Fiom

Fiaccolata a Brugherio per salvare la Candy

Comunicato stampa

Giovedì 12, a Brugherio, qualche centinaio di lavoratori e lavoratrici della Candy hanno dato vita ad una fiaccolata spettacolare per le vie del paese: dall’ingresso degli stabilimenti della famiglia Fumagalli fino alla sala consiliare del municipio.
E’ stata promossa dalle organizzazioni sindacali – presenti Fiom e Fim territoriali e regionali, CGIL CISL di Monza e Brianza, le segreterie della Lombardia di CGIL e CISL, le segreterie nazionali della FIOM – e dall’Amministrazione Comunale di Brugherio, da tempo impegnata nella persona del Sindaco Marco Troiano a coordinare la sensibilità di numerosi altri comuni e della provincia di Monza e Brianza, rappresentata da Domenico Guerriero.
Tra i partecipanti alla fiaccolata c’erano parecchi cittadini, pensionati della Candy e Sindaci con fascia tricolore (Caponago, Arcore in prima fila) a partire da quello di Monza, Roberto Scanagatti. Ha fatto capolino anche il capogruppo in regione Lombardia del PD Enrico Brambilla.
 
“La riuscita dell’iniziativa non era scontata – afferma a margine della manifestazione Maurizio Laini, segretario Generale della CGIL di Monza e Brianza -; tra i lavoratori serpeggia la paura per i possibili 370 licenziamenti annunciati dalla Candy e il colpo è pesante, capace di ammutolire i 580 che a Brugherio rappresentano l’ultimo insediamento di Candy in Italia. Eppure erano in tanti: si fa strada tra di loro la convinzione che la strategia di dismissione del sito da parte dell’azienda può essere battuta e gli esuberi recuperati con un piano industriale degno di questo nome. Occorre però convincere Candy che la storia italiana di questo brend brianzolo non può finire con ulteriori delocalizzazioni in Cina, piuttosto che in Russia o in Turchia. Si può continuare a produrre a Brugherio: lo dimostra il recente accordo sulla Whirpool. C’è mercato e ci sono le condizioni per recuperare produttività. Soprattutto, a Brugherio ci sono i lavoratori più professionalizzati, più disponibili, i migliori per un prodotto di qualità. Anche la Candy dev’essere condotta a crederci investendo sulle potenzialità di un’azienda ancora assolutamente viva”.
 
“Certo – conclude Laini – serve che l’azienda venga allo scoperto dichiarando le proprie strategie, pressata dalle sue responsabilità nei confronti del territorio; dalle amministrazioni locali; dal Governo, chiamato più volte in causa dagli slogan che si sono levati nel corteo”.
 
Negli interventi svolti a conclusione nella sala consiliare del Comune di Brugherio a gran voce è stato chiesto infatti un impegno del Ministero delle Attività Produttive per la rapida convocazione di un tavolo a Roma sul piano industriale per il sito di Brugherio.
 
“C’è mercato e spazio produttivo in Italia per gli elettrodomestici bianchi – ha concluso il Sindaco Troiano -. Lo dimostrano recenti investimenti di multinazionali nel nostro paese. E se la famiglia Fumagalli, come ha più volte ribadito, crede che a Brugherio debba rimanere il cuore del gruppo, qui a Brugherio devono rimanere tutti i lavoratori oggi occupati. Se non verrà fuori in fretta il piano industriale dell’azienda, ne costruiremo uno alternativo dal basso: amministrazioni, sindacati, lavoratori metteranno nero su bianco le loro proposte per il futuro dello stabilimento”.
 
Obiettivo di tutti –ha detto Pietro Occhiuto segretario della FIOM CGIL Brianza – è “lavoro, lavoro, lavoro. Vogliamo solo salvare il destino occupazionale del sito e il futuro di centinaia di famiglie brianzole”.
 
Monza, 13 novembre 2015
 

Monza - La Cgil si mobilita contro il Jobs Act. Previsti un migliaio dalla Brianza per il 25 a Roma

di Pat

Cinquantamila volantini pronti per essere distribuiti in tutta la provincia con la scritta “Per cambiare l'Italia Lavoro, Dignità, Uguaglianza”.

