzionali «a fasi alterne». Fiore interverrà al convegno di lunedì prossimo con il contributo «Dal gender all’Isis, una strategia per la distruzione della Croce». «La battaglia dei popoli europei oggi - spiega in una nota lo stesso segretario di Forza Nuova - si attesta oggi contro le nuove minacce esterne dell’Isis» e «si rinnova contro le antiche minacce interne della sovversione relativista e laicista, la cui nuova frontiera si spinge verso la dissoluzione della famiglia, l’insinuazione nelle menti dei nostri bimbi del “genderismo” ed il ribaltamento dell’Ordine Naturale».

Fabrizio Sala go home!!! (il M5S chiede le dimissioni del sottosegretario all'Expo dopo le rivelazioni dell'Espresso)


di Gianmarco Corbetta (consigliere regionale Movimento 5 stelle) da gianmarcocorbetta.it 

In passato Fabrizio Sala era già assurto agli onori delle cronache e noi del M5S avevamo già parlato di vicende che riguardano l’assessore nientemeno che alla Casa, Housing sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle Imprese.

(Marzo 2013) Da candidato alle elezioni regionali Fabrizio Sala viola la legge sulla propaganda sotto elezioni, rivestendo in modo illecito un intero edificio nel comune di Varedo con i manifesti e le gigantografie della sua campagna elettorale.

(Dicembre 2013) Sulla stampa appaiono alcune rivelazioni tratte dalle carte dell’indagine Clean City – che ha fatto luce sulle mazzette e gli appalti truccati per la gestione dei rifiuti a Monza –  in cui l’ex Consigliere Provinciale Daniele Petrucci si presenta dai titolari dell’impresa Sangalli a chiedere somme di denaro, dichiarando di essere “l’emissario” dell’ex Vice Presidente e Assessore all’Ambiente Fabrizio Sala.

(Gennaio 2014) Fabrizio Sala ha assunto in Regione come collaboratore, in base ad un rapporto fiduciario, Oronzo Raho, ex presidente di Brianzacque, successivamente inquisito per le ipotesi di reato di turbativa d’asta, corruzione, concussione nelle indagini relative agli appalti per lo smaltimento rifiuti e lo scandalo Clean City a Monza.
(Maggio 2014) Fabrizio Sala, stando alle carte delle indagini sulla cupola degli appalti Expo, sarebbe uno dei personaggi politici su cui ha scommesso Gianstefano Frigerio, capo della cupola stessa. Frigerio, annotano i magistrati, «mantiene da lungo tempo contatti con Sala, che ha tra l’altro anche attivamente sostenuto nella “corsa” post-elettorale al ruolo di Sottosegretario presso la Regione Lombardia con delega all’Expo». Non solo. E’ sempre Frigerio che ha «esplicitamente richiesto a Fabrizio Sala, nel corso di una telefonata se questi conosceva Paris, evidenziando proprio l’opportunità di un prossimo accordo tra i due». Illuminante un’intercettazione di Frigerio: «Paris continua a dirmi… “ma ci sono pochi collegamenti nel centro destra”… i riferimenti sono troppo fragili. Gli dico: fai riferimento a Fabrizio, che è un uomo serio!». Sarebbe bello sapere cosa significa essere un “uomo serio” agli occhi di un criminale della portata di Frigerio.

(Marzo 2015) Escono sull’Espresso le intercettazioni delle telefonate tra il costruttore monzese Angelo Narducci, condannato in primo grado a gennaio per alcune bonifiche fasulle e Fabrizio Sala, all’epoca Assessore Provinciale all’Ambiente (e quindi alle bonifiche).

Angelo Narducci e Fabrizio Sala sono in ottimi rapporti, come dimostrano le telefonate intercettate nel 2010 e pubblicate sul sito dell’Espresso. “Devo darti un mucchio di soldi per quel conto che mi avevi aperto lì” dice Narducci a Fabrizio Sala nell’intercettazione.

In un altro passaggio Sala chiede al costruttore di trovare una casa per l’onorevole Mario Balducci. «A me interessa nel senso che intanto gli facciamo un favore, poi vedremo», dice Narducci che si sente rispondere da Sala “Poi dopo, lui c’è”.

Lo scambio di battute prosegue con un eloquente “se ti devo trattare da amico, ti tratto da amico, se ti devo trattare da assessore, ti tratto da assessore” di Narducci, con Sala che asseconda l’interlocutore “certo”, che  prosegue “però poi vorrei anche essere trattato come un amico, ecco”. “beh certo” conclude Sala.

