immigrazione

Migrazioni ed integrazione in Brianza. Spettacoli e incontri organizzati dalle Acli

22 febbraio 2017

Conosciamo le varie problematiche che interessano la Nostra provincia e una, non tra le ultime, è quella sempre più emergenziale dell'immigrazione.

Prima di affrontare operativamente occorre cercare di capire per informare e condividere meglio problemi e soluzioni ribadendo quei valori di solidarietà, accoglienza, integrazione e collaborazione che sia il Vangelo e la Costituzione riportano.

Le iniziative che si svolgeranno rientrano in un Progetto Territoriale organizzato e coordinato dai Circoli ACLI “Alta Brianza” che vogliono approfondire la tematica delle migrazioni e delle integrazioni al fine di affrontare, con il “contributo alternativo” dell'attore senegalese Mohamed Ba, la complessità dell'evento con ragion di causa, senza pregiudizi o cadere in facili populismi.

Il Coordinamento ACLI Alta Brianza ritiene di offrire, anche così, alla Cittadinanza un'opportunità per aiutare a capire meglio l'evento epocale che sta avvenendo.

Venerdì 24 febbraio 2017 – ore 21 – a Meda Presso il salone polifunzionale dell’oratorio S. Crocefisso - Via General Cantore 1.
Ne parleremo con il dott. Giambattista Armelloni, già presidente regionale delle Acli Lombardia.

Giovedì 16 marzo 2017 – ore 21- a Triuggio Presso il salone teatro dell’oratorio S. Luigi - via Marconi 1
Rappresentazione teatrale il Riscatto di e con Mohamed Ba

Giovedì 6 aprile 2017 – ore 21- Seregno Presso il teatro S. Valeria - Via Wagner 85
Rappresentazione teatrale gli Invisibili di e con Mohamed Ba Seregno 19 Febbraio 2017 Il Coordinamento ACLI Alta Brianza

I nodi dell'accoglienza in Brianza. E' necessario evitare il passaggio dall'urgenza all'emergenza

COMUNICATO STAMPA
 
I NODI DELL'ACCOGLIENZA IN BRIANZA
E' necessario evitare il passaggio dall'urgenza all'emergenza
 
 
La distribuzione dei richiedenti asilo in Brianza prosegue in modo costante ma senza grandi allarmismi, a esclusione di quelli nati da puro intento propagandistico. 
L’unico episodio di dubbia gestione riguarda il famoso caso “Via Asiago”, nel comune di Monza, dove l’ente gestore non ha ben considerato il contesto ricreando di fatto quello che potrebbe essere un Hub in 10 appartamenti di un condominio, con ovvio disagio dei richiedenti protezione internazionale e dei residenti. Per ovviare a situazioni di questo tipo e per poter gestire con più tranquillità i nuovi arrivi crediamo sia urgente l’ampliamento della rete di accoglienza sul nostro territorio.
In Brianza  Prefettura, Comuni, Provincia e associazioni, sindacali e non, giocano un ruolo importante, certo la distribuzione territoriale dei richiedenti asilo non è del tutto equilibrata (alcune giunte da tempo hanno manifestato scarso senso di responsabilità), ma l’assenza che pesa maggiormente rispetto a questa faccenda è sicuramente quella della Regione Lombardia che non ha assunto un ruolo nella gestione dell’accoglienza.
A fronte di attori che cercano su più tavoli di cercare soluzioni il più possibile sostenibili, Regione Lombardia interviene solo per negare spazi fisici e di intervento, mentre il livello regionale sarebbe fondamentale per veicolare le buone prassi e creare rete.
Da molto tempo segnaliamo questo atteggiamento che riteniamo sia la causa di molti disagi per il nostro territorio. La richiesta  emersa nell'ultimo anno per la messa a disposizione di due strutture regionali (quali il Vecchio Ospedale di Monza e Vimercate), pur non costituendo l’ideale di accoglienza diffusa che auspichiamo, potrebbe garantire il numero di posti necessario a riequilibrare la presenza territoriale dei richiedenti asilo e garantire una gestione che non si faccia trascinare dall’urgenza e dall’emergenza. Due strutture che potrebbero essere i nodi mancati di una rete di accoglienza Brianzola che ci auguriamo diventi sempre più sostenibile e inclusiva.
 
 
 