In preparazione della grande manifestazione del 25 ottobre a Roma, Cgil Monza e Brianza ha programmato una serie di momenti ed eventi.

Quattro ore di sciopero dei metalmeccanici il 16 ottobre su tutto il territorio di Monza e Brianza; il 18, all'Arengario, i giovani della Cgil - mani legate dietro la schiena e bocca sigillata dallo scotch - dalle 16, daranno vita a Flash Mob, performance di attori e musicisti protagonisti di una marcia funebre volta a simboleggiare le tragiche conseguenze nel mondo del lavoro con l'abolizione dell'articolo 18 e le riforme del Job Act e quindi, attivo provinciale martedì 21 ottobre dalle 9,30 al Cinema Capitol con Maurizio Laini, segretario generale della Cgil MB e Franco Martini, segretario confederale della Cgil nazionale.

Al momento sono programmati 9 pulman e 200 posti sul treno per Roma che partirà da Milano alle 23 di venerdì 24 ottobre.
Occorre però chiamare
questo numero 039/2731212 chiedendo a Giovanna oppure inviare una email a cdltbrianza@cgil.lombardia.it. Informazioni anche sul sito www.cgilbrianza.it

Il posto su pulman e treno – gratuito - va prenotato ed il biglietto dev'essere ritirato presso tutte le sedi del territorio e le categorie della Cgil MB.

L'immagine dell'articolo 18 già ritoccata dall'ex ministro Fornero ha perso parte del suo potenziale, è rimasto un elemento simbolo di Matteo Renzi che deve offrire lo scalpo alla cancelliera Angela Merkel – spiega il segretario generale della Cgil MB Maurizio Laini -. E' un segnale che riguarda quei 3 milioni di occupati nel settore manifatturiero con aziende fino a 15 persone. E' una sfida, uno schiaffo ai lavoratori che non possono porgere l'altra guancia. E' il voto di fiducia che Renzi ha chiesto al Senato per risolvere l'intervento dei giudici sui licenziamenti illegittimi con motivazioni economiche”.

Nel comparto di Monza e Brianza rimangono 10mila posti a rischio – aggiunge -; 3.500 lavoratori sono in mobilità o in cassa integrazione straordinaria senza alcuna prospettiva futura”.

Mentre Stati Uniti Giappone investono distribuendo soldi ai lavoratori – aggiunge -, in Italia si riduce il Pil. La diminuzione dell'occupazione, iniziata nel 2007 non avrà controtendenze fino al 2017. Per invertire il trend occorre una vera politica dell'occupazione, opere pubbliche e riduzione delle tasse".

"Da sei anni abbiamo un'economia bloccata; - conclude - occorre avere a cuore la politica dell'occupazione, non si può chiudere la stagione degli Anni Settanta rinunciando ad uno dei capisaldi dello statuto dei lavoratori. Per questi motivi andiamo a Roma. Non sarà una manifestazione irripetibile come quella del 23 marzo 2002 contro l'abolizione dell'articolo 18. Di certo, delle nostra provincia saremo un migliaio”.

 

Solaro - Sciopero a metà all’Electrolux. Lavoratori e sindacati divisi sulle strategie in difesa dei posti

di Gabriele Bassani da il Giorno del 22/03

I LAVORATORI Electrolux di Solaro sono scesi di nuovo in strada ieri, sia al mattino sia al pomeriggio, per un’assemblea a sostegno della vertenza in atto con l’azienda e con le istituzioni nella ricerca di una soluzione indolore alle richieste di riduzione del costo di produzione.