L’ultima intercettazione è, a mio giudizio, la più grave:
Sala: “Vedo che te costruisci case, ma le costruisci solo su terreni edificabili”.
Narducci: “Putroppo ho anche una bonifica da fare, pensa”.
Sala: “E allora sei nelle mie grinfie”.
Narducci: “Quindi mi sa che devo passare da te”.
Sala: “Cazzo, allora sarai tra le mie grinfie, preparati a un carotaggio profondo un chilometro e a uno sbancamento di 50 cm”. I due ridono.
D’altronde è questo il leitmotiv delle bonifiche di questi anni in Brianza: cordialità, scambio di favori, affari fatti assieme da politici e costruttori, trattamento da amici, battute, risate… con un contorno di funzionari dell’Arpa corrotti e terreni da bonificare che non vengono bonificati.

Degli inquinanti che rimangono nei terreni con il rischio di finire nella falda a nessuno importa. O del potenziale rischio alla salute di chi ha comprato quei nuovi appartamenti e si è fidato: del costruttore, della politica, dei controlli dell’amministrazione pubblica che poi si sono rivelati fasulli.
Gente come Fabrizio Sala dovrebbe dimettersi subito e andare a casa per difendere il buon nome e tutelare l’istituzione regionale e invece ce lo ritroviamo a gestire il più importante avvenimento lombardo degli ultimi anni, l’Expo.

Attenzione qui non si tratta di sostituirsi ai giudici, che fino ad oggi non hanno trovato nulla di penalmente rilevante nei comportamenti dell’Assessore; qui la questione è prettamente di opportunità politica, è una questione etica, scusate la parolaccia.

Può un assessore che viene definito “uomo serio” da un criminale come Frigerio, che lo indica ad un altro criminale come interlocutore giusto per intrecciare rapporti con la politica; un assessore che assume in Regione un collaboratore che poi viene  arrestato per corruzione; un assessore che viola le leggi delle campagne elettorali; un assessore il cui nome viene usato da un politico quando va a estorcere denaro ad un imprenditore; un assessore che quando si occupa di bonifiche in provincia di Monza e Brianza scambia favori, ride, scherza e viene trattato da amico da parte di un imprenditore edile condannato per false bonifiche… può questo assessore rimanere al suo posto? Può essere considerato un politico affidabile nella gestione della cosa pubblica?

Eppure fare politica in modo etico si può. E ce lo insegna, tanto per rimanere a Monza, il consigliere comunale Gianmarco Novi del MoVimento 5 Stelle. Novi è un piccolo imprenditore e gestisce un autolavaggio; prima di diventare consigliere aveva vinto una gara per il lavaggio delle auto del comune. Allo scadere del contratto, una volta diventato consigliere comunale, ha rinunciato a partecipare alla nuova gara, così come non ha risposto al sollecito del Consorzio del Parco di Monza che gli chiedeva un’offerta per i servizi della sua ditta. Novi avrebbe potuto aggiudicarsi questi lavori e non ci sarebbe stato nulla di illecito. In un momento di crisi come questo avrebbero fatto molto comodo. Eppure ha rinunciato per senso etico e per opportunità politica.

E’ questo il senso di quanto diceva Paolo Borsellino, quando affermava che un politico non solo deve “essere onesto” ma deve anche “apparire onesto”.

Noi non sappiamo se Fabrizio Sala sia un politico onesto, quello che è certo è che “non appare” onesto e per questo deve andare a casa!
 

Sel Monza raccoglie le firme per abrogare il pareggio di bilancio in Costituzione

Comunicato stampa

Abroghiamo il pareggio di bilancio in Costituzione.
Sel Monza raccoglie le firme per la legge di iniziativa popolare
Sabato 14 marzo, dalle ore  9.00 alle ore 13.00, a Monza, in via Italia di fronte alla Rinascente.