La Brianza solidale respinge il clima di intolleranza

Comunicato stampa

Il nostro territorio, al pari di tutte le province italiane, è stato impegnato in questi mesi in una straordinaria campagna di accoglienza delle persone richiedenti asilo che sono approdate sul territorio italiano.
Il clima di intolleranza, spesso mascherato da falsi miti, che in questi giorni pervade i mezzi di stampa e le dichiarazioni pubbliche di importanti esponenti politici è palesemente strumentale.
Si cerca il consenso facile nascondendo le vere origini del malessere diffuso, la cui causa principale è una crisi economica senza precedenti che ha impoverito migliaia di famiglie anche nella ricca Brianza.
La ricerca di un capro espiatorio in chi sta peggio è una pratica vecchia come il mondo e che ha come risultato una guerra tra poveri che lascia inalterate le ragioni vere della sofferenza. Al contrario si nasconde la verità. Verità fatta di corruzione in molti ambiti dell'economia pubblica e privata, le mafie dilagano anche sul nostro territorio e il loro contrasto è sempre più difficile.
I numeri, che stanno dietro alle persone, parlano chiaro e per alcuni versi sono talmente irrisori da smontare le ragioni della propaganda.
Lo conferma la Presidente dell’Associazione “Diritti Insieme”, Francesca Campisi: “In Brianza i cittadini residenti sono oltre 870.000; i profughi accolti sono circa 400, lo 0,05%, distribuiti su oltre 20 comuni. La rete che si occupa dell'accoglienza lavora in totale trasparenza e sotto il coordinamento della Prefettura. Sono già state diverse le occasioni di confronto con la cittadinanza a cui hanno partecipato rappresentanti dei soggetti coinvolti”.
“Chi lucra sull'emergenza profughi non è certo la rete dell'accoglienza, sulla pelle dei migranti si giocano le fortune o sfortune politiche della nostra classe dirigente.
Per fortuna la Brianza ha dato ancora una volta una dimostrazione di buon senso senza esasperare conflitti inesistenti – aggiunge Simone Pulici, della segreteria della CGIL di MB e componente del direttivo dell’Associazione - Ci pare giusto ringraziare Prefettura, amministrazioni locali e tutti coloro stanno dando il proprio contributo per governare un'emergenza che tanto emergenza non è”.

Associazione Diritti Insieme

Monza - Accoglienza in cambio di lavoro. Profughi puliranno prati e piste ciclabili

di Riccardo Rosa da il Corriere della sera del 13/05

MONZA Sistemeranno il centro d’accoglienza dove vivono, daranno una mano a chiudere le buche delle strade o taglieranno l’erba delle aiuole. Ieri mattina il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali, Cherubina Bertola, ha sottoscritto il protocollo d’intesa, promosso dalla Prefettura di Monza, per favorire l’inserimento dei profughi attraverso iniziative sociali. «In cambio di ospitalità chiediamo loro di svolgere servizi a favore della collettività», spiega il vicesindaco. Al documento hanno aderito anche i sindacati, la Provincia e il Centro servizi per il volontariato che coordinerà il reclutamento: agli stranieri verrà chiesto di compilare una dichiarazione di disponibilità all’attività. Monza conta 91 profughi (394 in tutta la Brianza), 30 dei quali sono già operativi: la mattina frequentano corsi di italiano e di meccanico ciclista e nel pomeriggio puliscono le piste ciclabili. Hanno già sistemato quelle di via Azzone Visconti e di via Caduti del Lavoro e il 20 maggio ripuliranno la ciclabile del Canale Villoresi (il protocollo prevede copertura assicurativa). In un anno sono arrivati 800 stranieri, ma solo la metà è rimasta in strutture di accoglienza o da privati.

Lombardia - Incostituzionale la legge anti-moschee

di Andrea Montanari da la Repubbblica

NUOVA bocciatura del progetto di legge regionale anti-moschee, la seconda in un mese, da parte dell’ufficio tecnico legislativo del Consiglio regionale. Alla vigilia del voto finale sul pdl 195 previsto oggi in commissione regionale Territorio, tanto caro alla Lega ma sottoscritto anche dagli altri partiti del centrodestra, le osservazioni dei legali del Pirellone lanciano un nuovo avvertimento. Nonostante le modifiche apportate infatti il testo presenta «evidenti profili di criticità sotto il profilo della possibile violazione dei principi costituzionali dei diritti inviolabili della persona e del diritto all’uguaglianza». Criticità tanto evidenti, in forza anche dei precedenti giurisprudenziali, che, sempre secondo l’ufficio legale, resterebbero anche se venissero accolte le proposte di riformulazione suggerite in una relazione lunga sei pagine. Il primo rilievo riguarda la necessità di sottoporre l’autorizzazione alla costruzione di nuovi luoghi di culto a Vas, la Valutazione ambientale strategica.

Secondo l’ufficio legislativo però il piano delle attrezzature religiose, entro cui ricade l’eventuale costruzione di una moschea, non deve sottostare a valutazioni di tipo ambientale e supera «la normativa statale in materia di Vas». Altro punto contestato della legge, la necessità preventiva di acquisizione di pareri di organizzazioni, comitati di cittadini ed esponenti e rappresentanti delle forze dell’ordine. «Appare dubbio — scrivono i legali del Pirellone — che le Regioni possano imporre, con legge regionale, il rilascio di pareri da parte di organi o apparati statali». A rischio di incostituzionalità anche la parte del progetto di legge che prevede che per costruire nuovi luoghi di culto serva «stipulare una convenzione a fini urbanistici tra Comune e le confessioni interessate». Un passaggio che potrebbe «comportare una lesione dell’autonomia delle singole amministrazioni locali».