NON moltissimi i lavoratori che hanno aderito allo sciopero, come evidenziato più volte anche dagli interventi dei rappresentanti sindacali che hanno preso la parola in assemblea. Quello che è emerso in maniera abbastanza chiara è la spaccatura esistente all’interno dei lavoratori, tra chi vorrebbe intenstificare le azioni di lotta contro l’azienda, secondo le indicazioni dei comitati di base, e chi invece preferisce mantenere una posizione più morbida, concordando azioni mirate e cercando anche il coinvolgimento delle istituzioni politiche, secondo la linea dei sindacati confederali.
Lo sciopero di ieri allo stabilimento di lavastoviglie di corso Europa, intendeva manifestare il disappunto dei lavoratori per il nuovo rinvio dell’incontro con il Governo sul caso Electrolux, che coinvolge tutti e quattro gli stabilimenti italiani del colosso svedese degli elettrodomestici. La data prevista per l’incontro al Ministero, alla presenza del presidente del Consiglio e dei ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, è stata fissata per l’8 aprile. «Una data così lontana nel tempo da dare chiaramente la misura della consapevolezza e della velocità con cui il governo vuole affrontare le problematiche relative al lavoro», spiegano in una nota unitaria Fim, Fiom e Uilm.
«Nell’incontro di ieri con i presidenti di Regione il governo ha confermato la volontà di chiudere quanto prima la vertenza attraverso la decontribuzione dei contratti di solidarietà ma, dalle informazioni che ci giungono non è sufficiente la cifra prevista che il governo avrebbe intenzione di stanziare per consentire una riduzione del costo del lavoro sufficiente alla sostenibilità degli stabilimenti Electrolux».
La delusione dei lavoratori deriva da una constatazione: «Il primo incontro che abbiamo avuto con il governo è stato il 17 febbraio 2014, da allora sono passati due mesi e due governi senza riuscire ad ottenere ad oggi alcuna certezza o beneficio».
La posizione dei sindacati confederali è chiara, ribadita anche ieri in assemblea: «Dobbiamo riuscire a costringere il governo a stanziare le giuste risorse per rendere nel tempo convenienti i contratti di solidarietà e definire un piano organico per la tenuta del sistema industriale dell’intero Paese». Ma i Cub richiamano alla compattezza negli scioperi e nei presidi e hanno indetto già oggi un «picchetto party» davanti ai cancelli dalle 5 del mattino contro gli straordinari di recupero produzione. 

Villasanta - Antonio Guzzi (Fiom Cgil): «Carrier chiude, colpa dei politici»

di Marco Dozio da il Giorno

PIÙ CHE UN APPELLO, un potente atto di accusa. Contro le istituzioni locali e nazionali, contro i politici che promettono e spariscono, contro la classe dirigente che pare assistere inerme alla chiusura della Carrier e al dramma di 212 persone sull’orlo del baratro. Il 2 aprile scade la procedura di mobilità, i tempi per trovare un accordo sono strettissimi. La multinazionale americana Utc, proprietaria della fabbrica, delocalizzerà in Repubblica Ceca senza impegnarsi direttamente nella reindustrializzazione del sito.
Antonio Guzzi, segretario Fiom Cgil, cosa vuole dire ai politici?
«Che finora non hanno fatto nulla. Eppure tutti conoscono la scadenza del 2 aprile. Ma nessuno si è fatto vivo, nemmeno nei 4 giorni in cui i lavoratori hanno bloccato i camion. Tutti parlano, nessuno fa nulla».
A chi si riferisce?
«La Fiom denuncia un’assenza delle istituzioni a tutti i livelli: dal Comune alla Provincia, dalla Regione al Governo. E parlo di maggioranza e opposizione, destra e sinistra. Compresi i parlamentari e i consiglieri regionali eletti in questo territorio».
Non salva nessuno?
«Assolutamente no. Non basta presentare un’interrogazione parlamentare per pulirsi la coscienza e poi non farsi più sentire. Come non basta convocare un Consiglio comunale, una riunione in Provincia o un’audizione in commissione regionale. Non bastano le parole vuote della Regione e l’immobilismo del Governo».
Perché la vertenza non è ancora approdata al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico?
«Bisognerebbe chiederlo a chi ci governa e ai parlamentari che abbiamo eletto. Noi abbiamo presentato domanda ormai da settimane senza ottenere risposta. Forse intendono convocarci il 3 aprile, quando sarà tutto finito».
Cosa dovrebbe fare la politica?
«Interessarsi del destino di 212 persone. Farlo per davvero, intervenire con serietà. Capire che bisogna ripartire da qui, dalla necessità di affrontare l’urgenza di un caso così drammatico. Non è con il menefreghismo che le istituzioni possono contribuire al rilancio dell’economia».
Dal punto di vista umano cosa l’ha colpita di più?
«Il fatto che tutti se ne stiano lavando le mani. Parlo di politici indifferenti e ipocriti, che prima assicurano il proprio impegno e poi nemmeno rispondono al telefono. Vedono il numero dei sindacalisti e lasciano squillare a vuoto, ovviamente senza richiamare. Un atteggiamento che si commenta da solo. E magari questa gente avrà anche il coraggio di fare passerella durante la campagna elettorale per le europee».
E se i politici le dicessero che non hanno gli strumenti per bloccare le delocalizzazioni?
«Se è per questo l’hanno già detto, allargando le braccia e mostrandosi contriti. Ma se non sono capaci di fare nulla, allora smettano di fare i politici, facciano altro. Ah no, non possono: sarebbero costretti a cercarsi un lavoro».