Dall’aprile del 2012 nella Costituzione Italiana è stato inserito il pareggio di bilancio.
Tale vincolo è alla base delle politiche restrittive e di austerità che l’Europa ha imposto negli ultimi anni, ma la scelta di inserirlo addirittura nella Costituzione non era obbligatoria. Da quando l’Europa ha adottato queste politiche, il debito pubblico è passato dal 65 al 95%, la disoccupazione è aumentata del 40%, molti Paesi hanno imboccato la china della deflazione e il Pil – in Italia – è crollato di 11 punti dal 2007 a oggi.
Con il pareggio di bilancio lo stato, le regioni e i comuni non potranno più indebitarsi e promuovere politiche antirecessive. In questo modo il debito continua comunque a salire e la crisi si avvita su se stessa. A farne le spese i fondi che dovrebbero garantire i diritti sociali: le spese per la salute, l’edilizia residenziale pubblica, la formazione professionale, l’assistenza sociale, la previdenza, l’esistenza dignitosa di lavoratori e lavoratrici, etc.
E se lo Stato non può indirizzare risorse al di là delle sue entrate per realizzare opere di sviluppo si apre la porta ai privati: ma i privati intervengono solo laddove l’investimento ha un ritorno.
Per queste ragioni Sel insieme ad altre organizzazioni e rappresentanti della società attiva (tra questi Arci, Sbilanciamoci, Legambiente, Fiom, L’altra Europa per Tsipras, Prc, esponenti del Pd come Fassina e Civati ed altri ancora) partecipa alla raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare di revisione costituzionale per cancellare l’introduzione del principio di ‘pareggio di bilancio’ nella nostra Costituzione, attraverso la modifica di alcuni articoli fra cui l’art.81.
Nella proposta di legge di iniziativa popolare – che a differenza del referendum non è solo abrogativa ma propositiva – si vuole introdurre anche un principio fondamentale che è presente nelle più avanzate e recenti costituzioni, come quelle di alcuni paesi latinoamericani: al vincolo contabile si sostituisce quello della soddisfazione dei bisogni e dei diritti dei cittadini. In questo modo la proposta di legge, pur non potendo influire direttamente sul Fiscal compact, che è un trattato europeo, rafforza gli argomenti per contrastarlo, dal momento che la logica del rientro forzato dal debito nel giro di venti anni comporta necessariamente una diminuzione della spesa sociale, che è proprio quanto la proposta di legge vuole venga vietato costituzionalmente. Il primato delle leggi contabili verrebbe così sostituito dal primato dei diritti.

Info: www.colpareggiociperdi.it

Grillo (M5S): Ora la nostra battaglia é il reddito di cittadinanza

Grillo: «Le piazze non funzionano più I divieti tv? Forse ho sbagliato»
Il leader dei 5 Stelle: pronti al dialogo su Rai e reddito di cittadinanza

di Emanuele Buzzi da il Corriere della sera

Una nuova fase per i Cinque Stelle. Beppe Grillo la racconta partendo dall’incontro con il nuovo inquilino del Quirinale, ma soprattutto parlando di una possibile apertura al dialogo con tutti (Pd compreso) su Rai e reddito di cittadinanza.

Ha appena incontrato il presidente Mattarella. E i suoi primi commenti sono stati molto positivi.
«È difficile valutare un incontro come una seduta psicoanalitica. In questa occasione Mattarella mi è sembrato una persona gentile, sensibile ai temi del Movimento, dalla lotta alla corruzione alla mafia - che ormai è cambiata, è diventata quasi a norma di legge, 2.0 -, al reddito di cittadinanza, su cui sembrava molto d’accordo. Abbiamo speso tempo per far capire al presidente che non sono come mi descrivono, quello che urla, e credo sia rimasto piacevolmente sorpreso».

Pensa sia possibile aprire un dialogo con Mattarella?
«Assolutamente sì. È già un buon inizio. Lui ovviamente deve essere al di sopra delle parti, mi sembra un garante della Costituzione molto preparato, anche se non sta a me giudicare».

Ora la vostra battaglia è il reddito di cittadinanza, in commissione Lavoro al Senato.
«Sì, il reddito di cittadinanza è vedere il mondo del lavoro in un altro modo, è un diritto civile. Ed è anche uno dei nostri due punti cruciali in economia insieme al referendum sull’euro. Si tratta di dare una occasione alla gente».

La vostra proposta costa 15,5 miliardi. In tempi di crisi e di tagli dove pensa possiate trovare le coperture? Chi ne potrà usufruire?
«È destinato a chi perde il lavoro, a chi non lo raggiunge. Sono 780 euro al mese, ma varia a secondo del numero dei componenti familiari. Penso a una coppia con figli, lei casalinga: gli si potrà garantire 1.200-1.300 euro. Nel frattempo chi ne usufruisce segue un percorso con lo Stato. Gli si offrono due-tre lavori, se non li accetta, perde il reddito. Cambierà anche il rapporto con lo Stato, i sindacati, le imprese: un conto è che puoi licenziare con il Jobs act che si abbatte come una scure con alle spalle il reddito di cittadinanza, un altro conto senza. Dobbiamo tenere presente una cosa: in Italia solo il 40% delle persone ha un reddito da lavoro, il 30% sono figli, persone a carico, il 20% vive da reddito indiretto - con le pensioni - e il 10% con i sussidi».