Tanto che l’ufficio legale suggerisce di riformulare l’articolo del pdl. Insorge il capogruppo della Lega in Regione Massimiliano Romeo: «Gli uffici legali non sono dei giudici, prendiamo atto di quello che dicono, ma i legislatori siamo noi». La maggioranza quindi tira dritto e Romeo aggiunge: «Ricevo continuamente dai cittadini che abitano a Lampugnano lamentele per i rumori anche di notte per le preghiere del venerdì e in occasione del ramadan. È facile immaginare cosa potrebbe succedere con la costruzione di una nuova moschea. Il fatto che le rilevazioni del rumore competono all’Arpa è la prova che anche il piano delle attrezzature religiose riguarda anche tematiche ambientali e la Vas». Poi l’attacco più duro: «Quando l’Islam moderato riconoscerà i principi della nostra Costituzione anche la Lega magari ci ripenserà». Di tutt’altro parere l’opposizione di centrosinistra, che oggi presenterà in commissione un unico emendamento per chiedere di sospendere il voto e ritirare la legge. «Nel giro di un mese la legge anti-moschee della maggioranza ha subito due bocciature dagli uffici legislativi — denunciano il Pd Jacopo Scandella e Lucia Castellano del Patto civico — . È la risposta più sbagliata alla questione dell’integralismo e del terrorismo religioso. È totalmente irricevibile. Il pdl va ritirato».

Lombardia - Il pericolo degli «isolati» votati alla Jihad. Caccia ai combattenti di ritorno dalla Siria

di Cesare Giuzzi da il Corriere della sera

Gli attentati di Parigi hanno rafforzato una convinzione negli investigatori del pool anti terrorismo: il rischio più alto riguarda gli ex combattenti rientrati dalla Siria e addestrati da al Qaeda e Isis nei campi di Yemen e Libia. Esattamente come i fratelli Kouachi, gli attentatori di Charlie Hebdo. O come alcuni dei 48 «foreign fighters », combattenti stranieri, partiti verso la Siria per attaccare il regime di Assad e indicati nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. O ancora come il caso di Giulia Maria Sergio, la 27enne di Inzago convertita all’Islam radicale e partita verso la Siria. Il suo è uno dei tre fascicoli aperti in Procura e affidati alle indagini delle squadre antiterrorismo di Digos e Ros. Il secondo riguarda un’altra donna, stavolta di origini straniere, anche lei partita da Milano verso i campi di addestramento. Il terzo, e più corposo, filone ruota intorno alla figura di Haisam Sakhanh, sospettato di guidare un «gruppo» che reclutava combattenti per la Siria e attivo tra Milano e Cologno Monzese .

Il reato ipotizzato è il 270 bis del Codice penale che punisce, appunto, il reclutamento di combattenti. «Al momento, parlare dell’esistenza di vere “cellule” è prematuro — spiegano gli inquirenti milanesi —. Non tutti coloro che sono andati a combattere in Siria lo hanno fatto attraverso “reclutatori” ». In diversi casi, infatti, gli investigatori hanno scoperto «soldati» partiti in modo autonomo dopo aver preso contatti attraverso Internet. Il secondo obiettivo delle indagini è quello di monitorare il ritorno dei «foreign fighters». «Gli ultimi attentati in Europa dimostrano che chi ha avuto un addestramento militare in un campo terroristico rappresenta un’effettiva minaccia una volta rientrato dal Medio Oriente». Non è un meccanismo automatico, però. «In molti casi chi è tornato non ha abbracciato teorie estremiste. Il fronte della resistenza ad Assad è molto composito. La gran parte dei combattenti è ispirata da principi laici. E questi gruppi sono contrapposti anche all’Isis».

Gli investigatori devono quindi verificare eventuali legami tra i fondamentalisti e l’effettivo rischio di una minaccia. I due «espulsi» milanesi, un egiziano e un marocchino, sono invece vecchie conoscenze del pool guidato da Maurizio Romanelli. «Si tratta di individui che hanno espresso posizioni fondamentaliste e che da lungo tempo sono monitorati dalle forze dell’ordine. Nei loro confronti non sono emersi reati, ma soltanto una condivisione della Jihad, espressa magari attraverso i siti web radicali». La legge prevede che possano essere considerati come persone «non gradite» al nostro Paese: «Sono una minaccia “latente”, perché possono essere facilmente istruiti e manipolati per eseguire attentati qualora dovessero entrare in contatto con una cellula terroristica ».

«Estremisti espulsi, due erano a Milano»

di Michele Focarete da il Corriere della sera

Gente dal profilo basso, ma con il premesso di soggiorno in regola che attesta un lavoro che spesso non c’è, e con regolare residenza in Italia. Una vita apparentemente tranquilla, senza mai dare nell’occhio. Persone plagiabili. Sicuramente facili da comprare nel nome di una causa «nobile». Con il sogno della Jihad per sostenere i «fratelli» che combattono in Siria e in Iraq, lì dove il Califfo Abu Bakr al Baghdadi continua a foraggiare e a incoraggiare conversioni. Il loro sogno però si è infranto a Modane, ai piedi del Moncenisio, nel dipartimento della Savoia, la cui storia è legata alla ferrovia, tra Francia e Italia.