All’Electrolux di Solaro la fabbrica sotto ricatto

di Matteo Pucciarelli da la Repubblica

BENVENUTI alla Electrolux di Solaro, provincia di Milano, Lombardia, Polonia. Dove l’unica prospettiva, per le tute blu, è bere o affogare. Tradotto: accettare il piano dell’azienda che prevede salario più basso e ritmi più alti in catena di montaggio. Oppure rifiutare, orgogliosi, mettendo in conto che quello stipendio non lo avrai più perché la multinazionale smonta baracca e burattini e se ne va altrove, dove gli operai costano di meno. IN

QUESTO caso, appunto, la Polonia. Un ricatto? «Tecnicamente sì, non vedo altre definizioni », dice il segretario della Fiom milanese Alberto Larghi, che a dispetto della sigla sembra il più moderato di tutti: «La vertenza sarà lunga, durerà mesi, dobbiamo essere intelligenti». «Blocchiamo tutto, oggi le macchine non devono uscire», provano a organizzarsi una decina di lavoratori. «Sciopero selvaggio, come ai vecchi tempi, che se continuavi a lavorare ti tiravano i bulloni in testa», avverte uno di loro. E così mentre le idee dell’azienda sono chiarissime e corrono veloci come un treno, quelle dei 950 dipendenti di questa fabbrica che produce lavastoviglie di alta gamma si perdono tra ribellismo e scoramento, tra oltranzismo e paura, tra frustrazione e speranza. I turni sono due, mattina e pomeriggio.

Due assemblee, in entrambi i casi un’ora sola di sciopero. In mezzo alla strada di fronte ai cancelli, a discutere, a farsi spiegare cosa sta succedendo e soprattutto cosa bisogna fare. Il piano degli svedesi coinvolge tutte e quattro le fabbriche italiane, una volta in mano a Rex, Zoppas e Zanussi: congelamento degli scatti di anzianità, sospensione del pagamento delle festività, passaggio da 74 a 90 pezzi prodotti in un’ora, da 30 minuti di pausa nell’arco delle otto ore di un turno a 20; e se non fosse abbastanza, gli altri 30 minuti della pausa mensa non più calcolati come lavoro. In sindacalese la chiamano “saturazione totale dei tempi”.

