corruzione/mafia

Seregno - Sandro De Riccardis a La casa della sinistra

16/03/2017 / h. 21:00 - 22:00
Via Leonardo da Vinci, 30, Seregno

Giovedì 16 marzo alle ore 21.00, Sandro De Riccardis presenta il suo libro La mafia siamo noi alla Casa della Sinistra di Seregno.

La mafia siamo noi è un viaggio da nord a sud negli equivoci della lotta alla mafia, attraverso le occasioni perse dallo Stato e dalla società civile. Ma è anche il racconto delle storie di chi lotta in prima persona nel luogo in cui vive, partendo dai problemi di cui nessuno si occupa, dalle ingiustizie che altri fanno finta di non vedere. Pagando, a volte, con la vita.

La mafia siamo noi quando non ci chiediamo “Io che cosa posso fare?” nel luogo in cui siamo, nel tempo che viviamo, nel degrado delle nostre città, nel nostro quartiere, nel cortile del nostro condominio.

Siamo noi quando con i nostri like su Facebook ci sentiamo dalla parte dei giusti, in una battaglia che non stiamo combattendo. Siamo noi davanti alla tv, spettatori inermi davanti a fiction cariche di retorica. Siamo noi, inconsapevoli strumenti di riciclaggio quando pranziamo nei ristoranti, balliamo nei locali, facciamo shopping nei negozi acquistati dai colletti bianchi dei clan. Siamo noi che non capiamo che il crimine non è una categoria astratta. È l’imprenditore che accetta il denaro sporco e lo rimette nell’economia sana. È il funzionario comunale che chiude un occhio e firma atti che non dovrebbe firmare. È lo studente che acquista pochi grammi di marijuana per una serata con gli amici. È la signora che chiama il potente del quartiere per riavere l’auto appena rubata. È il prete che non guarda fuori dalla chiesa.

Le storie che racconta questo libro dicono che l’impegno condiviso di cittadini che credono in un progetto di riscatto è più forte della paura e dell’intimidazione. È più autentico degli slogan nei cortei, dietro gli striscioni con i volti degli eroi antimafia. Morti per aver combattuto nella loro realtà, nel loro tempo, le loro battaglie.
 

Monza - L'ingombrante presenza della moglie del boss nel bar della Provincia

14 febbraio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

Anna Saladino, moglie di Pio Candeloro boss della 'ndrangheta, arrestato a Seregno nel giugno 2010 (Ordinanza Infinito) e condannato in via definitiva ad una pena di 20 anni, dal marzo 2015 lavora a Monza in via Grigna, sede della Provincia di Monza e Brianza.
Sta dietro al banco del bar, si occupa della ristorazione, batte scontrini ed incassa. E' stata assunta dalla Cooperativa sociale MAR Multiservizi che ha sede operativa a Gallarate ed è amministrata da Paola Oliva Lonelli.


Direttore operativo e responsabile degli inserimenti del personale della MAR Multiservizi, il napoletano Quintino Magarò, consigliere comunale a Gallarate della DC a metà anni 80, nel 2001 torna in consiglio comunale con il CDC-CDU, nel 2006 con l’Udc e nel 2011 con la lista di destra “Mucci Orgoglio Gallaratese”, quando ottiene il record di preferenze (385).

Nella veste di direttore generale della Cooperativa Primavera, Quintino Magarò riesce a far aggiudicare la gara d'appalto del comune di Gallarate da 1,3 milioni “per attività integrative scolastiche per gli anni 2010-2012” alla sua cooperativa che non ha né i necessari requisiti tecnici né quelli finanziari. L'esposto della esclusa Cooperativa Eurotrend accende i fari su Magarò che viene condannato con rito abbreviato per associazione a delinquere e truffa allo Stato a 3 anni di carcere. La pena viene confermata in secondo grado.
Dal 2009 al 2012 truccando con un software i cedolini di 1750 soci e lavoratori occasionali la Cooperativa Primavera ha sottratto ai lavoratori 500 mila euro di contributi INPS, evaso 1,4 milioni di Irpef ed altri 1,5 milioni di evasione contributiva. La Guardia di finanza ha posto sotto sequestro 18 immobili e quote societarie per il valore di 3 milioni.
Le vicende giudiziarie convincono, nel dicembre 2015, Quintino Magarò a rassegnare le dimissioni dal consiglio comunale di Gallarate, dopo tre anni di sospensione.

A marzo 2015, MAR Multiservizi firma il contratto quinquennale con la Provincia di Monza e Brianza, lo scorso settembre Magarò era a Mantova a brindare per l'appalto triennale del bar-bouvette del Tribunale.
La Cooperativa si è anche aggiudicata la gestione del bar della Sogemi all'Ortomercato di Milano (in passato pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta), e ancora il bar del Comando Carabinieri di Brescia, dell'IRIS Versari di Cesano Maderno, un bar a Monza ed un altro a Milano.
Qualcuno comincia, giustamente, a preoccuparsi. La presenza di Anna Saladino che trova lavoro in Provincia, assunta da un condannato per associazione a delinquere e truffa allo Stato, desta preoccupazione e origina l’esposto che finisce in Procura.

Il curriculum della donna vanta quattro anni in società con la zia, Sebastiana Saladino, nella gestione del Tricky Bar di Seregno di proprietà del comune di Seregno, gestione ceduta in fretta e furia quando il marito Pio Candeloro, Tony per gli amici, venne arrestato.

Nel luglio del 2010, mentre a Seregno in giunta ci sono pareri discordanti sulla proposta per la “concessione del patrocinio con l'utilizzo del logo e altri interventi alla società Tricky Bar per l'iniziativa Calabresella mia”, nonostante il bar abbia maturato sei mesi di affitto non pagato al comune - che verranno poi rateizzati e saldati dalle tre gestioni che si succederanno -, arriva la notizia dell’arresto di Pio Candeloro a chiudere la questione e ad evitare un maggiore imbarazzo dopo che il comune aveva già concesso al bar il patrocinio per una serata di preselezione di Miss Italia.

Forse per questo la lettera del dicembre 2010 inviata al comune, proprietario dei muri, da Sebastiana Saladino per comunicare l’avvenuta cessione della gestione a terzi del bar di piazza Liberazione, si chiude con la frase emblematica: “Sicuri d'avervi fatto cosa gradita”.

L’esposto sulla presenza della Saladino nel bar della Provincia e la successiva indagine che è stata aperta, arrivano in un momento in cui le istituzioni manifestano una maggior attenzione in Brianza sulle licenze commerciali e sul pericolo che queste finiscano in mano e personaggi legati alla criminalità organizzata.
In particolare c’è da ricordare le misure prese dalla Prefettura di Monza nei confronti di alcuni bar di Seregno ( Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti) e della Dylangroup di Cesano Maderno (vedi Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli).

La presidente della cooperativa Mar Multiservizi, Paola Leonelli, ha dichiarato alla stampa che “nulla sapeva che la signora Saladino, in possesso dell’invalidità, fosse coniugata con il Sig. Candeloro, condannato per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso” e ha aggiunto che la Saladino è stata assunta all’interno delle quota riservata alle persone svantaggiate che la legge prescrive per le cooperative sociali: un terzo dei dipendenti.

La famiglia di Pio Candeloro e Anna Saldino è ben integrata nella realtà sociale brianzola, con amicizie un tempo importanti che non sono venute a mancare anche in tempi recenti, come quella con Massimo Ponzoni, l’ex assessore regionale per anni uomo di punta di Forza Italia in Brianza, condannato per bancarotta.
Mai rinviato a giudizio, ma più che sfiorato dal sospetto di una vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti, Ponzoni venne definito dal Gip Gennari “capitale sociale della ‘ndrangheta”, in un capitolo dell’ordinanza che il magistrato dedicò ad alcuni politici e che inizia così: “È chiaro che, se l’obiettivo dei nostri (gli ‘ndranghetisti - ndr) è quello di mettere le mani su appalti pubblici, avere ottimi rapporti con esponenti politici rappresenta un capitale aggiunto di notevole valore e considerevole interesse”. La sorella di Massimo, Laura Ponzoni, è stata arrestata nel febbraio del 2016, insieme al marito, il costruttore Argentino Cocozza, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga che ha visto coinvolto anche Carmelo Pio, nipote di Candeloro.

Naturalmente ci sono anche le amicizie delle coppia Candeloro Pio- Anna Saladino con personaggi del mondo della ‘ndrangheta, come Arturo Sgrò medico chirurgo al Niguarda di Milano, arrestato nel gennaio dell’anno scorso e vicino alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, clan di appartenza dello stesso Pio Candeloro, e Paolo De Luca, il “boss invisibile”, arrestato a novembre dell’anno scorso e vicino agli Stagno, collegati ai clan Galati e Mancuso di Vibo Valentia così coma la famiglia Cristello, un tempo potenti e ricchi esponenti della ‘ndrangheta a Seregno, grazie alla gestione privilegiata del canale di traffico della droga, adesso fortemente in declino dopo i tanti arresti e l’uccisione nel 2008, in una faida interna al clan Cristello-Stagno, di Rocco Cristello.

La famiglia Pio-Saladino si intreccia poi con altre famiglie, quella di Tripodi che gestisce l’omonimo bar-panetteria chiuso per ordine della Prefettura nel gennaio dell’anno scorso (Antonino Tripodi ha sposato la nipote di Pio Candeloro), e la famiglia Conti, di origine siciliana, proprietaria di vari locali pubblici, le pizzerie Aldo e Aldo2 e il bar Mosquito a Barlassina, la birreria The Stone a Seveso, le pizzerie Aldo3 e Aldo4, rispettivamente a Meda e a Seregno, tutti locali che vennero posti sotto sequestro cautelativo quando nell’ottobre 2015, nell’ambito dell’Operazione July, venne sgominata un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al cui vertice c'era Aldo Conti, personaggio dal noto passato criminale. In quella indagine sono emersi collegamenti, oltre che con un’organizzazione criminale albanese, anche con esponenti della ‘ndrangheta.

ps: nella foto Pio Candeloro e Anna Saladino al Tricky Bar di Seregno poco prima degli arresti del luglio 2010.

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Seregno - Mafia e stragismo. Proiezione film "Rapido 904. La strage di Natale"

A 6 mesi esatti dalla partecipatissima fiaccolata+film per dire NO alle mafie, mantenendo la promessa fattaci con comitati, associazioni promotrici e singole/i cittadine/i di non mollare l'attenzione e dare continuità ad iniziative sul tema, il collettivo AG!TAmente e Libera Monza e Brianza organizzano una serata di informazione e divulgazione.
Sarà proiettato il film documentario "Rapido 904. La strage di Natale" di Martino Lombezzivincitore del premio "Filmare la storia 2016"; finalistaall'"Ariano Irpino Film Festival 2016" sezione documentari; in concorso a "Documentaria Noto 2016".
Sarà presente il regista che, a fine proiezione, chiacchiererà con Monia Colaci (attivista anti-mafia) e il pubblico.

Il film (prodotto da Zona - www.zona.org) va alla ricerca delle tracce che l’attentato del 23 dicembre 1984 al treno Napoli-Milano ha lasciato nei corpi e nella memoria dei sopravvissuti: alcuni di loro, dopo trent’anni di silenzio, parlano oggi per la prima volta. Parlano anche alcuni dei soccorritori: ferrovieri, medici, vigili del fuoco, poliziotti che per primi entrarono nella galleria della strage, ignari dello scenario di morte e distruzione che si sarebbero trovati di fronte. Con questa parte di memorie personali, che forma il corpo del film, si intreccia la cronaca del processo di Firenze (conclusosi nell'aprile 2015) a Totò Riina, accusato di essere il mandante della strage. Spezzoni d’epoca, tratti dagli archivi della Fondazione FS e dalle Teche RAI, ci riportano ai momenti immediatamente successivi all’attentato. Queste immagini dialogano con altre, contemporanee, dei luoghi dove si è consumata la strage. Il percorso emotivo del film nasce dal confronto fra questi materiali e le memorie dei testimoni.