Gli uomini dell’Intelligence li hanno bloccati per essere rispediti in patria con un decreto del ministero dell’Interno e l’accordo siglato con le autorità dei Paesi d’origine. Sono un egiziano e un marocchino, con radici a Milano, sospettati di aver contatti diretti con organizzazioni estremiste. Gli investigatori stanno ora cercando di capire se i due musulmani stessero raggiungendo una «base» in Italia. Anche loro, insieme con altri sette stranieri espulsi, sono ritenuti «pericolosi per la sicurezza nazionale». Tutti regolari e residenti da anni in Italia», come ha precisato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ieri mattina durante una conferenza stampa. E poi ha aggiunto: «Altri ne seguiranno a breve e si aggiungono ai 13 musulmani mandati via lo scorso anno».

Nei loro confronti non ci sono indizi sufficienti per adottare provvedimenti giudiziari, ma elementi ritenuti comunque gravi tanto da obbligarli a varcare la frontiera. Dunque si è potuto intervenire solo seguendo l’iter amministrativo. L’egiziano sarebbe stato un assiduo frequentatore del centro islamico di viale Jenner, dove si recava anche per mangiare. Una indiscrezione che al momento non viene confermata nè dagli investigatori nè dal presidente dell’Istituto islamico, Abdel Hamid Shaari: «Non so proprio cosa dire. Non conosco chi possa essere. Da qui ne passano talmente tanti». Del marocchino, invece, si dice che sia in contatto con un gruppo di Varese e con il connazionale Raoudi Albdelbar, l’imam della moschea di San Donà di Piave, anche lui espulso per «grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza nazionale e discriminazione per motivi religiosi ».

Il sciur Brambilla ora parla arabo. L’artigiano tipo non è più un brianzolo doc.

di Diego Colombo e Rosalba Redaelli da il Corriere della sera

MONZA L’artigiano tipo? In Brianza non è più il sciur Brambilla con il laboratorio da falegname o fresatore sotto casa. Oggi i nuovi piccoli imprenditori che lavorano tra il Lambro e l’Adda parlano straniero. Romeno o arabo, soprattutto. E, anno dopo anno, stanno crescendo più dei brianzoli, tanto che in un paio di lustri hanno raggiunto addirittura l’8,4% del totale, con quasi 9 mila occupati, la maggior parte dei quali lavora nell’edilizia. Lo dice uno studio sui cambiamenti dell’assetto produttivo della Brianza realizzato dall’Unione artigiani di Monza su dati della Camera di commercio. A giugno 2014 le imprese straniere hanno raggiunto quota 5.293 e mostrano una crescita decisamente migliore del complesso delle imprese brianzole, registrando in un anno un incremento di oltre 400 unità (+ 8,3% contro lo 0,5% del totale delle imprese).

Anche l’andamento trimestrale segnala una migliore performance e, nonostante il periodo difficile, evidenzia nel secondo trimestre di quest’anno un incremento del 2,4% di aziende gestite da non italiani rispetto al periodo gennaio-marzo. «La nostra ricerca — sottolinea il segretario generale dell’Unione Artigiani di Monza e Brianza, Marco Accornero — testimonia quanto importante stia diventando il ruolo degli imprenditori stranieri immigrati in Brianza. Qui trovano non solo possibilità di insediamento e di sviluppo ma, soprattutto, un’autentica cultura d’impresa, vera vocazione della nostra terra, e tanti maestri dai quali imparare». Le aziende artigiane gestite da stranieri sono soprattutto società individuali: se ne contano ben 4.473 (l’84,5% del totale), seguite da società di capitale e di persone (rispettivamente pari al 7,4% e al 6,7%). Tutte insieme danno lavoro a 8.971 addetti. Le ditte «straniere » operano soprattutto nel settore delle costruzioni, dove sono quasi 2 mila e rappresentano il 16,3% del totale delle imprese del comparto in Brianza. Tra gli altri settori rilevanti ci sono il commercio e le attività di alloggio e ristorazione, che contano rispettivamente 1.287 e 523 imprese (il 7,9% e il 16,3% dei rispettivi comparti).

I nuovi piccoli imprenditori sono nati soprattutto in Romania (17,2%) e Marocco (16,3%), seguono gli egiziani (10,9%), gli albanesi (9,1%) e i cinesi (7,9%). La maggioranza sono maschi: 3.715, pari ad oltre l’83% del totale. Ma non mancano le donne. Le imprenditrici che hanno aperto un’attività in Brianza sono 758. «La costante crescita di imprese straniere — conclude Accornero — assieme all’aumento degli occupati che sfiorano ormai le 10 mila unità, è un segnale di come stia cambiando l’economia della Brianza. E di come, forse, gli stranieri siano diventati più flessibili e coraggiosi nell’intraprendere lavori che tanti giovani italiani e brianzoli ormai non vogliono più fare».

Imprese artigiane "straniere", risorsa per la Brianza

- comunicato stampa -

Interessante report dell'Unione Artigiani Mb su dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Sono più di 5mila le imprese con titolare non italiano in provincia e rappresentano l'8,4% del totale. Romeni e marocchini su tutti. Quasi 9mila gli occupati. Edilizia il settore con più presenze, soprattutto di ditte individuali.

Sono 5.293 le imprese straniere in Brianza a giugno 2014 e raggiungono l'8,4% del totale delle imprese, secondo uno studio realizzato dall'Unione Artigiani di Monz ae Braizna su dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Mostrano un andamento decisamente migliore del complesso delle imprese registrando, su base annua, un incremento di oltre 400 unità (+8,3%, contro lo 0,5% del complesso delle imprese).