E per le coperture?
«I soldi li troviamo. Spendiamo 45 miliardi per gli armamenti, 20 per la formazione professionale. Poi c’è il gioco d’azzardo e le persone che hanno 2-3 milioni di euro di reddito. Se gli prendi lo 0,5-l’1% a questo scopo non credo siano contrari. Discuteremo anche con la Cei...».

In commissione avrete una audizione. Voi proponete di ritoccare l’otto per mille. Quale crede sarà la posizione della Chiesa?
«Ne discuteremo, ma credo che papa Francesco sarà sulla nostra stessa lunghezza d’onda».

Sul «Corriere» Tito Boeri (Inps) ha parlato di reddito minimo, Libera di Don Ciotti è in sintonia con l’idea, Sel ha presentato una proposta che ha dei punti di contatto con voi, la minoranza pd si è mostrata sensibile all’argomento: pensa che ci possano essere convergenze?
«Sono contento che se ne parli. Io auspico tutte le convergenze del mondo. Bisogna capire che la povertà va affrontata come una malattia, non come un reato. Se ci sono proposte, siamo aperti a qualsiasi discussione. Noi il reddito di cittadinanza vogliamo farlo e vogliamo che sia chiaro che il merito è del M5S».

Siete disposti a trovare una mediazione?
«Assolutamente sì. Per noi il principio è che nessuno deve rimanere indietro, sennò vanno su le destre, i fascisti, le persone che...».

A proposito di destre, a Roma sabato c’è stata la manifestazione della Lega di Matteo Salvini a cui ha partecipato anche CasaPound. Alcuni sondaggi dicono che Salvini possa sottrarre voti al Movimento...
«Sinceramente non so dove Salvini possa arrivare. Decideranno gli elettori. Io non ho niente contro Salvini, se decideranno di seguirlo terranno presente anche che la storia della Lega è diversa dalla nostra. La Lega è stata al governo, è artefice del patto di Dublino e ha investito fondi in Tanzania. La gente è confusa, andiamo sul palco e diciamo tutti la stessa cosa, ma noi abbiamo sempre fatto le cose che abbiamo detto».

Senta, Roberto Fico ha parlato di una riforma Rai, una tv senza l’influenza dei partiti, un’idea condivisa nei principi anche dal governo...
«Sì, se ci atteniamo ai contenuti. Poi ci sono odi interni e invidie, tante nostre proposte sono state bocciate a priori. Se superiamo questo scoglio, come abbiamo sempre fatto sulle cose buone, su Rai e reddito di cittadinanza dialoghiamo con tutti, anche con il Pd. Ma ci deve essere onestà intellettuale».

Si è detto «stanchino», parteciperà alla prossima campagna elettorale per le Regionali?
«Nelle liste per le Regionali abbiamo persone di prim’ordine. Le piazze non funzionano più. Resteremo sotto il palco, staremo a contatto con la gente. Io già faccio gli autogrill, mi sento un attivista come lo ero nel 2005-2006».

Ma andrà in tour?
«Non come prima: ho dei sostituti meravigliosi. Il Movimento non è una cosa che possiamo gestire solo io e Casaleggio, siamo cresciuti, abbiamo altri numeri».

Molti volti del direttorio e non solo sono più spesso in televisione...
«Sono sempre contrario ai talk show, ma ognuno è libero di scegliere il da farsi. Alla tv credo meno perché siamo un Movimento nato in Rete però capisco che ci sia una fetta di elettorato che si informa con i canali tradizionali. Può essere che forse abbia sbagliato io».

Ma davvero crede a una Rai senza partiti?
«La vedo necessaria. Sa cosa mi ha colpito in questi giorni?».

Dica.
«Il fatto che Ei Towers (la società controllata da Mediaset ha lanciato l’opas su Rai Way, ndr ) abbia una struttura congegnata esattamente come Rai Way. Non un caso: è scandaloso, vuol dire che era già tutto preparato».

Tosi è per la secessione. Ma dalla Lega di Salvini

di Davide Vecchi da il Fatto quotidiano

Strano destino quello di Tosi. Il suo peggior nemico è la Lega. Da sempre. E ora è pronto a mollarla: “Non ne posso più”, ha confidato a un fedelissimo. E ieri è volato a Roma a incontrare Angelino Alfano, giusto per capire se un centrodestra vero, non l’ac - cozzaglia fascioteronpopulista salviniana, sia possibile. Si vedrà poi se sarà solo per le regionali. Il sindaco di Verona ha incassato il commissariamento di lunedì con un’alzata di spalle: dalla Lega, di torti, ne ha ricevuti di peggiori. Come nel 2012, quando ottenne la conferma alla guida del Comune col 57%. L’allora grande capo Umberto Bossi, su consiglio di Roberto Calderoli e insistenze di Giancarlo Gobbo, intimò a Tosi di non presentare la sua lista o sarebbe stato escluso dalla Liga. Minacce. Che rimasero tali. Perché lui non solo presentò la lista “Per Verona Tosi sindaco” ma con questa conquistò il 37% dei consensi, tre volte più della Lega ferma al 10%. Dopo appena un mese Tosi diventa anche segretario della Liga. E non erano i tempi del vento padano. Ma quelli dei diamanti di Belsito e delle lauree in Albania del Trota Renzo.