Nello sviluppo si tirano le fila, ma non vengono tratte conclusioni che sono lasciate agli spettatori. L'obiettivo della serata sarà proprio questo: interrogarci sulla storia, su QUELLA storia, capire perché - E SE (noi crediamo di sì) - ha senso parlarne ancora oggi.
L'occasione di riflessione è di quelle da non perdere: il documentario fa luce su una strage pervicacemente "dimenticata" e sarà senz'altro interessante chiederci quali siano gli elementi di discontinuità e continuità con la criminalità organizzata che permea oggi la nostra società.
La proiezione sarà alle ore 21.00 di mercoledì 23 novembre 2016 al cinema Roma di Seregno.

Muggiò - Pena scontata, Saverio Lo Mastro torna libero. “Da buon calabrese sono stato zitto”

13/11/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Per un decennio Saverio Lo Mastro, calabrese di Vibo Valentia, è stato protagonista della cronaca giudiziaria brianzola. Il 26 ottobre è tornato libero. “Da buon calabrese mi sono fatto la galera e sono stato zitto– dice a Infonodo - Ho pagato il mio debito con la giustizia e ricomincio a vivere. Non resterò in Italia, mi trasferirò in Germania”. Il figlio ha chiesto di dare notizia del fine pena del padre. “Purtroppo solo noi familiari sappiamo cosa abbiamo attraversato in questi lunghi anni. Sarebbe bello se oggi mio padre potesse riacquistare la stima e la fiducia della gente, anche se chi lo ha conosciuto veramente non ha mai perso fiducia in lui”.
Socio di Rocco Cristello – ucciso nel marzo 2008 a Verano Brianza -, frequentatore del Giardino degli Ulivi a Carate, luogo dove la “locale” 'ndranghetista teneva i summit e dove furono rinvenute armi, a maggio 2006 era diventato amministratore della Tornado Gest che ha realizzato a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto il multiplex a 15 schermi con spazi commerciali affittati ai cinesi. La società é stata dichiarata fallita con un passivo di 53 milioni di euro e nessuno si è comperato l'immobile il cui valore da 30 milioni è sceso fino a 3,2. Lo “scatolone”, da anni in abbandono, depredato degli arredi e circondato da montagne di rifiuti, è un simbolo del degrado della Brianza selvaggiamente cementificata.

La giustizia aveva condannato Saverio Lo Mastro ad una pena di 12 anni e 8 mesi. Accusato di due bancarotte: quella della Lo Mastro Costruzioni, 4 anni e di Tornado Gest, 4 anni patteggiati; porto abusivo d'arma, estorsione e incendio doloso (Operazione Infinity): 2 anni e 6 mesi; truffa ai danni di società telefoniche: 1 anno e 9 mesi.
Ha avuto uno sconto di pena: 2 anni grazie all'articolo 81 del codice penale per la continuità delle bancarotte ed altri 5 mesi gli sono stati tolti. Durante il processo é caduta l'accusa di incendio doloso alla Beton Team di Nova Milanese, scagionato in aula dalla titolare Giovanna Laggia. E' stato invece assolto dall'accusa di riciclaggio per Tornado Gest.

Tradotto nel carcere di Monza il 23 aprile 2009 su mandato del Gip Giovanni Gerosa, assieme ad Aldina Stagnati, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano, a capodanno 2012, mentre si trovava ai domiciliari a Vibo Valentia, su ordinanza del Tribunale di Monza, torna in carcere con l'accusa di estorsione, truffa alla società telefonica Telecom e bancarotta. Deve scontare 5 anni e 6 mesi. Dalla casa circondariale di Vibo Valentia lo trasferiscono a Giarre e poi a Catania dove resta 2 anni. Quindi a Monza dal 2013, viene riarrestato nel 2015 per una lettera datata 13 agosto 2008 della società Hipponion con firma aprocrifa dell'amministratore Antonio Bartone fatta pervenire ai curatori di Tornado Gest assieme ad una cambiale da 10milioni con tre girate – entrambe di Saverio Lo Mastro - da Hipponion a Sef a Tornado Gest su cui erano state applicate marche da bollo da euro 15,49 false e un timbro postale (di Muggiò) falso.

I bolli li avevamo acquistati in una tabaccheria di Seregno. Con me c'era Giovanni Stagnati (genero di Zaccaria – ndr) – si giustifica – le cambiali sono state tutte compilate nell'ufficio di Felice Vittorio Zaccaria in via Sondrio a Muggiò”.

Quando con ritardo rispetto alla data fissata per l'ammissione al credito ricevemmo la lettera della Hipponion e fotocopia della cambiale da 10 milioni, accertato che non era stata assolta l'imposta, informammo subito la Procura che attraverso la Polizia scientifica stabilì che i bolli erano falsi”, dichiarò in udienza Emanuele Gentili, uno dei curatori di Tornado Gest.

Il funzionario della Polizia scientifica confermò che i bolli e uno dei timbri d'annullo (ufficio postale di Muggiò) erano falsi. Regolare invece il timbro dell'ufficio postale di Nova Milanese.
Su tutte le vicende che mi hanno visto coinvolto ci ho messo una pietra sopra – dice Lo Mastro -. Ho fatto il carcere e da calabrese sono stato zitto. In merito alla vicenda del Magic Movie dico solo che Zaccaria mi ha ceduto una società piena di debiti: 37 milioni per l'esattezza. E la cessione è avvenuta con un documento che non aveva valore in quanto non portava né data né luogo. Mi ha venduto fuffa...”.
Chiediamo a Lo Mastro di fare un passo indietro e ricordare i suoi contatti con Zaccaria. “Sono geometra, lavoravo con la ICI di Marco Impari, fu lui a presentarmi Stefano Firmano ed è così che iniziai a lavorare al Magic Movie e al condominio Delle Grazie che dovevano essere completati dal momento che Zaccaria aveva estromesso la società Coel. Sono stato io a periziare gli appartamenti del complesso Delle Grazie per ottenere il prestito da Mediocredito e completare così i lavori del Magic Movie”.

Ci racconta del suo rapporto con Rocco Cristello?
Aveva affittato lo spazio per l'apertura di un bar dentro il Magic Movie. Rocco conosceva Zaccaria e gli faceva da autista....”.

Lei però con Cristello dette vita alla Valedil, inserendo come socio anche il figlio di Zaccaria, Andrea Simone e sempre con Cristello e Firmano rilevò la società Residence Pusiano...Zaccaria in aula, su richiesta del presidente Giuseppe Airò, rese questa dichiarazione: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto furti, intimidazioni e schiaffi. Quando mio figlio Simone ricevette un sms con queste parole: 'Stai attento a tua figlia' mi ha detto, diamogli tutto altrimenti ci ammazzano. E' per questo che gli abbiamo ceduto per niente Tornado Gest”.

Non commento quanto detto da Zaccaria. In quanto a Tornado Gest ribadisco: Zaccaria ci ha venduto fuffa. Con Cristello eravamo amici, abbiamo dato vita alla squadra di calcio dilettanti che ha vinto un torneo serale nel comasco. La Residence Pusiano era di Stefano Firmano (condannato con patteggiamento a 3 anni per il fallimento di Tornado Gest - ndr), ci cedette delle quote ma è sempre stata inattiva”.

Dicembre 2008 aveva promesso: “Se fallisco, io Saverio Lo Mastro, giuro che trascinerò con me tutti quanti. Farò un tornado”.
Peccato che dopo aver patteggiato la pena di 4 anni ha sempre tenuto la bocca chiusa. Da buon calabrese.

Come Felice Vittorio Zaccaria, Stefano Firmano, Rocco Cristello: raggiunto da 20 proiettili calibro 9.
Cristello era ai domiciliari. Sarebbe presto tornato libero.
Poche ore dopo l'uccisione dell'amico e socio Saverio Lo Mastro, era in banca. Lo chiamammo al cellulare.
Disse di non sapere dell'agguato e ipotizzò: “I killer hanno sbagliato persona. Rocco non era persona che poteva fare cattiverie o un torto da meritarsi una morte così. Io non ho paura. Nelle nostre società non c'é stato nulla d'illecito. Io e Rocco non abbiamo fatto cose illecite. Tenevamo e teniamo famiglia”.

Le aziende di Malaspina cedute a una società di cartolizzazione. Deserta l'asta per il Villasanta Village

18/10/2016

di Pier Attilio Trivulzio

L'ingombrante edificio di nove piani, alto 29 metri, che da otto anni toglie la visuale delle Alpi agli abitanti delle vie Fieramosca e Leonardo da Vinci rischia di diventare un'altra cattedrale nel deserto come, da un decennio, lo “scatolone” del Magic Movie, multiplex a 15 schermi costruito dentro il parco Grugnorto. Nessuna offerta è, infatti, pervenuta al curatore fallimentare Marco Cordaro per l'immobile e le aree della società Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Andata deserta la prima gara del 27 settembre, il giudice del Tribunale di Monza, Giovanni Battista Nardecchia, ha fissato la seconda gara per per il 6 dicembre alle ore 12.
La base d’asta scende da 6 a 5,5 milioni di euro con rilancio minimo di 50mila euro.

Il piano presentato nel 2006 da Brianza Progetti - la società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano lo scorso febbraio - prevedeva la costruzione su di un'area di 52.605 metri quadrati (ubicata nella zona nord-est del comune di Villasanta) di un hotel 5 stelle, un residence in parte da cedere a studenti universitari, un ristorante, un centro fitness a tariffe agevolate per i residenti, un centro commerciale, autorimesse e parcheggi.
Erano anche previsti, la realizzazione di un “Centro Polivalente per i servizi alla comunità” e il rifacimento della piazzetta Sant'Alessandro, più altri interventi.
La convenzione firmata dal comune nel 2006 con Brianza Progetti, amministrata da Mirella Pauletig, venne subito ceduta alla Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Per questo progetto la società ha ottenuto finanziamenti per complessivi 34 milioni di euro da BNL, Mediocreval, Centrobanca e Monte Paschi. Sugli immobili in via di costruzione sono state iscritte ipoteche a garanzia dei finanziamenti per 20,5 milioni di euro in due tranche da 18,7 e 1,8 milioni.

I primi due permessi di costruire, il n. 20 e il 21, vengono rilasciati nel 2008 dal Comune rispettivamente per il residence e l'hotel; un terzo permesso (n. 32) riguarda le opere primarie e secondarie da realizzarsi a scomputo.
Subito partono i lavori per il residence e l'hotel, non quelli per le opere da realizzarsi a scomputo.
Secondo la convenzione firmata dalla società e dal Comune, parte dei posti nel residence vengono riservati a lavoratori temporanei e a studenti dell'Università di Monza, mentre le aree a standard sono cedute per la formazione di un parco agricolo e per la costruzione della palestra, infine parte dei parcheggi a raso restano a disposizione dell'Amministrazione.

Settembre-ottobre 2009. L'avvocato calabrese Mario Giglio compie un viaggio al nord. Dopo aver visionato a Milano un terreno nella zona di via Ripamonti che ha già ottenuto l'edificabilità a cui è interessato il boss della ‘ndrangheta, Giulio Giuseppe Lampada, si sposta ad Arcore per vedere la villa di via Keplero di Giuseppe Malaspina. Infine si reca assieme ad Adolfo Mandelli a visionare il cantiere di via Fieramosca a Villasanta dove gli operai della Picenni di Comun Nuovo (Bergamo) hanno già eseguito gli scavi e s'apprestano a posare le fondamenta per l'hotel-residence-centro fitness-centro commerciale del Villasanta Village.