Anche l'andamento trimestrale mostra una migliore performance e, nonostante il periodo difficile, evidenziano nel secondo trimestre di quest'anno rispetto al primo un incremento del 2,4%. Nel complesso le imprese straniere occupano 8.971 addetti.

Sono soprattutto imprese individuali le ditte "straniere" delle Brianza, se ne contano 4.473 (l'84,5% del totale), a cui seguono società di capitale e di persone (con quote rispettivamente pari a 7,4% e 6,7%).

Operano soprattutto nel settore delle costruzioni le imprese straniere delle Brianza, dove se ne contano quasi 2 mila, che rappresentano il 16,3% del totale delle imprese del comparto in Brianza. Tra gli altri settori rilevanti per la presenza di imprese straniere troviamo quelli del commercio e delle attività di alloggio e ristorazione che contano rispettivamente 1.287 e 523 imprese (il 7,9% e il 16,3% delle imprese totali di tali comparti).

Sono nati soprattutto in Romania e Marocco i titolari stranieri di imprese individuali operanti in Brianza (rispettivamente il 17,2% e il 16,3% del totale). Seguono gli imprenditori nati in Egitto (488, pari al 10,9% del totale degli imprenditori individuali stranieri) e quelli nati in Albania e Cina (9,1% e 7,9% del totale dei titolari stranieri). Si contano poi 197 imprenditori individuali nati in Pakistan, 157 in Tunisia e 104 nati in Germania.

Sono in gran prevalenza maschi i titolari stranieri di imprese individuali in provincia di Monza e Brianza; se ne contano 3.715, pari ad oltre l'83% del totale degli imprenditori individuali stranieri, contro le 758 titolari donne straniere di imprese individuali.

"L'interessante analisi condotta - sottolinea il segretario generale dell'Unione Artigiani di Monza e Brianza, Marco Accornero-, testimonia quanto importante stia diventando il ruolo assunto dagli imprenditori stranieri immigrati in Brianza. Qui trovano non solo possibilità di insediamento e di sviluppo, ma soprattutto una autentica cultura di impresa, vera vocazione della nostra terra, e tanti maestri dai quali imparare ed attingere conoscenze e capacità. La costante crescita di queste realtà, insieme con l'aumento degli occupati che sfiorano ormai le 10mila unità, è un indubbio segnale di come stia cambiando anche la Brianza e di come forse gli stranieri siano più flessibili e coraggiosi nell'intraprendere lavori che tanti giovani italiani disdegnano."

Brianza - L’invasione degli studenti stranieri. Bilanci in crisi, mancano i mediatori

di Diego Colombo e Rossella Redaelli da il Corriere della sera del 19/10

MONZA Sono appena arrivati in Italia e sono già sui banchi. Arrivano in maggioranza da Bangladesh, Cina, Marocco, Egitto, Sri Lanka. Non parlano una parola di italiano. Gli alunni stranieri nelle classi di Monza e della Brianza sono una realtà sempre più in aumento e le risorse per accoglierli e favorire la loro integrazione all’interno delle classi sono sempre meno. La fotografia scattata dall’ufficio statistica del Comune di Monza dice che gli stranieri nelle scuole in città sono 1.869 di cui 514 solo nelle materne, in crescita di 1.400 negli ultimi 13 anni. Alla scuola primaria sono triplicati: erano 274 nel 2000, sono 768 oggi; quadruplicati alla secondaria di primo grado (da 121 a 430).

«Non navighiamo nell’oro — conferma l’assessore all’Istruzione Rosario Montalbano —, ma riusciremo a garantire gli interventi di mediazione culturale con un grosso sacrificio di bilancio. Sono prioritari per prevenire casi di disadattamento e di abbandono scolastico ». Ad anno scolastico iniziato da più di un mese i mediatori sono in classe da qualche giorno, ma l’ufficio scolastico sta ancora raccogliendo nuove richieste di bambini arrivati in queste settimane. «Lo scorso anno — spiega Antonio Coccia, responsabile dell’Offerta educativa e promozione del successo formativo — sono stati stanziati 30 mila euro per 1200 ore a 25 euro all’ora. Abbiamo garantito un sostegno a 58 studenti di 18 Paesi diversi e 13 diverse lingue. Per quest’anno abbiamo ricevuto richieste già per 36 alunni nel solo primo mese di scuola e il trend è in aumento: dovremmo arrivare a 2.000 ore».

Anche negli altri comuni della Brianza la situazione è simile, con un record a Limbiate dove nelle 71 classi delle elementari gli stranieri sono 267 su 1.566 (17%), mentre nelle 42 classi delle medie sono 162 su 969 (16,7%). Poco meno a Cesano Maderno, dove nelle elementari gli stranieri sono 230 su 1626 (14%), la stessa percentuale che si riscontra alle medie: su 930 iscritti, 130 non hanno nazionalità italiana. A Seregno su 8.583 iscritti alle scuole materne, elementari e medie sono 702, l’8,1% del totale. Le scuole con un numero maggiore di stranieri sono le Nobili (infanzia) con 45 e le Cadorna (elementari) con 28 stranieri. Per tutti sono previsti programmi di prima e seconda alfabetizzazione per favorire l’integrazione. A Desio gli alunni non italiani iscritti alle scuole primarie sono 199 (9,95%), quelli che frequentano le scuole medie sono 148 (12,9%). Una situazione simile si registra nelle scuole dell’obbligo di Lentate sul Seveso. Alle materne su 419 iscritti, gli stranieri sono 56 (13,3%), nelle elementari sono 73 su 516 (14,1%), mentre alle medie sono soltanto il 7,6% (24 su 312).