Non che finora ci fossero tempi morti: ti scappa la pipì? Fischi al “jolly” (si chiama proprio così) e ti tappa il buco in catena, ma mica te la puoi prendere comoda. «Diventai comunista anni fa quando mi scappò per la seconda volta nel giro di pochi minuti e il mio superiore non mi diede il permesso», racconta amaro e però divertito uno di loro. La sostanza è che l’onda lunga del metodo Marchionne è arrivata, come un fulmine a ciel sereno. E pazienza se alla fine Solaro non è in perdita, se grazie agli accordi con Ikea per le lavastoviglie da incasso il mercato tira ancora: altrove braccia e gambe li paghi quasi la metà, è sempre quello il punto. E pazienza se i padroni sono scandinavi, «quelli sono socialdemocratici ma solo a casa loro», è la sintesi di Claudio, 47 anni, assunto oltre venti anni fa. «Prendere o lasciare? Ma che se ne vadano pure, non ci piegheremo mai», promette Leonardo, 35 anni e un mutuo da 700 euro sulle spalle. «Per 20 euro al mese in più non ricordo neanche io quante ore di sciopero abbiamo fatto, e dall’oggi al domani arrivano e ce ne levano dieci volte tanto?», urla un altro operaio contro i sindacalisti, poi prende e si allontana inveendo.

Raffaella La Penna, delegata Fiom, legge l’ordine del giorno: prevede un pacchetto di 20 ore complessive di sciopero, da distribuire, «a macchia di leopardo fanno più male». Tutti votano sì per alzata di mano; «la presidenza del Consiglio deve garantire un impegno in prima persona...», continua la lettura del documento, e partono i fischi. Quasi che il nemico non sia la multinazionale, ma i politici tutti, da destra e da sinistra, perché «qui la crisi la paghiamo solo noi, mentre loro mangiano alle nostre spalle», si lamentano un gruppo di operaie. Altri propongono di scioperare tutto il giorno, e anche domani, e anche dopodomani. «Andiamo a prendere quelli che sono dentro», si offre qualcuno. «Guardate che non lo reggiamo uno sciopero a oltranza, duriamo due giorni e fine delle cartucce», prova a calmarmi Larghi. E così scattano le liti tra compagni («Zitto tu che l’altra volta sei andato a lavorare come tutti»; «e allora ditelo che non volete andare contro l’azienda »; «però gli straordinari vi piace farli, eh», e via così, film visti mille volte in mille luoghi di lavoro diversi).

Arrivano due sindaci, di Solaro e di Limbiate, «vi siamo vicini ma non dovete dividervi». Circolano due numeri da queste parti e suonano come una condanna: il 40 per cento del lavoratori ha fatto la cessione del quinto dello stipendio; mentre la metà ha già avuto un anticipo del Tfr. O bere o affogare, ancora. Come se la storia fosse già scritta: sarà battaglia sì, però di retroguardia. L’ora di assemblea finisce e tutti rientrano, le velleità barricaderesembrano svanite. «Lavorate ma con ritmi minori, mica ve lo devo spiegare io», suggerisce un sindacalista. «Sì e poi mi arrivano le lettere perché non produco abbastanza...», risponde uno dei più esagitati. «Ma come, volevi fare la rivoluzione e poi hai paura di una lettera?». E invece alla fine vincono i duri: corteo interno, caos, produzione bloccata e direzione che alle 19 mette in libertà i lavoratori. «Possiamo anche perdere — si felicitano dal Cub, il sindacato di base — ma la dignità ce la teniamo stretta».

Brianza - Sciopero Fiom: «Adesione alta con punte dell’80%»

di Federico Lombardi da il Giorno

«IN UN MOMENTO di crisi come quello attuale forte è stata la partecipazione allo sciopero. Hanno aderito il 60% dei lavoratori alla Vrv, il 75% alla Peg-Perego, l’80% alla Beta, il 40% alla St, il 60% alla Carrier, alla Agrati e alla Fontana e il 60% degli operai alla Candy...», urla nel microfono Claudio Cerri, segretario generale della Fiom-Cgil Brianza, parlando a un centinaio di lavoratori radunati davanti alla sede della Confindustria Brianza.
Bandiere rosse della Fiom, un paio di striscioni appesi alla cancellata della sede degli industriali, musica a palla, qualche campanaccio e fischietti. Una protesta composta. Senza tensioni in una via Petrarca chiusa al traffico e presidiata dalla polizia. Qui infatti si sono dati appuntamento gli iscritti brianzoli alla Fiom per lo sciopero generale (nelle ultime 4 ore di ogni turno di lavoro) indetto dai metalmeccanici per chiedere il rispetto «della democrazia nei luoghi di lavoro» contro «i licenziamenti», per «i diritti nelle aziende» e la stipula dei contratti «senza deroghe per tutti i lavoratori».