Di questo sopralluogo ne parla (intercettato) al telefono con Giuseppe Stefano Tito Liuzzo il 22 ottobre. “A MILANO...VOGLIO DIRE...CI SARA' L'EXPO, CI SARA' IL BOOM....ALLORA AVERE LA CAPACITA' IN VIRTU' DELE AMICIZIE CHE SI RITROVA...(Giulio Giuseppe Lampada – ndr) E NELLA SERIETA' , CREARE ANCHE UNA CORDATA, SE CI SONO LE PERSONE DI CUI SI PUO' CREARE LA CORDATA...”.
Il riferimento sarebbe a Giuseppe Malaspina che Adolfo Mandelli (classe 1961), nato a Vimercate ben conosce avendolo frequentato per anni. Sembra, ma non è certo, che Giglio e Mandelli si rechino alla Gimal in via Fiorbellina ed abbiamo anche un lungo colloquio con il costruttore di Montebello Jonico.

Pochi mesi dopo quella visita, Malaspina chiede al Comune una revisione della convenzione “in considerazione della grave crisi finanziaria del settore” delegando a rappresentarlo Giuseppe Spinelli.

Stranamente però le richieste nulla hanno a che fare con la crisi del settore.
Tra l'altro è bene ricordare che proprio in quel periodo Malaspina ha da poco concluso l'acquisto dell'hotel 5 stelle Ca' Sagredo a Venezia per 33,6 milioni di euro, sempre a Venezia dalla società San Giobbe l'area dell'ex Orto Botanico 10 mila metri a verde, 15mila residenziale (120-140 appartamenti). Un'operazione costata circa 30 milioni di euro e la promessa di Malaspina di riportare “nell'orto piante secolari”. Ora invece il luogo è ridotto in uno stato di completo abbandono.

La richiesta di revisione della convenzione riguarda “la ridistribuzione delle edificazioni che rimarranno di proprietà privata con una maggiore destinazione alberghiera di 8.262 mq e 3.213 mq con destinazione d'uso centro benessere ed acquatico e 3.156 mq per la parte residence. Scende a 365 mq la destinazione d'uso commerciale”.

In ragione dell'importanza dell'intervento – continua il documento che il Consiglio approva il 12 gennaio con 13 voti a favore, 6 contrari e 1 astenuto -, tenuto conto della riduzione di dimensioni del centro acquatico e benessere che dovrà costituire oggetto di agevolazioni tariffarie da applicare a particolari tipologie di utenti l'operatore Vullasanta Village prende l'obbligo di versare 400mila euro a titolo di ulteriore contributo al Piano dei Servizi”.

Dopo la stipula della convenzione modificata Giuseppe Malaspina disattende gli obblighi presi, edifica due piani in più dell'immobile costringendo il Comune a rivolgersi al Tar per farglieli demolire. Le compagnie di assicurazioni si rifiutano di pagare le fideiussioni.

Il sindaco Luca Ornago che ha ereditato dalla precedente amministrazione la patata bollente del Villasanta Village assieme all’Eco City di Villasanta degli Addiamano e alla vicenda della Lombarda Petroli (è attesa la sentenza della Cassazione), ha dichiarato: “Tra un anno scade il piano attuativo e si fa tabula rasa di tutto quanto previsto dal punto di vista urbanistico”.

Già, ma se nessun imprenditore dovesse presentarsi? All'amministrazione resterà soltanto la possibilità di incassare la fideiussione di 2,5 milioni della Allianz. Mentre l'area di via Fieramosca-Leonardo da Vinci resterebbe deturpata dall'ecomostro.

Intanto dal 13 giugno con un annuncio sulla Gazzetta Ufficiale “le società Gimal Hotel, San Giobbe, Ca' Sagredo Hotel, Immobiliare Pirsani, Della Via Gramsci, Delfina Lucia, Ideo, Gruppo Edile Caronno, D'Adda Busca, S.A.G.I., Oberdan Immobiliare, Silene, Mariuccia, Immobiliare Milano, Gestione immobili Alberghieri, Martesana, Gritti non sono più di proprietà di Giuseppe Malaspina. In forza di un contratto di cessione di rapporti giuridici individuabili in blocco , la società unipersonale UTAH SPV ha acquistato pro solution da Unicredit SpA tutti i crediti garantiti e chirografari, diritti ed obblighi”.
UTAH SPV è una società veicolo di cartolizzazione dei crediti.

A breve, quando il pubblico ministero Salvatore Bellomo chiuderà le indagini, avviate col fallimento del Gruppo Edile Caronno e sviluppate dalla Guardia di finanza, Giuseppe Malaspina, che ha già ricevuto l'avviso di garanzia,
verrà probabilmente rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ma altri pesanti capi d'imputazione potrebbero aggiungersi.

Ecco i dettagli della perizia estimativa redatta dall'architetto Fabrizio Bonafede per il Villasanta Village
I 4.528 mq del fabbricatoA1 destinato a hotel (80 camere) di 9 piani più due interrati di 1.521 mq è di 3.593.736 euro; il fabbricatoA2 con destinazione residence 5.668 mq e 796 mq di commerciale vale 4.374.975 euro; fabbricato A3, posti auto e autorimesse di 4.853 mq di cui 4.627 mq da cedere ad uso pubblico valgono 1.302.472 euro.
Valore complessivo di mercato dei corpi 9.271.183, 50 euro.
Decurtazioni ed adeguamenti del valore del lotto:
vizi e difetti -99.400 euro;
Peso convenzionale derivante dall'importo garantito da fideiussioni nel complessivo valore degli impegni convenzionali -1.822.400 euro;
Oneri notarili e catastali -15.000 euro;
Valore di vendita giudiziaria 1.833.595,80 euro
Valore di vendita giudiziaria al netto delle decurtazioni 5.500.787,63 euro.

 

Villasanta - L'ecomostro del Village di Malaspina messo all'asta. Il 27 settembre si aprono le buste

13 settembre 2016

di Pier Attilio Trivulzio

Giuseppe Malaspina presentò all’Expo Italia Real Estate del maggio 2006 tre progetti immobiliari: a Monza, sull'area ex Enel di via Pacinotti, a Como, sui 26.000 metri quadrati del Consorzio Agrario Interprovinciale di Como e Lecco, e a Villasanta.

Cinque mesi dopo, il Comune di Villasanta stipula la convenzione con Brianza Progetti srl per il piano di lottizzazione del “Comparto speciale a destinazione prevalentemente terziaria del Prg in località Sant'Alessandro”.
Intervento significativo sia in termini di riqualificazione urbana che di nuove realizzazioni – annuncia l'assessore all'urbanistica Guido Battistini -. Il sacrificio di un'area libera deciso dall'Amministrazione è giustificato dall'importate ritorno in termini di funzioni e servizi. E' il caso della piscina con annesso centro benessere che sarà oggetto di convenzione mirata, e della palestra di proprietà comunale che dovrebbe essere disponibile per il 2009”.

Dieci anni dopo la piscina, il centro benessere e la palestra promesse da Malaspina non ci sono.
A ridosso delle statali Monza-Lecco e Arcore-Vimercate si erge, però, un ecomostro da 14mila metri quadrati di cemento.

La società Brianza Progetti srl che aveva presentato il piano di lottizzazione, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 29 febbraio scorso con debiti per 1,6 milioni di euro. La Villasanta Village srl di Giuseppe Malaspina, che a ottobre 2007 aveva firmato la convenzione, è fallita il 24 novembre del 2015 con sentenza del Tribunale di Monza.

Il prossimo 27 settembre alle ore 12 nell'ufficio del giudice Giovanni Battista Nardecchia presso il Tribunale di Monza, presente il curatore Marco Cordaro, ci sarà l'apertura delle buste con le offerte per rilevare l'immobile.

L'architetto Fabrizio Bonafede che ha redatto la perizia estimativa, ha fissato il valore di mercato degli immobili a 7,3milioni di euro e quello di vendita giudiziaria a 5,5 milioni.
Il curatore fallimentare ha deciso che le offerte eventuali dovranno partire da 6 milioni di euro.
E' prevista la possibilità di un'opzione per verificare con l'Amministrazione comunale una variante di piano.

Siamo aperti a discutere con l'eventuale acquirente per arrivare ad una veloce risoluzione – dice il sindaco Luca Ornago -. La data del 19 ottobre 2017 è l'uscita dal tunnel del piano attuativo: scadendo il piano si fa tabula rasa di tutto quello che è previsto dal punto di vista urbanistico. Da due anni a questa parte sono perfettamente conscio che non sarà un percorso breve perché nel frattempo è subentrato il fallimento che non c'era quando siamo arrivati noi ad amministrare. Da una parte ha rallentato le cose, ma dall'altra, per lo meno, ha tracciato una carreggiata sulla quale muoverci. Adesso abbiamo un interlocutore col quale ci stiamo rapportando”.

Per Villasanta Village abbiamo in mano due fideiussioni: 2,5milioni dell'Allianz per la palestra di Sant'Alessandro e di 734mila euro della Vittoria Assicurazioni per il completamento delle opere pubbliche sulla piazzetta Sant'Alessandro – aggiunge il primo cittadino -. Lo scorso anno abbiamo chiesto l'escussione ma le assicurazioni si sono opposte. Con l'altra società di Giuseppe Malaspina anch'essa fallita, (la Della via Gransci -ndr) siamo per vie legali. Ci siamo ritrovati che le opere di urbanizzazione che prevedevano parcheggio, laghetto sull'area ora a verde e a bosco erano state eseguite e siamo a buon punto; ma c'è di mezzo la bonifica del terreno e quindi la cessione dello stesso su cui devono essere fatte le operazioni di bonifica. Abbiamo una fideiussione di 159.418 euro già escussa che però non possiamo utilizzare essendo in corso la procedura di cessione del terreno bonificato sul quale devono essere eseguiti i lavori”.
Nel corso di incontri dell'Amministrazione con il curatore fallimentare Marco Cordaro è stata presa la decisione pur mantenendo l'impianto planovolumetrico del progetto in convenzione di dare la possibilità al futuro acquirente di trasformare la destinazione d'uso di parte dell'hotel e del residence in residenza libera mantenendo intatta la quota dello spazio commerciale”.

C'è da dire che l'iter del Villasanta Village è stato fin dall'inizio un percorso ad ostacoli. Da subito vengono presentate richieste di modifica del progetto. Nel 2009, infatti Studio Associato A33 dell'architetto Duccio Battistoni chiede “una nuova minor pavimentazione del centro acquatico e benessere nonché del residence a favore dell'hotel”. Le nuove volumetrie richieste sono: 8.262 mq per l'hotel di cui 5.857 mq per il fabbricato1; 2.404 mq per il fabbricato2 con il centro benessere di 3.213 mq ed il residence di 3.156.
Poiché il centro acquatico e quello benessere prevedevano in convenzione con agevolazioni tariffarie a particolari tipologie di utenti, Villasanta Village, s'impegna a riconoscere la cifra di 400 mila euro da rateizzare tra aprile e ottobre 2010.
E' scontro sull'altezza dell'immobile fissata a 28,90 metri. L'impresa appaltante, su evidente specifica richiesta del Malaspina, innalza l'edificio oltre i 9 piani previsti. Dopo varie opposizioni e costi legali i due piani fuorilegge vengono abbattuti.