Sono il l 9,6 % gli iscritti stranieri nelle scuole superiori dei 50 comuni della provincia: su 26.020 studenti sono 2472, di cui 1.222 iscritti in un istituto tecnico, 922 nei professionali e 328 nei licei. Per loro non ci sono interventi previsti dalla Provincia, ma le scuole che hanno almeno il 10% di iscritti stranieri ricevono un finanziamento ministeriale per attivare corsi di italiano.

Desio, scuole di italiano per stranieri. Il boom di iscritti mette in crisi i corsi

di Alessandro Crisafulli da il Giorno

CI SONO quelli per gli adulti, quelli per sole donne e quelli per bambini. Ce ne sono di livello base ma anche quelli che danno la certificazione obbligatoria, per legge, per il permesso di soggiorno di lunga durata. È boom per i corsi di italiano per stranieri. Sono due ormai i percorsi che si stanno sempre più sviluppando per favorire l’integrazione dei tanti immigrati nel tessuto sociale ed economico cittadino: la Scuola di italiano per stranieri con sede principale presso il Centro parrocchiale di via Conciliazione e il corso attivo presso il Centro provinciale d’istruzione per gli adulti (Cpa) dentro la scuola media Rodari.
Entrambi ormai consolidati, ma che stanno vivendo una fase di crescita, a testimonianza della necessità che tanti «neo desiani» sentono di dover apprendere la lingua di Dante. Per inserirsi, per trovare un lavoro, per vivere in maniera dignitosa. Senza magari rinchiudersi in «ghetti» con la propria comunità di appartenenza. «Questa settimana partiamo con le iscrizioni per il nuovo anno – racconta Adele Brugora, storica coordinatrice della Scuola di italiano per stranieri, che due anni fa insieme alle colleghe volontarie Donatella Piumatti e Rosalba Ottaviano ricevette il Premio Eccellenze in rosa della Provincia – e settimana prossima iniziano i corsi. Siamo pronti, anche se abbiamo bisogno di volontari che ci diano una mano».

TANTI, infatti, sono gli stranieri pronti ad affollare le classi: «Lo scorso anno erano 150 – spiega la coordinatrice -, in passato siamo arrivati anche a 200. Adesso tanti vanno al Cpa per ottenere la certificazione obbligatoria, ma alcuni stranieri a causa della crisi hanno anche abbandonato Desio per cercare migliore fortuna in altre zone d’Italia o in altri Paesi». La richiesta rimane comunque alta e diversificata. Nella sede centrale di via Conciliazione si tiene il corso per adulti (martedì e giovedì dalle 20.45 alle 22.15), nell’oratorio centrale di via Grandi il corso per le donne, con uno spazio compiti ad hoc per i bambini (martedì e venerdì dalle 14.45 alle 16.15). Un corso per le donne anche nella parrocchia di San Giorgio il martedì pomeriggio e lo scorso anno fu realizzato anche a San Giovanni Battista (quest’anno si valuterà in base alle richieste, ma anche ai volontari a disposizione). I problemi sono, appunto, la necessità di rimpolpare la schiera di volontari e di avere i fondi per andare avanti: «Oggi siamo circa 40 – dice Brugora –, abbiamo bisogno di persone che possano mettere a disposizione almeno un’ora e mezza alla settimana. Si facciano avanti». Per ovviare alla carenza di fondi per le spese di segreteria e il materiale, si è passati dalla gratuità dei corsi a una offerta libera di almeno 2 euro a iscritto. «Una cifra simbolica ma che serve per le tante spese che abbiamo – spiega la coordinatrice -. Vogliamo andare avanti con questo servizio che riteniamo importante, non tanto per l’integrazione di queste persone quanto per la loro interazione con il territorio».

«LE MOTIVAZIONI di chi si iscrive sono le più svariate – dice Brugora – di certo si iscrivono non per sposare, adottare, la nostra cultura, quanto per poterla conoscere e potersi comportare di conseguenza, mantenendo la propria». Collateralmente, come detto, c’è il corso attivo presso la scuola media Rodari, in piazza Nenni: un corso annuale con moduli e orari diversi (mattino, pomeriggio, sera), aperto a tutti coloro che hanno compiuto i 16 anni. Ogni Corso si conclude con un esame, superato il quale si ottiene la certificazione della lingua italiana. Vengono organizzati anche corsi più brevi, di vari livelli.
alessandro.crisafulli@ilgiorno.net

Monza - La comunità del Bangladesh prega i residenti chiamano i vigili

di Martino Agostoni da il Giorno

LA COMUNITÀ del Bangladesh di Monza ha scelto i giardini pubblici di via Riva, dietro la chiesa di Cederna, sabato scorso per celebrare l’Eid Mubarak, la Festa del Sacrificio che è la festività islamica più importante dell’anno. Decine di persone, molti vestiti con gli abiti e i copricapo tipici della propria nazione d’origine, si sono riuniti verso le 9 di mattina nel campo da basket del parchetto comunale, hanno pregato assieme secondo il rito musulmano con le genuflessioni ripetute e hanno poi seguito la predica dell’imam che, per l’occasione, era amplificata da un impianto audio portatile.