IL CARROCCIO era ai minimi storici, suicidato da cerchi magici veri o presunti, naufragato tra scandali che sembrano infiniti. Non ancora dimenticate le canotte del Senatùr spuntano pure le mutande verdi di Roberto Cota e nel 2014 Tar, Consiglio di Stato e infine la Cassazione annullano le elezioni del 2010 che avevano portato Cota a governare il Piemonte. Così nei mesi che precedono il voto di maggio 2014 per Europee e Regionali, della Lega si parla esclusivamente in relazione a qualche guaio o, al massimo, del balletto attorno ad Arcore inscenato da Roberto Maroni, segretario del Carroccio, candidato alla guida della Lombardia. L’ex ministro, dopo aver garantito in ogni modo che non si sarebbe alleato con Silvio Berlusconi, si ritrova costretto a subire una sorta di commissariamento alle sue liste pur di ottenere il sostegno dell’ex Cavaliere: senza non va da nessuna parte. È il periodo più nero per la Lega Nord. I vertici del partito chiedono a Tosi di presentarsi alle Europee per spirito di servizio. Lui lo fa. E, anche sta volta, fa il pieno di preferenze: è il secondo più votato in Veneto con 83 mila voti, superato solamente da Alessandra Moretti con 130 mila preferenze. Ma lady like arriva dal Parlamento, “benedetta” da Matteo Renzi, premier da appena due mesi e all’apice del consenso dopo la distribuzione degli 80 euro e la campagna elettorale condotta in prima persona per le Europee che ancora oggi sono il refrain preferito dei renziani: “Abbiamo preso il 40,8%”.

TOSI è l’uomo d’oro della Lega. Lo sa Maroni e lo sapeva pure Salvini tanto che nell’ottobre 2013 fu con loro, all’epoca segretario federale l’uno e lombardo l’altro, che stilò il piano per scalare il centrodestra con la fondazione Ricostruiamo l’Italia: obiettivo era trasformare Tosi in premier. La fondazione che lunedì proprio Salvini ha messo al bando votandone l’incompatibi - lità con la Lega. In quel 2013 Giorgia Meloni tubava via Twitter: “Caro Flavio, ci vediamo ad Atreju per aprire una nuova stagione politica e del centrodestra”. E insieme proposero le primarie per individuare un leader post Berlusconi. Poi è successo che il Matteo padano ha scoperto la tv. E nel talent show che è diventata la politica è stato “nominato” nei sondaggi, sempre più uguali al televoto; la Meloni ha ricambiato leader di riferimento e lui, Salvini, a un partito ormai privo di fondi ha tolto anche l’identità storica: basta secessione e Padania, i “terroni” diventano amici elettori e la destra di Casa- Pound una preziosa alleata. Pensare che appena due anni fa Bossi accusò Tosi di aver “riempito di fascisti la Lega”. Cose che capitano nel Carroccio. Ora però il sindaco non ne può più. L’ha confidato ai collaboratori più fidati e domani sera lo dirà ai suoi veneti, quelli della Liga, con cui deciderà come reagire alla “sfi - da lanciata da Salvini”.

PERCHÉ il problema è Matteo, non la candidatura di Luca Zaia alle Regionali. Questa non è mai stata in discussione. Lo scontro interno è nato perché Salvini non ha rispettato i patti, ha deciso di voler fare lui il candidato premier e invece di parlarne col partito ha messo in mezzo Zaia. In sintesi, come dicono i suoi nuovi amici romani, l’ha buttata in caciara. “Per questo Tosi è deluso e amareggiato”, confida uno dei suoi uomini più vicini. “Potevano parlarne, confrontarsi e invece hanno provato a fregarlo: due nutrie che si sentono volpi ma solo nutrie sono”. E ora “sta valutando bene cosa fare, andarsene, candidarsi, insomma sta riflettendo” e “gli spiace che le conseguenze le pagherà Zaia ma son problemi di Zaia”. Già, per Tosi il problema è un altro, sempre il solito: la Lega.