Brianza - Lunedì sciopero e manifestazione dei metalmeccanici della Fiom

di Fabio Lombardi da il Giorno

QUATTRO ore di sciopero con presidio davanti alla sede di Confindustria Monza e Brianza. Lunedì incroceranno le braccia i lavoratori metalmeccanici che aderiranno alla mobilitazione indetta dalla Fiom Cgil per «la democrazia nei luoghi di lavoro, contro i licenziamenti, per i diritti nelle aziende» e per la stipula dei contratti «senza deroghe per tutti i lavoratori». Lo sciopero riguarderà le ultime 4 ore di ogni turno di lavoro mentre la manifestazione si svolgerà a partire dalle 14 davanti alla sede di Confindustria in viale Petrarca 10 a Monza.

CON LO SLOGAN «Dentro le aziende fuori dalla crisi: difendiamo il lavoro, costruiamo il futuro» la manifestazione di Monza appartiene a un calendario di scioperi «a macchia di leopardo» che la Fiom Cgil ha indetto in Lombardia. La prima tappa ieri a Brescia con uno sciopero di 8 ore e manifestazione con corteo dei lavoratori di tutte le categorie e dei pensionati. Una mobilitazione a cui hanno partecipato anche i metalmeccanici lombardi. Nella provincia di Bergamo e Lecco le tute blu hanno osservato uno sciopero di 8 ore così come nelle principali aziende metalmeccaniche di Mantova e Cremona. Tutti gli altri territori della Lombardia erano presenti con delegazioni, Rsu e lavoratori di diverse aziende.

Agrate Brianza - Landini alla ST: «Contrastiamo il contratto siglato da Cisl e Uil»

di Antonio Caccamo da il Giorno

«UNA FORTE azione sindacale per rendere inapplicabile il contratto separato dei metalmeccanici firmato da Cisl e Uil». L’ha annunciata ieri il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, partecipando all’assemblea indetta dal sindacato dei metalmeccanici di Monza e Brianza alla STMicroelectronics di Agrate: «Abbiamo preparato una Carta rivendicativa, che nei prossimi giorni sottoporremo a referendum nelle fabbriche. Se la maggioranza dei lavoratori l’approverà, apriremo vertenze in tutte le aziende». Ad ascoltarlo nella mensa dell’azienda di via Olivetti c’erano più di 1.300 persone: «Faremo altre quattro assemblee tra il fine di questa settimana e il 29 e 30 gennaio in modo da coinvolgere tutti i 4.800 dipendenti di STMicroelectronics e Micron», spiega Claudio Cerri, segretario generale della Fiom Brianza.

NELLA CITTADELLA tecnologica di Agrate le preoccupazioni per le questioni nazionali si mescolano con quelle più di carattere locale: «La Micron ad Avezzano ha annunciato pesanti tagli occupazionali e anche ad Agrate tra non molto rischiamo di ritrovarci con 1.200 esuberi», ha detto Michele Solimando, rappresentante sindacale in St. Il timore è che l’ex Numonyx possa finire in America, lasciando a spasso i dipendenti italiani: «Solo ad Agrate ci sono 700 ricercatori», avverte Antonio Bassani, anch’egli della Rsu. Per la STMicroelectronics l’appello «è che resti inalterato il ruolo dell’azionista pubblico, cioè lo stato italiano. Senza il quale è difficile assicurare piani di sviluppo». Chiedono a Landini di aiutarli perché il futuro governo italiano, azionista di controllo della St insieme alla Francia (13,8% a testa del pacchetto azionario), mantenga intatta la sua presenza nell’azienda. Il segretario della Fiom è tornato poi sull’accordo separato: «Rappresenta una grave violazione del diritto dei lavoratori a decidere sui contratti». A suo dire, dagli orari di lavoro alla normativa sulla malattia, «l’accordo separato fa peggiorare le condizioni di vita e di lavoro dei metalmeccanici cancellando il potere delle Rsu». Parlando della crisi ha sollecitato una nuova politica economica: «Il nostro Paese è molto arretrato. Abbiamo bisogno di una politica industriale, che non è mancata solo con Berlusconi e Monti, ma anche nei precedenti governi». Al nuovo parlamento chiede «una legge sulla rappresentanza sindacale».