ED È STATO un evento che non è passato inosservato nel quartiere al punto che qualcuno, vedendo riempirsi il campo da basket di tante persone e non comprendendo il discorso dell’imam, ha chiamato i vigili. E poco dopo è passata una pattuglia della Polizia locale che ha accertato, riferiva ieri il Comando di via Marsala, la presenza di una quarantina di persone intenta a pregare ma, visto che gli assembramenti di persone sono questioni seguite dalla Polizia, la segnalazione è stata trasferita al commissariato di via Romagna che non ha ravvisato motivi per intervenire. Non ci sono state altre conseguenze ma l’episodio è stato sufficiente per far sollevare dubbi e sospetti sulla regolarità dell’assembramento da parte gruppo della Lega Nord monzese.
E ieri sera in Consiglio comunale il consigliere del Carroccio, Alberto Mariani, ha presentato un’interpellanza alla Giunta per chiedere se il raduno del gruppo di musulmani nel giardinetto di Cederna era autorizzato perché «è sospetto che all’arrivo delle forze dell’ordine - sostiene il consigliere - queste persone si siano disperse. Tutti hanno diritto a professare la propria religione, ma ci sono anche delle regole da rispettare». «Alcuni residenti ci hanno segnalato che si sono preoccupati – aggiunge Mariani - e alcune mamme si sono allontanate dai giardini vedendo arrivare tante persone tutte in una volta».
L’organizzazione di un momento di preghiera comune all’aperto per la Festa del Sacrificio è stata una scelta autonoma della comunità bangladese, distinta dalla cerimonia organizzata dal Centro islamico di Monza sabato mattina, nella palestra di via Campanella, dove la vicesindaco Cherubina Bertola ha portato il saluto ufficiale della città e dove hanno partecipato circa un migliaio di musulmani residenti in città e di ogni nazionalità per pregare assieme e scambiarsi gli auguri per l’Eid Mubarak.

Vimercate - Profughi nel vecchio ospedale, mozione delle opposizioni

di Antonio Caccamo da il Giorno del 05/10

«IL SINDACO SPIEGHI al prefetto che il centro di smistamento dei profughi non può essere aperto nell’ospedale di Vimercate. Non è il posto giusto». Lo dicono da banchi dell’opposizione, in una mozione registrata giovedì a palazzo Trotti, i consiglieri comunali di Forza Italia, Lega Nord e Noi per Vimercate. A far discutere è la decisione del Prefetto Giovanna Milasi di aprire nell’ospedale vecchio il centro di prima accoglienza dei 250 profughi che nei prossimi mesi arriveranno in Brianza. Ma portare «i richiedenti asilo», anche se per qualche giorno, nel padiglione dell’ex reparto di psichiatria, secondo Claudio Andreoni, Elio Brambati, Alessandro Cagliani, Annalisa Manzione, Cinzia Nebel sarebbe: «un elemento dirompente per il centro città già svuotato ed impoverito dal trasferimento dell’ospedale». Senza contare, aggiungono, i problemi per la sicurezza pubblica, visto che «il centro smistamento sarebbe nel cuore della città, a confine con il Comune, con la biblioteca civica, a 50 metri da scuole e asili». Il tutto si tradurrebbe in un danno economico per i vimercatesi e per il valore delle loro case. Da qui la richiesta al sindaco Paolo Brambilla (Pd) di protestare con in Prefetto. Mentre Francesco Sartini, capogruppo del Movimento 5Stelle in un’altra mozione chiede la convocazione di consigli comunali aperti invitando il Prefetto e i manager dell’azienda ospedaliera. Secondo Sinistra Ecologia e Libertà, che governa con il Pd, l’opposizione fa allarmismo e alimenta sentimenti contro chi fugge.