Ci sembra giusto ricordare che tutte le Amministrazione che si sono rapportate con le società del Malaspina hanno avuto problemi e sono state obbligate a rivolgersi ai legali per rincorrere ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e alle assicurazioni che ponevano problemi all'escussione di fideiussioni.
Nativo di Montebello Jonico trapiantato in Brianza, base operativa in via Forbellina a Vimercate, il costruttore calabrese viene così descritto dalla rivista Economia Immobiliare uscita nel maggio 2006: “Costruire è un'arte antica che richiede forza, impegno, fatica e tanta passione. Una passione che fin da ragazzo Giuseppe Malaspina ha coltivato con tenacia e costanza....Come ditta artigianale nel 1978 nasce Gimal, nel 1992 espande gli orizzonti dell'azienda rivolgendosi anche al settore pubblico. Oggi Gimal é una solida holding con grandi idee, pronta a misurarsi con gli sviluppi futuri del suo territorio concorrendo alla realizzazione di grandi interventi di riqualificazione urbana e di rinnovo delle periferie con l'obiettivo di partecipare ad un razionale e funzionale sviluppo delle aree abitative”.
La realtà è purtroppo ben diversa. Di quei tre progetti presentati a Expo Italia Real Estate nel 2006 ha avuto esecuzione solo il progetto dell'ex area Enel di via Pacinotti a Monza.
I lavori di costruzione del Villasanta Village iniziati nel 2007 e che avrebbero dovuto essere consegnati nel 2009, hanno lo stop nel 2010 quando le aziende che hanno avuto l'appalto da Malaspina non essendo state pagate abbandonano il cantiere.
Dal 2011 con il fallimento dell'Immobiliare Caronno Prima, seguito nel 2012 dal Gruppo Edile Caronno e nel 2013 dalla Costruzioni Caronno Prima a catena finiscono sotto la lente del Tribunale fallimentare di Monza le altre società: S.A.G.I: a gennaio 2015; Silene a luglio 2015; Halesia, Immobiliare Milano, Immobiliare Mariuccia, D'Adda Busca e Oberdan Immobiliare ad agosto; Delfina Lucia a ottobre; Ideo a novembre; San Giobbe e Immobiliare Pirsani a dicembre.
Lo scorso luglio i giudici fallimentari sono stati impegnati a tempo pieno per le udienze di verifica dei debiti accumulati delle società di Giuseppe Malaspina. Un report di Banca Leonardo del 2011 indicava in 500 milioni di euro l'esposizione bancaria del gruppo Gimal.
In Procura il pubblico ministero Salvatore Bellomo è in attesa delle relazioni conclusive della Guardia di finanza di Monza per decidere in merito ai capi d'accusa da contestare al costruttore calabrese.
 

Autodromo: prima condanna per l'ex direttore Enrico Ferrari 4 anni e 4 mesi

13/07/2016
di Pier Attilio Trivulzio

Quattro anni e quattro mesi per Enrico Ferrari direttore dell'Autodromo di Monza dal 1983 al 2013. E' questa la sentenza decisa in Camera di consiglio letta ieri mattina dal pubblico ministero Federica Centonze. Ferrari, che assieme all'ex contabile Franco Becchere aveva scelto il rito abbreviato era accusato d'aver venduto per anni un consistente numero di biglietti del Gran Premio di Formula Uno tenendo per sé il guadagno e d'aver emesso tra il 2007 e il 2011, sempre per giustificare incassi in nero, fatture a società inglesi inesistenti come AD Evolution Ltd, Blast Events Ltd, ARA Service Ltd .

A Blast Events erano stati fittizimente fatturati da Sias nel 2007 204.991 euro e 364.539 euro nel 2009; nel 2008 ad AD Evolution 415.234 euro e 397.904 nel 2010; nel 2011 ad ARA Service 217.199 euro. A confermare l'emissione di fatture per importi inesistenti era stata Franca Vigani, responsabile amministrativa della Sias.
Enrico Ferrari e Franco Becchere – per lui già condannato in via definitiva a 18 mesi per pedofilia dal Tribunale di Milano, la pena è di un anno e 4 mesi – in solido dovranno risarcire una provvisionale di 1,5 milioni di euro alla Sias, società di gestione dell'impianto monzese e 50mila euro alla Siae costituitasi parte civile. Tra il 2008 e il 2011 Sias aveva pagato all'allora dirigente della Società Italiana Autori ed Editori, Amerigo Martino, una tangente di 80 mila euro annua affinché effettuasse blandi controlli sulla gestione dei biglietti d'ingresso in occasione delle manifestazioni motoristiche. Per Enrico Ferrari il Tribunale ha deciso anche la confisca di 890 mila euro e il sequestro conservativo di 1,9 milioni euro preventivamente richiesto il 19 giugno 2014 dai sostituti procuratori Walter Mapelli e Caterina Trentini.
Altri processi attendono però l'ex direttore. A breve il pm Walter Mapelli – promosso capo del Tribunale di Bergamo – dovrebbe formulare le richieste per Enrico Ferrari che deve tra l'altro rispondere del reato d'usura e per gli altri imputati del primo filone d'inchiesta scattata dopo le “bolle” in pista durante la gara iridata della Superbike del 2012 e la denuncia dell'ex presidente Paolo Guaitamacchi.
Oltre a Enrco Ferrari sono a processo Giorgio Beghella Bartoli, Stefano Tremolada, Davide Galbiati, Giuseppina Panuccio, Federica Evangelista, Francesco Falsetti, Silvia Villa, Gianni Zongaro e Marco Luca Villa.
Al Tribunale di Milano è intanto in corso un altro processo per Ferrari, Beghella Bartoli, Juri Cecconi, Ronnie Cazzaniga e Marco Luca Villa legato a lavori di “bonifica ambientale” richiesti da Sias all'indomani del blitz del maggio 2012 della Guardia di finanza.
Non è stato invece ancora fissato il processo contro Claudio Viganò presidente di Sias fino al 2010 che ha chiesto il rito immediato ed a cui sono stati preventivamente sequestrati nel giugno di due anni fa beni per 1,167 milioni di euro. Anche lui come Enrico Ferrari dovrà rispondere di corruzione, fatturazione per importi inesistenti nonché per “aver indicati nei bilanci di Sias elementi attivi inferiori di 2.219.824 euro nel 2008 e il 2.346.187 nel 2009”.
In quanto all'ex direttore della Siae, Amerigo Martino che ha chiesto il rito ordinario, dovrà rispondere oltre che di corruzione anche di possesso d'arma e bossoli trovati durante la perquisizione effettuata nella sua abitazione.

Seregno - Quel gioco d'azzardo che affligge le famiglie ma piace a mafie e usurai

03/07/2016

Riceviamo e pubblichiamo la lettera sul gioco d'azzardo e il problema della ludopatia a Seregno di Luca Lissoni.
In fondo una breve risposta della redazione di infonodo.org

Gentile redazione, c’è una minaccia per la nostra città di cui siamo solo parzialmente consci, che si diffonde a macchia d’olio. Una minaccia educativa, economica, sociale nonché una minaccia alla legalità, che dobbiamo contrastare.
Mi riferisco al gioco d’azzardo, che avanza inesorabilmente a Seregno, anche in contrasto con la normativa regionale vigente. Infatti, la legge regionale prevedrebbe l’impossibilità di aprire nuove sale per il gioco d’azzardo in un raggio a discrezione della giunta comunale, fino ad un massimo di 500 m, da scuole, ospedali, strutture operanti in ambito sociosanitario, luoghi di culto, impianti sportivi e centri di aggregazione giovanile, nonché di trasferire all’interno di tale raggio attività commerciali preesistenti in cui è permesso praticare il gioco d’azzardo.

Ugualmente, non è permesso installare nuove slot machine o autorizzare la pratica del gioco in esercizi preesistenti che si trovino all’interno di tale raggio. Tuttavia, sembrerebbe che questa normativa non sia stata affatto recepita nella città di Seregno. Anzi, gli esercizi in cui è permesso giocare d’azzardo continuano ad aumentare: sono più di trenta. Se è vero che è noto il numero di giocatori e l’ammontare di tali puntate non è noto, è chiaro che un numero così alto di sale slot, centri scommesse, o bar con slot machine è sintomatico di un problema sociale che non si può non affrontare.

Una presenza così massiccia di locali dediti al gioco d’azzardo è una problematica molteplice. In primo luogo, è una questione educativa. I centri scommesse vicino ad asili, scuole elementari, scuole medie, biblioteche, fanno sì che i ragazzi crescano abituati alla presenza del gioco d’azzardo nelle loro vite. Così come coloro che sono più spesso a contatto con i fumatori tendono a diventare fumatori, coloro che sono abituati a vedere persone che giocano, cosa abbastanza facile a Seregno, considerata l’esorbitante presenza di bar con slot e centri scommesse, tenderanno a loro volta a giocare più spesso. Riguardo a ciò, non è possibile negare che anche coloro che non sono affetti dalla malattia del gioco hanno iniziato a giocare prima del compimento della maggiore età: la sorveglianza degli esercenti può anche essere buona, ma, a meno che venga sempre controllato il documento di identità (cosa che tra l’altro non avviene in tutti i casi), è fisiologico che un minorenne riesca a giocare del denaro in un contesto dove il gioco d’azzardo è di casa. Inutile dire che la questione, oltre che educativa, è anche economica. In una città dove ci sono molte slot machine la popolazione tende ad impoverirsi.

La questione più grande rimane quella sociosanitaria. Il gioco patologico è una malattia, e non è possibile contrastarla se non si limita la presenza delle slot machine. L’impatto di questa malattia non si ripercuote però solo nel malato, ma anche in coloro che gli stanno vicini: il coniuge, i figli, gli amici. Il malato, se non aiutato, può non solo arrivare a giocarsi tutto, ma anche a contrarre dei debiti di gioco, che difficilmente sarà in grado di ripagare. Inizialmente li contrae da amici e parenti, poi quando questi si fanno restii a prestargli del denaro, non di rado accade che il malato finisca per disperazione a rivolgersi agli usurai: chi altro presterebbe del denaro a qualcuno che non ha più garanzie da offrire? Rivolgersi agli strozzini, oltre che ad un rischio economico, mette anche seriamente in pericolo la vita di queste persone, dei loro cari, dei loro figli.
Poniamo adesso due brevi domande.
Chi generalmente fornisce il denaro agli usurai?
Chi potrebbe avvantaggiarsi di una massiva presenza di sale da gioco per riciclare del denaro, essendo pressoché impossibile tracciare l’origine delle puntate?

Esattamente: la mafia. Ad esempio: un bar con slot si trova in difficoltà e rischia di chiudere. Si presenta un affiliato alla criminalità organizzata e gli dice che i soldi per andare avanti ce li mette lui, purché l’esercente sia disposto a riciclare il denaro sporco tramite l’emissione di vincite. La mafia ci mette dentro centomila euro, ne ha indietro settantacinquemila, venticinque vanno all’esercente, che ci paga sopra le tasse. Chi se ne accorge? Nessuno.

Una città in cui il gioco d’azzardo è di casa è un territorio favorevole alla criminalità organizzata. Per questo, per i problemi economici, per gli enormi costi sociali che comporta, tali da rovinare alcune persone e le loro famiglie, ed infine, perché il gioco è una malattia che rischia di intaccare anche i più giovani, è necessario intervenire subito per porre un freno a questa minaccia.

Infine, lancio una sfida ai cittadini seregnesi.
Materiale necessario: cartina di Seregno, compasso, pastello rosso.
Ritenendo che la distanza di 500m fosse eccessiva, ho preferito sceglierne una più ragionevole. Facciamo 300.
Fate una crocetta con il pastello in ogni punto della cartina in cui è presente un centro scommesse, un bar in cui è possibile giocare ad una macchinetta mangiasoldi, una ricevitoria od una sala slot. Ora puntate il compasso con raggio 300m (chiaramente riportati alla scala in cui è la cartina che avete davanti) in ciascuna scuola di ogni ordine e grado, in ciascun luogo di culto, ospedale o istituto sociosanitario. Quanti ne restano fuori, sul totale?

Luca Lissoni

Una proposta interessante a cui nel nostro piccolo vorremmo dare il nostro contribuito.
I luoghi dove sono installate slot machine a Seregno sono come si scrive più di 30, per la precisione 42.
Abbiamo provato a metterli su una mappa.
Speriamo  che sia di aiuto alla riflessione e a chi vuole seguire la proposta di costruire una mappa con le distanze dalle scuole dei locali dove si gioca.

la redazione di infonodo.org

 

 

Brianza - ‘Ndrangheta & edilizia. La telefonata dell’avvocato del clan De Stefano in cui si parla di Malaspina

02/07/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Referente del clan De Stefano per i grandi investimento al Nord, l'avvocato Mario Giglio - condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 8 anni – nell'ottobre 2009 compie un viaggio in Lombardia.
Dopo alcuni appuntamenti a Milano per vedere un terreno di via Ripamonti che Giulio Lampada sta acquistando da Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia nel '97 a palazzo Marino, raggiunge Cologno Monzese e s'incontra con Angelo Raffaele Cantalupo assessore ai lavori pubblici, ecologia e ambiente, leader della lista dei Riformisti (area socialista).