L’Iveco a Brescia: per il gigante malato pronti 22 milioni. Ma senza ripresa occupazione a rischio

di Claudio Del Frate da il Corriere della sera

Iveco resta sotto terapia, in attesa di agganciare una possibile ripresa della domanda nel 2013. A questo scopo serviranno i 22milioni di euro di investimento che il gruppo Fiat ha annunciato ieri alle controparti sindacali. Non è certo il rilancio del sito ma nemmeno un arretramento. I 22 milioni di euro messi sul piatto sono la stessa cifra spesa nel 2012, anno in cui dalla Iveco di Brescia sono usciti circa 15 mila camion contro i 25 mila prodotti nel 2008. Da quattro anni negli impianti bresciani si lavora in media 10 giorni al mese e ai dipendenti è applicato il contratto di solidarietà poiché l’azienda ha dichiarato un esubero di circa 800 lavoratori. La prospettiva tracciata ieri fa tirare un sospiro di sollievo: allo stabilimento viene concesso un altro anno per risollevarsi, un dato importante visto il peso che Iveco ha sul tessuto produttivo non solo bresciano.

Con il piano presentato ieri ai sindacati (presenti la Fim Cisl, la Uilm e la Fismic ma non la Fiom, sigla con la quale le aziende del Lingotto non accettano di trattare) non si può sperare di invertire la rotta e sarà già un traguardo non peggiorare la situazione occupazionale. «Ma tutto dipenderà da un auspicabile risveglio del mercato: senza di quello qualunque sostegno economico diventa inutile» fa notare Sandro Conti della Fismic di Brescia. I 22 milioni di investimenti serviranno in parte ad ammodernare le linee di produzione in parte all’introduzione del nuovo modello di camion Euro6, la cui produzione potrebbe cominciare a metà dell’anno prossimo. «Non si tratta di un grande cambiamento — prosegue Conti—e gli impegni dovranno poi trovare una conferma ma diciamo che in questo modo l’azienda si fa trovare pronta ad agganciare una eventuale ripresa grazie al nuovo prodotto ». «La Iveco—dichiara invece a nome della Fim Cisl Laura Valgiovio — ha rimarcato le sue perplessità legate al clima che si sta creando nel territorio di Brescia con particolare riferimento ai blocchi ai cancelli subiti a più riprese negli ultimi mesi: un clima che non aiuta certo ad uscire dalla crisi».

La Fiom, come detto, non è stata ammessa all’incontro ma il segretario Francesco Bertoli ha ugualmente commentato: «Ci aspettavamo un esito del genere e questo accresce il nostro allarme: se la produzione del 2013 rimarrà di 15 mila veicoli sarà difficile mantenere gli attuali livelli occupazionali ».

Brescia - Iveco, arriva l’ordine di sgombero. Via i picchetti che bloccano i rifornimenti, nessuno spiraglio per la Mac

Dovrebbe arrivare oggi il provvedimento della questura per allentare la tensione intorno alla fabbrica
di Massimiliano Del Barba da il Corriere della sera