Brianza - Gli stranieri riempiono le culle. Ogni sei bebè uno non è italiano

di Martino Agostoni da il Giorno

CONTINUANO a crescere i brianzoli e, come ormai avviene da oltre un decennio, è grazie soprattutto alle comunità straniere. Ma, rispetto agli anni passati, anche il contributo demografico portato dagli stranieri si è evoluto ed è passato dall’essere un fenomeno migratorio a essere una questione di fertilità. La frontiera in Brianza si sposta progressivamente nelle sale parto degli ospedali dove i nuovi arrivi di stranieri sono ormai diventati un sesto del totale. Nell’arco del 2013 su 7.653 bambini nati in Brianza, 1.250 non erano italiani: uno ogni sei dei nuovi residenti dei 55 Comuni targati Mb, per legge, non sono anche concittadini per cittadinanza. Ed è avvenuto anche nell’anno in cui si è registrata per la prima volta un calo di nascite anche tra gli stranieri, seppur di soli 17 bambini in meno rispetto al 2012. Ma la comunità straniera in Brianza è circa il 13% della popolazione complessiva e resta troppo piccola per poter invertire le tendenze demografiche verso cui da anni si procede. Nel 2013 i residenti in Brianza sono aumentati di 12.000 persone, passando dai circa 850mila del 2012 agli attuali 862.684, ma assieme al numero è cresciuta anche l’età dei brianzoli. Oltre agli stranieri, l’altro fattore di aumento della popolazione è l’invecchiamento: si muore sempre più tardi e, se da un lato è ovviamente un fattore positivo per ciascuno, dall’altro è un elemento di forte trasformazione sociale con cui fare bisogna fare i conti.
È l’ufficio Statistica del Comune di Monza ad aver aggiornato lo studio sulla popolazione della Brianza con gli ultimi dati resi disponibili dall’Istat. E come avviene da un po’ di anni, gli indici che destano più attenzione sono quelli legati alle età della popolazione. L’età media continua a salire ed è arrivata ai 43,3 anni. Si divarica la distanza tra il numero di anziani rispetto ai giovani: l’ultimo indice di vecchiaia relativo al 2013 è di 142, quando nel 2001, era 117,3: vuol dire che ci sono 142 anziani over 65 ogni 100 giovani fino a 14 anni. E la stessa tendenza c’è sull’incremento degli anziani, passati in 12 anni dal 16% al 20,6% della popolazione pari a più di 178 mila over 65, quando invece i giovani tra zero e 18 anni sono circa il 18% (poco meno di 150 mila) e comunque in calo.

NON VA MEGLIO con l’indice di ricambio della popolazione attiva al 131%: significa che 131 persone stanno uscendo dall’età attiva (hanno tra i 60 e i 64 anni) a fronte di 100 che stanno entrando (con età da 15 a 19 anni). Questo si traduce nel mercato del lavoro in una tendenza a una maggiore staticità dell’offerta e a livello sociale nella sproporzione tra coloro che producono e quelli che vanno a riposo. L’unico freno a queste tendenze sono i brianzoli non italiani che sono 73mila in totale, di cui più della metà (il 56,7%) è in piena età produttiva tra i 18 e i 45 anni e, dopo di loro, c’è già il 21,1% di stranieri che ha meno di 14 anni e sono quasi tutti nati qua. 

Profughi nel vecchio ospedale di Vimercate. L’opposizione chiede un Consiglio aperto

di Antonio Caccamoda il Giorno

IL CENTRO di smistamento dei profughi nel vecchio ospedale di Vimercate ancora non c’è. Ma Vimercate impazza la polemica. E di ieri la notizia che le opposizioni hanno chiesto al sindaco di convocare un consiglio comunale aperto per dare ai cittadini la possibilità di dire come la pensano. «Abbiamo depositato oggi (ieri per chi legge, ndr) la richiesta sottoscritta anche da Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Noi per Vimercate», conferma Claudio Andreoni, consigliere comunale della Lega Nord. Il Carroccio ha presentato anche con una mozione, ancora da votare, che chiede all’Asl e al Prefetto di Monza di verificare i requisiti «di sicurezza e vivibilità» dell’ex ospedale. Di accertare insomma se il padiglione dell’ex psichiatria, individuato come possibile sede del centro per i profughi, è un posto adatto ad ospitare persone. «Per noi non lo è - dice sicuro Andreoni - Parliamo di un prefabbricato da anni in disuso. Saranno problemi in inverno, specie per i bambini. E i profughi non saranno solo i 250 di cui parlano, ma molti di più». La polemica non si placa anche se il sindaco, Paolo Brambilla, da settimane ripete che non ha partecipato a nessun accordo, che l’iniziativa è stata presa dal prefetto Giovanna Vilasi, nei suoi poteri di commissario per l’emergenza profughi, e che l’unico interlocutore è l’azienda ospedaliera Vimercate Desio, proprietaria dell’ospedale vecchio. «Il Comune - ha spiegato il primo cittadino - anche volendo, non potrebbe opporsi». Si era parlato anche di presidi della Lega davanti al vecchio ospedale: «Non ci sarà nessun picchetto - assicura Andreoni - Non siamo razzisti. Per me parla la mia storia personale. I giochi ormai sono stati fatti. La gente di Vimercate capirà per chi ha votato». A difesa del sindaco e della sua giunta ha preso invece posizione Sinistra Ecologia e Libertà, che in una nota in cui se la prende con chi cerca «di diffondere il panico ed alimentare i sentimenti più biechi che sfociano in attacchi ed incitamenti all’odio razziale». Atteggiamenti che, secondo Sel «non appartengono a Vimercate, che ha sempre saputo accogliere ed integrare le differenze con le sue tante forme di volontariato ed associazioni». Viene ricordato inoltre «che si tratta di profughi, in attesa di ricevere lo status di rifugiati». Alfredo Somoza, portavoce provinciale del partito, ricorda: «Anch’io sono stato rifugiato politico in Italia, riconosciuto dalle Nazioni Unite, dopo avere avuto il generoso aiuto dell’attuale Papa Francesco per sfuggire a un rischio sicuro di morte in Argentina. In Italia ho trovato solidarietà».

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