Alle elezioni di giugno in appoggio al sindaco del Pd Mario Soldano aveva candidato Leonardo Vallepersona – per i carabinieri - con precedenti o pregiudizi per associazione mafiosa, estorsione e usura” che aveva raccolto soltanto 83 voti.
Cantalupo gli parla del costruttore Giuseppe Malaspina che ha in atto un progetto di riqualificazione dell'area ex legatoria Torriani: 39mila metri quadrati edificati su 91mila metri cubi.

Il Comune é disposto a consentire alla società Delfina Lucia di Malaspina fino a 110mila metri cubi di edificabilità residenziale in cambio di numerosi benefit: nuova sede comunale, nuova piazza pubblica, 18mila metri quadrati di verde, parcheggio sotterraneo da 600 posti, 63 alloggi popolari, appartamento di 120 mq attrezzato a disposizione delle persone diversamente abili e una palazzina per i servizi sanitari.

Fatti i conti – dice Cantalupo all'avvocato Giglio dopo avergli raccontato che in vista di Expo 2015 Malaspina sta costruendo un mega albergo a Villasantaincasseremo benefici quantificabili in 28milioni di euro. Oltre agli oneri di urbanizzazione”.

Mario Giglio si fa un giro ad Arcore, vede la villa di Berlusconi e la residenza di via Keplero del Malaspina.
Tornato a Reggio Calabria, il 22 ottobre 2009 – intercettato - chiama il pregiudicato mafioso Giuseppe Stefano Livio Liuzzo (condannato a 14 anni e 6 mesi). Parlano di terreni e di quanto serve per l'urbanizzazione. Liuzzo: “...300 al metro, su 10.000 sono 3 milioni”. Giglio: “..voglio dire, ma può anche fare una fideiussione assicurativa, uno lo trova...ci vuole la forza, oggi un'impresa seria...Il gioco vale la candela....Malaspina nipote di Santo Malaspinaovvero iPIO di fossato”,....OMISSIS....ci sono anche imprese di qua che uno potrebbe contattare a chiedere soldi....

MALASPINA.....OMISSIS....il nipote di SANTO MALASPINA (in realtà il fratello - ndr), ….OMISSIS....LO SAPETE CHE HANNO? NON LO SAPETE...OMISSIS..., no, no, no, no, lo dovete vedere negli occhi, dove sta lui, MALASPINA, AD ARCORE, LA VILLA DI BERLUSCONI OMISSIS....UN SOLO APPALTO CHE HA PRESO A COLOGNO MONZESE, che me l'ha detto CANTALUPI (in realtà Cantalupo - ndr), L'ASSESSORE DEI LAVORI PUBBLICI, 28,4 MILIONI DI EURO, per fare,....OMISSIS...MALASPINA E QUEGLI ALTRI, I PIO DI FOSSATO (inteso come quelli che hanno saltato il fosso - ndr), Dio ci liberi, ti spaventi quando vedi questa villa, dici “ma veramente questo è partito da Fossato e si é combinato là?”.

Dunque, sette anni, fa il nome di Giuseppe Malaspina entra ufficialmente in una indagine della DDA. Ora il pubblico ministero Salvatore Bellomo é da due anni impegnato a tempo pieno ad indagare su di lui e le sue società fallite, ma nel 2009 stava completando il puzzle che darà vita a luglio 2010 all'ordinanza “Il Crimine-Infinito” con l'arresto tra gli altri, di Pio Candeloro e Pio Domenico.

Ritroviamo il nome di Malaspina nell'ordinanza Tibet per i rapporti con il cugino immobiliarista Fausto Giordano entrato a far parte dell'associazione di Giuseppe Pensabene, quello della “banca della ‘ndrangheta” di Seveso nel giugno 2011.

Guarda, Fausto, che li bisogna cominciare il cantiere a Besana sennò sono rovinato”, dice il preoccupato Malaspina a Giordano dopo l'ordigno lanciato contro la Progeam di Vimercate della ex moglie Adriana Foti. Giordano: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Degli atti intimidatori contro le società del Malaspina, Giuseppe Pensabene ne parla con Emanuele Sangiovanni “...avvocato, qui c'è un paesano mio che è miliardario (Malaspina Giuseppe)...questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli....solamente ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all'ospedale, gli hanno sparato nelle vetrine, ma tu, una persona così ti puoi permettere a fare questa vita qui? Ci sono calabresi che sono malati dentro....E' inutile che poi per inculare 20-30-50mila euro, vai a perdere nell'arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l'amicizia...c'é gente....chi non é capace , e chi ce l'ha nella pancia, nell'anima che devono essere proprio...devono fottere, e basta”.

Il ritratto che Pensabene fa dell'immobiliarista di Montebello Jonico trasferitosi in Brianza è a tinte forti, a lui interessa “Fottere e basta”.
Ne sanno qualcosa le amministrazioni brianzole (e non solo visto che un grosso bidone l'ha tirato anche a Venezia con la società San Giobbe ) che hanno avuto a che fare con lui e hanno riversato sui contribuenti gli errori d'aver rilasciato a società del Malaspina, messe in liquidazione o finite in fallimento, permessi a costruire.

I muggioresi hanno dovuto sborsare oltre 1,2milioni di euro per quel campo di calcio lasciato incompiuto dalla Selenia srl. Malaspina chiedeva maggior volumetria sull'area residenziale ex Fillattice per completare lavori stimati in ulteriori 300mila euro. Ha inoltre disatteso l'obbligo di realizzare l'area mercato annessa al residenziale creando al Comune di Muggiò un danno di oltre 500 mila euro.

A Muggiò nel 2003 era stata l'amministrazione di destra col sindaco (pdl) Pietro Stefano Zanantoni a trattare con Giuseppe Malaspina la convenzione per l'area ex Fillattice-Cinema Mignon ed a chiedergli di realizzare il campo sportivo sull'area ex Star; nel 2008 a Correzzana un'altra amministrazione di destra, quella di Mario Corbetta, sindaco e assessore all'Urbanistica firma, con la Delfina Lucia, la convenzione per il progetto d'intervento integrato per le vie Principale, Ferrari, Galilei e Sant'Anna che prevede anche la realizzazione del Polifunzionale e un asilo a Villa Teresa.

Mentre le case sono finite e già vendute la realizzazione del Polifunzionale, che avrebbe dovuto essere completato entro la data del 28 novembre 2009, langue.

La giunta concede al costruttore 18 mesi di proroga senza però modificare il termine di ultimazione convenzionalmente previsto, però solo a marzo 2013 il responsabile tecnico geometra Pierluigi Vimercati firma il permesso a costruire e il 22 maggio 2014 certifica che lo stato avanzamento lavori (SAL) che serve per alleggerire le fideiussioni, é dell'11 per cento.

Siamo a un mese dalle elezioni comunali, l'impresa FAV del geometra Lorenzo Favetta riprende a lavorare qualche settimana nel cantiere. Mentre Mario Corbetta di Uniti per Correzzana, torna a sedersi sulla poltrona riservata al primo cittadino. Il 21 luglio l'architetto Fabrizio Amoretti, direttore dei lavori della Delfina Lucia – nel frattempo messa in liquidazione volontaria - chiede all'amministrazione di sottoscrivere un avanzamento lavori del Polifunzionale del 50,1 per cento. E' stato lui stesso a redigere il verbale del sopralluogo al cantiere ed a constatare lo stato di avanzamento; l'ufficio tecnico, supinamente, a sua volta certifica.

Qualcosa però non torna e i due soggetti attuatori anziché pagare aprono un contenzioso con la Delfina Lucia.

Il 16 febbraio 2015 altro sopralluogo e, strano ma vero, la costruzione anziché progredire è più spoglia.
Il SAL certificato scende infatti al 40 per cento. Il balletto di cifre riserva l'ennesima sorpresa a dicembre quando, in vista della pratica di escussione della fideiussione contestata dalla Vittoria Assicurazioni, il solito architetto e direttore dei lavori, Fabrizio Amoretti, allega la documentazione preliminare al collaudo certificando che il SAL non é né 11, né 50,1, e neppure del 40 per cento bensì nel 28,5%.

Insomma, un gran pasticcio che porta ad una sola considerazione: qualcuno ha deliberatamente voluto dare – due volte - una mano a Giuseppe Malaspina. Prima ritardando la consegna del permesso a costruire del Polifunzionale, non già del residenziale, senza modificare il termine di consegna dell'opera previsto dalla convenzione; e poi aiutandolo con dati relativi al SAL. Il tecnico comunale? Il sindaco Mario Corbetta che di Malaspina è amico da anni ed a Correzzana è stato assessore all'Urbanistica?.
Se sarà davvero così lo dirà la Procura di Monza.

Contro la gestione dell'amministrazione Corbetta la lista Correzzana Viva ha inviato due esposti alla Corte dei Conti della Lombardia consegnati anche alla Procura di Monza. Nel secondo esposto i consiglieri di Correzzana Viva denunciano “la grave situazione di diffusa illegalità che, continuativamente, fin dal maggio 2010, grava sull'operato dell'Amministrazione di Correzzana che alla luce di nuove e più gravi evidenze contabili sempre connesse ai rapporti con le società del Gruppo Malaspina supera ormai abbondantemente il milione di euro....Mancato accertamento dal 2010 ad oggi delle tasse dovute dalla Caronno Prima per 54.272 euro.

Nel 2010 Caronno Prima versò solo 2.224 euro di ICI omettendo poi il saldo e di fatto “scomparendo” dall'anagrafica comunale dell'ufficio tributi....Soggetto fantasma come la Delfina Lucia per la quale erano state accertate IMU e ICI impagate per gli anni 2012 e 2013 notificate alla società soltanto ad inizio 2014.
“Tali gravi omissioni ed occultamenti anche nei bilanci comunali per anni – scrivono i consiglieri di Correzzana Viva – hanno riguardato solo le società riferibili al Malaspina”.

I documenti allegati alla denuncia – ricevuti dopo regolare accesso agli atti - sono privi di data, hanno numero di protocollo consequenziale e una numerazione di avviso non progressiva per uno dei due accertamenti.

I consiglieri hanno poi scoperto che tutti i documenti portano la data del 10 maggio 2016, otto giorni prima della richiesta d'accesso agli atti da loro fatta e la stessa del giorno in cui sono stati consegnati dall'ufficio tributi. Alla stessa data l'Amministrazione ha inviato a mezzo di posta certificata ad Affatato Cristina, curatore fallimentare della società Delfina Lucia e a Nelso Tilatti e Renzo Bucci curatori della Costruzioni Caronno Prima l'insinauzione tardiva per 52.000 euro.

Correzzana Viva ha sottoposto alla Corte dei Conti anche la questione della convenzione per la gestione degli impianti sportivi per nove anni con la società EMMECI Snc di Emanuele Milano al canone di 100 (cento) euro al mese anziché di 20/22 mila euro anno. In totale il Comune ha incassato in 9 anni 10.800 euro mentre ESSECI trattiene il corrispettivo dell'affitto dai campi da tennis e della sala riunioni nonché, ovviamente, i guadagni del bar.