BRESCIA — Un’ordinanza di sgombero. Che potrebbe essere notificata già stamattina per permettere allo stabilimento Iveco di Brescia di riprendere la produzione. Allontanando al contempo il rischio che i blocchi degli approvvigionamenti di semilavorati, messo in campo dallo scorso martedì dagli 84 dipendenti Mac in mobilità da inizio settimana, rallentasse le linee di montaggio dei siti di Suzzara, in provincia di Mantova, e di Madrid. Da ormai tre giorni, infatti, la protesta organizzata dalla Fiom davanti all’ingresso merci di via Volturno ha indotto Fiat Industrial amettere in «libertà » i 2.700 operai di Brescia per «mancanza di scorte ». Il timore, ora, è che il blocco possa interferire a cascata sugli altri siti, in testa quello di Mantova dove si produce il Daily le cui linee, fanno sapere i delegati sindacali mantovani, potrebbero «rimanere a secco» nel giro di qualche giorno. Situazione complessa quella che si sta vivendo in queste settimane attorno alla fabbrica che ancora rappresenta la capitale bresciana dell’operaismo.

Una partita sindacale e insieme una sfida che investe l’intera politica industriale di Fiat Industrial in corso di ridefinizione (lunedì si attende la presentazione del nuovo piano industriale dopo la fusione di Iveco e Cnh). Sul campo, da un lato la decisione della Mac di Chivasso (provincia di Torino, 753 dipendenti complessivi, gruppo Cln, un gigante della meccanica compartecipato anche da Acelor Mittal France, che nel 1999 ha rilevato il ramo d’azienda della Iveco di via Volturno) di ridimensionare i costi di struttura, dismettendo le residue lavorazioni di assemblaggio e mettendo in mobilità gli 84 dipendenti bresciani. Dall’altro le istituzioni cittadine, Prefettura in testa, che fino all’ultimo hanno cercato di mediare un’uscita di scena che permettesse un reintegro, seppur parziale, degli occupati (il testo del 30 novembre assicurerebbe il reimpiego del 30% degli operai fra Iveco Bolzano e Mac Chivasso). Nel mezzo il no deciso della Fiom (maggioritaria in Mac), che insiste sulla validità dell’accordo firmato nel 1999 da Fiat, la quale, ricorda il segretario provinciale Francesco Bertoli, «si era impegnata a riassorbire la totalità dei lavoratori qualora Mac avesse deciso di chiudere».

Fiom che per la terza volta nel giro di un mese ha così riproposto lo strumento del blocco dell’ingresso merci. Una linea dura che finora ha incassato la solidarietà dei 2.700 vicini di casa dell’Iveco ma che, secondo la Fim Cisl, starebbe scricchiolando. Ieri, intanto, parte del presidio permanente degli operai Mac si è recato in Aib (la Confindustria di Brescia) per sondare la disponibilità dei vertici aziendali a riconsiderare il contenuto dell’accordo firmato in Prefettura. Nulla di fatto e, ancora una volta, muro contro muro. Empasse che ha suggerito al questore di Brescia, Lucio Carluccio, di passare alle maniere forti, annunciando per stamattina la notifica dello sgombero forzato. «Per la verità — ha affermato Bertoli — già oggi pomeriggio (ieri, ndr) si sono presentati al presidio dieci agenti della Digos che hanno sciolto temporaneamente il blocco per permettere l’entrata di tre Tir».

FdS Monza e Brianza - Occupiamo Piazza Affari - dibattito pubblico e raccolta firme

Riceviamo e pubblchiamo il seguente C.S. di FdS Monza e Brianza

 

MILANO – SABATO 31 MARZO, ORE 14.00

“OCCUPIAMO PIAZZA AFFARI”

Contro le politiche antisociali del governo Monti e la BCE. Difendiamo i diritti sociali, l’ambiente e i beni comuni.

MONZA – GIOVEDÌ 29 MARZO, ORE 21.00

Sala CGIL Bruno Trentin – via Premuda 17

Ne dibattiamo con:

  • FRANCESCO BERETTA (Capolista "FDS - Noi un’altra Monza")
  • GIORGIO CREMASCHI (Comitato NO DEBITO e Presidente del Comitato centrale Fiom-CGIL),
  • ROBERTA FANTOZZI (Responsabile lavoro e welfare - Rifondazione Comunista),
  • DARIO CASATI (USB - Monza e Brianza)

PER DIFENDERE ED ESTENDERE L’ARTICOLO 18.

PER LA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORO

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