d.vecchi@ilfattoquotidiano.it

Il fronte fascioleghista avanza ma è già vecchio

di Fabrizio D'Esposito da il Fatto quotidiano

Non c’è nulla di più stantìo del sabato fascista di piazza del Popolo, quello santificato dal mussalvinismo (Mussolini più Salvini) neroverde. Di stantìo e contraddittorio. Il presunto lepenismo all’italiana, in nome del nuovo collante dell’antirenzismo, fa sposare la secessione o il federalismo con il nazionalismo autarchico del tragico Ventennio. Un ossimoro populista e xenofobo. Premesso che i dodicimila di piazza del Popolo non sono un fenomeno nemmeno dal punto di vista dei numeri, è la stessa Lega dell’altro “Matteo” il primo partito a essere vecchio. La faccia del quarantenne Salvini (peraltro in politica già dal 1993) è il feticcio del Carroccio poltronista sopravvissuto alla stagione del cerchio magico di bossiana memoria. Il governatore lombardo Roberto Maroni e l’ex ministro Roberto Calderoli, bene in vista sul palco dell’ultimo sabato di febbraio, e poi il sempre silenzioso Giancarlo Giorgetti, ex delfino del Senatùr oggi riciclatosi come consigliere filo berlusconiano di “Matteo”.

UNO DEI CASI più emblematici di questo vecchio che avanza è rappresentato da Alberto Arrighi. Ex Fronte della Gioventù, ex missino, poi parlamentare di An, anche con responsabilità importanti di partito, infine nella Destra di Francesco Storace. Ecco, Arrighi è rispuntato sabato accanto a Simone Di Stefano, quando il vicecapo mussoliniano di Casa Pound ha preso la parola sul palco blu, modello Marine Le Pen. Di Stefano comiziava e Arrighi con altri tre camerati reggeva il vessillo blu con tre spighe di grano del movimento “Sovranità”. Un dettaglio rivelatore: Casa Pound nel momento del suo sdoganamento ufficiale ha optato per una bandiera meno fascista e più recente della propria, quella con la tartaruga. In ogni caso resta un mistero l’at - trazione salviniana per i fascisti del Terzo Millennio di Casa Pound guidati da Gianluca Iannone. I loro numeri alle elezioni sono irrisori: 26mila voti alle ultime Regionali del Lazio, poco più di 47mila alle politiche (Camera) del 2013. Sono cifre da “ghetto”, tipiche di quella microdestra estremista che si è sempre contata sui decimali e non ha mai raggiunto, per la sua irrilevanza, palcoscenici di livello. Non a caso, lo stesso Di Stefano si è scusato coi suoi camerati, successivamente, per non aver citato i Marò. Colpa, ha scritto su Twitter , dell’emo - zione. Appunto.

DALLA MICRODESTRA mussoliniana a quella postmissina, disintegrata dall’esplosione e dalla fine di An. Un’altra sigla che ha fatto da “apri-concerto” all’intervento conclusivo di Salvini è quella dei Fratelli d’Italia, partitino che detiene la maggioranza nella fondazione di An (quella che amministra soldi e immobili). Anche qui nulla di nuovo sotto il sole delle Alpi e degli Appennini: Giorgia Meloni, che ha abdicato obtorto collo al ruolo di Marine Le Pen italiana (i numeri sono numeri: meno del 4 per cento alle Europee del 2014), seguita da altri ex missini, ex an, ex pdl. Come Ignazio La Russa, Fabio Rampelli, Massimo Corsaro. Non solo, la Meloni è salita sul palco in compagnia di Isabella Rauti, figlia di Pino, che con il marito Gianni Alemanno ha fondato un cantiere per riunire la diaspora della destra postfascista. In campo anche Barbara Saltamartini, ex Ncd. Mancava solo Storace, comunque attento sia ai movimenti di Salvini, sia a quelli del forzista ribelle Fitto. A proposito dell’ex governatore del Lazio: nel marzo di tre anni fa portò in piazza a Roma ventimila persone reali a manifestare contro Monti. Almeno ottomila in più di sabato scorso. Fra tante facce note e riciclate l’unica effettivamente nuova è stata quella di Armando Siri, che ha fondato il Pin, Partito Italia Nuova, ed è il teorico della flat tax al 15 per cento, cavallo di battaglia salviniano. L’unico liberale, forse, in questa compagnia dell’anello mussalviniano.