 

Edilizia predona in Brianza. La Malaspina nel fianco di Correzzana

di Pier Attilio Trivulzio

Nel marzo di quattro anni fa Correzzana finì per la prima volta sulle prime pagine dei giornali nazionali quando un gruppo di aderenti dell'associazione lecchese no profit Freccia 45 presidiò la sede della multinazionale americana Harlan Laboratories che aveva appena ricevuto dalla Cina 104 macachi destinati alla vivisezione.
Le denunce presentate alla Procura della Repubblica di Monza da Freccia 45 che ha raccolto 24.000 firme contro la vivisezione degli animali, le proteste dell'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla e dell'oncologo Umberto Veronesi portano, a maggio 2014, “alla revoca dell'autorizzazione all'allevamento e allo stabilimento fornitore di primati rilasciata il 21 aprile 2009 e aggiornata al 24 agosto 2011”.


La conferma arriva dal vice sindaco Mario Corbetta, al quale non pare vero di ricevere, grazie a questa vicenda, un (insperato) assist in più per le imminenti elezioni, che infatti lo vedono, con la lista civica Uniti per Correzzana,  eletto sindaco dopo 5 anni da vice, con 840 voti contro i 704 di Ada Giuseppina Civitani (Lista civica Correzzana Viva).

Quella manciata di voti in più gli arrivano proprio dai residenti delle palazzine di via Fermi, confinanti con i capannoni della Harlan, e di via Majorana che sta alle spalle.
La poltrona di sindaco, il dottor Corbetta l'aveva già avuta per dieci anni dal 1999 al 200. Dopo che per legge deve abbandonarla e passa i seguenti cinque anni a fare il vicesindaco e assessore all'Urbanistica  finalmente può riaccomodarsi sulla poltrona di primo cittadino tenendosi anche l'assessorato al Bilancio e dal gennaio 2016, a seguito di rimpasto di Giunta, si riprende anche la delega all'Urbanistica.
Chi meglio di lui può infatti occuparsi di urbanistica dal momento che é il business di famiglia, con la SER.DE.CO srl (sede alle Torri Bianche di Vimercate) che a Correzzana – tra il 2005 e il 2010 - ha costruito a ridosso del Municipio, in via don Grisostomo, 14 appartamenti.
In quegli anni di grande consumo del territorio corezzanese a costruire abitazioni nel paese che conta 2.878 abitanti erano la SER.DE.CO. della famiglia brianzola dei Corbetta e la Delfina Lucia del calabrese di Montebello Jonico, Giuseppe Malaspina. Quest’ultimo un gigante se confrontato con i Corbetta, anche se é poi Mario Corbetta, direttore della Salmilano, a tenere le redini dell’urbanistica. 

Malaspina realizza i complessi residenziali I Pioppi, ville a schiera da 200 a 400 mq (anche con piscina) in vendita da 530 mila euro, Al Parco in via Majorana angolo via Principale, e Corabella, bi-tri-quadri locali da 60 a 130 mq e uffici da 120 mila euro in su.

Concentriamoci sulle palazzine Corabella realizzate dalla società Delfina Lucia e messe in vendita dalla Progeam che è sempre di Giuseppe Malaspina.
La convenzione prevedeva la realizzazione di un poliambulatorio e di un asilo.
Il poliambulatorio è ancora da completare, l'asilo si è dissolto perché a Correzzana sembra non nascano più bambini.
É proprio di pochi giorni fa la decisione presa dalla Giunta di escutere la fideiussione con la Vittoria Assicurazioni non già per 797.735 euro come previsto bensì accettando una cifra inferiore ai 600 mila euro.
Al Corabella la Progeam vende nove appartamenti comprese le mansarde che a lui, a Malaspina, piacciono tanto. Il perché è molto semplice.
In sede di costruzione alza la cubatura prevista dal piano integrato d'intervento approvato e quando l'amministrazione gli contesta l'illecito – e lo trascina in Tribunale come ha fatto l'architetto Vittoria Giglio per il complesso di Besana Brianza, area ex stabilimento Salmilano, s'appella al Tar, va fino al Consiglio di Stato per allungare i tempi ed intanto blocca i lavori delle opere di urbanizzazione.
Giochino già fatto anni prima a Muggiò sull'area ex Fillattice dove ha bloccato i lavori del campo sportivo previsto in convenzione per una controversia di 300 mila euro: pretendeva in cambio cubatura aggiuntiva che gli avrebbe fatto guadagnare 2 milioni di euro. L'amministrazione del sindaco Carlo Fossati gli ha risposto un secco no e allora, per ripicca, non soltanto ha stoppato i lavori del campo ma anche l'area mercato annessa al complesso residenziale e l'amministrazione comunale (col sindaco Pietro Stefano Zanantoni succeduto a Fossati) ha poi usato 1,2 milioni di euro dei contribuenti per completare il campo di via 1. Maggio e l'attuale sindaco, Maria Arcangela Fiorito, ha finalmente potuto escutere soltanto pochi mesi fa, la fideiussione di 375 mila euro.
Ma intanto i lavori per completare l'area mercato richiederebbe l'aggiunta di almeno 500 mila euro.
A Villasanta uguale storia con la società Della via Gramsci e problemi con la Villasanta Village per l'albergo mai completato, realizzato con due piani in più che ancora non sono stati abbattuti. L'eco mostro è lì, immagine dell'azienda di Giuseppe Malaspina che ha decine di altre società messe in liquidazione e prossime al fallimento.

Il Gruppo Edile Caronno con debiti per oltre 44 milioni e un'irrisoria percentuale di crediti chirografari, é il primo dei fallimenti finiti sul tavolo del pubblico ministero Salvatore Bellomo assieme a migliaia di documenti e intercettazioni autorizzate dall'Autorità giudiziaria negli ultimi quattro anni. Alcune molto compromettenti e che rivelano i rapporti di Malaspina con personaggi già condannati nelle inchieste Infinito e Tibet sulla presenza della ‘ndrangheta in Brianza e Lombardia.Ma questa è una storia che approfondiremo.

Ma torniamo al complesso residenziale Corabella di Corezzana dove nove famiglie di condòmini hanno dovuto rivolgersi alla magistratura, vincere la causa con la Delfina Lucia e quindi insinuarsi nel fallimento per oltre 45 mila euro “Da quattro anni e mezzo aspettiamo che l'ascensore venga messo in funzione, abbiamo i pannelli solari ma non servono a nulla perché la caldaia non è stata completata e sul tetto non possiamo mandare il carpentiere mancando il dispositivo salva vita. A nostre spese ci sono stati agganciati i contatori dell'elettricità: ogni richiesta alla Delfina Lucia d'avere il contatore personale è stata disattesa fino a quando, stanchi di restare agganciati al contatore del cantiere, non ci siamo rivolti alla magistratura che ci ha dato ragione; così anche per le spese condominiali che da due anni la società non paga e quindi siamo stati noi condòmini a doverle anticipare... Vogliamo parlare del lavoro di gestione delle acque? Fatto male tanto che basta un forte acquazzone e i box s'allagano ed in quanto al cancello d'ingresso è pericoloso. Eppure Delfina Lucia per anni ci ha chiesto la divisione delle spese condominiali . Guardi, qui al Corabella la maggior parte degli appartamenti sono invenduti e molti neppure completati”, racconta a Infonodo una condomina giustamente arrabbiata che conclude: “Non voglio andarmene, ma se decidessi di vendere non potrei. L'appartamento è invendibile avendo l'immobile mille difetti”.
Un architetto che ha acquistato direttamente da Giuseppe Malaspina
si lamenta con lui. “Guarda Giuseppe che mi hai venduto un bilocale facendomi pagare la casa come trilocale e da quattro anni pago un 4 per cento di millesimi in più di spese”.
I metri quadrati di un appartamento o i millesimi in più conteggiati sono un vero e proprio cavallo di battaglia delle società del Malaspina. Basta leggere quanto scritto nella delibera della III sezione del Tribunale civile di Monza (presidente Alida Paluchowski) del 19 settembre 2012 che revoca l'ammissione al concordato del Gruppo Edile Caronno e dichiara il fallimento: “...adozione metodologicamente sbagliata nella stima dei beni, quali il calcolo delle parti comuni (in taluni casi fatti in metri quadrati piuttosto che con l'attribuzione di millesimi); il calcolo delle metrature di alcuni immobili (risultate dai rilievi in loco con superfici inferiori rispetto a quelle dichiarate in perizia); il calcolo dei coefficienti di abitabilità (non essendo stato applicato il coefficiente ridotto per l'altezza media nelle mansarde sottotetto)...”
Insomma, qualche appartamento venduto aveva metrature gonfiate. La società guadagnava di più, l'acquirente ci perdeva e s'accorgeva dell’inghippo soltanto quando aveva deciso di vendere, cioè troppo tardi.
Per la cronaca, oltre alle citate Gruppo Edile Caronno e Delfina Lucia i dossier giacenti in Tribunale riguardano queste società in liquidazione o in attesa di concordato del gruppo di Giuseppe Malaspina: D'Adda Busca, Gestione Immobili Alberghieri, Villasanta Village, Immobiliare Pirsani, Della via Gramsci, San Giobbe, Ideo, Silene.

Libera sceglie Seregno per manifestare contro le mafie: "Liberiamo Seregno dalle mafie"

LIBERIAMO SEREGNO DALLE MAFIE

E’ all’insegna di questo impegno che il Coordinamento di Monza-Brianza dell’Associazione “Libera nomi e numeri contro le mafie” ha deciso di commemorare il prossimo 23 Maggio a Seregno il 24° anniversario della strage di Capaci in cui furono assassinati: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinari. Abbiamo scelto Seregno perché da ormai un decennio in questa città si sono verificato fatti riportati dalla stampa che ci preoccupano, e che prefigurano il significativo rischio di un vero e proprio saccheggio del territorio per mano mafiosa.

Gli attentati degli anni 80, e più recentemente la faida della locale di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano, la comparsa ripetuta della città di Seregno negli atti dell’inchiesta “Infinito” del 2010 e dell’operazione “Ulisse” del 2012 dimostrano la persistente presenza mafiosa nel tempo, a cui vanno aggiunti i preoccupanti avvenimenti degli ultimi mesi, che desunti da notizie stampa sono a conoscenza di tutti.


- ottobre 2015, viene chiusa a scopo preventivo la pizzeria “Aldo 3” di Seregno in una maxi operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Monza, secondo gli investigatori il locale sarebbe stato avviato con i proventi di un vasto traffico di cocaina.
- inizio marzo 2016, su disposizione della Prefettura di Monza, per pericolo di infiltrazione mafiosa. Il Comune di Seregno ha revocato due licenze commerciali a due locali pubblici : il “Bar Torrefazione” rilevato poco più di un anno fa dalla moglie di colui che è considerato il capo della locale di ‘ndrangheta di Desio; e il bar panetteria “Tripodi pane &caffè” gestito dalla famiglia Tripodi, uno dei cui membri è stato condannato per possesso e detenzione di armi nell’operazione “infinito”. In questo locale, peraltro, hanno scelto di organizzare eventi nell’ambito della campagna elettorale l’ex sindaco in occasione delle elezioni europee del 2014, e l’attuale sindaco in occasione delle elezioni amministrative del 2015.
- il giorno dopo la chiusura sulla saracinesca del bar panetteria “Tripodi pane &caffè” è apparso un lenzuolo recante la scritta “Noi vi vogliamo bene”. Episodio tipico dei contesti ad alta densità mafiosa.
- aprile 2016 i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano sequestrano l’immobile del “Caffè del corso”, in seguito ad accertamenti riferibili all’operazione anti-droga che aveva rivelato il traffico di cocaina dell’anno scorso.
Ci preme infine ricordare lo “sfogo” dai toni minacciosi davanti alle telecamere, che ha fatto il giro del web, dell’ex sindaco contro la redazione di un giornale online che aveva spesso rilevato, chiedendone conto, dei rapporti tra membri dell’amministrazione comunale e persone coinvolte, a vario titolo, nelle inchieste legate alle infiltrazioni mafiose.

E’ arrivato il momento di dire BASTA e chiedere l’impegno di tutti per
LIBERARE SEREGNO E LA BRIANZA DALLE MAFIE
Libera commemorerà l’anniversario della strage di Capaci il 23 Maggio con una fiaccolata per le strade di Seregno che partirà alle 20.30 dal cinema Roma (via Umberto I 14) dove ritorneremo per la proiezione in prima visione del film di Fiorella Infascelli “Era d’estate”, che racconta l’esilio all’Asinara dei due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

HANNO FINO AD ORA ADERITO
Collettivo AGITAmente, CGIL Monza-Brianza, CISL Monza-Brianza-lecco, CST UIL Monza-Brianza, Infonodo.org, SPI Cgil Monza Brianza, FNP Cisl Monza Brianza Lecco, UIL Pensionati, Associazione Diritti Insieme, Alisei, ACLI provinciale Monza Brianza, circolo ACLI di Seregno, Osservatorio Antimafie Monza-Brianza “Peppino Impastato”, Associazione “Senza Confini”, Brianza Sicura, Casa della Sinistra di Seregno, Legambiente di Seregno, Associazione Amici cinema Roma, Commissione Cultura Alternativa di Carate, Noi per Seregno 2015
Per chi volesse contattarci per adesioni o informazioni scrivere a mb@libera.it

 

Monza - Sentenza Vivacqua: la Procura si appella, i dubbi delle difese

18/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

La Procura di Monza non ci sta e appella la sentenza della Corte d'Assise che, per l'omicidio di Paolo Vivacqua, condanna Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonino Giarrana e Antonio Radaelli ma assolve l'ex moglie Germania Biondo.
La Procura sarebbe anche pronta a sollevare un’accusa di falsa testimonianza nei confronti del superteste, Gino Guttuso, dopo la sua ritrattazione in fase di incidente probatorio.
Anche i legali degli imputati sono pronti a dare battaglia in Corte d’Appello, dopo aver letto le motivazioni depositate in cancelleria ai primi di marzo.
Un breve sintesi si può leggere nell’articolo pubblicato su infonodo (vedi Monza - Processo Vivacqua: le motivazioni della sentenza).
Elenchiamo qui di seguito alcuni punti che non convincono i difensori e alcune piste che sempre secondo questi sarebbero state tralasciate.

Per la Corte “Il plausibile movente dell'azione omicidiaria è insita nel desiderio di poter manovrare le ingenti ricchezze del Vivacqua soltanto dopo la sua eliminazione fisica...Il forte legame tra Barba e il cognato Licata Caruso rappresenta la chiave di lettura...Occorre considerare che la mattina del 14 novembre 2011 Licata Caruso aveva contattato telefonicamente Vivacqua e nella circostanza (telefonata ore 9.30) aveva appreso che questi si stava recando in ufficio a Desio. Simile constatazione è di notevole spessore, atteso che Licata potrebbe aver fornito informazioni agli imputati sulla presenza della vittima nell'ufficio”.
In realtà non è Vivacqua che dice a Licata che sta andando in ufficio, bensì Licata che dice a Vivacqua: “Sto andando in ufficio a Sesto San Giovanni” (alla Royal Aste – ndr).

PAOLO E' STATO LASCIATO SOLO E LA CHIAMATA MANCANTE

Stranamente, sottolineano i giudici, quella mattina Vivacqua era stato lasciato solo: la circostanza è di rilievo. In particolare Lavinia Mihalache si lamenta con il fratello Carmi e con Gaetano Vivacqua che gli amici fidati Lillo, Enzo e Mario lo avessero lasciato solo senza preoccuparsi di dove fosse”.
Lavinia, che quella mattina era a Muggiò al bar di Mario Infantino dove lavorava l'amica Mariana Rusnac, dichiara d'aver “chiamato Paolo alle 10.50. Non mi rispondeva e mi sono preoccupata. Alle 15 ho visto Mario Infantino, gli ho chiesto di Paolo e la risposta è stata: non l'ho visto”. A Mariana dice: “Vado all'ufficio, mi sento che gli è successo qualcosa”.
Sono passate 4 ore dalla chiamata che dice d'aver fatto a Paolo che però non aveva risposto.

Dai tabulati telefonici sulle due utenze di Vivacqua intercettate, la chiamata della Mihalache non risulta. Né sembra sia tata fatta nessuna attività investigativa sui cellulari 389/4349xxx e 388/756xxx,
trovati dentro la Bmw di Vivacqua che possedeva una ulteriore sim telefonica 331/4024xxx, utilizzata prevalentemente per chiamate in Sicilia.
Nel promemoria lasciato all'agenzia di Pirovano che doveva servire per l'appuntamento col notaio per il rogito della casa di Carate Brianza, Paolo diede un'ennesima utenza: 389/4349xxx.

IL KILLER LO ASPETTAVA IN UFFICIO
La Corte, nelle motivazioni delle sentenza, sposa la tesi esposta nell'arringa da Manuela Cacciuttolo, difensore di Germania Biondo, cioè che il killer aspettasse Vivacqua all’interno dell’ufficio.
I giudici scrivono: “La posizione di rinvenimento del cadavere e la direzione dei colpi (dal basso verso l'alto) che hanno attinto il corpo di Paolo avvalorano l'ipotesi che il killer fosse già all'interno dell'ufficio all'arrivo dell'uomo e che lo abbia freddato alle spalle, cogliendolo di sprovvista, per poi allontanarsi indisturbato”.
Per entrare nell'ufficio, dunque, il killer doveva essere in possesso delle chiavi. Queste erano appena state cambiate da personale della ditta di Angelo Bottaro il quale un paio di giorni prima dell'omicidio telefona a Paolo dicendogli di andare da lui a ritirarle. La mattina dell'uccisione, Bottaro chiama Paolo alle 10.23
Alle 10.34 è Paolo (che è dentro la Bmw) a chiamarlo. Bottaro richiama alle 11 e alle 11.01. Alle 11.18 è Carmelo d'Angelo a chiamare.
A queste ultime chiamate il rotamat non risponde. Perchè il killer l'ha ucciso sparandogli contro 8 proiettili con una Beretta calibro 7,65 silenziata.

I DEPISTAGGI DI BARBA
Per i giudici “Diego Barba è il soggetto che si attivò per organizzare l'omicidio procurando a Giarrana e Radaelli la pistola... Barba si attivò personalmente per far nascere un'indagine a carico di Vivacqua e dei figli...I numerosi depistaggi posti in essere dall'imputato rappresentano ulteriori indizi a suo carico: una informativa ai Carabinieri di Campobello di Licata indicante Giuseppe Smiraglia “noto pregiudicato e mafioso” acquirente di terreni in Sicilia con proventi derivanti dal commercio di materiale ferroso svolto al nord unitamente a Turco Giovanni implicato nell'omicidio Vivacqua”.

Il secondo tentativo di depistaggio, con l’indicazione che l'omicidio avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dai fratelli di Lavinia Mihalache è descritto nella deposizione del colonnello Mario Selmi della Guardia di finanza. L’ultimo depistaggio attuato dal Barba è quello di screditare le dichiarazioni di Gino Guttuso e di Luigi Mignemi. Ciò avviene attraverso le dichiarazioni in aula di Nappa Giuseppe che indica i mandanti dell’omicidio in Barba e Germania Biondo in accordo con la Mihalache e i suoi fratelli.

Barba, scrivono i giudici, si è impegnato su più fronti e segnatamente con i CC di Campobello di Licata (ed in particolare con il M.llo Longo), con i CC di Desio e con il Selmi per deviare e insinuare piste false.

Soffermiamoci e leggiamo attentamente la testimonianza del colonnello Selmi che nella sua deposizione ha spiegato come “dall'attività investigativa avviata nel 2010 quand'era comandante a Sondrio, da intercettazioni telefoniche con il principale indagato che in passato era stato detenuto alcuni mesi in carcere con Franco Coco Trovato furono registrate conversazione con Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, che mi portarono a lavorare in Svizzera, Slovenia ed in altri paesi. Raccolsi notizie su Paolo Vivacqua e i suoi figli, su Licata Caruso, Vincenzo Infantino e Gugliemo Di Pasquali... che ci portarono a disporre di evidenze come il numero del conto di Paolo Vivacqua in Svizzera e del suo corrispondente in terra elvetica, indicammo l'esistenza di una serie di siti dove c'erano somme di denaro contante...una cassetta intestata al suocero di Vivacqua. Segnalammo quali erano le aziende: LV Rottami, Ecoservice, Fer&Inox, FV Metalli, D&G Trasporti e le società che fruivano delle fatture false: Trasformetal, Ecosteel, Tersi Metal...”.

Per inciso, gli ultimi bonifici arrivati all'uffico delle Poste di Lissone sui due conti della LV Rottami erano della società Terzi Metal di Lorenzo Terzoli.
Un totale alla data del 15 novembre 2011 di 6,5 milioni di euro come sempre prelevati in contanti. Gli ultimi prelievi dai conti della LV Rottami per 300 e 350 mila euro – secondo la testimonianza di Rita Faieti, direttrice dell'ufficio postale - vengono fatti da Licata Caruso e da Vincenzo Infantino il giorno dopo l'uccisione di Paolo. In cinque mesi, tra giugno e settembre 2011, dai conti della LV Rottami sono stati ritirati in contanti 20,4 milioni di euro.

Interrogato in carcere dal pm Bruna Albertini nell'ambito dell'indagine milanese per false fatturazioni, alla domanda: “Chi c'è dietro la LV Rottami?” Licata Caruso risponde: “Non lo posso dire, fuori ho tre bambini”. Insiste il magistrato: “Però allora deve dirci di chi ha paura”. “Non ho paura – è la risposta – ho tre bambini, ho famiglia”.
Poi fa i nomi dei clienti Terzi Metal, Fervorari, Galli di Lecco e Traform Metal. Società, queste, sotto indagini della Gdf di Sondrio un anno prima che Barba presentasse Germania Biondo al socio Attilio Cascardo. La donna s'era detta disposta a rilevare particolari relativi agli affari dell'ex marito con l'obiettivo di farlo finire in carcere assieme ai figli Antonio, Gaetano e Davide.
Dunque non sarebbe stato Diego Barba a “depistare” il colonnello Selmi.
La persona in carcere con Franco Coco Trovato era Ferdinando Ronchi, titolare di due società svizzere, la Regmo e la Rofin. Nel novembre 2012 Ronchi viene arrestato vicino a Erba con l'accusa di favoreggiamento nei confronti del boss Francesco Crivaro, arrestato nell'aprile 2011 a Morbegno in uno dei possedimenti di Ronchi.
L'informatore di Selmi potrebbe dunque non essere Diego Barba.

Il colonnello della Gdf nel corso della sua deposizione a Monza aggiunge: “Nel maggio 2011 sostanzialmente avverto che stava succedendo qualcosa di strano e cioè che Paolo Vivacqua aveva ospitato, nei primi dieci giorni del maggio 2011, una persona di origine siciliana, perché questa persona avrebbe fatto da intermediario con un killer che lui cercava per uccidere qualcuno. Non sapevamo chi era l'obiettivo, ma questa persona era ospitata in un appartamento che gli avrebbe messo a disposizione Vivacqua e poi in effetti, in quel locale che noi avevamo segnalato come luogo di custodia della documentazione fatta scomparire, c'era un mini appartamento. Non mi si escludeva potesse essere di un collaboratore di Vivacqua. Questa persona siciliana apparteneva ad un gruppo mafioso, uomo d'onore di un clan mafioso, avrebbe poi trovato il killer per uccidere qualcuno. Informai subito la dottoressa Albertini alla Procura di Milano e alla domanda: “Scusi lei come fa ad avere questa notizia” risposi: “Questa è attività di intelligence, non so se è vero o non è vero, so però che le informazioni che ho avuto in precedenza hanno avuto un livello di credibilità. Non successe niente, dopo qualche mese però Paolo Vivacqua viene ucciso”.