Lecco - Il guru di Obama per la campagna del sindaco. Il Pd paga il rimborso spese

di Paolo Marelli da il Corriere delal sera

LECCO Primo giorno di lavoro (gratis) con 50 volontari. E presentazione ufficiale a Lecco per Mike Moffo, 34 anni. Il guru della comunicazione politica e stratega organizzativo, che ha fatto vincere due volte il presidente americano Barack Obama, lavorerà per la campagna elettorale di Virginio Brivio, 53 anni, renziano doc, sindaco uscente e candidato del centrosinistra alle elezioni amministrative di maggio. «Sarò il primo volontario che s’impegnerà per il successo di Brivio», ha detto Moffo nell’incontro nella sede della Confcommercio di Lecco, con il sindaco in corsa per il bis e con Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd. Perché se Moffo non intascherà un euro per la consulenza offerta a Brivio, sarà il Partito Democratico, su input del premier Matteo Renzi, a pagare le spese di viaggio per venire a Lecco: infatti lo stratega italoamericano, con origini molisane (anche se parla solo inglese), ha casa e lavoro a Edimburgo (Scozia).

Ma, partendo da questa piccola esperienza, vuole preparare il terreno per test più impegnativi, da quello di Milano (se Giuliano Pisapia correrà nel 2016) alle future sfide di Renzi. Moffo verrà a Lecco tre, forse quattro volte nei prossimi due mesi. «Divideremo la città come se fosse una torta — ha spiegato — e a ogni volontario toccherà una fetta. Incontrerà gli elettori a casa, al bar, nei quartieri: sarà un porta a porta pianificato, un passaparola scientifico nei tempi e nei modi. E ancora: il volontario illustrerà il programma di Brivio, ma soprattutto ascolterà osservazioni e domande dei cittadini. Così come si terrà collegato con loro graz ie ai social network». Organizzazione, metodo e capillarità: ecco gli ingredienti con cui Moffo vuole conquistare la fiducia dei 30 mila lecchesi (su 48 mila abitanti) che andranno alle urne. «Non sono qui né per un esperimento, né per esportare uno stile americano — ha concluso —. Ogni campagna elettorale ha le sue caratteristiche che cambiano da città a città. E Lecco avrà la sua».

Lombardia - Nasce Sovranità, la casa dei «salvinisti» di destra

di Giannino della Frattina da il Giornale

Tre spighe di grano color giallo oro a spuntare dal fascione con il nome del nuovo movimento («Sovranità ») e il motto che riassume il programma («Prima gli italiani»). Lo sfondo è l’azzurro intenso.Niente verde della Lega e nemmeno il nero o il rosso che sono i colori classici della destra radicale, anche se proprio lì affondano le radici dell’ultimo nato nella geografia politica di una destra fatta ribollire dall’avanzata di Matteo Salvini. Prima uscita ufficiale di Sovranità ieri al Cam «Garibaldi» con ospite d’onore Vittorio Feltri, non a caso il candidato votato proprio da Lega e Fratelli d’Italia all’ultima elezione del presidente della Repubblica.

«Riprendiamoci la nostra nazione » è il tema del dibattito già pronto per diventare slogan. Tra le anime dell’operazione Sovranità nata per traghettare nel grande ventre della balena verde leghista il mondo della destra c’è Alberto Arrighi, l’ex deputato di Alleanza nazionale che nel 1985 era stato segretario del Fronte della gioventù a Lecco. Poi l’addio, la fondazione del movimento Patriae - Fronte dei popoli europei presentato dallo stesso segretario federale della Lega Salvini alla Camera dei deputati e ora il nuovo approdo.

Ad avvicinare Arrighi a Salvini «la sua evoluzione sui temi del sovranismo e dell’anti-mondialismo a cui ha influito l’incontro col pensiero ribelle di de Benoist, Buttafuoco, Massimo Fini. E al parlamento europeo il suo dialogo col Front national di Marine Le Pen e i legami con la Russia».

Di questi giorni l’arrivo di Roberta Capotosti dopo l’addio a Fratelli d’Italia di cui era stata consigliere in Provincia e oggi in Zona 2. A seguirla Carlo Sorrentino con cui nel parlamentino ha costituito il gruppo Sovranità («Il primo in Italia, ma presto ce ne saranno molti altri»).

Facendo così sparire il gruppo Fdi nonostante l’arrivo dopo l’addio alla Lega di Maurizio Mucciarelli, il candidato presidente del centrodestra che per ora però si accasa nel Gruppo Misto.
A completare il puzzle, la presenza sul palco dell’onorevole Marco Rondini, il primo dei non eletti alle politiche 2013, ma ripescato proprio da Salvini con la sua scelta del seggio da europarlamentare. Tra i moderatori il saggista e direttore di Destra.it Marco Valle, nome noto nella storia della destra non solo milanese, perché fu il carismatico segretario rautiano che arrivato dalla frontiera di Trieste seppe traghettare il Fronte della gioventù e l’Msi fuori dagli Anni di piombo.