Arriviamo al giugno 2012 – prosegue Selmi nella sua esposizione - ed una sequenza di notizie vere o non vere non lo so, mi veniva indicato che l'omicidio sarebbe stato commesso da un cittadino rumeno, un certo Carmi Mihalache. Questo Carmi era stato indicato come uno dei due fratelli di quella persona che era convivente con Paolo Vivacqua, certa Lavinia Mihalache. Era stato precisato che Carmi e suo fratello avevano un'età compresa tra i trenta e i quarant'anni, che sarebbero giunti in Italia una settimana prima dell'omicidio e che mentre Carmi sarebbe partito per la Romania, l'altro sarebbe arrivato dalla Spagna”.

Questa ultima parte potrebbe essere stata suggerita al colonnello Selmi non già da Diego Barba bensì dal suo socio Attilio Cascardo che per un paio di settimane aveva svolto il lavoro di indagine su mandato di Germania Biondo.
La fonte fa il nome di Elena Pricop Grigore, baby sitter del figlio della Mihalache, Nicolas.
Agli atti risultano le dichiarazioni rese ai carabinieri e in aula dalla Pricop sul soggiorno di due americani e del fratello di Lavinia, Carmi, presenti in casa di Paolo sicuramente fino a sabato 12 novembre. “Quando arrivai in casa il lunedì Paolo e Lavinia dormivano ancora, notai che i bagagli non c'erano più e però vidi la giacca. Suonò il cellulare ma non so chi fosse stato a chiamare perché non compariva alcun nome”; e poi l' intercettazione in cui la Pricop chiede a Lavinia “di una giacca non nuova rinvenuta che non è mai stata nell'armadio di Paolo”.

La sentenza riporta le conversazioni di Lavinia la sera del 14 novembre con il fratello Laurenti che sta in America, al quale chiede il numero di cellulare ucraino di Carmi. Viene spontanea una domanda: Lavinia non vedeva mai Laurenti, perché chiedere a lui il cellulare di Carmi che è il fratello con cui è più in contatto e che, secondo la Pricop, era a Carate due giorni prima dell'uccisione di Paolo?

Agli atti c'è poi la velenosa telefonata del 6 novembre di Paolo a Lavinia in cui lui le dice: “Ti tolgo la casa, ti farò togliere anche i soldi dalla posta, ti tolgo tutto e ti lascio col culo per terra”. E la nota del bonifico fatto da Paolo a Carmi Mihalache il 14 ottobre 2011 appoggiato sul Banco Cam SA di Benissa, nonché l'intercettazione ambientale dello stesso giorno in cui Paolo dice a Carmi di essere “andato in Sicilia dove ho nascosto 300 mila euro che Lavinia sa come recuperare”; rivela quindi d'avere dato 100 mila euro d'acconto (all'agenzia di Massimo Pirovano – ndr) per comperare la casa di Carate, che sta facendo costruire una casa in Romania ed ha preso il bar di Muggiò “che ho pagato io” per Lavinia e quando è nato Nicolas ha dato a lei 100 mila euro da mettere su un libretto postale per il bambino.

Carmi ha avuto anche un prestito di 100 mila euro da Paolo, conosce le banche svizzere dove il rotamat di Ravanusa aveva aperto dei conti. Tant'è che a febbraio 2012 la Mihalache lo chiama e gli chiede: “In quale banca svizzera sei andato con Paolo?”. Perché Lavinia era interessata ad avere questa informazione?

Sabato 11 novembre, tornato dalla Fiera di Rimini, Paolo accompagna l'amico Salvatore Grasta nel box e gli mostra un sacchetto contenente 400 o 450 mila euro. Grasta riferisce di ciò in aula durante il processo. Quella somma non è stata trovata dai carabinieri nel corso della perquisizione effettuata la sera dell'omicidio. Li ha presi Lavinia oppure la mattina del 14 novembre, andando in ufficio a Desio, Paolo Vivacqua li ha portati con sé? In questo caso potrebbero essere stati presi dal killer che l'ha ucciso.

I MISTERI DEI FRATELLI INFANTINO

L'avvocato Cacciuttolo così come gli altri legali erano interessati a porre domande a Vincenzo Infantino. Non si è mai presentato. Anche dopo la richiesta fatta dal presidente Giuseppe Airò ai carabinieri affinché venisse tradotto sotto scorta al processo.
Assieme a Calogero Licata Caruso, Vincenzo Infantino detto Enzo era il braccio destro di Paolo Vivacqua e sicuramente in due occasioni, il 28 giugno 2011 e il 30 settembre versa sul suo libretto personale, prelevandoli dai conti della LV Rottami, rispettivamente la somma di 150 e 350 mila euro che pochi giorni dopo trasforma in contanti.

Alla richiesta del pm Albertini di spiegare queste operazioni risponde: “Per fare una cortesia a Rita (la direttrice dell'ufficio postale di Lissone ndr)”.

La LV Rottami chiude ufficialmente i battenti due settimane prima dell'omicidio di Paolo Vivacqua. “Abbiamo lavorato fino all'agosto – ricorda Enzo Infantino al pubblico ministero – quando siamo tornati dalle ferie Licata mi fa, guarda che il lavoro è abbassato un po' e non ti voglio licenziare, vediamo quello che nasce e ci dividiamo”.

Infantino Enzo continua a prelevare somme importanti in contanti contanti negli uffici postali e nelle banche della Brianza fino all'indomani della morte di Paolo Vivacqua.

Suo fratello Mario - titolare del bar di Muggiò acquistato in società con Paolo che aveva messo 50 mila euro chiedendogli in cambio di intestarsi l'1 % della società Edil Vlb detenuto da Germania Biondo - quand'era a Ravanusa non possedeva conto corrente.
Arrivato in Brianza ha acceso conti presso la Posta e due banche movimentando cifre considerevoli. Alla richiesta di Vivacqua di presentarsi in ufficio e mostrare i rendiconti si è categoricamente rifiutato.
Alle spalle di Paolo Vivacqua molti si sono arricchiti. Ultimamente il rotamat aveva deciso di chiedere il rientro a quanti aveva prestato denaro.
Ne aveva parlato con l'avvocato Loreno Magni che gli curava gli affari e che la Procura di Milano ha indagato per associazione a delinquere.
Voleva chiudere anche la questione della casa di via Donizetti a Carate Brianza, acquistata dalla Pirovano & Partner Gruppo Immobiliare.

Queste in estrema sintesi alcune delle contestazioni che i legali solleveranno in sede di Appello, presso il Tribunale di Milano.

Desio - “Illegalità quanto ci costi”. Sabato, esperti e associazioni a convegno

Comunicato stampa

L’appuntamento, previsto per sabato 16 aprile 2016, rappresenta l’opportunità di un vero scambio di vedute ed esperienze sui costi economici dell’illegalità nelle sue varie forme (presenze mafiose sul territorio, corruzione,  traffici illeciti) e su come essa sia un freno alle potenzialità di sviluppo del nostro splendido Paese.
Saranno presenti persone che hanno studiato il fenomeno o subito la pressione mafiosa e corruttiva o lottato contro di essa o le tre cose insieme. Esse offriranno testimonianze autentiche e dimostreranno che il territorio di Monza e Brianza - come l’Italia intera - porta i segni profondi e costosi delle ferite delle mafie e degli scandali tangentizi ma che ha i mezzi e le conoscenze per sconfiggere questo cancro.

Le associazioni del territorio, insieme alle amministrazioni, sono spessissimo la prima trincea contro l’illegalità.
Sono certa che non farà mancare il suo sostegno partecipando, diffondendo la notizia dell’iniziativa, e il mio invito all'intero gruppo di Infonodo.org.
Le allego il programma dettagliato e l'aspetto sabato 16 aprile 2016 a partire dalle ore 9 presso la Sala Pertini di via Gramsci a Desio (MB).
Per saperne di più può leggere l'articolo di approfondimento e condividere l'evento dal sito de LaMeglioItalia.

Sen. Lucrezia Ricchiuti

Senato della Repubblica Italiana
Commissione 6° Finanze e Tesoro
Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere 

Seregno - 'Ndrangheta e consenso sociale. Dopo lo striscione è la volta del cittadino "perbene"

di Marco Tagliabue, regista

Egregio direttore, ho letto la lettera non firmata pubblicata martedì su il Giornale di Seregno in difesa della famiglia Tripodi e sono molto preoccupato.

Preoccupato che vengano usate le stesse parole: “perché le colpe dei padri non ricadano sui figli”, si legge nella lettera, utilizzate a luglio in consiglio comunale dal vicesindaco Giacinto Mariani per difendere la famiglia Tripodi e la scelta di organizzare in quel bar il suo spot elettorale.

Preoccupato che nella lettera si parli di una mela marcia, “né tantomeno si può sostenere che se in una famiglia c’è una mela marcia, non si può pensare che le altre mele siano sane”. Giacinto Mariani aveva detto: “per me le famiglie di Seregno sono tutte uguali anche se a casa loro hanno una mela bacata”.

Preoccupato che questo scrittore non sembri uno sprovveduto e sappia benissimo la differenza tra gli strumenti di prevenzione contro le infiltrazione della mafia e una condanna penale, ma ometta (a questo punto non posso pensare altro che lo faccia deliberatamente) altre informazioni, facendo, ad esempio, l’inversione tra padri e figli. Qui al limite le colpe dei figli, le colpe di Antonino, ricadono sul figlio, cioè su di lui e sul suo esercizio commerciale.

Preoccupato che un cittadino di Seregno che si autodefinisce persona perbene, normale, come tanti, abbia come primo e unico pensiero un moto di affetto per Antonino Tripodi.

Preoccupato che il cittadino “perbene” difenda l’indifendibile, come lo striscione “Noi vi vogliamo bene”, appeso nella notte sulla saracinesca di un locale chiuso dalla Prefettura “per pericolo di infiltrazioni mafiose” e che ha suscitato l'indignazione dei quotidiani nazionali.

Preoccupato, perché la parentela del consigliere Sabia (parentela di quinto grado) con Gerardo Gambardella, condannato a dodici anni di reclusione nel processo Infinito, venga messa in piazza da Antonino Tripodi e ripresa dal vicesindaco in consiglio comunale.
A luglio Giacinto Mariani aveva detto a Sabia: “Non so se questo a casa sua non vale e se qualcuno a casa sua ha combinato qualche marachella e allora siete tutti colpevoli”. Lo scrittore omette le condanne passate in giudicato dei familiari dei Tripodi.
Omette che mai in nessuna occasione la famiglia Tripodi abbia condannato l'Ndrangheta.
Omette lui stesso, un cittadino perbene, una condanna ferma della criminalità mafiosa.

E sono molto preoccupato per quel passaggio della lettera quando, raccontando delle frequentazioni del bar Tripodi, la persona “perbene” scrive: “tantissime figure istituzionali, anche alcuni dei politici che oggi si indignano e prendono le distanze sui giornali”. Questo a pochi giorni dall’intervista del sindaco a il Cittadino, in cui per la prima volta e doverosamente Edoardo Mazza ha preso le distanze dalle sue scelte passate e ha dichiarato: “ Ho capito che quell’aperitivo elettorale al Tripodi Caffè è stato inopportuno politicamente”.

Ho sinceramente apprezzato questa dichiarazione anche se tardiva e molto prudente, mi preoccupa che dopo pochi giorni arrivi una lettera del genere ai giornali e che venga pubblicata. Mi preoccupa se, all’interno della Giunta, quella di Mazza è l’unica voce fuori dal coro. Niente ho sentito dagli altri amministratori, niente dal vicesindaco Giacinto Mariani che per primo ha creato con le sue dichiarazioni e le sue frequentazioni consenso sociale e politico attorno a quel bar panetteria ora chiuso: consenso sociale di cui questa lettera, non fosse bastato lo striscione, mi sembra l’immagine più eloquente.

Di seguito la lettera pubblicata su il Giornale di Seregno martedì 22 marzo

"Inevitabile affezionarsi al bar non è una colpa".
Ci scrive un cliente del "Tripodi" a Seregno: "Perché le colpe dei padri non ricadano sui figli..." 

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