Nessuna voglia di essere schiacciati in schemi tradizionali. «Vogliamo creare qualcosa di nuovo - spiega la Capotosti - Ma non c’è dubbio che Sovranità sarà un grande contenitore in cui si potranno riconoscere più soggetti e associazioni, ma tutti animati dai valori della destra identitaria».

La richiesta è di «sovranità monetaria, energetica, militare, territoriale e politica per l’Italia». Tra chi ha già aderito anche Casa Pound che proprio a Milano, soprattutto grazie a Marco Clemente, comincia ad avere un seguito notevole.

Caustico sullo sfondamento a destra di Salvini il commento di una firma di prestigio nella galassia della destra come Gabriele Adinolfi: «Così come si è posto (insieme con alleanzini vari e destri in uscita) le sue uova del drago dietro la Linea Gotica assomigliano troppo a un cimitero d’elefanti ».
Battesimo di Sovranità sarà la marcia su Roma (con tanto di pulmann a disposizione dei militanti) per partecipare al «No-Renzi day» organizzato da Salvini per sabato 28 febbraio in piazza del Popolo.

Lombardia - Ncd minaccia l’addio alla giunta regionale la maggioranza a pezzi

di Andrea Montanari da la Repubblica

LEGA e Ncd sempre più ai ferri corti in Regione. Il partito di Alfano infatti non ha gradito le parole del segretario federale del Carroccio Matteo Salvini che su Repubblica ha sostenuto, tra l’altro, «che entro quale mese l’Ncd non ci sarà più». Gli assessori alfaniani ora minacciano di uscire dalla giunta guidata da Roberto Maroni se non ci sarà un chiarimento. «C’è forte preoccupazione dentro il nostro gruppo dopo le dichiarazioni di Salvini — commenta il capogruppo Ncd in Regione Luca Del Gobbo — Per questo ho convocato una riunione urgente del gruppo per decidere quale posizione prenderemo. Quello che è certo è che finora ci siamo dimostrati fedeli alleati di Maroni e per questo chiediamo rispetto. Inoltre, ricordiamo a Salvini che in vista anche delle elezioni comunali del 2016 il centrodestra per vincere ha bisogno di un candidato che unisca, non che divida».

Il ciellino Stefano Carugo, presidente della commissione Affari costituzionali, che ieri ha approvato il referendum per chiedere maggiore autonomia per la Lombardia con i soli voti della maggioranza e l’astensione del Movimento Cinque stelle, va oltre. «Siamo stufi di mettere i cerotti, serve una cura radicale. Non siamo attaccati alle poltrone e in questi mesi abbiamo digerito anche le proposte della Lega che non condividevamo. Dalla riapertura delle case chiuse, allo stop alle nuove moschee, dalla regione padana alpina al referendum sull’autonomia. Questi continui attacchi contro l’Ncd devono finire. Per molto meno in passato la Lega dei Davide Boni, dei Renzo Bossi e degli Stefano Galli che tutti ricordiamo avrebbe aperto la crisi all’epoca della giunta Formigoni. Sul referendum abbiamo dato il nostro sì in commissione. Ma quando arriverà in aula martedì 17 vedremo, solo dopo una valutazione politica».

Per il via libera definitivo del referendum, infatti, serve il voto dei due terzi del Consiglio regionale. Impossibile senza il sì dell’Ncd. Inoltre, se da ora in poi dovessero venir meno i voti dei nove consiglieri regionali alfaniani, il centrodestra non avrebbe più la maggioranza dell’aula del Pirellone. L’atmosfera nella maggioranza di centrodestra è quindi molto pesante. Il capogruppo della Lega in Regione Massimiliano Romeo cerca di gettare acqua sul fuoco. Nel corso di una riunione dei consiglieri regionali del Carroccio alla quale erano presenti ieri sia Salvini che Maroni ha auspicato rivolto all’Ncd che «la politica nazionale non influisca sull’azione di governo di Regione Lombardia ». I leghisti presenti giurano che nel corso del vertice non si è parlato dei rapporti con il partito di Alfano, ma era evidente che Maroni non sembrava per nulla contento di ciò che era accaduto. Al termine, sia il governatore che Salvini hanno negato qualsiasi problema. «Chi rispetta i patti è benvenuto — ha tagliato corto il leader del Carroccio — Abbiamo parlato di noi, della Regione, di ospedali, treni, stalle e ticket: non ci siamo occupati degli alleati, né di Ncd e né di Forza Italia ». Se il sindaco Giuliano Pisapia definisce ironicamente «un bel sogno» la candidatura di Salvini a sindaco, l’azzurra Mariastella Gelmini replica: «Spesso chi viene per suonare finisce suonato».

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